North Sails evoluzione etica, da più di 60 anni col vento in poppa

La moda, nella sua versione più iconica, portatrice di un’estetica senza tempo, ma anche di valori etici, raccontati attraverso prodotti che hanno fatto la storia del brand e i suoi testimonial di nuova generazione. Sono queste le aziende che creano evoluzione e che hanno il potere di influenzare l’opinione pubblica e di divulgare il cambiamento culturale. North Sails, con i suoi oltre sessant’anni di storia nella produzione di vele per le barche più importanti al mondo, rappresenta per l’immaginario collettivo l’azienda leader del settore moda per la produzione di capi d’abbigliamento d’ispirazione sailor la cui declinazione in chiave metropolitana è ormai sdoganata.

La campagna “We Are North Sails” e i suoi testimonial

Una campagna dalla potente brand identity, sotto il claim We are North Sails, racconta l’iconica Sailor Jacket attraverso i valori di ricerca e responsabilità che da sempre rappresenta, in una nuova palette di colori realizzata per essere indossata anche in città, per vestire i nostri progetti, le nostre idee e i nostri desideri, guidati da uno spirito di libertà e di gentilezza verso mondo che ci circonda e l’ambiente di cui siamo ospiti. Tre ambassador d’eccezione che hanno costruito le loro vite attorno a questi valori, portando il loro contributo in diversi campi d’azione, dagli sport praticati tra le coste più  affascinanti del pianeta, alla produzione di documentari volti a incoraggiare l’opinione pubblica a sostegno del progresso scientifico, al fine di proteggere e permettere lo sviluppo della fauna selvatica.
Il kiter Tom Bridge, Lizzie Daly regista ambientalista e divulgatrice, il velista e biologo marino Andreas B. Heide.

Abbiamo avuto l’occasione di fare qualche domanda a Marisa Selfa CEO di North Sails Apparel che al tema della sostenibilità ha sempre dato il suo contributo attraverso svariate operazioni di marketing mirate. “Il brand, un tempo, si rivolgeva esclusivamente a una community di amanti della vela mentre oggi ha aggiunto l’innovazione all’heritage, evolvendo in stile e design, verso un respiro più internazionale” commenta Selfa.

Marisa Selfa
Marisa Selfa CEO di North Sails Apparel

Il claim della campagna We Are North Sails esprime un senso di appartenenza e di comunità. Come descriverebbe i consumatori ideali che incarnano i valori di questa campagna?

In mare aperto o nell’oceano urbano, navigare è un’avventura alla ricerca di un futuro sempre più eccitante e sostenibile. Questa campagna è stata pensata proprio per chi vive in modo dinamico la città, quindi con capi funzionali e performanti, che uniscono l’offerta tecnica a un’estetica lifestyle ad alto comfort.

Il desiderio di esplorazione e innovazione che ha ispirato “We Are North Sails” è incarnato anche dai 4 ambassador, ciascuno dei quali è leader nel proprio settore e pronto a impegnarsi al massimo per la preservazione degli oceani e per trasmettere valori di coraggio e autenticità ai nostri consumatori.

La sostenibilità è uno degli aspetti chiave del marchio, dato il suo legame con il mare. Quanto influisce sul vostro ciclo di produzione e distribuzione?

North Sails esiste per abbracciare lo spirito dell’oceano. Per questo sfruttiamo tutta la nostra creatività e competenza per realizzare prodotti di qualità che siano all’avanguardia nelle prestazioni e che ispirino sempre più persone a entrare in contatto con il mare”. Entro il 2030, l’azienda mira ad aumentare l’uso di energia rinnovabile nei suoi stabilimenti e a consumare meno acqua nella produzione, con l’impegno di ridurre l’impatto ambientale misurando le emissioni di carbonio dirette e indirette delle sue operazioni. Ci stiamo inoltre concentrando sull’incorporazione di principi di design più circolari nel modo in cui realizziamo i nostri prodotti: produrre capi di abbigliamento con materiali che provengono da qualcosa di già utilizzato e sperimentato, ma lavorati e trattati con le migliori tecnologie. Questo è l’approccio per il futuro.

Come reagisce la Generazione Z a un prodotto iconico come la Sailor Jacket?

Con la Campagna “We Are North Sails” abbiamo voluto rivisitare l’iconica Sailor Jacket dando espressione agli elementi fondamentali alla base del nostro patrimonio ma guardando al futuro. La Gen Z è differente dalle generazioni precedenti, è consapevole e sempre più propensa a impegnarsi, attenta al lavoro che fanno i grandi brand nell’aprire la strada al cambiamento. C’è chi si è quindi avvicinato a North Sails per l’impegno nei confronti del pianeta e dell’oceano, ma c’è anche chi ha ereditato dai propri genitori una Sailor Jacket, a distanza di 20/30 anni, ancora attuale e dal design contemporaneo.

Lei ha una grande esperienza nella vendita al dettaglio. In termini di digitalizzazione, avete pensato a nuove strategie mirate alla customer experience? Strumenti come l’AI e la realtà aumentata rappresentano concretamente una strada percorribile per North Sails?

Il mondo sta cambiando e tutti noi dobbiamo continuare ad imparare per restare al passo, in primis con la digitalizzazione. Strumenti come l’AI e la realtà aumentata, se usati con criterio, possono essere sicuramente validi in termini di innovazione tecnologica e produttiva, per esplorare soluzioni a cui non avevamo pensato o sperimentare nuovi approcci. Il nostro focus rimane però l’uomo e la componente umana, i valori e l’autenticità che da sempre ci contraddistinguono.

Nell’immagine in apertura North Sails PE 23

Michele Ciocca, cashmere Made in Italy di quarta generazione

Michele Ciocca, insieme al fratello Filippo, rappresenta la quarta generazione di un’impresa che incarna tutti gli aspetti legati all’eccellenza del nostro Paese nel mondo. Il gruppo Ciocca, con più di 100 anni di storia alle spalle, raggiunge il successo nel settore delle calze, implementando sempre di più le tecniche di produzione e realizzando le collezioni dei brand più famosi del lusso, da Gucci a Celine, a Paul Smith, solo per citarne alcuni.
L’azienda nasce a Milano, ma il bisnonno decide al momento giusto di spostare il suo headquarter nel Bresciano, a Quinzano d’Oglio, dove l’impresa di famiglia si rinnova, con progetti tessili sempre più aggiornati, diversificando il prodotto anche attraverso l’acquisizione di marchi come Drumohr, Rossopuro, Dalmine e Sozzi, creando un prodotto variegato in grado di rispondere alle diverse esigenze del mercato internazionale.

Drumohr 2023
Michele Ciocca, presidente di Drumohr

“Ci siamo resi conto di dover adattare una tradizione, seppur importante, forme, colori e stili nuovi, per ottenere un prodotto più up to date”

Cosa significa portare avanti un marchio come Drumohr all’interno di un’azienda che rappresenta l’eccellenza del Made In Italy?

Dopo che abbiamo rilevato Drumohr nel 2006, abbiamo scelto di muoverci, nei primi anni, nell’implementazione della produzione, rispettando quello che era stato fatto in Scozia e ripetendo pedissequamente passaggi e dettagli produttivi, persino la durezza dell’acqua. Finché ci siamo resi conto di dover adattare una tradizione, seppur importante, forme, colori e stili nuovi, per ottenere un prodotto più up to date. Questo è stato possibile anche grazie all’apertura del negozio di Milano nel 2009, che ha rappresentato un banco di prova per testare i nuovi prodotti e la clientela trasversale a cui ci rivolgiamo, dai genitori ai figli, ottenendo un feedback sulle diverse modalità in cui vengono indossati i capi delle nostre collezioni.

Ne è venuto fuori un passaggio generazionale quasi immediato, perché è lo stesso cliente che si apre a nuove necessità e se sai ascoltarlo, metti in atto uno studio per evolverti anche stilisticamente, ottenendo chiavi di lettura diverse anche attraverso i buyer di riferimento, come Antonia e Brian & Berry, che cercano da noi prodotti diametralmente opposti, ma non quelli che ci aspetteremmo nell’immediato: gli store più fashion, infatti, ci comprano per avere qualcosa di più tradizionale, mentre i punti vendita più classici preferiscono inserire in collezione i pezzi più aggiornati. Sono case history interessanti, che ci permettono di mantenere due differenti aspetti della personalità di Drumohr.

“Attualmente contiamo su un 75% di energia autoprodotta che, nei prossimi due anni, può arrivare al 100%”

In che modo si trova il giusto compromesso fra tradizione e innovazione continua, sia nel ciclo di produzione che nell’ottica di unestetica aggiornata?

Abbiamo attuato importanti investimenti per essere totally carbon neutral, che attualmente ci hanno permesso di contare su un 75% di energia autoprodotta che, nei prossimi due anni, può arrivare al 100%. Lavoriamo, inoltre, sul recupero delle acque reflue e sulla geotermia, sulla riduzione della produzione di gas serra, e tutto questo è possibile grazie all’uso del fotovoltaico. Sono gli stessi clienti per cui produciamo le calze a chiedercelo. La supply chain, in termini di espansione e conquista del mercato, è la chiave di volta perché c’è una corsa delle griffe agli investimenti in attività produttive che utilizzano sistemi realmente sostenibili. Basti pensare al Gruppo Florence, che ha messo in piano importanti investimenti in formazione, strumenti digitali innovativi e ricerca di processi produttivi sostenibili, riunendo un numero significativo di aziende, che si distinguono per la loro tradizione manifatturiera.

Drumohr cashmere brand
Drumohr Spring/Summer 2024

“Le nuove collezioni Drumohr si occupano del tempo libero dei suoi utenti, da un grande cambiamento che in questa stagione riguarda il colore, alla capsule che verrà presentata a Milano durante la settimana della moda uomo”

Parliamo della nuova collezione: a chi si rivolge e cosa esprime?

Possiamo dire che le nuove collezioni Drumohr si occupano del tempo libero dei suoi utenti, da un grande cambiamento che in questa stagione riguarda il colore, definito da nuance a tratti pastello, polverose e talcate, alla realizzazione di una capsule che presenteremo a Milano durante la settimana della moda uomo: si tratta di quattro giubbotti, due maglie e quattro pantaloni. Maglie sottoposte a trattamenti particolari diventano capi idrorepellenti, giacche e pantaloni outdoor con cuciture termosaldate, fatti con materiali naturali, per stare all’aperto non coperti dalle solite fibre tecniche, ma con prodotti super comfort e soft touch, che rappresentano la versione 2.0 dell’athleisure. Poi un’altra novità che strizza l’occhio al tempo libero: a settembre presenteremo tute e intimo da sci, un prodotto tecnico ma realizzato con fibre naturali, contraddistinto dalla nostra iconica fantasia Razor Blade.
Continueremo a lavorare allo sviluppo della collezione donna, grazie alla direzione creativa che ha portato un’evoluzione attraverso cromie, lavorazioni jacquard, pezzi ready-to-wear interamente realizzati in maglia. Ma non è tutto, sempre a settembre usciremo con la collezione pelletteria, che avrà un grande impatto grazie all’utilizzo del colore in quattro borse dalle diverse forme, realizzate in Emilia e Toscana.

“I nostri clienti rappresentano il miglior brand ambassador possibile”

Digitalizzazione nel retail: esistono operazioni di marketing messe in atto per raggiungere il pubblico della generazione più giovane?

Dal punto di vista dei nuovi linguaggi di comunicazione digitale, come AR o metaverso, abbiamo dedicato loro una certa attenzione, ma stiamo studiando e possiamo dire che ci troviamo in uno stato embrionale.
Possiamo però parlare di un rapido sviluppo nel retail a livello globale, perché oltre alla presenza nei migliori department store internazionali, come Lane Crawford a Hong Kong, Le Bon Marché, Beams, Bergdorf Goodman, ai tre monomarca in Italia (a Milano, Alassio e Torino) e i 350 rivenditori multibrand nel mondo, nell’ultimo anno abbiamo raddoppiato Torino e aperto a Roma. Abbiamo inoltre spostato il negozio di Milano in via Spiga e aperto cinque corner all’interno della Rinascente, per dare più spazio alla collezione donna che oggi può contare sul 30% delle vendite. E poi c’è l’e-commerce, che rappresenta il terzo negozio in cui l’uomo performa di più.
Stiamo per partire, inoltre, con una coinvolgente campagna social con i nostri stessi clienti, che rappresentano il miglior brand ambassador possibile e sono in grado di raccontare l’estetica di Drumohr nei loro diversi e autentici momenti della giornata, dall’ufficio al tempo libero, dalla palestra all’aperitivo, fino alla cena fuori.

Drumohr cashmere
Drumohr Spring/Summer 2024

Nell’immagine in apertura, un look della collezione Drumohr Spring/Summer 2024

Antica Barbieria Colla, l’arte della rasatura a Milano

Francesca Bompieri è la seconda generazione di una realtà profondamente radicata nella cultura milanese, con la sua tradizione e la sua naturale inclinazione ad attrarre un pubblico internazionale che, nel fascino dell’heritage, si aspetta di scovare qualcosa di unico e introvabile. E così accade, tra le mura dell’Antica Barbieria Colla, tra le fotografie seppiate, che ritraggono clienti storici e personalità dal mondo della politica e della cultura, e gli utensili antichi ormai in disuso, incorniciati testimoni di pratiche ancora oggi messe in atto secondo la tradizione, per mettere a proprio agio il volto di chi varca la soglia di via Gerolamo Morone 3 a Milano, lasciando fuori pensieri e responsabilità.
Nomi del calibro di Luchino Visconti, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber: generazione di poeti in una Milano in fermento che di lì a poco sarebbe cambiata radicalmente, che in quel luogo poteva fermare il tempo e trovare il piacere e il valore del gesto che riporta all’atmosfera d’inizio secolo. E ancora oggi il cliente della Barbieria Colla sa di poter contare su quel rispetto per la tradizione e il tempo necessari per le fasi di un trattamento che si configura come un rito, realizzato da mani esperte e con prodotti esclusivi, ultima impresa di Francesca che ha rieditato le ricette originali del padre, lavorando su un packaging che riflette l’eleganza e lo stile di una bottega d’altri tempi.

Via Morone 3, un indirizzo cult dove heritage e contemporaneità vanno a braccetto

«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi», è lei a raccontare, con questa citazione del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, i momenti che hanno definito l’unicità di un’attività che ha origine nel 1904 al civico 19 di via Manzoni, grazie a un’idea di Dino Colla, imprenditore che aveva capito l’importanza di offrire un servizio più completo, oltre a quello della semplice rasatura, ai gentiluomini dell’epoca. In poco tempo la sua visione raggiunge un tale successo che nel 1919 si sposta a piazza della Scala, godendo anche della gravitazione in zona di addetti ai lavori e fruitori del Teatro.
Nel 1943 la piazza viene distrutta dai bombardamenti e il negozio riapre il 1° aprile del ‘44 nella sede attuale di via Morone, con la direzione di Dino Colla e del suo delfino, Guido Mantovanini. Dopo la morte del fondatore, per un breve periodo, l’attività porterà l’insegna “Da Guido”.

Antica Barbieria Colla Milano
Francesca Bompieri, owner di Antica Barbieria Colla (ph. Cosimo Buccolieri)

“Ho iniziato col creare un’immagine coordinata del packaging e dei flaconi, concretizzando il sogno di mio padre e inserendo nel mercato (la linea completa dei prodotti”

Cosa lega Franco Bompieri (padre di Francesca, ndr) e la storia dell’Antica Barbieria Colla?

Mio padre faceva il barbiere al Continental, di fianco a Palazzo Marino, che per problemi strutturali dovette chiudere. La sua visione imprenditoriale e la profonda passione lo portarono a recarsi da Mantovanini per proporgli una società. Quando Mantovanini viene a mancare, nel 1975, Franco Bompieri riporta l’insegna “Antica Barbieria Colla”, mantenendo quel genere di clientela affezionata alla ritualità.
Nel 2010 la barbieria, coi prodotti ispirati al rituale del massaggio, del panno caldo e della rasatura eseguita rigorosamente a mano, torna in auge in tutto il mondo, diventando persino un trend.

Ha introdotto sul mercato i prodotti a marchio Antica Barbieria Colla…

All’interno del negozio venivano utilizzati prodotti artigianali, su ricette originali realizzate internamente, consegnate dal produttore con etichette e confezioni spesso diverse. Provenendo da un’esperienza di direzione creativa in importanti agenzie di pubblicità, ho iniziato col creare un’immagine coordinata del packaging e dei flaconi, concretizzando il sogno di mio padre e inserendo nel mercato (anche oltreoceano) la linea completa dei prodotti. Un sogno iniziato dentro un garage ed esploso a livello nazionale e internazionale, anche sulla piattaforma e-commerce attiva dal 2013.

“Ho lavorato sui concetti di artigianalità, tradizione, cura del dettaglio”

Innovazione, impresa e internazionalità, dunque.

Dalle formule originali, ho realizzato un prodotto in linea con le regole del mercato internazionale, non solo adattando ogni ricetta con l’aiuto di uno studio chimico specializzato, ma rieditando le etichette, le bottiglie e i packaging secondo le normative vigenti.
Un’attività studiata e costruita step by step, con cura capillare e quella giusta dose di passione che ti permette di lanciarti senza paura verso un new business che, in quegli anni, stava vivendo un grande fermento. L’impresa su cui ho lavorato senza sosta è stata anche quella di cercare di dare un’immagine a questi prodotti, che riflettesse in tutto e per tutto la meraviglia e l’atmosfera che si percepisce entrando nel negozio, tra le mattonelle, i piatti in ceramica da barba, le foto storiche appese, gli accessori di un tempo.

È stato un salto nel vuoto, fatto con un’incoscienza esagerata; volevo a tutti costi che trasmettesse quella sensazione di autenticità, perché altrimenti non lo capisci che è la barbieria più bella d’Italia. Allora ho lavorato sui concetti di artigianalità, tradizione, cura del dettaglio e questo lo riesci a percepire dalla selezione delle scatole, dei colori, per i quali sono partita dalla palette del barber’s pole, effettuando qualche modifica per renderla più affascinante.

Antica Barbieria Colla
Prodotti per il grooming maschile firmati Antica Barbieria Colla  (ph. Cosimo Buccolieri)

Il target d’età della vostra utenza, sia all’interno del negozio che negli acquisti online, nel frattempo si è abbassato?

Diciamo che prima che arrivassi io la media era tra i 60 e gli 80 anni, mentre negli ultimi tempi sicuramente possiamo parlare di una fascia d’età che si aggira intorno ai 40. Questo lo dobbiamo anche al ritorno di un interesse per trattamenti specializzati, dedicati agli uomini, nelle fasce d’età più giovani.

“Le operazioni di co-branding inaspettate sono sempre quelle più interessanti e che riscuotono maggior successo”

In quali zone del mondo si concentra la richiesta dei vostri prodotti?

Sicuramente in Italia e un buon 20% negli Stati Uniti, in particolare nelle zone delle coste in cui si concentra la maggiore attenzione ai trend. In Europa anche in Germania, Inghilterra e Svizzera. Poi esistono anche portali americani, specializzati nella cura della barba, da cui siamo rivenduti e, in alcuni casi, i prodotti vengono selezionati e rivenduti da influencer stranieri.

Chi regala i prodotti dell’Antica Barbieria Colla?

Le donne di solito preferiscono regalare l’experience dentro lo store, mentre gli uomini scelgono anche dei prodotti da comprare per sé. Ci sono alcune formule best-seller della linea acquistabili esclusivamente in negozio, come la classica a base di peperoncino, mentolo e alcool, inventata da mio papà al ritorno di un viaggio in cui aveva scoperto le potenzialità del peperoncino sulla crescita dei capelli e la riattivazione della circolazione sanguigna. In seguito, ho perfezionato il balsamo per la barba all’olio di jojoba e il latte dopobarba da utilizzare anche a casa, molto apprezzato dal nostro pubblico che desidera portare con sé, tutti i giorni, la qualità dei prodotti del negozio, a casa o in viaggio.

“Mi auguro di mantenere sempre fede alle mie radici e all’autenticità di questo luogo a cui appartengo, verso cui ho un legame emotivo fortissimo”

Quali sono i progetti per il futuro, per continuare ad innovare?

Sicuramente poter inserire in organico una persona in più, cosa non facile se lavori soltanto con il metodo tradizionale per cui il rasoio elettrico, naturalmente, non è contemplato: l’ideale sarebbe trovare qualcuno che abbia imparato il mestiere da giovanissimo, perché solo così trovi delle maestranze speciali. In questo modo potremmo programmare degli eventi, portare in giro la poltrona, creare delle collab con altri brand, come abbiamo fatto una volta con Swarovski, nel periodo natalizio, con un prodotto illuminante all’acido ialuronico, in edizione limitata, all’interno di un packaging impreziosito da un tappo in cristalli chiamato Scintilla, che era il nome della collezione di mobili e abbigliamento del marchio, presentati con un evento-sfilata all’interno dello store. Un’operazione di grande successo, che mi piacerebbe ripetere con altre realtà del mondo fashion e non solo.
Penso poi alla serie di colonie in collaborazione con Vitale Barberis Canonico, a cui abbiamo abbinato quattro differenti lane pregiate, per un evento realizzato all’interno dell’atelier Liverano & Liverano a Firenze, nel corso di un’edizione di Pitti Immagine Uomo. Nel corso della serata abbiamo proiettato anche il documentario Barbiere, prodotto da Luchino Visconti, che ha per protagonista mio padre.
Le operazioni di co-branding inaspettate sono sempre quelle più interessanti e che riscuotono maggior successo, ad ogni modo mi auguro di mantenere sempre fede alle mie radici e all’autenticità di questo luogo a cui appartengo, nei confronti del quale ho un legame emotivo fortissimo.

Barbieria Colla Milano
Prodotti per il grooming maschile firmati Antica Barbieria Colla (ph. Cosimo Buccolieri)

Nell’immagine in apertura, gli interni del salone Antica Barbieria Colla, a Milano (ph. Cosimo Buccolieri)

‘E il giardino creò l’uomo’, Casa Zegna ospita la mostra di Roberto Coda Zabetta

Ospitare e alimentare la bellezza in tutte le sue forme è sempre stata la missione di Ermenegildo Zegna e dei suoi successori. Dalla trasformazione del paesaggio che circonda l’azienda di Trivero, al programma Zegna Forest che solo negli ultimi due anni ha permesso di piantare 11.000 alberi nel santuario naturale dell’Oasi Zegna, nutrendo quel rapporto d’interscambio che esiste dalle origini tra il lanificio e il panorama circostante che alla storica azienda del biellese rende l’acqua, l’elemento primario che rende il suo cashmere unico e apprezzato dal mondo intero.

Casa Zegna mostre 2023
L’allestimento dell’exhibition di Roberto Coda Zabetta a Casa Zegna

La fragilità della natura nelle opere di Roberto Coda Zabetta

In quest’ottica di attenzione e rispettoso ascolto della natura e delle sue necessità, si colloca l’opera di Roberto Coda Zabetta (originario di Biella ma trapiantato nelle Marche), il cui titolo Frana e Fango offre uno spunto di riflessione sulla fragilità della natura e la forza incontrastabile degli eventi che si manifestano sulla Terra (come l’alluvione in quelle zone che ha avuto modo di conoscere da vicino), così come la capacità della natura di rinascere e fiorire.

Casa Zegna mostra
Roberto Coda Zabetta davanti a un suo artwork in mostra

Il titolo dell’esposizione di Roberto Coda Zabetta (visitabile fino a novembre), che porta le proprie radici e l’intima esperienza marchigiana sulle tele che vestono la sala espositiva di Fondazione Zegna, prende ispirazione dal libro E il giardino creò l’uomo di Jorn de Précy, filosofo e giardiniere appassionato, vissuto tra l’Otto e il Novecento. Nel suo libro de Précy sostiene che l’uomo, per essere giardiniere e creare un vero giardino, debba ascoltare la natura e il genius loci, intervenendo al minimo per permettere alla stessa di crescere liberamente, immaginando un habitat in cui l’uomo possa mixarsi con essa.

Casa Zegna artisti
Roberto Coda Zabetta

“Ritornando in questi luoghi ho realizzato che per quanto si possa scappare dalle proprie origini, ci si rende conto di quanto ci appartengano e di quanto noi apparteniamo ad esse”

Il metodo utilizzato da Roberto è energico ed è strettamente connesso con il fango e la frana che vive nell’esperienza dell’alluvione, da cui sono stati fagocitati i territori marchigiani e per via della quale l’elemento terra e il suo odore hanno suggestionato il suo modus operandi. È da questo elemento che prendono vita i rododendri che con i loro colori popolano l’area dell’Oasi.
Ritornando in questi luoghi ho realizzato che per quanto si possa scappare dalle proprie origini, ci si rende conto di quanto ci appartengano e di quanto noi apparteniamo ad esse“.
La terra, elemento fondamentale dell’opera di Zabetta, appartiene a questo luogo che alle sue origini era una serra, per poi diventare spazio espositivo. Ed è qui che le tele rappresentano la fioritura in forma pittorica e materica dello spazio.

Casa Zegna mostre
Opere di Coda Zabetta esposte a Casa Zegna

“La forza atavica di queste tele ci sorprende, come se la materia fosse ancora in movimento”

Ilaria Bonacossa, autrice del testo curatoriale che accompagna la mostra, afferma che “la forza atavica di queste tele ci sorprende, come se la materia fosse ancora in movimento e l’artista avesse solo fermato un moto magmatico creato da terre e pigmenti, lasciando le opere aperte a trasformarsi con il cambio di luce delle giornate come veri paesaggi naturali. I riferimenti alle terre di Burri e alle cromie della pittura rinascimentale aprono a una dimensione spirituale della pittura di cui sembriamo aver sempre più bisogno nella frenesia delle immagini in movimento”.

Casa Zegna 2023
Tele dell’artista in mostra

Una tecnica artistica che riflette le caratteristiche del paesaggio

Il gesto dell’artista è rapido e istintivo e dà vita a una serie di opere che entrano in simbiosi col paesaggio naturale circostante, esplodendo sulla tela strato dopo strato, dalle tonalità brune della terra, ai gialli del rododendro in forma di bocciolo (come nella serie dei 7), fino a quelle brillanti dei fiori nel loro massimo splendore.
Le due opere centrali rappresentano un dittico che si spalleggia invece di affiancarsi, come ci si potrebbe aspettare. È difficile pensare a una simbiosi migliore di questa rappresentazione tra il paesaggio che sta sviluppandosi in questa stagione e l’opera di Roberto che lavora a strati, proprio come la natura sboccia gradualmente. Tra uno strato e l’altro, il tempo necessario di asciugatura della materia riflette il tempo di cui la natura ha bisogno per sbocciare.
Di stratificazione in stratificazione la sfida e l’intenzione sono quelle di far emergere i colori degli strati precedenti, in un’estetica in cui i cromatismi tridimensionali riescono a far percepire la profondità dell’opera, tra le forme circolari dei petali realizzati attraverso getti di aria compressa.

Casa Zegna exhibition
Roberto Coda Zabetta, Ilaria Bonacossa, Anna Zegna davanti a un’opera dell’artista


La tela gialla è stata realizzata attraverso la scelta dell’oro e dell’argento, insieme al giallo e gli altri colori che emergono dagli strati inferiori.

Il progetto, che vede uno sviluppo ulteriore, rappresenta un dialogo tra la terra, l’uomo e la vita nel suo continuo avanzare “in un luogo dell’anima come questo, che fa dimenticare il baccano intorno e fa tornare alla propria essenza”, racconta Zabetta.

Nell’immagine in apertura, una veduta della mostra E il giardino creò l’uomo a Casa Zegna

L’art to wear di Boglioli a Palazzo Reale insieme alla mostra ‘Timeless Time’ di Vincent Peters

Quali sono le connessioni esistenti tra moda e arte? In quali termini si svela il rapporto simbiotico tra questi due universi creativi? In sempre più occasioni la cultura contemporanea si nutre di ordinati sconfinamenti tra arte, fashion e design industriale, al punto da dare vita a collab e capsule collection destinate a sparire ancor prima di finire sugli scaffali di una boutique. E al di là di special edition e prestigiose sperimentazioni, è sempre maggiore la frequenza di progetti firmati da nomi altisonanti dell’arte e della fotografia, supportati da solide realtà del mondo fashion che creano un dialogo fatto di valori e contenuti, di aspirazioni, urgenza espressiva e bellezza – comun denominatore imprescindibile, che ambisce all’immortalità attraverso il processo creativo.

Boglioli mostra Milano
Boglioli F/W 2023-24

È il caso di Boglioli, storico marchio bresciano di alta sartoria che, durante la settimana della moda maschile, ha presentato la sua collezione Fall/Winter 2023-24, immersa nella cornice della Sala delle Otto Colonne di Palazzo Reale, a Milano. Per l’occasione, il brand di Gambara ha scelto di diventare partner ufficiale della mostra fotografica di Vincent Peters Timeless Time, creando una connessione di immediato accesso tra il linguaggio della moda e quello dell’arte fotografica. È il gesto, nella sua purezza, l’elemento di connessione che rende ogni capo un’opera d’arte, attraverso i suoi dettagli rifiniti a mano sul tavolo della sartoria, che accoglie le intenzioni dello stilista e le restituisce nell’atto creativo, esattamente come può avvenire nello studio di un artista. La collezione presentata offre una visione grintosa e inedita del classico maschile, traendo ispirazione dalle icone del cinema di Hollywood.

Le opere d’arte indossabili della collezione Boglioli F/W 2023-24

Dedicata a una generazione di uomini che amano sperimentare il proprio modo di vestire, la F/W 23-24 di Boglioli rilancia una rinnovata e dinamica interpretazione dei codici che regolano la sottile linea tra formale e informale, evocando a tratti il sogno hollywoodiano e l’ambizione a un’eleganza iconica, in cui ogni outfit diventa strumento di espressione personale, sorretta da capisaldi come qualità e artigianalità, trait d’union tra passato e presente. I classici capispalla cambiano aspetto e si modificano per creare nuovi modelli eclettici, caratterizzati da materiali fluidi e dall’attitude “ibrida” e sofisticata, sintesi di funzioni d’uso e stili diversi, che non hanno bisogno di rientrare in una connotazione definita, ma trovano la loro ragion d’essere nella libera interpretazione di variegate personalità.

Da giacca a camicia, da formale a casual chic, all’interno del guardaroba di Boglioli lo stesso capo offre diverse strade e chiavi d’interpretazione per l’uomo contemporaneo, che può contare su una selezione di materie prime rigorosamente Made in Italy, in cui prevalgono fibre naturali e materiali nobili soft touch, caratterizzati da effetti délavé e tinture in capo che hanno contraddistinto la storia di un brand le cui radici affondano in una storia che risale ai primi del Novecento.

Un guardaroba eterogeneo e raffinato, rigorosamente Made in Italy

Shetland e flanelle spazzolate o lavate artigianalmente fanno da apripista, all’interno della collezione, per ottenere una sensazione tattile soffice e accogliente. Lane luxury in filato 14 micron, iconiche di casa Boglioli, diventano inconfondibili marchi di fabbrica per la loro morbidezza effetto cashmere e per quella cifra stilistica del tinto in filo e in capo che s’ispira, per la F/W 23-24, ai colori della terra, della sabbia, al navy e all’azzurro della tempesta, per approdare al più contemporaneo verde acido.
Ma c’è anche un mondo discreto, fatto di un’eleganza impeccabile e rigorosa in cui sono il grigio antracite e il nero assoluto a definire il tono solenne di questa parte di collezione, mentre il velluto, liscio o a coste, è pensato per una destinazione luxury oriented, ma anche dallo spirito casual. L’intramontabile lana d’agnello viene lavorata sia in tinta unita che nella spina di pesce tono su tono, fino al bouclé.

Un percorso visivo unico, quasi immediato, conduce alla prima esposizione italiana del fotografo Vincent Peters, con la sua selezione di 90 fotografie in bianco e nero, realizzate tra il 2001 e il 2021 ed esposte nell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale fino allo scorso 21 febbraio. Il tempo diventa l’elemento predominante di ogni immagine, è presente nella sua essenza più profonda e contiene tutte le forme della bellezza cui aspiriamo, espressa negli stati d’animo, nelle personalità celate e attraverso la consapevolezza e il rilascio delle proprie emozioni. Ed è questa la chiave di ricerca del foTografo di Brema (Germania), che rende figure carismatiche del grande schermo interpreti degli stati d’animo che emergono dalle loro lunghe conversazioni. Ci sono gesti che durano un’istante e che l’occhio nudo non riuscirebbe a cogliere.

Boglioli Milano Palazzo Reale
Ritratto di Vincent Peters

Timeless Time, racconto di una bellezza senza tempo ma intrisa di tempo nella sua essenza più profonda

Sono i primi anni newyorkesi, quelli in cui Peters viene notato da Giovanni Testino, fratello del celebre fotografo Mario, e da lì a poco si trova catapultato nel mondo della  fashion photography, firmando campagne pubblicitarie per marchi del calibro di Armani, Louis Vuitton, Celine, Miu Miu, Bottega Veneta, Hermès, Lancôme, Diesel, Dunhill, Guess, Hugo Boss, Adidas. Le sue opere sono state esposte in gallerie d’arte internazionali come Camera Work a Berlino, Fotografiska a Stoccolma e il prestigioso Art Basel in Svizzera.

Francesco Russo, Ceo di Boglioli, dichiara a riguardo: «Abbiamo scelto di essere partner della mostra di Vincent Peters perché crediamo che tra moda e arte fotografica ci sia un legame, sono due realtà che si uniscono per dar vita a molteplici storie, uniche e dal forte valore artistico. Ogni suo scatto è speciale e distintivo; allo stesso modo ogni creazione di Boglioli racconta la sua storia, grazie alle lavorazioni che consentono al capo stesso di assumere connotazioni sempre differenti, regalando un’esperienza visiva e tattile unica. Come la moda con Boglioli è in grado di raccontare percorsi affascinanti e sempre diversi attraverso tessuti e lavorazioni minuziose ed esclusive, anche la fotografia di Peters si distingue in ogni minimo dettaglio attraverso immagini che celebrano le più grandi icone della moda e del cinema, distinguendosi per i particolari attenti e sofisticati.
Nella suggestiva sala di Palazzo Reale abbiamo voluto presentare alcuni capi rappresentativi delle nuove collezioni uomo e donna, raccontando il Dna del brand: una forte attenzione per la ricerca di materiali esclusivi e pregiati, silhouette destrutturate e confortevoli, e uno spirito che vuole evolvere i canoni dell’eleganza ricercandone il futuro».

“Crediamo che tra moda e arte fotografica ci sia un legame, sono due realtà che si uniscono per dar vita a molteplici storie”

Charlize Theron, Emma Watson, Kim Basinger, Monica Bellucci, Laetitia Casta, Cindy Crawford, Penélope Cruz, Scarlett Johansson, sono alcune delle donne ritratte da Peters. I suoi scatti sono narrazioni oniriche, un sovrapporsi di strati che dialogano tra loro completandosi e da cui emergono storie intime, fiducia e complicità filtrate dall’obiettivo del fotografo, che fa della conversazione la sua chiave d’accesso a ciò che sta dietro il velo di Maya.

Mostra Vincent Peters Milano
Charlize Theron, New York, 2008

Mostra Milano Vincent Peters
Scarlett Johansson, New York, 2017

Nell’immagine in apertura, un outfit Boglioli Fall/Winter 2023-24

‘Icônes’, nella mostra di Venezia l’invisibile dietro alle icone dell’era contemporanea

A Venezia, a Punta della Dogana, è in corso fino al 26 novembre la mostra Icônes, ideata e realizzata da Emma Lavigne, direttrice della Pinault Collection, e Bruno Racine, direttore e amministratore delegato di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, che offre nuovi spunti di riflessione sulle icone del nostro tempo e la loro essenza più intrinseca. Un segno, una finestra verso l’invisibile, che porta alla meditazione, alla contemplazione. “È partendo da questo presupposto, da questo desiderio di sviscerare il concetto di icona contemporanea che abbiamo creato questo percorso in grado di portare il visitatore in un itinerario contemplativo, in una dimensione intima, attraverso le quali riesci a guardarti dentro”. Così esprime Bruno Racine la genesi di questo progetto che a Venezia prende forma e si lega profondamente, per alcuni aspetti e connessioni con l’oriente bizantino.

L’icona è un simbolo che crea uno spazio magnetico attorno a sé – continua Racine – per questo abbiamo scelto opere che nella loro successione svolgono questa funzione aggregante, mettendo insieme orizzonti culturali diversi che creano una visione laica dell’esperienza artistica”, ognuna intrisa di una sua spiritualità unica e profonda, attraverso un percorso di oltre 80 opere, tra capolavori della Pinault Collection, lavori mai esposti prima di quest’occasione e installazioni site- specific di 30 artisti di diverse generazioni, nati tra il 1888 e il 1981. Fino ai riferimenti cinematografici, come quello del sovietico Tarkovskij, definiti dalla tradizione ortodossa e che analizzano “l’idea della libertà assoluta del potenziale spirituale dell’uomo”, la questione del divenire dell’invisibile e dello spirituale in un mondo contemporaneo, attraverso la poetica di Andrej Rublëv, film del grande regista russo dedicato al pittore di icone del XV secolo.

Icones mostra Venezia
Kimsooja, A Needle Woman, 1999 – 2000. Performance Video (ph. courtesy of Kimsooja Studio, © SIAE 2023)

“Non sono opere urlanti ma con tono gentile e pacato offrono il mistero della loro unicità”

Il percorso si apre con la Ttéia di fili d’oro di Lygia Pape, realizzata con 8 km di fili in rame placato d’oro che si intersecano e intrecciano, attraversando lo spazio e creando linee fantasma per esplorare e approfondire la consapevolezza delle relazioni spaziali. L’opera è in dialogo con quella di Lucio Fontana: il tema è la rifrazione della luce, ispirata dai raggi di luce che penetrano nell’oscurità e nella densità della foresta tropicale come nella penombra delle chiese o delle cattedrali.

Ttéia, Lygia Pape

Il film di Philippe Parreno La Quinta del Sordo, invece, è un gioco di storie e controstorie ispirate ai quattordici dipinti neri che Francisco Goya ha realizzato negli ultimi anni della sua vita: testamento pittorico di un artista ossessionato dai fantasmi del suo mondo interiore. Suggestioni dominate da panico e incendi, fino a un momento di pace in cui i suoni sono quelli dell’acqua del cinguettio degli uccellini e delle onde del mare, quasi come se l’artista ci suggerisse che non esiste un sentimento senza il suo opposto.

Le opere d’arte nel cuore di Punta della Dogana

Il Cubo dell’architetto Tadao Ando, nel cuore di Punta della Dogana, è dedicato al dialogo tra Danh Vo e Rudolf Stingel, le cui opere esprimono la simbologia e il rapporto tra la materia e l’impronta, che tradisce una storia, una testimonianza di un passaggio. L’artwork dell’autore vietnamita presenta delle pezze di velluto decolorate dalla luce e dal tempo, provenienti dai musei del Vaticano, mentre Stingel espone delle opere in cui il tema centrale è la loro modificazione materica in base all’intervento, al gesto, all’esperienza e all’interazione con essa: ha persino realizzato un calco di un frammento di una delle sue opere, dove il pubblico era invitato a lasciare liberamente le proprie tracce, in cui registra l’ultimo atto di quella gestualità, congelando lo stato dell’artwork a un tempo indefinito, creando un ponte temporale tra quegli istanti d’interazione e un presente imperturbabile.

