Joshua Sasse, uno stacanovista che si divide tra set, poesia e ambientalismo

Attore, scrittore, poeta: si presenta così, su Instagram, Joshua Sasse, che da ieri gli spettatori di Fox possono apprezzare in Monarch, musical drama sulla famiglia texana dei Roman, a capo di un impero del country retto dalla matriarca Dottie (la gigantesca Susan Sarandon), attorno alla quale orbitano gli altri personaggi, compreso il “suo” Luke. Tre sostantivi che, effettivamente, danno conto delle tante attività cui si dedica questo 34enne londinese dagli occhi verdi, sempre sorridente e disponibile, nonostante una mole di impegni da far impallidire Stachanov.

Joshua Sasse
Joshua Sasse, ph. by Kevin Scanlon

Già il suo curriculum si discosta parecchio da quello “classico” dell’attore divorato dal sacro fuoco dell’arte: cresciuto in Nepal, si arruola come ufficiale nell’esercito britannico ma, ammaliato dalla possibilità di dar vita a personaggi ogni volta diversi che è propria della recitazione, molla tutto per frequentare la Hurtwood House e, quindi, i corsi del Cygnet Theatre di Exeter, girando le città europee in tournée, prima di trasferirsi oltreoceano alla ricerca di un salto di qualità; che arriva, regalandogli il ruolo principale nella serie musicale Galavant e altre parti in produzioni televisive (Rogue, No Tomorrow) e cinematografiche (Frankenstein’s Army).
In parallelo, coltiva il suo amore per la letteratura scrivendo due romanzi, un libro di viaggio e raccolte di poesie (forma letteraria per cui ha un penchant, al punto da dedicarle il podcast The Poet’s Voice) e si tuffa in varie attività imprenditoriali, lavorando in un’officina di auto d’epoca, gestendo un caffè in Australia, lanciando la Classic Zambia Safaris. Last but not least, l’impegno profuso nell’ambientalismo, che lo porterà presto in Antartide, a documentare le drammatiche conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai. Sasse si mostra determinato a supportare le cause che gli stanno a cuore perché «ho dei figli, non voglio lasciare loro il pianeta in condizioni peggiori di quelle in cui l’ho trovato».

“La serie è stata l’occasione per dedicarmi a un’ottima sceneggiatura drammatica, con attori e registi di talento”

Monarch serie tv
Il cast di Monarch (ph. ©Fox)

Verranno trasmessi a settembre i primi episodi di Monarch, come ti senti alla vigilia dell’uscita di un serial atteso e dal cast stellare, con protagonista il premio Oscar Susan Sarandon? C’è qualche aneddoto o ricordo specifico del set che vuoi condividere coi lettori?

È passato più di un anno da quando abbiamo iniziato a girare, quindi siamo tutti eccitati all’idea di condividere col pubblico il risultato finale. Per ciò che concerne gli aneddoti, non sono certo di poterne parlare in modo conciso… Per me la serie è stata l’occasione per dedicarmi finalmente a un’ottima sceneggiatura drammatica, con attori e registi di grande talento. Il lavoro fatto con Susan (Sarandon, ndr) è stato un momento davvero significativo della mia vita, adesso tra l’altro è una delle mie amiche più care.
Ci sono diverse persone speciali nel cast di Monarch, sul set abbiamo legato molto, come una famiglia; certo, il team che ha curato il casting per Fox ha lavorato magnificamente – io e Anna (Friel, che interpreta sua sorella, Nicolette “Nicky” Roman, ndr) ne rideremmo, ci assomigliamo così tanto, ma la dinamica familiare che si è creata era reale, sincera, le riprese sono state splendide.

Susan Sarandon Monarch
Joshua Sasse sul set con Susan Sarandon (foto dal profilo IG @joshuasasse)

In quali progetti sei impegnato al momento?

Contano anche i bambini? Sono stato via quasi dodici mesi l’anno scorso, per i vari impegni lavorativi, quindi adesso mi sto godendo lo stare insieme a mia moglie e i miei figli. Viviamo in Australia, è bello poter sparire per un po’, penso sia necessario.

