Torna Floating Cinema – Unknown Waters, il cinema all’aperto della laguna veneta

Cinema sotto lo stelle nella cornice suggestiva della laguna veneta. Torna la seconda edizione di Floating Cinema – Unknown Waters: 12 serate, dal 20 agosto al 4 settembre 2021 nel quale, la cultura, diventa occasione collettiva di esporsi al pubblico in tutte le sue forme. Il progetto fa parte di 1600 Venezia / 421-2021, una serie di eventi che celebrano il 1600° anniversario dalla sua fondazione che coincide nella data 25 marzo 421.

Nelle secche alle spalle della Giudecca (vicino al Rio de Sant’Eufemia), dove un tempo l’immaginazione dei locali era così fervida tanto da ravvisare gli spettri di streghe, demoni e fate, si alterneranno proiezioni, performance e presentazioni su una piattaforma galleggiante situata al centro della laguna; così Venezia,  che continua a essere metà tra le più gettonate di questa estate 2021, propone un’alternativa alle tante occasioni di svago in città, agli avventori del luogo e ai tanti turisti che villeggiano in laguna. La programmazione potrà essere seguita dalle proprie imbarcazioni o su una chiatta progettata per chi non fosse provvisto di un natante, nel pieno rispetto delle normative vigenti anti Covid-19.

Quella di The Floating Cinema – Unknown Waters è una vera e propria sfida che va a indagare sui nuovi metodi di fruizione culturale. Un approccio alla divulgazione del sapere del tutto avveniristico che va a fondersi alle esigenze del fruitore, sempre più accorto alle nuove dinamiche sociali e culturali. Un’impeccabile organizzazione che mette in relazione l’uomo con il fragile ecosistema lagunare e che si presenta al pubblico con la pretesa lodevole di catalizzare la sperimentazione in un luogo dove pullula l’arte lungo i secoli.

Il tema della seconda edizione del festival è il viaggio inteso non solo come l’esplorazione di terre sconosciute o degli abissi marini ma anche scoperta delle relazioni tra le culture. Venezia è, nottetempo, crocevia di etnie differenti, mercanti d’arte provenienti da più parti del mondo; grandi artisti internazionali, tra il Nuovo e Vecchio Mondo,che  hanno transitato tra le sue acque, le sue calle, contribuendo ad arricchirla di nuovi usi e costumi e rendendola, così, cosmpolita agli occhi del pianeta.

The Floating Cinema – Unknown Waters è un progetto ideato da Edoardo Aruta e Paolo Rosso e presentato da Microclima, in collaborazione con Ocean Space / TBA21 − Academy, Pentagram Stiftung, Palazzo Grassi – Punta della Dogana – Pinault Collection, In Between Art Film Foundation e Lamyland – Owenscorp.

“Cinema Galleggiante” ha anche beneficiato dei contributi di numerose istituzioni. Gli enti che sono tornati a partecipare all’edizione 2021 sono: About, ALMA ZEVI, Awai, Casa Capra, Collezione Peggy Guggenheim, DH Office, Fondazione Querini Stampalia, Museo Fortuny – Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Michela Rizzo, Università Iuav di Venezia e Spazio Punch.

A questi si aggiugono per la prima volta: a.topos, bruno, Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena, EMERGENCY ONG ONLUS, Festival delle Arti Giudecca e Sacca Fisola, Fondazione Giancarlo Ligabue, Humboldt Books, il Provvisorio – Centro Civico Zitelle, Lago Film Fest, Rete Cinema in Laguna, Libreria MarcoPolo, Libreria Mare di Carta, OCIO – Osservatorio Civico per la casa e la residenzialità, RI-PRESE memorykeepers, Science Gallery Venice, Spiazzi, Università degli Studi di Udine.

A supportare la kemesse anche partner internazionali: Air de Paris, Art for the world, Arthub, Kunsthalle Zürich, The Museum of Modern Art – MoMA, redhero-Bodhi Dharma Foundation e The Brooklyn Rail.
Il Floating Cinema è sostenuto anche da ALMA ZEVI, DH Office e Fondazione Giancarlo Ligabue.
Durante tutte le serate, inoltre, sarà attivo anche un servizio catering per chi avesse esigenze di ristorarsi. Il servizio è a cura di TOCIA! cucina e comunità: piattaforma interdisciplinare fondata dallo chef Marco Bravetti che, dialogando con i temi attorno ai quali si svilupperà ogni serata, coinvolgerà altri chef che operano nel territorio lagunare per realizzare un esperimento di cucina collettiva e comunitaria, dedicato al tema della sostenibilità.

