Identità creative di giovani visionari: Moodart ha qualcosa da dirvi

C’è chi ama definirla la perla formativa, nell’ambito della visual communication, del Triveneto, c’è chi afferma che i suoi piani didattici non abbiano nulla da invidiare alle più blasonate realtà internazionali, fatto sta che i suoi neodiplomati hanno davvero qualcosa da dire.

E lo fanno con progetti visivi indipendenti di cui sono i fautori grazie alla spinta geniale generata dalla freschezza delle nozioni acquisite e dalla voglia di imprimere sui social il proprio portfolio.

“Studia, impara, sperimenta, viaggia e, infine, lavora”, questo è il motto che riassume la filosofia dell’Istituto di Alta Formazione che traghetta, sin dal 2011 con i suoi docenti altamente qualificati, centinaia di leve verso le professionalità del futuro.

Vivere il set di un fashion movie, grazie ad una troupe blasonata, e produrre a 360 gradi contenuti visivi, partendo dal concept alla pubblicazione, sono solo alcune delle esperienze affrontate durante il duro anno pandemico dalla classe di Advanced Fashion Styling.

Prova superata alla grande non trovate?


Laura Poletti
Alessia Bonaldi
Carolina Mattos
Gloria Buttazzoni
Maddalena Zanin
Matteo Magnani
Opoku Richmond Jnr



Director Federico Floridi

D.O.P. Paolo Simi

Course leader Advanced Fashion Styling Alessia Caliendo

Styling Advanced Fashion Styling @ Moodart

Grooming Giorgia Pambianchi

Model Lukas @ Indastria Model 

Music Space Hunter

Voice Giuliano Pirotello

Recording studio River Studio

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Location Leonardo Hotel Verona 

Beauty tools Foreo 

Thanks to Elk Bakery

Wardrobe

Alexander McQueen

Colmar

Homme Plissè Issey Miyake 

Lorenzo Seghezzi

Moncler Genius

Paul Smith 

Valentino

Backstage photographer Riccardo Ferrato

Backstage video Jessica Basello

Moi aussi, la prima art gallery digitale

Testo di Giulia Manca

“Anche io voglio essere un artista” questa la frase che Andrea Zampol D’Ortia ha sentito il bisogno di dire ad alta voce quando ha messo insieme i tasselli della sua idea. Riconosceva la necessità di dare forma, luce e vita ad una nuova tela, una tela che fosse una nuova realtà, un mondo unico che riunisse artisti provenienti da tutto il mondo intorno ad unico oggetto: l’occhiale.

Così è nato Moi Aussi… fiorito tra le Dolomiti, è il frutto della creatività di Andrea e di suo figlio Luca che hanno plasmato il progetto partendo proprio all’unione dei due mondi, quello dell’occhiale e quello dell’arte.

Un contenitore di idee, di creatività, di persone, questo è Moi Aussi…: la prima art gallery digitale pensata per riunire artisti internazionali intorno ad un’unica tela, sulla quale ognuno di loro ha la liberà di intervenire con la propria creatività.



Quando Andrea racconta del progetto, vediamo scorrere tra le sue mani un fil rouge che trova lì il suo inizio per poi seguire un percorso in continuo divenire; attraversa città, paesi e continenti e porta con sé storie, culture e religioni, una diversa dall’altra, pronte a connettersi e contaminarsi. Realtà e spiritualità, materia e pensiero sono i quattro elementi che hanno guidato Andrea e suo figlio e continuano a farlo accompagnandoli lungo il cammino di Moi Aussi…

Un occhiale realizzato dagli artigiani del Cadore, un oggetto così familiare, diventa l’insolita tela che scelgono di sottoporre agli artisti, dando loro piena libertà di azione, proponendogli di creare, distruggere fino a trasformare l’oggetto in opera d’arte: Moi Aussi… cerca di catturare l’interesse dell’osservatore proprio attraverso la sottile energia sprigionata dalla materia.

