La storia di Polaroid Eyewear raccontata dalla collezione Heritage

Gli occhiali Polaroid Eyewear che hanno fatto la storia grazie all’invenzione delle lenti polarizzate, sono omaggiati dal progetto Heritage, che comprende diverse capsule collection con lo scopo di raccontare la storia del brand dagli anni ’30 a oggi. Grazie al filtro polarizzante ideato da Edwin Land, è stato possibile proiettare il primo film commerciale in 3D nel 1939, in occasione dell’esposizione internazionale World Fair di New York, ed è stato proprio il marchio Polaroid Eyewear a produrre le prime mascherine che permettevano di vedere l’innovativo genere cinematografico. Proprio da questi modelli trae ispirazione la collezione Heritage, con un ritorno del clip-on, rivisitato in chiave contemporanea, su nuovi modelli acetati dalla forma rettangolare e disponibili in tre colorazioni: bianco, nero e rosso. Nella parte frontale la scritta “Press” indica il punto dove bisognava premere per applicare la mascherina ed è ancora visibile il dettaglio in metallo che serviva a sostenerla. Completano la collezioni i modelli in metallo, che rappresentano un’evoluzione del clip-on, con forma pilot e quadrata e quelli in acetato dallo stile easy to wear, nella versione con montatura rotonda e quadrata. Inoltre tutte le lenti della collezione Heritage sono UltraSight™, per offrire una visione perfetta: eliminano il riflesso, aumentano il contrasto, riducono l’affaticamento della vista e proteggono al 100% dai raggi UV. Cinque sono i modelli iconici dal gusto artigianale che celebrano e ripercorrono ottanta anni di storia rivoluzionaria, come lo sguardo dell’inventore del brand, le cui scoperte ancora oggi sono centrali nelle moderne tecnologie della polarizzazione, dalle lenti fotografiche agli schermi.

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VICKY LAWTON: THE VISUAL FANATIC

Vincitrice lo scorso anno del Creative Circle Award, per la Best New Female Commercials Director, Vicky Lawton è regista, fotografa, lavora al fianco di Rankin in qualità di Creative Director, ha diretto numerosi fashion film per rinomati marchi internazionali, tra cui Elie Saab e Chanel, e ha realizzato video musicali per artisti influenti, come Dua Lipa. Ecco qualche curiosità su questa talentuosa e camaleontica artista.

Ti definisci una “fanatica di elementi visivi”. Quando hai capito che le arti visive sarebbero diventate la tua professione?
Da quando ho iniziato a comprare Vogue a circa 14 anni e strappavo le pagine per utilizzarle come carta da parati. Poi mi sono interessata sia di moda che di fotografia, scattando dei servizi fotografici nella mia stanza e in giardino con i miei amici!

Come hai conosciuto Rankin?
Ho fatto uno stage da Rankin durante il mio secondo anno alla Kingston University, dove studiavo Graphic Design e fotografia. Ho fatto un tirocinio di tre settimane, siamo rimasti in contatto e mi hanno chiesto di tornare una volta completati gli studi.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
Mi piacciono da morire Irving Penn, Richard Avedon, Meisel, ma ammiro anche fotografi come Cass Bird ed Ellen Von Unworth, che hanno stili e approcci unici. Cerco attraverso blog, libri, visito più gallerie d’arte possibili, ma la mia più grande ispirazione è il cinema.

Come fotografa di moda, qual è il tuo rapporto con il fashion nella vita quotidiana?
La moda per me è un modo perfetto per riflettere il mio mood. È anche un’opportunità di sperimentare, sono una grande fan degli abiti vintage e mi piace visitare Los Angeles per trovare qualche pezzo unico e irripetibile.

Non ci sono così tante fotografe e registe famose. Credi che sia un ambito prevalentemente maschile?
Non più!

Quali profili social trovi particolarmente interessanti e perché?
Mi piace particolarmente @celestebarber, perché la moda può essere davvero divertente.

Qual è il tuo social media preferito?
È senz’altro Instagram. Rappresenta un’opportunità di vedere nuovi lavori, nuove idee e di mettere orecchie da coniglio sui miei selfie. Come si fa a non amarlo?

The Full Service is a one-stop creative entity that combines the strategic thinking of an advertising agency with the pragmatic problem solving of a production house.

thefullservice.co.uk
thegraft.uk
tonicreps.co.uk
rankin.co.uk

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A VERONA L’INNOVAZIONE NELL’EYEWEAR DI FIELMANN

Verona non è più – e soltanto – la città degli innamorati, con il balcone di Giulietta e Romeo. Da oggi è anche quella con la vista più acuta e di design, grazie all’opening del primo flagship store italiano di Fielmann. Sviluppato su tre livelli e con più di 4mila montature al suo interno, lo store di via Mazzini 64 è l’ultimo (solo in ordine di tempo) step che il brand di Amburgo, specializzato nell’eyewear retail, sta compiendo in Italia, dopo le 10 aperture nel nord Italia, fra cui Vicenza, Trento, Varese, Piacenza, Brescia e Bergamo. La parola che meglio descrive Fielmann è innovazione, ottenuta unendo efficienza e tecnologia tedesche al design italiano. Il fondatore, Günther Fielmann è stato un precursore nel settore dell’ottica, grazie all’introduzione di servizi inediti per il consumatore, di cui un esempio è stato l’accordo avveniristico con la cassa mutua tedesca, per rendere mutuabili 90 modelli di tendenza contro i soli otto esistenti fino a quel momento, eliminando così la discriminazione sociale nei confronti di coloro che non potevano permettersi un paio di occhiali. Ancora oggi, una vasta gamma di vantaggi rende unica l’esperienza nei centri dell’azienda tedesca, come spiega Ivo Andreatta, Country Manager di Fielmann Italia: «Desideriamo che Fielmann sia un punto di riferimento per il cliente italiano e che le nostre filiali siano luoghi in cui affidarsi a ottici e consulenti specializzati, capaci di trovare la soluzione migliore. È ciò su cui siamo focalizzati da ormai due anni e continuerà a essere la nostra priorità. Il cliente può provare migliaia di montature in totale libertà e avere la certezza di pagarle al miglior prezzo sul mercato e usufruire dell’esame gratuito della vista senza necessità di prenotazione». MANINTOWN ha incontrato Marco Collavo, managing e creative director di ROKKU Designstudio, società controllata al 100% da Fielmann AG, che progetta per Fielmann e altri fashion brand, per carpire i segreti di un design così progressista. 

In un momento in cui gli occhiali si fanno sempre più grandi e imperversa la logo mania, perché Fielmann Made in Italy decide di invertire questa tendenza?
L’idea di mettere il logo solo all’interno della montatura risponde alla volontà di non legare l’occhiale al nome, e di prediligere il design, la qualità e, soprattutto, il servizio per il cliente. Il complesso totale, della montatura e della lente, segue il comfort e la qualità piuttosto che la riconoscibilità del brand.

