NOTALEAN – This is not a lean

Notalean nasce dalla volontà di Sipec srl, azienda Bresciana specializzata nel confezionamento conto terzi di alimentari e bevande in barattoli in banda stagnata, nella persona di Samuele Galbiati, di lanciare sul mercato un prodotto realmente nuovo, toccando anche un tema sensibile tra I giovani, come quello rappresentato dalla “piaga” diffusa della Lean.

Grazie all’incontro tra Samuele Galbiati e la coppia di direttori artistici Caterina Adele Michi e Davide Turcati, professionisti con competenze riconosciute acquisite nella fashion e nella comunicazione, guidando il loro staff, si concretizza e “veste” questa idea, scaturendo da subito molto interesse creando così un buzz internazionale.

La recente morte di Juice Wrld dovuta anche all’abuso di lean (una droga a base di codeina e spesso bibite gassate) ci ha portato ad indagare nel passato e scoprire quanti pilastri del mondo urban siano scomparsi per via della sostanza. Da qui l’idea, proporre un’alternativa che mantenga lo stesso elemento estetico, ovvero il colore viola, ma ben lontana dall’essere una pericolosa sostanza ed illegale. This is not a lean.



Il progetto è legato alla passione per la scena trap. Parlatecene.

La scena Trap ha sonorità, bpm e un immaginario vicino al consumatore e fan del lifestyle di Notalean, ma è un errore pensare che sia solo ad appannaggio di questa musica, di questo stile. La trap culture, la musica di Juice WRLD, Future, sono solo un mezzo. Notalean è adatta ad ogni consumatore che apprezza il Gin, i drink dal sapore deciso e che vuole assaporare un gusto nuovo.

Quali artisti state ascoltando? 5 tracce dalla vostra playlist Spotify.

Per proiettarci nel giusto mood la colonna sonora delle nostre giornate di lavoro ultimamente è Slime Language 2, Sky di Playboi Carti, Body In Motion di Dj Khaled, Bryson tiller, Roddy Ritch, Lil Baby, NahNahNah di Kanye West, Spiral di 21 savage, War di Drake.



Qualche Ambassador del brand. Li menzionereste? Perché avete scelto questi volti? Cosa rappresentano per voi?

Attualmente stiamo proponendo il prodotto ad artisti e personaggi importanti che sicuramente apprezzano il drink. Gli Slings, Bianco Mat e molti altri. Questi fanno parte di mondi totalmente diversi tra loro, dal dj trap a quelli della TechnoCulture, allo stylist, dal musicista indie all’artista contemporaneo, dal bartender allo sportivo. A breve verranno lanciate vere e proprie iniziative per la nostra community che sta crescendo, non abbiamo veri ambassador, ma amanti della Notalean.

Parallelamente è nato un magazine di lifestyle collegato al progetto. Cosa propone?

Notaleanmag è un contenitore di lifestyle. Stiamo creando attorno alla Notalean una community che si occupa di condividere l’immaginario, le influenze e gli interessi più freschi. Sicuramente la creazione di alcune playlist è sola la punta dell’iceberg delle iniziative previste volte a creare interesse e informazione intorno alla Notalean. L’obiettivo è quello di coinvolgere i fan del prodotto in esperienze e situazioni sicuramente gradevoli.



Un’anteprima succulenta che vi riguarda?

Sono in cantiere collaborazioni moooolto interessanti e decisamente di grande portata. Siamo scaramantici, vi invitiamo a seguirci sui nostri canali (Ig, tik tok, Fb, Spotify ..) per scoprirle.

Descrivete i vostri prodotti.

Notalean è un prodotto nuovo nel suo genere, una bevanda alcolica (gradazione 11%) a base di gin e succo di mirtillo, confezionata in lattina da 200 ml e venduta in box in banda stagnata per essere così, senza compromessi, totalmente sostenibile dal punto di vista ambientale perché realmente Plastic-Free. Dirompente e unica nel gusto e nel colore, da gustare liscia o accompagnata a distillati, toniche e addirittura Champagne.



Qual’è la vostra ambizione più grande?

Nel nostro piccolo vorremmo che Notalean fosse ricordata non solo come una bevanda … anche se farla assaggiare ad Asap Rocky o Future non sarebbe male come obiettivo.

Il singolo estivo dei musicisti Pandem e Ange Biamba: Panda No Bamba

Dopo l’impegno politico e l’esperienza francese, il duo sperimenta sonorità raggae proponendo un pezzo tutto da ballare.

Stavolta si viaggia a Kingston: “Panda No Bamba” è l’ultimo singolo di Pandem (pseudonimo di Andrea Turchi) e Ange Biamba al cui ascolto sarà difficile rimanere fermi. Sonorità raggae, allegria e spensieratezza.

E’ questo il dna musicale del nuovo pezzo dei musicisti. Un metissage musicale frutto del sodalizio artistico e dell’amicizia di due giovani artisti: Pandem e Ange Biamba, rispettivamente italiano e francese. L’urban e le sperimentazioni hardcore del giovane francese
incontrano il cantautorato italiano che anima le vene del musicista italiano. Insieme i due sperimentano nuovi suoni incessantemente, pescando il meglio da ogni cultura di tutto il mondo.



Riguardo alla genesi del testo, Pandem dichiara: “Panda No Bamba è la canzone più recente del repertorio, è passata davanti a tante altre per essere il prossimo singolo. “Tutto è partito da una festa di compleanno fatta in pineta fra Marina di Grosseto e Principina nell’estate 2019. Lì c’erano amici carissimi di cui alcuni possono essere definiti dei Musi, (si, ho declinato il termine
femminile al maschile, talmente è forte l’affetto che provo per loro), i quali più di una volta mi hanno ispirato temi, musica e tanta fiducia.

Da un’improvvisazione alla chiatarra come facciamo di solito cantavamo utilizzando un linguaggio inventato. Ed è a quel punto che esce fuori la frase “Panda No Bamba!”: si è imposto quasi come concetto, così, nella mischia, nel fuoco delle risate, fra amicizia e ricordi di vecchie avventure.



Ha subito catturato la mia attenzione, quindi come capita spesso, mi sono messo a improvvisare altre strofe, per poi passare un’ora in un angolo con la chitarra, scrivendo il testo su un fazzoletto.
Questa è uscita così, irriverente, comica e provocatoria, altre escono in contesti, modalità e tempi diversi. In questo caso cambio registro rispetto ad altri testi carichi di sentimenti o riflessioni sociali, è per dimostrarmi e dimostrare questa capacità nel variare di stile e tematiche. Il tono resta comunque critico verso quelle ideologie in cui la felicità si basa sui soldi, il successo, il lusso, l’ostentazione, e la dimostrazione di tutto ciò nei modi più estremi e insensati.

Quello costruito intorno alla Fiat Panda è uno stile di vita (che poi è il nostro), dove si apprezzano anche le cose più semplici ed umane, senza per tanto farsi mancare niente. Al livello musicale è il primo pezzo in cui ho potuto registrare insieme ad altri musicisti, ed il groove ne è evoluto in maniera estremamente positiva.



Abbiamo trovato un sound asciutto e super ritmato: non è solo una canzone da ascoltare, direi soprattutto che è una canzone da ballare. Il tutto resta comunque un omaggio alla Fiat Panda, che ci ha accompagnato e salvato in tantissime avventure, e rappresenta un pezzo di cultura italiana dell’automobile.”