“Ho sempre trovato insensato avere degli eroi se, poi, non si cercava di perseguire attivamente l’emulazione”

Joshua Sasse actor
Joshua Sasse, ph. by Kevin Scanlon

Attore, poeta (durante la pandemia hai lanciato The Poet’s Voice e stai lavorando al libro The Poetry Orchard), attivista, imprenditore (hai co-fondato Classic Zambia Safaris, specializzato nell’organizzazione di safari che hanno l’obiettivo di far scoprire – e tutelare – la meravigliosa natura del continente africano), avventuriero instancabile… C’è un fil rouge che tiene insieme tutto questo?

Un tempo non era così insolito per le persone avere molte frecce al proprio arco, e poi ho sempre trovato insensato avere degli eroi se, poi, non si cercava di perseguire attivamente l’emulazione. Sono cresciuto in una regione sperduta dell’Himalaya, il mio padrino era un esploratore polare, mio padre un poeta, sto semplicemente tenendo alta quella bandiera. Amo la vita all’aria aperta, in spazi il più possibile remoti, dove trovo un senso di pace, alla fine credo sia questo ad attrarmi. Per quanto riguarda la poesia, è sempre stata una forma d’espressione che sentivo mia.

“La poesia è un modo per spiegare la propria visione della vita, ha a che fare con tutto ciò che ci rende umani”

Parlaci del tuo amore per la poesia: quando è nato, come e perché? Cosa ti piace di più di questo genere letterario?

Come ho detto, mio padre, morto quand’ero giovane, era un poeta; la poesia è stata probabilmente un modo per entrare in contatto con lui.
Ho frequentato la scuola di teatro a 15 anni e iniziato a lavorare abbastanza presto, non ero granché appassionato di musica – tutto ciò che ascolto si riduce ancor oggi a Van Morisson, perciò quest’arte letteraria ha colmato un vuoto adolescenziale.
C’è un verso di Byron che recita «per mescolarsi con l’universo, e sentire ciò che non posso esprimere, eppure non posso celare»; nella vita è insito una sorta di enigma mistico, dobbiamo cercare di tradurre le emozioni che proviamo, quando esperiamo il mondo sulla pagina o con altre persone. Ad essere davvero speciale, della poesia, è la sua struttura, che richiede concisione (immagina un’opera che duri solo 30 secondi!); Paul Valéry sosteneva che le impedisce di dire tutto, bisogna perciò affidarsi a un’assoluta onestà e chiarezza, come pure a una profonda conoscenza del linguaggio. È un modo per spiegare la propria visione della vita, ha a che fare con tutto ciò che ci rende umani.

Galavant serie

“Contrasto del riscaldamento globale e biodiversità sono sinonimi di sopravvivenza”

Supporti diverse cause ambientaliste, ce n’è qualcuna che ti è particolarmente cara, che pensi sia urgente divulgare e affrontare?

Contrasto del riscaldamento globale e biodiversità sono sinonimi di sopravvivenza, non potrei fare diversamente. Ho dei figli, non voglio lasciare loro il pianeta in condizioni peggiori di quelle in cui l’ho trovato.
La situazione del bracconaggio africano, negli ultimi dieci anni, è stata peggiore che nei trenta precedenti, un fatto sconcertante; nel Parco nazionale dello Zambia, dove opera la nostra impresa, sono stati uccisi 12.000 elefanti in un decennio, in un’area sette volte più piccola di Rhode Island, è scioccante, sul serio. Anche in Antartide, dove il mio padrino ha una base, i ghiacci intorno alla terraferma si stanno sciogliendo a una velocità spaventosa. Credo sia solo questione di educazione, se l’opinione pubblica realizza cosa sta succedendo, questo può tradursi in un cambiamento a livello politico.

Cosa pensi – e speri – ci sia nel futuro di Joshua Sasse?

Diciamo che se Paolo Sorrentino o Guillermo Del Toro mi chiamassero a colazione per offrirmi un ruolo, sarebbe fantastico.

Monarch Luke Roman

Nell’immagine in apertura, Joshua Sasse fotografato da Kevin Scanlon

© Riproduzione riservata

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