Etichette d’autore, quando la bottiglia diventa un’opera d’arte

L’etichetta del vino ci riporta alla cantina di riferimento, ci offre un saggio di ciò che troveremo una volta stappata la bottiglia e portato alle labbra il calice. Insieme alla silhouette e al design della bottiglia, ha dunque il complesso compito di catturare lo sguardo, attrarre il consumatore con una storia, una premessa o forse una promessa. Il vino sa soddisfare il palato, risvegliare ricordi tramite i suoi aromi; la label, oltre a stuzzicare la fantasia, può introdurre al piacere della degustazione e dell’atto conviviale. Per questo le cantine che commissionano agli artisti le loro etichette sanno di acquisire una marcia in più. C’è anche una definizione specifica, ad opera dell’Associazione Italiana Collezionisti Etichette Vini: «Sono piccole collezioni perché tutto sommato sono dei piccoli, modesti pezzetti di carta, ma allo stesso tempo grandi, perché raffigurano celebri capolavori d’arte, che sempre più spesso abbelliscono le bottiglie di vino sulle nostre tavole».

vino etichette artista
Etichetta Lunatico, Cantine Dune Bianchi, artwork di Francesca D’Andrea

Ma quali sono le cantine che hanno alimentato questo concordato tra étiquette e artisti? Scopriamole insieme.

Cantina Château Mouton Rothschild

L’azienda pioniera, che ebbe l’intuizione che un sodalizio tra arte e vino potesse essere congeniale, fu la francese Château Mouton Rothschild. L’idea di creare speciali etichette venne al barone Philippe de Rothschild. Il progetto subì un’iniziale battuta d’arresto a causa dell’invasione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Il barone venne costretto ad abbandonare la Francia ma, una volta rientrato, ingaggiò Philippe Jullian: l’annata del 1945 si caratterizzò così per la “V”, omaggio alla vittoria di Churchill.
Chi ha realizzato l’etichetta del 2019? Olafur Eliasson, che tratteggia una rappresentazione astratta della cantina: divide lo spazio in due sezioni (il giorno e la notte) e ritaglia al centro, in cut-out, una forma sferica che ha la funzione di catturare colori e riflessi dello Château Mouton Rothschild all’interno della bottiglia; le ellissi che attorniano la sfera simboleggiano il cammino del sole intorno al pianeta.

Cantina Tommasi

Amarone Seletti
Etichetta dell’Amarone della Valpolicella 2017 by Seletti

Proprio pochi giorni fa Tommasi ha celebrato 120 anni con la Limited Edition dell’Amarone della Valpolicella 2017. Ha deciso di festeggiare il traguardo con una collaborazione speciale: la rinomata azienda di design Seletti ha firmato la label in porcellana e un packaging originale.

Cantina Ornellaia

Il Vigore Ornellaia
Il Vigore di Ornellaia 2019, opera di Nathalie Djurberg e Hans Berg

Vendemmia d’Artista prevede in ogni cassa di Ornellaia (contenente 6 bottiglie da 750 ml) una bottiglia con un’etichetta ideata da un nome di spicco dell’arte e un’edizione limitata di 111 bottiglie grande formato, tra Double Magnum, Imperial e Salmanazar, numerate e firmate personalmente dall’artista. Il progetto culmina con un’opera site specific per la tenuta, che si ispira sia al carattere dell’annata sia al luogo in cui si trova la cantina, «seminascosta ai piedi delle colline nei pressi di Bolgheri». Luigi Ontani è stato scelto per interpretare L’Esuberanza di Ornellaia 2006, la prima edizione del progetto partito a maggio 2009. Da allora, ogni anno, un autore contemporaneo firma un’opera e una serie di etichette in edizione limitata, traendo ispirazione da una parola scelta dall’enologo che descrive il carattere della nuova annata.

Il progetto è giunto ormai alla 14esima edizione. Nathalie Djurberg e Hans Berg sono stati scelti per interpretare Il Vigore di Ornellaia 2019, «l’energia della crescita nelle piante». Il coinvolgimento del duo è stato su più fronti: hanno creato un artwork per la tenuta, le etichette per una serie limitata di bottiglie in grande formato e una label per esprimere il carattere dell’annata in ogni cassa di Ornellaia. L’argentino Tomás Saraceno, invece, ha interpretato il carattere Solare di Ornellaia 2017, «esortandoci a riflettere sull’impatto che le nostre azioni hanno sul pianeta». Prima di lui era stata coinvolta Shirin Neshat, attivista e femminista iraniana. La cantina non si è lasciata sfuggire alcuni dei nomi più influenti del mondo dell’arte: tra gli altri William Kentridge, Ernesto Neto, John Armleder, Rodney Graham, Michelangelo Pistoletto, Zhang Huan che si è ispirato a Confucio, la sublime Rebecca Horn.