L’obiettivo è quello di far riconoscere Fielmann anche senza l’evidenza del logo?
Sì, questo è uno degli scopi della collezione Made in Italy per esempio. Riuscire a creare una linea con la sua identità, più collegata agli shape, ai colori, allo spessore delle lavorazioni, perché riteniamo che il logo sia molto seasonal e molto forte nelle fashion house, in cui il brand è riconoscibile, anche in riferimento ad altri prodotti e accessori. Fielmann è specializzato esclusivamente nel mondo dell’ottica, e sta a noi costruire l’idea del marchio, soprattutto per quanto riguarda lo stile del prodotto e le sue caratteristiche tecniche, in particolare la lente, che è un elemento fondamentale e che va a completare l’offerta. Deve essere un qualcosa di timeless, che dia effettivamente un valore aggiunto al cliente.

Da dove trai ispirazione in merito al design e ai colori?
La tendenza è quella di rivisitare il passato. Adoro andare nei mercatini e ho una grandissima collezione di occhiali vintage, che parte dagli anni ’50 e ’60. Grazie ai designer che fanno parte del mio team, cerchiamo di riproporre qualcosa di già assaporato, rivisitandolo in chiave moderna. A questo si collegano le combinazioni di colori, che non caratterizzano il singolo pezzo, ma creano un’armonia all’interno di tutta la collezione. Proponiamo cromie che il mercato richiede e soprattutto che sono apprezzate nei diversi Paesi in cui siamo presenti. Giochiamo con gli spessori, le tecnologie, tecnicismi e costruzioni più moderni, con colori di tendenza che danno vita a un prodotto nuovo e fresco. Le collezioni presentano tonalità classiche abbinate ad altre più particolari, striate, fluorescenti, o colori pastello piuttosto carichi, che, nei paesi solari che amano i look più aggressivi, danno la possibilità di sentirsi più freschi, giovani, originali.

Cosa rende unico Fielmann?
La capacità di proporre un prodotto che si basa su una grande ricerca, come avviene nelle maggiori case di moda, attraverso ricerche di mercato e produttive, indagini di colori e di ispirazioni. Tutto questo si integra con uno studio di design. Ogni occhiale è disegnato, anche la parte interna del metallo, e ogni colore è ricercato, con delle tinte dedicate sulla linea Made in Italy. Il valore aggiunto è l’unicità dell’occhiale Fielmann, creato appositamente per il brand, e ogni collezione ha in sé un filo conduttore, che può essere, ad esempio, la particolare lavorazione. Qualità e design sono offerti, inoltre, a un prezzo molto competitivo, perché tagliamo la filiera della distribuzione.

Cosa c’è di italiano e cosa di tedesco nella collezione Fielmann Made in Italy?
Di italiano c’è sicuramente il design, la ricerca, la creatività e l’estro. Per la linea Made in Italy la produzione è 100% italiana, creata in Italia con materiali e know-how italiani. Da italiano, è per me motivo di grande orgoglio. Tutto questo è abbinato alla precisione tedesca, che riguarda il controllo della vista, tutte le garanzie comprese nel prodotto e la qualità delle lenti. Ritengo che questo sia un buon connubio per offrire al cliente un ottimo servizio, che lo possa rendere soddisfatto.

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PANTALONI SLIM-FIT vs BAGGY

Non è solamente una questione di comodità, la scelta tra pantalone baggy e slim-fit (o skinny se è di denim che parliamo) oltrepassa i confini di uffici, palestre e ambienti più formali, pronti a declinarsi in base alle occasioni. Esistono tantissime forme e tagli tra cui destreggiarsi, e trovare il modello più adatto alla propria fisicità può sembrare un’impresa. Scopriamoli insieme.

PANTALONI SLIM-FIT
Quando si tratta di scegliere il modello di pantaloni da indossare, molti uomini hanno le proprie idee consolidate, che potrebbero non essere quelle più adatte alla loro struttura fisica. Spesso si opta, erroneamente, per un modello regolare, magari di una taglia superiore, per avere la giusta larghezza lungo le gambe, con il risultato che, a livello del punto vita, la vestibilità non è ottimale, ma risulta troppo generosa. Negli ultimi anni sono tornati in voga i pantaloni, jeans e chino, con vestibilità slim attorno alla gamba che si fermano appena prima di toccare stivali e sneaker. Lo stesso vale per i pantaloni del completo, che richiedono una giacca altrettanto slim, con cravatta e bavero sottili, in virtù dell’armonia delle proporzioni. Quali sono le linee guida da seguire nella scelta? In linea generale, i jeans a quattro bottoni dovrebbero poggiare sull’anca, e non più in vita, così da essere idonei anche per gli uomini con un ventre pronunciato, grazie alle giuste proporzioni che si vengono a creare tra busto e bacino. Diverso il discorso per i pantaloni chino e del completo, che dovrebbero essere posizionati appena sopra le anche, cosa che permette di infilare dentro la camicia senza preoccuparsi che esca fuori, magari nel bel mezzo di un appuntamento di lavoro. I jeans slim-fit, inoltre, sono i più indicati a essere accostati a un abbigliamento più classico, da sfoggiare in occasioni semi-formali dove un mix tra abbigliamento casual ed elegante si rivela senz’altro la scelta migliore.
Questo tipo di pantaloni calza perfettamente ai fisici più asciutti, per i quali i pantaloni larghi o baggy creerebbero un look sbilanciato in termini di proporzioni con il resto del corpo. Detto questo, è necessario trovare il giusto tipo di skinny: modelli troppo attillati faranno sembrare le gambe ancora più sottili ed evidenziati rispetto al resto. Meglio optare per soluzioni leggermente più rilassate o create su misura per un capo passe-partout. Invece, se si possiedono quadricipiti più massicci, come nel caso degli sportivi, probabilmente il modello slim-fit non è il più indicato. In alternativa sarebbe meglio indossare modelli più dritti o affusolati.

