Radiografia di un cult: i mocassini con morsetto Gucci

Senza entrare nel merito dei giudizi sul chiacchieratissimo House of Gucci, drama uscito nelle sale italiane lo scorso 16 dicembre, è innegabile lo slancio dato dal film ai prodotti più esemplari del brand fiorentino; non che ne avessero bisogno, considerata la potenza di una griffe radicata come poche altre nell’immaginario comune, però fa sempre il suo effetto vederli indosso a Lady Gaga, Adam Driver, Al Pacino e al resto del cast stellare reclutato da Ridley Scott. Di uno, segnatamente, vengono tessute le lodi, raccontandone con dovizia di particolari genesi, pedigree acquisito grazie all’attrattiva esercitata sul jet set degli anni 70/80, preziosismi della lavorazione, assegnandogli perfino il compito di favorire, sotto forma di munifico cadeau, uno snodo decisivo della trama: parliamo del mocassino con il morsetto, articolo massimamente emblematico di una maison che, pure, vanta nel proprio catalogo diverse creazioni entrate di diritto nella storia della moda con la M maiuscola.
Una scarpa dal design lineare, quasi elementare nella semplicità di costruzione e forme, nobilitato dall’apposizione, sulla mascherina, della staffa metallica con doppio anello, estrapolata dal mondo della selleria e delle finiture per l’equitazione (consustanziale al marchio sin dalla nascita, nel 1921) e divenuta ormai sinonimo di Gucci tout court.



Dotati di tacco dall’altezza contenuta (meno di due centimetri), flessibili e leggeri grazie alla qualità del pellame, maneggiato ad arte dagli esperti artigiani della casa, e all’assenza della soletta, i loafer col dettaglio equestre fanno la loro comparsa nel 1953: è Aldo Gucci, negli Stati Uniti per avviare il ramo statunitense dell’impresa fondata dal padre Guccio, ad avere l’idea di stuzzicare la clientela locale, già entusiasta per l’apertura della megaboutique del brand sulla Fifth Avenue newyorchese, con una proposta a un tempo chic ed easy, che coniughi mirabilmente la comodità della tomaia senza lacci al garbo dei modelli formali, ideali per completare i suit da ufficio come gli ensemble da serata mondana.
Gli Usa, d’altronde, sono la patria del casualwear, e i rampolli della buona borghesia americana, nello stesso periodo, si prodigano per rendere aspirazionali le tenute preppy che ruotano su cardigan, pantaloni con le pinces e penny loafer, giustappunto.
La popolarità delle calzature con dettaglio horsebitcosì lo chiamano oltreoceano – cresce rapidamente oltre le più rosee aspettative, ad invaghirsene è soprattutto lo stardom internazionale: la lista di celebrità e personalità assurte al pantheon del ben vestire che le calzavano, indifferentemente, nel tempo libero o nelle occasioni ufficiali, rischia di essere chilometrica, tra attori (Clark Gable, Yul Brynner, Alain Delon, Peter Sellers, John Wayne…), registi (Francis Ford Coppola), politici (John F. Kennedy, l’allora capo della Cia George Bush senior), persino bellezze leggendarie come Sophia Loren o Jane Birkin, a riprova della natura intrinsecamente genderless dell’accessorio.



Adam Driver sul set di House of Gucci, Alain Delon, Jane Birkin, Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street


Dove non arrivano le foto paparazzate dei divi o il potere ammaliatore delle uscite sul tappeto rosso, ci pensano poi le inquadrature di film di enorme fama: i mocassini in questione, infatti, accompagnano Dustin Hoffman sul set di Kramer contro Kramer, Matt Dillon in quello di Drugstore Cowboy, Matt Damon ne Il talento di Mr. Ripley, il Brad Pitt di Fight Club, in tempi più vicini a noi i protagonisti di The Wolf of Wall Street (il “lupo” del titolo Leonardo DiCaprio li piazza sotto gessati da yuppie rampante, mentre il suo braccio destro, Jonah Hill, durante uno degli innumerevoli, orgiastici party della pellicola  li sbatte sul tavolo per richiamare l’attenzione). Non sorprende affatto, perciò, che il Met di New York, riconoscendone l’iconicità, decida nel 1985 di includerle nella collezione permanente del museo.


Il talento di Mr. Ripley

A raccogliere il testimone degli estimatori eccellenti del passato sono adesso i nuovi astri dello show business: in prima fila, i testimonial/aficionados della label, Harry Styles, Jared Leto e Dakota Johnson, quindi titani del rap (che, quanto a influenza sul pubblico, rivaleggiano ormai con le popstar) alla Asap Rocky o Childish Gambino, assi dello sport come LeBron James, gli “immancabili” attori (altro elenco potenzialmente sterminato, ci si limita a citare Jamie Foxx, Idris Elba, Shia LaBeouf e il nostro Alessandro Borghi).


Harry Styles, Jared Leto, Alessandro Borghi


Il fatto che i loafer con morsetto siano oggetto di una tale riverenza non significa, però, che il loro aspetto sia rimasto immutato, anzi: negli anni sono stati forgiati in una moltitudine di materiali, dal suède al coccodrillo, dalla tela alla vernice.
Dalla metà dei Nineties, la glamourizzazione tutta edonismo e voluttuosità intrapresa dal designer Tom Ford investe anche gli accessori, i tacchi guadagnano centimetri e le superfici lucentezza. Nemmeno i successori dello stilista texano, che lascia Gucci nel 2004 dopo averlo tramutato nel pinnacolo della coolness di fine millennio, si esimono dall’adeguare le scarpe di punta della griffe alla propria cifra creativa: Frida Giannini si dimostra rispettosa della tradizione, pur aggiungendo talvolta un frisson, coprendole di borchie, tappezzandole degli intrichi fiorati del pattern Flora o, come nella collezione celebrativa del sessantesimo anniversario, nel 2013, colorandole di tonalità glossy.


Gucci F/W 1995 (credits Condé Nast Archive), Backstage della sfilata S/S 2013


Alessandro Michele, da ultimo, le rielabora già alla prima uscita da direttore artistico del brand, lo show Fall/Winter 2015, in cui inserisce le Princetown, mules foderate di pelliccia, un feticcio delle fashion victim che ben sintetizza la sfolgorante  fase iniziale dello sua tenure. Da lì in avanti, la ridondanza di decori sarà il minimo comun denominatore della visione stratificata, proteiforme di Michele: popola dunque i mocassini di api, serpenti, tigri e altre creature di un bestiario fantasmagorico, o ancora di personaggi Disney, geometrismi, applicazioni da giardino delle  meraviglie, senza mai rinnegare l’heritage, poiché altre versioni esaltano quei lemmi che, da decenni, compongono l’alfabeto Gucci (doppie G, nastro Web, tessuto monogrammato…); è ancora disponibile, per dire, il modello sempreverde da cui tutto è partito, (ri)nominato 1953, senza fronzoli, ad eccezione – ovvio- della placchetta in metallo dorato.




Il battage mediatico che ha preceduto l’uscita del succitato biopic sulla famiglia Gucci, in ogni caso, ha lasciato il segno, specialmente nel settore dell’e-commerce: stando ai numeri diffusi dalla piattaforma di abbigliamento pre-owned Vestiaire Collective, le ricerche del marchio sono aumentate, su base annua, del +25%, il numero di pezzi in vendita sul sito addirittura del +80%. Vintage o freschi di sfilata, i loafer della maison rappresentano un bene rifugio che, a differenza dei racconti a tinte noir sulle dinastie della moda, mette d’accordo tutti da quasi settant’anni.

