Atmosfere ‘louche’ anni 70 e 80 allo show di Martine Rose a Pitti Uomo

A Pitti Immagine Uomo 103 la sfilata di Martine Rose è stato uno di quegli eventi carichi di aspettative, che hanno contribuito ad attrarre alla kermesse fiorentina un importante numero di addetti ai lavori, dall’Italia e dall’estero, per una delle possibili candidate alla direzione creativa dell’uomo di Louis Vuitton. La Loggia del Porcellino è stata il palcoscenico del primo show della designer al di fuori di Londra, per il quale ha pensato – con la complicità di un allestimento di specchi ad effetto – all’ambiente louche dei locali notturni degli anni ‘80 e ‘90, in cui risuonava la musica italo-house che ha conquistato la scena londinese e ha scandito il tempo della dancefloor fiorentina.
Il cast del défilé è il risultato di un mix di eroi locali, intercettati tra le strade di una Firenze in piena attività, tra i suoi abitanti intenti a compiere quei gesti comuni che fanno parte delle loro abitudini. Un approccio inclusivo in pieno stile Martine Rose, che non ha tradito l’aspetto che più di ogni altra cosa stakeholder e nuove generazioni hanno apprezzato della sua intenzione, fin dal suo debutto sulla scena londinese: l’osservazione onesta e imparziale della gente che tutti i giorni popola le strade e i locali della città. C’erano un orafo, calciatori della squadra fiorentina, protagonisti presi in prestito dallo scenario quotidiano del mercato rionale e amici del marchio dalla capitale inglese.

Silhouette deformate e un mix d’influenze alla maniera di Martine Rose

Martine Rose F/W 2023-24

L’atmosfera della dancefloor è l’ambientazione in cui prende vita lo studio che la designer ha dedicato a questa collezione, in cui i volumi degli abiti delle bambole vengono riprodotti in proporzioni umane, nelle loro forme non canoniche, con scollature e tagli rigidi. Silhouette deformate sono riportate nell’abbigliamento sportivo mixato con le giacche sartoriali, nello shearling versatile e nella maglieria.
Elemento aggregatore di una collezione credibile e ben bilanciata nell’intenzione di Martine Rose è l’elemento western americano, rievocato nelle giacche con frange tagliate al laser dalle maniche esagerate, frange volute anche sulle camicie in tulle a pois e seta lucente, pantaloni in denim a vita bassa e a gamba larga, maglieria in lana cotta e maglie in kid-mohair merino spazzolato.
Un punto di vista soggettivo riguarda la sartoria maschile proposta dalla stilista, la cui premessa lanciata dalla selezione musicale approda in silhouette ispirate alla New Wave: affilate, scarne e fluide, le giacche squadrate sono prive di decorazioni, con i revers rivoltati per un effetto minimal.

Gli accessori ready-made, la collab con Nike

Martine Rose F/W 2023-24

Le scarpe stravolgono gli archetipi del guardaroba maschile classico, impregnando gli stivali e le tradzionali ciabatte da gentiluomo con punte a forma di muso o di bulbo, e amplificando la costruzione squadrata dei mocassini ornati di catene.
Rivelando il prossimo capitolo della collaborazione di lunga data tra Nike e Martine Rose, in collezione debutta un nuovo modello blu e nero della Shox MR4, che presenta una stampa ispirata alle scarpe da ginnastica degli anni ’90. E ancora, la borsa Folded Boot Bag, ispirata a quelle con cui i calciatori portano gli scarpini, si trasforma e accoglie i codici di una pochette da sera per signore, mentre la Fuck-Up Bag – che completa i look da sera – è un sacchetto da shopping che porta, con il passo accelerato che fa lo slalom tra le strade di una città affollata, le scuse da parte di un ragazzo o una ragazza che sa di aver commesso un errore.

Martine Rose F/W 2023-24

Martine Rose Pitti Uomo
Il finale dello show

Nell’immagine in apertura, un look della collezione Martine Rose Fall/Winter 2023-24

Pitti Uomo 103: la moda sociale di Martine Rose e il debutto in passerella di Jan-Jan Van Essche

Pitti Immagine Uomo giunge alla sua edizione numero 103 e sceglie due designer dalle personalità indipendenti e tendenzialmente opposte, per dare vita a due passerelle che fanno da trait d’union tra il brand mix della fiera, legato alla tradizione artigianale, e quel lavoro di ricerca e sperimentazione estetica e concettuale che mira all’evoluzione del menswear contemporaneo. Due archetipi della moda che utilizzano percorsi e linguaggi differenti, con la stessa ambizione, quella di reincarnarsi in un nuovo concetto evoluto di stile, che raggiunge forme e soluzioni possibili tra i padiglioni della storica Fortezza da Basso.

Jan-Jan Van Essche fashion
Jan-Jan Van Essche (ph. by Wannes Cré/courtesy of Pitti Immagine)

Martine Rose, la designer anglo giamaicana – che ha riscosso il consenso del pubblico e degli stakeholder del settore grazie alla sua cifra underground ispirata al proprio heritage culturale – presenterà in anteprima la collezione Autunno-Inverno 2023/2024 della sua label, con un evento speciale a Firenze, nella Loggia del Porcellino.

La versione di Martine Rose: uno sguardo lucido sul contesto multiculturale urbano

Possiamo dire che la sua buona stella fu Demna Gvasalia, quando, da poco alla direzione creativa di Balenciaga, la scelse nel 2015 per lavorare insieme a lui alla sua prima collezione menswear del brand, che fu la SS 2017. Lei che ha esposto i loghi in primo piano come simbolo esasperato di una società consumistica e priva di originalità. Lei che, di contro, dà voce alla personalità della gente che popola la strada e definisce la direzione della sua cifra stilistica unica e riconoscibile, stravolgendo prima e ricostruendo successivamente attraverso forme, volumi e mix di materiali che affondano le loro radici all’interno di strati culturali diametralmente opposti, aprendo la strada a un’estetica inedita e rivoluzionaria.

Questa è la sua essenza e allo stesso tempo la sua forza, che le ha permesso di costruire il successo del suo marchio e ottenere la fiducia di brand e designer che a lei si sono affidati per la sua visione sempre autentica, coerente e originale. Da Nike a Napapijri – collaborazione iniziata lo stesso anno della celebre sfilata del suo marchio dentro il mercato di Tottenham, fino alla recente con Tommy Hilfiger, solo per citarne alcune. Il contesto subculturale è alla base dell’urgenza comunicativa della stilista che, attraverso le sue collezioni, induce il pubblico a riflettere su contenuti di carattere sociale e culturale, offrendo la sua interpretazione della moda che rappresenta sempre di più un importante contributo per l’evoluzione del costume e assume, ogni stagione, i tratti di un saggio dal carattere antropologico.

Martine Rose SS 2023
Martine Rose S/S 2023 (ph. courtesy of Pitti Immagine)

Prima sfilata per Jan-Jan Van Essche

Altro ospite d’eccezione di Pitti Immagine Uomo – sfilerà nel complesso di Santa Maria Novella – è il designer nato ad Anversa, laureatosi nel 2003 alla Royal Academy of Fine Arts della città belga, sostenitore di uno stile no-gender e iper-comfort, che porta la sua idea di moda a una condizione di estrema libertà, sia intellettuale che meramente estetica.
Dalla ricerca dei materiali all’uso di tecniche artigianali rubate alla tradizione antica, la sua visione, come una missione, lo conduce a coltivare un’attenzione per i suoi capi che si trova ad un punto d’incontro tra pregio e purezza.

Jan-Jan Van Essche collection
Jan-Jan Van Essche F/W 2022-23 (ph. courtesy of Pitti Immagine)

La sua COLLECTION#1 del 2010, Yukkuri (in giapponese “take it easy” o “step by step”), è il preludio di una poetica, la sua, che ancora oggi lascia alle forme libertà d’interpretazione, affidando al corpo e alla personalità dell’individuo il lusso e la libertà di modellare l’abito, caricandolo di un significato ancora più profondo, mai predefinito.
“Jan-Jan Van Essche è una figura appartata e tuttavia emblematica della moda maschile contemporanea, tanto che probabilmente lui sarebbe il primo a ritenere superflua qualsiasi affermazione sulla distinzione di genere, vuoi per ribadirla o vuoi per decretarne il superamento”, dichiara Lapo Cianchi, Direttore Comunicazione & Eventi Speciali di Pitti Immagine.“L’interesse è piuttosto nel generare ogni volta una versione diversa del medesimo modello di eleganza e naturalezza e nel trasmettere un’idea di libertà”.

Nell’immagine in apertura, un ritratto di Jan-Jan Van Essche (ph. by Wannes Cré/courtesy of Pitti Immagine)

Capodanno da Coraje: il ristorante partenopeo-argentino nel cuore di Brera

Milano, si sa, è la città che meglio incarna il concetto di contaminazione di culture, sapori e costumi. In questo contesto mitteleuropeo, in cui ogni realtà trova il suo spazio e nella migliore versione possibile, è Brera che apre le sue porte a un luogo dai sapori inediti e soprattutto autentici. Siamo da Coraje, il ristorante di Agostina Gandolfo, dal concept design e dall’anima partenopea-argentina, in cui i sapori tradizionali della cucina mediterranea si fondono con ingredienti inaspettati e i piatti più sfiziosi di quella sudamericana. A partire dall’aperitivo con i signature cocktail caraibici, firmati e preparati dalle sapienti mani di David Lagos, a base di frutta fresca esotica, come maracuja e pompelmo rosa, spremuta al momento: un viaggio oltreoceano nel caratteristico quartiere degli artisti della città meneghina, reso possibile attraverso una rigorosa selezione di materie prime fatta da Agostina e il suo staff.

ristorante Coraje
L’interno del ristorante Coraje, nel cuore di Milano

Design contemporaneo e un menù aggiornato per un viaggio tra i sapori della tradizione

Dal bancone rosa ai dettagli oro, ai velluti ottanio dei divani, fino alle lampade dal design contemporaneo, la cui luce si fonde armoniosamente con l’ambiente del piano terra e del piano superiore. Coraje ci ospita sotto forma di un accogliente salotto dove trascorrere il proprio tempo dalla colazione alla cena, in cui ogni portata diventa una sorpresa, grazie al menù studiato dallo chef peruviano Ernesto Espinoza.

Ernesto Espinoza chef
Ernesto Espinoza

Coraje Milano
Gli ambienti raffinati del locale

Il menù di Natale: un percorso immersivo tra argentina, Perù e Mar Mediterraneo

Un percorso equilibrato in cui aromi speziati si sposano con i sapori freschi del Mar Mediterraneo, ma con il twist dell’influenza nikkei tipica dell’alta cucina contemporanea peruviana. Si inizia con tris di tartare e paccheri di Gragnano con vongole, cannolicchi e bottarga di muggine; nel filetto di ombrina con bisque di mare all’aji amarillo e manioca si avverte tutta la sua conoscenza del pesce “povero”, in quanto cresciuto in una famiglia di pescatori, che lo porta a creare piatti destinati ad esaltare il suo sapore autentico: un passato che diventa ispirazione e quasi una filosofia, nella scelta dell’utilizzo di tutte le parti del pesce per la realizzazione del brodo e delle salse, parti fondamentali che compongono l’unicità del piatto.

Ogni portata è accompagnata dalle migliori etichette di vini selezionate da Vincenzo Leone, sommelier e direttore di sala, per esaltare sapori ed equilibri, per far vivere al meglio un’esperienza di gusto da vivere tutti i giorni dell’anno, ma in modo particolare in questi di festa.

Coraje menù
Paccheri di Gragnano con vongole, cannolicchi e bottarga di muggine

A seguire il menù di Capodanno, con il panettone artigianale farcito di Coraje che non conosce termini di paragone

Tapas di mare

Sashimi di tonno rosso, tempura di calamaro e “leche de tigre” al peperoncino giallo sudamericano

Tortelli farciti di gambero rosso di Mazara con la sua bisque e tartare in emulsione di zafferano e dragoncello

Ricciola mediterranea servita su purea rustica di patate con cuore di palma e radicchio

Dopo mezzanotte

Cotechino tradizionale con lenticchie

Selva sudamericana

Granadilla, papaya, ananas, maracuja

Panettone Coraje accompagnato da varietà di salse al mascarpone, crema pasticcera e cioccolato

Coraje ristorante Ernesto Espinoza
Pa

Coraje natale
Decorazioni natalizie da Coraje

Nell’immagine in apertura, gli interni del ristorante di via Marco Formentini

“Spirits” natalizi da regalare e collezionare

Dal gin premium in bottiglia numerata alla vodka in edizione limitata, passando per lo champagne che rispetta l’ambiente, ma con un certo stile. Le bottiglie dedicate a questi giorni di festa sono create per sorprendere. Design rinnovati dai dettagli iridescenti, set completi per aspiranti barman, dentro raffinati cofanetti, diventano gli attrezzi del mestiere per chi vuole sperimentare un’inedita ricetta tra le mura della propria casa e condividere l’aroma di un distillato pregiato o un cocktail con il partner o gli amici.
Ogni brand racconta i suoi valori attraverso nuovi packaging che sono il risultato di veri e propri progetti creativi, dall’estetica innovativa e in linea con le esigenze dell’ambiente, portando sotto l’albero e nelle case tutto il proprio heritage, insieme a una visione aggiornata e consapevole, che incontra il gusto delle nuove generazioni di appassionati e collezionisti.

Monkey 47 Distiller’s Cut 2022, un’edizione limitata con un ingrediente insolito

Monkey 47 gin
La Limited Edition Monkey 47 Distiller’s Cut 2022

Esce soltanto una volta l’anno la Limited Edition Monkey 47 Distiller’s Cut 2022, prodotta per sole 4000 bottiglie in tutto il mondo, e composta con 48 botaniche. Volete sapere qual è la 48a selezionata per rendere questa versione 2022 del gin della Foresta Nera così unico? Il Galium Odoratum, la stellina odorosa che seduce con i suoi boccioli bianchi e il verde vivace delle foglie. Essiccata per diverse settimane, rilascia note di vaniglia, profumo di fieno appena tagliato, sentori dolci dati dalla cumarina, che vengono sapientemente dosati per creare un perfetto bilanciamento.

Wildlife Warrior Edition: le due imperdibili edizioni firmate Elephant Gin

Elephant Gin
La Wildlife Warrior Edition di Elephant Gin

Elephant Gin, creato da Tessa e Robin Gerlach, impegnato da sempre nella tutela della fauna selvatica africana, celebra le festività con due Wildlife Warrior Edition da regalare e un’attivazione in alcuni tra i migliori locali d’Italia per raccogliere fondi destinati alla Elephant Gin Foundation, la neonata piattaforma indipendente, con sede a Londra e senza scopo di lucro, nata dal desiderio di agire concretamente per la salvaguardia degli elefanti e del loro habitat naturale. Un ambizioso progetto creato dal marchio la scorsa estate, a garanzia di un impegno sostenibile e di lunga durata per la protezione della fauna selvatica africana. Il 15% del ricavato dei due limited pack con bottiglie numerate e impreziosite dalle illustrazioni di Martin Aveling e Mark Adlington, verrà donato alla Elephant Gin Foundation.

Belvedere Vodka Altitude Edition, la limited edition perfetta per l’après-ski

Belvedere Vodka limited
Belvedere Vodka Altitude Edition

Limited Edition in pink per Vodka Belvedere, che ha inaugurato la stagione sciistica con un nickname a tema nei colori della golden hour tipici dell’après ski: Belvedere Vodka Altitude Edition. Nella nuova bottiglia le cime innevate prendono il posto del Palazzo Reale di Varsavia, simbolo del marchio polacco, mentre i rami del suo emblematico albero si ricoprono di neve. Per l’occasione sono stati creati dei signature cocktail a base di Belvedere Vodka Altitude Edition, come l’Altitude Spiced Punch con succo di mela, menta piperita e americano Cocchi; l’Alpine Coffee corretto con sentore di miele; il Mountain Apple con succo di mela e lo Snow Kir, con sciroppo di cannella e crema di fico.

Dom Ruinart 2010, un’eccellenza 100% sostenibile

Dom Ruinart
Lo champagne Dom Ruinart 2010

Dopo il successo della Second Skin, la Maison Ruinart realizza, per il millesimato Dom Ruinart 2010, un’altra confezione ad alto impatto estetico e 100% sostenibile. Un chalk wrap pensato per il blanc de blancs per eccellenza che quest’anno sembra scolpito nel gesso, materia di cui sono ricchi il terroir e le cantine da cui provengono i raffinati vini Ruinart. Il coffret vellutato e morbido al tatto pone, ancora una volta, un occhio di riguardo sull’ambiente grazie al suo materiale riciclato e riciclabile all’infinito, definito dal suo elegante logo in oro applicato a mano e il “1729” inciso sulla chiusura ad evocare l’heritage di Ruinart, la più antica Maison de Champagne.

Elusive Expressions, la collezione di whisky ideale per un’esperienza di gusto indimenticabile

Elusive Expressions whisky

La Special Release di Scotch whisky è un momento culminante nell’agenda degli amanti del whisky. Si chiama Elusive Expressions ed è stata selezionata con cura dal Master Blender Craig Wilson: un’inedita collezione di otto whisky invecchiati ed elegantemente affinati, che regala un’esperienza di gusto rara e unica, capace di catturare la curiosità dei whisky lovers contemporanei. Troverete all’interno delle eleganti bottiglie, tutte da collezionare, nuovi affinamenti in botte per ottenere caratteri profondi e complessi, che danno vita a sapori inaspettati, mentre i grandi classici torbati acquistano nuovo slancio nell’interpretazione di Elusive Expressions. Con oltre trenta distillerie a disposizione, Wilson ha potuto attingere da più di dieci milioni di botti dal prestigioso catalogo Diageo.

Baileys, il protagonista delle feste natalizie

Baileys 2022
L’Irish Cream Baileys

Un grande classico delle feste natalizie, oltre ad essere l’Irish Cream più famoso al mondo, è Baileys che si presenta all’appuntamento con le festività con un’esclusiva campagna realizzata con lo chef Ernst Knam, Ambassador del brand e vero e proprio guru della pasticceria, tra i più amati in Italia. Lo spot televisivo – prodotto da Bedeschi Film sotto la direzione creativa del team Warner Bros – porta la sua vellutata dolcezza nelle fredde giornate invernali, svelando la prima creazione del pastry chef in esclusiva per il brand: una sacher rivisitata con agar agar al mango, uno strato di mousse al caffè e Baileys, guarnita con una gelée sempre al Baileys.

