Alessio Praticò, l’arte della versatilità

Studi alla scuola di recitazione del Teatro Stabile genovese, un’infilata di parti ottenute subito dopo esserne uscito, due importanti riconoscimenti nel giro di tre anni (il premio Federico II al festival La Primavera del Cinema Italiano, nel 2016, il premio Vincenzo Crocitti International nel 2019), la partecipazione, dal 2016 in avanti, alle produzioni “giuste” (Il cacciatore, Il miracolo, Lo spietato, Il traditore, Blocco 181…) che ne fanno un volto familiare per gli spettatori di serie e film italiani. Si potrebbe riassumere così la traiettoria ascendente di Alessio Praticò, attore 36enne tra i più richiesti – e dotati – della sua generazione; come dimostra la manciata di titoli in arrivo a breve sui nostri schermi, che gli hanno permesso, confida a Manintown, di tenere «vivo il lato fanciullesco, il bambino che alimenta la passione e mi fa vivere questo mestiere con entusiasmo, sopportando volentieri i sacrifici che richiede».

Hai parecchi lavori in uscita, è un periodo intenso per te…

Decisamente, dal 26 ottobre è disponibile su Disney+ Boris 4, sono una delle new entries. Il 30 novembre, poi, sarà la volta di Il mio nome è vendetta su Netflix, action movie “puro” (genere cui non siamo abituati in Italia), dove impersono l’antagonista di Alessandro Gassmann. Sulla stessa piattaforma, a dicembre, arriverà Odio il Natale, versione italiana del serial norvegese Natale con uno sconosciuto. Uscirà prossimamente, infine, la serie Rai Il nostro generale, sulla figura di Carlo Alberto Dalla Chiesa.

“Credo che ogni regista ci lasci qualcosa, soprattutto alle prime battute del proprio percorso di crescita, sia umana sia professionale”

Un fermento professionale accresciutosi dopo l’ottima accoglienza di Blocco 181, come hai vissuto quel progetto?

Per fortuna ho sempre lavorato con una certa continuità, detto ciò Blocco 181 è stato una novità anche per me data l’idea alla base, cioè inscenare una sorta di sequel di Romeo e Giulietta, inserendolo però in una cornice crime. Si è creata così, a mio avviso, una narrazione coinvolgente di cui è stato bello essere parte, lavorando con i tre autori avvicendatisi alla regia, Giuseppe Capotondi, Ciro Visco e Matteo Bonifazi.
Un’esperienza davvero interessante, condivisa con Alessandro Tedeschi, che ho ritrovato sul set (i due hanno recitato insieme in Lo spietato e Blackout Love, nda), del resto quando si ha a che fare con la serialità il team diventa un po’ una famiglia.

Alessio Praticò serie
Ph. by Alessandro Rabboni

Tra i registi con cui hai collaborato, ce n’è qualcuno cui ti senti più legato?

Credo in verità che ogni regista ci lasci qualcosa, soprattutto alle prime battute del proprio percorso di crescita, sia umana sia professionale. L’Alessio degli inizi è diverso – ovvio – da quello che oggi si prepara per un nuovo lavoro. Per quanto ci sia stata una maturazione, però, rimane sempre vivo il lato fanciullesco, il bambino che alimenta la passione e mi fa vivere questo mestiere con entusiasmo, sopportando volentieri i sacrifici che richiede.

“È innegabile che le piattaforme abbiano creato maggiori possibilità, aumentando il numero di sceneggiature da portare sullo schermo”

I big dello streaming, cresciuti enormemente negli anni e ormai imprescindibili per il settore, hanno imposto una visione inedita dell’intrattenimento, difficile da classificare. Qual è la tua opinione in materia?

Netflix e simili hanno lanciato una nuova modalità di comunicazione, non starò qui a dire se è un bene o un male, comunque esiste, bisogna farci i conti. Chiaramente l’esperienza della sala o del palco manterranno la loro funzione, sono convinto che andare al cinema non sia paragonabile al vedere un film a casa; d’altro canto è innegabile che le piattaforme abbiano creato maggiori possibilità, aumentando le produzioni e, di conseguenza, il numero di sceneggiature da portare sullo schermo, soprattutto in forma seriale, dandoci la chance di raccontarle attraverso un arco temporale più lungo, caratterizzando al meglio i personaggi sia sotto l’aspetto della scrittura che di quello di chi dovrà effettivamente interpretarli o dirigerli.

Di personaggi, appunto, ne hai interpretati molti, spesso lontanissimi l’uno dall’altro, per quali ruoli ti senti più portato?

Per una mia indole un po’ “cialtronesca” preferisco confrontarmi con storie che virano sul comico o il tragicomico, tuttavia mi è capitato di frequente di dovermi calare in parti che richiedevano drammaticità, o comunque personalità sfaccettate. Resto convinto che la componente legata alla comicità sia fondamentale anche per opere all’estremo opposto dello spettro, si dice spesso che gli interpreti del genere soffrono due volte, necessitano di filtrare ciò che poi tireranno fuori. Nella commedia mi diverto forse di più, ma ho la fortuna – o sfortuna – di potermi adattare abbastanza bene al resto.

“Cinema e teatro sono due attività bellissime ma profondamente diverse e, in quanto tali, vanno gestite in maniere diverse”

A quando risale il tuo primo ingaggio?

Al periodo immediatamente successivo alla scuola del Teatro Stabile di Genova, con Antonia, opera prima di Ferdinando Cito Filomarino sulla vita della poetessa Antonia Pozzi, in cui interpretavo Remo Cantoni, filosofo suo contemporaneo. Ricordo che mi stavo preparando per l’esame di recitazione, fecero dei provini e, inaspettatamente, iniziai a girare subito dopo il diploma.

Alessio Praticò Boris
Ph. by Alessandro Rabboni

Da attore messosi alla prova con entrambi, preferisci il cinema o il teatro?

Vengo da una scuola in cui il teatro è alla base di tutto, se dovessi scegliere, sinceramente, non saprei rispondere, sono due attività bellissime ma profondamente diverse e, in quanto tali, vanno gestite in maniere diverse. Sul palcoscenico devi buttarti e catturare il pubblico usando voce e corpo, rimanendo credibile, al cinema è l’opposto, è il pubblico che viene a spiarti. Si tratta, perciò, di adeguarsi al mezzo.

Forse è l’action la cosa più lontana dalle tue corde…

(Ride, nda) Mi è capitato in passato di girare scene d’azione, ne Il mio nome è vendetta ho partecipato a qualcuna ma il lavoro sporco è toccato ad Alessandro, che si è molto divertito nel farlo.

Alessio Praticò Instagram
Ph. by Alessandro Rabboni

Nell’immagine in apertura, Alessio Praticò in uno scatto di Alessandro Rabboni

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