BROTHERHOOD

Bryan ( a sinistra) – completo: Emporio Armani, calze: Borghi Uomo, scarpe: CC Collection Corneliani, orecchini: model’s own; Stefano (a destra): completo: Emporio Armani, scarpe: Cesare Paciotti.

 

Completo e camicia: DOPPIAA.

 

total Look Bally, cappello Inverni.
giacca e completo Gabriele Pasini, foulard vintage A.N.G.E.L.O., scarpe Cesare Paciotti.
giacca Tagliatore, T-shirt e pantaloni SSENSE.
completo Manuel Ritz, camicia Gabriele Pasini.
Total look N°21, calze Borghi Uomo.

total Look Gabriele Pasini, foulard vintage A.N.G.E.L.O.

 

Bryan e Stefano a sinistra: total look Wayeröb.
total look Emporio Armani; Stefano a destra in basso: T-shirt Wayeröb.

underwear Wayeröb, cappello Inverni.
underwear Wayeröb, cappello Inverni.
completo Manuel Ritz, felpa Lucio Vanotti, cappello Inverni, occhiali da vista Moscot Originals NYC; Stefano: bomber MTL Studio Matteo Lamandini, completo DOPPIAA.
impermeabile Manuel Ritz, completo Gabriele Pasini, camicia CC Collection Corneliani, scarpe Cesare Paciotti; Bryan : giacca impermeabile e camicia DOPPIAA, completo CC Collection Corneliani, scarpe Cesare Paciotti.

 

underwear Wayeröb, cappello Inverni.
cappello: Inverni.
a sinistra: giaccone CP Company, maglia Missoni, camicia Manuel Ritz; Bryan foto a destra, a destra: total look Missoni.

 

 

Stefano a sinistra: giaccone CP Company, maglia e pantaloni Missoni, camicia Manuel Ritz; Bryan a destra: total look Missoni.

 

 

PHOTOGRAPHER : Davide Carson
STYLIST : 3
STYLIST ASSISTANTS : Fabiana Guigli e Davide Spinella
GROOMING: Elija Gutierrez @MKS Milano
SET ASSISTANT: Vittoria Parola
VIDEO MAKER: Irene Cacciarini
Models: Stefano Berretti @3mmodels @Next Model Management; Bryan Guglielmetto @I Love Models Management

MUSIC: Vincenzo Pizzi

 

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THE HOUSE

Total look Cavalli Class
Total look Gucci
Total look Brunello Cucinelli
Total look Gazzarrini
Total look Gazzarrini
Cappotto Barena, camicia Alessandro Gherardi, pantaloni Berwich, occhiali Saturnino
Cappotto Barena, camicia Alessandro Gherardi, occhiali Saturnino
Giubbotto e T-shirt Iceberg, completo in velluto Lucio Vanotti
Total look Les Hommes

 

Photo Manuel Scrima
Styling 3
Stylist’s assistants Fabiana Guigli and Anastasia Mariani
Grooming Chiara Vitulo
Model: Kilian Isaak @Independent Models MGMT

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SPRING SUGGESTIONS OF STYLE

I nostri nuovi suggerimenti di stile per la stagione calda. All’insegna del tempo libero.

Jacket and waistcoat Tagliatore, shirt Edithmarcel, denim trousers Blauer, shoes Corneliani ID, glasses Moscot
Jacket and waistcoat Tagliatore, shirt Edithmarcel, denim trousers Blauer, shoes Corneliani ID, glasses Moscot

Think pink! Anche con un look sportivo un tocco di rosa illumina la primavera e l’estate!

Bomber jacket Pepe Jeans, T-shirt Seventy, shorts Blauer, glasses Eyepetizer
Bomber jacket Pepe Jeans, T-shirt Seventy, shorts Blauer, glasses Eyepetizer

Un’idea da copiare: mescolare righe e micropattern, così come diversi toni del blu!

Sleeveless jacket Allegri, shirt Antonio Gherardi, shorts Berwich, bracelet Sergio Gavazzeni, bag Borbonese, shoes Steve's
Sleeveless jacket Allegri, shirt Alessandro Gherardi, shorts Berwich, bracelet Sergio Gavazzeni, bag Borbonese, shoes Steve’s
La borsa perfetta per l’estate: maxi! Per accompagnarvi nelle tante avventure che vi attendono: dal mare alla montagna.

Dare to mix and match! Mondi e colori diversi possono trovare twist inaspettati nel vostro guardaroba.

Sweater C.P. Company, trousers Entre Amis
Sweater C.P. Company, trousers Entre Amis

Altro colore vincente di questa stagione calda: orange is the new black!

Bomber jacket Franklin & Marshall, T-shirt Seventy, shorts Andrea Pompilio
Bomber jacket Franklin & Marshall, T-shirt Seventy, shorts Andrea Pompilio

Siate spiritosi sempre, anche nel look: è il passe-partout per una estate spensierata.

Jacket Pepe Jeans,Tt-shirt Intimissimi, trousers Corneliani, belt Sergio Gavazzeni
Jacket Pepe Jeans,Tt-shirt Intimissimi, trousers Corneliani, belt Sergio Gavazzeni

 

Raincoat Hevo
Raincoat Hevo

Photographer: Alisson Marks
Stylist:: 3
Stylist assistant: Cristina Florence Galati and Emanuela Cinti
Grooming: Gianluca Casu
Model: Matteo Festuccia

 

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Il bello del nuoto: a tu per tu con Luca Dotto

Non solo un campione di stile libero con una profondo amore per il mare, ma anche un modello realmente appassionato di moda e social media, come dimostrano le sue collaborazioni con brand come Armani e Baume & Mercier. Classe 1990, orgogliosamente veneto (nato a Camposampiero in provincia di Padova ma di base a Roma), Luca si sta preparando per difendere a maggio il suo primato europeo a Glasgow.  Lo abbiamo incontrato sul set del nostro servizio curato da 3.

Quando hai sentito saresti diventato un nuotatore?
Ho capito sin dalle elementari che volevo fare il nuotatore e rappresentare l’Italia in giro per il mondo. Anche se da piccolo non ero così bravo rispetto ai miei compagni, ma sentivo che quella sarebbe stata la mia strada

Quale la figura che ti ha ispirato?
Un grande maestro è mio padre, che è l’uomo che ammiro più di tutti e invidio (in senso buono, ride) perché è capace di fare tutto, ed è un uomo molto pratico. Per me è un esempio di onestà  e mi ha davvero ispirato e incoraggiato molto.

Come hai scoperto la tua inclinazione per lo stile libero?
Quando ero più giovane avevo iniziato con le gare a dorso e non riuscivo mai a vincere. Poi per caso un anno, nel 2005,  ho partecipato a una gara di 50 stile libero e ho vinto subito. Da lì ho capito che stavo sbagliando tutto e ho iniziato un nuovo percorso.

Raccontami delle tue passioni…
Amo moltissimo viaggiare e ascolto sempre musica con le cuffie perennemente addosso. Sono un fan di Spotify e mi piace scegliere una colonna musicale adatta a miei viaggi. Sin da piccolo seguo la musica rap e in particolare 2Pac (rapper americano e attore Tupac Amaru Shakur ndr). Ultimamente ascolto molto Post Malone con brani come Congratulations e Psycho. Mi piace molto anche leggere le storie di intrighi di Dan Brown o libri molto specialistici sul mare che parlano di archeologia marina.

Documenti i tuoi viaggi su Instagram?
Sono una persona molto social e amo postare le foto dei miei viaggi e dei miei allenamenti sul mio account @dottolck

Raccontami del tuo ultimo viaggio
Il mio ultimo viaggio è stato Turks e Caicos, un arcipelago corallino nelle isole caraibiche con la mia fidanzata. Un’esperienza incredibile, avevo casa di fronte all’Oceano e ho fatto escursioni in bicicletta in mezzo alla natura incontaminata tra grandi barbecue al tramonto.

Quale dei diversi luoghi ti ha maggiormente colpito?
Due i posti che mi hanno davvero impressionato: il deserto di Abu Dhabi e le spiaggia deserte delle Bahamas, dove riesci a dimenticarti della nostra vita frenetica.

Cosa non manca mai nella tua valigia? E un tuo consiglio per chi viaggia.
Non mancano mai i costumi di Arena! Perché se non viaggio per nuoto, viaggio per andare al mare! E poi la macchina fotografica perché amo documentare i miei viaggi. Per essere sempre comodi con stile porto sempre un Jeans, una camicia bianca e un maglioncino. Un passe-partout che consiglio sempre.

Come nata la collaborazione con la moda?
E’ nata per caso con le Olimpiadi di Londra nel 2012. Armani, che era sponsor, aveva selezionato degli atleti per rappresentare il brand. Mi hanno notato dopo i primi shooting e poi proposto di collaborare sulla linea underwear, per gli occhiali e per il profumo Acqua di Giò. Grazie a questa esperienza ho avuto la fortuna di conoscere un mondo molto diverso dallo sport di cui spesso non si capisce tutto il lavoro che è dietro le quinte.

Le prossime sfide?
Mi sto preparando per gli europei che si terranno a Glasgow a metà agosto dove devo difendere il titolo europeo dei 100 stile. Quindi sono molto concentrato per raggiungere questo obiettivo, oltre a quello di migliorare continuamente me stesso per sfidare i limiti. Questa è la parte più importante del mio lavoro, che è poi la mia vera passione.

Discover the editorial by StefanoGuerrini, shot by Alisson Marks on manintown.com

®Riproduzione Riservata

AN ITALIAN CHAMPION: SWIMMER LUCA DOTTO

Photographer Alisson Marks
Stylist 3
Stylist assistant Cristina Florence Galati and Emanuela Cinti
Grooming Gianluca Casu
Read the interview by Federico Poletti on manintonw.com
®All Rights Reserved

Shades of blue

Il blu è protagonista di questo nuovo editoriale scattato da Marco Conte. Declinato in molti modi, ma sempre in rapporto ad un trend che sembra non perdere di smalto stagione dopo stagione: i microprints. Il must di stagione sarà mescolare tonalità di blu e disegni stampati, ma sempre con sobrietà.

Riscoprire i grandi classici: per questa primavera vi consigliamo i macro-checks.

Il completo più divertente? A quadrettini e con il micro-bomber al posto della giacca.

La giacca bianca solo se indossata su una camicia dai microprints floreali.

Giocate con le tonalità di blu!

Una sciarpa dai disegni allegri e colorati è sempre un’ottima idea per le serate primaverili.

Il bomber da indossare sul completo, ma i colori sono rigorosamente a contrasto.

 

Photographer: Marco Conte
Stylist: 3
Model: Matthew Williams @Urban Models Milano

Stylist assistants: Cristina Florence Galati, Carmen Anna Romano
Grooming: Matteo Bartolini @freelanceagency

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Colors’ addiction

Se è vero, come noi crediamo e sosteniamo, che la moda è una fantastica forma di linguaggio, allora noi, attraverso gli abiti, possiamo raccontare molto di chi siamo, oltre a come ci sentiamo in un determinato momento. L’abito, ma anche l’accessorio, è spesso la carta d’identità più immediata e noi possiamo usarlo per nasconderci oppure per aprirci al mondo. Non vogliamo fare filosofia spicciola, ma da sempre il total look nero ha rappresentato una sorta di coperta di Linus, il rifugio di chi non ama gli eccessi, di chi rifiuta certi diktat. Quando, invece, ci si affida ad una tavolozza cromatica più eterogenea, scegliamo forse una maggiore esposizione, un’apertura anche nei confronti della moda.
Per la spring/summer 2018 tante le proposte per i colors-addicted. E questo trend ci è piaciuto molto e da subito, perché in tempi bui scegliere il colore è anche una bella dichiarazione di intenti, la voglia di rispondere alle brutture del mondo in maniera propositiva, solare, coraggiosa.
Ecco una carrellata di look da sfilata e di accessori che, siamo certi, potranno diventare protagonisti del vostro guardaroba nella bella stagione che è alle porte!

Ha collaborato Giuseppe Porrovecchio
®Riproduzione Riservata

Nuovi must-have: uno zainetto per tutti!

Se c’è un accessorio che più associo alla mia adolescenza, quello è lo zaino. Dai pomeriggi interi passati davanti alla televisione – a guardare “Non è la Rai”, con il suo gioco di indovinare cosa c’era nello zainetto di Ambra – alla mia prima vacanza da solo all’estero, accompagnato dal fedele e coloratissimo Invicta. Poi, crescendo, ho preferito altre borse, per le mie avventure. Dopo un po’ di anni in cui per me zainetto era sinonimo di uno stile un po’ troppo teen, mi sono accorto, invece, di come questa proposta, fra le tante borse, sia in realtà una delle più pratiche e comode e abbia acquisito con il tempo una versatilità di uso che è perfetta per il mio quotidiano, sempre di corsa fra mille impegni. E se ne sono accorti anche brand e stilisti, perché nelle ultime stagioni si sono moltiplicate le opzioni, da quelle colorate e decorate, per un pubblico forse più giovane e fashion addicted, ad altre tecnologiche e sporty, per chi non rinuncia allo zaino per andare in palestra o per fare jogging, fino a proposte seriose e dal design essenziale e minimal, dal sapore urbano e perfette per il manager annoiato dalla solita valigetta ventiquattrore. Vi proponiamo una carrellata di backpacks che ci sono piaciuti e ce n’è davvero per tutti i gusti.

Ha collaborato Orsola Amadeo

®Riproduzione Riservata

Andrea Marcaccini, un influencer fra arte e moda

Romagnolo, da molti anni uno dei modelli italiani più amati, anche grazie al suo aspetto romantico e selvaggio, con i capelli lunghi e i tantissimi tatuaggi che ormai ricoprono interamente il suo corpo. Andrea Marcaccini non è più solo un modello, ma da alcune stagioni ha anche una collezione di abiti a suo nome, è seguitissimo sui social, è passato anche dal mondo dei reality, e ha un presente come artista, il ruolo che sente più suo e che si augura per il futuro.

