A Pitti Immagine Uomo l’evoluzione della moda passa dai materiali di pregio alla sostenibilità

A Pitti Immagine Uomo l’Italia ha dimostrato ancora una volta di essere all’altezza della situazione. Alla 101esima edizione del Salone Internazionale di riferimento per la moda maschile, le aziende hanno tirato fuori l’artiglieria pesante, portando collezioni definite da volumi aggiornati, tagli e materiali di nuova generazione. L’innovazione tecnologica, rivolta soprattutto a una produzione certificata e sostenibile, dà vita a materie prime a basso impatto ambientale o a selezioni di pregio provenienti dai migliori rappresentanti del settore tessile e manifatturiero del Made In Italy.
Una risposta che suona come una dichiarazione importante da parte dei marchi presenti che hanno dato conferma di quanto il Made In Italy rappresenti il cuore pulsante dell’economia del nostro Paese.

I giganti della sostenibilità 

Dai pionieri della sostenibilità, un incontro con gli stakeholder del settore promosso da Ecoalf che apre l’anno nuovo con un punteggio di 99.1 sulla certificazione B Corp. Javier Goyenech, Fondatore e Presidente del brand spagnolo, posizionato al primo posto nella classifica dei brand fashion certificati, ha incontrato buyer e stampa del settore e ha raccontato gli ultimi risultati raggiunti attraverso la produzione di cappotti realizzati con il filato del mare di Ecoalf – creato con bottiglie di plastica raccolte dai fondali marini grazie al progetto Upcycling the Oceans della Fondazione Ecoalf. L’importanza di mettere il pianeta in primo piano, lavorando costantemente con l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura a 1.5ºC.

Pitti Immagine
Ecoalf


Anche Save The Duck registra – in tutta la sua collezione – un incremento dei materiali 100% riciclati ed ecosostenibili, con tessuti e imbottiture realizzati da PET ottenuto dal riciclo di bottiglie di plastica. Il 2022, anno del suo decimo anniversario, rappresenta un anno di conferma e di solidificazione della mission di Save The Duck che conferma la sua partnership con Wildaid, associazione che lavora per la tutela della fauna selvatica, attraverso la protezione di cinque nuove specie: rinoceronte, tigre, pinguino, leone ed elefante. Abbiamo visto la sua capsule collection genderless “Pro-Tech” creata in collaborazione con il designer Edward Crutchley nel segno dell’inclusività.

Save the Duck

Ksenia Schnaider che nel 2021 ha compiuto dieci anni di attività, è uno degli esempi internazionali di moda responsabile ad alto tasso di coolness, attraverso un processo creativo che smonta e rimonta patchwork di felpe, cardigan e denim in una libera costruzione di un look est-europeo tanto amato dalle sorelle Hadid.

Ksenia Schnaider


Tombolini, grande classico della sartorial italiana, presenta Zero Impact: il primo abito 100% biodegradabile e lavabile in lavatrice, compresi I Bottini, l’etichetta e la sua gruccia, grazie all’utilizzo di sole fibre e materiali organici. Le tecniche produttive avanzate limitano i consumi di acqua e CO2.

Tombolini

Smart heritage dal mondo della calzatura

Il mondo della calzatura si racconta in un’ottica rinnovata, revisionando codici e restituendo valore a una tradizione aggiornata attraverso l’uso di nuove tecnologie. Arthur Arbesser X Baldinini è il progetto dal forte impatto cromatico “una capsule giocosa” racconta il designer austriaco.
Composta da cinque modelli uomo e donna che rendono omaggio all’heritage Baldinini con un twist rinnovato che strizza l’occhio alle nuove generazioni. Mocassini, stringate e texani decorati da grafismi optical black & white creati on paper e riportati su cavallino.

Arthur Arbesser X Baldinini

Gavazzeni esplora il concetto d’innovazione nel mondo della pelletteria dedicata all’uomo e alla donna, rivoluzionando le collezioni nei volumi e nell’utilizzo di tinture naturali su borse e cinture dipinte dall’effetto delavè e laserate a mano che vengono aggiornate anche grazie a nuovi intrecci artigianali e a una selezione di fibbie lavorate e nichel free. Rivoluzione anche nel campo commerciale, garantendo un’offerta al compratore sempre disponibile nel corso di tutta la stagione.

Green George che ha appena concluso il suo 50esimo anno sul mercato, porta al Salone tutto il savoir faire calzaturiero di Montegranaro, culla artigianale del nostro Paese. Il suo stile riflette nei dettagli quello del distinguished gentleman, massima espressione di un’eleganza raccontata attraverso dettagli difficili da riprodurre al di fuori della stessa fabbrica.

Pitti Immagine Uomo
George Green

È il caso di brogue, mocassini e monk strap sottoposte a dei lavaggi specifici per ottenere un affascinante effetto vintage e raggiungere quell’irresistibile “impeccabile imperfezione”. La collezione della FW22-23 presenta suole in gomma dal sapore più fresco e contemporaneo e varianti con microtagli accanto al classico inconfondibile mocassino.

Arte e moda a Pitti Immagine Uomo, l’installazione del marchio Cuoio di Toscana

Cuoio di Toscana

Cuoio di Toscana ha triplicato il suo accordo con il mondo delle avanguardie artistiche, in occasione dell’edizione 101 di Pitti Immagine Uomo a Firenze. Sottolineando l’autenticità, l’identità green e la longeva bellezza dei suoi pellami in cuoio, trattati con procedimenti vegetali, il consorzio delle concerie, ha arruolato tre artisti internazionali per rafforzare l’impatto sociale del suo messaggio all’insegna della sostenibilità.

Cuoio di Toscana

Un’istallazione di scatole bianche con riportato il suo claim “Do not handle with care” che punta ad esprimere in modo conciso, diretto e inequivocabile un suo mantra di sempre: la bellezza come quella del cuoio, fatta di imperfezioni naturali. Greg Jager ha creato un’istallazione con i residui della lavorazione del cuoio nel segno dell’upcycling e del less waste.

Alla scoperta della Firenze dei sensi e sensuale: 5 cose da vedere

Il capoluogo toscano, culla di cultura, storia e arte, è l'emblema della città italiana perfetta per una gita di piacere. Proprio il piacere è il filo conduttore delle cinque esperienze che si prenderanno in esame. Perché Firenze è un luogo dove l'armonia tra uomo e paesaggio trova la massima celebrazione, ma è anche una città viva e godereccia. Trovare dei tour che permettano di scoprire la città attraverso i cinque sensi è un ottimo modo per coglierne la natura più autentica.

 

5 cose da fare e vedere a Firenze

Vediamo cosa visitare a Firenze, prendendo in considerazione i tour di realtà apprezzate come destinationflorence.com, portale ufficiale rivolto a turisti, ma anche ai residenti, su tutto ciò che si può fare a Firenze, per vivere un'esperienza originale nella città toscana.

  1. Firenze da vedere: il tour a piedi
  2. Sensualità a Firenze, una città da amare
  3. La culla dell'artigianato, esplora Firenze col tatto
  4. Firenze da gustare: un trionfo di sapori
  5. L'armonia della natura: i giardini profumati di Firenze

 

Firenze da vedere: il tour a piedi

Il senso più stimolato quando si visita Firenze è la vista, perché si viene immersi nella bellezza ovunque si posi lo sguardo. Le opzioni certamente più economiche, ma non per questo meno interessanti per scoprire Firenze, sono i tour a piedi, che conducono alle varie perle della Firenze del Rinascimento. Piuttosto che avventurarsi in autonomia, poter contare su guide turistiche certificate che spiegano nella propria lingua, consente di concentrarsi esclusivamente sui luoghi più affascinanti della città. Le guide racconteranno da una prospettiva locale tutti gli aneddoti più interessanti legati a monumenti conosciuti in tutto il mondo.

 

Sensualità a Firenze, una città da amare

Uno dei tour di Firenze più particolari è quello che guida alla scoperta di una città proibita. La Firenze delle case chiuse narra storie di amori leciti e illeciti, unioni romantiche ma anche tradimenti fatali. Una guida esperta condurrà tra i vari luoghi della Firenze meno conosciuta, partendo dalla colonna dell'Abbondanza in Piazza della Repubblica. Questo tour si snoda idealmente attraverso i vari intrighi amorosi di una città tra le più romantiche al mondo e permette di imparare le curiosità legate alle Madonne fiorentine. Come si addice a un tour simile, la conclusione porta alla scoperta di un cocktail sensuale, nato a Firenze, ti rende omaggio tuttora al suo inventore, il conte Camillo Negroni.

