The Savile Company: l’atelier per il gentleman contemporaneo

Quando si parla di sartorialità spesso si pensa all’immagine di vecchi sarti, abiti impeccabili ma pensati per l’avvocato o il manager classico e un po’ old style. 

Da un’idea di artigianalità ma riletta in chiave moderna e anche digital Alessio Cursi, imprenditore e amante del bien vivre, ha pensato a una piattaforma verticale di prodotti e servizi sul mondo “su misura” dedicata a nuovi Gentleman.

Alessio Cursi, fondatore di The Savile Company

Così è nato The Savile Company, un atelier per abiti e accessori su misura nel cuore di Milano (in via Rovello 18) ma anche un club di prodotti e servizi esclusivi per i propri clienti.

Racconta lo stesso Alessio Cursi, perfetto esempio di globetrotter 2.0: “Grazie a un ampio network di artigiani e realtà straordinarie rigorosamente Made in Italy riusciamo ad avere accesso ad un mondo di stile e design in grado di sviluppare progetti one-off esclusivi”. Da qui sono nate tante collaborazioni esclusivi con brand e aziende come Mini, Stilnovo, Holland&Sherry, Sacs, e Zagato, tanto per citarne solo alcuni.

The Savile Company è  un nuovo modello di business integrato (retali-digital) dove contenuti editoriali, prodotti e servizi BeSpoke si fondono in esperienze di acquisto e consumo uniche. E precisa Cursi, che è in prima linea impegnato nella supervisione creativa e produttiva: “ Vogliamo supportare i nostri clienti nella creazione di uno stile personale, trovando soluzioni e risposte ad hoc per le loro esigenze.

Ci basiamo su un’accurata scelta di tessuti e materiali, che culmina nel design e nello styling del prodotto, per ottenere il perfetto abito e accessorio ‘sartoriale’. Presentiamo un’offerta vasta e strutturata, che comprende tutto il mondo del tailoring ‘su misura’.

E grazie alla nostra rete di maestranze dislocate su tutto il territorio italiano, siamo in grado di offrire l’eccellenza su tutti i prodotti e categorie merceologiche: dalla sartoria con abiti, capi spalla, camicie, polo fino a tutta una serie di  accessori – sempre su misura – come  cinture, scarpe, cravatte, borse, fino alle valigie.”  

Un progetto che vuole portare una ventata di modernità  a un mondo che vede oggi la nascita di una nuova generazione di uomini che sono alla ricerca di qualità senza compromessi, ma con forme e materiali più ‘aggiornati’ e abbinamenti meno consueti.

E proprio per questo The Savile Company sviluppa, inoltre, “capsule collections” e “private label” dedicate, prodotte sulle specifiche necessità dei committenti.

I clienti possono infine ‘reinterpretare’ e recuperare abiti del passato, come il cappotto del “nonno” magari realizzato da sarti di un tempo con fitting over ma di  ottima qualità con spalle giganti che si usava portare un tempo, o il pantalone tanto amato ma con fondo molto largo non più adatto ai tempi.

Grazie a sapienti maestri anche questi capi possono essere trasformati, integrandoli con qualche capo per sostituire la giacca o il pantalone di uno spezzato oppure semplicemente giocare con cravatta, pochette e camicia.

Un Atelier dove la dimensione umana e artigianale incontra lo stile moderno e senza tempo, supportato dal digital e dalla cultura di un saper fare rigorosamente italiano.

www.thesavilecompany.it
Via Rovello 18, Milano
@thesavilecompany

Old Randa, le scarpe da Gentle Dandy

Per lui le scarpe sono l’equivalente della tela intonsa per i pittori o della pagina bianca per gli scrittori: una superficie su cui sbizzarrire la propria fantasia e far risaltare l’indole creativa. Lui è Andrea – Gatti all’anagrafe, Old Randa (vecchio randagio) per tutti – uomo dai mille interessi e talentuoso shoemaker, che ha fatto della patina la sua tela. Già, perché la vera passione di Gatti è la colorazione artistica delle calzature, detta con parole accessibili ai più. Il punto di partenza è sempre il medesimo, la scarpa con pellame in crust (bianco neutro) a cui Old Randa si accosta con estro e creatività. Una delle ultime applicazioni ideate da Gatti è il Grape Must, ottenuta dal mosto del vino. Le fasi di questa lavorazione sono varie e particolareggiate, le scarpe vengono dapprima immerse nel mosto per circa una settimana; successivamente si attua un processo di lavaggio. Per i due passaggi successivi, sempre a contatto col mosto, s’impiegano diverse settimane passate le quali, le scarpe vengono ripulite minuziosamente e infine vengono montate le suole personalizzate, con tavole antropologiche del ‘600 e viene effettuata la tipica bombatura delle calzature Old Randa. Il tocco finale viene dato dal cirage (lucidatura che regala alla pelle riflessi porcellanati) per esaltare ogni singola sfumatura data dal mosto e dal tempo intercorso. Non è finita qui. Le scarpe di Andrea possono avere anche la suola dipinta a mano, «La mia passione per i dettagli mi spinge a lavorare anche per 10 ore su un unico paio di scarpe» e il risultato non è mai uguale a nessun altro. Insomma, più che un pezzo unico, una calzatura irripetibile.

