NOTALEAN – This is not a lean

Notalean nasce dalla volontà di Sipec srl, azienda Bresciana specializzata nel confezionamento conto terzi di alimentari e bevande in barattoli in banda stagnata, nella persona di Samuele Galbiati, di lanciare sul mercato un prodotto realmente nuovo, toccando anche un tema sensibile tra I giovani, come quello rappresentato dalla “piaga” diffusa della Lean.

Grazie all’incontro tra Samuele Galbiati e la coppia di direttori artistici Caterina Adele Michi e Davide Turcati, professionisti con competenze riconosciute acquisite nella fashion e nella comunicazione, guidando il loro staff, si concretizza e “veste” questa idea, scaturendo da subito molto interesse creando così un buzz internazionale.

La recente morte di Juice Wrld dovuta anche all’abuso di lean (una droga a base di codeina e spesso bibite gassate) ci ha portato ad indagare nel passato e scoprire quanti pilastri del mondo urban siano scomparsi per via della sostanza. Da qui l’idea, proporre un’alternativa che mantenga lo stesso elemento estetico, ovvero il colore viola, ma ben lontana dall’essere una pericolosa sostanza ed illegale. This is not a lean.



Il progetto è legato alla passione per la scena trap. Parlatecene.

La scena Trap ha sonorità, bpm e un immaginario vicino al consumatore e fan del lifestyle di Notalean, ma è un errore pensare che sia solo ad appannaggio di questa musica, di questo stile. La trap culture, la musica di Juice WRLD, Future, sono solo un mezzo. Notalean è adatta ad ogni consumatore che apprezza il Gin, i drink dal sapore deciso e che vuole assaporare un gusto nuovo.

Quali artisti state ascoltando? 5 tracce dalla vostra playlist Spotify.

Per proiettarci nel giusto mood la colonna sonora delle nostre giornate di lavoro ultimamente è Slime Language 2, Sky di Playboi Carti, Body In Motion di Dj Khaled, Bryson tiller, Roddy Ritch, Lil Baby, NahNahNah di Kanye West, Spiral di 21 savage, War di Drake.



Qualche Ambassador del brand. Li menzionereste? Perché avete scelto questi volti? Cosa rappresentano per voi?

Attualmente stiamo proponendo il prodotto ad artisti e personaggi importanti che sicuramente apprezzano il drink. Gli Slings, Bianco Mat e molti altri. Questi fanno parte di mondi totalmente diversi tra loro, dal dj trap a quelli della TechnoCulture, allo stylist, dal musicista indie all’artista contemporaneo, dal bartender allo sportivo. A breve verranno lanciate vere e proprie iniziative per la nostra community che sta crescendo, non abbiamo veri ambassador, ma amanti della Notalean.

Parallelamente è nato un magazine di lifestyle collegato al progetto. Cosa propone?

Notaleanmag è un contenitore di lifestyle. Stiamo creando attorno alla Notalean una community che si occupa di condividere l’immaginario, le influenze e gli interessi più freschi. Sicuramente la creazione di alcune playlist è sola la punta dell’iceberg delle iniziative previste volte a creare interesse e informazione intorno alla Notalean. L’obiettivo è quello di coinvolgere i fan del prodotto in esperienze e situazioni sicuramente gradevoli.



Un’anteprima succulenta che vi riguarda?

Sono in cantiere collaborazioni moooolto interessanti e decisamente di grande portata. Siamo scaramantici, vi invitiamo a seguirci sui nostri canali (Ig, tik tok, Fb, Spotify ..) per scoprirle.

Descrivete i vostri prodotti.

Notalean è un prodotto nuovo nel suo genere, una bevanda alcolica (gradazione 11%) a base di gin e succo di mirtillo, confezionata in lattina da 200 ml e venduta in box in banda stagnata per essere così, senza compromessi, totalmente sostenibile dal punto di vista ambientale perché realmente Plastic-Free. Dirompente e unica nel gusto e nel colore, da gustare liscia o accompagnata a distillati, toniche e addirittura Champagne.



Qual’è la vostra ambizione più grande?

Nel nostro piccolo vorremmo che Notalean fosse ricordata non solo come una bevanda … anche se farla assaggiare ad Asap Rocky o Future non sarebbe male come obiettivo.

Il singolo estivo dei musicisti Pandem e Ange Biamba: Panda No Bamba

Dopo l’impegno politico e l’esperienza francese, il duo sperimenta sonorità raggae proponendo un pezzo tutto da ballare.

Stavolta si viaggia a Kingston: “Panda No Bamba” è l’ultimo singolo di Pandem (pseudonimo di Andrea Turchi) e Ange Biamba al cui ascolto sarà difficile rimanere fermi. Sonorità raggae, allegria e spensieratezza.

E’ questo il dna musicale del nuovo pezzo dei musicisti. Un metissage musicale frutto del sodalizio artistico e dell’amicizia di due giovani artisti: Pandem e Ange Biamba, rispettivamente italiano e francese. L’urban e le sperimentazioni hardcore del giovane francese
incontrano il cantautorato italiano che anima le vene del musicista italiano. Insieme i due sperimentano nuovi suoni incessantemente, pescando il meglio da ogni cultura di tutto il mondo.



Riguardo alla genesi del testo, Pandem dichiara: “Panda No Bamba è la canzone più recente del repertorio, è passata davanti a tante altre per essere il prossimo singolo. “Tutto è partito da una festa di compleanno fatta in pineta fra Marina di Grosseto e Principina nell’estate 2019. Lì c’erano amici carissimi di cui alcuni possono essere definiti dei Musi, (si, ho declinato il termine
femminile al maschile, talmente è forte l’affetto che provo per loro), i quali più di una volta mi hanno ispirato temi, musica e tanta fiducia.

Da un’improvvisazione alla chiatarra come facciamo di solito cantavamo utilizzando un linguaggio inventato. Ed è a quel punto che esce fuori la frase “Panda No Bamba!”: si è imposto quasi come concetto, così, nella mischia, nel fuoco delle risate, fra amicizia e ricordi di vecchie avventure.



Ha subito catturato la mia attenzione, quindi come capita spesso, mi sono messo a improvvisare altre strofe, per poi passare un’ora in un angolo con la chitarra, scrivendo il testo su un fazzoletto.
Questa è uscita così, irriverente, comica e provocatoria, altre escono in contesti, modalità e tempi diversi. In questo caso cambio registro rispetto ad altri testi carichi di sentimenti o riflessioni sociali, è per dimostrarmi e dimostrare questa capacità nel variare di stile e tematiche. Il tono resta comunque critico verso quelle ideologie in cui la felicità si basa sui soldi, il successo, il lusso, l’ostentazione, e la dimostrazione di tutto ciò nei modi più estremi e insensati.

Quello costruito intorno alla Fiat Panda è uno stile di vita (che poi è il nostro), dove si apprezzano anche le cose più semplici ed umane, senza per tanto farsi mancare niente. Al livello musicale è il primo pezzo in cui ho potuto registrare insieme ad altri musicisti, ed il groove ne è evoluto in maniera estremamente positiva.



Abbiamo trovato un sound asciutto e super ritmato: non è solo una canzone da ascoltare, direi soprattutto che è una canzone da ballare. Il tutto resta comunque un omaggio alla Fiat Panda, che ci ha accompagnato e salvato in tantissime avventure, e rappresenta un pezzo di cultura italiana dell’automobile.”

Il clip di Panda No Bamba è stato in Maremma. La realizzazione nasce da una collaborazione tra Andrea Turchi (alla seconda esperienza di scrittura e produzione di un videoclip) e Mario Salanitro, film maker. I due avevano già collaborato nel singolo “Il marinaio”. Salanitro ha realizzato diversi documentari dei suoi viaggi, sia in Africa sia in Mongolia, accompagnato da Pietro Zamorani. Ed è quello che fa insieme anche ad Andrea Turchi: raccontare avventure nei clip che realizzano come coppia creativa. Un pezzo si leggero, ma che riflette anche sul modus vivendi dei giovani e sui loro valori.

Aroma’s – Tasty experience

Il marchio Aroma’s ( instagram @aromas_tasty) ha il suo core business incentrato su prodotti come spezie ed erbe aromatiche, farine, tè e tisane, risi delle migliori produzioni.Tutto rigorosamente prodotto e confezionato in Italia. Comprende anche una linea aperitivi/snack monouso: arachidi, pistacchi, mais tostati e salati,tarallini. Le tanto attese golden hours estive dopo i mesi di lockdown ci aspettano! Aroma’s è uno dei brand emergenti di food & snacks che noi di Man in Town vi segnaliamo. Abbiamo intervistato il suo CEO, Samuele Galbiati.


Come nasce Aroma’s?

Il brand aroma’s nasce dalla volontà di Sipec srl, azienda leader nel confezionare alimenti in barattoli in banda stagnata, di creare una gamma di prodotti di alta qualità confezionati in packaging plastic free, ossia in barattoli in banda stagnata.



Descrivereste la vostra gamma di prodotti?

I prodotti aroma’s sono suddivisi in delle macro categorie: spezie ed erbe aromatiche, tisane e te’, risi, farine e linea aperitivi ( arachidi, pistacchi, mais e tarallini) La linea aperitivi è nata subordinata dal momento di pandemia seguendo la normativa di igiene alimentare prevista,
in quanto tutti gli alimenti sono sigillati e somministrati in sicurezza. C’è da dire che siamo sempre in constante evoluzione nel ricercare nuovi prodotti da inserire in gamma.



La Lombardia é la madre dell’aperitivo. Consigliate ai nostri lettori 3 posti ideali dove farlo ? E quale é il drink
dell’estate 2021 e perché?

Sicuramente la nostra città, Brescia, è perfetta per gustare un aperitivo di tutto rispetto. The Lab, Enotema e Areadocks sono posti che sicuramente non vi deluderanno. Il drink dell’estate? Gin tonic profumato con bacche di ginepro e mirtillo.

Parlateci del packaging. Cosa vi ha ispirato?

Il restyling dei prodotti Aroma’s, dal packaging alla comunicazione, alle collaborazioni esterne è stato un processo sicuramente naturale e frutto di un’evoluzione, ma è anche un segno di rottura, un concetto di slow food anche nella fruizione dell’oggetto in sé. I rimandi artistici sono sicuramente tangibili ed evolveranno con il tempo. L’apertura del barattolo deve essere un’esperienza di gusto e di vista. Il barattolo, il contenitore rigorosamente plastic free, è un oggetto d’arte, da conservare, collezionare e riutilizzare.



Guardiamo sempre avanti … Un traguardo per il 2022 cui aspirate? Puntiamo sempre ai migliori locali, l’obbiettivo è quello di portare Aroma’s al di fuori dei confini nazionali.



E da intenditori di aperitivo, cui solitamente segue la cena, quali sono i vostri ristoranti preferiti di Milano? perché
li consigliereste?

Senza ombra di dubbio Turbo Milano, Botanical Club, Lùbar. Sono locali con atmosfere completamente diverse tra loro ma in ognuno di questi posti ci sentiamo a casa e respiriamo Milano allo stesso tempo.

Qual è l’aroma del 2021?

L’intramontabile culto del pistacchio, da gustare dolce o salato a qualsiasi ora.

Exclusive venue: il best of dei ristoranti a Porto Ercole in costa d’Argento

Porto Ercole è uno stato d’animo. Qua tutto è possibile: mente sorseggi un cappuccino alle undici di mattina presso un bar del porto, capita di osservare il regista Paolo Sorrentino tutto trafelato con il figlio andare al molo, pronto per salire su un’imbarcazione. Oppure l’imprenditrice digitale più famosa al mondo, Chiara Ferragni, viene proprio qua a mangiare con le amate sorelle in uno dei fine dining gourmet restaurant più quotati a livello nazionale, che non mancheremo di menzionare in questo articolo dedicato ai migliori ristoranti del borgo marittimo del Monte Argentario in Toscana. Insomma, anche se non siamo ai fasti degli anni Sessanta, il jet set ama ancora questo posto esclusivo. A onor del vero, la situazione pandemica ha fatto registrare nell’estate 2020 presenze da record in costa d’Argento. Venire per credere. E soprattutto per godere di panorami mozzafiato e pranzi a base di pesce fresco da leccarsi i baffi.

Il Pellicano

La ricchezza della natura e il talento dell’uomo. Una profonda passione per la cucina mediterranea, questo il segreto di Michelino Gioia, che rende uniche le ricette tradizionali italiane trasformandole in creazioni contemporanee mediante l’impiego di  tecniche innovative. Dunque non solo un tripudio di sapori, ma la sua specialità sta anche negli abbinamenti cromatici della presentazione dei piatti.



Sono due i punti fondamentali per l’ideazione e la realizzazione di ogni sua ricetta: dare il giusto valore alla naturalità dei prodotti e rafforzare il legame con il territorio. L’abbondanza di materie prime toscane di terra e mare, prende forma in piatti divini, da gustare al chiaro di luna. Al Ristorante Il Pellicano (dell’hotel omonimo, uno dei più famosi al mondo gestito da Marie Louise Sciò) lo chef Michelino Gioia offre una cucina italiana tradizionale che a tratti si fonde sapientemente con sapori internazionali. Tutte le materie prime preferite dello Chef, come il piccione, le ostriche, le triglie, l’aragosta e gli scampi, sono parte del menu, creato con passione e amore. Alla fine di ogni cena, un carrello con golosi cioccolati artigianali è offerto a tutti gli ospiti. Tra le specialità di questa stagione alle porte lo chef ci segnala: Astice, pappa al pomodoro, ricotta e levistico, Anguilla di Orbetello (il paese lagunare vicino Porto Ercole celebre per questo pesce), finocchio e misticanza, Fagotto d’anatra, parmigiano e gobetti, Pezzogna, parmigiana e acqua pazza.

Alicina hosteria

Un posto speciale dove gustare il mare a km 0.

Ivan Silvestri è il patron-chef di Alicina Hosteria, piccola veranda nel pieno centro del borgo toscano, a due passi dal porto. Persino Chiara e le sorelle Ferragni hanno scelto di mangiare nel suo piccolo ma assai accogliente ristorante. La tenacia e la dedizione di Silvestri gli hanno permesso di essere menzionato nelle guide del Gambero Rosso, L’Espresso ed infine quella Michelin in ordine cronologico. La cantina di Alicina Hosteria vanta più di 300 etichette, “perché il cliente va messo al primo posto “ –  dichiara il proprietario a Man in Town – tra cui Bellavista e Corion Charlemagne, per menzionarne due. Il menù del gourmet restaurant varia tutto l’anno seguendo la filosofia del mare a km 0. Tutte le materie prime della cucina vengono infatti acquistate presso le pescherie del lungomare di Porto Ercole. Di conseguenza a seconda del pescato l’invitante menù cambia più volte a seconda della stagionalità.



Proseguendo la sua filosofia, Silvestri sta lavorando sulla stagionalità dei prodotti e una carta dei dessert tutta nuova. Tra i suoi must-have cita la palla di neve farcita con una spuma di sgroppino alla vodka oppure il dolce cocco, mango e lime. Tra i primi piatti i fusilli cacio pepe e bottarga che vengono cotti nel te lapsang, un piatto che ha presentato a Festa a Vico al Pranzo delle giovani che si svolge a Vico Equense organizzata dallo chef Gennarino Esposito e che  fu molto apprezzato dalla critica gastronomica nazionale. Tra le novità di quest’estate 2021 del suo branding Silvestri menziona il delivery, ovvero la filosofia di Alicina si sposta a Spinnaker, delivery and takeaway, la cui fase embrionale aveva visto gli albori la scorsa estate ma a cui quest’anno ha deciso di dedicare un proprio spot nella centralissima piazza Roma.

Il Ristorantino

Melting pot di culture e amore per il territorio

Il ristorantino di Porto Ercole, in pieno centro davanti alla Chiesa di San Paolo della Croce, perla della costa d’Argento in Maremma, è uno spin-off dell’osteria dei Nobili Santi. I proprietari infatti, Paola Sclano e Bilel Mabrouk, hanno affinato la loro expertise culinaria seguendo le orme del compianto Moreno Santi, chef tra i più amati della zona argentarina. Nel 2019 i due allievi di Santi decidono di aprire il Ristorantino, un eclettico ed elegante ristorante gourmet.



Paola Sclano è portercolese, Bilel Mabrouk è di origine tunisina ma italiano d’adozione. Da questo metissage culturale culinario, rimanendo sempre fedeli alla tradizione maremmana, emerge un menù variegato e sfizioso. Tradizione dunque si, ma anche tanta rivisitazione e originalità: la sperimentazione al Ristorantino è il diktat. Il sapore è certamente quello inconfondibile del mare dell’Argentario, la cucina è basata soprattutto sul pesce fresco del promontorio. Semplice, ma al contempo ricercata. E non solo pesce. Un’ ottima scelta di piatti di carne soddisfa ogni palato, dall’antipasto, passando per i primi piatti fino ai secondi. Fiore all’occhiello del Ristorantino sono i dessert: Dalla cornucopia ripiena di delizioso mascarpone con la sua cialda croccante e profumata rifinita con frutti di bosco o delizioso cioccolato fuso. Oppure il croccantino , un semifreddo a base di croccante alle nocciole rifinito con cioccolato fuso. Come cavallo di battaglia Paola Sclano suggerisce di assaggiare il suo tagliolino  allevongole, gamberi e zucchine. Realizzato con pasta all’uovo fresca, a parte si prepara una base di aglio, olio e prezzemolo con vongole e si fa mantecare. Aperte le vongole si aggiunge la zucchina tagliata a rondelline molto sottili. Dopodichè si aggiungono i gamberi sbucciati e per finire lo scampo da mettere come decorazione sul piatto finito. Infine si fa saltare la pasta in padella per due minuti. Si serve e si decora con uno scampo in bella vista.

Gli artisti under 35 da tenere d’occhio

La curiosità spinge l’essere umano a percorrere nuovi sentieri: ciò, ovviamente, è valido anche per gli artisti. Quando decidono di esprimersi esplorando diversi media, vivono davvero in modo creativo. Perché anche nella vita quotidiana quando decidiamo di sperimentare, ad esempio, nuovi comportamenti per migliorare la qualità della nostra esistenza o comunichiamo in modo efficiente, pensiamo davvero. Ecco, il pensiero è anche la matrice dell’arte. Dal logos interiore incessante di alcune brillanti menti, noi di Man in Town vi presentiamo la new generation di artisti italiani che dovete assolutamente conoscere.


Luca Bosani, performer e investigatore del reale


La tua formazione? 