La Walk of Fame di Gucci, che presenta la sua collezione S/S 2022 a Hollywood

Gucci è un nome profondamente radicato nell’immaginario collettivo, ed è persino superfluo sottolineare il legame tra la maison fiorentina e lo star system internazionale, dai divi in pellegrinaggio nella boutique di via Condotti, negli anni della dolce vita, al glitz dell’era Tom Ford, che la trasformò in una potenza mondiale del lusso, bramata ad ogni latitudine, fino all’atteso biopic di Ridley Scott House of Gucci, dal cast sensazionale (Lady Gaga, Adam Driver, Al Pacino, Salma Hayek…).
La scelta di Hollywood come location del défilé Spring/Summer 2022 Love Parade, pertanto, è sembrata per certi versi il suggello di una liaison ininterrotta tra la griffe e il grande schermo, degno coronamento delle celebrazioni per il centenario del marchio toscano. Ad ogni modo l’incontro tra la cosiddetta fabbrica dei sogni e l’estetica flamboyant, traboccante di segni, suggestioni e rimandi (anche) cinematografici del direttore creativo Alessandro Michele non poteva che fare faville. Aggiungiamoci poi che lo stilista, cinefilo doc, afferma nelle note della sfilata di essere tornato col pensiero al lascito di sua madre, assistente in una casa di produzione (ovvero «al culto della bellezza di cui mi ha nutrito. Al dono irrinunciabile del sogno. All’aura mitopoietica del cinema») e il quadro è completo.



Lo show è mirabolante, una parata di oltre 100 outfit in scena sulla celebre Walk of Fame losangelina, cui assiste il gotha dello showbiz odierno, da Gwyneth Paltrow ad Anjelica Huston passando per Diane Keaton, Sienna Miller, Billie Eilish, James Corden, Florence Welch e i Måneskin, protagonisti dell’ultima campagna pubblicitaria del brand e ormai lanciatissimi anche al di là dell’oceano.
La collezione è un condensato di tutte le personali ossessioni che Michele, nel tempo, ha saputo trasformare nei nuovi – e assai richiesti – tratti identitari di Gucci (lo zig zag tra epoche e ambiti eterogenei, la rutilanza dei decori, lo stemperamento di etichette e rigide divisioni di genere, i cenni fetish-chic, l’insistenza su iniziali, morsetti, nastri tricolori e altri significanti della griffe), su cui si innesta una robusta dose di divismo e fascinazione per lo sfarzo dell’âge d’or hollywoodiana.



Le silhouette, specialmente quelle femminili, sono drammatiche, e indulgono volentieri alla teatralità, tra balze a tutto volume, ruches affastellate le une sulle altre, vezzose stole fluffy, bordature di piume o frange, una pioggia di cristalli e incrostazioni bling bling. Primeggiano mise dalle vibrazioni retrò, a partire dai completi tre pezzi di evidente matrice Seventies, con giacche sagomate e pantaloni flared, adorni di papillon, fiocchi in velluto, scenografiche broche floreali e grossi pendenti metallici, istoriati all’occorrenza da pattern geometrici che ammiccano al decorativismo tipico del decennio, per proseguire con jumpsuit tagliate da zip nastrate, camicie con floride stampe souvenir, cappotti dalle forme generose e capi in tessuto operato.
I colori, quanto a estrosità, non sono da meno (tocchi vividi di rosso, viola, verde e azzurro si alternano a tonalità zuccherine, dal menta al giallo pallido, al rosa), idem gli accessori: tra gli highlight della passerella cappelli a tesa larga da cowboy, diademi scintillanti, gioielli per il viso e occhiali a mascherina giganti (gli anni 2000, l’abbiamo capito, sono più vivi che mai).



La consueta anarchia vestimentaria che innerva la moda di Michele rende possibile qualsiasi abbinamento, per cui i pants aderenti come leggings, con impresse le doppie G paradigmatiche della casa, si possono infilare sotto il blazer abbondante e il bomber trapuntato fucsia sopra panciotto e blusa.
Il designer si concede addirittura il lusso di arruolare, in qualità di indossatori, star del calibro di Jared Leto, St. Vincent o Macaulay Culkin, esempi perfetti di una «nuova cosmogonia contemporanea», come la definisce lui, formata da «creature ibride capaci di accogliere allo stesso tempo la trascendenza divina e l’esistenza mortale»; considerati i risultati strabilianti della sfilata, è difficile non condividere almeno in parte l’enfasi delle sue parole.



Per l’immagine in apertura: credits Frazer Harrison/Getty Images for Gucci

#Mitparade – La moda uomo diventa un videogame

Fashion gaming attitude: lo storytelling della moda uomo entra nell’universo virtuale. Sempre più griffe scelgono il videogioco per raccontare le nuove dinamiche sociali, videogame progettati per una community che per diletto sceglie una nuova dimensione per identificarsi.
Il fashion system, sempre più influenzato dal digitale, promuove il gaming come nuova frontiera della comunicazione, per un approccio d’avanguardia che per le collezioni 2021 di Gucci, Onitsuka Tiger, TAG Heuer e Guess si traduce in capi e accessori dal mood casual, tutti da collezionare.

Per Guess, la summer games 2021 rende omaggio allo skateboard che proprio quest’anno si esibisce per la prima volta alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Un debutto che per Nicolai Marciano, direttore creativo del marchio ed erede del fondatore Paul Marciano, diventa un pretesto per rinfrescare la classica grafica Guess. La collezione, concepita per lui e lei, è composta da quarantotto stili, tra abbigliamento e accessori lifestyle. La linea uomo offre una vasta gamma di t-shirt e magliette a maniche lunghe e corte, a righe o a tinta unita.
E ancora felpe, pantaloncini, tute, l’immancabile giacca jeans e il bomber in raso. Per la donna, invece, Guess concepisce una linea femminile e casual allo stesso tempo, rimanendo fedele all’heritage del marchio. Tra le proposte, abiti in cotone leggero, top crop, body, pantaloni da motociclista, gilet e pantaloncini in denim.
Il comun denominatore della collezione sono la grafica originale e l’old style. E lo streetwear torna prepotentemente anche negli accessori con il trend dei cappelli da camionista e da pescatore.
La Guess Original Summer Games è stata scattata dal fotografo di skate di fama mondiale, Atiba Jefferson. Tra i protagonisti dell’ADV, i pattinatori di spicco Alex Midler, Boo Johnson, Zach Saraceno, Ish Cepeda, Briana King, Dayana Young e Nico Hiraga di Illegal Civ che ha recentemente recitato nel film sullo skate, North Hollywood.

Onitsuka Tiger, invece, approda nel mondo avveniristico dell’eSport, realizzando le divise ufficiali dell’evento indetto da Intel e denominato Intel World Open. Durante il periodo della kermesse, il designer giapponese collabora con l’attore e cantante nipponico, Tomohisa Yamashita per la realizzazione di TOMO’S GAME ROOM: video da trasmettere su Youtube e che sostiene una società senza confini. La capsule collection è composta da sei capi: dalle tute alle t-shirt, t-shirt manica lunga e altri capi di abbigliamento fino alle scarpe con i colori simbolo di Street Fighter V – Champion edition e Rocket League, che sono i giochi di questa competizione. Le divise ufficiali create dal brand propongono nuovi stili negli esports.

E con la collaborazione tra TAG Heuer e Nintendo torna prepotentemente alla ribalta Super Mario, l’unico eroe che ha messo d’accordo diverse generazioni e milioni di appassionati di videogame. L’intrepido ometto con i baffi e la tuta da meccanico, prende a rivivere sullo smartwatch di lusso che coniuga tecnologia, eleganza e sport e che cambia interfaccia a seconda dei progressi dell’utente che lo indossa. L’interattività del TAG Heuer Connected, infatti, incoraggia a praticare movimento promuovendo, così, uno stile di vita sano. Le animazioni che appaiono sullo schermo prendono la forma di oggetti famosi di Super Mario: a ore tre il Super Fungo che fa crescere Mario, a ore sei il Tubo che gli permette di viaggiare velocemente e a ore nove si accende la Super Stella che lo rende invincibile! Quando viene raggiunto il 100% dell’obiettivo di passi giornaliero, Mario si arrampica sull’Asta della Bandiera, un’altra caratteristica iconica del videogioco.