Attorno allo stesso cubo, Joseph Kosuth mette in scena un dialogo tra Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre, manifestando sopra ogni cosa la fede dell’artista nel potere dell’arte. Come scrive nel suo testo manifesto, Art after Philosophy, nel 1969, infatti, “può essere che, dopo la filosofia e la religione, l’arte sia un tentativo per soddisfare i bisogni spirituali dell’uomo”.

Le opere di Dineo Seshee Bopape e Camille Norment

E ancora, in Mothabeng di Dineo Seshee Bopape una cupola fatta di argilla, terra ed erbe si crepa sempre di più con le vibrazioni della musica che pervade lo spazio, facendo passare la luce tra le fenditure in maniera sempre maggiore. Il suo rapporto con lo spazio è vissuto attraverso il ricordo delle cave di marmo che hanno invaso la tranquillità del suo territorio, ma anche attraverso l’esperienza olfattiva dell’igloo realizzata in terra, argilla ed erbe aromatiche.

Icones mostra
Joseph Kosut, Un oggetto chiuso in sé stesso? (Adieux), 2022 (ph. Marco Cappelletti © Palazzo Grassi, Pinault Collection)

Camille Norment, invece, nello spazio fa rivivere il suono – mezzo espressivo di spazio e tempo – con delle panche in legno simili a quelle delle chiese, che emettono vocalizzi a contatto e attraverso le persone che le sollecitano. I visitatori sono percorsi dalle vibrazioni delle onde sonore che introducono, mediante i gemiti dei cori gospel afroamericani, a uno spazio di esperienza sensoriale. L’emozione, lo stato di disagio, l’energia che assorbiamo e rilasciamo attraverso il nostro rapporto con lo spazio definisce l’unicità dell’esperienza, che non è altro che il mistero della vita.

Immagini metafisiche, visioni sciamaniche e rifrazioni

Agnes Martin, con la sua Blue-Grey Composition, caratterizzata da una purezza geometrica, dipinge immagini metafisiche ispirate a diverse spiritualità orientali, mentre David Hammons, definito lo “sciamano della città”, si serve del proprio corpo, vero e proprio leitmotiv della sua pratica, per rappresentare in maniera tangibile e diretta il corpo nero in una società americana che tende a renderlo invisibile. Nello specchio d’oro ricoperto da una coperta di canapa, l’autore vuole coprire la visione del lusso superficiale, e si fa sudario del suo corpo, raggiungendo una valenza a tratti mistica.

Kimsooja, infine, nel Torrino della Punta della Dogana espande il concetto di spazio e lo distorce attraverso l’opera To Breathe-Venice che, ricoprendo l’intero spazio di specchi, provoca una sensazione di assenza di gravità. Una leggerezza che si traduce in una percezione quasi mistica, accentuata dalla polifonia di canti tibetani, islamici e gregoriani.

Nell’immagine in apertura, l’opera di Lygia Pape Ttéia 1, C, esposta nella mostra Icônes di Punta della Dogana (ph. Paula Pape © Projeto Lygia Pape)

Talent to follow: Marco Rambaldi in finale al Woolmark Prize 2023

L’abbiamo incontrato in occasione dell’annuncio dei finalisti del Woolmark Prize 2023, un’edizione molto speciale per il nostro Paese perché Marco Rambaldi rappresenta, per la prima volta negli ultimi dieci anni, la creatività italiana all’interno di uno dei contest più importanti al mondo in materia di talent scouting. Basti pensare ai nomi d’inestimabile valore che sono emersi nella storia delle sue edizioni: da Yves Saint Laurent a Karl Lagerfeld (era il 25 novembre 1954 e quel giorno in giuria c’era Pierre Balmain), da Romeo Gigli nel ‘90 a Giorgio Armani nel ‘92.

Dalla vittoria del Next Generation 2014 alle passerelle milanesi, il percorso del designer bolognese

Classe 1990, bolognese, si fa notare immediatamente alla fine del suo corso di studi in Design della moda allo IUAV di Venezia, vincendo il Next Generation, promosso da Camera Nazionale della Moda Italiana, nel 2014. La sua creatività conquista il pubblico degli addetti ai lavori nuovamente nel 2015, con la collezione OUI, presentata a Palazzo Morando con il supporto di Vogue Talents e ancora nel febbraio 2017 al Fashion Hub Market, con la collezione POST. Nel 2018 vince la seconda edizione di Talents Lineapiù, per la sua peculiare visione estetica che passa attraverso un sapiente uso dei filati, per costruire una maglieria originale e dalla cifra stilistica riconoscibile.

Marco Rambaldi 2023
Un ritratto di Marco Rambaldi (ph. Cosimo Buccolieri)

Vogliamo anche le rose, il cortometraggio ispirato agli anni 70

La grande capacità di mettere a confronto i valori e le intenzioni di generazioni diverse ha dato vita a uno storytelling di grande impatto persuasivo: lo abbiamo visto nel cortometraggio presentato a WHITE nel febbraio 2018, che porta il titolo della collezione Fall/Winter 2018-19, da poco lanciata sulla passerella di Altaroma, Vogliamo anche le rose; riporta alla memoria il fervore degli anni 70, in cui i giovani si riunivano in lunghi cortei e vivevano la vita con una libertà e consapevolezza maggiori rispetto a quanto avviene ai giorni nostri, a causa di una società borghese che stabilisce i suoi rigidi confini tra quello che può esistere e ciò che non è accettabile.

Un messaggio potente a livello sociale, ma raccontato con la delicatezza dell’animo di Rambaldi, che colpisce dritto al cuore, anche attraverso protagonisti iconici come Valérie Taccarelli, una delle prime transessuali d’Italia, attivista per i diritti Lgbtq e tra le fondatrici del MIT (Movimento Identità Trans) di Bologna.

Upcycling e uncinetti

Ispirato dall’eredità degli uncinetti e dei centrini appartenuti alla bisnonna, ha assecondato quel desiderio di regalargli nuova vita in un contesto tutt’altro che legato alla tradizione. Nascono così i primi esperimenti di upcycling, figli di un’urgenza espressiva che lo renderà libero e sempre più vicino a una consapevolezza creativa e a un’identità che si riconosce nei suoi elementi più iconici. Primo fra tutti il cuore arcobaleno, suo manifesto, insieme al flottante cuore jacquard e il punto pizzo sul mohair, che diventano «simbolo di una donna forte, libera e non omologata», per usare le sue parole.

La moda, per come la intende Marco Rambaldi, è un mezzo per conoscere e comunicare se stessi, attraverso il proprio corpo, che diventa spazio espositivo di anime versatili, fluide e consapevoli di sé, libero da costrizioni borghesi e tabù. Un approccio che affonda le sue radici nei primi studi dello stilista, legati al mondo della comunicazione, perché la creatività senza una vera urgenza espressiva perde la grande opportunità di trasferire messaggi, valori e di offrire il proprio contributo a livello sociale.

In un momento storico in cui gran parte delle produzioni sono delocalizzate, quanto è importante per Marco Rambaldi l’artigianato Made In Italy che, tra l’altro, rappresenta un marchio di fabbrica all’interno delle collezioni?

La produzione locale è alla base del nostro lavoro. Tutta la parte degli uncinetti e dei ricami è fatta a mano in Italia, internamente all’azienda, soprattutto nell’ambito dei campioni. Per la produzione siamo aiutati da Sunvitale Studio: Alessandro e Giovanna, un duo bolognese esperto nella lavorazione a uncinetto, con cui creiamo capsule realizzate a mano. Poi c’è tutta quella parte della maglieria e dei tessuti che è artigianalizzata e confezionata a macchina, ma sempre all’interno del nostro territorio.

“I capi vengono presentati allo stesso modo anche sull’uomo, senza troppi vincoli di genere, esaltando le forme maschili esattamente come quelle femminili”

Come si fa a rendere attuale una collezione che ha alla base degli elementi a uncinetto? Sono due concetti apparentemente molto distanti, in cui tu hai trovato la chiave perfetta…

Sì, infatti, la mia intenzione fin dall’inizio è sempre stata quella di rielaborare tutto quel patrimonio di centrini ereditati dalla mia bisnonna, in un concetto di upcycling che potesse far dialogare la moda contemporanea con il valore artigianale del fatto a mano, spostando l’attenzione dal suo significato originale – legato esclusivamente ai lavori domestici femminili, in contrapposizione con la figura maschile – a quello di un elemento che va ad arricchire un powerful dress, che dà forza e vigore alla personalità femminile libera da un’identità nazional-popolare. Ma si tratta di capi che vengono presentati allo stesso modo anche sull’uomo, senza troppi vincoli di genere, esaltando le forme maschili esattamente come quelle femminili. Conclusioni a cui arriviamo naturalmente in corso d’opera, tra un fitting e un casting.

“L’ispirazione per la sfilata F/W 2023 nasce dalla riflessione sul momento della giornata in cui ognuno riesce a dedicarsi realmente a quello che desidera essere, libero da costrizioni borghesi”

Che tipo di ricerca fai sulla maglieria e sui filati?

È un metodo di ricerca nato in maniera molto naturale e che si è perfezionata negli anni in Dolce&Gabbana, quando sono diventato responsabile della maglieria. In quel periodo la passione per questo settore è cresciuta ulteriormente, lavorando con la ricerca punti e la ricerca fili che mi ha portato a consultare archivi come Modateca Deanna, uno dei luoghi più stimolanti per chi si occupa di knitwear.
Anche la vittoria del premio Lineapiù è stata importante, ci ha consentito di accedere ai loro archivi infiniti, da cui nasce una tale quantità di ispirazioni che spesso risulta difficile da controllare. Così come i mercatini e i second hand: quello in Montagnola a Bologna o il mercato delle pulci di Budapest.

Quali sono i mercati in cui sei più apprezzato, oltre a quello italiano?

Sicuramente quello orientale: Cina, Giappone, Corea del Sud; ma anche il Canada, grazie a Ssense.com, uno dei più importanti e-commerce, che ci ha scoperti diversi anni fa, permettendoci di espanderci in quell’area di mercato. Sono paesi in cui c’è più coraggio nell’osare con le trasparenze e gli abbinamenti, spesso realizzati con pezzi vintage o con diversi brand di ricerca, come apprendiamo con grande curiosità anche dai loro social.

“Abbiamo sviluppato la collezione basandoci sullo stile e i riferimenti alla moda degli anni 2000, con i suoi richiami al mondo fetish e alla sensualità”

A cosa ti sei ispirato per la sfilata F/W 2023-24?

L’ispirazione è nata leggendo le pagine del libro di Ettore Sottsass Di chi sono le case vuote, in cui c’è un capitolo dedicato alla notte che si chiama Quando il giorno sta per finire. Da lì è nata una riflessione sul momento della giornata in cui ognuno di noi riesce a dedicarsi realmente a quello che desidera essere, attraverso il proprio tempo e i vestiti che sceglie d’indossare, libero da costrizioni borghesi.

Abbiamo scelto come luogo di riferimento il Cocoricò, una location iconica in cui io stesso ho passato il mio tempo libero quand’ero più giovane, che per me rappresenta un tempio in cui ognuno poteva esprimere la propria personalità. La piramide, che abbiamo individuato come simbolo di quello spazio, simboleggia l’unione tra cielo e terra, emblema fondamentale di vita e pura energia, insieme alle stelle come la Supernova che dà il titolo alla collezione e che, esplodendo, dà luce a nuove forme di vita.
Queste vengono riportate sulla collezione sotto forma di stampe, sui capi in tulle e sul nostro denim realizzato in lana e cotone. Inoltre, abbiamo deciso di sviluppare l’intera collezione basandoci sullo stile e i riferimenti alla moda degli anni 2000, con i suoi richiami al mondo fetish e alla sensualità, che per noi ha rappresentato l’apice della libertà di espressione e della libertà sessuale, nel fashion, nella pubblicità dell’epoca e nei video musicali più rappresentativi. Lo abbiamo fatto introducendo l’utilizzo di capi in pelle (rigorosamente recuperata da deadstock), assemblati con le nostre tipiche lavorazioni a uncinetto; un messaggio di rivoluzione e rinascita di grande importanza, perché riteniamo che, a livello sociale, oggi stiamo assistendo a un processo involutivo che si sta muovendo nella realizzazione di nuove barriere, piuttosto che al suo abbattimento.

“Il cuore è la rappresentazione dell’amore universale e della gentilezza che dovrebbe stare alla base di qualsiasi attività quotidiana”

Tutto ruota intorno al cuore, le tue collezioni sono realizzate col cuore e rappresentate da cuori di ogni forma e colore.

Il cuore è la rappresentazione dell’amore universale e della gentilezza che dovrebbe stare alla base di qualsiasi attività quotidiana. Tutto è nato quando abbiamo realizzato le prime maglie coi cuori arcobaleno lavorati a jacquard, in positivo e negativo, che rappresentano un manifesto da indossare. Da lì in avanti, li abbiamo sempre mantenuti in tutte le collezioni, mutando le loro sfumature ma non il loro significato più profondo. In questa collezione il cuore, per esempio, si trasforma in pianeta che rientra nel circolo energetico e vitale dell’universo e interagisce con il serpente – simbolo di trasformazione e rigenerazione continua, attraverso il suo processo di ecdisi.

Marco Rambaldi
Marco Rambaldi (ph. Cosimo Buccolieri)

Nell’immagine in apertura, un ritratto del designer Marco Rambaldi (ph. Cosimo Buccolieri)

Eva Jospin è la protagonista di Carte Blanche 2023 di Ruinart

Si è da pochi giorni conclusa la settimana dedicata all’arte e al design, in cui Milano si trasforma in un vero museo a cielo aperto, tra installazioni monumentali e temporary gallery che coinvolgono i brand del lusso di ogni settore, promotori assoluti di una creatività originale e sempre più trasversale, in cui i confini tra arte, wine, food, design e moda diventano sempre più evanescenti.

Tra i protagonisti di questa narrativa dal carattere osmotico, la Maison Ruinart, che affida ogni anno a importanti artisti contemporanei il compito di reinterpretare in chiave artistica il suo patrimonio. L’edizione 2023 di Carte Blanche ha visto l’artista francese Eva Jospin (nota al pubblico modaiolo per aver realizzato la scenografia della sfilata Haute Couture Autunno/Inverno 2021 di Dior) dare la sua personale interpretazione del terroir del marchio, attraverso la creazione un paesaggio scultoreo dal titolo Promenade(s) elaborato attraverso sovrapposizioni e un’affinata tecnica di cesellatura di strati di cartone, capaci di rivelare scene teatrali e infiniti panorami possibili: l’opera diventa così rappresentazione di una successione di strati geologici e temporali, reali e immaginari di quello straordinario patrimonio della più antica Maison de Champagne.

Ruinart Eva Jospin
L’opera di Jospin presentata a marzo al Carreau du Temple parigino

Eva Jospin
Eva Jospin nelle crayères di Reims (ph. Mathie Bonnevie)

Dopo il lancio ufficiale al Carreau du Temple a Parigi l’8 marzo e in Italia in occasione di Miart, nella VIP Lounge Ruinart, le opere dell’artista saranno presentate nelle più importanti fiere di arte contemporanea di cui Ruinart è partner, da Art Basel Basilea a giugno, a Frieze e Paris + by Art Basel a ottobre, a Art Basel Miami Beach a dicembre.
“Con le mie opere non racconto una storia. Creo un mondo in cui la storia si svolge e si anima”, spiega Jospin.

Promenade(s)

I dettagli emergono nell’opera incasellati in un fitto paesaggio immaginifico, in cui minuziosi elementi architettonici prendono forma e si fondono con quelli della natura, raggiungendo un utopico equilibrio che non può fare a meno del rispetto di un ecosistema e della sua bellezza. L’ispirazione diventa così espressione materica di un mondo che ha nella terra il suo elemento principale: dal mondo sotterraneo delle crayères di Reims (le cave di gesso dove vengono affinate le bottiglie) alle radici e agli intrecci delle viti; dall’incoronazione dei re di Francia nella cattedrale di Reims, alla concessione del titolo nobiliare alla famiglia Ruinart da parte di Carlo X; dalla conversione delle vecchie cave di gesso in cantine, all’impegno di ampio respiro della Maison a sostegno della biodiversità.

Carte Blanche Ruinart
Ruinart Blanc de Blancs limited edition by Eva Jospin

Corrispondenze sensoriali: da Eva Jospin allo Chef Mattia Bianchi

L’interpretazione del terroir, della cultura e della storia di Ruinart è un viaggio che si esegue attraverso i cinque sensi. Esattamente come Jospin, lo Chef Mattia Bianchi – Executive Chef del Ristorante Amistà del Byblos Art Hotel Villa Amistà di Corrubbio, nel cuore della Valpolicella, una stella Michelin dal 2021 – trasforma la materia in un vero e proprio percorso narrativo, pezzi d’arte da svelare, condividere, sperimentare e assaporare.

Mattia, che ha conosciuto l’artista a Parigi, ha creato per Food For Art una riflessione sulla manualità e l’artigianalità, ispirandosi alle opere di Eva, nel rispetto del territorio, della sua stagionalità e delle sue eccellenze.

Ruinart Carte Blanche 2023
Food for Art 2023, Ruinart

Il pairing e il percorso narrativo di Mattia Bianchi

Dal passaggio nel suo laboratorio al ranch, lo chef ha scelto il tarassaco a fare da comun denominatore per questo percorso culinario che ha visto Ruinart Blancs de Blancs abbinato a un ceviche di salmerino, tarassaco e salsa Champagne e Dom Ruinart Blanc de Blancs 2010 insieme ai tortelli alle erbe spontanee, mosto di pera e Monte Veronese DOP.
Dom Ruinart Blanc de Blancs 2010 è una cuvée affinata 10 anni nelle cantine di gesso con il tappo in sughero. La sua sboccatura avviene artigianalmente, trait d’union nel percorso individuato da Bianchi.
Un percorso elaborato con carattere e un pizzico d’audacia nell’abbinamento di Ruinart Rosé con l’agnello brado e radici primaverili.

Infine, il Dom Ruinart Rosé 2009 composto per l’85% da chardonnay Grands Crusè e un 15% da pinot noir proveniente dal Grand Cru d’Aÿ, è stato abbinato al dessert che si presenta come un Microclima, pensato con pralinato di nocciole e fava tonka: un omaggio – anche visivo – all’opera di Jospin.

Ruinart Carte Blanche 2023
Microclima

Nell’immagine in apertura, Ruinart Blanc de Blancs limited edition by Eva Jospin

A tu per tu con Andrea Busato, General Manager di Timeway

Le nuove collezioni di una squadra di segnatempo tra le più popolari a livello internazionale, si fanno questa stagione portatrici di un’immagine fashion di grande valore stilistico, resa ancora più solida dall’accurata strategia di Timeway, divisione wholesale del gruppo internazionale Thom, retailer leader nel settore dell’orologeria e della gioielleria affordable luxury.

I cavalli di battaglia di Timeway: Tommy Hilfiger, Hugo Boss e Calvin Klein

Dai prodotti Tommy Hilfiger, brand ambassador del lifestyle preppy americano, che trova i suoi capisaldi nell’estetica Ivy League dei Kennedy e nell’intramontabile stile college, all’eleganza contemporanea degli orologi Hugo Boss, nati dalla collaborazione con il player americano dell’orologeria Movado, dedicata all’uomo dinamico che celebra la propria unicità e, per questa stagione, ha scelto Matteo Berrettini a rappresentare il fascino iconico del brand.
E ancora, lo stile audace e sensuale di Calvin Klein, caratterizzato da un design minimal – quasi architettonico – che ben si esprime nelle sue linee di orologi e gioielli Architectural Force e Lines, perfettamente allineate col motto pensato dal suo fondatore “pure, simple, modern is what I do best”.

A pochi mesi dal cambio della ragione sociale da Thom Trade Italy a Timeway Italy, incontriamo Andrea Busato, General Manager dell’azienda, che ci racconta il segreto di un successo costante e di un mercato in rapida crescita a livello globale. Una scelta effettuata «al fine di identificare meglio l’oggetto della nostra attività, ovvero il commercio di orologi e gioielli. È un nome semplice e internazionale. Ci muoviamo in un contesto molto competitivo e la cura di ogni aspetto è fondamentale per avere successo», così il manager commenta la scelta strategica di cambiare il nome della ragione sociale di un’azienda fortemente riconosciuta nel settore dei segnatempo dalla caratterizzazione strettamente fashion.

Fashion watch, uno status symbol senza tempo

Timeway orologi
Andrea Busato

Parliamo di segnatempo. Quanto è importante nella vita di una persona il tempo? È sicuramente un valore da custodire e un accessorio come un orologio non passa mai di moda, piuttosto si evolve insieme alla moda.

In effetti noi li chiamiamo ancora segnatempo, ma il vero valore di un orologio oggi è quello di rappresentare un oggetto di moda, uno status symbol, un accessorio per trasmettere la personalità di un uomo o una donna, i suoi gusti e il suo stile. Questo vale soprattutto nel segmento più legato alla moda, quello che proponiamo noi, in cui il core business è quello della collezione di stagione il cui stile si riflette totalmente nell’orologio e negli accessori che completano il look.

I marchi per cui siete distributori sono diversi e appartengono a heritage differenti. Identificate segmenti di pubblico per ogni brand?

Sicuramente l’accessorio rappresenta un entry point nell’universo di una determinata fashion house, quindi teniamo conto che il segmento del consumatore è, a prescindere dalla fascia d’età o dal genere, sicuramente più ampio perché l’orologio o il gioiello rappresentano oggetti del desiderio di più facile accesso al marchio. Poi esistono diverse caratterizzazioni che distinguono il pubblico di Tommy Hilfiger, più affascinato dallo stile preppy americano, ma anche più trasversale se parliamo di fascia d’età – dai teenager ai 45, rispetto a quello di Hugo Boss che è un po’ più business oriented, un uomo più attento all’aspetto tecnologico e non soltanto a quello stilistico, incline a scegliere un’estetica più sobria.

Calvin Klein orologi 2023
Un adv degli orologi Calvin Klein

“Il vero valore di un orologio è quello di rappresentare un oggetto di moda, uno status symbol, un accessorio per trasmettere la personalità di un uomo o una donna”

Il 2023 segna un anno di ripresa per il mercato della moda, con una conseguente rivoluzione del costume e dei sistemi di produzione in chiave più ecologica. Quanto tutto questo tocca il settore dell’orologeria?

Di certo la moda sta subendo una grande rivoluzione e in maniera sempre maggiore alcuni dei brand da noi distribuiti si rivolgono a un pubblico misto, perché è questo che il mercato richiede. Calvin Klein e Movado sono un esempio di questa scelta stilistica e di materiali che parlano a un pubblico maschile e femminile, indifferentemente. Per quello che riguarda l’attenzione all’ambiente e i nuovi cicli di produzione, faccio l’esempio di Adidas (che noi distribuiamo), che fa operazioni di questo tipo puntando al rispetto dell’ambiente e alla salvaguardia degli oceani.

In un’epoca in cui il retail si serve di nuovi linguaggi digitali per raggiungere le generazioni più giovani, avete mai pensato a strategie alternative come Intelligenza Artificiale o Metaverso?

Tutte le attività stabilite dalla fashion house per comunicare il brand, si riflettono sulla strategia che noi mettiamo in atto per tutto quello che concerne gli accessori. Questo può significare anche scegliere un testimonial come Matteo Berrettini, per raccontare i valori di un marchio come Boss e raggiungere un determinato segmento di pubblico.

«Quando vogliamo arrivare direttamente sul consumatore scegliamo canali digitali più tradizionali come l’e-commerce o lo stesso Instagram che è ormai diventato un canale tradizionale, scegliamo degli influencer e organizziamo eventi locali per attività drive to store. Per tutto quello che riguarda l’advertising, quella parte è curata dalla fashion house o dal licenziatario nel caso di Tommy Hilfiger. Vale anche per attività di nuova generazione come il metaverso, che sono gestite dai marchi: è il caso di Philipp Plein, che ha preso questa direzione».

“Nel nostro ruolo mettiamo a disposizione dei marchi la conoscenza del mercato e dei gusti dei consumatori, garantendo la tutela della brand equity

«Operiamo in un mercato decisamente interessante, dove i brand di moda spesso scelgono di completare la loro offerta attraverso la creazione di orologi e gioielli. L’ingresso in questi segmenti rappresenta per loro senza dubbio un’opportunità di business ma anche di comunicazione e di sviluppo della brand awareness. Il nostro ruolo di distributori si colloca alla fine della filiera che inizia con la fashion house, continua attraverso l’azienda licenziataria e arriva poi alla fase di distribuzione dei prodotti sul mercato attraverso di noi. Nel nostro ruolo mettiamo a disposizione dei marchi la conoscenza del mercato e dei gusti dei consumatori, garantendo la tutela della brand equity», spiega Busato sull’importante ruolo dell’azienda nel campo del retail e della distribuzione.

Cosa pensa del fenomeno smartwatch?

L’Apple Watch per posizionamento è un segmento a sé, poi ci sono quelli più tecnici con funzionalità destinate al mondo dello sport, quindi tutta una fascia di smartwatch più bassi ma meno appetibili. Per noi che lavoriamo con i marchi, notiamo che è più difficile da affrontare il tema perché gli elementi distintivi di ogni brand sono caratterizzati da cassa e cinturino che riflettono uno stile ben definito. Però, mai dire mai.

Quali sono i brand più venduti e quanti punti vendita contate in Europa?

Sicuramente Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Stroili, ma anche Alviero Martini 1a Classe riscuote un discreto successo. Timeway possiede oltre 1.000 punti vendita diretti tramite 7 banner retail e oltre 3.000 porte wholesale, oltre a 4 siti e-commerce, e può contare a livello internazionale circa 5.000 collaboratori.

Tommy Hilfiger orologio
Orologio Tommy Hilfiger

Nell’immagine in apertura, Matteo Berrettini con un orologio della collezione Hugo Boss Watches

Earth Day, a Torino un evento carbon neutral all’insegna di cultura, musica e condivisione

A pochi giorni dall’Earth Day (la Giornata Mondiale della Terra, l’occasione più importante dell’anno a livello globale in cui le popolazioni s’impegnano a trovare e realizzare strategie comuni e misure concrete per una reale riduzione delle emissioni dei gas serra), la Cavallerizza Reale e i Giardini Reali di Torino saranno luogo di un’iniziativa di grande portata, per la prima volta in contemporanea con la capitale italiana. Il capoluogo sabaudo, selezionato tra le 100 città europee che si impegneranno a portare a termine gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, si fa promotore di un evento carbon neutral, aperto al pubblico, creato da AWorld e Club Silencio, con il sostegno di Fondazione San Paolo, rivolto alla rigenerazione ecosostenibile dei territori e a una concreta transizione energetica, che non può prescindere da una sensibilizzazione e
uno stile di vita sostenibile del cittadino.

Elisa, Saturnino, Syria e i Marlene Kuntz sono solo alcuni degli artisti italiani presenti – anche attraverso un live concert di 5 ore di musica no stop – per coinvolgere le nuove generazioni, che hanno la forza di condizionare realmente le scelte dei governi di tutto il mondo.
Le celebrazioni dell’Earth Day Italia, a Roma e Torino, saranno trasmesse in streaming sulla piattaforma Rai Play, con collegamenti tra gli eventi nel corso dei momenti più salienti, anche attraverso RDS, radio ufficiale delle manifestazioni, e Factanza, che sarà media partner di Earth Day Torino sui canali social.

I Giardini Reali di Torino
I Giardini Reali di Torino – Ph. Federico Masini


Perché il 22 aprile

Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione in difesa del nostro pianeta. Da allora le comunità di tutto il mondo, istituzioni e multinazionali non perdono l’occasione di celebrare questa giornata per imporre obiettivi che portino a una drastica riduzione di CO2, causa principale del cambiamento climatico e dei disastri ambientali ad esso collegati.

AWorld e Club Silencio

Un’intera giornata dedicata ad incontri, momenti di riflessione e attività realizzate per coinvolgere il pubblico, all’insegna del motto che suona come una nuova prospettiva per realizzare insieme la strada per l’innovazione, “Perché un clima di cambiamento può fermare il cambiamento del clima”.
Grazie a scelte di allestimento a basso impatto ambientale e alla misurazione e compensazione delle emissioni a cura di Climate Partner, l’iniziativa apre un dialogo sui temi più sensibili legati alla sostenibilità, con progetti esperienziali che stimolano la partecipazione attiva dei giovani under 35 alla vita culturale della città, attraverso il lavoro sinergico di Alessandro Armillotta, CEO e Co-Founder di AWorld, e Alberto Ferrari, Presidente di Club Silencio.

Cavallerizza Reale a Torino
Cavallerizza Reale a Torino – Ph. Federico Masini


L’App AWorld, la Caccia al Tesoro e le attività mindfulness

Raggiungere gli obiettivi più sfidanti, cambiare le proprie abitudini. È più facile e divertente attraverso l’app AWorld, che ha lanciato una challenge collettiva con un goal di grande valore: raggiungere 10.000 buone azioni per il Pianeta in soli 17 giorni. I 50 cittadini più attivi si aggiudicheranno l’accesso all’area del main stage del concerto. E per i più giovani “Sostenibilandia”, il laboratorio informativo che crea soluzioni per il futuro attraverso un linguaggio di facile accesso.

Attraverso la Caccia al Tesoro, i partecipanti impareranno a conoscere quali piccoli gesti concreti ognuno possa compiere quotidianamente per rendere la propria vita e città più sostenibile. Con il supporto di IOC – UNESCO per il Decennio del Mare, Partner dell’iniziativa, nei Giardini Reali i più piccoli, guidati dall’illustratrice ed educatrice ambientale Elisabetta Mitrovic, impareranno a costruire un contatto diretto con le zone naturali presenti nel proprio territorio e a raccontarle nel proprio “diario di natura”.
Per il pubblico più adulto, numerose attività dedicate di mindfulness, condotte dall’associazione Wake Up!

Cavallerizza Reale a Torino
Cavallerizza Reale a Torino – Ph. Federico Masini

L’installazione multisensoriale di Cubo Teatro con Gaia e l’operazione Bio Forest in tutta Italia

L’Earth Day è una grande occasione per creare operazioni culturali multisensoriali, come l’installazione immersiva curata da Girolamo Lucania (direttore artistico, regista e drammaturgo), una delle anime di Cubo Teatro, che vede esplodere la tematica della salvaguardia del pianeta e la denuncia del livello d’inquinamento dell’ambiente, attraverso una nuova chiave narrativa che unisce performance teatrale a visual art multimediale, con incursioni dall’universo audiovisivo che vedono una selezione di scene da Post Scriptum. Uno sguardo ottimista dalla fine del mondo, docu-serie in cui Barbascura veste i panni dell’ultimo uomo sulla Terra, per raccontare il presente a partire dal futuro. Un dialogo costante tra le forme d’arte più tradizionali e le tecnologie più avanzate, per mettere in atto nuove forme
di denuncia che sappiano creare nuova consapevolezza nel singolo individuo e soluzioni possibili.

L’Earth Day, inoltre, ha rappresentato un’occasione per Conad, che ha portato l’azienda alla piantagione di 11.000 alberi in 11 regioni italiane entro la primavera 2024, confermando l’impegno dell’insegna in progetti a tutela dell’ambiente e delle foreste.
Alle ore 15.30 la cantante Elisa insieme a Giuseppe Zuliani, Direttore Customer Marketing e Comunicazione di Conad, Rete Clima e AWorld daranno il via alla nuova grande operazione di forestazione, piantando un ippocastano all’interno dei Giardini Reali. L’iniziativa promuoverà nel corso dell’anno lo sviluppo di “Bio Forest” in Italia, foreste urbane e periurbane pensate per massimizzare l’impatto positivo sulla biodiversità.

Locandina dell'evento Earth day a Torino
Locandina dell’evento Earth day a Torino

Lo stile ibrido di ModaLisboa

Si è da poco conclusa la sessantesima edizione di Modalisboa, la fashion week che si svolge nella capitale portoghese e offre ogni stagione una proposta creativa avanguardistica della moda, con una particolare attenzione alla sostenibilità e alla tradizione artigianale di questo paese.

Il titolo di questa edizione – CORE – porta tutta l’essenza della cultura portoghese: dai ricami e i macramè di Béhen, alle sculture wearable di Valentim Quaresma, ai tagli contemporanei di Filipe Augusto, fino alle sperimentazioni upcycling ad alto impatto creativo, realizzate dai nuovi talenti con un’efficace maturità stilistica. Quello che è certo è che ancora una volta ModaLisboa ha convinto il pubblico degli addetti ai lavori, portando in passerella i suoi nomi più autorevoli, definiti da una maggiore consapevolezza commerciale, come Carlos Gil e Gonçalo Peixoto, insieme a quella creatività out of the box capace di portare innovazione nel panorama fashion internazionale, il più delle volte attraverso il linguaggio delle forme unisex che ha aperto già da qualche anno un nuovo capitolo della moda contemporanea.

Il palcoscenico multiculturale di Sangue Novo e la partnership con IED

Come ogni anno, ad aprire le sfilate sono stati i talenti di Sangue Novo: l’iniziativa, curata da Miguel Flor, che s’impegna concretamente e, attraverso linguaggi sempre più innovativi, a offrire spazio ai creativi di nuova generazione. Un palcoscenico internazionale di grande valore strategico che fornisce un contributo ad artisti e designer del futuro, attraverso importanti connection a livello mediatico, mantenendo alla base del proprio statuto totale libertà di espressione, necessaria alla realizzazione di una moda che sia in grado di rappresentare pensieri, avversioni e valori controcorrente di una generazione diversa e immune ai compromessi. Il suo impatto, a livello creativo, è un considerevole apporto di sperimentazioni a metà tra l’arte e la moda, fatte di infinite variabili di codici che possano dare voce a soggetti suburbani, digitali, post pandemici ma anche nostalgici, fortemente connessi con un antico passato e ricordi familiari.
Ines Barreto, vincitrice del Premio ModaLisboa X IED – Istituto Europeo di Design, si è meritata una borsa di studio che le darà l’opportunità di frequentare il Master in Fashion Design di Milano, del valore di 20.100 euro. A questo link, una scheda della designer portoghese.
Niuka Oliveira si è aggiudicata il Prémio ModaLisboa X Tintex Textiles Niuka, che prevede un contratto di tre settimane presso Tintex, per sviluppare una capsule collection, insieme a una borsa di studio di 1.500 euro. Un video della collezione della stilista nata a São Tomé è disponibile al seguente link.

I talenti di IED sulle passerelle di ModaLisboa

Uno degli aspetti più interessanti di ModaLisboa è la sua capacità di dare vita a nuovi stimoli, stagione dopo stagione, portando – all’interno dello spazio polivalente del Social Mitra – interessanti progetti in grado di ossigenare la moda europea con stimolanti visioni. Com’è avvenuto per i giovani designer selezionati da IED, per sfilare di fronte a un pubblico internazionale: Nicolò ArtibaniLorenzo AttanasioAlessandro BoniniGaia CeglieLuca De Prà e Maria Eleonora Pignata, che abbiamo avuto modo di conoscere nel corso di Fashion Graduate Italia.

Un’importante attività che ha reso con chiarezza il valore di una partnership e dello scambio culturale tra paesi che creano innovazione e promozione dei propri talenti, come Italia e Portogallo che in questo settore hanno molto da dire. Le proposte dei giovani designer del nostro Paese hanno portato in passerella una retrospettiva sull’individuo e la sua interiorità, offrendo uno sguardo personale sulla moda di oggi, filtrata dai cambiamenti e dai condizionamenti che la recente pandemia ha portato con sé.
Le collezioni dei talenti emergenti dello IED sono visibili nella sezione dedicata del sito ufficiale della fashion week.

Le collezioni di Valentim Quaresma, ARNDES e Béhen

MITHOLOGY è la collezione ispirata a riferimenti mitologici che Valentim Quaresma ha pensato in composizioni e texture post-apocalittiche, che utilizzano tecniche di manipolazione tessile manuale, con lana, poliestere, camoscio, pelle e colori come nero, marrone, grigio e oro. La visione futuristica presente nei gioielli dialoga con i codici di abbigliamento dell’epoca vittoriana.

Si intitola invece RANDOM 12 la collezione di ARNDES: uno studio depurativo ed evolutivo degli elementi caratteristici affrontati nel suo percorso. Si tratta di un impegno che articola l’estetica, la funzionalità, la qualità e l’impatto dei prodotti lungo il loro ciclo di vita, basato sulla sostenibilità ambientale, ecologica ma anche sociale.

Il dio delle piccole cose è il tema scelto da Béhen per rappresentare la sua idea di artigianalità nel mondo contemporaneo che abita. Il tempo che vola via e rende tutto effimero crea nella designer l’emergenza di fare il punto sull’importanza dei dettagli: i piedi nudi in riva al mare, i fiori di metallo, le tecniche ancestrali che si sperimentano attraverso il savoir faire e l’abilità nell’uso dei materiali innovativi come pelle di sughero e pelle d’uva. L’autunno/inverno 2023/2024 del marchio ritorna alle tecniche tradizionali, come il ricamo Madeira, il ricamo Viana do Castelo, la tessitura São Jorge, la Chita de Alcobaça, la stampa digitale su lino, la Latoaria, l’Arte Chocalheira, il taglio laser, le manipolazioni tessili e il ricamo Arraiolos su tessuti di vario genere come il lino, la lycra, il cotone, la lana, fino all’ottone, al metallo, alla finta pelliccia e allo sherpa.

Dal BIG BANG di Call Me Gorgeous ai volumi sciolti di Luís Carvalho

BIG BANG è la grande espansione. La creazione definitiva dell’universo di Call Me Gorgeous, di un tempo e uno spazio in cui la teoria dell’evoluzione si realizza finalmente nella differenza: dove ognuno può crescere fino a diventare una costellazione. Con una collezione che si avventura in una sfilata di storie e personalità: in ognuna, un nuovo big bang.

Il brand omonimo della designer Ana Duarte porta in passerella le arti marziali e il valore della parola hajime che significa “inizio” (初). La creativa, che pratica il judo dall’età di quattro anni, sviluppa il concetto nella sua visione più urbana portando questa disciplina direttamente nelle strade della città. Tra look unisex e silhouette ampie con cuciture a vista, la collezione richiama il colore manifesto di Duarte, il menta, e i judoka in combattimento. I materiali vanno dal cotone organico, al poliestere riciclato, alla lana e al neoprene, fino ai tessuti tecnici Bemberg™ e ReLiveTex®: fibre tracciate da tessuti di recupero dedicati a una collezione no season.

La collezione Filipe Augusto FW23 porta avanti il concept della stagione SS23, sviluppata in una prospettiva contemporanea di alcuni elementi dell’abbigliamento tradizionale portoghese, con dettagli che si concentrano sull’abbottonatura tramite nodi. I materiali provengono dal riutilizzo di avanzi di collezioni passate e da deadstock, nei tagli a tratti asimmetrici che vengono accentuati dall’utilizzo dei colori vividi come lo zafferano, la terra, la sabbia e i pastelli come il rosa e il celeste.

Il Dna della visione di Luís Carvalho ricorre nelle linee rette e nei volumi oversize, amplificati dalla creazione di diversi strati, su tessuti che danno una sensazione di fluidità a contatto con la pelle.

Le esclusive limited edition di Zacapa 23 celebrano la primavera

Zacapa 23, il pregiato rum guatemalteco che nasce dall’incontro di rum giovani e invecchiati fino a 23 anni, festeggia la primavera e i giorni di Pasqua con due esclusive limited edition, dedicate a tutti gli appassionati dell’alta pasticceria e del più piacevole dei rituali: la sobremesa, quel momento di relax post pasto in cui indugiare a tavola in conversazioni rilassate e intime, che raggiunge il suo momento più alto nella condivisione di sapori speciali.

