Berlin Fashion Week: 5 brand eco-friendly da non lasciarsi sfuggire

Si è conclusa da pochi giorni la Berlinale dedicata alla moda firmata dalle nuove stelle del firmamento mitteleuropeo.
MIT approda “in town” e vi segnala i cinque sustainable brand che hanno lasciato il segno.

Platte Berlin

Più che un brand un concept all in one. Store, collettivo, studio e spazio espositivo che esplode a pochi passi da Alexander Platz.
Platte è un inno all’inclusività autentica e più audace che mai, nel rispetto dell’extravaganza berlinese libera da ogni convenzione.
La sua visione esplora tutte le subculture presenti nella capitale e si evolve con sensibilità nei confronti di ogni forma espressiva. Tutte le label indie sono Made in Platte, che promuove progetti interdisciplinari e contribuisce allo sviluppo delle idee creative nel segno della sostenibilità.
Prototipazione, ricerca e upcycling sono le principali proposte per il place to be da segnare nelle note e da seguire sui social.

Working Title 

Nate dall’estro di un architetto e di una fashion designer, Bjoern Kubeja e Antonia Goy,le silhouette minimali di Working Title si ispirano all’arte e all’architettura, privandosi di tutte le connotazioni temporali e stagionali.
L’intera filiera produttiva è sostenibile e si limita ad attivare i processi solo quando necessario, nonché a scegliere tessuti naturali e plastic free, come il cotone e la seta certificati. La realizzazione degli indumenti avviene in piccoli laboratori a conduzione familiare situati in tutto la Mitteleuropa più autentica e, in parte, anche nell’atelier berlinese, luogo d’incontro delle socialite che non si lasciano sfuggire la possibilità di indossare creazioni uniche nel loro genere.

Hund Hund 

Compagni nella vita e nel lavoro, Isabel Kücke e Rohan Hoole fondano Hund Hund nel 2016. I loro mondi, quello della progettazione nell’ambito moda e quello della cultura visiva, si uniscono per dare il via ad un prodotto dalle mille sfaccettature.
Berlino è stata la città scelta per porre le radici del brand e il zine omonimo svela tutto l’environment e il network che lo circonda. La produzione è a misura d’uomo, anzi di donna, visto che in azienda esiste una maggioranza di quote rosa. 
L’amore per i tessuti, e per il bello e il ben fatto, ha condotto i fautori a cercare forti sinergie con tutti i fornitori di dead-stock provenienti dalle più importanti case di moda italiane, per dar vita a un processo di recupero dell’heritage.

Natascha von Hirschhausen

Zero waste e zero km da oggi è possibile grazie al progetto visionario di Natascha von Hirschhausen, una vera e propria pioniera della moda sostenibile. Ribellandosi agli standard del fashion, definisce quelle che sono le fondamenta della moda del futuro: intramontabilità, minimalismo e ottimizzazione della materia.
Lo studio sulla tecnica l’ha condotta a ideare campionature dove non vi è alcuno spreco durante la fase di taglio. Gli stessi componenti dei capi sono organici, plastic free e monitorati lungo tutta la filiera per mantenere standard ecologici altissimi. La produzione, infine, avviene unicamente a livello local da abili mani artigiane.  E, non ultimo, il concetto di taglia viene eliminato per rendere le creazioni adatte ad ogni tipo di fisicità e distanti da qualsiasi produzione massiva.
La costanza e lo studio di Natascha non potevano che essere premiati con il Federal Award for Ecodesign dal Ministero federale dell’ambiente (BMU) e dall’Agenzia tedesca per l’ambiente (UBA) in collaborazione con l’International Design Center Berlin (IDZ). 

Sofia Ilmonen 

Sofia Ilmonen è la designer indipendente che ha convinto, con le sue creazioni femminili e modulabili, la giuria della 36esima edizione del Festival de Mode de Hyères vincendo il prestigioso premio per la sostenibilità Mercedes-Benz.
I cartamodelli dei suoi capi nascono da moduli squadrati che prendono vita e si assemblano grazie ad un meccanismo di bottoni e anelli, offrendo infinite possibilità di trasformare e modificare le silhouette in un momento ludico.
Laureatasi al London College of Fashion, vanta nel fresco background anche un’esperienza nell’ambitissimo reparto sartoria di Alexander McQueen.
Il suo studio pone le radici a Helsinki e la Berlin Fashion Week la accoglie come guest insignita del premio indetto dalla casa automobilistica.

Moda Lisboa Metaphysical porta in passerella la rivoluzione creativa delle nuove generazioni

Si è da poco conclusa l’ultima edizione della moda portoghese che ha visto sfilare le collezioni della prossima stagione autunno inverno 22-23. La manifestazione che, per un ritorno quasi totale alle performance live dei talenti che hanno scelto Lisbona come piazza internazionale per presentare le loro collezioni, è stata battezzata con l’appellativo Metaphysical e si è confermata, ancora una volta, una fucina di creatività dal profilo indipendente da determinati standard estetici da cui la maggior parte delle fashion week fanno fatica a liberarsi.
Le passerelle di Moda Lisboa, che ogni stagione si adattano a nuovi paesaggi urbani, per questa edizione sono state ospitate dall’Hub Criativo do Beato, con l’obiettivo principale di dare fiato ai designer della nuova generazione che hanno una progettazione rivolta alla sperimentazione aperta a infinite possibilità per tagli, volumi, mix di tessuti e materiali assolutamente inaspettati.
In questa nuova edizione i designer hanno dato libera espressione al corpo e maschile e femminile in una visione fluida e attrattiva allo stesso tempo, a tratti disturbante, trasformando l’esperienza visiva in una performance per gli stakeholder del settore e i protagonisti stessi della passerella che si sono trovati a interpretare forme, pesi e materiali con responsabilità e consapevolezza.

Filipe Cerejo apre la sua sfilata con un trench riformulato nei volumi e nello styling.  Il suo stile libero e completamente ri-strutturato propone un’interpretazione e una personalizzazione dei capi non convenzionale e stravolti nell’utilizzo, con il risultato di un total look disruptive negli equilibri delle forme e dei tagli talmente definito e credibile da convincere la giuria di Sangue Novo (Associação ModaLisboa, il Presidente Miguel Flor, la designer Constança Entrudo, la stylist Nelly Gonçalves, Massimiliano Giornetti Direttore del Polimoda, Federico Poletti Direttore di Man In Town e Pedro Silva Head of Industrialization di Tintex Textiles) a conferirgli il primo premio, permettendogli di approfondire e maturare il suo percorso all’interno del corso di Fashion Designer al Polimoda.
Sangue Novo – la competizione dedicata ai talenti emergenti della moda – offre tutte le stagioni nuove opportunità e visibilità ai giovani designer che lottano duramente per affermarsi nel settore, dando un importante contributo al processo evolutivo del panorama fashion globale.

Maria Clara  ha vinto il Premio United Colors of Benetton e il Tintex Textiles Award che le ha permesso di ottenere un’esperienza di tre settimane all’interno di Tintex Textiles, in cui produrrà una capsule collection firmata insieme all’azienda, oltre a un premio in denaro di 2000 euro. La designer ha colpito la giuria per la sua abilità nella lavorazione della maglieria, congiunta con una fresca originalità dei tagli e delle strutture, assegnando nuova identità ad ogni tessuto o componente del capo. I materiali assumono importanza quasi più della forma stessa e ti costringono a soffermarti su ogni singolo dettaglio, come i bottoni customizzati e le borchie battute a mano, perché il valore di ogni cosa sta nei suoi dettagli fatti d’infinite imperfezioni, quelle che creano distinzione e unicità. Maria Clara usa il linguaggio punk e lo fonde con il mistero delle lunghe tuniche che ricordano luoghi lontani, insieme alla sapiente lavorazione della maglieria fatta di pesi spessi, borchie e piercing. Il plus è l’utilizzo di ricami tipici di Madeira in inchiostro blu.

Ivan Hunga Garcia F/W 2022-23

Il premio dedicato ai giovani designer del futuro pone l’attenzione proprio su quelle menti più audaci che hanno qualcosa da dire e trovano linguaggi inediti per farlo, a volte creando forti elementi di disturbo, provocando, costringendo alla riflessione. È il caso di Ivan Hunga Garcia che porta in passerella una vera e propria performance in cui protagonista è la sperimentazione nelle sue possibili variabili che emergono nel rapporto tra corpo umano e natura.  Uno studio coraggioso quello di Ivan, che ha scelto di mettere in scena una collezione fatta di sensazioni e di stati emotivi più che di prodotti finiti destinati a finire dietro una vetrina.
È qui che la moda entra in osmosi con l’arte, attraverso una narrazione graffiante che vede la condizione umana nel suo rapporto con la natura, nella sua materia più pura, attraverso materiali sviluppati con colture batteriche ed ecosistemi botanici.

Veehana F/W 2022-23

Veehana esprime l’arte manifatturiera della scuola portoghese, che non perde mai un’occasione per portare in passerella le sue maestranze del knitwear d’avanguardia. Una maglieria evoluta, quella di Veehana, che porta la sua esperienza manuale approfondita nel campo dell’oreficeria, nei pesi impalpabili della maglieria di pregio, in cui il filato si posa sul corpo creando strutture inaspettate fatte di giochi di trasparenze e capi preziosi, che non sono altro che la rappresentazione di un mondo creato dall’uomo idealizzato e poi destinato a marcire insieme al suo corpo.

Tra i nomi già avviati nel settore che hanno dato il senso dell’innovazione a questa settimana della moda rivolta allo studio dell’evoluzione del costume, la performance di Constança Entrudo, giovane promessa del pensiero indipendente della moda, laureata alla Central Saint Martins con una laurea in Textile Design. La sua competenza creativa che la contraddistingue soprattutto per il suo savoir faire nel mix di tessuti fatti a mano la le ha aperto le porte dell’ufficio stile di Balmain, Peter Pilotto e Marques’Almeida. Vincitrice del premio The Who’s Next Prize, nel settembre 2019, a Lille, in Francia, ha presentato una collezione/performance ispirata ai dipinti astratti di Adolf Gottlieb Burst, in cui i motivi del sole dipinti a mano – attraverso l’uso di materiali come mohair e tela di cotone – creano composizioni solari, creando l’illusione di trovarsi vicino al sole, come parte integrante dell’universo, in continua evoluzione “Always in process. Never being resolved, finished”.

Béhen debutta a ModaLisboa per la prima volta nel marzo 2020, con l’ambizione di valorizzare le arti tradizionali portoghesi inserendole nelle collezioni moda dal sapore contemporaneo. Da allora ha viaggiato per il Portogallo alla ricerca di tessuti antichi. Nel suo progetto ci sono due valori fondamentali: l’impatto ambientale attraverso l’upcycling, per il quale il marchio è stato riconosciuto, ma anche l’impatto sociale, attraverso la ricerca di chi pratica lavori antichi, tramandati nel tempo. Oggi Béhen continua a puntare sulle maestranze locali nella lotta alla scomparsa dei saperi legati al tessile, una missione che le è valso il primo premio per l’imprenditoria femminile AWE assegnato dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Portogallo, che le ha permesso di aprire il suo primo studio/negozio nel cuore di Lisbona.

Quella di Lisbona è una fashion week che persegue insistentemente e coraggiosamente la missione di dare voce alla creatività dei designer, ma soprattutto alla libertà di esprimersi con onestà intellettuale, con l’obiettivo ambizioso, e per nulla facile, di inserirsi in un progetto concreto che abbia il coraggio di non snaturare il loro lavoro e rimanere fedele al loro concept, perché è soltanto attraverso il rischio che può esserci un’evoluzione del costume. Le proposte dei giovani designer rappresentano uno studio approfondito dei desideri e delle necessità della nuova generazione. Necessità che non possiamo ignorare ma che deve rientrare nel processo di rivoluzione estetica, fatto di scambio di visioni diverse ed elaborate con differenti strumenti, spesso e addirittura meglio se inconsueti. Una chiave di lettura aperta alla realizzazione di nuove forme d’arte in cui il costume rappresenta un altro linguaggio di comunicazione, in grado d’interpretare il messaggio del periodo storico a cui appartiene. È qui, grazie a realtà come queste, in cui si dà spazio alla libera creatività, che la moda trova nuovo impulso per esprimersi.

L’uomo sofisticato e contemporaneo di Cravo Studios, fondato da Carolina Moreira dopo la sua carriera accademica nel Regno Unito, mette insieme tutti quegli elementi che hanno definito la moda maschile delle ultime due stagioni, dalle stampe digitali sotto gli abiti sartoriali in velluto rivisitati nella forma, con inserti di vuoti, utili a conferire un tocco di eccentricità ma gestiti consapevolmente. Silhouette oversize e stampe ispirate agli archivi di famiglia, con pezzi che normalmente si vedono nel guardaroba di una donna, fanno appello alla convalida della vulnerabilità e fragilità di tutti gli uomini.

Ines Manuel Baptista F/W 2022-23

Ines Manuel Baptista, vincitrice di Sangue Novo due stagioni fa, ottenendo un posto al Polimoda, è un esempio positivo del valore di questo progetto che l’ha resa ancora più matura e decisa, vestendo il corpo con l’abilità di un architetto e riportando in primo piano il valore di un’eleganza sofisticata dove i veri protagonisti sono i materiali importanti e i volumi.
Filipe Augusto, vincitore dell’edizione 2018 di Sangue Novo, dipinge un uomo senza particolari stravolgimenti, ma apportando alcuni elementi che diano una connotazione caratteriale alla collezione, rinnovando la forma della spalla in chiave architettonica e lavorando su colori e tessuti spalmati o pettorine in lattice sopra maglieria o camicie.

Luis Buchinho non è sicuramente nuovo nel mondo delle sfilate portoghesi e la sua carriera di designer è disseminata di riconoscimenti, non senza un perché, vista l’ultima collezione che trasuda sicurezza e savoir faire nel suo richiamo ai volumi anni 90 e nella sua sapiente declinazione di pelle e tessuti in plissé, drappeggi e forme grafiche, alleggerite qua e là da tagli laser su top gonne. È il trionfo del cappotto con una carta d’identità del pezzo forte, perché Luis Buchinho se decide di coprire tute, top e abiti di una tale fattura, può farlo solo con capispalla che non vorresti mai toglierti di dosso o che almeno rispecchi quello che nascondi sotto.

La collezione creata da Valentim Quaresma insieme ad Ana Salazar è l’esaltazione dell’arte scultorea applicata al fashion. Il suo lavoro affonda le sue radici proprio in Italia, quando nel 2008 vince il premio “Collezione di accessori dell’anno” al concorso internazionale ITS (International Talent Support) a Trieste. Da allora inizia a presentare le sue collezioni a livello internazionale nelle fiere di ricerca come Bread and Butter a Barcellona, 080 Moda di Barcellona, Fashionclash a Maastricht, Paesi Bassi, Cesis Fashion Art Festival in Lettonia, Bijorca a Parigi, ad Arnheme a Londra. Uno spettacolo tra i più attesi, il suo show alle sfilate di Lisbona, per l’impulso creativo che si serve della forza materica delle sue sculture che prendono vita insieme alle forme inedite dei capi, in un passaggio ormai noto nel percorso creativo di Quaresma che va dall’upcycling all’arte pura.

Valentim Quaresma F/W 2022-23

Dalle passerelle alle donazioni, la moda si mobilita per l’Ucraina

Il primo, nel pomeriggio di domenica 27 febbraio, era stato Armani: a tre giorni dall’invasione dell’esercito russo in Ucraina, aveva privato la sfilata Fall/Winter 2022-23 della main line del canonico accompagnamento musicale. Prima del défilé, una voce ha avvertito che lo show si sarebbe svolto senza colonna sonora, «in segno di rispetto per le persone coinvolte nella tragedia in corso», perciò outfit – uomo e donna – dalle proporzioni esatte, velluti notturni, completi dalle disegnature geometriche e brillii déco incedevano silenziosamente nella sala.
L’effetto, a detta dei presenti, è stato potente, il messaggio forte. Del resto, in conferenza stampa, Re Giorgio era andato dritto al punto: «Volevo dare il segnale che non desideriamo festeggiare perché qualcosa attorno a noi ci disturba molto. Ho scelto il silenzio, questa non musica che si sentiva ovunque».

Il messaggio postato sui social da Armani per spiegare l’assenza di musica alla sfilata

Da quel momento in tanti, a Milano e soprattutto Parigi, hanno deciso di mobilitarsi.
Nel capoluogo lombardo, con la fashion week ancora in pieno svolgimento, il gruppo OTB (proprietario di griffe come Diesel, Margiela, Marni, Jil Sander), rispondendo all’appello dell’UNHCR per aiutare i civili costretti alla fuga, annuncia il proprio supporto economico all’organizzazione; la Camera Nazionale della Moda Italiana si unisce all’iniziativa, il presidente Carlo Capasa invita gli associati a partecipare alla raccolta fondi dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, trovando prontamente la disponibilità di numerosi big, da Prada allo stesso Armani e Valentino (entrambi devolvono all’Agenzia ONU 500mila euro) passando per Etro, Missoni, Max Mara, Furla.
Fondi per l’UNHCR vengono stanziati, a seguire, da Chanel, Isabel Marant, Acne Studios, Pronovias e Kering (holding francese che controlla Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta e Alexander McQueen), la principale concorrente di quest’ultima, LVMH – cioè i maggiori brand del lusso, compresi Louis Vuitton, Dior, Bulgari, Fendi, Givenchy – versa da parte sua un milione di euro a Unicef e cinque alla Croce Rossa, Versace e Balenciaga (anch’essa proprietà di Kering) decidono di supportare il World Food Programme.

Manifestanti fuori dagli show di MMD (ph. by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Chiusa la settimana della moda milanese, quella transalpina si apre con l’auspicio, espresso dalla Fédération de la Haute Couture et de la Mode, di «vivere le sfilate con sobrietà e riflettere sull’oscurità del momento»; i marchi partecipanti mantengono di fatto un low profile, ma alcuni si distinguono per la nitidezza della loro posizione.
Olivier Rousteing di Balmain, ad esempio, fa avere agli ospiti del catwalk una nota nella quale si mostra quasi rammaricato per il fatto di non poter modificare una collezione sviluppata, naturalmente, mesi prima dell’attacco russo, postando inoltre un sentito messaggio («siamo consapevoli che ci sono cose più importanti che accadono oggi. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono per gli ucraini. Siamo ispirati dalla loro dignità, resilienza e attaccamento alla libertà») sul suo profilo Instagram, sotto l’immagine di una duna sabbiosa gialla sormontata dal cielo, limpidissimo, ad eccezione della nuvola a foggia di cuore.
Altre maison, oltre a Balmain, si servono del binomio cromatico della bandiera nazionale per testimoniare la propria vicinanza al paese: da Loewe, sulle giacche dello staff, vengono appuntate coccarde gialloblu, Isabel Marant fa proiettare i colori sulle colonne del Palais Royal, sede dello show, uscendo per il saluto finale con un maglione nelle medesime tonalità.

L’immagine postata dal direttore creativo di Balmain sul suo profilo IG @olivier_rousteing
Jonathan Anderson di Loewe con la coccarda con i colori ucraini (ph. Imaxtree)

Rick Owens, prodigo di riflessioni affatto banali sull’assurdità della guerra scatenata dal Cremlino, dichiara di aver desiderato che il womenswear della prossima stagione fosse «pretty», adeguato al generalizzato risveglio post pandemico, un afflato speranzoso valido ancor oggi, nonostante i tragici eventi nell’Est del continente, perché durante i mala tempora «la bellezza può essere uno dei modi per mantenere la fede»; si parla di una graziosità alla Owens, certamente, pur sempre il profeta di uno stile aspro, oscuro, alle volte apocalittico, però fa specie vedere le mise statuarie della griffe, definite da code, stratificazioni tessili come grumi che ingabbiano la figura, puntute spalle insellate, gambali poggianti su trampoli enormi, illuminarsi grazie alle distese di lustrini sulle texture e lampi di giallo, rosa, arancione e verde menta aprirsi un varco nel consueto dispiegamento di neri e grigi. Lo stilista californiano confida, inoltre, che il soundtrack è stato cambiato all’ultimo minuto, optando per la Quinta sinfonia di Mahler, da lui giudicata «sdolcinata, melensa, kitsch, manipolatoria ed emotiva» ma «adatta al momento», in quanto portatrice di un «desiderio di speranza». Cambiamento musicale last minute anche da Stella McCartney, dove la scelta ricade su Give Peace a Chance, immortale inno pacifista di John Lennon.

Isabel Marant con il maglione gialloblu in passerella (ph. Stephane de Sakutin – AFP)
Il finale dello show F/W 2022 di Rick Owens (ph. Imaxtree)

L’operazione più significativa e coinvolgente, però, si registra senza dubbio da Balenciaga, il cui direttore artistico Demna Gvasalia, ex profugo (è originario infatti dell’Abcasia, regione separatasi militarmente dalla Georgia negli anni Novanta, perciò quando sono iniziati gli scontri ha dovuto riparare con la famiglia a Tblisi, poi in Germania), sa cosa voglia dire affrontare simili, drammatiche situazioni.
Lascia quindi sulle sedie della platea t-shirt bicolor (le sfumature del vessillo ucraino, ancora) e una lettera, in cui racconta che le notizie provenienti dall’Europa orientale hanno «innescato il dolore di un trauma che mi portavo dentro dal 1993, quando accadde la stessa cosa nel mio paese e divenni un rifugiato, per sempre […] è qualcosa che resta […] La paura, la disperazione, realizzare che nessuno ti vuole»; e prosegue: «In un periodo come questo la moda perde la sua rilevanza, il suo stesso diritto di esistere. Ho pensato per un attimo di cancellare la sfilata […] Ma poi ho compreso che avrebbe significato darla vinta, arrendersi al male che mi ha ferito così tanto per quasi 30 anni. Ho deciso che non posso più sacrificare parti di me a questa guerra egoistica, insensata e senza cuore. Questo show non ha bisogno di spiegazioni. È dedicato al coraggio, alla resistenza, alla vittoria dell’amore e della pace».

Le t-shirt per l’Ucraina sulle sedie della sfilata Balenciaga

Ciascun outfit, effettivamente, parla da sé, addosso a modelle/i che avanzano a fatica in una bufera di neve ricreata nella sala circolare vetrata, adibita a setting, componendo una ricapitolazione della traiettoria ascendente di uno sconosciuto designer georgiano diventato sommo sacerdote del verbo fashionista, tra sartoria fuori scala, volumi anabolizzati (tautologiche, in tal senso, le scritte XXXL riportate su un paio di hoodie), pantacollant con scarpa incorporata, maxi stivali a imbuto e, in chiusura, un total look giallo e uno blu, ultima, inequivocabile dimostrazione di vicinanza alla popolazione ucraina.