«L’ispirazione per questa collaborazione è nata dal desiderio di portare nuova energia grazie al mondo dei videogiochi alla nostra nuova applicazione wellness e subito ci è venuto in mente Super Mario», afferma Frédéric Arnault, CEO di TAG Heuer. «Non è solo il suo fascino internazionale e intergenerazionale ad averci convinto. Mario è il personaggio superattivo per eccellenza, che si affida alla sua perseveranza e alla sua tenacia per uscire da ogni situazione. Il nuovo quadrante dà vita a questo personaggio iconico e incoraggia gli utenti a fare squadra con Mario per mettersi in gioco ed essere più attivi. Il TAG Heuer Connected è un compagno ideale per una vita connessa e il migliore amico di ogni persona dinamica. Con questo smartwatch Super Mario in edizione limitata, chi lo indossa può dare un tocco di divertimento e originalità alle sue attività e al suo wellness.»

Infine, Alessandro Michele per Gucci collabora con la New Horizons player community. Con la maison fiorentina, il gaming si veste di lusso con il lancio dell’Isola GG per la promozione del profumo Gucci Guilty. La collaborazione con Animal Crossing, che vede impegnati LexPlay, KangGaming e Canton.Crossing, spinge Michele nell’incoraggiare progetti virtuali con un videogame supportato dall’hashtag #ForeverGuilty e che succede a Gucci Arcade e Gucci Surf. I visitatori sono trasportati nel fantastico mondo di Gucci, occupato da animali fantastici che abitano l’eden di Alessandro. Il videogame vede protagonista, inoltre, il volto della campagna pubblicitaria del celebre profumo, il premio Oscar, Jared Leto. L’attore guida, virtualmente, gli utenti della community Gucci dove viene data loro la possibilità di scoprire le essenze che compongono le profumazioni, presenziare a una sfilata di moda e scattare foto come veri paparazzi.

100 anni di Gucci – Aria è una passerella di celebrazione e rinascita

Anno di rinascita – anno di celebrazioni. Il centenario di Gucci coincide con l’ultimo atto della fase pandemica e si profila di buon auspicio per una ripresa economica e creativa. La sfilata Aria, presentata attraverso un film codiretto da Alessandro Michele e Floria Sigismondi – che ha già firmato la recente campagna di Gucci Bloom con Angelica Huston – è solo il primo di una serie di eventi e progetti, scaturiti dal genio creativo di Alessandro Michele, che si faranno portatori di una celebrazione lunga e personalissima come la storia della Maison. In una celebrazione del passato come atto di consapevolezza del presente e catalizzatore del futuro.

Della musica si è occupato lo stesso Michele, col remix di Lawrence Rothman, le cui variabilità sonore si spostano da Gucci Gang di Lil Pump a Gucci On My Bag di Mier.

Aria come inno alla libertà dai rigidi codici di stile, firma intellettuale del Direttore Creativo che con l’utilizzo fluido di linee morbide, chemisier di seta e suits in velluto dai colori brillanti e dettagli preziosi come gioielli, ha emancipato la moda dai vincoli di genere.
Aria come punto d’arrivo dei 94 modelli, importanti e carichi di significato che, dopo aver attraversato un paesaggio notturno metropolitano caratterizzato da luci al neon e una dark room, giungono in un giardino segreto in cui la natura torna rigogliosa e protagonista di un mondo nuovo e rigenerato.

Una revisione di tutto quello che ha fatto la storia di Gucci, ibridandola di nuove “riserve di energia che possiedono in potenza una vita ulteriore” per usare le sue parole “Nel mio lavoro, accarezzo le radici del passato per produrre infiorescenze inattese, scolpendo la materia attraverso innesti e potature. A questa capacità di riabitare il già dato faccio appello”

Ad alterare l’ordine di questo percorso di memoria, il gioco provocatorio di alcuni capi all’interno della collezione che Alessandro Michele si è divertito ad hackerare con il logo di BALENCIAGA (come nella JACKIE 1971) che, badate bene, non ha nulla a che vedere con una capsule collection.

I riferimenti al mondo lussuoso e sexy di Tom Ford e a quello equestre, radicato nell’heritage del brand, s’intrecciano senza scivolare nella nostalgia, ma riproponendo visioni riconoscibili in una lettura rinnovata e rinvigorita di futuro.  

Il richiamo all’Hotel Savoy di Londra, così caro a Guccio Gucci dove lavorò prima del suo rientro a Firenze per aprire la Guccio Gucci nel 1921.

Il logo ripetuto e messo in risalto dalla luce dei cristalli swarowsky, insieme alla banda bicolore istituzionale completamente rieditata e rivoluzionata nella forma in abiti e gonne. 

Rigenerazione e prime volte, come gli articoli di alta gioielleria della linea Orto Deliciarum che per la prima volta vengono inclusi in sfilata: un’anteprima dei nuovi articoli di alta gioielleria di Gucci.

“Attraversare l’ora in cui tutto ebbe origine è per me una grande responsabilità e un
gioioso privilegio. Significa poter aprire le serrature della storia e sostare sull’orlo del
cominciamento. Significa immergersi in quella sorgente natale per rivivere il vagito
e l’apparire al mondo.”
Dichiara il Direttore Creativo Alessandro Michele

Brand alert: Gucci Ouverture of Something that Never Ended

Si chiama OUVERTURE of Something that Never Ended’ la nuova collezione Gucci che verrà presentata dal direttore creativo Alessandro Michele attraverso l’omonima mini-serie in sette episodi al Guccifest, il nuovo ed innovativo festival di moda e cinema digitale in previsione dal 16 al 22 novembre


La web-series è stata girata a Roma, in sette puntate, e ha come protagonista Silvia Calderoni, artista e performer che in diversi scenari della città si trova alle prese con una routine quotidiana surreale, mentre incontra diversi talenti e amici della Maison fra cui: Paul B. Preciado, Achille Bonito Oliva, Billie Eilish, Darius Khonsary, Lu Han, Jeremy O. Harris, Ariana Papademetropoulos, Arlo Parks, Harry Styles, Sasha Waltz e Florence Welch. 

La presentazione della collezione sarà una nuova narrazione gioiosa e a cadenza irregolare, non più legata ai vincoli di stagionalità, ma più vicina alla sua vocazione espressiva e raccontata fondendo regole e generi, nutrendosi di nuovi spazi, codici linguistici e piattaforme di comunicazione, come ha anticipato lo stesso direttore creativo Alessandro Michele

I sette episodi verranno trasmessi quotidianamente nel corso del festival in esclusiva su YouTube Fashion, Weibo, Gucci YouTube e inseriti nel sito dedicato GucciFest.com, rivelando gradualmente la nuova collezione giorno per giorno. Guccifest però é anche una piattaforma dove sarà possibile ammirare le collezioni di quindici designer emergenti indipendenti selezionati dal direttore creativo della Maison, attraverso dei fashion film. I protagonisti sono: Ahluwalia, Shanel Campbell, Stefan Cooke, Cormio, Charles De Vilmorin, JordanLuca, Mowalola, Yueqi Qi, Rave Review, Gui Rosa, Rui, Bianca Saunders, Collina Strada, Boramy Viguier e Gareth Wrighton. 

Gucci Garden e il suo Virtual Tour, da Firenze ai nostri schermi

Dallo storico Palazzo della Mercanzia di Firenze, risalente aI 1337 e ospitante tutt’oggi lo spazio della maison, agli schermi dei nostri dispositivi. Il Virtual Tour del Gucci Garden è l’ultimo innovativo progetto del brand che ci porta a scoprire la sua essenza creativa tra ambienti suggestivi, atmosfere magiche, oggetti e creazioni iconiche.

Oltre alla celebrazione di un grande e ricco archivio storico, il viaggio digitale si propone con l’intento di creare una dinamica esperienza interattiva del tutto nuova e a portata di mano, ricca di colore ed arte. 

Cliccando al link i visitatori avranno modo di immergersi nell’eclettico universo della griffe fiorentina scoprendone articoli esclusivi tratti dalle sue collezioni, risalenti al 1921 fino a quelle più recenti, ma anche memorabilia e pezzi d’arte contemporanea.