La scelta degli artisti, realizzata da Andrea e dal suo team, si basa su un lavoro quotidiano di scouting e di gusto personale, senza lasciare spazio a preferenze per emergenti e affermati. Ad ognuno di loro viene richiesto di mettersi in gioco all’interno di uno spazio atipico con la libertà di creare senza limiti avendo a disposizione diversi modelli di occhiali forniti appunto da Moi Aussi…



“Moi Aussi… è un contenitore vibrante di incontri, di esperienze passate e di luoghi vissuti, dove la libertà, l’istinto e la consapevolezza dell’artista fanno emergere l’espressione delle sue origini, le tradizioni della sua cultura e il proprio animo. Così, nell’unione di genialità e manualità, nasce un’opera unica e non replicabile. Ho immaginato di unire gli animi in modo pure, etico e spontaneo, attraverso il passaggio di un oggetto di uso quotidiano, come un occhiale. Ho adottato un linguaggio comune, quello dell’Arte, che dà modo agli artisti provenienti dall’intero globo di conoscersi, interagire, condividere idee e progetti nel nome della bellezza” questo il messaggio di Andrea Zampol D’Ortia che dona animo a Moi Aussi… insieme ad ogni singolo artista che ne fa parte.

Galleria d’arte di moi aussi…: www.moiaussi.it

Facebook  –  MoiAussiArtGallery

Instagrammoiaussiartgallery

La prima collezione footwear di Canada Goose

Attraverso l’etica di Live in the Open, il marchio lifestyle fa un passo avanti con Romeo Beckham e gli Indigenous Advocates, Sarain Fox e Jordin Tooto

Canada Goose ha rilasciato un’anteprima della campagna per la sua prima collezione footwear, attraverso le storie di Romeo Beckham, dell’artista indigena Sarain Fox e del leader indigeno ed ex giocatore della NHL Jordin Tootoo. La campagna è una dimostrazione dell’intenzione del brand di rimanere fedele alla condivisione di storie reali riguardanti persone reali. La capacità di ogni personaggio di essere un tutt’uno con la natura dimostra che la performance di Canada Goose Footwear permette loro di concentrarsi sul compito da svolgere e di raggiungere la propria metaforica vetta.



La promessa del brand “Live in the Open” celebra ciò che rende ciascuno di questi personaggi una Forza della Natura ed invita le persone a esprimersi liberamente senza giudizio, è un appello ad uscire, esplorare e definire il proprio percorso. Il brand ispira e permette questa esplorazione, dalla testa ai piedi.

Canada Goose ha portato il proprio design all’interno della collezione di calzature con due stili innovativi per uomini e donne. Il primo è lo Snow Mantra Boot, nato dal prodotto di punta del marchio, lo Snow Mantra Parka, progettato per essere funzionale. Lo Snow Mantra Boot, realizzato con una finitura impermeabile, aiuterà ad affrontare alcune delle condizioni più estreme, essendo stato testato nella tundra ghiacciata del nord del Canada. Lo stivale con fodera isolante rimovibile si modella secondo la forma del piede nel tempo, creando una vestibilità innata e personalizzata; mentre i lacci, le coulisse e le cerniere, forniscono versatilità.

Il secondo prodotto è il Journey Boot, realizzato in Italia e costruito per le esigenze di tutti i giorni; è stato progettato con un’iconica punta squadrata, ispirata ai classici stivali da escursionista indossati sulle Alpi. È da questa esperienza che viene mutuato il passo nel tallone, una caratteristica che aiuta quando si indossa e si toglie la scarpa. L’intera struttura è stata realizzata per garantire flessibilità, con il cuscino dell’intersuola e lo stabilizzatore di supporto. La tomaia morbida e flessibile è fatta di soli tre pezzi, un approccio minimalista al design.

La collezione Canada Goose Footwear sarà disponibile dal 12 novembre negli oltre 35 negozi Canada Goose in tutto il mondo, online su canadagoose.com e presso selezionati partner all’ingrosso a livello globale.