Il clip di Panda No Bamba è stato in Maremma. La realizzazione nasce da una collaborazione tra Andrea Turchi (alla seconda esperienza di scrittura e produzione di un videoclip) e Mario Salanitro, film maker. I due avevano già collaborato nel singolo “Il marinaio”. Salanitro ha realizzato diversi documentari dei suoi viaggi, sia in Africa sia in Mongolia, accompagnato da Pietro Zamorani. Ed è quello che fa insieme anche ad Andrea Turchi: raccontare avventure nei clip che realizzano come coppia creativa. Un pezzo si leggero, ma che riflette anche sul modus vivendi dei giovani e sui loro valori.

Aroma’s – Tasty experience

Il marchio Aroma’s ( instagram @aromas_tasty) ha il suo core business incentrato su prodotti come spezie ed erbe aromatiche, farine, tè e tisane, risi delle migliori produzioni.Tutto rigorosamente prodotto e confezionato in Italia. Comprende anche una linea aperitivi/snack monouso: arachidi, pistacchi, mais tostati e salati,tarallini. Le tanto attese golden hours estive dopo i mesi di lockdown ci aspettano! Aroma’s è uno dei brand emergenti di food & snacks che noi di Man in Town vi segnaliamo. Abbiamo intervistato il suo CEO, Samuele Galbiati.


Come nasce Aroma’s?

Il brand aroma’s nasce dalla volontà di Sipec srl, azienda leader nel confezionare alimenti in barattoli in banda stagnata, di creare una gamma di prodotti di alta qualità confezionati in packaging plastic free, ossia in barattoli in banda stagnata.



Descrivereste la vostra gamma di prodotti?

I prodotti aroma’s sono suddivisi in delle macro categorie: spezie ed erbe aromatiche, tisane e te’, risi, farine e linea aperitivi ( arachidi, pistacchi, mais e tarallini) La linea aperitivi è nata subordinata dal momento di pandemia seguendo la normativa di igiene alimentare prevista,
in quanto tutti gli alimenti sono sigillati e somministrati in sicurezza. C’è da dire che siamo sempre in constante evoluzione nel ricercare nuovi prodotti da inserire in gamma.



La Lombardia é la madre dell’aperitivo. Consigliate ai nostri lettori 3 posti ideali dove farlo ? E quale é il drink
dell’estate 2021 e perché?

Sicuramente la nostra città, Brescia, è perfetta per gustare un aperitivo di tutto rispetto. The Lab, Enotema e Areadocks sono posti che sicuramente non vi deluderanno. Il drink dell’estate? Gin tonic profumato con bacche di ginepro e mirtillo.

Parlateci del packaging. Cosa vi ha ispirato?

Il restyling dei prodotti Aroma’s, dal packaging alla comunicazione, alle collaborazioni esterne è stato un processo sicuramente naturale e frutto di un’evoluzione, ma è anche un segno di rottura, un concetto di slow food anche nella fruizione dell’oggetto in sé. I rimandi artistici sono sicuramente tangibili ed evolveranno con il tempo. L’apertura del barattolo deve essere un’esperienza di gusto e di vista. Il barattolo, il contenitore rigorosamente plastic free, è un oggetto d’arte, da conservare, collezionare e riutilizzare.



Guardiamo sempre avanti … Un traguardo per il 2022 cui aspirate? Puntiamo sempre ai migliori locali, l’obbiettivo è quello di portare Aroma’s al di fuori dei confini nazionali.



E da intenditori di aperitivo, cui solitamente segue la cena, quali sono i vostri ristoranti preferiti di Milano? perché
li consigliereste?

Senza ombra di dubbio Turbo Milano, Botanical Club, Lùbar. Sono locali con atmosfere completamente diverse tra loro ma in ognuno di questi posti ci sentiamo a casa e respiriamo Milano allo stesso tempo.

Qual è l’aroma del 2021?

L’intramontabile culto del pistacchio, da gustare dolce o salato a qualsiasi ora.

Exclusive venue: il best of dei ristoranti a Porto Ercole in costa d’Argento

Porto Ercole è uno stato d’animo. Qua tutto è possibile: mente sorseggi un cappuccino alle undici di mattina presso un bar del porto, capita di osservare il regista Paolo Sorrentino tutto trafelato con il figlio andare al molo, pronto per salire su un’imbarcazione. Oppure l’imprenditrice digitale più famosa al mondo, Chiara Ferragni, viene proprio qua a mangiare con le amate sorelle in uno dei fine dining gourmet restaurant più quotati a livello nazionale, che non mancheremo di menzionare in questo articolo dedicato ai migliori ristoranti del borgo marittimo del Monte Argentario in Toscana. Insomma, anche se non siamo ai fasti degli anni Sessanta, il jet set ama ancora questo posto esclusivo. A onor del vero, la situazione pandemica ha fatto registrare nell’estate 2020 presenze da record in costa d’Argento. Venire per credere. E soprattutto per godere di panorami mozzafiato e pranzi a base di pesce fresco da leccarsi i baffi.

Il Pellicano

La ricchezza della natura e il talento dell’uomo. Una profonda passione per la cucina mediterranea, questo il segreto di Michelino Gioia, che rende uniche le ricette tradizionali italiane trasformandole in creazioni contemporanee mediante l’impiego di  tecniche innovative. Dunque non solo un tripudio di sapori, ma la sua specialità sta anche negli abbinamenti cromatici della presentazione dei piatti.



Sono due i punti fondamentali per l’ideazione e la realizzazione di ogni sua ricetta: dare il giusto valore alla naturalità dei prodotti e rafforzare il legame con il territorio. L’abbondanza di materie prime toscane di terra e mare, prende forma in piatti divini, da gustare al chiaro di luna. Al Ristorante Il Pellicano (dell’hotel omonimo, uno dei più famosi al mondo gestito da Marie Louise Sciò) lo chef Michelino Gioia offre una cucina italiana tradizionale che a tratti si fonde sapientemente con sapori internazionali. Tutte le materie prime preferite dello Chef, come il piccione, le ostriche, le triglie, l’aragosta e gli scampi, sono parte del menu, creato con passione e amore. Alla fine di ogni cena, un carrello con golosi cioccolati artigianali è offerto a tutti gli ospiti. Tra le specialità di questa stagione alle porte lo chef ci segnala: Astice, pappa al pomodoro, ricotta e levistico, Anguilla di Orbetello (il paese lagunare vicino Porto Ercole celebre per questo pesce), finocchio e misticanza, Fagotto d’anatra, parmigiano e gobetti, Pezzogna, parmigiana e acqua pazza.

Alicina hosteria

Un posto speciale dove gustare il mare a km 0.

Ivan Silvestri è il patron-chef di Alicina Hosteria, piccola veranda nel pieno centro del borgo toscano, a due passi dal porto. Persino Chiara e le sorelle Ferragni hanno scelto di mangiare nel suo piccolo ma assai accogliente ristorante. La tenacia e la dedizione di Silvestri gli hanno permesso di essere menzionato nelle guide del Gambero Rosso, L’Espresso ed infine quella Michelin in ordine cronologico. La cantina di Alicina Hosteria vanta più di 300 etichette, “perché il cliente va messo al primo posto “ –  dichiara il proprietario a Man in Town – tra cui Bellavista e Corion Charlemagne, per menzionarne due. Il menù del gourmet restaurant varia tutto l’anno seguendo la filosofia del mare a km 0. Tutte le materie prime della cucina vengono infatti acquistate presso le pescherie del lungomare di Porto Ercole. Di conseguenza a seconda del pescato l’invitante menù cambia più volte a seconda della stagionalità.



