Milano Fashion Week A/I 2023: debutti, conferme e nuovi protagonisti del menswear

Inossidabili del made in Italy, “outsider” pronti a raccogliere il testimone dai big storici, orde di fan adoranti davanti alla Fondazione Prada, in visibilio per gli Enhypen, i magnifici sette – a quanto pare – del K-pop. Ristretta nei tempi (quattro giornate effettive di défilé/presentazioni, con gli show digitali a chiudere il calendario) ma intensa, la fashion week meneghina, appena terminata, ci consegna una discreta quantità di insight sulla moda uomo Autunno/Inverno 2023-24; da esaminare singolarmente, caso per caso, anche attraverso i disegni di Jacopo Ascari, che ha interpretato per MANINTOWN gli outfit di alcune delle principali maison.

Gucci 

Gucci autunno inverno 2023
Un look della collezione Gucci A/I 2023 (artwork by Jacopo Ascari)

Dopo il terremoto dello scorso novembre, col divorzio tra Gucci e Alessandro Michele, era scontato che la sfilata più attesa fosse quella del marchio fiorentino, orfano del demiurgo che ne ha (ri)plasmato l’identità a suo piacimento, dando fondo a una visionarietà randomica, pantagruelica, capace di unire Rinascimento e cyberpunk, pomposità da vecchia Hollywood e hippismo, trine e BDSM.

Un esercizio di sintesi complicato, che rasenta l’impossibile, infatti il team interno che per ora lo sostituisce se ne tiene alla larga, mantenendo sì qualche cardine della sua estetica passatista (le forme liquide di blazer, pantaloni con la piega e capispalla di derivazione ‘70s, la predilezione per le tonalità pastello, versioni rivedute e corrette dei tormentoni introdotti dallo stilista romano, come la borsa Dionysus, qui ampia e destrutturata, o le slipper Princetown, l’utilizzo – contenuto – del monogramma, che infittisce il canvas d’archivio Crystal GG), mescolato a lessemi del vocabolario gucciano desunti dal passato (ad esempio le chiusure a pistone della valigeria, volute da Tom Ford, o l’abbigliamento biker e il denim delavé, tra i bestseller dell’azienda all’inizio del millennio), ma asciugando sensibilmente uno styling che, da otto anni, procedeva per accumulo, per stratificazioni.
La prova, nel complesso, risente della mancanza di una direzione univoca, aggregatrice, trattandosi però di una collezione di transizione è giusto sospendere il giudizio, in attesa della nomina del successore di Michele.

Gucci A/I 2023-24 (ph. courtesy of Gucci)

Dolce&Gabbana

Dolce e Gabbana autunno inverno 2023
Dolce&Gabbana A/I 2023 (artwork by Jacopo Ascari)

Archiviato il more is more che aveva caratterizzato le ultime passerelle del brand, con l’A/I 2023-24 Dolce&Gabbana cambia drasticamente rotta, centrandosi sull’essenziale o meglio, sull’Essenza (titolo della show) del menswear poiché, argomentano Domenico Dolce e Stefano Gabbana, «avevamo voglia di tornare al Dna, abbiamo tutti gli occhi così pieni di immagini che ci siam detti “facciamo ciò che siamo, togliendo tutto”». Il duo, perciò, sfronda il guardaroba stagionale di barocchismi e orpelli vari, disegnando figure nette, chirurgiche nella loro precisione, costruite sugli evergreen dell’etichetta (inappuntabili completi di sartoria, coat lunghi, avvolgenti, camicie immacolate, maglioni handmade, stringate…), cui il nero profondo che domina in pedana (sostituto, occasionalmente, da toni di grigio – perla, ardesia, ghiaccio – e bianco), dona un gradiente ulteriore di compostezza.

Nella linearità rassicurante dell’insieme, ci si concede però qualche guizzo alla D&G, ad esempio nell’uso di panciere e fusciacche per sagomare la vita, configurando silhouette a clessidra (le stesse che vengono ottenute da lievi imbottiture sui fianchi della giacca), oppure nell’abbondanza di ricami in cristalli, en pendant col total black prevalente, un rimando, puntualizzano i direttori creativi, «alla roccia vulcanica bagnata dell’Etna e dello Stromboli». Strizzando l’occhio alla Gen Z, ossessionata dalle tendenze dei primi anni 2000, vengono poi riproposti i baluardi di quella (non più) vituperata decade, dunque jeans generosamente strappati, underwear da ostentare con fierezza, targhette in metallo con logo apposte un po’ ovunque, per parlare a una clientela che «usa la felpa perché è a portata di mano, ma ha la sensibilità per capire il valore del sartoriale».