PANTALONI BAGGY
Se i jeans skinny sono spesso considerati da “hipster”, i jeans baggy si ricollegano immediatamente alla scena musicale rap.
Il modello baggy fa parte della categoria dei pantaloni con la vita bassa, la cui cintura è posizionata a 5-6 cm sotto il giro vita. Si caratterizzano per un taglio dritto e oversize dall’altezza dei fianchi fino alla base. Si ispirano all’abbigliamento da lavoro, comodo per necessità, grazie alla forma non costrittiva e alle numerose tasche, ma è stata la cultura dell’hip-hop, a metà degli anni ’90, a renderli protagonisti. Nel 1995 il duo musicale Mobb Deep li ha scelti per la copertina dell’album The Infamous, indossati con un paio di Timberland gialle, un abbinamento molto diffuso nel mondo rap. Questa cultura è stata poi legittimata da brand streetwear come Stüssy, Supreme e A Bathing Ape, che hanno portato alla proliferazione di capi dall’animo urbano.
Negli anni 2000 si è completamente affermata l’era dei pantaloni dal taglio largo, abbassati a tal punto da rivelare l’intimo, molto spesso boxer, e stretti da una cintura, lasciata volutamente allentata. È il cosiddetto “sagging”, proprio anche dello stile skater e rave. Spesso i jeans baggy erano portati con una t-shirt oversize e, quasi sempre, con le Air Force 1 bianche, una sorta di uniforme riconoscibile. Negli stessi anni un giovanissimo Eminem si faceva fotografare a Detroit da Jonathan Mannion con indosso solo tute dal taglio baggy, e non solo lui, ma tutto il movimento hip hop inneggiava all’abbigliamento comodo, perfetto per ballare e protestare contro la società americana che ghettizzava la comunità afro. Successivamente il taglio del baggy sale in passerella, ma, prima di farlo, cambia tessuto, abbandona il jersey felpato per vestirsi delle lane più morbide e calde. Certamente non più adatti a improvvisare una breakdance per le strade del Bronx, ma perfetti per essere eleganti tutto il giorno. Da indossare con una camicia, magari dello stesso colore, o da accostare a maglioni e felpe con dettagli e lavorazioni tutt’altro che casuali. Il baggy è l’arma del nuovo uomo metropolitano un po’ shabby chic e un po’ dandy che non ha bisogno di giacca e cravatta per dichiarare il suo status, ma riesce ad essere elegante anche indossando linee morbide ed avvolgenti.

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Camicia Classica VS Camicia a Fantasia

Ricordate la serie Tv Smalville? Siete più tipi da camicia classica, a tinta unita ed elegante come il ricchissimo e oscuro Lex Luthor, o preferite la camicia a quadri in flanella del bello e leale Clark Kent?

La Fantasia al potere

Sicuramente più casual è la camicia a quadri, reinterpretata con diversi tessuti: cotone, lino, denim e morbida flanella, ce n’è davvero per tutti i gusti. Non solo quadri, la fantasia non deve avere limiti o restrizioni. Colori, sfumature e applicazioni sono le benvenute. Dal floreale alla micro fantasia, l’uomo è sempre alla ricerca di un pattern che lo distingua rispetto alla tradizionale combinazione tra camicia monocromatica e giacca. Per occasioni più formali, o per una riunione di lavoro, è meglio preferire un motivo sobrio, magari un micro quadretto tono su tono o, ancora meglio, una riga sottile. Le righe sono la prima fantasia a essere stata introdotta, e già nell’ottocento erano indossate in particolare dai business men. I modelli più formali di camicia a righe presentano un fondo bianco, con righe sottili, di colore medio o scuro, e ravvicinate. A proposito di giacche, meglio non esagerare: con una camicia a fantasia restate prudenti, optando, piuttosto, per un capo basic che la lasci risaltare. Molto di tendenza è mixare la camicia a capi sportivi in tessuto tecnico e sneaker, come consiglia Alfredo Fabrizio di Shirtstudio: “Oltre agli abbinamenti più consueti, è interessante attingere dal mondo street, un mix & match in cui la camicia si abbina a pantaloni dal taglio sportivo, sneaker e cappelli baseball per un uso daywear. Anche la camicia più ricercata per tagli e costruzioni, che trova il suo più classico abbinamento con completi sartoriali, può essere sdrammatizzata e trovare nuovo appeal con bomber, pantaloni chino e scarpe sportive.”

Classico ma esuberante

Per l’uomo che sente l’esigenza di rimanere sullo stile classico, ma che non vuole rinunciare a essere casual, si può azzardare un gioco di sovrapposizioni e, perché no, di dettagli atipici. Le camicie a tinta unita con le borchie, per esempio, conferiscono un tocco rock ed eccentrico al look, l’importante è che almeno il colletto sia semplice e senza rifiniture particolari. Un’altra proposta potrebbe essere quella con maxi taschini e inserti, anche di tessuti differenti, di ispirazione militare, come suggerisce Alfredo Fabrizio: “La camicia è assolutamente un musthave, un evergreen con una forte potenzialità per essere rinnovata, offre ai designer un’infinita possibilità per trovare forme e costruzioni non consuete, per poi essere appetibile anche a una clientela per nulla scontata come quella dei millennials. Reinterpretata in chiave contemporanea può essere realmente un capo cool e trovare spazio anche nel guardaroba dei giovani che non rinunciano alle sneaker e che affrontano la vita con uno spirito sporty”. Molto chic il black su black, soprattutto se la camicia eccede in lunghezza. Che dire, poi, della camicia di jeans? Se non si vuole sbagliare, il look classico prevede una semplice t-shirt bianca e la camicia portata un po’ sbottonata, da abbinare a dei jeans, per un total look denim, o a pantaloni cargo o sportivi. Per chi vuole osare, la camicia di jeans può essere portata con un blazer e addirittura con una cravatta, ad esempio per andare in ufficio.

L’eleganza del classicismo

Un tempo la camicia bianca immacolata rappresentava l’unica alternativa per un gentleman, una sorta di riconoscimento di coloro che svolgevano un lavoro per cui non ci si doveva sporcare. La versione azzurra, invece, è notoriamente quella che dona maggiormente a tutti i tipi di carnagione, dalle più chiare alle più olivastre. La camicia in tinta unita rimane la soluzione più semplice, e quindi la più adatta in occasioni formali, a meno che non si tratti di colori particolarmente sgargianti. Non per questo è l’opzione più scontata. Si può spaziare, infatti, tra moltissimi tipi di tessuto, che, a seconda della lavorazione e della tessitura, possono cambiare la loro occasione d’uso. Il tessuto Oxford, dall’aspetto punteggiato, è indicato soprattutto per camicie con collo bottom down e taschino, il Pin point, più pregiato del precedente, è tipicamente impiegato per camicie eleganti, mentre il twill, che produce un effetto cangiante, è utilizzato per occasioni semi-formali. Il popeline è uno dei più comuni, soprattutto nelle collezioni primaverili o estive, invece la sua variante, fil à fil, è adatta in ogni stagione e i colori risultano piuttosto brillanti. Il lino, come è noto, è un tessuto molto pregiato che, grazie alle sue proprietà termoregolatrici, si indossa soprattutto nelle stagioni calde. Come il lino, anche lo zephir è leggero e traspirante, al contrario della flanella, realizzata con cotone e lana.

E il colletto?

Ricordatevi la legge che vige per ogni camicia vestita sotto la giacca o pullover: il colletto, qualunque esso sia, va sempre sotto. Non importa se siete studenti o lavoratori, la legge della camicia è universale e non ammette intransigenze.

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CROSSFIT MANIA

Si riconferma trend per il 2018 il CrossFit, la disciplina creata da Greg Glassman negli Stati Uniti nel 2000, che mira a rafforzare la forza e la prestanza fisica generale dell’individuo attraverso esercizi ad alta intensità, calibrati alle capacità psico-fisiche di ognuno, eseguiti in brevi intervalli di tempo. Si tratta di un allenamento vario, che attinge a diverse discipline, tutte con differenti funzioni e caratteristiche, per raggiungere una preparazione fisica generale. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Bosio, Head Coach di CrossFit Cremona che in esclusiva per Manintown darà nelle prossime settimane ulteriori suggerimenti su come affrontare questa disciplina.