Baci stellati per il distillato nato “sopra le nuvole”

Gli iconici Baci di Cracco creano un’inedita e variopinta Zacapa Limited Edition che sa di primavera, nelle sue tre varianti in cui la mandorla, il cioccolato e i frutti di bosco si fondono alle note di caramello, vaniglia e cacao, tipiche del prestigioso rum prodotto a 2300 mt sopra il livello del mare. Un’edizione da regalare e gustare in compagnia, naturalmente con un sorso di Zacapa 23, per sprigionare i suoi sentori di noce moscata, cuoio, tabacco e note di caffè perfettamente bilanciate dal finale speziato. Si può trovare online al prezzo di 70€ allo shop dello Chef Carlo Cracco.

La luxury experience con il brand londinese Brik Chocolate

Zacapa Brik Chocolate
Brik Chocolate per Zacapa

Una seconda limited, questa volta acquistabile su Rinascente.it, è composta da una selezionatissima proposta dolciaria realizzata con il luxury brand londinese Brik Chocolate.
Le proposte sono varie, si va da uno scenografico centrotavola di cioccolato destinato a fare breccia tra i vostri invitati, a cene o eventi speciali, a delle box di praline da gustare nei momenti di evasione per esaltare gli aromi di Zacapa 23. Ogni cioccolatino sprigiona le note di sapore ispirate al processo di distillazione e invecchiamento del rum, ed è modellato con la forma delle montagne guatemalteche da cui ha origine Zacapa 23.
Le confezioni contengono dodici cioccolatini da tre differenti gusti: chicchi di caffè tostati, vaniglia e macadamia, prugna e mandorla. Un’opera di alta artigianalità gastronomica realizzata con ingredienti naturali e senza conservanti, per intensificare l’esperienza di gusto di questo distillato che ama raccontarsi in maniera sempre diversa.

Zacapa 23 limited edition
Brik Chocolate per Zacapa

Nell’immagine in apertura, i Baci di Cracco per Zacapa

Avant Toi celebra il colore con la mostra ‘Rainbow’ al Mudec

Avant Toi, il brand di luxury cashmere con un approccio unico all’uso del colore, che ha reso le sue collezioni famose in tutto il mondo, è partner tecnico della mostra Rainbow. Colori e meraviglie fra miti, arti e scienza, in scena al Mudec – Museo delle Culture di Milano, dal 17 febbraio al 2 luglio 2023.
È dall’arte che ha origine l’opera del suo Direttore Artistico e Co-Founder Mirko Ghignone, che trasforma ogni capo, fatto di filati pregiati, in una tela d’artista, passando per la tecnica dell’action painting che conferisce a ogni esemplare l’energia e il fascino di una composizione irripetibile.

Questa coerenza estetica, che si rivela vincente sul percorso di un’azienda in grado di raccontarsi con uno storytelling che riflette la sua forte identità, si colloca in perfetta sintonia con il concept della mostra Rainbow, che come da titolo esplora e racconta “colori e meraviglie”, temi chiave del mondo di Avant Toi. Una realtà definita da un reale senso di appartenenza alla tradizione artigianale del Made In Italy, tramandata attraverso il linguaggio innovativo dell’universo cromatico che apre la strada a sperimentazioni unexpected, per atterrare su sfumature che evocano l’aurora boreale e le pigmentazioni del bosco, unito a un sapiente sviluppo delle forme contemporanee, che valorizzano il corpo e ogni suo movimento.

Il brand avvia col museo una serie di iniziative culturali, tra workshop e la ristampa di uno storico catalogo

La collaborazione del brand darà vita a una programmazione di live workshop aperti al pubblico, con laboratori di action painting curati da Mirko Ghignone che per l’occasione porterà una sua opera inedita come tributo alla mostra.

La partnership di Avant Toi ha reso possibile la ristampa di The Rainbow Book, il catalogo della storica mostra The Rainbow Show, allestita nel 1975 al De Young Museum di San Francisco e in vari luoghi della città.

Avant Toi collezione 2023
Un look Avant Toi Fall/Winter 2023-24 (ph. courtesy of Avant Toi)

Nell’immagine in apertura, un ritratto di Mirko Ghiglione, Direttore Artistico e Co-Founder di Avant Toi (ph. courtesy of Avant Toi)

Quel rivetto che cambiò la storia del denim. Lunga vita al re Levi’s 501

Quando parliamo di jeans, la prima immagine che salta alla nostra mente è “il jeans con l’etichetta rossa”: il Levi’s 501®, padre di tutti i denim che a lui – che oggi compie 150 anni – si sono ispirati negli anni a venire per ambire al suo status symbol conquistato in anni di militanza nelle subculture, nei movimenti giovanili e nella street culture. Il jeans più famoso al mondo scoperchia i suoi archivi e riedita i suoi modelli più iconici per celebrare un secolo e mezzo di storia, di sogno americano e della community più grande al mondo.
E se Yves Saint Laurent ammise un giorno di voler essere stato lui l’inventore dei blue jeans, definendoli “la cosa più spettacolare, più pratica, più comoda e disinvolta” e ancora “un mix di espressione, modestia, sex appeal, semplicità – tutto ciò che desidero per i miei vestiti” – è, invece, di un sarto del Nevada e Levi Strauss l’invenzione di questo pantalone dotato di tasche rinforzate e rivetti in rame.

Levi's 501 storia
Un’adv d’archivio dei Levi’s 501® (ph. courtesy of Levi’s)

Un’intuizione che, con molte probabilità, non immaginavano che avrebbe dato vita all’indumento con la storia più lunga al mondo, in grado di sopravvivere e adattarsi ad epoche caratterizzate da valori ed esigenze diverse, e men che meno avrebbero mai pensato che quel capo avrebbe rappresentato un simbolo di ribellione e libertà di pensiero. L’indumento più contemporaneo del guardaroba di tutti i tempi, senza che gli sia stato mai richiesto di cambiare, al contrario sempre scelto e apprezzato per la sua essenza più autentica.

Dal successo dei rivetti a quello dei passanti

La caratteristica impuntura a doppio arco sulle tasche posteriori, creata nel 1873 – anno in cui ha inizio la lunga storia della Levi Strauss & Co. – viene registrata soltanto nel 1942.
È il momento di personalizzare e rendere ancora più riconoscibile questo indumento reso famoso dai suoi dettagli divenuti dei veri e propri marchi di fabbrica.
Dal patch in cuoio che fa la sua comparsa nel 1886, con i suoi two horses che cercano di strappare, tirandoli in direzioni opposte, un paio di jeans, interpretando perfettamente il concetto di resistenza, all’inconfondibile etichetta rossa, protetta da copyright dal 1936.

Levi's 501 patch
L’inconfondibile patch dei denim pants Levi’s (ph. courtesy of Levi’s)

Sono questi tratti distintivi, infatti, a far tornare l’asticella delle vendite dei Levi’s 501 al suo antico successo nel ‘25, in seguito a un tracollo dei profitti avvenuto nel ‘18. L’idea, di Milton Grunbaum – responsabile di produzione – e dei fratelli Stern – nipoti di Levi Strauss, è molto semplice, quanto di più vicino all’epoca contemporanea: chiedere direttamente al consumatore i miglioramenti da apportare a un prodotto già molto amato.

Sono gli anni ‘30 e lo stile cowboy, per chi vive in città, è già un trend. Tanto che Vogue dedica un editoriale alle vacanze nei dude ranch, eleggendo il Levi’s 501® dress code di un luogo affascinante e ruvido quanto basta per diventare il set di un filone hollywoodiano, i cui protagonisti, da John Wayne a Clint Eastwood, incarnavano la quintessenza del look 501®.

Dai sex symbol agli spot di culto

holland pop festival
Un poster realizzato per l’Holland Pop Festival, nel 1970 (ph. courtesy of Levi’s)

Da divisa ufficiale dei cowboy della West Coast, a capo essenziale durante la guerra, al punto da essere realizzati per coloro che erano impegnati nel lavoro di difesa, fino a vero e proprio oggetto del desiderio per greaser, mod, rocker e hippy tra gli anni ‘50 e ‘80. Il jeans Levi’s è già un’icona che viaggia a bordo di una macchina del tempo, trasformandosi in testimone di correnti artistiche, di stili e controculture che hanno segnato i capitoli della storia di intere generazioni, le stesse che l’hanno eletto simbolo di libertà, mentre cambiavano il mondo.

È la musica, con i suoi protagonisti, che scandisce il tempo della sua storia, così intensa e lastricata di momenti solenni, dei quali è stato interprete e significante col suo stile autentico e mai uguale a se stesso. Sono gli anni di Woodstock e dell’esplosione delle case discografiche, con le rock band, il jazz, la musica soul, rhythm and blues, la ska e i grandi maestri del country come Bob Dylan; ma anche delle proteste dei movimenti per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam.

Levi's 501 anni 80
Giovani in jeans sul muro di Berlino (ph. courtesy of Levi’s)

Nel 1961 Marilyn Monroe li rese ipersensuali quando li indossò sul set de Gli spostati, sotto la direzione di John Huston.
Dagli anni ‘70 ai giorni nostri i jeans 501® entrano di diritto nei guardaroba di ogni individuo a livello globale e varcano le passerelle del ready-to-wear di ogni fashion week, assumendo via via caratterizzazioni sempre inedite, con la naturalezza di un premio Oscar, destinato a stare sotto i riflettori per vivere infinite vite e interpretare drammi ed euforie di un’epoca, con il twist di un’autenticità impossibile da sradicare.

Un mito inossidabile, fra testimonial d’eccezione e pubblicità rimaste nell’immaginario collettivo

Simbolo di libertà, agente provocatore, veicolo di sensualità, tutto riassunto in un unico oggetto del desiderio: il jeans Levi’s 501®, che è riuscito a portare i suoi valori – compreso quello della libertà di essere se stessi, chiave inconfutabile del suo successo – dentro a spot diventati dei veri cult, come Laundrette del 1985 che ha scatenato una tempesta ormonale a livello globale, facendo emergere i protagonisti in un mix di desiderio irraggiungibile e modello di perfezione maschile. Tra questi il cantante Nick Kamen e un Brad Pitt alle prime armi, che già sapeva il fatto suo. E poi Camera del 1991 e Boombastic del 1995, sono solo alcuni degli spot che si sono trasformati in veri tormentoni in quei ruggenti anni ‘90.

Lo spot Laundrette, del 1985

Levis’ celebra i 150 anni del suo jeans simbolo con tre corti d’autore

Oggi sono le storie dei fans del 501® le protagoniste della nuova campagna – composta da tre corti, celebrativa dello storico denim – con un titolo solenne e rappresentativo: The Greatest Story Ever Worn, che dà il via a un anno di festeggiamenti. I primi spot – diretti da Martin de Thurah e Melina Matsoukas – attraverso un mix di storie originali e altre ispirate a fatti realmente accaduti, mettono in evidenza le tappe storiche del jeans 501® al fine di ispirare le nuove generazioni a scrivere nuovi entusiasmanti capitoli.

Levi's Precious Cargo
Frame del video Precious Cargo (ph. courtesy of Levi’s)

Il primo corto, diretto da Matsoukas, si intitola Precious Cargo e racconta l’arrivo dei 501® negli anni ’70 a Kingston, in Giamaica, dove ognuno li interpretava e personalizzava, rendendoli unici.
Nel secondo corto, Fair Exchange, ambientato in un freddo inverno georgiano, con la regia di de Thurah e la direzione della fotografia dell’acclamato Kasper Tuxen, il 501® diventa un oggetto del desiderio. La storia ruota intorno a una mucca di famiglia che il figlio dei proprietari usa come moneta di scambio per acquistare un paio di jeans 501®, generando grandissimo sgomento tra i familiari.

Il terzo film, Legends Never Die, diretto sempre da de Thurah, è una riflessione sull’amore e sull’amicizia, che racconta la realizzazione dell’ultimo desiderio di un fan: quello d’indossare il 501® al proprio funerale, chiedendo agli amici di fare altrettanto quando parteciperanno alla cerimonia.

Nell’immagine in apertura, un frame del corto di Levi’s Precious Cargo, diretto da Melina Matsoukas (ph. courtesy of Levi’s)

L’anima rock di Marsem: eleganza sartoriale out of the box

In che direzione e con quali modalità si sta muovendo il concetto di evoluzione del classico? Qual è il nuovo linguaggio con cui l’alta sartoria, fatta di dettagli artigianali e tessuti accuratamente selezionati, riesce a interpretare valori e contraddizioni di una società dinamica e iper-comunicativa come quella contemporanea? Risponde a queste domande, e a molte altre, Antonio Semeraro – Direttore Creativo e fondatore di Marsēm insieme a Mario Monaco, che da Monopoli, a pochi chilometri da Bari, ha rieditato dettagli e proporzioni del classico maschile.
È da questi luoghi così cari alla tradizione sartoriale pugliese che l’evoluzione stilistica passa attraverso un’emozione: quella d’indossare un capo, rendendolo unico con la propria personalità. Un progetto nato con l’intento di realizzare capi autentici e definiti da una forte identità, in cui i codici distintivi dell’eleganza maschile potessero orbitare armoniosamente in una visione di rottura e al di sopra delle convenzioni. Un po’ come le due personalità dei soci fondatori, che dalla fusione dei loro nomi e cognomi hanno battezzato il brand che, in poco tempo, ha già riscosso il consenso del mercato – confermato da una presenza del marchio in 200 negozi e tre showroom in Italia – e si appresta, dopo sei anni dalla sua prima collezione, a debuttare con una FW 23-24 dedicata alla donna, all’interno del WHITE Show di febbraio, nei giorni della Milano Fashion Week.

“Con Marsēm ho sentito l’esigenza di realizzare la mia personale idea di moda, elaborando scelte stilistiche libere e indipendenti”

Come nasce Marsēm, quali sono le sue origini?

Ho sentito l’esigenza di realizzare la mia personale idea di moda, elaborando delle scelte stilistiche libere e indipendenti da quelli delle altre aziende in cui ho operato precedentemente. E quando abbiamo deciso di rendere concrete le nostre ambizioni, abbiamo realizzato fin dall’inizio che avremmo fatto rumore, soprattutto per il coraggio con cui abbiamo portato avanti il nostro progetto, con la consapevolezza di voler cambiare qualcosa, di utilizzare un linguaggio nuovo. Un approccio che per noi non significa tradire i valori del saper fare di questa terra ma, al contrario, metterli in risalto attraverso un sapore diverso, come farebbe uno chef con un piatto innovativo.

Una personalità poliedrica quella di Antonio Semeraro, che si apre a differenti universi creativi, quasi come un’esigenza espressiva, attraverso diverse forme e linguaggi. Uno di questi è il mondo dell’arredamento, rivolto in particolare alle attività commerciali che richiedono un approccio inedito e una visione estetica indipendente e di alto spessore creativo, da cui emerge tutta la sua personalità incline a comunicare attraverso il linguaggio materico, con elementi presi in prestito dalla cultura post-industriale.

“Vogliamo rompere convenzioni ed etichette, con l’intento di fondere stili e codici in una visione più ampia, in grado di rappresentare infinite personalità”

Qual è l’esigenza che si nasconde dietro allo stile unico del brand? da dove scaturisce la sua energia?

Il fattore “scatenante” che ci distingue dagli altri ha origine da un’emergenza: quella di rompere le convenzioni e le etichette, con l’intento di fondere stili e codici – come può essere il classico, lo streetwear, il punk – in una visione più ampia, che possa essere in grado di rappresentare infinite personalità. Questo succede perché ho sempre rifiutato le categorie e le divisioni in compartimenti stagni: noi possiamo essere qualsiasi cosa quando lo desideriamo. Sarà la mia passione per la musica rock, che mi ha spinto a voler dimostrare come lo stesso abito sartoriale possa assorbire le influenze culturali, generazionali, musicali e cinematografiche, tanto da avere un effetto e un gusto diverso a seconda di chi lo indossa. Io e Mario ne siamo la prova lampante.
Un altro elemento da non sottovalutare, nel mio percorso creativo, è la figura della donna come fonte d’ispirazione anche nella realizzazione delle collezioni maschili. Ci sono colori e dettagli della moda femminile che spesso diventano l’impulso e la guida su cui sviluppo la collezione maschile, che gli fa raggiungere quel twist che la rende così unica.

“I musicisti che meglio saprebbero rappresentare Marsēm sono i Måneskin, Jovanotti e Skin, ma guardiamo anche ad attori come Claudio Santamaria e Kim Rossi Stuart”

Parlando di musica, quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato? E quali i rappresentanti attuali della musica da cui vi sentireste rappresentati al meglio?

Sicuramente il genere rock, nello specifico i Nirvana che ascolto fin da piccolissimo, ma anche i Rolling Stones e David Bowie. Sono queste le icone musicali che in maniera sempre maggiore influenzano la moda di oggi e che, in tutta onestà, sono alla base della nostra visione fin dalle origini, quando abbiamo deciso di uscire con una collezione tutta blu, per dimostrare come un colore così classico potesse essere lo specchio di personalità out of the box, portando le generazioni più giovani a indossare l’abito, “il nostro abito sartoriale”. Fu allora che una testata giornalistica molto importante ci definì «The Gentleman Rock».
I rappresentanti musicali che meglio saprebbero rappresentare il mondo Marsēm sono sicuramente i Måneskin; Jovanotti per la sua personalità camaleontica; con Skin mi piacerebbe giocare a combinare capi destinati sia all’uomo che alla donna; ma guardiamo anche al cinema, sarei entusiasta di vestire il talento di Claudio Santamaria e Kim Rossi Stuart, che esteticamente mi ricorda mio padre e in diverse pellicole ha saputo tirar fuori una personalità dandy e molto strong.

Marsem collezione
Ph. Piero Migailo

Un incontro che ha dato origine a una profonda amicizia e una partnership solida, quello tra te e Mario Monaco. Anche questo è un ingrediente del vostro successo.

Anche se potremmo sembrare due personaggi molto differenti, abbiamo delle caratteristiche fondamentali che ci accomunano, come in tutti i rapporti legati da una profonda amicizia. Alla base del nostro c’è una fiducia che ci rende complici in ogni campo d’azione e che contribuisce a creare l’equilibrio perfetto tra sostegno reciproco e libertà d’azione, dandoci la spinta reciproca ad andare sempre un po’ più oltre il limite.

“La collezione FW 23-24 punta a mettere in risalto tutta la forza e la personalità della donna, in tutte le fasi della sua giornata”

Come sarà la donna di Marsēm che presenterete alla Milano Fashion Week?

La collezione donna dedicata alla stagione fall-winter 23-24 si esprime nella rappresentazione degli estremi, che passa dai volumi per approdare a un’attitude libera e audace. Fit iperslim si alternano a quelli oversize, offrendo un affresco della donna contemporanea sicura di sé, del proprio corpo e della propria capacità di contaminare l’eleganza, a volte sfacciata, con elementi rubati all’universo dello street style.

Una collezione raccontata attraverso l’iconico mood ispirato a Saturday Night Fever, da mixare e personalizzare con la versatilità che contraddistingue il brand, mettendo in risalto l’unicità che definisce ogni individuo, in un mix materico di tessuti, lane pregiate come quelle di Marzotto e variazioni cromatiche: capisaldi di un percorso creativo che punta a mettere in risalto tutta la forza e la personalità della donna, in tutte le fasi della sua giornata. Complice l’approfondita competenza sartoriale e l’attenta selezione di accessori e tessuti di pregio: aspetti che stanno alla base del Dna di Marsēm.

Marsem brand
Ph. Piero Migailo

Nell’immagine in apertura, Mario Monaco e Antonio Semeraro, fondatori di Marsēm (ph. Piero Migailo, courtesy of Marsēm)

Atmosfere ‘louche’ anni 70 e 80 allo show di Martine Rose a Pitti Uomo

A Pitti Immagine Uomo 103 la sfilata di Martine Rose è stato uno di quegli eventi carichi di aspettative, che hanno contribuito ad attrarre alla kermesse fiorentina un importante numero di addetti ai lavori, dall’Italia e dall’estero, per una delle possibili candidate alla direzione creativa dell’uomo di Louis Vuitton. La Loggia del Porcellino è stata il palcoscenico del primo show della designer al di fuori di Londra, per il quale ha pensato – con la complicità di un allestimento di specchi ad effetto – all’ambiente louche dei locali notturni degli anni ‘80 e ‘90, in cui risuonava la musica italo-house che ha conquistato la scena londinese e ha scandito il tempo della dancefloor fiorentina.
Il cast del défilé è il risultato di un mix di eroi locali, intercettati tra le strade di una Firenze in piena attività, tra i suoi abitanti intenti a compiere quei gesti comuni che fanno parte delle loro abitudini. Un approccio inclusivo in pieno stile Martine Rose, che non ha tradito l’aspetto che più di ogni altra cosa stakeholder e nuove generazioni hanno apprezzato della sua intenzione, fin dal suo debutto sulla scena londinese: l’osservazione onesta e imparziale della gente che tutti i giorni popola le strade e i locali della città. C’erano un orafo, calciatori della squadra fiorentina, protagonisti presi in prestito dallo scenario quotidiano del mercato rionale e amici del marchio dalla capitale inglese.

Silhouette deformate e un mix d’influenze alla maniera di Martine Rose

Martine Rose F/W 2023-24

L’atmosfera della dancefloor è l’ambientazione in cui prende vita lo studio che la designer ha dedicato a questa collezione, in cui i volumi degli abiti delle bambole vengono riprodotti in proporzioni umane, nelle loro forme non canoniche, con scollature e tagli rigidi. Silhouette deformate sono riportate nell’abbigliamento sportivo mixato con le giacche sartoriali, nello shearling versatile e nella maglieria.
Elemento aggregatore di una collezione credibile e ben bilanciata nell’intenzione di Martine Rose è l’elemento western americano, rievocato nelle giacche con frange tagliate al laser dalle maniche esagerate, frange volute anche sulle camicie in tulle a pois e seta lucente, pantaloni in denim a vita bassa e a gamba larga, maglieria in lana cotta e maglie in kid-mohair merino spazzolato.
Un punto di vista soggettivo riguarda la sartoria maschile proposta dalla stilista, la cui premessa lanciata dalla selezione musicale approda in silhouette ispirate alla New Wave: affilate, scarne e fluide, le giacche squadrate sono prive di decorazioni, con i revers rivoltati per un effetto minimal.

Gli accessori ready-made, la collab con Nike

Martine Rose F/W 2023-24

Le scarpe stravolgono gli archetipi del guardaroba maschile classico, impregnando gli stivali e le tradzionali ciabatte da gentiluomo con punte a forma di muso o di bulbo, e amplificando la costruzione squadrata dei mocassini ornati di catene.
Rivelando il prossimo capitolo della collaborazione di lunga data tra Nike e Martine Rose, in collezione debutta un nuovo modello blu e nero della Shox MR4, che presenta una stampa ispirata alle scarpe da ginnastica degli anni ’90. E ancora, la borsa Folded Boot Bag, ispirata a quelle con cui i calciatori portano gli scarpini, si trasforma e accoglie i codici di una pochette da sera per signore, mentre la Fuck-Up Bag – che completa i look da sera – è un sacchetto da shopping che porta, con il passo accelerato che fa lo slalom tra le strade di una città affollata, le scuse da parte di un ragazzo o una ragazza che sa di aver commesso un errore.

Martine Rose F/W 2023-24

Martine Rose Pitti Uomo
Il finale dello show

Nell’immagine in apertura, un look della collezione Martine Rose Fall/Winter 2023-24

Pitti Uomo 103: la moda sociale di Martine Rose e il debutto in passerella di Jan-Jan Van Essche

Pitti Immagine Uomo giunge alla sua edizione numero 103 e sceglie due designer dalle personalità indipendenti e tendenzialmente opposte, per dare vita a due passerelle che fanno da trait d’union tra il brand mix della fiera, legato alla tradizione artigianale, e quel lavoro di ricerca e sperimentazione estetica e concettuale che mira all’evoluzione del menswear contemporaneo. Due archetipi della moda che utilizzano percorsi e linguaggi differenti, con la stessa ambizione, quella di reincarnarsi in un nuovo concetto evoluto di stile, che raggiunge forme e soluzioni possibili tra i padiglioni della storica Fortezza da Basso.

Jan-Jan Van Essche fashion
Jan-Jan Van Essche (ph. by Wannes Cré/courtesy of Pitti Immagine)

Martine Rose, la designer anglo giamaicana – che ha riscosso il consenso del pubblico e degli stakeholder del settore grazie alla sua cifra underground ispirata al proprio heritage culturale – presenterà in anteprima la collezione Autunno-Inverno 2023/2024 della sua label, con un evento speciale a Firenze, nella Loggia del Porcellino.

La versione di Martine Rose: uno sguardo lucido sul contesto multiculturale urbano

Possiamo dire che la sua buona stella fu Demna Gvasalia, quando, da poco alla direzione creativa di Balenciaga, la scelse nel 2015 per lavorare insieme a lui alla sua prima collezione menswear del brand, che fu la SS 2017. Lei che ha esposto i loghi in primo piano come simbolo esasperato di una società consumistica e priva di originalità. Lei che, di contro, dà voce alla personalità della gente che popola la strada e definisce la direzione della sua cifra stilistica unica e riconoscibile, stravolgendo prima e ricostruendo successivamente attraverso forme, volumi e mix di materiali che affondano le loro radici all’interno di strati culturali diametralmente opposti, aprendo la strada a un’estetica inedita e rivoluzionaria.

Questa è la sua essenza e allo stesso tempo la sua forza, che le ha permesso di costruire il successo del suo marchio e ottenere la fiducia di brand e designer che a lei si sono affidati per la sua visione sempre autentica, coerente e originale. Da Nike a Napapijri – collaborazione iniziata lo stesso anno della celebre sfilata del suo marchio dentro il mercato di Tottenham, fino alla recente con Tommy Hilfiger, solo per citarne alcune. Il contesto subculturale è alla base dell’urgenza comunicativa della stilista che, attraverso le sue collezioni, induce il pubblico a riflettere su contenuti di carattere sociale e culturale, offrendo la sua interpretazione della moda che rappresenta sempre di più un importante contributo per l’evoluzione del costume e assume, ogni stagione, i tratti di un saggio dal carattere antropologico.

Martine Rose SS 2023
Martine Rose S/S 2023 (ph. courtesy of Pitti Immagine)

Prima sfilata per Jan-Jan Van Essche

Altro ospite d’eccezione di Pitti Immagine Uomo – sfilerà nel complesso di Santa Maria Novella – è il designer nato ad Anversa, laureatosi nel 2003 alla Royal Academy of Fine Arts della città belga, sostenitore di uno stile no-gender e iper-comfort, che porta la sua idea di moda a una condizione di estrema libertà, sia intellettuale che meramente estetica.
Dalla ricerca dei materiali all’uso di tecniche artigianali rubate alla tradizione antica, la sua visione, come una missione, lo conduce a coltivare un’attenzione per i suoi capi che si trova ad un punto d’incontro tra pregio e purezza.

Jan-Jan Van Essche collection
Jan-Jan Van Essche F/W 2022-23 (ph. courtesy of Pitti Immagine)

La sua COLLECTION#1 del 2010, Yukkuri (in giapponese “take it easy” o “step by step”), è il preludio di una poetica, la sua, che ancora oggi lascia alle forme libertà d’interpretazione, affidando al corpo e alla personalità dell’individuo il lusso e la libertà di modellare l’abito, caricandolo di un significato ancora più profondo, mai predefinito.
“Jan-Jan Van Essche è una figura appartata e tuttavia emblematica della moda maschile contemporanea, tanto che probabilmente lui sarebbe il primo a ritenere superflua qualsiasi affermazione sulla distinzione di genere, vuoi per ribadirla o vuoi per decretarne il superamento”, dichiara Lapo Cianchi, Direttore Comunicazione & Eventi Speciali di Pitti Immagine.“L’interesse è piuttosto nel generare ogni volta una versione diversa del medesimo modello di eleganza e naturalezza e nel trasmettere un’idea di libertà”.

Nell’immagine in apertura, un ritratto di Jan-Jan Van Essche (ph. by Wannes Cré/courtesy of Pitti Immagine)

Capodanno da Coraje: il ristorante partenopeo-argentino nel cuore di Brera

Milano, si sa, è la città che meglio incarna il concetto di contaminazione di culture, sapori e costumi. In questo contesto mitteleuropeo, in cui ogni realtà trova il suo spazio e nella migliore versione possibile, è Brera che apre le sue porte a un luogo dai sapori inediti e soprattutto autentici. Siamo da Coraje, il ristorante di Agostina Gandolfo, dal concept design e dall’anima partenopea-argentina, in cui i sapori tradizionali della cucina mediterranea si fondono con ingredienti inaspettati e i piatti più sfiziosi di quella sudamericana. A partire dall’aperitivo con i signature cocktail caraibici, firmati e preparati dalle sapienti mani di David Lagos, a base di frutta fresca esotica, come maracuja e pompelmo rosa, spremuta al momento: un viaggio oltreoceano nel caratteristico quartiere degli artisti della città meneghina, reso possibile attraverso una rigorosa selezione di materie prime fatta da Agostina e il suo staff.

ristorante Coraje
L’interno del ristorante Coraje, nel cuore di Milano

Design contemporaneo e un menù aggiornato per un viaggio tra i sapori della tradizione

Dal bancone rosa ai dettagli oro, ai velluti ottanio dei divani, fino alle lampade dal design contemporaneo, la cui luce si fonde armoniosamente con l’ambiente del piano terra e del piano superiore. Coraje ci ospita sotto forma di un accogliente salotto dove trascorrere il proprio tempo dalla colazione alla cena, in cui ogni portata diventa una sorpresa, grazie al menù studiato dallo chef peruviano Ernesto Espinoza.

Ernesto Espinoza chef
Ernesto Espinoza

Coraje Milano
Gli ambienti raffinati del locale

Il menù di Natale: un percorso immersivo tra argentina, Perù e Mar Mediterraneo

Un percorso equilibrato in cui aromi speziati si sposano con i sapori freschi del Mar Mediterraneo, ma con il twist dell’influenza nikkei tipica dell’alta cucina contemporanea peruviana. Si inizia con tris di tartare e paccheri di Gragnano con vongole, cannolicchi e bottarga di muggine; nel filetto di ombrina con bisque di mare all’aji amarillo e manioca si avverte tutta la sua conoscenza del pesce “povero”, in quanto cresciuto in una famiglia di pescatori, che lo porta a creare piatti destinati ad esaltare il suo sapore autentico: un passato che diventa ispirazione e quasi una filosofia, nella scelta dell’utilizzo di tutte le parti del pesce per la realizzazione del brodo e delle salse, parti fondamentali che compongono l’unicità del piatto.

Ogni portata è accompagnata dalle migliori etichette di vini selezionate da Vincenzo Leone, sommelier e direttore di sala, per esaltare sapori ed equilibri, per far vivere al meglio un’esperienza di gusto da vivere tutti i giorni dell’anno, ma in modo particolare in questi di festa.

Coraje menù
Paccheri di Gragnano con vongole, cannolicchi e bottarga di muggine

A seguire il menù di Capodanno, con il panettone artigianale farcito di Coraje che non conosce termini di paragone

Tapas di mare

Sashimi di tonno rosso, tempura di calamaro e “leche de tigre” al peperoncino giallo sudamericano

Tortelli farciti di gambero rosso di Mazara con la sua bisque e tartare in emulsione di zafferano e dragoncello

Ricciola mediterranea servita su purea rustica di patate con cuore di palma e radicchio

Dopo mezzanotte

Cotechino tradizionale con lenticchie

Selva sudamericana

Granadilla, papaya, ananas, maracuja

Panettone Coraje accompagnato da varietà di salse al mascarpone, crema pasticcera e cioccolato

Coraje ristorante Ernesto Espinoza
Pa

Coraje natale
Decorazioni natalizie da Coraje

Nell’immagine in apertura, gli interni del ristorante di via Marco Formentini

“Spirits” natalizi da regalare e collezionare

Dal gin premium in bottiglia numerata alla vodka in edizione limitata, passando per lo champagne che rispetta l’ambiente, ma con un certo stile. Le bottiglie dedicate a questi giorni di festa sono create per sorprendere. Design rinnovati dai dettagli iridescenti, set completi per aspiranti barman, dentro raffinati cofanetti, diventano gli attrezzi del mestiere per chi vuole sperimentare un’inedita ricetta tra le mura della propria casa e condividere l’aroma di un distillato pregiato o un cocktail con il partner o gli amici.
Ogni brand racconta i suoi valori attraverso nuovi packaging che sono il risultato di veri e propri progetti creativi, dall’estetica innovativa e in linea con le esigenze dell’ambiente, portando sotto l’albero e nelle case tutto il proprio heritage, insieme a una visione aggiornata e consapevole, che incontra il gusto delle nuove generazioni di appassionati e collezionisti.

Monkey 47 Distiller’s Cut 2022, un’edizione limitata con un ingrediente insolito

Monkey 47 gin
La Limited Edition Monkey 47 Distiller’s Cut 2022

Esce soltanto una volta l’anno la Limited Edition Monkey 47 Distiller’s Cut 2022, prodotta per sole 4000 bottiglie in tutto il mondo, e composta con 48 botaniche. Volete sapere qual è la 48a selezionata per rendere questa versione 2022 del gin della Foresta Nera così unico? Il Galium Odoratum, la stellina odorosa che seduce con i suoi boccioli bianchi e il verde vivace delle foglie. Essiccata per diverse settimane, rilascia note di vaniglia, profumo di fieno appena tagliato, sentori dolci dati dalla cumarina, che vengono sapientemente dosati per creare un perfetto bilanciamento.

Wildlife Warrior Edition: le due imperdibili edizioni firmate Elephant Gin

Elephant Gin
La Wildlife Warrior Edition di Elephant Gin

Elephant Gin, creato da Tessa e Robin Gerlach, impegnato da sempre nella tutela della fauna selvatica africana, celebra le festività con due Wildlife Warrior Edition da regalare e un’attivazione in alcuni tra i migliori locali d’Italia per raccogliere fondi destinati alla Elephant Gin Foundation, la neonata piattaforma indipendente, con sede a Londra e senza scopo di lucro, nata dal desiderio di agire concretamente per la salvaguardia degli elefanti e del loro habitat naturale. Un ambizioso progetto creato dal marchio la scorsa estate, a garanzia di un impegno sostenibile e di lunga durata per la protezione della fauna selvatica africana. Il 15% del ricavato dei due limited pack con bottiglie numerate e impreziosite dalle illustrazioni di Martin Aveling e Mark Adlington, verrà donato alla Elephant Gin Foundation.

Belvedere Vodka Altitude Edition, la limited edition perfetta per l’après-ski

Belvedere Vodka limited
Belvedere Vodka Altitude Edition

Limited Edition in pink per Vodka Belvedere, che ha inaugurato la stagione sciistica con un nickname a tema nei colori della golden hour tipici dell’après ski: Belvedere Vodka Altitude Edition. Nella nuova bottiglia le cime innevate prendono il posto del Palazzo Reale di Varsavia, simbolo del marchio polacco, mentre i rami del suo emblematico albero si ricoprono di neve. Per l’occasione sono stati creati dei signature cocktail a base di Belvedere Vodka Altitude Edition, come l’Altitude Spiced Punch con succo di mela, menta piperita e americano Cocchi; l’Alpine Coffee corretto con sentore di miele; il Mountain Apple con succo di mela e lo Snow Kir, con sciroppo di cannella e crema di fico.

Dom Ruinart 2010, un’eccellenza 100% sostenibile

Dom Ruinart
Lo champagne Dom Ruinart 2010

Dopo il successo della Second Skin, la Maison Ruinart realizza, per il millesimato Dom Ruinart 2010, un’altra confezione ad alto impatto estetico e 100% sostenibile. Un chalk wrap pensato per il blanc de blancs per eccellenza che quest’anno sembra scolpito nel gesso, materia di cui sono ricchi il terroir e le cantine da cui provengono i raffinati vini Ruinart. Il coffret vellutato e morbido al tatto pone, ancora una volta, un occhio di riguardo sull’ambiente grazie al suo materiale riciclato e riciclabile all’infinito, definito dal suo elegante logo in oro applicato a mano e il “1729” inciso sulla chiusura ad evocare l’heritage di Ruinart, la più antica Maison de Champagne.

Elusive Expressions, la collezione di whisky ideale per un’esperienza di gusto indimenticabile

Elusive Expressions whisky

La Special Release di Scotch whisky è un momento culminante nell’agenda degli amanti del whisky. Si chiama Elusive Expressions ed è stata selezionata con cura dal Master Blender Craig Wilson: un’inedita collezione di otto whisky invecchiati ed elegantemente affinati, che regala un’esperienza di gusto rara e unica, capace di catturare la curiosità dei whisky lovers contemporanei. Troverete all’interno delle eleganti bottiglie, tutte da collezionare, nuovi affinamenti in botte per ottenere caratteri profondi e complessi, che danno vita a sapori inaspettati, mentre i grandi classici torbati acquistano nuovo slancio nell’interpretazione di Elusive Expressions. Con oltre trenta distillerie a disposizione, Wilson ha potuto attingere da più di dieci milioni di botti dal prestigioso catalogo Diageo.

Baileys, il protagonista delle feste natalizie

Baileys 2022
L’Irish Cream Baileys

Un grande classico delle feste natalizie, oltre ad essere l’Irish Cream più famoso al mondo, è Baileys che si presenta all’appuntamento con le festività con un’esclusiva campagna realizzata con lo chef Ernst Knam, Ambassador del brand e vero e proprio guru della pasticceria, tra i più amati in Italia. Lo spot televisivo – prodotto da Bedeschi Film sotto la direzione creativa del team Warner Bros – porta la sua vellutata dolcezza nelle fredde giornate invernali, svelando la prima creazione del pastry chef in esclusiva per il brand: una sacher rivisitata con agar agar al mango, uno strato di mousse al caffè e Baileys, guarnita con una gelée sempre al Baileys.

Mumm Grand Cordon Kraft Box, una scelta sofisticata ed eco-friendly

Mumm Grand Cordon Kraft Box
Mumm Grand Cordon Kraft Box

Con Mumm Grand Cordon Kraft Box, anche la Maison di Reims vuole ribadire il suo impegno per il pianeta. Un messaggio chiaro, una posizione risoluta che si traduce in una box dalla matericità naturale, deliberatamente grezza, realizzata in carta per il 93% riciclata, 100% riciclabile, a protezione del Grand Cordon, sofisticato Cuvée, disegnata da Ross Lovegrove in vetro riciclato, senza etichetta frontale, probabilmente la più leggera al mondo.

AW LAB lancia la sua campagna per il Natale 2022 all’insegna di inclusione e integrazione

Si chiama Together with Style ed è la nuova campagna natalizia che AW LAB ha realizzato, a supporto delle Onlus art4sport e Sport4Inclusion Network, per spingere e dare maggior valore ai temi dell’inclusività e dell’integrazione, attraverso il potere dello sport che aumenta la fiducia in se stessi e la consapevolezza nelle proprie qualità, oltre i limiti e le difficoltà. Lo sport, ancora una volta complice del percorso evolutivo della società, strumento di crescita e di riscatto per Nelson Mandela e uno dei più antichi aggregatori sociali della storia: basti pensare ai cinque cerchi olimpionici intrecciati, che simboleggiano la fratellanza sportiva. Lo sanno bene onlus come art4sport, una delle più attive del nostro Paese, e Sport4Inclusion Network, una rete di fondazioni che lavorano per la promozione e il sostegno delle discipline inclusive, operanti in Italia e Spagna.

