Quando meno e più

È uno dei fotografi più famosi al mondo, un editore di magazine di successo da Dazed and Confused ad Hunger, amante dei cani, del cinema e innamoratissimo di sua moglie, la top model Tuuli. Rankin, all’anagrafe John Rankin Waddel, ha raggiunto traguardi di successo ineguagliabili dagli anni 90 ad oggi, delineando uno stile sperimentale, diretto e riconoscibile. Eppure ci dice che è alla scoperta di una nuova forma di fruizione della fotografia, quella che punta sulla spontaneità e sull’impatto che ha sugli occhi di chi la scopre. Ha infatti inaugurato a dicembre una delle sue mostre più radicali: Less is more. Curata da Ulrich Ptak alla Kunsthalle Rostock e concepita come una retrospettiva dei suoi lavori più sperimentali e controversi stampati in maxi scala, la mostra vuole prima di tutto scuotere lo spettatore, costringerlo a riflettere su quello che sta vedendo. Sia che lo ami o che lo odi. Per Rankin non ci sono mezze misure, né mezze emozioni, né mezze risposte. Ecco cosa ci ha detto.

Ci racconti il concept di Less is More?

Il significato è alla base di tutto, si riesce a vedere di più vedendo di meno. Una riflessione sul modo in cui consumiamo immagini ogni giorno, bombardati dai click e condivisioni, dove vedere meno per un attimo può evocare emozioni e significati più profondi. Ho scelto di far stampare le immagini su grande scala in modo che chi entrasse nello spazio avesse la sensazione di essere in presenza di un’installazione. Volevo il fattore “wow”, creando qualcosa che sa magico, che ti rimane impresso.

Cosa ne pensi di tutta questa voglia di apparire?

La trovo davvero una cosa noiosa. È come se tutti volessero creare il brand di noi stessi. Lo trovo davvero triste.

Cos’è secondo te la vera bellezza?

Non ho dubbi: mia moglie.

Cosa ne pensi del fenomeno curvy?

Non penso che sia un fenomeno, forse se ne parla di più oggi ma esiste da un bel po’. Tutto quello che posso dirti è che amo donne e uomini di ogni taglia e forma. La bellezza è negli occhi di chi la guarda.

Qual è la parte del tuo lavoro che ami di più?

Mi piace proprio l’atto in sé, è quello che mi dà la carica, è la mia visione sul mondo.

Quali sono i segreti di un bravo fotografo?

Non rubare l’anima di nessuno. Mi piace giocare con chi ho di fronte all’obbiettivo ma non voglio cambiare l’attitudine di nessuno. La foto è un’espressione di se stessi, deve essere scattata con serietà e allo stesso tempo non va presa con serietà. Ogni scatto deve essere spontaneo, seguo il mio istinto e documento la mia impressione di chi ho di fronte. L’energia di ognuno deve essere percepita in ogni foto.

Qualcuno che non hai ancora fotografato…?

Barack Obama, salterei di gioia se avessi l’opportunità di potergli scattare un ritratto.

A parte la fotografia quale altre passioni hai?

Mi piacciono molto i cani, ho una vera passione per questi animali incredibili. Trovo incredibilmente rilassante guardare film.

Se non fossi stato un fotografo cosa avresti voluto essere?

Un editore di riviste, sono riuscito a fare anche quello!

 

Less is more curata da Ulrich Ptak, fino al 28 Febbraio 2016 presso il Kunsthalle di Rostock – Hamburger Str. 40, 18069 Rostock, Germania.

 

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