Che cos’è il CrossFit?
Il CrossFit è un programma di forza e condizionamento, che ha come scopo il miglioramento delle capacità psicofisiche dell’individuo, espresse nelle dieci componenti del fitness riconosciute: resistenza cardiovascolare e respiratoria, stamina (resistenza muscolare specifica), forza, flessibilità, potenza, velocità, coordinazione, agilità, equilibrio e precisione. Ciò, quindi, su cui si basa il nostro sport è la preparazione fisica generale. Nel CrossFit non si è specializzati solo su un elemento o su un dominio ma si è pronti ad affrontare prove multiple e costantemente variate. Tutto ciò si traduce nello sviluppo delle nostre capacità motorie tramite i tre grandi insiemi: ginnastica (elementi a corpo libero, sbarra e anelli, ecc.), sollevamento (olimpico, powerlifting, kettlebell lifting, strongman) e monostrutturale (corsa, vogatore, nuoto, bike, skierg).

Cosa significa esattamente? A cosa sono funzionali i movimenti?
Molto semplice, alla vita quotidiana! Imparare a sollevare un oggetto da terra in maniera sicura ed efficiente, trasportare un oggetto da un punto A a un punto B, imparare ad accovacciarsi e rialzarsi senza distruggerci un ginocchio è fondamentale, sia per un uomo d’affari che passa molto tempo in ufficio sia per un campione olimpico che fa della performance il suo pane quotidiano.

E la relativa alta intensità? Cosa significa?
Il CrossFit fa dell’alta intensità (relativa) una parte fondamentale della propria programmazione in quanto, insieme ad i movimenti funzionali, ci porta a un’ottimizzazione della risposta neuro endocrina. Con il termine alta intensità intendiamo la capacità di muovere tanto peso, per una distanza sempre maggiore e nel minor tempo possibile. Ovviamente, come anticipato, essa sarà relativa alle capacità psicofisiche di ognuno al momento dell’allenamento. All’interno del box, quindi, troverete un WOD (così chiamiamo l’allenamento del giorno, Workout Of the Day) che sarà frutto della programmazione studiata e ristudiata dai coach. La programmazione CrossFit è costantemente variata, vero, ma ciò non significa casuale. Ogni programmazione deve rispondere ai criteri scientifici di osservabilità, misurabilità e ripetibilità ovvero ogni singolo risultato deve poter essere registrato, misurato e ripetuto (o meglio migliorato) ed ogni classe deve essere condotta secondo i principi di sicurezza, efficienza ed efficacia dei movimenti.

Come è possibile misurare il miglioramento di un soggetto?
Molto semplice: tramite i cosiddetti allenamenti Bennchmarks, ovvero dei test sempre uguali che, periodicamente, vengono proposti nella programmazione stessa.

Il CrossFit è per tutti?
La mia risposta è sempre affermativa, dal momento che ogni classe è governata dal principio di scalabilità degli esercizi, ovvero la capacità di poter ridurre o modificare il grado di difficoltà di un determinato esercizio proprio per renderlo accessibile a chiunque. Questo è il motivo per cui, nella stessa classe, i coach riusciranno a guidare sia i principianti che i ragazzi più esperti verso il raggiungimento del risultato.

Come è nata la tua passione per il CrossFit?
L’amore per il CrossFit nasce più di 6 anni fa, ancora ero un semplice personal trainer in una globo gym, studente di Scienze Motorie. Il bisogno di una sfida con me stesso, di qualcosa che mi mettesse alla prova, in cui io potessi dare tutto me stesso, mi portarono a conoscere il CrossFit (allora non diffuso come oggi). Il box (chiamiamo così le nostre palestre) più vicino era a Parma ed ogni giorno, insieme ad un amico, prendevamo l’auto da Cremona ed andavamo ad allenarci. Dopo circa un anno e mezzo di allenamenti decisi di sostenere l’esame da CrossFit Level 1 Trainer per insegnare agli altri il nostro sport. Nell’ottobre 2014 ho iniziato a lavorare come coach per CrossFit Piacenza. Col passare degli anni ho ottenuto anche il CrossFit Level 2 e il CrossFit Kettlebell Trainer Certificate e ora sono qui, a CrossFit Cremona. La cosa più bella che potessimo realizzare (grazie al collega ed amico Gianluca Guzzon, owner del box) è stata proprio quella di portare lo sport del fitness nella città dove siamo cresciuti.

Hai altri progetti oltre al CrossFit?
Lavoro insieme alla mia compagna, farmacista, a un progetto chiamato Fuel Academy BM, volto all’ incremento delle performance di un atleta piuttosto che al miglioramento della salute di un utente, grazie alla combinazione di una corretta nutrizione/integrazione ed una precisa programmazione sportiva.

Photos by Gloria Perdomini
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4 FITNESS TREND PER IL 2018

In cima alla lista dei buoni propositi per l’estate prossima c’è sempre lei: l’attività fisica. Se ancora non avete rinnovato l’abbonamento in palestra, ecco quattro nuovi trend per il 2018, in fatto di allenamento da cui lasciarvi ispirare e tentare.

GET! Gymball Evo Training

Un unico attrezzo richiesto: la gymball “Original Pezzi”® Gymnastikball MAXAFE®. È il GET! Gymball Evo Training, un allenamento funzionale, ideato da Davide Zanichelli, che sfrutta il sovraccarico naturale e che necessita solo di questo attrezzo colorato e divertente. Un’attività da fare in gruppo o da soli, ma rigorosamente a tempo di musica. Tre sono le tipologie tra cui scegliere, o, perché no?, da alternare per un training completo: G.A.G. (Gambe, Addominali e Glutei), Cardio e BODY. Il primo tipo si concentra negli arti inferiori e i glutei, il secondo richiede un lavoro più specificatamente cardiovascolare e, infine, il terzo consiste in un allenamento total body in cui sono interessati braccia, spalle, petto e dorso. I benefici sono un aumento dell’equilibrio, della coordinazione e dell’agilità, oltre a una buona dose di buonumore.

RUNNING

Un paio di scarpe buone è l’equipaggiamento sufficiente a praticare la corsa, che raccoglie sempre più appassionati, in tutte le sue forme, dalla camminata veloce al nordic walking, fino alle maratone. I neofiti potrebbero iniziare in palestra, correndo sul treadmill, che permette un controllo costante della frequenza cardiaca, migliorando, di conseguenza, la resistenza aerobica senza rischiare picchi di frequenza cardiaca. Dopo aver preso confidenza, si può passare all’allenamento all’aria aperta, che implica un maggiore dispendio di ossigeno e quindi una maggiore efficacia in termini di attivazione muscolare e sforzo fisico. Se si vuole allenare tutto il corpo, si può optare per il nordic walking, una camminata che necessita di due appositi bastoni su cui esercitare una certa forza a ogni passo. Si vanno a sforzare i muscoli della parte superiore del corpo, andando a lavorare anche sulla mobilitazione articolare di polso, gomito e spalla. Inoltre, rispetto a una semplice camminata, si registra un incremento del 46% sul consumo di calorie!