Dolce&Gabbana A/I 2023-24 (ph. courtesy of Dolce&Gabbana)

Fendi

Fendi autunno inverno 2023
Fendi A/I 2023 (artwork by Jacopo Ascari)

Inventiva, solidità, comfort, raffinatezza: si muove lungo simili direttrici l’uomo immaginato da Silvia Venturini Fendi per la griffe eponima, facendo collimare dimensioni in teoria oppositive («la moda – nota – cerca qualcosa che sembra non esistere, formale ma casual, sportivo ma sexy, elegante ma rilassato, ho voluto condensare tutto») in maniera esemplare, senza mai prendersi troppo sul serio, ché nel suo ready-to-wear leggerezza calviniana ed eccelsa artigianalità vanno a braccetto. Ci riesce puntando sui tratti caratterizzanti della casa, ovvero proporzioni calibrate, armoniche, accessori funny (categoria nella quale grandeggia, potendo rivendicare la paternità della Baguette, it bag primigenia, che stavolta si porta all’altezza della cintola, come un lussuoso marsupio extra size, nonché della Peekaboo, ora arricchita da imbracature e tracolle), preziosità dei filati, lavorati a regola d’arte; l’elenco di questi ultimi è corposo, include cachemire reversibile, sete jacquard, pellami bruniti, shearling sottoposto a complessi trattamenti, dall’intarsio alla ceratura.

Materiali che, solo a vederli, trasmettono un senso di calore, impiegati nell’outerwear (variegato, preferibilmente cocoon, tra overcoat, caban, piumini, mantelle…) ma anche in top monospalla, borse, berretti, coperte frangiate, enormi sciarpe su cui s’imprimono, cubitali, le FF, che di quando in quando si estendono pure su golf in mohair e, in modo più discreto, sulle calzature, stivaletti o mocassini.
In ossequio al mood disco dello show (la soundtrack è opera di Giorgio Moroder, nientemeno), nel finale si largheggia in decori e appariscenza delle mise, con spruzzate generose di dischetti in metallo, per riflettere le luci della scenografia.

Fendi A/I 2023-24 (ph. courtesy of Fendi)

Neil Barrett

Neil Barrett fall winter 2023
Neil Barrett con i modelli che indossano la collezione A/I 2023 (ph. courtesy of Neil Barrett)

Nello showroom del quartier generale di Neil Barrett dove si tiene la presentazione, volutamente disadorno, tra cemento a vista, canaline e teloni di plastica, non c’è distinzione tra backstage e passerella. I modelli posano per i fotografi, a poca distanza da moodboard, relle, polaroid di ogni uscita; sfoggiano subculture uniforms, così le definisce il creativo britannico, che in – apparente – contraddizione col significato letterale della parola («abito uguale per tutti coloro che fanno parte di determinati corpi, associazioni, categorie», recita il dizionario Garzanti), sono concepite per distinguersi, per valorizzare l’individualità, aprendosi a infinite variazioni attraverso la scelta di specifiche cromie, accostamenti, modi d’indossare il singolo capo, che spetta sempre a chi lo acquista. Le uniformi cui si fa riferimento, peraltro, sono quelle di gruppi e sottoculture musicali seminali, che hanno contribuito a scrivere pagine fondamentali nella storia del menswear: punk, post-punk, rocker, casual, new wave.

Giubbini, paletot, pull d’ascendenza grunge, intessuti con motivi nordici distorti, quasi optical, pants dai tagli affilati, anfibi e altri pièce de résistance del marchio rappresentano, quindi, addendi di stile il cui risultato, contravvenendo alla proprietà commutativa, cambia a seconda dell’ordine in cui sono disposti. Il padrone di casa, in questo senso, suggerisce delle possibilità, giustapponendo volumi asciutti e rilassati, tracksuit e smoking, maglieria a rombi e cinquetasche metallizzati, tonalità sobrie e punte acide di azzurro, rosa, viola, senza mai derogare da una certa compostezza, dal minimalismo che, a cavallo tra gli anni ‘90 e 2000, permeava le collezioni della label, come provano gli occhiali da sole Metropolis, realizzati in collaborazione con Siens, compendio perfetto del menswear Neil Barrett.

Neil Barrett A/I 2023-24 (ph. courtesy of Neil Barrett)

Shanghai Tang

Shanghai Tang Milano
Shanghai Tang A/I 2023 (ph. SGP/courtesy of Shanghai Tang)

Le sale affrescate di Palazzo Serbelloni, gioiello neoclassico nel cuore della città, accolgono il défilé A/I 2023 Shanghai Tang, luxury brand di Hong Kong che si propone, fondendo armoniosamente cultura orientale e modernità occidentale, heritage e avanguardia, mestieri d’arte del Regno di Mezzo e sensibilità stilistica ultracontemporanea, di sradicare i tanti, coriacei preconcetti sul made in China.
L’intento è ambizioso, la griffe ha però dalla sua un patrimonio impressionante per quantità e qualità dei mezzi espressivi, pratiche millenarie tramandate da generazioni (pittura a inchiostro, calligrafia, tessitura della seta, ceramica, tra le altre).

In passerella, il clash tra un tale bagaglio di tecniche artigianali dell’Estremo Oriente e modellistica europea è potente. Il rischio di scadere nel folcloristico viene subito eluso, poiché silhouette ed elementi tipici del costume cinese s’integrano bene con i codici classici del prêt-à-porter. Così il tradizionale abito Tang, se guardato di lato, sorprende per il profilo leggermente architettonico delle maniche, mentre fitti ricami manuali (leitmotiv della maison, prendono spesso la forma della stella policroma, inscritta nel logo ufficiale) e stampe rigogliose istoriano ensemble basici, svelti, dalle linee sciolte, che restano leggiadri anche quando la figura si assottiglia, con giacche segnate sul punto vita dalla cintura. 