Mumm Grand Cordon Kraft Box, una scelta sofisticata ed eco-friendly

Mumm Grand Cordon Kraft Box
Mumm Grand Cordon Kraft Box

Con Mumm Grand Cordon Kraft Box, anche la Maison di Reims vuole ribadire il suo impegno per il pianeta. Un messaggio chiaro, una posizione risoluta che si traduce in una box dalla matericità naturale, deliberatamente grezza, realizzata in carta per il 93% riciclata, 100% riciclabile, a protezione del Grand Cordon, sofisticato Cuvée, disegnata da Ross Lovegrove in vetro riciclato, senza etichetta frontale, probabilmente la più leggera al mondo.

AW LAB lancia la sua campagna per il Natale 2022 all’insegna di inclusione e integrazione

Si chiama Together with Style ed è la nuova campagna natalizia che AW LAB ha realizzato, a supporto delle Onlus art4sport e Sport4Inclusion Network, per spingere e dare maggior valore ai temi dell’inclusività e dell’integrazione, attraverso il potere dello sport che aumenta la fiducia in se stessi e la consapevolezza nelle proprie qualità, oltre i limiti e le difficoltà. Lo sport, ancora una volta complice del percorso evolutivo della società, strumento di crescita e di riscatto per Nelson Mandela e uno dei più antichi aggregatori sociali della storia: basti pensare ai cinque cerchi olimpionici intrecciati, che simboleggiano la fratellanza sportiva. Lo sanno bene onlus come art4sport, una delle più attive del nostro Paese, e Sport4Inclusion Network, una rete di fondazioni che lavorano per la promozione e il sostegno delle discipline inclusive, operanti in Italia e Spagna.

AW LAB natale 2022
Lo scatto ufficiale della campagna di Natale 2022 AW LAB (ph. courtesy AW LAB)

Lo sport come veicolo d’inclusione sociale

Il tema dell’inclusione è sempre stato di fondamentale importanza, ma non facile da comunicare e soprattutto da infondere nel pensiero comune tanto da creare una nuova coscienza sociale. Ma ci sono campi d’azione, come lo sport, che sono stati in grado di dare una vera scossa all’opinione pubblica, rendendo importante e speciale quello che per molto tempo è stato un argomento marginale. È lo sport che ha trasformato sguardi indifferenti in occhi illuminati dai nuovi campioni dei nostri giorni, che con i loro sforzi hanno vinto sfide personali e sono diventati esempi positivi per tutti coloro che pensano di non essere all’altezza, solo perché partono da una condizione differente da quella di un comune individuo.

I protagonisti della campagna AW LAB

Ma è la loro unicità, unita alla forza di volontà, che li ha trasformati nei nuovi eroi del nostro tempo. I protagonisti della campagna di Natale AW LAB sono alcuni di questi esempi positivi, che si stanno affermando nelle rispettive discipline. Mayra Jerez, appassionata di danza moderna, è una degli atleti con disabilità che art4sport segue e supporta.

Mayra Jerez
Mayra Jerez in uno scatto della campagna (ph. courtesy AW LAB)

Alessandro Ossola, centometrista, rappresenta l’Italia nel mondo ed è stato tra i protagonisti delle ultime Paralimpiadi di Tokyo. Alessandro è anche un punto di riferimento per la formazione all’interno delle scuole.

Alessandro Ossola
L’atleta paralimpico Alessandro Ossola (ph. courtesy AW LAB)

Rylé Tuvierra, attivista per i diritti civili e per la sostenibilità, ha fondato a Barcellona The Fierce Walker Lab Agency, un’agenzia di marketing a supporto dei brand che creano una comunicazione inclusiva.

AW LAB campagna
L’attivista Rylé Tuvierra (ph. courtesy AW LAB)

Giuseppe Dave Seke, l’avete visto – e a volte no – nella serie TV Zero, in cui ha interpretato Omar, un ragazzo in grado di diventare invisibile: un superpotere scaturito dalla condizione a cui lo aveva costretto la società in cui viveva. La serie Netflix di Antonio Dikele Di Stefano, ispirata al romanzo Non ho mai avuto la mia età, ha consentito a Giuseppe di condividere la sua esperienza personale attraverso interviste e partecipazioni pubbliche legate al tema dell’integrazione.

Giuseppe Dave Seke
Giuseppe Dave Seke nella campagna natalizia di AW LAB (ph. courtesy AW LAB)

Tutti questi personaggi, insieme a tutti coloro che rappresentano, celebrano questo Natale all’insegna della condivisione, indossando alcuni dei più importanti brand di sport style internazionali come Nike, Adidas Originals, Converse, Vans e New Era.

Al link seguente, il video della campagna AW LAB

https://www.youtube.com/shorts/sYmsY7KqsdQ

Il secondo store Moscot a Roma è un esempio di estetica autentica e “Classiconic”

Moscot, brand eyewear born in New York con una storia lunga più di un secolo, ha da pochi giorni inaugurato un altro punto vendita nel cuore della capitale, che si aggiunge ai 21 situati tra New York City, Los Angeles, Londra, Roma, Seoul, Tokyo, Parigi e Milano.  
52 mq al di là del Tevere, in via Frattina, per il secondo spazio che il marchio dedica alla città eterna, che trova nelle sue antiche fondamenta e nella sua autenticità mai perduta, una profonda corrispondenza con i valori del brand. È il suo stile inconfondibile, infatti, sempre fedele a quei dettagli autentici e a un’estetica Classiconic™, caratterizzata da oggetti vintage, manufatti stravaganti e soffitti old school in latta, che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. La celebrazione di una cultura legata al sogno della Grande Mela che va dagli anni 30 fino ai 70, risuona come una Weltanschauung nei flagship store di ogni parte del mondo negli oggetti accuratamente selezionati, nel colore iconico dell’azienda, nel design senza tempo dei suoi occhiali e persino nella musica, che è parte integrante della Moscot culture. Modelli definiti da una cifra stilistica che persiste come un valore custodito negli anni e ha inizio quando il trisnonno Hayman, nel 1899, inizia a vendere occhiali da un carretto di legno sulla Orchard Street di New York, nel famoso quartiere Lower East Side.

Moscot Roma
L’esterno del nuovo negozio capitolino del brand (ph. courtesy of Moscot)

Approda nella capitale un nuovo tempio dell’occhialeria – e del lifestyle – newyorchese

“Roma è città di cultura, con una comunità artistica e cinematografica fiorente da molti anni. L’energia creativa e il passato ricco di storia di questa città ci ricordano il Lower East Side di New York, dove creativi che si esprimono nelle più diverse discipline si sono riuniti e hanno collaborato per decenni, afferma Harvey Moscot – esponente della quarta generazione e CEO del marchio.

Il loro prodotto sono occhiali che rappresentano, in ogni modello, il carattere e l’heritage dell’intero universo Moscot ispirato all’irresistibile downtown style: dalle montature ai colori, ogni dettaglio conserva quell’allure leggermente nostalgica che fa da ponte tra un’estetica vintage e uno stile che resiste al passare del tempo, dunque più contemporaneo di un pezzo d’avanguardia. “Nessuno sa raccontare la nostra storia autentica, lunga 108 anni e fatta di cinque generazioni meglio di noi – e lo facciamo soprattutto attraverso i nostri monomarca; la nostra nuova sede nel quartiere di piazza di Spagna a Roma non fa eccezione”. Così Zack Moscot, Chief Design Officer della label newyorchese, che abbiamo incontrato in occasione dell’apertura dell’ultimo flagship store.

Zack Moscot
Zack Moscot (ph. courtesy of Moscot)

Un brand icona nel mondo degli occhiali che può vantare una storia di oltre un secolo. Qual è il segreto per una vita così lunga e un mercato sempre in crescita?

Riteniamo che il nostro segreto sia rimanere fedeli a ciò che siamo senza riposare sugli allori, ricordando sempre il nostro passato ma evolvendoci, di generazione in generazione. La nostra missione è la stessa da oltre un secolo: offrire un’esperienza nel settore dell’ottica impeccabile e realizzata da mani esperte, con un design eccellente e di qualità superiore. Mio padre e io (quarta e quinta generazione) ci completiamo a vicenda, in quanto riusciamo a coniugare la tradizione all’interno di un mercato in continua crescita.

“La nostra missione è la stessa da oltre un secolo: offrire un’esperienza nel settore dell’ottica impeccabile e realizzata da mani esperte”

La seconda apertura nella capitale rappresenta il forte legame del marchio con la cultura e una città tra le più antiche del mondo, dalle profonde radici. Un aspetto che ha molto a che fare col DNA di Moscot. Il suo pubblico quali generazioni abbraccia maggiormente?

Crediamo che chi indossa Moscot abbia una certa mentalità al di là della provenienza o della fascia d’età. I nostri clienti sono creativi e pensatori indipendenti. Sono persone che, come dice sempre mio padre, “indossano la montatura – la montatura non indossa loro”. Fortunatamente, apprezzano sia la competenza ottica che la componente moda di ciò che offriamo e per questo siamo in grado di mantenere la loro fiducia. Tutto questo fa sì che il nostro universo riesca ad abbracciare diverse generazioni, dai tempi in cui mio nonno lavorava nel negozio, a mio padre, fino alla mia (millennial), e ora anche alla Gen Z.

“Il DNA del brand e l’estetica dei negozi sono un amalgama organico di cianfrusaglie e arte collezionate nel corso dei decenni”

Quali sono i modelli più amati dalla generazione più giovane?

La nostra montatura Lemtosh, apprezzata in tutto il mondo, attraversa generazioni, continenti e ogni forma di viso. Recentemente abbiamo riscontrato grande entusiasmo per le nostre montature più grosse e robuste, sia in acetato che in metallo, come le Dahven e le Smendrik.

Moscot  Lemtosh
L’iconica montatura Lemtosh (ph. courtesy of Moscot)

I negozi Moscot sono caratterizzati da affascinanti allestimenti, realizzati attraverso un’accurata ricerca di elementi vintage. Sembra che ogni oggetto al suo interno abbia un valore unico e una propria storia. Possiamo dire la stessa cosa dei modelli delle vostre collezioni? Esistono delle storie legate ad alcuni in particolare?

Sì e sì. Il DNA del brand e l’estetica dei nostri negozi sono un amalgama organico di cianfrusaglie e arte che il mio bisnonno e il nonno hanno collezionato nel corso dei decenni. Si dice che mio nonno collezionasse antiquariato e portasse a casa quegli oggetti solo perché mia nonna diceva: ”Qui non c’è posto per quello”. Ebbene, il manufatto finiva nel negozio (la casa di mio nonno, lontana da casa). Questo è uno dei motivi che spiega l’infinita varietà degli oggetti che si possono trovare in un negozio della griffe. In modo simile, le nostre montature Moscot Original sono la rappresentazione autentica della storia di New York. Abbiamo stili che risalgono agli anni 40, 50, 60, persino agli anni 70 e 80, e molti di questi nomi fanno riferimento a termini usati in famiglia, ereditati e basati su un passato unico e ricco di storia.

“L’identità del marchio è una rappresentazione autentica dei nostri 108 anni di attività, incarna la storia”

Il tipico colore giallo presente nei punti vendita e nella vostra brand identity cosa rappresenta?

Il mio bisnonno ha scelto l’iconico colore giallo Moscot a metà del XX secolo. Ricorda il giallo dei taxi di New York. Gli “occhi” stravaganti e il Pantone stesso divennero un’icona del Lower East Side di Manhattan e avrebbero mantenuto la loro integrità sulle insegne dei negozi di tutto il mondo. L’identità del marchio è una rappresentazione autentica dei nostri 108 anni di attività: incarna la storia attraverso i materiali e gli oggetti che vi sono contenuti. Ad esempio, i cassetti in caldo legno di ciliegio si rifanno a quelli originali del nostro storico negozio di Orchard Street, mentre il soffitto di latta riflette l’architettura newyorchese dei primi del ‘900.

Moscot storia
Foto d’archivio dello storico punto vendita del marchio a New York (ph. courtesy of Moscot)

Sappiamo che avete anche un rapporto speciale con la musica, ce ne volete parlare?

Mio padre ha sempre sognato di essere un musicista famoso. È bravissimo con la chitarra, ma purtroppo non sa cantare. Mio nonno gli disse: “Smetti di suonare e diventa oculista”. Era sveglio a scuola, quindi è stato un processo naturale; tuttavia, ha sempre mantenuto la passione per la musica. Mi ha cresciuto con una chitarra e ha sempre accolto la mia indole creativa, condividendo con me l’amore per l’arte e la buona musica. Un pomeriggio di pioggia, prese la chitarra e iniziò a suonare in negozio, la gente cominciò a entrare e ad ascoltarlo. In quel momento capì che poteva unire il suo amore per la musica alla gestione dell’attività: fu così che nacque Moscot Music, progetto che vede artisti emergenti esibirsi in diversi store del mondo. Lo facciamo da oltre un decennio, e questo testimonia l’evoluzione naturale del Lower East Side, che ha l’arte nel suo DNA, non a caso è il “nostro” quartiere.

“La sostenibilità nel design è, in definitiva, qualcosa che dura a lungo e le nostre montature e lenti durano per anni”

In un’epoca in cui soprattutto la generazione Z esige una particolare attenzione alla produzione sostenibile, come risponde un’azienda storica come la vostra? Avete messo in atto delle variazioni nel rispetto dell’ambiente all’interno del vostro ciclo di produzione?

Alla scuola di design ho imparato presto che la sostenibilità nel design è, in definitiva, qualcosa che dura a lungo e le nostre montature e lenti durano per anni e anni. Ho visto clienti entrare nei nostri negozi con lo stesso paio d’occhiali dopo un decennio. Francamente, cosa c’è di più sostenibile di questo? Significa meno montature, meno materiali, meno acquisti e quindi meno rifiuti

Cosa è cambiato in questi 108 anni di storia e cosa invece non cambierà mai?

Il modo in cui possiamo comunicare ai nostri clienti e in cui forniamo la nostra esperienza unica alla nostra clientela si sono evoluti, il nostro cliente si è evoluto. E mio padre, fortunatamente, ha abbracciato la rivoluzione digitale portandola all’interno del brand nel corso degli ultimi dieci anni. Ci piace l’idea di completare 108 anni di storia con un’esperienza digitale di grande impatto, che comunichi i tre pilastri fondamentali dell’azienda: storia, moda e umorismo.
Non cambierà mai il nostro impegno nel fornire le montature più belle in materiali di lusso, la tendenza a non prenderci troppo sul serio e, soprattutto, il desiderio umano di “vedere il mondo con chiarezza, di guardare bene”.

Il modello cult Moscot per eccellenza. Qual è? Lo possiamo individuare?

La nostra montatura Lemtosh è rinomata in tutto il mondo ed è diventata la nostra icona globale. Amata da persone di tutte le regioni, si adatta ad ogni tipologia di viso: Lemtosh è semplicemente Classiconic™.

Nell’immagine in apertura, gli interni della nuova boutique Moscot di via Frattina, a Roma (ph. courtesy of Moscot)

Il progetto di Mytech “The Freedom Cases” salva i bambini dell’Ucraina

Si chiama “The Freedom Cases” il progetto realizzato da Mytech, brand di riferimento nel settore del mototurismo, specializzato nella produzione di valigie e accessori su due ruote Made in Italy. Il nome s’ispira al concetto di libertà, alla base dei principi che guidano l’azienda, e alla libertà vuole ritornare: quella di cui hanno bisogno i bambini ucraini per ritornare a una vita normale, o a quello che più si avvicina a un quotidiano cui i loro coetanei più fortunati, nel resto del mondo, riescono ad accedere.

The Freedom Cases Mytech
“The Freedom Cases”: Filippo Fiumani aka MANI, don Michele Zanon, Laura Contò, Marika Lodirio e Simone Zignoli

Un’iniziativa che unisce lifestyle on the road e solidarietà

Da un gioco di parole – cases=argomenti=bauletti – a un’azione concreta e vero atto di responsabilità, nella scelta di devolvere l’intero ricavato della campagna di crowdfunding, attiva fino al 9 dicembre, all’Associazione Cavalieri delle Nubi di Don Michele Zanon, appassionato motociclista, da sempre in prima linea nell’assistenza umanitaria. L’Associazione, con i fondi raccolti, potrà ampliare il lavoro di supporto, iniziato a seguito dell’invasione russa, a cinque orfanotrofi della città di Leopoli, in Ucraina, che versano in una condizione precaria e difficile, non solo sotto l’aspetto economico, ma soprattutto dal punto di vista psicologico, visto il protrarsi del conflitto. Un progetto generoso che canalizza l’energia di una passione come quella delle due ruote in un obiettivo più grande, destinato alla comunità globale e alla vita umana.

Tutti i fondi passano attraverso il portale www.retedeldono.it, attraverso il quale ognuno di noi può effettuare la propria donazione, per aiutare i bambini ucraini rimasti senza una famiglia e dare loro la chance di una vita libera. Un concetto che rientra nella sfera della normalità e a cui spesso nessuno fa più caso.
I donatori più generosi potranno ottenere tre opere esclusive firmate da performer e rider già noti al mondo dei motori: Filippo Fiumani aka MANI, artista e designer marchigiano; Pasquale Esposito di EvoSound, realtà conosciuta per le customizzazioni esclusive di auto; e l’adventure rider Simone Zignoli con Marika Lodirio, ragazza tetraplegica con la quale due anni fa ha condiviso un’incredibile esperienza on the road.

Filippo Fiumani MANI
Filippo Fiumani aka MANI

bauletto MyTech
L’esclusivo bauletto Mytech customizzato da Pasquale Esposito di EvoSound

Il tema della libertà esplorato dagli artisti selezionati da Mytech

Pezzi d’autore, unici ed esclusivi, che attraverso immagini e colori parlano non solo della libertà nell’ambito del viaggio, ma rientrano nel campo della libertà d’espressione, di vivere e connettersi con ciò che ci circonda.
«Abbiamo chiesto ai nostri “artisti” di personalizzare i bauletti Model X attraverso una grafica che interpretasse il tema della libertà: valore che, da sempre, fa parte del DNA di Mytech e di tutto il mondo delle due ruote. Non abbiamo posto alcun limite alla loro creatività, proprio per sottolineare che la libertà individuale e sociale è un diritto da preservare e difendere in ogni sua espressione, soprattutto in un momento storico come questo che, paradossalmente, sembra essere messo in discussione non solo in Ucraina, ma anche in altre zone del mondo, come in Iran, dove le donne vedono il proprio diritto alla libertà assottigliarsi giorno dopo giorno», conclude Laura Contò, Marketing Manager Mytech.