Senza un iter preciso da seguire, la Galleria si estende tra le sale del primo e secondo piano, ogni stanza è diversa dall’altra dove Il parquet e lo stile minimal conferiscono ancora più energia alle creazioni esposte. Gli amanti dello shopping potranno, inoltre, acquistare per la prima volta, via mail o per telefono, i prodotti speciali realizzati esclusivamente per il Garden, cliccando su ogni capo, borsa o accessorio. Oltre alla Boutique, il piano terra si completa con la Gucci Osteria, nata grazie alla collaborazione con lo chef Massimo Bottura.

Il Direttore Creativo Alessandro Michele, progetta lo spazio fiorentino partendo dall’idea di un museo convenzionale e facendolo diventare un luogo vivo, collaborativo e creativo dove esprimere l’estetica e la filosofia del brand, in continua evoluzione. 

Milano Moda Uomo, tutte le novità

Anche per quest’anno, la Milano Moda Uomo si conferma uno degli appuntamenti di Gennaio da non perdere.

La prima grande novità sarà la partnership con il British Fashion Council, binomio che porterà a Milano una parte della London Fashion Week. Tra le varie iniziative c’è LONDON show ROOMS, che occuperà lo Spazio Savona 56. All’interno di questo contenitore di talenti verranno presentate le collezioni di 10 designer emergenti inglesi e 5 italiani, mentre i protagonisti del progetto saranno anche gli studenti italiani che studiano nelle prestigiose scuole di moda inglesi, in modo da mettere in luce la grande sinergia tra il sistema formativo italiano e quello inglese.

Tra gli altri highlights da segnalare, la sfilata di A-Cold-Wall, brand vincitore del BFC/GQ Designer Menswear Fund&Newgen e il ritorno di Alexander McQueen. Un altro ospite d’eccezione invece sarà Stella McCartney che riconferma Milano come passerella per la sua collezione menswear. 

Come commenta Carlo Capasa “Siamo molto soddisfatti della collaborazione, in questa edizione, con il British Fashion Council e Confartigianato Imprese. Come CNMI siamo convinti che la collaborazione con BFC sia, per entrambi una preziosa opportunità per realizzare un importante lavoro di congiunzione e unione tra i nostri mondi…”. Sempre lui, durante la conferenza stampa ha anche annunciato un grande party nella serata di sabato che unirà un importante brand italiano e una firma inglese e non esclude di portare un brand italiano a sfilare a Londra durante l’edizione di Giugno della London Fashion Week. 


Questo mese vedrà anche un compleanno molto importante: i 25 anni di Dsquared2, che con una sfilata e un party celebrativo darà il via ufficiale alla fashion week. Ma sarà anche una settimana di grandi ritorni come Gucci, che chiuderà le sfilate martedì 14 alle ore 12.30, Iceberg, Mia Oran, MSGM, N.21, Prada e Salvatore Ferragamo.

Debuttano invece per la prima volta : Fabio Quaranta che sfilerà supportato da CNMI, il danese Han Kjøbenhavn e il cinese Reshake. Sempre durante Milano Moda Uomo alcuni brand presenteranno le proprie collezioni co-ed: Dsquared2, Neil Barrett, Marcelo Burlon County of Milan, Han Kjøbenhavn, Spyder e Sunnei.

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It’s Christmas! Be bright

Oro, argento e… brilla! Parti col look giusto per distinguerti nei giorni di festa con l’accessorio o il capo che da grinta e luminosità a qualsiasi serata. Da mixare con cura con un denim o garbati passepartout da guardaroba come completi neri o l’intramontabile camicia bianca, sono i veri protagonisti di stagione caratterizzati da metalli e pietre preziose, borchie e design accattivanti. Orologi, scarpe, occhiali valigie e capi da passerella, alzano le regole del gioco per osare e splendere tutti i giorni, anche con qualche oggetto stravagante da portare con il carisma di Re Mida.

SALVATORE FERRAGAMO

Mocassino in pelle con classico morsetto oro.

COR SINE LABE DOLI

Il più originale nel mondo dei papillon è Cor Sine Labe Doli, famoso per i suoi esemplari in ceramica.

BOTTEGA TRECCANI

Penna Roller Idea finiture in oro, ideata in esclusiva per Bottega Treccani dal maestro Alessandro Mendini.

HUBLOT

Cronografo con cassa 45mm in ceramica lucidata e satinata. Lunetta in King Gold 18 carati lucidata e satinata. Cinturino in King Gold 18 carati e ceramica nera.

TIFFANY & CO.

Anello in oro con sigillo in onice nero della collezione Tiffany 1837™ di Tiffany & Co.

DOLCE & GABBANA

Scarpe stringate tempestate da borchie dorate di varie misure.

ERMENEGILDO ZEGNA

Ermenegildo Zegna sunglasses, montatura squadrata sulle lenti calde e l’iconico logo ‘XXX’ in versione gold illumina le aste in acetato nero.

HIDE & JACK

Hide & Jack, il cui nome è ispirato a Dr. Jeckyll & Mr Hyde sono le sneakers che hanno fatto del contrasto il loro comun denominatore.

TUMI

19 Degree Aluminium è un bagaglio ultra resistente realizzata in alluminio con angoli scolpiti, sistema di chiusura a due punti con 2 lucchetti TSA con combinazione a pulsante.

AHIRAIN

Materiali e tecnologie ricercate per i piumini impermeabili di casa toscana che mettono d’accordo stile e tecnologia.

LINGOT D’AMOUR

Un lingotto d’oro puro per i gemelli di Lingot D’Amour

GUCCI

L’orologio Grip di Gucci si ispira al mondo dello skateboard come suggerito dal nome, che richiama la superficie della tavola a cui aderiscono le scarpe dello skater. La cassa in PVD oro giallo presenta tre aperture, a indicare le ore, i minuti e la data, mentre il logo GG inciso decora il cinturino coordinato.

G-SHOCK

Il primo esemplare di G-Shock realizzato in metallo dorato è l’esclusivo modello G-D5000-9, in edizione limitata e in vendita solo presso selezionate boutique in tutto il mondo.

RIMOWA 

L’Attaché Gold in alluminio è stata interpretata dall’artista Daniel Arsham per la collaborazione “Eroded Suitcase”. Bordi accuratamente arrotondati e scanalature ben definite, un lucchetto a combinazione in metallo e la maniglia rispettano la monocromia di color oro massiccio.

D’ELMAR

Dark Desire è una fragranza di lusso alle note speziate di fiori d’arancio, olio di carota, cardamomo, cannella, cumino, insieme a sandalo e patchouli. In vendita presso Zhor Parfums nel cuore di Milano

PININFARINA SEGNO

Il modello Cambiano Gold conserva l’iconica silhouette di Cambiano nelle varianti in oro chiaro e in oro rosa, in un elegante stelo dello spessore di 0.30 micron. Con puntale in lega Ethergraf® che scrive per ossidazione, come una matita ma indelebile come l’inchiostro, è custodita in una scatola in noce massello.

24BOTTLES

24Bottles nella sua versione natalizia, é la bottiglia piú glamour della hydration industry, in acciaio riutilizzabile, mantiene le bevande fredde per 24 ore e calde per 12 ore, senza creare condensa.

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Imitatio Vitae, un omaggio a Venezia da Gucci, Marina Cicogna e da Alessandro Michele

“Nel Trecento, lettura e scrittura erano privilegio di pochi. Dimentichiamo poi fotografia, o cinema; e pensiamo piuttosto che questi artigiani potevano raccontare animali, guerrieri, dame, segni zodiacali, uomini di altre culture e religioni, ma anche ceste di fiori, frutta, verdura, lavorando semplicemente una pietra. Come non restare estasiati?”.

Con queste parole Marina Cicogna, produttrice cinematografica, fotografa e sceneggiatrice, introduce il prezioso volume ‘Imitatio Vitae’, un nuovo raffinato progetto editoriale nato dalla sensibilità per l’arte antica di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci in tandem con Marina Cicogna.