Proseguendo la sua filosofia, Silvestri sta lavorando sulla stagionalità dei prodotti e una carta dei dessert tutta nuova. Tra i suoi must-have cita la palla di neve farcita con una spuma di sgroppino alla vodka oppure il dolce cocco, mango e lime. Tra i primi piatti i fusilli cacio pepe e bottarga che vengono cotti nel te lapsang, un piatto che ha presentato a Festa a Vico al Pranzo delle giovani che si svolge a Vico Equense organizzata dallo chef Gennarino Esposito e che  fu molto apprezzato dalla critica gastronomica nazionale. Tra le novità di quest’estate 2021 del suo branding Silvestri menziona il delivery, ovvero la filosofia di Alicina si sposta a Spinnaker, delivery and takeaway, la cui fase embrionale aveva visto gli albori la scorsa estate ma a cui quest’anno ha deciso di dedicare un proprio spot nella centralissima piazza Roma.

Il Ristorantino

Melting pot di culture e amore per il territorio

Il ristorantino di Porto Ercole, in pieno centro davanti alla Chiesa di San Paolo della Croce, perla della costa d’Argento in Maremma, è uno spin-off dell’osteria dei Nobili Santi. I proprietari infatti, Paola Sclano e Bilel Mabrouk, hanno affinato la loro expertise culinaria seguendo le orme del compianto Moreno Santi, chef tra i più amati della zona argentarina. Nel 2019 i due allievi di Santi decidono di aprire il Ristorantino, un eclettico ed elegante ristorante gourmet.



Paola Sclano è portercolese, Bilel Mabrouk è di origine tunisina ma italiano d’adozione. Da questo metissage culturale culinario, rimanendo sempre fedeli alla tradizione maremmana, emerge un menù variegato e sfizioso. Tradizione dunque si, ma anche tanta rivisitazione e originalità: la sperimentazione al Ristorantino è il diktat. Il sapore è certamente quello inconfondibile del mare dell’Argentario, la cucina è basata soprattutto sul pesce fresco del promontorio. Semplice, ma al contempo ricercata. E non solo pesce. Un’ ottima scelta di piatti di carne soddisfa ogni palato, dall’antipasto, passando per i primi piatti fino ai secondi. Fiore all’occhiello del Ristorantino sono i dessert: Dalla cornucopia ripiena di delizioso mascarpone con la sua cialda croccante e profumata rifinita con frutti di bosco o delizioso cioccolato fuso. Oppure il croccantino , un semifreddo a base di croccante alle nocciole rifinito con cioccolato fuso. Come cavallo di battaglia Paola Sclano suggerisce di assaggiare il suo tagliolino  allevongole, gamberi e zucchine. Realizzato con pasta all’uovo fresca, a parte si prepara una base di aglio, olio e prezzemolo con vongole e si fa mantecare. Aperte le vongole si aggiunge la zucchina tagliata a rondelline molto sottili. Dopodichè si aggiungono i gamberi sbucciati e per finire lo scampo da mettere come decorazione sul piatto finito. Infine si fa saltare la pasta in padella per due minuti. Si serve e si decora con uno scampo in bella vista.

Gli artisti under 35 da tenere d’occhio

La curiosità spinge l’essere umano a percorrere nuovi sentieri: ciò, ovviamente, è valido anche per gli artisti. Quando decidono di esprimersi esplorando diversi media, vivono davvero in modo creativo. Perché anche nella vita quotidiana quando decidiamo di sperimentare, ad esempio, nuovi comportamenti per migliorare la qualità della nostra esistenza o comunichiamo in modo efficiente, pensiamo davvero. Ecco, il pensiero è anche la matrice dell’arte. Dal logos interiore incessante di alcune brillanti menti, noi di Man in Town vi presentiamo la new generation di artisti italiani che dovete assolutamente conoscere.


Luca Bosani, performer e investigatore del reale


La tua formazione? 

Nel 2009 mi sono diplomato presso il Liceo Scientifico Tecnologico, Ettore Majorana di Rho. Successivamente, nel 2012, ho conseguito una Laurea Triennale in Design degli Interni, presso il Politecnico di Milano. Nel 2013 ho frequentato la Foundation in Slade School of Fine Art di Londra e nel 2014 ho conseguito il Higher National Certificate in Fine Art presso il Kensington & Chelsea College di Londra. Nel 2015 ho frequentato il corso di Storia dell’Arte Contemporanea / Performance presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e infine nel 2017 ho conseguito un Master in Performance (Contemporary Art Practice), presso il Royal College of Art di Londra.

Progetti in cantiere?

Una live performance personale presso la San Mei Gallery a Londra a inizio Novembre 2020 e una performace collettiva presso l’Interior and the Collectors a Lione a Ottobre.
Inoltre, sto organizzando ‘NON-OBJECTS’ collettiva presso la galleria del Morley College a Londra, alla quale prenderanno parte artisti quali Rosie Gibbens, Tamu Nkiwane, Victor Seaward. Poi qualcosa di forte in Italia di cui non posso ancora rivelare i dettagli.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Da piccolo ascoltavo le parole del mio professore di filosofia, da grande ascolto il mio istinto.

Regista, attore e attrice preferiti?

Kim Ki Duk, Rodolfo Valentino, Hari Nef

Pittore, scultore, architetto preferito?

Artemisia Gentileschi, Louise Bourgeois, Bruno Munari

Descrivi i diversi media che esplori, La sua Evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Partendo dalla performance, esploro, confondo e combino pittura, scultura e design della moda. La mia evoluzione stilistica è evoluzione di senso. Nelle forme e nei colori che sperimento, racchiudo idee e concetti che non si possono esprimere altrimenti. Dove sto andando? Dove altri non osano andare.

Perché sei un artista?

Ritengo che la parola artista non sia la più accurata per descrivere ciò che sono. Troppo carica e abusata. Preferisco ‘investigatore del reale’ o ‘esploratore di senso’. Non sono ciò che faccio ma credo fortemente in quello che sono. Rispondere al perché sono quello che sono è ardua impresa, certamente non posso essere altro.


Tommaso Ottomano, director e musicista


La tua formazione?

Sono autodidatta, ho imparato attraverso la sperimentazione, prima con la musica e poi con il video. Ho sempre preferito fare ricerca e “studiare” da solo senza per forza ricevere l’insegnamento di qualcuno. Credo che la scuola sia sicuramente un valore aggiunto ma non indispensabile. 

Progetti in cantiere?

Sono costantemente a lavoro su più progetti. A parte quelli che mi danno da vivere, questi ultimi 2 mesi mi sto muovendo per iniziare la produzione di due progetti personali che diventeranno poi delle video installazioni e che vorrei proporre l’anno prossimo.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Ho sempre ascoltato solo buona musica, di ogni genere, grazie soprattutto a mio padre. Sono cresciuto con dischi Dylan, Pink Floyd, Battisti, Battiato, Lolli, Velvet Underground, Beatles, Nick Drake… e continuo a scoprire nuove cose al loro interno. Negli ultimi anni invece sto facendo molta ricerca fra i nuovi artisti, soprattutto esteri, ma sono fan davvero di pochissimi artisti moderni.