®Riproduzione Riservata

Loïc et giL, la Svizzera detta le nuove regole d’eleganza maschile

La passione per l’arte, la ricerca della cravatta perfetta, l’amore sconfinato per i figli sono i punti cardinali di questa nuova griffe di cravatte su misura, che dalla Svizzera vuole raggiungere gli armadi degli uomini più chic del mondo. Andiamo con ordine. Dietro la raffinata estetica di questo accessorio al maschile di Loïc et giL – no, non è un’errore l’iniziale del secondo nome minuscola, ma una precisa scelta grafica – si cela la scelta creativa di Paolo Luban, ginevrino doc, manager legato all’alta finanza, appassionato intenditore d’arte ed esteta raffinato. Non riuscendo a trovare una cravatta che rispondesse ai suoi rigorosi criteri di selezione, Luban ha deciso di fondare, nel 2015, un nuovo marchio dedicato all’eleganza da annodare al collo. È nato così Loïc et giL. Nel marchio si ritrovano lo stile desiderato da questo raffinato intenditore, riunito ai nomi dei suoi figli che compongono il logo, ma è anche il compendio della capacità produttiva made in Italy e della creatività svizzera, perché il manager impiega le migliori sete comasche e le manifatture italiane, con i disegni che provengono dalla sua esperienza in qualità di collezionista d’arte e profondo conoscitore. Infatti, alcuni fra i più bei motivi presenti in collezione sono ispirati alle opere pittoriche di François Morellet, esponente di spicco dell’astrattismo d’Oltralpe, o alle espressioni artistiche di maestri del calibro di Enrico Castellani e Klaus Staudt. Attualmente le cravatte sono disponibili sia nello store online, che presso alcuni selezionati department store come Harvey Nichols a Londra.

www.loicetgil.com

@Riproduzione Riservata

Maurizio Miri: professione designer. Di giacche

Per la giacca da uomo l’essenziale è lo stile. Non sarà un aforisma di Oscar Wilde, ma interpreta alla perfezione l’identità estetica di Maurizio Miri che, a questo caposaldo dell’abbigliamento maschile, dedica tutta la sua creatività. E lui è uno che di giacche se ne intende. Sarà per l’aria di moda respirata fin da bambino grazie all’attività dei genitori (a 14 anni è già responsabile della private label di famiglia) sarà per un’attitudine insita nel dna, fatto sta che Miri, le giacche maschili, le interpreta in maniera sempre nuova e inusuale. Sembra facile mantenere intatti certi canoni estetici di stampo tradizionale ed essere, al contempo, anche in grado di innovarli, ma solo alcuni ci riescono. Maurizio è uno di questi. Nato Mangano di cognome, ma chiamato affettuosamente Miri fin da piccolo, lo stilista, bresciano di origini ma cosmopolita nella visione, da subito procede nel suo progetto estetico su due direttrici parallele. Appaiono da un lato la pura creatività – che lo porta a ideare una tipologia di giacca reinterpretata nelle proporzioni e nei contenuti – dall’altro non si perde mai di vista la commerciabilità del capo finito, mescolando acutamente design e ricerca di prodotto. Il risultato è una identità maschile dal imprinting forte e ben delineato, che fa leva su stondature, insellature dalla spalla, millimetriche proporzioni della sciancratura e sull’utilizzo di tessuti di alta gamma, così da definire una nuova tipologia del vestire maschile. Un mix accuratamente calibrato di sartorialità moderna e attenzione all’utente finale che, fin dagli inizi del 2009, spicca nel vasto panorama del made in Italy. Dopo gli esordi a Pitti Immagine Uomo e la presenza come special guest al salone internazionale di White Milano, che hanno consolidato la sua caratura, oggi Miri si affaccia anche sul panorama femminile. Con la medesima identità stilistica.