 

La culla dell'artigianato, esplora Firenze col tatto

L'artigianato rappresenta un'eccellenza del capoluogo toscano, in particolar modo in settori legati alla produzione di accessori e gioielleria. Il tour dedicato esplora l'Oltrarno ed è l'opzione migliore per scoprire una zona di Firenze spettacolare, dove è possibile districarsi tra botteghe artigiane e capolavori artistici. Con il tour proposto da Destination Florence, uno dei più validi operator della città, ci si cala nei mestieri della tradizione. Partendo dalla splendida Piazza Pitti, si visitano alcuni dei laboratori tuttora in attività, dove artigiani esperti si dedicano alla realizzazione di gioielleria in oro e argento, stampe e incisioni. Con il supporto di una guida locale, il tour raggiunge un altro punto di interesse, spesso tralasciato dagli itinerari di massa, la meravigliosa Piazza Santo Spirito, che ospita negozietti e studi d'arte. Toccare con mano la maestria degli artigiani fiorentini non è mai stato così semplice e divertente.

 

Firenze da gustare: un trionfo di sapori

Un corso di cucina a Firenze è un'esperienza tra le più ambite. Guidati da uno chef si scoprirà il patrimonio gastronomico toscano, scegliendo solo gli ingredienti migliori per preparare poi le pietanze della tradizione. Il corso di cucina si svolgerà in un luogo accogliente che metterà subito a proprio agio e, prima dell'inizio del corso, si potranno stuzzicare le bontà sul tavolo. Imparando a preparare squisiti piatti della tradizione, come le bruschette, la pasta arrotolata a mano, sughi e dessert, si potrà cenare con una pietanza deliziosa di cui si sono imparati a conoscere i segreti. Il tutto, ovviamente, innaffiato da un buon bicchiere di vino toscano.

 

L'armonia della natura: i giardini profumati di Firenze

Come testimoniano l'Officina Santa Maria Novella e la tradizione dei maestri profumieri di Firenze, i giardini della città sono un laboratorio naturale di ricerca, dove i nasi più affermati scoprono le essenze da cui ricavare i profumi migliori. In particolare sei giardini di Firenze, celati dietro maestosi palazzi, sono spazi verdi e botanici tutti da scoprire. I più famosi, tra cui il Bardini, il Boboli e il Giardino delle Rose sono luoghi in cui arte, architettura e natura si fondono maniera armonica. Il tour proposto da Destination Florence offre la possibilità di utilizzare un minivan Mercedes lussuoso e, con una guida esperta, lasciarsi coccolare da questi punti d'osservazione naturali nel centro della città.

Oltre a essere una spettacolare città d'arte, Firenze può essere scoperta attraverso una lente diversa, più immediata e sensuale. Per tutti coloro che vogliono farsi guidare da olfatto, tatto, vista e gusto nell'esplorazione di Firenze, i tour che abbiamo visto sono il perfetto punto di partenza.

Caccia al tartufo con stile

Tra sentieri disegnati dal foliage di calde sfumature che ricordano quelle di un tramonto, i territori più suggestivi d’Italia nascondono un diamante custodito dalla terra con estrema gelosia, perché arrivi sulle tavole accompagnato dal suo consueto profumo e il gusto delicato inconfondibile. Ma il fascino senza tempo si deve soprattutto alla tradizione delle storiche terre d’Italia e quel pregiato frutto della famiglia dei funghi.

Come quella del tartufo di San Miniato, tramandata dalla famiglia Savini per farvela rivivere in tutti i suoi segreti nascosti, dai percorsi nei boschi con i famosi cani addestrati ai segreti culinari per esaltarne il gusto in cucina, per terminare quest’esperienza indimenticabile con un pranzo ad hoc a base di tartufi locali.

Una full immersion in questo meraviglioso mondo nel totale rispetto delle tradizioni, creato per gli ospiti gourmand dell’Hotel Savoy di Firenze.

Hotel Savoy Firenze

Un fascino che influenza, da sempre, lo stile dei capi più adatti a questi luoghi, avvolgente nei pesi e nei materiali pregiati, come nelle sue sfumature: giallo intenso delle foglie che sembrano intinte d’oro zafferano e macchie di rosso infuocato, per illuminare agli spettacolari sentieri protagonisti del gusto. 

Anche a pochi chilometri da Gubbio, i boschi sono silenziose distese di lecci, cerri e querce di 300 ettari intorno al millenario Castello di Petroia, gli stessi che vide San Francesco in cammino da Assisi. 

Anche qui è aperta la caccia al tartufo, in compagnia di Cesare, il fattore del Castello, con l’aiuto di Stella, una splendida Kurzhaar ,che vi guideranno alla scoperta delle tartufaie che si nascondono nella vegetazione che avvolge la collina su cui si erge la storica fortezza. Per portare poi il profumato raccolto nella cucina dello Chef del Castello Walter Passeri.

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Hotel destinations: il nuovo Fornace Suites Firenze

Nello straordinario quartiere di San Niccolò che ha conservato la sua atmosfera medievale, ricco di negozi artigianali, gallerie d’arte, ristoranti e caffetterie, a un passo dal Ponte Vecchio, scopriamo il nuovo Fornace Suite, un boutique hotel di sole sei suite completamente personalizzate che raccontano la storia dell’arte italiana. Donatello, Cellini, Bernini, Canova, Michelangelo, Ghiberti sono i nomi dei sei appartamenti dal design contemporaneo arredati con la massima cura del dettaglio ad opera dello studio Archea Associati .

Gli arredi, interamente disegnati dallo studio fiorentino con un progetto custom-made, variano da stanza a stanza per impreziosire ogni suite di vividi contrasti o morbidi ton sur ton.   

La suite Ghiberti, unico monolocale dell’intera struttura, è caratterizzata da finiture in corten e raffinati pannelli con decorazioni materiche. La suite, collegabile a quella adiacente, si trasforma facilmente in un grande appartamento che può accogliere fino a 6 ospiti.

In Donatello l’ottone è l’elemento distintivo, una nuance che si abbina perfettamente ai toni dell’acqua marina che caratterizzano gli arredi conferendole un aspetto prezioso e ricercato. 

Michelangelo ha un cuore in ferro, uno scrigno/libreria che accoglie la sala da bagno posta al centro dell’ambiente e che separa lo spazio notte da quello giorno. Una piccola terrazza si espone a nord come la prua di una nave offrendo un incantevole scorcio sulla via.

Le tonalità dell’autunno contraddistinguono la suite Cellini: la libreria-boiserie e le raffinate note dell’acciaio corten, utilizzato nelle finiture, donano all’ambiente il calore della terra toscana stemperato soltanto dai raffinati toni cerulei dell’arredo.

Al secondo piano dal lato del fiume Arno la suite Bernini ci accoglie con la luminescenza dei toni dell’ottone che contrasta amabilmente con la raffinatezza del grigio cemento di cui sono tinteggiate le pareti e i pavimenti. L’ampio specchio a tutt’altezza che pervade la camera da letto riesce ad amplificare ancor più il raggiante riverbero dei colori. 

Ferro e legno, toni freddi e toni caldi investono la suite Canova conferendole, grazie ai loro contrasti materici ed emozionali, un’atmosfera domestica e raffinata. Il bagno completamente pervaso dal colore grigio è dotato di apparecchi in ceramica opaca ton sur ton che completano la multi-sensorialità dell’esperienza tattile. 

Foto: ©Pietro Savorelli

In copertina: Neri Casamonti

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Andrea Tarella: natura fatta ad arte

Un’artista con una forte passione per la natura: Andrea Tarella ci racconta come è nata la sua passione per l’illustrazione e come coltiva l’amore per la natura. Proprio in questi giorni Andrea ha raccontato il mondo della profumeria artistica e di ricerca tramite un live sketching a Pitti Fragranze.

6 instagramQuando è nata la tua passione per l’illustrazione?