PILATES

Accanto ad attività principalmente cardio, troviamo il Pilates, una disciplina che aiuta ad assumere e a mantenere una postura corretta e a conferire maggiore agilità e fluidità nei movimenti quotidiani. Alla base si lavora sulla consapevolezza profonda del proprio corpo e della propria mente che, insieme, agiscono per eliminare rigidità, tensioni e problemi alla schiena: il Pilates, infatti, è un’attività utilizzata anche in campo riabilitativo. La respirazione è fondamentale, e deve essere coordinata ai movimenti, cosa che implica un grande controllo, precisione e concentrazione nell’esecuzione corretta delle sequenze di esercizi. Il Pilates può essere praticato a corpo libero, con l’uso di piccoli attrezzi, o con macchine come il Reformer, la Cadillac e la Chair, che sfruttano l’azione di alcune molle per andare a lavorare su muscoli profondi che normalmente non sono sollecitati in assenza di gravità. Il Matwork, invece, prevede semplicemente l’uso di un tappetino ed è più faticoso rispetto alle macchine, in quanto si va contro la forza di gravità.

YOGA

Lo yoga è una delle discipline orientali più antiche, che comprende molteplici espressioni e correnti diverse. Un esempio è l’Ashtanga Vinyasa yoga, caratterizzato da uno schema ben definito di sequenze asana, talvolta complesse e impegnative dal punto di vista fisico. Negli ultimi anni si sono sviluppate anche delle forme ibride più “estreme”, come il surfing yoga, ancor meglio se praticato nelle meravigliose spiagge del Portogallo, del Marocco o del Sud America. Per tutte le coppie più audaci di amici o innamorate esistono l’acroyoga e lo yoga volante, che consistono in sequenze da fare in due, sfruttando al massimo il peso corporeo, allenando l’equilibrio, la forza, la coordinazione e, non per ultimo, il senso di fiducia. Un esempio di yoga più cardio e combattivo è il boxing yoga, che unisce le asana, le posizioni classiche dello yoga, con elementi della boxe. Infine, se amate andare in discoteca, il clubbing yoga potrebbe fare al caso vostro. Musica elettronica, hip-hop o pop ad alto volume fa da colonna sonora per lezioni divertenti e anticonvenzionali, che favoriscono l’interazione con gli altri componenti del gruppo, siano essi principianti o esperti.

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SIMONE BELLI INSEGNA LA BELLEZZA

Dietro ai volti perfetti e luminosi del mondo del cinema e della tv ci sono il talento e le sapienti mani di Simone Belli, il make-up artist delle star di fama internazionale. Originario di Valmontone, nella provincia romana, Simone dal 2007 è il National Make-up designer di L’Oréal Paris e dal 2010, con il suo team di esperti viaggia incessantemente tra set, festival, eventi e i backstage delle sfilate. Non solo insegnante in accademia, ma anche tutor di bellezza nel programma pomeridiano Detto Fatto, in onda su Rai2. MANINTOWN ha cercato di raccogliere i suoi preziosi suggerimenti e rituali per una beauty routine maschile impeccabile.

Durante il percorso formativo hai studiato arte. Applichi questi studi alla tua professione?
Ho sempre disegnato, da quando avevo sei anni. L’arte l’ho conosciuta da giovane, attraverso l’enciclopedia “I Quindici” e ricordo uno di questi volumi incentrato sulle discipline pittoriche. A otto-nove anni mi sono avvicinato a quel mondo, che poi ho ritrovato nella mia professione. Quando una persona – che s’intende di arte – guardando il modo in cui muovo i pennelli o come mixo i colori mi chiede per prima cosa se dipingo, senza sapere chi sono o conoscere il mio background precedente, per me è la più grande soddisfazione. Persino l’artista internazionale Piero Casentini definì il mio lavoro: pittura. Per l’eleganza e l’armonia del trucco che avevo realizzato su sua sorella. con un contrasto cromatico tra il rosso vinaccia e il verde acido, che può spaventare. Io sostengo da sempre che tutto ciò che ha a che fare con il colore, con l’arte, con la sensibilità, con l’emotività è qualcosa di innato. Un dono che nessuno può regalarti. Non si può diventare ciò che non si è. Nella mia accademia, (Simone Belli Makeup Academy, a Roma) puntiamo moltissimo sulla sensibilizzazione artistica dello studente, anche attraverso mostre, fashion film, musica ecc. Quanto funzioni è difficile da verificare, perché purtroppo il 70% delle persone che si avvicinano a questo mondo aspira solamente a guadagni immediati. A me dispiace, perché è sbagliata la concezione culturale rispetto a questo mondo, non si tratta solo di applicare un ombretto o contornare le labbra con una matita e colorarle, è un’arte, come la danza o il canto, per cui si deve essere portati naturalmente. Un’altra cosa che mi è servita molto è stata l’università, non tanto a livello culturale, ma come lezione di vita, di insegnamento del sacrificio e del metodo, che riconosco anche negli altri.

Esiste un canone di bellezza senza tempo?
La bellezza è senza tempo. Sono le mode a cambiarne la percezione. Prima esistevano le famose “icone” da imitare. Oggi si è più orientati verso la ricerca di sé stessi. L’errore più grande che si può commettere è di voler rapportare sempre tutto ai canoni del classicismo, e quindi alle armonie perfette, che non si adattano a tutti. L’uomo, oggi, tende a essere la copia della donna. Quando l’uomo approccia la bellezza, spesso lo fa in modo ossessivo: le sopracciglia molto delineate, la barba eccessivamente disegnata, il capello super laccato. Tutto questo porta alla perdita della mascolinità e quindi di quello che è il carisma, la sensualità, il sex appeal. Questo non significa che non bisogna curarsi, ma che non si deve cadere negli eccessi. La bellezza senza tempo è quella che non punta esclusivamente sull’artefatto, ma sulla valorizzazione di una parte forte di se stessi, che può essere anche un difetto. Spesso ci si rapporta alle copertine dei giornali, dove tutto è molto costruito, le stesse persone che noi vediamo su una copertina, nella vita di tutti i giorni non sono così. C’è confusione tra la vita reale e la vita patinata.

