These (chunky) boots are made for walking: come gli stivali “esagerati” sono passati dalle sfilate alle collezioni a/i 2020 dei brand di riferimento

Si parla da tempo di un declino incombente, se non già in atto, delle sneakers chunky, che negli ultimi anni hanno rappresentato una cartina di tornasole dei cambiamenti nel fashion system. Le scarpe massicce, tuttavia, oltre a infarcire i cataloghi dei brand hanno ormai contaminato, con le loro forme grosse e sgraziate, il design di altre calzature, da ultimo quello degli stivali comparsi in gran numero nelle collezioni della stagione odierna.

Il capofila di questo sdoganamento dei chunky boots è stato probabilmente Daniel Lee, artefice del rilancio in grande stile di Bottega Veneta: nel 2019 i BV Lug – stivali al polpaccio dall’imponente para sagomata – sono diventati un autentico tormentone tra addetti ai lavori e celebrities assortite. Del resto il designer inglese, vincitore nel 2019 di ben quattro riconoscimenti ai British Fashion Awards, dal suo debutto al timone della maison l’anno precedente ha inanellato una serie di borse e calzature instant cult. In effetti le sfilate dell’autunno/inverno 2020 se da un lato prevedevano, dopo l’abbuffata di felpe, tracksuit et similia, il ritorno a mise sofisticate, dal piglio formale, dall’altro certificavano di avere ormai assimilato i codici dello streetwear. I boots stagionali si distinguono così per i volumi esagerati, che trovano massima espressione nella suola, dai contorni sinuosi o, al contrario, risultato dell’innesto di più strati uno sull’altro.

È sufficiente comunque uno sguardo alle passerelle di riferimento per rendersi conto della pervasività di questa silhouette nell’odierno footwear, iniziando da Bottega Veneta, of course: nel suo défilé a/i 2020 le mise maschili, severe, allungate e ben accostate al corpo, vengono completate da ankle boots bombati dal fondo tondeggiante. Spostandosi da Fendi, invece, rubano la scena gli stivaloni dall’enorme para dentellata, con il motivo FF inciso sulle estremità; sono ciclopiche anche le piante dei modelli Versace, che ricordano le galoche antipioggia, contraddistinti dal finish lucente e dalla gomma nella parte inferiore.
Diversa l’interpretazione di Sarah Burton per Alexander MqQueen, secondo cui gli ankle boots vanno abbinati a cappotti, trench e completi dal taglio millimetrico; stringati o pull-on, hanno puntali tinti in colori metallici e una suola oversize scanalata, piuttosto sinuosa.


Backstage at Sacai Men’s Fall 2020

Credits Photo 4: Alessandro Garofalo for NOWFASHION, Credits Photo 5: Photo Vanni Bassetti/WWD


Da Sacai gli outfit sapientemente decostruiti di Chitose Abe prevedono Chelsea in vitello liscio o hiking boots scamosciati, entrambi con suola a triplo strato. Non manca di estro nemmeno la proposta di Dries Van Noten, che completa il suo caleidoscopio di pattern, stampe e decorazioni con stivali dalla base svettante, a mo’ di platform. Persino il guardaroba uber luxury di Hermès adotta le peculiarità dei chunky boots, pur temperandole: nella collezione della griffe i carrot pants sartoriali, stretti alla caviglia, evidenziano proprio gli stivaletti scuri in pelle lavorata, provvisti di spessa suola carrarmato.

Chi apprezzasse le qualità dei boots in questione potrà scegliere tra un’ampia varietà di opzioni, a partire ovviamente da quelle dei marchi menzionati: il modello Tire di Bottega Veneta, ad esempio, versione riveduta e corretta dei suddetti Lug, di cui mantengono gambale alto, doppio tirante, elastico laterale e para ipertrofica aggiungendo, però, un outsole in gomma disponibile in diverse colorazioni, dal vermiglio al verde acceso. Oppure l’anfibio nero Versace, chiuso da lacci bianchi e innestato su un fondo di dimensioni extra, solcato dal profilo di quella greca tanto cara alla maison; più lineari i Chelsea boots in suede firmati McQueen, bordati da una suola flat, nelle nuance del sabbia, blu e total black.

In generale i brand sembrano seguire due approcci opposti: uno massimalista, teso a esasperare le proporzioni già considerevoli degli stivali chunky, aggiungendo inoltre materiali inconsueti, cromie d’effetto, loghi e così via; l’altro meno incline alle esagerazioni, che limita la dose di eccentricità alla suola, appariscente di per sé, prediligendo tomaie sobrie ed essenziali.


Rientrano senz’altro nella prima categoria i Monolith Prada, dal nome esplicativo visto che si tratta di combat boot dall’enorme para frastagliata, muniti di minuscolo pouch logato da agganciare, in caso, al cinturino apposito; una particolarità che probabilmente ha contribuito a renderli all’istante un feticcio fashionista, al pari della “concorrenza” di Bottega Veneta. Di tenore simile i modelli griffati Burberry e 1017 Alyx 9SM, nell’ordine uno stivaletto in pelle spazzolata avvolto dalla maxi suola tricolore (nelle sfumature del senape, mattone e rosso brillante); e un boot dal côté futuribile, espresso attraverso il mix di materiali sintetici (neoprene, nylon, PVC ecc.), la texture opaca della tomaia e l’alternanza, sulla pianta, di pieni e vuoti, linee nette e ondulate.

Il filone minimal annovera invece stivali di Jil Sander, Both e Grenson. I primi racchiudono tutte le prerogative del Chelsea boot, ad eccezione del “solito” fondo dilatato al massimo, rifinito con una suola Vibram; le specificità dei classici stivaletti alla caviglia sono rispettate anche dai secondi, sui quali si alternano superfici lucide e mat grazie all’impiego di nappa e gomma. Gli ultimi, declinati in una calda gradazione di marrone, si distinguono per l’allacciatura con occhielli rubata alle scarpe da trekking; per il resto, sono scarponcini puliti, robusti, in linea con la tradizione di un marchio che, per quanto riguarda la calzoleria made in Uk, è un’istituzione.

Chiude la rassegna la variazione sul tema di Hunter: gli stivali waterproof per antonomasia sono in questo caso arricchiti dalla para sovradimensionata; uno strato aggiuntivo che, certamente, aiuta a mantenere riparato il piede, ammiccando però il giusto alle ultime novità in fatto di calzature maschili. Dopotutto pure un’azienda ultracentenaria come quella britannica, sostanzialmente estranea alla frenesia di tendenze, show, street style e altri riti della moda, subisce in una certa misura l’attrattiva dei chunky boots.

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