Il setting della collezione Balenciaga F/W 2022 (ph. Imran Amed)
Gli ultimi due look dello show Balenciaga


Infine, lo stop alle attività commerciali. Il numero di brand che hanno chiuso i rispettivi store russi si allunga di giorno in giorno, formando un bollettino di guerra – logicamente commerciale e incruenta – parallelo a quello (tragico) del conflitto, ma a differenza di esso virtuoso poiché rimarca la distanza abissale tra il sistema valoriale sotteso alla moda, nel suo complesso, e il brutale neoimperialismo di Putin e compari: i già citati LVHM (124 boutique nella Federazione), Kering, Prada, Chanel, e poi Hermès, Richemont, Nike, Asos, i colossi del fast fashion, Inditex, H&M e Mango in testa. Una mobilitazione senza precedenti che, si spera, porterà qualche risultato concreto, andando oltre le – pur lodevoli – condanne di rito a mezzo social.

La boutique (chiusa) di Gucci nel centro di Mosca

Le collezioni co-ed della Milano Fashion Week FW 2022 (ri)scoprono l’edonismo

Doveva essere la fashion week dell’anelatissimo restart e così è stato, al netto delle notizie funeste che purtroppo arrivavano – e continuano ad arrivare – dall’Est. La seconda industria del Belpaese (sempre bene ricordarlo, specie a chi la tacciava di insensibilità per la concomitanza delle sfilate con la guerra ucraina) era impaziente di ritornare al fermento degli eventi dal vivo, davanti a un parterre di giornalisti, buyer e volti noti; anche quest’obiettivo, stando alle megastar nelle prime file (la golden couple Rihanna-A$ap Rocky, Sharon Stone, Julianne Moore, Kim Kardashian…), risulta centrato, col presidente di CNMI Carlo Capasa soddisfatto di «una normalità vicina ai livelli pre pandemia».

Com’era prevedibile (e legittimo), il progressivo superamento dell’emergenza covidica porta con sé un desiderio irrefrenabile di scatenarsi, in tutti i luoghi e tutti i laghi, presentandosi habillé, inappuntabilmente vestiti insomma, all’appuntamento con la ritrovata socialità; o almeno, è quanto comunicato da parecchie delle collezioni co-ed di Milano Moda Donna Autunno/Inverno 2022, incluse le cinque qui sotto.

Diesel

L’eccitazione è palpabile nel défilé Diesel, dove si fa riferimento alla sfacciataggine, ad alto gradiente erotico, delle campagne dei bei tempi andati, restituita plasticamente dai pupazzoni stesi in pose languide che troneggiano nella sala.
In quello che è il vero debutto del direttore creativo – dal 2020 – Glenn Martens, tutto sembra evocare lo spirito epicureo, chiassoso, vicino al kitsch del fashion world a cavallo del millennio: i marsupi a tracolla, l’ovale d’archivio con la D curvata e il motto For Successful Living schiaffati ovunque, la pelle abbondantemente scoperta da spacchi da capogiro, crop top, fasce di jeans trasformate in minigonne inguinali…
Poiché il marchio è un’autorità indiscussa del denim, il focus non poteva non essere sulla tela di Genova, manipolata in tutti i modi possibili e immaginabili: opacizzata, abrasa fino a rivelarne gli strati sottostanti, dilavata, tinta in nuance sabbiate o pop, accumulata per ricavarne capispalla titanici o ensemble sconquassati, con lacerti penzolanti di stoffa e screpolature a mo’ di manifesto divelto.
Martens non si risparmia alcune delle (ponderatissime) “stranezze” che da Y/Project gli sono valse la fama di sperimentatore ineffabile, centellinando asimmetrie, incastri di forme e dettagli trompe-l’oeil, miscelando con fare da alchimista ingredienti a dir poco eterogenei.  


Ph. courtesy Diesel, ph. 5 by Nicky Zeng


MM6 Maison Margiela

Sfila in un capannone industriale, tra scaffali stipati di merce, la linea contemporary di Maison Margiela, che ritrova il piacere dell‘abbigliarsi come si conviene, prediligendo capi ben fatti, rispettosi dei formalismi sartoriali, senza rinunciare però a un quid ironico, ubi consistam della griffe.
Le mise strutturate, con cappottoni doppiopetto rigorosi, giacche in cuoio dal flavour vissuto e completi dalle spalle segnate, che si restringono sul punto vita e prevedono l’abbinamento con pantaloni cascanti o, viceversa, a sigaretta, trovano infatti un contraltare nelle minuscole borchie e pietruzze sparse sulle texture, nei cinque tasche squamati, nei foulard animalier sbucanti dai colli delle camicie, nelle braccia strizzate in guanti da opera, anch’essi pitonati, nella lucentezza di pellami spazzolati e pants che paiono avvolti nello scotch; a mitigare una certa severità di fondo è la tavolozza cromatica, la leziosità dei rosa cipriati e pesca che interrompe una sinfonia di nero, marrone, panna e verde bottiglia, contribuendo ad equilibrare il lato tailoring e quello più edgy della collezione


Ph. by Filippo Fior


ATXV

È l’erotismo, suadente, mai sfrontato, l’asse portante di un guardaroba nel quale i confini tra maschile e femminile sono assai labili, cosicché uomini e donne possano scambiarsene i componenti in totale libertà. Con la prova A/I 2022 Antonio Tarantini di ATXV seguita a cesellare il suo linguaggio estetico genderless, seducente ma senza eccessi, che l’anno scorso gli è valso la vittoria di Who is on Netx?.
Stavolta conduce gli invitati nella stazione della metro Repubblica, dove le pareti color gesso danno ulteriore risalto ad outfit lascivi e insieme fragili. Il lavoro sulla figura è scrupoloso, tra drappeggi, tagli sbiecati, contorsioni della materia, sovrapposizioni, lunghezze differenti in dialogo tra esse; i tessuti (aerei, come duchesse e jersey ultralight) si inerpicano sul corpo, incrociati su collo o spalle, pieghettati sulle braccia, avviluppati al torace, rimboccati sopra l’addome, nudo oppure cinto da boxer che sporgono dai pantaloni a vita bassa, dalla vestibilità decontratta.
I dress svelti contrastano le tuniche oblunghe, i cut-out le superfici compatte, i tocchi di rosa, azzurro e rosso i bianchi e neri prevalenti, le bluse drapée i top fluidi. A sottolineare la naturale connessione tra gli esseri viventi sono poi i gioielli, attraverso pietre evocative delle energie primordiali, sigillo finale su capi che incoraggiano chiunque a sentirsi meravigliosamente libero.


Ph. courtesy ATXV


Palm Angels

Nelle note della collezione Palm Angels, Francesco Ragazzi afferma di voler promuovere «l’unità nella frammentazione, l’identità nella molteplicità», coerentemente alla sua concezione della label come «un punto di vista, una prospettiva sull’atto del vestirsi»; parole che aiutano a inquadrare la caterva di mise grafiche, esagerate, discordanti spedite in pedana.
L’input glielo fornisce Los Angeles, precisamente la cool attitude dei giovani della City of Angels, impegnati magari in acrobazie sullo skate, a oziare sulla spiaggia di Venice Beach, ad assistere a un concerto indie o chissà cos’altro; vaste programme, verrebbe da commentare, pensando alle innumerevoli sfaccettature della contea americana più popolosa, e infatti nelle 55 uscite dello show troviamo tutto e il suo contrario.
Ci sono gli archetipi del grunge (maculato, pullover malmessi, beanie in lana, occhiali dalla grossa montatura bianca, status symbol eternato da Kurt Cobain) e i lucori di strass, paillettes e lamé, gli accostamenti sperticati (il montone sui bermuda, il peacoat a quadri sulla tuta viola) e stemmi e iniziali prese in prestito dal preppy, il tweed e le scritte aerografate, con i registri stilistici che si fondono – e confondono.
Al netto dello styling (fin troppo) audace, chi apprezzi lo stile urban può scovare facilmente articoli di proprio gradimento, comprese le calzature co-firmate da Vans e Moon Boot.



Bottega Veneta

Per la maison vicentina edonismo significa lusso duro e puro, correlato alla magnificenza dei pellami “coccolati” nei propri laboratori. Un lusso, quindi, da toccare e sentire prima ancora che vedere nel mare magnum dei social o addosso alla celebrità X, esperendolo in maniera intima e, proprio per questo, autentica.
Ad avvalorare quanto detto è la prima collezione di Matthieu Blazy, chiamato a raccogliere il testimone di Daniel Lee, fautore della portentosa rinascita di Bottega Veneta, da gigante dormiente del luxury ad aspirazione suprema di ogni fashion victim che si rispetti in appena un triennio.
Compito niente affatto facile, dunque, che lo stilista comincia ad assolvere equilibrando il passato col presente, un retaggio sublimemente artigianale con i graffi del predecessore, «lo stile sulla moda, nella sua atemporalità» (sono parole sue) con l’estrosità. L’operazione riesce, il virtuosismo della manifattura, tale da “illudere” lo spettatore circa la natura dei materiali (come le tele della consistenza del cotone che, in realtà, sono in nappa o suède), nobilita la semplicità solo apparente delle costruzioni, le linee sono qua secche e nervose, là carezzevoli, lusinghiere per la silhouette, le arcuature sul retro di alcuni abiti (omaggio ai profili aerodinamici della scultura Forme uniche della continuità nello spazio, di Boccioni) non escludono la sveltezza di indispensabili del menswear (e womenswear) quali t-shirt, camicie, maglioni, paletot.
A fronte di cotanto lavorio sul prêt-à-porter, bisogna concedere qualcosa ai cacciatori del Santo Graal modaiolo, sempre all’opera e disposti, nel caso, ad estenuanti liste d’attesa pur di assicurarselo; li accontenterà la valanga di nuove, accattivanti interpretazioni dell’intrecciato BV, dai secchielli ai cuissardes (unisex), dalle shopper alle borse a mano in fettucce quadrate, che compongono trame di pieni e vuoti. I fan degli accessori catchy di Lee possono dormire sonni tranquilli.


Ph. Imaxtree


In apertura, ph. courtesy Palm Angels

Affascinanti racconti di paraventi di HUI

Una soleggiata domenica accoglie la storia del costume cinese tradotta in chiave moda presso il Museo della Scienza e della Tecnologia. Hui Zhou Zhao, la designer dell’omonimo marchio, torna in passerella raccontando l’iconografia dei paraventi del Celeste Impero.
Un archivio di stampe viene timbrato su un guardaroba contemporaneo in omaggio alla storia di una donna, quella dell’ imperatrice Cixi, che governava al posto del figlio minorenne, nascosta dai paraventi della sala imperiale.



L’Oriente incontra l’Occidente negli stili ma anche nei tessuti. Tutto viene contaminato e reso fruibile ad una generazione particolarmente attenta a ciò che la circonda. La pelliccia è eco, i tessuti ricercati, come il fil coupé, l’oro fil à fil e il velluto liquido, dialogano con i ricami realizzati a mano nel Grande Paese.




Non solo kimono ma anche cheongsan (lo storico costume femminile noto anche come qipao) trasformato in chiave moderna in blusa e minidress arricchiti da alamari gioiello. La loro particolarità? Sono realizzati tutti a mano in filigrana d’oro, così come insegna la tradizionale cultura orafa cinese. 






Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH

L’ensemble in pellicola di Carla Carini

Torniamo indietro alle calde mattine estive dove la tv pubblica trasmetteva i grandi classici del cinema italiano. Catodici e catalizzanti gli sguardi delle muse cinematografiche e i loro iconici outfit. Il moodboard ispirazionale della donna Carla Carini, firmata da Rocco Adriano Galluccio, parla proprio di loro: Sofia, Monica, Mariangela, Claudia e Brigitte.




Siedono tutte sulle poltrone del Teatro Gerolamo, indossando abiti dalle silhouette iper-femminili o suit androgini in puro stile anni Settanta.
Romantiche e super glamour le dive della Maison, fondata a Mantova negli anni Sessanta, non rinunciano agli abiti da cocktail che spaziano dai grintosi monospalla ai tubini in pizzo, alle opulente scelte per la sera che diventano lunghe e si ricoprono di micro-paillettes scintillanti.



Le cromie scelte rientrano nel DNA della casa di moda, celebre per il suo connubio identificante tra heritage e contemporaneità, spaziando dai toni delicati dell’azzurro cielo, del rosa antico e del verde oliva, passando per le note accese del turchese e del rosso, fino ai colori saturi del bianco e nero.
E nel pieno tema della rielaborazione dei codici estetici voluta da Galluccio, per la prima volta Carla Carini introduce il suo monogramma, rafforzando un immaginario al confine tra modernità e memoria, sogno e consapevolezza, glamour e discrezione. 





Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH

Inseguendo l’eclissi: Daniele Calcaterra

È il fenomeno dell’eclissi che incanta e sconvolge il torpore di una giornata che sembra primaverile, quella di apertura della Milan Fashion Week, come ufficialmente debutta il profilo Instagram di Camera Moda.




Thomas Costantin, l’icona di musiche e stili, viene scelto per accompagnare l’incalzare lento dei modelli in passerella che richiama l’avanzare della luna sulla luce del sole.

“Chaos & creation” negli scenari del backstage. Documentiamo e osserviamo i corpi che si muovono sinuosi nell’incontro con le creazioni di Daniele Calcaterra FW 2022-23 che, grazie alle forme su cui fa perno la sua identità creativa, ridisegna i profili che si presentano all’occhio durante l’oscuramento parziale o totale dell’astro.





Le proporzioni sono inattese e ridisegnano una nuova anatomia fluida. Il dinamismo materico, che genera contrasti tra raw e cozy, sconvolge le silhouette. I non colori come il nero, il blu e il grigio, da sempre parte dell’espressione personale del designer, subiscono la rottura di un candido bianco lunare, lo stesso che folgora gli occhi nel setting metafisico della sfilata.






Produzione, testo e photo editing Alessia Caliendo

Photographer Mark de Paola using Leica SL2-S with the Noctilux-M 50mm F1.2 ASPH
Leica 246 “Your Mark” Monochrome with the 35mm Summicron ASPH II ‘Summicron-M

The Beauty Edit

Primo appuntamento con la nuova rubrica del magazine, una rassegna di immagini, collezioni, tips e note sul mondo del make-up e hairstyling, a cura del beauty editor di Manintown Claudio Furini.

#1 Beauty Glam: Francesca Colucci








Protagonista dell’editoriale Beauty Glam è Francesca Colucci, giovane attrice originaria di Avellino (su Instagram è seguita da oltre 41mila follower, ha recitato in serie come Romulus, Un professore e Baby).
Il make-up sfoggiato per l’occasione mantiene la fresca naturalezza del suo volto, intonandosi perfettamente agli abiti indossati, eterei e raffinati, tra ruches, fiocchi e nuance tenui.

Abbiamo approfittato dell’occasione per rivolgere a Francesca qualche domanda sul tema.

Per un’attrice la propria immagine è parte integrante del lavoro: come curi la tua pelle? Sei una “skincare junkie”?

Non sono una skincare junkie level pro, ma faccio molta attenzione ai prodotti che uso sul mio viso, dal make-up alla beauty routine. È la mia coccola giornaliera!

Qual è il prodotto per la pelle che utilizzi quotidianamente?

Sicuramente una buona detersione e balsamo labbra, non esco mai di casa senza.

E invece per quanto riguarda il make-up, ti piace sperimentare o preferisci look acqua e sapone?

Mi piace un make-up leggero, sui toni naturali e super glow, ma ci sono giorni in cui mi piace giocare con ombretti e matite colorate, ne ho di tutti i tipi!

C’è un prodotto make-up che non manca mai nel tuo beauty case?

Un buon balsamo labbra e gel per sopracciglia, le porto sempre un po’ all’insù.

Hai capelli davvero molto lunghi: qual è il tuo segreto per mantenerli così lucidi e sani?

Li proteggo sempre con prodotti naturali, soprattutto d’estate.

Credits

Talent Francesca Colucci
Beauty editor and hair stylist Claudio Furini
Photographer Federico Ghiani
Photographer assistant Alessandra Alba
Stylist Luigi Gaballo
Stylist assistant Fabio Valtolina
Videomaker A Moment Of
Make-up Vania Cesarato using CAIA Cosmetics
Hair ghd
Hai products Kemon
Nails Le unghie di Giò
Thanks to MENoUNOS Studios, Mpunto Comunicazione

#2 Le tendenze e i migliori beauty look delle fashion week maschili di Milano e Parigi


Philipp Plein AI 2022-23

Tutta la bellezza avvistata alla Milano Fashion Week Uomo A/I 2022-2023

Si è da poco conclusa la Milano Fashion Week autunno-inverno 2022-2023, dove sono andate in scena le tendenze attuali e future della bellezza maschile. Su e giù dalle passerelle abbiamo avuto un assaggio dell’archetipo dell’uomo contemporaneo, di qual è il suo beauty look e che direzione stanno prendendo i trend.
In generale, quello che possiamo dire senza ombra di dubbio, è che è mancata una certa audacia, in favore di uno stile più classico e rilassato. Non esistono tagli netti ed estremi: il mullet sembra ormai totalmente appannaggio del mondo femminile più rock, così come il crop cut non prevede più sfumature rifinite in contrasto con la parte superiore molto più lunga.


Zegna AI 2022-23

Tutto è molto morbido e leggero, spesso ricadendo morbidamente sulla fronte. Infatti, uno dei leitmotiv visti in questa fashion week è stato il ciuffo in svariate forme e intenzioni,  più o meno lungo a seconda della tipologia di capello.
Il taglio, invece, non supera mai le spalle, pettinato naturalissimo o spettinato. Quando si vuole creare un look più strutturato, la riga è laterale e il capello impostato su onde leggere, oppure è centrale per un effetto 90s, sempre molto cool. Protagonista assoluto di queste sfilate è stato però il capello afro, libero nel suo meraviglioso riccio oppure intrecciato in maniera tradizionale: esattamente come avevamo visto durante le ultime sfilate, è un inno generale al capello naturale in ogni sua forma.


Prada AI 2022-23, ph. dal profilo IG del brand

Niente picchi di stravaganza nemmeno nel mondo del colore capelli, tendenzialmente classico e naturale. Il mondo punk, con deco e tinte fluo per ora non rientra tra le tendenze moda, che vuole un’eleganza maschile più classica e soprattutto sobria. Ci voleva lo street style per qualche colpo di testa tra treccine, capelli biondo platino e rasature totali, così come i caschetti corti e marcati, impostati col gel, quasi a prendere in giro l’estetica delle boy band. Ma nessuno effettivamente preme sull’acceleratore, lasciando al mondo femminile la massima possibilità di esprimersi con tagli, forme e colori.


Ph. by Acielle/Style Du Monde for Vogue

E la barba? Beh non siamo più nella hipster era, perciò non si vedono più barbe extra e lunghissime, lunghezze più contenute e curate, che danno al look un aspetto virile ma anche elegante e ricercato. Soprattutto i baffi hanno una cura particolare, esaltati creando un contrasto con una barba cortissima.
Sulle passerelle, invece,  i volti sono principalmente liscissimi e sbarbati, rappresentando un altro tipo di mascolinità e di stile.

Resta però un’occasione mancata quella del make up, sostanzialmente inesistente nelle sue forme più creative e colorate, che siamo abituati a vedere sui volti femminili. Anche la stessa moda non è ancora del tutto pronta evidentemente all’abbattimento di un limite, che anche tra gli ospiti non si è voluto superare. D’altronde, questa settimana della moda è stata un momento di transizione, un passaggio verso un futuro più definitivo: c’è da aspettarsi qualcosa di più scintillante e divertente alla prossima fashion week.

Testo: Carlotta Tosoni

Ricercatezza e boldness, le keyword del menswear del prossimo A/I


Prada AI 2022-23, ph. by Philip Meech

Archiviata la tornata di fashion week maschili per l’Autunno/Inverno 2022-23 (quest’anno sostanzialmente due, Milano e Parigi, con l’appendice, prima, durante e dopo le passerelle delle due kermesse, degli show presentati da alcuni brand in digitale, fuori dai calendari ufficiali), si può tentare un bilancio di quanto emerso dai défilé di gennaio.
Stando alle principali sfilate, al di là e al di qua delle Alpi, l’uomo, in vista della prossima stagione fredda, smania per abbandonare una volta per tutte il low profile forzato dei mesi passati, conseguenza della raffica di limitazioni e divieti susseguitisi mentre la pandemia era allo zenith, abbracciando convintamente i precetti del dressing up, del vestirsi di tutto punto indulgendo in ricercatezze e bizzarrie variamente “controllate”, da accompagnare a beauty look e hairstyling a tono, cioè bold.


JW Anderson AI 2022-23, ph. Kasia Bobula

Si parla, ovvio, di linee generali, cui derogano i cultori del minimal come pure griffe e designer che proprio non vogliono saperne di rinunciare all’agio di pantaloni con coulisse, set coordinati, babouche e altri indumenti/accessori etichettabili come leisurewear (di prassi in epoca di lockdown e chiusure a singhiozzo), comunque sia va per la maggiore lo studio dettagliatissimo dell’outfit, la tendenza a mettersi in ghingheri; ecco spiegato il dandismo compiaciuto, la «cerimonia del vestirsi come cura di sé» (Silvia Venturini Fendi dixit) della collezione Fendi, che trova nella vezzosità di capi e orpelli attinti dall’armadio femminile un antidoto ai tempi cupi che viviamo, oppure le stampe, i colori brillanti, le lucentezze e tutto l’armamentario estetico del clubbing celebrato da Federico Cina e JordanLuca. Si muove invece sul crinale tra divertissement e infantilismo JW Anderson, all’aria fanciullesca dei suoi modelli, dalle pettinature fin troppo ordinate, fanno da contraltare le stravaganze condensate in ogni uscita (distorsioni ondulate delle forme, animaletti funky, addomi scoperti, lamé e sequin profusi ovunque…).
L’inclinazione al massimalismo viene portata all’acme da Dolce&Gabbana, attraverso 107 mise dalle caratteristiche oltremodo contrastanti, in cui collidono stretto e largo, ossessione per il logo e sartorialità, vagonate di gioielli e graffiti, manierismi e spinte futuristiche, un clash stordente che si riflette nel trucco e parrucco dei ragazzi sul catwalk, tra smalti, decolorazioni e accessori per capelli.