Descrivi la tua beauty routine quotidiana
Specialmente per l’uomo, posso dire che oggi siamo molto aiutati nel camuffare piccoli difetti all’80 percento, a volte anche al 100 percento. L’uomo è diventato molto più attento, e ormai esistono molti prodotti specifici per lui. Personalmente, sono molto accurato nella cura del viso, mentre trascuro di più il corpo. Per il viso cambio spesso routine, ma, di base, ciò che va sempre fatto è una buona detersione. In questo periodo, alterno due trattamenti, uno per la mattina e uno per la sera. La mattina utilizzo il Clarisonic, un detergente che regola l’eccesso di sebo, che preferisco agli altri per la sua praticità; un siero di Kiehl’s alternato alla Crème De La Mer o un fluido vitaminico leggero e un contorno occhi al retinolo. Senza una buona pulizia, che va a eliminare gli strati più superficiali della pelle, è inutile applicare le creme, anche le più costose, perché non possono agire in profondità. La sera, invece, preferisco utilizzare prodotti più corposi. Quelli per me fondamentali sono di una linea, Gernétic, che si trova solo nei centri specializzati, e sono due creme: una si chiama Synchro, dalla consistenza molto corposa e grassa, da utilizzare insieme a Immuno, perché insieme si attivano e aumentano le capacità curative, oltre che la densità. Questi due prodotti ad azione combinata leniscono e nascono per rigenerare totalmente la pelle, infatti sono indicate anche contro le ustioni. Io le applico la sera, a volte anche come impacco, lasciandole agire tutta la notte. Mentre posso alternare gli altri prodotti, questi due fanno parte del mio rituale da dieci anni. Una volta al mese, per una settimana, faccio un cocktail di sieri alla vitamina più potenti di SkinCeuticals e un trattamento laser che agisce sulla luminosità della pelle, sui pori, sulle piccole rughe, sulla stimolazione dei fibroplasti, ma senza trasformare il viso come farebbe un botulino. A casa ho il fai-da-te, da portare anche in viaggio, e che faccio prima di un evento importante: il peeling all’acido mandelico, con una formula leggera. Lo consiglio a tutti gli uomini, ma anche a tutte le donne, che hanno la pelle spenta, anche dopo l’abbronzatura. Poi ho un rituale per quando sono in viaggio: nella mia pochette ho sempre un’acqua spray di Kiehl’s al cactus, Cactus Flower, e un balm sulle labbra. Infine, intervengo con tantissimi integratori, seguito da una naturopata.

Un prodotto irrinunciabile per l’uomo
L’acido mandelico, perché da solo stimola la produzione di collagene, elimina la percezione dei pori dilatati, attenua il grigiore, assottiglia le rughe e conferisce alla pelle una luminosità pazzesca.

Gli step fondamentali per apparire al meglio, anche con poco tempo?
Personalmente applico ogni giorno una mousse primer, che ho realizzato io stesso in laboratorio, che è un perfezionatore leggermente colorato dall’effetto naturale, dopo una sorta di pennarello, che utilizzo per le sopracciglia in modo assolutamente naturale e impercettibile, andando a intensificare il contrasto delle sopracciglia e delle ciglia, poi metto il mio Blistex sulle labbra ed esco.

Ci sono dei nuovi prodotti innovativi da provare assolutamente?
Tra i prodotti che preferisco ci sono i sieri della Kiehl’s. che ha una gamma di prodotti eccellenti per l’uomo, tra cui quelli dedicati alla cura della barba, ora molto di tendenza. Per l’uomo che vuole spendere un po’ meno, c’è la linea Men Expert di L’Oréal Paris, che propone alternative davvero interessanti. Le ricerche marketing hanno evidenziato che l’uomo preferisce dei prodotti facili da stendere e performanti, però di base, per me, non esiste una differenziazione tra uomo e donna nel concetto di crema, bisogna scegliere quella giusta, a seconda del tipo di pelle.

Un segreto di bellezza rubato dai backstage?
Sembra una follia, ma spesso viene utilizzata per fare impacchi sul viso una crema per le parti intime, che funziona secondo il principio della forte idratazione: tutti quei prodotti sono molto idratanti, quindi sul viso intervengono in profondità sulle rughe. Un’altra cosa, che secondo me non funziona, è la preparazione H sotto gli occhi. Noi utilizziamo delle fiale di argilla rosa della Ageless, con un principio attivo che tende a fare da tensore, che istantaneamente eliminano borse, occhiaie e rughe. Io le faccio applicare bagnando il viso con l’acqua e poi picchiettando questa fiala. Bisogna imparare a gestirla, perché essendo un’argilla, si rischia che diventi bianca. Si utilizza molto anche la crema contro la sudorazione dei piedi sul viso, in occasioni particolari, come le sfilate, proprio per non far sudare il viso dei modelli. Questi sono segreti last-minute per alcuni momenti, non sono cose da fare tutti i giorni. Un’altra cosa che si può utilizzare è la pasta lenitiva Fissan per bambini, che è pazzesca per fare un impacco dopo un’esposizione al sole, o per la pelle irritata.

Se dovessi creare una tua linea, quale sarebbe l’ingrediente fondamentale?
In realtà sto creando una mia linea in laboratorio. L’ingrediente è la cosa più difficile da decidere, perché alcune componenti in Italia non sono legali e quindi non si possono utilizzare. Sulle creme non rinuncerei mai al concetto di vitamine (A, C, E), estrapolate e sviluppate in tantissimi modi. Per quanto riguarda, invece, il trucco, il discorso è più complesso. In generale, non amo le forti profumazioni e mi piace il Made in Italy. Quello che sto cercando nella mia linea, sia nella parte make-up sia in quella skincare, è l’effetto WOW. Sono uscite due maschere, una a livello commerciale, la black, e una bianca. La seconda è un alginato, con un forte potere idratante, da tenere per 5 minuti e, quando si sta asciugando, ho preparato un cocktail di minerali da spruzzare sul viso, che forma una pellicola, oltre al fatto che il minerale va a interagire sull’idratazione della pelle e sui pori. Quando si toglie la maschera, la pelle è stupenda, compatta e meravigliosa.

Chi non truccheresti mai? Perché?
Non amo truccare chi non desidera essere truccato. Quando trucco qualcuno avviene uno scambio di energia, anche se può sembrare folle, e quando una persona non ama essere truccata ti distrugge, quindi preferisco non farlo. In generale, non amo molto truccare le pelli abbronzate, perché non ho la possibilità di creare i miei contrasti.

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CLIO MAKE UP: IL SUCCESSO DELLA SEMPLICITÀ

Se in Italia sappiamo cos’è un primer, un blush o un piega ciglia lo dobbiamo a lei, Clio Zammatteo, in arte ClioMakeUp che, nel 2008, ha aperto il suo canale YouTube, quando la professione di Youtuber, soprattutto in Italia, non esisteva. Mentre viveva il suo sogno americano a New York, condivideva ciò che imparava nella scuola di make-up attraverso dei brevi tutorial, sempre più tecnici con il passare del tempo, contribuendo a diffondere l’arte del trucco: dalle passerelle alla vita quotidiana. Ora Clio è make-up artist,YouTuber, beauty blogger, autrice di libri e personaggio televisivo, ma è rimasta sempre la ragazza dolce e un po’ impacciata degli inizi, l’amica virtuale a cui chiedere consiglio e da cui ci si aspetta una risposta sincera. Da poco ha creato anche una linea di rossetti, prodotti interamente in Italia e venduti online, che dopo solo 14 ore dal lancio, è andata sold out. Un momento d’oro per Clio, coronato dalla nascita della piccola Grace. MANINTOWN l’ha intervistata per voi.