AW LAB natale 2022
Lo scatto ufficiale della campagna di Natale 2022 AW LAB (ph. courtesy AW LAB)

Lo sport come veicolo d’inclusione sociale

Il tema dell’inclusione è sempre stato di fondamentale importanza, ma non facile da comunicare e soprattutto da infondere nel pensiero comune tanto da creare una nuova coscienza sociale. Ma ci sono campi d’azione, come lo sport, che sono stati in grado di dare una vera scossa all’opinione pubblica, rendendo importante e speciale quello che per molto tempo è stato un argomento marginale. È lo sport che ha trasformato sguardi indifferenti in occhi illuminati dai nuovi campioni dei nostri giorni, che con i loro sforzi hanno vinto sfide personali e sono diventati esempi positivi per tutti coloro che pensano di non essere all’altezza, solo perché partono da una condizione differente da quella di un comune individuo.

I protagonisti della campagna AW LAB

Ma è la loro unicità, unita alla forza di volontà, che li ha trasformati nei nuovi eroi del nostro tempo. I protagonisti della campagna di Natale AW LAB sono alcuni di questi esempi positivi, che si stanno affermando nelle rispettive discipline. Mayra Jerez, appassionata di danza moderna, è una degli atleti con disabilità che art4sport segue e supporta.

Mayra Jerez
Mayra Jerez in uno scatto della campagna (ph. courtesy AW LAB)

Alessandro Ossola, centometrista, rappresenta l’Italia nel mondo ed è stato tra i protagonisti delle ultime Paralimpiadi di Tokyo. Alessandro è anche un punto di riferimento per la formazione all’interno delle scuole.

Alessandro Ossola
L’atleta paralimpico Alessandro Ossola (ph. courtesy AW LAB)

Rylé Tuvierra, attivista per i diritti civili e per la sostenibilità, ha fondato a Barcellona The Fierce Walker Lab Agency, un’agenzia di marketing a supporto dei brand che creano una comunicazione inclusiva.

AW LAB campagna
L’attivista Rylé Tuvierra (ph. courtesy AW LAB)

Giuseppe Dave Seke, l’avete visto – e a volte no – nella serie TV Zero, in cui ha interpretato Omar, un ragazzo in grado di diventare invisibile: un superpotere scaturito dalla condizione a cui lo aveva costretto la società in cui viveva. La serie Netflix di Antonio Dikele Di Stefano, ispirata al romanzo Non ho mai avuto la mia età, ha consentito a Giuseppe di condividere la sua esperienza personale attraverso interviste e partecipazioni pubbliche legate al tema dell’integrazione.

Giuseppe Dave Seke
Giuseppe Dave Seke nella campagna natalizia di AW LAB (ph. courtesy AW LAB)

Tutti questi personaggi, insieme a tutti coloro che rappresentano, celebrano questo Natale all’insegna della condivisione, indossando alcuni dei più importanti brand di sport style internazionali come Nike, Adidas Originals, Converse, Vans e New Era.

Al link seguente, il video della campagna AW LAB

https://www.youtube.com/shorts/sYmsY7KqsdQ

Il secondo store Moscot a Roma è un esempio di estetica autentica e “Classiconic”

Moscot, brand eyewear born in New York con una storia lunga più di un secolo, ha da pochi giorni inaugurato un altro punto vendita nel cuore della capitale, che si aggiunge ai 21 situati tra New York City, Los Angeles, Londra, Roma, Seoul, Tokyo, Parigi e Milano.  
52 mq al di là del Tevere, in via Frattina, per il secondo spazio che il marchio dedica alla città eterna, che trova nelle sue antiche fondamenta e nella sua autenticità mai perduta, una profonda corrispondenza con i valori del brand. È il suo stile inconfondibile, infatti, sempre fedele a quei dettagli autentici e a un’estetica Classiconic™, caratterizzata da oggetti vintage, manufatti stravaganti e soffitti old school in latta, che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. La celebrazione di una cultura legata al sogno della Grande Mela che va dagli anni 30 fino ai 70, risuona come una Weltanschauung nei flagship store di ogni parte del mondo negli oggetti accuratamente selezionati, nel colore iconico dell’azienda, nel design senza tempo dei suoi occhiali e persino nella musica, che è parte integrante della Moscot culture. Modelli definiti da una cifra stilistica che persiste come un valore custodito negli anni e ha inizio quando il trisnonno Hayman, nel 1899, inizia a vendere occhiali da un carretto di legno sulla Orchard Street di New York, nel famoso quartiere Lower East Side.

Moscot Roma
L’esterno del nuovo negozio capitolino del brand (ph. courtesy of Moscot)

Approda nella capitale un nuovo tempio dell’occhialeria – e del lifestyle – newyorchese

“Roma è città di cultura, con una comunità artistica e cinematografica fiorente da molti anni. L’energia creativa e il passato ricco di storia di questa città ci ricordano il Lower East Side di New York, dove creativi che si esprimono nelle più diverse discipline si sono riuniti e hanno collaborato per decenni, afferma Harvey Moscot – esponente della quarta generazione e CEO del marchio.

Il loro prodotto sono occhiali che rappresentano, in ogni modello, il carattere e l’heritage dell’intero universo Moscot ispirato all’irresistibile downtown style: dalle montature ai colori, ogni dettaglio conserva quell’allure leggermente nostalgica che fa da ponte tra un’estetica vintage e uno stile che resiste al passare del tempo, dunque più contemporaneo di un pezzo d’avanguardia. “Nessuno sa raccontare la nostra storia autentica, lunga 108 anni e fatta di cinque generazioni meglio di noi – e lo facciamo soprattutto attraverso i nostri monomarca; la nostra nuova sede nel quartiere di piazza di Spagna a Roma non fa eccezione”. Così Zack Moscot, Chief Design Officer della label newyorchese, che abbiamo incontrato in occasione dell’apertura dell’ultimo flagship store.

Zack Moscot
Zack Moscot (ph. courtesy of Moscot)

Un brand icona nel mondo degli occhiali che può vantare una storia di oltre un secolo. Qual è il segreto per una vita così lunga e un mercato sempre in crescita?

Riteniamo che il nostro segreto sia rimanere fedeli a ciò che siamo senza riposare sugli allori, ricordando sempre il nostro passato ma evolvendoci, di generazione in generazione. La nostra missione è la stessa da oltre un secolo: offrire un’esperienza nel settore dell’ottica impeccabile e realizzata da mani esperte, con un design eccellente e di qualità superiore. Mio padre e io (quarta e quinta generazione) ci completiamo a vicenda, in quanto riusciamo a coniugare la tradizione all’interno di un mercato in continua crescita.

“La nostra missione è la stessa da oltre un secolo: offrire un’esperienza nel settore dell’ottica impeccabile e realizzata da mani esperte”

La seconda apertura nella capitale rappresenta il forte legame del marchio con la cultura e una città tra le più antiche del mondo, dalle profonde radici. Un aspetto che ha molto a che fare col DNA di Moscot. Il suo pubblico quali generazioni abbraccia maggiormente?

Crediamo che chi indossa Moscot abbia una certa mentalità al di là della provenienza o della fascia d’età. I nostri clienti sono creativi e pensatori indipendenti. Sono persone che, come dice sempre mio padre, “indossano la montatura – la montatura non indossa loro”. Fortunatamente, apprezzano sia la competenza ottica che la componente moda di ciò che offriamo e per questo siamo in grado di mantenere la loro fiducia. Tutto questo fa sì che il nostro universo riesca ad abbracciare diverse generazioni, dai tempi in cui mio nonno lavorava nel negozio, a mio padre, fino alla mia (millennial), e ora anche alla Gen Z.

“Il DNA del brand e l’estetica dei negozi sono un amalgama organico di cianfrusaglie e arte collezionate nel corso dei decenni”

Quali sono i modelli più amati dalla generazione più giovane?

La nostra montatura Lemtosh, apprezzata in tutto il mondo, attraversa generazioni, continenti e ogni forma di viso. Recentemente abbiamo riscontrato grande entusiasmo per le nostre montature più grosse e robuste, sia in acetato che in metallo, come le Dahven e le Smendrik.

Moscot  Lemtosh
L’iconica montatura Lemtosh (ph. courtesy of Moscot)

I negozi Moscot sono caratterizzati da affascinanti allestimenti, realizzati attraverso un’accurata ricerca di elementi vintage. Sembra che ogni oggetto al suo interno abbia un valore unico e una propria storia. Possiamo dire la stessa cosa dei modelli delle vostre collezioni? Esistono delle storie legate ad alcuni in particolare?

Sì e sì. Il DNA del brand e l’estetica dei nostri negozi sono un amalgama organico di cianfrusaglie e arte che il mio bisnonno e il nonno hanno collezionato nel corso dei decenni. Si dice che mio nonno collezionasse antiquariato e portasse a casa quegli oggetti solo perché mia nonna diceva: ”Qui non c’è posto per quello”. Ebbene, il manufatto finiva nel negozio (la casa di mio nonno, lontana da casa). Questo è uno dei motivi che spiega l’infinita varietà degli oggetti che si possono trovare in un negozio della griffe. In modo simile, le nostre montature Moscot Original sono la rappresentazione autentica della storia di New York. Abbiamo stili che risalgono agli anni 40, 50, 60, persino agli anni 70 e 80, e molti di questi nomi fanno riferimento a termini usati in famiglia, ereditati e basati su un passato unico e ricco di storia.

“L’identità del marchio è una rappresentazione autentica dei nostri 108 anni di attività, incarna la storia”

Il tipico colore giallo presente nei punti vendita e nella vostra brand identity cosa rappresenta?

Il mio bisnonno ha scelto l’iconico colore giallo Moscot a metà del XX secolo. Ricorda il giallo dei taxi di New York. Gli “occhi” stravaganti e il Pantone stesso divennero un’icona del Lower East Side di Manhattan e avrebbero mantenuto la loro integrità sulle insegne dei negozi di tutto il mondo. L’identità del marchio è una rappresentazione autentica dei nostri 108 anni di attività: incarna la storia attraverso i materiali e gli oggetti che vi sono contenuti. Ad esempio, i cassetti in caldo legno di ciliegio si rifanno a quelli originali del nostro storico negozio di Orchard Street, mentre il soffitto di latta riflette l’architettura newyorchese dei primi del ‘900.

Moscot storia
Foto d’archivio dello storico punto vendita del marchio a New York (ph. courtesy of Moscot)

Sappiamo che avete anche un rapporto speciale con la musica, ce ne volete parlare?

Mio padre ha sempre sognato di essere un musicista famoso. È bravissimo con la chitarra, ma purtroppo non sa cantare. Mio nonno gli disse: “Smetti di suonare e diventa oculista”. Era sveglio a scuola, quindi è stato un processo naturale; tuttavia, ha sempre mantenuto la passione per la musica. Mi ha cresciuto con una chitarra e ha sempre accolto la mia indole creativa, condividendo con me l’amore per l’arte e la buona musica. Un pomeriggio di pioggia, prese la chitarra e iniziò a suonare in negozio, la gente cominciò a entrare e ad ascoltarlo. In quel momento capì che poteva unire il suo amore per la musica alla gestione dell’attività: fu così che nacque Moscot Music, progetto che vede artisti emergenti esibirsi in diversi store del mondo. Lo facciamo da oltre un decennio, e questo testimonia l’evoluzione naturale del Lower East Side, che ha l’arte nel suo DNA, non a caso è il “nostro” quartiere.

“La sostenibilità nel design è, in definitiva, qualcosa che dura a lungo e le nostre montature e lenti durano per anni”

In un’epoca in cui soprattutto la generazione Z esige una particolare attenzione alla produzione sostenibile, come risponde un’azienda storica come la vostra? Avete messo in atto delle variazioni nel rispetto dell’ambiente all’interno del vostro ciclo di produzione?

Alla scuola di design ho imparato presto che la sostenibilità nel design è, in definitiva, qualcosa che dura a lungo e le nostre montature e lenti durano per anni e anni. Ho visto clienti entrare nei nostri negozi con lo stesso paio d’occhiali dopo un decennio. Francamente, cosa c’è di più sostenibile di questo? Significa meno montature, meno materiali, meno acquisti e quindi meno rifiuti

Cosa è cambiato in questi 108 anni di storia e cosa invece non cambierà mai?

Il modo in cui possiamo comunicare ai nostri clienti e in cui forniamo la nostra esperienza unica alla nostra clientela si sono evoluti, il nostro cliente si è evoluto. E mio padre, fortunatamente, ha abbracciato la rivoluzione digitale portandola all’interno del brand nel corso degli ultimi dieci anni. Ci piace l’idea di completare 108 anni di storia con un’esperienza digitale di grande impatto, che comunichi i tre pilastri fondamentali dell’azienda: storia, moda e umorismo.
Non cambierà mai il nostro impegno nel fornire le montature più belle in materiali di lusso, la tendenza a non prenderci troppo sul serio e, soprattutto, il desiderio umano di “vedere il mondo con chiarezza, di guardare bene”.

Il modello cult Moscot per eccellenza. Qual è? Lo possiamo individuare?

La nostra montatura Lemtosh è rinomata in tutto il mondo ed è diventata la nostra icona globale. Amata da persone di tutte le regioni, si adatta ad ogni tipologia di viso: Lemtosh è semplicemente Classiconic™.

Nell’immagine in apertura, gli interni della nuova boutique Moscot di via Frattina, a Roma (ph. courtesy of Moscot)

Il progetto di Mytech “The Freedom Cases” salva i bambini dell’Ucraina

Si chiama “The Freedom Cases” il progetto realizzato da Mytech, brand di riferimento nel settore del mototurismo, specializzato nella produzione di valigie e accessori su due ruote Made in Italy. Il nome s’ispira al concetto di libertà, alla base dei principi che guidano l’azienda, e alla libertà vuole ritornare: quella di cui hanno bisogno i bambini ucraini per ritornare a una vita normale, o a quello che più si avvicina a un quotidiano cui i loro coetanei più fortunati, nel resto del mondo, riescono ad accedere.

The Freedom Cases Mytech
“The Freedom Cases”: Filippo Fiumani aka MANI, don Michele Zanon, Laura Contò, Marika Lodirio e Simone Zignoli

Un’iniziativa che unisce lifestyle on the road e solidarietà

Da un gioco di parole – cases=argomenti=bauletti – a un’azione concreta e vero atto di responsabilità, nella scelta di devolvere l’intero ricavato della campagna di crowdfunding, attiva fino al 9 dicembre, all’Associazione Cavalieri delle Nubi di Don Michele Zanon, appassionato motociclista, da sempre in prima linea nell’assistenza umanitaria. L’Associazione, con i fondi raccolti, potrà ampliare il lavoro di supporto, iniziato a seguito dell’invasione russa, a cinque orfanotrofi della città di Leopoli, in Ucraina, che versano in una condizione precaria e difficile, non solo sotto l’aspetto economico, ma soprattutto dal punto di vista psicologico, visto il protrarsi del conflitto. Un progetto generoso che canalizza l’energia di una passione come quella delle due ruote in un obiettivo più grande, destinato alla comunità globale e alla vita umana.

Tutti i fondi passano attraverso il portale www.retedeldono.it, attraverso il quale ognuno di noi può effettuare la propria donazione, per aiutare i bambini ucraini rimasti senza una famiglia e dare loro la chance di una vita libera. Un concetto che rientra nella sfera della normalità e a cui spesso nessuno fa più caso.
I donatori più generosi potranno ottenere tre opere esclusive firmate da performer e rider già noti al mondo dei motori: Filippo Fiumani aka MANI, artista e designer marchigiano; Pasquale Esposito di EvoSound, realtà conosciuta per le customizzazioni esclusive di auto; e l’adventure rider Simone Zignoli con Marika Lodirio, ragazza tetraplegica con la quale due anni fa ha condiviso un’incredibile esperienza on the road.

Filippo Fiumani MANI
Filippo Fiumani aka MANI

bauletto MyTech
L’esclusivo bauletto Mytech customizzato da Pasquale Esposito di EvoSound

Il tema della libertà esplorato dagli artisti selezionati da Mytech

Pezzi d’autore, unici ed esclusivi, che attraverso immagini e colori parlano non solo della libertà nell’ambito del viaggio, ma rientrano nel campo della libertà d’espressione, di vivere e connettersi con ciò che ci circonda.
«Abbiamo chiesto ai nostri “artisti” di personalizzare i bauletti Model X attraverso una grafica che interpretasse il tema della libertà: valore che, da sempre, fa parte del DNA di Mytech e di tutto il mondo delle due ruote. Non abbiamo posto alcun limite alla loro creatività, proprio per sottolineare che la libertà individuale e sociale è un diritto da preservare e difendere in ogni sua espressione, soprattutto in un momento storico come questo che, paradossalmente, sembra essere messo in discussione non solo in Ucraina, ma anche in altre zone del mondo, come in Iran, dove le donne vedono il proprio diritto alla libertà assottigliarsi giorno dopo giorno», conclude Laura Contò, Marketing Manager Mytech.

MyTech progetti
Il modello firmato da Simone Zignoli e Marika Lodirio

Nell’immagine in apertura, il bauletto Model X Mytech personalizzato da Filippo Fiumani aka MANI

Krug: lo champagne con il pallino della musica incontra il Maestro Ryuichi Sakamoto

Un appuntamento tra i più attesi nel mondo dello champagne è quello in cui Krug si racconta al suo pubblico internazionale attraverso il linguaggio universale della musica. Ed è in un’annata così speciale come quella del 2008 che la Maison di Reims ha scelto un vero Master of Sound che ha rivoluzionato il mondo della musica classica contemporanea, per interpretare, con il suo timbro inconfondibile, tre edizioni tra le più carismatiche della storia di Krug: Krug Clos du Mesnil 2008, Krug 2008 e Krug Grande Cuvée 164ème Édition.

È il Maestro Ryuichi Sakamoto il protagonista di questa edizione dal titolo SEEING SOUND, HEARING KRUG che la Maison Krug ha realizzato con degli eventi su scala globale, presentati in oltre 15 Paesi, attraverso un’esperienza di suono 3D con l’ausilio degli speaker Devialet Phantom, per accompagnare la community people di Krug in un’esperienza immersiva in grado di far percepire l’essenza e l’atmosfera dei luoghi della Maison. Grazie anche al menù studiato dallo chef Paolo Lavezzini nel rispetto del territorio “in cui ogni piatto è stato pensato per rendere omaggio alla Maison e al suo lavoro incomparabile che da secoli produce uno Champagne che è risultato di studio e devozione per la terra. Questo è ciò che cerco di fare anche io con la mia cucina: osservazione e devozione per la natura e il territorio che mi circonda” – conclude Lavezzini.

SEEING SOUND, HEARING KRUG

Nasce così il più recente dei capitoli che legano indissolubilmente Krug al mondo della musica, in un dialogo metaforico in cui gli appezzamenti e i vigneti sono parte di un’orchestra che ogni anno contribuiscono a creare la più bella delle sinfonie. Fatta eccezione per quello di Clos Du Mesnil, un vigneto molto particolare che Julie Cavil, prima Chef de Cave della Maison Krug – definisce un vigneto in centro città. Nel 2008, lo Chardonnay di Clos du Mesnil ha espresso una purezza così originale da dover rappresentare necessariamente un mondo a sé: Krug Clos du Mesnil 2008 è il solista di questo scenario. Accanto a lui la 164a Édition di Krug Grande Cuvée, composta a partire dalla vendemmia 2008 ed è un blend di 127 vini di 11 annate diverse, dal 1990 al 2008: risultato del sogno di Joseph Krug di creare ogni anno l’espressione più generosa dello Champagne, a prescindere dalle variazioni climatiche.

Krug Clos du Mesnil 2008

In progetto Seeing sound, hearing krug è stato realizzato in 18 mesi, dal momento in cui il Maestro Ryuichi Sakamoto accetta di fare questo viaggio con l’universo dello Champagne di Reims e invia una squadra di operatori a registrare il suono di questi luoghi per comporre la sua Suite in tre movimenti.

Le esperienze immersive a New York, Londra e Tokyo

Tre esperienze immersive multisensoriali sono state ospitate dalle tre metropoli multiculturali per eccellenza – New York, Londra e Tokyo – con un’orchestra acustica live composta da 36 musicisti, scelti da Ryuichi Sakamoto e dal suo storico primo violino.

Il maestro Ryuichi Sakamoto

Per tutti coloro che volessero vivere l’esperienza sonora Seeing sound, hearing krug è disponibile la sinfonia in audio stereo e surround su Krug.com e piattaforme di streaming, per riprodurre la sensazione di essere fisicamente presenti nella sala concerti con Ryuichi Sakamoto.

Marco Rambaldi è tra gli otto finalisti dell’International Woolmark Prize 2023

È stata annunciata ieri la selezione dei designer finalisti del Woolmark Prize 2023, all’interno della quale compare il nome di un italiano – per la prima volta negli ultimi dieci anni. È Marco Rambaldi, infatti, uno dei talenti selezionati che porterà e rappresenterà la creatività italiana all’interno di uno dei contest più importanti al mondo in fatto di talent scouting, insieme agli altri sette provenienti da tutto il mondo: A. Roege Hove, Danimarca / Bluemarble, Francia / Lagos Space Programme, Nigeria / MAXXIJ, Corea del Sud / Paolina Russo, Regno Unito / Rhude, USA / Robyn Lynch, Irlanda.

Un premio di duplice rilevanza il Woolmark Prize, non soltanto per il supporto fornito ai designer nel corso di tutte le fasi della produzione delle collezioni che partecipano al contest – dalla lavorazione iniziale del filo al trattamento più giusto per il tessuto, in base alla forma e all’obiettivo finale che si vuole raggiungere – ma anche per il fondamentale link con importanti realtà commerciali a cui tutti i designer finalisti accedono, visto che le collezioni prodotte finiscono nel bacino di vendita degli importanti canali partner di The Woolmark Company.

Quel filo di lana merino testimone dei processi evolutivi della moda

Woolmark Prize 2023
Gli otto finalisti del premio (ph. courtesy of The Woolmark Company)

Tema di questa edizione che porta il titolo di Dialogue è il passaggio, agli stake-holder del settore, di una visione originale e indipendente che è quella dei designer di nuova generazione che, attraverso il processo creativo e produttivo, danno valore e nuova forma a un materiale antico, pregiato e sostenibile come la lana merino. Un tema presente nel DNA di The Woolmark Company che si è rinnovato di pari passo con l’evoluzione della moda e dei suoi protagonisti. Basti pensare ai nomi d’inestimabile valore che sono emersi nella storia delle sue edizioni: da Yves Saint Laurent a Karl Lagerfeld (era il 25 novembre 1954 e quel giorno in giuria c’era Pierre Balmain), a Romeo Gigli nel ’90 e Giorgio Armani nel 1992.

Il sostegno economico e il tutoring: strumenti per i talenti di oggi e la moda di domani

Ogni finalista riceverà una sovvenzione di 60,000 dollari australiani (circa 38.800 euro) per lo sviluppo di una collezione in lana Merino e sarà supportato dal programma di formazione e tutoring, che include il mentoring dei leader del settore, come: Gabriella Karefa-Johnson, Global Fashion Editor-at-Large di Vogue e stylist; Holli Rogers, Chief Brand Officer di Farfetch; Sara Sozzani Maino, Scouting and Educational Initiatives Advisor per Vogue Italia e International Brand Ambassador di Camera Nazionale della Moda Italiana; Shaway Yeh, fondatrice di YehYehYeh and Group Style Editorial Director di Modern Media Group; Sinéad Burke, insegnante, scrittrice e attivista; e Tim Blanks, Editor-at-Large di Business of Fashion.

Marco Rambaldi: orgoglio Made In Italy

Marco Rambaldi brand
Marco Rambaldi (ph. courtesy of The Woolmark Company)

Designer bolognese, classe 1990, Rambaldi si è distinto per la sua passione e una particolare competenza nell’attribuire forma e significato al vasto mondo della maglieria. Ispirato dall’eredità degli uncinetti e i centrini appartenuti alla bisnonna, ha assecondato quel desiderio di regalargli nuova vita in un contesto non necessariamente tradizionale. Nascono così i primi esperimenti di upcycling, figli di un’urgenza espressiva che lo renderà libero e sempre più vicino a una consapevolezza creativa e a un’identità che si riconosce nei suoi elementi più iconici. I cuori arcobaleno sono il suo manifesto, insieme al flottante cuore jacquard e il punto pizzo sul mohair che diventano “simbolo di una donna forte, libera e non omologata”, per usare le sue parole.
“La maglieria è un terreno molto stimolante per me perché da un filo puoi far nascere tutto quello che desideri, partendo da zero, senza limitazioni di struttura o superficie. Ti permette di dare libero sfogo alla tua creatività”. La sua è una creatività al servizio di una moda che sa guardarsi intorno e offre all’estetica e alla sua narrativa la possibilità di elaborare un messaggio per tutte le generazioni protagoniste di questo periodo storico che non può fare a meno, per lo stilista, di mettere in evidenza e dar voce a temi di riflessione di attualità e di natura sociale, partendo dal presupposto che tutto quello che facciamo ha un impatto sulle nostre vite e su quelle delle persone lontane da noi anche chilometri di distanza.

Nell’immagine in apertura, i finalisti dell’edizione 2023 dell’International Woolmark Prize (ph. courtesy of The Woolmark Company)

I giovani designer della IUAD incontrano la moda di Positano

Si è da poco conclusa la seconda edizione del Positano Fashion Day: progetto Made in IUAD che ha l’obiettivo di valorizzare l’alta qualità della Moda Positano, attraverso il coinvolgimento attivo degli studenti e delle aziende del territorio che hanno messo a disposizione dei ragazzi i loro iconici tessuti.

Nove i laboratori di sartoria artigianale e 12 gli studenti del Triennio dell’Accademia che hanno dato la loro interpretazione aggiornata di quello stile inconfondibile riconosciuto in tutto il mondo sotto la definizione di moda Positano, al fine di promuoverla con proposte di grande impatto e in grado di dare una risposta ai gusti evoluti della nuova generazione. Dai look più romantici a vere e proprie sperimentazioni, gli outfit sono stati realizzati attingendo ai pregiati tessuti locali. Pizzo sangallo, lino, ricami e applicazioni consuete della sartoria tipica di questa zona prendono vita su abiti, casacche, tute, blazer attraverso forme inedite e tagli all’avanguardia, che trovano corrispondenze con la creatività che troviamo sulle passerelle internazionali.

La piazza ad anfiteatro di Positano è così diventata la cornice di un evento che ha visto alternarsi performance musicali e sfilate degli studenti e dei produttori locali, con la guida di Cinzia Malvini, voce autorevole del giornalismo di moda e del costume italiano, che ha scandito il ritmo della serata coinvolgendo il pubblico presente.

Il vincitore della seconda edizione di Positano Fashion Day

Una giuria di giornalisti ha dato il proprio contributo all’iter dell’assegnazione del premio al giovane designer che ha creato la collezione più centrata e consapevole, assegnando a Thomas Ferrarese il titolo di questa seconda edizione di Positano Fashion Day. La sua interpretazione si è collocata in un perfetto equilibrio tra la femminilità dello stile Positano, definito da lunghi abiti in lino e cotone, e una visione contemporanea e aggiornata, ottenuta attraverso la scollatura esasperata e la pettorina scivolata dei maxi abiti per mettere in evidenza il top in maglia cut-out, caricando di fascino tagli e profili indefiniti. La poetica dell’errore e del valore dell’imperfezione è un tema ricorrente tra i designer di nuova generazione di tutto il mondo.
Thomas Ferrarese ci ha confessato di essere un vero fan della genialità visionaria di Elsa Schiaparelli, in cui il corpo libero diventa veicolo di comunicazione di una creatività che si esprime attraverso codici e forme dove arte e moda si fondono completamente. Il corpo: punto di partenza e di arrivo dell’ispirazione di Thomas (giovane designer con le idee chiare e una visione matura), che desidera far diventare tramite di un’estetica no-gender e simbolo del suo impegno sociale, da cui la moda non può e non deve prescindere.

Un look di Thomas Ferrarese

Un progetto che crea evoluzione e valorizza la tradizione

Un’iniziativa che dà valore e crea rinnovamento allo stesso tempo, per dare continuità a quella tradizione tessile che affonda le sue radici nella costiera amalfitana. Gli studenti hanno dato libero sfogo alla propria creatività realizzando collezioni dal carattere disruptive, identificando la loro ispirazione, pur profondamente diversa, negli aspetti più affascinanti di questo territorio e reinterpretandone la leggerezza, il colore, il mix di tessuti in un percorso creativo che riflette i più recenti trend della moda di ricerca.

Francesca Piana, ad esempio, s’ispira ai colori delle maioliche e introduce i colori acidi, facendo dialogare tessuti fluttuanti con reti fluo e microfibre; Carmine Miranda crea dei kimoni e li decora con ricami che ricordano la tecnica giapponese del kintsugi; Vincenzo Savinelli propone per l’uomo capi classici come camicie e pantaloni destinati a un uso quotidiano, declinati su preziosi macramè; Adriana Rignelli descrive una femminilità sensuale che evoca le principesse cyber-punk dell’era web3 attraverso volumi scultorei e drappeggi in cui tulle e macramè si alternano ai corpetti sofisticati e sensuali.


Un progetto ambizioso, nato da una profonda amicizia e dall’azione sinergica di Michele Lettieri – Presidente della IUAD – e Giuseppe Vespoli – Assessore Turismo e Cultura, alimentato dall’energia dei giovani creativi di una scuola tutta italiana, che mira finalmente a una revisione estetica del costume, quanto più  possibile  di rottura, ma che tiene conto dei valore dei nostri tessuti e della qualità dei nostri processi produttivi.

Nell’immagine in apertura, uno dei look presentati al Positano Fashion Day dagli studenti della IUAD

Il nuovo menù di Rotonda Bistrò dedicato ai sapori autunnali firmato Tommaso Arrigoni

Il nuovo menù della Rotonda Bistrò messo a punto dallo chef Tommaso Arrigoni definisce le tappe di un percorso di gusto dedicato alle tipicità gastronomiche autunnali. Sapori semplici ma autentici, che portano sul piatto colori e profumi di una stagione che offre dalla terra molti elementi alla cucina mediterranea. A rendere unica l’esperienza di gusto creata dallo stellato di Innocenti Evasioni, l’eccellente proposta enologica, resa possibile grazie alla partnership con Vindome: l’app dedicata all’investimento sui vini, semplice da usare, che ha permesso a utenti di nuova generazione e neofiti del settore enologico di affacciarsi e lasciarsi conquistare dall’universo dei vini, con un focus particolare sulle cantine francesi, portatrici di un fascino e un metodo riconosciuti in tutto il mondo.

Rotonda della Besana ristorante
La Rotonda della Besana

Il pairing dei piatti con la selezione di Vindome

È qui, tra le storiche mura della Rotonda della Besana, che le etichette più prestigiose e dai rating altissimi, finora considerate inaccessibili al grande pubblico, entrano nella carta dei vini di Rotonda Bistrò, offrendo un’esperienza di gusto inedita. Dall’uovo CBT, signature dish del bistrot rivisitato in chiave autunnale con polpa di zucca leggermente senapata, pane di recupero alle erbe e grana padano, agli gnocchi con funghi porcini, fontina ed erbe aromatiche, abbinati a un Les Arums de Lagrange 2019 by Château Lagrange 3ème Grand Cru Classé, bianco d’eccezione apprezzato da appassionati e investitori francesi, che troverete sull’app Vindome a un rating di 91/100.

Oppure lo stinco con funghi alle erbe, che trova il suo perfetto abbinamento in uno Château Latour Martillac 2018 Grand Cru Classé Pessac-Léognan, valutato 93+/100. Per chiudere con dolci come il plumcake con mela al caramello e gelato alla vaniglia accompagnato da uno straordinario Château Suduiraut 2005 Grand Cru Classé Sauternes, che vanta 97/100 di rating. Gli ospiti del locale, inoltre, avranno l’opportunità di scoprire il funzionamento di Vindome direttamente al tavolo, attraverso speciali QR code tramite i quali scaricare l’app e approcciare il mondo del wine investment attraverso una user experience diretta, proprio mentre gustano una selezione di quei vini direttamente in carta.

Il fascino dell’essenziale nell’architettura e nel design interno

L’eleganza palladiana del loggiato, definita da una ricerca delle proporzioni armoniche e una serenità compositiva, in cui la luce calibrata attraversa lo spazio creato da quel bilanciamento perfetto tra pieni e vuoti, crea l’atmosfera ideale per il pubblico che s’identifica in un luogo discreto e raccolto per la cena. La luce è complice dell’eleganza pacata di questo locale, curato nei minimi dettagli dallo studio OBR, del duo Palo Brescia e Tommaso Principi, nella realizzazione di un progetto architettonico che non ha voluto sovvertire i tratti ecclesiastici del luogo ma ha elaborato un concept contemporaneo attraverso l’arredo essenziale, ispirato proprio alla cultura monacale: moderni tavoli fratini e una lunga panca dialogano con la pavimentazione in cotto.

Una visione che fa seguito al percorso effettuato negli anni da Pasquale Formisano, fotografo che al design ha dedicato la sua ricerca e fondatore di Rotonda Bistrò. Il progetto, in continua evoluzione, si affaccia a una nuova visione, accompagnata dalle luci della sera e dai mesi più freddi, ed è rivolto a un pubblico più consapevole in tema di ricerca gastronomica e di atmosfera, definita da un concept ricercato ed essenziale.

Vindome vino
Vindome

Nell’immagine in apertura, il bar della Rotonda Bistrò

ModaLisboa segna il sentiero per una nuova identità creativa, indipendente e sostenibile

Si è conclusa da pochi giorni ModaLisboa, la Fashion Week portoghese con un approccio aperto sulla libertà creativa e un occhio attento a tematiche di natura etica che hanno un peso non solo sulle nostre vite, ma anche sul mercato globale. Dall’urgenza climatica a una posizione concreta sul valore dei diritti umani, fino alla profonda riflessione sull’industria della moda a livello globale, la cui urgenza è quella di un indirizzo più pratico verso una transizione ecologica definitiva.
Ma più di ogni cosa ModaLisboa porta alta la bandiera che sostiene la libertà di identità.

Partiamo da una domanda. Anzi due. Fino a che punto le fashion week internazionali devono delineare un’estetica universale tale da indirizzare il gusto di una quantità così massiva di pubblico? È giusto che le passerelle contribuiscano alla creazione di tendenze uniformate per il mercato di tutto il mondo?
La messa in atto di produzioni dalle proporzioni ingestibili, che rispondono a un desiderio di omologazione alle regole del costume, è la diretta conseguenza del fenomeno imitativo realizzato dai colossi della grande distribuzione. Una direzione antitetica può essere quella di iniziare a dare maggior valore a proposte creative veramente libere e indipendenti che non richiedono una produzione iper impattante sul nostro pianeta, anzi la rifiutano, essendo realizzate attraverso sistemi di upcycling o artigianalità uniche, difficili da replicare in serie.

La Lisboa Fashion Week

Tra nuovi brand e marchi più established della creatività portoghese, la moda di Lisbona si è evoluta in qualità e proposta creativa. Luís Buchinho ha portato tagli inediti per dare un gusto sofisticato a una moda che si rifiuta di essere scontata a tutti i costi, ma inserita in un contesto cento per cento urban.

Maria Clara, già vincitrice del premio ModaLisboa x Tintex all’edizione di Sangue Novo nel marzo 2022, si è laureata in Fashion Design presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Lisbona, nel 2018. Ha completato le sue competenze nel campo della maglieria a Londra alla Central Saint Martins.
Questa collezione, creata in collaborazione con l’azienda tessile, in linea con i valori di sostenibilità di Tintex, ha scelto di riutilizzare la maglieria in stock insieme a tutto ciò che è considerato rifiuto: colletti difettosi, scarti e test di produzione. La tecnica di stampa manuale e tradizionale del ricamo di Madeira è nuovamente incorporata nelle creazioni, con l’aiuto di Bordal, Casa de Bordados e Fábrica Madeirense. Oltre all’utilizzo dei suoi disegni antichi e storici, è stata fornita la speciale “pittura blu” di questa casa, una miscela creata in collaborazione con il Laboratorio dell’Università di Madeira, per la produzione di una pasta più naturale e sostenibile.

Trionfo di drappeggi e zafferano sulla collezione di Buzina: rendono l’elastico un segno distintivo della collezione, determinandone forme e volumi. Il volume rientra nella sua poetica e nel suo linguaggio, che trova nel dialogo col movimento un’unica via di comunicazione per esprimere carattere e femminilità.

 

Buzina brand
Buzina

Le collezioni di Filipe Augusto e Kolovrat

L’uomo di Filipe Augusto dà seguito a questo progetto evolutivo che mette il corpo al centro di uno storytelling che si avvale di elementi dell’abbigliamento tradizionale portoghese, con dettagli che si concentrano sull’abbottonatura tramite nodi, più frequenti in capi come sciarpe e grembiuli. Elementi preziosi che prendono forme diverse, utili a valorizzare la personalità di quell’uomo che ha qualcosa da dire: pizzi, light lurex e silk velvet si intervallano con microfibre essenziali. E ancora camicie, linee sartoriali rivisitate da drappeggi e nuovi tagli diventano mezzo di espressione del sé.

Ispirazione antico Egitto per l’uomo e la donna di Kolovrat che in maniera quasi teatrale offre una visione antagonista di quello che ha prodotto precedentemente, abituando il suo stesso pubblico ad aspettarsi sempre qualcosa d’inedito. Capi a metà tra un paesaggio lunare e un futuro fantasy che trae Ispirazione dalla simbologia della civiltà egiziana. Luoghi e simboli così lontani da essere ricondotti alla bellezza dell’universo e di entità extraterrestri.
Simboli primitivi su tuniche fluttuanti riportano la nostra attenzione alla libera espressione dell’anima e del fascino dell’universo, di cui noi rappresentiamo solo una piccola parte.

La consapevolezza artigianale di Valentim Quaresma, l’ispirazione cinematografica di Nuno Baltazar

Valentim Quaresma porta la sua consapevolezza artigianale ancora una volta al servizio della moda, i cui confini con l’arte diventano sempre più indelebili, contribuendo all’evoluzione del gusto attraverso la sperimentazione di materiali e forme a metà strada tra scultura e fashion. Il suo marchio è stato lanciato dopo aver ricevuto il premio ITS#7 a Trieste nel 2008.


La moda è un veicolo di comunicazione molto potente il cui ruolo non deve fermarsi alla pura creazione di un concetto estetico, ma deve diventare – attraverso la bellezza – una piattaforma per veicolare messaggi profondi e rivolti all’attualità, in grado di captare l’attenzione del pubblico, il più vasto possibile.

Così Nuno Baltazar sceglie prendere ispirazione dal film cult Grey Gardens – Dive per sempre, il film che racconta la vera storia di due eccentriche e stravaganti donne, madre e figlia, conosciute come Big Edie e Little Edie, rispettivamente zia e cugina di Jacqueline Kennedy. La loro vita fatta di sfarzo, ricchezza e fama si trasformò presto in miseria e degrado. Ecco che la passerella si trasforma in un mix di stile contemporaneo definito da paillettes color block con l’aggiunta del fazzoletto sulla testa di ogni modella, per ricordarci l’importanza di indossare ogni creazione con la consapevolezza di quanto sia importante alimentare le proprie ambizioni e difendere la libertà di portarle avanti.