Per maggiori informazioni su Floating Cinema – Unknown Waters visita il sito  www.cinemagalleggiante.it.

Dal Festival di Venezia 77 alle sale dei cinema, ecco i titoli della regia Made in Italy

“MAINSTREAM” di Gia Coppola

Altra Coppola dei Coppola cineasti, Gia fotografa i tempi moderni, in modo volutamente grottesco, attraverso i personaggi dei social network, dei buonannulla con il gusto per il kitsch, volgari perché ignoranti, presi nella corsa alla felicità che dura il tempo di un like.

Un film per tutti che è specchio del disagio sociale, della vanità inutile e vuota, un piccolo seme che porta a riflettere sui temi dell’amicizia, dell’amore, della verità.
Chi recita sui social e chi è il vero purista? “Mainstream” lascia la risposta a tutti noi fruitori di social network. 

“Mainstream” di Gia Coppola

“LE SORELLE MACALUSO” di Emma Dante

Avremmo scommesso in tanti per il Leone d’Oro, ma “Le sorelle Macaluso” si aggiudica comunque il Premio Pasinetti al miglior film e per la migliore interpretazione femminile a tutto il cast. Emma Dante alla regia riporta un’Italia fatta in carne ed ossa, la periferia siciliana degli anni ’80, muri imbrattati e vecchi como’, credenze datate e i servizi di piatti “buoni” della domenica, e cinque sorelle orfane che devono tirare a campare.


C’è tutta la poesia della nostra terra e tutta la forza delle nostre donne, quelle le cui più grandi virtù sono la dignità e lo spirito di sacrificio; ci sono la fragilità e la transitorietà dell’esistenza, ma c’è anche l’elemento disturbante per spiattellarci tutta la drammaticità della vita, senza fronzoli, senza ricami, senza buonismo o finta pietà. 

Tra le malinconiche note di Eric Satie che escono dai carillon, l’inquadratura artistica che rimanda al Cristo Morto del Mantegna, le colombe libere nel cielo che ricordano quell’immagine astratta di una Venezia in bianco e nero di Gianni Berengo Gardin del 1960, Emma Dante ci riporta ancora in terra con “Sognare sognare” di Gerardina Trovato, la cantautrice siciliana esplosa nei ’90.

“Le sorelle Macaluso” di Emma Dante

” MISS MARX” di Susanna Nicchiarelli


Essere figlia è un difficile mestiere, essere figlia di un grande uomo politico ha l’aggravio della responsabilità d’esserne all’altezza, soprattutto quando questo padre si chiama Karl Marx. 
Se tutti conoscono le sue filosofie politiche, pochi sanno delle sue filosofie private, quelle della sfera sentimentale e familiare che, nel film di Susanna Nicchiarelli “Miss Marx”vengono alla luce attraverso la straordinaria interpretazione di Romola Garai. La Garai interpreta Eleanor Marx, quartogenita di Karl e Jenny von Westphalen, una donna che ha dedicato la sua esistenza agli altri, seguendo la scia del capofamiglia che per lei aveva una evidente predilezione “Tussy sono io”, diceva. 

Ho dedicato la mia vita agli altri”, dirà in una scena “ora è il momento che mi goda anche la mia”; un innato senso di giustizia ed empatia che l’hanno spinta, fino alla fine dei suoi giorni, a lottare per la classe operaia, per il suffragio universale, per l’abolizione del lavoro minorile nelle fabbriche.

Miss Marx” parla a tutte le donne che hanno subìto ingiustizie, nel lavoro, nella vita privata, in ambito familiare; a quelle donne che hanno dovuto accettare, per amore, la degradazione e la mancanza di rispetto E’ dedicato a chi ha lottato e chi ha creduto che qualcosa sarebbe cambiato, a quelle donne che, nell’unione, si sono fatte forza per migliorare non solo la propria posizione, ma quella di tutte noi presenti, oggi. 