Come sei arrivato alla professione di modello?
Ho iniziato a fare il modello a 16 anni, perché mio cugino ha mandato delle foto ad una agenzia di Bologna che mi ha preso e così ho cominciato. Per curiosità. A Milano sono salito a 19 anni, dopo aver lavorato con Mikael Kenta, che all’epoca era molto popolare.

Non più modello, ma influencer grazie ai social, e altre attività. Come è avvenuto questo passaggio e quando sei diventato anche designer?
Non è stato certo voluto o calcolato, il passaggio da modello a influencer, considerando che si sono affiancate altre attività nel corso del tempo. Ho iniziato a postare sui social alcune mie foto, che hanno creato un seguito, sono arrivate le prime richieste di collaborazione, soprattutto come consulenza grafica e stilistica. Dopo tre anni di questo per molti marchi italiani, ho deciso di lanciare un mio brand.

 Parlando del tuo mondo sui social, quanti dei tuoi consigli e delle tue immagini sono sincere e non sponsorizzate?
Parlando della mia presenza sui social non posso dire che non ci siano immagini sponsorizzate, alcune legate al lavoro lo sono, ma c’è anche molta mia vita privata, anzi ci son stati periodi in cui questa era davvero tanto in primo piano. Anche gli scatti meno privati, son sempre frutto della mia creatività, della mia visione. Sono assolutamente sincero. Se sposo un brand, questo avviene perché c’è affinità e vicinanza di ideali e pensiero, per cui anche le foto legate al lavoro non risulteranno mai una sponsorizzazione asettica e finta.

 Come vedi l’evoluzione del mondo social e del ruolo dell’influencer? Come immagini il tuo lavoro da “vecchio”?
Fino a quando avranno vita e valore i social, ci saranno influencer, ci saranno alcune persone che detteranno mode, una cosa è imprescindibile dall’altra, a mio avviso. Il mio lavoro come modello è sicuramente stato un momento importante, forse un passaggio per quello che voglio fare da grande, che è più legato a dare uno sviluppo alla mia creatività in senso artistico.

Lato negativo della tua professione?
Che in realtà non puoi programmare nulla, soprattutto le cose private, quelle che la gente normale dà per scontate, come organizzarsi per una vacanza. Sei sempre sottoposto a cambiamenti dell’ultima ora, lavori che arrivano last minute, e devi spostare appuntamenti, magari deludere le aspettative delle persone che ti sono vicino, come gli amici che volevano farla con te quella vacanza e tu sei partito per lavoro verso tutt’altra direzione.

Hai un consiglio di stile da condividere?
Oltre a indossare gli abiti della mia collezione? (Scoppia a ridere, ndr). Ognuno si deve sentire a proprio agio con quello che indossa, deve mettere quello che rappresenta al meglio la propria personalità, ma se ve la sentite cercate di osare! Esprimete sempre quello che siete, anche attraverso il vostro guardaroba, per distinguervi da quello che indossano tutti. Osate!

Quale città, visto che hai viaggiato molto, ti è rimasta nel cuore? Hai un posto preferito (locale, monumento, ristorante) che ci consigli? 
Una città che mi è rimasta nel cuore e dove potrei davvero andare a vivere è Barcellona. Una città piena di fascino, si mangia benissimo, la gente è bella, c’è un bel gusto della vita. Ricordo la prima volta che ho visto la Sagrada Famiglia. Lascia senza fiato, maestosa, un capolavoro che tutti almeno una volta nella vita dovrebbero vedere. Ho amato molto anche Parigi, mentre trovo eccessivamente caotica e sovrastimata New York, dove sono andato più volte, abitandoci anche quattro mesi di fila. Trovo altre città più vivibili e interessanti. Mentre è sicuramente da considerare fra le più importanti per il nostro business.

Milano: dove mangiare, dove fare l’aperitivo, il locale che ti piace di più?
Per lavoro e per diletto frequento sicuramente molti locali, ma non ce n’è uno a cui sono affezionato di più. Tendo ad andare molto in quelli in zona Moscova, perché sono vicini a dive abito. Vorrei consigliare invece un ristorante. Se vi piace la cucina giapponese e il sushi, forse non per tutte le tasche, ma Iyo, in Via Piero Della Francesca, è davvero un’esperienza culinaria, imperdibile.

Chi sei in privato? Quali altri amori hai oltre la moda?
Il mio amore più grande, in realtà, è l’arte e devo confessarti che sto strutturando questa mia passione affinché diventi un lavoro in un futuro a brevissimo. A Milano ho una sorta di factory-laboratorio, dove lavoro. Si sono interessate ai miei quadri anche altre gallerie, non solamente in Italia, ma da Londra e Los Angeles. Insomma, questa passione sta davvero diventando una parte importante di me e della mia vita. Ovviamente il mio marchio è un grandissimo amore, da quando lo abbiamo lanciato a WHITE, a gennaio, ha subito acquisito aspetti considerevoli, siamo posizionati in importanti store ed è fra i quindici best seller italiani!

Un sogno nel cassetto?
Il vero sogno nel cassetto scaramanticamente non si può dire, ma spero anche di diventare un bravo artista!

Photo| Ryan Simo
Styling| 3
Grooming| Susanna Mazzola
Photo assistant| Alessandro Chiorri
Stylist assistants| Verena Kohl, Paula Anuska, Cristina Florence Galati

®Riproduzione Riservata

Elbio Bonsaglio

È uno dei fondatori del marchio Letasca, successo internazionale, che in poche stagioni è riuscito ad entrare nei più importanti store multimarca del mondo. Elbio Bonsaglio è, però, anche uno dei modelli italiani più conosciuti, che ha sfilato per i più importanti brand e scattato con nomi famosi della fotografia. Seguitissimo sui social, ci racconta qualcosa in più del suo mondo fra instagram e i viaggi.

Come sei arrivato alla professione di modello?
In realtà è stato un percorso un po’ inconsueto. Ho studiato alla Bocconi, Economia aziendale, mi sono laureato e ho iniziato a lavorare in uno studio di comunicazione come account e in sei mesi, il tempo di uno stage, ho capito che non avrei sopportato di vivere la mia vita dietro ad un computer e che volevo viaggiare. Durante una fashion week, proprio verso la fine di questo lavoro, sono stato fermato più volte da persone che mi chiedevano se volevo fare il modello, alla terza volta, frustrato dalla mia situazione lavorativa, ho accettato di andare a fare un colloquio e da lì è partito tutto.

Ora non più modello, ma influencer grazie ai social, e altre attività. Come è avvenuto questo passaggio e quando sei diventato anche designer?
Il passaggio a influencer è stato totalmente inconsapevole. Non ho mai avuto un blog e non ho mai pensato che potessi influenzare qualcuno, ho sempre cercato di essere me stesso sui social, postando su instagram quello che facevo, le mie passioni, come ad esempio la boxe, o i miei viaggi. Forse, per il fatto che prima ero un modello e ora ho anche un mio brand, la gente si è incuriosita e ha iniziato a seguirmi. Poi, ci tengo a precisare che di Letasca io non sono il designer, quella parte la segue il mio socio, io mi occupo delle pubbliche relazioni, del commerciale, dei rapporti con gli stakeholder, aspetti che sento più miei e sono decisamente più vicini ai miei studi. Anche l’avventura del brand è iniziata un po’ per gioco, io mi avvicinavo ai trenta, e il ruolo di solo modello mi stava un po’ stretto, il mio socio aveva appena finito gli studi in architettura, ci è venuta una idea, l’abbiamo portata avanti con entusiasmo, ma non mi aspettavo che in giro di poco tempo Letasca finisse da Harrods, da Selfridges e da Saks.

Parlando del tuo mondo sui social, quanti dei tuoi consigli e delle immagini sono sincere e non sponsorizzate?
Il mio instagram racconta molto di me, anche attraverso le stories. C’è tantissimo di quello che è il mio umorismo, il mio modo di scherzare, quello che faccio quotidianamente. Le sponsorizzazioni non sono molte, la maggior parte del mio tempo e delle mie attenzioni sono dedicate a Letasca, ma anche in questo caso sono sempre molto sincero.

Come vedi l’evoluzione del mondo social e del ruolo dell’influencer? Quale secondo te il social del futuro? La professione dell’influencer ha una data di scadenza?
Considera che molti dei brand contemporary, che trovi ora in un grande department store, non esisterebbero, o non avrebbero avuto il grande successo che hanno se non ci fosse stato Instagram. E grazie a questo social, in maniera molto democratica, chiunque è potuto diventare un influencer. Questo è positivo, ma anche negativo, perché non sempre chi è diventato un influencer qualitativamente è a livelli alti. Un tempo dovevi fare un certo percorso per diventare un guru della moda, avere studi alle spalle, un certo tipo di gusto. Ora non più ed è questo il motivo per cui molti criticano le app e il mondo che hanno contribuito a formare. Il futuro è difficile da prevedere, il presente della moda è sicuramente in mano a chi riesce a creare interesse attorno a un marchio. Non vedo al momento data di scadenza al ruolo di influencer.

Lato negativo della tua professione, se c’è.
È una professione che da tanto. Siamo molto coccolati, siamo considerati cool, facciamo a volte cose che altri pagherebbero per fare. In tutto questo un lato negativo c’è, cioè che saluti completamente la tua privacy. A volte invidio chi può stare una settimana intera in vacanza senza toccare mai il cellulare.

Hai un consiglio di stile da condividere con i nostri lettori?
Di esprimere sempre le proprie sfaccettature e i propri gusti. Cercate di non essere omologati, ma di mostrare ciò che vi caratterizza. Anche in questo i social sono democratici, perché potete davvero distinguervi ed essere sinceri. Penso che il modo migliore per mostrarsi non sia quello di essere ossessionati dal desiderio di piacere, ma essere più leggeri e non costruiti.

Quale città ti è rimasta nel cuore? Hai un posto preferito che ci consigli?
Viaggio molto per lavoro, per cui ci sono tanti luoghi che adoro, come New York, che ha un’energia unica, e Ibiza. Quest’ultima perché io amo la musica elettronica, del cui mondo Ibiza è un po’ il centro nevralgico. Ed è anche un ottimo compromesso per me, perché ci sono pure ristoranti fantastici, se esci in barca arrivi facilmente a Formentera e a spiagge stupende. Poi ricordo di essere stato molto bene anche a Sidney, forse perché è un tipo di città a cui io non ero abituato, con le sue spiagge e il caldo tutto l’anno.

Milano: dove mangiare, dove fare l’aperitivo, il locale che ti piace di più?
Milano è la mia città, quella in cui sono nato e cresciuto, per cui non è il posto dove eccedo o faccio qualche pazzia, la conosco troppo bene e l’ho vissuta tanto in passato, la vedo con un occhio diverso rispetto a chi ci arriva per studiare o attratto dalle molte possibilità. Non ho forse più lo spirito per viverne la night life, cosa che invece posso fare quando sono in vacanza. Adoro il momento dell’aperitivo, un vino rosso d’inverno e una birra d’estate, ma ancora di più mangiare. E ci sono dei posti tipici milanesi che vi consiglio, come Al Matarel, dove fanno l’osso buco più buono del mondo. Uno dei locali che frequento invece è il Volt, dove vado a salutare l’amico Claudio Antonioli, che è uno dei fondatori.

Chi sei oltre la tua professione, quali altri amori hai?
Vi ho già detto del mio amore per la musica elettronica poi, quando posso, cerco di andare a vedere mostre di arte contemporanea, di recente ho amato molto quella di Basquiat. Il fatto che una parte di Letasca sia particolarmente legata al travel è perché io stesso amo molto viaggiare, adoro l’idea di avventura e di scoperta che il viaggio porta con se. Raffrontarsi anche con le varie culture, è molto stimolante. Della boxe mi piace tutto, l’allenamento, lo scontro con l’avversario, il fatto che sia uno sport maschio, da duri. Se fatto rispettando le regole e l’avversario è una disciplina sportiva meravigliosa.

Photo: Ryan Simo
Styling: 3
Grooming: Susanna Mazzola
Photo assistant: Alessandro Chiorri
tylist assistants: Verena Kohl, Paula Anuska, Cristina Florence Galati

®Riproduzione Riservata

MUST HAVE

Sarà che stiamo parlando della primavera/estate 2018 e, lo sappiamo bene, i mesi caldi prevedono un guardaroba dai colori più accesi; sarà che d’estate si osa di più e si ha voglia di giocare con il proprio stile, cosa che d’inverno accade meno. Sarà che il periodo storico che stiamo affrontando non ci porta, quotidianamente, a sorridere tanto, che ho deciso nell’approcciarmi alla mia consueta rubrica dei ‘must-have’ di stagione, di scegliere pensando a una parola che sembra un po’ fuori moda: brio! Le proposte sono tutte all’insegna del colore, della vivacità, se non eccessivamente esuberanti, devono portare un pizzico di effervescenza nel nostro outi e, di conseguenza, nel nostro vissuto. Ecco a voi, gli accessori, i capi e gli oggetti del desiderio della prossima spring/summer 2018.

PALM ANGELS
Sarà che ci siamo follemente innamorati di The Get Down, serie di Baz Luhrmann che raccontava gli esordi della scena hip hop, in una New York da Studio 54, ma la tuta da b-boy declinata nei colori più accesi e in altri pastello proposta da Palm Angels, ci sembra una delle immagini più forti della primavera/estate 2018. Francesco Ragazzi, il designer italiano dietro il marchio, ha conquistato pubblico e critica alla seconda prova in passerella, lo scorso giugno. Lo sportswear non ci è mai sembrato più cool di così!

ERMENEGILDO ZEGNA COUTURE
Anche le sneakers “Tiziano”, di Ermenegildo Zegna Couture, high top in pelle di vitello off white, sono attualissime, pur suscitando un rimando old-school, che le rende ancora più desiderabili, grazie allo stile pulito e minimalista, ma anche ai tagli tutti dipinti a mano, come le XXX beige laterali, con una posizione asimmetrica. Completano questa scarpa must-have dettagli come lacci e gros-grain beige, oltre a una suola in gomma bianca ultra leggera, disegnata con un inserto in pelle color vicuña, con il logo impresso a caldo.

