Marcantonio, l’ironia come valore aggiunto del design

Le regole auree del design (fissate da massime come la celebre “la forma segue la funzione” sullivaniana, o la triade spazio-luce-ordine di Le Corbusier) di rado – per non dire mai – contemplano un quid scherzoso, che smussi un po’ la seriosità in cui incappano regolarmente marchi storici e autori di grido. La proverbiale eccezione alla regola ha un nome e un cognome: Marcantonio Raimondi Malerba, conosciuto più semplicemente come Marcantonio. Nato a Massa Lombarda nel 1976, creativo eterodosso, il suo approccio alla materia si risolve in un coacervo fantasioso che miscela senza soluzione di continuità surrealismo, dadaismo, arte classica, la diade uomo-natura e una (immancabile) verve spiritosa.

Marcantonio Raimondi Malerba design
Un ritratto di Marcantonio Raimondi Malerba

L’affinità elettiva con un altro outsider dalla visione “pop”, Seletti (per cui firmerà collezioni best-seller, dalle Monkey Lamp alle porcellane Kintsugi), lo introduce al fior fiore della progettazione, nomi del calibro di Mogg, Qeeboo, altreforme®, Slamp, Scarlet Splendour, Natuzzi. Tra i suoi fan insospettabili, Giorgio Armani, che pure è il sommo sacerdote del verbo riduzionista: Uri, riproduzione a grandezza naturale di un gorilla in resina, troneggia nella casa milanese dello stilista, l’anno scorso è comparso addirittura sulla passerella autunno/inverno 2021-22 della linea ammiraglia.

In occasione del party di lancio della fashion issue Youth Babilonia, Manintown ha avuto l’opportunità di rivolgere qualche domanda a uno dei protagonisti più istrionici del design italico, presente all’evento a Palazzo San Niccolò con alcune novità della serie a quattro mani con Slide, tra poltrone dalla silhouette curvata, che riproducono la sagoma del coccodrillo (Kroko), e totem di matrice tribal (Threebù).

Sei nato in provincia di Ravenna e hai studiato lì, venendo a contatto con l’arte locale, le cromie dei mosaici… Quali influenze artistiche ti hanno formato?

Sicuramente l’arte antica, intesa come classica. Faccio affidamento su referenze antiche nelle tonalità, nei volumi… Studiando mosaico, ho potuto trattare smalti dai colori pieni, brillanti, e i marmi, che mi hanno avvicinato alla pietra. Ho capito così che, per ottenere risultati, è fondamentale mettere insieme numerose discipline. Per una scultura, ad esempio, c’è bisogno di competenze di disegno, analisi delle proporzioni, della conoscenza di materiali come ferro, creta, gomme siliconiche.

Al design sei arrivato per vie traverse…

Sono sempre stato incuriosito dall’arte, che raffina l’uomo, lo pone dinanzi a interrogativi che lo spingono a sfruttare tutte le risorse a disposizione per provare a capire ciò che ha di fronte, l’eleganza intrinseca dell’opera; l’arte ci mostra quanto un’idea possa essere elegante. Al tempo stesso, adoro gli oggetti quotidiani che si trovano nei mercatini, ci educano in quanto trasmettono un certo modo di fare le cose. Confesso che girare per i marché aux puces, per me, è quasi come visitare un museo.
Seguendo queste passioni, ho creato una commistione personale tra arte e design che mi ha consentito di ritagliarmi una fetta di mercato, portando nel secondo la prima, pezzi scultorei nello specifico, quindi illustrativi, narrativi, anche, poiché nel momento in cui degli animali vengono inseriti nell’ambito della funzionalità, con ogni probabilità avranno una storia da raccontare.

Ti aspettavi il successo ottenuto dai complementi d’arredo per Seletti, come la linea Love in Bloom o le lampade Monkey, divenute dei tormentoni?

È stata una fantastica sorpresa, ne sono davvero felice; ha dell’incredibile quel che è successo, a me quelle creazioni piacevano, ma non mi aspettavo certo che si guadagnassero un tale seguito. Tuttavia quando si ragiona su concetti lontani dalle tendenze, se si ha la fortuna di azzeccare quello giusto, sarà immune allo scorrere del tempo, non avrà insomma una data di scadenza, potrebbe funzionare ora come tra dieci anni.

Marcantonio collezione design

Ti sei avventurato anche in aree naturalistiche, penso alle installazioni site-specific del Parco nazionale d’Abruzzo, nel 2018. Secondo te viene percepita correttamente la necessità della relazione con la natura? Quant’è importante ritrovarla?