Le novità di Pineider, marchio che celebra l’arte della scrittura a 360 gradi

Si può tranquillamente constatare, senza essere tacciati di luddismo, come la quotidianità ormai diretta da smartphone, pc, device vari ed eventuali abbia reso la scrittura manuale una pratica sporadica, sotto certi aspetti forse anacronistica, e però proprio per questo mai così affascinante, pregna di significati che vanno ben oltre il tracciare lettere su un foglio bianco. Lo confermano la diffusione – e i riscontri lusinghieri – di corsi e workshop di calligrafia in ogni dove (nel nostro Paese, quelli dell’Associazione Calligrafica Italiana registrano un boom), oppure il fatto che in templi del sapere quali Oxford o Harvard un numero non trascurabile di professori imponga agli studenti di prendere appunti manualmente.
Nell’ambito del fashion va registrata, invece, la rinnovata fortuna di biglietti d’invito e ringraziamenti vergati a mano, come pure la presenza di penne, matite, notebook et similia nelle proposte di numerosi brand: le rollerball Caran d’Ache vestite da Paul Smith, la papeterie extralusso di Hermès, la recente collezione Gucci Cartoleria, non ultimo il dinamismo di Pineider, marchio che ha dalla sua oltre 245 anni di storia (d’eccellenza) nel settore, cominciata in piazza della Signoria a Firenze, dove Francesco Pineider aprì, nel 1774, una bottega di carte intestate, realizzate curando dettagli infinitesimali e ricorrendo a tecniche d’avanguardia, che consentivano di perfezionare caratteri, rilievi, finiture così come di riprodurre stemmi elaborati o specifici monogrammi.



Nel corso del tempo vennero introdotti articoli di pelletteria lavorati a regola d’arte, avvalendosi della grande tradizione toscana, e quindi strumenti di scrittura altrettanto pregevoli. Una produzione nel segno del ben fatto artigianale insomma, che non tardò a conquistare case regnanti, artisti, intellettuali e appartenenti al beau monde coevo (Napoleone, i Savoia, Stendhal, Leopardi, D’Annunzio per citare solo i più illustri e, limitandosi al ‘900, star quali Marlene Dietrich, Liz Taylor e Luchino Visconti).
Di proprietà dal 2017 della famiglia Rovagnati, Pineider è tornata a far valere una legacy centenaria basata sul lusso discreto, sulla vera – e piuttosto rara – esclusività che, secondo l’azienda, poggia necessariamente sul connubio fra tradizione e innovazione, craftsmanship e raffinatezza, retaggio storico e contemporaneità.



Per tornare all’attivismo di cui sopra, nel solo mese di settembre il brand ha messo in fila novità di rilievo: il 15 è stato inaugurato il primo flagship store negli Stati Uniti all’interno del celebre Rockfeller Center, cuore nevralgico dello shopping newyorchese; una boutique pensata per esaltare i tratti distintivi di Pineider con ambienti dal gusto fin de siècle, scanditi da ferro, vetro, lampadari originali ed elementi cromati affiancati a librerie dai bordi in ottone e mobili in legno d’impronta retrò.
Il negozio di Manhattan va ad aggiungersi a quelli italiani di Firenze, Roma e Milano. Quest’ultimo ha preso il posto, nel 2020, della libreria Feltrinelli di via Manzoni 12, un autentico salotto letterario da cui sono passati, tra gli altri, numi tutelari della letteratura come Eco o Pennac, raccogliendone in qualche modo il testimone con uno spazio consacrato all’arte della scrittura, completo di area lounge denominata “il club degli scrittori”.