PRADA
Da sempre sono un lettore di comics, figlio di un fan accanito delle avventure di Tex Willer. Io per anni ho spaziato dai manga a Dylan Dog. Per questo ho amato moltissimo la collezione primavera/estate 2018 di Prada, dove capi e accessori trovano in immagini da futuribili fumetti un elemento decorativo davvero cool. Irresistibile, e di grande tendenza, il marsupio in pelle, ovviamente anche lui con stampa comics. Non c’è fashion addicted che non sia già in fibrillazione per averlo.

PARROT POT
Un vaso da fiori così smart, che innaffia le piante al nostro posto? Sembra incredibile, ma Parrot Pot, vaso wireless per uso interno o esterno, è in grado di prendersi cura delle piante in autonomia, adattandosi alle loro esigenze misurando, grazie a quattro sensori, i dati essenziali alla buona salute della nostra amata pianta, dettagli che – per me che non ho il pollice verde – sarebbero quasi incomprensibili, come l’umidità del terreno o l’intensità della luce. Il tutto può essere gestito dall’app su smartphone, tablet e android, Parrot Flower Power, che può controllare fino a 256 vasi, ricevendo anche consigli dagli esperti. Indispensabile per chi ama le piante, ma anche per chi di solito riesce a far morire anche quelle finte!

ALAIN MIKLI LUNETTES
Per chi ama farsi notare, indossando accessori dalla spiccata personalità. Come questi
occhiali di Alain Mikli Lunettes. Il modello unisex Ayer, della collezione Resort 2018,
ha un’estetica raffinata, caratterizzata da intagli e giochi di volumi. Ci ha fatto pensare
ai video delle nostre icone preferite degli anni Ottanta e il colore dell’acetato della
montatura è davvero da star!

MARNI
Ricorda l’abitudine dei nostri nonni di legare le valigie stracolme per un viaggio, con una
vecchia cintura. Forse è per il rimando così sentimentale che mi piace questa proposta di
Marni, in sintonia con il mood un po’ rètro che caratterizza il lavoro di Francesco Risso da
quando è creative director del marchio. La cintura in tessuto tecnico e fibbia in ottone è
decorata da cinque spille in metallo, mentre la borsa in pelle è stampata con un motivo a
barchette, che la rende perfetta per le gite al lago primaverili.

GUCCI
Inusuali, forse, in un guardaroba maschile, ma da quando è creative director di Gucci, il molto amato Alessandro Michele ci ha abituato alla sua attitudine a mescolare i generi. E queste shopping bag, così vicine come stile a quelle che useremmo nei mercati di certi paesi esotici, ci hanno subito conquistato, al punto che non riusciamo a sceglierne una sola. Come sempre d’eccellenza gli elementi decorativi, fra scritte e immagini dal mondo garden e ortofrutticolo.

HERMÈS
Non siete tipi da sneaker, ma siete stanchi delle calzature classiche da uomo? È di Hermès il mocassino più divertente della spring/summer 2018. In denim e suede, fa pensare ai playboy degli anni Settanta, che passavano le vacanze sulla Costa Azzurra a fianco di Jane Birkin o di B.B.! Non dimenticate di indossare al collo anche un foulard della Maison, per completare il look alla Gunter Sachs.

CERAMIC CACTUS
Un tocco spiritoso e colorato nelle nostre case, ma un’idea per rendere divertente anche la nostra scrivania in ufficio, perché no? Una collezione di soprammobili in ceramica, a forma di cactus, dal nome facilissimo da ricordare: Cacti. Sono di Hay e li trovate in vendita su designrepublic.com.

SUPERDUPER HATS
Da sempre SuperDuper Hats, il brand di accessori di Matteo Gioli, Veronica e Ilaria Cornacchini, ci sta a cuore, perché è stato capace di riportare un gesto antico, come quello di indossare un cappello, nelle abitudini dell’uomo e della donna contemporanei. Anche per la spring/summer 2018 ci conquistano grazie a un modello che ci regala leggerezza e sogno, quello di volare lontano come gli uccelli che si alzano in volo da un loro copricapo. Per veri romantici!

COACH 1941
Il lavoro negli anni Ottanta e Novanta di Keith Haring ha lasciato un segno indelebile, non solo nella scena artistica underground, ma anche in quella mainstream. Esempio di come Haring con la sua graffiti art sia ancora oggi amatissimo è la collezione primavera/estate 2018 di Coach 1941, il cui direttore creativo Stuart Vevers ha scelto proprio alcuni disegni simbolo dell’artista americano, usati non solo sugli abiti, ma anche sugli accessori. E la sneaker e lo zainetto in cui i personaggi di Haring si sovrappongono a una stampa hawaiana sono davvero strepitosi.

PENS PRODIR
Per chi, come noi, ama ancora scrivere in tempi sempre più dedicati alla tecnologia. Quattro modelli, Twenty, Eight, Ten, Six, per sei colori, ventiquattro combinazioni attraverso le quali possiamo trasmettere un’emozione, raccontare il nostro modo di essere. Prodir, con le sue penne Swiss made, sinonimo di qualità, design, sostenibilità e durata nel tempo, torna a ricordarci, con la collezione “Me, Myself and I”, firmata dal designer tedesco Christoph Schnug, che scrivere è la massima espressione della propria personalità, unica ed individuale, tempo che dedichiamo a noi stessi. Il vero lusso di questo nuovo millennio.

GOLDEN GOOSE DELUXE BRAND
Noto per le calzature, da tempo Golden Goose Deluxe Brand propone una collezione a 360 gradi, che ha molti fan. Ci siamo innamorati della perfecto jacket, che viene proposta per la primavera/estate in un colore insolito, cioè il total white, interrotto da segni grafici neri, essenziali, che fanno pensare alla tattoo art e agli States. Come il fenicottero che, con la sua imagine, ingentilisce un capo da sempre simbolo di stile biker, infondendogli una coolness che lo rende oggetto del desiderio.

®Riproduzione Riservata

Bad Deal, Street style e story telling per il brand finalista di WION

Lei ha studiato fashion journalism e ha lavorato in redazioni importanti, lui è un conosciuto street artist e writer. Marina Rubini e Zoow24 hanno fondato insieme Bad Deal, marchio di streetwear in cui ogni capo, dalle T-shirt al denim customizzato, è confezionato dentro a un libro e accompagnato da una favola. Colpisce l’attitudine al racconto, declinata in vari modi, dalla realizzazione dei capi al packaging, che sicuramente è un importante tratto distintivo del lavoro dei due giovani creativi, così come la propensione alle collaborazioni e alle contaminazioni di stile. Finalisti dell’ultima edizione declinata al maschile dell’importante concorso “Who is on Next?”, tenutasi lo scorso giugno a Pitti, Marina e Zoow24 sono tornati a Firenze dove già avevano portato Bad Deal nelle ultime edizioni della fiera. Noi abbiamo intervistato Marina, per farci meglio raccontare non solo l’esperienza fiorentina, ma anche il mondo creativo e i progetti del brand.

Partiamo dall’esperienza di WION. Cosa ha rappresentato per voi? Qual è l’importanza di un concorso come questo? Che ricordi portate con voi di questa manifestazione?
Ricordo la sera prima della presentazione ufficiale della nostra collezione. Eravamo nella nostra casa sui colli bolognesi e nell’aria c’era una gran bella energia. Abbiamo staccato la spina da quella collezione che ci ha tenuti sui tavoloni da taglio per gli ultimi due mesi, giorno e notte e fino al momento di uscire davanti alla giuria. Ci siamo dimenticati di tutta la tensione e la fretta che ci avevano portato fino a lì. È stato come se la collezione fosse sempre esistita e vivesse di vita sua da sempre. WION è stata per noi l’occasione di confrontarci con altri talenti, di scoprire come lavorano, come vedono la moda, come sono arrivati lì, qual è stato il loro percorso.

Mi raccontate la collezione che avete portato a Pitti?
Abbiamo presentato una collezione ispirata al confronto tra l’immobilità dei monumenti delle città e la fugacità di un treno che passa, senza fermarsi in banchina. Abbiamo preso capi classici e polverosi del guardaroba maschile e li abbiamo contaminati di contemporaneità. L’intramontabile trench sfoderato e rifoderato con una tela, completamente riempito di scritte e graffiti. Che sono la nostra anima, il mondo dal quale veniamo. Quello della scrittura su carta stampata e quello della street art sui muri e sulle lamiere. Abbiamo chiamato questa collezione “ASAP”, che sembra un po’ essere il mantra di questa nostra generazione che vuole tutto e possibilmente subito e l’abbiamo messo in relazione con gli anni ai quali noi ci ispiriamo, che sono quelli che ci hanno visti bambini . Quelli di Beat Streat e delle Tartarughe Ninja. Anni nei quali il momento aveva una sua importanza. Oggi sciupiamo il tempo, senza nemmeno rendercene conto. Per quanto riguarda lo stile, invece, abbiamo accostato materiali sacri come il fresco di lana di Ermenegildo Zegna e altri profani come il triacetato delle tute vintage adidas. La seta e la spugna. I moschettoni degli zaini Invicta usati per regolare le maniche delle felpe. I nostri jaquard declinati in bomber, maglioni, tute intere.

Più in generale, quali le caratteristiche del marchio? Che cosa vi contraddistingue?
Una bulimia creativa. Una continua ricerca di “diverso”. Siamo un incidente estetico.

Come immaginate il vostro acquirente? Chi indossa i vostri capi e a chi pensate quando li create?
Non pensiamo a nessuno in particolare quando disegniamo, altrimenti questo ostacolerebbe la nostra creatività. I nostri capi, oggi, li indossano i rapper, i ragazzi che vogliono la grafica forte sulla T-shirt, ma anche la donna che abbina la giacca di jeans costumizzata all’abito lungo o il maglione alla gonna di seta plissettata.

C’è dietro al marchio una grande voglia di raccontare, lo story telling è proprio nel vostro dna. Non è un po’ in controtendenza in un momento storico in cui vince l’immagine modificata con un filtro, la realtà distorta di certi social?

In assoluta controtendenza. È la nostra sfida!

Spring/Summer Collection 2018

Parlando di social. Quanto è stato importante il web per voi in queste poche stagioni dalla nascita del marchio?
Ci ha messo in contatto con tante persone che ci scrivono per avere qualcosa di Bad Deal, per sapere dove possono trovarlo, che fanno il tifo per noi.

In che modo si lavora in due e come vi dividete i compiti?
Facciamo tantissima ricerca, ognuno per i fatti suoi, in modo da poter essere davvero liberi di elaborare le idee e di abbozzare la collezione. Sono periodi lunghi, nei quali ci facciamo coinvolgere da tutto. La filosofia con la quale viviamo questi momenti è “Steal the best”, rubiamo il meglio dalla natura, dagli animali, dalla città. Poi arriva la fase di confronto, di interminabili giornate nel nostro studio. Iniziamo così a decidere cosa vogliamo comunicare. Poi insieme seguiamo la campionatura. Io la parte dei tessuti, dei colori, delle lavorazioni. Lui quella delle grafiche. Per un prodotto come il nostro, che lavora molto con lo jaquard, è fondamentale che la grafica venga tradotta in maglia, così come è stata disegnata.

Proprio per come vi presentate, per il packaging dei capi, le collaborazioni, anche se il vostro pubblico potrebbe essere molto giovane, vi vedo prendere le distanze da quel fast fashion a cui molti ragazzi si rivolgono. Sbaglio?
Vero. Veniamo dalla cultura dei giocattoli. Ne abbiamo interminabili collezioni, per questo ci piace vendere un prodotto che abbia l’involucro che merita. Un capo contemporaneo, ma con la sua identità, che non vuole essere confusa.

Mi date una anticipazione su cosa state lavorando al momento? Progetti e sogni per il futuro?
Stiamo creando i contenuti per il nostro e-commerce, che lanceremo a breve. Vogliamo farlo crescere in modo da poter rispondere a tutte quelle persone che vorrebbero un pezzo di Bad Deal. Inoltre, stiamo lavorando a delle belle collaborazioni. Una delle quali nata grazie a WION.

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Fall/Winter Collection 1718

Trent’anni di Lacroix in una capsule d’autore

È uno dei nomi che ha più segnato la moda degli anni Ottanta e Novanta, entrato nell’immaginario collettivo – non solo negli armadi dei fashion addicted – grazie a uno stile pieno di citazioni e colori, ricercatezza e spunti, dal Barocco alla Pop Art, ben lontano dal minimalismo e sempre con una filosofia colta, dallo spirito internazionale, ma al tempo stesso figlia di una joie de vivre tutta francese. Christian Lacroix ha lasciato il marchio che porta il suo nome nel 2009, ma il brand è continuato sotto la guida del creative director Sacha Walckhoff, che si è concentrato soprattutto sulle proposte più legate al lifestyle e al mondo della casa. Ora, per festeggiare il trentesimo anniversario della nascita della griffe, è stato chiamato un artista multimediale molto noto sulla scena newyorchese, Brian Kenny, a creare una capsule collection in cui alcune sue opere originali sono state riprodotte su molti oggetti di uso comune, dalle tazze alle magliette, passando per le cover dei cellulari. Nell’universo Lacroix si respira un’aria frizzante e di rinnovamento che ci ha incuriosito molto, per questo abbiamo intervistato i due protagonisti di questa avventura: Sacha Walckhoff e Brian Kenny.

Raccontateci com’è nata questa collaborazione.

Sacha Walckhoff: Conosco l’arte di Brian da circa 10 anni, allora lui stava lavorando con l’artista Slava Mogutin, il loro team si chiamava Superm. Ho incrociato di nuovo i suoi lavori su Instagram due anni fa, così ci siamo incontrati, ho visitato il suo workshop a Long Island e sono rimasto impressionato dalla vastità del lavoro e dalla luminosa personalità. Lavorare con lui per la celebrazione dei 30 anni del marchio Lacroix è stata l’occasione perfetta per costruire la forte amicizia che abbiamo oggi e per creare una collezione gioiosa!

Brian Kenny: Come tutte le grandi storie, è iniziato tutto con un bellissimo paio di scarpe – e queste scarpe erano ricoperte di unicorni! Sacha, che mi seguiva su Instagram, me le ha spedite al mio studio come regalo perché erano simili a uno dei miei disegni e la nostra amicizia è cresciuta da lì.