Regista, attore, attrici preferiti?

Domanda a cui non posso dare una risposta definitiva perchè cambio costantemente idea a seconda dei giorni. Oggi direi David Lynch, John Malkovitch, Mariangela Melato, ma domani sicuramente ne direi altri. 

Pittore, scultore, architetto preferito?

Dali, Canova, Nanda Vigo


ANKKH, duo artistico composto da Kristofer ed Ektor, visual artists, Dj e performance art.


La vostra formazione?

La nostra formazione è iniziata dal momento in cui ci siamo incarnati su questo piano terrestre, abbiamo sempre avuto la passione per l’arte e lo spettacolo, con una sensibilità elevata abbiamo compreso prematuramente il nostro estro creativo. L’adolescenza l’abbiamo passata frequentando il liceo artistico per poi laurearci all’Accademia di Belle Arti di Bologna in pittura e arti performative. Ciò che più ci ha permesso di comprendere chi siamo è stato l’apprendimento delle discipline spirituali e olistiche (meditazione e rituali), il viaggio iniziatico a Londra e i clubs, lavorando per la scena underground di musica elettronica.

Progetti in cantiere?

Sono diversi i prossimi progetti essendo poliedrici: scatteremo con degli artisti dalle frequenze simili alle nostre, che esplorano varie tecnologie odierne, dalla 3D Art alla scultura futuristica con materiali inusuali. Uno di loro sarà _VVXXII. Nel frattempo ci stiamo focalizzando sulla musica che ci porterà ad esibirci live tra qualche mese. 

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Da piccoli ascoltavamo il cantautorato italiano, così come le icone del rock e del punk, affascinati da quelle figure eccentriche e folli, come David Bowie e Peaches. Ora invece viaggiamo nella wave contemporanea hyper pop, avant music, gender fluid come Arca, Dorian Electra, FKA twigs, Ashnikko, Sophie, ShyGirl, Tommy Cash. Siamo amanti della techno e dell’acid house, genere che suoniamo, come Kettama, Zora Jhones, Bryan Kessler.

Descrivete i diversi media che esplorate, la loro evoluzione stilistica e verso dove state andando?

Abbiamo iniziato dipingendo a quattro mani, opere ad olio su pannelli di legno, e nel frattempo abbiamo imparato a cucire comprendendo il valore della moda, fino a scoprire la performance art che racchiudeva al meglio tutte le nostre qualità ed interessi. Così abbiamo portato il pennello dalla tela ai nostri visi, sviluppando il make up e diventando noi stessi i personaggi dei nostri quadri. Ora stiamo affinando l’aspetto musicale che completerà la rappresentazione totalitaria di quello che è il nostro concetto di esibizione live.

Pittore preferito?

Alex Grey, Alesandro Sicioldr, Agostino Arrivabene, HR Giger, Erial Ali.

Perché siamo artisti?

Siamo artisti perché abbiamo imparato ad incanalare l’arte e diventarne portatori, vogliamo utilizzarla come mezzo espressivo per poter sensibilizzare le persone, in particolar modo le nuove generazioni. L’arte permette di mostrare altri modi di essere, di comunicare dei messaggi, nostro caso sono improntati sul risveglio della coscienza. Siamo artisti perché non potremmo essere altrimenti ed il mondo ha bisogno di arte libera. Gli umani devono comprendere al meglio l’utilizzo della creazione, intesa sia come opera materica che di trasmutazione interiore.

Gli artisti under 35 da tenere d’occhio

La curiosità spinge l’essere umano a percorrere nuovi sentieri: ciò, ovviamente, è valido anche per gli artisti. Quando decidono di esprimersi esplorando diversi media, vivono davvero in modo creativo. Perché anche nella vita quotidiana quando decidiamo di sperimentare, ad esempio, nuovi comportamenti per migliorare la qualità della nostra esistenza o comunichiamo in modo efficiente, pensiamo davvero. Ecco, il pensiero è anche la matrice dell’arte. Dal logos interiore incessante di alcune brillanti menti, noi di Man in Town vi presentiamo la new generation di artisti italiani che dovete assolutamente conoscere.


The Cool Couple, artisti multimediali


La tua formazione? 

Ci siamo incontrati a Milano, al master in fotografia e visual design di NABA. Niccolò arrivava da una laurea in filosofia, mentre Simone aveva studiato arte contemporanea. Per qualche anno abbiamo lavorato come studio manager tra Parigi e Milano e dal 2012 lavoriamo insieme come The Cool Couple. 

Progetti in cantiere?

Stiamo scrivendo un video, intitolato The Cute and The Useful sui metodi di conservazione degli animali selvatici in Sudafrica. Negli ultimi anni ci preme riuscire a parlare della crisi ambientale aggirando la tipica retorica del disastro per metterne in luce le contraddizioni, gli stereotipi e le questioni che emergeranno nel prossimo futuro. Nel caso di TCATU ad esempio i cute e gli useful sono gli animali che sopravvivranno all’estinzione di massa in atto: quelli carini e quelli che possiamo sfruttare economicamente, in termini di materie prime o forza lavoro. 

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Uno di noi Hip Hop, l’altro Minimal Techno e Metal. 

Regista, attore e attrice preferiti?

Christopher Nolan, Jim Jarmusch, Bill Murray, Cameron Diaz, Jack Nicholson, Kate Blanchett

Pittore, scultore, architetto preferito?

Damien Hirst, Arcangelo Sassolino, Gio Ponti, Tadao Ando.

Descrivi i diversi media che esplori, la loro evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Siamo partiti dalla fotografia, ma negli anni ci siamo mossi in diverse direzioni, toccando scultura, performance, video, pittura, videogiochi… Ci interessa come le immagini si muovono, come interagiscono con noi, come ridisegnano la nostra percezione del mondo.  

Perché sei un artista?

Puoi fare arte perché ti fa stare bene. Fare l’artista è uno step ulteriore, dove decidi di entrare in un sistema, con determinate regole e potenzialità, ma soprattutto è il momento in cui fai entrare la condivisione del tuo pensiero nella tua vita. Per noi fare gli artisti è una condizione senza pari, hai una libertà espressiva quasi illimitata, ma anche una responsabilità nei confronti dei tuoi interlocutori. Cerchiamo sempre di costruire dei progetti in grado di comunicare con un pubblico ampio, ci piace creare interazione con i fruitori delle opere.


Ekate Pace, tatuatrice e performer



La tua formazione?

Ho frequentato il liceo artistico Felice Casorati di Novara e poi ho iniziato l’accademia Albertina di Torino, abbandonandola infervorata dagli orari ristretti e l’apatia generale che regnava.

Progetti in cantiere?

I progetti in cantiere sono: una performance con il tatuaggio e il corpo, la pubblicazione di una raccolta di poesie e pensieri su femminile, viaggio e sesso, e prendere una cascina da trasformare in un luogo di residenze artistiche, laboratori ma anche relazione con la natura, con il vuoto e con l’abbondanza.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Sono cresciuta con Renato Zero, Mina e i Queen, appassionata ai Led Zeppelin – Deep Purple e Doors fino agli Spiral Tribe, Sonic Youth e Joy Divison. Oggi ascolto Dadi Etro, Inca Misha, Khtek, A-wa, Acid Arab, Om, Devendra Banhart. Mi piace ascoltare tutto ciò che mi proietta in mondi magici e pazzi.