MyTech progetti
Il modello firmato da Simone Zignoli e Marika Lodirio

Nell’immagine in apertura, il bauletto Model X Mytech personalizzato da Filippo Fiumani aka MANI

Krug: lo champagne con il pallino della musica incontra il Maestro Ryuichi Sakamoto

Un appuntamento tra i più attesi nel mondo dello champagne è quello in cui Krug si racconta al suo pubblico internazionale attraverso il linguaggio universale della musica. Ed è in un’annata così speciale come quella del 2008 che la Maison di Reims ha scelto un vero Master of Sound che ha rivoluzionato il mondo della musica classica contemporanea, per interpretare, con il suo timbro inconfondibile, tre edizioni tra le più carismatiche della storia di Krug: Krug Clos du Mesnil 2008, Krug 2008 e Krug Grande Cuvée 164ème Édition.

È il Maestro Ryuichi Sakamoto il protagonista di questa edizione dal titolo SEEING SOUND, HEARING KRUG che la Maison Krug ha realizzato con degli eventi su scala globale, presentati in oltre 15 Paesi, attraverso un’esperienza di suono 3D con l’ausilio degli speaker Devialet Phantom, per accompagnare la community people di Krug in un’esperienza immersiva in grado di far percepire l’essenza e l’atmosfera dei luoghi della Maison. Grazie anche al menù studiato dallo chef Paolo Lavezzini nel rispetto del territorio “in cui ogni piatto è stato pensato per rendere omaggio alla Maison e al suo lavoro incomparabile che da secoli produce uno Champagne che è risultato di studio e devozione per la terra. Questo è ciò che cerco di fare anche io con la mia cucina: osservazione e devozione per la natura e il territorio che mi circonda” – conclude Lavezzini.

SEEING SOUND, HEARING KRUG

Nasce così il più recente dei capitoli che legano indissolubilmente Krug al mondo della musica, in un dialogo metaforico in cui gli appezzamenti e i vigneti sono parte di un’orchestra che ogni anno contribuiscono a creare la più bella delle sinfonie. Fatta eccezione per quello di Clos Du Mesnil, un vigneto molto particolare che Julie Cavil, prima Chef de Cave della Maison Krug – definisce un vigneto in centro città. Nel 2008, lo Chardonnay di Clos du Mesnil ha espresso una purezza così originale da dover rappresentare necessariamente un mondo a sé: Krug Clos du Mesnil 2008 è il solista di questo scenario. Accanto a lui la 164a Édition di Krug Grande Cuvée, composta a partire dalla vendemmia 2008 ed è un blend di 127 vini di 11 annate diverse, dal 1990 al 2008: risultato del sogno di Joseph Krug di creare ogni anno l’espressione più generosa dello Champagne, a prescindere dalle variazioni climatiche.

Krug Clos du Mesnil 2008

In progetto Seeing sound, hearing krug è stato realizzato in 18 mesi, dal momento in cui il Maestro Ryuichi Sakamoto accetta di fare questo viaggio con l’universo dello Champagne di Reims e invia una squadra di operatori a registrare il suono di questi luoghi per comporre la sua Suite in tre movimenti.

Le esperienze immersive a New York, Londra e Tokyo

Tre esperienze immersive multisensoriali sono state ospitate dalle tre metropoli multiculturali per eccellenza – New York, Londra e Tokyo – con un’orchestra acustica live composta da 36 musicisti, scelti da Ryuichi Sakamoto e dal suo storico primo violino.

Il maestro Ryuichi Sakamoto

Per tutti coloro che volessero vivere l’esperienza sonora Seeing sound, hearing krug è disponibile la sinfonia in audio stereo e surround su Krug.com e piattaforme di streaming, per riprodurre la sensazione di essere fisicamente presenti nella sala concerti con Ryuichi Sakamoto.

Marco Rambaldi è tra gli otto finalisti dell’International Woolmark Prize 2023

È stata annunciata ieri la selezione dei designer finalisti del Woolmark Prize 2023, all’interno della quale compare il nome di un italiano – per la prima volta negli ultimi dieci anni. È Marco Rambaldi, infatti, uno dei talenti selezionati che porterà e rappresenterà la creatività italiana all’interno di uno dei contest più importanti al mondo in fatto di talent scouting, insieme agli altri sette provenienti da tutto il mondo: A. Roege Hove, Danimarca / Bluemarble, Francia / Lagos Space Programme, Nigeria / MAXXIJ, Corea del Sud / Paolina Russo, Regno Unito / Rhude, USA / Robyn Lynch, Irlanda.

Un premio di duplice rilevanza il Woolmark Prize, non soltanto per il supporto fornito ai designer nel corso di tutte le fasi della produzione delle collezioni che partecipano al contest – dalla lavorazione iniziale del filo al trattamento più giusto per il tessuto, in base alla forma e all’obiettivo finale che si vuole raggiungere – ma anche per il fondamentale link con importanti realtà commerciali a cui tutti i designer finalisti accedono, visto che le collezioni prodotte finiscono nel bacino di vendita degli importanti canali partner di The Woolmark Company.

Quel filo di lana merino testimone dei processi evolutivi della moda

Woolmark Prize 2023
Gli otto finalisti del premio (ph. courtesy of The Woolmark Company)

Tema di questa edizione che porta il titolo di Dialogue è il passaggio, agli stake-holder del settore, di una visione originale e indipendente che è quella dei designer di nuova generazione che, attraverso il processo creativo e produttivo, danno valore e nuova forma a un materiale antico, pregiato e sostenibile come la lana merino. Un tema presente nel DNA di The Woolmark Company che si è rinnovato di pari passo con l’evoluzione della moda e dei suoi protagonisti. Basti pensare ai nomi d’inestimabile valore che sono emersi nella storia delle sue edizioni: da Yves Saint Laurent a Karl Lagerfeld (era il 25 novembre 1954 e quel giorno in giuria c’era Pierre Balmain), a Romeo Gigli nel ’90 e Giorgio Armani nel 1992.

Il sostegno economico e il tutoring: strumenti per i talenti di oggi e la moda di domani

Ogni finalista riceverà una sovvenzione di 60,000 dollari australiani (circa 38.800 euro) per lo sviluppo di una collezione in lana Merino e sarà supportato dal programma di formazione e tutoring, che include il mentoring dei leader del settore, come: Gabriella Karefa-Johnson, Global Fashion Editor-at-Large di Vogue e stylist; Holli Rogers, Chief Brand Officer di Farfetch; Sara Sozzani Maino, Scouting and Educational Initiatives Advisor per Vogue Italia e International Brand Ambassador di Camera Nazionale della Moda Italiana; Shaway Yeh, fondatrice di YehYehYeh and Group Style Editorial Director di Modern Media Group; Sinéad Burke, insegnante, scrittrice e attivista; e Tim Blanks, Editor-at-Large di Business of Fashion.

Marco Rambaldi: orgoglio Made In Italy

Marco Rambaldi brand
Marco Rambaldi (ph. courtesy of The Woolmark Company)

Designer bolognese, classe 1990, Rambaldi si è distinto per la sua passione e una particolare competenza nell’attribuire forma e significato al vasto mondo della maglieria. Ispirato dall’eredità degli uncinetti e i centrini appartenuti alla bisnonna, ha assecondato quel desiderio di regalargli nuova vita in un contesto non necessariamente tradizionale. Nascono così i primi esperimenti di upcycling, figli di un’urgenza espressiva che lo renderà libero e sempre più vicino a una consapevolezza creativa e a un’identità che si riconosce nei suoi elementi più iconici. I cuori arcobaleno sono il suo manifesto, insieme al flottante cuore jacquard e il punto pizzo sul mohair che diventano “simbolo di una donna forte, libera e non omologata”, per usare le sue parole.
“La maglieria è un terreno molto stimolante per me perché da un filo puoi far nascere tutto quello che desideri, partendo da zero, senza limitazioni di struttura o superficie. Ti permette di dare libero sfogo alla tua creatività”. La sua è una creatività al servizio di una moda che sa guardarsi intorno e offre all’estetica e alla sua narrativa la possibilità di elaborare un messaggio per tutte le generazioni protagoniste di questo periodo storico che non può fare a meno, per lo stilista, di mettere in evidenza e dar voce a temi di riflessione di attualità e di natura sociale, partendo dal presupposto che tutto quello che facciamo ha un impatto sulle nostre vite e su quelle delle persone lontane da noi anche chilometri di distanza.

Nell’immagine in apertura, i finalisti dell’edizione 2023 dell’International Woolmark Prize (ph. courtesy of The Woolmark Company)

I giovani designer della IUAD incontrano la moda di Positano

Si è da poco conclusa la seconda edizione del Positano Fashion Day: progetto Made in IUAD che ha l’obiettivo di valorizzare l’alta qualità della Moda Positano, attraverso il coinvolgimento attivo degli studenti e delle aziende del territorio che hanno messo a disposizione dei ragazzi i loro iconici tessuti.

Nove i laboratori di sartoria artigianale e 12 gli studenti del Triennio dell’Accademia che hanno dato la loro interpretazione aggiornata di quello stile inconfondibile riconosciuto in tutto il mondo sotto la definizione di moda Positano, al fine di promuoverla con proposte di grande impatto e in grado di dare una risposta ai gusti evoluti della nuova generazione. Dai look più romantici a vere e proprie sperimentazioni, gli outfit sono stati realizzati attingendo ai pregiati tessuti locali. Pizzo sangallo, lino, ricami e applicazioni consuete della sartoria tipica di questa zona prendono vita su abiti, casacche, tute, blazer attraverso forme inedite e tagli all’avanguardia, che trovano corrispondenze con la creatività che troviamo sulle passerelle internazionali.

La piazza ad anfiteatro di Positano è così diventata la cornice di un evento che ha visto alternarsi performance musicali e sfilate degli studenti e dei produttori locali, con la guida di Cinzia Malvini, voce autorevole del giornalismo di moda e del costume italiano, che ha scandito il ritmo della serata coinvolgendo il pubblico presente.

Il vincitore della seconda edizione di Positano Fashion Day

Una giuria di giornalisti ha dato il proprio contributo all’iter dell’assegnazione del premio al giovane designer che ha creato la collezione più centrata e consapevole, assegnando a Thomas Ferrarese il titolo di questa seconda edizione di Positano Fashion Day. La sua interpretazione si è collocata in un perfetto equilibrio tra la femminilità dello stile Positano, definito da lunghi abiti in lino e cotone, e una visione contemporanea e aggiornata, ottenuta attraverso la scollatura esasperata e la pettorina scivolata dei maxi abiti per mettere in evidenza il top in maglia cut-out, caricando di fascino tagli e profili indefiniti. La poetica dell’errore e del valore dell’imperfezione è un tema ricorrente tra i designer di nuova generazione di tutto il mondo.
Thomas Ferrarese ci ha confessato di essere un vero fan della genialità visionaria di Elsa Schiaparelli, in cui il corpo libero diventa veicolo di comunicazione di una creatività che si esprime attraverso codici e forme dove arte e moda si fondono completamente. Il corpo: punto di partenza e di arrivo dell’ispirazione di Thomas (giovane designer con le idee chiare e una visione matura), che desidera far diventare tramite di un’estetica no-gender e simbolo del suo impegno sociale, da cui la moda non può e non deve prescindere.

Un look di Thomas Ferrarese

Un progetto che crea evoluzione e valorizza la tradizione

Un’iniziativa che dà valore e crea rinnovamento allo stesso tempo, per dare continuità a quella tradizione tessile che affonda le sue radici nella costiera amalfitana. Gli studenti hanno dato libero sfogo alla propria creatività realizzando collezioni dal carattere disruptive, identificando la loro ispirazione, pur profondamente diversa, negli aspetti più affascinanti di questo territorio e reinterpretandone la leggerezza, il colore, il mix di tessuti in un percorso creativo che riflette i più recenti trend della moda di ricerca.

Francesca Piana, ad esempio, s’ispira ai colori delle maioliche e introduce i colori acidi, facendo dialogare tessuti fluttuanti con reti fluo e microfibre; Carmine Miranda crea dei kimoni e li decora con ricami che ricordano la tecnica giapponese del kintsugi; Vincenzo Savinelli propone per l’uomo capi classici come camicie e pantaloni destinati a un uso quotidiano, declinati su preziosi macramè; Adriana Rignelli descrive una femminilità sensuale che evoca le principesse cyber-punk dell’era web3 attraverso volumi scultorei e drappeggi in cui tulle e macramè si alternano ai corpetti sofisticati e sensuali.


Un progetto ambizioso, nato da una profonda amicizia e dall’azione sinergica di Michele Lettieri – Presidente della IUAD – e Giuseppe Vespoli – Assessore Turismo e Cultura, alimentato dall’energia dei giovani creativi di una scuola tutta italiana, che mira finalmente a una revisione estetica del costume, quanto più  possibile  di rottura, ma che tiene conto dei valore dei nostri tessuti e della qualità dei nostri processi produttivi.

Nell’immagine in apertura, uno dei look presentati al Positano Fashion Day dagli studenti della IUAD

Il nuovo menù di Rotonda Bistrò dedicato ai sapori autunnali firmato Tommaso Arrigoni

Il nuovo menù della Rotonda Bistrò messo a punto dallo chef Tommaso Arrigoni definisce le tappe di un percorso di gusto dedicato alle tipicità gastronomiche autunnali. Sapori semplici ma autentici, che portano sul piatto colori e profumi di una stagione che offre dalla terra molti elementi alla cucina mediterranea. A rendere unica l’esperienza di gusto creata dallo stellato di Innocenti Evasioni, l’eccellente proposta enologica, resa possibile grazie alla partnership con Vindome: l’app dedicata all’investimento sui vini, semplice da usare, che ha permesso a utenti di nuova generazione e neofiti del settore enologico di affacciarsi e lasciarsi conquistare dall’universo dei vini, con un focus particolare sulle cantine francesi, portatrici di un fascino e un metodo riconosciuti in tutto il mondo.

Rotonda della Besana ristorante
La Rotonda della Besana

Il pairing dei piatti con la selezione di Vindome

È qui, tra le storiche mura della Rotonda della Besana, che le etichette più prestigiose e dai rating altissimi, finora considerate inaccessibili al grande pubblico, entrano nella carta dei vini di Rotonda Bistrò, offrendo un’esperienza di gusto inedita. Dall’uovo CBT, signature dish del bistrot rivisitato in chiave autunnale con polpa di zucca leggermente senapata, pane di recupero alle erbe e grana padano, agli gnocchi con funghi porcini, fontina ed erbe aromatiche, abbinati a un Les Arums de Lagrange 2019 by Château Lagrange 3ème Grand Cru Classé, bianco d’eccezione apprezzato da appassionati e investitori francesi, che troverete sull’app Vindome a un rating di 91/100.

Oppure lo stinco con funghi alle erbe, che trova il suo perfetto abbinamento in uno Château Latour Martillac 2018 Grand Cru Classé Pessac-Léognan, valutato 93+/100. Per chiudere con dolci come il plumcake con mela al caramello e gelato alla vaniglia accompagnato da uno straordinario Château Suduiraut 2005 Grand Cru Classé Sauternes, che vanta 97/100 di rating. Gli ospiti del locale, inoltre, avranno l’opportunità di scoprire il funzionamento di Vindome direttamente al tavolo, attraverso speciali QR code tramite i quali scaricare l’app e approcciare il mondo del wine investment attraverso una user experience diretta, proprio mentre gustano una selezione di quei vini direttamente in carta.

Il fascino dell’essenziale nell’architettura e nel design interno

L’eleganza palladiana del loggiato, definita da una ricerca delle proporzioni armoniche e una serenità compositiva, in cui la luce calibrata attraversa lo spazio creato da quel bilanciamento perfetto tra pieni e vuoti, crea l’atmosfera ideale per il pubblico che s’identifica in un luogo discreto e raccolto per la cena. La luce è complice dell’eleganza pacata di questo locale, curato nei minimi dettagli dallo studio OBR, del duo Palo Brescia e Tommaso Principi, nella realizzazione di un progetto architettonico che non ha voluto sovvertire i tratti ecclesiastici del luogo ma ha elaborato un concept contemporaneo attraverso l’arredo essenziale, ispirato proprio alla cultura monacale: moderni tavoli fratini e una lunga panca dialogano con la pavimentazione in cotto.

Una visione che fa seguito al percorso effettuato negli anni da Pasquale Formisano, fotografo che al design ha dedicato la sua ricerca e fondatore di Rotonda Bistrò. Il progetto, in continua evoluzione, si affaccia a una nuova visione, accompagnata dalle luci della sera e dai mesi più freddi, ed è rivolto a un pubblico più consapevole in tema di ricerca gastronomica e di atmosfera, definita da un concept ricercato ed essenziale.

Vindome vino
Vindome

Nell’immagine in apertura, il bar della Rotonda Bistrò

ModaLisboa segna il sentiero per una nuova identità creativa, indipendente e sostenibile

Si è conclusa da pochi giorni ModaLisboa, la Fashion Week portoghese con un approccio aperto sulla libertà creativa e un occhio attento a tematiche di natura etica che hanno un peso non solo sulle nostre vite, ma anche sul mercato globale. Dall’urgenza climatica a una posizione concreta sul valore dei diritti umani, fino alla profonda riflessione sull’industria della moda a livello globale, la cui urgenza è quella di un indirizzo più pratico verso una transizione ecologica definitiva.
Ma più di ogni cosa ModaLisboa porta alta la bandiera che sostiene la libertà di identità.

Partiamo da una domanda. Anzi due. Fino a che punto le fashion week internazionali devono delineare un’estetica universale tale da indirizzare il gusto di una quantità così massiva di pubblico? È giusto che le passerelle contribuiscano alla creazione di tendenze uniformate per il mercato di tutto il mondo?
La messa in atto di produzioni dalle proporzioni ingestibili, che rispondono a un desiderio di omologazione alle regole del costume, è la diretta conseguenza del fenomeno imitativo realizzato dai colossi della grande distribuzione. Una direzione antitetica può essere quella di iniziare a dare maggior valore a proposte creative veramente libere e indipendenti che non richiedono una produzione iper impattante sul nostro pianeta, anzi la rifiutano, essendo realizzate attraverso sistemi di upcycling o artigianalità uniche, difficili da replicare in serie.