Cosa pensi di Lacroix? Come la tua direzione creativa sta reinventando questo stile?

Sacha Walckhoff: Sono stato in questa casa di moda per 25 anni, ho lavorato 18 anni insieme a Christian, quindi ho attraversato tutti i diversi periodi della Maison. Quando Lacroix se n’è andato nel 2009 e sono stato nominato direttore creativo, 6 mesi dopo, la maison era quasi crollata. Con Nicolas Topiol, CEO dal 2005, abbiamo sempre pensato che il brand avesse qualcosa da dire nell’universo del lifestyle. Abbiamo incontrato Tricia Guild, direttore artistico e fondatore di Designers Guild e abbiamo lavorato con il suo backup sulla prima collezione casa Lacroix (2011) che ha oggi un bel seguito. Questo ci ha mostrato quanto fosse forte la maison e che poteva reinventarsi. Faccio tutte le mie ricerche sulle parole che definiscono il marchio: il colore, la mescolanza, la sorpresa, la flamboyance e la singolarità. Da questo, con il mio studio, freelance e ora artisti come Brian, mi permetto una totale libertà di creazione, dobbiamo solo essere fedeli a quelle parole!

Brian Kenny: Penso che il mio stile creativo fosse già in linea con quello di Lacroix prima della collaborazione. Uno stile fatto di fantasia selvaggia e vibrante diversità, una totale libertà d’immaginazione e un’estetica di novità e integrazione. Perciò, piuttosto che reinventare, in questa collaborazione la mia direzione creativa, in realtà, amplia la ricchezza e la profondità dell’universo Lacroix.

A chi si rivolge questa collezione che celebra il trentesimo anniversario?

Sacha Walckhoff: I nostri clienti provengono da ogni sorta di origine e di età, ma con Brian stiamo parlando anche con una gente più giovane, che non conosceva gli anni ’80, è stato importante per me avere un giovane artista come Brian che esprime la sua arte e la visione in tutte le sfaccettature di un brand che non conosceva molto, prima. È stato anche importante per me lavorare con un artista che si avvicina al mondo e alla comunità gay con umorismo e spirito.

Brian: Questa collezione speciale per il 30° anniversario è una celebrazione, perciò tutti sono inviati alla festa! Ecco perché molti pezzi della collezione hanno prezzi convenienti, accessibili a chi vuole indossare o portarsi a casa qualcosa dalla magica maison Lacroix!

Guardando al vostro lavoro, possiamo vedere tecniche e temi diversi, come definireste il vostro stile?

Sacha Walckhoff: Credeteci o no … sono nato minimalista, educato in Svizzera, amo la verità, la semplicità e una certa struttura … ma ho in me anche un po’ di russo e di africano e sono forse questi lati che mi hanno avvicinato a Lacroix. Il risultato è una personalità strutturata, ma eclettica, sempre curiosa. In realtà abbiamo molto in comune con Brian, che ha un background religioso e militare ed è diventato poi un artista multimediale selvaggio e appassionato!

Brian Kenny: Mi interessa sperimentare la spontaneità ed esplorare nuove idee, il mio stile è notevolmente ampio e include approcci molto diversi. Essenzialmente, è uno stile massimalista. Per esempio, sono molto interessato alle nuove idee circa la natura fluida della sessualità e del genere, perciò sto disegnando, dipingendo e cucendo insieme immagini di esperienze trans: creature androgine e multiformi.

Puoi dirci quali sono i tuoi prossimi progetti? Immagini già altre collaborazioni con Christian Lacroix? Con altri artisti o altri brand ?

Sacha Walckhoff: Amo il processo di cooperazione, abbiamo collaborato già con pezzi speciali con Kartell e MOOOI lo scorso anno (Marcel Wanders è anche un buon amico, oltre che essere una personalità straordinaria). Quindi, lo faremo sicuramente. Ho solo bisogno di avere un rapporto speciale con il marchio o con l’artista, visto che è soprattutto questione di condividere un momento creativo ed emotivo. Brian è partito questa mattina per NY, tutto lo studio ieri sera gli ha inviato biglietti di addio dopo gli incredibili momenti che abbiamo passato insieme, sono stato contento di vedere che, accanto alla grande collezione che abbiamo fatto, ci sono tutti questi nuovi legami tra noi che rimarranno.

Brian Kenny: Attualmente mi sto preparando per realizzare un murales gigante al Museo di Rotterdam, per una mostra, questo settembre, sulle maschere curata da Walter Van Beirendonck, creature mascherate fantastiche tutte con le braccia allungate e che si toccano l’una con l’altra, che mi piace chiamare “Connecting Creatures”. Io sarò sempre grato di aver avuto l’opportunità di aggiungere la mia storia all’arazzo sempre in espansione di Lacroix, e considerando che è un brand visionario e aperto a tutti, immagino che continueranno a collaborare con molti altri meravigliosi artisti e persone creative. Lo stesso per me, le collaborazioni saranno sempre un’importante parte della mia professione, perciò continuerò a lavorare con altri artisti e brand.

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AN AMERICAN IN MODENA

JACKET|MV 50° COLLECTION

Ha scatenato un vero e proprio fenomeno quando, dopo le ultime elezioni USA, ha twittato un appello per sposare una ragazza italiana e diventare, così, di fatto italiano. Sicuramente spiritoso e arguto, il pallavolista americano Maxwell Holt è anche molto grintoso, i fan di questo sport lo ricorderanno alle ultime Olimpiadi dove, proprio nella gara contro la nazionale italiana, ha murato le azioni del diretto rivale Ivan Zaytsev. Holt non è solo il leader della nazionale USA, nel 2016 è stato anche insignito del titolo di giocatore statunitense dell’anno, ma gioca in Italia in una delle squadre più amate e di successo del nostro campionato, il Modena Volley. Il personaggio ci ha incuriosito. Osservandolo sui social, ad esempio Instagram, si evincono altre passioni oltre alla pallavolo, come quella per la musica, abbiamo così deciso di intervistarlo e di renderlo protagonista anche di alcuni scatti in puro stile MANINTOWN. Benvenuto a Maxwell Holt.

Come si è avvicinato alla pallavolo e quando ha deciso che sarebbe diventata la sua professione?
Ho iniziato a praticare la pallavolo fin da piccolo. Ho cominciato solo per divertimento e fino ai 15 anni non ho giocato a livello competitivo. Praticavo anche altri sport, come il basket, il baseball e il calcio.

Gioca in una squadra italiana. Che cosa ha imparato ad apprezzare della nostra nazione? La prima cosa che capisci, arrivando dagli Stati Uniti per giocare in Italia, è quanto la pallavolo sia amata qui. Noi non abbiamo una lega di pallavolo nazionale (solo al college), per questo essere in grado di arrivare qui e giocare al più alto livello e nel circuito migliore, di fronte ai più bei fan del mondo, è straordinario. Ovviamente ci sono molte altre bellissime cose dell’Italia che non esistono da noi. Il Paese stesso lascia senza fiato e ogni città è ricca di storia. Non posso dimenticare il cibo. Specialmente qui a Modena è eccellente.

Un suggerimento per chi si approccia per la prima volta allo sport della pallavolo?
Divertiti! È un bellissimo sport e un vero sforzo di squadra ogni volta che si gioca.

Le Olimpiadi 2016. Quale il ricordo che la emoziona di più e c’è un momento, una sensazione, un aneddoto particolare di questa edizione che vuole condividere con noi?Vincere la medaglia di bronzo è un ricordo che resterà sempre con me. L’intera esperienza olimpica è davvero incredibile. Essere al livello più alto, con i più grandi atleti nel mondo, e sentire semplicemente l’energia attorno alla città di Rio è stata la migliore esperienza della mia vita.

Il momento più importante della sua carriera?
Rio!

Parliamo di stile. Cosa non può mancare nel suo guardaroba?
Ho un piccolo problema con le scarpe. Da quanto mi ricordo sono sempre andato matto per le scarpe. È iniziato tutto con le sneakers, come l’ultimo paio di Air Jordans, e la cosa si è estesa a molti tipi diversi di calzature.

Che cos’è sinonimo di eleganza per lei?
Sono un fan dello stile semplice. Probabilmente l’80% del mio guardaroba è nero o grigio scuro. È raro vedermi con colori sgargianti.

É stato protagonista di un momento mediatico preciso. Ci chiedevamo cosa la colpisce di più in una donna, quali caratteristiche dovrebbe avere la sua donna ideale?
(Risponde ridendo, ndr). Suppongo che la qualità più importante della mia “donna ideale” sia l’essere una persona gentile e con un buon cuore. Poi deve amare la musica e sarebbe perfetto se suonasse uno strumento. Non sono così esigente.

Quali altre passioni ha oltre alla pallavolo? Dal suo Instagram ci sembra molto legato alla musica…
Sì, adoro la musica. Ho suonato la chitarra per più di dieci anni e direi che è la mia passione, oltre alla pallavolo ovviamente. La cosa che preferisco di più al mondo è andare a vedere i miei artisti preferiti o le band in concerti dal vivo. Dopo l’attività agonistica vorrei fare qualcosa che coinvolgesse anche la musica in qualche modo.

Le sue figure di riferimento, i suoi eroi personali?
Mia madre e mio padre. Sono infinitamente grato di aver avuto entrambi disposti a lavorare il più duramente possibile per darmi questo tipo di vita. Non sarei mai stato dove sono ora senza il loro amore e il loro supporto.

Ha un sogno, un progetto che non ha ancora realizzato e che vorrebbe portare a termine?Nel mondo della pallavolo, voglio vincere un campionato italiano, un titolo di Champion’s League e una medaglia d’oro olimpica. Perciò credo che tu possa dire che il mio viaggio non è ancora finito!

Photographer| Michele Ercolani
Stylist| 3 with Orsola Amadeo
Talent| Maxwell Holt
Stylist Assistant| Chiara Troiani

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WISH LIST 2017

Must-have, o oggetti del desiderio che dir si voglia, sono quegli accessori, capi, elementi di design che si affacciano ad ogni stagione nuovi e pieni di appeal su passerelle o vetrine, facendo brillare gli occhi di ogni fashionista che si rispetti. Ne ho scelti 15, in realtà qualcuno di più, per la primavera/estate 2017. Confesso di averli selezionati secondo il mio gusto, preferendo quello che mi colpiva, che avrei desiderato per me, senza un vero filo logico. Solo alla fine mi sono accorto che le scelte sono tutte dettate dal desiderio di colore, di positività, di divertissement. C’è voglia di sorridere e un certo senso di leggerezza. Forse, proprio in risposta ai tempi che viviamo, ho scelto inconsapevolmente humour e joie de vivre. E spero che i miei must-have piacciano anche a voi.

1 GREENERY
Il verde è il colore Pantone del 2017. Perché non scegliere alcuni oggetti di design in questa tonalità cromatica? A partire dal tappeto “Birth on the dance floor”, annodato a mano in Nepal, in lana Himalayana e seta, design di Marta Bagante e prodotto dall’azienda cc-tapis. L’avvolgente poltrona “Amburgo”, prodotta da Baxter e la stilosa “Beetle Chair”, dell’azienda GUBI, design di Gam Fratesi, sono entrambe in vendita da Spotti Milano. E se invece in casa proprio non ci volete stare, è verde anche la bici CS Bamboo, la trovate da Tokyobike, sempre a Milano.

2 T-SHIRT
Sarà che a volte il mondo della moda si prende un lo troppo sul serio, mentre io apprezzo sempre di più il gioco e l’autoironia, come quella dimostrata da Andrea Pompilio, che nella sua collezione primavera/ estate 2017 presenta una felpa con una domanda molto precisa: “Who the f… is Andrea Pompilio?”. Io la voglio subito e voi?

3 SOFT DAY PACK
All’insegna del travelling, anche quando è più urban che fuoriporta, lo zaino è tornato alla grande. Mi piace il Marni Soft Day Pack, caratterizzato dalla chiusura superiore con fibbia a scatto, che permette di portarlo anche come borsa a mano. L’ho scelto nella stampa Shutter, dai motivi grafici decisi che alternano rosso, grigio e nero, quasi un moderno e nuovo camo.

4 SANDALS
Saranno ai piedi di molti nei mesi caldi a venire. Un vero e proprio must-have i sandali di Prada, con suola in gomma, nastro bicolor a contrasto e velcro in gomma e tessuto.

5 SLIP-ON
Che protagonista sia il logo del marchio o una sinuosa e sensuale grafica, che finisce anche sulla suola, mi piacciono le slip-on di Bally.

6 JACKET
Mi piace sostenere i giovani designer e fra loro sicuramente degno di nota è Matteo Lamandini. Dalla sua collezione primavera/estate 2017 ho scelto questo total look a righe, che sono sicuramente un trend di stagione e qui coniugano un pizzico di eccentricità con lo stile sporty-street del designer emiliano.

7 BIKER
Un chiodo in primavera? Certo! Perfetto per le serate più fresche questo di Antony Morato in suede. E poi, ammettiamolo, quanto ci fa sentire fighi? Un po’ come Marlon in “The Wild One”, o come Nicholas Cage in “Cuore selvaggio”.

8 THREE-PIECE SUIT
E se deve essere completo tre pezzi, che almeno sia spiritoso. Leo Colacicco, con il suo LC23, ci porta spesso nel mondo dei fumetti. Questa volta tocca al Giappone, ai manga e a un robot stampato che è la summa di quelli visti in tv, con cui siamo cresciuti.

9 DUFFEL BAG
Strepitosa la Duffel bag della collezione “Neo- Vintage” di Gucci, in tessuto ricamato ad ago con motivo serpente corallo e ori, dettagli web verde- rosso-verde, manici e profili in pelle nera. Per chi, come me, rifugge le classiche borse da ufficio.

10 HOMME PLISSE
Cultura e moda: un binomio che trovo sempre vincente e che diventa davvero affascinante nel lavoro di alcuni designer. Ne è esempio la collezione HOMME PLISSÉ Issey Miyake primavera/estate 2017. Spring Series che prende ispirazione dalle correnti artistiche Shunga e Ukiyo-e, che si diffusero nella società Giapponese durante il periodo Edo. Il risultato sono capi di abbigliamento adatti a tutti i giorni, confortevoli, per uomini contemporanei, che rielaborano competenze sartoriali e concetti tradizionali giapponesi.