Regista, attore e attrice preferiti?

Amo i film di David Linch, David Cronenberg , John Carpenter, Alejandro Jodorowsky, Richard Linklater, Lana & Lilly Wachowski, Liliana Cavani, Paolo Virzì, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Pedro Almodovar, Quentin Tarantino, Studio Ghibli. Il mio attore preferito è Johnny Depp, mentre le attrici che preferisco sono Nicoletta Braschi e Penelope Cruz.

Pittore, scultore, architetto preferito?

Pittore preferito sicuramente Piero della Francesca e Salvador Dalì, ma anche Hans Hartung, Otto Dix, Frida Kahlo, Mauritania Cornelis Escher,  Paul Gauguin e molti altri. Scultori preferiti Antonio Canova e Henry Moore , ma anche Joan Miró nelle sue installazioni scultoree. Gli architeti che preferisco invece sono Friedensreich Hundertwasser e Antoni Gaudì.

Descrivi i diversi media che esplori, la sua evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Mi piace provare tutto ciò che mi permette di giocare e sperimentare rimanendo fedele al rito creativo. Con la pittura amo osservare come i diversi materiali  (ink, acrilico, smalto, polveri, acqua, vinavil) interagiscono tra loro e comunicano. Adoro il collage per la sua fruibilità di messaggio,  ma anche la videocamera mi appaga per il suo ruolo comunicativo. Il tatuaggio mi stimola nella sua varietà di uso e stile, e la penna bic è la mia migliore amica nei viaggi e prima di addormentarmi. Ho appena comprato una tavoletta grafica per ricominciare la fase di apprendimento con un nuovo mezzo e ora sono come una bimba con il gioco nuovo! Con questo mezzo potrò unire gioco e amore, passato e presente abolendo i limiti di tempo e spazio. A livello performativo, sto affrontando il rito della cultura  ‘Zulu’  di Costellazione Familiare con Giuliana Strauss, con l’obbiettivo di sciogliere i miei nodi, ma anche di integrare nella ‘A cena con i casi umani’ .

Perché sei un artista?

Non potevo fare diversamente, percepisco l’invisibile e ascolto il tutto. Per questo l’arte è la mia malattia e la mia cura. Mi ha portato in molti luoghi e mi ha permesso di illuminare le oscurità del mio passato. Mi sento molto fortunata a vedere la vita con gli occhi dell’artista, anche se questo include farsi molte domande, pretendere da sé stessi sempre di più e non annichilire l’empatia .


Paride Cevolani, illustratore e tatuatore


La tua formazione?

Piuttosto travagliata, ho frequentato l’Istituto d’arte (indirizzo scultura), diplomandomi in seguito al Liceo Artistico Arcangeli di Bologna. Ho conseguito poi un secondo diploma alla scuola internazionale di fumetto ed illustrazione Comics di Reggio Emilia.

Progetti in cantiere?

Perfezionarmi nel tatuaggio, elaborando uno stile riconoscibile e dedicarmi in veste di illustratore ai progetti editoriali in corso d’opera.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Sono crescito ascoltando Mtv e VideoMusic alla televisone dove ho scoperto la passione per l’hard rock e il punk prima e il goth e la minimal wave poi. Ora i miei gusti sono più eterogenei rimanendo tuttavia sempre fedele alle “origini”.

Regista, attore e attrice preferiti?

Lars Von Trier, Bela Lugosi, Bette Davis

Descrivi i diversi media che esplori, la sua evoluzione artistica e verso dove stai andando?

Prediligo tecniche miste e collage, utilizzando carte vintage. Sto riscoprendo il pennino a china e il rapidograph, utili per illustrazioni più grafiche e i flashtattoo. Non so in che direzione sto andando, seguo il flusso in modo naturale.

Perchè sei un artista?

Perchè è cio che so fare meglio.

Hotellerie vs Covid 19: il caso Planetaria Hotels

Contemporanei e al contempo legati saldamente alle tradizioni: d’altronde si sa, è dalla storia che dobbiamo imparare per formulare nuove soluzioni. Cosa significa questo per gli hotel del gruppo Planetaria? Essere ambasciatori di sostenibilità e valorizzatori delle eccellenze enogastronomiche. Planetaria Hotels è la compagnia alberghiera italiana che promuove la storia e le origini delle città che presidia. Hospitality è la parola-chiave del gruppo.


Planetaria Hotels è presente sul territorio nazionale con 11 strutture alberghiere di pregio a quattro e cinque stelle ubicate nel cuore di alcune città d’arte e di suggestivi borghi antichi. Fanno capo a Planetaria Hotels: Château Monfort, Enterprise Hotel, Milan Suite Hotel, Hotel Indigo Milan, Residenza delle Città a Milano, BEST WESTERN Villa Appiani a Trezzo sull’Adda, Grand Hotel Savoia e l’Hotel Continental a Genova, Hotel Ville sull’Arno a Firenze, Hotel Pulitzer e Leon’s Place a Roma.


Noi di Man in Town abbiamo intervistato Damiano De Crescenzo, il direttore generale di Planetaria Hotels. Egli è docente universitario, cavaliere del lavoro, vicepresidente del gruppo turismo in Assolombarda e premiato come Hotel Manager of the Year 2012.


Avete hotel in diverse città che in questo momento sono divisi da zone colorate, quali sono aperti ? Qual è la situazione attuale dell’ hôtellerie in questo periodo?

In questi giorni stiamo completando la chiusura di 6 alberghi e ne lasceremo aperti 5 di cui:  Enterprise Milano (ospita giornalisti e personale medico e sanitario del nuovo ospedale di terapia intensiva in Fiera Milano City) ed Indigo Milan (il più centrale di fianco alla Prefettura); Grand Hotel Savoia Genova (la città che continua a generare un po’ più di movimento) e Continental Genova (ospita in esclusiva una troupe cinematografica che gira da mesi un film) e Leon’s Place in centro a Roma.  Il settore alberghiero è quello economicamente più colpito insieme a quello del trasporto aereo.

L’impatto devastante per il turismo è noto a tutti. Voi avete comunque aperto l’Indigo a Milano e rinnovato il Leon’s Place a Roma, è una strategia di mercato? 

Si, ci teniamo comunque ad essere presenti per ogni esigenza e a mantenere la nostra visibilità costruita assiduamente negli anni.

Avete creato diverse iniziative durante il lockdown come il Food delivery di Chateau Monfort, ci sono altre iniziative ?  

Si, il delivery è stata un importante iniziativa ma non è tutto. Nei mesi in cui è stato possibile riavviare le attività, seppure con forti limitazioni, abbiamo lanciato i meeting ibridi dotando le nostre sale congressi di tecnologia avanzata per permettere di far svolgere meeting importanti con la maggior parte dei partecipanti a distanza, facilitando sia loro che i partecipanti in sede con interventi, videoriprese, presentazioni di slides, documenti etc.

Inoltre lo smart working in albergo ha avuto, e continua ad avere anche in lockdown, notevole successo in quanto consente di rendere tale attività maggiormente sicura, ottimale e di successo.

Chateau Monfort

Una quota di quanto è stato ed è devastante il Covid nel campo del turismo a Milano, Roma e Firenze? 

Il turismo in queste città è crollato oltre l’80% e quasi il 100% quello intercontinentale, tradizionalmente più redditizio.

