La scommessa (vinta) di Luca Guadagnino a Venezia 79

“Il mio film? È stato – e sarà, quando uscirà (il 23 novembre per Vision, ndr) – una scommessa”. Luca Guadagnino commenta così il suo nuovo film, Bones and All, presentato alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia dove ha vinto il Leone d’argento. Siamo al Lido e poco distante dal red carpet che ha fatto con sua madre Alia, il regista ci parla della vittoria “inaspettata” e di questo film che “è molto complesso sulla carta, perché parla di cannibali”. “È una di quelle cose da cui le persone non sono attratte – aggiunge – è un’ibridazione di generi, è un horror, ma contemporaneamente sublimato in un film d’amore”.

Luca Guadagnino art
Luca Guadagnino, vincitore del Leone d’Argento a Venezia 79 per la regia di Bones and All (artwork by Jacopo Ascari)

Bones and All, un horror sublimato in una storia d’amore

In effetti Bones and All è la storia di due adolescenti: Lee, interpretato da Timothée Chalamet, e Maren, interpretata da Taylor Russell, vincitrice del premio Mastroianni come giovane attrice emergente. Entrambi cercano di trovare il proprio posto nel mondo senza l’aiuto delle famiglie. Sono ragazzi tormentati, ma non molto diversi dai loro coetanei se non per il fatto che per vivere hanno bisogno di nutrirsi di carne umana. Sì, avete letto bene: Maren e Lee sono due cannibali e il regista di Io sono l’amore, Splash, del fortunato Chiamami col tuo nome e molti altri, ce l’ha raccontata.

Maren è stata appena abbandonata dal padre che se n’è andato di casa dopo che lei ha cercato di divorare una compagna di scuola (a cui ha lasciato giusto qualche dollaro e una cassetta nella quale ha registrato la sua storia di cannibale, cominciata quando, ancora piccolissima, aveva mangiato la sua babysitter) mentre Lee – magrissimo, e anche lui grande appassionato di carne umana – è in fuga dalla sua famiglia con cui non ha più rapporti, se non con la sorella. “Tra i due ragazzi inizia così un’amicizia che diventa presto una love story on the road”, aggiunge Guadagnino, “tra fuga e ricerca lungo strade polverose e deserte, un tipo di paesaggio che sognavo da tempo di poter usare come ambientazione in un film, perché fa parte dell’immaginario filmico con il quale sono cresciuto”.

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Il regista con i due protagonisti del film, Timothée Chalamet e Taylor Russell (ph. Ansa)

“Quando vengono fuori film faticosissimi da realizzare, come genitori orgogliosi per loro ci si augura sempre il massimo”

Non lasciatevi influenzare dalla storia di cannibalismo e andate a vedere questo film che merita davvero permettendovi così – come ha spiegato il regista – “di mettervi nelle scarpe di personaggi che sulla carta non avreste mai avuto interesse a seguire”. Un film a suo modo speciale sul loro destino amoroso e sulla loro maniera di interpretarlo e viverlo. “È un grande onore questo premio, ringrazio molto la Biennale, ha commentato l’autore. “Non sarei qui stasera se non fosse per Alberto Barbera che decise di invitare quel folle mio film di vent’anni fa, ‘The protagonists’. Fare film è la mia vita, lo faccio fin da quanto avevo 8 anni con i miei Super8 e grandi compagni di viaggio che sono qui stasera”.

“Il cinema – conclude – non conosce geografia e non conosce confini per questo dedico il premio a Jafar Panahi e Mohammad Rasoulof, arrestati dal governo iraniano. Viva loro, viva la sovversione e viva il cinema!”. Andrà agli Oscar?, gli chiediamo prima di andare via, e lui: “Diciamo che quando si fanno film che sono faticosissimi da realizzare, che ogni giorno devono affrontare tante problematiche, quando vengono fuori al mondo, come genitori orgogliosi per loro ci si augura sempre il massimo”. Ne sentirete parlare, dunque, e ancora a lungo.

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Guadagnino durante il discorso di ringraziamento per il premio ricevuto (ph. by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Nell’immagine in apertura, Luca Guadagnino secondo l’illustratore Jacopo Ascari

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