11 KNITWEAR
Vincitore dell’edizione maschile di “Who’s on Next?” 2015, Vittorio Branchizio si riconferma un nome da tenere d’occhio nel panorama di stile italiano. La sua maglieria, originale e di qualità, stupisce e affascina sempre anche per i molti riferimenti artistici. Facile innamorarsi quindi delle sue proposte primaverili dove i giochi grafici rivisitano il classico gessato, ispirandosi ai quadri di Frank Stella.

12 TRENCH
Non dimentico il (gentle)man caro a MANINTOWN. Per lui la primavera prevede un capospalla dal quale sarà inseparabile: l’impermeabile. E senza dimenticare il colore, come questo trench doppiopetto in lana 150s di Canali, da indossare su un completo lino-seta delavé, in un bell’arancione acceso.

13 POCKET WATCH
Non è colorato, ma sicuramente scintillante l’orologio Bulova. Un Pocket Watch elegantissimo, per un dandy moderno. Cassa e catena in acciaio con logo Diapason, quadrante tondo, in silver con datario a ore, movimento al quarzo analogico 3 sfere, impermeabilità a tre atmosfere.

14 DECOMPOSE LIGHT
Di Artemide, designed by Atelier Oï, la famiglia di lampade in alluminio “Decomposé Light”, che a me ricordano le stelle filanti. Sono capaci di animare lo spazio con il colore e il gioco geometrico della forma, che interagendo con la luce disegna sottili ombre.

15 DOUBLE-BREASTED JACKET
Il doppiopetto ha fatto un grande ritorno nel guardaroba maschile delle ultime stagioni. Ci piace quello classico nero, ma sdrammatizzato da un tocco di colore romantico. Questo di Christian Pellizzari sarà perfetto per un party cool nelle serate di tarda primavera.

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CHRISTMAS SUGGESTIONS

Ha collaborato Orsola Amadeo

Una gallery per i regali natalizi last minute? Diciamoci la verità, nessuno è mai preparato così in anticipo sui regali da fare a Natale e alzi la mano chi lo è quest’anno! Noi abbiamo pensato di suggerirvi qualcosa, non tanto per dei piccoli cadeux da comprare all’ultimo momento, ma proprio per quei disperati, come il sottoscritto, che non hanno ancora iniziato ad acquistarne uno. Mentre scriviamo, visto che questa gallery è, ovviamente, declinata al maschile ci è venuto da chiederci: “E se pensassimo anche a cosa vorremmo farci regalare o, ancor meglio, cosa ci potremmo regalare noi, senza stare ad aspettare che qualcuno abbia una illuminazione divina e capisca cosa desideriamo?”. Insomma, questa è una gallery di suggerimenti di regali natalizi, scegliete voi se per parenti o amici, oppure se il regalo decidete di farlo a voi stessi!

Iniziamo questa carrellata con una tradizione natalizia: il maglione della nonna, quello con grafiche terrificantemente di stagione, da indossare rigorosamente in questo periodo. Sono molti i fan di questi capi a volte improponibili, per questo la National Basketball Association (NBA), dopo il grande successo dello scorso anno, ritorna con la propria collezione di maglioni “brutti” e natalizi: gli NBA Ugly Sweater! In 30 colorazioni diverse, pari alle squadre NBA, da sfoggiare a partire dal terzo venerdì di dicembre, cioè il 16, ovvero l’ “Ugly Christmas Sweater Day”, che impone un dress-code obbligatorio sia per l’ufficio, sia per il tempo libero. Li trovate online all’indirizzo nbastore.eu. Non proprio stilosi, ma sicuramente divertenti e a tema.

Rimaniamo in tradizione, con il colore di stagione: il rosso. Questa volta, però siamo decisamente più allineati con lo stile, perché si ispira alle lacche cinesi il colore che per Ports 1961 va a spezzare l’imperante nero e ci ha conquistato la proposta del marchio disegnato da Milan Vukmirovic: il backpack ricamato ton sur ton, con il motivo a stelle caro al designer. Da mettere subito in wish list e usare anche dopo la stagione natalizia.

Il rosso torna in tante proposte, alcune più legate al guardaroba e altre più alla nostra casa e al lifestyle.
Si va dall’indispensabile, per questi freddi, beanie in lana di Canada Goose, in cui il colore natalizio è spezzato da piccole grafiche bianche quasi a ricordarci che la neve è dietro l’angolo, al giaccone di Haglofs, marchio svedese le cui proposte ci fan pensare subito alla montagna. Quindi, se i monti sono la vostra destinazione suggeriamo per voi, o come regalo per chi farà parte della vostra comitiva, le racchette da neve di Ferrino o la spiritosa berretta imbottita di Brekka, con tanto di paraorecchie.

Innovativa, come da dna del marchio, la proposta di Oakley, piacerà a chi ama gli sport invernali alle prese con temperature proibitive. La tecnologia delle lenti riscaldate Prizm Inferno utilizzata per evitare l’appannamento, grazie ad un modulo di alimentazione leggero, integrato alla maschera Line Miner, e alla pressione di un semplice bottone. Un riscaldamento in tre minuti, che fa evaporare l’umidità, ma non è sgradevole per chi sta indossando la mascherina per sciare. Sembra quasi avveniristico, invece è più che attuale.

Per il viaggio anche il trolley rigido di Mandarina Duck acquisisce una tonalità cromatica indiscutibilmente intonata al Natale. Siete amanti delle moto o conoscete qualcuno che lo è? Fra i regali potremmo allora consigliarvi i guanti in pelle da moto con dettagli protettivi di Dainese, ma anche il casco di Nolan N21 Visor, per scooteristi, e anche per chi usa moto un po’ più turistiche, la visiera ultrawide infatti è antigraffio, protettiva e consente una visuale maggiore. Il dettaglio che ci ha conquistato? Il design che ammicca al vintage, pur essendo tutto all’insegna della contemporaneità.

Se il lui a cui volete fare un regalo è amante della velocità, però pure un po’ pantofolaio? Perché non regalargli un modellino storico della Maserati da esibire sulla scrivania? O, ancor meglio, il libro “Maserati: The Evolution of Style”, edito da Rizzoli, che traccia il percorso di questo nome importante dalla nascita nel 1914, grazie ad Alfieri Maserati e ai suoi tre fratelli, Bindo, Ernesto ed Ettore, fino ai giorni nostri.

Il regalo perfetto per l’amico che ama la musica? Di Teac il giradischi rosso a cinghia 33/45 con uscita phono, linea e USB. E se l’amico – o il fratello o voi stessi, ma ci siamo capiti – ama la fotografia? La Nikon Coolpix B500 garantisce un’elevata qualità dell’immagine, coniugata alla semplicità d’uso. Un potente zoom ottico mette il fotografo al centro dell’azione, mentre il controllo zoom laterale assicura stabilità. Se si aggiungono un monitor inclinabile, per punti di vista davvero esclusivi, e la possibilità di mantenere connessa la fotocamera allo smart device con SnapBridge, è facile capire che un regalo così potrebbe essere molto gradito.

TO BE CONTINUED…

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Un uomo nuovo

Prima è arrivato il metrosexual. La storia è costellata di uomini particolarmente attenti al proprio guardaroba e a un aspetto fisico così levigato dai prodotti di bellezza e profumato da competere con il gentil sesso, dai nobili alla corte del Re Sole ai primi divi di Hollywood. Vi dice niente il nome di Rodolfo Valentino? Nella seconda metà degli anni Novanta, però, in un mondo dello stile in preda al rilancio dei grandi nomi della moda – su tutti il Gucci di Tom Ford – che in quanto a edonismo sensuale potrebbe riempire un libro, si affaccia una figura maschile nuova per quegli anni, figlio dei macho man alla Sly Stallone o alla Schwarzy, tutto palestre e muscoli, che il mensile americano Details chiamò, appunto, metrosexual. Indiscutibilmente un uomo, senza ambiguità, ma che ha acquisito abitudini femminili, anzi sembra avere accettato un suo lato intimo più vicino alle donne. E in copertina appare David Beckham, bello come un Apollo, campione sul campo, ma nel privato attentissimo al suo look, dalla chiara abitudine al taglio di capelli, manco fosse Linda Evangelista, e con la propensione a presentarsi alle soirée in matching outfits con la compagna Posh Spice. Un uomo più femminile? Forse, sicuramente meno sfacciatamente testosteronico.
Poi è arrivato il ‘No Gender’. In realtà, già agli inizi degli anni ’90 in pieno periodo ‘Heroin Chic’, Calvin Klein lanciando CK1 ci aveva provato, chi non ricorda la campagna con Kate Moss e uno stuolo di ragazzi e ragazze, tutti dalla sessualità imprecisata, dal look intercambiabile, decisamente fluidi nelle scelte sentimentali, così come nel guardaroba. Ecco che negli ultimi anni, in pieno revival Ninenties, si sono moltiplicate collezioni genderless, quasi asessuate, dove il minimalismo estetico allude a una quasi negazione delle differenze fisiche, oltre che di stile, fra uomo e donna. Questo ci porta alle ultime sfilate. Se la gonna non è mai stata completamente digerita da ‘lui’, sono però entrati nei codici vestimentari maschili comuni il rosa, le stampe floreali a profusione, i decori e gli embellishment che neanche nei paramenti sacri o in una processione dedicata alla Madonna. L’uomo in leggings, o meggings, è immagine comune e diffusa nei centri urbani, mentre pizzi, merletti e fiocchi su di lui non sono più una novità. A dimostrazione che, dopo i tanti traguardi giustamente raggiunti dalle donne dal Novecento in qua e il profondo cambiamento a cui sono andate incontro, ora è la figura maschile ad essere insicura e in totale divenire, incerta e pronta forse a scoprirsi cambiata, chissà… magari in meglio?

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JCRT: dal web la nuova avventura di Jeffrey Costello e Robert Tagliapietra

Hanno entrambi imparato l’arte della sartoria dalle nonne che, per puro caso, avevano tutte e due lavorato per Norman Norell negli anni Sessanta, ma loro si sono incontrati solo nel 1994, quando Jeffrey Costello, nativo della Pennsylvania, si è trasferito nella Grande Mela. Subito dopo l’incontro con Robert Tagliapietra, newyorchese e laureato alla Parson’s, i due sono diventati fra i protagonisti della scena creativa della Downtown Manhattan. Con il marchio Costello Tagliapietra hanno solcato le passerelle della New York Fashion Week, sono apparsi su Vogue e altre testate prestigiose e sono stati finalisti per due anni consecutivi dell’importante CFDA Awards/Vogue Fashion Fund. Molti i premi vinti e i riconoscimenti, poi la decisione di sospendere la linea e intraprendere un’altra strada, un progetto che prende il nome dalle loro iniziali, cioè JCRT, e parte da un capo di abbigliamento che da sempre li caratterizza tanto da renderli iconici: la camicia a scacchi. JCRT nasce sul web, inoltre ha una caratteristica molto peculiare, ogni modello di plaid shirt è associato a un vecchio vinile che, in qualche modo, ha segnato e influenzato i due stilisti. Incuriositi, non potevamo non fare una chiacchierata con Jeffrey e Robert per farci raccontare meglio il progetto.

Mi potete raccontare come è nato questo progetto? Mi sembra chiaramente legato al modo in cui vi vestite, con un capo che, da subito, vi ha reso particolarmente riconoscibili.
Alla chiusura del nostro marchio di abbigliamento femminile Costello Tagliapietra, lo scorso anno, ci siamo presi un po’ di tempo per valutare desideri e direzioni da intraprendere. Abbiamo anche avuto un paio di offerte come direttori creativi per altri marchi, invece poi, si è presentata l’occasione con nuovi partner che ci hanno chiesto cosa avremmo voluto fare e la risposta è stata immediata: camicie a quadri. Veniamo entrambi da famiglie di sarti e per questo siamo innamorati allo stesso modo della sartorialità, così come lo siamo del design. Entrambi indossiamo plaid shirts tutto il tempo, le avevamo addosso persino quando ci siamo incontrati per la prima volta. Ci piace la storia del plaid e la possibilità di portare questo tipo di indumento nel futuro.

Come siete arrivati all’idea di mettere in relazione i colori e il tipo di camicia con i vecchi dischi e le loro cover?
Abbiamo una vasta collezione di vinili e tutti e due andiamo a curiosare nei negozi di dischi quando viaggiamo. Passiamo ore a cercare fra pile di vecchi 33 giri, nella speranza di scoprire, magari, un disco che abbiamo cercato per anni. C’è una magia in quelle copertine che abbiamo voluto trasmettere attraverso le camicie. È bello indossarne una e avere questo tipo di connessione emotiva mentre la si indossa per tutta la giornata. Queste camicie ci trasportano al momento in cui abbiamo preso in mano quegli album per la prima volta ed è una sensazione che speriamo di trasmettere anche agli altri.

Perché un e-commerce?
Ci permette di vendere i prodotti al costo a cui li venderemmo ai negozi. Siamo in grado di dare ai nostri clienti una camicia a 125 dollari escludendo questo intermediario, altrimenti potrebbe costare tra i 250 e i 550 dollari al dettaglio. Non volevamo fare sacrifici in merito ai tessuti utilizzati o al processo di realizzazione del capo, ciascuna delle nostre camicie è tagliata a mano singolarmente e poi cucita con cura utilizzando dettagli, bottoni e tessuti di alta qualità. Con JCRT possiamo anche realizzare plaid di grandi dimensioni che, se fatti tradizionalmente, consumerebbero fino a sette yarde di tessuto al fine di risultare perfetti, se consideriamo che per una yarda il costo è di dodici dollari arriveremmo alla cifra a cui vendiamo le camicie solo con il materiale! In caso di vendita al dettaglio si è sempre preoccupati di tagliare il più possibile i costi in modo da poter soddisfare le esigenze dei negozianti, piuttosto che quelle dei clienti; con JCRT la camicia va direttamente dalla macchina da cucire al cliente, quindi non ci sono proprio tagli di nessun tipo.