Ho sempre disegnato fin da bambino, è una passione che ho coltivato costantemente sfruttando ogni momento libero. Anche oggi, quando non disegno per “lavoro” disegno per piacere personale. Praticamente il mio tavolo di lavoro è sempre occupato.

 

Il tuo primo ricordo che avresti intrapreso questo lavoro? 

Durante la prima ”Vogue Fashion Night” ho avuto l’occasione di lavorare nello store di Love Therapy di Elio Fiorucci. Avevo un piccolo tavolino e disegnavo acquerelli per i clienti. Elio era alle mie spalle, mentre disegnavo ininterrottamente per ore fino a notte fonda. Quando tutto finì mi dissi che forse potevo fare della mia passione un lavoro.

 

Come nasce la tua passione per lnatura? 

Sono cresciuto a Verbania, dove basta poco per ritrovarsi immersi nei boschi delle montagne o nei canneti delle numerose zone umide. Da ragazzino passavo le estati nella nostra casa in montagna circondato da animali, passando le giornate a vagare da solo nelle valli. Successivamente, leggendo i romanzi di Gerard Durrel, ho iniziato a calcare le sue orme circondandomi di animali e piante e passando il tempo a osservarli.

 

Quale la figura o le persone che sono state importanti per la tua crescita artistica e professionale. 

Sono state tante le persone che negli anni mi hanno incoraggiato a coltivare la mia passione e a impegnarmi affinché potessi farne una professione. Ho avuto la fortuna di essere sempre incoraggiato e supportato dalla mia famiglia in tutte le scelte che ho fatto.

 

L’illustrazione è tornata molto di moda anche grazie al web e ai social. Come vedi questo fenomeno?

È impossibile negare quanto il web e le varie applicazioni social abbiano aiutato artisti e liberi professionisti come me a emergere e ha crearsi un mercato. Se una volta era importante avere un buon portfolio e un sito funzionale, oggi è quasi prioritario avere un profilo Instagram che esponga in modo chiaro e immediato il tuo lavoro e il tuo stile.

 

Come definiresti il tuo lavoro?

Figlio della casualità. Spesso e volentieri sperimento mentre lavoro, arrivando a dei risultati completamente diversi dall’idea iniziale.

 

Alcune collaborazioni che per te sono state particolarmente importanti per la tua carriera.

Ho avuto la fortuna di poter collaborare con Prada per un bellissimo progetto, che mi ha dato la credibilità per iniziare e continuare questa strada. Sono molteplici i progetti che mi hanno coinvolto e regalato tantissima soddisfazione, dalle collaborazioni con la famiglia Lardini alle animazioni realizzate per la Camera Nazionale della Moda.

Oltre all’illustrazione, quali progetti per il futuro e un sogno che vorresti realizzare

Sono anni che gestisco un’associazione ambientalista che si occupa di formazione e progetti di sensibilizzazione delle scuole e sul territorio. Negli ultimi anni mi occupo di progetti di orticoltura e apprendimento delle tecniche pittoriche rivolte a ragazzi con disabilità psicofisiche. Pur essendo un ambito molto distante dall’illustrazione e dal mondo della moda è una parte molto importante della mia vita che sicuramente continuerò a portare avanti e che desidero coltivare.

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Foto a cura di Andrea Tarella, Live Sketching da Pitti Fragranze

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GLI ARTIGIANI DELL’OLTRARNO A FIRENZE

Durante le giornate di Pitti Immagine Uomo 94, dall’11 al 15 giugno alla Galleria Ceri di Firenze si è tenuta l’esposizione “Work Where – Artisans of the Oltrarno” che racconta l’artigianato fiorentino. Una serie di ritratti del fotografo polacco Marcin Gierat affianca i volti degli artigiani del capoluogo toscano agli spazi in cui lavorano. Il progetto mira a documentare il patrimonio artigianale della città Firenze, un knowhow unico al mondo da preservare e trasmettere alle nuove generazioni. Tecniche di lavorazione, ma anche storie e aneddoti,  rappresentano un bacino culturale che è un vero e proprio archivio umano.

La tecnica adottata dal fotografo per i ritratti in mostra é la sintesi del rapporto fra arte, tecnologia e artigianato. Grazie alla scelta del collodio umido un sistema di stampa artigianale che nasce più di due secoli fa, falegnami, sarti, bronzisti e gli altri artigiani dell’Oltrarno diventano figure senza tempo. La patina che copre le immagini dei loro visi e luoghi di lavoro non é quella del tempo ma é lo spessore dell’esperienza, é l’aura visibile del fascino della storia del lavoro e dell’uomo. La fotografia diventa così il mezzo per documentare ma anche quello per narrare, non si limita a mostrare ma va più nel profondo superando i suoi limiti artistici. Il concetto di riproducibilità dell’opera che vede la fotografia come arte minore o più simile al design, cade nella tecnica usata da Gierat e si sposta nelle arti come scultura e pittura.

Il progetto, creato in collaborazione con Danilo Ceri che lo ospita nel suo spazio, nasce da Alessandro Possati curatore e ideatore della mostra, che da anni si pone il fine di rappresentare l’artigianato in una forma contemporanea. In questa collaborazione con l’artista polacco nato a Krakovia nel 1978, riesce a dimostrare la sua teoria di epica contemporanea del lavoro artigianale, in modo concreto ed efficace.  Non a caso viene promossa da A.I. Artisanal Intelligence, la struttura che da anni fa ricerca e promozione della cultura artigianale Made in Italy.

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BEST OF PITTI: I MIGLIORI 10 EVENTI

Volge al termine l’edizione di Pitti uomo 94 che ha animato Firenze con uno degli eventi più internazionali che mai, capace di attirare nel capoluogo toscano i grandi esponenti del sistema moda maschile. Di seguito una selezione tra i migliori eventi che i brand hanno organizzato all’interno della manifestazione.

Enrico Coveri

La Maison Enrico Coveri compie 45 anni, l’occasione eccellente per una rilettura d’autore dell’immenso patrimonio creativo e stilistico di Enrico. L’azienda  ha infatti affidato a Maurizio Galimberti, fotografo di fama internazionale, la rilettura dell’archivio storico; un progetto innovativo e affascinante che, per la prima volta nella sua carriera, mette a confronto Galimberti con il mondo della moda. E per la prima volta l’azienda affida il suo mondo all’interpretazione di un obbiettivo fotografico. Il progetto prevede una cinquantina di opere confluite in una mostra itinerante ed è stata presentata a Firenze, a Palazzo Coveri lo scorso 12 Giugno.

Birkenstock

Comfort all’aria aperta per Birkenstock che ha scelto lo storico Giardino Torrigiani per uno showcase dove presentare tutto il mondo del brand, dalla nuova collezione SS19 ai letti, fino alla linea di Natural Skincare. On show 58 look uomo e donna caratterizzati da colori neutri. Non solo gli iconici sandali del brand, ma anche sabot (sia in versione classica, sia rivisitata) sneaker (sempre nei toni neutri) e alcuni modelli di scarpe chiuse con una suola speciale in sughero. Qualche accenno di colore ravviva i modelli timeless, dove sono anche stati rivisti alcuni dettagli come le fibbie. Un approccio innovativo per far evolvere il sandalo verso un vero e proprio lifestyle brand.

Roberto Cavalli

Paul Surridge, nuovo direttore creativo di Roberto Cavalli, debutta a Pitti Uomo 94 con la sua prima collezione menswear alla Certosa del Galluzzo, monastero alle porte di Firenze. Una location unica e mai aperta al pubblico che sottolinea il legame con la città natale del fondatore, che a Pitti Uomo è stato ospite ben tre volte, tra cui a giugno 2006 con una memorabile sfilata su Ponte Vecchio. Lo show si apre con un viaggio nel segno del bianco con giubbotti e chiodo in pitone, giacche destrutturate con jacquard animalier astratti e ricami a mano punto croce. Il designer ha saputo rileggere il dna del brand, ma ripensandoli con influenze sportswear e dettagli sartoriali. Il saper fare e l’artigianalità – come le stampe e i ricami – restano alla base di una visione consapevole del passato, ma tutta rivolta al futuro. Proprio l’idea di un’eleganza tutta italiana con l’uomo che veste l’abito in lino bianco tipicamente estivo anima l’immaginario di Paul  Surridge. Dopo il bianco,  non potevano mancare le stampe che invadono pelle e nylon, dai trench gli abiti, con motivi maculati e giungla sbiancati dal sole e messi fuori fuoco.