Nel 2009 mi sono diplomato presso il Liceo Scientifico Tecnologico, Ettore Majorana di Rho. Successivamente, nel 2012, ho conseguito una Laurea Triennale in Design degli Interni, presso il Politecnico di Milano. Nel 2013 ho frequentato la Foundation in Slade School of Fine Art di Londra e nel 2014 ho conseguito il Higher National Certificate in Fine Art presso il Kensington & Chelsea College di Londra. Nel 2015 ho frequentato il corso di Storia dell’Arte Contemporanea / Performance presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e infine nel 2017 ho conseguito un Master in Performance (Contemporary Art Practice), presso il Royal College of Art di Londra.

Progetti in cantiere?

Una live performance personale presso la San Mei Gallery a Londra a inizio Novembre 2020 e una performace collettiva presso l’Interior and the Collectors a Lione a Ottobre.
Inoltre, sto organizzando ‘NON-OBJECTS’ collettiva presso la galleria del Morley College a Londra, alla quale prenderanno parte artisti quali Rosie Gibbens, Tamu Nkiwane, Victor Seaward. Poi qualcosa di forte in Italia di cui non posso ancora rivelare i dettagli.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Da piccolo ascoltavo le parole del mio professore di filosofia, da grande ascolto il mio istinto.

Regista, attore e attrice preferiti?

Kim Ki Duk, Rodolfo Valentino, Hari Nef

Pittore, scultore, architetto preferito?

Artemisia Gentileschi, Louise Bourgeois, Bruno Munari

Descrivi i diversi media che esplori, La sua Evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Partendo dalla performance, esploro, confondo e combino pittura, scultura e design della moda. La mia evoluzione stilistica è evoluzione di senso. Nelle forme e nei colori che sperimento, racchiudo idee e concetti che non si possono esprimere altrimenti. Dove sto andando? Dove altri non osano andare.

Perché sei un artista?

Ritengo che la parola artista non sia la più accurata per descrivere ciò che sono. Troppo carica e abusata. Preferisco ‘investigatore del reale’ o ‘esploratore di senso’. Non sono ciò che faccio ma credo fortemente in quello che sono. Rispondere al perché sono quello che sono è ardua impresa, certamente non posso essere altro.


Tommaso Ottomano, director e musicista


La tua formazione?

Sono autodidatta, ho imparato attraverso la sperimentazione, prima con la musica e poi con il video. Ho sempre preferito fare ricerca e “studiare” da solo senza per forza ricevere l’insegnamento di qualcuno. Credo che la scuola sia sicuramente un valore aggiunto ma non indispensabile. 

Progetti in cantiere?

Sono costantemente a lavoro su più progetti. A parte quelli che mi danno da vivere, questi ultimi 2 mesi mi sto muovendo per iniziare la produzione di due progetti personali che diventeranno poi delle video installazioni e che vorrei proporre l’anno prossimo.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Ho sempre ascoltato solo buona musica, di ogni genere, grazie soprattutto a mio padre. Sono cresciuto con dischi Dylan, Pink Floyd, Battisti, Battiato, Lolli, Velvet Underground, Beatles, Nick Drake… e continuo a scoprire nuove cose al loro interno. Negli ultimi anni invece sto facendo molta ricerca fra i nuovi artisti, soprattutto esteri, ma sono fan davvero di pochissimi artisti moderni.

Regista, attore, attrici preferiti?

Domanda a cui non posso dare una risposta definitiva perchè cambio costantemente idea a seconda dei giorni. Oggi direi David Lynch, John Malkovitch, Mariangela Melato, ma domani sicuramente ne direi altri. 

Pittore, scultore, architetto preferito?

Dali, Canova, Nanda Vigo


ANKKH, duo artistico composto da Kristofer ed Ektor, visual artists, Dj e performance art.


La vostra formazione?

La nostra formazione è iniziata dal momento in cui ci siamo incarnati su questo piano terrestre, abbiamo sempre avuto la passione per l’arte e lo spettacolo, con una sensibilità elevata abbiamo compreso prematuramente il nostro estro creativo. L’adolescenza l’abbiamo passata frequentando il liceo artistico per poi laurearci all’Accademia di Belle Arti di Bologna in pittura e arti performative. Ciò che più ci ha permesso di comprendere chi siamo è stato l’apprendimento delle discipline spirituali e olistiche (meditazione e rituali), il viaggio iniziatico a Londra e i clubs, lavorando per la scena underground di musica elettronica.

Progetti in cantiere?

Sono diversi i prossimi progetti essendo poliedrici: scatteremo con degli artisti dalle frequenze simili alle nostre, che esplorano varie tecnologie odierne, dalla 3D Art alla scultura futuristica con materiali inusuali. Uno di loro sarà _VVXXII. Nel frattempo ci stiamo focalizzando sulla musica che ci porterà ad esibirci live tra qualche mese. 

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Da piccoli ascoltavamo il cantautorato italiano, così come le icone del rock e del punk, affascinati da quelle figure eccentriche e folli, come David Bowie e Peaches. Ora invece viaggiamo nella wave contemporanea hyper pop, avant music, gender fluid come Arca, Dorian Electra, FKA twigs, Ashnikko, Sophie, ShyGirl, Tommy Cash. Siamo amanti della techno e dell’acid house, genere che suoniamo, come Kettama, Zora Jhones, Bryan Kessler.

Descrivete i diversi media che esplorate, la loro evoluzione stilistica e verso dove state andando?

Abbiamo iniziato dipingendo a quattro mani, opere ad olio su pannelli di legno, e nel frattempo abbiamo imparato a cucire comprendendo il valore della moda, fino a scoprire la performance art che racchiudeva al meglio tutte le nostre qualità ed interessi. Così abbiamo portato il pennello dalla tela ai nostri visi, sviluppando il make up e diventando noi stessi i personaggi dei nostri quadri. Ora stiamo affinando l’aspetto musicale che completerà la rappresentazione totalitaria di quello che è il nostro concetto di esibizione live.

Pittore preferito?

Alex Grey, Alesandro Sicioldr, Agostino Arrivabene, HR Giger, Erial Ali.

Perché siamo artisti?

Siamo artisti perché abbiamo imparato ad incanalare l’arte e diventarne portatori, vogliamo utilizzarla come mezzo espressivo per poter sensibilizzare le persone, in particolar modo le nuove generazioni. L’arte permette di mostrare altri modi di essere, di comunicare dei messaggi, nostro caso sono improntati sul risveglio della coscienza. Siamo artisti perché non potremmo essere altrimenti ed il mondo ha bisogno di arte libera. Gli umani devono comprendere al meglio l’utilizzo della creazione, intesa sia come opera materica che di trasmutazione interiore.

Gli artisti under 35 da tenere d’occhio

La curiosità spinge l’essere umano a percorrere nuovi sentieri: ciò, ovviamente, è valido anche per gli artisti. Quando decidono di esprimersi esplorando diversi media, vivono davvero in modo creativo. Perché anche nella vita quotidiana quando decidiamo di sperimentare, ad esempio, nuovi comportamenti per migliorare la qualità della nostra esistenza o comunichiamo in modo efficiente, pensiamo davvero. Ecco, il pensiero è anche la matrice dell’arte. Dal logos interiore incessante di alcune brillanti menti, noi di Man in Town vi presentiamo la new generation di artisti italiani che dovete assolutamente conoscere.


The Cool Couple, artisti multimediali


La tua formazione? 

Ci siamo incontrati a Milano, al master in fotografia e visual design di NABA. Niccolò arrivava da una laurea in filosofia, mentre Simone aveva studiato arte contemporanea. Per qualche anno abbiamo lavorato come studio manager tra Parigi e Milano e dal 2012 lavoriamo insieme come The Cool Couple. 

Progetti in cantiere?

Stiamo scrivendo un video, intitolato The Cute and The Useful sui metodi di conservazione degli animali selvatici in Sudafrica. Negli ultimi anni ci preme riuscire a parlare della crisi ambientale aggirando la tipica retorica del disastro per metterne in luce le contraddizioni, gli stereotipi e le questioni che emergeranno nel prossimo futuro. Nel caso di TCATU ad esempio i cute e gli useful sono gli animali che sopravvivranno all’estinzione di massa in atto: quelli carini e quelli che possiamo sfruttare economicamente, in termini di materie prime o forza lavoro. 

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Uno di noi Hip Hop, l’altro Minimal Techno e Metal. 

Regista, attore e attrice preferiti?

Christopher Nolan, Jim Jarmusch, Bill Murray, Cameron Diaz, Jack Nicholson, Kate Blanchett

Pittore, scultore, architetto preferito?

Damien Hirst, Arcangelo Sassolino, Gio Ponti, Tadao Ando.

Descrivi i diversi media che esplori, la loro evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Siamo partiti dalla fotografia, ma negli anni ci siamo mossi in diverse direzioni, toccando scultura, performance, video, pittura, videogiochi… Ci interessa come le immagini si muovono, come interagiscono con noi, come ridisegnano la nostra percezione del mondo.  

Perché sei un artista?

Puoi fare arte perché ti fa stare bene. Fare l’artista è uno step ulteriore, dove decidi di entrare in un sistema, con determinate regole e potenzialità, ma soprattutto è il momento in cui fai entrare la condivisione del tuo pensiero nella tua vita. Per noi fare gli artisti è una condizione senza pari, hai una libertà espressiva quasi illimitata, ma anche una responsabilità nei confronti dei tuoi interlocutori. Cerchiamo sempre di costruire dei progetti in grado di comunicare con un pubblico ampio, ci piace creare interazione con i fruitori delle opere.


Ekate Pace, tatuatrice e performer



La tua formazione?

Ho frequentato il liceo artistico Felice Casorati di Novara e poi ho iniziato l’accademia Albertina di Torino, abbandonandola infervorata dagli orari ristretti e l’apatia generale che regnava.

Progetti in cantiere?

I progetti in cantiere sono: una performance con il tatuaggio e il corpo, la pubblicazione di una raccolta di poesie e pensieri su femminile, viaggio e sesso, e prendere una cascina da trasformare in un luogo di residenze artistiche, laboratori ma anche relazione con la natura, con il vuoto e con l’abbondanza.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Sono cresciuta con Renato Zero, Mina e i Queen, appassionata ai Led Zeppelin – Deep Purple e Doors fino agli Spiral Tribe, Sonic Youth e Joy Divison. Oggi ascolto Dadi Etro, Inca Misha, Khtek, A-wa, Acid Arab, Om, Devendra Banhart. Mi piace ascoltare tutto ciò che mi proietta in mondi magici e pazzi.

Regista, attore e attrice preferiti?

Amo i film di David Linch, David Cronenberg , John Carpenter, Alejandro Jodorowsky, Richard Linklater, Lana & Lilly Wachowski, Liliana Cavani, Paolo Virzì, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Pedro Almodovar, Quentin Tarantino, Studio Ghibli. Il mio attore preferito è Johnny Depp, mentre le attrici che preferisco sono Nicoletta Braschi e Penelope Cruz.

Pittore, scultore, architetto preferito?

Pittore preferito sicuramente Piero della Francesca e Salvador Dalì, ma anche Hans Hartung, Otto Dix, Frida Kahlo, Mauritania Cornelis Escher,  Paul Gauguin e molti altri. Scultori preferiti Antonio Canova e Henry Moore , ma anche Joan Miró nelle sue installazioni scultoree. Gli architeti che preferisco invece sono Friedensreich Hundertwasser e Antoni Gaudì.

Descrivi i diversi media che esplori, la sua evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Mi piace provare tutto ciò che mi permette di giocare e sperimentare rimanendo fedele al rito creativo. Con la pittura amo osservare come i diversi materiali  (ink, acrilico, smalto, polveri, acqua, vinavil) interagiscono tra loro e comunicano. Adoro il collage per la sua fruibilità di messaggio,  ma anche la videocamera mi appaga per il suo ruolo comunicativo. Il tatuaggio mi stimola nella sua varietà di uso e stile, e la penna bic è la mia migliore amica nei viaggi e prima di addormentarmi. Ho appena comprato una tavoletta grafica per ricominciare la fase di apprendimento con un nuovo mezzo e ora sono come una bimba con il gioco nuovo! Con questo mezzo potrò unire gioco e amore, passato e presente abolendo i limiti di tempo e spazio. A livello performativo, sto affrontando il rito della cultura  ‘Zulu’  di Costellazione Familiare con Giuliana Strauss, con l’obbiettivo di sciogliere i miei nodi, ma anche di integrare nella ‘A cena con i casi umani’ .

Perché sei un artista?

Non potevo fare diversamente, percepisco l’invisibile e ascolto il tutto. Per questo l’arte è la mia malattia e la mia cura. Mi ha portato in molti luoghi e mi ha permesso di illuminare le oscurità del mio passato. Mi sento molto fortunata a vedere la vita con gli occhi dell’artista, anche se questo include farsi molte domande, pretendere da sé stessi sempre di più e non annichilire l’empatia .


Paride Cevolani, illustratore e tatuatore


La tua formazione?

Piuttosto travagliata, ho frequentato l’Istituto d’arte (indirizzo scultura), diplomandomi in seguito al Liceo Artistico Arcangeli di Bologna. Ho conseguito poi un secondo diploma alla scuola internazionale di fumetto ed illustrazione Comics di Reggio Emilia.

Progetti in cantiere?

Perfezionarmi nel tatuaggio, elaborando uno stile riconoscibile e dedicarmi in veste di illustratore ai progetti editoriali in corso d’opera.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Sono crescito ascoltando Mtv e VideoMusic alla televisone dove ho scoperto la passione per l’hard rock e il punk prima e il goth e la minimal wave poi. Ora i miei gusti sono più eterogenei rimanendo tuttavia sempre fedele alle “origini”.

Regista, attore e attrice preferiti?

Lars Von Trier, Bela Lugosi, Bette Davis

Descrivi i diversi media che esplori, la sua evoluzione artistica e verso dove stai andando?

Prediligo tecniche miste e collage, utilizzando carte vintage. Sto riscoprendo il pennino a china e il rapidograph, utili per illustrazioni più grafiche e i flashtattoo. Non so in che direzione sto andando, seguo il flusso in modo naturale.

Perchè sei un artista?

Perchè è cio che so fare meglio.

Hotellerie vs Covid 19: il caso Planetaria Hotels

Contemporanei e al contempo legati saldamente alle tradizioni: d’altronde si sa, è dalla storia che dobbiamo imparare per formulare nuove soluzioni. Cosa significa questo per gli hotel del gruppo Planetaria? Essere ambasciatori di sostenibilità e valorizzatori delle eccellenze enogastronomiche. Planetaria Hotels è la compagnia alberghiera italiana che promuove la storia e le origini delle città che presidia. Hospitality è la parola-chiave del gruppo.


Planetaria Hotels è presente sul territorio nazionale con 11 strutture alberghiere di pregio a quattro e cinque stelle ubicate nel cuore di alcune città d’arte e di suggestivi borghi antichi. Fanno capo a Planetaria Hotels: Château Monfort, Enterprise Hotel, Milan Suite Hotel, Hotel Indigo Milan, Residenza delle Città a Milano, BEST WESTERN Villa Appiani a Trezzo sull’Adda, Grand Hotel Savoia e l’Hotel Continental a Genova, Hotel Ville sull’Arno a Firenze, Hotel Pulitzer e Leon’s Place a Roma.


Noi di Man in Town abbiamo intervistato Damiano De Crescenzo, il direttore generale di Planetaria Hotels. Egli è docente universitario, cavaliere del lavoro, vicepresidente del gruppo turismo in Assolombarda e premiato come Hotel Manager of the Year 2012.


Avete hotel in diverse città che in questo momento sono divisi da zone colorate, quali sono aperti ? Qual è la situazione attuale dell’ hôtellerie in questo periodo?

In questi giorni stiamo completando la chiusura di 6 alberghi e ne lasceremo aperti 5 di cui:  Enterprise Milano (ospita giornalisti e personale medico e sanitario del nuovo ospedale di terapia intensiva in Fiera Milano City) ed Indigo Milan (il più centrale di fianco alla Prefettura); Grand Hotel Savoia Genova (la città che continua a generare un po’ più di movimento) e Continental Genova (ospita in esclusiva una troupe cinematografica che gira da mesi un film) e Leon’s Place in centro a Roma.  Il settore alberghiero è quello economicamente più colpito insieme a quello del trasporto aereo.

L’impatto devastante per il turismo è noto a tutti. Voi avete comunque aperto l’Indigo a Milano e rinnovato il Leon’s Place a Roma, è una strategia di mercato? 

Si, ci teniamo comunque ad essere presenti per ogni esigenza e a mantenere la nostra visibilità costruita assiduamente negli anni.

Avete creato diverse iniziative durante il lockdown come il Food delivery di Chateau Monfort, ci sono altre iniziative ?  

Si, il delivery è stata un importante iniziativa ma non è tutto. Nei mesi in cui è stato possibile riavviare le attività, seppure con forti limitazioni, abbiamo lanciato i meeting ibridi dotando le nostre sale congressi di tecnologia avanzata per permettere di far svolgere meeting importanti con la maggior parte dei partecipanti a distanza, facilitando sia loro che i partecipanti in sede con interventi, videoriprese, presentazioni di slides, documenti etc.

Inoltre lo smart working in albergo ha avuto, e continua ad avere anche in lockdown, notevole successo in quanto consente di rendere tale attività maggiormente sicura, ottimale e di successo.

Chateau Monfort

Una quota di quanto è stato ed è devastante il Covid nel campo del turismo a Milano, Roma e Firenze? 

Il turismo in queste città è crollato oltre l’80% e quasi il 100% quello intercontinentale, tradizionalmente più redditizio.

Come è nato il suo amore per l’ hôtellerie?  

Per caso, già all’età di 15 anni con il desiderio di andare tanto in giro, lavorare subito (già durante il periodo scolastico) anche per avere l’autonomia economica, imparare le lingue straniere e conoscere tanta gente di diversa provenienza. Il resto lo hanno fatto gli alberghi e le persone che ho incontrato.

Quanto è importante essere affiliati ad una catena come per esempio Relais Le Chateau (Relais & Chateaux)? 

 E’ molto importante perché ci rende parte di un Gruppo di dimore che hanno principi in comune ed una clientela ispirata a quei valori. Inoltre, la condivisione delle esperienze tra le persone dei diversi alberghi e le linee guide della Casa madre fa sì che avvenga una crescita professionalmente importante per tutte le persone che ne fanno parte.

Quanto è importante il mercato della moda nei vostri Hotels? 