“Miss Marx” di Susanna Nicchiarelli

Venezia – Cronache da una città sommersa

Cronache da una città sommersa nasce a favore della serigrafia Fallani Venezia per supportare la ripartenza delle attività a seguito dell’acqua alta che ha colpito la città lagunare il 12 novembre 2019 raggiungendo 187 cm.

Dopo questo evento eccezionale, la voglia è di guardare avanti e ripartire, riprendendo le attività quotidiane, questo spirito ha dato vita a questo progetto grazie ad una serie di amici vicini al laboratori di serigrafia che hanno coinvolto una serie di illustratori, nuove e vecchie conoscenze di Fallani, chiedendo loro di realizzare una grafica legata alla città di Venezia.

Bruno Bozzetto, Ale Giorgini, Riccardo Guasco, Franco Matticchio, Andy Rementer, Jacopo Rosati, Guido Scarabottolo, Lucio Schiavon e Olimpia Zagnoli hanno deciso di donare un proprio lavoro alla serigrafia così da permettere a Gianpaolo, deus ex-machina di questa realtà, di riprendere l’attività di stampa con nuove edizioni e sostituire i materiali danneggiati.

Le grafiche sono disponibili in pre-ordine su https://fallanivenezia.bigcartel.com/, in edizione limitata in 50 esemplari numerata e firmata dagli artisti, acquistabili singolarmente o in cartella.

Se siete a Venezia potete passare anche a scoprire il laboratorio artigianale di serigrafia artistica, attivo dal 1968, e scoprire il processo di stampa del progetto.
Nelle vicinanze potete approfittarne per una tappa in uno di questi posti:

Alla Vedova
Ramo Ca’ d’Oro, 3912

Bar/Ostello Combo
Campo dei Gesuiti, 4878

Pasticceria Rosa Salva
Calle Giazzo, 6779

Osteria Del Ricio Peoco
Strada Nova, Campo S.S. Apostoli, 4462

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VENEZIA INTERNATIONAL TATTOO CONVENTION

I Big del tatuaggio si sono dati appuntamento lo scorso weekend nella città dei Dogi alla Venezia International Tattoo Convention, che anno dopo anno si sta qualificando come un punto di riferimento per gli appassionati di questa vera e propria Body Art. Una tre giorni non solo di ink, ma anche di Arte Contemporanea, Live Music e mercatini. E le cifre sono molto eloquenti: questo business produce introiti per un valore di 100 milioni di Euro per 30.000 imprese. Oltre 150 tra i più importanti artisti del tatuaggio mondiale provenienti da ben 29 Nazioni hanno meravigliato il pubblico con la loro arte. I Tattoo Contest hanno certamente rappresentato uno dei momenti più avvincenti di questa kermesse: i tatuatori si sono sfidati sul palco del salone centrale a colpi di creatività, divisi per categorie e stili. Vediamo adesso alcuni tra i tattoo artist presenti alla manifestazione che ci hanno maggiormente colpiti in redazione.

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Silvano Fiato dell’Eternal Tattoo Studio di Genova non ricorda un giorno della sua vita senza tenere la matita in mano per disegnare. Poco più che adolescente, scopre che può trasferire questa passione sulla pelle. Da qualche anno si dedica a tatuaggi iperrealistici che lasciano senza fiato per la loro maestria d’esecuzione.

-I vibranti colori di Julian Siebert , TATTOO artist di Monaco, prendono ispirazione dalla natura e dalle opere d’arte. E’ celebre soprattutto per i suoi capolavori a larga scala.

– L’iperrealismo di Sandry Riffard, artista d’oltre Manica, è declinato in soggetti Black and White connotati da un fascino dark, macabro e molto intenso.

Little Andy spazia tra i soggetti new traditional e il ritratto, ma ciò che certamente lo contraddistingue è l’uso “lisergico” del colore.

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HOMO FABER: Il palcoscenico dei migliori maestri d’arte in Europa

Dal 14 al 30 Settembre farà il suo ingresso a Venezia Homo Faber, la prima grande esposizione dedicata alla maestria artigiana europea. L’iniziativa è realizzata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship ed è in collaborazione con Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, Fondazione Giorgio Cini, la Triennale di Milano e Fondation Bettencourt Schueller.

