Artissima 2022, il direttore Luigi Fassi svela i punti cardine della 29esima edizione

174 gallerie, nel 59% dei casi straniere, provenienti da 28 stati; quattro sezioni ormai consolidate e tre curate; cinquanta tra curatori e direttori di musei di assoluto rilievo, selezionati per far parte di giurie o coinvolti in iniziative speciali; dieci tra premi, riconoscimenti e supporti assegnati durante la manifestazione. I numeri appena elencati danno la dimensione dell’importanza di Artissima, fiera di riferimento per l’art world (non solo) nazionale, che dal 4 al 6 novembre torna ad animare Torino con una messe di esposizioni, percorsi monografici, approfondimenti e progetti satellite che, dalla sede principale dell’Oval, si estendono a vari altri place to be culturali della città.

A unirli, il tema individuato quest’anno come minimo comun denominatore, Transformative Experience, un concetto elaborato dalla filosofa L. A. Paul che, nell’eponimo saggio del 2014, ne parla come di un’esperienza in grado di modificare nel profondo chi la vive, mettendone in crisi le aspettative più “razionali” e aprendogli prospettive inedite.

Artissima direttore
Luigi Fassi (ph. by Giorgio Perottino/Artissima 2022)

Ad illustrarci obiettivi, peculiarità e sfide raccolte dalla rassegna, sensibile per definizione allo zeitgeist di un’epoca attraversata da molteplici crisi e trasformazioni impetuose, è il neo-direttore Luigi Fassi; intervistato da Manintown, anticipa le novità di un’edizione, la numero 29, che «è anche un’enorme kunsthalle, dove si incrociano centinaia di opere, dalle quali si dipanano connessioni, narrazioni e incroci, dunque un luogo dove lasciar spazio ai propri desideri, alla speranza di sapere come l’arte sia oggi uno strumento di fiducia, ispirazione e ottimismo».

“Nel 2022 abbiamo voluto privilegiare un tema che raccontasse la volontà di ripartire e guardare avanti e, al tempo stesso, potesse approfondire cosa si cela nel nostro desiderio di lasciarci ispirare dall’arte”

Quali sono le aspettative alla vigilia di un’edizione che segna il ritorno al format fieristico canonico, dopo la parentesi “unplugged” del 2020 e quella “ibrida” dell’anno scorso?

La priorità, dopo due anni importanti per la fiera, benché caratterizzati dai limiti del Covid, è stata rilanciare tutta la forza della rete internazionale di Artissima, nei due pilastri attorno a cui è costruita, gallerie e collezionismo. In questo senso, il 2022 è stato un anno di viaggi, ricerche e contatti ad ampio raggio a livello globale, dall’Europa all’America, dall’Africa all’Asia.
In termini numerici, un dato chiave è quello delle 42 gallerie, per la maggior parte internazionali, che nel 2022 partecipano per la prima volta alla rassegna, testimoniando la sua attrattività e il suo saper essere un catalizzatore di investimenti di mercato e interscambi in ambito artistico. Ma Artissima opera su tanti livelli, facendo convergere differenti esigenze, quelle dei collezionisti (alla ricerca di scoperte piuttosto che di conferme), dei curatori con volontà di aggiornarsi e dei direttori museali, interessati a trovare idee per la costruzione del programma espositivo nelle rispettive istituzioni.

Marcos Luytens artista
Forbidden Pleasure, Marcos Luytens, 2021; courtesy Alberta Pane and the artist

“In tre decenni il rapporto tra Artissima e Torino è sempre cresciuto in termini di cooperazione e sinergie”

Come verrà sviluppato, in concreto, il tema scelto quest’anno come filo conduttore, Transformative Experience?

Individuiamo un tema guida per ispirare la progettazione di ogni specifica edizione di Artissima. Nel 2022 abbiamo voluto privilegiarne uno che raccontasse la volontà di ripartire e guardare avanti dopo le difficoltà del biennio appena trascorso e, al tempo stesso, potesse approfondire cosa si cela nel nostro desiderio di lasciarci ispirare dall’arte.

Transformative Experience rimanda a un saggio scritto nel 2014 dalla filosofia analitica Laurie Anne Paul, che inquadra il modo in cui affrontiamo le esperienze personali trasformative, che secondo lei sono quelle che non possiamo in alcun modo anticipare o prefigurare razionalmente, perché nulla può sostituirne il vivo manifestarsi come rivelazione di un territorio a noi ancora sconosciuto. Come anticipato, dal pensiero della studiosa americana abbiamo tratto un’ispirazione che vale anche per illuminare il modo in cui da appassionati viviamo l’arte. Chi nella propria vita sceglie l’incontro con un’espressione artistica, in tutte le sue forme rivelative, è già abituato all’esperienza arricchente dell’ignoto, ad avere fiducia nell’innovazione e nel potenziale del proprio cambiamento.