Cantina Nittardi

Passiamo ai sapori forti del Gallo Nero, con la cantina Nittardi, adagiata sui dolci declivi di Castellina in Chianti. In verità si tratta di un luogo molto antico, dove il sodalizio con l’arte ha un solido precedente che risale al 1549, quando l’azienda divenne proprietà di Michelangelo Buonarroti.
Stefania Canali, la proprietaria, racconta di come l’idea, condivisa con Peter Femfert, sia nata dalla congiunzione fortunata, nell’ormai lontano 1981, col pittore Bruno Bruni. Da quel momento si è formata una vera e propria tradizione, con la commissione annuale a un nuovo artista che dà la sua versione del Chianti Classico Casanuova. Ad ognuno, inoltre, viene chiesto di realizzare la pregiata carta-seta che avvolge la bordolese, realizzando quindi un totale di due opere. Alcuni dei nomi che si sono alternati negli anni? Emilio Tadini, Valerio Adami, Yoko Ono, Pierre Alechinsky, Hsiao Chin, Eduardo Arroyo, Mimmo Paladino. L’ultimo ad essere stato chiamato in causa è Fabrizio Plessi, che per l’annata 2019 (sul mercato nel 2021) ha optato – secondo il suo stile – per una superficie dorata. Nittardi si espande su 160 ettari, 32 sono a vite: 15 ettari nel Chianti, a Castellina, altri 17 in Maremma.

Cantine Dune Bianchi
Etichetta Avius di Cantine Dune Bianchi, artwork di Francesca D’Andrea

Cantina Caprai

L’azienda di Arnaldo Caprai ha promosso più progetti di natura artistica. Con Caprai4Love Sagrantino ha scelto di riservare parte del ricavato delle vendite al restauro, sposando la sostenibilità sociale e territoriale. Dal 2013, l’edizione limitata di alcuni vini ha permesso di restaurare diverse opere ospitate dal Museo San Francesco di Montefalco. Si punta quindi sulla valorizzazione del territorio, per «restituire un dividendo sociale alla comunità dove si produce il rinomato vino DOCG Montefalco Sagrantino». #CAPRAI4LOVE 2019 ha celebrato il 700° anno della morte del Sommo Poeta. L’etichetta è stata ideata dal canadese Rick Rojnic (2018) che si è ispirato, reinterpretandolo, al ritratto di Dante incluso nel ciclo di affreschi Storie della vita di San Francesco, opera del 1452 di Benozzo Gozzoli, conservata nel Museo di Montefalco, cui l’artista era legato.

Il Sagrantino Docg Cinquant’Anni, invece, ha celebrato un importante anniversario per l’azienda nata nel 1971, quando Caprai acquistò la tenuta Val di Maggio con soli tre ettari di vigneto (oggi sono ben 170). La Special Edition 2016 del Montefalco Sagrantino, composta da 2400 bottiglie, si è infatti aggiudicata un rivestimento prezioso affidato al romano Paolo Canevari, che ha realizzato una silhouette in foglia d’oro zecchino. L’artista, noto a livello internazionale, ha voluto così richiamare la tradizione pittorica medievale dei fondi oro. Il design minimale ed elegante rimanda, di nuovo, a un dipinto di Gozzoli, il Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria (1466). Per la messa a punto dell’opera, Canevari si è avvalso dell’expertise degli artigiani fiorentini di un’antichissima bottega, la Giusto Manetti Battiloro, nata nel 1600. Le bottiglie sono destinate ad invecchiare fino ad altri trent’anni, grazie ad una vinificazione integrale suggerita dall’enologo Michel Rolland.

Cantina Roero

Le etichette del Roero Docg Bianco e Rosso sono opera dell’artista braidese Feny Parasole, cresciuta proprio nel Roero, insignita del Premio alla Carriera a Montecitorio e inserita nell’Atlante dell’Arte Contemporanea De Agostini. I cuori con cui ha invaso la superficie a disposizione rappresentano «l’emozione semplice e profonda che scaturisce dal degustare i vini, capace di trasportarci in un viaggio sensoriale nel vigneto situato tra le colline, rappresentate dalle linee, luogo in cui tutto ha avuto origine». Sulle etichette del Roero Docg Bianco Riserva e Rosso Riserva spicca invece un filare di vite, ad evocare un antico vigneto «alleggerito dalla dinamicità del vento che lo spettina».