Come è nato il suo amore per l’ hôtellerie?  

Per caso, già all’età di 15 anni con il desiderio di andare tanto in giro, lavorare subito (già durante il periodo scolastico) anche per avere l’autonomia economica, imparare le lingue straniere e conoscere tanta gente di diversa provenienza. Il resto lo hanno fatto gli alberghi e le persone che ho incontrato.

Quanto è importante essere affiliati ad una catena come per esempio Relais Le Chateau (Relais & Chateaux)? 

 E’ molto importante perché ci rende parte di un Gruppo di dimore che hanno principi in comune ed una clientela ispirata a quei valori. Inoltre, la condivisione delle esperienze tra le persone dei diversi alberghi e le linee guide della Casa madre fa sì che avvenga una crescita professionalmente importante per tutte le persone che ne fanno parte.

Quanto è importante il mercato della moda nei vostri Hotels? 

Molto importante e grazie al nostro motto “be as you are” che ben ci rappresenta, riusciamo ad essere in forte empatia con il settore, a volte anticipandone anche i trends.

Quanto è importante l’eco sostenibilità?

Da anni siamo in campo su questi principi ai quali crediamo tantissimo e ci siamo molto impegnati. Abbiamo fatto importanti scelte anche sulla ristorazione e questo ci ha premiato ed arricchito di soddisfazioni. In particolare abbiamo puntato tantissimo su un modo “slow” di fare ristorazione prediligendo le eccellenze e tradizioni locali, la stagionalità, la sostenibilità e le sane abitudini alimentari. Un lavoro impegnativo ma ricco di soddisfazioni. Poco prima del lockdown abbiamo lanciato lo slow-breakfast che nulla ha a che vedere con i ricchi e standard buffet internazionali. La presentazione dei cibi locali di cui si conosce bene sia la provenienza che la sana produzione, dalle uova ai formaggi ed i salumi, la frutta di stagione, le torte con le vecchie tradizionali ricette ecc., diventano un vero e proprio storytelling esperienziale.

La privacy è importante… ma qualche nome internazionale che è stato vostro ospite si può dire?

 La lista è lunga ma ne citiamo alcuni: Bill Gates, Michail Gorbaciov, Bud Spencer, Ennio Morricone, Mario Monicelli, Franco Battiato, Gigi Proietti, Paolo Sorrentino, Nanni Moretti, Maria Grazia Cucinotta, Sophia Loren, Pierfrancesco Favino, Alessandro Preziosi, Emma Marrone, Elisa, Antonello Venditti, Lamia Kashoggi, Ahmad Joudeh, Anastacia, Monica Bellucci, Virginia Raffaele, Nicole Kidman, Tim Roth, Andrei Shevchenko, Ben Harper, Zucchero Fornaciari, Carla Fracci, Daniel Pennac, Ron Perlman, Red Canzian, Gianna Nannini, Claudio Baglioni,  Umberto di Savoia, Amedeo di Savoia, Irene di Savoia.

Streetwear: brand to watch

In pochi decenni la cultura Hip-Hop (dunque lo streetwear) è passata dall’essere una subculture di nicchia a una forza dominante nella cultura mainstream. Harlem, la cultura skate, l’NBA hanno attraversato gli oceani, declinandosi con il savoir-faire e la migliore cultura europea. Il risultato? La nascita di brand streetwear espressione del miglior metissage culturale, di ibridazione e scambio, capaci di cogliere i migliori tratti da entrambi questi mondi soltanto in apparenza inconiugabili, ma in realtà più simili di quanto si pensi.

Abbiamo selezionato per voi quattro brand emergenti streetwear di cui, scommettiamo, sentiremo parlare.

BASEDODICI

L’idea di Basedodici è quella di far nascere qualcosa di diverso, di unico e nuovo nel suo genere. Qualcosa che a primo impatto può sembrare simile a tante altre realtà, ma con quel pizzico di diversità, fantasia e creatività che questo giovane brand si impegna sempre a trovare. Le collezioni di Basedodici nascono dalla ricerca di un collegamento trascendentale tra moda e arte, mediante capi esclusivamente Made in Italy, realizzati con precisione e cura dei dettagli. Il nostro paese, riconosciuto in tutto il mondo per l’arte, è da sempre simbolo della Moda. Basedodici con le sue collezioni, grazie a un incessante dialogo con gli artisti del momento, propone uno streetwear genuino ed autentico.

HG/LF

HG / LF nasce nel 2019 a Milano, da Lorenzo Del Serra e Letizia Grace. Più artisti che designer, hanno fin da subito posto l’accento sull’individuo, conferendo alle proprie creazioni un’estetica sovversiva. Silhouettes androgine decostruite e tagli sartoriali. Attitude punk e sostenibilità. Look genderless. L’obiettivo della label è quello di utilizzare la propria piattaforma per comunicare tematiche di interesse comunitario.

HUGE UNDERGROUND BUSINESS

Diversi input culturali e tematiche sociali attraverso sperimentazioni che incoraggiano le connessioni umane: questo il diktat di Huge Underground Business. Fondato due anni fa da Alessandro e Jamila, i designer propongono un design funzionale attraverso tessuti hi-tech e di alta qualità. Grafiche uniche come stampe: questo il codice stilistico di questo giovane marchio.

PLUS QUE MA VIE

Heritage veneziano e celebrazione delle sottoculture: l’imprinting di stile di Plus que ma vie è questo. L’espressione di sé e la libertà comunicativa sono due concetti cardine dell’indagine stilistica della label. La comunità globale che sta costruendo con dedizione il marchio ben apprezza il prodotto made in Italy essenziale e timeless proposto.

AGUA SANCTA: a talk with Fabio Morelli

Fabio Morelli, cagliaritano classe 1993, è il mastermind dietro al successo del locale milanese Agua Sancta. Dopo il diploma scientifico segue la sua vocazione, addentrandosi nel settore food & beverage. Gli anni di formazione in Sardegna, a Berlino all’interno del contesto internazionale Soho House ispirato a Londra e infine a Milano presso Russian Standar. Per diversi anni Fabio ha cercato di apprendere quanto più possibile dall’ambiente circostante, occupandosi prima di eventi privati in Sardegna, poi regalandosi un anno a Berlino dove ha potuto affinare la tecnica all’interno del contesto internazionale Soho House, gruppo di stampo londinese. Ultima tappa della sua formazione Milano, dove ha potuto collaborare con il primo e unico flagship store di Russian Standar, comprendendo al meglio l’anima milanese e la tecnica della miscelazione molecolare. 
Completato il suo processo creativo Fabio Morelli apre Agua Sancta, un progetto avviato insieme a un amico messicano. Juan è originario di Queretaro, cittadina messicana, ma nasce a Brescia. Ibiza è la città dove si sono incontrati e il progetto ha visto la sua fase progettuale.
Agua Sancta si trova C.so Garibaldi, storico corso meneghino conosciuto per i suoi locali cool e giovanili, si presenta come un locale piccolo ma ricco di elementi che lo rendono unico. 
“L’approccio diretto con il cliente è per me fondamentale – dichiara a Man in Town Fabio Morelli – per questo tendo a delegare, dando così l’opportunità ai miei collaboratori di essere in prima linea ottenendo una formazione completa, anche se nel nostro settore è un sistema ancora poco concepito. Io supervisiono, mi siedo con i clienti creando un rapporto diretto e ascoltando i loro pareri sui piatti e i drink che gli vengono serviti, così che possano sentirsi sempre a casa”. 
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con questo imprenditore emergente di cui sentiremo parlare.