Dolce&Gabbana AI 2022-23

Spostandosi nella capitale francese il discorso non cambia granché, anzi, a Parigi esercizi di stile e virtuosismi al limite della portabilità sono la norma anche in tempi normali, figuriamoci ora. Via libera, dunque, a ciocche colorate che scompigliano quel tanto che basta la successione armonica di grigi, beige e cromie neutre in pedana da Dior Men, alle (s)capigliature “impolverate” di Yohji Yamamoto, logico pendant tricologico di completi adatti a moderni, elegantissimi maudit, alle silhouette deflagrate di Hed Mayner.


Lazoschmidl AI 2022-23, ph. Marc Medina for Fucking Young!

Si guarda poi a decenni ancora eccezionalmente fertili per la moda maschile, su tutti gli anni ‘70 (con marchi come Wales Bonner, Casablanca, Valette Studio, Davi Paris ed Ernest W. Baker che ne condensano l’essenza in print intensi, sete fruscianti, tagli fluidi, preziosismi assortiti) e i ‘90, di cui vengono ripresi stilemi che identificavano specifiche subculture e scene alternative (l’hip hop nel caso dell’uomo di Louis Vuitton, l’acid jazz in quello di Junya Watanabe); c’è spazio persino per l’assertività tipica degli Eighties, vedi i gessati di Rhude, l’uso insistito del piumino da Juun.J, le spalle contundenti di Rick Owens.

Maison di rango e nuove, autorevoli voci della creatività nostrana e internazionale, insomma, hanno le idee chiare: la tanto sospirata ripartenza coinciderà, nel menswear, con l’adozione di un’immagine distinta, sofisticata, che passa anche – se non soprattutto -da scelte di beauty e acconciature ugualmente polished.

Testo: Marco Marini


Pigalle AI 2022-23, artwork by Maria Angela Lombardi

Dior Haute Couture Spring 2022, artwork by Maria Angela Lombardi

Celebs alla sfilata Dior HC Spring 2022: Rosamund Pike, Chiara Ferragni, Heart Evangelista, Madelaine Petsch, Cara Delevingne, artwork by Maria Angela Lombardi

#3 I consigli beauty dell’esperta Lorena Leonardis

Tendenze make-up 2022



Splendere è uno dei diktat di stagione.Tra le recenti tendenze in voga il make-up dewy (“rugiada” in inglese) sperimenta il beauty look dall’effetto rugiada per ottenere una base dall’allure luminosa.

Il trend dewy parte da una beauty routine quotidiana che ha lo scopo di rendere la pelle del viso morbida e idratata, attraverso accorgimenti di skin care che le donano lucentezza prima della stesura del fondotinta dalla texture leggera.
Si procede applicando l’illuminante su zigomi, arcata sopraccigliare, dorso del naso e arco di cupido, per un risultato glossy.

Il contouring lascia il posto al blush sulle gote, in una nuance fresca che sfuma sui toni del rosa per un effetto bonne minne, a donare vivacità ed un’allure salutare al volto.
L’eyeliner grafico è il nuovo trend per esaltare gli occhi con con forme e colori ispirati al futurismo, dagli effetti metallici. Ombretti blu, verde, giallo, rosa e viola Very Peri, colore Pantone dell’anno.

A incorniciare lo sguardo sopracciglia pettinate verso l’alto, con i soap-brows a tenerle in ordine e lucide a lungo.
Se il rosso fuoco non passa mai di moda, la rentrée è il rosso laccato sulle labbra, ma spopolano anche sfumature scure per le più udaci e i rosa accesi a illuminare il viso.

Skin care maschile



Oggi più che mai l’uomo è attento alla cura di sé anche in fatto di skin care.
Non basta più un semplice dopobarba o prodotto multiuso, c’è bisogno di detersione, creme e sieri voluttuosi, con texture leggere e poco profumate, che entrano a far parte del suo quotidiano per specifiche problematiche.

La pelle maschile, rispetto a quella della donna, ha esigenze diverse: il suo strato corneo è più spesso e tendenzialmente grasso, motivo per cui produce più sebo, e ha una presenza maggiore di pori dilatati nella zona T, che la rende impura e lucida alla vista.
In questo caso la crema adatta sarà composta da una texture di rapido assorbimento e specifici principi attivi sebonormalizzanti, antiossidanti e antiinfiammatori.
La rasatura, inoltre, provoca sensibilità e peli incarniti; oltre a ricorrere a degli scrub che li contrastino, esfoliando la pelle in superficie (da fare almeno una volta a settimana), le pelli sensibilizzate hanno bisogno di creme lenitive che calmino le irritazioni.

Pur invecchiano più lentamente rispetto alla pelle femminile, grazie a una maggiore presenza di fibre di collagene ed elastina, l’accelerazione dell’invecchiamento ha come causa sole, cattiva alimentazione, stress, alcool e inquinamento. Pertanto, contro i segni da esso causati, è consigliato l’uso di maschere detox, antiossidanti, sieri e creme con filtro protettivo (SPF), alle vitamine C-D-E, acido ialuronico, collagene e retinolo, che favoriscono il rinnovo cellulare e donano tonicità e luminosità a pelli spente, rivelandosi nel tempo ottimi alleati nel contrastare l’invecchiamento.

Testi: Lorena Leonardis

#4 Da Sanremo al successo internazionale, l’evoluzione beauty di Achille Lauro ed Elodie

L’edizione dei record numero 72 di Sanremo è stata anche, per quanto riguarda l’immagine di concorrenti e ospiti alternatisi nelle cinque serate della kermesse, una delle più fluide ed eclettiche di sempre. Tra il nuovo look di Michele Bravi, gli smalti pastello di Sangiovanni, l’estetica gioiosamente bold, coloratissima de La Rappresentante di Lista e il glam rock dei superospiti Måneskin, a rubare la scena è stato ancora Lauro De Marinis.

Uno, nessuno, centomila Achille Lauro


Rapper, cantante, popstar? No, performer. Achille Lauro ha vissuto tante vite e altrettante trasformazioni, che l’hanno reso uno degli artisti più enigmatici ma completi del panorama italiano. Non ha mai avuto paura di osare né con la musica né con il look: il suo è un percorso ambiguo, che rispecchia fedelmente la sua personalità eclettica. Nasce come rapper della periferia romana per poi affacciarsi alla televisione e al pop, perché tutto si contamina e si evolve.


Achille Lauro a Sanremo 2021, ph. by Jacopo Raule / Daniele Venturelli/Getty Images

La sua partecipazione a Sanremo 2019 è un momento di rottura, con una canzone decadente e un’immagine nuova, glamour. L’anno dopo, ancora sul palco del festival stupisce tutti con trasformazioni continue, travestimenti e look artistici, che ripropone anche nel 2021 come ospite speciale, con i suoi “quadri”, ovvero performance che mescolano teatro, musica e arte.
Ogni confine è abbattuto: Lauro De Marinis è impalpabile, ma umano, un sogno concreto che gioca con la musica, la moda e il makeup. Mentre i capelli sono sempre corti e decolorati, e la barba totalmente eliminata per mostrare tutti i tatuaggi, sugli occhi compaiono travolgenti smokey eyes, le labbra si colorano di rosso, di blu, mentre le unghie sono laccate di nero. Perfetto testimonial di Gucci, è la sintesi dell’estetica di Alessandro Michele, che sovverte le regole e propone la nuova normalità.


Achille Lauro a Sanremo 2022

Achille Lauro sperimenta con la musica e i media con naturalezza e audacia, tanto da essere impossibile prevedere la sua prossima mossa. Produttore cinematografico, scrittore, direttore discografico, imprenditore, è anche tutto questo, ma soprattutto è un artista. A chiudere il cerchio la performance che omaggia Marina Abramovic, Achille Idol is present. Photo book experience.
Non c’è dunque da stupirsi se talvolta si mostra uomo, a volte donna, o se mescola i due mondi mostrando i limiti del genere, se si spoglia davanti a milioni di persone e canta “me ne frego”. Lui fa spettacolo, smonta e rimonta e le icone e ci lascia senza parole.


Achille Lauro in Gucci a Sanremo 2022, ph. by Daniele Venturelli/Getty Images

Da Sanremo alla ribalta internazionale, il successo di Elodie


Elodie a Sanremo 2021, ph. by Jacopo Raule / Daniele Venturelli/Getty Images

Il Teatro Ariston è una ribalta eccezionale, capace di dare una spinta notevole alla carriera di ogni celebrità. Lo sa bene Elodie, tra le co-conduttrici più apprezzate – e ammirate – della scorsa edizione del festival, ormai lanciatissima a livello (anche) internazionale, come dimostra la sua “gigantografia” comparsa, pochi mesi fa,  nella mitica Times Square di New York.

È riduttivo dare la “colpa” della bellezza di Elodie solo al suo fisico statuario o al suo fascino esotico. Lei è molto di più: è talento, attitudine e anche estrema naturalezza. Qualsiasi veste abbia indossato, la cantante romana è sempre stata se stessa, credibile in ogni fase della sua carriera e per questo unica. La sua evoluzione si è vista anche nel look: i suoi capelli sono passati da un corto genderless e decolorato a uno più strutturato e spiccatamente femminile, fino ad arrivare al long bob di oggi, liberando i suoi riccioli e il suo colore naturale. E che le ha anche consentito di giocare di più e meglio con extension e parrucche, facendosi ambasciatrice dell’extra long proposto da Versace sulle passerelle Primavera Estate 2022.


Elodie alla sfilata Versace S/S 2022, ph. Getty Images

Elodie è interessante perché sa mixare un mood più street, decisamente internazionale, a una classe e un gusto tipicamente italiani, riassumendo in sé tendenze tanto di stile quanto musicali. Oggi il suo look è riconoscibile anche per quanto riguarda il make-up, merito dei grandi professionisti ai quali si è affidata, ovvero la stylist Ramona Tabita e il make-up artist MrDaniel, che ha saputo enfatizzare in maniera glam i suoi occhi verdi dalla bellissima forma allungata.


Elodie a Sanremo 2021

Consapevole della sua fisicità e della sua sensualità, oggi Elodie sa come esaltare i suoi punti forti con grande eleganza senza mettere mai in secondo piano le sue qualità artistiche, che anzi, possono esprimersi al meglio.
Tutto questo l’ha resa la diva contemporanea di cui avevamo bisogno. Sia per il suo spessore artistico che per la sua estetica, ha creato un vero e proprio canone.


Elodie a Sanremo 2021

Testi: Carlotta Tosoni

#5 Come replicare, step by step, il beauty look dello shooting

Di seguito, i passaggi per replicare, step by step, il beauty look di Francesca Colucci, illustrati dal team creativo che ha seguito lo shooting.






Di seguito, il video di backstage dello shooting con tutti i passaggi appena descritti.



Accuratezza e portabilità, le parole d’ordine alle sfilate della PFW Men’s F/W 2022

La quarta – quinta? – ondata di Sars-CoV-2 imperversa, ma all’ombra della Tour Eiffel si è reagito stoicamente alle insidie continue del virus, con l’appuntamento della fashion week maschile rivelatosi abbastanza partecipato; dei 76 brand totali, 46 hanno mostrato le collezioni Fall/Winter 2022-23 in presenza, come ci si è ormai abituati a specificare, i restanti 30 sono ricorsi nuovamente al digitale, tra corti e catwalk in streaming.

In linea di massima, l’enfasi è sulla desiderabilità di capi dall’esecuzione – ovviamente -ineccepibile e portabili, lontani da lambiccamenti e cerebralismi che, in tempi tribolati come questi, rischierebbero di essere fuori sincrono. Il che non significa sfornare (ancora) felpe in cachemire, simil-ciabatte, abiti bozzolo e derivati, piuttosto stimolare la curiosità di chi osserva con pezzi piacevoli da guardare, toccare e, soprattutto, indossare, come quelli dei cinque marchi dell’elenco seguente, tra conferme puntali, inizi ad alto contenuto di hype e toccanti addii.

Bianca Saunders

Vincitrice dell’ultimo Andam Fashion Award, l’anglogiamaicana Bianca Saunders conferma, con la sua entrée alla settimana della moda parigina, di essere tra i designer più dotati della new generation.
Per la F/W 2022-23, A Stretch, spedisce in passerella outfit a tutta prima basici, composti da tee a maniche lunghe, cappotti, duvet, blouson, coordinati in denim indaco, spesso monocratici; basta però un’occhiata ravvicinata e ci si accorge di come i capi diano l’illusione di avvitarsi su se stessi, tra impunture asimmetriche, chiusure oblique, tasche disallineate quel tanto che basta per trasmettere un’impressione di leggera disarmonia.
Il lavoro ingegnoso su volumi e tagli, quasi ipnotici nella loro irregolarità, mira in realtà a lusingare la silhouette maschile: i pattern spiraleggianti, dall’andamento contorto, assottigliano il busto e ingrossano le braccia, le camicie sono riprese sui lati per accentuare la naturale linea a V del torso, i pantaloni si attorcigliano sulla vita (alta) grazie alle pinces, per poi cadere dritti o flessuosi sulla gamba, snellendo comunque la figura.
A margine dello show, Saunders confida a GQ di volere «far sapere agli uomini che possono avventurarsi in aree sconosciute, indossare qualcosa un po’ fuori dal comune», di sicuro i suoi modelli risultano palpitanti, come attraversati da un gradevole frisson, l’ennesima riprova del fatto che, nelle mani giuste, siano ben più di meri indumenti per coprirsi.


Photo IMAXtree


Lemaire

Con la griffe omonima, gestita insieme alla compagna Sarah-Linh Tran, Christophe Lemaire prova ogni volta che minimalismo non è per forza sinonimo di canoni immutabili e look privi del “wow effect”, semmai di piccoli ma decisivi aggiustamenti degli intramontabili del guardaroba, con cui distillare armonia e sofisticatezza in abiti dal fascino effortless, proprio come le movenze dei protagonisti del défilé. Uomini e donne del brand passeggiano infatti nelle stanze degli Ateliers Berthier, davanti a un fondale dipinto che simula l’alba nel deserto.
L’outerwear (parka, caban, spolverini, overshirt, giubbetti con collo a imbuto) si stratifica, per proteggersi dalle escursioni termiche dei luoghi ricreati dalla scenografia, borse capienti e custodie per borracce vengono assicurate alla cintura o portate a spalla, con le tracolle incrociate sul corpo, i pants, decontratti, sono trattenuti sul fondo da cinturini oppure arrotolati alla caviglia, ai piedi stivaletti Chelsea o slip-on in pelle aperte sulle tomaia.
I colori, conseguenti all’ambientazione evocata, passano in rassegna tutte le sfumature neutre e terrose che si incontrerebbero in un paesaggio desertico, dai marroni e arancio bruciati al verde oliva, dal cachi all’écru, dall’antracite al rosso granata, adottate da «un’orda urbana di moderni cacciatori-raccoglitori» (così viene descritta nelle note della sfilata) che, definizioni a parte, è indubbiamente stilosa.


Ph. Courtesy of Lemaire


Louis Vuitton

Si è parlato in abbondanza della morte di Virgil Abloh, di una parabola dirompente per fatturati e rilevanza culturale, eppure è impressionante vedere, ancora una volta, i frutti del suo operato col menswear di Louis Vuitton dispiegati negli enormi spazi del Carreau du Temple, che ospitano la casa dei sogni, anzi, la Louis Dreamhouse (questo il titolo della collezione) in cui per l’ultimo, sentito tributo si riunisce il pubblico delle grandi occasioni. Amici, collaboratori fidati, semplici fan, star come Tyler, The Creator, J Balvin, Dave Chappelle, Tahar Rahim e Venus Williams assistono allo show concepito, in buona parte, dal designer e portato a termine dal suo team, un sunto, in 68 uscite, del triennio dell’outsider di Chicago alla testa della corazzata luxury transalpina, che ha sancito la compenetrazione di strada e atelier, istanze nate dal basso e dettami stilistici calati dall’alto.
Un concentrato di naïveté (la purezza, l’immaginazione fanciullesca avevano un’importanza capitale nel design del creativo scomparso a novembre) bilanciato però dal pragmatismo di chi, col proprio lavoro, voleva arrivare a quante più persone possibili: perciò valigeria d’impronta artistica (dal profilo distorto come in quadro surrealista, a tasselli semitrasparenti, con monogram effetto sfocato…), baseball cap messi di traverso, cappellini fumettistici accessoriano coat rigidi, pantaloni a sigaretta e completi velvet, le ampiezze da breakdancer si contrappongono ai tagli sharp dei capispalla, il bling bling di fermagli e paillettes ai viola e verdi profondi. Nel finale, a resettare la suddetta sequenza “contrastata”, il candore assoluto del bianco su cumuli di veli, strascichi e ali in pizzo; il simbolismo è evidente, la grandezza di Abloh pure. 


Ph. Courtesy of Louis Vuitton, ph. n. 5 Matthieu Dortomb for Vanity Teen


Paul Smith

Dopo una serie di presentazioni digital only, Sir Paul Smith torna fisicamente nella capitale francese con una sfilata – sebbene a porte chiuse – in cui, tra mise gagliarde e una tavolozza estremamente variegata, ricapitola l’evoluzione del cinema, sfruttando il potenziale evocativo del medium che ha plasmato l’immaginario collettivo del XX secolo.
Lo fa mediante il colore, anzitutto, sparso a pieni mani (vale per blu notturni, grigi e cromie glacé quanto per le energiche tonalità di rosso e verde), incanalato in stampe di tutti i tipi – trademark dello stilista – dalla qualità fotografica, tanto vivide da evocare le locandine delle sale cinematografiche di una volta, oppure psichedeliche e zigzaganti, a omaggiare David Lynch e Wong Kar-Way, guru della settima arte conosciuti (anche) per gli intensi cromatismi delle loro pellicole, disturbanti o poetici.
Lo styling, spigliato, si lascia suggestionare dai costumi del David Bowie de L’uomo che cadde sulla Terra e di Harry Dean Stanton in Paris, Texas. Persino le musiche in sottofondo, opera del compositore Richard Hartley, rimandano alle cupe sonorità delle soundtrack di Twin Peaks, Vizio di forma e You were never really here.
La ritrovata voglia di dress up, di vestirsi a modo è percepibile nella sontuosità dei materiali (shearling, mohair, raso opaco, in contrasto con velluto a coste, pelle e nylon dalle nuance smaglianti), nel mix di quadrettature spalmato su tweed, lane e drill, nell’equilibrio tra fit over e slim, evidente nel tailoring, asciugato ad eccezione che nei pantaloni, lievemente scampanati, per consentire l’abbinamento con maglie spesse, nonché nella cospicua offerta dell’outerwear (tra gli altri montgomery, piumini, impermeabili alla Mackintosh, giubbotti cropped, loden imbottiti); proposte polivalenti e adatte a un pubblico trasversale, come un buon film. 


Foto n. 5 dal sito web di Paul Smith


Kenzo

Era la passerella più attesa della stagione e, di certo, non ha deluso le aspettative, anche grazie a un parterre d’eccezione, capitanato da Ye alias Kanye West, mano nella mano con la neofidanzata Julia Fox, e Pharrell Wiliams: il nuovo corso by Nigo (figura seminale della street culture nipponica e non, artefice del successo stellare di etichette quali A Bathing Ape, Human Made e Billionaire Boys Club) di Kenzo (ri)parte dalla Galerie Vivienne, dove tutto è cominciato 52 anni fa, quando Kenzo Takada irruppe nella compassata scena francese scombussolandola con stampe e rêverie indossabili.
Il restart del marchio, preceduto dalle parole inequivocabili dell’esordiente creative director – «voglio mettere l’accento sui vestiti», prende la forma di un real-to-wear (sempre Nigo) che onora l’eredità del predecessore e trasporta i capisaldi del suo stile spumeggiante nell’hic et nunc, congiungendo Usa e Sol Levante, archetipi dell’abbigliamento americano (workwear, casual, look collegiali) con cui i giapponesi hanno familiarità fin dall’occupazione postbellica ed esplosioni cromatiche, decorazioni florealeggianti e jeanseria vecchio stampo. I petali di papaveri, rose e affini invadono ogni superficie disponibile, bomber, varsity jacket, salopette, giacche da aviatore e suit sagomati si danno il cambio, accompagnandosi a borsette printed, baschi à la française, cappelli furry e altri briosi accessori, la tigre simbolo della maison si confonde tra greche, bande contrastanti e figurini ripescati dagli archivi, in una mescolanza festosa e accattivante che, attraverso il vestiario, getta un ponte tra Oriente e Occidente.


Photo Filippo Fior/Gorunway.com


In apertura, photo by Victor Boyko/Getty Images

Valentino Haute Couture P/E 2022, la sfilata in diretta streaming

La maison guidata da Pierpaolo Piccioli presenterà oggi, a Parigi, la collezione Haute Couture Primavera/Estate 2022, Anatomy of Couture.
Seguite lo show in diretta alle ore 13.00, collegandovi al seguente link:

https://valentino.iwebcasting.it/ValentinoAnatomyOfCouture/?src=ext





Sfilate uomo autunno-inverno 2022/23: un gentiluomo, un uomo gentile

«È infinitamente più vile leggere un cattivo libro che non comperare un cappello, o una cravatta alla moda. La moda distribuisce clandestinamente dei simboli, in una cultura che non sa più fabbricarli direttamente», scriveva Giorgio Manganelli.

Di simboli, allegorie e metafore ce ne sono in abbondanza, nelle ultime sfilate maschili di Milano, Parigi e qualche lampo londinese per il prossimo autunno-inverno. Da un lato, il ritorno a un formale ripensato e rimodulato era un facile pronostico, dopo due anni passati in tuta, felpe e sneakers e con il crescente desiderio di rimettersi in gioco con abiti belli, di tessuti preziosi e di ottima fattura; dall’altro, la situazione socio-politica mondiale, ancora offuscata dalla presenza del Covid e delle sue varianti che non accennano a diminuire, l’incertezza del futuro, la polarizzazione del pensiero che sta esacerbando la comunicazione con il risultato di arrivare a un certo conservatorismo, potrebbero nascondere la riattivazione di una società che va verso la restaurazione dello status quo.