9. Restoring Art's Masters Restauro dipinti e opere polimateriche_ph credit Andrea Chisesi

Questo evento culturale di rilevanza internazionale intende valorizzare il meglio dei mestieri d’arte, contemporanei e tradizionali, e dei loro legami con il mondo del design. Homo Faber è la celebrazione dell’estro creativo e del talento manuale: dal gioiello alle biciclette su misura, dai mestieri più rari ai più preziosi.

2. Creativity & Craftsmanship_Giulio Candussio

Il progetto riunisce i più riconosciuti protagonisti dei mestieri d’arte a livello europeo ed è stato sviluppato da un team di progettisti, architetti e curatori di fama mondiale. Gli allestimenti da loro curati consentiranno al pubblico di immergersi in un modo nuovo nel mondo dell’alto artigianato. Il pubblico infatti potrà parlare con i maestri artigiani, visitare le loro botteghe grazie alla realtà virtuale, ammirarli all’opera e lasciarsi ispirare dall’universo dei mestieri d’arte. Durante la manifestazione potremo quindi scoprire le scagliole di Bianco Bianchi, l’arte della seta dell’Antico setificio fiorentino, le legature di Giannini e Kuwata, i mosaici di Scarpelli, i profumi di Aquaflor e l’oreficeria di Pestelli.

Lo spazio dedicato sarà una superficie di quasi 4.000 metri quadrati: un’opportunità unica per esplorare l’isola di San Giorgio Maggiore e il magnifico complesso monumentale della Fondazione Giorgio Cini, compresi alcuni spazi normalmente non accessibili al pubblico.

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Spettatori di Eccellenza – L’eyewear ingegnerizzato firmato Barberini

Fermarsi ad osservare, cogliere il dettaglio per arrivare un passo oltre gli altri e riconoscere distintamente i contorni, prima offuscati, di un progetto. Questa la cifra di Barberini, brand veneziano leader nel campo dell’eyewear, che da oltre 60 anni migliora e detta gli standard di produzione di lenti solari in vetro ottico. Una definizione di savoir faire all’italiana, votata al perfezionismo, che mai si accontenta e spinge il proprio sguardo in avanti, là dove regole e tendenze sono ancora da tracciare.

Inutile specificare il carattere unicamente innovativo dei prodotti Barberini che, dal 2016, includono una gamma di montature ad hoc per accogliere le speciali lenti in Platinum Glass. Dalle linee più iconiche dell’eyewear classico, a spunti più attuali, che strizzano l’occhio a un target decisamente esigente tanto nell’estetica, quanto nella performance.

Prescindendo dal gusto estetico, quella che Barberini riserva al cliente è una cura maniacale: partendo dall’esperienza d’acquisto, sartoriale e cutomizzata, passando alla conoscenza di utilizzo, ancora più determinante. Lenti rigorosamente UV400, per offrire una protezione superiore allo standard UV100%, trattamento antiriflesso multistrato e film idrofobico e oleofobico sono gli step fondamentali per feedback unicamente positivi.

Ad accogliere questa realtà d’eccellenza tricolore sono le calli veneziane. Culla dell’arte vetraria ed apice della sua espressione artistico-manifatturiera, Venezia, diventa snodo e punto di contatto tra il vetro e l’occhiale. In queste officine storiche, la sperimentazione è solo uno dei tanti volti dell’esperienza, frutto di un suo processo evolutivo consequenziale. Dalle forme più nobili e decorative della soffiatura di Murano, all’ingegnerizzazione di lenti da vista high tech, “La Serenissima”, rimane un’ istituzione di riferimento a livello mondiale.

È proprio l’incanto di questa città, ispirazione fondamentale per Barberini. L’oro liquido dei mosaici, il candore dei marmi, la frenesia dei canali e il fascino infinitamente romantico del crepuscolo che muore nel blu profondo della laguna, spingono anche l’osservatore più distratto ad una contemplazione meravigliata, attenta e desiderosa di non perdere nemmeno un dettaglio.

www.barberinieyewear.it

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57° Biennale d’Arte di Venezia _ 10 padiglioni da non perdere

Cover photo:Paadiglione dell’Austria

Viva Arte Viva è il titolo della 57° Biennale d’Arte di Venezia, curata da Christine Macel. Un percorso espositivo che mette al centro l’artista, attraverso una riscoperta di progetti site specific e di retrospettive. Per districarsi fra i numerosi padiglioni nella sede dei Giardini e dell’Arsenale vi propongo la mia personale lista dei dieci più interessanti.