Quale storia c’è dietro la nascita del brand?

Prima di Agua Sancta i nostri universi erano paralleli, io provengo da eventi privati e discoteche sparse per la Sardegna con un excursus di un anno all’estero a Berlino, dove ho affinato tecnica e pratica nel campo beverage, in un contesto internazionale come solo il gruppo Soho House di stampo londinese poteva darmi.In seguito il trasferimento a Milano nel primo e unico flagship store di Russian Standar, dove ho potuto sperimentare e addentrarmi nella movida milanese e nella miscelazione molecolare.
Juan arriva dall’altra parte nel vero senso della parola. Queretaro, il paesino in Messico di cui è originaria la madre, lui nato a Brescia, rappresenta il vero e proprio crocevia di culture. Ha sempre fatto avanti e indietro per la famiglia, dove ha scoperto nel ristorante delle zie la passione per la cucina.
Ci siamo conosciuti a Ibiza durante una vacanza, per amicizie in comune. Da lì, dopo svariate serate e chiacchiere sul settore, è nato il desiderio di unire i nostri due back ground F & B per dare vita a un locale dove entrambi i campi dessero il meglio di sè.
Mancavano i fondi, ma per fortuna abbiamo incontrato i nostri attuali finanziatori che ci han permesso di rendere possibile la nostra realtà

Quale tipo di lifestyle promuovete?

Noi ci siamo conosciuti in viaggio, pertanto direi che è anche nel nostro dna scovare nuove idee e far viaggiare la nostra fantasia, oltre a tenerci costantemente aggiornati.In particolare poi il mio stile di vita esige una fuga settimanale per ricaricare le pile e dare il massimo sul lavoro. Non è raro che a termine delle 12/14 h lavorative del sabato, parta all’alba a fine servizio per recarmi da qualche parte. E’ un’abitudine presa appena arrivato a Milano, e vorrei non perderla!

Quale è il design del locale?

Siamo stati aiutati dallo studio SGSM, coppia di architetti estrosi che han firmato alcuni dei locali piu prestigiosi nella nostra città, tra cui IYO, il primo ristorante etnico stellato d’Italia.
L’idea nasce dall’esigenza di avere un locale piccolo ma ricco di elementi che ci caratterizzassero e che ci rendessero assai riconoscibili. Dato lo spazio ridotto gli architetti si son divertiti a immaginare e creare il nostro soffitto.realizzato in betulla multistrato e lamelle d’acciaio smaltate retroilluminate. Riprende l’idea di sobborgo latino ma in chiave chic e contemporanea, così da valorizzare la zona che è richiamo di turisti e apassionati di architettura e design, oltre che del buon bere e mangiare.

Quale è la la vostra offerta food and beverage?

La drink list ormai si è consolidata su due versioni estate/inverno. Sono sempre presenti una carta di otto margarita, una di  9 signature e twist on classics che riprendono i cocktail internazionali, e una di hot drinks (inverno) e una di detox (estivi). La nostra proposta risponde così alla maggior parte delle esigenze dei clienti, spaziando tra ingredienti messicani a prodotti più italiani.
Stessa filosofia viene applicata al menu, appetizer pensati per essere condivisi durante la giornata, all’aperitivo o nel dopo cena, i tacos che danno sostanza e riprendono in toto la filosofia messicana delle street food e i ceviche, che in messico si chiamano aguachile. Pesce marinato nel lime, jalapeno, sale e zucchero con della frutta tropicale, mango, ananas, passion fruit. 
Data la particolarità e l’orientamento fortemente caratteristico, abbiamo deciso di unire i prodotti italiani per avvicinare i palati più diffidenti, così che per ogni proposta “autentica messicana” abbiamo una proposta più mediterranea.
Pomodori secchi, feta, stracchino, alioli alle acciughe, olive taggiasche vanno a stemperare il calor delle spezie
Tendenzialmente lasciamo liberi i clienti di scegliere cosa a pelle recepiscono come piu appetitoso, consigliamo comunque sempre di iniziare con un guacamole servito con nachos, due tacos diversi da condividere e un’aguachile in chiusura magari accompagnato dal mezcal.

Lascereste ai nostri lettori una vostra esclusiva ricetta?

Assolutamente, per noi è iconico il taco al pastor, tant’è che dalla nostra app è anche possibile ordinare un kit con tortilla e spezie per cucinare a casa la maggior parte delle ricette messicane, nostre e non.
Per il tacos al pastor è necessario:
icetta pastor 4 persone
salsasucco di un arancia1/4 pasta achiote2 peperoncini chipotle1 pomodoro3 peperoncino guajilio100 ml succo ananas100 ml aceto
frullare e versare sulla carne 
300 g coppa di maiale / lonza tagliata a listarelle
far riposare circa 4 ore
cuocere in padella con un filo di olio e far stringere la salsa 
pepare trito di cipolla rossa, ananas, coriandolo
servire su torilla scaldate prima in padella.

Il segreto del vostro successo?

Il metissage culturale è stato il punto di partenza, garantire qualità delle materie prime e autenticità dei sapori al fine di distinguerci di netto da tutte le catene franchise tex mex presenti sul territorio.E’ molto difficile spesso far capire al cliente che il cheddar, la panna acida, i tacos a conchiglia croccanti e tanto altro non fanno parte della cucina messicana. Molti apprezzano e scoprono un nuovo mondo, altri preferiscono il format classico da supermercato e famiglia. Fa parte del gioco!!
Onestamente credo ci siamo mossi bene perché abbiamo sviluppato e lanciato la nostra app di delivery, e appoggiati alla nostra super pr per raggiungere i maggiori influencer in città, così da farci pubblicità in un momento in cui il settore beverage era particolarmente fermo. Oggi arrivano clienti che grazie alle attività di marketing e comunicazione svolta stanno conoscendo e frequentando il nostro locale. Per il resto navighiamo a vista, e pianifichiamo il 2021 con una probabile nuova apertura.

Jean-Luc Salathiel Meledje: influencer on the rise

Dagli esordi come modello è diventato una presenza fissa della nightlife milanese. Da lì a poco l’apertura di un blog per gioco, tutto basato sulla condivisione della sua vita glamour. Ama lo stile sporty, viaggiare e conoscere nuove culture. E’ inarrestabile: dalla TV ai set ai social, Jean-Luc Salathiel Meledje è l’influencer che vi segnaliamo questo mese.

Parlaci dei tuoi esordi..

Ho iniziato lavorando come modello e fotomodello sotto agenzia su Milano: in quel periodo i primi blogger non ancora definiti influencer muovevano i primi passi; io non avevo ancora inziato ad aprire un blog perché l’attività di modeling mi portava via molto tempo e non avevo certo il tempo di mettermi a scrivere su un blog! Poi all’improvviso da modello qualunque ho iniziato a inserirmi nell’ambiente dei cosiddetti “party” anche grazie alle conoscenze che facevo tramite i casting o durante i lavori sui set, c’era la stylist o il fotografo o l’editore e anche la stessa agenzia ad invitarmi agli after party delle Fashion Week.