Prada A/I 2022/23, photo: AFP

Del resto, gruppi crescenti di persone desiderano prodotti sfarzosi e hanno disponibilità economiche che glielo permettono. I mercati del lusso tradizionali beneficiano in particolar modo delle tendenze di consumo come l’edonismo e dal crescente desiderio degli individui di distinguersi e rappresentarsi, specialmente in periodi di crescente incertezza/instabilità. Ma Il mainstream stesso è sempre più frammentato, e quindi dentro a un messaggio chiaro e coerente, poi affluiscono trend minori che quel messaggio contraddicono e ridiscutono.


Alyx A/I 2022/23, ph. by Filippo Fior/GoRunway.com

In questo panorama inquieto, ci è sembrato che la categoria dell’“abbigliamento” abbia vinto su quella della “moda”, intesa come ricerca spasmodica del nuovo, pur fronteggiando una realtà che finora non ha avuto eguali nella storia. In questo senso, la sfilata di Alessandro Sartori per Zegna è stata la più rivoluzionaria, pur nella pacatezza di toni e volumi, nel saper conciliare una serie di istanze – il genderless, la diversity, l’inclusione – con una tradizione sartoriale che oggi è più che mai necessaria per trasformare un’idea in un “prodotto” e, nello stesso tempo, avere tutti i crismi per essere considerata contemporanea. Abbigliamento per umani, esattamente: Miuccia Prada con Raf Simons e Rei Kawakubo per Comme des Garçons hanno rielaborato – ciascuno a suo modo – gli stilemi del classico, i primi legandolo al concetto di potere (riproponendo il tema della mitica collezione autunno-inverno 2012 “Il Palazzo” e non ispirandosi, come dicono alcuni malinformati, alle sfilate di Demna per Balenciaga), la seconda alla figura letteraria del flâneur, il gentiluomo vagabondo che passeggia per le vie della metropoli senza meta, limitando la sua produttività alla pura osservazione.
Ma, nei fatti, i capi proposti hanno la solennità offerta dall’idea di essere pezzi destinati a durare, a interpretare quella voglia di eleganza in una chiave di quella che Italo Calvino, nell’ultima delle Lezioni Americane che non venne mai pubblicata, chiama consistency. In inglese, il termine consistency può assumere, a seconda del contesto, tre significati differenti. Consistenza, costanza, coerenza. Per Calvino, tutti e tre sono fondamentali: spiega che un’opera d’arte deve essere consistente. Ciò significa che essa deve possedere tutte le sfumature del suo autore. L’artista, infatti, ha completamente carta bianca. Egli può decidere su cosa improntare il suo lavoro. Tuttavia, è in ogni caso influenzato dal circostante, nel bene e nel male. Ed è inevitabile che la sua arte rifletta tutti gli aspetti che lo caratterizzano.


Zegna A/I 2022/23

In questa accezione, le più belle collezioni maschili – anche quelle che, come Undercover disegnata da Jun Takahashi o Alyx, a cura di Matthew Williams – nella loro apparente sobrietà celavano un senso coerente e compatto di un uomo che ha sicuramente introiettato la lezione dello streetstyle e della contaminazione con elementi femminili, ma nello stesso tempo vuole sentirsi protetto sia dalla storia che lo ha condotto fin qui, sia da capi portabili, forse non troppo spiritosi, ma d’impianto solido, fermo, sicuro. Perfino quelle che sono sembrati i défilé più surreali – del resto, quale momento di surrealtà o surrealismo più concreto quanto quello che stiamo vivendo? – come quella di Loewe del sempre più bravo JW Anderson o GmbH, disegnata dal duo Serhat Isik e Benjamin Huseby (prossimi direttori creativi di casa Trussardi: speriamo li facciano lavorare in pace) tra le proposte più estrose racchiudevano un cuore dove il tailoring ragionato sostituisce l’effetto spettacolare fine a se stesso, in una concezione di un menswear moderno ma costruito secondo regole di ingegneria tessile.


Loewe A/I 2022/23, ph. by Acielle / StyleDuMonde

Viene in mente la frase iniziale del saggio di Salvatore Settis Futuro del classico (Einaudi): «Ogni epoca, per trovare identità e forza, ha inventato un’idea diversa di “classico”. Così il “classico” riguarda sempre non solo il passato ma il presente e una visione del futuro. Per dar forma al mondo di domani è necessario ripensare le nostre molteplici radici». In un mondo come questo, dove mai come adesso si parla di realtà alternative come il metaverso, sembra che i fashion designer oppongano una visione forte, reale, per niente tecnologicamente visionaria.
Anche nella sfilata postuma di Virgil Abloh per Louis Vuitton o in quella di Kim Jones per Dior Homme, agli allestimenti onirici si unisce la maestria artigianale del “saper fare” e del rapporto con il tempo. Per il compianto Virgil, la stampa di un quadro di Giorgio De Chirico, La melanconia della partenza, su cappotti e capispalla era illustrativo del concetto di Maintainamorphosis, da lui definito come il principio per cui le “vecchie” idee dovrebbero essere rinvigorite con valore e presentate insieme alle “nuove”, perché entrambe hanno lo stesso valore. Per Mr. Jones, invece, la celebrazione della 75° della maison è stata l’occasione per trasferire i codici estetici femminili di monsieur Dior, che non disegnò mai abiti da uomo, su capi estremamente virili che da questa impollinazione hanno dato vita a una collezione desiderabilissima, forte e cortese, dove il concetto di gentiluomo si scompone e si confonde in quello di “uomo gentile”.


Undercover A/I 2022/23

Potremmo definire così il vero protagonista delle fashion week europee: un uomo gentile e un gentiluomo, in grado di esercitare senza vergogna alcuna una sensibilità acuta fino alla vulnerabilità ma nello stesso tempo preparato ad affrontare un mondo che non sempre gli mostra il volto migliore, ma lo minaccia con guerre, carestie ed epidemie. “Dio fece all’uomo e sua moglie tuniche e li vestì”, è scritto nella Genesi 3, 21. Fuori dai riferimenti teologici poi, basti pensare al nesso linguistico tra il termine latino vestis, “veste”, e la parola “investitura”, vocabolo che indica la nomina a un incarico ufficiale; l’abito, attraverso la sua dimensione simbolica, appunto, appartiene alla cultura e la rappresenta. Per approdare, si spera, a una dimostrazione non tossica, né carnevalesca, di una mascolinità dolce, piacevole, garbata.


Louis Vuitton A/I 2022/23, ph. REUTERS/Violeta Santos Moura

In apertura, la collezione Dior Men A/I 2022/23, credits: © Brett Lloyd

Tre designer da seguire tra i new talent visti a MMU F/W 2022

Uno delle (pochissime) note positive dello scompiglio generato dal Covid nell’organizzazione di saloni, fiere e fashion week, è l’aver concesso una visibilità insperata, se si pensa a un paio d’anni fa, ai volti nuovi della scena italica, che hanno beneficiato dell’assenza di un numero non trascurabile di griffe consolidate (tra defezioni, rinvii, passerelle virtuali, spostamenti da una all’altra delle quattro “Big Four” per ovviare a problemi logistici) per ritagliarsi uno spazio nel calendario ufficiale della Camera Nazionale della Moda Italiana, presentando il proprio lavoro a giornalisti e insider che, in tempi normali, avrebbero dovuto seguire brand più titolati.
Tra le sfilate di Milano Moda Uomo dei giorni scorsi, tre designer in particolare, non degli esordienti assoluti che però, per età anagrafica e dei rispettivi marchi, rientrano pienamente nella categoria new talent, si sono distinti per freschezza ed efficacia delle collezioni Fall/Winter 2022-23, confermando di avere tutte le carte in regola per affermarsi come the next big thing dell’industria.

Federico Cina

Inserito per la prima volta nello schedule stilato da CNMI, Lo stilista sarsinate prende nuovamente ispirazione da un nome eccellente della fotografia, Gabriele Basilico, che nel corso della carriera, al pari di Guidi o Tazzari, ha puntato l’obiettivo su persone e volti della Romagna (ubi consistam della visione creativa di Cina), nello specifico da Dancing in Emilia, fotoreportage sul fenomeno della discoteca come concentrato di nuove abitudini, comportamenti e costumi affioranti nel Paese, commissionatogli dalla rivista Modo nel 1978 ed eseguito dall’autore milanese con piglio quasi antropologico, che rimane una fedele rappresentazione di quel frangente storico.
Il titolo del défilé, Ball’Era 77, è un gioco di parole: si riferisce all’inaugurazione, 45 anni fa, della Ca’ del Liscio di Ravenna, colossale balera dalla capienza paragonabile a quella di uno stadio, una rivoluzione per il nascente settore del divertimento di massa che, come testimonia la macchina fotografica di Basilico, radunava torme di persone in dancing e locali sparpagliati nella Pianura Padana, che affollavano anche gare di ballo, concorsi di bellezza e altri eventi più o meno kitsch, un pot-pourri godereccio, colorato, folcloristico se si vuole, restituito con una virata pop, spensierata rispetto ai canoni della label.
La palette cromatica accoglie dunque nuance squillanti come viola, petrolio, verde carico e punte acidule di giallo; overshirt, felpe, giubbini e gilet, tutti ampi e abbelliti, all’occorrenza, da pattern botanici o grafiche ricalcate su uno scatto di Dancing in Emilia, stilizzato a mo’ di flyer delle serate discotecare che furono, sormontano pantaloni molli q. b. e scarpe voluminose.
Al collo di modelli e modelle foulard svolazzanti oppure sciarponi, stampati, a righe multicolor o monocromi, a riaffermare il penchant del designer per i capi dal sapore handmade, sfaccettati e compositi, esattamente come il soggetto della collezione.



JordanLuca

In trasferta da Londra (città che è stata – e resta – l’humus ideale per la miscela di bellicosità controculturale, da teenager cresciuti nella culla del punk, e sensibilità per il ben fatto di ascendenza sartoriale che alimenta, dal 2018, la creatività del brand) Jordan Bowen e Luca Marchetto reagiscono a modo loro all’instabilità, allo scoramento generale che opprimono il nostro presente.
Il duo stilistico italo-inglese parla esplicitamente di rabbia e fragilità, il tentativo di bilanciare ribellismo metropolitano e spleen adolescenziale innerva effettivamente la collezione F/W 2022-23, risolvendosi in una stratificazione di codici e rimandi che incanala la voglia di superare, una volta per tutte, la stasi estenuante della pandemia, tornando a scatenarsi nei club o a frequentare i circoli underground della capitale britannica, opportunamente agghindati.
Le silhouette sono tese, innaturalmente dilungate, con i polsini che sporgono penzoloni dalle maniche dei capispalla e gli orli dei pantaloni (jeans laceri, leather pants multizip, modelli dai riflessi vinilici) che si trascinano sul pavimento; chiodi di pelle, camicie quadrettate, pull sbrindellati dal mood grunge convivono con blazer costruiti, soprabiti austeri e doppiopetto che sarebbero piaciuti a Duran Duran, Spandau Ballet, Ultravox e altre band new romantic degli anni ‘80, gli spolverini quilted con fur coat, giubbotti, top istoriati di foto che zoomano sui dettagli di splendenti monili, dai colli montanti, i vezzi decadentisti (le rose sono un leitmotiv, intarsiate sul maglione o riprodotte nelle collane, in cui le spine del gambo vengono sostituite da borchie aguzze) con cromie flou come glicine e giallo pallido, in un crossover conforme alla visione frammentaria, ma non per questo priva di suggestività, di JordanLuca.


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Per la foto di backstage, credits Antonello Trio


Magliano

Assistere a una sfilata di Luchino Magliano (autodefinitosi una sorta di dottor Frankenstein che, attraverso un processo di taglia e cuci degli item basilari del guardaroba, stravolge le nozioni comunemente associate al buon gusto) comporta sempre un certo grado di straniamento, dato dalla proliferazione di elementi oggettivamente sbagliati o presunti tali, almeno nella teoria (misure troppo generose o striminzite, linee sgraziate, cuciture irregolari…), e tuttavia funzionali alla ridefinizione, in chiave irriverente e smitizzante, dei parametri del menswear operata dal marchio eponimo.
Non fa eccezione la F/W 2022-23, messa in scena – è il caso di dirlo, il designer bolognese è solito assegnare ruoli precisi agli indossatori, coreografandone pose e movimenti – all’Arci Bellezza di Milano, lì dove Visconti girò i match di pugilato del capolavoro neorealista Rocco e i suoi fratelli; sceneggiato da Michele Rizzo, lo show accantona però il sostrato cupo e brutale che, nel film, è alla base della boxe cui si dedica uno dei fratelli, e il ring diviene così la metafora dell’incontro tra uomini disposti a sfidare le regole auree del vestire e, anche, i preconcetti che gravano tuttora sulla mascolinità.
Un incontro probabilmente amoroso (nella sala troneggia un letto matrimoniale), di sicuro notturno perché i protagonisti sono flâneur abituati a vagabondare by night, meditabondi, malinconici, che si beffano delle prescrizioni da manuale dello stile: portano il cardigan extra size sul suit, giacche tagliate a scatola su t-shirt cortissime, arricciate sulla vita, gli scarponi da trekking sotto gilet con i personaggi dei Looney Tunes, eccedono col layering fino a sovrapporre tre golf, passano dalla grisaglia al completo total pink, dallo smanicato tecnico pieno di tasche alla giacca sfilacciata che fa il verso ai tailleur perfettini di Chanel. Eppure tout se tient, trasmettendo un senso di libertà, di gioiosa anarchia assai ritemprante, considerata la temperie pandemica.



In apertura, backstage della sfilata Magliano F/W 2022-23, ph. © Pavel Golik

Bentornate sfilate. La moda maschile torna in passerella con un’identità più forte e codici evoluti

La moda maschile dedicata alla FW 22-23 ha idee chiare e guarda al futuro, lasciandosi alle spalle paure e momenti di stallo che hanno caratterizzato le stagioni precedenti, riportando sotto i riflettori tutto il bagaglio creativo di designer autorevoli ed emergenti illuminati, unito a un saper fare tutto italiano di cui i marchi rappresentanti del Bel Paese si fregiano da generazioni.

I fratelli Caten rimangono fedeli al loro slogan “Born in Canada, Made in Italy” e aprono la prima sfilata del 2022 – Dsquared2 – con uno speech grintoso e positivo, legato alla necessità di non fermarsi e sull’importanza di esserci fisicamente, per lanciare un messaggio di coraggio al mercato e per poter ricominciare a vivere a pieno la vita con le bellezza che il mondo ha da offrire. Non a caso il tema del viaggio è centrale e di grande impulso. La ricongiunzione con il mondo, con i luoghi d’oltreoceano da raggiungere con il cuore dell’esploratore, torna sulle passerelle con uno stile libero e connesso con la natura.
Scarpe da trekking ferrate e zaino in spalla, i poncho multicolor, maglie di lana grossa i cui motivi jacquard ci riportano allo stile degli abitanti delle montagne peruviane, una capsule in collaborazione con Invicta in versione outdoor porta sulle spalle un baglio di ottimismo verso il futuro. Per arrivare alla versione rivisitata in chiave metropolitana, in un mix di giacconi in paillettes e piumini tecnici dalle varianti cromatiche audaci, pantaloni in microfibra di nylon sotto giacche in lana check, pronti per il tempo di tornare a ballare e vivere insieme la vita frenetica della città.



Zegna raggiunge la vetta di un percorso desiderato ed elaborato con grande attenzione da Alessandro Sartori che aggiorna definitivamente i codici maschili, eliminando ogni legame con il classico come lo abbiamo conosciuto fino a questa stagione. Un processo, a dirla tutta, che il Direttore Creativo della Maison porta avanti da un anno e che raggiunge un livello di maturazione massima con l’uomo della FW 22-23 rivoluzionando forme, tagli e introducendo texture innovative, frutto di un mix evoluto di filati pregiati come la lana effetto astrakan per il cappotto chiuso dalla sua sottile cintura in cuoio e portato sopra un anorak che a primo impatto può sembrare un tessuto tecnico, ma si rivela un’elaborazione sapiente della seta, declinata anche sui pantaloni.
Il completo tre pezzi cambia volto e l’outfit diventa modulabile e intercambiabile per essere indossato indoor e outdoor, con una sola condizione: un grande amore per il dettaglio, raccontato attraverso la stratificazione di forme e funzioni che rappresentano il tone of voice della collezione.  La giacca a trapezio è aperta lungo i fianchi per rendere fluido e libero ogni movimento, mentre la camicia lascia il posto a bluse super fittate in seta tecnica, create per avere vita autonoma o per assumere una nuova connotazione insieme agli altri capi di collezione, creando nuove sovrapposizioni e shapes inedite.
La maglieria si riassume sotto la nuova etichetta “Oasi Cashmere”, firma di una qualità controllata meticolosamente in ogni suo singolo passaggio. L’arte del rammendo definisce la nuova estetica della maglieria, che in alcuni esemplari mette in mostra il fascino degli inserti a contrasto tra il diritto e il rovescio, effetto di una lavorazione fatta a mano e destinata a durare nel tempo, come ogni capo della collezione.
L’importanza dell’artigianalità è raccontata attraverso una performance del coreografo francese Sadeck Waff – girata all’Oasi Zegna – che in un percorso dinamico con punti vista in continua evoluzione (in linea con il linguaggio della Maison) fa riferimento alle 160 mani (80 artigiani) che hanno creato la collezione dell’uomo nuovo di Zegna.



Altri brand che hanno fatto la storia dell’alta sartoria italiana presentano progetti innovativi come quello dei fratelli Mariano e Walter De Matteis, terza generazione di casa Kiton, che col progetto KNT sperimentano nuovi linguaggi attraverso forme e tessuti innovativi, caratterizzati da una vestibilità ultra comfort e adatta, volendo, all’uomo e alla donna indistintamente. L’attenzione al dettaglio e lo studio approfondito dei nuovi materiali che vanno ad arricchire la personalità della collezione non tradisce il savoir faire della tradizione di famiglia e porta contaminazioni dal mondo dello streetwear in una collezione preziosa al tatto, creata con la cura sartoriale impeccabile di chi è cresciuto nel cuore del tailoring partenopeo. Il tessuto sottovetro ha una lucentezza d’ispirazione anni 90, in una pregiata microfibra soft touch e un interno in piuma d’oca. Una sensazione tattile di comfort e sicurezza che investe tutta la collezione, studiata e ottenuta su ogni superficie attraverso ricerca e tecnologia. Dalla lana 100% waterproof dei cappotti e delle overshirt, ai pile di cashmere, fino ai giubbotti in limited edition e le nuove giacche doppiopetto, massima espressione di un’eleganza aggiornata al luxury comfort di nuova generazione.



La definisce sport couture il designer turco Serdar Uzuntas, che torna a Milano Moda Uomo con una collezione ispirata alla disciplina olimpionica della scherma, sull’onda dei meritati successi della nazionale Italiana, a cui lo stilista ha deciso di rendere omaggio attraverso la sua nuova collezione FW 22-23. La sua dinner shirt presenta i dettagli più riconoscibili della tenuta da scherma, che Serdar inserisce sotto la giacca da smoking in velluto o i capi in pelle creati attraverso un ciclo di produzione sostenibile.
Tessuti pregiati e tecnici come lane, neoprene, cotone e pelle si fondono in un color mix a contrasto per colpire il cuore con un colpo di spada, dando voce a un’eleganza energica e dai toni positivi. Giallo, arancione, rosso e cachi fanno da padroni di casa insieme al nero e a tinte neutre come grigi, blu navy e bianco. Non mancano tessuti e cerniere upcycled e bottoni in oro galvanizzato a rappresentare un dettaglio unico sui capi, spesso segnati da toppe a cuore su tutta la collezione, come un monito a non perdere mai di vista il lato più umano che c’è in ognuno di noi. Completano la collezione gli occhiali fatti a mano e le calzature in crochet, made in Florence dalle mani dell’artigiano Elif Malkoclar, che realizza ogni modello all’interno del suo omonimo atelier.


Serdar

Miuccia e Raf Simons portano nella passerella di Prada 10 attori hollywoodiani, riportando in alto l’asticella del desiderio delle sue performance con uno stile tuonante, fatto di cappotti strutturati con inserti in pelo sui polsi e pantaloni dal taglio largo per raccontare un’eleganza curata ma comoda, da portare tutti i giorni, nella vita reale e da tutti coloro che lo desiderano. “Gli attori sono interpreti della realtà, chiamati a dar voce alla verità attraverso le loro interpretazioni”.
La scenografia è di Amo, che riedita il Deposito della Fondazione Prada come un palcoscenico in cui viene rappresentata la realtà, che coinvolge come nella trama di un film ognuno di noi.



Andrea Incontri presenta il suo nuovo progetto creativo partendo dall’evoluzione del simbolo del suo nuovo marchio: la lettera I ispirata alla forma simbolica di una casa industriale, una dimora sostenibile, un hub creativo in cui prende forma lo scambio di idee. Questo simbolo cucito su ogni capo è la rappresentazione del libero pensiero, di una identità autentica ma connessa con le altre. La scelta dei materiali è basata sul pieno rispetto per l’ambiente, a partire dal rifiuto di utilizzare pelle di origine animale. Una collezione raccontata attraverso un manifesto fotografico curato da Giampaolo Sgura che individua sette personalità, scattate e riprese con l’obiettivo di scovare la verità di ognuno di loro, di noi. Gioia, rancore, meraviglia, disagio, allucinazione, stanchezza, esaltazione, sono rappresentazioni autentiche della natura umana che Andrea Incontri vuole rappresentare con onestà intellettuale.



Il Paisley di Kean Etro sfila tra le mura dell’Università Bocconi, raccontando l’uomo e le sue infinite vite con la complicità della letteratura espressa attraverso un plotone di giovani in fieri, che affrontano l’avventura della vita con un libro in tasca, perché l’evoluzione dell’uomo non può prescindere dalle parole di chi è passato da qui prima di noi. Ogni capo e la sua rappresentazione si arricchiscono di un significato più profondo: il cappotto, il soprabito da giardinaggio, il pullover inteso anche come outerwear, il caftano, il duvet, la giacca, la camicia stampata, il maglione con lo slogan-calembour. I guizzi della lingua di Etro seguono questo nuovo ordine: la rosa è declinata come parola latina su camicie e fodere, o si presenta in forma botanica e stilizzata; il lupo, specie per la cui conservazione Etro si impegna dal 2020 insieme al WWF, è un intarsio o un jacquard.