Sangue Novo

Sul fronte di Sangue Novo – lo special project di ModaLisboa che tutte le stagioni dà risalto alla nuova generazione di creativi della scuola portoghese – sono diversi i nomi che ci hanno colpito per originalità, consapevolezza stilistica e identità creativa.
I protagonisti di Sangue Novo, in questi quattro giorni, sono spinti a esprimere liberamente il proprio stile, andando a toccare il cuore e la personalità di chi si identifica in quello specifico zeitgeist, in una dimensione estetica nuova basata sulla contaminazione tra moda e arte, libera da canoni e tendenze che rappresentano le strozzature per la creatività e per una produzione più sostenibile, dedicata a infinite tipologie di pubblico.

I nuovi creativi della scena portoghese

In questo senso, è sempre maggiore il numero di giovani che trovano consenso nella distinzione al posto di una società omologata e schiava del consenso ottenuto attraverso il codice stilistico. Ad esempio Veehana, il brand di João Viana che ha studiato Graphic Design con specializzazione in multimedia presso la scuola artistica Soares do Reis, a Porto, per approfondire la sua comunicazione ed esprimere idee e pensieri in modo organizzato e obiettivo. Ha lavorato per un anno in un atelier di oreficeria, dove ha messo in pratica il suo gusto per il lavoro manuale. Nel 2021 si è laureata in fashion design presso Modatex Porto e ha avviato il suo marchio, Veehana, dove attualmente lavora.

Inês Barreto lavora sul concetto di autosabotaggio e di sindrome dell’impostore con cui molti individui si trovano ad avere a che fare quando si trovano di fronte a una nuova impresa da affrontare. È in questo contesto, infatti, che la designer laureata al Modatex di Porto si concentra sul concetto di narrazione vissuta più e più volte, che rappresenta il momento di massima vulnerabilità in cui si trova per la prima volta l’impostore, approdando in due possibili soluzioni: liberarci dai nostri pensieri tossici o essere consumati da essi, arrivando in ogni caso alla conclusione che sia noi che il nostro lavoro siamo privi di significato. Il suo rapporto con la moda trascende l’idea di creare abiti, ma affonda nella parte più profonda della sua anima, lavorando sempre attraverso narrazioni che canalizzino la sua voce.

Tra i designer emergenti Molly98 e Niuka Oliveira

Il marchio Molly98 è stato creato dalla designer Maria Duque alla fine del 2019, come identità artistica incentrata sulla creazione d’arte da materiali esistenti. Molly98 è diventata una tendenza slow fashion più alternativa rivolta allo streetwear e al clubwear, basata sul principio dell’economia circolare, zero sprechi e consumo consapevole, con l’obiettivo di creare un impatto rigenerativo nel settore. Questa collezione nasce dall’ispirazione trovata nei dintorni dello stilista: l’ambiente rurale tipico della campagna di Ribatejo, dove è cresciuta e ha trascorso gran parte della sua infanzia. Nella ricerca di influenze, ha sentito i limiti dell’estetica alternativa, che l’hanno portata a un’introspezione elementi tipici del popolo portoghese che ha sentito più vicini a lei. La tipica “tuga” con i suoi trofei e sciarpe delle società sportive alle pareti del bar, il naperon ricamato dalla nonna sopra i mobili, i cugini immigrati che tornano ogni estate vestiti con le magliette della nazionale.

Niuka Oliveira ha studiato anche lei alla Modatex di Porto, presenta una collezione che si focalizza sulle forme organiche della materia. Il suo titolo Emotional Diary è basato sull’opera Blue Tissues, di Rudolfo Quintas, una serie di 28 disegni che rappresentano un autoritratto sulle emozioni interiori nel tempo. Il lavoro ha richiesto tre mesi per essere completato e il metodo della ripetizione è stato utilizzato come sistema per rivelare la variazione emotiva come un autoritratto. L’emozione è rappresentata in modo pratico e visivo, attraverso la manipolazione di forme con materiali diversi. È così che la designer ricerca un’identità organica che serva da punto di partenza per lo sviluppo della collezione, rivelando un aspetto naturale e l’organicità plastica presente negli studi sulle forme.

Nell’immagine in apertura, foto dal backstage di una collezione presentata a ModaLisboa (ph. by Emil Huseynzade)

CORE: atterra a Milano. L’hub internazionale che crea connection e scambio culturale

A pochi giorni dalla chiusura della settimana della moda, Milano sembra non avere nessuna intenzione di togliersi i riflettori di dosso e torna a far parlare di sé annunciando l’apertura di un luogo di grande spessore in termini di evoluzione sociale e culturale a livello internazionale. Il suo nome la dice lunga, CORE: infatti è l’esclusivo club ideato e fondato da Jennie e Dangene Enterprise nel 2005, che ha l’obiettivo di sviluppare interazioni, creando continue opportunità d’incontro tra i soci di ogni provenienza e generazione, dentro e fuori dalle sue mura.

Core Club Milano
Il Culinary Lab del nuovo CORE Club Milano

Si tratta del primo hub internazionale in Europa in cui il valore principale è la trasformazione, che suona come una missione. Di un valore inestimabile per la società globale perché significa ossigenarla attraverso la costruzione di nuove connessioni e lo scambio culturale. Per questo motivo il suo programma prevede una vera e propria curatela culturale settimanale, gestita e curata dalle più rilevanti personalità di ogni ambito.
CORE: diventa così un crocevia di incontri legati alla cultura nel senso più ampio del termine. L’interscambio d’interessi nel campo dell’arte, dell’architettura, del cibo, del turismo, della musica e di ogni settore che riguardi la vita di ogni individuo, sono alla base dell’attività quotidiana di CORE: dalla sede di New York, a quella di Milano (in corso Matteotti 14) a quella di San Francisco.

Cross Contamination concept: generare un epicentro di idee espresse e condivise nella più completa libertà

Stiamo vivendo un nuovo umanesimo culturale, un momento storico a livello globale in cui ogni settore si evolve con estrema rapidità in chiave digitale e in un’ottica sostenibile. Milano è centro nevralgico di culture che ben rappresenta lo zeitgeist – lo spirito di questo tempo – che fonde la sua tradizione industriale con l’evoluzione del design, della moda, dell’arte e delle nuove figure professionali di epoca digitale, insieme a una nuova food culture che guarda con particolare attenzione al benessere.  
CORE: significa innovazione attraverso il valore della community. Vale la pena di considerare questa notizia come un’opportunità per riflettere su quanto sia importante alimentare la curiosità come un valore in grado di condurre la società a un cambiamento evolutivo e al contempo verso qualcosa di unexpected.

club Milano novità 2022
Lo speakeasy della sede milanese del club in corso Matteotti

Un inno alla diversità come valore aggiunto, che inizia dai molteplici luoghi di provenienza dei propri soci e passa attraverso l’approccio cross-generazionale: CORE: può contare, infatti, su un 30 per cento di “young game changer”, di grande importanza per mediare visione innovativa, rivoluzione creativa e linguaggio di nuova generazione con il know-how di chi dispone di strumenti ed esperienza per poter realizzare sogni e progetti, attraverso il grande potere della sinergia; che si aggiunge a una distribuzione sistemica della community che prevede un 30 per cento di soci milanesi, 30 per cento da altre regioni d’Italia e 30 per cento dal resto del mondo.

Una global food experience creata da uno chef tutto italiano

Ed è al talento dello chef italiano Michele Brogioni che è stata affidata la direzione artistica del concept gastronomico di CORE:, dopo una lunga lista di esperienze internazionali di prim’ordine: dalla Locanda Dell’Amorosa a Sinalunga (Siena) a Il Falconiere, Relais & Chateaux di Cortona (Arezzo), portando inoltre quest’ultimo a conquistare la prestigiosa Stella della Guida Michelin; e ancora dall’Out of Blue Resort di Creta per proseguire a Mosca, nei ristoranti Maison-Dellos, poi a Le Duc ed infine al Turandot. Nel 2016, Michele Brogioni viene scelto da Giorgio Armani come Executive Chef di Armani Restaurant a New York.
Nominato Global Culinary Director di CORE:, selezionerà un resident chef e delle brigate in grado di portare avanti l’approccio di curatela a 360° anche in chiave gastronomica, adattando il menù alle diverse aree dedicate all’accoglienza presenti nella struttura (speakeasy bar, “ristorante sociale” e laboratorio gastronomico/wine tasting/mixology rispettivamente al primo, secondo e quarto piano del palazzo situato nei pressi di piazza San Babila).

Michele Brogioni
Michele Brogioni

Una scelta, quella di Jennie e Dangene Enterprise, in assoluta coerenza con la loro visione della città di Milano, guida dell’espressione più contemporanea e all’avanguardia d’Italia. “In CORE:, che fa della cultura e dell’incontro di personalità illuminate di tutto il mondo il suo punto di forza distintivo” – spiega Jennie Enterprise – “non potevamo trascurare l’offerta gastronomica che è essa stessa cultura, condivisione di saperi e cibo per l’anima e la mente. Michele è quindi la sintesi perfetta di internazionalità e italianità: una mano competente e attenta in grado di fare da ponte tra i due continenti”.
Una contaminazione di sapori mediterranei e dal mondo, elaborati sapientemente nel rispetto della stagionalità e delle specialità della cultura meneghina, per rendere CORE: MILANO anche un’esperienza per il palato.

Nell’immagine in apertura, Dangene e Jennie Enterprise

The Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics

Un altro progetto che porta la moda sul piano dell’attualità firmato Franca Sozzani. Dal sogno all’evento a sfondo benefico: una mostra destinata alla vendita di una selezione di abiti indossati dall’ex direttrice di Vogue Italia, negli spazi della Fondazione Sozzani in via Tazzoli 3, aperta al pubblico fino al 30 ottobre.

In mostra il fascino vintage degli abiti indossati dall’iconica direttrice di Vogue Italia

Un’iniziativa che vuole essere anche un invito a riflettere sul disastroso impatto della sovrapproduzione della moda sull’ambiente e sull’importanza delle diverse soluzioni legate a un’economia circolare. Da qui la scelta di condividere parte del suo guardaroba che vede anche alcuni pezzi unici, trovati curiosando nei mercatini e nei negozi vintage da lei tanto amati. Le sue scelte di stile, indipendenti dalle tendenze del momento, creazioni di Azzedine Alaïa, Prada, Yves Saint Laurent, GucciValentino, Miu Miu, Alberta Ferretti o accessori di Fendi, Louis Vuitton, fino alle iconiche Manolo Blahnik.

Franca Sozzani style
Alcuni degli abiti appartenuti alla direttrice di Vogue Italia in mostra alla Fondazione Sozzani

“La bellezza del vintage sta nel poter mescolare il vecchio con il nuovo, pezzi del passato con designer più recenti, e mescolarli insieme, creando uno stile che non appartiene a nessun altro. La scoperta di un pezzo vintage unico è un momento magico. Diventi proprietario di qualcosa che è solo tuo, automaticamente sei diverso, crei il tuo stile e sei inimitabile”.

I 25 pezzi tracciati su blockchain

Una selezione speciale di 25 pezzi, inoltre, è fornita di un QR code che permette di leggere la storia dell’abito, di tracciare e aggiornare i passaggi di proprietà attraverso la piattaforma SPIN by lablaco. Un valore aggiunto per chi dovesse acquistare uno dei capi selezionati.

Francesco Carrozzini Franca Sozzani
Francesco Carrozzini con Franca Sozzani (in Valentino), in un ritratto di Bruce Weber

La moda oltre la moda

Sono pezzi ambasciatori di un’eleganza senza tempo, espressione di un’anima libera che, attraverso quel radar personale per il talento e la creatività, è riuscita a far parlare la moda di verità, con coerenza e coraggio, rivoluzionando completamente il suo linguaggio editoriale.
Temi urgenti, raccontati attraverso una visione dissacrante della moda, diventano il leitmotiv delle pagine di Vogue Italia, attirando l’attenzione di un pubblico trasversale sull’emergenza climatica o il “Rebranding Africa”, che ha puntato i riflettori su giovani stilisti, artisti e musicisti africani. Oppure sulla violenza sulle donne, che l’ha portata a diventare Ambasciatrice per Fashion 4 Development (una collaborazione globale tra l’industria della moda e le Nazioni Unite), avviando progetti mirati all’indipendenza femminile e creando opportunità di lavoro nell’agricoltura e nella moda. Nel 2014 Sozzani ha avviato il Vintage Project, un negozio permanente con abiti e accessori dei più importanti marchi fashion, con l’obiettivo di raccogliere fondi in favore dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia) per sostenere la ricerca e la prevenzione del cancro.

Franca Sozzani guardaroba

E la sua opera continua con Franca Fund, i cui profitti saranno devoluti al The Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics, Harvard Medical School. L’obiettivo del fondo è raggiungere i migliori risultati nella ricerca e nella difesa della genomica preventiva in modo che tutti, indipendentemente dall’etnia o dalla provenienza socioeconomica, possano avere accesso a strategie personalizzate per promuovere la salute.

Franca Sozzani Vogue Italia

Nell’immagine in apertura, Franca Sozzani col figlio Francesco Carrozzini in un frame del documentario Franca: Chaos and Creation

Cosa ci ha lasciato il PLUG-MI e la sua celebrazione dell’urban culture a Milano

Si è concluso da pochi giorni il PLUG-MI, il Festival che celebra la urban culture ideato e promosso da Fandango Club Creators, negli storici spazi del Superstudio di via Tortona a Milano, cuore della moda di ricerca del capoluogo lombardo che ha visto anni di evoluzioni e trasformazioni di un’estetica fashion destinata ad aggiornarsi con la stessa velocità del linguaggio delle nuove generazioni.

Un evento, il PLUG-MI, che ha valorizzato nuove modalità e sperimentazioni che i giganti dello sportswear hanno messo in campo per dare una nuova espressione di sé, attraverso il coinvolgimento di artisti, creativi della generazione web3 e nuovi imprenditori visionari che hanno fatto della sostenibilità l’unica strada perseguibile.

Una live performance nello stage Cupra di PLUG-MI


È qui che, ai piedi del Cupra main stage, ha preso il via un programma di live performance: dai due enfant prodige della scena rap italiana SHIVA e RHOVE, alle esibizioni di Miles e dei Planet Funk. Numerosi altri live hanno fatto scatenare il pubblico di PLUG-MI: Don Said, Mida sponsored by Openstage, Sgamo, Soul Tripping sponsored by adidas Eyewear e infine Capozanarky, Inoki ft. Adriana & Dj Arden e Sethu sponsored by PHOBIA.

E ancora, installazioni e workshop hanno dato vita a un format evoluto in cui i veri protagonisti sono ricerca e sperimentazione, con l’obiettivo di portare sul mercato la personalizzazione dello stile e la valorizzazione di un’estetica che guarda all’unicità dell’individuo. Grazie a collaborazioni esclusive e contaminazioni tra arte e moda che approdano in una visione antagonista di nuova generazione, prodotto di un panorama culturale che si adatta a utenti più consapevoli in tema di sostenibilità e che prendono le distanze da ogni presupposto di omologazione.

I finalisti del progetto “BE P-ART powered by Reebok”, la live performance di Tvboy all’evento di Cupra

Sullo stage di PLUG-MI è stato annunciato domenica il vincitore del progetto “BE P-ART powered by Reebok”. Il contest ha visto protagonisti giovani talenti della urban creativity che hanno interpretato l’iconica sneaker Classic Leather OG come una tela bianca, seguendo la propria ispirazione. Gli artisti nel corso del mese di luglio hanno caricato sulla piattaforma le opere, ottenendo l’opportunità di vincere un outfit completo firmato Reebok, insieme alla conversione del proprio artwork in NFT in mostra durante l’evento milanese. Una giuria tecnica-artistica, all’interno della quale spiccano due nomi noti al mondo NFT ossia Giovanni Motta e Mendacia Veritatis, ha analizzato gli oltre 130 progetti pervenuti e ha premiato le opere “Classic future” di Mattia Sarti (@just_mattia_sarti), “Mewtallized” di Riccardo Piacenza (@rcrd.pcnz) e “Reebokwave” di Svccy (alias Matteo Succi, @vaporwave_svccy).

Reebok sneakers capsule 2022
“Reebokwave” di Svccy 

Un messaggio positivo che ha contagiato la città di Milano anche attraverso eventi esplosivi che hanno valorizzato la connection tra la urban culture e l’unconventional brand automotive Cupra, sempre attento ad aggiornare il proprio linguaggio per raggiungere la sfera d’interesse delle nuove generazioni. È questo lo spirito dell’evento che è andato in scena al Cupra Garage, che ha visto una live performance di Tvboy, all’opera nella customizzazione di una sneaker poi messa all’asta e un’esposizione dei migliori modelli collezionati da Jacopo De Carli, celebre restauratore delle calzature più iconiche.

Tvboy Milano
Tvboy all’evento organizzato da Cupra

Tvboy sneakers
Jacopo De Carli con le sneakers personalizzate da Tvboy

Eastpak presenta capsule collection sostenibili, Lotta Leggenda celebra le sue sneakers iconiche

L’iniziativa di Eastpak RE-BUILT TO RESIST, che punta a ridurre gli sprechi dei materiali danneggiati riutilizzandoli in modo creativo e sostenibile, realizzando prodotti unici e dal design non convenzionale, è atterrata al Plug-Mi con una collab straordinaria con il team di Re-Vibe che ha sviluppato, nel corso di live workshop che hanno visto il coinvolgimento del pubblico, mini-capsule upcycling definite da una forte carica di coolness.

Eastpak collezioni sostenibili 2022
RE-BUILT TO RESIST, l’iniziativa organizzata da Eastpack a PLUG-MI

Eastpak collezioni sostenibili 2022
Uno zaino della capsule collection RE-BUILT TO RESIST

Negli spazi del Plug-Mi Lotto ha presentato la linea di calzature Lotto Leggenda 2022, che celebra le grandi icone del passato. Occasione ghiotta per gli sneakerheads più appassionati, che hanno avuto l’occasione di richiedere la customizzazione delle Lotto Leggenda al giovane designer italiano Morris Spagnol (@_morrispagnol_), che nelle sue creazioni mixa la sua passione per l’arte a quella per lo sport e la urban culture.

Lotto leggenda sneakers 2022
Un modello di Lotto Leggenda

TY1 e Guè Pequeno ospiti d’eccezione del brand Plus Design

Plus Design – custom partner del Festival – è il marchio lanciato nel 2020 da Ibrahim Fadi, che nella sua area Custom Garage ha messo a disposizione un team di artisti e professionisti per personalizzare sneaker, accessori e capi d’abbigliamento. Ospiti d’eccezione come TY1 – DJ e produttore discografico – e Guè Pequeno, produttore discografico e rapper, hanno espresso a più voci il link tra il brand, la sua community e la cultura metropolitana. Un’experience che apre la strada a nuovi codici di comunicazione con il pubblico, in un rinnovato equilibrio tra ricerca, artigianalità e sperimentazione che volge lo sguardo a un’estetica contemporanea dall’anima green.

Plus Design Milano
Una sneaker customizzata durante il workshop di Plus Design

Nell’immagine in apertura, la performance di RHOVE a PLUG-MI 2022

Ferrari svela la sua special edition Giallo Modena che celebra 75 anni di storia del brand

L’inconfondibile giallo Modena, colore dello stemma della città del patron della casa del Cavallino Rampante Enzo Ferrari, torna a illuminare la livrea della monoposto F-75, regina della casa di Maranello, che scalderà l’asfalto del Gran Premio D’Italia di F1 sulla pista dell’Autodromo Nazionale di Monza domenica 11 settembre.

Leclerc Sainz Ferrari 2022
Charles Leclerc e Carlos Sainz posano davanti alla monoposto F-75 nello store Ferrari (ph. by Alberto Feltrin, courtesy Ferrari)


I colori della nuova livrea, svelata ieri pomeriggio 7 settembre dai due piloti Charles Leclerc e Carlos Sainz, all’interno del flagship store di via Berchet a Milano, saranno anche i protagonisti di una limited edition di accessori, realizzati da casa Ferrari, attraverso le partnership di prestigio con Bell Racing Helmets, Puma e Ray-Ban, per celebrare i suoi 75 anni di storia. La collezione dedicata all’anniversario è composta da una t-shirt in jersey con loghi sponsor, gli occhiali da sole unisex in metallo e fibra di carbonio e i caschi in scala 1:1 e 1:2 dei due campioni Charles Leclerc e Carlos Sainz, da scoprire sull’e-store ferrari.com e all’interno delle boutique Ferrari in cui l’heritage del brand incontra l’evoluzione estetica e tecnologica che va incontro alle esigenze della nuova generazione, in un lifestyle completo dedicato all’universo della casa di Maranello.

Leclerc Sainz Ferrari piloti
Leclerc e Sainz indossano maglie nell’inconfondibile tono di giallo della casa (ph. by Alberto Feltrin, courtesy Ferrari)

Una storia ultradecennale nel segno dell’inconfondibile giallo della casa

Una storia ricca di eventi lega questo pantone alla storia del marchio fondato dall’ingegnere, pilota e visionario Enzo Ferrari, che ha inizio con la fondazione della Scuderia nel 1929 e prosegue con la nascita dell’azienda nel 1947; da allora il mito del cavallino nero continua ad attrarre l’interesse di appassionati e neofiti da ogni parte del mondo.


Pare che la prima ispirazione per una Ferrari gialla sia nata da Fiamma Breschi, vedova del pilota Luigi Musso e amica del fondatore, che suggerì di portare una vettura di quel colore a un salone che ispirò, in seguito, il Giallo Fly adottato per la prima volta su una 275 GTB. Ma il suo esordio sulle piste si deve alla 195 Inter Berlinetta di Salvatore Ammendola che debuttò per la prima volta nella Coppa Inter-Europa il 15 aprile del 1951, per poi riapparire a più riprese sulle quattro ruote, sui caschi e sulle divise dei piloti degli anni ‘50 e ’60 della Scuderia Ferrari e, in anni più recenti, fu riportato sull’asfalto da campioni di classe come Michael Schumacher, Rubens Barrichello, Felipe Massa e Fernando Alonso. Fino all’iconico logo del GP numero 1000 della Scuderia in Formula 1, in Giallo Modena, seconda anima della casa emiliana.

Nell’immagine in apertura, Charles Leclerc e Carlos Sainz all’evento di presentazione nel flagship store Ferrari di Milano (ph. by Alberto Feltrin, courtesy Ferrari)

Il futuro dell’upcycling esiste già e si chiama Revibe

Si chiama Revibe e si muove con la velocità e la stessa energia di una community. Una startup di appena un anno, nata dal coraggio e dall’intraprendenza di 4 giovani italiani che hanno scelto Parigi per costruire la loro vita e un progetto visionario, in piena pandemia. Sono Ettore Maria Carfagnini, Elia Maino, Fabio Diroma e Gabriele Barbieri, che hanno scalato la nuova frontiera del marketplace dedicato ai designer indipendenti che operano nell’ambito della produzione upcycling, ma con il valore aggiunto del supporto concreto e continuo della produzione.

Revibe brand fashion

Una vera conquista in tema di sostenibilità, in un momento storico in cui il livello di sovrapproduzione del settore tessile ha raggiunto il punto di non ritorno e anche i sistemi di produzione rispettosi dell’ambiente non risolvono del tutto il problema. Esiste, infatti, un altro preoccupante aspetto dell’inquinamento prodotto dal sistema moda, che ha a che fare con tessuti non utilizzati, collezioni invendute e guardaroba rinnovati più del necessario, che stanno materialmente intossicando intere località del nostro pianeta e il cui smaltimento causa una produzione di CO2 insostenibile per la Terra. Per questo motivo l’upcycling diventa il sistema di produzione più innovativo, dando nuova vita a tessuti e capi già esistenti, a un costo di produzione ragionevole per i giovani talenti di tutto il mondo che stanno portando una ventata di freschezza ai codici stilistici del fashion system di nuova generazione.

Sostenibilità e rivoluzione estetica in più di 100 brand da tutta Europa

Tanto di cappello, quindi, per i fondatori visionari di Revibe che, in pochi mesi, hanno raggiunto più di 100 brand di ricerca selezionati in più di 12 paesi europei. Un successo destinato a crescere a ritmi sempre più elevati, grazie a un’operazione mirata di servizi integrati che sostengono il marchio dalla creazione, alla commercializzazione, fino alla comunicazione, diventando un vero e proprio punto di riferimento per i creativi dell’upcycling: i veri visionari della moda zero waste del futuro.

Un’attività che mira, tra l’altro, a trovare risposte concrete alle esigenze della Generazione Z, la più sensibile alle cause del cambiamento climatico e la più predisposta e impegnata a trovare una soluzione. Ma non è tutto, la stessa Gen Z è quella che chiede una rivoluzione stilistica in termini di codici estetici e di fluidità di genere. Grazie alla sua selezione di creativi da tutta Europa, e a un programma di collaborazione con le migliori scuole di moda, Revibe offre una risposta qualitativa che fonde il valore artigianale a quello della ricerca di tessuti innovativi e un approccio estetico antagonista e all’avanguardia.

Revibe è promoter di una “Extended producer responsibility”

Revibe, inoltre, è impegnato costantemente nella selezione di aziende che incarnano il concetto di “Extended producer responsibility” (EPR); per i neofiti del tema, si parla sostanzialmente del principio in base al quale “chi inquina paga”, uno schema obbligatorio per tutte le aziende tessili europee. Nello specifico, si tratta di una politica ambientale per la quale il produttore di un bene è responsabile anche per la fase post-consumo, ovvero per la sua gestione una volta diventato rifiuto. Al produttore viene data, quindi, una significativa responsabilità, dal punto di vista finanziario ed etico, per il trattamento e lo smaltimento dei prodotti al termine del loro ciclo di vita.
Rientra, per fare un esempio, in un tema di etica e di responsabilità la scelta di produrre in “pre-order” una determinata categoria di articoli disponibili all’acquisto, ma non ancora pronti per essere spediti, in quanto soggetti a realizzazione e personalizzazione su misura. Un approccio che, oltre a rendere il capo o accessorio assolutamente unico per il consumatore, si pone come soluzione al problema degli stock invenduti.

La community di Revibe tra eventi live e workshop

Essere parte di una vera community è uno degli elementi di forza di una realtà come Revibe, che attraverso workshop dal vivo e attivazioni di vendita al dettaglio in tutta Europa, mette in connessione il consumatore finale con i designer. Un approccio che permette all’utente di essere parte del cambiamento, rafforzando e portando linfa vitale alla mission di Revibe.
I clienti finali sono invitati a unirsi ai designer nella creazione del proprio capo upcycling, rielaborando capi d’abbigliamento vintage e scarti tessili forniti dall’azienda e dai suoi partner.

workshop moda sostenibile 2022
Un workshop organizzato da Revibe

Nell’immagine in apertura, Elia Maino ed Ettore Maria Carfagnini, tra i fondatori di Revibe

Scopri l’iconico cocktail di Hemingway, con la Daiquiri Week e Compagnia dei Caraibi

Torna l’appuntamento con l’International Daiquiri Day, come ogni anno il 19 luglio per celebrare il famoso cocktail che prende il nome dal villaggio cubano di nome Daiquiri dove è stata realizzata la sua miscela. Si dice che il merito sia di un ufficiale del corpo dei Marine che, durante la guerra tra Stati Uniti e Spagna, in seguito all’affondamento della nave Maine nel porto dell’Avana, entrò in un locale e, non riuscendo a bere il rum liscio, si fece allungare il distillato con succo di lime e zucchero. Una miscela di successo che conquistò anche Ernest Hemingway e il Presidente John F. Kennedy.

Rum Diplomatico porta il suo signature Planas Daiquiri in tutta Italia

È Rum Diplomático, il rum super premium di Compagnia dei Caraibi, preparato in condizioni ambientali eccellenti ai piedi delle Ande, a rendere omaggio a questo cocktail dalla storia così affascinante. E lo fa attraverso un calendario di eventi che si svolgeranno in tutta Italia fino al 24 luglio, con il suo signature Planas Daiquiri in oltre 15 locali. L’iniziativa segue la prestigiosa collaborazione del 2021 a Milano con lo Chef Canzian, offrendo questa volta l’opportunità di gustare da nord a sud il cocktail icona di Hemingway, inserito nelle drink list al pubblico con la ricetta speciale a base di Rum Diplomático Planas, rum bianco invecchiato fino a sei anni dagli aromi freschi, tropicali e leggermente fruttati che con il suo 47% di abv offre una maggiore morbidezza e un finale delicato ma pronunciato. Un’occasione unica, quella della Daiquiri Week di Compagnia dei Caraibi, per scoprire Diplomático e rivivere le atmosfere caraibiche di un must have della mixology internazionale.

Rum Diplomatico Planas
Rum Diplomático Planas

Scopri qui dove gustare Daiquiri preparati dalle sapienti mani dei migliori bartender d’Italia e mettiti alla prova con la ricetta di Planas Daiquiri.

La ricetta del celebre drink amato da “Papa”

50 ml Diplomático Planas

20 ml succo di lime fresco

15 ml sciroppo di zucchero

Versare tutti gli ingredienti in uno shaker. Completare con ghiaccio. Shakerare. Versare in una coppa di vetro e guarnire con uno spicchio di lime.

Nell’immagine in apertura, il Rum Diplomático Planas, distribuito da Compagnia dei Caraibi

The Boys in the Band

In esclusiva per ManInTown il cast di The Boys in the Band. L’opera teatrale del drammaturgo statunitense Mart Crowley, in un’inedita versione tutta italiana allestita da Giorgio Bozzo, che ha debuttato a New York nel 1968 rimanendo in scena per oltre mille repliche, e diventando una pièce-manifesto del movimento LGBTQ+. Una versione cinematografica, realizzata nel 2020, è visibile su Netflix, sotto la regia di Joe Mantello e con un cast stellare del calibro di Jim Parsons, Zachary Quinto, Matt Bomer, Andrew Rannells, Charlie Carver.

The Boys in the Band teatro
Il cast di The Boys in the Band (ph. Andrea Colzani, styling Rosamaria Coniglio)

Una festa per il compleanno del caro amico Harold, scritto da Mart Crowley con traduzione e adattamento a cura di Costantino Della Gherardesca. La scena, scandita da un susseguirsi di emozioni, si svolge in un appartamento su due piani all’altezza della 50th a New York. Un’opera di grande attualità, in un’epoca in cui ancora troppe persone non si sentono libere di esprimere i propri sentimenti e la propria individualità.

Tra gli invitati si presenta anche Alan, un vecchio amico dei tempi del college del proprietario di casa -Michael (Francesco Aricò) – a New York per lavoro, che dice di aver disperata necessità di parlare con lui. Alan rimane coinvolto, suo malgrado, in un crescendo di bevute, screzi, battute pesanti che culminano con l’arrivo di un giovane Midnight Cowboy – una marchetta assoldata come regalo di compleanno – e infine di Harold, il festeggiato. Ed è proprio quando l’atmosfera si è fatta elettrica che Michael costringe tutti i convenuti a partecipare a un gioco che si rivela brutale per molti di coloro che vi prendono parte. Ma non sarà lui ad essere il vincitore della serata.

The Boys in the Band italiano
ph. Andrea Colzani, styling Rosamaria Coniglio

Lo spettacolo, che è andato in scena alla Sala Umberto di Roma dal 26 aprile al 1° maggio, riprenderà la rappresentazione nel resto dei teatri italiani nel corso della stagione autunnale.

The Boys in the Band Donald
Gabrio Gentilini (Donald): giacca Maison Laponte, pantaloni Zegna, collana De Liguoro, scarpe Ferragamo

Credits

Photographer Andrea Colzani

Fashion Editor Rosamaria Coniglio

Styling assistant Federica Mele

Grooming Chiara Viola

Si ringrazia per la location Archiproducts Milano – Archiproducts.com

Nell’immagine in apertura, il cast di The Boys in the Band

Compagnia dei Caraibi approva il primo report di sostenibilità per gli anni 2020 e 2021

Il percorso verso uno stile di vita e un piano aziendale sostenibile e che tenga concretamente conto delle esigenze del nostro pianeta, è un’importante dichiarazione d’identità e responsabilità per un’azienda, di fronte al mercato e i suoi consumatori. È uno degli obiettivi di Compagnia dei Caraibi S.p.A. – azienda di Vidracco (TO) leader nell’importazione, sviluppo, brand building e distribuzione di distillati, vini e soft drink di fascia da premium a ultra-premium e prestige di tutto il mondo, nonché di craft beer italiane – che ha approvato su base volontaria il suo primo Report di Sostenibilità con riferimento agli anni 2020 e 2021.

Una scelta di natura etica, ma anche di sviluppo e comunicazione dei propri valori, di fronte agli stakeholder del settore e alle nuove generazioni di consumatori sempre più evoluti in termini di consapevolezza ed esigenze etiche. A questo proposito, il Report di Sostenibilità ha l’obiettivo di testimoniare il costante e concreto impegno del gruppo in ambito ambientale, culturale, sociale e di gender equality, dopo aver chiuso il 2021 in forte crescita, con ricavi per oltre 42 milioni di euro e più di 1.4 milioni di litri di prodotto venduti.

Il 2021 è stato un anno di profonde trasformazioni per Compagnia dei Caraibi – racconta Edelberto Baracco, CEO di Compagnia dei Caraibi – abbiamo affrontato l’impegnativo percorso che ci ha portato alla quotazione sul mercato Euronext Growth Milan. Un percorso grazie al quale, oltre ad una maggiore solidità patrimoniale, abbiamo potuto dotarci di una Governance e una struttura organizzativa adeguata all’ambiziosa strategia di crescita che abbiamo definito. […] Attraverso questo primo Report di Sostenibilità abbiamo cercato di illustrare in modo semplice, ma completo, il contesto in cui operiamo e presentare la nostra performance di sostenibilità in riferimento sia ai risultati aziendali, sia alle questioni di sviluppo sostenibile globale”.

Compagnia dei Caraibi azienda
Edelberto Baracco, CEO di Compagnia dei Caraibi

Le azioni condotte da Compagnia dei Caraibi per l’ambiente

In termini ambientali sono diverse le azioni intraprese dalla società. Nel 2018 nella sede operativa di Colleretto Giacosa è stato installato un impianto fotovoltaico che produce annualmente circa 72.000 kWh di energia elettrica, in parte utilizzata e in parte immessa in rete e venduta. Tutta l’energia elettrica consumata proviene da fonti di energia rinnovabile.
Dal 2021 l’azienda si impegna a calcolare e compensare ogni anno la propria Carbon Footprint sulla base della norma ISO 14064.

Nel 2021 sono stati acquistati 1025 crediti di carbonio provenienti da un progetto forestale in Amazzonia chiamato “Maisa REDD+ Project – Cairari Moju, Stato del Pará (Brasile)” al fine di diventare Climate Neutral, e portare a zero l’impatto impatto climatico relativo all’attività aziendale 2020.
A inizio del 2022 è stata calcolata l’impronta dell’anno precedente: il dato, in corso di certificazione, porterà l’azienda alla compensazione delle 1070 tonnellate di CO2 emesse nel corso del 2021.

Il gruppo è attivo oltre che nella compensazione, anche nella riduzione: in quest’ottica è stato definito per il 2022 un obiettivo di riduzione del 5% delle emissioni di gas serra sul fatturato (calcolata in tonnellate per milione di euro di ricavi), anche attraverso i comportamenti virtuosi dei dipendenti coinvolti a contribuire nel proprio agire quotidiano al raggiungimento di tale obiettivo.

Compagnia dei Caraibi per la cultura

Le iniziative relative alla cultura hanno trovato formalizzazione nel 2021 come nuovo pilastro dello statuto aziendale, che riconosce l’importanza dell’arte figurativa, letteraria, musicale ed estetica, come valori di condivisione, positività e bellezza. Compagnia dei Caraibi ha così avviato collaborazioni in qualità di partner e sponsor con associazioni, festival, iniziative locali e nazionali per promuovere eventi culturali e artistici a beneficio della comunità, affermando i valori in cui crede anche al di fuori del proprio core business. La presenza di Compagnia dei Caraibi è diventata consueta in manifestazioni come SeeYouSound International Music Film Festival, Affordable Art Fair, oggi (un)fair, e l’UlisseFest.

Compagnia dei Caraibi per il sociale

In risposta alla crescita della società, anche il tema del capitale umano è stato valorizzato in modo coerente. Se negli ultimi 4 anni, infatti, i dipendenti sono passati da 39 a 49, è cresciuta visibilmente la presenza di nuove figure professionali che ha portato l’organico dell’azienda a un 47% di presenza femminile e a un’età media dei dipendenti di 36,8 anni. 

È stato effettuato un sondaggio aziendale per valutare il grado di soddisfazione generale su tematiche quali possibilità di crescita, livello di stress e salario percepito. L’obiettivo è quello di creare un ambiente lavorativo nel quale le persone coinvolte possano sentirsi a proprio agio e in cui favorire la crescita professionale e personale, alimentando il senso di appartenenza, basato su relazioni positive e sulla valorizzazione delle diverse identità, del rispetto dell’ambiente e dell’assoluta considerazione dei fattori di salute e sicurezza di tutti i collaboratori.

Nell’ottica di consentire ai dipendenti di conciliare la vita professionale a uno stile di vita qualitativamente tutelato, l’azienda ha inoltre adottato la modalità di lavoro ibrida (in presenza e in smart working) in maniera permanente per consentire ai dipendenti di gestire al meglio vita professionale e privata.

Gender equality: codice etico e valore culturale

Inclusione e diversità sono due concetti centrali della people strategy di Compagnia dei Caraibi che include nella sua politica aziendale una cultura laica della social equality con una massima attenzione alla gender equality e al contrasto della discriminazione in ogni sua declinazione. Come da Statuto e Codice Etico, ha tra i suoi obiettivi principali la “centralità, sviluppo e valorizzazione delle risorse umane”.

Nell’immagine in apertura, il Vermouth Riserva Carlo Alberto di Compagnia dei Caraibi (ph. Lorenzo Tridente)

‘Trame di memoria’, Accademia IUAD e Lanificio Cerruti per l’edizione 2022 del Graduate

Che cos’è la memoria? perché ne proteggiamo e celebriamo il valore?
Custode delle nostre tradizioni e della storia dei grandi uomini che le hanno messe insieme, è quanto di più prezioso possegga una civiltà per potersi evolvere e per formare una nuova generazione di talenti.
È questo il fil rouge che Accademia IUAD e Lanificio F.lli Cerruti dal 1881 hanno costruito insieme per il Graduate 2022 in un’esposizione dal titolo Trame di Memoria, inaugurata a Napoli a Palazzo delle Arti il 7 luglio e aperta al pubblico fino al 17 del mese.

Una mostra che offre al pubblico il punto di vista della generazione dei designer del futuro, chiamati a riflettere sul tema della memoria, liberi di scegliere gli strumenti per loro più idonei e una selezione di tessuti d’archivio del Lanificio Cerruti. Il risultato è un affascinante percorso creativo e introspettivo che analizza tutti gli aspetti della memoria che hanno un peso nella vita dell’individuo.