Ricorre il nastro, emblema dello spirito celebrativo infuso nella collezione (intitolata Tuanyuan: una riunione di famiglia, da intendersi come momento di condivisione e vicinanza), presente su cravatte, sciarpe, maglioni; alamari e colletti stondati vanno ad inserirsi, con delicatezza, su casacche di lana che imitano il denim, bluse, soprabiti, jeans dall’aplomb sartoriale.
A rimarcare il tono allegro, sfaccettato di «un mondo pieno di contraddizioni giocose» (così viene descritto nel comunicato), la ricchezza della palette colori, accesa dalle nuance corroboranti del verde fluo, fucsia, vermiglio, blu elettrico. 

Shanghai Tang A/I 2023-24 (ph. SGP/courtesy of Shanghai Tang)

Magliano

Magliano collezione 2023
Magliano A/I 2023 (ph. launchmetrics.com)

Ormai habitué della MFW Men’s, Luca Magliano, con l’ultima collezione della linea che porta il suo cognome, si conferma tra gli autori più maturi dell’orizzonte creativo italiano. Nonostante debba ancora compiere 36 anni, infatti, ha una visione nitida, personalissima della moda e, in generale, della mascolinità odierna, tarata su contenuti e voci relegate generalmente ai margini dall’industria fashion, cioè l’umanità varia che popola la provincia del Belpaese (operai, viveur, giovani ansiosi di farsi notare attraverso i vestiti, discotecari…).
Un discorso di nobilitazione delle figure “periferiche”, delle loro abitudini e tic vestimentari, che in quest’occasione prosegue al ritmo indolente, rallentato dei modelli (la maggior parte non professionisti), che sostano di fronte a una parete di sedie ammassate; oggetti che evocano mancanza, introspezione, precarietà, le medesime qualità riscontrabili nei look in pedana, dall’aria – ingannevolmente – rabberciata, dissonante, tra superfici contorte dall’(ab)uso di coulisse, asole e tasche modulabili, drappeggi sconnessi aggrovigliati sul torso, indumenti puramente utilitaristici, nodi sbagliati, pantaloni cadenti, fibre soffici (mohair, tulle, jersey, pile) intersecate da tessuti tecnici, spessi, compatti.
Un assemblage in apparenza confusionario, che assorbe persino vecchie coperte militari, tele macchiate, scarpe antinfortunistiche fornite da U-Power, leader nel settore dell’abbigliamento da lavoro, epperò del tutto coerente con la poetica dell’imperfezione di Magliano.

Magliano A/I 2023-24 (ph. courtesy of Magliano)

Dhruv Kapoor

Dhruv Kapoor brand
Dhruv Kapoor A/I 2023 (ph. Sonny Vandevelde)

Alla seconda sfilata nel calendario meneghino, Dhruv Kapoor (promotore di un approccio circolare al ready-to-wear, incardinato su materie prime di scarto, inclusione, valorizzazione dell’artigianato tessile indiano, con progetti che coinvolgono villaggi e comunità di tutto il paese) vuole dimostrare il potenziale insito nei paradossi di un’epoca contrassegnata da percezioni divergenti; secondo lui, sono sinonimo delle innumerevoli sfaccettature dell’animo umano, da vagliare per portare alla luce il nostro io migliore, propositivo, curioso, aperto al nuovo, lasciando nell’ombra i lati più ostili, problematici.
Date le premesse, è ovvio che l’A/I del designer viva di polarità, di costanti rimodulazioni e cambiamenti, nel segno dell’inusualità, dell’abbinamento stridente, della mise alternativa (nell’accezione più positiva del termine). Sfilano outfit investiti da colate materiche di colore, che paiono liquefarsi sulla stoffa, completi percorsi da zip o bottoni a pressione, tute oversize, denim orlato da copiose sdruciture, per enfatizzarne i profili, capi dai ricami articolati, su cui vibrano paillettes, cristalli e filamenti, che delineano fiori, volti, cuori arsi dalle fiamme.

Quattro le collab stagionali: Marsèll firma le calzature, Huma Eyewear gli occhiali, Bijules i gioielli. Merita un capitolo a parte la capsule con la casa di produzione nipponica Toho, quella della saga di Godzilla, riprodotto con dovizia di particolari in illustrazioni iperrealistiche, strisce a fumetti, disegni tipo anime. Kapoor traccia un parallelo tra la mostruosità del lucertolone creato, negli anni ‘50, da Ishiro Honda e gli alter ego “oscuri” di cui sopra, immaginando che anche i suoi poteri straordinari siano «un modo per accogliere, proteggere e rinnovare la nostra essenza».

Dhruv Kapoor A/I 2023-24 (ph. courtesy of Dhruv Kapoor)

Nell’immagine in apertura, il finale della sfilata A/I 2023-24 di Dolce&Gabbana (ph. courtesy of Dolce&Gabbana)

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