Together è il titolo che il designer portoghese David Catalan dedica a questa stagione di ritorno di sfilate in presenza. La sua ispirazione è legata alla sartorialità delle uniformi scolastiche inglesi degli anni 60 e 70 e a un dress code britannico da cui è sempre stato attratto. Da qui gli elementi preppy rivisitati in chiave comfort e funzionale e il denim che porta con sé la sua identità worker textile, contaminando e sperimentando il codice stilistico della collezione caratterizzata dagli iconici rombi di un impeccabile, classico british, libero dalle stagionalità della moda. Nel più autentico approccio di David Catalan, egli rende omaggio alle sue umili origini proponendo una moda indossabile con un taglio umoristico e di evasione.



Miguel Vieira ci riporta alle origini del suo vero DNA: Il nero, una dominante nei suoi fashion show che viene rieditato in chiave rock e postmoderna con trattamenti tecnici sui tessuti e accessori a tratti irriverenti. Gli accessori sono il tocco finale. Orecchini, fasce per capelli, cappelli e stivali da neve completano il look di un nomade urbano con audacia e marcata personalità. Libero.



Anche il guardaroba aggiornato di Boglioli fa appello alla libertà di espressione e a uno stile più disinvolto, stravolgendo il concetto classico di eleganza per raccontare un nuovo concetto di Made in Italy, più libero dagli schemi, cosmopolita ed eclettico per vocazione. Giacche fatte per essere indossate anche da lei, con forme rivoluzionate che strizzano l’occhio all’universo dell’outwear con pezzi classici reinventati con trattamenti innovativi e modellistiche nuove. Il risultato è quello di capi leggeri e caldi che fanno affidamento a imbottiture in selezionati materiali tecnici.
Parka, field jacket, trapunte, bomber e husky vengono declinati in vari materiali come shetland, flanella, panni di lana, tutti «water repellent». Il cashmere è il protagonista assoluto del nuovo guardaroba firmato Boglioli, sviluppato in tutte le categorie, dalle giacche alla maglieria alle camicie, sia nella tinta unita che nelle fantasie sofisticate come la resca, il principe di galles e nei punti più ricchi l’hopsack e la tela.
Four Elements è la capsule che celebra la storia e le origini di Boglioli, dedicata a un atteggiamento più responsabile e consapevole nei confronti del territorio e dell’ambiente.
L’iconica K-Jacket decostruita e tinta in capo in cashmere, da 20 anni protagonista del guardaroba Boglioli, diventa al 100 per cento eco sostenibile: realizzata in cachemire riciclato, ottenuto rigenerando la fibra tramite il riciclo di scarti di produzione e indumenti usati in cashmere. La Tintoria Emiliana, azienda dove la tintura in capo viene realizzata, è stata una delle prime tintorie ad aderire all’organizzazione ZDHC di Amsterdam, stabilendo dei nuovi standard per il controllo dei processi di produzione. Un’impresa sostenibile in senso ecologico, che assume scelte in grado di abbassare l’impatto ambientale delle proprie attività produttive contenendo i consumi.



Dopo il debutto al Pitti Immagine Uomo, torna tra gli appuntamenti di Milano Moda Husky in una versione decisamente rinnovata e fashionista. Padroni di casa Saverio e Alessandra Moschillo che svelano il capo iconico della collezione autunno-inverno 2022/23: Papillon. Ispirato all’omonima pellicola del 1973 diretta da Franklin Schaffner con Steve McQueen e Dustin Hoffman, tratta dal romanzo autobiografico di Henri Charrière, la giacca si propone come un nuovo must have del guardaroba maschile che scardina le regole e le definizioni di capospalla, unendo i principi dell’activewear e dell’attenzione sartoriale, per un nuovo dress code: smart-formalwear. Un 2 in 1 che parte dall’iconico Husky per diventare ancora più innovativo e funzionale. A comporlo è uno shell in nylon bordeaux e un gilet picot nero in cashmere e pura lana vergine, ideale per poter essere indossato in ogni stagione.
La storica giacca Husky, nata nel 1965 per mano dell’aviatore americano Steve Gulyas e sua moglie Edna, chiamata Husky come il loro cane, rinasce così grazie all’expertise produttiva di Saverio Moschillo. Ai capi tradizionali vengono aggiunti nuovi modelli, tagli e colori dall’allure contemporanea, rafforzati nel carattere per i loro dettagli e per una qualità Made in Italy tanto cara a Saverio Moschillo: “La qualità si produce non s’inventa” .



Pitti Uomo 101: dall’11 al 13 gennaio il menswear torna protagonista a Firenze

Alla luce del rivolgimento che attraversa – non da oggi – il mondo del fashion per lui, in cui i mutamenti già in atto (l’avanzata inarrestabile del leisurewear, la possibile, complicata convivenza tra formale e abbigliamento disimpegnato da casa, i confini via via più porosi tra i generi…) sono stati bruscamente accelerati dal Covid, l’appuntamento con Pitti Uomo, da sempre punto di osservazione privilegiato sul vestire maschile, giunge quest’anno più che mai opportuno.



Pur in un contesto meno agevole di quanto ci si aspettasse a causa del dilagare della variante Omicron, il salone torna ad occupare gli spazi della Fortezza da Basso, a Firenze, dall’11 al 13 gennaio, «in completa sicurezza», come tiene a specificare Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, e con un formato espositivo sì rinnovato, ma incardinato al solito su quelle caratteristiche di selezione, curatela e comunicazione d’impatto che, insieme al ricco programma di eventi speciali collegati, hanno reso la fiera del capoluogo toscano il punto di riferimento mondiale della moda e lifestyle pour homme.

Reflections è il filo rosso della kermesse, che si dipanerà negli allestimenti distribuiti tra sede principale e Leopolda, informando anche la campagna pubblicitaria ad opera del duo di fotografi Narènte, una scelta che gioca con la polisemia della parola: come precisa il direttore generale Agostino Poletto, infatti, il termine inglese significa «riflessioni, ma anche riflessi, interiori ed esteriori, finestre che si aprono, squarci che portano dentro e fanno guardare lontano, rimandi che vanno oltre quello che ci si aspetta».


Pitti Reflections, ph. dall’account Instagram Pitti

All’interno della Fortezza, il percorso espositivo si snoda lungo tre macro aree, pensate per raccontare le diverse anime del menswear odierno: Fantastic Classic, Dynamic Attitude, Superstyling.
Nella prima il leitmotiv è l’evoluzione del classico, che gli autorevoli marchi presenti (fra i tanti Pal Zileri, Herno, Orciani, Stefano Ricci, Xacus, Tombolini, Paul & Shark) mirano a rendere innovativo e al passo coi tempi, ricercando dettagli e accostamenti inediti, fornendo un upgrade ai must senza tempo del guardaroba, dai pantaloni tailored all’outerwear, dagli accessori distintivi alla maglieria, così da guardare oltre la tradizione, avendo cura, ovviamente, di valorizzare la preziosità di capi e accessori dalla fattura perfetta.



Nell’ambito di Fantastic Classic, la novità è rappresentata dall’ampliamento e rinnovamento della sezione Futuro Maschile, tra le più seguite di Pitti, una finestra sul contemporary menswear che fa della scioltezza, del mix & match tra pezzi classici e abbigliamento sportivo il suo punto di forza, proponendosi come progetto di punta di questa 101esima edizione.
Il Piano Attico dell’edificio è pronto ad accogliere una community di circa 90 etichette: i nomi si sprecano, dai masterpiece in forma di calzatura di Alden, Barrett, Green George e Paraboot ai capispalla d’autore di Sealup, Ruffo e Lodenfrey, al knitwear di pregio griffato Roberto Collina, Avant Toi e Scaglione.  


Avant Toi

Dynamic Attitude identifica nell’outdoor il terreno comune tra sport e streetwear, dove si muovono aziende per le quali comfort e libertà sono atout imprescindibili, da declinarsi però in design innovativi, ricercati, commisti a influenze vintage o dall’anima tech. Qualche esempio? Blauer USA, Lotto, 24 Bottles, Voile Blanche e Filson; quest’ultimo, distribuito dal gruppo italiano WP Lavori in Corso che se ne è appena aggiudicato la licenza per l’Europa e una quota del 10%, festeggia i suoi 125 anni con un evento che mixerà musica, divertimento, cibo e pezzi unici, in linea con lo stile quintessenzialmente americano del brand.


Filson

Il fulcro di Superstyling è invece l’anticipazione dei trend, l’individuazione di nuovi canoni stilistici che passa necessariamente attraverso sperimentazione e scelte estetiche fuori dagli schemi, supportate da sapienza sartoriale e una visione in continuo divenire; qualità che accomunano le griffe internazionali on stage, come Zespà, Olow, Superduper, Armor Lux e Rolf Ekroth, nelle cui collezioni si moltiplicano tagli agender e modelli pensati per superare il concetto di stagionalità.


Rolf Ekroth

Non può mancare, poi, una riflessione sulla sostenibilità, vexata quaestio del nostro tempo, tema ineludibile per chiunque operi nel settore dell’abbigliamento che, bisogna ricordarlo, è tra i più inquinanti in assoluto: a Pitti Uomo torna, per la quarta volta, il progetto espositivo S|Style sustainable style, a cura della fashion editor Giorgia Cantarini, con una nuova infornata di giovani label e stilisti che fanno dell’eco-responsabilità un mantra assoluto.
Il processo di scouting, improntato a internazionalità e inclusione, ha tenuto conto – come spiegato dalla curatrice – del «processo creativo che guida i designer nell’approccio responsabile, riassumibile in 3 R: riciclare, riutilizzare, reinventare», consentendo di selezionare dieci marchi ben assortiti.


Ksenia Schnaider

Buyer e giornalisti avranno la possibilità di visionare i capi “reworked” dell’etichetta ucraina Ksenia Schnaider (che ha già irretito le sorelle Bella e Gigi Hadid e Iris Law), pregni di riferimenti alla cultura est-europea e sottili critiche sociali, i briosi pullover Waste Yarn Project, intessuti con filati e maglie di recupero, il blend di formale e workwear dei completi no gender di Provincia, gli occhiali di Junk in Econyl®, nylon riciclabile all’infinito ottenuto da plastiche raccolte dagli oceani o dalle discariche; e, ancora, le proposte di Figure Decorative, Curious Grid, N Palmer, Maxime, Umòja e Philip Huang.


Waste Yarn Project

La collaborazione tra Pitti Immagine e Rinascente, inoltre, garantirà ulteriore visibilità ai creativi di S|Style sustainable style, con vetrine dedicate per tutta la settimana della fiera, un’area pop up e una mostra con le foto di Mattia Guolo, che ritraggono i look chiave delle rispettive collezioni, al secondo piano del department store di Piazza della Repubblica.

Tra gli highlight annunciati del salone fiorentino, vanno segnalati almeno il debutto, in Fortezza da Basso, di KTN – acronimo di Kiton New Textures, linea dallo spirito urban dei fratelli Mariano e Walter De Matteis, terza generazione della famiglia alla guida del brand, un vanto della scuola sartoriale napoletana conosciuto in tutto il mondo, che svela in anteprima i modelli della Fall/Winter 2022-23, Metamorphosis; la presentazione, al Giardino del Glicine, della capsule collection F/W 2022 di Lardini, in cui lo slancio cromatico delle proposte simboleggia un ritrovato entusiasmo; l’esperienza immersiva phygital predisposta nella Sala della Volta da Ten C, che ruota attorno alla nozione di “ibrido”, inteso come tutto ciò che non è articolato, complesso e strutturato. Questi e altri eventi, lanci e iniziative che scandiranno la tre giorni della rassegna saranno accessibili anche online, tramite la piattaforma digitale Pitti Connect, permettendo a chi non potrà essere fisicamente a Firenze di scoprire le novità dell’edizione numero 101.

I nuovi talenti di 080 Barcelona Fashion puntano su ricerca e sostenibilità

Svoltasi dal 25 al 28 ottobre, la 080 Barcelona Fashion, tra le principali kermesse di moda del Sud Europa, ha avuto come (spettacolare) cornice l’Espai XC a Esplugues de Llobregat, un’infilata di archi, cortili e ambienti dall’elevata scenograficità che fu la dimora dello scultore Xavier Corberó. Un’edizione al 100% digitale, centrata su innovazione, creatività e sostenibilità (pilastri ormai irrinunciabili per l’industria fashion nel suo complesso), cui hanno preso parte brand noti e newcomer per un totale di 22 label.
Ad accomunare le quattro collezioni a nostro avviso più interessanti, elencate di seguito, è la sensibilità verso l’impatto ambientale ed etico della produzione, punto di partenza per una sperimentazione a tutto tondo – dall’origine e lavorazione dei materiali alla modellistica, alla valorizzazione dell’artigianato, così da coniugare design accattivante e green attitude.



Eñau

Giunto alla quinta collezione, il marchio di abbigliamento eticamente sostenibile Eñau trae ispirazione dall’osservazione dei flysch, strati di arenarie, calcari e altri sedimenti depositatisi gli uni sugli altri nell’arco di milioni di anni; trasla quindi le sfumature pietrose degli stessi (piombo, ardesia, bianco sporco, nero) nella palette, restituendone la caratteristica stratificazione attraverso l’alternanza tra morbidezza e rigidità, fra tessuti consistenti (lana rigenerata, tricot, pelle vegana…) e tenui come il poliestere riciclato.
Righe, pieghe e ondulature (frequenti su tank top e maglie finemente plissettate, camicie dal taglio squadrato, pantaloni slouchy che non vanno mai oltre la caviglia) rimandano invece all’aspetto frastagliato di queste formazioni detritiche, e non mancano neppure riferimenti più espliciti al tema, sotto forma di stampe fotografiche che ritraggono pareti rocciose, scogliere a picco sul mare o distese sabbiose.
Le silhouette si mantengono clean e lineari, il tocco finale è dato dagli accessori artigianali, realizzati appositamente dal gioiellere Tó Garal e dal brand di borse Nonnai.



Júlia G. Escribà

Júlia G. Escribà, giovane creativa catalana, prova a rispondere alle sfide del cambiamento climatico combinando soluzioni al limite dell’avveniristico e design di qualità, concepito per superare tendenze effimere, sovrapproduzione e altri (discutibili) riti che caratterizzano tuttora la moda. Si spiega così l’impiego della tecnologia di termoregolazione Outlast®, che permette agli indumenti di adattarsi alle variazioni della temperatura esterna, assorbendo e rilasciando calore; nello show Spring/Summer 2022 all’uso del brevetto, sviluppato originariamente per la Nasa, si unisce il focus su materiali dalle naturali proprietà termiche quali lino – green per definizione – o cupro, fibra setosa e carezzevole, declinati in nuance armoniche suggerite da Neil Harbisson, artista capace di “sentire” i colori grazie a una speciale antenna impiantata nel cranio.
Il titolo scelto, Utopia, sintetizza in maniera efficace l’ambizione di comporre un guardaroba all’avanguardia e timeless allo stesso tempo. Gli outfit, fluttuanti e dalla linea scivolata, comunicano un senso di purezza che ben si accorda ai valori professati dalla stilista, tra jumpsuit ariose, maxi bluse, ampi pantaloni cropped, coroncine bucoliche, orli e abbottonature asimmetriche.



LR3 Louis Rubi

Fondata a Barcellona nel 2019 da Louis Rubi e Daniel Corrales, LR3 intende porsi come una griffe realmente inclusiva, pertanto elimina i dogmi e le limitazioni che hanno irreggimentato nei decenni il mondo fashion per concentrarsi su pezzi one size, che valorizzino chiunque scelga di farli propri, indipendentemente dalla sua età, fisico, sesso o cultura di appartenenza.
A indossare le novità del marchio è un cast a dir poco eterogeneo: modelli e modelle occasionali si muovono in totale libertà all’interno dell’Espai XC, favoriti in questo dai volumi dilatati, quasi fuori scala degli abiti, perlopiù capispalla di foggia classica come blazer, car coat e spolverini, ripensati nelle proporzioni puffy, per l’appunto. I toni neutri – dal khaki al cammello, dal nocciola al verde oliva, si scontrano con sprazzi fluo (qua una pennellata arancione che fende il completo over, là una colata di fucsia sul maglione), una vivacità cromatica che acuisce l’impressione generale di compiaciuta giocosità, di assenza di regole della sfilata, a ribadire l’irriducibile diversità di ciascuno che, alla fine della fiera, è l’essenza stessa del vestire.



Martín Across

Una condizione di sospensione, di tensione continua tra dimensione onirica e slanci futuristici è il tratto peculiare del prêt-à-porter di Martín Across. L’ultima collezione dell’etichetta creata da Martín Maldonado, On the fragile nature of life, esplora i possibili significati del termine movimento, da intendere come individuale o collettivo, concreto o psicologico, graduale o impetuoso. Tutto questo viene tradotto, nei look, in pattern multicolor che smuovono le superfici, zigzagano su giubbetti, felpe e soprabiti, simulano il moto delle onde, i riflessi dell’acqua o, ancora, i diversi colori dei sedimenti, generando sorprendenti effetti cromatici.
Accessori utility quali bucket hat, tracolle a rete e sneakers in gomma si mescolano a capi dall’appeal classico (dai dolcevita ai gilet di maglia, ai pants segnati da profonde pinces), tutti realizzati a mano in Ecuador, paese d’origine del direttore artistico, usando materiali locali. 



L’omaggio ad Alber Elbaz e non solo: 4 sfilate-tributo memorabili

La Paris fashion week si è chiusa il 5 ottobre con uno spettacolo eccezionale, nel senso letterale del termine, organizzato da AZ Factory per commemorare Alber Elbaz, scomparso ad aprile per complicazioni legate al Covid, poco dopo essere tornato in attività con l’innovativa label di prêt-à-porter che porta le sue iniziali. Richemont, holding del lusso che ne detiene il controllo, ha infatti voluto rendergli un tributo invitando 44 brand, tra maison affermate e new names (un lungo elenco comprendente Dior, Valentino, Gucci, Burberry, Rick Owens così come Tomo Koizumi e Christopher John Rogers) a disegnare per l’occasione delle mise speciali.
Lo show, tra i più seguiti nel calendario parigino, non è stato certo un unicum nella storia del fashion, abituato a omaggiare i suoi principali protagonisti, in modi più o meno espliciti. Abbiamo selezionato quattro sfilate che, sotto quest’aspetto, meritano di essere ricordate, cominciando proprio da quella dedicata a Elbaz.

Love brings love – A tribute fashion show in honor of Alber Elbaz

Con la sua personalità affabile, spiritosa, istrionica, Elbaz smentiva clamorosamente il luogo comune dello stilista schivo e altezzoso, chiuso nella torre d’avorio. Stando al comunicato della società, avrebbe desiderato unire la grande famiglia della moda per una nuova edizione del Théatre de la Mode, spettacolo itinerante che, nel 1945, riunì decine di couturier francesi sull’onda della solidarietà e della comune voglia di ripartire diffuse nel dopoguerra.
Un concept alla base dell’evento tenutosi al Carreau du Temple, invaso da luci e suoni per accompagnare gli ensemble, pensati come una celebrazione del sense of style gioioso, sottilmente ironico e incline alla teatralità del designer; 71 outfit in totale, che si rincorrono nella sala tra strascichi chilometrici (Giambattista Valli) e balze scenografiche, caterve di ruches (Valentino) e cuori aggettanti sull’imponente robe-manteau (Viktor & Rolf), completi ricalcati sull’uniforme prediletta dall’ex direttore artistico di Lanvin, cioè suit scuro, occhialoni e maxi papillon (Ralph Lauren) e ritratti tipo fumetto intarsiati sullo spolverino (Dries Van Noten). Abiti espressione di pura creatività, che nel gran finale compongono un mosaico dai mille colori, issati sull’impalcatura con, al centro, la foto di Elbaz.



Sonia Rykiel S/S 2009

Nel 2008, per festeggiare il 40esimo anniversario di una griffe che, permeata dell’indole protestataria del fatale Sessantotto, aveva rivoluzionato il womenswear, bandendo voli pindarici e virtuosismi fini a se stessi in favore di uno stile svelto e pragmatico, Sonia Rykiel chiama a raccolta 30 designer du moment (per fare qualche nome Karl Lagerfeld, Jean Paul Gaultier, Martin Margiela, Christian Lacroix, Yohji Yamamoto), commissionando a ciascuno un look della Spring/Summer 2009.
Terminato il défilé “canonico”, in pedana irrompono, tra lo stupore dei presenti, creazioni assolutamente uniche nel loro genere, che in diversi casi integrano la riconoscibilissima chioma frisé rosso fuoco della padrona di casa, come fosse una signature stilistica del marchio, al pari di righe marinare, piume o fiori: Lagerfeld, ad esempio, ne fa un pattern cartoonesco sul completo blusa-pantalone, Margiela la struttura portante del gilet furry sovradimensionato, Jean-Charles de Castelbajac un bizzarro trompe-l’oeil, mentre Gaultier allude ai pullover all’uncinetto valsi a Rykiel il soprannome di “regina del tricot”, con una modella intenta a sferruzzare il proprio tubino in maglia.



Saint Laurent F/W 2016

Prima delle sfilate faraoniche ai piedi della Tour Eiffel volute da Anthony Vaccarello, a rilanciare Saint Laurent nella stratosfera modaiola, piegandone i codici distintivi alla propria estetica rockeggiante e affilata, era stato Hedi Slimane che, non va dimenticato, iniziò la sua folgorante carriera proprio alla corte di Monsieur Yves, dirigendone le linee Rive Gauche e Homme.
Per la sua collezione Fall/Winter 2016, omaggia quindi a tutti i livelli il maestro, a partire dalle caratteristiche dello show allestito nell’Hôtel de Sénecterre, sede dell’appena restaurato atelier di alta moda, andato in scena nel silenzio più totale, così da ricreare la solennità quasi religiosa dei défilé primigeni, interrotto solo dal numero di uscita pronunciato da Bénédicte de Ginestous (annunciatrice, fino al 2002, delle passerelle di YSL).
Dominatori assoluti del catwalk, gli outfit della Collection de Paris spingono al massimo gli eccessi del glam anni ’80 attraverso volumi drammatici, incrostazioni di cristalli e paillettes, succinti abitini con volant scultorei, minidress strizzati da cinture colossali, collant velati e labbra infuocate. Una rilettura estremizzata dell’eredità di Yves Saint Laurent, i cui capisaldi sono diligentemente compendiati, dagli spropositati fur coat che paiono richiamare la pelliccia verde smeraldo della collezione cosiddetta Scandale (1971) agli smoking che, a suo tempo, lo stilista nato a Orano aveva trasformato in capi femminili sublimemente sensuali. A suggellare un legame mai spezzato, al di là delle apparenze, l’abbraccio commosso tra Slimane e Pierre Bergé, socio e compagno di vita di Yves.