Quando hai capito di poter investire tutto su questo tuo sogno e progetto?
In realtà l’ho capito abbastanza tardi, verso il 2012, perché fino a quel momento ho avuto tante collaborazioni, programmi TV, libri, però facevo quasi tutto da sola, ero più una YouTuber vera e propria, un personaggio singolo che guadagnava grazie alla sua passione. Verso il 2012, quando in più persone abbiamo cominciato a lavorare al progetto, e soprattutto abbiamo aperto il blog, ho iniziato a capire che potesse diventare una professione, perché stavo dando lavoro ad altre persone, non stavo soltanto sostenendo me stessa. Ogni anno c’è stata una piccola crescita, cosa che mi ha fatto credere nella longevità del progetto, mentre sul web, molto spesso, ci sono fenomeni che nascono, ma che poi si spengono in fretta. Questo, invece, ha continuato a crescere, perché io, mio marito e mia cognata, che siamo il trio principale di ClioMakeUp, abbiamo sempre pensato a come poter crescere.

Dimostri che i sogni possono avverarsi. Quali sono stati gli ingredienti del successo?Sicuramente l’onestà e il lavoro di squadra, perché ormai ClioMakeUp è una realtà formata da una ventina di persone. Vogliamo comunicare un’idea di casa, di famiglia, di lealtà e onestà, i valori su cui abbiamo sempre puntato in tutto ciò che facciamo. Anche le collaborazioni esterne partono sempre dai prodotti, dai test e dalla volontà di essere corretta nei confronti di una community che ci ha sempre seguito e supportato. Poi, il fatto di non aver mai perso le mie origini ed essere rimasta sempre me stessa è stato importante.

Ti sei sempre schierata a favore di messaggi body-positive, senza distorcere la realtà con Photoshop e simili. Cosa ne pensi di chi ricerca ossessivamente la perfezione?
Penso che l’aspetto fisico sia solo una piccola parte di ciò che una persona è. Detto questo, non posso criticare le scelte altrui. Un sedere un po’ più grosso o un naso un po’ più lungo non fanno la differenza oggigiorno, anzi bisogna pensare ad altro. È ovvio che per me il trucco e apparire al meglio conta, ma non è una cosa con cui combatto quotidianamente e non è un aspetto che fa di me una persona migliore o peggiore. Nel mio piccolo io sono sempre stata onesta, anche con me stessa, riguardo ai miei pregi e difetti.

Qual è il segreto per accettarsi?
La chiave sta nel capire quali sono le cose importanti nella vita, dopodiché il resto passa in secondo piano. Un’altra cosa fondamentale è circondarsi di persone che ti amano per quello che sei. Trovare una persona come Claudio, mio marito, che mi ha sempre apprezzato e sostenuto, ha fatto sì che anch’io iniziassi ad amarmi di più.

Un altro tema delicato su cui hai puntato l’attenzione riguarda la maternità e l’invadenza, anche involontaria, dei follower, che a volte può ferire. Per chi condivide (quasi) tutto sui social ci sono dei paletti da rispettare?
Sicuramente ci sono, io stessa non pubblico tutto della mia vita. Nessuno lo fa. Molto spesso la gente cerca di pubblicare solo le cose positive, nel mio caso non è neanche così, non cerco di far vedere la mia realtà edulcorata. La cosa importante è non condividere tutto, altrimenti la gente si aspetta troppo da te, e non è giusto che si aspettino di sapere qualsiasi cosa della tua vita. Secondo me è un bilanciamento che si impara col tempo.

Cosa rende diversa la tua linea di rossetti?
Parla a tutti. Spesso oggigiorno, soprattutto i nuovi brand, sono rivolti soltanto a un target specifico. Il mio marchio, invece, parla a tutte: alle ragazze che si vedono belle e a quelle che si vedono meno belle e che hanno voglia di sperimentare. Alle giovanissime, ma anche alle signore. È un brand che non fa distinzioni, facile da utilizzare. Soprattutto, la gente che compra i miei prodotti è consapevole che dietro c’è stato tanto lavoro, ricerca e sperimentazione, mesi e mesi di test e non è un’attività nata solo per fare soldi. Quindi le persone si fidano, perché sanno che nella mia esperienza ne ho provati tantissimi e che se presento qualcosa vuol dire che per me è il meglio.

Com’è il tuo rapporto con la moda? Cosa non può mai mancare nel tuo guardaroba?
Non c’è un grandissimo rapporto con la moda (ride, ndr). Mi sono resa conto che, avendo scelto il trucco, la moda passa un pochino in secondo piano. Più che altro, non spendo tantissimo per vestirmi, perché la moda è un po’ come il trucco, ogni giorno escono milioni di vestiti, scarpe, borse nuovi, se apriamo la pagina di un sito, ogni settimana è aggiornata. Se il make-up è il mio lavoro e ci posso investire, sulla moda non così tanto e cerco di contenermi. Acquisto dei capi basic che si possono utilizzare quasi sempre. Inoltre, sono una patita dei vestiti e li metto quasi sempre, sia d’estate che d’inverno. Quelli estivi li indosso anche nella stagione fredda con calze pesanti e maglioni oversize. Ho il mio stile ben definito, per questo non seguo molto le tendenze. Mi piacciono le stampe floreali, ma non possono mai mancare abiti neri, sia perché come make-up artist, quando vado a fare dei lavori, il nero è il colore classico, così quando ci si sporca non si nota, sia perché è un colore che mi piace e che si abbina con tutto, va sempre bene e soprattutto, con diversi abbinamenti, risulta sempre differente. Poi è un evergreen, non ha era, stagione o periodo.

Non solo tutorial, ma anche vlog. Il viaggio più bello che hai fatto?
Ne ho fatti tanti, ma quello che più mi è rimasto nel cuore è stato in Islanda, in cui ho fatto tre vlog. È stato un viaggio meraviglioso, anche se siamo andati in un periodo un po’ misero, verso i primi di gennaio, quando c’erano solo quattro ore di sole al giorno e un freddo incredibile. Nonostante la situazione climatica non fosse delle migliori, è stato un viaggio emozionante, i tramonti che ho trovato lì non li mai visti in nessun altro posto. La serenità che mi ha trasmesso quel luogo, l’accoglienza delle persone, è stato tutto veramente fantastico. Sono stati dei giorni bellissimi, non vedo l’ora che Grace sia un po’ più grande per poterla portare, perché secondo me anche a lei piacerà.

Nei tuoi post traspare, spesso, il profondo amore per l’Italia. Hai mai pensato di tornare a viverci?
Sì, ci ho pensato tante volte. Dobbiamo ancora finire la nostra esperienza in America, che ci ha dato già tanto, ma ci sono ancora un paio di cose che dobbiamo fare. Sicuramente per il futuro abbiamo iniziato già a pensare alla città italiana in cui ci piacerebbe vivere con Grace, soprattutto perché mi piacerebbe far crescere la mia piccolina più vicino a casa e ai nostri affetti.

