Radiografia di un cult: i Persol 649

Lo scorso giugno, in piena fashion week maschile, un party al bar Martini Dolce&Gabbana ha salutato il lancio di una speciale collezione eyewear, realizzata dal duo di stilisti con Persol. Quattro occhiali, due da sole, altrettanti da vista, impossibili da ignorare dato il carattere bold delle montature, tra silhouette D-frame enfatizzate, audaci combinazioni coloristiche, scritte-logo gigantizzate sulle aste, un cordino gommoso da agganciare ai terminali; in sostanza, una trasformazione – radicale – del modello più rappresentativo del brand sabaudo, identificato dal codice 649. Un’icona a tutti gli effetti, inclusa in quanto tale nella mostra della Triennale Storie. Il design italiano, che nel 2018 ha compendiato il meglio della progettazione tricolore attraverso 180 oggetti innovativi, esteticamente pregevoli e amati dal pubblico.

Persol 649 limited edition
Occhiali della limited edition lanciata per il centenario del marchio, con dettagli in oro 18 carati

Dai tram torinesi al grande schermo, un successo pluridecennale

Disponibili oggi in decine di tonalità, oggetto di (re)interpretazioni d’autore (ci torneremo), le origini dei sunglasses su cui Persol ha costruito buona parte della propria fortuna non lasciavano certo presagire i gloriosi trascorsi che li avrebbero resi un cult. Si parla, infatti, di un occhiale modellato sulle necessità dei tranvieri, che all’epoca (siamo nel 1957) guidano mezzi sprovvisti di finestrini, dunque lenti grandi e frontale sagomato, per proteggersi da polvere e vento.

Persol 649 colori
Varianti cromatiche della montatura 649

Nulla di sorprendente, tuttavia, per una griffe che ha instillata già nel nome, in forma acronimica (è la contrazione di “per il sole”, descrizione tanto sintetica quanto efficace dei prodotti), la sua vocazione alla funzionalità, nello specifico alla schermatura dai raggi solari. Non per nulla i primissimi occhiali, nel 1917, erano tarati sulle esigenze pratiche di aviatori e piloti, che il fondatore Giuseppe Ratti, titolare dell’ottica Berry di Torino, intendeva soddisfare grazie ai Protector, subito adottati da vari corpi aeronautici nazionali e idoli del tempo (due su tutti, il vate D’Annunzio e il campione di Formula 1 Juan Manuel Fangio).

Persol modello 649
I sunglasses Persol 649

Nei decenni successivi, Ratti si sarebbe rivelato un instancabile pioniere, brevettando innovazioni divenute pietre angolari dell’azienda – e dell’occhialeria nel suo complesso, a cominciare dal sistema Meflecto, introdotto negli anni Trenta, con stanghette flessibili che possono adattarsi a qualunque fisionomia, facilitando la calzata. Arriveranno poi Victor Flex, il ponte a tre intagli che garantisce maggiore curvatura e aderenza al volto, e ovviamente la peculiarità fondamentale del marchio, la Freccia, l’attacco a cerniera dalle linee affilate suggerite, pare, dalle spade in uso nell’antichità. Tutti elementi dispiegati, con dovizia di know-how manifatturiero, nei 649.

Persol 649 occhiali

Le star del cinema conquistate dagli occhiali del marchio

Dai tram del capoluogo piemontese al regno rarefatto dello charme maschile, veicolato allora soprattutto dalle stelle del cinema, il passo è insospettabilmente breve; merito di Marcello Mastroianni, protagonista di Divorzio all’italiana. Nel film di Pietro Germi del 1961, il “divo involontario” (come da titolo della biografia dedicatagli da uno dei suoi amici più intimi, Costanzo Costantini) è il barone Cefalù, fedifrago dalla condotta discutibile ma raffinatissimo, col bocchino tenuto sempre di sbieco, le robe de chambre, gli abiti gessati, le cravatte scure sulla camicia inamidata e, giustappunto, la montatura del produttore torinese.