Versace S/S 2018

Donatella Versace è abituata a “rompere l’internet”, escogitando trovate sensazionali che terremotano il fashion system e, di rimbalzo, il web. Il pensiero va subito alla recente, mediaticissima collab con Fendi alias “Fendace”, al colpo di scena della sfilata S/S 2019 chiusa da Jennifer Lopez, radiosa con una replica esatta del celeberrimo jungle dress, oppure a quella S/S 2018, «un tributo alla vita e al lavoro di Gianni […] non solo al suo genio artistico ma all’uomo che, soprattutto, era mio fratello» come specifica lei, a vent’anni dall’omicidio a Miami.
L’omaggio è reso plasticamente, sulla passerella, dalle mise cariche dei simboli che hanno accompagnato l’irresistibile ascesa del couturier calabrese al pantheon della moda, in una girandola vorticosa e ipercolorata di motivi, grafiche e accostamenti cromatici desunti dalle collezioni più iconiche del brand, tra le fantasie marine della stampa Trésor de la Mer (introdotta nella stagione S/S ’92), gli arabeschi dorati su fondo nero di quella Baroque (F/W ’91), serigrafie lisergiche à la Warhol stampigliate all-over (S/S ’91), farfalle in tonalità acidule (S/S ’95), frange di pelle, bolo tie, cinghie e altri orpelli stile western meets bondage (F/W ’92). Per finire, il ritorno in forze delle top model, al cui mito contribuì attivamente proprio Gianni Versace, con Cindy Crawford, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Helena Christensen e Carla Bruni fasciate in abiti di mesh metallico sinuosi, come disegnati su una fisicità statuaria, oggi come allora.
Il défilé sbanca i social: considerate le suddette doti da influencer di Donatella, c’era da dubitarne?



Il punto sul menswear visto alla Milano Fashion Week S/S 2022

La fashion week dell’agognato ritorno alla (quasi) normalità, con show e presentazioni perlopiù in presenza e l’abituale messe di serate ed eventi satellite, è terminata lunedì 27; si possono dunque passare in rassegna gli outfit pour homme che hanno fatto da corollario al womenswear di Milano Moda Donna, ché sempre più marchi optano per la formula co-ed, con l’intento di enfatizzare la comune vis creativa che informa le linee femminili come pure quelle maschili. Vediamo, quindi, di analizzare le proposte uomo per la stagione Primavera/Estate 2022 alla luce di tre keywords.

Sensualità

Buona parte di designer e brand sembra aver trovato nella sensualità, fiera e disinibita, la nemesi stilistica dei periodi più cupi della pandemia, quando il contatto fisico era – sostanzialmente lo è tuttora – limitato al massimo, negletto in quanto possibile fonte di contagio. Il tema, com’è ovvio, si sostanzia seguendo le modalità più disparate: l’interpretazione data da Roberto Cavalli è ferina, letteralmente, poiché il glam tutto eccessi, brillii e animalier della maison fiorentina allo zenit della popolarità, negli anni Zero, diventa la pietra di paragone per la direzione creativa di Fausto Puglisi (cominciata nel 2020), che intervalla le uscite femminili con mise maschili tracimanti sfacciataggine e compiaciuta sexyness, tra striature tigrate, metallerie a forma di zanna o artiglio, biker jacket tempestate di borchie, sandali aggressivi e slip sgambatissimi, in bella vista sotto la vestaglia con stampa safari.
L’eros di N°21, al contrario, scaturisce da ponderazione e accortezze couture, trasferite su pantaloni sbottonati sui fianchi, completi costruiti su strati di tulle evanescente, pull a punti larghi che lasciano intravedere la pelle, tutti impreziositi da stole di marabù, cristalli, frange di pellicola sulle slippers tricottate. Tra questi due estremi – per così dire – dello spettro c’è spazio per diverse altre declinazioni, dalla misurata languidezza di Emporio Armani (riscontrabile nelle giacche, blouson e capispalla vari indossati a pelle, al solito decostruiti, carezzevoli sulla figura, negli harness che si fanno sofisticate cinghie da incrociare sul torso, nelle cerniere dei pantaloni lasciate aperte sulle ginocchia) all’underwear che, in passerella da Versace, occhieggia malizioso sotto spolverini, blazer smanicati e gilet, dai capi fascianti di ATXV (brand del giovane Antonio Tarantini, debuttante alla settimana della moda milanese) che, tra panneggi attorcigliati sul busto, lacci e fenditure scoprono ad arte il corpo, al pizzo chantilly con cui CHB di Christian Boaro cuce canotte, diafane camicette e top microscopici, romantici e voluttuosi in egual misura.



Roberto Cavalli, N°21, Emporio Armani, Versace, ATXV, CHB

Rilassatezza

Sarà che mesi di restrizioni e chiusure a intermittenza hanno definitivamente fiaccato le velleità formali dei consumatori, compresi i più attenti al dress code, o forse il famigerato smart working ha favorito un laissez-faire stilistico generalizzato, di sicuro l’abbandono di qualsivoglia rigidità (nei volumi, tagli, materiali, abbinamenti…) è un dogma a cui il menswear non sa più derogare. Lo confermano gli outfit visti a MMD: si è già detto della levità dei look di Emporio Armani, si può tornare pure su quelli di Versace, contraddistinti da linee fluidificate specialmente dalla vita in giù, con pantaloni svasatissimi, bermuda e jeans baggy completati da canotte infilate sotto la giacca, maglie sblusate, calzature che più “off” non si può (sabot aperti sulla punta, slides di gomma, ginniche dalle dimensioni generose).
Boss, invece, bissando la collaborazione con Russell Athletic, mette in scena nel campo da baseball del Kennedy Sport Center un défilé giocoso incardinato su mise casual di immediata lettura, tra bomber collegiali tappezzati di patch, cardigan con iniziali ricamate, sweatpants e felpe alla Ivy League sempre e comunque, perfino in abbinata a cappotti rigorosi, loden, soprabiti quadrettati e suit doppiopetto dalle proporzioni esatte. E ancora, è vestita di tuniche sfilacciate, pullover XXXL, maxi dress ridotti a brandelli e capispalla ingigantiti l’armata di beautiful freak protagonista della sfilata-happening organizzata da Marni. Forme dilatate e fit ampi, se non oversize, anche da Salvatore Ferragamo, Sunnei, GCDS, Aspesi e Pierre-Louis Mascia.



Emporio Armani, Versace, Boss, Marni, Salvatore Ferragamo, Sunnei, GCDS, Aspesi, Pierre-Louis Mascia

Edonismo

Come spesso accade, la pur graduale uscita da frangenti storici particolarmente complessi e tormentati si accompagna, sulle passerelle, a un’impennata di fervore e gaudente edonismo. Non sfuggono alla regola gli show avvicendatisi nei giorni scorsi, a partire dalla trovata ad effetto rivelatasi il clou della fashion week, cioè “Fendace”, la collaborazione tra Fendi e Versace presentata, a sorpresa, nel quartier generale della Medusa in via Gesù con una sfilata all star, zeppa di supermodelle e celebrities (da Dua Lipa a Naomi Campbell passando per Kate Moss, Emily Ratajkowski, Elizabeth Hurley e Demi Moore), in cui le doppie F si confondono con greche, fregi barocchi e altri stilemi che alimentano fin dal principio l’universo creativo versaciano. Un discorso simile vale per la collezione disegnata in solitaria da Donatella Versace per la griffe eponima, dove dettano legge ensemble brulicanti di motivi grafici in technicolor (tra cui il new entry Acid Bouquet), foulard annodati sul capo o intorno alla vita, bluse in seta stampate all-over, completi dalle tonalità acide.
Dean e Dan Caten di Dsquared2, da parte loro, addolciscono il mood di stagione tra il grunge e il militaresco (suggerito dalla ricorrenza di anfibi, cargo pants, colori terrosi, patchwork e tessuti squarciati) innestandovi pattern floreali più o meno estesi, lustrini spalmati su jeans destroyed o giubbetti, coroncine di metallo, addirittura ali di tela poggiate sulle spalle dei modelli.
Difficile restare indifferenti, poi, all’esplosione di cromie e rimandi pop del designer Alessandro Enriquez, che si scatena con ripetizioni ritmiche di frutti, cuoricini, francobolli delle mete estive più famose e disegni assortiti (compresi i ritratti funny del bambolotto fidanzato di Barbie, Ken), oppure alle creazioni dai colori acrilici di Redemption o, infine, al mix and match sfrenato di Giuliano Calza per GCDS, che passa senza un plissé dalle frange di perline ai maglioni crochet, dal total pink ai manga riprodotti sulla camicia hawaiana.


GCDS

“Fendace”, Versace, Dsquared2, Alessandro Enriquez, Redemption, GCDS

Immagine in apertura credits: Ivan Marianelli for The New York Times

Attesa rinascita: proiezioni Milano Moda Donna

Aspettando Milano Moda Donna, incontriamo i 21 volti più interessanti presenti in town.

La Design Week, i più importanti eventi fieristici settoriali e Milano Moda Donna ora più che mai, e dopo varie stagioni phygital, sono dietro l’angolo. Quante e quali limitazioni vi saranno non ci è dato saperlo ma ciò che è certo è il delinearsi dei profili di uno dei più imprevedibili Rinascimenti del ventunesimo secolo.

Mai come in questo frangente storico i due sostantivi sono connessi all’universo femminile. La quotidianità e le notizie che si rincorrono, in merito ad una concreta e tangibile rinascita, vedono la nostra mente proiettarsi verso la ripresa delle grandi manifestazioni che rendono l’Italia, e soprattutto Milano, centro nevralgico e punto d’approdo di buyer e stampa internazionale.

Milano e i suoi luoghi, diventano, quindi, la cornice per raccontare 21 volti femminili internazionali presenti in town in attesa di un risveglio visivo, reale e virtuale, che li vedrà protagonisti tra show, presentazioni e contenuti digitali. 

L’appuntamento è Settembre.


Camilla Colombo @ D’ management, Total look Calcaterra, Sandali dorati Giuseppe Zanotti, @_cmillac_


Giulia Ghezzi @ Next Model management, Completo e camicia Vescovo, Grembiule Borbonese, Scarpe in pelo Marni, @isgiumangi


Aino Vierimaa @ The Lab Models

Total look Alberta Ferretti

Sandali Giuseppe Zanotti

@ainomarianne

Eicha Sall @ Women management

Completo Annakiki

Infradito Melissa

@eichamodel

Elo Valner @ Urbn Models

T-shirt Punkish

Jeans Annakiki

Baseball cap Flapper

Sneakers stylist’s own

@elovalner

Laiza Bucalon @ Wave management

Total look Romeo Gigli

Stivali alti Sergio Rossi

Spilla Immago Jewels

Occhiali da sole Marc Jacobs

@laizabucalon

Kiana Bedeau @ Urbn Models

Total look Flapper

Scarpe Sergio Rossi

Spilla Immago jewels

Occhiali da sole Carrera

@iamnotkianabedeau



Daria Zhalina @ Wave management, Total look Stella McCartney, Flats Alberta Ferretti, Occhiali da sole MSGM Polaroid, @daria.zhalina


Dariia Daraganova @ The Lab Models, Total look Suoli, Ballerine Antonio Marras, Occhiali da sole Missoni, @daraganova



Giulia Mussano @ The Lab Models, Cardigan Flapper,  Gonna scozzese Antonio Marras, Stivali neri stylist’s own, @giuliamussano


Tava @ Fabbrica Milano, Total look Acidalatte, Anello Immago jewels, Mocassini Marni, @_itstava



Lea König @ D’ Management, Total look Moncler collection, Stivali Philosophy di Lorenzo Serafini, @leakonig_


Liusia Zakharova @ Brave Models, Completo Marsiko, Top Andrea Pompilio, Flat Alberta Ferretti, @luciencastings


Madeleine German @ ABC Models Milan, Total look Valentino, Mocassini Alberta Ferretti, @madeleinegerman



Margot Hubac @ The Lab Models

Total look Valentino

Flat Alberta Ferretti

@margothbc

Li Chen @ABC Models Milan

Completo Weili Zheng

Camicia Sleep No More

Sneakers stylist’s own

@chen_liz

Seblewongel Vietti @ Pop Models, Total look Issey Miyake, Sabot Giuseppe Zanotti, Occhiali da sole Karl Lagerfeld, @seble_vietti


Wennan Zhao @ D’ management, Total look Philosophy di Lorenzo Serafini, Stivali alti Sergio Rossi, @zhaowennan_


Special content direction, production and styling Alessia Caliendo

Photographer Dave Masotti

Video director Jessica Basello

Make up Eleonora Juglair e Maddalena Brando

Hair Florianna Cappucci @ Freelancer

Alessia Caliendo’s assistants Andrea Seghesio e Laura Ronga

Photographer assistant Gianfranco Maria Lo Sterzo

Hair assistant Stella Terzi

Beauty by

Hairmed

Glowria

Special thanks to

NH Milano Touring

Leonardo Hotel City Center

Armonico sushi culture 

Le migliori collezioni maschili della Lisbon Fashion Week 2021


Come la quasi totalità delle kermesse di moda internazionali, anche quella di Lisbona ha dovuto fare i conti con le restrizioni legate al protrarsi della pandemia, lanciando una versione totalmente digitale della Lisbon Fashion Week incardinata sul concetto di ‘comunità’, ospitata per quattro giorni, a partire dallo scorso 15 aprile, sulla piattaforma dedicata.

Abbiamo stilato un resoconto delle collezioni menswear presentate in questa prima – e auspicabilmente ultima – edizione online di ModaLisboa, tra esordienti assoluti, nomi di punta della scena lusitana e brand che abbracciano in tutto e per tutto la causa della sostenibilità.

Sangue Novo

Ad aprire le danze, nella prima giornata, è la finale del concorso Sangue Novo, riservato ai migliori talenti del fashion system portoghese (e non solo), che quest’anno vedeva in lizza cinque new names: Andreia Reimão, Ari Paiva, Arndes, Fora de Jogo e Rafael Ferreira. 

Se ad aggiudicarsi il ModaLisboa X Tintex Textiles Awardè stato il mix and match di João Januário (Fora de Jogo), Rafael Ferreira con le sue mise scultoree, di grande impatto visivo ha ottenuto il premio assegnato da Moche al designer più votato via app.



Béhen

Si intitola I want you so bad la collezione Béhen disegnata da Joana Duarte, fautrice di una visione etica e circolare del prêt-à-porter che passa dal recupero di lenzuola, trapunte, federe,stoffe second hand in generale.

L’upcycling è dunque al centro del défilé svelato il 15 aprile, in cui la fanno da padrone copriletto, velluti, sete preziose e altri tessuti rétro scovati un po’ ovunque, dal Portogallo a Macao, usati per forgiare un guardaroba che indulge in atmosfere oniriche e trasognate, accendendosi grazie a print effetto tappezzeria, chinoiserie efantasie bucoliche dai toni vividi (bordeaux, oro, acquamarina, arancione e così via).
Le silhouette, rilassate, evitano qualsiasi costrizione o formaltà, e nelle uscite maschili si alternano capi stampati da cima a fondo, fluenti camicie dai motivi orientaleggianti su pantaloni scampanati, coat e completi ornati da ramages floreali, blouson pittati come arazzi, in un turbinio di cromie e decori.


Hibu

Hibu tiene alto dal 2013 il vessillo del genderless, punto d’approdo naturale per la creatività rutiliante, polimorfa, a tutto colore della direttrice artistica Marta Gonçalves.
Anche stavolta, quindi, lo show della griffe si rivolge indistintamente a uomini e donne, con outfit energici che guardano al grunge e alle vestibilità ampie degli anni ‘90, in un assemblage di t-shirt delavé, denim sfilacciato, casacche bucherellate sovrapposte ad abiti madras, maglioni dai pattern ipnotici, cargo pants in velluto millerighe e sottili camicie fittamente pieghettate, che stridono con le forme dei pantaloni oversize cui vengono accoppiate.



Duarte

La sostenibilità è parte integrante del lavoro di Ana Duarte, che con il marchio omonimo punta a rinnovare in senso green lo streetwear; la sua ultima prova, Reef, omaggia la Grande Barriera Corallina, meraviglia della natura minacciata dal processo di graduale sbiancamento in atto, un’emergenza su cui la stilista vuole richiamare l’attenzione.
In passerella sfilano lookimmediati e grafici dalla vibe sportiva, ispirati in varia misura proprio alla sterminata distesa di coralli al largo dell’Australia, tra parka, tracksuit e giacche college a blocchi di colore saturo, oppure percorse da stampe acquose che movimentano le texture, tingendole delle intense gradazioni cromatiche dei coralli, dal rosso al lilla, dal verde al blu.
Coerentemente alla filosofia del brand, la scelta dei materiali ricade perlopiù su fibre come plastica e cotone riciclati che affiancano i filati tecnici, neoprene in primis.



Constança Entrudo

Con la sfilata A/I 2021 – The world we live in: Part IIConstança Entrudo enfatizza la manipolazione dei materiali riciclati che l’ha resa una delle personalità più promettenti e seguite della moda lusitana.
La designer prende le mosse dalle foto naturalistiche pubblicate su Life negli anni ‘50 come dalla tradizione del ricamo di Madeira e dal movimento tropicalista (che propugnava al tempo una sorta di cannibalismo culturale), concretizzando il tutto in un défilé misto che vive di contrasti, campionando ensemble dai tratti irregolari, che appaiono (volutamente) disomogenei, non rifiniti; sul davanti dei capi ondeggiano fili e scampoli di tessuto, i frequenti patchwork scoprono qua e là la pelle e abbondano trasparenze, intagli e grafiche ridondanti.
Una collezione che dimostra, in sostanza, come la sostenibilità non sia per forza sinonimo di uno stile severo e understated.



Valentim Quaresma

Per Valentim Quaresma riuso creativo fa rima con progresso, creatività, con quella metamorfosiche dà il nome alla sfilata co-ed e viene innescata, per l’appunto, dalla commistione di scarti tessili, resine, vetri, alluminio e altri materiali di recupero per plasmare outfit stratificati e dalle linee allungate. Lo stilista li associa a bozzoli protettivi ed esoscheletri, ad ogni modo si tratta di creazioni a dir poco intricate, che certificano le innumerevoli possibilità offerte dall’upcycling.



La Portugal Fashion Week presenta (online) le collezioni Fall/Winter 2021-22 dei designer lusitani

La 48esima edizione della Portugal Fashion Week, dedicata alle collezioni Fall/Winter 2021-2022 e conclusasi pochi giorni fa, presentava quest’anno un titolo emblematico, The Sofa Edition. Come praticamente tutte le settimane della moda internazionali, infatti, anche quella organizzata nella città di Porto ha dovuto trasferire online runway, webinar, interviste e quant’altro, suddividendo il tutto in due step: i primi nove show sono andati in scena dal 18 al 20 marzo, mentre nella tre giorni di aprile, dal 22 al 24, altre 25 griffe hanno svelato le proprie proposte per la stagione fredda che verrà.

Di seguito, un compendio dei défilé che hanno scandito la kermesse modaiola portoghese.

Take 1

Nel primo take di marzo, si sono dati il cambio giovani creativi e nomi affermati del fashion system locale, a cominciare da Maria Carlos Baptista, vincitrice nel 2020 del contest BLOOM e chiamata proprio dalla piattaforma che supporta i nuovi talenti lusitani a inaugurare (virtualmente) le passerelle della Portugal Fashion, con le sue mise strutturate, dai profili allungati.

Il giorno seguente, è stato il turno di Miguel Vieira, che si è distinto per il tailoring sofisticato, dagli accenti glam rock, della sfilata uomo ‘DNA’, una sfilza di suit affilati e outerwear in materiali deluxe, tra completi velvet, voluminose broche appuntate ai revers e pantaloni smilzi, infilati immancabilmente negli stivali alti.
Da segnalare, in questa prima tornata di eventi, anche le collezioni di Ernest W. Baker, David Catalán e Alexandra Moura: se il primo ha optato per look d’ispirazione rétro, definiti da giacche boxy, pants scampanati, tartan e trapuntature, il secondo ha «rivisitato l’essenza del brand» a suon di capi mutuati dal mondo workwear, texture scolorite ad hoc e vestibilità morbide; Moura, infine, si è sbizzarrita con la decostruzione delle silhouette, attingendo liberamente da sottoculture musicali e influenze anni ‘90, in un pastiche di finissaggi lucidi, pezzi over e tinte acide. 



Davii

Il guardaroba per il prossimo Autunno/Inverno 2021 immaginato da Fabiano Fernandes dos Santos, fondatore e direttore artistico della label Davii, esprime un’eleganza tanto effortless e rilassata, quanto raffinata nella costruzione sartoriale degli outfit, risultato di tagli precisi al millimetro e linee fluide. Gli abiti in seta e organza, delicatamente drappeggiati, scivolano sinuosi sul corpo, accompagnandosi il più delle volte a capispalla avvolgenti quali overcoat, mantelle e spolverini senza maniche. I materiali ricercati, in apparenza ruvidi, rivelano invece una mano eccezionalmente soft e invitano al contatto, così da apprezzarne al meglio la pregevolezza.

La raffinatezza timeless che contraddistingue le uscite viene accentuata dalla palette cromatica, ristretta a poche, ben calibrate sfumature di cammello e avorio, oltre agli immancabili bianco e nero.



Hugo Costa

Spirito di sacrificio, resilienza e realizzazione personale sono le parole chiave della collezione co-ed di Hugo Costa, uno dei più talentuosi stilisti portoghesi nel panorama del menswear. Intitolata ‘Nimsday’, è ispirata alle gesta di Nirmal Purja, l’alpinista dei record capace, nel 2019, di scalare in meno di sette mesi tutti i 14 “ottomila”, le montagne più alte del pianeta. I valori sottesi alle imprese di Purja vengono tradotti, sulla passerella, in una profusione di dettagli grintosi, forme decise e tessuti resistenti.
Prevalgono capi e filati d’impronta tecnica (piumini imponenti, anorak, giacche-camicia di matrice utilitarian, pantaloni con elastici sul fondo…), spesso cosparsi di coulisse che ne modellano i volumi, come fanno del resto gli orli irregolari o incrociati sul fronte che caratterizzano soprattutto le giacche. Un’ulteriore nota strong viene poi conferita dai colori vitaminici, su tutti arancione e giallo evidenziatore.