Molto importante e grazie al nostro motto “be as you are” che ben ci rappresenta, riusciamo ad essere in forte empatia con il settore, a volte anticipandone anche i trends.

Quanto è importante l’eco sostenibilità?

Da anni siamo in campo su questi principi ai quali crediamo tantissimo e ci siamo molto impegnati. Abbiamo fatto importanti scelte anche sulla ristorazione e questo ci ha premiato ed arricchito di soddisfazioni. In particolare abbiamo puntato tantissimo su un modo “slow” di fare ristorazione prediligendo le eccellenze e tradizioni locali, la stagionalità, la sostenibilità e le sane abitudini alimentari. Un lavoro impegnativo ma ricco di soddisfazioni. Poco prima del lockdown abbiamo lanciato lo slow-breakfast che nulla ha a che vedere con i ricchi e standard buffet internazionali. La presentazione dei cibi locali di cui si conosce bene sia la provenienza che la sana produzione, dalle uova ai formaggi ed i salumi, la frutta di stagione, le torte con le vecchie tradizionali ricette ecc., diventano un vero e proprio storytelling esperienziale.

La privacy è importante… ma qualche nome internazionale che è stato vostro ospite si può dire?

 La lista è lunga ma ne citiamo alcuni: Bill Gates, Michail Gorbaciov, Bud Spencer, Ennio Morricone, Mario Monicelli, Franco Battiato, Gigi Proietti, Paolo Sorrentino, Nanni Moretti, Maria Grazia Cucinotta, Sophia Loren, Pierfrancesco Favino, Alessandro Preziosi, Emma Marrone, Elisa, Antonello Venditti, Lamia Kashoggi, Ahmad Joudeh, Anastacia, Monica Bellucci, Virginia Raffaele, Nicole Kidman, Tim Roth, Andrei Shevchenko, Ben Harper, Zucchero Fornaciari, Carla Fracci, Daniel Pennac, Ron Perlman, Red Canzian, Gianna Nannini, Claudio Baglioni,  Umberto di Savoia, Amedeo di Savoia, Irene di Savoia.

Streetwear: brand to watch

In pochi decenni la cultura Hip-Hop (dunque lo streetwear) è passata dall’essere una subculture di nicchia a una forza dominante nella cultura mainstream. Harlem, la cultura skate, l’NBA hanno attraversato gli oceani, declinandosi con il savoir-faire e la migliore cultura europea. Il risultato? La nascita di brand streetwear espressione del miglior metissage culturale, di ibridazione e scambio, capaci di cogliere i migliori tratti da entrambi questi mondi soltanto in apparenza inconiugabili, ma in realtà più simili di quanto si pensi.

Abbiamo selezionato per voi quattro brand emergenti streetwear di cui, scommettiamo, sentiremo parlare.

BASEDODICI

L’idea di Basedodici è quella di far nascere qualcosa di diverso, di unico e nuovo nel suo genere. Qualcosa che a primo impatto può sembrare simile a tante altre realtà, ma con quel pizzico di diversità, fantasia e creatività che questo giovane brand si impegna sempre a trovare. Le collezioni di Basedodici nascono dalla ricerca di un collegamento trascendentale tra moda e arte, mediante capi esclusivamente Made in Italy, realizzati con precisione e cura dei dettagli. Il nostro paese, riconosciuto in tutto il mondo per l’arte, è da sempre simbolo della Moda. Basedodici con le sue collezioni, grazie a un incessante dialogo con gli artisti del momento, propone uno streetwear genuino ed autentico.

HG/LF

HG / LF nasce nel 2019 a Milano, da Lorenzo Del Serra e Letizia Grace. Più artisti che designer, hanno fin da subito posto l’accento sull’individuo, conferendo alle proprie creazioni un’estetica sovversiva. Silhouettes androgine decostruite e tagli sartoriali. Attitude punk e sostenibilità. Look genderless. L’obiettivo della label è quello di utilizzare la propria piattaforma per comunicare tematiche di interesse comunitario.

HUGE UNDERGROUND BUSINESS

Diversi input culturali e tematiche sociali attraverso sperimentazioni che incoraggiano le connessioni umane: questo il diktat di Huge Underground Business. Fondato due anni fa da Alessandro e Jamila, i designer propongono un design funzionale attraverso tessuti hi-tech e di alta qualità. Grafiche uniche come stampe: questo il codice stilistico di questo giovane marchio.

PLUS QUE MA VIE

Heritage veneziano e celebrazione delle sottoculture: l’imprinting di stile di Plus que ma vie è questo. L’espressione di sé e la libertà comunicativa sono due concetti cardine dell’indagine stilistica della label. La comunità globale che sta costruendo con dedizione il marchio ben apprezza il prodotto made in Italy essenziale e timeless proposto.

AGUA SANCTA: a talk with Fabio Morelli

Fabio Morelli, cagliaritano classe 1993, è il mastermind dietro al successo del locale milanese Agua Sancta. Dopo il diploma scientifico segue la sua vocazione, addentrandosi nel settore food & beverage. Gli anni di formazione in Sardegna, a Berlino all’interno del contesto internazionale Soho House ispirato a Londra e infine a Milano presso Russian Standar. Per diversi anni Fabio ha cercato di apprendere quanto più possibile dall’ambiente circostante, occupandosi prima di eventi privati in Sardegna, poi regalandosi un anno a Berlino dove ha potuto affinare la tecnica all’interno del contesto internazionale Soho House, gruppo di stampo londinese. Ultima tappa della sua formazione Milano, dove ha potuto collaborare con il primo e unico flagship store di Russian Standar, comprendendo al meglio l’anima milanese e la tecnica della miscelazione molecolare. 
Completato il suo processo creativo Fabio Morelli apre Agua Sancta, un progetto avviato insieme a un amico messicano. Juan è originario di Queretaro, cittadina messicana, ma nasce a Brescia. Ibiza è la città dove si sono incontrati e il progetto ha visto la sua fase progettuale.
Agua Sancta si trova C.so Garibaldi, storico corso meneghino conosciuto per i suoi locali cool e giovanili, si presenta come un locale piccolo ma ricco di elementi che lo rendono unico. 
“L’approccio diretto con il cliente è per me fondamentale – dichiara a Man in Town Fabio Morelli – per questo tendo a delegare, dando così l’opportunità ai miei collaboratori di essere in prima linea ottenendo una formazione completa, anche se nel nostro settore è un sistema ancora poco concepito. Io supervisiono, mi siedo con i clienti creando un rapporto diretto e ascoltando i loro pareri sui piatti e i drink che gli vengono serviti, così che possano sentirsi sempre a casa”. 
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con questo imprenditore emergente di cui sentiremo parlare.

Quale storia c’è dietro la nascita del brand?

Prima di Agua Sancta i nostri universi erano paralleli, io provengo da eventi privati e discoteche sparse per la Sardegna con un excursus di un anno all’estero a Berlino, dove ho affinato tecnica e pratica nel campo beverage, in un contesto internazionale come solo il gruppo Soho House di stampo londinese poteva darmi.In seguito il trasferimento a Milano nel primo e unico flagship store di Russian Standar, dove ho potuto sperimentare e addentrarmi nella movida milanese e nella miscelazione molecolare.
Juan arriva dall’altra parte nel vero senso della parola. Queretaro, il paesino in Messico di cui è originaria la madre, lui nato a Brescia, rappresenta il vero e proprio crocevia di culture. Ha sempre fatto avanti e indietro per la famiglia, dove ha scoperto nel ristorante delle zie la passione per la cucina.
Ci siamo conosciuti a Ibiza durante una vacanza, per amicizie in comune. Da lì, dopo svariate serate e chiacchiere sul settore, è nato il desiderio di unire i nostri due back ground F & B per dare vita a un locale dove entrambi i campi dessero il meglio di sè.
Mancavano i fondi, ma per fortuna abbiamo incontrato i nostri attuali finanziatori che ci han permesso di rendere possibile la nostra realtà

Quale tipo di lifestyle promuovete?

Noi ci siamo conosciuti in viaggio, pertanto direi che è anche nel nostro dna scovare nuove idee e far viaggiare la nostra fantasia, oltre a tenerci costantemente aggiornati.In particolare poi il mio stile di vita esige una fuga settimanale per ricaricare le pile e dare il massimo sul lavoro. Non è raro che a termine delle 12/14 h lavorative del sabato, parta all’alba a fine servizio per recarmi da qualche parte. E’ un’abitudine presa appena arrivato a Milano, e vorrei non perderla!

Quale è il design del locale?

Siamo stati aiutati dallo studio SGSM, coppia di architetti estrosi che han firmato alcuni dei locali piu prestigiosi nella nostra città, tra cui IYO, il primo ristorante etnico stellato d’Italia.
L’idea nasce dall’esigenza di avere un locale piccolo ma ricco di elementi che ci caratterizzassero e che ci rendessero assai riconoscibili. Dato lo spazio ridotto gli architetti si son divertiti a immaginare e creare il nostro soffitto.realizzato in betulla multistrato e lamelle d’acciaio smaltate retroilluminate. Riprende l’idea di sobborgo latino ma in chiave chic e contemporanea, così da valorizzare la zona che è richiamo di turisti e apassionati di architettura e design, oltre che del buon bere e mangiare.

Quale è la la vostra offerta food and beverage?

La drink list ormai si è consolidata su due versioni estate/inverno. Sono sempre presenti una carta di otto margarita, una di  9 signature e twist on classics che riprendono i cocktail internazionali, e una di hot drinks (inverno) e una di detox (estivi). La nostra proposta risponde così alla maggior parte delle esigenze dei clienti, spaziando tra ingredienti messicani a prodotti più italiani.
Stessa filosofia viene applicata al menu, appetizer pensati per essere condivisi durante la giornata, all’aperitivo o nel dopo cena, i tacos che danno sostanza e riprendono in toto la filosofia messicana delle street food e i ceviche, che in messico si chiamano aguachile. Pesce marinato nel lime, jalapeno, sale e zucchero con della frutta tropicale, mango, ananas, passion fruit. 
Data la particolarità e l’orientamento fortemente caratteristico, abbiamo deciso di unire i prodotti italiani per avvicinare i palati più diffidenti, così che per ogni proposta “autentica messicana” abbiamo una proposta più mediterranea.
Pomodori secchi, feta, stracchino, alioli alle acciughe, olive taggiasche vanno a stemperare il calor delle spezie
Tendenzialmente lasciamo liberi i clienti di scegliere cosa a pelle recepiscono come piu appetitoso, consigliamo comunque sempre di iniziare con un guacamole servito con nachos, due tacos diversi da condividere e un’aguachile in chiusura magari accompagnato dal mezcal.

Lascereste ai nostri lettori una vostra esclusiva ricetta?

Assolutamente, per noi è iconico il taco al pastor, tant’è che dalla nostra app è anche possibile ordinare un kit con tortilla e spezie per cucinare a casa la maggior parte delle ricette messicane, nostre e non.
Per il tacos al pastor è necessario:
icetta pastor 4 persone
salsasucco di un arancia1/4 pasta achiote2 peperoncini chipotle1 pomodoro3 peperoncino guajilio100 ml succo ananas100 ml aceto
frullare e versare sulla carne 
300 g coppa di maiale / lonza tagliata a listarelle
far riposare circa 4 ore
cuocere in padella con un filo di olio e far stringere la salsa 
pepare trito di cipolla rossa, ananas, coriandolo
servire su torilla scaldate prima in padella.

Il segreto del vostro successo?

Il metissage culturale è stato il punto di partenza, garantire qualità delle materie prime e autenticità dei sapori al fine di distinguerci di netto da tutte le catene franchise tex mex presenti sul territorio.E’ molto difficile spesso far capire al cliente che il cheddar, la panna acida, i tacos a conchiglia croccanti e tanto altro non fanno parte della cucina messicana. Molti apprezzano e scoprono un nuovo mondo, altri preferiscono il format classico da supermercato e famiglia. Fa parte del gioco!!
Onestamente credo ci siamo mossi bene perché abbiamo sviluppato e lanciato la nostra app di delivery, e appoggiati alla nostra super pr per raggiungere i maggiori influencer in città, così da farci pubblicità in un momento in cui il settore beverage era particolarmente fermo. Oggi arrivano clienti che grazie alle attività di marketing e comunicazione svolta stanno conoscendo e frequentando il nostro locale. Per il resto navighiamo a vista, e pianifichiamo il 2021 con una probabile nuova apertura.

Jean-Luc Salathiel Meledje: influencer on the rise

Dagli esordi come modello è diventato una presenza fissa della nightlife milanese. Da lì a poco l’apertura di un blog per gioco, tutto basato sulla condivisione della sua vita glamour. Ama lo stile sporty, viaggiare e conoscere nuove culture. E’ inarrestabile: dalla TV ai set ai social, Jean-Luc Salathiel Meledje è l’influencer che vi segnaliamo questo mese.

Parlaci dei tuoi esordi..

Ho iniziato lavorando come modello e fotomodello sotto agenzia su Milano: in quel periodo i primi blogger non ancora definiti influencer muovevano i primi passi; io non avevo ancora inziato ad aprire un blog perché l’attività di modeling mi portava via molto tempo e non avevo certo il tempo di mettermi a scrivere su un blog! Poi all’improvviso da modello qualunque ho iniziato a inserirmi nell’ambiente dei cosiddetti “party” anche grazie alle conoscenze che facevo tramite i casting o durante i lavori sui set, c’era la stylist o il fotografo o l’editore e anche la stessa agenzia ad invitarmi agli after party delle Fashion Week.

Ho iniziato a condividere le mie esperienze sui social quindi parliamo inizialmente di Facebook, Tumblr, Twitter e non ancora Instagram. Postavo di tutto! Era un vero e proprio diario della mia vita! Poi dopo qualche mese ho aperto il mio blog Theyoungissue.com, che è anche l’espressione del mio stile. Si rivolge a ragazzi come me che si sono avvicinati alla moda forse non prendendola troppo sul serio, ma comunque con voglia di esprimersi. Le persone che seguono il mio blog sono giovani ragazzi che sono disposti a osare e allo stesso tempo divertirsi. Mi considero forse un po’ estroverso, ma non ho paura di indossare un capo che forse un ragazzo della mia età non indosserebbe mai, sono un amante della vita e della moda a 360 gradi. Tramite il mio blog ho iniziato a essere notato dagli uffici stampa e dagli stessi brand per cui avevo lavorato precedentemente come modello, ho iniziato a essere invitato ufficialmente non più tramite altri ma perché volevano me, il mio nome, la mia immagine, la mia espressione e il mio mood a sfilate con il mio invito personale e posto a sedere, a partecipare a campagne pubblicitarie, ad eventi e party indossando il capo del brand. Da lì a poco ho aperto Instagram e tutto ciò che condividevo sul blog in parallelo veniva condiviso anche su Instagram e da lì a poco ho iniziato ad avere molto seguito fino ad arrivare ad oggi a 96.000 mila follower, persone che mi seguono e che apprezzano ciò che faccio e mi chiedono consigli, idee, aiuto per come gestire i propri profili social. Instagram mi ha aiutato moltissimo a sviluppare la mia carriera nel settore moda; ho potuto collaborare con magazine importanti tra cui: Elle.it, Gq Italia, Rolling Stone Italia, I-D, Marieclaire.it, Vogue italia, Vanity Fair, rilasciando interviste personali, realizzare progetti di Shooting per interpretare il mood di un brand.

Tra gli highlight della tua carriera c’è la partecipazione a Riccanza di Mtv. Qualche aneddoto divertente?

Sì, è vero! Parallelamente alla carriera di modello  ho studiato recitazione e lavorato molto per spot pubblicitari; per video musicali internazionali e recitato nella sitcom di “Alex & co. 2” per disneychannelitalia. Quindi non sono nuovo alle telecamere: Milano è un ambiente piccolo per quelli che sono del settore e quindi ci si conosce tutti dopo un po’. Quando Mtv Italia ha lanciato il format “Riccanza” sono rimasto affascinato: era divertente, fresco, pazzo un po’ come me. A una festa per caso ho avuto modo di conoscere Cristel Isabel Marcon, una delle protagoniste di Riccanza fin dalla prima stagione. Siamo diventati amici da subito, abbiamo condiviso molte esperienze divertenti, tra cui anche un after party di Paris Hilton! Io ho preso parte alla quarta stagione di Riccanza, l’edizione Deluxe! Secondo me la migliore, devo dire! Come amico di Cristel è stato divertentissimo girare Riccanza: la troupe e gli autori sono fantastici: ci hanno dato ampio spazio di parlare di ciò che volevamo e delle esperienze che ci stavano capitando in quel periodo. Un aneddoto divertente è questo: in una scena di noi riuniti dovevamo “sbocciare” per un tot. di volte e poi rigirare la scena e bere dal flut senza simulare…Beh, dopo qualche bicchierino le bollicine hanno iniziato a fare effetto ed eravamo molto euforici, però la scena è venuta benissimo comunque!

Il luogo che più ti entusiasma del nostro pianeta?

A me piacciono molto i posti esotici e che hanno una storia alle spalle, mi piace visitare l’essenza del luogo e riviverla dentro di me, con il mio blog jowatravel ho iniziato a viaggiare un po’ per il mondo. Uno dei posti che mi ha affascinato di più è Marrakech, la gentilezza delle persone, i colori, i profumi, i riad e i loro colori; il design e la cura dei dettagli, il cibo. Un posto magico e incantevole. 

Descrivi il tuo outfit ideale. Forme e brand.

Da due anni sono diventato brand ambassador di Russell Athletics tramite il gruppo BB Group UK (con #iconicr). I capi sportivi mi sono sempre piaciuti: in origine erano un tabù nel senso che mai qualcuno poteva pensare che si potessero utilizzare per contesti come eventi, cocktail, presentazioni. Essendo di per se’ un capo sportivo il suo unico utilizzo era destinato alla palestra o per attività sportive. Questa evoluzione e concezione negli ultimi tempi è cambiata; indossando Russell mi sento a mio agio; ben vestito e confortevole; le persone che acquistano questo capo sono persone di fascia normale, ricercano la comodità e la possibilità di utilizzare un capo sportivo anche in diversi contesti come dicevo precedentemente; quindi un capo particolare e facilmente indossabile. La combinazione di sport e moda da un’immagine  che può essere utilizzata per vari contesti; prodotti di qualità e dal tessuto confortevole e modellante. 

Se non avessi fatto l’influencer e il consulente d immagine, cosa avresti fatto?

Sono anche appassionato di arredamento e architettura quindi penso che avrei perseguito questo tipo di carriera e avrei cercato di lavorare per Architectural Digest che amo da impazzire!