Pineider New York
Pineider New York
Pineider New York

Pineider New York

Nelle scorse settimane, ha ospitato due eventi indicativi della volontà di Pineider di consolidare il legame con il mondo letterario e artistico in generale: il 16 settembre i fondatori della scuola di scrittura creativa Molly Bloom, Leonardo Colombati ed Emanuele Trevi, hanno presentato i corsi di narrativa e poesia frutto della collaborazione tra l’accademia e e il marchio, al via il 6 ottobre, che si articoleranno in undici appuntamenti presso lo store milanese, coinvolgendo alcuni dei migliori autori sulla piazza, tra cui gli stessi Colombati e Trevi, Sandro Veronesi, Alessandro Piperno e il premio Pulitzer Jhumpa Lahiri.
In piena fashion week, poi, la boutique è stata teatro dell’incontro tra la verve creativa di Antonio Marras, infusa di lirismo e rimandi all’arte in ogni sua forma, e le carte “upcylced” di Pineider, destinate al macero e invece effigiate dallo stilista con schizzi di volti e soggetti eterogenei, ottenuti intervenendo con sovrapposizioni, strappi, lacerazioni, parole, in un’operazione a metà tra pittura e scultura. Il designer sardo ha firmato inoltre 36 vasi in ceramica, manufatti che giocano con un’idea di imperfezione naturale e poetica, cara sia al designer sia alla griffe toscana, in vendita fino al 9 ottobre.



Oltre alle creazioni in edizione limitata di Marras, nello store nel Quadrilatero della moda trovano posto, naturalmente, i fiori all’occhiello della maison, ovvero stilografiche, quaderni rilegati, card in diversi formati e grammature e la pelletteria, un’offerta che si arricchirà presto dei prodotti della collezione Spring/Summer 2022, tra i quali eccelle l’eleganza assoluta del nero, in versione lucida o matte nelle penne Avatar in UltraResina (materiale esclusivo di Pineider, una combinazione di madreperla e resina), oppure traslato nei pellami soft e nei nylon tecnici delle new entry Metro, due tote bag strutturate dai manici importanti. Non mancano neppure borsoni, zaini, portadocumenti e cartelle nelle sfumature vivaci dello zenzero e del senape, in vitello bottalato o stampato con i motivi miny franzy obliquo e Empress (in quest’ultimo il profilo delle buste da lettera si ripete geometricamente sul corpo delle borse, sfumando dal blu al grigio). Accessori dalla qualità sopraffina, che ben si addicono alla voglia di distinguersi di chi, ancor oggi, preferisce indulgere nel piacere quasi meditativo dello scrivere a mano piuttosto che digitare l’ennesimo messaggio sul telefono.



DoppiaA svela il nuovo headquarter a Brescia

Lo studio di architettura Roberto Bertoli Architetto ha firmato la realizzazione dei nuovi uffici e dello showroom del marchio Made In Italy conosciuto in tutto il mondo, fondato da Alain Fracassi e Albert Carreras 

Due realtà bresciane collaborano insieme, per un nuovo capitolo creativo conosciuto a livello internazionale. Roberto Bertoli Architetto, lo studio bresciano fondato dall’Architetto Roberto Bertoli, ha progettato il nuovo headquarter del marchio di menswear DoppiaA, anch’esso bresciano, situato in via Giacomo Ceruti 20 a Brescia.



Il progetto è un elogio alla creatività evoluta, che fa dialogare passato, presente e futuro, strizzando l’occhio al mondo del design e dello stile elegante. 
Il nuovo headquarter nasce dove, ai primi del Novecento, sorgeva una conceria di pellami per scarpe, poi un magazzino e infine un colorificio.

Oggi, dopo più di cento anni, l’edificio torna a essere punto di riferimento per il mondo della moda. 



L’intero building, di circa 1000 metri quadrati, composto da magazzino, showroom, atelier, uffici, cucina, soggiorno e spazi conviviali, è stato ripensato e ricostruito grazie al progetto firmato Roberto Bertoli Architetto. 
Lo stile minimal si fonde con i caratteri storici dell’architettura di inizio secolo, impreziosita da vetrate uniche e da lastre in pietra che abbelliscono le scale e che raccontano la storia centenaria del luogo. 
All’interno dell’edificio è presente anche un montacarichi storico restaurato e verniciato di nero, che si contrappone ai tavoli da lavoro e ai pannelli in tessuto DoppiaA appesi alle pareti, entrambi realizzati su disegno. 