mauriziomiri.com

@Riproduzione Riservata

Ettore de Cesare: una tradizione sartoriale che dura da tre generazioni

Passeggiando per Napoli – dove i vicoli sono sinonimo di tradizioni che questa città non abbandonerà mai – forse è ancora possibile scorgere l’ombra di uno scugnizzo. Magari uno di quelli intenzionati a lasciare la strada varcando la soglia di una bottega artigianale, la stessa che ha permesso ai sarti partenopei di creare abiti di alta qualità. È successo anche al nonno di Ettore de Cesare, titolare di una sartoria maschile che va avanti da tre generazioni. Spinto dalla volontà di sfuggire alle miserie della guerra, Ettore senior lavorò sodo per costruire un’eredità da trasmettere, affinando le proprie abilità nella storica sartoria Rubinacci, che serviva gli illustri clienti abituali frequentatori della città. Nel 1960 l’apertura del primo laboratorio in Piazza Carlo III, dalla metà degli anni Settanta, invece, il signor Ettore trasferisce arte e famiglia al Vomero. Oggi, nell’elegante showroom di Palazzo Vanvitelli, il nipote lavora seguendo l’esempio del nonno. “Realizziamo i nostri capi a mano, secondo i canoni classici della sartoria. Per le giacche utilizziamo i punti lenti e lavoriamo il collo allo stesso modo, impiegando tempo, esperienza e attenzione maniacale ai dettagli”. In sartoria il rumore dei ferri da stiro si mescola alla musica in sottofondo. Anche se la radio trasmette solo canzoni napoletane, Ettore è uomo del suo tempo, che viaggia per distinguere il meglio che il mondo ha da offrire. “Non a caso le nostre fodere, stampate e coloratissime, arrivano dall’Inghilterra e sono un vero marchio di fabbrica, come le giacche cucite a giro aperto o l’ampia manica che agevola i movimenti di chi la indossa”. Arte chiama arte: l’erede di questa dinastia ha un tocco particolare, ma sempre preciso quando si tratta di studiare e prendere le misure. “Maradona è stato qui – aggiunge – negli anni in cui il Vomero acquisiva il suo status e Napoli viveva un periodo di gran fermento”. Tempi perfetti perché continuassero a vivere vecchie leggende e ne nascessero di nuove, il tratto comune che sembra unire i destini di chi vive in questa città.

www.ettoredecesare.it

Credit Photo: Fabrizio Di Paolo

 

MANINTOWN incontra Giorgio Giangiulio. Il blogger e style storyteller qui racconta l’eleganza maschile sartoriale, andando alla ricerca di quelle eccellenze del Made in Italy che, con ago, filo e passione rendono gli uomini più raffinati e che costellano l’Italia in ogni regione.

 

 

Calabrese 1924: da un secolo (o quasi) prende gli uomini per il collo

Un gustoso pamphlet degli anni ’80 del secolo scorso esamina entomologicamente “follie e virtù, storia e attualità, psicologia e linguaggio” della cravatta. Presentato dal conte Giovanni Nuvoletti, famoso bon vivant e marito di Clara Agnelli, sorella dell’Avvocato d’Italia, l’Elogio della cravatta (Idealibri,1982), indaga a fondo su questo oggetto del desiderio maschile e sui suoi significati intrinsechi ed estrinsechi, rivelando pure preziosi indizi su come indossarla. Dettami validissimi anche adesso, a più di trent’anni di distanza, a dimostrazione che l’eleganza non è una questione di tempi o di diktat passeggeri e che la cravatta è tutt’ora protagonista per eccellenza del guardaroba maschile. Chi di eleganza da annodare attorno al collo se ne intende davvero è Calabrese 1924. A dispetto del nome, anzi del cognome, non siamo a Reggio Calabria e dintorni, poiché è un purissimo marchio napoletano di cravatte d’autore. La storia della griffe comincia negli anni ’20 all’ombra del Vesuvio, grazie all’intuito imprenditoriale di Eugenio Calabrese. Esteta e cultore del ben vestire, fu lui a fondare il piccolo laboratorio di sartoria da cui tutto ebbe inizio. Con Francesco, figlio del fondatore, le cravatte fecero il giro d’Europa e oltre, conquistando i colli più esigenti e raffinati. A Gaetano, e siamo alla terza generazione di creatori di stile, negli anni ’60 si deve l’invenzione delle pence posteriori, quelle piegoline di tessuto sull’interno della punta che incorniciano la fodera, così da non farla apparire lungo i bordi. Oggi, al timone di quello che può essere considerato uno dei cravattifici sartoriali più antichi d’Europa, c’è Annalisa, la figlia di Gaetano. Con lei la griffe ha ampliato e armonizzato la dimensione produttiva, affiancando alle preziose cravatte, sciarpe, borse e borsoni da viaggio, porta tablet e una capsule di beachwear. Sempre partendo dall’assioma che: eleganza vuol dire esprimere se stessi.

www.calabrese1924.com

@Riproduzione Riservata 

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