La ritengo indispensabile, personalmente parto da un presupposto basilare: nel momento stesso in cui ci distacchiamo da essa, ci alieniamo. L’uomo è la massima espressione della natura, avrebbe tutte le sensibilità e doti per goderne appieno, entrando in totale armonia col mondo che lo circonda. Se riuscissimo a far ciò, ne guadagnerebbe anche il trattamento che riserviamo ai nostri simili e agli animali, vivremmo in una società migliore. Poi non si può non rispettare la natura perché, banalmente, non perdona, ne siamo testimoni; eppure si continua a contaminare l’ambiente, distruggere, procedere spediti come se nulla fosse.

Le aziende sono realmente coinvolte nell’impegno verso l’ecoresponsabilità, a tuo parere?

Indubbiamente possono fare la differenza, anzitutto sul piano culturale: se si immettono sul mercato oggi prodotti di un certo tipo, si creerà una cultura sul tema domani. Per dire, se tutti gli oggetti in plastica venissero assemblati in bioplastica, avremmo risolto un problema enorme. È necessaria inoltre una sensibilizzazione sull’argomento, cerco sempre di evocare la natura, magari non con materiali eco al 100%; è un discorso complicato, ricorda un po’ la disputa sulla pelliccia sostenibile, quale lo è davvero, quella vera o l’alternativa sintetica?
La questione della plastica, comunque, non riguarda tanto il pezzo di design in sé, che dura teoricamente una vita e finisce poi nei circuiti dell’antiquariato, quanto le collezioni usa e getta, il packaging… Da consumatori e produttori abbiamo enormi responsabilità, questo è sicuro.

Com’è nata la collaborazione con Slide?

Lavorando con Persico, industria bergamasca di stampi che rifornisce tutta una serie di aziende, tra cui Slide. Mi hanno presentato Marco (Colonna Romano, amministratore delegato, ndr), abbiamo chiacchierato ed è venuto fuori un comune entusiasmo per l’Africa, per l’arte tribale, così ho deciso di sottoporgli delle idee. Sono molto soddisfatto del risultato, i pezzi della collezione sono piaciuti, Kroko secondo me ha tutte le potenzialità per trasformarsi in un’icona.

Marcantonio designer collezione
Marcantonio con un totem Threebù, parte della collezione disegnata per Slide

Altre partnership in vista di cui puoi anticipare qualcosa?

Sto stringendo un proficuo sodalizio professionale con Natuzzi, per il recente Fuorisalone mi ha commissionato l’installazione per lo showroom di via Durini, con i germogli giganti. Con Seletti lavoro costantemente ormai da tempo, ci sono poi le collaborazioni con Qeeboo, Mogg… Ho intenzione di portarle avanti tutte, ciascun marchio è un universo a sé.

Co-lab con la moda, invece?

È stata appena presentata la capsule Imperfectum con Pianegonda, una collezione completa tra anelli maschili e femminili, chevalier, orecchini, bracciali… S’ispira alla tecnica giapponese del Kintsugi, con sezioni e finiture saldate utilizzando l’oro, devo dire che è stato interessante. Nonostante vesta sempre basic, la moda mi affascina. Sono settori che si somigliano, trovo giusto ci siano connessioni frequenti.

Credi che la comunicazione del design, coi social, sia cambiata in profondità?

Basti considerare Instagram, che permette agli studenti che magari debbono ancora finire l’accademia di cominciare a lavorare con produttori e gallerie. È diventato tutto più organico, fluido, nel mare magnum dei social si può incappare in qualunque cosa, ognuno può avere pari opportunità. Il design, per giunta, sta abbracciando sempre di più l’emozionalità, con un numero crescente di persone, non addette ai lavori, che lo seguono perché ne restano colpite.

Quale messaggio del tuo lavorio vorresti fosse percepito distintamente dal pubblico?

Mi piacerebbe strappare un sorriso a chi, nel momento in cui osserva un mio oggetto, si trova a rifletterci su, l’ironia è un valore aggiunto; non nascondo, però, che mi appassionano parecchio le sfide tecniche, per cui mi sono dedicato a progetti più complessi e scultorei che non la contemplano, non potrò cercarla sempre, mi evolvo, come tutti.

Luoghi che ritieni particolarmente ispiranti, dove  ti rechi per ricaricare la tua creatività?

Quelli dove c’è meno, di tutto, Sardegna, Puglia, Indonesia, Sud-Est asiatico… Ovunque ci siano acqua, rami, legno, non ho bisogno d’altro, svuoto la mente e le intuizioni arrivano da sole. Milano dà una carica pazzesca, mi accoglie ogni volta a braccia aperte, ma è piena di input già rielaborati, non riesco a reperire informazioni originali perché, in qualche modo, sono già “semilavorate”. In certi posti sperduti nei quali il tempo s’è fermato, al contrario, si può rintracciare la storia nelle cose, anche in un semplice sasso.

Marcantonio design poltrona

Text by Federico Poletti, Marco Marini

© Riproduzione riservata

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