La tecnica per l’opera originale è mista, ha lavorato sulla base a inchiostro con il tratto grafico e gli acquerelli. Responsabile del progetto grafico è Barbara Facchin dello studio torinese Labelcinque. Anche i colori rispondono, precisa, a un’urgenza di connessione col territorio: «il bianco del tufo, tipico dei terreni del Roero nel quale la tradizione contadina usava scavare a mano cantine sotterranee per custodire i preziosi vini imbottigliati; l’azzurro dell’acqua del golfo padano – un mare interno che occupò l’area del Roero fino a circa due milioni di anni fa – e del fiume Tanaro, la cui cattura ne plasmò il territorio, il verde delle vigne, il giallo paglierino e il rosso rubino dei vini di questa terra».

Cantina Donnafugata

Donnafugata Dolce & Gabbana
Etichetta della cuvée Donnafugata Dolce&Gabbana Sicilia Doc Rosato

Nel 1994 l’incontro casuale tra Stefano Vitale e Gabriella Anca Rallo, che insieme al marito Giacomo aveva fondato la casa vinicola Donnafugata, segnò l’inizio di una lunga avventura condivisa. In oltre vent’anni, Vitale ha disegnato altrettante etichette per la cantina. Bell’Assai 2021 mostra, ad esempio, una figura femminile in un turbinio di foglie, chicchi d’uva e brezza marina, mentre Floramundi (Cerasuolo di Vittoria DOCG) una giovane corazzata d’oro con enormi orecchini a mandala e una fascia-diadema intrecciata d’arcobaleno che, allargando le braccia, sembra far lievitare due girali di cuori, ghirlande, arabeschi. E ancora, Anthìlia sfoggia una donna sognante botticelliana su sfondo blu.

Importante anche la collaborazione con Dolce&Gabbana. Prima Tancredi 2017 Edizione Limitata, il rosso rubino proveniente dalla Tenuta di Contessa Entellina che «unisce note di frutta rossa, gelso e mirtillo a note balsamiche e a delicati sentori di liquirizia e tabacco dolce», poi Rosa – un inedito vino rosato, dalla personalità fruttata e floreale.

Cantina Castellare di Castellina con i Sodi di San Nicolò

Fondata nel 1977 in Chianti Classico, la cantina Castellare di Castellina ha deciso di trasformare, sin dalle origini, l’etichetta de I Sodi di S. Niccolò in una piccola gemma artistica, affidando alle illustrazioni dell’ornitologo e naturalista britannico John Gould il compito di far brillare la bottiglia. Inoltre, per festeggiare i quarant’anni di vendemmie del cru, si è deciso di porre a corredo un volume che contiene una raccolta dei suoi disegni di volatili, 40 per l’esattezza, come le annate.

Cantina Masciarelli

Montepulciano d'Abruzzo Riserva
La bottiglia di Montepulciano d’Abruzzo Riserva Villa Gemma con l’etichetta The Harvest

Masciarelli Tenute Agricole nasce nel 1981 a San Martino sulla Marrucina, piccolo paese collinare a sud di Chieti. Dal 2008 è la moglie di Gianni Masciarelli, Marina Cvetic, insieme alla figlia Miriam Lee Masciarelli a guidare l’azienda, una delle punte di diamante tra i vini abruzzesi. Per celebrare i quarant’anni dalla fondazione è nato Masciarelli Art Project, format di residenza che prevede di ospitare ogni anno uno o più artisti visivi. A dargli il la, Job Smeets, designer ironico-concettuale e fondatore di Studio Job, duo formato da lui e Nynke Tynage.

Alla fine della residenza al Castello di Semivicoli è nata l’installazione The Harvest e un’etichetta, disegnata a mano in ogni dettaglio, per il Montepulciano d’Abruzzo Riserva Villa Gemma. Vi compaiono elementi come il cinghiale, la rosa e la croce. Il Villa Gemma, che nasce da uve 100% Montepulciano, prevede abbinamenti gourmet con cioccolato, formaggi stagionati, selvaggina.

Cantina Loredan Gasparini

È dal 1964 che il Conte Loredan realizza la riserva speciale del Rosso di Venegazzù, derivata dall’originario vigneto “cento piante” con uve Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Malbec. Questa riserva è presto diventata l’icona della cantina Loredan Gasparini. Nel 1967 l’artista Tono Zancanaro ha dedicato alla Riserva Capo di Stato due opere, metafora del maschile (il vino) e del femminile (l’uva); parliamo delle due etichette Des Roses pour Madame e … pour Monsieur la Bombe. Il Capo di Stato (che nel 2011 ha ottenuto la medaglia d’Oro al Merano Wine Award) deriva il suo particolare nome dal fatto che, tra i primi seguaci del cru, vi fossero politici come il presidente francese Charles de Gaulle.