Come e con cosa si può indossare una camicia a scacchi in modo disinvolto? In quali occasioni?
Una camicia a quadri può essere indossata ovunque se abbinata con la giacca, il completo o i pantaloni giusti. È perfetta insieme ai chinos o a un paio di jeans, ma sembra altrettanto interessante con giacca e cravatta. Abbiamo voluto creare una camicia a quadri che ricordi uno chemisier in termini di taglio e finitura, in modo che possa risultare confortevole in ufficio, così come quando la si mette durante il fine settimana.

Un’avventura nello stile al maschile dopo tanti anni nella moda femminile e un progetto che, ai miei occhi, è molto personale. Verrebbe da pensare che l’idea nasca da una sorta di delusione del precedente percorso…
Siamo molto orgogliosi di ciò che abbiamo realizzato nella moda femminile. La nostra decisione di chiudere la linea Costello Tagliapietra è stata determinata dal modo e dalla direzione in cui sta andando l’industria del fashion system. La necessità del settore di avere un flusso costante di prodotti e la sua generale mancanza di attenzione alla qualità, ha reso i nostri obiettivi sempre più difficili da raggiungere. Invece, entrambi siamo ispirati dal processo di realizzazione di un capo e dalla manualità, che dice molto su chi siamo e su come progettiamo. È stato anche scoraggiante notare come il fashion system spesso si esalti per marchi di bassa qualità, mentre altri, per noi più interessanti, non ottengono lo stesso credito.

Continuerete anche con alcune proposte declinate al femminile?
Ci sarà l’introduzione di sempre più pezzi per lei nel corso del tempo. Noi li vediamo come qualcosa che si pone a metà strada fra la linea Costello Tagliapietra e quello che abbiamo realizzato nelle nostre collaborazioni con Uniqlo e Barneys Co-op.

Quando possiamo dire che un uomo è elegante? Che cosa è l’eleganza per voi?
C’è eleganza quando la persona ha fiducia in se stessa e si comporta in modo da mostrarlo. Per noi, il termine italiano sprezzatura esemplifica questa attitudine ed è un modo molto più moderno di mostrare eleganza.

Ha ancora senso la parola lusso al giorno d’oggi?
Oggi il lusso è cambiato. Non siamo sicuri di essere qualificati per dire veramente quello che è diventato, ma in passato era sinonimo di una qualità superiore e di artigianato. È stato qualcosa di più di una semplice tendenza, era un cimelio di famiglia ed era un modo di vivere. Il lusso era sinonimo di qualcosa di aspirazionale, non perché lo indossava una stella dei reality, ma perché era qualcosa di cui prendersi cura e da amare.

Cosa non deve mancare in un guardaroba maschile?
Una camicia a quadri, naturalmente!

Progetti e sogni per il futuro?
Siamo davvero entusiasti di veder crescere JCRT, di offrire nuovi prodotti, tra cui pantaloni e capispalla, e di poter realizzare in pieno il potenziale di questo marchio.

www.jc-rt.com

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I campioni di MANINTOWN: il lottatore Daigoro Timoncini

T-shirt Antony Morato

Quando si parla di sport troppo spesso ci si concentra su realtà molto diffuse, come certi sport di squadra, il calcio su tutti, o il nuoto, poi fortunatamente arrivano le Olimpiadi a ricordare al grande pubblico che esistono molti altri mondi. Daigoro Timoncini forse è un nome che ai più non dice tantissimo, ma è un atleta che ha partecipato a ben tre Olimpiadi: Pechino 2008, Londra 2012 e Rio 2016. Daigoro è un lottatore, specialista della lotta greco-romana, categoria 98 chili, ha gareggiato affiliato al Gruppo Sportivo Forestale e vinto numerosi riconoscimenti e medaglie, in campo nazionale e internazionale. Romagnolo, classe 1985, grinta e passione evidenti per il suo sport, lo abbiamo incontrato per intervistarlo e, come è ormai tradizione di MANINTOWN, abbiamo anche colto l’occasione per chiedergli di diventare un nostro modello. L’esperimento sembra riuscito! L’intervista, invece, è il modo migliore per raccontarvi qualcosa di diverso legato al mondo sportivo. Ecco quindi la nostra chiacchierata con Daigoro Timoncini.

Come ti sei avvicinato allo sport con cui poi sei riuscito ad arrivare alle Olimpiadi?
Mi sono avvicinato allo sport della lotta perché anche mio padre era lottatore. Da piccolo ho avuto modo di cimentarmi in diversi sport, ma questo è quello che mi è sempre piaciuto di più. Forse proprio per questo imprinting familiare.

Riguardando il tuo percorso, quali le soddisfazioni più grandi?
Sicuramente le soddisfazioni sono arrivate con la possibilità di partecipare alle Olimpiadi, sogno che avevo fin da bambino. E se penso che ho partecipato a tre edizioni, devo ammettere che mi riempie davvero di soddisfazione e orgoglio.

Hai partecipato a più di una Olimpiade. Hai un ricordo particolare, un aneddoto da condividere con noi?
Ogni edizione è stata vissuta in modo diverso. Sicuramente la prima a Pechino è stata la più bella perché ho avuto l’opportunità di condividerla con Andrea Minguzzi, che poi ha vinto l’oro nella categoria 84 kg, che è un amico ed è delle mie parti, e con i due partner che son venuti là con noi. Poi la terza che ho condiviso con Beniamino Scibilia.

Gli aspetti più difficili legati allo sport, i sacrifici più grandi?
Sicuramente in uno sport come la lotta i sacrifici più grandi son legati al calo peso (cioè la fatica di dover calare per rientrare nella categoria di peso se si vuole essere competitivi a livello internazionale) e poi alle tante ore di allenamento, ma tutto questo poi è ripagato dalla soddisfazione del raggiungimento di certi obiettivi.

Che cosa consiglieresti a chi si avvicina ad una attività sportiva come la tua o simile?
Consiglierei di non fermarsi alla prima difficoltà, ma di insistere, perché prima o poi i risultati arrivano.

Come ti sei trovato nei panni di modello?
Diciamo che non erano proprio gli stessi di panni, erano sicuramente qualche taglia in più! Scherzi a parte, è stato divertente e mi sono trovato bene sul set con voi. Sicuramente una esperienza inconsueta per uno che non è abituato ai set fotografici.

Ci racconti qual è il tuo stile quotidiano? Cosa ti piace indossare e cosa non può mancare nel tuo guardaroba?
Per quanto riguarda il mio stile quotidiano, essendo uno sportivo mi piace indossare cose molto pratiche e comode, a partire da un jeans con una maglietta o un maglioncino in base alla stagione. E poi, per certe occasioni una bella camicia, da indossare magari con una giacca dal taglio sartoriale, non manca mai.

Conosci e segui la moda? Hai uno stilista preferito?
La moda mi piace, anche se non sempre la seguo, sono un tipo molto classico. Fra gli stilisti mi è sempre piaciuto Giorgio Armani.

Cosa deve indossare lei per catturare il tuo sguardo e quale il suo stile in generale?
Dipende sempre dalla situazione. Non è solo quello che indossa, ma come lo porta, deve avere un suo stile, che sicuramente denota personalità.

Che cosa è sinonimo di eleganza in un uomo per te?
Il modo in cui una persona veste certi abiti e soprattutto certi dettagli.

Progetti e sogni per il futuro?
Sicuramente rimanere nel mondo sportivo e per quanto riguarda i sogni… ci sto lavorando!

Photo: Francesco Menicucci
Styling: 3
Grooming: Alice Taglietti
Stylist’s assistants: Enrico Dal Corno, Martina Bentivogli, Carlotta Sorrentino
Model: Daigoro Timoncini

 @Riproduzione Riservata

Bomber Mania

Ha collaborato Orsola Amadeo

Chi pensa che questo capo d’abbigliamento sia solo adatto ad un pubblico under 25 si dovrà ricredere! Sarà perché, seppur la moda da sempre sembra ossessionata dall’età, più passa il tempo più si va in una direzione in cui gli anta sono in nuovi trenta e così via. E spesso il guardaroba di un adolescente è entrato in quello del proprio genitore, o del fratello maggiore. E noi siamo a favore delle contaminazioni, di stile e non. Per cui ci piace segnalarvi il bomber come capospalla trasversale, adatto anche ai più eleganti.
Iniziamo questo nostro viaggio alla scoperta dei modelli più cool, con il ricordare che il bomber è un capo perfetto per questi primi freddi e per chi ama comunque la vita all’aria aperta.
In tal senso consigliatissimo il modello della collezione Stadium di Le coq sportif, brand che guarda verso il futuro, ispirandosi al proprio passato, e a noi i classici reinterpretati piacciono tanto. La capsule dedicata, come dice il nome stesso, allo Stadio conta anche un bomber verde militare che a noi è piaciuto molto. E non diteci che anche a voi non ricorda gli anni del liceo (o delle elementari) quando primi in classifica erano i Duran Duran!

Meno sportivo e senza la banda elastica in vita, ma chiaramente ispirato ai varsity americani è quello di Ferragamo con le maniche a contrasto in raso. Ammettiamolo, ricorderà i college americani, ma la scelta dei materiali e i colori autunnali, lo rendono un capo elegante. Perché non metterlo sopra al completo per andare in ufficio?

Come dicevamo ci piacciono molto le nuove interpretazioni dei grandi classici, per cui il bomber blu di Esemplare fa davvero per noi. In questo caso l’imbottitura è evidente sul front del capo, quasi una puffy jacket, ma chiaramente da città e non da dopo sci.

Decisamente sporty quello di Superdry In tessuto di nylon imbottito e resistente al freddo, si declina in diversi modelli e colori. Ci piace con l’elastico in vita, dettagli colorati a contrasto, chiusura a zip e cappuccio. Ma c’è anche il modello più sofisticato con inserti in ecopelliccia per fodera interna e colletto.

Rimane fedele all’estetica e al dna del marchio il bomber di Diesel. I dettagli embroidery effetto tattoo, ne rimarcano l’animo rock e street e lo rendono perfetto per i più anticonformisti.

E quando si parla di tatuaggi non si può non citare la collaborazione fra Scott Campbell, noto tattoo artist americano, originario della Louisiana, ma che ora risiede a Brooklyn, e Berluti, per cui Cambpell ha realizzato cinque design originali raffiguranti animali applicati successivamente ad abiti, scarpe ed accessori. Semplici linee che ricordano rune e cuciture che si irradiano formando delle eliche e serpeggiano diventando spirali. E sul back del bomber lo trasformano in un must-have assoluto per la f/w 2016.

Ricorda la cultura punk il modello total black di Cheap Monday. Piacerà ai più giovani, che lo indosseranno con denim stra-vissuti, e agli anticonformisti, che si divertiranno a metterlo con un jeans più basico, magari in blu scuro, a contrasto.

Parlando di reinterpretazioni ci piace molto anche il modello di Burberry, dove sono le righe ad essere in evidenza. E visto che questo tipo di grafica è un trend già da alcune stagioni, e lo sarà anche per le prossime, consigliatissimo a chi cerca un capo sbarazzino, ma non troppo casual.

Ce n’è davvero per tutti i gusti. Per cui questo sarà davvero un autunno in bomber!

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Andreas Melbostad: il direttore creativo di Diesel Black Gold in un’intervista esclusiva per MANINTOWN

Nell’ottobre 2012 è stato nominato direttore creativo della collezione femminile di Diesel Black Gold e ha assunto lo stesso ruolo per quella maschile pochi mesi dopo, nel settembre 2013, assicurando alla linea un’identità coordinata, due mondi che dialogano fra loro, dalla forte connotazione urbana, e che comprendono ovviamente il jeans, nel dna di questo importante nome della scena di moda, ma propongono un guardaroba completo dove i classici vengo reinventati grazie ad uno stile contemporaneo, spesso rock, fatto di materiali di qualità, innovazione, ricerca. È il norvegese Andreas Melbostad, che abbiamo intervistato proprio per farci raccontare meglio il suo mondo e l’evoluzione del brand, che ora sfila con entrambe le collezioni nel calendario ufficiale della fashion week milanese.

Come è cambiata la linea Diesel Black Gold nel corso di questi anni?
Sono arrivato alla Diesel Black Gold come direttore creativo per la collezione femminile. Poco dopo il mio arrivo mi è stato chiesto di supervisionare anche la collezione uomo. Questo è stato un passo importante per l’azienda verso l’allineamento delle due collezioni. Ho lavorato per rafforzare l’identità della linea per entrambi i sessi. Ho anche lavorato per creare una forte coesione all’interno della collezione. Mi sono concentrato sulla costruzione di tutti gli aspetti della collezione, per elevare il prodotto e creare un’offerta completa.

In che modo il marchio rappresenta lo stile italiano e in cosa, a suo parere, è più internazionale? Il cliente italiano in quanto è diverso da quelli che vestono Diesel Black Gold in altre nazioni del mondo?
Il mercato e il consumatore sta cambiando rapidamente. L’acquisto di vestiti oggi è molto diverso rispetto a 10-15 anni fa, i clienti sono molto ben informati sulla moda, sul design e sulla qualità, e sono consumatori esperti. Possono attraversare tutto il mondo degli acquisti con il solo click-di-un-tasto, e questo rompe i modelli di acquisto tradizionali.
I nostri concorrenti come marchio non sono più solo le aziende vicine al nostro posizionamento, ma sono il mondo in generale. Amo questo nuovo atteggiamento del consumatore e mi piace la sfida che ci porta come marchio. Abbiamo bisogno di guardare a tutto il mercato e pensare con attenzione come possiamo proporre qualcosa di unico e diverso, che offra valore ai nostri clienti. Essendo un marchio avanzato di moda contemporanea è una grande opportunità per noi. Siamo in grado di offrire design e un punto di vista unico, e possiamo farlo in un modo più accessibile e democratico.

Chi indossa Diesel Black Gold, e a che figura maschile pensa quando disegna la collezione? Ha icone di riferimento?
Per me è tutta una questione di atteggiamento. Il nostro ragazzo è indipendente e non conformista. Ha un grande senso di sé e si gode questa possibilità di esprimere la sua individualità. Lo potete trovare in qualsiasi parte del mondo, ma molto probabilmente lo troverete in un ambiente urbano.

