Aurora Ruffino: libera, indipendente, vera

Aurora Ruffino, amata dal pubblico per il ruolo di Cris in Braccialetti rossi (cui sono seguite tante altre parti, ugualmente apprezzate, in titoli come I MediciUn passo dal cielo, Noi, Bianca come il latte, rossa come il sangue…), è dal 23 gennaio su Rai 1 con Blackout – Vite sospese, al fianco di Caterina Shulha (altra protagonista della digital cover di MANINTOWN), Alessandro Preziosi, Rike Schmid, Marco Rossetti, Mickaël Lumière. Diretta da Riccardo Donna, la serie è una coproduzione Rai Fiction – Èliseo Entertainment. Aurora dimostra una saggezza non comune. Racconta la sua vita con leggerezza e gratitudine, anche ricordando quando la deridevano perché «ero bruttina».

Aurora Ruffino
Dress Gianluca Saitto

Nell’intervista a Vogue hai chiesto di poter parlare di malattia mentale. Perché?

In questo momento ci sono molte battaglie da sostenere, come l’ambiente o la lotta per la parità di genere. A me sta a cuore la salute mentale, della quale si parla poco. È un problema che non va sottovalutato e ho affrontato personalmente, con persone a me vicine. Quasi tutti abbiamo incontrato una situazione legata a problemi psicologici, almeno una volta nella vita. Ma dare un nome alle cose fa paura: è più facile far finta di non sapere o non capire. Perché sapere che hai un problema ti costringe ad affrontarlo. Rivolgerti a specialisti ti consente di proteggerti, di usare gli strumenti adatti anche solo per capire che ti stai confrontando con qualcuno il cui schema mentale è strutturato in modo diverso da quel che ti aspetti. Far finta di non vedere non evita di vivere il problema.

“Sto attraversando una fase di trasformazione in cui, come Lidia, sto capendo che devo contare solo su me stessa”

Lidia è il tuo personaggio in Blackout Vite sospese. Interpretarlo ti ha fatto conoscere qualcosa di te?

Lidia è un personaggio che ho trovato interessante perché rispecchia quello che sto affrontando in questo momento della mia vita. Appena finite le riprese, ho vissuto il suo stesso squilibrio emotivo.
Prima della valanga, è una ragazza semplice vissuta nella Valle del Vanoi, un appuntato dei carabinieri in un paesino dove non succede nulla. Una ragazza ingenua che si è sempre preoccupata di compiacere le persone. È diventata carabiniere per ottenere l’amore del padre. Questo influenzerà le sue scelte relazionali. A causa della valanga, si ritrova a essere una figura di riferimento in questo gruppo di sopravvissuti, che cerca in lei delle soluzioni che però non sa trovare, perché non ha mai affrontato una situazione così estrema. Nel mezzo di una catastrofe naturale, con omicidi e dispersi, scopre di trovarsi in una situazione personale particolare. Tutto ciò la porterà ad avere una crisi molto profonda. Spogliata di ogni certezza, ricomincia da zero e, in questa nuova ricerca di sé, capisce che può fare affidamento solo sulle proprie forze, realizzando che quello che è non era ciò che desiderava.
Io sto vivendo una trasformazione simile. Ho avuto una crisi forte negli ultimi otto mesi, che mi ha portato a mettere in discussione il mio modo di relazionarmi con le persone, la mia identità. Attraverso una fase di trasformazione in cui, come Lidia, sto capendo che devo contare solo su me stessa. Quei vuoti che sentiamo tutti, non li può riempire nessuno se non noi stessi, imparando ad amarci e facendo ciò che ci fa stare bene.

Aurora Ruffino serie
Suit Momonì, top VI VALENTINA ILARDI

“Il cambiamento è opportunità, è vita”

Una crisi è un’opportunità. Cosa hai fatto di questa crisi?