Alcune delle opere che troverete al PAN fino al 17 luglio

Iuad Napoli
Approdi Invisibili, Stefano Mosca

Approdi Invisibili di Stefano Mosca è un polittico che affronta il tema della memoria come momento di autoanalisi, elaborazione del dolore e crescita personale; da sofferenza e catarsi a una serie di rappresentazioni simboliche dei momenti più cari e spensierati che riportano all’infanzia e all’adolescenza. Legami familiari ed esperienze che hanno fatto da apripista ad amicizie indissolubili rimangono trascritte per sempre nella trama di un boro giapponese, l’opera di Chiara Buoninconti che in Indossare un Ricordo esprime la sua necessità di preservare i momenti carichi di significato, attraverso l’arte del riciclo e rammendo dei kimoni effettuata, a regola d’arte, tramite le tradizionali impunture giapponesi del sashiko. Il tessuto Cerruti al suo interno rappresenta l’anima originale, la tradizione che si tramanda nel tempo.

finalisti graduate 2022
Indossare un ricordo: il Boro giapponese, Chiara Buoninconti

Con L’Inverno dei Ricordi Valentina Derudi affronta il tema del morbo di Alzheimer, piazzando un corpo umano vuoto (rivestito per metà di tessuto del Lanificio Cerruti, perché lentamente si sta spogliando della sua memoria) e rannicchiato su se stesso, dalla cui testa volano via istantanee di ricordi che il soggetto stesso non è più in grado di trattenere. Valentina invita i visitatori a intervenire in maniera attiva sull’opera, scrivendo un ricordo e lasciandolo dentro quel corpo vuoto. L’opera verrà donata a un centro Alzheimer di Monza.

Accademia Iuad Napoli 2022
L’Inverno dei Ricordi, Valentina Derudi

Ad aprire il percorso espositivo le foto più belle che Nino Cerruti ha selezionato insieme a Michele Lettieri (Presidente Accademia IUAD) dai bauli aperti nella villa di Saint-Tropez del designer. E ancora le creazioni dei graduated che hanno sfilato al Forte dei Marmi insieme a Lanificio Cerruti: un’occasione che i ragazzi hanno preso al volo per dar vita alla loro visione di eleganza dedicata all’uomo e alla donna del futuro, in una nuova consapevolezza e armonia tra tagli aggiornati e savoir-faire artigianale.

mostra Pan Napoli
L’exhibition Trame di Memoria al PAN napoletano

L’eredità del Signor Nino

Il desiderio di Mr. Nino, così era chiamato in tutto il mondo, era di dar voce ai giovani e alle loro idee; fu tra i primi a credere nell’evoluzione stilistica del costume attraverso la visione delle nuove generazioni. Ecco perché fu una gioia per lui condividere gli spazi e i materiali della sua azienda progettata da Vico Magistretti con i ragazzi della IUAD. Lanificio F.lli Cerruti è un marchio intriso di storia e tradizione, un mondo fatto non solo di abbigliamento, ma di lifestyle, celebrato per il prestigio e la raffinatezza.

Un Passato Confortevole, Christian Gallo e Stefano Adric; Il Viale dei Ricordi, Federica Guadagno; Sganciaricordi di Maria Napolitano

Nino Cerruti è stato tra i pochi designer ad aver mantenuto una coerenza estetica e stilistica nel tempo, alimentando di volta in volta il proprio il mito, vestendo gli attori e le attrici di Hollywood (da Richard Gere a Jack Nicholson, da Michael Douglas al favoloso abito in pizzo creato per Sharon Stone, solo per citarne alcuni) e persino le teste coronate d’Europa con le sue creazioni che mixavano buon gusto e personalità, al punto da entrare nelle sceneggiature delle pellicole che hanno fatto la storia del cinema; “You can’t bleach a Cerruti, out of the question”, dice Christian Bale nei panni del finanziere Patrick Bateman in American Psycho. Ecco la scelta del Lanificio F.lli Cerruti di collaborare con IUAD, che da più di quarant’anni opera nel campo della formazione nelle discipline della moda e del design, portatrice della tradizione sartoriale napoletana e di innovazione e artigianalità nel design.
Non a caso Giovanni Vietti, il presidente dell’Unione Industriale Biellese, definì Cerruti un visionario, una persona acuta e mai banale, uno stilista fuoriclasse.

Bon Souvenirs, Micol Piizzarelli; Passato-Presente, Ilaria Califano, Alessandra Elefante, Alessia Nocera

Nell’immagine in apertura, la facciata del Palazzo delle Arti Napoli, sede della mostra allestita da Accademia IUAD e Lanificio Cerruti

The deep fashion hiking – Editorial

Uno scenario incontaminato, punteggiato da cime maestose, foreste e specchi d’acqua, fa da cornice a capi e accessori statement della prossima stagione Fall/Winter, tra anorak, giubbotti di matrice utility, parka waterproof, balaclava e cappelli a tesa larga, firmati tra gli altri Alanui, Mykita, KNT, Woolrich e C.P. Company.

mountain fashion style
Anorak Canada Goose

mountain fashion mens
Coat, shirt and hat Woolrich, long boots Camper Lab, sunglasses Bally

coat Alanui men
Fringed coat, cardigan and pants Alanui, boots RBRSL, balaclava and hat Ferruccio Vecchi

men's fashion parka jackets
Jacket and pants KNT

mountain photoshoot fashion
Jacket Noskra, sunglasses Tom Ford

Credits

Photographer Federico Ghiani

Fashion editor Rosamaria Coniglio

Grooming Antonio Navoni

Model Marcelo Lima @Independentmgmt

Nell’immagine in apertura, il modello indossa anorak Canada Goose

‘L’altra forma delle cose’, la nuova installazione di Emilio Vavarella a Casa Zegna

Un bosco in pixel, raccontato sulle lane pregiate di capre di Bielmonte, sui tessuti realizzati a San Patrignano e perfino su filati sintetici, ottenendo risultati e suggestioni dal diverso impatto emotivo. È l’opera di Emilio Vavarella L’altra forma delle cose, basata sulla ricerca di un equilibrio tra un concetto, un’idea e la sua formalizzazione (il codice genetico dell’abete rosso nel caso specifico).

Un’opera che trae e restituisce energia dal percorso che Ermenegildo Zegna ha portato avanti nel corso della sua vita dando vita a tutta la panoramica che sovrasta la fabbrica, al fine di poterlo condividere con la gente del luogo e con tutti coloro che desiderano visitarlo, favorendo quel processo armonico tra bellezza del paesaggio e ricerca artistica, anche attraverso il coinvolgimento dei talenti di nuova generazione.

Casa Zegna opere d'arte
Emilio Vavarella davanti all’opera esposta nella sede del marchio

Un’impresa ambiziosa in cui è riuscito, non senza il costante impegno di una squadra di esperti nella gestione del territorio, sia dal punto di vista ambientale che culturale” racconta Anna Zegna – terza generazione di una famiglia che ha portato avanti il lavoro iniziato dal fondatore con coerenza e passione, proseguendo il percorso in chiave sempre più evoluta. Dal suolo alla vegetazione variegata dei boschi, un vero e proprio ecosistema realizzato attraverso un team aggiornato di biologi, paesaggisti, geologi, fino a un gruppo di esperti specializzato sulle sorgenti, per arrivare alle iniziative culturali. Una filosofia che non è altro che il frutto della lungimiranza e dell’ispirazione di Ermenegildo Zegna che si evolve, ancora oggi, in un rinnovato punto di vista tecnologico e in costante dialogo con il cambiamento culturale della generazione contemporanea.

Casa Zegna – arte e ricerca nel suo Dna

L’attività di famiglia, fortemente connessa con il tema dell’arte e della bellezza, viene raccontata per la prima volta da Ettore Olivero Pistoletto – padre di Michelangelo. A quell’epoca Ermenegildo Zegna chiamò l’architetto Otto Maraini, il nonno di Dacia, per progettare la sua villa e il paesaggista Pietro Porcinai per il giardino. Due eccellenze per aiutarlo a creare la sua grande opera, in stretta comunicazione con la sua azienda e col territorio che egli contribuì a rendere incantevole, attraverso una visione democratica dell’arte, perché potesse uscire dai musei ed entrare in osmosi con la vita delle persone.
Un ecosistema sostenibile immaginato dalla personalità visionaria di Ermenegildo Zegna, il cui percorso continua attraverso il dialogo con Città dell’Arte e Fondazione Pistoletto.

Zegna opere d'arte
L’altra forma delle cose, Emilio Vavarella


Ogni progetto artistico che nasce in questo luogo si lega all’altro, come membri di una famiglia, connessi da un unico Dna. Così è stato per il progetto Zegna Forest, nato per rinnovare tutto l’impianto dei boschi di vecchia generazione, grazie al supporto di Ilaria Bonacossa che crea l’occasione, per Anna Zegna, di entrare in contatto con Emilio Vavarella e – sempre a proposito di boschi – sviluppare il progetto L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea abies). Dove tutti vedono cortecce e foglie, lui visualizza e formalizza dati che si estendono su lane di capre Bielmonte che pascolano all’interno dell’Oasi, o su un tessuto di San Patrignano con cui il marchio collabora da tempo, creando un dialogo di continuità tra la materia, il contenuto dell’opera e il loro luogo di provenienza. E chi l’avrebbe mai detto che nell’origine della parola “code” si nasconda il significato di “cuore del tronco dell’albero”.
Un’operazione che si rivela in un’espansione di possibilità espressive e trova soluzioni diverse a seconda dei materiali usati, perfino le fibre di polimeri sintetici.

L’opera di Emilio Vavarella


Un percorso dinamico quello di Emilio Vavarella, che fa seguito a Genesis -The other shape of me. Una video installazione che “documenta un lungo processo performativo durante il quale un grande tessuto che codifica e contiene tutte le mie informazioni genetiche viene prodotto da mia madre utilizzando uno dei primi computer della storia, il telaio Jacquard. Focalizzandosi sui piccoli gesti di mia madre, e sui movimenti automatici del telaio meccanico, ‘Genesis’ offre una riflessione sul rapporto tra vita, informazione e riproducibilità tecnica, e sulla relazione tra vita biologica, meccanica e computazionale” – racconta l’artista.
Un’intuizione che diventa opera d’arte, con un concept forte che chiude il cerchio di un ciclo vitale, collegandosi all’origine del primo computer che guarda caso trattasi di un telaio tessile.
E sul tessuto, la forma d’espressione che fa da trait d’union tra l’umano e l’evoluzione tecnologica, Emilio Vavarella riporta il codice genetico della natura: come una triade già rodata che si ripresenta in una forma nuova.

Emilio Vavarella
L’altra forma delle cose, Emilio Vavarella

Un lavoro interdisciplinare che agisce su diversi campi di ricerca, che sceglie di usare sempre materiali diversi in ogni sua opera e qualora si trovi a usare lo stesso materiale, lo fa comunque in modo diverso.
Vavarella si reputa un rinascimentale che non mette, però, l’uomo al centro della sua ricerca, ma il risultato dell’azione umana che è riposta nelle relazioni tra l’ambiente e l’azione umana. Il valore umanistico della tecnologia, programmata per codificare una visione personale della natura. Un’epigenetica che trova espressione nell’ironia di codificare qualcosa di così potente e onnicomprensivo.

Torna dopo due anni il Kappa FuturFestival al Parco Dora di Torino

Il Kappa FuturFestival, il festival italiano dal respiro internazionale dedicato alla musica elettronica torna, dopo due anni, a far vibrare di energia il Parco Dora di Torino con i suoi oltre 70 artisti che si alterneranno sui suoi 4 stage.
L’evento sarà raccontato dalla personale visione di Oliviero Toscani, attraverso il suo progetto in continua evoluzione “Razza Umana”; vedrà esibirsi artisti del calibro di Carl Cox, Carl Craig, insieme alle nuove star della scena techno-house globale come Amelie Lens, Peggy Gou, The Blessed Madonna, Honey Dijon. Arricchisce ulteriormente la line up di Kappa® FuturFestival una selezione di nomi che rappresenta appieno il valore artistico del festival piemontese, da anni il più importante evento open air nel campo della musica elettronica.

festival musica Torino 2022

A completare il programma lo show esclusivo di Diplo, uno dei dj/produttori di maggior successo su scala globale, capace di combinare pop futurista e sound underground. 
E ancora i giovani talenti Michael Bibi, Pawsa, Anotr o Dennis Cruz, a dimostrazione della grande attenzione verso lo scouting sui nuovi protagonisti della club culture.

Kappa futur festival

Kappa festival 2022

Un in-store party con Dj Set ha aperto le danze il 29 giugno presso lo store Robe di Kappa® di via Lagrange, a Torino.

Torna a giugno il Cigognola Summer Festival

Si terrà dal 9 al 12 giugno la seconda edizione del Cigognola Summer Festival, la manifestazione culturale, ideata da Gabriele Moratti, che unisce alla cultura vitivinicola delle colline dell’Oltrepò Pavese il meglio dei protagonisti della scena internazionale della musica e della danza, sotto la direzione artistica di Paolo Gavazzeni ed Emilie Fouilloux, che abbiamo incontrato per farci raccontare le interessanti novità legate alle performance ideate insieme alle eccellenti personalità artistiche selezionate, che il pubblico presente avrà l’occasione d’incontrare nei giorni della manifestazione.  

Quattro serate di musica classica e danza, in cui i giovani talenti, per la maggior parte italiani, ma tutti con un curriculum affermato a livello interazionale, si esibiscono per celebrare il valore e la bellezza di un luogo incantevole contraddistinto da una cultura vitivinicola antica, attraverso un programma culturale di grande sensibilità artistica in cui appassionati e neofiti potranno scoprire il significato di uno spettacolo trasversale.
Talenti di ogni disciplina sperimentano, con un entusiasmo fuori dal comune, lo scambio e la condivisione di specialità che si fondono all’interno dello stesso palcoscenico, come alcuni passi a due su una musica eseguita dal vivo, spiegano Emilie Fouilloux – responsabile dei progetti creativi del Castello di Cigognola e direttrice artistica del Festival per la parte dedicata alla danza, che si è appena esibita al Galà di San Patrignano con alcuni ballerini dell’Opéra di Parigi – e Paolo Gavazzeni – direttore del canale televisivo Classica HD, regista e personalità di riferimento nel mondo della lirica.

La Scala cameristi
I cameristi della Scala

Un calendario di eventi in cui la parola d’ordine è condivisione

“Un dialogo così aperto con il territorio e le istituzioni non è una cosa scontata” continua Paolo Gavazzeni, che sottolinea il grande coinvolgimento del Comune di Pavia con il Teatro Fraschini e il Collegio Ghislieri, che sarà sede di una presentazione viva e spettacolare, alla presenza di tutti gli artisti.

Il lavoro di team del duo è di fondamentale importanza per l’attenzione con cui ha curato ogni dettaglio di questo calendario di eventi in cui l’obiettivo primario, quello di voler emozionare, rappresenta il fil rouge di una tela su cui hanno voluto ricamare un percorso artistico dedicato non solo al pubblico più esperto, ma anche a chi desidera avvicinarsi con la curiosità della prima volta a uno spettacolo di musica e danza nelle suggestive cornici di Piazza Castello all’aperto o del Teatro Fraschini di Pavia.

Cigognola summer festival
Emilie Fouilloux e Paolo Gavazzeni

“Il nostro augurio è che per molti questo sia il primo approccio alla bellezza, e di riuscire a trasmettere questo importante lavoro di condivisione cui musicisti e ballerini hanno lavorato intensamente, mettendo insieme tutta la loro passione e il loro talento all’interno dello stesso spettacolo, portando sul palco performance che desideravano interpretare, che sentivano veramente proprie”, spiega Fouilloux.

“Volevamo prenderci la responsabilità d’individuare dei talenti in grado di passare un messaggio di valore artistico, ma soprattutto un messaggio di vita che riguarda una passione che diventa una professione, che va a toccare le corde del loro vibrare umano. E spero he questo abbia un valore anche per le nuove generazioni che si avvicinano all’universo della danza e della musica”, dichiara Gavazzeni.

Proust Roland petit
Il ballerino della Scala Gabriele Corrado (a destra) in Proust di Roland Petit

Dal concerto del 9 giugno diretto da Giulio Prandi alla serata conclusiva del 12 giungo, gli appuntamenti principali della manifestazione

All’interno di un ricco calendario, stilato in più di sei mesi, l’esibizione del Direttore Artistico del Centro di Musica Antica della Fondazione Ghislieri di Pavia Giulio Prandi – insignito del Premio Abbiati 2019 della Critica Musicale Italiana quale “miglior iniziativa musicale” – che dirigerà il concerto del 9 giugno, dopo aver diretto orchestra e coro al Teatro Filarmonico della Fondazione Arena di Verona. Quella del violinista Giovanni Andrea Zanon, vincitore di prestigiosi riconoscimenti e concorsi in Italia e all’estero, noto anche al grande pubblico per la recente esibizione durante la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Pechino.
Quella della violoncellista Erica Piccotti, Premio ICMA come “Young Artist of the Year” nel 2020, impegnata già da anni in un’intensa attività concertistica, come solista e in formazioni cameristiche; è previsto anche il concerto del pianista Filippo Gorini, vincitore del Primo Premio e del Premio del Pubblico al Concorso Telekom-Beethoven di Bonn nel 2015, una carriera in costante ascesa che lo ha portato sui maggiori palcoscenici internazionali. I tre artisti eseguiranno musiche di Johannes Brahms, tra cui il celebre Trio op. 8.

Giovanni Zanon
Giovanni Andrea Zanon
Erica Piccotti
Erica Picotti

Nella quarta e ultima serata, quella del 12 giugno, sarà il Teatro Fraschini di Pavia ad aprire le sue porte al pubblico per lo spettacolo conclusivo Le Stelle del Cigognola Summer Festival. Un suggestivo incontro tra musica e danza, in cui si esibiranno nuovamente i ballerini del Teatro alla Scala, con la partecipazione di Zanon, Piccotti, Gorini, del sopranista Federico Fiorio e del maestro Giulio Prandi al pianoforte.

Filippo Ggorini
Filippo Gorini (ph. Marco Borggreve)

Nell’immagine in apertura, il castello di Cigognola

‘AB Infinite 1’, l’opera in divenire di Andrea Bonaceto con DART Milano alla Permanente

È l’ultima installazione che porta la firma di Andrea Bonaceto, da pochi giorni esposta al Museo della Permanente di Milano. Il titolo AB Infinite 1 – oltre a richiamare le iniziali dell’artista – fa riferimento all’NFT reportage della vita dell’artista, un viaggio immersivo che va ab infinito, all’origine (simboleggiato dal numero 1), in cui il pubblico diventa parte integrante dell’opera, attraverso le sue interazioni operate registrando il proprio account sul sito web www.abinfinite1.com e includendo sui propri canali social Instagram e Twitter l’hashtag #abinfinite1. Un approccio interattivo rivoluzionario che fonde le esperienze quotidiane degli utenti con l’opera d’arte di Bonaceto, grazie al sistema della blockchain Algorand.

AB Infinite 1, Andrea Bonaceto

L’opera, presentata per la prima volta a Londra il 16 maggio in un’installazione interattiva che ha avvolto interamente l‘esterno dell’edificio del flagship store di Flannels a Oxford Street, si trova adesso in esclusiva in Italia, grazie al supporto di DART, per poi continuare il suo tour in giro per il mondo ed infine essere battuta all’asta. AB Infinite 1 rappresenta in maniera esplicita e concreta la filosofia dell’artista, nella sua visione democratica e inclusiva in cui tutti proveniamo dalla stessa fonte e nel valore dell’opera d’arte come espressione di un ciclo vitale in continuo mutamento, alimentato dall’ideatore quanto dal suo fruitore.

Gli abbiamo posto qualche domanda, per conoscere più da vicino il suo punto di vista su una società in rapida evoluzione.

Andrea Bonaceto (ph. Alice Ambrogio)

Intervista all’artista Andrea Bonaceto

Come e perché sei arrivato a realizzare opere NFT?

È stato un processo molto organico e naturale. Ho cominciando lavorando su carta da stampante con matite e pennarelli. Successivamente, sono passato a colori acrilici su tela e cartoncino. Dopo essermi reso conto che i colori acrilici hanno una forte uniformità cromatica, ho pensato che il medium digitale potesse rendere giustizia alle mie idee. Ed è successo nel 2019 e 2020, i primi anni in cui gli NFT cominciavano ad affacciarsi sul mondo dell’arte. Ho subito compreso la portata del cambiamento apportata da questa nuova tecnologia, è stato allora che ho realizzato le mie prime opere NFT.

Ci racconti il tuo rapporto tra arte fisica e digitale? ti servi di entrambe e le fai convivere o preferisci lavorare direttamente in digitale?

Lavoro sia nell’ambito dell’arte fisica che di quella digitale. Le mie prime opere acriliche sono state una serie di paesaggi astratti e 33 ritratti di amici e familiari. Tuttora alterno opere digitali ad opere fisiche. Mi piace la dimensione plastica della creazione dell’opera fisica, in cui il colore si può toccare con mano ed ha uno spessore. L’opera fisica però non permette una rappresentazione su larga scala e non ha quella dinamicità che può avere il corrispettivo digitale. Interpreto l’NFT come un altro strumento creativo che mi permette di rendere l’opera digitale ancora più unica, potendo farla influenzare da ogni tipo di input a mia discrezione.
In sintesi, sia il mondo fisico che digitale sono interessanti per me. Entrambi hanno le loro peculiarità e caratteristiche. Ma è molto importante per me spaziare fra questi due mondi. Lavorando su una dinamicità che offre continuamente nuovi spunti creativi. 

AB Infinite 1, Andrea Bonaceto

In che modo è cambiato il rapporto col mercato e le gallerie?

Le gallerie hanno sempre un ruolo importante ma quello che è cambiato è il rapporto di forza fra la galleria e l’artista. Nell’ambito digitale NFT gli artisti hanno la possibilità di avere un contatto diretto con i loro collezionisti. La galleria in questo caso non è più la sola garante delle interazioni con i collezionisti, ma è l’artista stesso a costruire il suo rapporto diretto con il suo pubblico. Il ruolo della galleria, quindi, diventa quello di ampliare questo gruppo di interesse che già l’artista ha, ed elevare il suo profilo sia da un punto di vista di visibilità che concettuale.

Quali sono i metaversi con cui preferisci lavorare e per quale motivo?

Il metaverso io lo definisco come un mondo digitale basato sul database decentralizzato della blockchain, in cui è possibile interagire con tutto ciò che ci circonda, come facciamo nella vita di tutti i giorni nel modo reale. Fra i metaversi di prima generazione menzionerei Somnium Space, che permette anche un’esperienza di realtà virtuale, ma anche Decentraland e Cryptovoxels. Non ho lavorato direttamente con loro, ma diverse mie opere sono costantemente esposte in questi ambiti. 
Qualche mese fa, ho avuto la possibilità di collaborare con un piccolo metaverso focalizzato principalmente sul settore dell’arte che si chiama Arium: lì ho creato la mia galleria personale sotto forma di una piramide bianca, con la punta dorata, e ho invitato alcuni miei collezionisti a visitarla per vedere le mie opere. Da un punto di vista grafico è un’esperienza ancora embrionale, però è stato interessante sperimentare.
Un metaverso di seconda generazione che prova a migliorare molto il lato grafico è ad esempio Mona Gallery. Dobbiamo anche osservare da vicino grandi società come Epic Games, Meta e altre che stanno lavorando al loro metaverso. La mia speranza è che queste esperienze, che hanno sicuramente un grande valore da un punto di vista grafico e di facile utilizzo, mantengano l’ethos di decentralizzazione e trasparenza proprio della tecnologia blockchain.

L’opera di Bonaceto alla mostra DART 2121. NFT ART OF THE FUTURE, al Museo della Permanente

Come immagini un futuro nell’arte in evoluzione, visto dove siamo arrivati in questo momento?

Gli NFT e la blockchain costituiscono il cambio di paradigma più importante della nostra generazione. L’arte è solo la punta dell’iceberg di questo cambiamento, verrà sublimata verso una dimensione più politica e sociale. In un mondo in cui automazione, robotica ed intelligenza artificiale stanno crescendo in maniera esponenziale, dobbiamo strutturare una società in cui gli individui esistono per quello che veramente sono, in maniera autentica. 
Questo è il compito dell’arte – liberare l’individuo dalle sovrastrutture imposte dalla società in un modello preistorico, che vuole ognuno di noi vivere in una dimensione puramente operativa, unidimensionale e non autentica, con l’unico scopo di ricoprire una certa mansione all’interno della società. Già oggi, e sempre di più in futuro, queste mansioni verranno prese in carico dall’automazione che robotica ed intelligenza artificiale porteranno. Questa non è una mia opinione ma un dato di fatto. 
Quindi voglio immaginare un futuro in cui l’arte è un mezzo e non un fine. Viviamo già una fase in cui interpretare l’arte solo come un fine è anacronistico. Arte vuol dire essere coerenti con se stessi – è lo strumento attraverso il quale gli individui possono ottenere gradi sempre maggiori di libertà, che io credo sia il fine più alto dell’essere umano. NFT e blockchain sono solo un mezzo per velocizzare questo cambiamento già in atto.

La Rotonda Bistrò. A tavola la firma dello chef-star Tommaso Arrigoni

Il suggestivo porticato coperto illumina con la sua luce ambrata le serate estive del capoluogo lombardo, circondando i 12 mila metri quadrati di giardino della rinnovata location che ospita la Rotonda Bistrot con una proposta culinaria “fatta di piatti e gusti semplici, ma eseguiti con tecniche innovative” – così descrive il suo menù lo chef stellato Tommaso Arrigoni, la cui selezione è accompagnata dai cocktail ideati da 1930 SpeakEasy di Fabio “Benjamin” Cavagna.

La magia di un luogo che trova la sua ragion d’essere nel rispetto e la valorizzazione per l’origine della struttura: l’ex Chiesa di San Michele ai Nuovi Sepolcri – grazie al lavoro dello studio OBR che ha pensato un sofisticato design di arredo, essenziale e ispirato proprio alla cultura monacale: è qui che moderni tavoli fratini e una lunga panca dialogano con la pavimentazione in cotto. «Quando Rotonda Bistrò ha preso forma, da subito ci siamo posti il problema del rispetto di questi spazi. Infatti, abbiamo scelto di affidare alla matita dello studio OBR, del duo Palo Brescia e Tommaso Principi, la realizzazione del progetto architettonico. Ogni nostra azione è dettata dalla scelta di rispettare la Rotonda della Besana e aggiungere opportunità qualitative allo stile di vita che si può assaporare qui», racconta Pasquale Formisano, fondatore e project manager di Rotonda Bistrò.

Rotonda Bistro Milano
La Rotonda Bistrò in notturna

Dal concept alla cucina, un percorso che celebra l’autenticità

Si aggiunge, così, al MUBA – Museo dei bambini, caposaldo della tradizione formativo-educativa della Rotonda Bistrò, un nuovo concept che parte dalla condivisione di uno spazio incantevole, in cui l’interno dell’architettura tardo barocca si sposa con l’accogliente giardino esterno protetto dal suo colonnato, in cui il “menù educativo” dello chef Arrigoni fa da fil rouge a un’estetica del buon gusto che esalta l’eccellenza della cucina italiana.

la Rotonda Bistrò Milano
Il bar di Rotonda Bistrò

Ingredienti di altissima qualità e provenienza certificata come salumi D.O.P. e IGP, primi piatti interregionali rieditati in chiave contemporanea, come gli gnocchetti di patate con sugo di crostacei e topinambur, le uova CBT servite in graziose ceramiche che ne ricordano la forma, in tre sfiziose varianti: dalla spuma di piselli, fave e katsuobushi, alla fonduta di grana padano e carciofi arrosto o alla spuma di patata tartufata e crostone di polenta. La guancetta di maiale confit con riduzione di carne su purea di sedano rapa e, se non lo avete ancora provato, val la pena di tornare per l’hamburger di manzetta Prussiana JDC.
Una proposta pensata per tutta la famiglia, con le mezze porzioni dedicate ai più piccoli che sono pronti ad avvicinarsi al gusto della buona tavola.

Grandi classici rivisitati da un vero filosofo della miscelazione, Benjamin Cavagna di 1930, che si dedica ai cocktail and spirits addicted che possono gustarsi delle originali varianti dell’Americano con un flavour mix d’autore, come l’Americano della Besana, il Paloma Negra, o il Negroni in Vigna, vero fiore all’occhiello di questa esclusiva drink list.

Riflessioni cromatiche al Mia Photo Art Fair 2022

Si è chiuso il primo maggio il Mia Photo Art Fair 2022 nei nuovi spazi del Superstudio Maxi di zona Famagosta, in una resiliente Milano che, nel suo instancabile processo di rivalutazione, si rifiuta quasi di mostrare i segni di una pandemia che si appresta a diventare un ricordo.  
Evento di riferimento, ormai, nella città meneghina per i collezionisti dell’istantanea, ha l’obiettivo di dare una sempre maggiore linfa vitale al mercato internazionale dell’arte e della fotografia in particolare, dando spazio ai nuovi linguaggi e punti di vista che entrano in relazione con questa forma d’arte dalle infinite evoluzioni.
È, infatti, la nuova creazione di codici, disinteressati dai punti cardinali che hanno fatto la storia della fotografia, ad emergere tra corridoi e sale espositive di questa nuova edizione della fiera, alleggerita dal peso delle ultimi due anni di incertezze e cautele che, se non altro, hanno offerto diversi spunti di riflessione e coraggio di sperimentare nuove strade e prospettive.

I progetti più rilevanti visti a Mia Photo Art Fair

Larissa Ambachtsheer artist
Larissa Ambachtsheer, Red Lemon, 2017

Di particolare rilevanza, per la modalità narrativa, nella scelta dell’uso del colore è il panorama olandese che ha esposto i suoi artisti con Five Dutch Talents della Project 2.0 / Gallery – l’Aia (NL), all’interno della quale ha attirato l’attenzione del pubblico Larissa Ambachtsheer, non a caso selezionata per rappresentare l’identità visiva di MIA FAIR 2022 con le sue nature morte, in cui i soggetti sono svuotati del loro significato originale e rieditati per catturare l’interesse nella loro elaborazione cromatica. Lavoro che trova connessioni con il linguaggio escapista di Sanja Marušić, che rappresenta azioni umane di natura quotidiana in contesti surreali, conferendogli una connotazione più astratta dove tempo e luogo esistono solo a livello d’immaginazione e di un’intima e personale interpretazione del fruitore. È qui che i suoi paesaggi e le infinite variabili del linguaggio del corpo si fondono in una danza cromatica. “Cerco di creare un mondo separato dalla realtà. Ecco perché spesso creo autonomamente i miei costumi, quindi quello che indosso non fa riferimento a un momento temporale specifico. L’evasione ha sempre un ruolo fondamentale nel mio lavoro, per me e per lo spettatore” spiega Sanja Marušić.

INVISIBILE di Roberto Polillo e All Of My Heart di Laura Pellerej

Un linguaggio empatico è poi quello di Roberto Polillo nella sua raccolta INVISIBILE, che rappresenta una realtà impalpabile fatta di suggestioni in cui luoghi, paesaggi, architetture e persone che li abitano si fondono in un unico flusso vitale in cui la luce, ça va sans dire, è il fil rouge della straordinaria varietà di paesaggi urbani e naturali appartenenti ad ogni angolo del pianeta. Si crea così una dinamica ed evocativa rappresentazione dell’energia contenuta in questi luoghi, da percepire attraverso le vibrazioni delle sue sfumature.

Roberto Polillo: Myanmar Yangon, 2015; India (Taj Mahal), 2018; Tokio, 2017

Laura Pellerej, nella serie All Of My Heart, presenta un viaggio attraverso il cuore, che coinvolge gli stati d’animo con cui la maggior parte degli uomini si trova a scontrarsi. Un momento di riflessione, sull’anima e la carne, che si presenta come un lavoro scultoreo creato a mani nude, soggetto dopo soggetto e cristallizzato, alla fine, con lo strumento fotografico. Quelle immagini, accuratamente preparate, sono lì a ricordare quanto sia importante soffermarsi a dare il giusto valore alle esperienze – dalle più strazianti e quelle più belle – laddove la consapevolezza di esse ha un profondo valore di congiunzione con il senso della nostra vita.

“Ascolta il cuore,
quando rimbomba nella gola,
toccalo quando pulsa sotto la pelle.
È fastidioso il cuore, perché non sa mentire.
Testimone scomodo, si veste, si traveste, si ricuce, si nasconde sotto mille corazze”
.

Immagini della serie All Of My Heart, di Laura Pellerej

Nell’immagine in apertura, Towers of Miami di Roberto Polillo

When art is a fashion affair

Il mondo dell’arte influenza in maniera sempre più incalzante quello della moda, ispirando creazioni dalla forte identità, non solo dal punto di vista creativo, ma per il valore di esclusività che ne deriva, visto il numero limitato di esemplari prodotti.
L’occasione è ghiotta per i brand più attirati dal settore che hanno approfittato del miart – l’evento che la città di Milano dedica alle gallerie e agli artisti più quotati dai primi del 900 alle avanguardie di settore – per dedicare speciali capsule ai nuovi interpreti delle arti visive e dei linguaggi del nostro tempo, con l’obiettivo di arricchire le collezioni di una nuova allure.
La manifestazione, che intende dare il via ad una nuova fase, il primo movimento di una forma musicale in più parti, e di una concreta accelerazione per il settore, ha visto consegnare i premi  LCA per Emergent, Premio Herno e Premio Acquisizione Covivio.

Premio LCA per ‘Emergent’: galleria Sans Titre

Il Premio LCA per Emergent, del valore di 4.000 euro, è stato assegnato alla galleria Sans titre (2016), Parigi. È stata invece Corvi-Mora, Londra la galleria vincitrice della settima edizione del Premio Herno, con opere di opere di Sam Bakewell, Dee Ferris, e Jem Perucchini all’interno della sezione Established.
Il riconoscimento, del valore di 10.000 euro, è stato assegnato allo stand con il miglior progetto espositivo dalla giuria internazionale composta da Diana Baldon (Direttore, Kunsthal Aarhus, Copenaghen) Stella Bottai (Curator-at-Large, Aspen Art Museum, Aspen) e Ines Grosso (Capo Curatore, Serralves, Porto).

Una delle opere della galleria Corvi-Mora, vincitrice del Premio Herno

Per la prima edizione del Premio Acquisizione Covivio, dedicato alla sezione Emergent, è stata selezionata l’artista Pamela Diamante  portata a miart dalla Galleria Gilda Lavia, Roma – a cui verrà commissionata un’opera site-specific con un investimento fino a 20.000 euro. L’opera prodotta, in linea con la filosofia di Covivio di promozione di artisti talentuosi ed emergenti, verrà installata in un immobile del business district Symbiosis di Milano progettato dallo studio ACPV ARCHITECTS Antonio Citterio Patricia Viel.

MODA E ARTE FUORI SALONE

Up To You Anthology, brand fondato da Nicolò Gavazzi, giovane imprenditore con una consolidata esperienza nel management di aziende quali Boffi e De Padova, porta avanti una missione che invita l’arte a sposare la moda attraverso un linguaggio libero e indipendente dalle dinamiche commerciali del fashion system. Il suo obiettivo, infatti, è quello di raccontare il mondo della borsa attraverso la visione estetica dei maggiori esponenti del design industriale, sfidandoli a cimentarsi in un campo diverso dal loro e invitandoli a interpretare la propria idea di questo accessorio con una chiave di lettura autentica e personale.

Borsa di Regine Schumann
Borsa di Regine Schumann

Guest star quali Nendo, Giulio Cappellini, Naoto Fukasawa, Vincent Van Duysen, David Chipperfield e Zaha Hadid Design Studio hanno accettato questa sfida, realizzando ciascuno un modello di borsa inedito e mai uguale a se stesso, dando vita a un vero e proprio oggetto da collezione che ogni stagione si arricchisce del contributo di nuovi talenti straordinari. Tra gli ultimi esemplari della tedesca Regine Schumann, protagonista al MIART con la sua Light Art sempre attraverso Dep Art Gallery in un’esposizione di luce che arriva al fruitore attraverso la percezione del colore, concetto che ritroviamo anche nelle sue borse che vivono attraverso le vibrazioni cromatiche scaturite dal rapporto unico e speciale tra la materia e la luce.

Antony Morato X Marco Lodola alla galleria Brera Site

Tra gli eventi collaterali, la galleria Brera Site ha ospitato Marco Lodola e Antony Morato per esporre la bellezza e la forza della contaminazione, in un’atmosfera immersiva che utilizza i codici pop delle luci al neon e dei led per rappresentare sagome di una società sintetizzata nelle icone anni 50 della bell’Italia che per l’occasione prendono vita, in un’edizione limitata, su t-shirt e felpe della collezione Antony Morato.
Una collaborazione, quella con Antony Morato, nata in modo naturale sulla base di passioni comuni, riferimenti e linguaggi. La cultura pop non può che abbracciare la moda quando questa le consente di esprimere al meglio il suo linguaggio inclusivo e universale” dichiara Marco Lodola.
Sempre più frequenti le occasioni in cui arte e moda scelgono la via del linguaggio semplice e immediato, con lo scopo comune di allargare il mondo dell’arte ad un pubblico ampio e sempre più aperto a sperimentazioni.

Nell’immagine in apertura, un’opera al neon di Regine Schumann

Moda Lisboa Metaphysical porta in passerella la rivoluzione creativa delle nuove generazioni

Si è da poco conclusa l’ultima edizione della moda portoghese che ha visto sfilare le collezioni della prossima stagione autunno inverno 22-23. La manifestazione che, per un ritorno quasi totale alle performance live dei talenti che hanno scelto Lisbona come piazza internazionale per presentare le loro collezioni, è stata battezzata con l’appellativo Metaphysical e si è confermata, ancora una volta, una fucina di creatività dal profilo indipendente da determinati standard estetici da cui la maggior parte delle fashion week fanno fatica a liberarsi.
Le passerelle di Moda Lisboa, che ogni stagione si adattano a nuovi paesaggi urbani, per questa edizione sono state ospitate dall’Hub Criativo do Beato, con l’obiettivo principale di dare fiato ai designer della nuova generazione che hanno una progettazione rivolta alla sperimentazione aperta a infinite possibilità per tagli, volumi, mix di tessuti e materiali assolutamente inaspettati.
In questa nuova edizione i designer hanno dato libera espressione al corpo e maschile e femminile in una visione fluida e attrattiva allo stesso tempo, a tratti disturbante, trasformando l’esperienza visiva in una performance per gli stakeholder del settore e i protagonisti stessi della passerella che si sono trovati a interpretare forme, pesi e materiali con responsabilità e consapevolezza.

Filipe Cerejo apre la sua sfilata con un trench riformulato nei volumi e nello styling.  Il suo stile libero e completamente ri-strutturato propone un’interpretazione e una personalizzazione dei capi non convenzionale e stravolti nell’utilizzo, con il risultato di un total look disruptive negli equilibri delle forme e dei tagli talmente definito e credibile da convincere la giuria di Sangue Novo (Associação ModaLisboa, il Presidente Miguel Flor, la designer Constança Entrudo, la stylist Nelly Gonçalves, Massimiliano Giornetti Direttore del Polimoda, Federico Poletti Direttore di Man In Town e Pedro Silva Head of Industrialization di Tintex Textiles) a conferirgli il primo premio, permettendogli di approfondire e maturare il suo percorso all’interno del corso di Fashion Designer al Polimoda.
Sangue Novo – la competizione dedicata ai talenti emergenti della moda – offre tutte le stagioni nuove opportunità e visibilità ai giovani designer che lottano duramente per affermarsi nel settore, dando un importante contributo al processo evolutivo del panorama fashion globale.