Le ultime cinque canzoni che hai ascoltato su Spotify?

 Doja Cat: Like That 

 Travis Scott: Highest in The Room 

 Elodie: Guaranà 

 Tinie Tempah feat Not3s: Top Winner 

 Rosalía feat Ozuna: Yo x Ti 

Descrivi la tua casa ideale. E quale è la tua stanza preferita?

Io amo molto il caldo e il mare; la mia casa ideale dovrebbe essere su un’isola, ad esempio Fuerteventura. Ha un clima perfetto per viverci, una grande villa con piscina, dallo stile messicano o arabo: mi piace molto lo stile architettonico che usano, con ampie porte e vetrate e dal colore acceso, magari rosso o rosa, con un piccolo giardino dove poter coltivare le verdure e la frutta biologica, 3 o 4 bagni e diverse camere da letto per ospitare gli amici che mi vengono a trovare. La mia stanza preferita è la camera da letto, il luogo più sacro per me, perché è dove ti riposi da una giornata lunga e dove dormi la sera.

Genere cinematografico preferito? Attore e attrice?

Ho tre generi preferiti: fantascienza, drammatico e thriller. Attore preferito: Ryan Gosling. Attrice preferita: Isabelle Huppert.

Cosa ti auguri per il tuo futuro?

Per il mio futuro mi auguro di crescere sempre di più sia dal punto di vista lavorativo che dal punto di vista caratteriale; di tenermi cari gli amici che ho e di potermi innamorare follemente! 

Prossimi progetti?

A Settembre se tutto va bene parteciperò al Festival Di Venezia; sarei dovuto andare anche a Cannes ma per via del Covid è saltato tutto! L’anno prossimo andrò al mio primo Coachella! E per l’autunno prenderò parte all’inaugurazione e al lancio della nuova collab di H&M. Sto lavorando anche con la persona che mi segue in ambito televisivo per un nuovo format che ho ideato insieme a una mia amica, speriamo presto di chiudere il contratto! E mi piacerebbe partecipare a Pechino Express. Con Mtv ci sono dei nuovi format che devono prendere piede quindi sto valutando un po’ di cose. E riprenderò i miei viaggi con il mio blog: quest’anno abbiamo pensato di andare a Trinidad e Tobago. Non ci sono mai stato ma ho visto un paio di video è un posto davvero affascinante!

Consulenza creativa: a talk with RZ Studio

Il 2020 è un anno di cambiamenti epocali anche nella industry: la pandemia ancora in atto è un aspetto cruciale del cambiamento nel fashion system. Come rispondono a questi nuovi scenari i luoghi archetipici della moda, ovvero gli studi di consulenza creativa? Cosa fanno e perché per un brand emergente è importante affidarsi a uno di essi? Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con 2 insider: Iside Pellegrino Preite e Roberto Zampiero, founder di RZ Studio di Milano, un’agenzia di consulenza creativa tra le più hype in città.

“La mission dello spazio Rz studio, fondato da me e la mia compagnia Iside Pellegrino Preite – dichiara l’imprenditore Roberto Zampiero –  è da sempre quella di accompagnare nuovi talenti nel percorso di creazione del proprio brand. Ma non solo: supportiamo le aziende già esistenti che vogliono però rinnovare la propria immagine ed entrare nel settore del fashion luxury. Le strategie  sono tutt’oggi  in continua evoluzione se teniamo conto di tutti gli aspetti su cui occorre lavorare per la creazione e la costruzione di un brand.”



Nel tempo infatti RZ studio da studio creativo di design nel settore moda ha ampliato i propri servizi, che spaziano dal design alla pianificazione marketing, consolidamento brand identity, creazione contenuti, social media strategy e influencer marketing, creazione di campagne pubblicitarie e contenuti social, fino alla presentazione del brand all’interno del nuovo spazio show-room, lavorando sul posizionamento strategico sul mercato italiano.

Tutto questo è possibile grazie all’irripetibile simbiosi, professionale e affettiva, di Roberto e Iside, i quali nel 2018, mettendo in comune le rispettive esperienze e percorsi professionali, hanno dato vita ad una realtà aziendale in grado di supportare i propri clienti con alti livelli di personalizzazione e completezza della gamma dei servizi offerti.

Il nuovo spazio rappresenta proprio questa crescita, conservando il suo animo industrial garage da dove l’agenzia è partita, migliorandosi  però con  un delicato equilibrio di colori e linee pulite, materiali  come acciaio e vetro che poggiano su 240 metri di resina total grey.



“Quando ci chiedono quanto siamo speciali o unici in quello che facciamo – afferma Iside Pellegrino Preite – noi rispondiamo che il concetto di unicità va chiarito: l’unicità intesa come criterio per differenziare il servizio è effimera e temporanea; l’unicità nella quale noi ci identifichiamo riguarda il tipo di relazione che si instaura con i nostri clienti”. Il non plus ultra di RZ Studio è la qualità e intensità della ‘relazione’, il lato umano ed emozionale che guida questo processo”.

“Per quanto riguarda settembre, siamo assolutamente pronti – proseguono all’unisono su come hanno fronteggiato la situazione Covid-19 – In realtà abbiamo scelto di portare avanti i nostri progetti in modo concreto e consistente già dalla riapertura delle attività nel maggio 2020.”

I progetti di RZ studio sono già alla portata di buyer e addetti ai lavori come stylist e giornalisti che vogliono visitarli nel nuovo spazio meneghino.

Il dandy bohémien: Robert Cavalli

Le sue movenze sono feline, il timbro di voce risoluto. D’altronde non potevamo aspettarci altro dal figlio di Roberto ed Eva Cavalli. Ho osservato a lungo le stories su instagram di Robert Cavalli prima di scrivere l’incipit dell’intervista che ha rilasciato a noi di Man In Town. E riflettendo mi sono reso conto che come pochi altri protagonisti della moda contemporanea egli celebra le sue radici. La sua amata Firenze: la culla del Rinascimento senz’altro, ma anche la pioniera della scena underground del clubbing italiano. Questo DNA perdura non soltanto nei suoi abiti, ma anche nel suo appartamento pieno di animali e squisitamente barocco. I suoi devoti follower, che ama chiamare ‘lovers’, sicuramente apprezzano la sua positività e spiritualità. E anche noi.



Cucina preferita?

La cucina fatta con creatività, in questo periodo ho avuto modo di sperimentare con semplicità dei piatti caserecci. Tante spezie, tanti odori per rendere ogni piatto appetibile e unico.

La cucina italiana, la nostra cucina, cosi completa, piena di storia dalla tavola fino al momento in cui ci si ritrova per gustare tutti insieme con gioia i miei pasti meravigliosi.

Se non fossi stato un designer cosa avresti fatto come lavoro?

Non mi definirei designer, sono uno spirito creativo, ho una sensibilità molto forte, tante volte mi perdo nelle mie creazioni, ho la fortuna di avere qualcuno che riesce subito a prendere l’idea e renderla tangibile. Magari mi esprimo prima attraverso un oggetto, che si trasforma in una melodia fino ad arrivare ad un ricamo nelle mie vestaglie Triple RRR. Non mi limiterò alla moda, specialmente ora che è momento di innovazione e visioni nuove.

Album o canzone preferiti?

Ascolto musica particolare, sono un amante delle frequenze, il mio genere si definisce Berlin school ambient, un genere di musica elettronica nata a Berlino negli anni 70’ che consiste in elementi di ambient music combinata di ripetitive e corte frequenze di note, tante volte psicodeliche creando cosí un ritmo di musica molto spirituale per me. Una vera e propria esperienza musicale.

Film, attore e attrice preferiti?

La storia di Frida Kahlo è il mio film preferito in assoluto, l’interpretazione di Salma Hayak mi fa sognare, una storia piena di colori in tutti sensi. Una donna che ha saputo, nella sofferenza della sua vita, creare tanta arte di una potenza assoluta, per le nostre generazioni da ammirare e darci tante emozioni. A suo tempo il film con una interpretazione artistica da premio Oscar.



Descrivi la tua giornata ideale.

Quello che era prima la mia routine non è quella che è oggi o perlomeno quello che sarà domani, ho trovato una espressione di vita nuova, sono più felice, ho avuto modo di vedere il mio day to day life da un’altra prospettiva fino a trovare un po’ la mia chiave per affrontare il mio futuro con una armonia nuova, piena di sorrisi, obiettivi e tanta creatività. Sono cambiate le mie usanze. Dall’apprezzare le piccole cose che sono quelle che mi danno veramente il sorriso sul viso, e l’amore per la vita.

Inizio ad avere cura di me attraverso lo sport, la meditazione e da lí nasce l’ispirazione più pura. Da lí sto portando fuori il mio nuovo concetto di immagination station, una stazione creativa nata dalla mia vita in quarantena, tra i miei animali, amori e voglia di vivere.

Quali sono le tue piú grandi ispirazioni?

Viaggiare tanto, le culture che conosci nei viaggi e le meravigliose persone che riflettono le loro usanze a loro modo. Sono affasciato da Israele, forse il paese che mi ha lasciato più un segno dentro. Gli animali mi ispirano, può essere un cliché dato chi sono, ma niente mi emoziona di più che andare ad osservare la vita animale nel loro habitat naturale. Vedere tanti Leopardi, e vedere come ognuno di loro ha le sue piccole differenze di colorazioni, grandezza dei patch, vorrei fare ogni stampa leopardata diversa dall’altra… come se ogni pezzo avesse la sua unicità come nella vita. 

Le più grandi sfide che hai affrontato nella tua vita?

La vita è tutta una sfida se tu vuoi affrontarla con questo spirito: io vivo di missioni… da completare, rinnovare, per passare cosí alla sfida successiva con il sorriso.

Piú che sfide ho tante responsabilità che sono i miei traguardi, dall’amore che do alla mia famiglia, agli amici, i miei tanti animali e cosa voglio dare per aiutare a rendere questo mondo migliore per le persone che incontrerò nel mio percorso.



Covid-19 a parte, sogni (e soprattutto speranze per il futuro)?

Spero che il Covid, assieme purtroppo alla sua drammaticità, abbia portato anche  una maggiore consapevolezza di ciò che siamo e abbiamo. 

Ci insegnerà a non dare le cose per scontate: spero in un cambiamento, dobbiamo imparare a voler bene al prossimo e alla nostra terra. Augurandomi di poterla vivere presto in tutta la sua bellezza senza mancarle mai più di rispetto.

Hype sensation: Vision of Super

Saper abbracciare la molteplicità delle discipline artistiche: è questa la mission del brand Vision of Super. Lo streetwear di Dario Pozzi ha già conquistato artisti del calibro di Sfera Ebbasta, Junior Cally ed Elettra Lamborghini e vanta una distribuzione in oltre 100 selezionati negozi (80 in Italia e 20 tra Asia e Australia).


“Il nostro obiettivo – dichiara Pozzi in esclusiva a Man in Town – è quello di fornire prodotti di altissima qualità con un prezzo competitivo e un’ottima distribuzione. Vogliamo essere il primo approccio a un marchio di lusso. Lo scorso gennaio abbiamo creato anche una fantastica collezione in cobranding con Colmar, il lancio ufficiale è per il prossimo settembre.” La fiamma è il simbolo del brand, e nonostante la pandemia in atto, non accenna certamente ad affievolirsi. “Stiamo ampliando le nostre strategie di comunicazione online e offline, in modo da essere pronti e veloci una volta si ritorni alla normalità. Inoltre, stiamo cercando di tradurre tutti i nostri progetti in ottica di sostenibilità: a breve, infatti, lanceremo un nuovo capitolo green legato al marchio. Le vendite online, sul nostro e-commerce, durante questa pandemia, non sono diminuite. Anzi, si sono rafforzate, così come l’acquisto di accessori in edizione limitata, da collezione.”



Abbiamo chiesto al direttore creativo come muterà lo streetwear dopo l’era Coronavirus. “È forse la domanda che ci stiamo ponendo più frequentemente in queste ultime settimane. Continuerà a esistere, ne siamo certi, ma si tradurrà in qualcosa di più specifico, ancor più settoriale, per dialogare al meglio con i clienti. Lo streetwear, poi, si fonderà ancor di più con l’universo del lifestyle: è facile, quindi, che felpe e T-shirt, nel futuro, verranno vendute all’intero di concept store riproposti in hotel di lusso. O, ancora, le grandi palestre dedicate ai nuovi sport utilizzeranno i capi streetstyle come divisa di activewear. Sempre più interazione, quindi. E sempre più possibilità di crescita.”



Inoltre Vision of Super si è schierato fermamente a sostegno del movimento a favore della fine del razzismo in solidarietà alla comunità black

Longlife health clinic: i consigli della Dott.ssa Lucia Magnani ai tempi del Covid-19

A Castrocaro Terme esiste un vero e proprio tempio della cura del corpo e della mente: la Longlife Health Clinic (www.luciamagnanihealthclinic.it) creato e diretto dalla dott.ssa Lucia Magnani. Una sontuosa struttura con i muri dalla fantasia zig-zag dove l’uomo torna protagonista e, sopra ogni cosa, il suo benessere. Trattamenti per rivedere stili di vita errati, meditazione e gestione dello stress. Un luogo imperdibile per chi ama l’equilibrio interiore. Abbiamo avuto la fortuna di scambiare alcune battute con la sig.ra Magnani circa come comportarsi di fronte alla pandemia ancora in atto e le abbiamo chiesto dei consigli per fronteggiare questo terribile nemico comune globale.

1. Perché la detersione del corpo e del viso è fondamentale durante la pandemia? 

Il virus di cui parliamo oggi è un virus aereo che si sposta attraverso le goccioline di saliva che vanno nell’aria e che possono entrare facilmente in contatto con la pelle, motivo per cui tutte le norme adottate in questo periodo ci spingono a lavare frequentemente le mani. Sappiamo ormai molto bene che servono 30/40 secondi per lavarle con sapone ed un metodo abbastanza attento e scrupoloso. Oltre a questo non bisogna tralasciare di lavare i capelli che inevitabilmente, con il loro movimento, possono farci entrare in contatto con le particelle depositate sulla cute e sui capelli stessi, attraverso le fessure del viso, principalmente naso e bocca. 

È importante quindi che il viso sia deterso. Le forme di detersione sono quelle comuni, lavarsi con il sapone ed usare latte detergente. Vorrei però dare un suggerimento: sulla pelle c’è un film idrolipidico, un microbioma molto importante che ci protegge. Questo microsistema naturale funge da barriera verso gli altri microrganismi e non possiamo far alterare la pelle con l’utilizzo di saponi o detergenti troppo aggressivi. Suggerisco quindi di lavare il viso con una crema nutriente naturale da utilizzare come un normale sapone che risciacqueremo dopo aver strofinato il viso con un prolungato massaggio. 

2. Quali novità ci saranno per la riapertura di Longlife Health Clinic dopo il covid? 

La riapertura riproporrà i nostri percorsi di attenzione allo stile di vita per salute, benessere e lunga vita. Da tempo Longlife Formula ha messo al centro del suo percorso la valutazione dello stress ossidativo responsabile dei processi di invecchiamento e infiammazione generalmente descritto dal nostro organismo, la prevenzione, la corretta alimentazione, a un corretto movimento e momenti di relax. Per far questo agiamo a più livelli. Alla riapertura però il nuovo focus sarà concentrato sulla difesa del sistema immunitario che inizia con una corretta alimentazione e con gli integratori

Basato su un’alimentazione cardinale principale della salute nella quale verranno privilegiati nutrienti specifici per stimolare il sistema immunitario. Oltre a questo, siamo partiti dalla ricerca di tutti quegli elementi nutritivi contenuti nella frutta, nella verdura e in altri alimenti importanti per la difesa del nostro sistema immunitario: le vitamine C, A, D, i minerali, l’omega 3 ed alcuni aminoacidi specifici. Proponiamo una dieta con cibi nutrienti che contengano questi principi attivi e a tutto questo aggiungiamo le nostre tisane stimolanti. 

Ovviamente facciamo attenzione anche agli alimenti da ridurre e in alcuni casi da escludere totalmente: sale, salumi, dolciumi, carni grasse, formaggi, zuccheri e alcolici. 

Molto importante è anche il relax e stiamo inserendo corsi di yoga e meditazione, sfrutteremo i nostri ampi spazi: il nostro parco e le aree attrezzate, per respirare all’aperto senza poi dimenticare il valore indubbio delle nostre terme messo in evidenza attraverso dei trattamenti stimolanti per il sistema immunitario tra cui le cure inalatorie con acque sulfuree e salsobromoiodiche he potenziano i nostri naturali meccanismi di difesa e aumentano la produzione di anticorpi al livello delle vie respiratorie. 

Abbiamo il privilegio di avere nella nostra Health Clinic questa componente termale preziosissima che contribuisce a creare uno stato di relax, di benessere e di salute. 

Questi sono i capisaldi del nuovo percorso per il rafforzamento del sistema immunitario ottenuti grazie anche al lavoro preziosissimo dei nostri medici e specialisti che, ad personam, sono pronti a suggerire altre eventuali attività come l’ozono terapia ad esempio, e tutti gli aspetti che vengono attentamente calibrati per quello che riguarda la prevenzione. 

Questo filo conduttore del rafforzamento delle difese immunitarie serve per difenderci da qualsiasi aggressione esterna, dalla più semplice alla più complessa. 

Un altro percorso che sto definendo per la riapertura della Lucia Magnani Health Clinic, è legato alla respirazione e a tutte le tecniche utili per ridare energia al nostro corpo soprattutto in questo periodo in cui l’energia è diminuita per le ragioni che sappiamo. Per migliorare le tecniche di respirazione andiamo dalle semplici passeggiate alla ginnastica più complessa fino alle più moderne terapie di riabilitazione respiratoria. 

Il nostro percorso chiamato LONGLIFE RIABILITAZIONE RESPIRATORIA sarà totalmente focalizzato su questo tema. Inoltre proseguiranno i nostri 7 classici percorsi Relax, Clean, Weightloss, Evergreen, Restart, Sport ed Energy con proposte di 3 giorni, 7 giorni, 15 giorni. 

3. Un percorso giusto per l’uomo? 

Io mi sono sempre focalizzata sulla persona e qui studiamo e analizziamo caso per caso dando risposte specifiche seppur diverse sia per l’uomo che per la donna. 