C’è una bellissima poesia di Einstein in cui racconta come la crisi sia in realtà una benedizione, perché ti porta al cambiamento. La vita è costante cambiamento. Non cambiare mai, rimanere fermi nelle proprie posizioni, anche quando si sente il bisogno di fare scelte diverse, è come la morte. Ti forzi a non andare avanti, a non vivere, mentre il cambiamento è opportunità, è vita. 

E cosa hai deciso di cambiare?

Il mio approccio mentale. Ho sempre cercato di avere al mio fianco una persona di riferimento, un compagno che in qualche modo mi aiutasse ad affrontare qualsiasi situazione. L’idea di avere una persona vicino, pronta a raccogliermi nel caso fossi caduta, era rassicurante. Non sono mai riuscita a star bene da sola. Ho sempre avuto paura di questo vuoto non colmato, di questo amore non percepito. Poi ho capito che è un desiderio che non appartiene ad Aurora donna, ma ad Aurora bambina. Per tutta la mia vita, quel desiderio di cura ha influenzato le mie scelte. Ora ho deciso di non farmi più trasportare dal bisogno di quella bambina, di prendere in mano la situazione. Non sono quella necessità: sono una donna che sa riconoscere quella trappola e non si fa condizionare. Sto facendo un lavoro su me stessa per arrivare ad essere una donna libera, indipendente, vera.

“Si parla troppo facilmente di genitorialità, senza preoccuparsi di cosa dovrà affrontare il bambino”

Hai scoperto di essere perfettamente dotata e bellissima così come sei?

Sto scoprendo che posso stare bene anche senza le rassicurazioni di un uomo al mio fianco. Quando imparerò a stare bene con me stessa al 100%, potrò incontrare una persona con la quale non cercare di riempire un vuoto, ma iniziare a costruire qualcosa insieme, io col mio essere completa da sola, lui altrettanto; insieme, potremo costruire qualcosa senza che uno cerchi di colmare le necessità dell’altro.

Fin da bambine veniamo condizionate dalla storia, sul fatto di essere mezze mele alla ricerca di altre mezze mele. In realtà, in natura, gli alberi producono mele intere…

Ci sto lavorando.

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Nuova produzione, nuovo compagno di viaggio. Questa volta è Alessandro Preziosi…

Un attore eccezionale e simpatico. Mi ha fatto fare tante risate.  La recitazione è il suo talento. Ma è anche portato per dirigere. La sera cercava sempre di dare consigli agli attori più giovani, cercava di aiutarli nelle prove. Ha una sensibilità che lo porta a vedere oltre. Secondo me, sarebbe un bravissimo regista. Mi ha dato consigli importanti. Alessandro è stato una bellissima scoperta.

“Mi piacerebbe che a scuola, fin dalle elementari, fosse introdotta l’ora di empatia”

Sei cresciuta in una famiglia non convenzionale. Sei la prova concreta del fatto che le famiglie possono essere di tanti colori diversi, ma ugualmente belle?

Sì. Sono cresciuta con due mamme e un papà: mia zia e i miei nonni. Ci hanno dato tutto l’amore di questo mondo, gli sarò sempre grata. Ma mi sento di dire un’altra cosa: questi discorsi sul fatto che nella famiglia basta l’amore, a volte sono frasi fatte. In realtà, se uno non la vive sulla propria pelle, non sa di cosa parla.
Io mi sento miracolata per l’amore incondizionato che hanno dato – e continuano a dare – a me e ai miei fratelli. Dentro di me, però, restano le ferite, i miei due vuoti, legati al fatto di non aver avuto una figura materna e una paterna. Non va sempre bene tutto. Quando cresci e diventi più consapevole, ti rendi conto che sei il frutto dell’unione di due persone. Poi può crescerti anche qualcun altro, ma vieni sempre da due persone specifiche che ti hanno messo al mondo. Allora senti il bisogno di capire quali sono le tue radici. E questa è una cosa che solo i tuoi veri genitori possono raccontarti.
Nonostante l’amore immenso dei miei nonni e di mia zia, ho dovuto fare i conti con chi sono io come essere umano, con le due persone che effettivamente mi hanno generato, alle quali non posso fare quelle domande.