Laureato al Politecnico di Milano, presso la Facoltà di Architettura Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni, l’Architetto Roberto Bertoli progetta edifici abitativi, museali e corporate in Italia e all’estero. Nelle sue creazioni, minimalismo, volumi e richiami all’hard edge sono protagonisti indiscussi della sua architettura.

Luca Larenza è partner ufficiale dell’equipaggio della vela d’epoca Marga

Luca Larenza affianca con orgoglio l’equipaggio di Marga in occasione delle Voiles de Saint Tropez, regata must che chiude la stagione velica dove yacht classici e barche ultramoderne, i più belli del mondo, si incontrano per un momento appassionante di sport e spettacolo.

Tre anni di restauro rispettando il progetto iniziale, diciassette metri fuori tutto, fasciame in mogano e un vela maestosa, che ha ispirato il ricamo posizionato sul cuore, simbolo della passione che occorre per far rivivere questi scafi stupendi, della polo a manica lunga carry over nuova uniform del team di Marga.

Al ricamo, che riprende il primo piano velico, si contrappone diametralmente il monogramma del marchio, lanciato in occasione della collezione SS19, le iniziali rappresentate da una corda nautica arrotolata.

Cotone egiziano top di gamma, fresco e secco al tatto. Una grafica sporty chic e un mondo che da sempre influenza il designer del brand con le sue divise, i nodi e i punti tipicamente marinari. Una palette cromatica classica: base blu navy e ricami in oro e bianco, rotta da sorprendenti dettagli a contrasto aragosta, a conferma dell’utilizzo insolito del colore, cifra del brand, frutto di uno studio approfondito di Larenza e che rimanda al suo passato da street artist. 

Sono particolarmente fiero di questa partnership che nasce dall’incontro con l‘armatore Igino Angelini e mi avvicina alla poesia del mondo degli scafi d’antan, delle regate e non solo… Marga è un gioiello di artigianalità, che esalta tutta la magia di un savoir faire di altri tempi. Per la sua epoca era una barca estrema, capace di performance incredibili anche dopo 111 anni dal suo varo. In questo rappresenta la sintesi perfetta della mia idea di moda: un’eleganza timeless unita ad un gusto fortemente contemporaneo, materiali di altissima qualità e uso grafico del colore”, commenta Luca Larenza, founder e Direttore Artistico del marchio.

Golden Goose “FROM VENICE TO VENICE”

In occasione del 20º anniversario di Golden Goose e nell’anno che segna i 1600 anni di Venezia, il brand celebra le sue radici e i suoi valori, ritornando nella sua terra d’origine.



Golden Goose ha recentemente annunciato la sua prima partnership ufficiale con l’atleta olimpico statunitense Cory Juneau che ha vinto la sua prima medaglia di bronzo a Tokyo 2020, consolidando l’attitudine lifestyle del brand e la sua affinità con il mondo dello skate.

In occasione del Festival del Cinema di Venezia, il 6 settembre, Golden Goose ha ridato vita all’ iconica skate bowl del brand italiano di skateboard Bastard. Cory Juneau e un gruppo selezionato della skate community si esibiranno sulle acque della Laguna di Venezia e le note della DJ Brina Knauss.

Alla performance è seguita una cena esclusiva al Venice Venice Hotel, un’anteprima assoluta dal concept inedito non ancora aperto al pubblico. L’hotel è la perfetta combinazione di esclusività, artigianalità e bellezza senza tempo. La comunità di sognatori di Golden Goose e Venice Venice condividono gli stessi principi di amore, famiglia, passione, autenticità e positività.Tra gli ospiti Andrea Damante, Enula, Valentina Pegorer, lo skateboarder Rune Glifberg, l’attrice Caterina Shulha hanno assistito alla performance dal vivo della cantante Mafalda immersa in un’atmosfera romantica tra centinaia di rose e candele

‘Les Amateurs: Designers in Quarantine’, il futuro della moda secondo 20 giovani creativi da tutto il mondo