Band of outsiders

Band of Outsiders, brand icona per l’uomo internazionale che non prende troppo sul serio il mondo della moda, tra i favoriti di celebrities e influencer, ha lanciato la sua prima presentazione all’interno del programma ufficiale di Pitti Immagine Uomo. La collezione segna la quarta collaborazione del Design Director Angelo van Mol e del Brand Director Daniel Hettmann per il brand, ed è ispirata ad una gita scolastica in Italia. Questa stagione vede una serie di partnership molto attese, tra cui l’etichetta sportiva cult Sergio Tacchini e il marchio di occhiali tipicamente britannico Kirk Originals. La scenica presentazione si è tenuta il 13 giugno nel Cortile della Polveriera.

Lardini

L’azienda Lardini ha festeggiato alla P.O.P. Arena, l’anniversario dei suoi 40 anni di attività a Pitti Uomo 94, con un breakfast dove il fiore Lardini è stato il protagonista. Un incontro colorato, spensierato, a ritmo di musica, per festeggiare la 40 esima primavera dell’azienda, che dagli anni 90 con il suo marchio è conosciuta in tutto il mondo. Durante il breakfast sono state esposte le giacche create dall’ufficio stile appositamente per questo anniversario, che per l’evento sono state declinate in svariati colori, come rosso, giallo, verde, blu.

Moncler

La nuova collezione Moncler 7 Fragment firmata dal musicista, produttore discografico e designer giapponese Hiroshi Fujiwara è stata divisa in due parti. Questo primo lancio di Giugno è caratterizzato da riferimenti musicali propri del designer, come la parola Backstage, appartenente al mondo dei concerti, che domina su un lungo soprabito, sia nella versione beige che in nero, ed è presente anche sul retro di altri capi della collezione. Stickers removibili portano invece la dicitura Moncler Fragment. L’iconico tessuto imbottito, unito ad una giacca jeans, diventa protagonista di un vero a proprio abito. Tutta la collezione è contraddistinta da una palette di colori dal bianco, al color polvere, al verde militare. Il maxi evento di lancio si è tenuto mercoledì 13 giugno presso il meraviglioso Museo Nazionale del Bargello e ha visto la partecipazione, tra i tanti, anche di Suzy Menkes, Steve Aoki e Adrianne Ho.

Carlo Pignatelli

Carlo Pignatelli ha festeggiato a Firenze il cinquantesimo anniversario alla carriera, presentando le nuove Collezioni Uomo Sartorial 2019 e Cerimonia 2019, insieme ad un’anteprima della Collezione Cerimonia Donna 2019. Il cocktail esclusivo, tributo al savoir faire artigianale dal sofisticato aplomb, si è tenuto a Palazzo Capponi Vettori in occasione del “Salon of Excellence”, l’appuntamento organizzato in sinergia con la Camera Italiana Buyer Moda, in concomitanza con la 94ma edizione di Pitti Uomo. Creazioni couture celebrative dell’immaginario creativo della Maison hanno ripercorso i temi che hanno ispirato il Grande Maestro, nel corso dei 50 anni della sua carriera e che hanno guidato la creazione di abiti concepiti come opere d’arte: il cinema, il teatro, i personaggi che hanno segnato la storia e il costume, icone di stile e protagonisti di sogni passati, presenti e futuri.

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Herno

Herno ha celebrato 70 anni presentando Library, un progetto che invita ad esplorare passato, presente e futuro, a ribaltare la “scatola” e il mondo nascosto dietro il “gancio”, iconico elemento della rinascita di un brand che continua a fare la storia del Made in Italy. Dal 1948 ad oggi. L.I.B.R.A.R.Y., acronimo di Let Imagination Break Rules And Reveals Yourself, è un percorso di 100 metri per 8 di altezza attraverso l’archivio del marchio, rivisitato dagli studenti del Polimoda e dell’Osaka Fashion Institute, dalle visioni concettuali dello Studio Azzuro, con la regia di Anomalia Studio e con il soundtrack del maestro Gianandrea Noseda, il tutto sotto l’egida del Comune di Firenze e di Pitti Immagine.

Allegri

Tra le nubi bianche, collocate su un azzurro palcoscenico viene presentata la nuova collezione Spring Summer 2019 di Allegri. Per questa edizione di Pitti, il brand attraverso un’installazione che ricorda il surrealismo magrittiano, racconta il passaggio dal clima rigido alla bella stagione, dalla pioggia al sereno, dal non colore dell’inverno al colore dell’estate. La storia di una collezione dedicata ad un urban traveller che oggi più che mai è diventato un worldwide traveller e trascorre gran parte del suo tempo in viaggio tra le nuvole, a bordo di un aereo. Dinamicità e funzionalità per assecondare le esigenze di protezione e comfort, un nuovo concetto di design dove i tessuti  altamente performanti sono il focus.

Tombolini

Con un simpatico live show a cui ha partecipato anche l’attore e show man Paolo Ruffini, Tombolini ha dato un’anticipazione della nuova collezione SS19, lavabile, travel o senza cuciture, che si colora degli elementi della Natura. La famiglia Tombolini rinnova la sua storia e la sua tradizione per dare vita al nuovo progetto TMB, che per la collezione  primavera/estate  trae ispirazione dalle forme e dai colori degli elementi: il grigio rimanda all’aria, il blu all’acqua e il beige alla terra.

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È TEMPO DI GELATO!

È bastata una settimana di caldo e i consumi di gelato sono volati. Infatti in quest’ultimo ponte lungo si sono mangiati il 30% in più di coppette e coni rispetto alla settimana precedente. Secondo l’analisi Coldiretti/Ixè il preferito dagli italiani (ne consumiamo oltre 6 kili l’anno) è il gelato artigianale nei gusti storici anche se cresce la tendenza nelle diverse gelaterie a offrire “specialità della casa” come i gelati con frutta e verdura locali ma anche con formaggi Dop o grandi vini.

Tutto il comparto utilizza ogni anno 220mila tonnellate di latte, 64mila di zuccheri, 21mila di frutta fresca e 29mila di altre materie prime. Quando siamo indecisi sul locale dove gustare il gelato è importante premiare quelle gelaterie che impiegano frutta e latte freschi italiani perché questi sono gli indicatori del vero gelato e non di un prodotto realizzato con surrogati di bassa qualità. Un rischio che non si corre nelle agrigelaterie, che garantiscono la provenienza della materia prima dalla stalla alla coppetta con gusti che vanno dal latte di asina a quello di capra fino alla bufala.


Esiste anche un campionato mondiale del gelato artigianale: il Gelato Festival World Masters 2021, un torneo individuale internazionale di categoria con partner Carpigiani e Sigep – Italian Exhibition Group. In tutto il mondo concorrono alla conquista del titolo ben 5000 gelatieri che, dopo le varie eliminazioni, si ridurranno a 36 e parteciperanno alla tappa finale che si terrà in Italia. Il percorso di qualificazione dei gelatieri si snoderà attraverso una serie di appuntamenti, dalle centinaia di selezioni nelle sedi dei concessionari Carpigiani denominate “Gelato Festival Challenge” (non aperte al pubblico) alle oltre 50 tappe di Gelato Festival in giro per Europa e Stati Uniti, fino ai tre “Carpigiani Day” che si terranno nella sede di Anzola Emilia tra il 2019 e il 2020.

Il 5 e 6 maggio sarà la volta di Torino. In piazza Vittorio Veneto verrà allestito il Gelato Village dove si potranno assaggiare i lavori dedicati al capoluogo piemontese: dal gelato del patrono San Giovanni a quello ispirato al Gran Torino, da quello che valorizza le nocciole e il gianduja fino a gusti d’ispirazione più mediterranea o addirittura esotici. La prossima settimana toccherà Milano in piazza Castello (12 e 13 maggio) nell’ambito della Milano Food City e da giugno il Festival si sposterà all’estero con le tappe al McArthurGlen outlet di Berlino (1-2 giugno), Varsavia (9-10 giugno), a Covent Garden a Londra (23-24 giugno) e al McArthurGlen outlet di Parndorf (Vienna) il 6 e 7 luglio.
Il programma continentale culminerà con la All Star a Firenze (14-16 settembre), la gara dei campioni, che riunirà su un unico palco tutti i vincitori del Gelato Festival dal 2011 a oggi, prima di varcare l’Atlantico per l’edizione americana, in 8 tappe tra la West Coast e, per la prima volta, la East Coast.