La Lisboa Fashion Week

Tra nuovi brand e marchi più established della creatività portoghese, la moda di Lisbona si è evoluta in qualità e proposta creativa. Luís Buchinho ha portato tagli inediti per dare un gusto sofisticato a una moda che si rifiuta di essere scontata a tutti i costi, ma inserita in un contesto cento per cento urban.

Maria Clara, già vincitrice del premio ModaLisboa x Tintex all’edizione di Sangue Novo nel marzo 2022, si è laureata in Fashion Design presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Lisbona, nel 2018. Ha completato le sue competenze nel campo della maglieria a Londra alla Central Saint Martins.
Questa collezione, creata in collaborazione con l’azienda tessile, in linea con i valori di sostenibilità di Tintex, ha scelto di riutilizzare la maglieria in stock insieme a tutto ciò che è considerato rifiuto: colletti difettosi, scarti e test di produzione. La tecnica di stampa manuale e tradizionale del ricamo di Madeira è nuovamente incorporata nelle creazioni, con l’aiuto di Bordal, Casa de Bordados e Fábrica Madeirense. Oltre all’utilizzo dei suoi disegni antichi e storici, è stata fornita la speciale “pittura blu” di questa casa, una miscela creata in collaborazione con il Laboratorio dell’Università di Madeira, per la produzione di una pasta più naturale e sostenibile.

Trionfo di drappeggi e zafferano sulla collezione di Buzina: rendono l’elastico un segno distintivo della collezione, determinandone forme e volumi. Il volume rientra nella sua poetica e nel suo linguaggio, che trova nel dialogo col movimento un’unica via di comunicazione per esprimere carattere e femminilità.

 

Buzina brand
Buzina

Le collezioni di Filipe Augusto e Kolovrat

L’uomo di Filipe Augusto dà seguito a questo progetto evolutivo che mette il corpo al centro di uno storytelling che si avvale di elementi dell’abbigliamento tradizionale portoghese, con dettagli che si concentrano sull’abbottonatura tramite nodi, più frequenti in capi come sciarpe e grembiuli. Elementi preziosi che prendono forme diverse, utili a valorizzare la personalità di quell’uomo che ha qualcosa da dire: pizzi, light lurex e silk velvet si intervallano con microfibre essenziali. E ancora camicie, linee sartoriali rivisitate da drappeggi e nuovi tagli diventano mezzo di espressione del sé.

Ispirazione antico Egitto per l’uomo e la donna di Kolovrat che in maniera quasi teatrale offre una visione antagonista di quello che ha prodotto precedentemente, abituando il suo stesso pubblico ad aspettarsi sempre qualcosa d’inedito. Capi a metà tra un paesaggio lunare e un futuro fantasy che trae Ispirazione dalla simbologia della civiltà egiziana. Luoghi e simboli così lontani da essere ricondotti alla bellezza dell’universo e di entità extraterrestri.
Simboli primitivi su tuniche fluttuanti riportano la nostra attenzione alla libera espressione dell’anima e del fascino dell’universo, di cui noi rappresentiamo solo una piccola parte.

La consapevolezza artigianale di Valentim Quaresma, l’ispirazione cinematografica di Nuno Baltazar

Valentim Quaresma porta la sua consapevolezza artigianale ancora una volta al servizio della moda, i cui confini con l’arte diventano sempre più indelebili, contribuendo all’evoluzione del gusto attraverso la sperimentazione di materiali e forme a metà strada tra scultura e fashion. Il suo marchio è stato lanciato dopo aver ricevuto il premio ITS#7 a Trieste nel 2008.


La moda è un veicolo di comunicazione molto potente il cui ruolo non deve fermarsi alla pura creazione di un concetto estetico, ma deve diventare – attraverso la bellezza – una piattaforma per veicolare messaggi profondi e rivolti all’attualità, in grado di captare l’attenzione del pubblico, il più vasto possibile.

Così Nuno Baltazar sceglie prendere ispirazione dal film cult Grey Gardens – Dive per sempre, il film che racconta la vera storia di due eccentriche e stravaganti donne, madre e figlia, conosciute come Big Edie e Little Edie, rispettivamente zia e cugina di Jacqueline Kennedy. La loro vita fatta di sfarzo, ricchezza e fama si trasformò presto in miseria e degrado. Ecco che la passerella si trasforma in un mix di stile contemporaneo definito da paillettes color block con l’aggiunta del fazzoletto sulla testa di ogni modella, per ricordarci l’importanza di indossare ogni creazione con la consapevolezza di quanto sia importante alimentare le proprie ambizioni e difendere la libertà di portarle avanti.

Sangue Novo

Sul fronte di Sangue Novo – lo special project di ModaLisboa che tutte le stagioni dà risalto alla nuova generazione di creativi della scuola portoghese – sono diversi i nomi che ci hanno colpito per originalità, consapevolezza stilistica e identità creativa.
I protagonisti di Sangue Novo, in questi quattro giorni, sono spinti a esprimere liberamente il proprio stile, andando a toccare il cuore e la personalità di chi si identifica in quello specifico zeitgeist, in una dimensione estetica nuova basata sulla contaminazione tra moda e arte, libera da canoni e tendenze che rappresentano le strozzature per la creatività e per una produzione più sostenibile, dedicata a infinite tipologie di pubblico.

I nuovi creativi della scena portoghese

In questo senso, è sempre maggiore il numero di giovani che trovano consenso nella distinzione al posto di una società omologata e schiava del consenso ottenuto attraverso il codice stilistico. Ad esempio Veehana, il brand di João Viana che ha studiato Graphic Design con specializzazione in multimedia presso la scuola artistica Soares do Reis, a Porto, per approfondire la sua comunicazione ed esprimere idee e pensieri in modo organizzato e obiettivo. Ha lavorato per un anno in un atelier di oreficeria, dove ha messo in pratica il suo gusto per il lavoro manuale. Nel 2021 si è laureata in fashion design presso Modatex Porto e ha avviato il suo marchio, Veehana, dove attualmente lavora.

Inês Barreto lavora sul concetto di autosabotaggio e di sindrome dell’impostore con cui molti individui si trovano ad avere a che fare quando si trovano di fronte a una nuova impresa da affrontare. È in questo contesto, infatti, che la designer laureata al Modatex di Porto si concentra sul concetto di narrazione vissuta più e più volte, che rappresenta il momento di massima vulnerabilità in cui si trova per la prima volta l’impostore, approdando in due possibili soluzioni: liberarci dai nostri pensieri tossici o essere consumati da essi, arrivando in ogni caso alla conclusione che sia noi che il nostro lavoro siamo privi di significato. Il suo rapporto con la moda trascende l’idea di creare abiti, ma affonda nella parte più profonda della sua anima, lavorando sempre attraverso narrazioni che canalizzino la sua voce.

Tra i designer emergenti Molly98 e Niuka Oliveira

Il marchio Molly98 è stato creato dalla designer Maria Duque alla fine del 2019, come identità artistica incentrata sulla creazione d’arte da materiali esistenti. Molly98 è diventata una tendenza slow fashion più alternativa rivolta allo streetwear e al clubwear, basata sul principio dell’economia circolare, zero sprechi e consumo consapevole, con l’obiettivo di creare un impatto rigenerativo nel settore. Questa collezione nasce dall’ispirazione trovata nei dintorni dello stilista: l’ambiente rurale tipico della campagna di Ribatejo, dove è cresciuta e ha trascorso gran parte della sua infanzia. Nella ricerca di influenze, ha sentito i limiti dell’estetica alternativa, che l’hanno portata a un’introspezione elementi tipici del popolo portoghese che ha sentito più vicini a lei. La tipica “tuga” con i suoi trofei e sciarpe delle società sportive alle pareti del bar, il naperon ricamato dalla nonna sopra i mobili, i cugini immigrati che tornano ogni estate vestiti con le magliette della nazionale.

Niuka Oliveira ha studiato anche lei alla Modatex di Porto, presenta una collezione che si focalizza sulle forme organiche della materia. Il suo titolo Emotional Diary è basato sull’opera Blue Tissues, di Rudolfo Quintas, una serie di 28 disegni che rappresentano un autoritratto sulle emozioni interiori nel tempo. Il lavoro ha richiesto tre mesi per essere completato e il metodo della ripetizione è stato utilizzato come sistema per rivelare la variazione emotiva come un autoritratto. L’emozione è rappresentata in modo pratico e visivo, attraverso la manipolazione di forme con materiali diversi. È così che la designer ricerca un’identità organica che serva da punto di partenza per lo sviluppo della collezione, rivelando un aspetto naturale e l’organicità plastica presente negli studi sulle forme.

Nell’immagine in apertura, foto dal backstage di una collezione presentata a ModaLisboa (ph. by Emil Huseynzade)

CORE: atterra a Milano. L’hub internazionale che crea connection e scambio culturale

A pochi giorni dalla chiusura della settimana della moda, Milano sembra non avere nessuna intenzione di togliersi i riflettori di dosso e torna a far parlare di sé annunciando l’apertura di un luogo di grande spessore in termini di evoluzione sociale e culturale a livello internazionale. Il suo nome la dice lunga, CORE: infatti è l’esclusivo club ideato e fondato da Jennie e Dangene Enterprise nel 2005, che ha l’obiettivo di sviluppare interazioni, creando continue opportunità d’incontro tra i soci di ogni provenienza e generazione, dentro e fuori dalle sue mura.

Core Club Milano
Il Culinary Lab del nuovo CORE Club Milano

Si tratta del primo hub internazionale in Europa in cui il valore principale è la trasformazione, che suona come una missione. Di un valore inestimabile per la società globale perché significa ossigenarla attraverso la costruzione di nuove connessioni e lo scambio culturale. Per questo motivo il suo programma prevede una vera e propria curatela culturale settimanale, gestita e curata dalle più rilevanti personalità di ogni ambito.
CORE: diventa così un crocevia di incontri legati alla cultura nel senso più ampio del termine. L’interscambio d’interessi nel campo dell’arte, dell’architettura, del cibo, del turismo, della musica e di ogni settore che riguardi la vita di ogni individuo, sono alla base dell’attività quotidiana di CORE: dalla sede di New York, a quella di Milano (in corso Matteotti 14) a quella di San Francisco.

Cross Contamination concept: generare un epicentro di idee espresse e condivise nella più completa libertà

Stiamo vivendo un nuovo umanesimo culturale, un momento storico a livello globale in cui ogni settore si evolve con estrema rapidità in chiave digitale e in un’ottica sostenibile. Milano è centro nevralgico di culture che ben rappresenta lo zeitgeist – lo spirito di questo tempo – che fonde la sua tradizione industriale con l’evoluzione del design, della moda, dell’arte e delle nuove figure professionali di epoca digitale, insieme a una nuova food culture che guarda con particolare attenzione al benessere.  
CORE: significa innovazione attraverso il valore della community. Vale la pena di considerare questa notizia come un’opportunità per riflettere su quanto sia importante alimentare la curiosità come un valore in grado di condurre la società a un cambiamento evolutivo e al contempo verso qualcosa di unexpected.

club Milano novità 2022
Lo speakeasy della sede milanese del club in corso Matteotti

Un inno alla diversità come valore aggiunto, che inizia dai molteplici luoghi di provenienza dei propri soci e passa attraverso l’approccio cross-generazionale: CORE: può contare, infatti, su un 30 per cento di “young game changer”, di grande importanza per mediare visione innovativa, rivoluzione creativa e linguaggio di nuova generazione con il know-how di chi dispone di strumenti ed esperienza per poter realizzare sogni e progetti, attraverso il grande potere della sinergia; che si aggiunge a una distribuzione sistemica della community che prevede un 30 per cento di soci milanesi, 30 per cento da altre regioni d’Italia e 30 per cento dal resto del mondo.

Una global food experience creata da uno chef tutto italiano

Ed è al talento dello chef italiano Michele Brogioni che è stata affidata la direzione artistica del concept gastronomico di CORE:, dopo una lunga lista di esperienze internazionali di prim’ordine: dalla Locanda Dell’Amorosa a Sinalunga (Siena) a Il Falconiere, Relais & Chateaux di Cortona (Arezzo), portando inoltre quest’ultimo a conquistare la prestigiosa Stella della Guida Michelin; e ancora dall’Out of Blue Resort di Creta per proseguire a Mosca, nei ristoranti Maison-Dellos, poi a Le Duc ed infine al Turandot. Nel 2016, Michele Brogioni viene scelto da Giorgio Armani come Executive Chef di Armani Restaurant a New York.
Nominato Global Culinary Director di CORE:, selezionerà un resident chef e delle brigate in grado di portare avanti l’approccio di curatela a 360° anche in chiave gastronomica, adattando il menù alle diverse aree dedicate all’accoglienza presenti nella struttura (speakeasy bar, “ristorante sociale” e laboratorio gastronomico/wine tasting/mixology rispettivamente al primo, secondo e quarto piano del palazzo situato nei pressi di piazza San Babila).

Michele Brogioni
Michele Brogioni

Una scelta, quella di Jennie e Dangene Enterprise, in assoluta coerenza con la loro visione della città di Milano, guida dell’espressione più contemporanea e all’avanguardia d’Italia. “In CORE:, che fa della cultura e dell’incontro di personalità illuminate di tutto il mondo il suo punto di forza distintivo” – spiega Jennie Enterprise – “non potevamo trascurare l’offerta gastronomica che è essa stessa cultura, condivisione di saperi e cibo per l’anima e la mente. Michele è quindi la sintesi perfetta di internazionalità e italianità: una mano competente e attenta in grado di fare da ponte tra i due continenti”.
Una contaminazione di sapori mediterranei e dal mondo, elaborati sapientemente nel rispetto della stagionalità e delle specialità della cultura meneghina, per rendere CORE: MILANO anche un’esperienza per il palato.

Nell’immagine in apertura, Dangene e Jennie Enterprise

The Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics

Un altro progetto che porta la moda sul piano dell’attualità firmato Franca Sozzani. Dal sogno all’evento a sfondo benefico: una mostra destinata alla vendita di una selezione di abiti indossati dall’ex direttrice di Vogue Italia, negli spazi della Fondazione Sozzani in via Tazzoli 3, aperta al pubblico fino al 30 ottobre.

In mostra il fascino vintage degli abiti indossati dall’iconica direttrice di Vogue Italia

Un’iniziativa che vuole essere anche un invito a riflettere sul disastroso impatto della sovrapproduzione della moda sull’ambiente e sull’importanza delle diverse soluzioni legate a un’economia circolare. Da qui la scelta di condividere parte del suo guardaroba che vede anche alcuni pezzi unici, trovati curiosando nei mercatini e nei negozi vintage da lei tanto amati. Le sue scelte di stile, indipendenti dalle tendenze del momento, creazioni di Azzedine Alaïa, Prada, Yves Saint Laurent, GucciValentino, Miu Miu, Alberta Ferretti o accessori di Fendi, Louis Vuitton, fino alle iconiche Manolo Blahnik.

Franca Sozzani style
Alcuni degli abiti appartenuti alla direttrice di Vogue Italia in mostra alla Fondazione Sozzani

“La bellezza del vintage sta nel poter mescolare il vecchio con il nuovo, pezzi del passato con designer più recenti, e mescolarli insieme, creando uno stile che non appartiene a nessun altro. La scoperta di un pezzo vintage unico è un momento magico. Diventi proprietario di qualcosa che è solo tuo, automaticamente sei diverso, crei il tuo stile e sei inimitabile”.

I 25 pezzi tracciati su blockchain

Una selezione speciale di 25 pezzi, inoltre, è fornita di un QR code che permette di leggere la storia dell’abito, di tracciare e aggiornare i passaggi di proprietà attraverso la piattaforma SPIN by lablaco. Un valore aggiunto per chi dovesse acquistare uno dei capi selezionati.

Francesco Carrozzini Franca Sozzani
Francesco Carrozzini con Franca Sozzani (in Valentino), in un ritratto di Bruce Weber

La moda oltre la moda

Sono pezzi ambasciatori di un’eleganza senza tempo, espressione di un’anima libera che, attraverso quel radar personale per il talento e la creatività, è riuscita a far parlare la moda di verità, con coerenza e coraggio, rivoluzionando completamente il suo linguaggio editoriale.
Temi urgenti, raccontati attraverso una visione dissacrante della moda, diventano il leitmotiv delle pagine di Vogue Italia, attirando l’attenzione di un pubblico trasversale sull’emergenza climatica o il “Rebranding Africa”, che ha puntato i riflettori su giovani stilisti, artisti e musicisti africani. Oppure sulla violenza sulle donne, che l’ha portata a diventare Ambasciatrice per Fashion 4 Development (una collaborazione globale tra l’industria della moda e le Nazioni Unite), avviando progetti mirati all’indipendenza femminile e creando opportunità di lavoro nell’agricoltura e nella moda. Nel 2014 Sozzani ha avviato il Vintage Project, un negozio permanente con abiti e accessori dei più importanti marchi fashion, con l’obiettivo di raccogliere fondi in favore dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia) per sostenere la ricerca e la prevenzione del cancro.

Franca Sozzani guardaroba

E la sua opera continua con Franca Fund, i cui profitti saranno devoluti al The Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics, Harvard Medical School. L’obiettivo del fondo è raggiungere i migliori risultati nella ricerca e nella difesa della genomica preventiva in modo che tutti, indipendentemente dall’etnia o dalla provenienza socioeconomica, possano avere accesso a strategie personalizzate per promuovere la salute.

Franca Sozzani Vogue Italia

Nell’immagine in apertura, Franca Sozzani col figlio Francesco Carrozzini in un frame del documentario Franca: Chaos and Creation

Cosa ci ha lasciato il PLUG-MI e la sua celebrazione dell’urban culture a Milano

Si è concluso da pochi giorni il PLUG-MI, il Festival che celebra la urban culture ideato e promosso da Fandango Club Creators, negli storici spazi del Superstudio di via Tortona a Milano, cuore della moda di ricerca del capoluogo lombardo che ha visto anni di evoluzioni e trasformazioni di un’estetica fashion destinata ad aggiornarsi con la stessa velocità del linguaggio delle nuove generazioni.

Un evento, il PLUG-MI, che ha valorizzato nuove modalità e sperimentazioni che i giganti dello sportswear hanno messo in campo per dare una nuova espressione di sé, attraverso il coinvolgimento di artisti, creativi della generazione web3 e nuovi imprenditori visionari che hanno fatto della sostenibilità l’unica strada perseguibile.