1 Il Padiglione Italia, curato da Cecilia Alemani, espone una triade d’artisti: Roberto Cuoghi, Adelita Husni-Bey e Giorgio Andreotta Calò. Il mondo magico è contraddistinto da inquetudine e intimità dei lavori presentati. In particolare l’arte di Roberto Cuoghi, che presenta l’opera imitazione di Cristo, si articola attravero una fabbrica che produce e moltiplica l’immagine del Redentore.

2 Il padiglione della Germania, Leone d’Oro per il miglior artista e partecipazione nazionale, accoglie gli spettatori con due doberman. Una struttura in vetro e acciaio è stata installata a modificare lo spazio del padiglione, dove il progetto di Anne Imhof mescola performance, pittura e scultura attraverso una coreografia coinvolgente e riflessiva.

3 Il Padiglione del Belgio sceglie una personale di Dirk Braeckman; una serie di scatti sui toni del grigio dal forte impatto, sui temi della produzione di massa e sul consumo d’immagini.

4 Il Padiglione dell’Austria viene affidato a Erwin Wurm, che invita i partecipanti a un’esperienza attraverso la “prova” delle sculture esposte, un’esperienza corporea, meccanica e mediale.

5 Il Padiglione della Serbia dedica una retrospettica a Vladislav Šcepanovic, Milena Dragicevic e Dragan Zdravkovic attraverso un percorso caratterizzato da differenti linguaggi e origini geografiche. Evidenziandone differenze e similitudini.

6 Il Padiglione della Korea mette in luce la contraddizioni del contemporaneo. Cody Choi e Lee Wan esaltano un’estetica sfarzosa e invitante, ma dal sapore amaro attraverso un lavoro apparentemente di facciata, però ricco di significati. Un autocritica culturale del Paese e del suo sviluppo interno.

7 Il Padiglione della Cina, curato da Qiu Zhijie, accoglie una collettiva che unisce tradizione e contemporaneità attraverso mezzi espressivi differenti, all’insegna della cultura millenaria del Paese. L’esposizione ruota attorno al concetto d’identità storica, proponendone una serie di avvenimenti e di leggende.

8 Il Padiglione dell’Australia installa, all’interno del nuovo spazio espositivo, una personale di Tracey Moffatt. My Horizont, è composta da due serie di fotografie e due video. È una visione che coniuga realtà storica, sociale e televisiva.

9 Il Padiglione della Nuova Zelanda, nello spazio dell’Arsenale, vive attraverso uno schermo lungo quaranta metri, dove viene proiettato il film di Lisa Rehiana che racconta il colonialismo e la storia del Paese.

10 Il Padiglione della Danimarca espone il progetto Influenza, dell’artista Kirstine Roepstorff, che modifica la struttura dell’area. Uno sguardo nel buio, dove l’oscurità dissolve e confonde attraverso un processo di metamorfosi.

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BIENNALE ARTE – Un’iniezione di vita