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“Vorrei essere utile per qualcuno che, sentendo la mia esperienza, possa avere un punto di vista diverso sulla sua”

Si parla troppo superficialmente di argomenti che la gente non conosce.

Sono per l’adozione, credo che per un bambino sia meglio vivere all’interno di una famiglia piuttosto che in un istituto. Non importa chi sia ad adottare, quale tipo di famiglia, si tratta di un bambino che già dovrà fare i conti con la propria identità. La cosa importante è che siano persone che abbiano veramente voglia di dare amore incondizionato. Chiunque abbia voglia di donare amore ai bambini, deve avere il diritto e la possibilità di farlo. Allo stesso tempo, bisogna fare attenzione a non cadere nel tranello di rendere tutto superficiale, di parlare di amore in generale senza capire che si sta parlando di esseri umani, che quando crescono si fanno domande e hanno il desiderio di capire da dove vengono. Si discute troppo facilmente di argomenti legati alla genitorialità, senza preoccuparsi di cosa dovrà affrontare il bambino.

I bambini sono più inclusivi degli adulti?

No. Soprattutto gli anni delle medie sono stati difficili per me e i miei fratelli. Siamo stati presi in giro perché non avevamo i genitori, perché non potevamo permetterci vestiti firmati. A quell’età i bambini non si rendono neanche conto di ciò che dicono, del male che fanno: si sentono coraggiosi ferendo l’altro.
Non sono cattivi, stanno sperimentando la crescita in modo sbagliato. Mi prendevano in giro anche perché dicevano che ero bruttina, ma tutto questo mi ha fortificato.
Mi piacerebbe che a scuola, fin dalle elementari, fosse introdotta l’ora di empatia, come in alcune scuole del Nord Europa: far provare ai bambini cosa significa mettersi nei panni dell’altro. Credo sarebbe uno strumento da fornirgli per sperimentare il coraggio in modo sano. Senza prevaricare gli altri, senza fare male. 

“Alcuni affrontano i problemi cercando compassione, impietosendo le persone. Non mi appartiene, la sofferenza non andrebbe sfruttata”

Da Braccialetti rossi a Bianca come il latte, rossa come il sangue, hai portato sullo schermo malattie di cui si fa ancora fatica a parlare, il cancro ad esempio viene spesso chiamato “brutto male”. Parli di dipendenze emotive e malattia mentale. Ha fatto scalpore la trattazione indegna del tema in una puntata di C’è posta per te. Possibile che non capiamo il confine tra strumentalizzazione e sensibilizzazione?

Personalmente, non mi interessa parlare della mia famiglia per speculare sulla mia storia, per commuovere o scandalizzare. Credo sia più interessante comunicare quello che in questi anni ho imparato dalla vita, che è stato positivo per la mia crescita. Vorrei fosse utile per qualcuno che, sentendo la mia esperienza, possa avere un punto di vista diverso sulla sua.
Non mi è mai interessato sfruttare una storia come la mia. Anzi, sono sempre molto attenta. Dei miei genitori non parlo mai, sono esperienze private, che non servono a chi ascolta. Il mio passato è alla base della mia dipendenza. Ora mi sto staccando da questo tipo di problema.
Alcuni affrontano i propri problemi cercando compassione. Cercano amore impietosendo le persone. Questo non mi appartiene, la sofferenza non andrebbe mai sfruttata.

Aurora Ruffino fashion
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Credits

Talent Aurora Ruffino

Photographer Davide Musto

Fashion Editor Rosamaria Coniglio

Ph. assistant Valentina Ciampaglia

Styling assistant Antonietta Ragusa

MUA and hair Francesca Giulini @Cotril

Press office Lorella Di Carlo

Nell’immagine in apertura, Aurora Ruffino indossa un abito Gianluca Saitto

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