Da dove arrivano le ispirazioni per il suo lavoro?
Ogni collezione è costruita su quella precedente, ed ogni collezione è una reazione a quella precedente. Voglio creare un forte senso di coerenza, e voglio anche che Diesel Black Gold sia un marchio dinamico che spinga la sua visione in avanti ogni stagione. Quando faccio ricerca per la collezione ho temi ricorrenti, e cerco anche di spingere me stesso e la società fuori della nostra comfort zone.

Qual è l’outfit più rappresentativo, il must-have della collezione maschile che ha presentato a giugno?
Credo fermamente nel proporre in collezione capi iconici; il giubbotto da motociclista, il bomber, i jeans cinque tasche, ho guardato come ri-proporli, ri-costruirli, ri-fabbricarli, pezzi iconici che tutti amano indossare. Esploro i codici, li metto in un nuovo contesto e creo nuovi ibridi da loro. Per me questo è il fondamento di un guardaroba moderno. Penso che possa funzionare come una grande guida per il modo di vestire; mescolando codici stabiliti si può dare una nuova espressione per il momento attuale.

 Parlando del modo di presentare una collezione, pensa abbia ancora importanza la passerella?
L’evoluzione di Diesel Black Gold e la nuova energia di una città come Milano ci ha dato fiducia nella tempistica del nostro spostamento, che ci fa ora sfilare nel capoluogo lombardo, e l’opportunità di parlare ad un pubblico internazionale più grande quindi direi proprio che la passerella, la sfilata sia ancora un momento importante per la nostra linea.

Cosa è sinonimo di eleganza secondo lei?
In Italia lo stile è una parte integrante della vita. Mi piace la passione e l’alto livello di design e artigianato che viene fornito lavorando in Italia. Penso che ci sia una eleganza naturale in tanti aspetti della vita italiana. È nello stile di vita, nei valori, nel cibo, così come nella moda.

Secondo lei cosa non può mancare nel guardaroba di un uomo?
Due elementi essenziali: una giacca di pelle nera e un Denim Indigo Raw.

Denim: quanto è ancora importante nel guardaroba maschile?
Denim è al centro della collezione ed è uno dei nostri elementi più importanti. L’approccio Diesel Black Gold al denim è usare il materiale e i riferimenti in un modo più di design. Noi non ci concentriamo sull’aspetto casuale di questa materiale, ma piuttosto cerchiamo di portare un certo aspetto di nobiltà ad esso. Non abbiamo limiti a come usiamo il jeans e ogni stagione è una nuova grande esplorazione. Molte delle idee in cui coinvolgiamo il denim vengono dalla collezione nel suo insieme e l’obiettivo è per il denim di essere una parte coerente ed integrale della collezione complessiva.

Progetti per il futuro?
Il mio obiettivo è quello di costruire un marchio forte e distintivo. Voglio creare una voce unica nel settore. Sto cercando di continuare a fondere la mia visione con l’eredità di Renzo Rosso per creare una nuova proposta di moda tenendo il dna Diesel ad un livello superiore di ricerca. In definitiva vogliamo creare un dialogo emozionante e dinamico con il nostro consumatore.

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A new kind of elegance

 

Photo | Paolo Simi
Styling| 3
Grooming | Letizia Pecchia

Photo Assistant | Georg Stipeck
Stylist assistants | Lucia Francinella, Martina Strata
Model |  Mats Van Snippenberg  @I Love Models Management

Video Maker | Federico Floridi 
Music | Damon Arabsolgar
Nel video occhiali Pugnale & Nyleve

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La collezione PUMA x UEG: sognando di partire per lo Spazio infinito

“Usa e Getta”, un modo di dire comune, che ben rappresenta la società dei consumi in cui viviamo. E prende a prestito proprio l’acronimo di questa espressione il polacco Michal Lojewski quando nel 2011 fonda il suo brand UEG. Il nome vuol proprio rimandare ai valori dell’unificazione, della comunicazione e della consapevolezza.

Ora il marchio fa ulteriormente parlare di sé grazie ad una collaborazione importante: quella con Puma. PUMA x UEG GRAVITY RESISTANCE è una collezione che si ispira al bisogno dell’uomo di raggiungere luoghi più lontani ed esplorare, di avventurarsi anche al di fuori della Terra stessa, là dove non c’è gravità, metafora della voglia di superare i propri limiti, di pensare ‘out of the box’.
Il design della collezione quindi si ispira alla tenuta degli astronauti, con silhouette pulite, essenziali, ma abbinate a un linguaggio grafico in cui le stampe rimandano ai pulsanti di emergenza e fanno pensare alla vita in una astronave.
Decisamente futuristico l’effetto, per una collezione in cui spiccano il COURT PLAY BOOT x UEG, uno stivale ispirato alla classica scarpa da basket Sky Hi+ introdotta da PUMA per la prima volta nel 1980, ma con dettagli, come la chiusura in velcro sotto al ginocchio, che sottolineano lo spirito sci-fi. Tessuti hi-tech e audaci messaggi grafici intorno alla suola per la scarpa COURT PLAY x UEG.

Raffinatezza e funzionalità nei capi di abbigliamento come per la PUMA x UEG TECHJACKET, in cui il cappuccio ricorda un casco da astronauta. Il giubbotto presenta inoltre un trattamento resistente all’acqua, cuciture sigillate e zip idrorepellenti che garantiscono una vestibilità calda e asciutta.

Nella collezione spiccano poi i pants PUMA X UEG SWEATSHORTS, che fanno pensare ad una partita di tennis nello spazio, la T-shirt oversize da basket PUMA BLACK-UEG AOP e la felpa PUMA X UEG CREW SWEAT, che si distingue per la rifinitura con strisce di taping. Capi sportivi, ma per sognare di partire alla conquista di Marte!

La collezione PUMA x UEG sarà disponibile on line al sito PUMA.com e nelle migliori boutique a partire dal 24 settembre.

it-eu.puma.com

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https://youtu.be/m4oUMvyJRk0

Alexis Giannotti e il suo Omogene

Nato nel Principato di Monaco, Alexis Giannotti ha un rapporto speciale con l’Italia, ha infatti frequentato la facoltà di architettura, dipartimento Disegno industriale, a Firenze e poi, sempre nel capoluogo toscano anche il Polimoda, e da quando ha lanciato la sua linea Omogene nel 2013 è stato presente alle manifestazioni più importanti, ad esempio come finalista dell’edizioni maschile del del prestigioso concorso “Who’s On Next?”, e come uno dei brand scelti, a gennaio 2016, per The Latest Fashion Buzz, progetto realizzato da Pitti Immagine in collaborazione con L’Uomo Vogue e GQ Italia per supportare designer che lavorano su un nuovo concetto di modernità nel menswear. A giugno Giannotti con Omogene ha partecipato a Men’s Hub, nuova piattaforma, ideata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, in collaborazione con Vogue Talents, a sostegno di brand emergenti. Omogene faceva parte di un gruppo di sette marchi italiani e stranieri che hanno presentato per la prima volta la loro collezione in occasione di Milano Moda Uomo. Poche settimane dopo questo importante momento abbiamo raggiunto il designer per farci raccontare meglio la sua visione creativa e la sua collezione.

Quando hai capito che volevi lavorare nella moda?
Non mi sono mai interessato alla moda da ragazzo, soltanto più tardi ho preso consapevolezza delle possibilità di questa come mezzo di espressione. Da piccolo pensavo seriamente di seguire le orme del papà di mio nonno, Alexis Axilette, che all’inizio del secolo scorso era un artista di Durtal. Ma la pittura, a mio avviso, non offriva quello che cercavo, un contatto intimo con me stesso e la società, il mondo in generale delle Belle Arti era per me distante da una certa realtà. Ho trovato nel Disegno Industriale la filosofia che cercavo, quella di un prodotto riflesso di un pensiero, funzionale ed estetico. Ma non bastava a dare soddisfazione piena alla mia visone, la “creazione funzionale” che si adattasse pienamente con l’essere umano, capace di diventare qualcosa di nostro, attraverso se stesso.
Trovo nel lavoro di Martin Margiela la traduzione del mio pensiero, la nota giusta nel creare attraverso materiali tessili, che è diventata la mia vocazione, il mio mezzo più intimo e personale di espressione, così come trovo me stesso nell’essere un “designer di moda”. Mi sono sentito totalmente spontaneo nel catturare la mia identità attraverso forme, tagli, linee, rimanendo però sempre pronto ad una costante mutazione. Avevo bisogno di questa alchimia che rendesse questo processo “omogeneo” coltivandolo sempre con un occhio da esteta, ampiamente tutelato da un background razionale da designer industriale e da fotografo (passione che nutro da sempre).

Perché una linea tua?
Perché volevo qualcosa di diverso da quello che era presente sul mercato. Mi sembrava fosse la scelta più adeguata per dipingere il mio punto di vista.

Ci racconti la collezione che hai portato al Men’s Hub e quali le caratteristiche principali del tuo stile?
Per questa stagione, ho voluto ritornare alla mia essenza, essere nuovamente ingenuo e spontaneo. Da tanto tempo volevo esplorare il mondo del Jazz, per le sue forme, la sua attitudine, in particolare ho trovato una vicinanza con la sua filosofia, l’assenza di regole. Attitudine rappresentata da Chet Baker che ha ispirato la strada, sterrata e impervia, dei miei design.
Il mio stile è fatto di forme e tagli, che  definisco “in movimento e funzionale”. La mia attenzione stilistica è dominante su un capo che ho sempre indossato, per tutte le circostanze, durante la mia gioventù, parlo dell’outerwear, tecnico e sportivo, ma funzionale che oggi reinterpreto in chiave narrativa. È il caso di una serie di parka e running jacket che ho sviluppato per la prossima estate, sono sintesi di forme e funzionalità collegati alla mia visione di designer e pronti per essere contestualizzati nel nostro quotidiano. Usando materiali come laminati di cotone e spalmature gommate croccanti.

Da dove arrivano le ispirazioni?
Cerco di lavorare su forme e funzionalità, non su elementi superflui. Alcune fonti di ricerca sono i libri, il web, la gente che incontro quotidianamente, ma soprattutto la fotografia di strada e il reportage, film come quelli di Wim Wenders o lo Stanley Kubrick di “2001. Odissea Nello Spazio”, per la bellezza delle forme e i colori crudi.

Tue icone di riferimento?
Il fotografo americano Joel Meyerowitz. E poi il fotografo svizzero René Burri e il francese Marc Riboud. Perché collego certi punti della mia visone di stilista con i loro lavori, la loro visione della società e la ricerca estetica, di composizione. Di Meyerowitz mi piace l’aspetto di continua ricerca, di uno che non smette mai di guardare attorno a sé, perché, e cito sue parole: “Frenetico il numero di cose belle che accadono nel quotidiano”. Questo fotografo non si è mai stancato di vedere attraverso la lente del quotidiano la bellezza di certe forme e colori. René Burri per il suo stile quasi “da pittore”, perché riusciva a mettere in scena un momento della vita in modo da renderlo grafico e unico nella sua forza. Marc Riboud per la sua foto storica durante la protesta contro la guerra in Vietnam, cioè lo scatto di una donna con il fiore faccia a faccia con una fila di soldati con i fucili puntati su un simbolo di pace. Meyerowitz e Riboud avevano una naturalezza nel proporre schemi di colore attraverso le loro fotografie che mi ha sempre ispirato per i miei lavori.

A chi pensi quando crei? Chi credi posso indossare i tuoi capi?
A qualcuno in movimento, mistico e futuristico. Ritengo importante lasciare alla gente la possibilità di una libera opinione e interpretazione dei mie capi.

Cosa è sinonimo di eleganza per te?
Il tempo è una forma di eleganza. L’eleganza viene con il tempo e attraverso il passaggio del tempo, è qualcosa che è sempre stato qui, ma che si intravede con il passare degli anni, non è solo il volume o l’attitudine di un capo.

Cosa non può mancare in un guardaroba maschile, a tuo avviso?
Direi un trench impermeabile. Con una lavorazione tecnica e speciale. Abbiamo bisogno di poco in realtà, ma il capospalla rende al meglio la personalità di ognuno di noi. Deve essere versatile e un bel oggetto, per il suo studio delle forme.

Quale l’importanza di una manifestazione come il MEN’S HUB?
Quella di creare incontri, condividere visioni con le persone appartenenti al settore e non solo. Poi mi ha dato modo di confrontarmi e conoscere con altri designer, cosa sempre importante.

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Incontri fra arte e moda: la nuova collezione di Studiopretzel

Con Studiopretzel è stato finalista al prestigioso concorso “Who’s on next?”, mentre con la sua collaborazione con Berto Industria Tessile ha partecipato ai Global Deim Awards di Amsterdam. Il lavoro di Emiliano Laszlo, con il suo heritage made in Tuscany, ma anche fortemente legato all’estetica nipponica, è riconosciuto come uno dei più interessanti del nuovo Made in Italy. Durante la novantesima edizione di Pitti il designer ha presentato la nuova collezione per la P/E 2017, che vanta la collaborazione con il duo Pattern Nostrum, che porta colore sul design essenziale di Laszlo. Il binomio arte e moda si arrichisce così di un capitolo nuovo, molto stimolante.
Abbiamo incontrato Emiliano Laszlo a Firenze per una chiacchierata sul suo Studiopretzel.

Come è nata la tua collaborazione con Berto e come si è sviluppata?

La collaborazione con Berto Industria Tessile è nata dopo la sfilata durante la Mercedes Benz Fashion Week di Zurigo. Avevo inserito alcuni loro tessuti (che già usavo da un paio di stagioni) in collezione ed è piaciuta, diciamo, la mia interpretazione. Sono così entrato a far parte del progetto #berto4youngtalents e sono diventato ambassador dell’azienda. Nel novembre 2015 abbiamo partecipato insieme, con una collezione ad hoc, ai Global Denim Awards di Amsterdam, vincendo il premio come ‘BEST FABRIC’.