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Taste porta in tavola bacche, erbe e fiori

Week end dedicato al food italiano d’eccellenza quello che sta per cominciare a Firenze. Sabato, infatti, alla stazione Leopolda aprirà le porte la 13esima edizione di “Taste – In viaggio con le diversità del gusto”. Quest’anno il tema della manifestazione, che vede la partecipazione di 400 aziende, sarà il “foraging” ovvero la nuova tendenza culinaria che porta in cucina le piante selvatiche. Alghe, erbe, arbusti, licheni, semi, resine, radici, saranno i protagonisti di Ring, incontri con esperti del settore, moderati dal Gastronauta Davide Paolini, che si tengono all’interno del teatro dell’Opera, e di una serie di eventi curati da Pitti Immagine in collaborazione con Wood*ing, Wild Food Lab, il laboratorio di ricerca animato da Valeria Mosca. Il cibo selvatico è un’importante risorsa alimentare e culturale a impatto quasi nullo sul pianeta.
Tra gli eventi dedicati al tema il talk, condotto dalla forager & chef Valeria Mosca, con lo chef Roberto Flore del laboratorio di ricerca Nordic Food Lab di Copenhagen, “La Geografia del Foraging -Dalle Alpi alle coste italiane fino agli habitat del nord Europa. Perché raccogliere oggi? Secondo quali dinamiche è giusto farlo?”. Sabato 10 marzo, dalle 15 alle 17, le Serre Torrigiani ospiteranno invece Miniforaging: uno speciale workshop con merenda dedicato ai bambini dai 5 ai 10 anni, a cura di Wood*ing. Per tutta la durata della manifestazione, che si chiuderà lunedì 12 marzo, nel piazzale tra la Stazione Leopolda e il Teatro dell’Opera, si terrà “Storie di bosco”, la mostra-installazione di Dispensa  magazine.
Alla fine del tour di degustazioni è possibile acquistare i prodotti al Taste Shop in Piazzale Gae Aulenti. La scorsa edizione il negozio ha presentato 2.180 prodotti, 43.000 pezzi in catalogo, e sono stati oltre 20.200 i pezzi venduti.

Gli orari di apertura:
sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.30 e lunedì dalle 9.30 alle 16.30

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Il Bisonte guarda lontano, ma è fedele al suo territorio

Cover_Sofia Ciucchi_ad Il Bisonte 

Con Sofia Ciucchi un excursus nel mondo de, Il Bisonte. Dalla riattivazione stilistica alle aperture worldwide, dall’ideazione del km 30 all’Australia – passando per la ricchezza dell’heritage e per l’anti convenzionalità delle creazioni – l’AD dello storico brand toscano di pelletteria racconta il nuovo corso del marchio, ideato nel 1970 da Wanny Di Filippo (attuale presidente del consiglio di amministrazione), che, oggi come allora, parte dai dintorni di Pontassieve, per raggiungere l’altro capo del mondo.

Altro che grandi praterie nordamericane, Il Bisonte si muove circoscritto in un raggio di 30km, nei dintorni di Pontassieve. E non oltre. Infatti, per la storica label toscana di borse e di pelletteria è fondamentale mantenere intatto il know-how artigianale e ben salde le radici territoriali, pur guardando lontano: ai Paesi oltreoceano e anche al sud-est asiatico, ancora da esplorare con i suoi prodotti. Questa sostanziale filiera corta è stata protagonista di una video installazione, curata dallo story teller digitale Felice Limosani, nella nuova showroom di Palazzo Corsini, a Firenze, durante la recente edizione di Pitti Immagine Uomo. A raccontarla e a illustrare il futuro del marchio interprete della vacchetta conciata al vegetale, l’ad Sofia Ciucchi, che ha preso le redini de Il Bisonte dopo Wanny Di Filippo, cuore e anima del brand nato nel 1970.

Com’è nata questa idea del km 30?
È un po’ il racconto della marca attraverso la sua struttura e la filiera. Siamo partiti come in un gioco perché quando sono arrivata in azienda, vedendo i vari fornitori e cercando di capire la provenienza di ogni componente, ho scoperto, ogni volta, un piccolo paese nelle vicinanze di Pontassieve e quindi ridendo, ho detto che non stiamo lavorando a chilometro zero, ma a km30, ed è la verità. Anche con l’installazione nella nostra showroom, che abbiamo sviluppato assieme a Felice Limosani, dove abbiamo rappresentato una mappa – così come si fa con Google Maps – ci siamo divertiti a indicare i paesi da cui provengono i componenti principali delle borse e della piccola pelletteria. Effettivamente tutto si svolge nell’ambito di un territorio ben definito, della Val di Sieve, del Mugello, a Est di Firenze in cui, da sempre, la marca opera e produce. Solo il pellame d’elezione, che è la vacchetta conciata vegetale, viene da più lontano, da Santa Croce sull’Arno a 50km, ma è tutto prodotto in Toscana. Ci sembrava un racconto di particolare interesse oggi, non per celebrare l’immagine del prodotto toscano e della fiorentinità, ma per ribadire la sostanza vera di territorio, di valori, del saper fare e anche di un certo tipo di gusto e di stile. Questa specificità abbiamo voluto raccontarla, senza avere complessi, pensando che una realtà territoriale forte e con radici salde, anche in un distretto di provincia, non impedisce di arrivare all’altro capo del mondo con i suoi modelli, come fa Il Bisonte da quasi 50anni.

Qual è il Paese più lontano che raggiungete?
L’Australia, però quello più importante è il Giappone che, ormai da decenni, rappresenta la maggior parte del nostro fatturato. Lì abbiamo 38 negozi monomarca, gestiti da un distributore. Il Giappone apprezza questo tipo di prodotto, la sua storia, il fatto che invecchia bene, per la pelle con cui è fatto, sviluppando un rapporto molto personale con chi lo indossa. L’invecchiamento è diverso a seconda dell’uso che se ne fa, quindi anche la patina che viene sopra e anche l’abbronzatura dipende da quanta esposizione alla luce del sole e da quanto contatto con la pelle c’è stato.

Se dovesse dare un peso specifico all’heritage del marchio?
Trovo che avere una storia, un heritage e anche un fondatore che ancora vive nella marca – è il presidente del nostro consiglio d’amministrazione – coinvolto nelle attività d’immagine e di comunicazione, sia una ricchezza eccezionale. È quello che alla fine distingue il marchio, che esprime un punto di vista sullo stile e sulla vita. Stiamo lavorando per recuperare al massimo ed evolvere questo heritage.

Di che cosa Il Bisonte non può fare a meno?
Sicuramente della vacchetta; poi non può fare a meno del livello speciale di artigianalità che solo un made in Italy può dare. E di uno spirito anti convenzionale che fa la differenza tra noi e i competitor di pelletteria toscana.

Cinque cose che Il Bisonte garantisce?
Personalità, unicità del prodotto, grande qualità, valore. Nel rapporto con il prezzo credo che diamo una qualità abbastanza unica. E poi il calore. Sono un prodotto e un marchio molto personali.

Cosa state preparando per il futuro?
Stiamo lavorando sia sul prodotto e sia sulla marca. C’è una riattivazione da un punto di vista stilistico e anche di marketing e comunicazione, inoltre stiamo operando attivamente sulla parte distributiva. Il prossimo step importante è il ritorno a Parigi. Per noi il mercato francese è sempre stato una piazza d’elezione. Abbiamo due piccole boutique che stiamo ristrutturando e, alla fine di gennaio, apriremo un pop up che rimarrà on stage fino a giugno, in zona Rue du Faubourg Saint-Honoré, dove l’idea è di rappresentare la marca con il suo heritage, ma anche con il suo spirito un po’ scanzonato.