Aperta fino al 26 novembre 2017, nelle splendide sedi dei Giardini e dell’Arsenale, la 57. Esposizione Internazionale d’Arte, è un’iniezione di gioia, confronto con il prossimo, apertura verso l’ignoto e presa di coscienza di possibili e magici legami tra esseri viventi. Dal titolo Viva Arte Viva, la mostra è curata dalla francese Christine Macel, che ha coinvolto artisti internazionali per un nuovo Umanesimo, creando nove capitoli o sezioni, con due primi universi nel Padiglione Centrale ai Giardini e sette altri mondi che si snodano dall’Arsenale fino al Giardino delle Vergini, per un totale di 120 artisti partecipanti, provenienti da 51 Paesi. Di questi, 103 sono presenti per la prima volta alla Mostra Internazionale del curatore Macel.
«Questa Biennale – ha spiegato Paolo Baratta, il presidente – è proprio dedicata a celebrare, e quasi a render grazie, all’esistenza stessa dell’arte e degli artisti, che ci offrono con i loro mondi una dilatazione della nostra prospettiva e dello spazio della nostra esistenza».
«Una mostra ispirata all’Umanesimo – gli fa eco Christine MacelNon focalizzato su un ideale artistico da inseguire, né tanto meno caratterizzato dalla celebrazione dell’uomo come essere capace di dominare su quanto lo circonda; semmai un Umanesimo che celebra la capacità dell’uomo, attraverso l’arte, di non essere dominato dalle forze che governano quanto accade nel mondo, forze che se lasciate sole possono grandemente condizionare in senso riduttivo la dimensione umana. L’atto artistico è a un tempo di resistenza, di liberazione e di generosità». E allora, immergendosi nel racconto firmato da Macel, si percorre tutta la complessità del mondo, a partire dallo spazio comune, passando dai libri, dagli sciamani fino all’idea di tempo e di infinito. Artisti giovani e sconosciuti si alternano a nomi scomparsi troppo presto o ancora misconosciuti al pubblico e con alcuni di loro è possibile sedersi a tavola grazie al progetto Tavola Aperta, mentre di altri è possibile conoscere qualcosa in più, grazie ai brevi video di Progetto Pratiche d’Artista, e per merito de, La Mia Biblioteca (ispirata al saggio di Walter Benjamin pubblicato nel 1931) scoprire le loro letture preferite.
Perfettamente allineata con gli intenti di questa edizione, l’installazione realizzata dall’artista inglese Ian Davenport, per Swatch Faces 2017, “Giardini Colourfall”. Un dipinto su larga scala, composto da una sequenza strutturata e ritmica di più di mille colori che scivolano lungo la superficie verticale, per lasciare le loro tracce, poi, sul piano orizzontale. All’intervento artistico segue la Limited Edition Wide Acres of Time, pensata da Davenport per la collezione Swatch Art (1.966 esemplari già in vendita). Per la prima volta inoltre, Swatch è presente in Biennale con un Padiglione, come una nazione, tra l’Albania e Singapore. Qui sono presentati i lavori di quattro artisti che hanno partecipato al progetto di residenza artistica al Swatch Art Peace Hotel, albergo-hub aperto 6 anni fa a Shangai dall’azienda svizzera, per creare un luogo dove talenti da tutto il mondo potessero vivere e lavorare scambiandosi creatività, idee ed energie.

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IL BALLO DEL DOGE INCANTA VENEZIA

Goliardico, irriverente, incantato. Il Carnevale è la festività in cui tutto diventa possibile e tutto è concesso. La personalità che ciascuno di noi indossa tutto l’anno si cela dietro una maschera e si annulla. Il travestimento diventa espressione di libertà assoluta e sfrenata.
Città- simbolo per eccellenza del Carnevale è Venezia, che anche quest’anno ospita un evento unico nel suo genere, definito dalla ABC Television “una delle dieci esperienze che bisogna assolutamente fare nella vita”: il Ballo del Doge. Giunto alla sua XXIV edizione, il Ballo è nato dalla sensibilità creativa della stilista e imprenditrice Antonia Sautter, che quest’anno ha scelto un tema che celebra la sua amata Venezia in tutte le sue sfaccettature: Venezia è so Splendid, so Magic, so Glam, so You!
Per l’occasione, la splendida cornice in stile gotico veneziano fiorito di Palazzo Pisani Moretta ha accolto 400 ospiti internazionali, che hanno potuto assistere a performance sorprendenti di più di 90 artisti e cenare con i deliziosi piatti dello chef Nicola Batavia, accompagnati dal gusto raffinato dello champagne Pommery, sponsor ufficiale del Ballo. Le porte del Palazzo, per una sola notte, come in un sogno effimero, hanno svelato un mondo fantastico, pervaso da un’atmosfera onirica, in cui si perde la percezione del reale e si lascia spazio alla fantasia più audace, in un susseguirsi continuo di esibizioni, musiche e danze spettacolari e di suggestioni orientaleggianti che ricordano lo storico legame privilegiato della città con l’oriente bizantino. Lo stile immaginifico delle scenografie evocava mondi fantastici e cieli stellati, accesi da stelle speciali, a cui gli ospiti hanno affidato un desiderio. Tradizione, arte, glamour e moda hanno caratterizzato questa serata, in cui i veri protagonisti sono stati gli ospiti, avvolti nei tessuti sontuosi dei costumi disegnati e confezionati da Antonia Sautter, così come le maschere, le parrucche, i gioielli e gli accessori. Sono tutti pezzi unici, realizzati rigorosamente a mano nell’Atelier veneziano e contraddistinti dal gusto e dalla ricerca continua della stilista. Una notte, dunque, in cui realtà e sogno si mescolano fino a confondere il confine che li separa e in cui si può ascoltare l’eco lontana di epoche passate e rivivere l’eleganza e il fascino senza tempo della romantica Venezia.