Maria Clara  ha vinto il Premio United Colors of Benetton e il Tintex Textiles Award che le ha permesso di ottenere un’esperienza di tre settimane all’interno di Tintex Textiles, in cui produrrà una capsule collection firmata insieme all’azienda, oltre a un premio in denaro di 2000 euro. La designer ha colpito la giuria per la sua abilità nella lavorazione della maglieria, congiunta con una fresca originalità dei tagli e delle strutture, assegnando nuova identità ad ogni tessuto o componente del capo. I materiali assumono importanza quasi più della forma stessa e ti costringono a soffermarti su ogni singolo dettaglio, come i bottoni customizzati e le borchie battute a mano, perché il valore di ogni cosa sta nei suoi dettagli fatti d’infinite imperfezioni, quelle che creano distinzione e unicità. Maria Clara usa il linguaggio punk e lo fonde con il mistero delle lunghe tuniche che ricordano luoghi lontani, insieme alla sapiente lavorazione della maglieria fatta di pesi spessi, borchie e piercing. Il plus è l’utilizzo di ricami tipici di Madeira in inchiostro blu.

Ivan Hunga Garcia F/W 2022-23

Il premio dedicato ai giovani designer del futuro pone l’attenzione proprio su quelle menti più audaci che hanno qualcosa da dire e trovano linguaggi inediti per farlo, a volte creando forti elementi di disturbo, provocando, costringendo alla riflessione. È il caso di Ivan Hunga Garcia che porta in passerella una vera e propria performance in cui protagonista è la sperimentazione nelle sue possibili variabili che emergono nel rapporto tra corpo umano e natura.  Uno studio coraggioso quello di Ivan, che ha scelto di mettere in scena una collezione fatta di sensazioni e di stati emotivi più che di prodotti finiti destinati a finire dietro una vetrina.
È qui che la moda entra in osmosi con l’arte, attraverso una narrazione graffiante che vede la condizione umana nel suo rapporto con la natura, nella sua materia più pura, attraverso materiali sviluppati con colture batteriche ed ecosistemi botanici.

Veehana F/W 2022-23

Veehana esprime l’arte manifatturiera della scuola portoghese, che non perde mai un’occasione per portare in passerella le sue maestranze del knitwear d’avanguardia. Una maglieria evoluta, quella di Veehana, che porta la sua esperienza manuale approfondita nel campo dell’oreficeria, nei pesi impalpabili della maglieria di pregio, in cui il filato si posa sul corpo creando strutture inaspettate fatte di giochi di trasparenze e capi preziosi, che non sono altro che la rappresentazione di un mondo creato dall’uomo idealizzato e poi destinato a marcire insieme al suo corpo.

Tra i nomi già avviati nel settore che hanno dato il senso dell’innovazione a questa settimana della moda rivolta allo studio dell’evoluzione del costume, la performance di Constança Entrudo, giovane promessa del pensiero indipendente della moda, laureata alla Central Saint Martins con una laurea in Textile Design. La sua competenza creativa che la contraddistingue soprattutto per il suo savoir faire nel mix di tessuti fatti a mano la le ha aperto le porte dell’ufficio stile di Balmain, Peter Pilotto e Marques’Almeida. Vincitrice del premio The Who’s Next Prize, nel settembre 2019, a Lille, in Francia, ha presentato una collezione/performance ispirata ai dipinti astratti di Adolf Gottlieb Burst, in cui i motivi del sole dipinti a mano – attraverso l’uso di materiali come mohair e tela di cotone – creano composizioni solari, creando l’illusione di trovarsi vicino al sole, come parte integrante dell’universo, in continua evoluzione “Always in process. Never being resolved, finished”.

Béhen debutta a ModaLisboa per la prima volta nel marzo 2020, con l’ambizione di valorizzare le arti tradizionali portoghesi inserendole nelle collezioni moda dal sapore contemporaneo. Da allora ha viaggiato per il Portogallo alla ricerca di tessuti antichi. Nel suo progetto ci sono due valori fondamentali: l’impatto ambientale attraverso l’upcycling, per il quale il marchio è stato riconosciuto, ma anche l’impatto sociale, attraverso la ricerca di chi pratica lavori antichi, tramandati nel tempo. Oggi Béhen continua a puntare sulle maestranze locali nella lotta alla scomparsa dei saperi legati al tessile, una missione che le è valso il primo premio per l’imprenditoria femminile AWE assegnato dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Portogallo, che le ha permesso di aprire il suo primo studio/negozio nel cuore di Lisbona.

Quella di Lisbona è una fashion week che persegue insistentemente e coraggiosamente la missione di dare voce alla creatività dei designer, ma soprattutto alla libertà di esprimersi con onestà intellettuale, con l’obiettivo ambizioso, e per nulla facile, di inserirsi in un progetto concreto che abbia il coraggio di non snaturare il loro lavoro e rimanere fedele al loro concept, perché è soltanto attraverso il rischio che può esserci un’evoluzione del costume. Le proposte dei giovani designer rappresentano uno studio approfondito dei desideri e delle necessità della nuova generazione. Necessità che non possiamo ignorare ma che deve rientrare nel processo di rivoluzione estetica, fatto di scambio di visioni diverse ed elaborate con differenti strumenti, spesso e addirittura meglio se inconsueti. Una chiave di lettura aperta alla realizzazione di nuove forme d’arte in cui il costume rappresenta un altro linguaggio di comunicazione, in grado d’interpretare il messaggio del periodo storico a cui appartiene. È qui, grazie a realtà come queste, in cui si dà spazio alla libera creatività, che la moda trova nuovo impulso per esprimersi.

L’uomo sofisticato e contemporaneo di Cravo Studios, fondato da Carolina Moreira dopo la sua carriera accademica nel Regno Unito, mette insieme tutti quegli elementi che hanno definito la moda maschile delle ultime due stagioni, dalle stampe digitali sotto gli abiti sartoriali in velluto rivisitati nella forma, con inserti di vuoti, utili a conferire un tocco di eccentricità ma gestiti consapevolmente. Silhouette oversize e stampe ispirate agli archivi di famiglia, con pezzi che normalmente si vedono nel guardaroba di una donna, fanno appello alla convalida della vulnerabilità e fragilità di tutti gli uomini.

Ines Manuel Baptista F/W 2022-23

Ines Manuel Baptista, vincitrice di Sangue Novo due stagioni fa, ottenendo un posto al Polimoda, è un esempio positivo del valore di questo progetto che l’ha resa ancora più matura e decisa, vestendo il corpo con l’abilità di un architetto e riportando in primo piano il valore di un’eleganza sofisticata dove i veri protagonisti sono i materiali importanti e i volumi.
Filipe Augusto, vincitore dell’edizione 2018 di Sangue Novo, dipinge un uomo senza particolari stravolgimenti, ma apportando alcuni elementi che diano una connotazione caratteriale alla collezione, rinnovando la forma della spalla in chiave architettonica e lavorando su colori e tessuti spalmati o pettorine in lattice sopra maglieria o camicie.

Luis Buchinho non è sicuramente nuovo nel mondo delle sfilate portoghesi e la sua carriera di designer è disseminata di riconoscimenti, non senza un perché, vista l’ultima collezione che trasuda sicurezza e savoir faire nel suo richiamo ai volumi anni 90 e nella sua sapiente declinazione di pelle e tessuti in plissé, drappeggi e forme grafiche, alleggerite qua e là da tagli laser su top gonne. È il trionfo del cappotto con una carta d’identità del pezzo forte, perché Luis Buchinho se decide di coprire tute, top e abiti di una tale fattura, può farlo solo con capispalla che non vorresti mai toglierti di dosso o che almeno rispecchi quello che nascondi sotto.

La collezione creata da Valentim Quaresma insieme ad Ana Salazar è l’esaltazione dell’arte scultorea applicata al fashion. Il suo lavoro affonda le sue radici proprio in Italia, quando nel 2008 vince il premio “Collezione di accessori dell’anno” al concorso internazionale ITS (International Talent Support) a Trieste. Da allora inizia a presentare le sue collezioni a livello internazionale nelle fiere di ricerca come Bread and Butter a Barcellona, 080 Moda di Barcellona, Fashionclash a Maastricht, Paesi Bassi, Cesis Fashion Art Festival in Lettonia, Bijorca a Parigi, ad Arnheme a Londra. Uno spettacolo tra i più attesi, il suo show alle sfilate di Lisbona, per l’impulso creativo che si serve della forza materica delle sue sculture che prendono vita insieme alle forme inedite dei capi, in un passaggio ormai noto nel percorso creativo di Quaresma che va dall’upcycling all’arte pura.

Valentim Quaresma F/W 2022-23

La Hechicera è il “ron” esuberante che celebra l’abbondanza e il rinascimento colombiano

È stato presentato a Milano, in un clima immersivo di sapori colombiani, La Hechicera – il rum che custodisce tutta la ricchezza di emozioni di una terra che sta vivendo il suo rinascimento: la Colombia.
A raccontare il mix di blend pregiati invecchiati da 12 a 21 anni e maturati in botti ex bourbon c’erano Paolo Guasco brand Manager de La Hechicera e Miguel Riascos, managing director e co-founder, terza generazione di una famiglia i cui valori hanno a che fare con la magia delle esperienze e con la passione per un’attività di altissima qualità. Ed è il nonno che ha rivoluzionato il metodo di distillazione, utilizzando quello del Maestro Ronero Giraldo Mituoka e l’invecchiamento rigorosamente con metodo Solera, con botti a piramide, fino a 21 anni.



Hechicera significa incantatrice, per un rum che come una pozione si pone l’obiettivo di sedurre e “incantare” col suo aroma, evocando lo spirito libero, seducente ed esotico di un luogo popolato da uccelli variopinti ed altri animali misteriosi come la mantide religiosa, impressa sulla ceralacca blu cobalto che sigilla l’etichetta della bottiglia, un colore acceso che evoca freschezza e contemporaneità.
Un rum che conquista con sentori di caffè e vaniglia, avvolti da spire di cioccolato, platano e mentolo; conquista il palato con un distinto aroma di cannella, espresso e spezie come pepe nero e chili, cioccolato fondente e confettura di prugne.  

Bentornate sfilate. La moda maschile torna in passerella con un’identità più forte e codici evoluti

La moda maschile dedicata alla FW 22-23 ha idee chiare e guarda al futuro, lasciandosi alle spalle paure e momenti di stallo che hanno caratterizzato le stagioni precedenti, riportando sotto i riflettori tutto il bagaglio creativo di designer autorevoli ed emergenti illuminati, unito a un saper fare tutto italiano di cui i marchi rappresentanti del Bel Paese si fregiano da generazioni.

I fratelli Caten rimangono fedeli al loro slogan “Born in Canada, Made in Italy” e aprono la prima sfilata del 2022 – Dsquared2 – con uno speech grintoso e positivo, legato alla necessità di non fermarsi e sull’importanza di esserci fisicamente, per lanciare un messaggio di coraggio al mercato e per poter ricominciare a vivere a pieno la vita con le bellezza che il mondo ha da offrire. Non a caso il tema del viaggio è centrale e di grande impulso. La ricongiunzione con il mondo, con i luoghi d’oltreoceano da raggiungere con il cuore dell’esploratore, torna sulle passerelle con uno stile libero e connesso con la natura.
Scarpe da trekking ferrate e zaino in spalla, i poncho multicolor, maglie di lana grossa i cui motivi jacquard ci riportano allo stile degli abitanti delle montagne peruviane, una capsule in collaborazione con Invicta in versione outdoor porta sulle spalle un baglio di ottimismo verso il futuro. Per arrivare alla versione rivisitata in chiave metropolitana, in un mix di giacconi in paillettes e piumini tecnici dalle varianti cromatiche audaci, pantaloni in microfibra di nylon sotto giacche in lana check, pronti per il tempo di tornare a ballare e vivere insieme la vita frenetica della città.



Zegna raggiunge la vetta di un percorso desiderato ed elaborato con grande attenzione da Alessandro Sartori che aggiorna definitivamente i codici maschili, eliminando ogni legame con il classico come lo abbiamo conosciuto fino a questa stagione. Un processo, a dirla tutta, che il Direttore Creativo della Maison porta avanti da un anno e che raggiunge un livello di maturazione massima con l’uomo della FW 22-23 rivoluzionando forme, tagli e introducendo texture innovative, frutto di un mix evoluto di filati pregiati come la lana effetto astrakan per il cappotto chiuso dalla sua sottile cintura in cuoio e portato sopra un anorak che a primo impatto può sembrare un tessuto tecnico, ma si rivela un’elaborazione sapiente della seta, declinata anche sui pantaloni.
Il completo tre pezzi cambia volto e l’outfit diventa modulabile e intercambiabile per essere indossato indoor e outdoor, con una sola condizione: un grande amore per il dettaglio, raccontato attraverso la stratificazione di forme e funzioni che rappresentano il tone of voice della collezione.  La giacca a trapezio è aperta lungo i fianchi per rendere fluido e libero ogni movimento, mentre la camicia lascia il posto a bluse super fittate in seta tecnica, create per avere vita autonoma o per assumere una nuova connotazione insieme agli altri capi di collezione, creando nuove sovrapposizioni e shapes inedite.
La maglieria si riassume sotto la nuova etichetta “Oasi Cashmere”, firma di una qualità controllata meticolosamente in ogni suo singolo passaggio. L’arte del rammendo definisce la nuova estetica della maglieria, che in alcuni esemplari mette in mostra il fascino degli inserti a contrasto tra il diritto e il rovescio, effetto di una lavorazione fatta a mano e destinata a durare nel tempo, come ogni capo della collezione.
L’importanza dell’artigianalità è raccontata attraverso una performance del coreografo francese Sadeck Waff – girata all’Oasi Zegna – che in un percorso dinamico con punti vista in continua evoluzione (in linea con il linguaggio della Maison) fa riferimento alle 160 mani (80 artigiani) che hanno creato la collezione dell’uomo nuovo di Zegna.



Altri brand che hanno fatto la storia dell’alta sartoria italiana presentano progetti innovativi come quello dei fratelli Mariano e Walter De Matteis, terza generazione di casa Kiton, che col progetto KNT sperimentano nuovi linguaggi attraverso forme e tessuti innovativi, caratterizzati da una vestibilità ultra comfort e adatta, volendo, all’uomo e alla donna indistintamente. L’attenzione al dettaglio e lo studio approfondito dei nuovi materiali che vanno ad arricchire la personalità della collezione non tradisce il savoir faire della tradizione di famiglia e porta contaminazioni dal mondo dello streetwear in una collezione preziosa al tatto, creata con la cura sartoriale impeccabile di chi è cresciuto nel cuore del tailoring partenopeo. Il tessuto sottovetro ha una lucentezza d’ispirazione anni 90, in una pregiata microfibra soft touch e un interno in piuma d’oca. Una sensazione tattile di comfort e sicurezza che investe tutta la collezione, studiata e ottenuta su ogni superficie attraverso ricerca e tecnologia. Dalla lana 100% waterproof dei cappotti e delle overshirt, ai pile di cashmere, fino ai giubbotti in limited edition e le nuove giacche doppiopetto, massima espressione di un’eleganza aggiornata al luxury comfort di nuova generazione.



La definisce sport couture il designer turco Serdar Uzuntas, che torna a Milano Moda Uomo con una collezione ispirata alla disciplina olimpionica della scherma, sull’onda dei meritati successi della nazionale Italiana, a cui lo stilista ha deciso di rendere omaggio attraverso la sua nuova collezione FW 22-23. La sua dinner shirt presenta i dettagli più riconoscibili della tenuta da scherma, che Serdar inserisce sotto la giacca da smoking in velluto o i capi in pelle creati attraverso un ciclo di produzione sostenibile.
Tessuti pregiati e tecnici come lane, neoprene, cotone e pelle si fondono in un color mix a contrasto per colpire il cuore con un colpo di spada, dando voce a un’eleganza energica e dai toni positivi. Giallo, arancione, rosso e cachi fanno da padroni di casa insieme al nero e a tinte neutre come grigi, blu navy e bianco. Non mancano tessuti e cerniere upcycled e bottoni in oro galvanizzato a rappresentare un dettaglio unico sui capi, spesso segnati da toppe a cuore su tutta la collezione, come un monito a non perdere mai di vista il lato più umano che c’è in ognuno di noi. Completano la collezione gli occhiali fatti a mano e le calzature in crochet, made in Florence dalle mani dell’artigiano Elif Malkoclar, che realizza ogni modello all’interno del suo omonimo atelier.


Serdar

Miuccia e Raf Simons portano nella passerella di Prada 10 attori hollywoodiani, riportando in alto l’asticella del desiderio delle sue performance con uno stile tuonante, fatto di cappotti strutturati con inserti in pelo sui polsi e pantaloni dal taglio largo per raccontare un’eleganza curata ma comoda, da portare tutti i giorni, nella vita reale e da tutti coloro che lo desiderano. “Gli attori sono interpreti della realtà, chiamati a dar voce alla verità attraverso le loro interpretazioni”.
La scenografia è di Amo, che riedita il Deposito della Fondazione Prada come un palcoscenico in cui viene rappresentata la realtà, che coinvolge come nella trama di un film ognuno di noi.



Andrea Incontri presenta il suo nuovo progetto creativo partendo dall’evoluzione del simbolo del suo nuovo marchio: la lettera I ispirata alla forma simbolica di una casa industriale, una dimora sostenibile, un hub creativo in cui prende forma lo scambio di idee. Questo simbolo cucito su ogni capo è la rappresentazione del libero pensiero, di una identità autentica ma connessa con le altre. La scelta dei materiali è basata sul pieno rispetto per l’ambiente, a partire dal rifiuto di utilizzare pelle di origine animale. Una collezione raccontata attraverso un manifesto fotografico curato da Giampaolo Sgura che individua sette personalità, scattate e riprese con l’obiettivo di scovare la verità di ognuno di loro, di noi. Gioia, rancore, meraviglia, disagio, allucinazione, stanchezza, esaltazione, sono rappresentazioni autentiche della natura umana che Andrea Incontri vuole rappresentare con onestà intellettuale.



Il Paisley di Kean Etro sfila tra le mura dell’Università Bocconi, raccontando l’uomo e le sue infinite vite con la complicità della letteratura espressa attraverso un plotone di giovani in fieri, che affrontano l’avventura della vita con un libro in tasca, perché l’evoluzione dell’uomo non può prescindere dalle parole di chi è passato da qui prima di noi. Ogni capo e la sua rappresentazione si arricchiscono di un significato più profondo: il cappotto, il soprabito da giardinaggio, il pullover inteso anche come outerwear, il caftano, il duvet, la giacca, la camicia stampata, il maglione con lo slogan-calembour. I guizzi della lingua di Etro seguono questo nuovo ordine: la rosa è declinata come parola latina su camicie e fodere, o si presenta in forma botanica e stilizzata; il lupo, specie per la cui conservazione Etro si impegna dal 2020 insieme al WWF, è un intarsio o un jacquard.



Together è il titolo che il designer portoghese David Catalan dedica a questa stagione di ritorno di sfilate in presenza. La sua ispirazione è legata alla sartorialità delle uniformi scolastiche inglesi degli anni 60 e 70 e a un dress code britannico da cui è sempre stato attratto. Da qui gli elementi preppy rivisitati in chiave comfort e funzionale e il denim che porta con sé la sua identità worker textile, contaminando e sperimentando il codice stilistico della collezione caratterizzata dagli iconici rombi di un impeccabile, classico british, libero dalle stagionalità della moda. Nel più autentico approccio di David Catalan, egli rende omaggio alle sue umili origini proponendo una moda indossabile con un taglio umoristico e di evasione.



Miguel Vieira ci riporta alle origini del suo vero DNA: Il nero, una dominante nei suoi fashion show che viene rieditato in chiave rock e postmoderna con trattamenti tecnici sui tessuti e accessori a tratti irriverenti. Gli accessori sono il tocco finale. Orecchini, fasce per capelli, cappelli e stivali da neve completano il look di un nomade urbano con audacia e marcata personalità. Libero.



Anche il guardaroba aggiornato di Boglioli fa appello alla libertà di espressione e a uno stile più disinvolto, stravolgendo il concetto classico di eleganza per raccontare un nuovo concetto di Made in Italy, più libero dagli schemi, cosmopolita ed eclettico per vocazione. Giacche fatte per essere indossate anche da lei, con forme rivoluzionate che strizzano l’occhio all’universo dell’outwear con pezzi classici reinventati con trattamenti innovativi e modellistiche nuove. Il risultato è quello di capi leggeri e caldi che fanno affidamento a imbottiture in selezionati materiali tecnici.
Parka, field jacket, trapunte, bomber e husky vengono declinati in vari materiali come shetland, flanella, panni di lana, tutti «water repellent». Il cashmere è il protagonista assoluto del nuovo guardaroba firmato Boglioli, sviluppato in tutte le categorie, dalle giacche alla maglieria alle camicie, sia nella tinta unita che nelle fantasie sofisticate come la resca, il principe di galles e nei punti più ricchi l’hopsack e la tela.
Four Elements è la capsule che celebra la storia e le origini di Boglioli, dedicata a un atteggiamento più responsabile e consapevole nei confronti del territorio e dell’ambiente.
L’iconica K-Jacket decostruita e tinta in capo in cashmere, da 20 anni protagonista del guardaroba Boglioli, diventa al 100 per cento eco sostenibile: realizzata in cachemire riciclato, ottenuto rigenerando la fibra tramite il riciclo di scarti di produzione e indumenti usati in cashmere. La Tintoria Emiliana, azienda dove la tintura in capo viene realizzata, è stata una delle prime tintorie ad aderire all’organizzazione ZDHC di Amsterdam, stabilendo dei nuovi standard per il controllo dei processi di produzione. Un’impresa sostenibile in senso ecologico, che assume scelte in grado di abbassare l’impatto ambientale delle proprie attività produttive contenendo i consumi.



Dopo il debutto al Pitti Immagine Uomo, torna tra gli appuntamenti di Milano Moda Husky in una versione decisamente rinnovata e fashionista. Padroni di casa Saverio e Alessandra Moschillo che svelano il capo iconico della collezione autunno-inverno 2022/23: Papillon. Ispirato all’omonima pellicola del 1973 diretta da Franklin Schaffner con Steve McQueen e Dustin Hoffman, tratta dal romanzo autobiografico di Henri Charrière, la giacca si propone come un nuovo must have del guardaroba maschile che scardina le regole e le definizioni di capospalla, unendo i principi dell’activewear e dell’attenzione sartoriale, per un nuovo dress code: smart-formalwear. Un 2 in 1 che parte dall’iconico Husky per diventare ancora più innovativo e funzionale. A comporlo è uno shell in nylon bordeaux e un gilet picot nero in cashmere e pura lana vergine, ideale per poter essere indossato in ogni stagione.
La storica giacca Husky, nata nel 1965 per mano dell’aviatore americano Steve Gulyas e sua moglie Edna, chiamata Husky come il loro cane, rinasce così grazie all’expertise produttiva di Saverio Moschillo. Ai capi tradizionali vengono aggiunti nuovi modelli, tagli e colori dall’allure contemporanea, rafforzati nel carattere per i loro dettagli e per una qualità Made in Italy tanto cara a Saverio Moschillo: “La qualità si produce non s’inventa” .



A Pitti Immagine Uomo l’evoluzione della moda passa dai materiali di pregio alla sostenibilità

A Pitti Immagine Uomo l’Italia ha dimostrato ancora una volta di essere all’altezza della situazione. Alla 101esima edizione del Salone Internazionale di riferimento per la moda maschile, le aziende hanno tirato fuori l’artiglieria pesante, portando collezioni definite da volumi aggiornati, tagli e materiali di nuova generazione. L’innovazione tecnologica, rivolta soprattutto a una produzione certificata e sostenibile, dà vita a materie prime a basso impatto ambientale o a selezioni di pregio provenienti dai migliori rappresentanti del settore tessile e manifatturiero del Made In Italy.
Una risposta che suona come una dichiarazione importante da parte dei marchi presenti che hanno dato conferma di quanto il Made In Italy rappresenti il cuore pulsante dell’economia del nostro Paese.

I giganti della sostenibilità 

Dai pionieri della sostenibilità, un incontro con gli stakeholder del settore promosso da Ecoalf che apre l’anno nuovo con un punteggio di 99.1 sulla certificazione B Corp. Javier Goyenech, Fondatore e Presidente del brand spagnolo, posizionato al primo posto nella classifica dei brand fashion certificati, ha incontrato buyer e stampa del settore e ha raccontato gli ultimi risultati raggiunti attraverso la produzione di cappotti realizzati con il filato del mare di Ecoalf – creato con bottiglie di plastica raccolte dai fondali marini grazie al progetto Upcycling the Oceans della Fondazione Ecoalf. L’importanza di mettere il pianeta in primo piano, lavorando costantemente con l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura a 1.5ºC.

Pitti Immagine
Ecoalf


Anche Save The Duck registra – in tutta la sua collezione – un incremento dei materiali 100% riciclati ed ecosostenibili, con tessuti e imbottiture realizzati da PET ottenuto dal riciclo di bottiglie di plastica. Il 2022, anno del suo decimo anniversario, rappresenta un anno di conferma e di solidificazione della mission di Save The Duck che conferma la sua partnership con Wildaid, associazione che lavora per la tutela della fauna selvatica, attraverso la protezione di cinque nuove specie: rinoceronte, tigre, pinguino, leone ed elefante. Abbiamo visto la sua capsule collection genderless “Pro-Tech” creata in collaborazione con il designer Edward Crutchley nel segno dell’inclusività.

Save the Duck

Ksenia Schnaider che nel 2021 ha compiuto dieci anni di attività, è uno degli esempi internazionali di moda responsabile ad alto tasso di coolness, attraverso un processo creativo che smonta e rimonta patchwork di felpe, cardigan e denim in una libera costruzione di un look est-europeo tanto amato dalle sorelle Hadid.

Ksenia Schnaider


Tombolini, grande classico della sartorial italiana, presenta Zero Impact: il primo abito 100% biodegradabile e lavabile in lavatrice, compresi I Bottini, l’etichetta e la sua gruccia, grazie all’utilizzo di sole fibre e materiali organici. Le tecniche produttive avanzate limitano i consumi di acqua e CO2.

Tombolini

Smart heritage dal mondo della calzatura

Il mondo della calzatura si racconta in un’ottica rinnovata, revisionando codici e restituendo valore a una tradizione aggiornata attraverso l’uso di nuove tecnologie. Arthur Arbesser X Baldinini è il progetto dal forte impatto cromatico “una capsule giocosa” racconta il designer austriaco.
Composta da cinque modelli uomo e donna che rendono omaggio all’heritage Baldinini con un twist rinnovato che strizza l’occhio alle nuove generazioni. Mocassini, stringate e texani decorati da grafismi optical black & white creati on paper e riportati su cavallino.

Arthur Arbesser X Baldinini

Gavazzeni esplora il concetto d’innovazione nel mondo della pelletteria dedicata all’uomo e alla donna, rivoluzionando le collezioni nei volumi e nell’utilizzo di tinture naturali su borse e cinture dipinte dall’effetto delavè e laserate a mano che vengono aggiornate anche grazie a nuovi intrecci artigianali e a una selezione di fibbie lavorate e nichel free. Rivoluzione anche nel campo commerciale, garantendo un’offerta al compratore sempre disponibile nel corso di tutta la stagione.

Green George che ha appena concluso il suo 50esimo anno sul mercato, porta al Salone tutto il savoir faire calzaturiero di Montegranaro, culla artigianale del nostro Paese. Il suo stile riflette nei dettagli quello del distinguished gentleman, massima espressione di un’eleganza raccontata attraverso dettagli difficili da riprodurre al di fuori della stessa fabbrica.

Pitti Immagine Uomo
George Green

È il caso di brogue, mocassini e monk strap sottoposte a dei lavaggi specifici per ottenere un affascinante effetto vintage e raggiungere quell’irresistibile “impeccabile imperfezione”. La collezione della FW22-23 presenta suole in gomma dal sapore più fresco e contemporaneo e varianti con microtagli accanto al classico inconfondibile mocassino.

Arte e moda a Pitti Immagine Uomo, l’installazione del marchio Cuoio di Toscana

Cuoio di Toscana

Cuoio di Toscana ha triplicato il suo accordo con il mondo delle avanguardie artistiche, in occasione dell’edizione 101 di Pitti Immagine Uomo a Firenze. Sottolineando l’autenticità, l’identità green e la longeva bellezza dei suoi pellami in cuoio, trattati con procedimenti vegetali, il consorzio delle concerie, ha arruolato tre artisti internazionali per rafforzare l’impatto sociale del suo messaggio all’insegna della sostenibilità.

Cuoio di Toscana

Un’istallazione di scatole bianche con riportato il suo claim “Do not handle with care” che punta ad esprimere in modo conciso, diretto e inequivocabile un suo mantra di sempre: la bellezza come quella del cuoio, fatta di imperfezioni naturali. Greg Jager ha creato un’istallazione con i residui della lavorazione del cuoio nel segno dell’upcycling e del less waste.

DART porta la prima esposizione di criptoarte al Museo della Permanente di Milano

In cover FABIO GIAMPIETRO, Metamorphosis – The Eye

Stiamo assistendo nel concreto agli effetti di una vera transizione digitale che si riflette in maniera rapida e decisiva su tutti i settori del nostro universo, a cui attribuiamo un valore, dal mondo dell’arte ai beni di lusso.  Metaverso e NFT sono i temi che hanno monopolizzato il dibattito culturale dell’era post pandemica o inter-pandemica – visto che ci siamo ancora dentro –  rivoluzionando definitivamente gli equilibri del collezionismo e del rapporto tra gli stakeholder del mondo dell’arte, complice la vendita della casa d’aste Christie’s di un’opera di Beeple “Everydays: the first 5000 days” per 69,3 milioni di dollari nel Marzo 2021, stabilendo un record assoluto per un’opera d’arte digitale e rendendo Mike Winkelmann (vero nome di Beeple) il terzo artista vivente più costoso mai andato all’asta.

Siamo nell’era dell’arte NFT – non fungible token – che certifica proprietà e autenticità di un’opera scritta su Blockchain.
La prima esposizione di arte collettiva NFT in Italia viene ospitata dal Museo della Permanente di Milano (aperta al pubblico fino al 6 febbraio 2022), da sempre adibito all’arte tradizionale, grazie all’ambizioso progetto curato da DART (Dynamic Art Museum) ideato da Piergiulio Lanza e realizzato insieme all’Arch. Riccardo Manfrin che hanno permesso la creazione del primo catalogo di criptoarte al mondo, facendola entrare nel circuito ufficiale della storia dell’arte.

La mostra 2121

La mostra, intitolata “2121” è stata creata grazie alla collaborazione di WRONG THEORY e di Alessandro Brunello (Co-Founder & Co-CEO dell’ExchangeBibipom.com), Alan Tonetti (Founder & CEO di TaoDust) e Serena Tabacchi, curatrice della collezione «Dystopian Vision» e direttrice del MoCDA, Museum of Contemporary Digital Art. .

L’esposizione prende vita in un percorso espositivo basato sull’interazione tra essere umano e opera digitale che in alcuni casi si tratta di una digitalizzazione dell’opera fisica. La mostra vede i principali esponenti del movimento Blue Chip (artisti già affermati nel settore degli NFT) e OG (acronimo per Old Guy, utilizzato per identificare i pionieri del campo degli NFT).
Una Tratto importante della Crypto Art, è che spesso gli artisti stessi si dedicano al collezionismo di opere NFT.
Una corrente che vede gli artisti connessi a livello globale alla continua ricerca di nuove sperimentazioni creative da condividere e collezionare.

Gli artisti in esposizione presso la mostra 2121 curata da DART

Tra gli artisti italiani Federico Clapis, Alessandro Bavari, Alessio De Vecchi, Andrea Chiampo, Mattia Giordano; Fabio Giampietro, Giovanni Motta, Davide Petraroli, Annibale Siconolfi, Andrea Bonaceto. E ancora tra i più acclamati e conosciuti artisti a livello mondiale: Aeforia, Lucas Aguirre, Alotta Money; Alpha Centauri Kid, Alessandro Bavari, Bakaarts, Billelis, Bored Ape Yacht Club, Gary Cartlidge, Coldie, Crypto Punks, Etienne Crauss, Mattia Cuttini, Dangiuz; Diewiththemostlikes, Donnoh, Dotpigeon, Jesse Draxler, Jan Hakon Erichsen, Eskalator, Frenetik Void Giant Swan, Mattia Giordano, Gmunk, Raf Grasseetti; Grebenshyo, Hackatao, Nate Hill, Janne, Jarvin, Trevor Jones; Matt Kane, Raphael Lacoste, Lushsux, Tim Maxwell, Neurocolor, Rare Pepe, Oveck Reyes, Robness, Sinclair, Six N. Five, Skygolpe, Fabiano Speziari, Thomas Strokes Iii, Toomuchlag; Pindar Van Arman, Vexx, Jonathan Wolfe, Xcopy, Xsullo, Ondrej Zunka, Sarah Zucke.

Piattaforme NFT e smart contract

I market place più noti dove è possibile introdursi nel mercato d’arte degli NFT e sono SuperRare, OpenSea, CryptoPunks, Nonfingible. Il valore delle opere acquistate sale molto più rapidamente rispetto al mercato tradizionale e – udite udite – per la prima volta gli artisti, all’interno di queste piattaforme, concludono le loro vendite ai collezionisti attraverso smart contract che vanno a stipulare in maniera assolutamente autonoma, andando a sostituire l’intermediario: una vera rivoluzione dal punto di vista dell’indipendenza dell’artista. Inoltre, a ogni suo passaggio di mano dopo la prima vendita, l’artista continua a percepire una percentuale, un diritto d’autore che vale per l’eternità.

Le bottiglie più ricercate per brindare con stile

Illuminare, condividere, lasciar andare antiche abitudini per accoglierne di nuove e stimolanti. 
L’arte del bere bene si riconduce a una tradizione antichissima e non può prescindere da ricerca, disciplina e attenzione all’innovazione. Il periodo delle festività è l’occasione per lanciare sul mercato confezioni ed edizioni speciali da mettere sotto l’albero o da presentare come cadeau all’ultimo party dell’anno. Un’occasione per brindare all’anno nuovo tra aromi degni nota e la migliore compagnia, se possibile.
Dalle bollicine più pregiate con una coffret cento per cento sostenibile, al gin dai sapori mediterranei custodito dentro la lanterna bianca che ci riporta su spiagge esotiche, personalizzata con una decorazione stellata, perfetta per ricreare l’atmosfera natalizia con la luce di una candela; fino al whisky numero uno al mondo direttamente dal Paese del Sol Levante.
Le maison si rinnovano nell’outfit mantenendo lo standard qualitativo e rispettando le aspettative di appassionati e collezionisti, in un mix di joie de vivre e nuove visioni eleganti e poetiche per raccontare il mondo dei vini e dei distillati attraverso il dono dell’immaginazione.

Ruinart Blanc De Blanc “Second Skin” Magnum size. Un coffret che atteso due anni di ricerca e sviluppo per raggiungere la sua perfezione e rispecchiare lo standard qualitativo e il savoir faire del suo champagne. Una confezione realizzata al 99% in carta, riciclabile e sagomata per seguire le curve della bottiglia. La confezione “second skin” è stata sviluppata dalle manifatture partner Pusterla 1880 e James Cropper. La manifattura James Cropper è stata fondata nel 1845, sulle rive del Lake District National Park tra Scozia e Inghilterra, dove ha sviluppato il suo know-how unico.

Gin Mare è un gin mediterraneo aromatizzato con quattro botanici principali: basilico dall’Italia, timo dalla Turchia, rosmarino dalla Grecia, agrumi dalla Spagna e l’oliva Arbequina, cultivar tipica della Catalonia. Accanto ai classici ginepro, coriandolo e cardamomo questi profumi mediterranei creano un gin dai tipici sentori e ricordi delle coste mediterranee.

Yamazaki è noto agli estimatori del genere per essere uno dei miglior whisky del mondo, il Suntory Yamazaki Single Malt è un apprezzatissimo whisky giapponese torbato, dal sapore speziato e dolce. La sua distilleria si trova nella prefettura di Osaka. Il prezzo per una bottiglia invecchiata 25 anni è di oltre 400 euro, molto di più se parliamo di una limited edition o di un invecchiamento ancora più lungo.

Heritage 176 è un blend esclusivo di Belvedere Vodka Pure con un distillato di malto di segale. Con il suo carattere forte, deciso, ottimo per essere gustato liscio, on the rocks, ma anche in miscelazione. Heritage 176 è il frutto di un processo derivante dalle più antiche tecniche di maltazione e tostatura della segale, utilizzate dai primissimi rye distillers per rivelarne gli aromi più profondi e distintivi: un procedimento a fuoco creato per esaltare le caratteristiche della segale che altrimenti sarebbero rimaste nascoste o sepolte, usato nell’antichità in Polonia per raggiungere il perfetto processo di maltazione – kilning – nei forni a 176 gradi Fahrenheit, conferendo a questo distillato un profilo ricco e corposo. 

Monkey 47 Nella sua ricetta originale che risale al colonnello inglese Montgomery Collins della Royal Air Force. Un gin realizzato a mano e rigorosamente non filtrato, la cui complessità ed eleganza impareggiabili sono da attribuire alle 47 botaniche e spezie di vari continenti e all’acqua di sorgente estremamente dolce e pura della Foresta Nera.

La Box Cocktails di Natale di Nio Cocktails custodisce sei cocktail in edizione limitata, racchiusi in un packaging decorato con motivi iridescenti, perfetta da regalare o come benvenuto per i propri ospiti. Le spezie invernali e i liquori artigianali arricchiscono le ricette a base di Rum, Gin e Whisky di qualità premium.

Baileys Chocolat Luxe. Tutta l’intensità dell’Irish cream, pregiato whiskey irlandese e del cioccolato belga in un mix unico e inconfondibile, una vera icona della tradizione natalizia.

Perché la musica non può fare a meno di XFactor

A pochi giorni dalla conclusione di XFactor 2021, con una finale esplosiva e ricca di colpi di scena – compreso il suo vincitore Baltimora – possiamo affermare con orgoglio che la musica live è tornata in grande stile per il pubblico italiano. Chi ha avuto la fortuna di assistere allo spettacolo al Forum, è stato investito dall’energia del palazzetto illuminato da led fluo e animato da un corpo di ballo che tra un flash mob e l’altro ha scandito il ritmo del parterre, in un susseguirsi di duetti tra giudici e concorrenti su pedane plananti sul palazzetto e performance che ci hanno fatto rivivere il percorso degli artisti di questa controversa edizione di XFactor. Tema caldo, Ludovico Tersigni, conduttore di questa edizione che ci ha conquistato proprio per la sua capacità di sostenere sul palco le naturali imperfezioni di chi si trova su quel palco per la prima volta, accettando la titanica impresa di succedere al fenomeno Cattelan. 

Ospiti internazionali della serata i Maneskin – padroni di casa – che hanno letteralmente infuocato il palazzetto con il loro look glam-rock firmato Gucci e i Coldplay, complici ideali di un’atmosfera dai colori e sound super pop, celebrato da un arcobaleno scenografico letteralmente esplosivo.



Al di là di ogni possibile schieramento o delusione provocata dalla vittoria o l’uscita prematura dei protagonisti del talent show più amato al mondo in fatto di musica, non gli si può negare il fatto di avere riportato alla luce tutta l’energia che solo un vero live musicale può contenere nella sua complessa impalcatura. XFactor, infatti, nelle sue 15 edizioni ha sempre fatto tuonare palco e spalti senza risparmiarsi e anche quest’anno è stato fedele al suo DNA, con scenografie trasformiste di grande impatto visivo in cui ogni talent è stato raccontato da light designer, coreografi, costumisti e scenografi che hanno lavorato per mettere in scena piccoli universi ispirati nella forma e nei contenuti ai maestri dell’arte moderna e contemporanea.