Marques’Almeida

La sfilataA/I 2021 di Marques’Almeida segna un ulteriore passo nella direzione della sostenibilità, tema cruciale per il marchio che, d’altra parte, gli ha riservato un apposito manifesto di responsabilità ambientale e sociale.
Marta Marques e Paulo Almeida, il duo creativo al timone del brand che porta i rispettivi cognomi, puntano perciò sulla produzione locale, imperniata su tinture eco, cotone upcycled e fibre biodegradabili, declinando il tutto in look in equilibrio tra la frivolezza di ruches, volant, plissé & co e l’esuberanza sprigionata dalla mole di stampe tie-dye, jeans stinti, orli a vivo, profili sfrangiati e così via.
Le silhouette risultano semplificate, definite da proporzioni generose, mentre le cromie rispecchiano la suddetta dicotomia tra leziosità e sfrontatezza, alternando tonalità zuccherose – rosa confetto, lilla, verde menta ecc. – e flash di colore pop.



Nuno Miguel Ramos

Il défilé di Nuno Miguel Ramos, ‘Ride’, sintetizza in modo efficace, fin dal titolo, la volontà del designer di dare libero sfogo al suo estro immaginifico, guardando oltre le difficoltà del periodo con creazioni esuberanti, da grand soirée: le modelle incedono sulla pedana con sandali platform e décolletées ornate di pelliccia, avvolte in nuvole di tulle o long dress sinuosi che enfatizzano la figura, arricchiti da grafismi floreali all-over, motivi animalier o vezzosi pois.
Una creatività sopra le righe che si estende anche alle proposte daywear, con i tailleur scintillanti di paillettes e gli outfit più basic che optano per l’intensità cromatica del rosso lacca.



Rita Sá

L’uomo protagonista della collezione A/I 2021 di Rita Sá è in bilico, stilisticamente parlando, tra la volontà di rimanere in una sorta di comfort zone vestimentaria e la spinta al cambiamento drastico, una condizione di sospensione esplicitata già nel nome scelto per lo show, ‘Nem ata nem desata’ (in inglese, ‘Not one way or another’). Si spiegano così le mise ibride che giustappongono piglio dégagé e accenni formali, mescolando senza soluzione di continuità bomber, shorts, felpe, joggers e altri must dell’abbigliamento urban con peacoat, camicie dall’aplomb sartoriale e pantaloni con la piega centrale (seppur realizzati in denim). 



Fluttuanti emozioni green, Manintown incontra Gilberto Calzolari

Forte di uno storico che vanta collaborazioni con i più importanti fashion brand del lusso, Gilberto Calzolari dal 2017 cura la sua linea di abiti demi-couture dall’appeal glam romantico.

Vincitore del Green carpet fashion award nel 2018, prestigioso riconoscimento per giovani talenti della moda ecologica, le sue silhouette e i suoi tagli contemporanei stupiscono per abbinamenti inaspettati che, con il corso delle stagioni, hanno sempre strizzato un occhio alla sostenibilità, mantenendo lavorazioni di altissimo livello sartoriale. 

A pochi giorni dalla MFW e dal suo dialogo con Volvo per il lancio della sua nuova C40, Recharge Gilberto Calzolari apre le porte del suo showroom a Manintown per parlare delle ultime visioni e raccontarci del futuro che verrà nel segno del green. 



La tua donna racchiude in sè un’immagine estremamente sofisticata ma contestualmente versatile nei confronti delle esigenze della vita moderna. Come si è evoluta durante l’ultimo anno pandemico e cosa ha deciso di riporre nei meandri del proprio guardaroba?

Tutto è ripartito idealisticamente dal mio alfabeto colorato con l’obiettivo di raccontare una nuova femminilità. Per la prima volta la donna Gilberto Calzolari tinge le labbra di rosso per regalarsi il vezzo che, a causa delle mascherine, non può più concedersi.

La sensualità è enfatizzata dagli spacchi profondi che svelano il corpo con eleganza e lo avvolge di tessuti morbidi.

Si ripongono nell’armadio tutte le negatività per dar spazio alla joie de vivre nel rispetto di una moda sostenibile plasmata sulla atemporalità.

Recupero e ricerca, il tuo mindset è focalizzato sul ridar vita a materiali considerati non “consoni” dalla moda e spesso destinati allo smaltimento. Nel corso degli anni quali sono stati quelli che ti hanno dato più soddisfazione nella loro manipolazione?

Di sicuro la collezione del mio cuore è quella dei Green carpet fashion award, un omaggio alla Pianura Padana e alla mia Lombardia. Sacchi del caffè e dello zucchero recuperati presso il mercatino dei Navigli che ho ricamato e mixato con tessuti d’Alta Moda. Nelle stagioni a seguire mi sono divertito con il packaging retato degli agrumi e con gli ombrelli smontati per un perfetto plissè soleil. La provocazione è mirata a dare un esempio virtuoso di moda circolare epurando gli oggetti dalla loro funzione, decontestualizzandoli e riplasmandoli evitando lo spreco.



Etica ed Estetica, ed è così che Gilberto Calzolari da sempre fiero sostenitore della sostenibilità, decide di affiancare la propria vision a quella di un auto, la nuova C40 Recharge di Volvo, presentando un abito inedito. Già in passato la casa automobilistica ti aveva fornito tela di airbag e cinture di sicurezza usate. Come hai unito il tuo estro al design e alle caratteristiche di un’ auto elettrica?

Di sicuro l’intento comune dar vita a una creazione 100% sostenibile. Entro il 2050 Volvo conta di produrre solo auto elettriche.

La nostra collaborazione è nata un po’ per caso e l’abito realizzato in questa occasione si ispira all’eleganza e alle linee d’avanguardia di un auto che guarda al futuro. Il nuovo modo di concepire il lusso è green. Un segnale positivo e contaminante che unisce l’etica all’estetica.

E a non molti giorni fa risale il lancio dello show virtuale durante la Phygital Fashion Week milanese le cui riprese sono state effettuate in uno dei luoghi della cultura altamente penalizzati dalla pandemia: il teatro. Mai come questa volta la tua donna vive in un Pianeta “in tilt” e le sue emozioni vengono percepite anche nel ritmo del montaggio scelto. Con quali stili si approccerà al prossimo Autunno/Inverno?

Il tilt è generato da un intero sistema in questo stato. Positività e follia sono enfatizzati da contrasti netti ,come il foyer cupo e gli slanci di luce, per un corto circuito generalizzato che vuole liberarci simbolicamente dalle limitazioni.

La donna dell’Autunno/Inverno vuole stridere tra i contrasti, viaggiando attraverso superfici lucide e materie opache, alternando la mascolinità alla la femminilità.

Ho, inoltre presentato, il primo upcycling eyewear. Occhiali vintage smontati e rimontati con lenti d’avanguardia.

Per gli accessori mi sento di citare Kallistè che ha fornito calzature con la tomaia realizzata interamente in plastica reciclata. 



Un costante impegno per il Pianeta nel segno di uno dei più importanti insegnamenti che ci ha tramandato il mondo classico:“kalos kai agathos”, l’unione tra il buono e il bello”.Cosa è previsto nell’immediato futuro green di Gilberto Calzolari e quali sono i materiali di scarto che vorrebbe plasmare tra le sue mani? 

Per me stesso è una sorpresa. Nel futuro non si parlerà solo di una moda sostenibile ma anche di una moda rigenerativa mirata a produrre meno waist possibile. 

Quindi utilizzare più materiale di scarto come i tessuti di stock o le rimananze. Sprecare è antietico e bisogna lottare per il vero Made in Italy supportati anche dal punto di vista governativo alienando ogni forma di danno all’intero sistema.

Photographer Clotilde Petrosino @clotildepetrosino

Il raffinato elogio alla solitudine dell’ingegnere della moda: Giuseppe Buccinnà

Riempire gli spazi con forme tridimensionali, poco conta se con una laurea in ingegneria o quella in modellistica, rispettivamente conseguite presso il Politecnico e l’Istituto Secoli. La parola va all’ingegnere della moda Giuseppe Buccinnà durante il debutto alla Milan Fashion Week.

Nel suo studio forme e numeri si incontrano in un processo creativo che mira dritto ad una dimensione estetica di natura razionale. La strada del decostruttivismo netto e conciso valorizza il corpo femminile privandolo di ogni costrizione e concedendogli un’aura atemporale.

Alone. L’incipit della tua collezione si apre con l’ elogio alla solitudine del persiano Abbas Kiarostami. Siamo fisicamente soli ma digitalmente connessi. Quanto la dimensione individuale ha infliuito nella sua progettazione?

Ho provato a rappresentare la dimensione che ognuno ha costruito intorno alla propria esistenza nell’ultimo anno. Un evolversi di situazione atipiche che ha influenzato il rapporto che si ha con sé stessi. La società si muoveva a ritmi forsennati oscurando il confronto diretto che si può avere con la propria intimità. E’ il motivo per il quale ho voluto indagare sull’intimità femminile ispirandomi alle poesie di Kiarostami che definisco un autore visivo. Le sue parole donano immagini che accarezzano il dolore che abbiamo vissuto e che non mi sento di dimenticare.



Identità e innovazione per un sistema e un iter produttivo focalizzati sulla sostenibilità. I materiali di natura certificata sono individuati nella loro autenticità, come i Tecnocotton, pronti per essere predisposti alle elaborazioni manuali in grado di creare strutture consistenti. Come hai definito i punti fermi che contraddistinguono il tuo attuale processo creativo?

Mai come adesso la mia attitudine è quella di proiettarmi verso la ricerca di materiali, di strutture e di geometrie. Nel dramma del momento abbiamo la fortuna di vivere in un Paese dove la filiera della moda è molto forte e radicata. Anche nei periodi di lockdown sono riuscito a mantenere i contatti con i fornitori cercando di produrre in un raggio chilometrico concentrato.

Tessuti tecnici e fieramente urban riletti in chiave romantica grazie all’incontro con il tulle stretch e la maglieria timeless. La tua mente ingegneristica riesce a fludiificare le forme ispirandosi all’arte contemporanea. Quali sono stati i baluardi che ti hanno guidato nel crescendo della Fall Winter 2021/2022?

Questa collezione è il prosieguo dei precedenti studi. I miei riferimenti albergano sicuramente al di fuori della moda in quanto non voglio stratificare il suo concetto.

Ho preso spunto dall’attualità che ci ha costretti a stretchare il tempo non avendo un domani decifrabile. La mancanza di una bussola invita a rafforzare la propria identità e la mia ha spinto a livelli estremi l’estetica e le forme.



In ascesa ma anche in questo caso con struttura. Giuseppe Buccinnà può vantare già lunghe collaborazioni per la parte pelletteria (MICHVASCA) e per l’eyewear (FABBRICA TORINO). Come individui le sinergie di cui ti circondi?

Il percorso con Mich e con Alessandro è nato da una comunione d’intenti. Testare il mercato con l’accessorio è fondamentale per aprire il dialogo con un’ipotetica platea di buyer e consumatori. Le collaborazioni consentono di vedere il riflesso delle proprie creazioni nettamente amplificato.

Con la proiezione che mira a virare l’Alone in Together dove ti piacerebbe proiettare le dimensioni della tua donna per la prossima stagione?

Di sicuro il phygital resterà ancorato al modus operandi del sistema. Mi piacerebbe dar voce alla collezione facendola viaggiare e visionare tramite trunk show di matrice local.

Fotografo Leonardo Bornati @FishEyeAgency.

La moda maschile che verrà nelle collezioni della Paris Digital Fashion Week A/I 2021

Cover: © credits Pascal Le Segretain

Con gli effetti nefasti del Covid-19 che continuano a farsi sentire un po’ dappertutto, anche la Paris Fashion Week dedicata al menswear dell’Autunno/Inverno 2021-22 è dovuta ricorrere a un format completamente digitale, spalmando su sei giorni, a partire dal 19 gennaio, la messe di sfilate e presentazioni.
Com’era già accaduto nell’edizione della P/E 2021, le griffe in calendario si sono divise tra chi ha semplicemente trasferito online le uscite della passerella o lookbook di turno e chi, invece, ha optato per soluzioni quali fashion film, videoclip, teaser e quant’altro.



Per quanto riguarda le proposte in sé, emerge uno scenario piuttosto composito: se diversi designer hanno abbracciato il cosiddetto comfortwear a base di capi décontracté, forme ampie, materiali cozy eccetera (indotto dal confinamento generalizzato ma destinato a rimanere ben saldo nello scenario presente e futuro), altri hanno dato libero sfogo al proprio estro, immaginando un guardaroba assai meno condizionato dall’intimità domestica, all’insegna quindi di look elaborati, colori brillanti e dettagli inediti.



Ecco allora una rassegna delle collezioni che, a nostro avviso, hanno colto nel segno, proiettando la creatività dei vari brand nella stagione fredda che verrà.

Homme Plissé Issey Miyake

Cambiare tutto restando al contempo fedeli al proprio heritage è l’obiettivo, tutt’altro che agevole, perseguito da Yusuke Kobayashi, direttore creativo della linea maschile di Issey Miyake. L’intento, riecheggiato anche nel titolo dello show ‘Never Change, Ever Change’, viene raggiunto sperimentando nuove declinazioni del plissésignature imprescindibile del marchio, che comprendono tinture in filo, motivi ispirati agli intrecci dei cesti africani e filati riciclati.
Pieghettature minuziose animano dunque blazer, spolverini, jumpsuit e gilet, ariosi ed essenziali, così come i pantaloni più strutturati, che si restringono sul fondo lasciando in evidenze le ginniche scure, frutto della collaborazione con Wakouwa, giunta al terzo capitolo.

Tra l’altro saranno disponibili nel giro di qualche giorno le sneakers high-top della serie precedente, che giocano con i cromatismi opposti di bianco e nero.



Louis Vuitton

Parafrasando Pirandello, li si potrebbe definire archetipi in cerca d’autore: sono i tipi umani del défilé di Louis Vuitton, nello specifico architetti, artisti, vagabondi e venditori. Virgil Abloh ne esamina le (presunte) rispettive tenute d’ordinanza, estendendo il discorso anche ai cliché sugli afroamericani e filtrando il tutto attraverso due possibili lenti, che lui attribuisce alle categorie contrapposte di turisti e puristi.
In definitiva, un’indagine sul potere semiotico della moda, con il creative director che si diverte a stravolgere dinamiche e nozioni vestimentarie spesso considerate automatiche, insistendo sull’effetto straniante di trompe-l’oeil e proporzioni fuori scala: i capispalla assumono così lunghezze spropositate, i bottoni vengono sostituiti da miniature di aerei, moto o martelli, il kilt si accompagna al completo, cappelli e cinturoni da cowboy alle mise più formali; per non dire dei panorami à porter, che consentono di mettersi letteralmente addosso lo skyline di New York, o del celeberrimo monogram della casa, che invade le superfici di abiti, coat e maglieria, come fanno i pattern rubati all’architettura, su tutti quello che riproduce le striature marmoree.
Abloh riserva inoltre grande attenzione agli accessori, destinati ad accendere i desideri dei fashionisti inveterati: basti vedere il borsone-aeroplano o i bicchieri da caffè, entrambi logati LV, of course. 



Yohji Yamamoto

Coerente con la visione decostruttivista che lo contraddistingue da sempre, Yohji Yamamoto traspone nella collezione A/I 2021 lo Zeitgeist di questi tempi opprimenti e tribolati, mescolando cappotti dalle dimensioni esagerate, mascherine ricamate, giacche spioventi, pantaloni dal taglio loose, frasi-manifesto minacciose quali ‘You have to take me to hell’o ‘Born to be terrorist’, grafismi sfumati a contrasto, superfici attraversate da sfilze di cinghie e lacci, un richiamo, quest’ultimo, alle costrizioni delle pratiche bondage.
Si alternano texture eteree e corpose, lisce e stropicciate ad arte, in una sequenza di uscite dominata dal total black di prammatica per il maestro giapponese, interrotta sporadicamente da sprazzi di colore rosso, rosa o arancione.




Dries Van Noten

Nel comunicato della griffe, Dries Van Noten spiega di essersi concentrato sui cardini del guardaroba, ma si parla pur sempre di un designer dalla cifra immaginifica, capace come nessun altro di amalgamare influenze e trovate stilistiche agli antipodi, con una disinvoltura difficile da rendere a parole, eppure inconfondibile. I must dell’abbigliamento maschile scelti per l’occasione (trench, camicie, suit, maglioni, ecc.) rifuggono quindi qualsiasi semplicismo: ammorbiditi nelle proporzioni per trasmettere un’impressione di scioltezza e comodità, si arricchiscono di increspature ad hoc e pattern geometrici mutuati dalla cravatteria, distorti quanto basta per assumere un aspetto vagamente psichedelico.
Le coulisse si insinuano su top e blouson, scombinandone le superfici, mentre i maxi anelli, ricorrenti, trattengono lembi di tessuto, sostituiscono la fibbia delle cinture o, ancora, diventano un decoro metallico da apporre su borse e collane.
Sotto i pantaloni, dalla vita alta eppure languidi, spuntano mocassini e boots dai profili arrotondati, a ribadire la sensazione di generale rilassatezza.



Dior Men

Il tailoring sublimato da tecniche e materiali tipici dell’haute couture, vero filo conduttore del lavoro di Kim Jones per l’uomo della maison, viene stavolta applicato alle uniformi d’epoca.
Stemperando il rigore appunto marziale che li caratterizza, il direttore creativo infonde a overcoat, soprabiti, caban, marsine e giacche da ufficiale un’attitudine dégagé e raffinata al tempo stesso, tra file di bottoni gioiello, passamanerie intricate, ricami geometrici, broche luminose appuntate sul taschino e pennellate astratte eseguite da Peter Doig, (ennesimo) nome di rilievo dell’arte contemporanea chiamato a collaborare con la griffe dopo – tra gli altri – KawsRaymond Pettibon e Kenny Scharf.
Tagli e volumi, studiati al millimetro, tratteggiano una silhouette asciutta ma priva di qualsiasi rigidità, mentre la tavolozza di stagione si mantiene in equilibrio tra toni neutri come blu navy e grigio (particolarmente cari a Monsieur Dior in persona) e flash cromatici di giallo, arancio e rosso.



GmbH

Serhat Isik e Benjamin Huseby – il tandem alla guida della label GmbH – propendono per un abbigliamento energico e sfrontato, imperniato su capi fortemente materici, lontano insomma dall’idea di comfort che, in tempi di pandemia e clausure più o meno forzate, va per la maggiore.
Il riferimento, dichiarato, è alla realtà simulata al computer del film ‘Welt am Draht’, ma sembra suggerire soprattutto il desiderio di ritrovarsi in un mondo altro, popolato da uomini assertivi, disinibiti, che sfoggiano abiti scultorei quasi esclusivamente neri, con qualche accenno di rosso, lime o marrone.
I tagli, precisi come rasoiate, sottolineano le forme di una fisicità volitiva e sensuale, come del resto fanno le giacche fittate, le maglie fascianti e i pantaloni smilzi, spesso infilati negli stivali al ginocchio; per non parlare degli spacchi che scoprono strategicamente spalle, torace o braccia, delle zip diagonali disseminate sulla maggior parte dei capi o delle linee che, spesso e volentieri, finiscono con l’incrociarsi sul petto.

A conferire ulteriore plasticità alle uscite provvedono poi i materiali, in primis la pelle, declinata in suit, giacconi, trench e pantaloni.


Wales Bonner

L’ultima collezione di Grace Wales Bonner rappresenta un ideale trait d’union tra Giamaica e Regno Unito, i paesi cui è maggiormente legata la stilista, londinese di origini caraibiche. Nello specifico, sostiene di aver immaginato il guardaroba di «outsider intellettuali» degli anni ‘80, vale a dire studenti neri di Oxford o Cambridge che, frequentando i prestigiosi atenei, si trovano ad assorbirne i codici identitari, stile incluso.
Ecco allora che la sartorialità severa dell’abbigliamento preppy, qui compendiata in blazer sciancrati, golf a rombi, pantaloni con le pinces e capispalla clean, viene smussata dalla presenza di pattern a righe sovrapposti, inserti floreali, patch in nappa, orli che sbucano dal maglione allungandosi ben oltre la vita e altri particolari inusuali. 

Dulcis in fundo, si rinnova il sodalizio con Adidas, per sneakers dall’appeal vintage e tracksuit percorse dalle tre strisce del marchio.



Casablanca

L’esuberanza nel look di un manipolo di jet-setter degli anni Sessanta, intenti a festeggiare in un sontuoso palazzo sulla Côte d’Azur: parte da questa suggestione Charaf Tajer, designer di Casablanca, per costruire il guardaroba A/I 2021 del brand.
Il racconto degli outfit, compresi quelli della neonata divisione womenswear, è affidato a un video rilasciato sui canali social della griffe, che si snoda tra stampe lussureggianti, pullover lavorati a intarsio oppure incrostati di broderie, colli voluminosi, tessuti soffici che sfiorano il corpo.

A livello di forme, è evidente il contrasto tra giubbotti e giacche, boxy e corte sulla vita, e i pantaloni svasati e fluttuanti che caratterizzano la parte inferiore delle mise.
Per quanto riguarda le calzature, spicca l’ultima iterazione della partnership con New Balance, ossia una scarpa da running candida, illuminata da tocchi di arancione e verde. 

La palette si adegua al mood squisitamente retrò che pervade l’intero show, alternando cromie delicate – dal lilla al crema – e nuance vibranti di giallo, rosso e blu.



Highlights dalla phygital fashion week: FROY

Durante la prima Milano Fashion Week phygital, FROY ha presentato la sua nuova collezione SS 21, proponendo a tutti gli spettatori una sfilata digital, trasmessa in streaming sul sito FROY.CLUB e sulla pagina Instagram @FROY_CLUB.

Il brand si ispira a diverse culture che pulsano insieme in un’estetica poliedrica e nelle quali è possibile immergersi alla ricerca di radici comuni. L’approccio del designer Arman Avetikyan consiste nel trovare soluzioni originali, mixando materiali di alta qualità, in un’ottica eco-sostenibile, conciliando tradizioni e tecniche innovative, per creare superfici ibride, versatili e parlanti.

Lʼimmaginario Froy è caratterizzato da 9 personaggi, ciascuno dei quali rappresenta uno stereotipo in cui ognuno può riconoscersi; essi vengono utilizzati dal brand per raccontare, ogni stagione, storie diverse.