Una live performance nello stage Cupra di PLUG-MI


È qui che, ai piedi del Cupra main stage, ha preso il via un programma di live performance: dai due enfant prodige della scena rap italiana SHIVA e RHOVE, alle esibizioni di Miles e dei Planet Funk. Numerosi altri live hanno fatto scatenare il pubblico di PLUG-MI: Don Said, Mida sponsored by Openstage, Sgamo, Soul Tripping sponsored by adidas Eyewear e infine Capozanarky, Inoki ft. Adriana & Dj Arden e Sethu sponsored by PHOBIA.

E ancora, installazioni e workshop hanno dato vita a un format evoluto in cui i veri protagonisti sono ricerca e sperimentazione, con l’obiettivo di portare sul mercato la personalizzazione dello stile e la valorizzazione di un’estetica che guarda all’unicità dell’individuo. Grazie a collaborazioni esclusive e contaminazioni tra arte e moda che approdano in una visione antagonista di nuova generazione, prodotto di un panorama culturale che si adatta a utenti più consapevoli in tema di sostenibilità e che prendono le distanze da ogni presupposto di omologazione.

I finalisti del progetto “BE P-ART powered by Reebok”, la live performance di Tvboy all’evento di Cupra

Sullo stage di PLUG-MI è stato annunciato domenica il vincitore del progetto “BE P-ART powered by Reebok”. Il contest ha visto protagonisti giovani talenti della urban creativity che hanno interpretato l’iconica sneaker Classic Leather OG come una tela bianca, seguendo la propria ispirazione. Gli artisti nel corso del mese di luglio hanno caricato sulla piattaforma le opere, ottenendo l’opportunità di vincere un outfit completo firmato Reebok, insieme alla conversione del proprio artwork in NFT in mostra durante l’evento milanese. Una giuria tecnica-artistica, all’interno della quale spiccano due nomi noti al mondo NFT ossia Giovanni Motta e Mendacia Veritatis, ha analizzato gli oltre 130 progetti pervenuti e ha premiato le opere “Classic future” di Mattia Sarti (@just_mattia_sarti), “Mewtallized” di Riccardo Piacenza (@rcrd.pcnz) e “Reebokwave” di Svccy (alias Matteo Succi, @vaporwave_svccy).

Reebok sneakers capsule 2022
“Reebokwave” di Svccy 

Un messaggio positivo che ha contagiato la città di Milano anche attraverso eventi esplosivi che hanno valorizzato la connection tra la urban culture e l’unconventional brand automotive Cupra, sempre attento ad aggiornare il proprio linguaggio per raggiungere la sfera d’interesse delle nuove generazioni. È questo lo spirito dell’evento che è andato in scena al Cupra Garage, che ha visto una live performance di Tvboy, all’opera nella customizzazione di una sneaker poi messa all’asta e un’esposizione dei migliori modelli collezionati da Jacopo De Carli, celebre restauratore delle calzature più iconiche.

Tvboy Milano
Tvboy all’evento organizzato da Cupra

Tvboy sneakers
Jacopo De Carli con le sneakers personalizzate da Tvboy

Eastpak presenta capsule collection sostenibili, Lotta Leggenda celebra le sue sneakers iconiche

L’iniziativa di Eastpak RE-BUILT TO RESIST, che punta a ridurre gli sprechi dei materiali danneggiati riutilizzandoli in modo creativo e sostenibile, realizzando prodotti unici e dal design non convenzionale, è atterrata al Plug-Mi con una collab straordinaria con il team di Re-Vibe che ha sviluppato, nel corso di live workshop che hanno visto il coinvolgimento del pubblico, mini-capsule upcycling definite da una forte carica di coolness.

Eastpak collezioni sostenibili 2022
RE-BUILT TO RESIST, l’iniziativa organizzata da Eastpack a PLUG-MI

Eastpak collezioni sostenibili 2022
Uno zaino della capsule collection RE-BUILT TO RESIST

Negli spazi del Plug-Mi Lotto ha presentato la linea di calzature Lotto Leggenda 2022, che celebra le grandi icone del passato. Occasione ghiotta per gli sneakerheads più appassionati, che hanno avuto l’occasione di richiedere la customizzazione delle Lotto Leggenda al giovane designer italiano Morris Spagnol (@_morrispagnol_), che nelle sue creazioni mixa la sua passione per l’arte a quella per lo sport e la urban culture.

Lotto leggenda sneakers 2022
Un modello di Lotto Leggenda

TY1 e Guè Pequeno ospiti d’eccezione del brand Plus Design

Plus Design – custom partner del Festival – è il marchio lanciato nel 2020 da Ibrahim Fadi, che nella sua area Custom Garage ha messo a disposizione un team di artisti e professionisti per personalizzare sneaker, accessori e capi d’abbigliamento. Ospiti d’eccezione come TY1 – DJ e produttore discografico – e Guè Pequeno, produttore discografico e rapper, hanno espresso a più voci il link tra il brand, la sua community e la cultura metropolitana. Un’experience che apre la strada a nuovi codici di comunicazione con il pubblico, in un rinnovato equilibrio tra ricerca, artigianalità e sperimentazione che volge lo sguardo a un’estetica contemporanea dall’anima green.

Plus Design Milano
Una sneaker customizzata durante il workshop di Plus Design

Nell’immagine in apertura, la performance di RHOVE a PLUG-MI 2022

Ferrari svela la sua special edition Giallo Modena che celebra 75 anni di storia del brand

L’inconfondibile giallo Modena, colore dello stemma della città del patron della casa del Cavallino Rampante Enzo Ferrari, torna a illuminare la livrea della monoposto F-75, regina della casa di Maranello, che scalderà l’asfalto del Gran Premio D’Italia di F1 sulla pista dell’Autodromo Nazionale di Monza domenica 11 settembre.

Leclerc Sainz Ferrari 2022
Charles Leclerc e Carlos Sainz posano davanti alla monoposto F-75 nello store Ferrari (ph. by Alberto Feltrin, courtesy Ferrari)


I colori della nuova livrea, svelata ieri pomeriggio 7 settembre dai due piloti Charles Leclerc e Carlos Sainz, all’interno del flagship store di via Berchet a Milano, saranno anche i protagonisti di una limited edition di accessori, realizzati da casa Ferrari, attraverso le partnership di prestigio con Bell Racing Helmets, Puma e Ray-Ban, per celebrare i suoi 75 anni di storia. La collezione dedicata all’anniversario è composta da una t-shirt in jersey con loghi sponsor, gli occhiali da sole unisex in metallo e fibra di carbonio e i caschi in scala 1:1 e 1:2 dei due campioni Charles Leclerc e Carlos Sainz, da scoprire sull’e-store ferrari.com e all’interno delle boutique Ferrari in cui l’heritage del brand incontra l’evoluzione estetica e tecnologica che va incontro alle esigenze della nuova generazione, in un lifestyle completo dedicato all’universo della casa di Maranello.

Leclerc Sainz Ferrari piloti
Leclerc e Sainz indossano maglie nell’inconfondibile tono di giallo della casa (ph. by Alberto Feltrin, courtesy Ferrari)

Una storia ultradecennale nel segno dell’inconfondibile giallo della casa

Una storia ricca di eventi lega questo pantone alla storia del marchio fondato dall’ingegnere, pilota e visionario Enzo Ferrari, che ha inizio con la fondazione della Scuderia nel 1929 e prosegue con la nascita dell’azienda nel 1947; da allora il mito del cavallino nero continua ad attrarre l’interesse di appassionati e neofiti da ogni parte del mondo.


Pare che la prima ispirazione per una Ferrari gialla sia nata da Fiamma Breschi, vedova del pilota Luigi Musso e amica del fondatore, che suggerì di portare una vettura di quel colore a un salone che ispirò, in seguito, il Giallo Fly adottato per la prima volta su una 275 GTB. Ma il suo esordio sulle piste si deve alla 195 Inter Berlinetta di Salvatore Ammendola che debuttò per la prima volta nella Coppa Inter-Europa il 15 aprile del 1951, per poi riapparire a più riprese sulle quattro ruote, sui caschi e sulle divise dei piloti degli anni ‘50 e ’60 della Scuderia Ferrari e, in anni più recenti, fu riportato sull’asfalto da campioni di classe come Michael Schumacher, Rubens Barrichello, Felipe Massa e Fernando Alonso. Fino all’iconico logo del GP numero 1000 della Scuderia in Formula 1, in Giallo Modena, seconda anima della casa emiliana.

Nell’immagine in apertura, Charles Leclerc e Carlos Sainz all’evento di presentazione nel flagship store Ferrari di Milano (ph. by Alberto Feltrin, courtesy Ferrari)

Il futuro dell’upcycling esiste già e si chiama Revibe

Si chiama Revibe e si muove con la velocità e la stessa energia di una community. Una startup di appena un anno, nata dal coraggio e dall’intraprendenza di 4 giovani italiani che hanno scelto Parigi per costruire la loro vita e un progetto visionario, in piena pandemia. Sono Ettore Maria Carfagnini, Elia Maino, Fabio Diroma e Gabriele Barbieri, che hanno scalato la nuova frontiera del marketplace dedicato ai designer indipendenti che operano nell’ambito della produzione upcycling, ma con il valore aggiunto del supporto concreto e continuo della produzione.

Revibe brand fashion

Una vera conquista in tema di sostenibilità, in un momento storico in cui il livello di sovrapproduzione del settore tessile ha raggiunto il punto di non ritorno e anche i sistemi di produzione rispettosi dell’ambiente non risolvono del tutto il problema. Esiste, infatti, un altro preoccupante aspetto dell’inquinamento prodotto dal sistema moda, che ha a che fare con tessuti non utilizzati, collezioni invendute e guardaroba rinnovati più del necessario, che stanno materialmente intossicando intere località del nostro pianeta e il cui smaltimento causa una produzione di CO2 insostenibile per la Terra. Per questo motivo l’upcycling diventa il sistema di produzione più innovativo, dando nuova vita a tessuti e capi già esistenti, a un costo di produzione ragionevole per i giovani talenti di tutto il mondo che stanno portando una ventata di freschezza ai codici stilistici del fashion system di nuova generazione.

Sostenibilità e rivoluzione estetica in più di 100 brand da tutta Europa

Tanto di cappello, quindi, per i fondatori visionari di Revibe che, in pochi mesi, hanno raggiunto più di 100 brand di ricerca selezionati in più di 12 paesi europei. Un successo destinato a crescere a ritmi sempre più elevati, grazie a un’operazione mirata di servizi integrati che sostengono il marchio dalla creazione, alla commercializzazione, fino alla comunicazione, diventando un vero e proprio punto di riferimento per i creativi dell’upcycling: i veri visionari della moda zero waste del futuro.

Un’attività che mira, tra l’altro, a trovare risposte concrete alle esigenze della Generazione Z, la più sensibile alle cause del cambiamento climatico e la più predisposta e impegnata a trovare una soluzione. Ma non è tutto, la stessa Gen Z è quella che chiede una rivoluzione stilistica in termini di codici estetici e di fluidità di genere. Grazie alla sua selezione di creativi da tutta Europa, e a un programma di collaborazione con le migliori scuole di moda, Revibe offre una risposta qualitativa che fonde il valore artigianale a quello della ricerca di tessuti innovativi e un approccio estetico antagonista e all’avanguardia.

Revibe è promoter di una “Extended producer responsibility”

Revibe, inoltre, è impegnato costantemente nella selezione di aziende che incarnano il concetto di “Extended producer responsibility” (EPR); per i neofiti del tema, si parla sostanzialmente del principio in base al quale “chi inquina paga”, uno schema obbligatorio per tutte le aziende tessili europee. Nello specifico, si tratta di una politica ambientale per la quale il produttore di un bene è responsabile anche per la fase post-consumo, ovvero per la sua gestione una volta diventato rifiuto. Al produttore viene data, quindi, una significativa responsabilità, dal punto di vista finanziario ed etico, per il trattamento e lo smaltimento dei prodotti al termine del loro ciclo di vita.
Rientra, per fare un esempio, in un tema di etica e di responsabilità la scelta di produrre in “pre-order” una determinata categoria di articoli disponibili all’acquisto, ma non ancora pronti per essere spediti, in quanto soggetti a realizzazione e personalizzazione su misura. Un approccio che, oltre a rendere il capo o accessorio assolutamente unico per il consumatore, si pone come soluzione al problema degli stock invenduti.

La community di Revibe tra eventi live e workshop

Essere parte di una vera community è uno degli elementi di forza di una realtà come Revibe, che attraverso workshop dal vivo e attivazioni di vendita al dettaglio in tutta Europa, mette in connessione il consumatore finale con i designer. Un approccio che permette all’utente di essere parte del cambiamento, rafforzando e portando linfa vitale alla mission di Revibe.
I clienti finali sono invitati a unirsi ai designer nella creazione del proprio capo upcycling, rielaborando capi d’abbigliamento vintage e scarti tessili forniti dall’azienda e dai suoi partner.

workshop moda sostenibile 2022
Un workshop organizzato da Revibe

Nell’immagine in apertura, Elia Maino ed Ettore Maria Carfagnini, tra i fondatori di Revibe

Scopri l’iconico cocktail di Hemingway, con la Daiquiri Week e Compagnia dei Caraibi

Torna l’appuntamento con l’International Daiquiri Day, come ogni anno il 19 luglio per celebrare il famoso cocktail che prende il nome dal villaggio cubano di nome Daiquiri dove è stata realizzata la sua miscela. Si dice che il merito sia di un ufficiale del corpo dei Marine che, durante la guerra tra Stati Uniti e Spagna, in seguito all’affondamento della nave Maine nel porto dell’Avana, entrò in un locale e, non riuscendo a bere il rum liscio, si fece allungare il distillato con succo di lime e zucchero. Una miscela di successo che conquistò anche Ernest Hemingway e il Presidente John F. Kennedy.

Rum Diplomatico porta il suo signature Planas Daiquiri in tutta Italia

È Rum Diplomático, il rum super premium di Compagnia dei Caraibi, preparato in condizioni ambientali eccellenti ai piedi delle Ande, a rendere omaggio a questo cocktail dalla storia così affascinante. E lo fa attraverso un calendario di eventi che si svolgeranno in tutta Italia fino al 24 luglio, con il suo signature Planas Daiquiri in oltre 15 locali. L’iniziativa segue la prestigiosa collaborazione del 2021 a Milano con lo Chef Canzian, offrendo questa volta l’opportunità di gustare da nord a sud il cocktail icona di Hemingway, inserito nelle drink list al pubblico con la ricetta speciale a base di Rum Diplomático Planas, rum bianco invecchiato fino a sei anni dagli aromi freschi, tropicali e leggermente fruttati che con il suo 47% di abv offre una maggiore morbidezza e un finale delicato ma pronunciato. Un’occasione unica, quella della Daiquiri Week di Compagnia dei Caraibi, per scoprire Diplomático e rivivere le atmosfere caraibiche di un must have della mixology internazionale.

Rum Diplomatico Planas
Rum Diplomático Planas

Scopri qui dove gustare Daiquiri preparati dalle sapienti mani dei migliori bartender d’Italia e mettiti alla prova con la ricetta di Planas Daiquiri.

La ricetta del celebre drink amato da “Papa”

50 ml Diplomático Planas

20 ml succo di lime fresco

15 ml sciroppo di zucchero

Versare tutti gli ingredienti in uno shaker. Completare con ghiaccio. Shakerare. Versare in una coppa di vetro e guarnire con uno spicchio di lime.

Nell’immagine in apertura, il Rum Diplomático Planas, distribuito da Compagnia dei Caraibi

The Boys in the Band

In esclusiva per ManInTown il cast di The Boys in the Band. L’opera teatrale del drammaturgo statunitense Mart Crowley, in un’inedita versione tutta italiana allestita da Giorgio Bozzo, che ha debuttato a New York nel 1968 rimanendo in scena per oltre mille repliche, e diventando una pièce-manifesto del movimento LGBTQ+. Una versione cinematografica, realizzata nel 2020, è visibile su Netflix, sotto la regia di Joe Mantello e con un cast stellare del calibro di Jim Parsons, Zachary Quinto, Matt Bomer, Andrew Rannells, Charlie Carver.

The Boys in the Band teatro
Il cast di The Boys in the Band (ph. Andrea Colzani, styling Rosamaria Coniglio)

Una festa per il compleanno del caro amico Harold, scritto da Mart Crowley con traduzione e adattamento a cura di Costantino Della Gherardesca. La scena, scandita da un susseguirsi di emozioni, si svolge in un appartamento su due piani all’altezza della 50th a New York. Un’opera di grande attualità, in un’epoca in cui ancora troppe persone non si sentono libere di esprimere i propri sentimenti e la propria individualità.

Tra gli invitati si presenta anche Alan, un vecchio amico dei tempi del college del proprietario di casa -Michael (Francesco Aricò) – a New York per lavoro, che dice di aver disperata necessità di parlare con lui. Alan rimane coinvolto, suo malgrado, in un crescendo di bevute, screzi, battute pesanti che culminano con l’arrivo di un giovane Midnight Cowboy – una marchetta assoldata come regalo di compleanno – e infine di Harold, il festeggiato. Ed è proprio quando l’atmosfera si è fatta elettrica che Michael costringe tutti i convenuti a partecipare a un gioco che si rivela brutale per molti di coloro che vi prendono parte. Ma non sarà lui ad essere il vincitore della serata.

The Boys in the Band italiano
ph. Andrea Colzani, styling Rosamaria Coniglio

Lo spettacolo, che è andato in scena alla Sala Umberto di Roma dal 26 aprile al 1° maggio, riprenderà la rappresentazione nel resto dei teatri italiani nel corso della stagione autunnale.

The Boys in the Band Donald
Gabrio Gentilini (Donald): giacca Maison Laponte, pantaloni Zegna, collana De Liguoro, scarpe Ferragamo

Credits

Photographer Andrea Colzani

Fashion Editor Rosamaria Coniglio

Styling assistant Federica Mele

Grooming Chiara Viola

Si ringrazia per la location Archiproducts Milano – Archiproducts.com

Nell’immagine in apertura, il cast di The Boys in the Band

Compagnia dei Caraibi approva il primo report di sostenibilità per gli anni 2020 e 2021

Il percorso verso uno stile di vita e un piano aziendale sostenibile e che tenga concretamente conto delle esigenze del nostro pianeta, è un’importante dichiarazione d’identità e responsabilità per un’azienda, di fronte al mercato e i suoi consumatori. È uno degli obiettivi di Compagnia dei Caraibi S.p.A. – azienda di Vidracco (TO) leader nell’importazione, sviluppo, brand building e distribuzione di distillati, vini e soft drink di fascia da premium a ultra-premium e prestige di tutto il mondo, nonché di craft beer italiane – che ha approvato su base volontaria il suo primo Report di Sostenibilità con riferimento agli anni 2020 e 2021.