Il calcolo razionale, ribadisce Paul, non è in grado da solo di aprirci all’accoglienza dell’inatteso, anche quando quest’ultimo detiene un potenziale di grande positività. Occorre dunque accendere la dimensione del desiderio, ovvero desiderare conoscere cosa diventeremo attraverso le scelte trasformative che sapremo affrontare.
Abbiamo condiviso l’argomento con gallerie, artisti e curatori coinvolti nella ventinovesima edizione, intrattenendo un dialogo direttamente con L. A. Paul, che ha accettato di essere a Torino per condividere l’esperienza di Artissima; terrà una lecture all’Oval, sabato 5 novembre.

Alessandro Fogo
The brightest hour, Alessandro Fogo, 2022; courtesy the artist and Cassina Projects, Milan

“L’idea è avviare delle riflessioni critiche e interpretative su fenomeni come il rapporto dell’arte con NFT e metaverso, in cui si cerchi di coinvolgere artisti, addetti ai lavori e pubblico”

Accompagna le sezioni principali l’abituale corollario di mostre, premi e progetti speciali, che coinvolgono varie istituzioni e luoghi di Torino, dalla GAM al Museo d’Arte Orientale, fino all’estensione digitale Artissima Voice Over. Può indicarci gli appuntamenti da non perdere, dentro e fuori gli spazi dell’Oval?

All’Oval Artissima si presenta strutturata con le sue quattro sezioni storiche (Main Section, Monologue/Dialogue, New EntriesArt Spaces & Editions) e il ritorno in presenza delle tre curate, Disegni, Present Future e Back to the Future. Queste ultime sono guidate da un rinnovato team di curatori, che hanno fornito un nuovo approccio all’identità di ciascuna. Penso ad esempio a Irina Zucca Alessandrelli, che ha interpretato il disegno come strumento primario di creazione, individuando autori che lo adoperano come mezzo principale della loro pratica. In partnership con Juventus torna anche Artissima Junior, un workshop creativo per bambini, la cui regia artistica è affidata a Giovanni Ozzola.
Fuori fiera, un progetto importante è la mostra Collective Individuals, organizzata alle Gallerie d’Italia – Torino di Intesa Sanpaolo, in piazza San Carlo. Curata da Leonardo Bigazzi, affronta alcuni nodi sociali del nostro tempo presentando opere video – per lo più inedite nel nostro paese – di artisti rappresentati dalle gallerie partecipanti. So will your voice vibrate presenta invece tre lavori sonori di Riccardo Benassi, Charwei Tsai e Darren Bader, rispettivamente alla GAM, al MAO e a Palazzo Madama. Nel Salone delle Feste dello storico hotel Principi di Piemonte, poi, ci sarà un progetto personale di Diego Cibelli, Tempo rizomatico.

Yael Bartana
The Undertaker, Yael Bartana, 2019; courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Annet Gelink Gallery, Sommer Contemporary Art, Petzel Gallery

Cinthia Marcelle & Tiago Mata Machado
DÍVIDA [Trilogia do Capital] / Debt [Capital Trilogy], Cinthia Marcelle & Tiago Mata Machado, 2020-21; realization: Katásia Filmes, cinemari, Galeria Vermelho; courtesy the artists and Sprovieri Gallery

“Dalla prospettiva dell’osservatorio di Artissima abbiamo il privilegio di seguire il modo in cui gallerie, artisti e collezionisti si approcciano a cambiamenti e innovazioni”

Al di là dell’ospitare la sede – o meglio, le sedi – della manifestazione, cosa caratterizza lo stretto legame tra Artissima e la città sabauda, qual è il valore aggiunto apportato da quest’ultima?

Artissima è giunta alla sua ventinovesima edizione, in questi tre decenni il suo rapporto con Torino è sempre cresciuto in termini di cooperazione e sinergie. La settimana in cui ha luogo cambia il volto della città, rafforzandone i legami internazionali attraverso la rete artistica, divenendo così un progetto che offre una direzione di sviluppo di rilievo al capoluogo piemontese. Nei giorni della fiera, Torino accoglie un pubblico molto selezionato di operatori professionali dell’arte, collezionisti e anche giornalisti che, senza di essa, non avrebbero la città nella loro agenda.

Si è poi creata, negli anni, un’interazione continua tra Artissima, istituzioni cittadine e Piemonte, mediante un network territoriale che rende la prima un’esperienza esplorativa su più ambiti, dall’arte al turismo culturale, alla cultura agroalimentare. A questo va aggiunto che la fiera è da diversi anni pubblica, la sua proprietà è condivisa dalla Città di Torino e dalla Regione Piemonte, ed è incardinata nella Fondazione Torino Musei.