Come è nato invece l’incontro con Pattern Nostrum?
Con Pattern Nostrum ci conoscevamo già da qualche anno, anche per motivi di vicinanza territoriale, Firenze e Prato, ma non eravamo riusciti ancora a trovare un modo per lavorare insieme. Questa stagione, dopo alcuni incontri preliminari per capire le rispettive esigenze, ci siamo riusciti.

Ci racconti l’ultima collezione?
La collezione trae spunto proprio dal rapporto che c’è tra arte e riproduzione della stessa. Il lavoro di Pattern Nostrum è interessante perché parte dalla mano e dal pennello, per poi arrivare ad una digitalizzazione dell’arte. Questa era l’aspetto a cui tenevo di più, cioè mantenere l’aspetto più artistico del processo creativo, facendo in modo che il tessuto sembrasse dipinto direttamente, focalizzando l’attenzione sul grande formato, come se il capo fosse la tela e diventasse un quadro.

Come è cambiata la linea in questi anni?
Studiopretzel in realtà non cambia. Si trasforma, stagione dopo stagione, creando dei ‘sotto-moduli’ che ne mantengono inalterata la coerenza, ma che aggiungono dettagli importanti, maturati grazie a conoscenze acquisite sul campo.

A distanza di qualche stagione dal lancio della linea e poi dalla tua partecipazione a “Who’s on next?” come valuti questo nuovo gruppo di designer che si è affacciato sulla scena? C’è effettivamente un nuovo made in Italy?
Il ‘nuovo gruppo di designer’ ha raggiunto, in questi ultimi anni, un numero esponenziale di cui è difficile tenere di conto. Va tenuto presente che, come in tutti i campi lavorativi, ma soprattutto nell’ambito creativo, si assiste ad un sovrappopolamento che toglie attenzione verso il nuovo: troppi nomi, troppe collezioni, troppi talenti. Ci vorrebbe un’intera fashion week dedicata solo ai nuovi designer italiani.

Progetti a cui stai lavorando?
Per quanto riguarda i prossimi mesi, il lavoro si muove nella direzione di un consolidamento del brand su nuovi mercati come quello giapponese e americano.

www.studiopretzel.com

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Yezael by Angelo Cruciani: l’armata dell’amore del designer è ora Pink Power, e molto di più

Il suo uomo è anticonformista, colorato, con un gran sense of humour, lo si potrebbe definire un dandy 2.0, elegante, ma con un twist, in un epoca dove tutti siamo connessi con un click. Perché per quanto possa apparire eccentrico la figura maschile che veste Yezael by Angelo Cruciani ha cultura e senso civico, sensibilità e stile, sempre attenta alle nuove istanze che provengono dal web, ma pronta a dare valore ai momenti belli della vita lontano dai cellulari, esattamente come il designer, famoso per il suo guardaroba sopra le righe, ma anche per i suoi messaggi universali, che inneggiano alla libertà,all’amore, all’unione, ad una vita in cui non ci sono barriere. Per questo ci piace Cruciani, perché dietro ai colori di un uomo un po’ Pavone, c’è la sostanza di chi sa fare il suo mestiere e vive intensamente l’attuale momento storico, pensando però ad un futuro migliore. Lo abbiamo intervistato dopo la presentazione della nuova collezione durante l’ultima edizione di Pitti a Firenze.

Come ti sei avvicinato alla moda e perché hai deciso di creare un tuo brand?

Ho iniziato casualmente, ma sognandola fin da piccolo, la mia avventura nel mondo del Fashion  System all’età di 15 anni come modello, una ragazza che si chiama Monica del mio piccolo paese di origine, mi aveva segnalato ad un fotografo per un catalogo, da lì agenzia, Milano e poi sono arrivato a studiare all’Istituto Italiano della Moda di Roma, ma dopo pochi mesi già lavoravo per il brand Energie e Miss Sixty. Un inizio veloce alla fine degli anni ’90.

Ci parli di Yezael by Angelo Cruciani? Da quali input creativi ha preso forma, ma, visto il forte legame con il sociale, quali valori supporto e promuove?

Yezael significa Angelo dell’amore: un nome che riassume la mia essenza. Ho sempre sentito che il mio talento principale provenisse dalla comunicazione e che si esprimesse al meglio nelle collezioni di abbigliamento. Quello che creo non lo chiamerei Moda: il mio è un progetto di sensibilizzazione estetica, un abbigliamento che cerca di mostrare alternative agli stereotipi e all’immaginario collettivo. Yezael non è semplicemente una Griffe, credo che sia una missione che abbraccia simboli e limiti per modificare gli orizzonti dell’abbigliamento: un progetto ambizioso, ma in linea con una rivoluzione di settore ben evidente.
Io credo in un Mondo libero dal potere, in equilibrio con le sue contraddizioni: Yezael è la mia possibilità per contribuire a creare un mondo più dolce.

La collezione che hai presentato al Pitti?

Abbiamo presentato due collezioni differenti. Pink Power che è un flash militare, ma dell’armata dell’amore, che vede il camouflage reinterpretato nei toni della dolcezza con la dominante assoluta del Rosa, un omaggio ai fiori sparati dai cannoni del ’68. B-Side Love invece è la vera collezione primavera/estate 2017 irriverente e provocatoria porta all’esterno ciò che gli indumenti usualmente coprono: da qui stampe a Pisellini, donnine nude e baccanali pompeiani e babilonesi. Questa collezione racconta il lato fisico dell’amore: il piacere, il desiderio e una lussuria che cerca di diventare eleganza, il tutto ovviamente condito da molta ironia.

Se ripensi al tuo percorso, quale il momento più esaltante, l’incontro che ti ha segnato?

I momenti più emozionanti  del mio percorso creativo sono stati tantissimi, artisticamente sono legati ai Flashmob che  ho organizzato negli anni: il primo nel 2014 che aveva trasformato Corso Buenos Aires a Milano in un fiume d’amore con 50.000 cuori al cielo non lo scorderò mai, o il trillo squillante di Svegliatitalia (a favore delle Unioni Civili, ndr). L’incontro che ha più segnato la mia vita è stato quello con due grandi poetesse del Novecento: Vittoria Palazzo ed Alda Merini. Loro mi hanno insegnato a non valutare la vita tramite le apparenze, mi hanno spronato ad abbandonare le mie paure e salire sui vascelli della follia: senza coraggio non si arriva alla verità.

In generale chi è Angelo Cruciani lontano dal mondo della moda e quali altri mondi sono capaci di ispirarlo?

Angelo è un ragazzo molto semplice: curioso e interessato a tutto ciò che lo porta a conoscersi meglio. La mia vita privata è ricca di amici e di lezioni con maestri spirituali. Spesso lavorando in un mondo che dedica troppe attenzioni alle apparenze mi perdo tra le mie insicurezze e allora cerco in ogni modo di trovare in me la fonte della mia creatività e del mio essere una persona serena e positiva. Mi ispirano punti di vista diversi dai miei, le contraddizioni umane, l’incoerenza e la follia.

Che cosa è elegante per te?

Forse sono la persona meno indicata a dare definizioni di eleganza esteriore: spesso vengo definito eccessivo, circense ed eccentrico, ma quando mi vesto voglio esprimere gioia, quella felicità che avverto e che sono interessato ad esprimere: forse l’allegria non è eleganza, ma un sorriso veste meglio di qualsiasi sarto.
Trovo ad oggi estremamente elegante: educazione, umiltà, disponibilità e serenità , caratteristiche che trasformano il portamento e gli abiti stessi.

Invece il lusso cosa rappresenta oggi, quanto è importante?

Il lusso è per me sinonimo di abbondanza. L’idea che ha il mondo di una classe privilegiata che consuma beni dall’alto contenuto, creativo, qualitativo ed estetico oggi si sta rivoluzionando. Già da anni i beni di lusso sono diventati immateriali: tempo, serenità, gioia, allegria, spensieratezza, consapevolezza.
Quello che creiamo noi addetti ai lavori di un sistema che richiede grandi portafogli è spesso di ispirazione per ogni ceto, le nostre idee non si fermano al consumatore, ma oltrepassano i confini del cliente creando un mondo più bello per chiunque. I nuovi grattacieli di Milano, ad esempio, rendono più bella la città non solo la vita di chi può viverci.

Progetti per il futuro?

Ovviamente tanti, e ovviamente non solo inerenti alle collezioni di abbigliamento, ma in questo momento la mia principale attenzione è verso Yezael, vorrei che il suo sviluppo commerciale creasse salute ed opportunità per tanti.
Prossimamente un nuovo Flashmob per ridisegnare le relazioni nell’anno 2016 che coinvolgerà 100.000 persone.
Per ora e per scaramanzia tutti gli altri sono segreti, incrocio le dita ventiquattr’ore al giorno perché il mio sogno continui e abbracci tutti quelli che hanno voglia di sognare di più.

www.yezael.com

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Angelo Cruciani @credit Sergi Planas
Angelo Cruciani @credit Sergi Planas

Suggestions

Un’edizione della Fashion Week all’insegna dei giovani. La Camera Nazionale della Moda Italiana promuove alcuni nomi emergenti e li porta in passerella, brand come Sunnei, Moto Guo, Jun Li, Strateas Carlucci, ma si rinnova anche l’appoggio di Giorgio Armani alle nuove leve, questa volta a sfilare nel suo Armani/Teatro è Miaoran, uno dei finalisti delle passate edizioni uomo e donna di “Who’s on next?”. Molta attiva durante le giornate della moda maschile sarà la fiera White, con eventi o aree dedicate a designer italiani e stranieri, con una presenza notevole di brand dal Nord Europa. Fermenti e novità a stemperare le defezioni dal calendario ufficiale, in attesa dei possibili cambiamenti a cui sta andando incontro il fashion world.

Dancing in the street con Soulland
Le giornate dedicate alla moda maschile a Milano iniziano già venerdì 17. Ad aprire le danze un paio di sfilate, ma soprattutto alle 18 l’evento del brand scandinavo Soulland, cui farà seguito un cocktail, una presentazione/performance con musica in strada davanti a INNER, negozio in via Pasquale Paoli 4, di proprietà di Claudio Antonioli e nato proprio di fronte allo storico cult shop milanese. Il marchio scandinavo di proprietà dal 2006 del designer Silas Adler e del CEO Jacob Kampp Berliner, venduto in negozi importanti come Colette a Parigi e nei suoi flagship store, come quello a Copenaghen e a Bangkok, preferisce il capoluogo lombardo a Londra per una sorta di flashmob aperto alla gente e spontaneo.

Miaoran sfila all’Armani/Teatro
Ormai abitudine nella fashion week milanese che un grande della moda italiana come Giorgio Armani ospiti nel suo spazio Armani/Teatro un designer emergente. Questa volta tocca a uno stilista cinese che ha creato, nel 2015, il brand che porta il suo nome. Miaoran è già stato finalista dell’importante contest “Who’s on next?” e ha sfilato lo scorso gennaio ad AltaRoma con la collezione per la f/w 2016-17. “Ringrazio Giorgio Armani per il sostegno e l’opportunità che mi ha dato di sfilare all’Armani/Teatro. È un grandissimo onore per un giovane designer che viene da lontano e che ha scelto Milano per vivere e lavorare”, ha dichiarato Miaoran, che porta sulle passerelle milanesi il suo stile fatto di proporzioni oversize e contrasti di materiali.

White e Revolver Copenaghen uniscono le forze.
Un ponte fra due culture, ma anche la voglia di aiutarsi nel far conoscere le proprie realtà di moda ad un’audience più vasta. Due importanti fiere internazionali, il White e Revolver Copenhagen, uniscono le forze ed iniziano a collaborare già da questa edizione di giugno della fiera milanese e per le prossime tre edizioni. 15 brand scandinavi saranno presenti al White in un’area dedicata, un’occasione per avvicinarsi ad un mondo affascinante, ma poco conosciuto in Italia. Lo stesso succederà dal 10 al 12 agosto per un ugual numero di marchi italiani che saranno presenti in uno spazio speciale di Revolver, fiera che si tiene a Copenaghen, nel Meatpacking district.

Il nuovo dalla Cina al White: Sankuanz
Arriva dalla Cina Sankuanz, marchio creato da Shangguan Zhe, special guest per la sezione Menswear, con una special area arricchita da un’installazione artistica curata dallo stesso designer, dell’edizione di giugno del WHITE, fiera che continua la sua attenzione verso realtà nuove provenienti dal panorama internazionale e una sua precisa ricerca nella moda cinese. Il designer, classe 1984, ha partecipato all’International Woolmark Prize ed è stato finalista del LVMH Prize nel 2015. Vestibilità over contrapposte a tagli sartoriali, estetica genderless, ma dal gusto pop, Shangguan Zhe ama mescolare e nella sua moda convivono il rigore delle uniformi, riferimenti all’arte contemporanea ed elementi sporty vintage.

Un “Underwater Love” per WOW – WHITE ON WEB by Highsnobiety + Luisaviaroma
Highsnobiety torna a collaborare anche per questa edizione con WHITE, per il progetto WOW – WHITE ON WEB by Highsnobiety + Luisaviaroma. Ospiti dell’area WOW in via Tortona 54 – Ex Ansaldo, con una speciale installazione, dieci designer scelti dal team della piattaforma online di riferimento per il mondo streetwear e lifestyle. 3.Paradis, Black Rabbit, Grind London, Nilmance, The Incorporated, ZDDZ, C2H4 L.A, GCDS, Ne.Sense, New Future London, i marchi selezionati, sono chiamati a realizzare una capsule collection ispirata a “Underwater Love”, tema del prossimo Firenze4Ever, evento che due volte l’anno promuove la collaborazione tra brand, blogger e fashion influencer. La capsule, venduta in esclusiva su Luisaviaroma.com, verrà presentata in anteprima proprio nello store di Firenze durante Firenze4Ever.

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ON STAGE!

 

Photography | Francesco Cavicchioli
Stylist | 3
Stylist’s assistants | Enrico Dal Corno, Carlotta Sorrentino
Grooming | Laura Marrazzo
Model | Tommaso Cataldi @YouWayManagement
Thanks Martina Bentivogli

 

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