Quanti negozi monomarca ci sono nel mondo?
Quelli gestiti direttamente sono gli europei. Ad oggi sono sette, ma sono destinati a diventare otto con quello di Parigi e stiamo lavorando su altri progetti di rafforzamento su Londra e un’altra piazza europea. Sono due a Roma, due a Parigi, uno a Londra, quello storico di Firenze e uno di recente apertura a Milano in via Santo Spirito, che rappresenta il nuovo concept de Il Bisonte, con un mix di elementi vintage e iconici e con un’interpretazione un po’ più nuova. In termini di monomarca indiretti ne abbiamo altri 50, 38 in Giappone e altri 12 nel resto dell’Asia, tra Hong Kong, Indonesia, Taiwan e Corea.

E il mercato americano?
È stato estremamente importante fino a qualche decennio fa e ritengo che sia abbastanza in linea con il nostro gusto. Ci crediamo molto e stiamo cercando di farlo ripartire con slancio. Per ora siamo presenti soltanto con una distribuzione multimarca; abbiamo iniziato a luglio una collaborazione con una showroom a New York e stiamo ipotizzando l’apertura di un paio di punti vendita diretti.

Dove?
Costa Est e Costa Ovest. Tra l’altro il marchio è particolarmente amato in California quindi, al di là di New York, l’idea è di avere un punto vendita proprio lì.

Come si è chiuso il fatturato del 2017?
Un po’ sopra i 27 milioni, con una crescita di quasi il 30% e stiamo affrontando il 2018 con obiettivi analoghi. Vogliamo mantenerci su questo tipo di sviluppo, sfruttando anche un’espansione di perimetro che per il marchio è ancora possibile fare. Abbiamo molte opportunità nel sud-est asiatico ancora da esplorare e non siamo presenti in Cina. Inoltre, l’America è sicuramente il mercato nel quale provare a crescere.

Chi è il vostro cliente tipo?
È difficile da definire in termini di fascia d’età e di reddito. Direi che si caratterizza più per un certo stile. Abbiamo dei Paesi come il Giappone dove il nostro cliente è giovanissimo, dai 20 ai 35 anni, invece nei mercati europeo e statunitense è più maturo. Quello che collega tutti è l’occhio un po’ sportivo, però che sa apprezzare il prodotto bello e ben fatto. Sono persone che non gradiscono le metallerie troppo evidenti e a cui piace distinguersi dal gusto di massa.

C’è una frase per identificare il marchio?
Ne cito due che sono di Wanny (Di Filippo, il fondatore, ndr.) e che sono strepitose. Il motto della sua partenza è stato: “Se lo posso disegnare, lo posso anche realizzare”. L’altro è, “libertà, amici, salute”, alla fine sono i valori forti e veri di un marchio vicino alla vita delle persone.

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Pitti Style: Pence 1979 men’s collection FW 2018/19

Ha debuttato a Firenze, durante la 93ma edizione di Pitti Uomo, la collezione maschile, autunno-inverno 2018/19 di Pence 1979, designed by Dora Zecchin. I capi traggono ispirazione dallo in voga negli anni ’30. Il decennio vide certamente un cambiamento radicale nelle fogge rispetto ai Twenties, connotato essenzialmente dalla fascinazione stilistica per il mondo agonistico sportivo e da un accorciamento delle lunghezze, con grande importanza al punto vita. Pence 1979 Uomo riprende la linea morbida e comoda degli abiti di quegli anni, riproponendone i pantaloni “slacks” informali e loose, oppure i classici con pinces dal fondo ampio. Completano i looks camicie con collo a punta, che ammiccano agli eterni divi Hollywoodiani del bianco e nero. La collezione sfoggia anche la Polo, che fece proprio nei Trenta il suo ingresso nell’abbigliamento quotidiano e non solo sportivo, da portare sotto la giacca o da sole, con i pantaloni a vita alta. Per i tessuti tornano i grandi classici del guardaroba maschile quali il gessato, il Principe di Galles, la flanella di lana e il velluto. Il gessato è rivisitato in una versione stropicciata, mentre il Principe di Galles è ravvivato da sottili linee di rosso o carta da zucchero. E poi, ancora. Giacche dai volumi morbidi, doppiopetto o monopetto, camicie in tono unito, polo o lupetti in lana, da portare anche sotto le giacche: questo l’universo di stile pensato dalla designer Dora Zecchin. Omaggio al passato sì, ma anche spazio ad uno stile più prettamente urban, come i pantaloni “tracking” in lana o in jersey molto performanti e sofisticati, nei colori tipici della città: i grigi, i blu, l’azzurro cenere e il nero, mescolati con toni più caldi del cognac, panna, rosso scuro e ocra. In questo paradiso del “workwear“ c’è spazio anche per i jersey dall’aspetto usurato, per dare un “vintage allure” a pantaloni in cotone, le felpe, le T-shirt, le serafino e i pantaloni della tuta, arricchiti da piccoli dettagli a contrasto e rammendi ad arte. I colori che tingono questa parte della collezione sono i tipici dell’abbigliamento da lavoro o militare: oliva, salvia, ocra, kaki e blu. Giacche da lavoro e i parka imbottiti con dettagli e trattamento vintage completano gli outfit.

La designer ci ricorda che, sempre nei Trenta, fu inventata la chitarra elettrica. Nascono così i capi più rock inseriti nella capsule denim della collezione di Pence 1979. I denim sono per lo più rigidi, dai pesi più tradizionali. Non mancano le tele dal color blu profondo e molto fiammate, color kaki, rosso acceso e bianche. I classici nero e blu sono esaltati da lavaggi vintage e con numerosi rammendi fatti a mano, che si ispirano all’antica tecnica del ricamo giapponese sashiko, nata per conferire resistenza in maniera decorativa agli indumenti usurati. Da lì, l’uso sempre più frequente come decoro. Una ampia rilettura di una “golden age” dello stile, per indossare classici senza tempo della contemporaneità.

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Nuova vita per il Palazzo Gucci di Firenze

Con la proiezione di un gigantesco occhio sulla facciata dello storico Palazzo della Mercanzia si è inaugurato a Firenze Gucci Garden. Progettato dal direttore creativo della maison, Alessandro Michele, nelle sale del Gucci Garden si può ripercorrere la storia della griffe dalle sue origini nel 1921 fino a oggi. «Il giardino è reale – spiega Alessandro Michele – ma appartiene soprattutto alla sfera dell’immaginario, popolato com’è di piante e animali; come il serpente, che si insinua dappertutto e che, in un certo senso, simbolizza un perpetuo inizio e un perpetuo ritorno».

Su due piani sarà raccontata la storia della maison tramite abbigliamento, accessori, installazioni video, elaborazioni grafiche, documenti e manufatti organizzati per aree tematiche. Oggetti contemporanei sono accostati ad articoli vintage mentre amici della Maison, quali gli artisti Jayde Fish, Trevor Andrew (noto anche con lo pseudonimo GucciGhost) e Coco Capitán sono stati chiamati a decorare le pareti, e i loro lavori figurano fianco a fianco con le carte da parati Gucci in tessuto stampato e un gigantesco ritratto a olio del XIX secolo, Fantino con bambina, di Domenico Induno.

Al piano terra del Palazzo ci sarà l’Osteria Gucci, realizzata insieme a Massimo Bottura, tristellato chef dell’Osteria Francescana di Modena oltre che ai primi posti delle classifiche San Pellegrino ed Espresso. Partendo dalla tradizione gastronomica italiana, lo chef ha elaborato un menù che, come un taccuino di viaggio, riporta i sapori che Bottura ha raccolto in giro per il mondo. Nei piatti dell’Osteria Gucci la palamita (pesce azzurro del Mediterraneo) è arricchita con tostadas messicane (sfoglie di mais), l’hot dog racchiude la Chianina e le melanzane fritte si tuffano nella salsa thai piccante.

Di fianco all’Osteria c’è uno spazio di vendita diviso in due grandi stanze dove sarà possibile trovare articoli disegnati esclusivamente per il Gucci Garden. Gli articoli includono calzature e borse in materiali speciali, gonne e cappotti in broccato, e numerose creazioni uniche, come il bomber in seta con scritte nei caratteri gotici del Gucci Garden. La seconda sala è dedicata agli accessori, alle pubblicazioni, ed è arricchita da numerosi oggetti da esposizione appositamente creati, quali teste di manichino in legno dipinto, riproduzioni di busti femminili in stile modernista, mani e piedi decorati in legno, appendiabiti in ottone decorativo e scatole a scomparti rivestite nei classici tessuti stampati Gucci. Qui si trovano anche articoli da regalo, cancelleria, cartoline, fiammiferi, borse di tela, carillon, piantine di Firenze e scatole rivestite in stampati decorativi.