Una scelta di natura etica, ma anche di sviluppo e comunicazione dei propri valori, di fronte agli stakeholder del settore e alle nuove generazioni di consumatori sempre più evoluti in termini di consapevolezza ed esigenze etiche. A questo proposito, il Report di Sostenibilità ha l’obiettivo di testimoniare il costante e concreto impegno del gruppo in ambito ambientale, culturale, sociale e di gender equality, dopo aver chiuso il 2021 in forte crescita, con ricavi per oltre 42 milioni di euro e più di 1.4 milioni di litri di prodotto venduti.

Il 2021 è stato un anno di profonde trasformazioni per Compagnia dei Caraibi – racconta Edelberto Baracco, CEO di Compagnia dei Caraibi – abbiamo affrontato l’impegnativo percorso che ci ha portato alla quotazione sul mercato Euronext Growth Milan. Un percorso grazie al quale, oltre ad una maggiore solidità patrimoniale, abbiamo potuto dotarci di una Governance e una struttura organizzativa adeguata all’ambiziosa strategia di crescita che abbiamo definito. […] Attraverso questo primo Report di Sostenibilità abbiamo cercato di illustrare in modo semplice, ma completo, il contesto in cui operiamo e presentare la nostra performance di sostenibilità in riferimento sia ai risultati aziendali, sia alle questioni di sviluppo sostenibile globale”.

Compagnia dei Caraibi azienda
Edelberto Baracco, CEO di Compagnia dei Caraibi

Le azioni condotte da Compagnia dei Caraibi per l’ambiente

In termini ambientali sono diverse le azioni intraprese dalla società. Nel 2018 nella sede operativa di Colleretto Giacosa è stato installato un impianto fotovoltaico che produce annualmente circa 72.000 kWh di energia elettrica, in parte utilizzata e in parte immessa in rete e venduta. Tutta l’energia elettrica consumata proviene da fonti di energia rinnovabile.
Dal 2021 l’azienda si impegna a calcolare e compensare ogni anno la propria Carbon Footprint sulla base della norma ISO 14064.

Nel 2021 sono stati acquistati 1025 crediti di carbonio provenienti da un progetto forestale in Amazzonia chiamato “Maisa REDD+ Project – Cairari Moju, Stato del Pará (Brasile)” al fine di diventare Climate Neutral, e portare a zero l’impatto impatto climatico relativo all’attività aziendale 2020.
A inizio del 2022 è stata calcolata l’impronta dell’anno precedente: il dato, in corso di certificazione, porterà l’azienda alla compensazione delle 1070 tonnellate di CO2 emesse nel corso del 2021.

Il gruppo è attivo oltre che nella compensazione, anche nella riduzione: in quest’ottica è stato definito per il 2022 un obiettivo di riduzione del 5% delle emissioni di gas serra sul fatturato (calcolata in tonnellate per milione di euro di ricavi), anche attraverso i comportamenti virtuosi dei dipendenti coinvolti a contribuire nel proprio agire quotidiano al raggiungimento di tale obiettivo.

Compagnia dei Caraibi per la cultura

Le iniziative relative alla cultura hanno trovato formalizzazione nel 2021 come nuovo pilastro dello statuto aziendale, che riconosce l’importanza dell’arte figurativa, letteraria, musicale ed estetica, come valori di condivisione, positività e bellezza. Compagnia dei Caraibi ha così avviato collaborazioni in qualità di partner e sponsor con associazioni, festival, iniziative locali e nazionali per promuovere eventi culturali e artistici a beneficio della comunità, affermando i valori in cui crede anche al di fuori del proprio core business. La presenza di Compagnia dei Caraibi è diventata consueta in manifestazioni come SeeYouSound International Music Film Festival, Affordable Art Fair, oggi (un)fair, e l’UlisseFest.

Compagnia dei Caraibi per il sociale

In risposta alla crescita della società, anche il tema del capitale umano è stato valorizzato in modo coerente. Se negli ultimi 4 anni, infatti, i dipendenti sono passati da 39 a 49, è cresciuta visibilmente la presenza di nuove figure professionali che ha portato l’organico dell’azienda a un 47% di presenza femminile e a un’età media dei dipendenti di 36,8 anni. 

È stato effettuato un sondaggio aziendale per valutare il grado di soddisfazione generale su tematiche quali possibilità di crescita, livello di stress e salario percepito. L’obiettivo è quello di creare un ambiente lavorativo nel quale le persone coinvolte possano sentirsi a proprio agio e in cui favorire la crescita professionale e personale, alimentando il senso di appartenenza, basato su relazioni positive e sulla valorizzazione delle diverse identità, del rispetto dell’ambiente e dell’assoluta considerazione dei fattori di salute e sicurezza di tutti i collaboratori.

Nell’ottica di consentire ai dipendenti di conciliare la vita professionale a uno stile di vita qualitativamente tutelato, l’azienda ha inoltre adottato la modalità di lavoro ibrida (in presenza e in smart working) in maniera permanente per consentire ai dipendenti di gestire al meglio vita professionale e privata.

Gender equality: codice etico e valore culturale

Inclusione e diversità sono due concetti centrali della people strategy di Compagnia dei Caraibi che include nella sua politica aziendale una cultura laica della social equality con una massima attenzione alla gender equality e al contrasto della discriminazione in ogni sua declinazione. Come da Statuto e Codice Etico, ha tra i suoi obiettivi principali la “centralità, sviluppo e valorizzazione delle risorse umane”.

Nell’immagine in apertura, il Vermouth Riserva Carlo Alberto di Compagnia dei Caraibi (ph. Lorenzo Tridente)

‘Trame di memoria’, Accademia IUAD e Lanificio Cerruti per l’edizione 2022 del Graduate

Che cos’è la memoria? perché ne proteggiamo e celebriamo il valore?
Custode delle nostre tradizioni e della storia dei grandi uomini che le hanno messe insieme, è quanto di più prezioso possegga una civiltà per potersi evolvere e per formare una nuova generazione di talenti.
È questo il fil rouge che Accademia IUAD e Lanificio F.lli Cerruti dal 1881 hanno costruito insieme per il Graduate 2022 in un’esposizione dal titolo Trame di Memoria, inaugurata a Napoli a Palazzo delle Arti il 7 luglio e aperta al pubblico fino al 17 del mese.

Una mostra che offre al pubblico il punto di vista della generazione dei designer del futuro, chiamati a riflettere sul tema della memoria, liberi di scegliere gli strumenti per loro più idonei e una selezione di tessuti d’archivio del Lanificio Cerruti. Il risultato è un affascinante percorso creativo e introspettivo che analizza tutti gli aspetti della memoria che hanno un peso nella vita dell’individuo.

Alcune delle opere che troverete al PAN fino al 17 luglio

Iuad Napoli
Approdi Invisibili, Stefano Mosca

Approdi Invisibili di Stefano Mosca è un polittico che affronta il tema della memoria come momento di autoanalisi, elaborazione del dolore e crescita personale; da sofferenza e catarsi a una serie di rappresentazioni simboliche dei momenti più cari e spensierati che riportano all’infanzia e all’adolescenza. Legami familiari ed esperienze che hanno fatto da apripista ad amicizie indissolubili rimangono trascritte per sempre nella trama di un boro giapponese, l’opera di Chiara Buoninconti che in Indossare un Ricordo esprime la sua necessità di preservare i momenti carichi di significato, attraverso l’arte del riciclo e rammendo dei kimoni effettuata, a regola d’arte, tramite le tradizionali impunture giapponesi del sashiko. Il tessuto Cerruti al suo interno rappresenta l’anima originale, la tradizione che si tramanda nel tempo.

finalisti graduate 2022
Indossare un ricordo: il Boro giapponese, Chiara Buoninconti

Con L’Inverno dei Ricordi Valentina Derudi affronta il tema del morbo di Alzheimer, piazzando un corpo umano vuoto (rivestito per metà di tessuto del Lanificio Cerruti, perché lentamente si sta spogliando della sua memoria) e rannicchiato su se stesso, dalla cui testa volano via istantanee di ricordi che il soggetto stesso non è più in grado di trattenere. Valentina invita i visitatori a intervenire in maniera attiva sull’opera, scrivendo un ricordo e lasciandolo dentro quel corpo vuoto. L’opera verrà donata a un centro Alzheimer di Monza.

Accademia Iuad Napoli 2022
L’Inverno dei Ricordi, Valentina Derudi

Ad aprire il percorso espositivo le foto più belle che Nino Cerruti ha selezionato insieme a Michele Lettieri (Presidente Accademia IUAD) dai bauli aperti nella villa di Saint-Tropez del designer. E ancora le creazioni dei graduated che hanno sfilato al Forte dei Marmi insieme a Lanificio Cerruti: un’occasione che i ragazzi hanno preso al volo per dar vita alla loro visione di eleganza dedicata all’uomo e alla donna del futuro, in una nuova consapevolezza e armonia tra tagli aggiornati e savoir-faire artigianale.

mostra Pan Napoli
L’exhibition Trame di Memoria al PAN napoletano

L’eredità del Signor Nino

Il desiderio di Mr. Nino, così era chiamato in tutto il mondo, era di dar voce ai giovani e alle loro idee; fu tra i primi a credere nell’evoluzione stilistica del costume attraverso la visione delle nuove generazioni. Ecco perché fu una gioia per lui condividere gli spazi e i materiali della sua azienda progettata da Vico Magistretti con i ragazzi della IUAD. Lanificio F.lli Cerruti è un marchio intriso di storia e tradizione, un mondo fatto non solo di abbigliamento, ma di lifestyle, celebrato per il prestigio e la raffinatezza.

Un Passato Confortevole, Christian Gallo e Stefano Adric; Il Viale dei Ricordi, Federica Guadagno; Sganciaricordi di Maria Napolitano

Nino Cerruti è stato tra i pochi designer ad aver mantenuto una coerenza estetica e stilistica nel tempo, alimentando di volta in volta il proprio il mito, vestendo gli attori e le attrici di Hollywood (da Richard Gere a Jack Nicholson, da Michael Douglas al favoloso abito in pizzo creato per Sharon Stone, solo per citarne alcuni) e persino le teste coronate d’Europa con le sue creazioni che mixavano buon gusto e personalità, al punto da entrare nelle sceneggiature delle pellicole che hanno fatto la storia del cinema; “You can’t bleach a Cerruti, out of the question”, dice Christian Bale nei panni del finanziere Patrick Bateman in American Psycho. Ecco la scelta del Lanificio F.lli Cerruti di collaborare con IUAD, che da più di quarant’anni opera nel campo della formazione nelle discipline della moda e del design, portatrice della tradizione sartoriale napoletana e di innovazione e artigianalità nel design.
Non a caso Giovanni Vietti, il presidente dell’Unione Industriale Biellese, definì Cerruti un visionario, una persona acuta e mai banale, uno stilista fuoriclasse.

Bon Souvenirs, Micol Piizzarelli; Passato-Presente, Ilaria Califano, Alessandra Elefante, Alessia Nocera

Nell’immagine in apertura, la facciata del Palazzo delle Arti Napoli, sede della mostra allestita da Accademia IUAD e Lanificio Cerruti

The deep fashion hiking – Editorial

Uno scenario incontaminato, punteggiato da cime maestose, foreste e specchi d’acqua, fa da cornice a capi e accessori statement della prossima stagione Fall/Winter, tra anorak, giubbotti di matrice utility, parka waterproof, balaclava e cappelli a tesa larga, firmati tra gli altri Alanui, Mykita, KNT, Woolrich e C.P. Company.

mountain fashion style
Anorak Canada Goose

mountain fashion mens
Coat, shirt and hat Woolrich, long boots Camper Lab, sunglasses Bally

coat Alanui men
Fringed coat, cardigan and pants Alanui, boots RBRSL, balaclava and hat Ferruccio Vecchi

men's fashion parka jackets
Jacket and pants KNT

mountain photoshoot fashion
Jacket Noskra, sunglasses Tom Ford

Credits

Photographer Federico Ghiani

Fashion editor Rosamaria Coniglio

Grooming Antonio Navoni

Model Marcelo Lima @Independentmgmt

Nell’immagine in apertura, il modello indossa anorak Canada Goose

‘L’altra forma delle cose’, la nuova installazione di Emilio Vavarella a Casa Zegna

Un bosco in pixel, raccontato sulle lane pregiate di capre di Bielmonte, sui tessuti realizzati a San Patrignano e perfino su filati sintetici, ottenendo risultati e suggestioni dal diverso impatto emotivo. È l’opera di Emilio Vavarella L’altra forma delle cose, basata sulla ricerca di un equilibrio tra un concetto, un’idea e la sua formalizzazione (il codice genetico dell’abete rosso nel caso specifico).

Un’opera che trae e restituisce energia dal percorso che Ermenegildo Zegna ha portato avanti nel corso della sua vita dando vita a tutta la panoramica che sovrasta la fabbrica, al fine di poterlo condividere con la gente del luogo e con tutti coloro che desiderano visitarlo, favorendo quel processo armonico tra bellezza del paesaggio e ricerca artistica, anche attraverso il coinvolgimento dei talenti di nuova generazione.

Casa Zegna opere d'arte
Emilio Vavarella davanti all’opera esposta nella sede del marchio

Un’impresa ambiziosa in cui è riuscito, non senza il costante impegno di una squadra di esperti nella gestione del territorio, sia dal punto di vista ambientale che culturale” racconta Anna Zegna – terza generazione di una famiglia che ha portato avanti il lavoro iniziato dal fondatore con coerenza e passione, proseguendo il percorso in chiave sempre più evoluta. Dal suolo alla vegetazione variegata dei boschi, un vero e proprio ecosistema realizzato attraverso un team aggiornato di biologi, paesaggisti, geologi, fino a un gruppo di esperti specializzato sulle sorgenti, per arrivare alle iniziative culturali. Una filosofia che non è altro che il frutto della lungimiranza e dell’ispirazione di Ermenegildo Zegna che si evolve, ancora oggi, in un rinnovato punto di vista tecnologico e in costante dialogo con il cambiamento culturale della generazione contemporanea.

Casa Zegna – arte e ricerca nel suo Dna

L’attività di famiglia, fortemente connessa con il tema dell’arte e della bellezza, viene raccontata per la prima volta da Ettore Olivero Pistoletto – padre di Michelangelo. A quell’epoca Ermenegildo Zegna chiamò l’architetto Otto Maraini, il nonno di Dacia, per progettare la sua villa e il paesaggista Pietro Porcinai per il giardino. Due eccellenze per aiutarlo a creare la sua grande opera, in stretta comunicazione con la sua azienda e col territorio che egli contribuì a rendere incantevole, attraverso una visione democratica dell’arte, perché potesse uscire dai musei ed entrare in osmosi con la vita delle persone.
Un ecosistema sostenibile immaginato dalla personalità visionaria di Ermenegildo Zegna, il cui percorso continua attraverso il dialogo con Città dell’Arte e Fondazione Pistoletto.

Zegna opere d'arte
L’altra forma delle cose, Emilio Vavarella


Ogni progetto artistico che nasce in questo luogo si lega all’altro, come membri di una famiglia, connessi da un unico Dna. Così è stato per il progetto Zegna Forest, nato per rinnovare tutto l’impianto dei boschi di vecchia generazione, grazie al supporto di Ilaria Bonacossa che crea l’occasione, per Anna Zegna, di entrare in contatto con Emilio Vavarella e – sempre a proposito di boschi – sviluppare il progetto L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea abies). Dove tutti vedono cortecce e foglie, lui visualizza e formalizza dati che si estendono su lane di capre Bielmonte che pascolano all’interno dell’Oasi, o su un tessuto di San Patrignano con cui il marchio collabora da tempo, creando un dialogo di continuità tra la materia, il contenuto dell’opera e il loro luogo di provenienza. E chi l’avrebbe mai detto che nell’origine della parola “code” si nasconda il significato di “cuore del tronco dell’albero”.
Un’operazione che si rivela in un’espansione di possibilità espressive e trova soluzioni diverse a seconda dei materiali usati, perfino le fibre di polimeri sintetici.

L’opera di Emilio Vavarella


Un percorso dinamico quello di Emilio Vavarella, che fa seguito a Genesis -The other shape of me. Una video installazione che “documenta un lungo processo performativo durante il quale un grande tessuto che codifica e contiene tutte le mie informazioni genetiche viene prodotto da mia madre utilizzando uno dei primi computer della storia, il telaio Jacquard. Focalizzandosi sui piccoli gesti di mia madre, e sui movimenti automatici del telaio meccanico, ‘Genesis’ offre una riflessione sul rapporto tra vita, informazione e riproducibilità tecnica, e sulla relazione tra vita biologica, meccanica e computazionale” – racconta l’artista.
Un’intuizione che diventa opera d’arte, con un concept forte che chiude il cerchio di un ciclo vitale, collegandosi all’origine del primo computer che guarda caso trattasi di un telaio tessile.
E sul tessuto, la forma d’espressione che fa da trait d’union tra l’umano e l’evoluzione tecnologica, Emilio Vavarella riporta il codice genetico della natura: come una triade già rodata che si ripresenta in una forma nuova.

Emilio Vavarella
L’altra forma delle cose, Emilio Vavarella

Un lavoro interdisciplinare che agisce su diversi campi di ricerca, che sceglie di usare sempre materiali diversi in ogni sua opera e qualora si trovi a usare lo stesso materiale, lo fa comunque in modo diverso.
Vavarella si reputa un rinascimentale che non mette, però, l’uomo al centro della sua ricerca, ma il risultato dell’azione umana che è riposta nelle relazioni tra l’ambiente e l’azione umana. Il valore umanistico della tecnologia, programmata per codificare una visione personale della natura. Un’epigenetica che trova espressione nell’ironia di codificare qualcosa di così potente e onnicomprensivo.