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A Venezia per la mostra Paolo Venini e la sua fornace

È dedicata a Paolo Venini, imprenditore illuminato e creativo, la mostra autunnale de LE STANZE DEL VETRO: in mostra 300 opere che raccontano la sua forza creativa e di alcuni dei vari artisti che negli anni lo hanno affiancato, tra cui Tyra Lundgren, Gio Ponti, Riccardo Licata, Ken Scott, Massimo Vignelli e Tobia Scarpa. Paolo Venini e la sua fornace, a cura di Marino Barovier è aperta al pubblico sull’Isola di San Giorgio Maggiore dall’11 settembre 2016 all’8 gennaio 2017, e documenta la produzione nata da specifiche scelte dell’artista che hanno portato, ad esempio, a serie come i vetri Diamante o quello zanfirico di cui vennero proposte alcune varianti soprattutto tra il 1950 e il 1954. Fino al 30 novembre 2016, in concomitanza con la mostra Paolo Venini e la sua fornace, rimarrà aperto al pubblico anche il padiglione temporaneo Glass Tea House Mondrian” progettato dall’artista giapponese Hiroshi Sugimoto, la prima opera architettonica di Sugimoto a Venezia.

Paolo Venini e la sua fornace
Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore

11 settembre 2016 – 8 gennaio 2017
www.lestanzedelvetro.org

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I Love GAI – Giovani Autori Italiani edizione 2016 – Venezia73

Nella cornice della 73esima Mostra del Cinema Internazionale di Venezia, I Love GAI presenta i diciassette cortometraggi (durata massima 30 minuti) selezionati fra i 300 partecipanti all’edizione 2016. Il progetto, nato dall’iniziativa di SIAE in collaborazione con Lightbox per registi italiani under 40, punta a dare spazio e visibilità alle nuove reclute del cinema, veicolandone i lavori verso il pubblico così da sostenere e promuovere i progetti attraverso un percorso di crescita nazionale ed internazionale.

I corti presentati nella due giornate al palazzo del Cinema sono stati: AGOSTO di Adriano Valerio e Eva Jospin, LA SMORFIA di Emanuele Palamara, A VUOTO di Adriano Giotti, FINCHÈ C’È VITA C’È SPERANZA di Valerio Attanasio, QUELLO CHE NON SI VEDE di Dario Samuele Leone, DEAR SUSIE di Leopoldo Caggiano, NON SENZA DI ME di Brando De Sica, 113 di Luca Maria Piccolo, A LU CIELU CHIANAU di Daniele Greco e Mauro Maugeri, HAIRCUT di Virginia Mori, FOOD FOR THOUGHT di Davide Gentile, TIERRA VIRGEN di Giovanni Aloi , IL POTERE DELL’ORO ROSSO di Davide Minnella, IO NON SONO GRANDE di Naike Anna Silipo, SVANIRE di Angelo Cretella, BLACK COMEDY di Luigi Pane e GIORNI MARZIANI di Vito Palmieri.