Il libro, presentato l’altra sera alla Biblioteca Angelica di Roma a pochi passi da Piazza Navona per un pubblico di pochi intimi (Ginevra Elkann, Pierluigi Pizzi, Liliana Cavani, Franco Nero, la principessa Maria Pia Ruspoli, Francesca Lo Schiavo, Mattia Sbragia, Alessandro Michele e altri ospiti illustri), rilegato in blu e oro con sofisticate pagine in seta marezzata e in sottile carta rossa, e racchiuso in un prestigioso involucro, esplora alcuni reperti artistici di inestimabile valore scoperti dal grande costumista, regista e teatrale e scenografo Pierluigi Pizzi e che raccontano un glorioso passato, quello della Serenissima nel basso medioevo.

Realizzati da anonimi straordinari maestri, i bassorilievi dei capitelli trecenteschi, paiono sollevarsi e proiettarsi verso di noi, eternamente emozionanti, reificando un passato lontano, che appare tuttavia vivace, avvincente, minuziosamente descritto e a noi vicinissimo.

Nel libro, le foto di capitelli trecenteschi scattate anche dalla stessa Cicogna che riproducono immagini vividamente realistiche, quelli dei capitelli delle colonne del portico e del loggiato del gioiello dell’arte gotica, il Palazzo Ducale di Venezia, si alternano a commenti lasciati, come impressioni in un grande album di ricordi solitamente compilati e vergati dai turisti nei luoghi d’arte nel mondo, da grandi personaggi protagonisti dell’arte e della cultura come anche della moda e del costume e del cinema: Valentino, Lina Wertmuller, Jeremy Irons, Vanessa Redgrave, Martin Parr, Alessandro Michele, Ginevra Elkann, Rupert Everett, Giuseppe Tornatore, e molti altri illustri rappresentanti dell’arte e della cultura internazionale.

Il libro, prodotto da Gucci ed edito da Marsilio, è già disponibile nelle migliori librerie italiane, e all’estero dal 2020.

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STYLE SUGGESTIONS: POLO CLASSICA O A FANTASIA?

I capi che meritano il titolo di fashion classic sono pochi, ma la polo fa sicuramente parte di questi. Meglio conservarne l’allure iconico con la versione classica o aggiornarla con le fantasie più trendy del momento?

Breve storia della polo

L’esatta origine storica di questo capo non è certa, è indubbiamente nata in parallelo con il gioco del polo, in particolar modo quando, alla fine del XIX secolo, questo sport divenne molto comune in Inghilterra e i giocatori iniziano a indossare un vero e proprio completo da gioco. L’abbigliamento da polo era costituito da magliette in cotone e a maniche lunghe alle quali fu presto aggiunto un colletto simile a quello delle camicie, ma fermato da dei bottoni, per far in modo che questo non svolazzi fastidiosamente durante il galoppo sul campo. Non molto più tardi, John E. Brooks, nipote del fondatore del brand americano Brooks Brothers, durante un viaggio di lavoro in Inghilterra, vedendo una partita di polo notò il particolare dei collari dei giocatori; colpito dalla novità e tornato in patria, decise di applicarla alle sue camicie, che presero il nome di button-down. Nel 1896 il modello venne lanciato sul mercato e Brooks Brothers chiama questa camicia: l’originale polo shirt. Secondo altri invece l’ideazione della polo spetta al campione francese di tennis René Lacoste, che inventò una camicia a maniche corte e funzionale, una “maglia da tennis” destinata a diventare vero cult.

Quando parliamo di classicità in questo ambito è impossibile non pensare per l’appunto alla leggenda del tennis francese René Lacoste, al quale molti danno il merito di aver inventato la polo moderna. Un po’ come nel gioco del polo, anche nel tennis l’abbigliamento era poco pratico e confortevole. Le maglie avevano maniche lunghe che venivano rimboccate e colletti button-up, ma il gioco necessitava di funzionalità, così Lacoste progettò un’alternativa adatta alle sue esigenze: una t-shirt a maniche corte e soprattutto in piqué di cotone che donava traspirabilità. La indossò per la prima volta nel 1926 (in occasione del campionato US Open, che vinse) e vi applicò un piccolo disegno di un coccodrillo quando i giornali iniziarono a soprannominarlo “l’alligatore”, forse per il suo naso pronunciato o forse per la sua passione per i borsoni in coccodrillo. Si dice che questa polo fu il primo capo d’abbigliamento sportivo ad avere un brand visibile, così dal 1933 la polo Lacoste inizia ad essere venduta regolarmente. Da quel momento in poi la polo sostituì il classico abbigliamento precedentemente utilizzato per il tennis e poco dopo anche nel gioco del polo, dove si scelse di adottare camicie in piqué di cotone, tessuto che permetteva di tenere alzato il colletto evitando scottature sul collo.

Pochi anni dopo Lacoste si ritirò dal tennis professionistico e nacque La Société Chemise Lacoste, fusione delle idee del tennista francese con il produttore di maglieria Andrè Giller, la quale produceva questo nuovo classico sportivo in differenti colori che venne presto venduta nei grandi magazzini di fascia alta ed indossato anche fuori dai campi da gioco. Negli anni ’50 un’altra leggenda del tennis, Fred Perry, creò una sua versione di polo sfidando l’originale Lacoste e divenne il capo di punta tra i teenagers del momento, permettendo il salto da indumento da sport a capo alla moda. altro evento significativo è nel 1967 quando il newyorkese Ralph Lauren diede vita ad un nuovo brand di abbigliamento casual, uno stile classico e timeless. Capo chiave delle sue collezioni, strettamente legate allo sport del polo, era la polo shirt. Gli anni ’80 furuno l’epoca d’oro di questo indumento, con una sfida costante tra i brand, che vede in testa proprio Polo Ralph Lauren  grazie a un indiscussa qualità. Nel corso degli anni le polo sono state adottate come divisa anche nell’ambito del golf e ora la polo è un capo diffuso nel mondo occidentale diventando un classico americano, simbolo di uno status e di uno stile di vita.

La polo classica

Icona dell’abbigliamento casual e informale, la polo è un indumento versatile che non può mancare in nessun guardaroba. Luchino Visconti la indossava in una celebre foto del 1960, Gianni Agnelli la portava al mare in compagnia di Jackie Kennedy. Non c’è nessun dubbio che la polo sia da sempre sinonimo di un’eleganza casual e che sia diventata negli ultimi anni anche un caposaldo della tendenza athleisure. Perché, se le polo restano tuttora la divisa ufficiale per tennisti e giocatori di golf, è pur vero che i modelli più chic si ritrovano anche negli ambienti lavorativi più smart dove, soprattutto con la bella stagione, il caldo intenso spinge tutti a preferirle alle camicie. Le nuove polo sono realizzate in cotone garzato o punto riso, rasato finissimo o lavorato piquet e uniscono al piacere e al comfort della maglia, l’eleganza e la vestibilità del collo applicato dall’effetto camicia. Uno dei vantaggi delle maglie in piquet di cotone, inoltre, è la proverbiale traspirabilità, che le rende indispensabili in estate. Aristocratica rivale della T-shirt, oggi si impreziosisce e può essere indossata anche in ufficio con giacche monopetto, blazer destrutturati e pantaloni su misura in cotone. Ovviamente solo se l’etichetta aziendale lo permette. Altro brand iconico nato da subito come punto di riferimento nel mondo del Gioco dei Re è La Martina, azienda fondata da Lando Simonetti a Buenos Aires nel 1985. Partendo dalla classica polo il brand ha poi sviluppato un guardaroba total look in grado di riflettere un lifestyle legato alle club house e ai campi da polo.