Un progetto ancora irrealizzato?
Posso dire di essere fortunata, sto realizzando tutti i miei sogni, è una sensazione incredibile. Direi che il mio goal futuro sia quello di far crescere la nostra linea, ancora piccola, però senza fretta, non sono una di quelle persone che vuole tutto e subito, sono consapevole che per far bene le cose bisogna prendersi i propri tempi e quindi lo stiamo facendo. Grazie alle persone che ci seguono e alla qualità, sono sicura che si potranno fare grandi cose in futuro.

Che prodotti consiglieresti per l’uomo?
Secondo la mia esperienza con Claudio, consiglierei i sieri per idratare perché, rispetto alle creme, hanno una consistenza più leggera, quindi si adattano soprattutto agli uomini che odiano gli effetti “pesantoni” o l’effetto un po’ grasso di alcune creme, e anche a quelli che hanno la barba, come Claudio, che usa il siero perché penetra senza lasciare la barba unta e riesce ad arrivare in profondità. Altri due prodotti sono le creme opacizzanti, di cui ce ne sono di ottime in commercio specifiche per la zona “T”, soprattutto per gli uomini con la pelle grassa, e poi tutti gli oli per la barba, specialmente in questo momento in cui la barba lunga è di tendenza. Gli oli fanno sì che la barba sia più disciplinata, più lucente e applicandoli si vede proprio la differenza.

cliomakeupshop.com


Tips per le ciglia: Nanolash

Quale donna non ha mai sognato di avere delle ciglia folte, lunghe e dall’aspetto pieno, senza dover ricorrere alle ciglia finte?Finalmente ci si potrà lasciare alle spalle questo noioso pensiero ed ottenere delle ciglia folte, voluminose e favolose in meno di un mese. Come? Semplicemente utilizzando il nuovo siero di Nanolash!

Questo siero offre un modo perfetto e non invasivo per migliorare la lunghezza delle ciglia naturali. Il suo principio è molto semplice: si concentra principalmente sulla stimolazione dei follicoli, i quali regolano la crescita delle ciglia, fornendo loro i nutrienti necessari. In questo modo, le ciglia diventeranno più spesse, scure, resistenti ai danni ed incredibilmente lunghe. In due settimane il loro colore sará più intenso ed il pelo più spesso e resistente. Dopo 6-8 settimane, invece, difficilmente si riuscirà a credere che le ciglia naturali abbiano subito una tale trasformazione.

Il siero per ciglia Nanolash è disponibile sul sito ufficiale Nanolash.

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VISTI PER VOI A MILANO: 5 HIGHLIGHTS DALLA MFW

M140

Le tendenze non sfilano solo sulle passerelle. Anche gli eventi di presentazione delle nuove collezioni offrono l’occasione per sbirciare in anteprima le novità della prossima stagione. La Fashion Week milanese, appena conclusa, non fa eccezione. MANINTOWN ha selezionato alcuni trend per l’uomo che vuole lasciarsi ispirare fin da ora.

ELEVENTY
L’Inghilterra e la Scozia degli anni ’70 e ’80, con i loro colori caldi e le affascinanti tinte del sottobosco e dei giardini curati, ispirano la fall-winter 2018/19 di Eleventy, caratterizzata da filati e tessuti di storiche aziende britanniche, sapientemente lavorati e modernizzati da artigiani italiani. Un nuovo concetto di abbigliamento formale mixa cappotti e giacche in maglia spigata dalla texture irregolare, con cappotti in stile militare e pantaloni jogging in velluto a righe larghe in British mood. La particolarità risiede nei dettagli, come i preziosi colli sciallati e le trecce tridimensionali tinte a mano nelle maglie, o i bottoni intrecciati in pelle o in ottone antico. Immancabili anche i patch, cuciti a mano sui pantaloni.

TESTONI
Creatività è bellezza. La SIMPLE BEAUTY COLLECTION firmata Testoni celebra la bellezza semplice, spontanea e auto-evidente, che trapela dalle proporzioni delle calzature, dalle linee e dalle forme pulite e armoniose. I modelli più formali e chic, da abbinare anche allo smoking, in morbidissima vernice lucida bordeaux amaranto si alternano a francesine con fibbie e frange in vitello e tessuto tweed, da indossare in città. Non possono mancare le sneakers, nel modello Shadow, in cui l’effetto della tomaia è ottenuto da un particolare disegno pittorico, poi stampato sul pellame, disponibile in due varianti di colore. Completa la collezione la shopping bag in nappa nera, dal design raffinato, personalizzato dalle iniziali del brand.

CIFONELLI
Ispirazione British anche per Cifonelli, che disegna un guardaroba di lusso per l’uomo moderno, diviso tra vita metropolitana e weekend fuori città. Un mix di sartorialità e sportswear esemplifica l’idea del Creative Director John Vizzone, che riprende i classici della tradizione inglese, come il Principe di Galles, il pied-de-poule e il motivo a spina di pesce, ingrandendoli e abbinandoli a una palette colori tipicamente British, che oscilla tra toni bruciati e tinte fredde e scure. Le silhouette sartoriali caratterizzano la divisa cittadina, mentre lo sportswear influenza look rilassati, da indossare nei momenti di relax. Senza mai rinunciare all’eleganza del moderno gentleman.

MILANO140
Libertà. È questa la parola-chiave dell’autunno-inverno 2018/19 di M140, che sancisce una rottura dei tradizionali schemi della sartoria maschile, lasciando spazio all’inatteso. Il PVC colorato, abbinato al panno di lana, cappotti e vestaglie sono arricchiti di dettagli tecnici, coulisse da arrampicata modificano vestibilità strutturate. Impunture a contrasto formano geometrie astratte, mentre lo schema cromatico accosta tonalità classiche ad altre chimiche. Le opere dell’artista Giuliano Sale, che ha collaborato con il marchio, diventano patch sovrastampati, che contribuiscono, ancora di più, a definire il concetto di libertà. Il duo di giovani stilisti formato da Michele Canziani e Stefano Ghidotti, secondo vincitore del Premio Herno, rivisita capi classici provenienti dall’archivio storico del brand, attraverso interventi di decomposizione e ricomposizione dei capi, con contaminazioni dal mondo sporty. I tessuti vanno dalle lane effetto moquette al cotone al lino cerato; i volumi, invece, sono messi in risalto da doppie abbottonature e giochi di coulisse o combinati in modo creativo.

ROSSIGNOL
Rossignol firma la capsule collection Studio in collaborazione con Andrea Pompilio, incentrata sulla ricerca tecnica e la funzionalità dei capi da montagna, resi urban da sovrapposizioni e accostamenti di tessuti e materiali performanti. La funzionalità si fonde con l’estetica e produce dettagli distintivi e caratterizzanti il mountain-lifestyle. I colori caldi e intensi creano un deciso contrasto con i paesaggi innevati immacolati.

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