Al primo piano ci sono le sale intitolate De Rerum Natura dove si possono vedere la passione di Gucci per la flora e la fauna espressa attraverso capi d’abbigliamento vintage e contemporanei, statuette di animali in argento prodotte dalla maison negli anni ’50, e materiale grafico originale di Vittorio Accornero, al quale era stato affidato il compito di creare lo stampato Gucci Flora nel 1966. Sempre al primo piano trovano posto Ephemera (percorso attraverso le tappe storiche del brand con documenti, video, memorabilia), Guccification (rassegna dei numerosi modi in cui il classico logo è stato trasformato da vari artisti), Paraphernalia (dedicata alle famose icone del marchio), Cosmorama (spazio dedicato a borse, valigie e articoli da viaggio) e un piccolo cinema auditorium per trenta persone nel quale gli spettatori possono assistere a film sperimentali.

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91° edizione di Pitti Immagine Uomo: la prima personale di Angela Iandelli

Sì è inaugurata a Firenze la mostra della pittrice Angela Iandelli: due spazi espositivi, presso il contemporaneo garage Bagù in Via de conti e la Boutique dello storico Hotel Cellai in via Nazionale, dove i quadri rimarranno esposti sino al 30 gennaio.
La mostra, concentrato energico di arte moderna, è una prima personale: l’artista propone visioni emotivamente dirompenti, l’impatto visivo coinvolge nei colori e le linee. La pittura materica, marchio d’autore delle opere, dà vigore alle tele che hanno un ottimismo, una joie de vivre sottesa, mai scontata.
Immediato si percepisce il senso di ricerca del bello e di un bilanciamento ideale: una creatività poliedrica, quella di Iandelli, che sceglie come acronimo anga (@anga_arte il portfolio instagram), una lucidità sarcastica la sua, che non pontifica né giudica – Arte è anche il nome dell’exhibition: forse una provocazione al continuo, aperto, dialogo fra ciò che si possa definire tale? –. Arte è un percorso, non una direzione. E nel percorso, ogni domanda stimola una crescita.

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In contemporanea fino al 30 Gennaio
presso Boutique Hole Cellai
Via XXVII Aprile, 14 – Firenze 

Gaetano Pesce in mostra a Firenze: il mondo è donna

Espone a Firenze fino all’8 febbraio, nelle tre nuove sale del Museo del Novecento, l’architetto e designer Gaetano Pesce. La mostra, intitolata “Maestà tradita”, non è stata inaugurata dall’artista per motivi di salute, ma l’opera inedita – la maestà tradita, appunto – grande scultura di donna, è stata presentata in Piazza Santa Maria Novella di fronte alla famosa basilica progettata da Leon Battista Alberti per la famiglia Rucellai nel 1470. Pesce avrebbe voluto posizionare la sua opera in Piazza della Signoria, ma il sindaco della città, Dario Nardella, non ha dato il consenso. In attesa della grande scultura, nel museo sono esposte varie opere inedite dell’artista, ormai famoso in tutto il mondo, opere dedicate alla donna. Ogni sala, attraverso odori, suoni, sostanze liquide, elementi vari, denuncia la difficoltà di essere donna ancora oggi, nonostante la forza creatrice che l’identità femminile porta con sé. Entrando ci attende una enorme UP rivestita di variopinti indumenti femminili, mentre di fronte troviamo delle UP a strisce bianco e nere incatenate a guisa dei carcerati a significare la libertà impedita alle donne ancora osteggiate e vilipese da una società maschilista. La up o upchair è stata progettata da Pesce nel 1969 e rappresenta la maggiore testimonianza del design radicale degli anni 60/70. Esposta nei musei di arte contemporanea più importanti, la Up rappresenta, oltre la ricerca di forme e materiali nuovi, un modo di parlare politicamente della condizione delle donne vittime dei pregiudizi degli uomini. La up 5 richiama nella sua forma il grembo materno, simbolo di protezione, mentre la sua forma avvolgente e sinuosa trasmette il senso della fertilità come nelle Veneri paleolitiche. La up è quindi un elogio alla donna, la quale è continuamente sollecitata però ad ingoiare bocconi amari. L’artista ha posto su dei blocchi dei pezzi di pane, degli stecchini e un contenitore con del fiele invitando a rischio e pericolo ad assaggiarli. Grande sostenitore dell’universo femminile (“Il mondo è donna”) Pesce affronta un tema attualissimo con grande esperienza e amore. Inoltre, l’evento della collocazione della scultura più importante è avvenuto alla presenza di Vittorio Sgarbi e Sergio Risaliti, organizzatori e curatori della mostra.

www.museonovecento.it

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Collective Visions: la mostra fotografica per chi passa da Firenze

Si è inaugurata giovedì 29 settembre a Firenze nella suggestiva location delle Murate, ex carceri fiorentine completamente riadattate a spazio exhibition, la prima delle tre mostre fotografiche riguardanti il fiume Arno, e che si protrarrà fino al 13 ottobre con il nome di Collective Visions. La mostra promossa dalla fondazione Studio Marangoni vuole mettere in evidenza il rapporto esistente fra la città di Firenze e i suoi abitanti con il fiume che lo attraversa tramite una serie di immagini proposte da 9 fotografi selezionati da Jay Wolke, docente di fotografia della Columbia University di Chicago. La mostra chiuderà a novembre, mese di anniversario dei 50 anni dell’alluvione che danneggiò gravemente il capoluogo toscano, procurando ingenti danni a molte opere d’arte. Le foto spaziano da momenti di vita quotidiana in città a canoisti sul fiume, immagini di alloggi e affacci sul fiume, flashback affascinanti. Estremamente suggestive sono poi le fotografie dell’area naturalistica fra Brozzi e Campi Bisenzio, che si mostra come una verde foresta da esplorare. Si possono vedere anche le piante che costeggiano il lungo fiume mentre una video proiezione – Panta Rei – accompagna il fluire del visitatore lungo la mostra: scorrere come il fiume, gli eventi, l’arte.

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Ai Weiwei in mostra a Palazzo Strozzi (Firenze): se l’arte chiede aiuto

Nei giorni di prigionia pensavo soprattutto alla luna“: queste parole dell’artista dissidente cinese Ai Weiwei, in esposizione a palazzo Strozzi a Firenze fino al 22 gennaio 2017, fanno riflettere sull’amore per la libertà, diritto di ogni uomo, status che Weiwei ha riconquistato nel 2015, al momento in cui il governo cinese gli ha restituito il passaporto confiscato dopo la carcerazione e la distruzione del suo studio di Shangai. Per chi non conosce il personaggio e la sua storia, è consigliabile iniziare il percorso della mostra dalla Strozzina: per visionare anzitutto il filmato dell’agosto 2009 quando l’artista è stato seviziato, portato alla polizia e poi allontanato affinché non testimoniasse al processo contro l’attivista Tan Zuoren; in secundis per ammirare le centinaia di foto scattate dall’artista fra il 2003 e il 2011 che ritraggono vita quotidiana e produzione artistica. Nel 1981 dalla Cina Weiwei si trasferì negli Stati Uniti ma, insofferente verso le istituzioni, abbandona la scuola di design e comincia a frequentare mostre e musei, subendo il fascino del dadaista Marcel Duchamp e il maestro della pop art Andy Warhol. Tornato in Cina, Weiwei media i temi del linguaggio occidentale con materiali e storie cinesi: “Il mondo è una sfera, non ci sono oriente o occidente.
Al piano nobile della mostra le opere dell’artista si fondono col passato e il presente della storia cinese, passando attraverso la ricerca artistica e la provocazione politica, nonché coi temi attualissimi dei diritti umani.
Nella stanza Sichuan, che prende il nome dalla zona dove nel 2008 si verificò un terremoto che provocò 70.000 vittime, è esposto un lungo serpente costruito cucendo insieme 360 zaini raccolti da Weiwei e appartenuti alle piccole vittime sepolte sotto le macerie; i canotti (Reframe) appesi esternamente alle finestre del Palazzo hanno il colore arancio dei soccorritori che quasi ogni giorno salvano vite umane nel Mediterraneo.
L’attivismo incessante di Weiwei lo ha portato anche sull’isola di Lesbo per aiutare concretamente nelle operazioni di sbarco.
La mostra è dunque una retrospettiva completa e ben fatta su quello che è stato definito “l’artista contemporaneo più importante del mondo”: ha una sua traiettoria precisa, in contrasto con l’antichità quasi sacrale dello spazio in cui è allestita; prospettiva di un uomo poco allineato, nella retorica confusa e chiassosa degli equilibri politici e sociali del nostro tempo.