Ho iniziato a condividere le mie esperienze sui social quindi parliamo inizialmente di Facebook, Tumblr, Twitter e non ancora Instagram. Postavo di tutto! Era un vero e proprio diario della mia vita! Poi dopo qualche mese ho aperto il mio blog Theyoungissue.com, che è anche l’espressione del mio stile. Si rivolge a ragazzi come me che si sono avvicinati alla moda forse non prendendola troppo sul serio, ma comunque con voglia di esprimersi. Le persone che seguono il mio blog sono giovani ragazzi che sono disposti a osare e allo stesso tempo divertirsi. Mi considero forse un po’ estroverso, ma non ho paura di indossare un capo che forse un ragazzo della mia età non indosserebbe mai, sono un amante della vita e della moda a 360 gradi. Tramite il mio blog ho iniziato a essere notato dagli uffici stampa e dagli stessi brand per cui avevo lavorato precedentemente come modello, ho iniziato a essere invitato ufficialmente non più tramite altri ma perché volevano me, il mio nome, la mia immagine, la mia espressione e il mio mood a sfilate con il mio invito personale e posto a sedere, a partecipare a campagne pubblicitarie, ad eventi e party indossando il capo del brand. Da lì a poco ho aperto Instagram e tutto ciò che condividevo sul blog in parallelo veniva condiviso anche su Instagram e da lì a poco ho iniziato ad avere molto seguito fino ad arrivare ad oggi a 96.000 mila follower, persone che mi seguono e che apprezzano ciò che faccio e mi chiedono consigli, idee, aiuto per come gestire i propri profili social. Instagram mi ha aiutato moltissimo a sviluppare la mia carriera nel settore moda; ho potuto collaborare con magazine importanti tra cui: Elle.it, Gq Italia, Rolling Stone Italia, I-D, Marieclaire.it, Vogue italia, Vanity Fair, rilasciando interviste personali, realizzare progetti di Shooting per interpretare il mood di un brand.

Tra gli highlight della tua carriera c’è la partecipazione a Riccanza di Mtv. Qualche aneddoto divertente?

Sì, è vero! Parallelamente alla carriera di modello  ho studiato recitazione e lavorato molto per spot pubblicitari; per video musicali internazionali e recitato nella sitcom di “Alex & co. 2” per disneychannelitalia. Quindi non sono nuovo alle telecamere: Milano è un ambiente piccolo per quelli che sono del settore e quindi ci si conosce tutti dopo un po’. Quando Mtv Italia ha lanciato il format “Riccanza” sono rimasto affascinato: era divertente, fresco, pazzo un po’ come me. A una festa per caso ho avuto modo di conoscere Cristel Isabel Marcon, una delle protagoniste di Riccanza fin dalla prima stagione. Siamo diventati amici da subito, abbiamo condiviso molte esperienze divertenti, tra cui anche un after party di Paris Hilton! Io ho preso parte alla quarta stagione di Riccanza, l’edizione Deluxe! Secondo me la migliore, devo dire! Come amico di Cristel è stato divertentissimo girare Riccanza: la troupe e gli autori sono fantastici: ci hanno dato ampio spazio di parlare di ciò che volevamo e delle esperienze che ci stavano capitando in quel periodo. Un aneddoto divertente è questo: in una scena di noi riuniti dovevamo “sbocciare” per un tot. di volte e poi rigirare la scena e bere dal flut senza simulare…Beh, dopo qualche bicchierino le bollicine hanno iniziato a fare effetto ed eravamo molto euforici, però la scena è venuta benissimo comunque!

Il luogo che più ti entusiasma del nostro pianeta?

A me piacciono molto i posti esotici e che hanno una storia alle spalle, mi piace visitare l’essenza del luogo e riviverla dentro di me, con il mio blog jowatravel ho iniziato a viaggiare un po’ per il mondo. Uno dei posti che mi ha affascinato di più è Marrakech, la gentilezza delle persone, i colori, i profumi, i riad e i loro colori; il design e la cura dei dettagli, il cibo. Un posto magico e incantevole. 

Descrivi il tuo outfit ideale. Forme e brand.

Da due anni sono diventato brand ambassador di Russell Athletics tramite il gruppo BB Group UK (con #iconicr). I capi sportivi mi sono sempre piaciuti: in origine erano un tabù nel senso che mai qualcuno poteva pensare che si potessero utilizzare per contesti come eventi, cocktail, presentazioni. Essendo di per se’ un capo sportivo il suo unico utilizzo era destinato alla palestra o per attività sportive. Questa evoluzione e concezione negli ultimi tempi è cambiata; indossando Russell mi sento a mio agio; ben vestito e confortevole; le persone che acquistano questo capo sono persone di fascia normale, ricercano la comodità e la possibilità di utilizzare un capo sportivo anche in diversi contesti come dicevo precedentemente; quindi un capo particolare e facilmente indossabile. La combinazione di sport e moda da un’immagine  che può essere utilizzata per vari contesti; prodotti di qualità e dal tessuto confortevole e modellante. 

Se non avessi fatto l’influencer e il consulente d immagine, cosa avresti fatto?

Sono anche appassionato di arredamento e architettura quindi penso che avrei perseguito questo tipo di carriera e avrei cercato di lavorare per Architectural Digest che amo da impazzire!

Le ultime cinque canzoni che hai ascoltato su Spotify?

 Doja Cat: Like That 

 Travis Scott: Highest in The Room 

 Elodie: Guaranà 

 Tinie Tempah feat Not3s: Top Winner 

 Rosalía feat Ozuna: Yo x Ti 

Descrivi la tua casa ideale. E quale è la tua stanza preferita?

Io amo molto il caldo e il mare; la mia casa ideale dovrebbe essere su un’isola, ad esempio Fuerteventura. Ha un clima perfetto per viverci, una grande villa con piscina, dallo stile messicano o arabo: mi piace molto lo stile architettonico che usano, con ampie porte e vetrate e dal colore acceso, magari rosso o rosa, con un piccolo giardino dove poter coltivare le verdure e la frutta biologica, 3 o 4 bagni e diverse camere da letto per ospitare gli amici che mi vengono a trovare. La mia stanza preferita è la camera da letto, il luogo più sacro per me, perché è dove ti riposi da una giornata lunga e dove dormi la sera.

Genere cinematografico preferito? Attore e attrice?

Ho tre generi preferiti: fantascienza, drammatico e thriller. Attore preferito: Ryan Gosling. Attrice preferita: Isabelle Huppert.

Cosa ti auguri per il tuo futuro?

Per il mio futuro mi auguro di crescere sempre di più sia dal punto di vista lavorativo che dal punto di vista caratteriale; di tenermi cari gli amici che ho e di potermi innamorare follemente! 

Prossimi progetti?

A Settembre se tutto va bene parteciperò al Festival Di Venezia; sarei dovuto andare anche a Cannes ma per via del Covid è saltato tutto! L’anno prossimo andrò al mio primo Coachella! E per l’autunno prenderò parte all’inaugurazione e al lancio della nuova collab di H&M. Sto lavorando anche con la persona che mi segue in ambito televisivo per un nuovo format che ho ideato insieme a una mia amica, speriamo presto di chiudere il contratto! E mi piacerebbe partecipare a Pechino Express. Con Mtv ci sono dei nuovi format che devono prendere piede quindi sto valutando un po’ di cose. E riprenderò i miei viaggi con il mio blog: quest’anno abbiamo pensato di andare a Trinidad e Tobago. Non ci sono mai stato ma ho visto un paio di video è un posto davvero affascinante!