Nella nuova collezione SS 21, si incontrano due mondi: il vecchio si fonde con il nuovo, il passato con il futuro. Un punto di contatto di tempi, spazi e culture, che dà vita ad una realtà fatta di elementi discordanti, ma capaci di convivere. È il racconto di un mondo ordinario, ma straordinario allo stesso tempo, proprio come quello in cui viviamo.

Il mondo Froy si proietta sul tessuto attraverso il prisma di una città cosmopolita, popolata da individui ed emozioni diverse. Non si limita allʼutilizzo di lane o cotone, ma sperimenta materiali diversi che, insieme, regalano un effetto unico sulla pelle. I colori, invece, si ispirano alla cultura armena, Paese natale del fondatore del progetto, ed italiana: i toni neutri si sono uniti ai rossi del nostro Paese.

Ecco alcuni look della sfilata:

Milan Fashion Week Day 2: What’s going on?

Testo Francesco Vavallo – @francesco_vavallo
Grafica Asia Reparato – @asiareparato 
Foto Courtesy of brand. 

Anche il secondo giorno di fashion week à giunto al termine, tra donne Rinascimentali, il dialogo creativo tra Miuccia Prada e Raf Simons, la riscoperta del genere di Emporio Armani e il mondo virtuale di GCDS.

MAX MARA 

Ispirandosi a Corin Sworn, vincitore dell’edizione 2013-15 del Max Mara Art Prize for Women, Ian Griffith direttore creativo di Max Mara delinea una donna rinascimentale ed eroina del nuovo millennio. 
La palette richiama i colori della terra con sfumature e tocchi più tenui dati dai colori pastello. Una collezione primavera/estate 2021 dedicata ad uno dei periodi storici italiani più vivi e splendidi, il Rinascimento. 

EMPORIO ARMANI 

La storia di Emporio Armani per la collezione S/S21 è un primo approccio – quasi dialogo – tra la moda e l’identità di genere. Dal titolo “Building Dialogues”, Giorgio Armani racconta con personaggi del mondo del cinema, musica e moda come la moda non si divida per genere, nell’estetica e nel concetto. 
Le silhouette sono leggere ed allungate con tagli moderni e tecnici ma soprattutto sono interscambiabili. 

VIEN 

Con una collezione figlia del lockdown, Vincenzo Palazzo, direttore creativo di Vìen presenta il suo show primavera/estate 2021 con dei look post-modern e upcycling dai volumi esagerati creati da piccoli ritagli di stoffa. Viene svelata anche a collaborazione con Marsell, brand di calzature, ispirati ad uno stile street. 

PRADA 

La prima collezione firmata come co-direttori da Prada & Simons per la maison milanese ha creato un dialogo, ambiguo ed affascinante, tra due creativi. Una ventata di aria fresca e modernità in una fashion week diversa dal solito. “Volevamo rappresentare la tecnologia non come una presenza esterna, ma come un’estensione della persona, un’amica – come un’altra forma di umanità. In un momento di estrema complessità: che cosa è importante? Che cosa è significativo? Queste sono le domande che ci siamo posti. Volevamo creare qualcosa che avesse senso per le persone, qualcosa di utile. Tutto ciò che facciamo dovrebbe permettere alle persone di vivere meglio” afferma Miuccia Prada nel talk successivo alla sfilata. 

ETRO 

Una collezione primavera/estate 2021 che non potrebbe essere più estiva e colorata quella di Veronica Etro, direttrice creativa del brand che porta il suo cognome. 
Barche, righe e conchiglie con colori accesi fanno da padrone ad uno show che sembra rievocare gli affreschi di molti palazzi italiani. 
Uno stile che unisce gli anni ‘90 novanta con la modernità dei nostri giorni in una perfetta fusione di forme retrò e motivi stampati. 

GCDS

Il primo show virtuale di Giuliano Calza, direttore creativo di GCDS, ci porta in un’altra dimensione in cui anche le star del front-row diventando personaggi 3D. 
Nel mondo “Out of this world” creato dagli ingegneri americani del gruppo Emblematic, prende vita – se così si può definire – lo show in cui modelli virtuali indossano capi che urlano GCDS. 
Dagli anni ’60 agli anni ’80 con  strass arcobaleno e pantaloni a vita bassa, Giuliano Calza ci porta nel suo mondo immaginario svelando anche la collaborazione con i personaggi della serie animata statunitense Rick and Morty. Non ci resta che aspettare il prossimo show di GCDS sulla Luna. 

Dietro le quinte della prima settimana della moda phygital : Redemption

Gli stakeholder del Made in Italy raccontano i propri eventi nella prima settimana della moda metà fisica e metà virtuale nel pieno del cambiamento epocale Covid19

Production & interview Alessia Caliendo

Ph Matteo Galvanone

Manintown incontra a Palazzo Bovara Bebe Moratti, anima di Redemption, il brand responsabile del Made in Italy amato dalle star internazionali.

Sua l’idea di lanciare, la scorsa estate, uno dei primi Festival musicali digitali connessi al fashion, per dar voce ai musicisti di tutto il mondo. Il DNA del marchio, infatti, è puramente legato al rock ‘n roll – tanto nell’iconografia di stile quanto nella ricerca di un cambiamento positivo.



Parlaci dell’evento svoltosi durante la prima settimana della moda phygital e quali sono le misure adottate per garantire uno svolgimento che mantenesse lo stesso appeal dell’era pre Covid

Premetto che prima del lockdown le sfilate non mi facevano particolarmente impazzire perché erano eventi davvero poco inclusivi. La scelta di raccontare in maniera organica la storia di una collezione, grazie ad un video, è la soluzione più responsabile. 

Qualche mese fa si commentava della fine degli eventi fisici a favore di una rivoluzione digitale sempre più avanguardista. Essere qui, oggi, smentisce tali affermazioni a favore di una nuova forma di eventi sempre più selettivi e di pari passo con la velocità dei social. Secondo te quali di questi cambiamenti segneranno esponenzialmente il modo di presentare una collezione al pubblico?

Viviamo un momento storico particolare, ma è anche vero che eravamo ad un punto il cui il sistema non stava funzionando. Alcune dinamiche stavano invecchiando mentre ora abbiamo la possibilità di rivoluzionarlo. Bisogna puntare sulla creatività, sull’artigianalità e sul puro Made in Italy focalizzandosi sulla giusta mole di collezioni.

La realtà aziendale è cambiata post lockdown? E il suo mindset creativo e progettuale?

La realtà aziendale non è cambiata di molto. Il mindset creativo invece si. Prima eravamo al servizio di un sistema ultra rapido con un’ingente richiesta. Adesso sono al servizio di me stesso e di ciò che mi piace fare con gli artigiani con cui amo collaborare.

Gli stakeholder della moda hanno provato ad immaginare, e di conseguenza a proporre, una donna segnata da una pandemia globale. Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la tua?

La mia donna è una rockstar, come lo è sempre stata, ma sempre più attenta alla sostenibilità. Comunichiamo ad un vastissimo numero di persone ed abbiamo una responsabilità sociale. Grazie alla ricerca e allo sviluppo, manteniamo un animo glam ma rispettiamo l’ambiente.

Stiamo vivendo una fashion week decurtata delle presenze internazionali. Se dovessi fare proiezioni per i prossimi mesi, quale sarebbe lo scenario in termini di comunicazione e vendita del prodotto?

Bisogna puntare sul contenuto e i mezzi che abbiamo a disposizione ci consentono di realizzarlo. Ringrazio costantemente coloro che sviluppano app e che lavorano per i social media, consentendo una comunicazione ottimale del prodotto. Oramai siamo padroni di mezzi infiniti.

La Paris Fashion Week P/E 2021 alla prova del digitale, tra lookbook, video e short movie

La prima edizione digitale della fashion week maschile di Parigi, svoltasi fino allo scorso lunedì e dedicata alla primavera/estate 2021, ha visto la gran parte dei nomi in calendario cimentarsi col format video, che si trattasse di un’appendice dinamica alla staticità dei lookbook, di rappresentazione altra dei mood e riferimenti di turno o, ancora, di mise en scène con tutti i crismi del cinema. 

Phlegethon, per cominciare, è il titolo dell’ultima collezione firmata Rick Owens, svelata attraverso un filmato in cui le immagini scorrono sulla schermata divisa a metà, come fossero riprese da una telecamera di sicurezza, alternando B/N e colore. Lo stilista vi condensa la sua estetica abrasiva, interpretata non casualmente dal modello-feticcio Tyrone Dylan Susman, chiamato a indossare capi scultorei dall’alto grado di teatralità, ulteriormente accentuata dalle spalle spigolose. Le proporzioni rivelano uno stridore – apparente – tra giacche fittate e pantaloni aderenti dal cavallo basso, o tra le forme smilze del sopra e quelle fluide del sotto. I contrasti permeano del resto gran parte delle mise, una rassegna di top dai lievi drappeggi, canotte sbrindellate, maglie stretch e blazer dilungati, abbinati a bermuda con elastico, cargo pants o modelli più affusolati. Owens, inoltre, insiste nel sovvertire i cliché del menswear proponendo, ad esempio, stivali dal platform imponente (anche nella variante “estrema” del cuissard), sneakers in rosa bubblegum e scollature profonde.

Isabel Marant si attiene a quello stile boho chic con cui è diventata uno dei brand di maggior successo del ready-to-wear femminile, traslato con i dovuti accorgimenti nel guardaroba pour homme: ecco allora spolverini, windbreaker, tute morbide su pantaloni risvoltati a gamba dritta. A movimentare le superfici di magliette, camicie e pull provvedono righe, quadretti e colorazioni dégradé, oppure vivaci motivi ikat. La palette alterna i toni polverosi del celeste, ecru e kaki alle nuance vibranti di magenta, bluette e verde menta, sprazzi di colore per aggiungere un twist alla generale rilassatezza degli outfit, evidenziata da accessori quali bucket hat, cinture in corda e sandali con listini.

Suggerisce un’ideale fuga dalle restrizioni di questo periodo la proposta di Davi Paris, cui fanno da sfondo scogliere ventose e prati in fiore, dove ritirarsi magari negli ultimi, malinconici giorni d’estate. I fiori, d’altro canto, hanno grande importanza anche per i look in sé, perché irrompono sulle texture sotto forma di ricami, disegni acquerellati o motivi tapestry a tutta grandezza, arricchendo blouson, golf e camicie generosamente sbottonate, come pure pantaloni svasati high-waisted e shorts con la piega. Anche gli accessori – cappelli da pescatore o in paglia, foulard vezzosi, calzature aperte, trainers – favoriscono l’impressione della gita in un paesaggio idilliaco, di cui godere in abiti che accarezzano il corpo, senza trascurare eleganza e armonia dell’insieme. 

Louis Vuitton inaugura invece un itinerario, sia fisico sia digitale, diviso in più tappe, la prima delle quali – Message in a bottle – è stata rivelata nei giorni scorsi: un ibrido di film e cartoon, in cui tra scorci di Parigi e coloratissimi personaggi immaginari, spuntano ovunque gli emblemi della maison, dal Monogram al Damier black&white. Per gli oufit veri e propri, bisognerà aspettare i prossimi due step, previsti a Shanghai e Tokyo nei mesi a venire.

Yosuke Aizawa, direttore creativo di White Mountaineering, racchiude in un video le suggestioni tech per le quali il brand è conosciuto (e apprezzato). Gli abiti prendono letteralmente vita dai cartamodelli, sollevandosi dalle sagome disegnate sul foglio e andando a comporre gli ensemble degli indossatori; si susseguono capi multi-tasche con zip più o meno decorative, trapuntature ed elastici, a rimarcare l’indole utilitarian della linea, sottolineato anche dal ricorso al layering per cui overshirt, gilet, felpe e giubbotti in diverse lunghezze e consistenze possono essere sovrapposti. Membrane Gore-Tex, pannelli a contrasto e sneakers traforate aggiungono un’ulteriore nota di funzionalità.

Il designer Bruno Sialelli rende in poco più di un minuto lo spirito escapista, quasi onirico, sotteso alle sue creazioni per Lanvin, aiutato anche dalla spettacolarità dell’ambientazione, il Palais Idéal du facteur Cheval, “castello” naïf nel sud della Francia. Dagli scatti dei look, passati in rassegna solo parzialmente nel video, si coglie un flair anni ’70, tra ponchos, inserti animalier, bluse variopinte, polo in maglia, soprabiti doppiopetto e pantaloni fluidi a vita alta, in una tavolozza tenue ravvivata da flash di cobalto, ocra, rosso e blu navy.

Thom Browne, da ultimo, si ispira alle Olimpiadi nel filmare l’esecuzione, da parte del cantautore Moses Sumney, di una rivisitazione dell’inno originale dei Giochi, ponendo l’accento sulla fisicità, monumentale appunto, del protagonista, un adone contemporaneo issato, non solo idealmente, sul podio. Per quanto riguarda capi o accessori, nei frame compaiono unicamente delle cuffie, frutto di una collaborazione con Beats by Dr. Dre, e una lunga gonna di sequin attraversata dalla caratteristica banda tricolore di Browne, a certificare la propensione al gender fluid iscritta nel dna della griffe; una scelta che testimonia di come, a differenza delle sfilate più o meno virtuali, l’espressione dei valori fondanti di un marchio non conosca ostacoli né pause, specialmente in tempi come questi. 

Buyer focus: il retail secondo Duomo Novara

In un periodo non semplice per il retail, abbiamo intervistato Paolo Bassani, giovane fashion buyer della boutique Il Duomo Novara, una delle vetrine più belle d’Italia e indirizzo di culto per tutti gli amanti del fashion, che, ora più che mai non potrà mancare nella nostra shopping map.

Come avete reagito a questo lungo lockdown?

Non abbiamo voluto permettere alla paura di prendere il sopravvento e annebbiare la ragione. In un primo momento abbiamo rallentato la macchina, anzi l’abbiamo proprio spenta. Dapprima il negozio fisico e in seguito anche i magazzini e gli uffici. Le sirene delle ambulanze scandivano le ore della giornata e interrompere tutte le attività è sembrata l’unica cosa da fare. Una pausa, il silenzio. Limitare la diffusione del virus era l’unico obiettivo, a maggior ragione in queste aree duramente colpite. Lavorare non era possibile e non era giusto.

Non appena la fase critica è stata superata abbiamo riaperto il canale e-commerce le cui vendite hanno permesso un parziale recupero, seppur con tempi e ritmi lenti e progressivi.

Come vi siete attrezzati sul digitale e come sarà il vostro e-commerce?

L’e-commerce Duomo esiste da poco più di un anno perciò è in continua sperimentazione. Vogliamo che sia fluido e modulabile, che diventi uno spazio dove sì fare shopping, ma anche una pagina dove lasciarsi ispirare dalle novità, da dei mondi, da persone e da idee veicolate attraverso la lente de Il Duomo pur rispettando l’immagine dei singoli brand.

Ci sono molti siti e-commerce e spesso hanno la tendenza a essere simili tra di loro: la standardizzazione è un effetto che vogliamo assolutamente evitare.

Nel concreto abbiamo un team che si occupa dello shooting, dei contenuti e dell’aspetto “estetico”. Sia chiaro, è ancora un progetto appena nato e spesso è tutto mosso da una certa artigianalità delle idee ma non vogliamo forzare i tempi. 

Come gestirete le vendite alla riapertura?

Il pericolo di svendere un’intera stagione è in agguato e ogni brand del lusso sta reagendo in modo più o meno impattante. Non abbiamo mai creduto nel potere salvifico di una scontistica aggressiva perché è all’origine della svalutazione di un qualsiasi oggetto di lusso, non limitatamente alla moda ma anche in relazione a un’automobile, a un gioiello, a un orologio.

L’acquisto di un nuovo abito o di un paio di scarpe non è solo una risposta a un bisogno reale ma soprattutto la realizzazione di un desiderio ed è inevitabile che sia perciò proprio il desiderio il motore fondamentale che muove tutto. E gli sconti svalutano il desiderio. Lo neutralizzano.

Oggi lo scenario è però piuttosto “impazzito” e bisognerà trovare un equilibrio per rimanere competitivi senza svalutare. Parallelamente i brand hanno chiuso la produzione per un lungo periodo e molte consegne sono state annullate o posticipate.

Come pensi evolverà in generale il retail post covid?

Il retail stava attraversando un periodo di difficoltà già prima dell’avvento del virus che ne ha decretato definitivamente l’esigenza di rinnovamento. Noi consideriamo l’e-commerce elemento imprescindibile del business ma non ci vogliamo arrendere all’importanza del negozio come luogo della bellezza, crocevia di immagini e suggestioni. Un luogo altro rispetto al classico negozio di abbigliamento, un luogo dove si respira lusso informale e distinto – come sono i tratti delle clienti e dei clienti novaresi – ma orientato alla modernità. Focale è quindi l’esperienza che ne deriva: all’asettico pacco consegnato dal corriere fa da contrappunto un mondo di relazioni e attenzioni che rendono l’esperienza dello shopping indimenticabile. I clienti italiani hanno bisogni diversi dai clienti americani o asiatici e quindi ci saranno conseguenze diverse da paese a paese. Sicuramente soffrirà molto chi negli ultimi anni non si è dotato di un massiccio supporto on-line o chi non ha instaurato con la propria clientela un rapporto forte e sincero. Probabilmente soffriranno molti department store.

L’auspicio è però che venga elaborata una sintesi tra il Mondo Vecchio pre-virus e un Mondo Nuovo moderno, realmente sostenibile, non solo attraverso vaghe iniziative strumentali. Così come è necessario che le aziende trovino una sintesi tra il rispetto dei conti economici di fine anno e il ritorno a un’umanità vera.

Best of Milano Moda Donna

Un percorso tra le novità abbigliamento e accessori per l’autunno-inverno 2020. Milano Moda Donna è anche l’occasione per vedere le novità dell’uomo che in alcuni casi viene presentato insieme alla donna. Abbiamo una serie di marchi per capire le prossime tendenze per l’autunno/inverno 2020.

MONCLER

Il piumino secondo Moncler può diventare protagonista di tante storie differenti. Lavorando soltanto con il rip-stop di nylon, un tessuto leggerissimo ma estremamente resistente, Craig Green si è focalizzato sui concetti di trasparenza, sicurezza e protezione, realizzando forme insolite e funzionali.

VERSACE

I primi look sulla passerella di Versace sono lineari, total black per lui e per lei, di insolito rigore. Dopo le prime uscite, la passerella si accende con il rosso pied-de-poule di blazer e giacconi. Il denim si sovrappone per esempio al tessuto tecnico trapuntato. L’ispirazione è sportiva, o meglio street style. Il finale è ancora tutto per il nero, intervallato dal denim.

PHILIPP PLEIN

La collezione autunno inverno 2020 di Philipp Plein include capi ricoperti di cristalli luccicanti, borchie punk, stampe leopardate, simboli del dollaro, borse multitasche con tracolla che duante lo show contenevano la nuova fragranza “No Limits” in una boccetta a forma di carta di credito.

BOTTEGA VENETA

I colori che caratterizzano principalmente la collezione sono il nero e il verde lime che spicca sugli accessori. Sfilano inoltre cartelle da uomo in nappa intrecciata, maxi tote rettangolari indossate a tracolla, pochette esagonali e una nuova versione di Hobo bag.

BENETTON

La storica expertise tecnica del brand di Treviso gioca ovviamente in prima linea: dalla maglieria – con inserimenti di lurex e jacquard ricamati – ai tessuti – con neoprene double-face, impermeabili stampati, morbida ecopelle – agli accessori, realizzati con estrema cura. Perché la Fall Winter 2020 di Benetton è davvero Fashion for Everybody: uno stile nomadico, libero, pieno di ibridazioni, da vivere e condividere. Per i cittadini e le cittadine di un mondo senza muri.

BALLY

Purezza della forma è il mantra per Bally che gioca su linee pulite, materiali naturali e toni neutri che riflettono l’impegno del brand a favore dell’ambiente. Non manca la passione per le innovazioni tecniche, in un continuo intreccio fra tradizione svizzera e visione moderna. Le linee morbide e le silhouette scolpite esprimono l’integrità e l’eterogeneità delle forme.  L’uomo Bally è consapevole dei propri obiettivi e ama esplorare. Il suo stile contemporaneo lo rende a proprio agio sia in città che in natura.

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ROBERTO CAVALLI

L’heritage è ancora l’ispirazione per il brand che ha fatto del pattern animalier il suo cavallo di battaglia che veste in modo seducente e sempre intrigante anche nel daywear. La collezione uomo, estremamente focalizzata e concisa, dà seguito alla riflessione sul concetto di uniforme con una forte identità personale. Per la stagione Autunno/Inverno, il mondo del classico sartoriale viene rivisitato attraverso uno spirito anticonformista e ironico.

ALEF

Alef, il marchio di borse fondato da Tiziano Colasante e Alessia Auriemma  ha scelto la settimana della moda milanese per inaugurare il suo primo monomarca, uno spazio di 70 mq su due livelli nel Quadrilatero, in via Borgospesso angolo via della Spiga, che diventa anche showroom direzionale. La collezione maschile invece realizza modelli in nappa, pelle martellata e introduce per la prima volta il nylon per soddisfare differenti occasioni d’uso e personalità.

CASHMERE FLAKES

Cashmere Flakes ha presenziato a Milano e in seguito a Parigi con capi specialissimi: giacche, cappotti, gonne e pantaloni in nylon imbottiti di “fiocco di cashmere” sono i protagonisti di alcune delle uscite di collezione più importante mentre cappotti e maglie in puro cashmere di Mongolia rappresentano una parte significativa delle collezioni.

HOGAN

Denominatore comune della collezione autunno-inverno di Hogan e’ un look essenziale e sartoriale abbinato ad accessori di grande classe e personalità.  Per l’uomo scopriamo  Hogan “interaction”, tratti leggeri e volumi ultra-light, neoprene termoformato. La sua eleganza contemporanea e’ un mix di heritage ed innovazione, un perfetto connubio tra gli iconici codici estetici del brand e quell’eleganza informale del vivere urbano.

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Best of Milano moda uomo 2020/21

Milano torna protagonista con le passerelle maschili dell’autunno inverno 2020/21. In calendario abbiamo visto un centinaio di eventi tra sfilate, presentazioni e appuntamenti mondani. Ecco alcune delle nostre preferite.

ERMENEGILDO ZEGNA

ICEBERG

MARCO DE VINCENZO

MSGM

SUNNEI

SPYDER

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