Torna dopo due anni il Kappa FuturFestival al Parco Dora di Torino

Il Kappa FuturFestival, il festival italiano dal respiro internazionale dedicato alla musica elettronica torna, dopo due anni, a far vibrare di energia il Parco Dora di Torino con i suoi oltre 70 artisti che si alterneranno sui suoi 4 stage.
L’evento sarà raccontato dalla personale visione di Oliviero Toscani, attraverso il suo progetto in continua evoluzione “Razza Umana”; vedrà esibirsi artisti del calibro di Carl Cox, Carl Craig, insieme alle nuove star della scena techno-house globale come Amelie Lens, Peggy Gou, The Blessed Madonna, Honey Dijon. Arricchisce ulteriormente la line up di Kappa® FuturFestival una selezione di nomi che rappresenta appieno il valore artistico del festival piemontese, da anni il più importante evento open air nel campo della musica elettronica.

festival musica Torino 2022

A completare il programma lo show esclusivo di Diplo, uno dei dj/produttori di maggior successo su scala globale, capace di combinare pop futurista e sound underground. 
E ancora i giovani talenti Michael Bibi, Pawsa, Anotr o Dennis Cruz, a dimostrazione della grande attenzione verso lo scouting sui nuovi protagonisti della club culture.

Kappa futur festival

Kappa festival 2022

Un in-store party con Dj Set ha aperto le danze il 29 giugno presso lo store Robe di Kappa® di via Lagrange, a Torino.

Torna a giugno il Cigognola Summer Festival

Si terrà dal 9 al 12 giugno la seconda edizione del Cigognola Summer Festival, la manifestazione culturale, ideata da Gabriele Moratti, che unisce alla cultura vitivinicola delle colline dell’Oltrepò Pavese il meglio dei protagonisti della scena internazionale della musica e della danza, sotto la direzione artistica di Paolo Gavazzeni ed Emilie Fouilloux, che abbiamo incontrato per farci raccontare le interessanti novità legate alle performance ideate insieme alle eccellenti personalità artistiche selezionate, che il pubblico presente avrà l’occasione d’incontrare nei giorni della manifestazione.  

Quattro serate di musica classica e danza, in cui i giovani talenti, per la maggior parte italiani, ma tutti con un curriculum affermato a livello interazionale, si esibiscono per celebrare il valore e la bellezza di un luogo incantevole contraddistinto da una cultura vitivinicola antica, attraverso un programma culturale di grande sensibilità artistica in cui appassionati e neofiti potranno scoprire il significato di uno spettacolo trasversale.
Talenti di ogni disciplina sperimentano, con un entusiasmo fuori dal comune, lo scambio e la condivisione di specialità che si fondono all’interno dello stesso palcoscenico, come alcuni passi a due su una musica eseguita dal vivo, spiegano Emilie Fouilloux – responsabile dei progetti creativi del Castello di Cigognola e direttrice artistica del Festival per la parte dedicata alla danza, che si è appena esibita al Galà di San Patrignano con alcuni ballerini dell’Opéra di Parigi – e Paolo Gavazzeni – direttore del canale televisivo Classica HD, regista e personalità di riferimento nel mondo della lirica.

La Scala cameristi
I cameristi della Scala

Un calendario di eventi in cui la parola d’ordine è condivisione

“Un dialogo così aperto con il territorio e le istituzioni non è una cosa scontata” continua Paolo Gavazzeni, che sottolinea il grande coinvolgimento del Comune di Pavia con il Teatro Fraschini e il Collegio Ghislieri, che sarà sede di una presentazione viva e spettacolare, alla presenza di tutti gli artisti.

Il lavoro di team del duo è di fondamentale importanza per l’attenzione con cui ha curato ogni dettaglio di questo calendario di eventi in cui l’obiettivo primario, quello di voler emozionare, rappresenta il fil rouge di una tela su cui hanno voluto ricamare un percorso artistico dedicato non solo al pubblico più esperto, ma anche a chi desidera avvicinarsi con la curiosità della prima volta a uno spettacolo di musica e danza nelle suggestive cornici di Piazza Castello all’aperto o del Teatro Fraschini di Pavia.

Cigognola summer festival
Emilie Fouilloux e Paolo Gavazzeni

“Il nostro augurio è che per molti questo sia il primo approccio alla bellezza, e di riuscire a trasmettere questo importante lavoro di condivisione cui musicisti e ballerini hanno lavorato intensamente, mettendo insieme tutta la loro passione e il loro talento all’interno dello stesso spettacolo, portando sul palco performance che desideravano interpretare, che sentivano veramente proprie”, spiega Fouilloux.

“Volevamo prenderci la responsabilità d’individuare dei talenti in grado di passare un messaggio di valore artistico, ma soprattutto un messaggio di vita che riguarda una passione che diventa una professione, che va a toccare le corde del loro vibrare umano. E spero he questo abbia un valore anche per le nuove generazioni che si avvicinano all’universo della danza e della musica”, dichiara Gavazzeni.

Proust Roland petit
Il ballerino della Scala Gabriele Corrado (a destra) in Proust di Roland Petit

Dal concerto del 9 giugno diretto da Giulio Prandi alla serata conclusiva del 12 giungo, gli appuntamenti principali della manifestazione

All’interno di un ricco calendario, stilato in più di sei mesi, l’esibizione del Direttore Artistico del Centro di Musica Antica della Fondazione Ghislieri di Pavia Giulio Prandi – insignito del Premio Abbiati 2019 della Critica Musicale Italiana quale “miglior iniziativa musicale” – che dirigerà il concerto del 9 giugno, dopo aver diretto orchestra e coro al Teatro Filarmonico della Fondazione Arena di Verona. Quella del violinista Giovanni Andrea Zanon, vincitore di prestigiosi riconoscimenti e concorsi in Italia e all’estero, noto anche al grande pubblico per la recente esibizione durante la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Pechino.
Quella della violoncellista Erica Piccotti, Premio ICMA come “Young Artist of the Year” nel 2020, impegnata già da anni in un’intensa attività concertistica, come solista e in formazioni cameristiche; è previsto anche il concerto del pianista Filippo Gorini, vincitore del Primo Premio e del Premio del Pubblico al Concorso Telekom-Beethoven di Bonn nel 2015, una carriera in costante ascesa che lo ha portato sui maggiori palcoscenici internazionali. I tre artisti eseguiranno musiche di Johannes Brahms, tra cui il celebre Trio op. 8.

Giovanni Zanon
Giovanni Andrea Zanon
Erica Piccotti
Erica Picotti

Nella quarta e ultima serata, quella del 12 giugno, sarà il Teatro Fraschini di Pavia ad aprire le sue porte al pubblico per lo spettacolo conclusivo Le Stelle del Cigognola Summer Festival. Un suggestivo incontro tra musica e danza, in cui si esibiranno nuovamente i ballerini del Teatro alla Scala, con la partecipazione di Zanon, Piccotti, Gorini, del sopranista Federico Fiorio e del maestro Giulio Prandi al pianoforte.

Filippo Ggorini
Filippo Gorini (ph. Marco Borggreve)

Nell’immagine in apertura, il castello di Cigognola

‘AB Infinite 1’, l’opera in divenire di Andrea Bonaceto con DART Milano alla Permanente

È l’ultima installazione che porta la firma di Andrea Bonaceto, da pochi giorni esposta al Museo della Permanente di Milano. Il titolo AB Infinite 1 – oltre a richiamare le iniziali dell’artista – fa riferimento all’NFT reportage della vita dell’artista, un viaggio immersivo che va ab infinito, all’origine (simboleggiato dal numero 1), in cui il pubblico diventa parte integrante dell’opera, attraverso le sue interazioni operate registrando il proprio account sul sito web www.abinfinite1.com e includendo sui propri canali social Instagram e Twitter l’hashtag #abinfinite1. Un approccio interattivo rivoluzionario che fonde le esperienze quotidiane degli utenti con l’opera d’arte di Bonaceto, grazie al sistema della blockchain Algorand.

AB Infinite 1, Andrea Bonaceto

L’opera, presentata per la prima volta a Londra il 16 maggio in un’installazione interattiva che ha avvolto interamente l‘esterno dell’edificio del flagship store di Flannels a Oxford Street, si trova adesso in esclusiva in Italia, grazie al supporto di DART, per poi continuare il suo tour in giro per il mondo ed infine essere battuta all’asta. AB Infinite 1 rappresenta in maniera esplicita e concreta la filosofia dell’artista, nella sua visione democratica e inclusiva in cui tutti proveniamo dalla stessa fonte e nel valore dell’opera d’arte come espressione di un ciclo vitale in continuo mutamento, alimentato dall’ideatore quanto dal suo fruitore.

Gli abbiamo posto qualche domanda, per conoscere più da vicino il suo punto di vista su una società in rapida evoluzione.

Andrea Bonaceto (ph. Alice Ambrogio)

Intervista all’artista Andrea Bonaceto

Come e perché sei arrivato a realizzare opere NFT?

È stato un processo molto organico e naturale. Ho cominciando lavorando su carta da stampante con matite e pennarelli. Successivamente, sono passato a colori acrilici su tela e cartoncino. Dopo essermi reso conto che i colori acrilici hanno una forte uniformità cromatica, ho pensato che il medium digitale potesse rendere giustizia alle mie idee. Ed è successo nel 2019 e 2020, i primi anni in cui gli NFT cominciavano ad affacciarsi sul mondo dell’arte. Ho subito compreso la portata del cambiamento apportata da questa nuova tecnologia, è stato allora che ho realizzato le mie prime opere NFT.

Ci racconti il tuo rapporto tra arte fisica e digitale? ti servi di entrambe e le fai convivere o preferisci lavorare direttamente in digitale?

Lavoro sia nell’ambito dell’arte fisica che di quella digitale. Le mie prime opere acriliche sono state una serie di paesaggi astratti e 33 ritratti di amici e familiari. Tuttora alterno opere digitali ad opere fisiche. Mi piace la dimensione plastica della creazione dell’opera fisica, in cui il colore si può toccare con mano ed ha uno spessore. L’opera fisica però non permette una rappresentazione su larga scala e non ha quella dinamicità che può avere il corrispettivo digitale. Interpreto l’NFT come un altro strumento creativo che mi permette di rendere l’opera digitale ancora più unica, potendo farla influenzare da ogni tipo di input a mia discrezione.
In sintesi, sia il mondo fisico che digitale sono interessanti per me. Entrambi hanno le loro peculiarità e caratteristiche. Ma è molto importante per me spaziare fra questi due mondi. Lavorando su una dinamicità che offre continuamente nuovi spunti creativi. 

AB Infinite 1, Andrea Bonaceto

In che modo è cambiato il rapporto col mercato e le gallerie?

Le gallerie hanno sempre un ruolo importante ma quello che è cambiato è il rapporto di forza fra la galleria e l’artista. Nell’ambito digitale NFT gli artisti hanno la possibilità di avere un contatto diretto con i loro collezionisti. La galleria in questo caso non è più la sola garante delle interazioni con i collezionisti, ma è l’artista stesso a costruire il suo rapporto diretto con il suo pubblico. Il ruolo della galleria, quindi, diventa quello di ampliare questo gruppo di interesse che già l’artista ha, ed elevare il suo profilo sia da un punto di vista di visibilità che concettuale.

Quali sono i metaversi con cui preferisci lavorare e per quale motivo?

Il metaverso io lo definisco come un mondo digitale basato sul database decentralizzato della blockchain, in cui è possibile interagire con tutto ciò che ci circonda, come facciamo nella vita di tutti i giorni nel modo reale. Fra i metaversi di prima generazione menzionerei Somnium Space, che permette anche un’esperienza di realtà virtuale, ma anche Decentraland e Cryptovoxels. Non ho lavorato direttamente con loro, ma diverse mie opere sono costantemente esposte in questi ambiti. 
Qualche mese fa, ho avuto la possibilità di collaborare con un piccolo metaverso focalizzato principalmente sul settore dell’arte che si chiama Arium: lì ho creato la mia galleria personale sotto forma di una piramide bianca, con la punta dorata, e ho invitato alcuni miei collezionisti a visitarla per vedere le mie opere. Da un punto di vista grafico è un’esperienza ancora embrionale, però è stato interessante sperimentare.
Un metaverso di seconda generazione che prova a migliorare molto il lato grafico è ad esempio Mona Gallery. Dobbiamo anche osservare da vicino grandi società come Epic Games, Meta e altre che stanno lavorando al loro metaverso. La mia speranza è che queste esperienze, che hanno sicuramente un grande valore da un punto di vista grafico e di facile utilizzo, mantengano l’ethos di decentralizzazione e trasparenza proprio della tecnologia blockchain.

L’opera di Bonaceto alla mostra DART 2121. NFT ART OF THE FUTURE, al Museo della Permanente

Come immagini un futuro nell’arte in evoluzione, visto dove siamo arrivati in questo momento?

Gli NFT e la blockchain costituiscono il cambio di paradigma più importante della nostra generazione. L’arte è solo la punta dell’iceberg di questo cambiamento, verrà sublimata verso una dimensione più politica e sociale. In un mondo in cui automazione, robotica ed intelligenza artificiale stanno crescendo in maniera esponenziale, dobbiamo strutturare una società in cui gli individui esistono per quello che veramente sono, in maniera autentica. 
Questo è il compito dell’arte – liberare l’individuo dalle sovrastrutture imposte dalla società in un modello preistorico, che vuole ognuno di noi vivere in una dimensione puramente operativa, unidimensionale e non autentica, con l’unico scopo di ricoprire una certa mansione all’interno della società. Già oggi, e sempre di più in futuro, queste mansioni verranno prese in carico dall’automazione che robotica ed intelligenza artificiale porteranno. Questa non è una mia opinione ma un dato di fatto. 
Quindi voglio immaginare un futuro in cui l’arte è un mezzo e non un fine. Viviamo già una fase in cui interpretare l’arte solo come un fine è anacronistico. Arte vuol dire essere coerenti con se stessi – è lo strumento attraverso il quale gli individui possono ottenere gradi sempre maggiori di libertà, che io credo sia il fine più alto dell’essere umano. NFT e blockchain sono solo un mezzo per velocizzare questo cambiamento già in atto.

La Rotonda Bistrò. A tavola la firma dello chef-star Tommaso Arrigoni

Il suggestivo porticato coperto illumina con la sua luce ambrata le serate estive del capoluogo lombardo, circondando i 12 mila metri quadrati di giardino della rinnovata location che ospita la Rotonda Bistrot con una proposta culinaria “fatta di piatti e gusti semplici, ma eseguiti con tecniche innovative” – così descrive il suo menù lo chef stellato Tommaso Arrigoni, la cui selezione è accompagnata dai cocktail ideati da 1930 SpeakEasy di Fabio “Benjamin” Cavagna.

La magia di un luogo che trova la sua ragion d’essere nel rispetto e la valorizzazione per l’origine della struttura: l’ex Chiesa di San Michele ai Nuovi Sepolcri – grazie al lavoro dello studio OBR che ha pensato un sofisticato design di arredo, essenziale e ispirato proprio alla cultura monacale: è qui che moderni tavoli fratini e una lunga panca dialogano con la pavimentazione in cotto. «Quando Rotonda Bistrò ha preso forma, da subito ci siamo posti il problema del rispetto di questi spazi. Infatti, abbiamo scelto di affidare alla matita dello studio OBR, del duo Palo Brescia e Tommaso Principi, la realizzazione del progetto architettonico. Ogni nostra azione è dettata dalla scelta di rispettare la Rotonda della Besana e aggiungere opportunità qualitative allo stile di vita che si può assaporare qui», racconta Pasquale Formisano, fondatore e project manager di Rotonda Bistrò.

Rotonda Bistro Milano
La Rotonda Bistrò in notturna

Dal concept alla cucina, un percorso che celebra l’autenticità

Si aggiunge, così, al MUBA – Museo dei bambini, caposaldo della tradizione formativo-educativa della Rotonda Bistrò, un nuovo concept che parte dalla condivisione di uno spazio incantevole, in cui l’interno dell’architettura tardo barocca si sposa con l’accogliente giardino esterno protetto dal suo colonnato, in cui il “menù educativo” dello chef Arrigoni fa da fil rouge a un’estetica del buon gusto che esalta l’eccellenza della cucina italiana.

la Rotonda Bistrò Milano
Il bar di Rotonda Bistrò

Ingredienti di altissima qualità e provenienza certificata come salumi D.O.P. e IGP, primi piatti interregionali rieditati in chiave contemporanea, come gli gnocchetti di patate con sugo di crostacei e topinambur, le uova CBT servite in graziose ceramiche che ne ricordano la forma, in tre sfiziose varianti: dalla spuma di piselli, fave e katsuobushi, alla fonduta di grana padano e carciofi arrosto o alla spuma di patata tartufata e crostone di polenta. La guancetta di maiale confit con riduzione di carne su purea di sedano rapa e, se non lo avete ancora provato, val la pena di tornare per l’hamburger di manzetta Prussiana JDC.
Una proposta pensata per tutta la famiglia, con le mezze porzioni dedicate ai più piccoli che sono pronti ad avvicinarsi al gusto della buona tavola.

Grandi classici rivisitati da un vero filosofo della miscelazione, Benjamin Cavagna di 1930, che si dedica ai cocktail and spirits addicted che possono gustarsi delle originali varianti dell’Americano con un flavour mix d’autore, come l’Americano della Besana, il Paloma Negra, o il Negroni in Vigna, vero fiore all’occhiello di questa esclusiva drink list.

Riflessioni cromatiche al Mia Photo Art Fair 2022

Si è chiuso il primo maggio il Mia Photo Art Fair 2022 nei nuovi spazi del Superstudio Maxi di zona Famagosta, in una resiliente Milano che, nel suo instancabile processo di rivalutazione, si rifiuta quasi di mostrare i segni di una pandemia che si appresta a diventare un ricordo.  
Evento di riferimento, ormai, nella città meneghina per i collezionisti dell’istantanea, ha l’obiettivo di dare una sempre maggiore linfa vitale al mercato internazionale dell’arte e della fotografia in particolare, dando spazio ai nuovi linguaggi e punti di vista che entrano in relazione con questa forma d’arte dalle infinite evoluzioni.
È, infatti, la nuova creazione di codici, disinteressati dai punti cardinali che hanno fatto la storia della fotografia, ad emergere tra corridoi e sale espositive di questa nuova edizione della fiera, alleggerita dal peso delle ultimi due anni di incertezze e cautele che, se non altro, hanno offerto diversi spunti di riflessione e coraggio di sperimentare nuove strade e prospettive.