Ph. Davide Musto

Ph. Assistant Angelo De Marchis

Stylist: Rosamaria Coniglio

Grooming Maria Esposito per Simone Belli Agency 

Location NH Collection Vittorio Veneto 

Per Millennial, membri della Gen Z, giovani in generale la pandemia ha rappresentato un fenomeno dalle conseguenze se possibile ancor più disastrose che per il resto della popolazione, un colpo micidiale inferto a generazioni costrette già da anni a confrontarsi con crisi di ogni tipo – economiche, politiche, sociali, identitarie… – e prospettive oltremodo ristrette, angustianti (vedi alla voce emergenza climatica). Eppure, come vuole l’adagio, non tutto il male viene per nuocere, e c’è chi, nel lockdown del funesto 2020, ha colto un’opportunità inaspettata per ascoltarsi, per riflettere su ciò che è realmente importante nelle nostre esistenze mai così frenetiche e colme d’incertezza, sforzandosi di immaginare un futuro comunque migliore di questo tribolatissimo presente, a livello individuale e collettivo. Facendo leva magari sulla moda, che per sua stessa natura è espressione dello Zeitgeist, uno strumento formidabile per indagare la contemporaneità provando, allo stesso tempo, ad anticiparne cambiamenti ed evoluzioni.

Sono partiti da considerazioni simili Federico Cianferoni e Maxence Dinant, giovani autori del documentario Les Amateurs: Designers in Quarantine, in cui a riflettere sul futuro del fashion system sono creativi da tutto il mondo, dall’Europa all’India, da Londra a Buenos Aires, costretti – come da titolo – nelle rispettive abitazioni dal confinamento generalizzato dello scorso anno. Girati dagli stessi protagonisti, i filmati li mostrano all’opera durante le lunghe giornate della quarantena: le riprese indugiano su mani che sfiorano abiti in lavorazione, tagliano stoffe, tracciano figurini sul foglio, muovendosi su tavoli ingombri di “ferri del mestiere”, tra spilli, forbici, rotoli di tessuto, cartamodelli, libri, illustrazioni et similia.
Le venti personalità scelte sono ovviamente assai diverse tra loro, che siano però studenti o professionisti affermati, al servizio di griffe blasonate (saltano all’occhio nomi del calibro di Gucci, Alexander McQueen, Helmut Lang e Berluti) o indipendenti, condividono tutti la necessità, l’urgenza quasi, di tornare all’essenza della moda, creando per il puro piacere di farlo, assecondando un’inclinazione.

I due registi spiegano come lo spunto sia venuto dalle riflessioni condivise, nel marzo 2020, da Li Edelkoort: in una conversazione con il direttore di The Business of Fashion Imran Amed, la trend forecaster olandese, abituata com’è a indagare lo stato dell’arte del mondo fashion, aveva  parlato infatti di «inizio dell’epoca dell’amateur», sostantivo francese derivato dal latino amator (“colui che ama”) che, stando alla definizione della Treccani, designa una persona «che ha amore, inclinazione, trasporto verso un determinato oggetto», «chi si diletta di qualche cosa» oppure un «ricercatore, collezionista». Limitandosi all’industria modaiola, è dunque appropriato per indicare quei cultori che, nella loro pratica, canalizzano ed esaltano valori quali autenticità, inventiva, sostenibilità, artigianalità, dedizione, proprio come i designer che compongono il mosaico di voci della pellicola.

