#MITPARADE – Poker di cashmere

Filati nobili dalle origini antiche, le cui materie prime vengono da molto lontano. Ma i più esperti a lavorarlo e a trasformarlo in esemplari di eterna eleganza sono tutti italiani e hanno fatto la storia della maglieria del nostro Paese.
Grande classico del guardaroba maschile, la cui leggerezza e impalpabilità custodiscono il prezioso segreto di un filato sottile che dura nel tempo, capace di tenere lontani il freddo dal caldo per 12 mesi l’anno.  Sarà per questo che un cashmere è per la vita.

È dai confini del mondo che provengono le materie prime scelte di Lanificio Colombo, che diventeranno filati solo attraverso sapienti mani, i 94 cicli di lavorazione e 18 controlli intermedi, frutto di continui esperimenti compiuti da un instancabile laboratorio di ricerca e sviluppo, supervisionato direttamente dallo sguardo appassionato dalla famiglia Colombo. La stessa che ha girato il mondo come una squadra di esploratori per trovare la migliore qualità di cashmere, che oggi non a caso viene definito bio-cashmere. Sempre la stessa che da anni protegge costantemente quei luoghi con progetti nobili come le loro fibre. È l’esempio dell’Inner e dell’Outer Mongolia in cui l’azienda s’impegna a proteggere l’ambiente e le popolazioni che li abitano.

Attraverso la Sustainable Fibre Alliance ha stabilito un Codice di condotta e di salvaguardia applicato dalle comunità di pastori con lo scopo di preservare e rigenerare i pascoli nel rispetto delle biodiversità, adottando sistemi di allevamento volti a rispettare il welfare degli animali e tutelare comunità e generazioni future di pastori, supportandoli economicamente contro i rischi causati dalle critiche condizioni climatiche.

Completa la sua missione la Chain of Custody Project che ha lo scopo di fornire la tracciabilità completa della fibra dall’allevatore al prodotto finito, attraverso l’intera filiera produttiva. Il primo esempio di filiera bio, certificata delle fibre nobili.

Il suo nome, dal latino “ego malo”, significa “io preferisco” e fa riferimento all’eccellenza, a quello che loro definiscono “un cashmere di sublime fattura italiana” che attira il favore di un pubblico attento ed esigente.

Rispetto per la tradizione e proiezione verso il futuro sono gli elementi su cui punta la collezione in corso: i pattern che hanno caratterizzato la storia della maison fiorentina sono protagonisti dei modelli di quest’autunno-inverno, in una versione fresca e contemporanea. “Heritage & Future” è un inno al Made In Italy e alla sua capacità di rinnovarsi dalle sue stesse radici.

Il suo sfumato degradé è come un documento di riconoscimento di Malo, una particolare lavorazione che necessita di una preparazione alla mulinatura, ovvero l’abbinamento di filati di colori diversi per ottenere l’effetto sfumato. Questa stagione trova la sua massima espressione nel lupetto in cui sono state create 4 diverse mulinature, la cui esecuzione comporta oltre 80 minuti di lavoro.

È di origine inglese, invece, la storia di Drumohr, brand acquisito, ormai da più di dieci anni, dal gruppo Ciocca che al prestigio di un marchio scelto nientemeno che dalla famiglia reale, aggiunge innovazione nei cicli di produzione e un gusto contemporaneo in continua evoluzione. Un’accurata ricerca volta ad offrire varietà nei pesi e nelle lavorazioni delle fibre nobili scozzesi come il garzato, il cashmere coccola, cashmere nuvola, geelong brush.

Una vera rivoluzione estetica per un grande classico come il cashmere, nelle sue inconfondibili fantasie come il biscottino, originariamente chiamato “razor blade” e tanto amato da Gianni Agnelli che lo rese un’icona d’eleganza. Si accompagna a questa, la scelta di colori ispirati al mondo della natura, dalla succosa palette dei frutti di bosco, all’arancio del foliage, alle sfumature di verde dei boschi e ai blu delle profondità marine.

È la XIV generazione a portare avanti l’indiscussa qualità del cashmere di Piacenza 1733. Dal biellese, terra di telai che dà lustro a una delle nostre eccellenze di maggiore successo nel mondo.
Un’azienda di grande valore anche per la sua costante attenzione verso l’innovazione, soprattutto in un anno particolare come quello che stiamo vivendo, in cui si è rivelato di particolare importanza l’uso della tecnologia, in un settore caratterizzato da una lunga tradizione come quello del tessile. Rivoluzionario è stato infatti “Hei Viroblock NPJ03”, un trattamento capace di inibire la replicazione di batteri e virus sui tessuti, ottenuto grazie alla lunga ricerca effettuata insieme a HeiQ (vincitore quest’anno Swiss Technology Award and Swiss Environmental Award).

Ma il migliore equilibrio, si sa, si raggiunge nel movimento costante. E lo sa bene l’azienda biellese che da tempo è impegnata diligentemente nel rendere sostenibili i suoi cicli di produzione, allineandosi agli standard globali che rispondono alla reportistica GRI – Global Reporting Initiative.

L’occasione è stata Milano Unica, evento internazionale di straordinaria importanza per le aziende di moda di tutto il mondo che vogliono fare qualità e innovazione, nel corso della quale Piacenza 1733 ha presentato il suo Primo report di sostenibilità: un goal importante che punta ad eliminare gradualmente l’uso in produzione di sostanze chimiche tossiche dal ciclo di produzione, coinvolgendo tutto il personale dell’azienda a tutelare l’ambiente nel rispetto dei principi del welfare.



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