I progetti più rilevanti visti a Mia Photo Art Fair

Larissa Ambachtsheer artist
Larissa Ambachtsheer, Red Lemon, 2017

Di particolare rilevanza, per la modalità narrativa, nella scelta dell’uso del colore è il panorama olandese che ha esposto i suoi artisti con Five Dutch Talents della Project 2.0 / Gallery – l’Aia (NL), all’interno della quale ha attirato l’attenzione del pubblico Larissa Ambachtsheer, non a caso selezionata per rappresentare l’identità visiva di MIA FAIR 2022 con le sue nature morte, in cui i soggetti sono svuotati del loro significato originale e rieditati per catturare l’interesse nella loro elaborazione cromatica. Lavoro che trova connessioni con il linguaggio escapista di Sanja Marušić, che rappresenta azioni umane di natura quotidiana in contesti surreali, conferendogli una connotazione più astratta dove tempo e luogo esistono solo a livello d’immaginazione e di un’intima e personale interpretazione del fruitore. È qui che i suoi paesaggi e le infinite variabili del linguaggio del corpo si fondono in una danza cromatica. “Cerco di creare un mondo separato dalla realtà. Ecco perché spesso creo autonomamente i miei costumi, quindi quello che indosso non fa riferimento a un momento temporale specifico. L’evasione ha sempre un ruolo fondamentale nel mio lavoro, per me e per lo spettatore” spiega Sanja Marušić.

INVISIBILE di Roberto Polillo e All Of My Heart di Laura Pellerej

Un linguaggio empatico è poi quello di Roberto Polillo nella sua raccolta INVISIBILE, che rappresenta una realtà impalpabile fatta di suggestioni in cui luoghi, paesaggi, architetture e persone che li abitano si fondono in un unico flusso vitale in cui la luce, ça va sans dire, è il fil rouge della straordinaria varietà di paesaggi urbani e naturali appartenenti ad ogni angolo del pianeta. Si crea così una dinamica ed evocativa rappresentazione dell’energia contenuta in questi luoghi, da percepire attraverso le vibrazioni delle sue sfumature.

Roberto Polillo: Myanmar Yangon, 2015; India (Taj Mahal), 2018; Tokio, 2017

Laura Pellerej, nella serie All Of My Heart, presenta un viaggio attraverso il cuore, che coinvolge gli stati d’animo con cui la maggior parte degli uomini si trova a scontrarsi. Un momento di riflessione, sull’anima e la carne, che si presenta come un lavoro scultoreo creato a mani nude, soggetto dopo soggetto e cristallizzato, alla fine, con lo strumento fotografico. Quelle immagini, accuratamente preparate, sono lì a ricordare quanto sia importante soffermarsi a dare il giusto valore alle esperienze – dalle più strazianti e quelle più belle – laddove la consapevolezza di esse ha un profondo valore di congiunzione con il senso della nostra vita.

“Ascolta il cuore,
quando rimbomba nella gola,
toccalo quando pulsa sotto la pelle.
È fastidioso il cuore, perché non sa mentire.
Testimone scomodo, si veste, si traveste, si ricuce, si nasconde sotto mille corazze”
.

Immagini della serie All Of My Heart, di Laura Pellerej

Nell’immagine in apertura, Towers of Miami di Roberto Polillo

When art is a fashion affair

Il mondo dell’arte influenza in maniera sempre più incalzante quello della moda, ispirando creazioni dalla forte identità, non solo dal punto di vista creativo, ma per il valore di esclusività che ne deriva, visto il numero limitato di esemplari prodotti.
L’occasione è ghiotta per i brand più attirati dal settore che hanno approfittato del miart – l’evento che la città di Milano dedica alle gallerie e agli artisti più quotati dai primi del 900 alle avanguardie di settore – per dedicare speciali capsule ai nuovi interpreti delle arti visive e dei linguaggi del nostro tempo, con l’obiettivo di arricchire le collezioni di una nuova allure.
La manifestazione, che intende dare il via ad una nuova fase, il primo movimento di una forma musicale in più parti, e di una concreta accelerazione per il settore, ha visto consegnare i premi  LCA per Emergent, Premio Herno e Premio Acquisizione Covivio.

Premio LCA per ‘Emergent’: galleria Sans Titre

Il Premio LCA per Emergent, del valore di 4.000 euro, è stato assegnato alla galleria Sans titre (2016), Parigi. È stata invece Corvi-Mora, Londra la galleria vincitrice della settima edizione del Premio Herno, con opere di opere di Sam Bakewell, Dee Ferris, e Jem Perucchini all’interno della sezione Established.
Il riconoscimento, del valore di 10.000 euro, è stato assegnato allo stand con il miglior progetto espositivo dalla giuria internazionale composta da Diana Baldon (Direttore, Kunsthal Aarhus, Copenaghen) Stella Bottai (Curator-at-Large, Aspen Art Museum, Aspen) e Ines Grosso (Capo Curatore, Serralves, Porto).

Una delle opere della galleria Corvi-Mora, vincitrice del Premio Herno

Per la prima edizione del Premio Acquisizione Covivio, dedicato alla sezione Emergent, è stata selezionata l’artista Pamela Diamante  portata a miart dalla Galleria Gilda Lavia, Roma – a cui verrà commissionata un’opera site-specific con un investimento fino a 20.000 euro. L’opera prodotta, in linea con la filosofia di Covivio di promozione di artisti talentuosi ed emergenti, verrà installata in un immobile del business district Symbiosis di Milano progettato dallo studio ACPV ARCHITECTS Antonio Citterio Patricia Viel.

MODA E ARTE FUORI SALONE

Up To You Anthology, brand fondato da Nicolò Gavazzi, giovane imprenditore con una consolidata esperienza nel management di aziende quali Boffi e De Padova, porta avanti una missione che invita l’arte a sposare la moda attraverso un linguaggio libero e indipendente dalle dinamiche commerciali del fashion system. Il suo obiettivo, infatti, è quello di raccontare il mondo della borsa attraverso la visione estetica dei maggiori esponenti del design industriale, sfidandoli a cimentarsi in un campo diverso dal loro e invitandoli a interpretare la propria idea di questo accessorio con una chiave di lettura autentica e personale.

Borsa di Regine Schumann
Borsa di Regine Schumann

Guest star quali Nendo, Giulio Cappellini, Naoto Fukasawa, Vincent Van Duysen, David Chipperfield e Zaha Hadid Design Studio hanno accettato questa sfida, realizzando ciascuno un modello di borsa inedito e mai uguale a se stesso, dando vita a un vero e proprio oggetto da collezione che ogni stagione si arricchisce del contributo di nuovi talenti straordinari. Tra gli ultimi esemplari della tedesca Regine Schumann, protagonista al MIART con la sua Light Art sempre attraverso Dep Art Gallery in un’esposizione di luce che arriva al fruitore attraverso la percezione del colore, concetto che ritroviamo anche nelle sue borse che vivono attraverso le vibrazioni cromatiche scaturite dal rapporto unico e speciale tra la materia e la luce.

Antony Morato X Marco Lodola alla galleria Brera Site

Tra gli eventi collaterali, la galleria Brera Site ha ospitato Marco Lodola e Antony Morato per esporre la bellezza e la forza della contaminazione, in un’atmosfera immersiva che utilizza i codici pop delle luci al neon e dei led per rappresentare sagome di una società sintetizzata nelle icone anni 50 della bell’Italia che per l’occasione prendono vita, in un’edizione limitata, su t-shirt e felpe della collezione Antony Morato.
Una collaborazione, quella con Antony Morato, nata in modo naturale sulla base di passioni comuni, riferimenti e linguaggi. La cultura pop non può che abbracciare la moda quando questa le consente di esprimere al meglio il suo linguaggio inclusivo e universale” dichiara Marco Lodola.
Sempre più frequenti le occasioni in cui arte e moda scelgono la via del linguaggio semplice e immediato, con lo scopo comune di allargare il mondo dell’arte ad un pubblico ampio e sempre più aperto a sperimentazioni.

Nell’immagine in apertura, un’opera al neon di Regine Schumann

Moda Lisboa Metaphysical porta in passerella la rivoluzione creativa delle nuove generazioni

Si è da poco conclusa l’ultima edizione della moda portoghese che ha visto sfilare le collezioni della prossima stagione autunno inverno 22-23. La manifestazione che, per un ritorno quasi totale alle performance live dei talenti che hanno scelto Lisbona come piazza internazionale per presentare le loro collezioni, è stata battezzata con l’appellativo Metaphysical e si è confermata, ancora una volta, una fucina di creatività dal profilo indipendente da determinati standard estetici da cui la maggior parte delle fashion week fanno fatica a liberarsi.
Le passerelle di Moda Lisboa, che ogni stagione si adattano a nuovi paesaggi urbani, per questa edizione sono state ospitate dall’Hub Criativo do Beato, con l’obiettivo principale di dare fiato ai designer della nuova generazione che hanno una progettazione rivolta alla sperimentazione aperta a infinite possibilità per tagli, volumi, mix di tessuti e materiali assolutamente inaspettati.
In questa nuova edizione i designer hanno dato libera espressione al corpo e maschile e femminile in una visione fluida e attrattiva allo stesso tempo, a tratti disturbante, trasformando l’esperienza visiva in una performance per gli stakeholder del settore e i protagonisti stessi della passerella che si sono trovati a interpretare forme, pesi e materiali con responsabilità e consapevolezza.

Filipe Cerejo apre la sua sfilata con un trench riformulato nei volumi e nello styling.  Il suo stile libero e completamente ri-strutturato propone un’interpretazione e una personalizzazione dei capi non convenzionale e stravolti nell’utilizzo, con il risultato di un total look disruptive negli equilibri delle forme e dei tagli talmente definito e credibile da convincere la giuria di Sangue Novo (Associação ModaLisboa, il Presidente Miguel Flor, la designer Constança Entrudo, la stylist Nelly Gonçalves, Massimiliano Giornetti Direttore del Polimoda, Federico Poletti Direttore di Man In Town e Pedro Silva Head of Industrialization di Tintex Textiles) a conferirgli il primo premio, permettendogli di approfondire e maturare il suo percorso all’interno del corso di Fashion Designer al Polimoda.
Sangue Novo – la competizione dedicata ai talenti emergenti della moda – offre tutte le stagioni nuove opportunità e visibilità ai giovani designer che lottano duramente per affermarsi nel settore, dando un importante contributo al processo evolutivo del panorama fashion globale.

Maria Clara  ha vinto il Premio United Colors of Benetton e il Tintex Textiles Award che le ha permesso di ottenere un’esperienza di tre settimane all’interno di Tintex Textiles, in cui produrrà una capsule collection firmata insieme all’azienda, oltre a un premio in denaro di 2000 euro. La designer ha colpito la giuria per la sua abilità nella lavorazione della maglieria, congiunta con una fresca originalità dei tagli e delle strutture, assegnando nuova identità ad ogni tessuto o componente del capo. I materiali assumono importanza quasi più della forma stessa e ti costringono a soffermarti su ogni singolo dettaglio, come i bottoni customizzati e le borchie battute a mano, perché il valore di ogni cosa sta nei suoi dettagli fatti d’infinite imperfezioni, quelle che creano distinzione e unicità. Maria Clara usa il linguaggio punk e lo fonde con il mistero delle lunghe tuniche che ricordano luoghi lontani, insieme alla sapiente lavorazione della maglieria fatta di pesi spessi, borchie e piercing. Il plus è l’utilizzo di ricami tipici di Madeira in inchiostro blu.

Ivan Hunga Garcia F/W 2022-23

Il premio dedicato ai giovani designer del futuro pone l’attenzione proprio su quelle menti più audaci che hanno qualcosa da dire e trovano linguaggi inediti per farlo, a volte creando forti elementi di disturbo, provocando, costringendo alla riflessione. È il caso di Ivan Hunga Garcia che porta in passerella una vera e propria performance in cui protagonista è la sperimentazione nelle sue possibili variabili che emergono nel rapporto tra corpo umano e natura.  Uno studio coraggioso quello di Ivan, che ha scelto di mettere in scena una collezione fatta di sensazioni e di stati emotivi più che di prodotti finiti destinati a finire dietro una vetrina.
È qui che la moda entra in osmosi con l’arte, attraverso una narrazione graffiante che vede la condizione umana nel suo rapporto con la natura, nella sua materia più pura, attraverso materiali sviluppati con colture batteriche ed ecosistemi botanici.

Veehana F/W 2022-23

Veehana esprime l’arte manifatturiera della scuola portoghese, che non perde mai un’occasione per portare in passerella le sue maestranze del knitwear d’avanguardia. Una maglieria evoluta, quella di Veehana, che porta la sua esperienza manuale approfondita nel campo dell’oreficeria, nei pesi impalpabili della maglieria di pregio, in cui il filato si posa sul corpo creando strutture inaspettate fatte di giochi di trasparenze e capi preziosi, che non sono altro che la rappresentazione di un mondo creato dall’uomo idealizzato e poi destinato a marcire insieme al suo corpo.

Tra i nomi già avviati nel settore che hanno dato il senso dell’innovazione a questa settimana della moda rivolta allo studio dell’evoluzione del costume, la performance di Constança Entrudo, giovane promessa del pensiero indipendente della moda, laureata alla Central Saint Martins con una laurea in Textile Design. La sua competenza creativa che la contraddistingue soprattutto per il suo savoir faire nel mix di tessuti fatti a mano la le ha aperto le porte dell’ufficio stile di Balmain, Peter Pilotto e Marques’Almeida. Vincitrice del premio The Who’s Next Prize, nel settembre 2019, a Lille, in Francia, ha presentato una collezione/performance ispirata ai dipinti astratti di Adolf Gottlieb Burst, in cui i motivi del sole dipinti a mano – attraverso l’uso di materiali come mohair e tela di cotone – creano composizioni solari, creando l’illusione di trovarsi vicino al sole, come parte integrante dell’universo, in continua evoluzione “Always in process. Never being resolved, finished”.

Béhen debutta a ModaLisboa per la prima volta nel marzo 2020, con l’ambizione di valorizzare le arti tradizionali portoghesi inserendole nelle collezioni moda dal sapore contemporaneo. Da allora ha viaggiato per il Portogallo alla ricerca di tessuti antichi. Nel suo progetto ci sono due valori fondamentali: l’impatto ambientale attraverso l’upcycling, per il quale il marchio è stato riconosciuto, ma anche l’impatto sociale, attraverso la ricerca di chi pratica lavori antichi, tramandati nel tempo. Oggi Béhen continua a puntare sulle maestranze locali nella lotta alla scomparsa dei saperi legati al tessile, una missione che le è valso il primo premio per l’imprenditoria femminile AWE assegnato dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Portogallo, che le ha permesso di aprire il suo primo studio/negozio nel cuore di Lisbona.

Quella di Lisbona è una fashion week che persegue insistentemente e coraggiosamente la missione di dare voce alla creatività dei designer, ma soprattutto alla libertà di esprimersi con onestà intellettuale, con l’obiettivo ambizioso, e per nulla facile, di inserirsi in un progetto concreto che abbia il coraggio di non snaturare il loro lavoro e rimanere fedele al loro concept, perché è soltanto attraverso il rischio che può esserci un’evoluzione del costume. Le proposte dei giovani designer rappresentano uno studio approfondito dei desideri e delle necessità della nuova generazione. Necessità che non possiamo ignorare ma che deve rientrare nel processo di rivoluzione estetica, fatto di scambio di visioni diverse ed elaborate con differenti strumenti, spesso e addirittura meglio se inconsueti. Una chiave di lettura aperta alla realizzazione di nuove forme d’arte in cui il costume rappresenta un altro linguaggio di comunicazione, in grado d’interpretare il messaggio del periodo storico a cui appartiene. È qui, grazie a realtà come queste, in cui si dà spazio alla libera creatività, che la moda trova nuovo impulso per esprimersi.

L’uomo sofisticato e contemporaneo di Cravo Studios, fondato da Carolina Moreira dopo la sua carriera accademica nel Regno Unito, mette insieme tutti quegli elementi che hanno definito la moda maschile delle ultime due stagioni, dalle stampe digitali sotto gli abiti sartoriali in velluto rivisitati nella forma, con inserti di vuoti, utili a conferire un tocco di eccentricità ma gestiti consapevolmente. Silhouette oversize e stampe ispirate agli archivi di famiglia, con pezzi che normalmente si vedono nel guardaroba di una donna, fanno appello alla convalida della vulnerabilità e fragilità di tutti gli uomini.

Ines Manuel Baptista F/W 2022-23

Ines Manuel Baptista, vincitrice di Sangue Novo due stagioni fa, ottenendo un posto al Polimoda, è un esempio positivo del valore di questo progetto che l’ha resa ancora più matura e decisa, vestendo il corpo con l’abilità di un architetto e riportando in primo piano il valore di un’eleganza sofisticata dove i veri protagonisti sono i materiali importanti e i volumi.
Filipe Augusto, vincitore dell’edizione 2018 di Sangue Novo, dipinge un uomo senza particolari stravolgimenti, ma apportando alcuni elementi che diano una connotazione caratteriale alla collezione, rinnovando la forma della spalla in chiave architettonica e lavorando su colori e tessuti spalmati o pettorine in lattice sopra maglieria o camicie.

Luis Buchinho non è sicuramente nuovo nel mondo delle sfilate portoghesi e la sua carriera di designer è disseminata di riconoscimenti, non senza un perché, vista l’ultima collezione che trasuda sicurezza e savoir faire nel suo richiamo ai volumi anni 90 e nella sua sapiente declinazione di pelle e tessuti in plissé, drappeggi e forme grafiche, alleggerite qua e là da tagli laser su top gonne. È il trionfo del cappotto con una carta d’identità del pezzo forte, perché Luis Buchinho se decide di coprire tute, top e abiti di una tale fattura, può farlo solo con capispalla che non vorresti mai toglierti di dosso o che almeno rispecchi quello che nascondi sotto.

La collezione creata da Valentim Quaresma insieme ad Ana Salazar è l’esaltazione dell’arte scultorea applicata al fashion. Il suo lavoro affonda le sue radici proprio in Italia, quando nel 2008 vince il premio “Collezione di accessori dell’anno” al concorso internazionale ITS (International Talent Support) a Trieste. Da allora inizia a presentare le sue collezioni a livello internazionale nelle fiere di ricerca come Bread and Butter a Barcellona, 080 Moda di Barcellona, Fashionclash a Maastricht, Paesi Bassi, Cesis Fashion Art Festival in Lettonia, Bijorca a Parigi, ad Arnheme a Londra. Uno spettacolo tra i più attesi, il suo show alle sfilate di Lisbona, per l’impulso creativo che si serve della forza materica delle sue sculture che prendono vita insieme alle forme inedite dei capi, in un passaggio ormai noto nel percorso creativo di Quaresma che va dall’upcycling all’arte pura.

Valentim Quaresma F/W 2022-23