Abbiamo tutte le capacità e gli specialisti per affrontare il settore maschile in tutte le sue sfaccettature e siamo veramente attenti a qualsiasi esigenza dell’universo maschile. Tra i nostri clienti abbiamo l’uomo business che necessita un’attenzione al relax ed ha anche bisogno di rimettersi in forma e ritrovare energia fisica e mentale, ed abbiamo l’uomo sportivo che aiutiamo spesso nel modo di fare sport, un modo più adeguato. Penso ai ciclisti ad esempio, il percorso sport li aiuta a migliorare potenza e resistenza, forma e prestazioni fisiche anche nel caso del solo ciclismo dilettantistico. 

Per l’uomo consiglio vivamente il percorso energy e il percorso sport anche se l’uomo è molto attratto dal percorso evergreen

4. Lei ha studiato anche gli integratori, quali sono quelli giusti in questo periodo? 

Gli integratori sono il pilastro del nostro sistema Longlife Formula

Ne abbiamo diversi ma quello che in questo periodo è il più efficace e il più completo in senso generale è decisamente l’integratore Agecore che va a sopperire eventuali carenze importanti da colmare e stimola le difese immunitarie. Le molecole antiossidanti e non succitate sono tutte presenti nell’ integratore anti stress ossidativo “AGECORE plus” di Castrocaro. La sua somministrazione quotidiana (2 caps /die, 1 + 1 ai pasti principali riesce a riequilibrare, in 10 giorni, lo stress ossidativo ematico, evidenziato da analisi specifiche effettuate presso Long Life Formula di Castrocaro. Per il riequilibrio del GSH (glutatione ridotto) sono necessari circa 2 mesi. 

Insieme ad Agecore consiglio anche i Tremat, gli Omega3, che hanno un’elevata capacità di essere assorbiti dall’organismo.

Helbiz ed eFarma.com fanno team per combattere il covid-19

Un servizio di consegna di un kit Prevenzione Covid-19 nato dalla collaborazione tra Helbiz ed eFarma.com attivo nelle città di Milano, Roma, Torino, Verona, composto da una maschera certificata KN95 e un Gel Igienizzante.

Helbiz, Inc. è una azienda di trasporto intra-urbana italo-americana che ha il nobile l’obiettivo di risolvere il problema del trasporto del primo miglio / ultimo miglio nelle aree urbane ad alto traffico in tutto il mondo. 

Con l’ausilio delle app di Helbiz e eFarma.com è ora possibile acquistare a portata  il clic per il costo di 15 euro.

Ogni acquisto sostiene la Fondazione Humanitas (per una somma paria  3 euro ad ogni pagamento effettuato) per la Ricerca che li metterà a disposizione degli operatori dell’ospedale. L’attività non ha profitto né per Helbiz poiché la consegna è gratuita né per eFarma.com in quanto i prodotti del kit sono venduti al prezzo di costo.   

 

“Helbiz è l’unico operatore di micromobilità in Italia che ha deciso di lasciare i propri mezzi elettrici a disposizione delle istituzioni e organizzazioni di volontariato. – dichiara Salvatore Palella fondatore di Helbiz – Abbiamo voluto dimostrare che la nostra società e i nostri servizi sono utili anche in momenti di un’emergenza come il Covid-19. In questo caso abbiamo sviluppato, in una sola settimana, una sezione della nostra app per rispondere alla specifica esigenza di protezione dei cittadini, ma stiamo già pensando e programmando nuovi progetti per la fase di riapertura in cui con il distanziamento sociale la mobilità delle persone sarà un elemento centrale”.    

Roberto Cagliero, Direttore Fundraising Fondazione Humanitas per la Ricerca aggiunge: “Le mascherine sono diventate un bene di prima necessità anche per gli operatori sanitari. Ringraziamo Helbiz e eFarma per questa iniziativa e per la generosità nei confronti dei nostri professionisti”.

Abbiamo scambiato alcune domande con il fondatore di Helbiz.

Partiamo dal trend topic: il covid-19. La sua azienda ha stipulato un accordo con la Fondazione Humanitas di Milano, come funziona esattamente ?

Appena abbiamo constatato l’emergenza ci siamo subito adoperati per poter fare qualcosa attivamente. Gli utenti delle città di Milano, Torino, Roma e Verona possono acquistare direttamente dall’app Helbiz un Kit di prevenzione, composto da una maschera protettiva KN95 e da un gel igienizzante mani, che verrà recapitato al domicilio in meno di 8 ore.

Tutta l’operazione è non-profit e con l’acquisto di ogni kit verranno donate alla Fondazione Humanitas per la ricerca 3 maschere professionali.

Torniamo a voi. Come nasce Helbiz?

Siamo partiti dalla California, una delle prime aree a riconoscere l’importanza strategica della micro-mobilità in quel periodo. Successivamente abbiamo deciso di investire in aree dove il fenomeno non era particolarmente sviluppato: siamo stati i primi a introdurre il monopattino elettrico in Italia, un percorso non privo di difficoltà che, però, grazie ad un importante accordo con le istituzioni, ci porta ad essere il primo player di micro-mobilità, dove contiamo più di 750.000 iscritti.

La sostenibilità è un tema a cui é stato sempre vicino ? cosi si può fare di più ?

Assolutamente si, sono convinto che in questo momento ogni imprenditore debba modulare il suo concetto di business anche in funzione della sostenibilità. Nel nostro caso, trattandosi di mobilità, il rapporto diretto con il miglioramento della qualità dell’aria é assolutamente visibile, proprio in questi giorni che siamo costretti a vivere in assenza di traffico abbiamo la conferma tangibile di quanto sia forte l’impatto che ha sull’ambiente la mobilità tradizionale.

I partner di Helbiz spaziano dallo sport all’organizzazione di concerti , chi le piacerebbe coinvolgere ?

Siamo in contatto con partner di portata nazionale, che spaziano nei settori più diversi. Il nostro obiettivo é quello di creare un network di servizi di reciproco interesse, al fine di integrare la qualità del nostro servizio all’interno di realtà altrettanto lungimiranti.

Cerchiamo di offrire sempre il meglio alla nostra clientela che si sta sviluppando in modo esponenziale, a partire dalla scelta dei partners.

Dove sta volgendo lo sguardo l’azienda? i prossimi obiettivi ?

L’esperienza maturata con successo nel panorama della micro-mobilità ci porta ad individuare altri elementi che possono esser utili a migliorare il nostro business. In primis, integrando altri prodotti al ventaglio di servizi offerti, in modo da ampliare il nostro ecosistema.

In secondo luogo, abbiamo in programma l’espansione in alcune città strategiche che sono oggetto di attento studio già da tempo da parte nostra: non puntiamo solo alle grandi città, ma anche alle medio-piccole realtà italiane che hanno necessità del nostro servizio: ecco perché abbiamo deciso di lanciare il Franchising di Helbiz con WM Capital.

La moda come reagisce alla mobilita eco?

Sono convinto che la mobilità sostenibile prenderà sempre più piede nel mondo della moda, che ogni anno sposta milioni di visitatori nel nostro paese. La mobilità di queste persone è una priorità, ma anche l’ambiente lo è.. perché non conciliare le due cose?

Lei era presente al Green Carpet Fashion Award di Milano , come vede il futuro della moda?

Vedo un futuro di cambiamenti. Come dimostra il Green Carpet, il tema della sostenibilità nel campo della moda è molto sentito. Le persone di questi tempi sono sempre più attente a alle tematiche ambientali e tendono a prediligere aziende che attuano comportamenti sociali responsabili. I brand devono percepire questo cambiamento e farsi promotori di comportamenti virtuosi.

Passione camicia

Sin dall’Ottocento la camicia diviene protagonista nell’abbigliamento maschile. La forma del colletto in quell’epoca rivelava status sociale: più era imponente e vistoso maggiore era il rango sociale cui si apparteneva. E che dire delle stampe? Si giunge così dai colletti inamidati e candidi fino alla rivoluzione stilistica nata negli States grazie all’invenzione della print hawaiana.

La camicia è perfettamente sospesa tra eleganza e pragmatismo. Abbiamo selezionato alcuni marchi indipendenti che realizzano camicie made in Italy. Da seguire immediatamente.

Benevierre 
https://www.benevierre.it/

“La mia passione nei confronti della moda, deriva dall’estrosità di mio padre. Sin da quando ero in fasce, mi ha cresciuto illustrandomi a colpi di chitarra, i suoi gusti e le sue passioni mescolandoli nella vita quotidiana ad educazione e carattere. Il continuo modificare capi di abbigliamento, mi ha portato ad approfondire quel che c’era dietro un indumento: la scelta del tessuto, la manovalanza, il cucire. Curiosità e passione mi hanno spinto a cimentarmi su queste attività. Con tempo e dedizione, ho imparato a cucire a mano ed a macchina, acquisendo l’arte del creare un capo.”

Con queste parole il giovane imprenditore e direttore creativo Andrea Coli descrive il suo progetto Benevierre, che ci ha colpiti per l’allure nostalgico e psichedelico, ma al tempo stesso attualissimo per la scelta della nuance e per i volumi. La camicia artsy che amerete se siete animi gipsy e sognatori.

Giannetto Portfofino 
http://www.giannettoportofino.it/

Un imprinting più sobrio e classico è la scelta di stile del marchio Giannetto Portofino: tinte naturali affiancate ai classici estivi come il turchese, il verde e l’arancione per le nuance. La gamma dei prodotti per la Spring Summer 2020 omaggia anche i fit di Miami (camicia over a mezza manica) e i volumi militari.

Hydrogen
www.hydrogen.it

Attenzione all’ambiente coniugato a materiali hi-tech: questa la formula adottata dal creativo Alberto Bresci del marchio Hydrogen. Con la sua Hydrogen Future Lab ha creato camicie senza tempo dall’allure metropolitano, particolarmente adatte per il suit da ufficio ma anche declinabili per il leisuretime.

Couple Quarantine su Instagram

“Lockdown” è stata certamente una delle parole chiave durante la pandemia. Ci siamo chiesti come deve essere stato per chi ha avuto la fortuna (o la tragica sorte per altri) di viverlo in coppia soprattutto per influencer e personaggi noti.

Tra gli influencer ne abbiamo selezionati alcuni per cui il fil rouge delle risposte sembra essere una maggiore introspezione, nuove consapevolezze e priorità.

GIORGIO MERLINO E VERONICA FERRARO

Dall’inno di Italia cantato al balcone passando per i decreti, questa quarantena ci ha visti tutti coinvolti. Voi come coppia come avete reagito?

G: Abbiamo reagito cercando di rielaborare una routine, di ricrearci una nostra quotidianità che ci desse l’energia per affrontare le giornate senza che ci sembrassero  “buttate via”. 
Io personalmente ho ripreso a studiare per dare altri esami che potrebbero tornarmi utili per il lavoro, e che avevo accantonato. 

V: Abbiamo reagito con la consapevolezza di essere molto fortunati a essere in salute, ad avere una casa in cui stare e ad essere insieme. 
Ovviamente rimanere positivi non è stato sempre facile, i momenti di “down” li abbiamo avuti entrambi e li abbiamo tuttora. È un evento inedito per la nostra epoca e la domanda che ci facciamo quotidianamente è “Cosa accadrà dopo?”

Quale è stata la lezione più bella che ti ha insegnato la tua dolce metà durante il lockdown?

G: A differenza di Veronica che è molto socievole, io sono stato sempre un tipo piuttosto chiuso, con la tendenza a isolarsi… in questo periodo ho capito quanto sia importante coltivare i rapporti, non contare sempre solo sulle proprie forze. Veronica mi ha fatto capire quanto sia importante condividere ogni momento felice e, come in questo caso, di sconforto. 

V: Giorgio è sempre stato l’ottimista della coppia. Mi ha insegnato che fasciarsi troppo la testa non serve a niente, che l’umore può condizionare anche la salute e che rimanere positivi è sempre la scelta migliore. 

Interiormente questa chiusura forzata in casa ti ha migliorata/o o comunque ti ha fatto comprendere qualcosa di nuovo?

G: Non particolarmente, ha solo confermato quello che già sapevo ovvero che sia importante godersi ogni momento della vita come se fosse l’ultimo e che i rapporti umani sono davvero l’unica cosa che conta. Quando mancano quelli, il resto è superfluo.

V: Mi ha fatto capire quanto fossi fortunata a fare la vita che facevo, a viaggiare, lavorare facendo ciò che amo, trascorrere tanto tempo con famiglia e amici. Nessuna di queste cose sarà più data per scontato e verrà vissuta mille volte più intensamente di prima.

FILIPPO GRAZIANI E CAT POULAIN

Dall’inno di Italia cantato al balcone passando per i decreti, questa quarantena ci ha visti tutti coinvolti. Voi come coppia come avete reagito?

F: Ci siamo abbandonati l’uno all’altra, combattendo l’ansia e quel senso di impotenza di fronte ad una emergenza cosi grande e sconosciuta.

C: Noi come coppia abbiamo reagito abbastanza bene, non abbiamo mai litigato e siamo rimasti sempre molto uniti. Gli alti e bassi ci sono sempre ma insieme si riescono ad affrontare.

Quale è stata la lezione più bella che ti ha insegnato la tua dolce metà durante il lockdown?

F: Non vorrei sembrare banale ma l’insegnamento più grande è stato che l’amore e l’affetto reciproco sono un arma fenomenale contro la paura.

C: Sicuramente l’imparare a vivere una quotidianità che di solito non abbiamo mai, cercare di svegliarsi ad un orario regolare, fare colazione tutte le mattine, fare workout quasi tutti i giorni.. tutte cose che probabilmente non avrei fatto e sarei rimasta nella mia sregolatezza.

Interiormente questa chiusura forzata in casa ti ha migliorata/o o comunque ti ha fatto comprendere qualcosa di nuovo?

F: Un evento così epocale e devastante non può non provocare cambiamenti dentro di noi, in meglio o in peggio forse è ancora presto per dirlo ma è sicuro che quando torneremo ad uscire guarderemo il mondo con uno stupore totalmente nuovo.

C: Mi ha fatto aprire gli occhi, ho capito che il mondo in cui viviamo è malato, la natura aveva cercato di darci molti segnali, dagli scioglimento dei ghiacciai agli incendi in Australia, l’inquinamento. Ho capito che stavamo sbagliando il nostro modo di vivere e quanto sia importante la comunità rispetto al singolo, quanto è importante non essere egoisti, perché il bene del prossimo è anche il tuo bene. Spero che anche le altre persone abbiano capito qualcosa e abbiano elevato il loro spirito.

MARCO FANTINI E BEATRICE VALLI

Dall’inno di Italia cantato al balcone passando per i decreti, questa quarantena ci ha visti tutti coinvolti. Voi come coppia come avete reagito?

Siamo una coppia da un po’ di anni ormai e mai avremmo immaginato che una situazione simile potesse avverarsi. 
È stata una cosa talmente inaspettata che, come tutti, non eravamo preparati ad affrontare.
Ad essere sinceri siamo stupiti della nostra reazione, perché ci siamo uniti ancora di più ed abbiamo imparato ad ascoltarci di più durante questa quarantena. Abbiamo imparato a lasciar correre quelle piccole cose che ci possono dare fastidio l’uno dell’altro, ma anzi, ci siamo sforzati di riderci su insieme! 
Inoltre abbiamo dato adito alla nostra creatività, escogitando ogni giorno nuove idee per cercare di far sorridere i nostri figli e per rendere un po’ speciale questa quarantena anche per loro, e speriamo che quando da grandi ci ripenseranno, avranno solo il ricordo dei bei momenti trascorsi insieme alla mamma ed al papà.

Quale è stata la lezione più bella che ti ha insegnato la tua dolce metà durante il lockdown?

B: Marco ha un grandissimo pregio: sa far divertire i bambini con niente. Mi ha insegnato a rendere speciale il tempo che trascorriamo con loro e soprattutto mi ha fatto riscoprire quanto sia bello divertirsi insieme a loro. 
Mi ha insegnato che non posso avere sempre il controllo su tutto, mi ha insegnato a lasciarmi andare alle emozioni ed ai momenti, senza dare troppo peso alle cose che mi circondano.

M: Bea è una donna fortissima e molto determinata. Nessuno era mai riuscito a fermarla, tranne la quarantena.
Ma grazie a lei, osservandola in questi giorni, ho imparato che bisogna sempre avere un obiettivo da raggiungere, che sia esso giornaliero o mensile. Se non hai degli obiettivi nella vita rischi di perdere di vista le cose veramente importanti!

Interiormente questa chiusura forzata in casa ti ha migliorata/o o comunque ti ha fatto comprendere qualcosa di nuovo?

La quarantena ci ha fatto capire che ogni tanto è giusto staccare dal lavoro, dalla società e prendersi cura di se stessi e della propria famiglia. Prima del lockdown vivevamo a dei ritmi troppo frenetici, che spesso senza accorgercene, ci portavano ad ammalarci, ad essere più stressati e litigare di più. Grazie a questa quarantena abbiamo riscoperto l’importanza di NOI stessi come persone e come esseri viventi. 
Una mente sana in un corpo sano, mai verità più grande fu detta.

LAURIE HARDING E GILDA KORAL FLORA

Dall’inno di Italia cantato al balcone passando per i decreti, questa quarantena ci ha visti tutti coinvolti. Voi come coppia come avete reagito?

L: Ci siamo preoccupati per le nostre famiglie, i nostri genitori e nonni. E non avrei mai immaginato all’inizio che sarebbe durata cosi tanto e si sarebbe estesa a livello globale.

G: Devo ammettere in modo molto bilanciato, ognuno di noi ha mantenuto i suoi spazi  e le occasioni invece di condivisione sono ancora piu’ intense. Ridiamo moltissimo ! Poi ho provato a far cantare Laurie l’inno di Mameli ma… non è stato un grande successo (l’argomento Bimbe di Conte non è stato neanche toccato!!!)

Quale è stata la lezione più bella che ti ha insegnato la tua dolce metà durante il lockdown?

L: Ho imparato che potremmo anche dividere una cella di una prigione! Siamo stati produttivi, ho studiato dall’italiano al marketing e ci siamo divertiti moltissimo. 

G: Laurie mi ha insegnato che non ho bisogno di tutte le sovrastrutture che la societa’ vorrebbe per noi donne , dalla manicure impeccabile all’abito sempre perfetto. E che sono bellissima anche in pigiama! Piu’ che una lezione , è stata un’infusione di autostima!

Interiormente questa chiusura forzata in casa ti ha migliorata/o o comunque ti ha fatto comprendere qualcosa di nuovo?

L: La gente puo’ essere terribile ed egoista, ma il sentimento di comunità deve prevalere. Ne usciremo tutti insieme, “ Whatever it takes”!!

