Stefano Nincevich, esploratore poliedrico del buon bere

Un «agitatore culturale, secondo la storica dell’arte Jacqueline Ceresoli, un «grande ricercatore e professionista» per Dario Comini, patron del Nottingham Forest di Milano, un «osservatore attento, preciso e al tempo stesso disincantato della nostra realtà», stando a Salvatore Calabrese, il “maestro” dei barman di tutto il mondo. Viene descritto così Stefano Nincevich nella pre e postfazione del suo libro bestseller Cocktail Safari. Un viaggio avventuroso nella storia di 70 drink. Per me che l’ho intervistato, Stefano è un esploratore “costruttivista” del buon bere, un uomo di cultura dalle sette vite come un gatto che, complice il suo modo di raccontare e raccontarsi, merita una conoscenza non superficiale, bensì più profonda e approfondita della sua persona. Si descrive lui stesso come un «costruttivista, modernista, un astronauta della mente proiettato verso il futuro». Bastano queste tre definizioni per capire che, oltre ad essere una firma storica di Bargiornale, Nincevich è molto altro. Provo a raccontarvelo.

Stefano è in primis «un fan del rock, di questo mix esplosivo di attitudine, cultura e ignoranza; un fan del rock come contenitore incontenibile e incontinente, bello in quanto sincero, vario e perché, in fin dei conti, tutto quel che ho fatto è sempre stato molto vario». Sette vite come un gatto, si diceva all’inizio: «Sono autore di programmi tv, documentari, conduttore, giornalista professionista, precedentemente laureato in scienze politiche con una tesi di tipo sociologico legato alla musica (sulla Beatlemania), sono stefanobargiornale (tutto attaccato, come te lo sto dicendo) e, da un paio di mesi, vesto felicemente i panni di Ninja Nincevich, samurai della comunicazione di Engine, non solo un buon gin, ma un mix esplosivo di moda, arte, musica e motori. Ovviamente molto di quello che ho elencato è legato alla mia persona, al mio carattere. Lo stesso Cocktail Safari, per esempio, è stato voluto così; un libro diverso, per scelta, che unisse tutte le mie passioni».


Cunene Photography per Cocktail Safari

Cocktail Safari, uscito alla fine del 2016, è frutto di 16 anni di ricerche, di «viaggi intorno al mondo dove ho avuto la possibilità di conoscere a tu per tu i vari drink. Sono andato direttamente nei posti dove sono stati creati». Un antropologo del gusto quindi, che nel suo volume racconta di 73 drink (tutti rigorosamente in ordine alfabetico) che «hanno storie da raccontare e sono sexy dal punto di vista della narrazione». Doppia sia la prefazione, a cura di Jacqueline Ceresoli (storica e critica dell’arte) e Fulvio Piccinino (il maggiore esperto di liquoristica in Italia) che la postfazione, con gli interventi di due cari amici come Salvatore Calabrese e Dario Comini

Numerose sono, secondo Stefano, le affinità tra cocktail e musica: «È una questione di ritmica, come con lo shaker, e di balance, come il jazz. Pensa a come è fatto un drink: si apre, si chiude, si colora, svanisce, si chiarifica, ha delle dinamiche, come la musica. Parti allegro, poi torni, chiudi, fai un riff, ritorni, fai una pausa e, quando tutto sembra scomparso, boom! L’orchestra inizia a suonare, fiato alle trombe, tutto ricomincia, poi piacevolmente arriva altro e tu resti stupito…». Così è un drink: un ritmo inaspettato di sapori che alla fine ti sorprende.

Nincevich non ha mai fatto recensioni negative né di luoghi né di cocktail. Analisi critiche sì, perché convinto sostenitore, come il giornale per cui tuttora collabora, della necessità di fornire modelli a cui ispirarsi e da cui prendere spunto per migliorare. «I menù – racconta – devono essere chiari, il più delle volte sono fatti per essere letti da altri barman e non dalla gente normale».



Nella vita come in un concerto rock, secondo Jim Morrison, non dovrebbero esserci regole o limitazioni. Dovrebbe essere possibile tutto. La vita a tempo di rock di Stefano Nincevich lo dimostra.

Playlist consigliata da Stefano alla fine della lettura dell’articolo:

Per l’immagine in apertura, credits: ph. by Antonella Bozzini

© Riproduzione riservata