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BNL SPONSORIZZA IL WIRED NEXT FESTIVAL

Per la sesta edizione consecutiva del Wired Next Fest, anche la prima edizione di Firenze del 17 e 18 settembre ha visto tra gli Headline Partner BNL-Gruppo BNP PARIBAS.

In questo appuntamento, il cui il tema è stato “La Bellezza, il mondo grazie all’innovazione è più bello”, non solo artistica ed estetica ma come elemento culturale e motore del cambiamento, BNL è stata protagonista con oltre 12 appuntamenti, organizzati in co-produzione con Wired e trasmessi in diretta streaming attraverso la pagina Facebook BNL People.

All’interno del Dome BNL, in particolare, oltre a raccontare l’innovazione dal punto di vista di BNL, si è parlato di nuovi clienti e nuovi modelli di servizio nel campo bancario in un mondo ormai “post digitale”, ma anche di innovazione che unisce e fa interagire settori tradizionali e moderni, dall’artigianato all’industria fino alle start up e alle App come strumento di nuova conoscenza.

nextfest2016.wired.it

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I Gilet di TGSU in anteprima da Bjork a Firenze

The Great Sartorial Uprising – TGSU è un marchio Italiano specializzato in gilet da uomo. 
Il prodotto viene concepito e realizzato interamente in Italia: la ricerca stilistica che sta alla base del progetto, volutamente focalizzato su un unico capo simbolo, permette di poter raccontare una storia articolata e complessa che “parla”, come ricorda Stefano Aschieri (proprietario e co-fondatore del brand) “di  tessuti pregiati, manifattura di  qualità e vestibilità contemporanee”.
La collezione Spring Summer 2017 di TGSU si ispira alle identità creative musicali che animavano le province americane negli anni 50 del 900, incarnando una rivolta che  investiva la musica come la moda, creando vestibilità ibride tra il classico e il tradizionale.
I trend nati dalle contaminazioni tra moda e musica nera degli anni ’50, caratterizzati da individualità e ricerca di nuove forme, si uniscono al Workwear e all’Heritage, dove il denim dona un nuovo significato ed un nuovo uso al gilet.
L’unione di questi spunti ha permesso a TGSU di identificare 4 modelli chiave: classico con 5 bottoni e tasche a filetto, uno interamente abbottonato con il collo a camicia, uno con il collo a scialle e tastoni militari, e uno outdoor trapuntano con collo alla coreana.
La collezione SS2017, appena rilasciata, sarà distribuita negli Stati Uniti, in Giappone – paese nel quale il brand ha un fortissimo appeal – ed anche in Italia, in una selezionata lista di shops fra cui il fiorentino Bjork, un independent store nel cuore della culla del rinascimento, aperto da Aprile 2013 che non è solo un negozio di abbigliamento ma un concept store a 360° che propone idee regalo, oggetti di design ed una nutrita selezione di magazine internazionali fashion & art focused.
Bjork è una vera e propria “oasi di pace” per la creatività: non solo moda, ma anche fotografia, showcase e installazioni; una piattaforma interessantissima per designers emergenti, un luogo incoraggiante, minimale e dai colori nitidi, dove passare anche solo per conoscere persone interessanti e prendere spunti.
Uno store che incoraggia la curiosità: niente di più necessario, oggi. 

tgsu.it

www.bjorkflorence.com

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THE INSIDERS @SIMONEDECHECCO FOUR SEASONS HOTEL FIRENZE

Un raffinato scrigno rinascimentale, una primavera perenne: Benvenuti al Four Seasons Hotel di Firenze!
Entrandoci si avverte un timore quasi reverenziale. Immediatamente si respira una sensazione nuova e si viene avvolti da un fascino senza tempo. Una specie di trepidazione e l’impressione di avere di fronte qualche cosa di bello e unico.

L’Hotel si compone da “Palazzo Della Gherardesca”, del XV secolo, e da “La Villa”, ex convento del XVI secolo, che in passato sono stati villa urbana del Primo Ministro di Lorenzo de’ Medici e successivamente residenza papale, convento, residenza della
nobiltà fiorentina e palazzo di un vicerè egiziano che lo vendette quando gli fu proibito di insediarci il suo harem. Vicissitudini rocambolesche che aggiungono sapore all’incanto.

Tra le 116 camere e suite ho avuto il piacere di soggiornare nella 121, una “Renaissence Suite” al piano nobile, affaccio sul giardino del Borgo, affresco con putti quattrocentesci che fanno capolino da architetture prospettiche ed una vasca da bagno matrimoniale al centro della sale de bain. Très chic!

L’intero Hotel è immerso nel “Giardino della Gherardesca”, il parco privato più grande di Firenze, con i suoi 4,5 ettari di giardino è uno degli spazi verdi inesplorati e meglio concepiti della bella Firenze.

Impossibile non fare sosta al ristorante interno Il Palagio, soprattutto se a raccontare il menú è lo stesso Chef Stellato Vito Mollica, incontrato quasi per caso sotto l’ombra di un albero secolare. Io ho optato per un prelibato gazpacho con gambero e avocado, del rombo chiodato arrostito su crema di fagioli e cipollotti brasati ed una sfera di pistacchi con ciliegie al maraschino e sorbetto alla ciliegia.
Per i vini sono imperdibili i consigli del sommelier Marco Lami: incanterebbe anche il peggiore degli astemi!

Se a fine soggiorno desiderate rilassarvi nella beauty area The Spa, situata nella limonaia neoclassica, l’ideale é un Massaggio Mediterraneo, sbirciando attraverso le persiane la piscina esterna tra gli alberi del parco. Cosí facendo avrete decisamente dimenticato di essere a Firenze e di dover visitare la Galleria degli Uffizi o Piazza della Signoria.

www.fourseasons.com

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A FIRENZE SI CAMBIA MUSICA: NASCE L’INNOVATIVO PROGETTO SONORO DI MERCATO CENTRALE

Nuova sfida culturale per il Mercato Centrale di Firenze che ha presentato l’innovativo progetto di sonorizzazione con estensione on air. Una delle piazze eno-gastronomiche più eclettiche e originali d’Italia ospiterà così una stagione di appuntamenti musicali inconsueti fra live acustici e dj set crossover, che spaziano dal genere classico al jazz al beatboxing al rumorismo.
Il progetto di sperimentazione sonora, sotto alla direzione artistica del sound designer Alessio Bertallot, intende portare la musica all’interno del Mercato e portare il Mercato all’esterno: i brani vengono suonati con l’inedita formula della “slow music”, che con l’intermezzo di lunghe pause fa riemergere il rumore sociale del Mercato, per attraversare la bellezza e la storia della musica italiana e valorizzare al contempo il suono naturale del Mercato.
A rendere significativo il lancio del progetto di sonorizzazione, la presenza di tre generazioni di autori Italiani: Mogol, Ron, Ghemon, che confermano la peculiarità e il proposito di valorizzazione
Radio Mercato Centrale, attiva dalle 10 alle 24, trasmetterà in diretta l’alternarsi di musica e rumore live del Mercato, innescando un processo creativo che è cronaca e storia al tempo stesso. Gli appuntamenti live ospitano musicisti e nomi significativi della storia della musica italiana, che si trasformano in dj per far assaporare “slow” le loro proposte direttamente negli spazi di Mercato, attraverso la web radio o con la app Mercarto Centrale, che è nata il giorno dell’evento.

www.mercatocentrale.it

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