Marcello Mastroianni Divorzio all'italiana
Marcello Mastroianni in Divorzio all’italiana

Dopo qualche anno, precisamente nel 1968, a consegnare al mito il 714, “fratello” della montatura di punta della casa (che, alle succitate qualità costruttive ed estetiche, aggiunge una novità capace di innescare una rivoluzione copernicana nell’eyewear, cioè la struttura folding, che permette di piegare l’accessorio fino a fargli assumere la dimensione di una singola lente) è Steve McQueen. Ne Il caso Thomas Crown, l’attore di cui Vasco Rossi sognava di emulare la vita spericolata indossa i panni – sartoriali, s’intende – del miliardario blasé dedito alle rapine, da compiere però in azzimati completi tre pezzi, maglioni Aran color burro e giacche Harrington; outfit che, inizialmente, non comprendevano i sunglasses Persol, McQueen tuttavia se n’era invaghito e li inforca in questa e altre pellicole capitali della sua filmografia, nell’ordine Bullitt, Getaway!, Le 24 ore di Le Mans, come pure fuori dal set.

Persol Steve McQueen
Thomas Crown/Steve McQueen con i Persol 714 (ph. by Silver Screen Collection/Getty Images)

Persol e Hollywood, un legame solido oggi come ieri

A quel punto il legame con la settima arte è solido, negli anni a venire si snoderà attraverso collaborazioni con le principali manifestazioni internazionali (dalla Mostra del Cinema di Venezia ai Nastri d’argento), campagne pubblicitarie che arruolano fascinosi interpreti americani (Vincent Gallo, Scott Eastwood), uno stuolo di utilizzatori famosi da who’s who hollywoodiano, prima Al Pacino, Jack Nicholson, Isabella Rossellini, poi Leonardo DiCaprio, Ryan Gosling, Daniel Craig, Adrien Brody, Jay-Z, Chris Pine, Alexander Skarsgård, l’Armie Hammer di Chiamami col tuo nome… Star del firmamento cinematografico conquistate, al pari dei comuni mortali, dal connubio di charme e impeccabilità tecnica del modello, frutto del certosino lavorio (richiede giorni interi) necessario per assemblare, a mano, gli oltre 40 componenti di ogni paio nella fabbrica di Lauriano, non troppo distante da Torino.
Persol, insomma, costituisce un ottimo esempio della decantata eccellenza artigiana del Paese, tutelata finanziariamente da Luxottica, gigante del settore che ne ha rilevato la proprietà nel 1995.

Pierce Brosnan
LOS ANGELES, CA – FEBRUARY 08: Rapper Jay-Z arrives at the 51st Annual Grammy Awards held at the Staples Center on February 8, 2009 in Los Angeles, California. (Photo by Larry Busacca/Getty Images)

Ryan Gosling (ph. by Derek Storm/Splash News), Adrien Brody (ph. by Alfonso Catalano/SGP Italia), Pierce Brosnan, Jay-Z

Rivisitazioni d’autore di un’icona dell’eyewear

Si diceva all’inizio della collab con Dolce&Gabbana, d’altronde anche le icone hanno bisogno di aggiornamenti, seppur minimi, per perpetuare la loro allure scansando, al contempo, l’effetto reliquia. La prima risale al 2020, e consta di tre combo cromatiche (con montature in acetato marrone, avana o bianco matt abbinate, rispettivamente, a lenti sfumate nelle tonalità del verde, nocciola e grigio) messe a punto da Jean Touitou di A.P.C., maison parigina che ha fatto dell’abbigliamento basic di buona fattura un (proficuo) credo di stile.

Persol A.P.C. collezione
Le colorazioni della collezione Persol x A.P.C.

L’anno seguente, il bis con un’iniziativa ancor più sorprendente perché coinvolge il brand omonimo di Jonathan Anderson, avanguardista lambiccato uso ai concettualismi, in teoria lontano dal design timeless del best-seller del marchio. Lo stilista nordirlandese, in questo caso, si limita a screziare di colori carichi (rosso, blu) o tenui (ambra, rosa, degradé) frontale e aste dell’originale; un intervento che non intacca minimamente l’essenza dei 649, accessorio che – confida Anderson a Esquire – «mi fa pensare all’idea stessa di perfezione». Se lo dice una delle voci più autorevoli della moda contemporanea, c’è da crederle.

JW Anderson Persol
Il 649 secondo JW Anderson (ph. by Tyler Mitchell)

Persol 649 sunglasses

 

© Riproduzione riservata

x

x