G: Sicuramente rivedrò le mie priorità. E spegnero’ più spesso il telefono.

Sostenibilità, i brand da non perdere

La tecnologia assumerà un ruolo sempre più centrale, gli sprechi saranno ridotti al minimo e certamente la stampa tenderà a dare maggiore visibilità ai brand emergenti green che promuovono iniziative positive per l’ambiente.

Noi di Man in Town partiamo subito con quello che è il trend imperante presentandovi alcuni marchi ecofriendly che meritano di essere conosciuti.

Il denim rappresenta da sempre il non plus ultra della mascolinità: (+)People è il marchio che dovreste conoscere se amate i jeans. Perchè? Innanzitutto perchè Candiani Denim, leader nel settore del denim sostenibile, è il suo principale fornitore. Inoltre  il brand promuove iniziative benefiche a sostegno dei più bisognosi (ultimo in ordine cronologico quello a sostegno della comunità di Sant’Egidio in questo momento di particolare difficoltà). Senza dimenticare la gamma che vanta oltre 100 modelli pensati per lui e per lei. 

Rifò, progetto pratese, omaggia la maestria dei “cenciaioli”, gli artigiani che sapevano ricavare filati ex novo da capi di abbigliamento preesistenti. I capi “rigenerati” del marchio toscano sono a impatto Zero e colpiscono per il design comfy.

L’aspetto sartoriale dei capispalla di Distretto12, però realizzati con tessuti riciclati ma utilizzando un tessuto riciclato impiegando una filiera a km0 hanno fatto sì che li inserissimo nella nostra wishlist.  

Capi dinamici, comfy, per un’eleganza mai urlata destinata a durare nel tempo. Ecoalf, fondato da Javier Goyene nel 2009, è un marchio  spagnolo antesignano nel mondo della sostenibilità. Javier Ecoalf crea capi in nylon, cotone, lana riciclata per uomo, donna e bambino. Ecoalf ricicla reti da pesca, PET, pneumatici di camion. 

Concludiamo l’elenco con la maglieria di lusso di Artknit: grazie allo sviluppo di un modello digitale senza intermiedari riducono al minimo le emissioni di CO2 lungo tutta la filiera e così il lusso della maglieria diviene accessibile.

Accessori: il best of dei brand sostenibili

La crisi pandemica ha posto l’industria della moda inizialmente di fronte a importanti quesiti. “Come reagiremo a tutto questo” è tra questi il più impellente.

La forza creativa, spinta propulsiva dell’industria, diverrà quindi sempre più protagonista. E di conseguenza saranno sempre più sotto i riflettori i marchi che puntano sulla sostenibilità.

Dunque stop al lusso eccessivo: nessuno spreco è concesso. Le prime soluzioni? Sharing, stock con parti ricambiabili dell’accessorio vendute insieme per customizzarlo, per menzionare alcuni efficaci esempi del nuovo lusso. Scopri in questo articolo la lista dei “brand to watch” su cui noi di Man in Town scommettiamo.

Primo fra tutti Freitag, brand di borse che lancia S.W.A.P., una piattaforma per i suoi clienti che funziona similmente alla celebre app di incontri Tinder. Solo che il match stavolta avviene tra borse. Un primo esempio concreto di sharing sostenibile.

La particolrità di ACBC, marchio di scarpe fondato da Gio Giacobbe ed Edoardo Iannuzzi, sta nella customizzazione durante l’acquisto. Si può scegliere tra diversi colori e inoltre acquistare diverse suole che permettono di avere così quattro modelli al prezzo di uno.

Questo sistema di personalizzazione all’acquisto permette di avere un minor impatto sul numero di produzione e di conseguenza sulla polluzione. Una filera totalmente green è la scelta di All Birds, brand che si focalizza sul welfare degli animali per gli allevamenti in Nuova Zelanda dove produce.

La lana merino cruelty-free, la plastica riciclata per realizzare le stringhe e il cartone second-hand per il packaging permettono a ogni singola sneaker del brand al momento di equivalere a circa 7 chili di emissioni di co2 (la media è di 12). E intendono scendere ancora di molto.

Concludiamo il viaggio di stile green con NO/AN, linea di borse fondata dalla designer finlandese Anna Lehmusniemi. Le sue borse in pelle puntano sulla qualità del materiale cruelty-free e sulla produzione tipica dello slow-fashion unito alla maestria artigianale dei conciai portoghesi.

Minor impatto ambientale, produzioni più contenute, upcycled e molto altro: il vocabolario della moda post-Covid19.

La solidarietà glamour di The Children for Peace

La onlus diretta da Debra Mace e dal pr Massimo Leonardelli The Children for Peace aiuta da sempre i bambini del terzo mondo affinché abbiano un presente migliore e possano vivere un brillante futuro. Essa è attiva in paesi poveri o in via di sviluppo dove il soccorso umanitario rappresenta un’emergenza improrogabile.

Questo innanzitutto grazie a un team di medici e virologi straordinari che mettono a disposizione la loro conoscenza viaggiando insieme ai suoi fondatori in paesi come la Colombia, Uganda, la Siria e via dicendo.

The Children for Peace ha inoltre attivato un programma speciale per la prevenzione e la cura stessa dell’Hiv in questi paesi. Grazie ai suoi fondi sono già stati realizzati ambulatori pediatrici, asili nido e scuole per l’infanzia.

Ambassador della ONG è l’ex top model (nonché presidente della Women Management) Piero Piazzi. Deus ex machina di questa incredibile organizzazione è Massimo Leonardelli. La sua è una storia straordinaria, segnata da una sola e grande vocazione, ovvero quella di mettere al servizio del prossimo le sue conoscenze per dare vita a qualcosa di immenso valore umano che ha trovato nella Onlus la sua perfetta espressione.

Ogni persona che collabora con il pr infatti deve necessariamente fare anche qualcosa per la sua Onlus. Se non avviene questo scambio umano non si intrattiene in nessuna conversazione: the Children for Peace è la sua creatura, e come ogni padre desidera il meglio per la sua creatura.

I nove anni trascorsi in seminario poco più che adolescente hanno gettato i semi di questa sua vocazione nell’aiutare il prossimo. Madre Teresa, Sophia Loren, Anna Wintour: bastano questi tre nomi che hanno segnato il suo percorso umano e professionale per comprendere.

Noi di Man in Town abbiamo scambiato quattro chiacchiere durante il lockdown con Massimo Leonardelli.

Quanto meno abbiamo, più diamo. Sembra assurdo, però questa è la logica dell’amore”.

Mi pareva opportuno iniziare con un pensiero di Madre Teresa, che hai personalmente conosciuto. Un messaggio di speranza in un momento delicato come questo. Come stai personalmente reagendo?

Un proverbio africano dice “Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a passare la notte con una zanzara“

Reagisco secondo il  proverbio ,perché nel grande  e nel piccolo gesto ognuno di noi può fare qualcosa per aiutare. In famiglia, nella comunità. Certo viviamo un momento strano, difficile e ci sentiamo inermi, però e esattamente in questi momenti che bisogna dare il meglio di se stessi, la forza e il desiderio di reagire deve essere presente in ognuno di noi.

Sono tante le frasi che abbiamo ascoltato in questi giorni , gli aiuti morali che ci vengono dati ,fra le tante  quella che mi ha colpito maggiormente e mi ha dato forza è quella Papa Francesco “siamo tutti sulla stessa barca”,questa ricerca del sostegno l’uno nell’altro 

Le giornate le passo leggendo, vedendo film, lavorando sia per the Children for Peace che per i miei clienti. Ha un senso di colpa a rimanere a casa. E poi trovo che le giornate passano troppo velocemente! 

La Onlus che hai fondato nel 2005 con Debra Mace, the children for Peace, cosa sta affrontando in questo periodo? C’è un modo per aiutarla concretamente?

La situazione in questo momento in Africa diciamo è ancora “stabile“, in Uganda dove siamo presenti in maniera molto attiva la situazione è ad oggi di 55 contagiati, le autorità hanno preso diverse misure di restrizione, perciò tutti a casa, vietate le messe, l’assembramento di persone, nessun mezzo pubblico etc.

Ed è qui il grande problema: la povertà aumenta, non c’è cibo, abituati per la loro realtà a vivere la giornata facendo lavori occasionali, riempire i contenitori d’acqua per guadagnare circa 1 euro al giorno, avendo cosi la possibilità di dare un pasto alle propria famiglie. Penso ai bambini, agli orfani. 

Stiamo cercando di far fronte a questa emergenza grazie all’aiuto dei nostri sostenitori, grazie a Piero Piazzi nostro Ambassador e grande amico stiamo raccogliendo fondi per il centro di GULU. Qui “limitarsi “è un lusso inaccessibile, l’economia prende forma lungo le strade vendendo i  prodotti dell’orto,  questo è il grande incubo, mi spaventa molto!

Tornando alla moda, so che stai lanciando un neonato progetto di charity e moda/arte online. Ci puoi svelare qualcosa in anteprima?

È un progetto che nasce con il desiderio di coinvolgere giovani artisti nelle diverse sfere: cucina, arte, design, fotografia e musica

L’obiettivo di …(il nome sara svelato a breve) è supportare una maggiore alchimia sociale tramite iniziative di beneficenza a livello nazionale ed internazionale.

I beneficiari della nostra organizzazione saranno bambini e ragazzi in difficoltà, legati ad associazioni e non.

I ragazzi che aderiranno eccellono in diversi ambiti, e sono desiderosi di dare una mano tramite la condivisione del proprio tempo e delle proprie esperienze.

Una forte diversificazione in termini di contenuti sarà il motore che darà continuità al progetto durante l’anno e fungerà da linfa vitale nei canali social.

I principi cardine sono l’autodeterminazione, intesa come la possibilità per un ragazzo di immaginare un futuro diverso da quanto consentito dalla sua condizione. 

I modelli della nostra raccolta fondi 2.0 premieranno sia chi riceve sia chi dona, tramite un sistema di reward fisico (vendita di t-shirt, oggetti di design, arte), multimediale (vendita di immagini), ed esponenziale (eventi).

Attraverso la vendita ci sarà anche una vetrina per far si che i giovani artisti si facciamo conoscere.

Questo modello incentiverà sia le donazioni che l’adesione alla nostra iniziativa e nasce dalla consapevolezza della capacità di spesa ridotta del nostro target di donatori, basato su ragazzi che studiano o si trovano alle prese con le prime esperienze lavorative.

Questo team working è composto da giovani ragazzi che sono il nostro futuro e permettimi di ringraziare il mio teamd  di collaboratori nonché gli artisti emergenti che seguo. Mac, Francesca, Federico, Lorenzo e tanti altri che sono sicuro aderiranno a questa iniziativa!

Ti sei fatto un’idea di come la moda, altra tua grande passione ma soprattutto il tuo lavoro, reagirà al covid-19? 

Ha ragione il Signor Armani quando dice “basta agli sprechi. E importante rivalutare l’essenziale rispetto al superfluo” Questa è sempre stata la mia idea, il mio pensiero Credo fermamente nella ripresa della moda e delle sue filiere, sono un ottimista per natura, ci saranno dei cambi certo, molto più tecnologia per quanto riguarda la parte “esteriore” sfilate etc.

Mentre sul mercato ci sarà sicuramente una maggiore attenzione al prodotto, un intimismo più forte … non può non esserci la fisicità del capo e del prodotto, penso agli show room, ai negozi.

Si sono sicuro che ci riprenderemo! Sono molto deluso dal governo da come tratta la moda in questo periodo. Poi abbiamo un sistema moda che trovo perfetto, iniziando dal Presidente CNMI Carlo Capasa che afferma “Sapremo rialzarci“

E poi il mondo dell’editoria, penso a quello che ha fatto e sta facendo la Conde Nast, Simone Marchetti sta facendo un lavoro incredibile con Vanity Fair, cosi come GQ con il direttore Giovanni Audifreddi, e poi la copertina bianca di Vogue, grandissima idea di Emanuele Farneti. E, last but not least, voi di Man in Town che state facendo dei contenuti per intrattenerci in queste giornate un po’ giù di corda.

La moda c’è e continuerà ad esserci, forse ancora più “presente”

Pierpaolo Piccioli, Anna Wintour e Sophia Loren sono soltanto alcuni dei nomi che hanno segnato la tua brillante carriera. Concludiamo con qualcosa di più leggero, un aneddoto legato al loro grande cuore parlando di cosa hanno fatto per aiutare la tua Onlus.

Permettimi di ricordare il momento incredibile della passata edizione del GCFA..Sophia Loren e il Signor Valentino!

Quello è stato un momento unico…

Quando il giorno prima il Signor Valentino e il Signor Giammetti sono venuti al Hotel Château Monfort a Milano per incontrare Sophia Loren sono stato preso da un ‘emozione unica, la commozione di rivederli insieme.. ho pianto dalla gioia e pensavo alla prima volta che vidi la Loren da Valentino.. la stessa identica emozione rivissuta 30 anni dopo! 

Tanti sono i personaggi che da sempre ci aiutano, Pierpaolo Piccioli è un uomo eccezionale, con una sensibilità incredibile, grazie a lui abbiamo aperto una parte dell’ambulatorio a Gulu e tutto questo mettendo a disposizione per le sue sfilate di Alta Moda 2 posti che sono andati all’asta ..

Cosi come Piero Piazzi che ha coinvolto le grandi modelle e modelli , con Giovanni Gastel che ha offerto un ritratto dietro una generosa offerta … poi il libro di Amina Marazzi e di tutti i sostenitori da sempre di Children

In Africa esiste una parola UBUNTU che si significa “ Io sono perché tu sei “ un individuo non è niente senza gli altri esseri umani , include tutti .accoglie le nostre differenze e le valorizza

Ecco perché dovremmo essere tutti UBUNTU.

Gli occhiali da sole must have della Primavera-Estate

Che stagione estiva sarebbe senza gli occhiali da sole!

L’estate, nonostante il Covid-19, finalmente è alle porte. C’è da tenere alto lo spirito! Come? Indossando un bel paio di occhiali da sole. Sperando che l’essere accecati dal sole non sia appunto solo un miraggio.

Torneranno i weekend in spiaggia, seppur questa stagione turistica non sia nata sotto un cielo particolarmente favorevole. E di occhiali da sole ce n’è per tutti i gusti.

Retro? Presenti all’appello! Preferite invece rompere gli schemi e optare per un design d’impatto? Ecco per voi gli occhiali dalle lenti ottagonali. E via dicendo.

Ecco una selezione dei migliori occhiali da uomo primavera-estate selezionata per voi da Man in Town.

SALVATORE FERRAGAMO

Allure vintage e maestria artigianale: il savoir faire della Maison fiorentina è ben espresso in questa montatura rettangolare dotata di struttura metallica full-rim con ciliare in acetato e ponte in metallo textured.  

Il classico logo Ferragamo inciso sulla lente destra conferisce al modello un ulteriore tocco di classe. Disponibile in Light Gold/Black con lenti verdi tinta unita, Light Ruthenium/Tortoise con lenti marroni tinta unita e Dark Ruthenium/Striped Brown con lenti blu tinta unita. Le aste, di diversi spessori, sono impreziosite da una lamina in smalto nero o Havana, un Gancino in metallo e terminali in acetato abbinati al colore delle lenti. 

THE BESPOKE DUDES EYEWEAR

TBD Eyewear è una collezione ecofriendly dal design senza tempo, realizzata a mano in Italia. caratterizzati da una montatura color terra in bio acetato, un materiale che deriva dalle fibre del cotone e del legno, biodegradabile e riciclabile al 100%. Le lenti verdi degli occhiali da sole unite alla forma rotonda ben si prestano come accessori di outfit classy e sartoriali.

KYME

il modello di Kyme Sunglasses è perfetto per la clientela non convenzionale che ama essere al centro dell’attenzione per le scelte di stile. La forma delle lenti infatti non vi farà certamente passare inosservati! Si tratta di un paio di occhiali da sole in acetato avana scuro effetto tortoise, lenti ottagonali verde acquamarina.

AIRDP STYLE

omaggiano gli anni Settanta gli occhiali da sole di AirDp Style. Della loro gamma di occhiali ci ha molto colpiti il pilot in versione monoscocca Lion Xnet. Realizzati con due materiali all’avanguardia (ultem e acciaio medicale), sono per questo motivo ultraleggeri. Il design esagonale conferisce al look di questi occhiali da sole una grinta contemporanea.

FIELMANN

Prezzo democratico e stile hipster per gli occhiali da sole unisex con montatura in acetato color giallo-nude di Fielmann.

Le migliori app per mindfullness e meditazione

Pensate ancora che l’individualismo, un antico dogma che gli anni ’80 con il paleoconservatorismo ha perpetrato nelle menti, sia ancora l’unica strada percorribile? Sembra ora, più che mai, con questa situazione di pandemia che ci sta facendo ripensare al modo in cui trattiamo il nostro ambiente, ma anche al modo in cui il sistema economico sta collassando e, ultimo ma non meno importante, al modo in cui trattiamo e curiamo il nostro corpo, che abbiamo effettivamente bisogno di un refresh per percorrere nuovi percorsi. E soprattutto, avere una nuova mentalità. Questo è un modo di concepire la vita tipico dell’est.

Queste persone (diversamente dall’ovest che si è sempre concentrato sul sviluppo delle macchine) ha una tradizione secolare di conoscenza approfondita dello studio del corpo. Prepararsi ad ascoltare il proprio corpo e gli altri è una pratica rivoluzionaria. Probabilmente la più efficace in tempi di crisi come questo.

La tecnologia ci aiuta come sempre! Esistono diverse app e siti Web sulla meditazione e la consapevolezza disponibili a portata di download su tablet e telefoni cellulari. Che cosa stai aspettando? La tua rivoluzione spirituale inizia ora! Myfitnesspal, ad esempio, offre suggerimenti per rimanere sani e attivi. Il sito specifica immediatamente che la meditazione non solo aiuta la concentrazione, ma anche le prestazioni atletiche. inizialmente propone tre tecniche per avere più meditazione nella nostra vita, poi va più in profondità. Invece l’app Serenity si concentra sulla meditazione quotidiana.

La proposta inizia con il livello 1 (base), per passare all’espansione (livello 2) fino alla meditazione continua (livello 6). Ma questo è solo l’inizio: poi c’è il corso avanzato di meditazione che comprende 24 passi. L’app ha una grafica intuitiva. Infine segnaliamo Simple Habit: App per la meditazione. È un’app di meditazione quotidiana per le persone indaffarate. Il punto di forza è la schermata iniziale che offre vari aiuti all’utente: dal dormire meglio alla riduzione dell’ansia. Quindi, dopo aver selezionato il tuo obiettivo, imposti l’orario e accedi al corso con un piccolo pagamento.

