Ugo Mulas e Pino Pascali tra arte e fotografia

Fino al 2 ottobre la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare ospita la mostra Dialoghi. Pino Pascali e Ugo Mulas, curata da Alessio de’ Navasques in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas e con il coordinamento scientifico di Rosalba Branà. Protagoniste dell’exhibition 41 immagini in bianco e nero, rare vintage print, che ci parlano di incontri e destini incrociati tra il fotografo milanese e l’artista pugliese, raccontando una storia inedita attraverso l’esperienza pionieristica de L’Uomo Vogue.

In mostra la sequenza completa dei ritratti scattati da Mulas all’artista

Pino Pascali opere
Pino Pascali accanto a Cavalletto nel 1968, ph. Ugo Mulas (credits ©Eredi Ugo Mulas, courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano, Napoli)

È proprio la testata dedicata al lifestyle maschile del gruppo Condé Nast, infatti, a commissionare a Mulas i ritratti di Pascali, scattati a Roma nel 1968; foto che codificano il mito di una delle personalità di punta dell’arte povera in un’iconografia nuova e seducente, e costituiscono l’incipit della prima parte del percorso espositivo. Il fotografo nato a Pozzolengo, attraverso queste istantanee, arriverà poi a realizzare il ritratto più famoso di Pascali, ricorrente nell’immaginario collettivo dell’arte contemporanea. L’artista si muove, gioca, interagisce con la sua opera Cavalletto, in una sequenza esposta per la prima volta nella sua totalità, attraverso cui l’autore riesce a cogliere i tratti distintivi della personalità del soggetto ritratto, su tutti la vena ironica, l’anticonformismo, la profondità sottesa alla ricerca del gesto, il legame con la scultura in rafia, tessuto e metallo.

L’Uomo Vogue, fucina di ricerca e sperimentazione

Tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, del resto, la rivista, sotto la direzione artistica di Flavio Lucchini, si pone come fucina di sperimentazione e ricerca, all’insegna di una creatività fresca e rivoluzionaria che ne consolida l’immagine, facendola conoscere in tutto il mondo. La moda, come intuisce Vogue, è in grado di dettare forme ed espressioni di una rappresentazione assai libera del mondo maschile, dando spazio a nuovi codici (anche) vestimentari, con gli uomini che si liberano delle rigidità del menswear tradizionale per abbracciare disinvoltamente capispalla army, giacche con collo alla coreana, persino pellicce; per interpretarli vengono scelti cantanti, attori conosciuti e non, registi, creativi di ogni genere.

Lucio Fontana ritratto
Lucio Fontana, 1967, ph. Ugo Mulas per L’Uomo Vogue (credits ©Eredi Ugo Mulas, courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano, Napoli)

Da Feltrinelli a Sottsass, i nomi di spicco della cultura di allora nelle foto di Mulas

Mulas, in quel periodo, scatta per il magazine serie fotografiche per cui posano nomi di spicco della scena culturale di allora. Firma ad esempio il più iconico dei ritratti di Giangiacomo Feltrinelli (fondatore della casa editrice omonima), eccentrico col suo look composto da fur coat di astrakan e colbacco, così come quelli di artisti del calibro di Lucio Fontana, Alighiero Boetti, Getulio Alviani, Aldo Mondino, del grande architetto Ettore Sottsass e tanti altri. In un editoriale del 1969 sarà pubblicata l’immagine di Pascali con la sua tenuta d’ordinanza, vestito cioè interamente di nero, con sandali e foulard al collo, in una sorta di resistenza alla seduzione della moda e della comunicazione.

Coeve alle istantanee in studio sono quelle dell’esponente poverista con la compagna di allora, Michelle Coudray, sul Lungotevere, in cui il fotografo fissa per sempre, nella smagliante controluce del momento, il mito della giovinezza, esaltato dalla spontaneità e dalla gioia di vivere della coppia.

Il lavoro di Mulas documenta gli ultimi anni dell’artista poverista

La seconda parte dell’esposizione, invece, traccia il perimetro degli incontri tra Mulas e Pascali, concentrati nei pochi mesi precedenti alla tragica scomparsa di quest’ultimo per un incidente, nel 1968. Si va dal reportage che documenta la Biennale di Venezia del ‘68 (dove l’obiettivo diventa uno strumento di comprensione totale, unendo in un istante fotografia di cronaca e ritrattistica) all’incontro postumo con le sole opere dell’artista, in particolare con le lastre ricoperte d’acqua che compongono 32 metri quadrati di mare circa, esposte al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1970.

Pino Pascali Ugo Mulas
Pino Pascali alla Biennale di Venezia del 1968, ph. Ugo Mulas (credits ©Eredi Ugo Mula, courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano, Napoli)

Nell’immagine in apertura, Pino Pascali a Roma nel 1968, ph. Ugo Mulas (credits ©Eredi Ugo Mulas, courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano, Napoli)

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