Polo a fantasia

L’occasione perfetta per indossare polo colorate o con fantasia è invece il tempo libero. Oltre all’abbinamento con pantaloni chino e mocassini, un’altra ipotesi molto diffusa prevede i classici bermuda e le scarpe da barca. Ma non solo, la polo è particolarmente abbinabile anche a jeans e pantaloni in cotone o lino su misura. In tinta unita crea un raffinato effetto preppy, da sfoggiare eccentricamente a contrasto, o con il rigore del ton sur ton. La versione a righe, invece, regala un sofisticato gusto à la marinière da completare con pantaloni blu navy. Le polo da uomo si possono indossare anche la sera: il look total white è un irrinunciabile delle nottate in riva al mare, i toni denim si prestano per le occasioni in città e le proposte verdi a maniche lunghe si sposano bene con dei jeans scuri. Senza contare tutte le più recenti varianti con righe multicolor, zigzag, scacchi e rombi, che aggiungono un twist a questo capo intramontabile. Non abbiate paura del colore, le polo acquistano maggiore personalità con colori accesi, soprattutto quando splende il sole e siete in momenti di relax con un bel drink in mano. Infine, attenzione particolare meritano gli spacchetti laterali: nel primo caso può essere indossata sia dentro che fuori i pantaloni così come quando ha gli spacchetti simmetrici. In generale la preferiamo fuori dai pantaloni, perché il rimbocco va in antitesi con il dna casual e morbido di questo capo, anche quando la indossate con un blazer o un completo dalle linee sartoriali. Nel caso di spacchetti asimmetrici meglio indossare la polo dentro i pantaloni per evitare un effetto poco armonico. Per quanto riguarda la giusta misura invece teniamo presente che la mezza manica deve arrivare a metà bicipite; la cucitura della manica deve combaciare con l’attaccatura della spalla, mentre nella parte posteriore la polo deve arrivare esattamente sul fondoschiena.

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Nuova vita per il Palazzo Gucci di Firenze

Con la proiezione di un gigantesco occhio sulla facciata dello storico Palazzo della Mercanzia si è inaugurato a Firenze Gucci Garden. Progettato dal direttore creativo della maison, Alessandro Michele, nelle sale del Gucci Garden si può ripercorrere la storia della griffe dalle sue origini nel 1921 fino a oggi. «Il giardino è reale – spiega Alessandro Michele – ma appartiene soprattutto alla sfera dell’immaginario, popolato com’è di piante e animali; come il serpente, che si insinua dappertutto e che, in un certo senso, simbolizza un perpetuo inizio e un perpetuo ritorno».

Su due piani sarà raccontata la storia della maison tramite abbigliamento, accessori, installazioni video, elaborazioni grafiche, documenti e manufatti organizzati per aree tematiche. Oggetti contemporanei sono accostati ad articoli vintage mentre amici della Maison, quali gli artisti Jayde Fish, Trevor Andrew (noto anche con lo pseudonimo GucciGhost) e Coco Capitán sono stati chiamati a decorare le pareti, e i loro lavori figurano fianco a fianco con le carte da parati Gucci in tessuto stampato e un gigantesco ritratto a olio del XIX secolo, Fantino con bambina, di Domenico Induno.

Al piano terra del Palazzo ci sarà l’Osteria Gucci, realizzata insieme a Massimo Bottura, tristellato chef dell’Osteria Francescana di Modena oltre che ai primi posti delle classifiche San Pellegrino ed Espresso. Partendo dalla tradizione gastronomica italiana, lo chef ha elaborato un menù che, come un taccuino di viaggio, riporta i sapori che Bottura ha raccolto in giro per il mondo. Nei piatti dell’Osteria Gucci la palamita (pesce azzurro del Mediterraneo) è arricchita con tostadas messicane (sfoglie di mais), l’hot dog racchiude la Chianina e le melanzane fritte si tuffano nella salsa thai piccante.

Di fianco all’Osteria c’è uno spazio di vendita diviso in due grandi stanze dove sarà possibile trovare articoli disegnati esclusivamente per il Gucci Garden. Gli articoli includono calzature e borse in materiali speciali, gonne e cappotti in broccato, e numerose creazioni uniche, come il bomber in seta con scritte nei caratteri gotici del Gucci Garden. La seconda sala è dedicata agli accessori, alle pubblicazioni, ed è arricchita da numerosi oggetti da esposizione appositamente creati, quali teste di manichino in legno dipinto, riproduzioni di busti femminili in stile modernista, mani e piedi decorati in legno, appendiabiti in ottone decorativo e scatole a scomparti rivestite nei classici tessuti stampati Gucci. Qui si trovano anche articoli da regalo, cancelleria, cartoline, fiammiferi, borse di tela, carillon, piantine di Firenze e scatole rivestite in stampati decorativi.

Al primo piano ci sono le sale intitolate De Rerum Natura dove si possono vedere la passione di Gucci per la flora e la fauna espressa attraverso capi d’abbigliamento vintage e contemporanei, statuette di animali in argento prodotte dalla maison negli anni ’50, e materiale grafico originale di Vittorio Accornero, al quale era stato affidato il compito di creare lo stampato Gucci Flora nel 1966. Sempre al primo piano trovano posto Ephemera (percorso attraverso le tappe storiche del brand con documenti, video, memorabilia), Guccification (rassegna dei numerosi modi in cui il classico logo è stato trasformato da vari artisti), Paraphernalia (dedicata alle famose icone del marchio), Cosmorama (spazio dedicato a borse, valigie e articoli da viaggio) e un piccolo cinema auditorium per trenta persone nel quale gli spettatori possono assistere a film sperimentali.

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“Roman Rhapsody”: la campagna pubblicitaria di Gucci per la collezione Cruise del 2018

Questa stagione Gucci compie un viaggio a Roma, la città natale del direttore creativo della maison Alessandro Michele, per collaborare con l’emblematico fotografo inglese Mick Rock, colui che ha immortalato numerose leggende del rock and roll, tra cui i Queen e David Bowie.
Il frutto di questa collaborazione ha dato vita a “Roman Rhapsody”, una serie di ritratti schietti, commoventi e affascinanti di persone reali in luoghi reali. I soggetti sono fotografati all’interno dei loro appartamenti o nei giardini della città. Queste immagini costeggiano dei ritratti naturalistici e intimi realizzati in studio per rivelare tutto il carisma dei personaggi.
Questo portfolio vuol essere un omaggio ai veri anticonformisti e agli eccentrici.

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Direttore del video| Chuck Grant
Direttore artistico| Christopher Simmonds

Festival di Venezia: un Lido di eleganza maschile

È appena terminata l’ultima edizione, la 74esima per essere esatti, della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Molti i personaggi noti arrivati a presentare la propria ultima fatica, che vedremo nei prossimi mesi sul grande schermo. Alcuni anche in coppia, come Jennifer Lawrence, al Lido per promuovere “Mother!”, del compagno regista Darren Aronofsky, o come George Clooney, la cui moglie Amal, in formissima dopo il recente parto, ha conquistato tutti indossando uno splendido Atelier Versace. E se si è parlato tanto, in bene e in male, degli outfit scelti dalle signore, noi abbiamo dato un’occhiata agli uomini sul red carpet del Festival di Venezia.

Eccovi lo stile al maschile che si è visto nei giorni passati.

Iniziamo la nostra carrellata di attori che hanno sfilato sul red carpet di Venezia proprio con George Clooney, che veste un completo di Giorgi Armani. Come si fa ad essere così rilassati e cool in un abito da sera? Lui ci riesce benissimo, perfetta vestibilità del capo e papillon della misura giusta. L’accessorio migliore, però, è il suo sorriso!

Elegantissimo anche Matt Damon, sempre in Giorgio Armani, al Lido per il film “Suburbicon”, diretto dall’amico Clooney. Forse per l’emozione dell’evento, non si è accorto che il papillon andava un po’ per i fatti suoi. Per questa volta lo perdoniamo!

Ci piace Eduardo Valdarnini, che indossa un total look Valentino alla première di “The Suburra the series”. Stile meno ingessato dei soliti completi da sera, con un farfallino sottile che si nota. Lui forse è un po’ impacciato, ma si farà.

Sorprende Giuseppe Fiorello, anche lui in Valentino, per la scelta del bianco, coraggiosa e non per tutti, ma lui sembra davvero a suo agio e ci piace questa personalità così anticonformista.