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Le migliori mostre attualmente o presto visitabili in tutto il mondo

Nonostante il Covid-19 alimenti in tutto il mondo terribili sensazioni sul nostro futuro (in realtà sembra di vivere in un romanzo distopico di Orwell), “Big Suprise!”, il mondo stesso non si ferma.

Molti musei, ad esempio, hanno organizzato tour online per visitarli, o in alcune aree non tanto colpite da questo terribile virus pandemico, è ancora possibile fare una bella visita per trascorrere il nostro amato tempo libero. Dalla musica all’arte e alla moda, ecco un elenco delle migliori mostre attualmente o presto visitabili in tutto il mondo.

Patrick Kelly: The Journey

Patrick Kelly, genio ribelle della moda, che seppe unire folk americano e le sue discendenze afroamericane nelle sue creazioni, viene omaggiato con una mostra. Precisamente allo Scad Fish di Savannah, negli States. Con la sua rivoluzione di stile a suon di bottoni, citazioni funky e virtuosismi pop incantò negli anni Ottanta le star.

E stiamo parlando di star con la S maiuscola: Paloma Picasso, Pat Cleveland, Madonna e Goldie Hawn, per menzionarne alcune.  La mostra dedicata al designer degli Stati Uniti, intitolata “Patrick Kelly: the Journey” è il risultato della lunga ricerca dell’artista Derrick Adams all’interno dell’archivio del designer scomparso nel 1990.  

Adams è un connesseur della black culture, anzi  gran parte della sua produzione sia come artista sia come curatore deriva dalla sua identità di colore. Specialmente ruota attorno ai modelli della cultura afro in America. Dunque il link tra queste due figure ha rappresentato la scelta più naturale per la curatrice del museo che ospita l’esibizione, Alexandra Sachs.  

L’artista e curatore contemporaneo Adams ha avuto così modo di compiere una full immersion tra le memorabilia, gli sketch e molti altri oggetti appartenuti al designer e che si trovano allo  Schomburg Center for Research in Black Culture di New York. Tra questi rari cimeli anche la proposta scritta su un foglio, una sorta di dedica scritta dalla poetessa Maya Angelou per  scrivere un libro sulla vita di Patrick Kelly.

Adams ha commentato sulla produzione di Kelly affermando che la sua produzione era influenzata fortemente dal contesto sociale della sua epoca e da un travolgente senso dell’umorismo. La mostra presenta dei collage astratti e delle sculture di Adams realizzate con pattern, ricami e altri materiali originali dagli archivi di Patrick Kelly. Questa esibizione è attualmente presente al museo americano sino al 19 luglio 2020.

The Clash: London Calling

Un inno per Londra e per il mondo intero, questa mostra mette in scena il dietro le quinte di un album epico: “London Calling” dei Clash. il Museum of London mette in mostra immagini, musica, ricordi e oggetti personali, della storia della band – alcuni mai visti prima – in una mostra gratuita.

London Calling, una pietra miliare della musica contemporanea, riguardava generalmente Londra, con narrazioni che presentavano personaggi sia immaginari che basati sulla vita reale.

Il giornalista Sal Ciolfi ha affermato una volta che “le canzoni comprendono un arrangiamento di narrazioni e personaggi urbani e toccano temi come il sesso, la depressione e la crisi d’identità”.

Un melting pot di stili musicali, guidato da una passione per l’azione e un forte desiderio di giustizia sociale. questa nuova mostra esclusiva al Museum of London esamina come la stessa Londra abbia influenzato i Clash quando sono diventati la band britannica più popolare del 20 ° secolo.

Jeff Koons: valore assoluto

Una mostra con oltre tre decenni di opere del famoso artista americano è ora aperta al Museo dell’arte di Tel Aviv. A cura di Donor Rabina. Absolute Value offre una full immersion nei diversi linguaggi di espressione e tecniche di Koon di diversi periodi di produzione.

La prima mostra personale di Koons in Israele mette in mostra dodici opere su larga scala degli ultimi tre decenni: Balloon Dog (Orange) (1994-2000), scultura in acciaio inossidabile lucidato a specchio e rifinito con un rivestimento arancione trasparente, Orso e poliziotto (1988) della serie Banality; Dolphin Taz Trashcan (2007-2011) della serie Popeye e Hulk (Rock) (2004-2013) della serie Hulk Elvis.

Ha anche messo in mostra una scultura a forma di palloncino delle preistoriche figure di Venere che raffigurano una figura stilizzata di una forma femminile: Balloon Venus Dolni Vestonice (Violet) (2013–17) dalla serie Antichità.

Una citazione dell’artista stesso rappresenta bene la sua produzione: “L’arte per me è un atto umanitario e credo che ci sia la responsabilità che l’arte debba in qualche modo essere in grado di influenzare l’umanità, di rendere il mondo un posto migliore (questo non è un cliché!)”.

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Ciao Belli: intervista a Roberto Ferrari

È l’ esilarante voce radiofonica che accompagna con gag e il celebre sondaggio da più di vent’anni una generazione cresciuta con il suo programma. Roberto Ferrari, deus ex Machina di Ciao Belli è un “no ordinary man” che mette sempre tutto sé stesso in ogni cosa che fa.

Basti pensare che è stato il primo conduttore radio a trasmettere live dallo spazio (leggete l’intervista per capire come mai è così ossessionato dalla mancanza di gravità), detiene un guinness dei primati mondiale legato alla canoa e non sta praticamente mai fermo. In una piacevole conversazione telefonica con noi di Manintown abbiamo voluto celebrarlo.

Inoltre, gli amanti della musica anni Novanta sappiano che a partire da gennaio 2020 c’è un evento imperdibile organizzato da lui a ritmo dance che lo vedrà protagonista assieme alle regine della musica di quegli indimenticabili anni nelle piazze di tutto il Belpaese.



Ciao Belli è Un programma ventennale di culto che ti vede in prima linea con il sondaggio in compagnia di Digei Angelo. Il segreto del vostro successo?

Se lo ascolti evidentemente piace (sorride scherzando, ndr). Probabilmente sta nel fatto che noi cambiamo spessissimo il format. Oltre a Digei Angelo abbiamo con noi Nicola Savino, siamo un grande team e ogni anno cambiamo. C’è Roofio ad esempio, e altri personaggi che magari non si conoscono. C’è Albertino, che ogni tanto torna a trovarci. In pratica non si fa in tempo ad affezionarsi che noi rimescoliamo tutto e cambiamo. Forse è quello.

Sei un uomo, passaci il termine, futurista. Sei andato nello spazio, hai un Guinness dei Primati mondiale legato alla canoa, piloti aerei. Da dove nasce la fascinazione per l’adrenalina e la velocitá?

Sono sempre stato così. Adesso mi sono un po’ calmato. È una cosa nata da me direttamente. Una passione innata per lo spazio. Sin da quando ero piccolino avevo questo tarlo nella mente, riuscire ad andare nello spazio. Ho vissuto un’epoca, gli anni Sessanta, in cui c’è stata la guerra per andare nello spazio tra Urss e Usa. A quei tempi c’erano due canali di stato in tv, non si parlava d’altro. Era un tema molto sentito. 


Ho letto che hai iniziato a fare radio dai tempi del militare. Come é cambiato questo mondo essendone tu uno dei più amati protagonisti?

Non è cambiato moltissimo, la radio è sempre una cosa che sentiamo in macchina o in casa. Sono cambiati i media per ascoltarla adesso ci sono moltissime web radio e i famosi podcast. Prima c’era l’FM. Pochi network. Una cosa che probabilmente è cambiata è che prima il deejay era da solo, ora ci sono molte più coppie e terzetti per dare un ritmo più incalzante al tutto. Prima facevo programmi da solo come conduttore. Ora tutte le radio che ascolto i conduttori sono almeno due.

Cosa non manca mai nella tua valigia dato che viaggi molto?

La musica, mi tiene sempre compagnia ed è la passione che mi ha fatto venir voglia di fare la radio. Mia moglie reclama sempre sul fatto che non ascolto la musica che vorrebbe lei (mentre facevamo l’intervista al telefono erano insieme ed è nata un’esilarante gag sul fatto che porta la moglie dentro la valigia, ndr).

Parallelamente alla radio tieni molte serate come deejay nelle più celebri discoteche italiane. Il tuo pubblico ti segue ovunque. Qualche aneddoto divertente dell’estate trascorsa?

Mi diverto tantissimo a fare ancora serate, i miei colleghi della stessa età hanno smesso. Si sentono vecchi. Io no. Di personaggi ne trovo mille: c’è sempre quello nelle serate in discoteche che nonostante ballino tutti non gli va bene quello che stai mettendo.

Sei presente con una mattonella persino nel celebre muretto della città di Alassio al fianco di artisti come Arbore e Battiato. Che effetto ti fa?

Molto bello. Una Sensazione molto bella. Io sono stato presente nel comune di Alassio per diversi anni ho fatto delle cose artistiche ospite nelle loro manifestazioni. Per questo mi sono meritato la mattonella è una bella riconoscenza che mi rende particolarmente orgoglioso.

Qualche progetto in cantiere?

Il Live novanta. Il ritorno della musica anni Novanta tornerà ancora più forte nel 2020. Ho messo su un format considerando che la gente degli anni Novanta, allora teenager, ora ha l’età per ballare quella musica nelle piazze. Ho studiato una formula con le cantanti che hanno cantato in quell’epoca. Debutteremo l’11 gennaio 2020 all’Alcatraz di Milano e andremo avanti in tutte le piazze. Avrò con me Neja, Regina Nathalie dei SoundLovers e Kim Lukas. 

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Intervista ad Alessio Bernabei, ex Dear Jack

Classe 1992, fonda i Dear Jack con cui vince il premio della critica ad Amici di Maria de Filippi e pubblica due ep. Il 2018 vede l’esordio da solista: si presenta a Sanremo con il singolo d’esordio, Noi siamo infinito. Sempre nello stesso anno pubblica il disco solista “Senza Filtri”.

A un anno di distanza è tempo di bilanci, per questo noi di ManInTown abbiamo intervistato in esclusiva uno dei più promettenti volti della nuova musica italiana: Alessio Bernabei.

È passato un po’ di tempo da quando hai deciso di intraprendere la carriera da solista. Tante soddisfazioni. Un bilancio di questi quattro anni?

Mi ritengo molto fortunato, in passato non avrei mai pensato di riuscire a lavorare con la mia passione piu grande. Ci sono state soddisfazioni ma anche tanti momenti duri e prove da superare. Oggi mi sento un Alessio cresciuto e più consapevole, sia a livello personale che sul lato musicale.

Ci sono artisti (italiani o internazionali) che ammiri particolarmente?

Nel corso degli anni ho attraversato varie fasi musicali, ho amato artisti come Frank Sinatra, Michael Jackson, Stevie Wonder, Green Day, Goo Goo Dolls e altri. Sto seguendo anche molti artisti emergenti che promettono molto bene.

Quale è il tuo look tipico, il Bernabei style? Descrivicelo.

Non sono un amante di stili particolarmente costruiti. Mi piace essere me stesso anche nel modo di vestire, per sentirmi sempre a mio agio, libero e sicuro di quello che indosso. Amo molto lo stile vintage. Sono cresciuto con i grandi film cult del cinema hollywoodiano che hanno influito molto sulla mia personalità.

Così come la musica che ho ascoltato, dal punk all’R&B. Molte volte prendo dall’armadio le prime cose che capitano. Proprio per questo ho uno stylist che mi consiglia e mi porta sempre sulla strada giusta. 

Dopo l’edificante esperienza sanremese pensi di riprendervi parte?

Con il brano giusto, il festival di Sanremo è una vetrina che ti può dare tantissimo discograficamente parlando. Rivivrei volentieri le fantastiche emozioni di quel palco.

Nuovi progetti in cantiere?

Sto scrivendo molto, passo molto tempo in studio a buttare giù nuove idee e creare nuova musica. Aspetto il momento giusto per farla uscire e condividerla col mondo.

Hai una routine di bellezza?

Per barba e capelli lascio fare al mio barbiere. Uso qualche volta creme idratanti per il viso prima di andare a letto. Non amo molto la pelle secca. Sono consapevole però del fatto che le mie occhiaie non mi abbandoneranno mai.

Passioni oltre la musica?

Nel mio tempo libero amo gustarmi tanti bei film, che mi regalano ispirazione sia per la musica che per la vita di tutti i giorni. Possiedo una Harley Davidson e quando sono a casa nelle belle giornate salgo in sella per sentirmi libero e in pace col mondo. Scarico tutto lo stress accumulato. Sono appassionato di cafè Racers e moto d’epoca.

Un’ultima domanda: sei felice oggi?

Si, posso reputarmi felice. La felicità per me è avere una famiglia in salute che crede in me ogni giorno. Essere circondato da amici su cui posso fare affidamento e poter continuare a vivere tutta la vita del mio pane quotidiano: arte e musica.

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Leather Jacket: Dead Wood Tracksuit: LEO Studio Design Pants: Bakery Svpply Shoes: Premiata Ph: Giuseppe Laguzzi Stylist: Davide Turcati, Caterina Michi

Ph: Giuseppe Laguzzi
Stylist: Davide Turcati, Caterina Michi

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Art Verona highlight: Amazon’s cabinet of curiosities di Emilio Vavarella

All’interno di Art Verona, fair dal piglio sempre più internazionale, è stato ospitata nell’ultima edizione programmata lo scorso 11 ottobre art+b=love (?), festival italiano guidato da Federico Bomba e Cesare Biagini Selvaggi. È stata indagata la connessione tra arte e impresa e il potere di innovazione che scaturisce da questo incontro.

Protagonista di questa riflessione è stata l’installazione di Emilio Vavarella, che insieme a un gruppo di imprenditori ha dato vita all’Amazon’s Cabinet of Curiosities (Algorithmic Enquiry N.1) all’interno di un workshop impiegando oggetti proposti da Alexa, il celebre gadget hi-tech di Amazon.

Alla domanda fatta all’assistente virtuale “Mi consigli un prodotto per realizzare un’opera d’arte?” Alexa si è sbizzarrita andando così a comporre l’arredamento della Wundercammer.

L’intento dell’opera è quello di analizzare la relzione tra mondo virtuale e artificiale e le loro rispettive competenze, stimolando così una riflessione sulle soft skills, ossia quelle abilità trasversali e relazionali necessarie (per fortuna) agli individui per stabilire connessioni inedite creando così dialoghi ancora mai esplorati.

ArtVerona (11-13 ottobre) ha ospitato art+b=love (?), il Festival italiano diretto da Federico Bomba e Cesare Biasini Selvaggi, dedicato al potere innovatore dell’Arte quando incontra l’Impresa.

Protagonista è Amazon’s Cabinet of Curiosities (Algorithmic Enquiry n.1), un’opera d’arte che è stato realizzato live ad ArtVerona, tra l’11 e il 12 ottobre, nel corso di un workshop in cui l’artista Emilio Vavarella e un gruppo di imprenditori hanno creato un’installazione con oggetti proposti da Alexa, l’assistente virtuale di Amazon, a cui verrà posta la domanda “ Mi consigli un prodotto per realizzare un’opera d’arte?”.

L’intento di Amazon’s Cabinet of Curiosities è indagare  il delicato rapporto tra le competenze umane e artificiali e stimolare una riflessione sulle soft skills, quelle abilità trasversali, individuali e relazionali necessarie agli individui per stabilire connessioni di senso inedite e proiettarsi verso ciò che ancora non esiste.

L’obiettivo del Festival art+b=love (?) è quello di promuovere un “Nuovo Rinascimento”, attraverso un incontro ideale di Artisti, Imprenditori, Scienziati, Umanisti della contemporaneità.

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Jack Jaselli, on the road sulla via Francigena

Su Real Time e disponibile su Dplay il documentario “Torno a casa“ a tempo di musica del cantautore milanese da ottobre.

Jack Jaselli, cantautore milanese, ha deciso di partire per un’avventura indimenticabile, attraversando con uno zaino e una chitarra la via Francigena, da Milano a Roma nel documentario “Torno a casa”.

32 tappe in 40 giorni, 15 concerti, 800 km a piedi. Patrocinato da Legambiente e grazie alla collaborazione delle Regioni e dei Comuni della Via Francigena, in questo viaggio iniziato il 16 aprile a Pavia e concluso a Roma il 23 maggio, Jack porta la sua musica in luoghi unici.

L’improvvisazione musicale è il leitmotiv del format di Jack Jaselli.

Nelle tappe del suo percorso Jack incontra anche “ospiti speciali” con cui condivide la sua esperienza e la sua musica, come Boosta, fondatore e tastierista dei Subsonica, Michele Dalai, giornalista e conduttore, insieme ad altri scrittori, autori e registi. Stay tuned! Jack si è raccontato in esclusiva per noi di Man in Town.

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Partiamo dalla musica, dal tuo ep di esordio “It’s gonna be rude, funky, hard” fino al tuo primo album in italiano dell’anno scorso chiamato “Torno a casa”. Un bilancio di questi anni?

Sono passati quasi dieci anni dalla pubblicazione del primo album e se mi fermo un secondo a guardare è successo davvero di tutto. Sono partito con un disco registrato in cantina, suonando 70 volte in un anno solamente a Milano in locali che spesso erano grandi come il salotto di una casa. Ho registrato un disco acustico dal vivo in una grotta sul mare, suonato negli stadi, di nuovo in locali piccoli e accanto ad alcuni mostri sacri.

Ho registrato un album in California con un produttore d’eccezione, collaborato con Lorenzo Jovanotti, Guè Pequeno e altri amici. Poi ho iniziato a scrivere e cantare in italiano e ho pubblicato un disco prodotto dal grande Max Casacci. Per me il cambiamento di lingua è stato una svolta epocale. Allo stesso tempo ho iniziato a sentire il bisogno di raccontare la musica anche in altre forme ed è iniziata la mia collaborazione con Real Time con cui ho girato due documentari.

Il primo, “Nonostante Tutto” racconta la storia di una canzone scritta insieme alle detenute del carcere femminile della Giudecca a Venezia. Il secondo è “Torno A Casa” e racconta del mio tour musicale a piedi lungo la Via Francigena.
Nel frattempo, il mondo musicale è cambiato: mille correnti sono nate, scomparse o si sono trasformate. Il mercato della discografia e la scena live hanno subito rivoluzioni e ribaltamenti. Eppure, sembra passato un batter d’occhio.

