Un tuffo nella vita di Tania

Resilienza. È questa, forse, la parola che meglio descrive Tania Cagnotto, la più grande tuffatrice italiana di sempre, vincitrice di due medaglie olimpiche e di un oro mondiale. Dopo i due amari quarti posti, per pochi centesimi di secondo, alle Olimpiadi di Londra nel 2012, la campionessa bolzanina ha saputo reagire, fino a conquistare la medaglia d’argento nel trampolino da tre metri sincronizzato con Francesca Dallapé e un bronzo individuale, sempre nei tre metri, a Rio 2016.
Una qualità che l’ha portata a concludere la sua brillante carriera con il titolo italiano da un metro, ai Campionati italiani assoluti indoor di Torino. Una chiusura “col botto”, letteralmente. Ha salutato il suo pubblico con un esplosivo tuffo a bomba, come richiesto dai fans sui social. Con questa intervista, MANINTOWN ha cercato di immergersi nella vita della campionessa.

Qual è la cosa più importante che ti ha insegnato il rapporto con l’acqua?
Sicuramente ad avere rispetto. È un mondo che rilassa e insegna al tempo stesso. L’acqua c’è sempre, al mare, come sport o divertimento. È fondamentale.

Negli sport, la guida di genitori e professionisti è fondamentale e nel tuo caso le due figure coincidono. Che ruolo ha avuto tuo padre nella decisione di dedicarti ai tuffi?
Mio padre sicuramente mi ha insegnato tantissimo, così come mia madre, perché ci sono passati anche loro e sapevano già cosa consigliarmi. Poi, non mi hanno mai messo pressione, e questa è una delle cose più importanti. È forse proprio per questo che sono andata così bene, perché non mi aspettavo niente.

Come sei riuscita a trovare la forza di continuare per tutti questi anni?
Da piccola ho iniziato come divertimento, avevo la mia squadra di tuffi e quindi non mi mancava niente, avevo gli amici e lo sport. Tutto insieme. Non ho avuto molte mancanze. Dopo Londra non è stato facile per me, però sentivo che l’unica cosa che mi avrebbe fatto stare meglio sarebbe stato un altro risultato. Invece, dopo i Mondiali di Barcellona, ho avuto i miei quattro anni più belli, alla fine della mia carriera. Non poteva andare meglio.

Qual è il ricordo più emozionante della tua lunga carriera?
Sicuramente Rio, la medaglia nel sincro.

Qual è la prima cosa che vorresti fare e che non hai mai fatto, magari a causa dei ritmi di allenamento?
Anche solo godermi la casa, non dover pensare agli allenamenti, mangiare quello che voglio.

Com’è il tuo rapporto con la moda?
Mi piace molto, infatti adesso posso dedicarmici di più. Mi diverte andare a eventi dedicati alla moda e cercherò di farlo.

Qual è il capo che più ti rappresenta?
I vestitini. Corti, perché non sono alta un metro e novanta (ride, ndr).

Un sogno nel cassetto?
Forse ritirare fuori una bella squadra di tuffi, un giorno.

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