Tre designer da seguire tra i new talent visti a MMU F/W 2022

Uno delle (pochissime) note positive dello scompiglio generato dal Covid nell’organizzazione di saloni, fiere e fashion week, è l’aver concesso una visibilità insperata, se si pensa a un paio d’anni fa, ai volti nuovi della scena italica, che hanno beneficiato dell’assenza di un numero non trascurabile di griffe consolidate (tra defezioni, rinvii, passerelle virtuali, spostamenti da una all’altra delle quattro “Big Four” per ovviare a problemi logistici) per ritagliarsi uno spazio nel calendario ufficiale della Camera Nazionale della Moda Italiana, presentando il proprio lavoro a giornalisti e insider che, in tempi normali, avrebbero dovuto seguire brand più titolati.
Tra le sfilate di Milano Moda Uomo dei giorni scorsi, tre designer in particolare, non degli esordienti assoluti che però, per età anagrafica e dei rispettivi marchi, rientrano pienamente nella categoria new talent, si sono distinti per freschezza ed efficacia delle collezioni Fall/Winter 2022-23, confermando di avere tutte le carte in regola per affermarsi come the next big thing dell’industria.

Federico Cina

Inserito per la prima volta nello schedule stilato da CNMI, Lo stilista sarsinate (di cui avevamo parlato qui) prende nuovamente ispirazione da un nome eccellente della fotografia, Gabriele Basilico, che nel corso della carriera, al pari di Guidi o Tazzari, ha puntato l’obiettivo su persone e volti della Romagna (ubi consistam della visione creativa di Cina), nello specifico da Dancing in Emilia, fotoreportage sul fenomeno della discoteca come concentrato di nuove abitudini, comportamenti e costumi affioranti nel Paese, commissionatogli dalla rivista Modo nel 1978 ed eseguito dall’autore milanese con piglio quasi antropologico, che rimane una fedele rappresentazione di quel frangente storico.
Il titolo del défilé, Ball’Era 77, è un gioco di parole: si riferisce all’inaugurazione, 45 anni fa, della Ca’ del Liscio di Ravenna, colossale balera dalla capienza paragonabile a quella di uno stadio, una rivoluzione per il nascente settore del divertimento di massa che, come testimonia la macchina fotografica di Basilico, radunava torme di persone in dancing e locali sparpagliati nella Pianura Padana, che affollavano anche gare di ballo, concorsi di bellezza e altri eventi più o meno kitsch, un pot-pourri godereccio, colorato, folcloristico se si vuole, restituito con una virata pop, spensierata rispetto ai canoni della label.
La palette cromatica accoglie dunque nuance squillanti come viola, petrolio, verde carico e punte acidule di giallo; overshirt, felpe, giubbini e gilet, tutti ampi e abbelliti, all’occorrenza, da pattern botanici o grafiche ricalcate su uno scatto di Dancing in Emilia, stilizzato a mo’ di flyer delle serate discotecare che furono, sormontano pantaloni molli q. b. e scarpe voluminose.
Al collo di modelli e modelle foulard svolazzanti oppure sciarponi, stampati, a righe multicolor o monocromi, a riaffermare il penchant del designer per i capi dal sapore handmade, sfaccettati e compositi, esattamente come il soggetto della collezione.



JordanLuca

In trasferta da Londra (città che è stata – e resta – l’humus ideale per la miscela di bellicosità controculturale, da teenager cresciuti nella culla del punk, e sensibilità per il ben fatto di ascendenza sartoriale che alimenta, dal 2018, la creatività del brand) Jordan Bowen e Luca Marchetto reagiscono a modo loro all’instabilità, allo scoramento generale che opprimono il nostro presente.
Il duo stilistico italo-inglese parla esplicitamente di rabbia e fragilità, il tentativo di bilanciare ribellismo metropolitano e spleen adolescenziale innerva effettivamente la collezione F/W 2022-23, risolvendosi in una stratificazione di codici e rimandi che incanala la voglia di superare, una volta per tutte, la stasi estenuante della pandemia, tornando a scatenarsi nei club o a frequentare i circoli underground della capitale britannica, opportunamente agghindati.
Le silhouette sono tese, innaturalmente dilungate, con i polsini che sporgono penzoloni dalle maniche dei capispalla e gli orli dei pantaloni (jeans laceri, leather pants multizip, modelli dai riflessi vinilici) che si trascinano sul pavimento; chiodi di pelle, camicie quadrettate, pull sbrindellati dal mood grunge convivono con blazer costruiti, soprabiti austeri e doppiopetto che sarebbero piaciuti a Duran Duran, Spandau Ballet, Ultravox e altre band new romantic degli anni ‘80, gli spolverini quilted con fur coat, giubbotti, top istoriati di foto che zoomano sui dettagli di splendenti monili, dai colli montanti, i vezzi decadentisti (le rose sono un leitmotiv, intarsiate sul maglione o riprodotte nelle collane, in cui le spine del gambo vengono sostituite da borchie aguzze) con cromie flou come glicine e giallo pallido, in un crossover conforme alla visione frammentaria, ma non per questo priva di suggestività, di JordanLuca.


HyperFocal: 0

Per la foto di backstage, credits Antonello Trio


Magliano

Assistere a una sfilata di Luchino Magliano (autodefinitosi una sorta di dottor Frankenstein che, attraverso un processo di taglia e cuci degli item basilari del guardaroba, stravolge le nozioni comunemente associate al buon gusto) comporta sempre un certo grado di straniamento, dato dalla proliferazione di elementi oggettivamente sbagliati o presunti tali, almeno nella teoria (misure troppo generose o striminzite, linee sgraziate, cuciture irregolari…), e tuttavia funzionali alla ridefinizione, in chiave irriverente e smitizzante, dei parametri del menswear operata dal marchio eponimo.
Non fa eccezione la F/W 2022-23, messa in scena – è il caso di dirlo, il designer bolognese è solito assegnare ruoli precisi agli indossatori, coreografandone pose e movimenti – all’Arci Bellezza di Milano, lì dove Visconti girò i match di pugilato del capolavoro neorealista Rocco e i suoi fratelli; sceneggiato da Michele Rizzo, lo show accantona però il sostrato cupo e brutale che, nel film, è alla base della boxe cui si dedica uno dei fratelli, e il ring diviene così la metafora dell’incontro tra uomini disposti a sfidare le regole auree del vestire e, anche, i preconcetti che gravano tuttora sulla mascolinità.
Un incontro probabilmente amoroso (nella sala troneggia un letto matrimoniale), di sicuro notturno perché i protagonisti sono flâneur abituati a vagabondare by night, meditabondi, malinconici, che si beffano delle prescrizioni da manuale dello stile: portano il cardigan extra size sul suit, giacche tagliate a scatola su t-shirt cortissime, arricciate sulla vita, gli scarponi da trekking sotto gilet con i personaggi dei Looney Tunes, eccedono col layering fino a sovrapporre tre golf, passano dalla grisaglia al completo total pink, dallo smanicato tecnico pieno di tasche alla giacca sfilacciata che fa il verso ai tailleur perfettini di Chanel. Eppure tout se tient, trasmettendo un senso di libertà, di gioiosa anarchia assai ritemprante, considerata la temperie pandemica.



In apertura, backstage della sfilata Magliano F/W 2022-23, ph. © Pavel Golik

© Riproduzione riservata