Negli anni hai suonato con artisti del calibro di Ben Harper, hai collaborato con Guè Pequeno e Jovanotti e la lista prosegue. Vuoi regalare un aneddoto ai nostri lettori durante queste session? Sentiti libero di scegliere l’artista, o magari se ce ne vuoi raccontare più di uno.

C’è una cosa divertente e significativa che è successa ad Imola. Eravamo stati chiamati ad aprire il concerto di Ben Harper, ed eravamo esaltatissimi. Aspettavamo con trepidazione di fare il soundcheck perché si era fatto molto tardi e si stava avvicinando inesorabilmente l’ora dell’apertura dei cancelli.

Sembrava tutto pronto, i Relentless Seven avevano finito le loro prove, il nostro fonico era già dietro al mixer e noi aspettavamo a bordo palco. Ciò nonostante, non potevamo allestire la nostra scena: Ben Harper non sembrava intenzionato a scendere dal palco.

Il sole aveva iniziato a scendere e una luce ambrata si stendeva sulle tribune e sul prato mentre una brezza leggera anticipava il crepuscolo. Tutto era magico e calmo, a tal punto che Ben era completamente rapito e assorto tanto da restare sul palco a improvvisare con la chitarra acustica senza rendersi conto del tempo che passava.

Nessuno del suo entourage aveva il coraggio di interromperlo e noi ci godevamo lo spettacolo. Facemmo il nostro soundcheck con parte del pubblico già presente, ma non ce ne importava niente. Quando ami davvero ciò che fai, il tempo non conta più nulla.

Ora passiamo allo stile: il tuo animo gipsy traspare anche dal tuo look. cosa non manca mai nella valigia di jack jaselli parlando di abbigliamento?

Direi che ci sono alcune cose che amo avere sempre con me. Un cappello a tesa larga, specialmente uno Stetson, un chiodo in pelle nera e degli scarponcini o stivaletti di pelle. Spesso quando suono indosso uno degli anelli portafortuna che ho comprato in New Mexico e negli ultimi anni hi iniziato ad amare gli orologi da polso classici e vintage, rigorosamente automatici.

Ora qualche curiosità per conoscerti meglio, oltre alla musica hai altre passioni o hobby?

Sono un avido lettore e un accumulatore quasi seriale di libri. Amo anche scrivere, soprattutto raccontare dei miei viaggi che sono un’altra delle mie ragioni di vita. Mi piace il pugilato e andare a camminare in montagna e cimentarmi in qualche facile scalata.

Amo il surf: è da molto che non salgo sulla mia tavola ma quest’anno mi sono promesso di rimediare. La mia compagna mi ha trasmesso la sua passione per lo yoga e la meditazione. Vado nettamente più forte sulla seconda!

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E tornando alla musica ma rimanendo sul viaggio, a ottobre debutta su Real Time “Torno a casa”, storia del percorso che hai intrapreso a ritmo di musica e jam session sulla via Francigena da Roma a Milano. Vuoi parlarcene meglio?

In un mondo dove tutto cambia freneticamente, come quello musicale, mi sono chiesto come potesse essere fare un tour partendo a piedi da casa portandosi dietro solo una chitarra e uno zaino. Avevo bisogno di recuperare la forma più semplice della mia musica e riconnettermi con dei ritmi e dei tempi più umani e necessariamente più dilatati. Questa è stata la scaturigine di “Torno A Casa” e del tour a piedi.

Il cammino più adatto a questo scopo era senza dubbio la Via Francigena. Ho iniziato a percorrerla da Pavia, facendo una tappa zero che dal portone di casa a Milano mi ha portato in 35 km a piedi alla partenza della prima tappa. Durante le 32 tappe ho tenuto 15 concerti, praticamente uno ogni due giorni, è stato un viaggio unico.

32 tappe, 15 concerti, 800 km: un luogo che ti ha particolarmente colpito in questo viaggio? Immagino saranno più di uno…

Mi sono messo in cammino per ascoltare prima ancora che per suonare. Per conoscere e capire di più il nostro paese e non ho esitazioni nel dirti che alcuni incontri ed alcuni luoghi hanno avuto un fortissimo impatto.

Ho salito il passo della Cisa inondato da fiumi di fango e pioggia per poi discenderlo con un sole fantastico e fermarmi a Toplecca Di Spora (population 5) e fermarmi a suonare in una Iurta Mongola triplicando la popolazione del paese e auspicabilmente aumentandone la natalità.

Deviando dal percorso sono stato ospite dell’Istituto Lama Tzong Khapa, importante centro di studi buddhisti, e nel giro di un pomeriggio mi sono trovato ad essere benedetto dal Lama e a suonare nel Gompa Cerensig, il loro tempio sacro. Ho improvvisato con Boosta un concerto sotto la Rocca del Tentennano in Val D’Orcia, per poi cenare con i Cantori del Maggio che preservano una tradizione che sta scomparendo.

Questi sono solo alcuni esempi di quello che è accaduto e che potrete vedere nel docufilm. Quando viaggi camminando e suonando le esperienze ti rimangono nell’intero sistema nervoso, non si fermano agli occhi.

Ti sei sentito a tuo agio di fronte alle telecamere? Insomma, come è stato l’approccio con il format televisivo?

Non era la prima volta che mi trovavo a lavorare per un prodotto televisivo. Avevo già scritto, ideato e narrato il documentario di “Nonostante Tutto” e avevo accompagnato Michele Dalai nel suo programma di storytelling sportivo “Due Di Uno”.

Direi che mi diverte stare davanti alla telecamera, è un linguaggio narrativo e comunicativo diverso da quelli da cui provengo, ma potentissimo. Non nego che fare un cammino in solitaria e farlo con una troupe al seguito siano due esperienze completamente differenti, ma la possibilità di documentare un viaggio di 40 giorni in ogni suo aspetto è davvero particolare.

Stai già lavorando a del nuovo materiale? Qualche anticipazione? Quale contaminazione sceglierai questa volta? verso dove porterai i tuoi fan?

Sto scrivendo nuove canzoni. Alcune sono nate in viaggio. Ho intenzione di dare grande peso alla musica suonata e alla scrittura dei testi. Credo che per me sia il momento di tornare a non avere alcun compromesso.

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Ritratto di un designer: Mauro Grifoni

Tutto è iniziato nel 1992, da un taglia e cuci “improvvisato” nell’armadio del nonno e del padre sulle loro camicie. Da quel momento in poi il designer Mauro Grifoni non si è più fermato. Dall’intuizione che sarebbe stata quella la strada da intraprendere, ha costellato di successi il suo percorso creativo improntato sull’heritage sartoriale italiano, ma declinato in formule e soluzioni stilistiche sempre atipiche e assai raffinate nell’esecuzione. Noi di Man in Town abbiamo avuto l’onore di conoscere un po’ meglio questo protagonista della moda italiana e il suo entusiasmo per il nuovo progetto chiamato Covert.

Essendo uno dei top player della industry italiana c’è qualche altro sogno nel cassetto che vorresti raggiungere?

Quando ho iniziato era tutto un sogno e posso dire che con il mio precedente brand MAURO GRIFONI molti di quei sogni sono riuscito a realizzarli.
Oggi resto un sognatore perché è una delle miei caratteristiche , ma penso di essere più razionale.

Covert è un progetto che segui con passione, cosa rende diversa una direzione artistica dall’altra?

Nel nome stesso che ho voluto per questo mio progetto COVERT siamo già verso una direzione artistica mai scontata.
COVERT = nascosto come aggettivo.
COVERT = rifugio come sostantivo.
Considero Covert non per tutti ma allo stesso tempo può esserlo.
Non seguo delle logiche commerciali scontate e nemmeno la direzione artistica lavora su immaginari preconfezionati che poco si addicono alla filosofia del brand, amiamo guardarci intorno per poi cercare di offrire una nostra interpretazione.

Hai qualche talento segreto? Un hobby insolito o comunque particolare?

Amo cucinare, mi rilassa. Lo faccio quasi sempre per le persone che amo, per gli amici e per me stesso, è la mia terapia segreta. Non ho un vero hobby attualmente se non il mio lavoro.

Sempre per conoscerti un po’ meglio, come è nata la tua passione per la moda?

Fa ridere però è la verità… Ai tempi usavo molto la camicia e quelle che vedevo sul mercato non mi piacevano quindi prendevo quelle di mio nonno e mio padre e cominciavo a tagliare, cucire etc etc, ad un certo punto sia mio nonno che mio padre mi hanno proibito di entrare nei loro armadi ed è lì che ho pensato di produrmi e vendere le prime camicie… morale della favola, sono nato con la camicia!

Chi è Mauro oggi? Verso dove sta volgendo lo sguardo e cosa punta a raggiungere?

Il solito sognatore più concreto, amante di quello che faccio, curioso del sapere e del fare con una famiglia stupenda e 3 fantastici rhodesian ridgeback. Mi piacerebbe vedere Covert come un figlio cercando di insegnargli rispetto, educazione e buone maniere, poi se sarò stato bravo un giorno qualcuno potrà raccontarlo.

Se potessi descrivere la tua vita con un libro, quale sarebbe e perché?

 Il paragone con un libro mi sembra di non essere all’altezza però ultimamente ho letto IL SILENZIO DELLE PIETRE di Vittorino Andreoli, in cui il protagonista è un uomo esasperato dalla follia del proprio tempo. Mi è piaciuto sopratutto perché è un’analisi sui limiti della nostra epoca, ma anche sui nostri.

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Style guide: la bassa Maremma e lo stile buttero

“Ti amo Maremma fin dove al mar ti sposi e ti vesti di tramonti”. è il titolo di un recente libro dell’autore Andrea De Maria che perfettamente descrive le sensazioni che si provano vivendo nella zona litorale che si estende dalla bassa Toscana all’alto Lazio.

Sebbene il ruggente ventennio Settanta-Ottanta che vide questo fortunato lembo di terre gremito di vip e royal sia ormai un lontano ricordo, la bassa Maremma punta ora sulle attività outdoor. A chi non piacerebbe immergersi per scoprire i ricchi fondali del Mar Tirreno?

A Porto Ercole è possibile da Argentario Divers, che compie grazie a un team preparatissimo immersioni nel parco marino dell’Arcipelago Toscano e lungo il promontorio dell’Argentario. Se la vostra passione è lo sport acquatico consigliamo La Family on The Way (instagram: lafamilyontheway), un’itinerante scuola per chi ama Windsurf, Kitesurf e Standuppaddle. Potete trovare la Family in estate nella baia di Talamone.

E come vestirsi per le cene mozzafiato dopo aver ammirato gli ammalianti tramonti maremmani (Il Ristorante il Cantuccio di Orbetello è il posto ideale per gustare dell’ottima carne)? Un must è la giacca del marchio Capalbio: fit maschile, perfettamente bilanciata tra la tradizione maremmana e l’heritage sartoriale del miglior made in Italy.

Da indossare sopra al pullover ruggine di Brunello Cucinelli.  Per il bottom  cintura Wrangler con fibbia argentata insieme ai chinos di Fendi tonalità cammello. Ai piedi, per dare quel tocco contemporary al look, sneakers bianche Maison Margiela. Dopo la cena, concedeteci un po’ di romanticismo, vi sembrerà di vivere in un dipinto macchiaiolo di Fattori. 

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Daniele Innocenti: la voce della Maremma

Conserva gli occhi birbanti e curiosi di un bambino, una lingua tagliente che cela a tratti un velo di malinconia, ma sopra ogni cosa una verve invidiabile con cui conquista tutti gli ascoltatori radio della Bassa Toscana. Passione si: per la musica e per i giovani che come ogni bravo pigmalione sa fare, consiglia nelle carriere e nelle mosse da intraprendere affinchè i loro sogni si realizzino. Daniele Innocenti, che delizia le serate della costa d’Argento nel suo affascinante format radiofonico Funk Shack, si racconta in esclusiva a Man in Town.

Agli albori della tua decennale carriera ti sei trasferito in Inghilterra. Parlaci di questa esperienza


Londra, non l’Inghilterra, che sono anni luce dall’essere la stessa cosa. E niente a che fare con la carriera quanto con l’inquietudine di un ragazzo di provincia che amava la musica alla follia (ero già un DJ ma sapevo che a Londra il massimo a cui potevo aspirare, perlomeno agli inizi, sarebbe stato un posto come lavapiatti ne solito ristorante italiano). E Londra era la musica, più di qualsiasi altra città al mondo. Una città che ha culturalmente, e sottolineo culturalmente, la musica pop nel suo DNA. 

Anche solo leggere la stampa specializzata (NME, ad esempio) mi comportava una goduria quasi fisica. Ho imparato l’imparabile. E soprattutto ho imparato a rispettare il pop, a comprenderne i complessissimi meccanismi che lo rendono imprescindibile dai tempi, dai costumi e dalla cultura di ogni epoca. E ovviamente veneravo la radio, di cui ero assolutamente drogato: la BBC nella fattispecie, e i suoi leggendari fuoriclasse, da cui ho imparato a calibrare ogni singolo respiro lavorando non solo sul tono della voce ma sui tempi, sui silenzi e, a rischio di suonare ampolloso, sulla psicologia. 

Londra è stata anche il primo impatto di uno “small town boy” con una comunità gay vastissima (che sino a quel momento non mi ero neppure mai sognato che potesse esistere), con la militanza (Act Up), una nightlife che mi avrebbe reso un vero e proprio castigo frequentare locali una volta rientrato alla base (il gap con la vita notturna italiana non è robetta) e certo che si, il sesso per il sesso: sempre, ovunque, in quantità industriale, per misurarmi con la mia fisicità, compresi i limiti, e acquisire una consapevolezza di me e del mio corpo che mi ha semplicemente stravolto la mia vita. Sono tornato scheletrico ma con due spalle di granito.

Cosa consiglieresti a un giovane appassionato di musica che sogna di fare lo speaker radio?
Consiglierei di prepararsi tecnicamente, musicalmente, e culturalmente. Non diventi farmacista senza una specifica, solidissima preparazione. E non vedo perchè dovrebbe essere altrimenti per una professione bella, importante (e difficile!) come quella del DJ: Ecco, questo gli direi: è un lavoro bellissimo. Ma non così facile come pensi. Se è un hobby, ok: fallo come vuoi. Ma per farlo diventare una professione, preparati.  E preparati duro.

Sei anche un event planner: cosa serve per realizzarne uno di successo?


Dipende dal tipo di eventi. La mia formulina magica però è sempre stata quella che io chiamo delle tre T: tradizione, trasgressione e un pizzico di trash. Naturalmente un po’ di maestria nel mescolare gli ingredienti male non fa.

Cosa rende Orbetello così magica?


Orbetello è un inferno, una gabbia, una riserva indiana per quell’inquietudine giovanile di cui ti parlavo poco fa. Ma una specie di piccolo paradiso in terra quando tutta quell’euforia, quella curiosità, quella smania di vita si tramuta in qualcos’altro. Magari grazie alla maturità, a quel po’ di senso di sfinimento che a un certo punto inevitabilmente subentra quando hai navigato nella tempesta più che abbastanza.

Quello che a me personalmente la rende irrinunciabile è il contatto ipnoticamente quotidiano con la natura: gli aironi, i gabbiani, il verde, la laguna, la spiaggia, gli odori. Certo, sotto un aspetto professionale o creativo, non è la Mecca. E a volte è semplicemente una rottura di palle ammorbante. Ma più in generale è il posto perfetto dove approdare quando decidi che è ora di vivere in pace.

Ti vediamo impegnato nel salvare le vite di decine di gatti ogni giorno. Una cosa ammirevole. Da dove nasce la passione per gli animali? 

Se qualcuno me l’avesse detto qualche tempo prima gli avrei riso in faccia. E’ stata una svolta totale, assoluta, definitiva: diventare un operatore volontario nel randagismo felino mi ha tramutato in un altro uomo. Non so da dove è nata questa cosa, ma so cos’è stata.

E’ stato il dire finalmente basta ad essere io stesso il centro delle mie attenzioni. E’ stato il dedicare una parte della mia vita a qualcosa che è altro da me. E’ il passare nel giro di poche ore dal chiasso, il glamour, la magia degli amplificatori, della bella gente, dei drink, dello sballo, della sensualità ad un marciapiede sudicio, faccia a faccia con delle creature in seria difficoltà, ormai ridotte a vivere in un contesto che è strutturato per essergli perfettamente ostile.

Su di me ha avuto un effetto sconvolgente: meno soldi, meno ore di sonno, meno abiti carini, meno di tutto quello che mi piaceva, ma finalmente un bel senso di tranquillità con cui andare a dormire. Fortemente consigliato.

Progetti attuali e futuri?

Niente progetti. Un infarto importante come quello che ho subito qualche settimana fa ti sbatte in faccia tutta la tua vulnerabilità. E a questo punto, l’unica cosa che mi viene voglia di progettare è un modo per poter continuare ad occuparmi dei miei gatti, di Funk Shack, degli amici, delle cose belle della mia vita quanto più a lungo possibile. Soprattutto non dandola così per scontata, la vita. Visto che evidentemente non lo è.

Sei appassionato di Motown e anni Settanta. Cosa ti lega a questi periodi?

Innanzitutto l’amore per la musica black. Il primo album che ho comprato con la paghetta di papà quando ero realmente ancora un bambino, a costo di terribili rinunce tipo il cinema e il gelato la domenica pomeriggio con li amichetti, era di Joe Tex.

Ma nello specifico, la Motown per me è riscossa, riscatto. Giovani artisti, belli e incredibilmente talentuosi a cui però non era concesso l’uso del bagno nei locali in cui si esibivano perchè neri. Salvo poi diventare nel giro di due o tre anni le megastar ultra glamour che tutti veneravano, che radio e tv si contendevano, e che i ragazzi americani (finalmente anche quelli bianchi) imitavano. La quintessenza della riscossa.

Certo, da appassionato di produzione da un punto di vista prettamente tecnico e artistico, credo che la leggendaria parabola Motown costituisca l’apice massimo mai raggiunto in termini di genio creativo e innovativo dell’intera storia della musica moderna. A mio parere (ma non solo mio) ancora lì, imbattuta e imbattibile.

Lasceresti un verso di una canzone per i nostri lettori?

Certo che si: “proprio come faceva Pagliacci – cerco di nascondere la mia tristezza – sorridendo in pubblico mentre da solo in una stanza piango – le lacrime di un clown quando nessuno lo vede”. Tutto il senso dell’essere artista in una delle mie preferite in assoluto: “The tears of a clown” di Smokey Robinson.

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