Aperto da una rapida testimonianza dei momenti surreali causati dal Covid-19, i cui effetti continuano tuttora a riverberarsi, il documentario consta di tre capitoli, introdotti da autorevoli insider: Angelo Flaccavento, critico, curatore e firma di punta di testate come Vogue Italia, Il Sole 24 Ore e System (L’Amore per l’autenticità), la coordinatrice italiana di Fashion Revolution Marina Spadafora (L’Amore per l’artigianato) e Sara Sozzani Maino, Head di Vogue Talents (L’Amore per il pianeta e il patrimonio mondiale).
Gli stessi Cianferoni e Dinant hanno d’altronde una certa dimestichezza col settore: il primo, regista e sceneggiatore di origine toscana, nel 2018 ha diretto un fashion film per la stilista Francesca Liberatore (How Far Is Our First Kiss) e il documentario sull’architetto della moda Gianfranco Ferré, Identity Through Ferré, vincitore nella sua categoria al Bokeh South African International Fashion Film Festival; il secondo ha un background da designer e, dopo la laurea alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, ha lavorato a lungo negli uffici stile di rinomate maison (tra le altre Jil Sander, Dolce&Gabbana e Salvatore Ferragamo), per poi studiare recitazione negli Stati Uniti e stabilirsi a Milano, dove si divide tra molteplici ambiti creativi, dalla scrittura alla regia.

I due film-maker, ritratti nelle foto che accompagnano l’articolo da Davide Musto, presenteranno Les Amateurs: Designers in Quarantine a Venezia dal 2 al 7 settembre, nella cornice del Venice Production Bridge, la sezione market della 78esima Mostra del Cinema; la discussione sui possibili – e auspicabili- scenari futuri della moda, più intimistici e a misura d’uomo, passa anche dal Lido.




Brand alert: la collezione di costumi da bagno sostenibili Kust swim

La storia di Kust, marchio premium di underwear maschile sostenibile, comincia in Polonia, a Soport nel 2017. Parliamo di accessori, loungewear e underwear che utilizzano materiali organici e sostenibili da fornitori europei per associare comfort e moda eco-consapevole. Fondato da Kuba Stachowiak, combina estetica retrò e stile minimalista si propone di mettere un freno alla cultura del fast-fashion, spingendo invece sulla cura del dettaglio e della qualità dei materiali.


La campagna Kust Swim per l’estate 2021: costumi da bagno premium da uomo comodi e sostenibili

In un’ode all’estate e sempre in omaggio alle sue radici, questa stagione ci sorprende con una nuova capsule collection perfetta per le giornate estive: kust.swim.
In linea con la filosofia sostenibile, la collezione è realizzata a mano, con nylon rigenerato dalla plastica dell’oceano, Econyl. Il tessuto è ricavato dai rifiuti e sfrutta l’economia circolare, e questo sblocca infinite possibilità di moda sostenibile.
Proprio scegliendo Econyl per kust. swim, il marchio continua ad attenersi alla sua etica di “giocare pulito” e contribuire a ridurre i rifiuti, le emissioni di CO2 e l’energia che i materiali tradizionali utilizzerebbero.

La palette di colori si abbina invece all’architettura gotico-barocca della città di Sopot e alle lussureggianti colline boscose delle città baltiche di villeggiatura.

Costume da bagno slip nero Kust Swimwear, ideale per gli sportivi
Costume da bagno realizzato a mano modello shorts rosso Kust Swim
Estetica retrò e colori accessi er lo slip Kust Swim fucsia
Il nylon rigenerato dalla plastica trovata negli oceani è il materiale principale degli shorts da bagno Kust Swim blu
Lo slip azzurro Kust Swim è l’ideale per lunghe nuotate


Lo slip è senza dubbio minimalista (non ci sono cuciture) incorpora l’iconica etichetta must ed è disponibile in tre diversi colori: nero, turchese e rosa intenso. Se invece siete per il boxer da spiaggia è disponibile anche il pantaloncino da bagno, dal sapore retrò e ispirato a quelli da corsa disponibili in blu reale, nero e rosso.

Editorial: atmosfere denim

Photographer: Filippo Thiella (@filippothiella)

Ass. Ph: Matteo Triola

Stylist: Stefano Guerrini (@stefano_guerrini)

Grooming: Giulia Severgnini (@giulisevergnini)

Styling and set assistants: Paolo Sbaraglia (@paolosbaraglia) Ilaria Taccini (@ilariataccini) Sara Latella (@sarallatella), Laura Grandi (@laugrandi)

Models: Wieger Raven (@wiegrraven) @elitemodels

Felix Lindskog @nextmodels @felixlindskog_