Diego Cibelli mostra
Totem Fuochi d’artificio 5, Diego Cibelli 2022; courtesy Alfonso Artiaco, Napoli, ph. by Grafiluce

“Artissima è anche un luogo dove lasciar spazio ai propri desideri, alla speranza di sapere come l’arte sia oggi uno strumento di fiducia, ispirazione e ottimismo”

Come altri ambiti, quello dell’arte contemporanea è stato travolto dall’ondata tech di NFT, realtà aumentata & co. e, se nel 2021 era stata lanciata l’iniziativa Surfing NFT, ora la piattaforma Beyond Production, in sinergia con l’OGR Award, esplorerà il metaverso. Lei cosa ne pensa?

Il progetto Beyond Production è nato in stretta cooperazione con la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, per affrontare il rapporto tra produzione artistica contemporanea ed evoluzioni della cultura digitale nei suoi sviluppi tecnologici ed economici, tra realtà virtuale e impatto ad ampio raggio sulla società. L’idea è avviare delle riflessioni critiche e interpretative su fenomeni come il rapporto dell’arte con NFT e metaverso, in cui, senza retoriche celebrative, si cerchi invece di coinvolgere artisti, addetti ai lavori e anche il pubblico, per avere degli strumenti in più e comprenderne così i possibili sviluppi. È fondamentale, sotto quest’aspetto, la presenza del polo delle OGR che, tra progetti artistici e incubazione di start up, ha accresciuto la capacità di Torino di produrre ricerca sui temi in questione.

Marco Giordano artist
To Disturb Somnolent Birds, Marco Giordano, 2020; courtesy l’artista e The Modern Institute/Toby Webster Ltd, Glasgow, ph. Patrick Jameson

A suo parere, quali sono le principali sfide poste al settore dalle innovazioni tecnologiche epocali che si profilano all’orizzonte, ulteriormente accelerate dal Covid?

Dalla prospettiva dell’osservatorio di Artissima abbiamo il privilegio di seguire il modo in cui gallerie, artisti e collezionisti si approcciano a cambiamenti e innovazioni, dal rapporto con le tecnologie digitali alle logiche di produzione delle opere, sino a quelle di comunicazione e di vendita, sempre all’interno di uno scenario completamente globalizzato. L’obiettivo è seguire e accompagnare questi ed altri cambiamenti in termini attivi e partecipati, contribuendo a valorizzare sempre di più la progettualità delle gallerie partecipanti e l’esperienza dei collezionisti.

“La fiera consente al visitatore un’esperienza speciale, permettendogli di immergersi in uno scenario composto soprattutto da gallerie e lavori di artisti nel pieno della forza creativa, dove domina il senso del cambiamento, di qualcosa colto nel pieno del suo farsi”

In una fase storica più incerta e tumultuosa che mai, tra guerra, strascichi pandemici, effetti del cambiamento climatico e una probabile, ennesima crisi economica, quale ruolo può svolgere una rassegna d’arte?

Una fiera d’arte è un’impresa commerciale finalizzata a massimizzare il profitto dei galleristi che vi partecipano, dunque la loro soddisfazione sotto il profilo economico e di network, e il nostro lavoro è finalizzato a produrre nuove opportunità di sviluppo per le 174 gallerie che partecipano nel 2022. Ma Artissima è anche un’enorme kunsthalle, dove si incrociano centinaia di opere, dalle quali si dipanano connessioni, narrazioni e incroci (che tra l’altro quest’anno, per la prima volta, racconteremo con la nuova iniziativa AudioGuide, in collaborazione con Lauretana e parte di Artissima Digital), dunque un luogo dove lasciar spazio ai propri desideri, alla speranza di sapere come l’arte sia oggi uno strumento di fiducia, ispirazione e ottimismo.

Diversamente da un museo, inoltre, consente al visitatore un’esperienza speciale, permettendogli di immergersi per alcuni giorni in uno scenario composto soprattutto da giovani gallerie e lavori di artisti nel pieno della loro forza creativa, dove domina il senso del cambiamento, di qualcosa che non è definito e istituzionalizzato, ma colto nel pieno del suo farsi. Immergersi in un simile scenario di trasformazione credo sia un privilegio.

Victoria Colmegna
Embroidering vest during vigil, Victoria Colmegna, 2022; courtesy Weiss Falk and the artist, ph. Gina Folly

 Petrica Stefan
Drawing Series, Petrica Stefan, 2022; courtesy 418, Munich, Cetate  

In apertura, una delle immagini che definiscono la visual identity della 29esima edizione della fiera (credits: FIONDA/Artissima)

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