Si è scritto molto del ‘padrino’ di questa edizione Alessandro Borghi, che ha scelto look decisamente non convenzionali. Sì ai completi, ma, ad esempio, questo di Gucci Heritage è nero, jacquard con motivo floreale e anche la camicia è nera. Ci piace in un uomo questa voglia di osare. Forse meritava un po’ più di attenzione il fitting dei pantaloni. Ma con la giacca a due bottoni e ricamo ton sur ton sulla schiena e camicia DYI bianca con ricami personalizzati sul colletto, tutto sempre Gucci, lo troviamo perfetto. È nata una stella?

Più casual Vinicio Marchioni, che torna a Venezia, dopo aver collezionato numerosi riconoscimenti negli anni passati, con “Il Contagio”, in concorso alle Giornate degli Autori. Marchioni ha indossato capi di Manuel Ritz durante tutta la durata della 74esima Mostra del cinema di Venezia. Per il giorno ha scelto il blu, alternativa all’onnipresente nero.

Chiude la nostra carrellata Giampaolo Morelli, l’amatissimo Ispettore Coliandro della tv, al Lido per il film Ammore E Malavita”, che ha indossato uno smoking nero della collezione Emporio Armani.

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VIAGGIO NEI LUOGHI DI GUCCI

Gucci Places è la nuova iniziativa pensata dalla maison fiorentina per svelare i luoghi nel mondo che riflettono il gusto e i valori del marchio e che lo hanno ispirato. Luoghi privati e pubblici, nascosti o alla luce del sole, tutti restituiscono l’estetica contemporanea di Alessandro Michele, ora a portata di click, grazie a una semplice App. L’obiettivo di questo progetto è di far scoprire le storie interessanti e inaspettate che raccontano questi luoghi e di diventare parte di una community, raccolta intorno a una varietà di location sorprendenti, che suscitano interesse e ispirano creatività. Il primo luogo a essere svelato è Chatsworth nel Derbyshire, in Inghilterra, dove Gucci sta sostenendo un’ampia mostra di abiti e cimeli intitolata House Style, curata da Hamish Bowles. L’app di Gucci presenta nuove funzionalità, per coinvolgere gli utenti nella storia di ciascuna località, oltre ai servizi di geolocalizzazione. L’app permetterà agli utenti di registrarsi e ottenere il badge e fornirà una descrizione dettagliata del luogo, con testi, immagini e video.

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FARFETCH E GUCCI: STORE TO DOOR IN 90 MINUTES

Farfetch inaugura un’esclusiva collaborazione con Gucci per lanciare Store to Door in 90 minutes e svela alcuni dettagli della loro idea sul nuovo Store of the Future. La partnership permetterà ai clienti di acquistare da un’accurata selezione di items Gucci attraverso il sito web e l’app Farfetch e di ricevere l’ordine effettuato in soli 90 minuti. Il concetto dello Store of the Future è presentato da Huawei al FarfetchOS, una conferenza tenuta per i brand e i retailers di lusso. Questa idea di commercio è la parte finale della realtà aumentata del retail, per collegare i mondi online e offline, usando informazioni che migliorano l’esperienza del cliente, rendendola unica. Lo Store of the Future  realizzerà soluzioni tecnologiche per ogni brand, città, negozio, umanizzano l’esperienza della vendita, consegnando servizi di personalizzazione ai clienti e mettendo il personale del negozio nelle condizioni di poter svolgere il loro ruolo nel miglior modo possibile. Una versione BETA di questo negozio del futuro sarà presentata alla conferenza, dimostrando come la tecnologia può garantire notevoli vantaggi ai marchi e ai rispettivi venditori. Quest’anno le tecnologie SOF saranno lanciate al Browns, insieme al flagship Thom Browns store a New York.
farfetch.com
gucci.com
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Tutti pazzi per la leather jacket

Colorate, a quattro tasche, con inserti o in tinta unita, dopo l’inverno è tornata la stagione della giacca di pelle, un evergreen per le mezze temperature. Quest’inverno in passerella ne abbiamo viste davvero di tutti i tipi. Un trend intramontabile, sposato da molti dei brand più in voga degli ultimi tempi. Paul Smith, così come Tommy Hilfiger e Bally, non abbandonano i colori intensi, proponendo item giovanili dai toni accesi; rimangono invece classiche, di tendenza e con un immancabile twist le giacche firmate Loewe, Marni, CanaliGucci e Lanvin. Gusto rétro per Leitmotiv, che rilancia la giacca in camoscio per un look casual e raffinato, la biker jacket per eccellenza porta il nome di The Am Crew, dove materiali di alta qualità si fondono a un design pulito e grintoso. Insomma, sbizzarritevi!

FEELING SUPERSONIC

From left: Neil Barrett shirt; From right: A.N.G.E.L.O. Vintage T-shirt
“I need to be myself, I can’t be no one else” – Lyrics for Supersonic by Oasis

Photographer| Fabrizio Martinelli
Stylist| Martina Verità
Model| Andrew @bravemodelmanagement
Hair And Make Up| Roberto Mambretti @auraphotoagency
Digital and Photo Assistant| Ennio De Cola

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Alone without you

The accessories essentials never to leave behind

Photographer | Simon
Stylist | Orsola Amadeo
Photographer Assistant | Simona Pavan
Stylist Assistant | Chiara Troiani
Location | Robertaebasta

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Un uomo nuovo

Prima è arrivato il metrosexual. La storia è costellata di uomini particolarmente attenti al proprio guardaroba e a un aspetto fisico così levigato dai prodotti di bellezza e profumato da competere con il gentil sesso, dai nobili alla corte del Re Sole ai primi divi di Hollywood. Vi dice niente il nome di Rodolfo Valentino? Nella seconda metà degli anni Novanta, però, in un mondo dello stile in preda al rilancio dei grandi nomi della moda – su tutti il Gucci di Tom Ford – che in quanto a edonismo sensuale potrebbe riempire un libro, si affaccia una figura maschile nuova per quegli anni, figlio dei macho man alla Sly Stallone o alla Schwarzy, tutto palestre e muscoli, che il mensile americano Details chiamò, appunto, metrosexual. Indiscutibilmente un uomo, senza ambiguità, ma che ha acquisito abitudini femminili, anzi sembra avere accettato un suo lato intimo più vicino alle donne. E in copertina appare David Beckham, bello come un Apollo, campione sul campo, ma nel privato attentissimo al suo look, dalla chiara abitudine al taglio di capelli, manco fosse Linda Evangelista, e con la propensione a presentarsi alle soirée in matching outfits con la compagna Posh Spice. Un uomo più femminile? Forse, sicuramente meno sfacciatamente testosteronico.
Poi è arrivato il ‘No Gender’. In realtà, già agli inizi degli anni ’90 in pieno periodo ‘Heroin Chic’, Calvin Klein lanciando CK1 ci aveva provato, chi non ricorda la campagna con Kate Moss e uno stuolo di ragazzi e ragazze, tutti dalla sessualità imprecisata, dal look intercambiabile, decisamente fluidi nelle scelte sentimentali, così come nel guardaroba. Ecco che negli ultimi anni, in pieno revival Ninenties, si sono moltiplicate collezioni genderless, quasi asessuate, dove il minimalismo estetico allude a una quasi negazione delle differenze fisiche, oltre che di stile, fra uomo e donna. Questo ci porta alle ultime sfilate. Se la gonna non è mai stata completamente digerita da ‘lui’, sono però entrati nei codici vestimentari maschili comuni il rosa, le stampe floreali a profusione, i decori e gli embellishment che neanche nei paramenti sacri o in una processione dedicata alla Madonna. L’uomo in leggings, o meggings, è immagine comune e diffusa nei centri urbani, mentre pizzi, merletti e fiocchi su di lui non sono più una novità. A dimostrazione che, dopo i tanti traguardi giustamente raggiunti dalle donne dal Novecento in qua e il profondo cambiamento a cui sono andate incontro, ora è la figura maschile ad essere insicura e in totale divenire, incerta e pronta forse a scoprirsi cambiata, chissà… magari in meglio?