A vincere il concorso è stato Davide Gentile con Food For Thought per, “l’idea originale e la capacità di tradurre un tema sociale in linguaggio cinematografico, per l’ottima sceneggiatura e regia, per il montaggio impeccabile che riesce ad immergere il pubblico in un’atmosfera ad alta tensione”. Ex aequo sono state assegnate tre menzioni dalla giuria per, “l’idea coraggiosa di raccontare la sospensione magica del tempo dilatato dell’infanzia” al cortometraggio Agosto di Adriano Valerio ed Eva Jospin, per “la capacità di raccontare con un climax drammatico un rituale popolare ancora vivo” a Lu cielu chianau di Daniele Greco e Mauro Maugeri ed in fine per “l’originalità nel raccontare una storia di un personaggio reale attraverso la musica e la voce della protagonista” una menzione speciale a 113 di Luca Maria Piccolo.

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REPORTING FROM THE FRONT

“REPORTING FROM THE FRONT” è il tema della 15° Biennale d’Architettura curata da Alejandro Aravena che apre oggi a Venezia. Il percorso espositivo fra gli spazi dell’arsenale e i padiglioni dei giardini appaiono come sconnessi e non sempre rispondono al topic proposto dal curatore anche se il ruolo del progetti sovrasta quello degli architetti in un ottica di accantonamento dei nomi noti. Di seguito vi propongo 10 padiglioni da scoprire fra gli spazi dell’arsenale e dei giardini per una panoramica complessiva sulla Biennale d’Architettura in corso.

  1. Progetto curato da Alejandro Aravena – perché è il padiglione da cui il tema della Biennale trae origini, accoglie i visitatori all’Arsenale e si pone come introduzione alla Biennale. Attraverso il riutilizzo di 10.000 mq di cartongessi e 14 chilometri di strutture metalliche il curatore utilizza i resti della precedente manifestazione. Il padiglione del curatore ruota attorno all’idea di reinterpretare e dare nuova vita e forme agli “scarti” generati dall’architettura.
  2. Padiglione del Regno Unito – Il padiglione inglese presenta il progetto “Economia domestica” con una serie di proposte per la vita in casa a seconda del tempo che si trascorre al suo interno: ore, giorni, mesi, anni o decenni. Un percorso e riflessione sulle necessità e sugli stili di vita in evoluzione.
  3. Padiglione Danese – all’interno della struttura ai Giardini della viene vengono presentati un insieme di modellini che invadono le sale attraverso un percorso temporaneo articolato in altezza.
  4. Padiglione Svizzero – progetto ad opera dell’architetto Christian Kerez si pone con un laboratorio di ricerca sullo spazio architettonico; l’architetto “è riuscito a esplorare i limiti di quanto è possibile fare in architettura, combinando tecniche artigianali e i più moderni processi riproduttivi in 3D” attraverso un architettura-scultura percorribile dai visitatori.
  5. Padiglione Italia – All’arsenale il padiglione curato da TAMassociati (Massimo Lepore, Raul Pantaleo, Simone Sfriso) dal tema “Taking care. Progettare per il bene comune” è suddiviso in tre le sezioni: capire i problemi delle aree in difficoltà, mostrare i progetti, presentare un intervento di soccorso.
  6. Padiglione Paesi Nordici – Presenta al proprio interno una struttura piramidale su cui si può salire e trovare una serie di informazioni e di materiali relativo alle architetture in questi paesi.
  7. Padiglione Corea – il padiglione coreano presenta una panoramica sulla situazione dell’architettura nei suoi territori ponendo l’accento sulla modernizzazione e sul contesto urbani in cui essa si colloca.
  8. Padiglione Egitto – Una struttura simile ad una rampa da skateboard blu è stata installata all’interno del padiglione ai giardini su cui sono collocate numerose prese di corrente per i visitatori; all’ingresso una ragazza timbra dei documenti per accedervi, simbolo della burocrazia egiziana attuale.
  9. Padiglione Ungheria – all’interno dei giardini si presenta come uno spazio collettivo dove documentarsi e vivere al meglio grazie all’architettura e a come essa dialoga con il contesto in un ottica funzionale.
  10. Padiglione Australiano – all’interno una piscina dove poter rinfrescarsi e rilassarsi dopo il lungo giro all’interno dei giardini. Il progetto vuole mettere il luce lo stile di vita australiano attraverso la sua stereotipazione.

 

Biennale d’Architettura da sabato 28 maggio a domenica 27 novembre 2016, ai Giardini e all’Arsenale, Venezia.

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