Cantina Pasqua

In Veneto, la famiglia Pasqua punta sull’arte a carte scoperte. Per suggellare la sua creatività ha scelto di condividere un vero e proprio Manifesto, incaricando l’artista italiano Giuseppe Ragazzini di concepirlo. Pasqua House of the Unconventional, svelata l’11 febbraio 2021 in piazza delle Erbe a Verona, descrive l’anima innovativa della cantina, la sua visione del futuro, il suo legame con la storia. Per le 7000 bottiglie dell’Amarone della Valpolicella 2013, Limited Edition Labyrinth, ha invece coinvolto Giorgia Fincato, giovane artista veneta. Il risultato? Un’etichetta serigrafata «che avvolge la bottiglia in un tratto continuo su più piani prospettici, nella quale il disegno diventa materico e si trasfigura in un labirinto».

Cantina Provinciale Laimburg

L’artista altoatesino Robert Bosisio si è occupato del restyling delle etichette per le linee Vini del Podere e Selezione Maniero della Cantina Provinciale Laimburg (Bolzano). I colori e le sfumature sono stati declinati per richiamare i rosati e ambrati paesaggi delle Dolomiti, come pure le palpitanti atmosfere tonali dell’Alto Adige.

Cantina Tomaresca

Ottenuto con uve Negroamaro in purezza, Calafuria è il rosato salentino di Tormaresca. Vanta una tonalità simile a quella dei petali di rosa e un profumo intenso, «con note fragranti di pompelmo rosa, pesca e fragranze floreali di viola». Con l’annata 2016, la magnum di Calafuria sfoggia l’etichetta disegnata dall’artista Valeria Petrone.

Donnafugata Bell'Assai
Donnafugata Bell’Assai, label di Stefano Vitale

Le Tenute Olbios

La bottiglia di Cangrande.17 di Tenute Olbios riproduce sull’etichetta l’opera Wolf like me di Andrea Ambrogio, in arte Gemello, rapper e artista romano. Il vino, viene spiegato, «al naso regala sensazioni nette ed intense di fiori rossi, di ciliegie, more e ribes, di cannella e vaniglia», mentre «in bocca è fresco e sapido, ma allo stesso tempo morbido, dai tannini ben torniti». Stupisce per la finezza degli aromi, eleganza dovuta all’esperta mano dell’enologa e titolare della cantina Daniela Pinna, che porta avanti la tradizione vitivinicola di famiglia con passione, dedizione e continua ricerca dell’eccellenza.

Cantina Dune Bianche

Francesca D'Andrea
Insanis di Francesca D’Andrea

La cantina Dune Bianche in Basilicata incarna l’anima bio con i natural wine di Giampiero Diruggiero: via i solfiti, via il controllo della temperatura, niente chimica, affinamenti ed assemblaggi audaci. Per Insanis, Malvasia Bianca di Basilicata, macerata per 130 giorni, Diruggiero si è affidato all’illustratrice e pittrice Francesca D’Andrea, che descrive il suo intervento come un «modo di rappresentare la Lucania: quella vera, cruda e schietta. Lontana dallo sfarzo e dalle luci del barocco. Una spremuta della mia terra in acciaio, ottenuta senza l’utilizzo dei raspi. La voglia di raccontare le cose da un’altra prospettiva, senza la pretesa di avere ragione ma ricercando sempre la verità». Nell’immagine da lei concepita vediamo un equilibrista che incede su un filo, sospeso nel vuoto, quasi volante sulle montagne lucane. Gli altri vini per i quali l’artista ha lavorato sono Musa (Moscato e Malvasia) e Lunatico (Sangiovese).

Champagne Veuve Clicquot

La bottiglia de La Grande Dame di Veuve Clicquot in vetro nero, con la sua etichetta gialla, è stata impreziosita da pois neri, a simboleggiarne le bollicine. A disegnarla, l’artistar giapponese Yayoi Kusama che, oltre alla label, ha firmato l’astuccio dello Champagne La Grande Dame 2012 e realizzato una piccola opera in 100 esemplari, My Heart That Blooms in The Darkness of The Night; frutto di 250 ore di lavoro, è composta da un vortice floreale che racchiude simbolicamente il volume della cuvée.

etichette artista vino
Etichetta Musa, Cantine Dune Bianchi, artwork di Francesca D’Andrea

Nell’immagine in apertura, l’etichetta della bottiglia Donnafugata Dolce&Gabbana Sicilia Doc Rosato

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