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A new kind of elegance

 

Photo | Paolo Simi
Styling| 3
Grooming | Letizia Pecchia

Photo Assistant | Georg Stipeck
Stylist assistants | Lucia Francinella, Martina Strata
Model |  Mats Van Snippenberg  @I Love Models Management

Video Maker | Federico Floridi 
Music | Damon Arabsolgar
Nel video occhiali Pugnale & Nyleve

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SUGGESTIONS

È arrivata all’edizione numero 90 la fiera di moda più importante d’Italia, ma più passa il tempo più si dimostra vivace e piena di iniziative, con un appeal capace di affascinare e portare a Firenze i nomi più importanti della moda mondiale. E questa volta sono davvero tanti gli appuntamenti da non perdere, una precisa attenzione agli stilisti giovani emersi negli ultimi anni nel fashion system italiano, ma anche ai designer conosciuti che scelgono Pitti per il tipo di pubblico presente, per l’atmosfera, per il clima ricco di fermenti e input.
Ecco i nostri momenti da non perdere di questi Pitti Uomo 90

“Epiphany” di Gucci a Firenze

Sarà presentato il 16 giugno durante le giornate di Pitti, presso il Gucci Museo di Firenze, dopo l’anteprima mondiale avvenuta il 5 maggio al Dover Street Market di New York, e a seguire anche quella del 12 giugno sempre al al Dover Street Market, ma di Londra. È “Epiphany” il nuovo libro di Gucci, edito da IDEA books in una edizione limitata di sole 1000 copie. La pubblicazione, divisa in tre parti, una centrale a colori e due in bianco e nero, raccoglie fotografie realizzate da Ari Marcopoulos durante un servizio scattato a Milano per illustrare le collezioni donna e uomo prefall 2016, disegnate dal Direttore Creativo di Gucci Alessandro Michele. Il libro è presentato dentro una busta a bolle plastificata decorata con un adesivo raffigurante il serpente di Gucci sul davanti e il logo del brand impresso su seta nera serigrafata sul retro, prevista inoltre la presenza di una tasca che ospita uno scatto di Marcopoulos e ogni copia è corredata anche di un poster ripiegabile. Un vero e proprio collector’s item che ha già fatto allertare i tanti fan di questa nuova era Gucci e che si prevede andrà a ruba. Se non riuscite a comprarlo la sera del 16, potrete provare nei punti vendita selezionati e a partire da luglio, anche sul sito di IDEA books.

www.gucci.com

Pitti Italics: Lucio Vanotti

Alla Dogana il giorno 16 un Pitti Italics molto atteso. Il programma della Fondazione Pitti Immagine Discovery che supporta le nuove generazioni di designer italiani con potenzialità internazionali, ha invitato a Firenze uno dei nomi più interessanti emersi nelle ultime stagioni dal panorama moda italiano: Lucio Vanotti. Dopo avere debuttato a gennaio scorso sulle passerelle nel prestigioso Armani/Teatro grazie all’invito di Giorgio Armani, Vanotti porta a Firenze il suo menswear. Lo stilista bergamasco, classe 1975 e diplomato all’Istituto Marangoni di Milano, stima molto Pitti e infatti ha così commentato: “É la manifestazione che permette di esprimere la propria visione della moda a livello nazionale e internazionale, tra tradizione e attualità, e su questi temi lavorerò per la prossima collezione. Cercherò di trovare la storia italiana attraverso l’attualità”. E Pitti Italics si conferma così un evento da non perdere.

www.luciovanotti.com

La s/s 2017 di Diktat a Pitti Uomo

Un trentennale know-how nella produzione di abbigliamento made in Italy come punto di partenza, la capacità di aggiornarlo alla contemporaneità, proponendo sempre capi di tendenza, capaci non solo di cogliere lo zeitgeist, lo spirito dei tempi, ma di piacere ad un pubblico attento, che cerca un look attuale, ma di qualità. Diktat porta le sue proposte all’edizione numero 90 di Pitti Immagine Uomo, confermando la cura nei dettagli, l’attenzione ai materiali naturali e l’utilizzo di tecniche produittive eco-friendly. Due i capi must-have della stagione s/s 2017: il pullover slim-fit a trama “retinata” in crepe di cotone nelle nuance del verde militare e del blu marine, a creare un contrasto grintoso e interessante, e quello a righe blu marine e azzurro polvere mélange, in cui il crepe di cotone è affiancato da una miscela di filato stampato in cotone misto lino, dall’animo più urbano. Linee essenziali, pulite, colori naturali, per una collezione dove confort e giusta vestibilità sono in primo piano.

www.diktat-italia.com

Gosha Rubchinskiy, dalla Russia il Menswear Guest Designer di Pitti 90

È un fashion designer, ma anche un fotografo e un film maker. Non disegna solo abiti, ma decide i modelli delle sue sfilate, produce le immagini per i lookbooks e persino delle fanzine. Quello che colpisce di Gosha Rubchinskiy è l’aspetto multimediale del suo lavoro, che corrisponde alla voglia di raccontare una precisa visione, non solo stilistica, ma di un mondo, di una ideologia. La sera del 15 giugno Rubchinskiy presenterà a Firenze la collezione per la s/s 2017, insieme ad un progetto fotografico creato ad hoc. Il Menswear Guest Designer di Pitti Uomo 90, la cui linea è prodotta e distribuita dal 2012 da Comme des Garçons, è una figura che ha debuttato nel giugno 2014 sulle passerelle parigine, acclamato dalla critica, e che in poche stagioni ha conquistato un nutrito gruppo di follower, grazie ad una estetica che combina elementi dal mondo dello sport con rimandi alla youth culture russa degli anni Ottanta e Novanta e con suggestioni cinematografiche. Gli skater e i graffiti artist di Gosha conquisteranno Firenze!

Il ritorno di Raf

Raf Simons è sicuramente legato a Firenze. Nel 2003 lo stilista insieme a Francesco Bonami curò in occasione di Pitti Immagine Uomo la mostra “Il Quarto Sesso. Il territorio estremo dell’adolescenza”, poi sono seguiti lo show, con video installazione e relativo libro, per festeggiare i suoi dieci anni di carriera nel 2005 e la sfilata di Jil Sander, brand di cui all’epoca era direttore creativo, nel 2010. Ora Simons ritorna a Pitti, e in un momento molto chiacchierato, visto che il suo abbandono della creative direction di Dior non ha ancora portato alla scelta di un sostituto ed è stata la prima di una serie di separazioni fra designer e note maison. Sono entusiasta di essere di nuovo a Firenze questa stagione, per presentare la mia collezione p/e 2017 e un progetto speciale che realizzerò proprio per Pitti”, ha dichiarato lo stilista e sono in molti ad attendere con ansia “FLORENCE CALLING: RAF SIMONS”, evento che si terrà alla Stazione Leopolda la sera di giovedì 16 giugno.

rafsimons.com

Ispirata a Gore Vidal la collezione Paolo Pecora Milano per la s/s 2017

È stato una delle menti più acute della letteratura americana, un intellettuale arguto, e dal forte impegno civile, capace di spaziare dall’analisi politica del suo Paese alla leggerezza delle sceneggiature hollywoodiane, noto anche per le sue battute pungenti. Gore Vidal amava l’Italia e dalla sua mitica villa, La Rondinaia di Ravello, guardava il mondo e ne parlava nei suoi saggi. Anche il suo stile era ben preciso e noto, una sartoria leggera e decostruita, un bon ton mai troppo eccessivo o chiassoso. Ed è proprio a questo personaggio, alla sua classe ed eleganza, che si ispira la collezione s/s 2017 che Paolo Pecora Milano presenta a Pitti Uomo. Giubbotti Ivy League in maglia leggera, polo in piquet colorate, camicie estive con inserti di maglia fantasia rigata e le maglie, per cui lo stilista è celebre, da abbinare ai denim block color. Un certo rigore, nei capi d’ispirazione militare, stemperato però da un leggero spirito retrò, che pervade la collezione e trova nei colori, il blu del mare cristallino, il giallo delle limonaie, il rosso del corallo di Sorrento, il tabacco, un chiaro rimando a giornate estive da trascorrere sul litorale campano.

www.paolopecoramilano.com

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