Una vera boccata d’aria in un periodo storico come quello da cui siamo stati investiti, in cui l’intrattenimento televisivo e radiofonico dedica sempre meno spazio allo scouting di nuove voci, XFactor riesce a proporre sempre nuovi volti, decisamente meno mainstream – vedi Erio, Gianmaria, Fellow e i Baltimora, veri animali da palcoscenico, che speriamo di ascoltare ancora – e lo fa attraverso una spettacolarizzazione intensa e arrangiamenti un po’ più liberi dagli schemi, con tutte le carte in regola per assicurare quell’effetto “Wow” quando la tv è sempre meno in grado di stupirci.
E se ci chiediamo perché all’estero questo format ha perso credito nel settore di riferimento e interesse nel pubblico a casa, la risposta sta nel fatto che la qualità del format italiano, dal livello di spettacolarizzazione, allo scouting dei talent, non teme termini di paragone. Non sono poche le voci protagoniste del panorama musicale scoperte dentro il talent, e vale la pena di ricordare che i Maneskin, che il mondo ci invidia, non erano in cima al podio. È proprio il caso di dirlo “Italians do it better”!

Drumohr – Quel filo di cashmere di quarta generazione

È noto ai più con l’appellativo di biscottino. L’inconfondibile motivo “razor blade” diventato famoso per le sue infinite combinazioni cromatiche e che prende il suo nome da una battuta di Gianni Agnelli che trovò in quel disegno un’incredibile somiglianza con un “pavesino”. Un battesimo fortunato che ha dato il nome a un tema iconico che ha conquistato il guardaroba dei reali d’Inghilterra e di volti noti come quello di Audrey Hepburn, e ha contribuito al successo di quella pregiata fibra di cashmere, una delle più riconoscibili a prima vista, sotto il marchio di fabbrica Drumohr, fiore all’occhiello del Made In Italy dal 2006, la cui trama custodisce una storia legata alla tradizione tessile, lunga più di un secolo.
Filippo e Michele Ciocca rappresentano la quarta generazione di un’impresa che incarna tutti gli aspetti legati all’eccellenza del nostro Paese nel mondo. Il gruppo Ciocca, con più di 100 anni di storia alle spalle, raggiunge il successo nel settore delle calze, implementando sempre di più le tecniche di produzione e realizzando le collezioni dei brand più famosi del lusso: da Gucci a Celinè, a Paul Smith, solo per citarne alcuni.

L’azienda nasce a Milano, ma il bisnonno decide al momento giusto di spostare il suo headquarter in Franciacorta, a Quinzano D’Oglio, dove l’impresa di famiglia si rinnova, di generazione in generazione,  con progetti sempre nuovi, diversificando il prodotto grazie all’instancabile visione del papà Luigi e dei figli Michele e Filippo che hanno avuto il merito di credere, prima di tutto, come il nonno, nel più grande valore della famiglia Ciocca, quella di tutte le persone che hanno contribuito al suo successo e che hanno popolato la cittadella dalle sue origini.
Agli esordi i collegamenti con la città erano molto difficili, e fu quella la prima grande visione del nonno, che ha tirato le fila dell’azienda per 60 anni, riuscendo a mettere insieme i migliori operai, i pochi e più qualificati – per lo più cecoslovacchi – a far funzionare le macchine industriali dell’epoca.
Scopriamo le loro attività e il loro senso di appartenenza, attraverso momenti di aggregazione, come i campeggi organizzati tra le famiglie del luogo – con tanto di lambrette, fisarmoniche e sassofoni – per condividere un tempo libero di qualità, documentato dagli album fotografici d’epoca. Dai registri antichi, scritti con penna e calamaio, con una grafia impeccabile di chi non contrattava il fascino delle parole con la velocità d’archiviazione di un personal computer, scopriamo i bilanci del 17 ottobre 1912, in cui l’azienda partiva da 15.000 lire. Una storia che risuona come una favola perché rappresenta uno dei più grandi esempi di italianità e d’impegno costante volto a raggiungere quella soglia d’eccellenza che contraddistingue l’autenticità del Made In Italy a livello internazionale.
La stessa che entra a far parte di una pagina di storia della nostra società, quando si facevano strada i primi esempi di vera emancipazione femminile, che con eleganza e portamento entrava nelle fabbriche, concorrendo alla realizzazione della nuova generazione di donne. Dai racconti di papà Luigi, appassionato d’arte, man mano che ci addentriamo nel cuore pulsante dell’azienda, scopriamo le opere commissionate ad artisti del panorama contemporaneo, per raccontare l’universo della calza in una visione sempre inedita.



Tradizione e innovazione: una storia d’amore senza fine che richiede attenzione ed equilibrio reciproco. L’azienda ha visto diversificare la sua produzione – per impulso di Filippo e Michele – attraverso l’acquisizione di marchi come Drumohr, Rossopuro, Dalmine, Sozzi, Gian Marco Venturi e Stefano Ricci, creando un prodotto variegato in grado di rispondere alle diverse esigenze del mercato internazionale.
Abbiamo cercato sempre nuovi progetti satelliti per mantenere questo dinosauro in via d’estinzione e Drumhor é uno di questi” racconta Michele Ciocca, parlando dello storico brand di Drumfries (Scozia), in un mix di amore e profondo rispetto per l’azienda di famiglia che – in una visione che fa da trade-union tra tradizione, evoluzione stilistica e tecnologica – non perde occasione per avviare nuovi e ambiziosi progetti in grado di tradurre il know-how del gruppo Ciocca in una risposta coerente con la richiesta del mercato. Come il total look di Drumohr, che nel colore e nelle rifiniture impeccabili – come il pantalone con doppia pences e cimosa interna con l’istituzionale fantasia biscottino – offre alla clientela di nuova generazione un’eleganza Made in Italy aggiornata e sostenibile nella produzione.  È lo stesso Michele, infatti, a illustrarci l’obiettivo dell’azienda di raggiungere un piano di produzione a zero emissioni, grazie all’introduzione di macchinari e sistemi energetici sempre più sostenibili.
L’introduzione del total look, arriva in seguito all’impegno dell’azienda in periodo covid che ha introdotto nuovi macchinari per la produzione dei camici, attività di grande rilievo che ha messo in luce il grande senso civico delle imprese nostrane che in casa Drumohr si è poi trasformata in un progetto più ampio, col rientrare dell’emergenza.
Dai laboratori, in cui l’umidità deve mantenersi costante per evitare sbalzi nel trattamento dei filati, al magazzino pieno di bobine, Michele racconta dell’importanza del lavoro di ricerca delle materie prime e della precisione di ogni fase della tessitura che inizia tutte le mattine alle 6, in un ambiente rigorosamente privo di finestre, per mantenere alti gli standard di qualità e l’elasticità della trama identica in tutti i periodi dell’anno, nel corso del quale vengono prodotte circa 200 mila maglie. Ogni esemplare attraversa dai 2 ai 3 passaggi per raggiungere lo standard desiderato, le trame più sottili e pregiate subiscono un prestiro, due lavaggi e un’altra passata di stiro.

Una moda etica quella di casa Drumohr, fatta di filati cashmere seta, del famoso garzato, di lino stretch, e del neoarrivato total look, tagliato e prodotto interamente tra le mura dell’azienda, in maniera quasi autosufficiente, attraverso pannelli fotovoltaici di ultima generazione e l’obiettivo ambizioso di arrivare a zero emissioni.



Una produzione completa e complessa nella selezione di materiali e trame originali in cui le sovrapposizioni di righe orizzontali e verticali sulla maglieria rigorosamente in cashmere 100% e cotone cashmere, si combinano in un equilibrio grafico e cromatico rinnovato, raccontando la nuova attenzione per un’eleganza casual di altissima qualità da parte delle nuove generazioni.  I tagli sono comfort – nelle giacche sfoderate che prendono ispirazione dalle worker jacket – e la vestibilità impeccabile, complice una selezione di tessuti piacevoli al tatto che si sovrappongono in un mix and match di righe, leitmotiv della collezione che lascia grande spazio a una nuova creatività dedicata alla donna.
Il brand è presente oggi nei migliori department store del mondo come Lane Crawford Hong Kong, Le Bon Marché, Beams, Barneys New York ed Excelsior Milano, oltre ai 3 negozi monomarca in Italia, a Milano, Alassio e Torino e i 350 rivenditori multimarca nel mondo.

I piatti dello Chef stellato Paolo Griffa sono la dedica di Ruinart al mondo dell’arte

Una cena stellata ad alta quota firmata dallo Chef Paolo Griffa che ha celebrato uno champagne con una lunga tradizione e allo stesso tempo estremamente innovativo nella suggestiva cornice alpina del ristorante Petit Royal all’interno del Grand Hotel Royal e Golf di Courmayeur.

Un menù ispirato alle opere dell’artista David Shrigley – ultimo di una lunga serie di artisti a cui la Maison si accosta nel rispetto di una tradizione legata al binomio champagne – cultura, al quale viene data carta bianca per creare delle opere d’arte che sappiano interpretare lo spirito di Ruinart: un percorso di contaminazione ambizioso che non a caso prende il nome di Carte Blanche.
Una storia d’amore tra Maison Ruinart e il mondo dell’arte che ha inizio durante il regno di Luigi XIV, quando Dom Thierry Ruinart, lo zio del fondatore diventa “Master of Art” nel 1674. Da allora, la storia di questo champagne è andata di pari passo con la missione di supportare le nuove generazioni dei talenti creativi che si sono succedute nel tempo.



David Shrigley, visual artist dotato di una vivace ironia, è riuscito a tradurre la filosofia del brand attraverso una serie di opere riunite sotto il nome di “Unconventional Bubbles” che attraverso la matericità della scultura e la potenza visiva delle arti visive ha interpretato il processo di vinificazione di Ruinart, presentato al pubblico in occasione del Miart a a Milano.

Paolo Griffa, stella Michelin dal 2019, da quest’anno all’interno del circuito Ruinart Assemblage 1729, il network della più antica Maison de Champagne che include selezionati ristoranti italiani, ha disegnato un percorso di gusto caratterizzato da una visione estetica di grande impatto visivo, ispirato alle opere di Shrigley che ben interpretano le bottiglie e il processo di vinificazione della Maison e dal concept disruptive come l’universo poliedrico di Ruinart.
Dal mosaico di verdure ispirato all’opera d’arte “Thousands of bottles of champagne! In a giant hole in the ground” ai bottoni ripieni di patate, erbe e funghi, che evocano l’immagine, vista dall’alto, delle bottiglie che riposano nelle cave in attesa di raggiungere il livello di perfezione richiesto dalla qualità della Maison Ruinart e della diversa personalità che ogni bottiglia è in grado di custodire nel suo processo di vinificazione che anche di David Shrigley ha rappresentato nel suo “Each bottle is the same and Each Bottle is different”. Fino alla sua “Break Second Skin”, che nasconde una faraona cotta con foglie di fico e spinaci, servita insieme a un martello per vivere insieme una vera esperienza “di rottura” e di stupore, nel sapore e nell’estetica. La Second Skin di Ruinart, unicamente in carta riciclabile va a sostituire i vecchi coiffeur in versione gioiello senza impattare l’ambiente, da un mese disponibile nel suo formato magnum.
E infine, “upside-down” un dessert coperto da una cloche che quando viene alzata il piatto rimane apparentemente vuoto, in quanto il dolce rimane nella cloche. Si tratta di una cheescake alla vaniglia, pan di spagna al miele d’acacia e tè al matcha. Per completare il dolce fragoline di bosco, fragole, lamponi, mirtilli e un gel di yuzu che dono al piatto una nota acida e agrumata.



Ogni piatto pensato a regola d’arte dallo chef stellato Paolo Griffa sono le tappe di un percorso gastronomico che, come un sottofondo musicale, sono stati accompagnati da Ruinart Blanc de Blancs, Ruinart Vintage 2011,  Ruinart Rosé, Ruinart Rosé, sapientemente raccontati da Silvia Rossetto, senior Marketing Manager della Maison Ruinart.


New collab d’autore e a ritmo di musica per sneakers da collezionare

Nuove irresistibili collaborazioni dall’universo delle sneakers. I brand che hanno fatto la storia dello streetwear, cercano sempre nuove strade per contaminare la propria tradizione estetica e sperimentare vesti inedite, raccontandosi attraverso l’ispirazione di artisti, icone della musica e fashion designer provenienti da mondi e culture a volte opposte. Un approccio sempre più comune nel processo creativo, ma mai uguale a se stesso, perché una collab per definizione rivoluziona la visione del brand, per dar vita a collezioni completamente rinnovate e, nella maggior parte dei casi, in edizione limitata, da aggiudicarsi in tempo record e collezionare.  

Ultima proposta dal mercato delle collab arriva da Saucony, che firma con Trinidad Jame$, il rapper multi-platino nato a Trinidad e di base ad Atlanta, un’interpretazione in limited edition dell’iconica Jazz 81. Si chiama Jazz 81 Saucony x Hommewrk e sarà disponibile per gli amanti del brand dal 26 novembre, con una versione multivitaminica per celebrare il paese d’origine dell’artista. Le diverse tonalità di rosso intenso tipiche della Sorrel, la famosissima bevanda dell’isola caraibica, realizzata con petali di ibisco essiccati, sono state riprodotte sulla pelle bottalata e sulla tomaia in premium suede di questo accattivante modello, tra dettagli in TPU rosa semi-trasparente sul puntale, sul rinforzo del tallone e sull’iconico logo del brand.



Anche PUMA e il brand californiano di skateboard Santa Cruz hanno unito le forze per creare una collezione completa che irrompe nei codici stilistici di PUMA, con l’estetica street appartenente all’universo degli skater di Santa Cruz, che dagli anni 70 incarna l’essenza del lifestyle californiano.
All’interno della collezione PUMA x SANTA CRUZ prende vita una delle grafiche più iconiche della library di Santa Cruz, Screaming Hand di Jim Phillip, in una palette di colori accesi e appariscenti, su tutti gli articoli della collezione. 

In qualità di leader nel mondo dello skate, Santa Cruz aggiunge il suo tocco alla classica PUMA Suede che si presenta con una tomaia nera con formstrip verde lime e la grafica “Shark Dot” di Santa Cruz sul lato.  La versione femminile presenta la suola platform e due colorazioni monocromatiche: nero e verde lime, entrambe caratterizzate dalla grafica Santa Cruz Dot Reflection stampata su tomaia e intersuola.



Q-ART code è l’ambizioso progetto NFT di Moaconcept per supportare gli artisti emergenti. Questo perché il suo fondatore, Matteo Tugliani, vive l’arte come una vera filosofia di vita e nel DNA delle sue Moaconcept, create nel 2015, abita il costante desiderio di promuovere l’arte e la creatività dei giovani artisti indipendenti, legando la loro opera alla riqualificazione di ambienti urbani, come avvenuto recentemente a Montevarchi dove 5 artisti hanno realizzato opere d’arte in diversi luoghi della città. Questa stagione, attraverso la tecnologia NFT (Non-Fungible-Token) che coinvolge in prima persona il cliente, ancora una volta il brand devolverà parte del ricavato delle sue sneakers per supportare la realizzazione di un’opera creativa di riqualificazione urbana. La semplice scansione del QR code permette ai clienti di scegliere un’opera e diventare titolari del certificato NFT che ne attesta ufficialmente il supporto.
I soggetti dei primi NFT di cui i clienti potranno diventare titolari sono le opere di create a Montevarchi, realizzate durante il recente Moaconcept Tribute.


Filippo Contri: the intimate performer

Filippo Contri sembra essere nato per stare sul palcoscenico. Un performer che non sente il bisogno di urlare, ma la cui presenza basta a riempire lo spazio circostante, scavando e restituendo il senso ad ogni parola detta, andando a riscoprire il valore profondo di ogni sentimento nei cassetti dei ricordi, con il favore del tempo. Dopo gli esordi dentro una vita apparentemente destinata a una strada diversa, è stato scelto per stare davanti alle telecamere, perché quella vocazione, che era nella sua stessa natura, qualcuno l’aveva vista con chiarezza, illuminandogli la strada. E quando appartieni a qualcosa, non ti resta che assecondarla e iniziare a crederci davvero.
Lo vediamo in questi giorni su Prime Video nella serie Vita da Carlo in cui interpreta Giovanni, il figlio di Carlo Verdone. Ci ha raccontato salite e discese che l’hanno portato fin qui e i progetti collaterali, tra cinema, laboratori e teatro, figli di una personalità forte e volitiva, e di una sempre maggiore consapevolezza di se stesso, misto a una buona dose di autoironia.



Filippo, passione per il cinema fin da piccolo. Ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo in svariati modi e fasi differenti, proviamo a raccontare tutto dalle origini?

È una passione tramandata dai miei genitori, con i quali passavo il mio tempo libero andando spesso al cinema, ma anche tra le mura di casa – ricordo che eravamo pieni di dvd – se non dalle scuole elementari, dove seguivo con entusiasmo il laboratorio teatrale, che poi ho continuato con sempre maggiore interesse. Solo che col passare degli anni l’impegno si fa più intenso e io come tutti i ragazzini, volevo uscire con le ragazze e giocare a calcio. Intorno ai 14 anni il mio interesse matura, perché sento di essere perfettamente a mio agio quanto mi trovo in mezzo alla gente. Riesco a percepire il fascino di poter trasmettere qualcosa al pubblico con la sana esuberanza che mi contraddistingue.
A 14 anni mia madre mi manda a studiare cinema e confesso che all’epoca io andavo a imparare a fare i monologhi per conquistare la ragazza di cui andavo matto.
Nel 2009 ottengo una parte in Amore 14 di Federico Moccia. Fatto sta, che la mia percezione di questa professione rimane ancora relegata tra quelle destinazioni lontane e troppo difficili da raggiungere. Perciò, finisco gli studi, mi laureo in economia e inizio a lavorare all’estero. Tornato a Roma avvio una discreta carriera in Deloitte, rifiutando occasioni che mi si sono presentate per strada, come il corto della Campari di Sorrentino per la quale sono stato fermato per strada per fare un casting serissimo che era andato bene perché in effetti il giorno dopo mi è arrivata la notizia che ero stato preso, era il 2016 e non mi sentivo a mio agio nel fare un’esperienza sapendo che non avrei avuto modo di approfondire questa strada.

Un paio d’anni dopo, una ragazza mi chiama per chiedermi di girare un video per il Grande Fratello e dopo un po’ di tempo mi chiamano da Cinecittà e mi ritrovo di fronte a una decina di autori che vogliono conoscermi, così tra un provino e un mucchio di risate mi chiedono di partecipare al reality. In quel momento la mia personalità era centrata ma temevo che potesse trattarsi dell’ennesima illusione.



Però non lo è stata…

No, pare, perché quando sono uscito dal Grande Fratello, ero a tavola con Enrico Lucherini e Barbara D’Urso, a un certo punto, proprio Enrico – dall’alto della sua esperienza – si alza da tavola e mi dice che io dovevo fare l’attore. Questa cosa mi ha dato una carica incredibile che mi ha spinto a studiare e a tirare fuori tutta l’energia che avevo dentro. Dunque, cercai il corso più adatto a me, il migliore a cui potessi accedere e lo trovai nella formazione di Alessandro Prete: iniziai a studiare, lasciandomi trasportare dal mio sesto senso e dagli eventi.

Entri in una nuova fase. Che cosa cambia?

Mi rendo conto che la recitazione può insegnarmi a essere me stesso: può sviscerare le mie emozioni, e può rendermi libero di prendermi sul serio o di far finta, posso sognare mettendoci tutta la mia creatività, lavorando approfonditamente su questo e arrivare a sentirmi migliore. La pratica della recitazione mi ha permesso di riportarmi indietro nel tempo, a quando avevo 15 anni, imparando a conoscermi meglio, facendomi delle domande sulla mia vita personale.

Una sensazione profonda che sentii quando, nel 2019, presi parte al cortometraggio Happy Birthday, di One More Pictures con Rai Cinema, presentato alla 76° mostra del Cinema di Venezia, in cui viene raccontata la personalità degli Hikikomori, insieme a Genny De Nucci e Fortunato Cerlino, per la regia di Lorenzo Giovenga. Lì il mio principe azzurro non era altro che un avatar del padre e quello che ho sentito quando ho interpretato quel personaggio è stato il senso di responsabilità nel non potermi permettere lo stupore per non deludere mia figlia.



Ogni esperienza è un tassello in più non tanto nella tua formazione, ma nel raggiungimento di una nuova consapevolezza personale.

Si è sicuramente un settore difficile, è innegabile, ma se lo affronti con convinzione e passione, lavorando su te stesso, sicuramente quell’energia ti porta da qualche parte. Dico questo perché, una delle cose che mi ha dato più fastidio in questi anni è stato l’atteggiamento di molti, quasi a volerti scoraggiare a fare questo lavoro. Nella vita, come per tutte le scelte che un individuo fa, le possibilità sono bassissime, ma se lavori con dedizione qualcosa si muove, ed è quello che fa la differenza. Nulla è casuale e nulla è impossibile.

2020 l’anno della svolta “in tutti i sensi”

Il 2020 è stato l’anno in cuiho preso un piccolo ruolo con il regista Riccardo Antonaroli – ne La Svolta con Ludovica Martino e Andrea Lattanzi.

Ho avuto l’onore di fare la pubblicità per la BMW (mondo) diretto ma soprattutto doppiato da Jan Wentz!


Maglia LES HOMMES

E poi arriva Carlo Verdone…

Si, è il momento in cui stai veramente iniziando ad appassionarti a quello che si prova quando riesci a sentire dentro la recitazione, il gusto di un jeans non troppo largo, ma neanche troppo comodo, il ricordo dietro un bacio, imparare a rimanere calmo e insistere.

Un giorno, mentre facevo le prove di Nero a Metà, in cui ero protagonista in una puntata con Gobbo Diaz e Claudio Amendola, mi arriva una telefonata in cui mi comunicano che ho preso la serie di Carlo Verdone in cui interpreto la parte del figlio. Un’esperienza che mi ha cambiato la vita. Avevo solo il pensiero di fare bene quello che stavo facendo, entrare in quella realtà e godere di quello che avevo tra le mani e così è stato. Dopo che fai un’esperienza del genere, tutte le altre ti sembrano molto più piccole, anche se le altre sono ugualmente grandi.



Come dicevi prima, quando hai la possibilità di farti conoscere, arrivano anche i provini e altre opportunità. La perseveranza paga?

Sicuramente! Infatti, subito dopo è arrivata un’altra opportunità con la serie Impero per la regia di Fabio Resinaro e Nicolò Marzano che ruota attorno all’universo del calciomercato e dei procuratori sportivi, con Francesco Montanari, e ti rendi conto che le cose sono cambiate. Ti sembra di essere arrivato a quello che desideravi, lavorando duro tutti i giorni, ma soprattutto rischiando, abbandonando anche un lavoro certo che mi avrebbe portato successo.

Ma meno male che siamo abbastanza matti da assecondare il sesto senso e cambiare strada! Adesso quando vedo uno in giacca e cravatta non vedo l’ora di metterla “in scena”

Cosa che ho fatto durante un’esercitazione teatrale molto personale:
Ho iniziato ad aprire i regali che mi avrebbe fatto mio padre dall’anno in cui è mancato, ad oggi.



Ce li racconteresti questi regali che parlano di te e di lui?
È stato interessante immaginare come mi potrebbe vedere mio padre in questa rivoluzione che sto vivendo, mi sono chiesto se mi avrebbe appoggiato e come lo avrebbe fatto. Ignorandomi e facendo finta di niente o sostenendomi e accompagnandomi a vedere dei film, come “Favolacce”, da un consumatore vecchio stampo.

Mi è piaciuto immaginare una serie di regali: da un paio di scarpe belle alla locandina di The Disaster Artist in cui James Franco è produttore, regista e attore. Una delle mie pellicole preferite in cui risuona il mantra “Non permettere mai a nessuno di dire che non puoi fare una cosa”.
Ma anche un completino di calcio della Roma, per non dimenticare la tua tradizione, il gioco, il divertimento e le tue origini – una serie di messaggi che lui mi avrebbe voluto mandare visti in maniera più intima e profonda.
Una pistola perché quand’ero bambino mi piaceva giocare con le pistole giocattolo, dunque sono andato a creare dei presupposti per ritornare a giocare. Una volta giocai carte con lui. Tutto questo vestito con i suoi abiti da lavoro, proprio quelli, giacca e cravatta.



Cosa vorresti suggerire a chi desidera seguire il tuo stesso percorso?

È la libertà che ti può condurre alla felicità, a volte non ce ne rendiamo conto. Adesso sono cosciente che ho raggiunto un livello autocoscienza che prima non avevo, è una costante ricerca di qualcosa che ci fa stare bene, che basta a me, senza doverla necessariamente divulgare.

Per fare questo ho iniziato a sperimentare, a scrivere insieme a un gruppo di amici. Sfruttando anche quello che ho imparato dal mio primo lavoro – “Faccio delle presentazioni che neanche Elon Musk” – stiamo realizzando un lungometraggio sul tema della cancellazione dei colori in politica. “PUTSCH” – seguaci – scritto da Costanza Bongiorni, diretto da Marco Armando Piccinini e soggetto ideato da me, parla di un giovane influencer che crea un partito politico insieme ad altri influencer, sotto il nome di Nuovo Mondo, basato su dei valori più nobili di oggi: ecosocialismo e retaggi culturali della nostra nazione, presentato da un trailer già pronto di grande impatto.
Un progetto ambizioso, scritto in due anni, con l’intento di promuovere volti nuovi attraverso un tema di grande attualità.
Questo è solo uno degli ultimi progetti che rappresentano la somma di tutte le esperienze condivise con le persone che incontri in questo meraviglioso percorso.

Look cover: canotta e pants LES HOMMES

Photographer and art direction: Davide Musto

Styling and interview: Rosamaria Coniglio

Production: Alessia Caliendo

Location: Coho Loft Roma

Food: Avocado Bar Roma

CATCHING THE MOON – A GRAVITY NOVEL

“The winter is coming”! Questo novembre segna lo spartiacque tra un anno che volge al termine, con i suoi controsensi, le evoluzioni di uno stile libero e valori estetici rinnovati da interpretare con determinazione. Con la complicità di un’accurata selezione d’icone di stile senza tempo, gli irrinunciabili accessori col pedigree per muoversi con successo nella giungla urbana.  





Photography: Umberto Gorra

Creative director: Gianmarco Chianese

Piove ancora: il nuovo album di Silent Bob & Sick Budd

Dopo lo straordinario successo virale del suo primo album d’esordio “Piano B” che solo su Spotify ha superato oltre 50 milioni di ascolti, esce Venerdì 5 Novembre in fisico e digitale “Piove ancora” l’atteso nuovo album di Silent Bob, una delle migliori penne della nuova scena urban contemporanea. Il disco in uscita su etichetta Bullz Records, licenza esclusiva Believe Artist Services, è prodotto interamente da Sick Budd, geniale producer che insieme a Silent Bob ha saputo disegnare un’identità musicale unica ed inconfondibile.



“All’inizio non sapevo da dove partire per scrivere questo disco – dichiara Silent Bob – Continuavo a scrivere pezzi e registrare provini ma niente andava come doveva e come volevo.

Era iniziato da poco il primo lockdown e mi trovavo con una casa affollata e senza privacy e tante insoddisfazioni. Una strana sensazione di fallimento mi perseguita da sempre ma pensavo si sarebbe affievolita dopo il successo del mio primo disco. Dopo settimane senza ascoltare musica o guardarmi allo specchio, all’improvviso una notte mi sono sentito come trainato da una forza esterna che mi ha finalmente spinto a scrivere tutto quello che volevo, come volevo, senza più pensare a chi c’era fuori e a cosa volesse da me. E’ così che quella notte nacque Piove Ancora, il brano che ha dato poi il via all’intero nuovo album. Da lì in poi sono riuscito ad approcciarmi ad ogni mood ed a ogni nuovo brano come volevo davvero. Era passato già molto dall’uscita del primo disco e tutto quel periodo di fermo di tristezza e di solitudine mi ha aveva inevitabilmente fatto crescere. Ero diverso dagli anni prima, lo sentivo. Non mi serviva più l’aiuto o la compagnia di altre persone, avevo tutto dentro quello che volevo esprimere. Ho scavato per mesi dentro di me senza trovare nulla ma quando stavo per mollare e crollare definitivamente, ecco una luce.  Piove Ancora è stato scritto da un ragazzo che scava senza sosta per trovare il peggio di sé stesso, una sorta di autolesionismo. Quando lo trova, come fosse un tesoro oscuro, lo fa suo e lo trasforma in parole. Piove Ancora è la lucida trascrizione della tempesta che avevo dentro di me e che spesso si ripresenta. Ogni brano che ho scritto è servito come a ripulire il disastro che era rimasto, a buttare fuori i vetri rotti e i cocci che si erano accumulati. Quello che vedono i tuoi occhi può sembrare più bello e più sereno ma se all’interno c’è ancora maltempo, nulla ti può soddisfare.

Ora che ho sputato fuori tutto e tutto è tornato pulito e limpido, all’interno non sono comunque tranquillo perché so che come sempre pioverà ancora.”

Grazie ad un sound ammaliatore che rimane nelle orecchie sin dai primi ascolti “PIOVE ANCORA” è un disco di autentica verità che unisce in un tutt’uno davvero inedito e sorprendente l’inconfondibile flow di Silent Bob e il tappeto sonoro a tratti old school e black di Sick Budd, una coppia ormai di fatto che negli anni è diventata affiatata, creando un legame indissolubile.

La rabbia che contraddistingue la scrittura di Silent Bob è la stessa di due anni fa, l’insoddisfazione maggiore e il processo di riflessione indotto dallo stato di isolamento anche a causa dei vari lockdown gli hanno consentito di scavare più a fondo nel suo essere artista portando a galla un’ “anima black” ancora più intensa. “Piove ancora” intende sancire la presenza stabile di Silent Bob nel panorama musicale contemporaneo, confermandosi a pieno titolo tra le nuove leve più interessanti ed originali della nuova scena italiana.

Il disco s’impreziosisce inoltre di collaborazioni con alcuni degli artisti più significativi della scena urban: da Emis Killa nel brano “Potevamo”, a Speranza in “9×19” non manca il feat con Drast (Psicologi) in “Baci di Giuda”, tutte collaborazioni sono dettate da reciproca stima artistica e personale.

Silent Bob al secolo Edoardo Fontana, è un giovane artista classe 1999 che arriva dalla provincia pavese capace di unire retaggi di un suono moderno con l’attitude del classico Rap in stile anni ‘90. In lui coesistono in perfetto equilibrio molteplici sfumature ed influenze musicali: dalle melodie della Trap, all’eleganza del Jazz, senza dimenticare il dolore del Blues e la rabbia autentica del Rap.

Dopo il più classico dei percorsi alla scoperta dell’Hip-Hop tra jam e battle di freestyle, nel 2017 partecipa ad un contest e si guadagna un posto nel roster di Bullz Records, etichetta indipendente milanese. Fondamentale nel disegnare la sua identità sonora e musicale è l’incontro con Sick Budd, beatmaker, producer socio della label, che lo porta ad una costante evoluzione della scrittura, via via più semplice e concentrata sul significato, e ad una sempre più caratterizzante valorizzazione del timbro.



TRACKLIST – PIOVE ANCORA

  1. Da 0 a 100

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Oh no

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Potevamo (feat. Emis Killa)

Autore: Edoardo Angelo Fontana, Emiliano Rudolf Giambelli

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd, Emis Killa

  • Gucci falsa

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Baci di Giuda (feat. Drast)

Autore: Edoardo Angelo Fontana, Marco De Cesaris

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd, Drast

  • Blood nero

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Piove ancora

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • AK

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Sotto controllo

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. OK

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. Me VS Me

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. Come il mondo

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. Vedova nera

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. 9×19 (feat. Speranza)

Autore: Edoardo Angelo Fontana, Ugo Scicolone

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd, Speranza

  1. Pezzi di strada

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

Ufficio stampa e comunicazione SILENT BOB & SICK BUDD

Christian Moioli – [email protected] – cell.366/8135202

Alla settima edizione di Fashion Graduate Italia, i giovani creativi della moda del futuro

Si sono concluse il 25 ottobre le sfilate in presenza della settima edizione di Fashion Graduate Italia, la prima e unica fashion week gratuita e aperta al pubblico, promossa dall’Associazione Piattaforma Sistema Formativo Moda, volta a promuovere i volti delle nuove generazioni di creativi. Una risorsa da tutelare e sostenere, nell’ottica di fornire gli strumenti adeguati alla crescita del sistema moda di nuova generazione nel mercato mondiale. Il prezioso contributo delle Accademie, Istituti e Scuole di moda italiane, approda a FashionGraduateItalia2021|ComeUp! Una manifestazione di tre giorni di sfilate, esposizioni, talk, masterclass, workshop e job placement.

Una reazione positiva a due anni di comunicazione esclusivamente digitale, un nuovo momento di aggregazione e di confronto in cui i materiali e l’artigianalità sono stati i grandi protagonisti di questo evento, arricchito da uno storytelling sulla vita e le esperienze all’interno delle scuole di moda, attraverso oltre 70 video pillole di making-of, girati direttamente dagli studenti delle scuole partecipanti.

La settimana si è aperta con i progetti dei talenti diplomati in Fashion Design di Ied Italia. Dalle forme essenziali ma lontane dalle strutture convenzionali di Chiara Autiero, a quelle scultoree interpretate in una varietà di bianchi di Paolo Belleri; Dara Silva Bulleri celebra l’eredità culturale afrobrasiliana assecondando i loro tipici canoni estetici e spirituali, Andrea De Simone ha disegnato una collezione che intende abbattere differenze culturali e sociali, elogiando la diversità individuale e l’unicità di ognuno; Yoana Dimitrova parte dalla bellezza del Monte Everest per realizzare capi ispirati alla fusione tra natura e anima, alla tradizione di luoghi lontani, al viaggio fisico, ma anche emotivo e culturale. Alessia Giacchetta racconta l’individuo facendo perno sulla sua memoria, i ricordi e le esperienze che ne determinano la personalità; Valeria Nicoletti vuole superare la paura del nemico che ci ha sopraffatti rendendoci tutti uguali, concentrandosi un nuovo concetto di bellezza e Gaia Romoli pone nuovamente l’attenzione sul volto che nei mesi di pandemia è stato privato della sua espressività e, per questo, in ogni suo outfit riporta un’emozione, un’espressione facciale, uno stato d’animo.


Dall’Accademia di Costume e Moda, gli studenti del Master in “Alta Moda, Fashion Design” hanno fatto sfilare dettagli di alta manifattura, tra motivi floreali sapientemente applicati in una rinnovata immagine che mette indiscutibilmente in primo piano la ricerca dei materiali preziosi, in un progetto sostenuto da Maison Valentino, Tessitura Stamperia Luigi Verga e Museoa Cristobal Balenciaga. Dai tulle, a sete e taffetà nelle creazioni di Angelo Raffaele Masciello e Caterina Ciavattella, e nei tagli asimmetrici dei pellami rivisitati nella visione futuristica di Ehtnesh Delle Curti. La couture maestosa di Isabella Giovannini, fatta di volumi sofisticati tra velluti e broccati, si contrappone alle suggestioni rock, dalla personalità più audace ma non per questo meno preziosa di Paula Ferandez Alvarez, definita da tubini e corsetti in pelle laserata fino a prendere le sembianze di una rete. Come i pattern delle tuniche tanto amate dal maestro Klimt, sono i pavet di chiffon che in un gioco cromatico si fondono sugli abiti blazer e i long dress di Silvia Manzara.

@danieleventurelliphotos

Zih Ling Chen e Louis Lanting, sono gli studenti di Domus Academy hanno reinterpretato gli iconici brand PepsiMAX (Zih Ling Chen) e Rockstar (Louis Lanting) in collezioni moda innovative e sostenibili che verranno esposte presso alcune sedi PepsiCo, tra cui il Design Centre di New York.

IDENTITA’ è la parola d’ordine di questa edizione che ha visto dieci collezioni degli alunni di Accademia della Moda Iuad. Personalità autentiche messe a confronto, che esprimono attraverso il valore del costume – profondamente radicato nel nostro paese – la libera espressione di una società fatta di uomini e donne dallo stile libero da preconcetti di genere, in cui gli unici valori che contano davvero sono sartorialità e artigianalità che si scompongono come il cubo di Rubik o con la tecnica del kintsugi giapponese, ma anche uno sguardo a tecniche a telaio filippine o il macramè che dà vita ad un metissage tra Oriente ed Occidente. Tutto questo legato dal comun denominatore della sostenibilità attraverso il recupero e la trasformazione degli scarti di tessuto.

La collezione “homo homini lupus” di Raffaella Petraccaro presenta l’individuo nel suo egoismo, in una società  alienata da una routine fatta di sete di successo, lavoro e produzione nevrotica.


Il progetto “Episodio 22” è un flash della mia mente, del suo ideatore, Michele Ricci che ha come protagonista un’identità che è una tela grezza in cui i contrasti convivono. L’interiorità della donna viene esasperata da lla sua a senza volto attraverso un uso sapiente di maglieria, calze a rete che ricoprono il corpo nella sua totalità.

Michelle Giambi con il suo progetto “Yowai” si basa sulla tecnica kintsugi giapponese, una derivazione della filosofia wabisabi, nella quale il tema dell’imperfezione rappresenta un valore.

La collezione ‘Contesto’ di Elena Sofia Casolaro unisce attraverso il macramè e un match insolito di materiali, Oriente ed Occidente. Un lavoro attento ai dettagli artigianali in corda si posa su tuniche in lana e cappotti in pelle.

“Ala ala” è una collezione che rappresenta la cultura e le origini filippine di Johna Mae Gardose, le lavorazioni tipiche del suo paese come la tessitura a telaio, si sposano con i volumi delle maniche a sbuffo.


Annalisa Palmisano si ispira, per la sua collezione “Incastro perfetto” al cubo di Rubik e combina sartoria con modellistica sperimentale. Una composizione di tagli netti, rielaborano la struttura dei capi, tra vuoti e pieni, enfatizzando le forme attraverso lo spessore della lana.


Raffaella Cinquegrana rilancia una couture di volumi, in un trionfo di tulle e tricot. Quasi ad evocare un ricordo d’infanzia o un non luogo romantico mai esistito, ma costruito con sapiente abilità.

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti ha presentato un progettoquantomai attuale, “NABA-PLANET dresses”fortemente incentrata sulla necessità del pianeta che abitiamo di vestirsi di nuovi valori e di identificare nuovi linguaggi per raccontare la moda, ponendo al centro il senso di responsabilità e di consapevolezza come strumento creativo, senza tradire i valori estetici su cui si basa la nostra tradizione di moda e costume. I progetti che hanno sfilato sono stati quelli di Nicola Cudazzo, Marco Santini, Lucia Carmagnola, Francesca Quagliano, Oliver Stromsater, Andrea Boccadoro del Triennio in Fashion Design e Silvia Cannarella, Julia Cristina Salvarani Diez, Bartu Basoglu, Matteo Turchi, Arianna Gaudioso del Biennio Specialistico in Fashion and Textile Design.

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti_photographer Davide Marchesi
Naba Arianna Gaudioso

“TIT’S UP” è la nuova campagna di Chitè Milano – la prima lingerie sartoriale Made In Italy

Crediamo nei 35 secondi che quotidianamente ogni donna dovrebbe dedicarsi, al mattino, di fronte allo specchio: uno spazio in cui racchiudere il tempo per connettersi con la propria essenza. Fiere, vulnerabili, coraggiose. 35 secondi per ritrovare l’equilibrio con sé stesse e con il mondo. Crediamo nel valore immenso di questo tempo minuscolo, perché ognuna possa ritrovarsi e amarsi nella propria pelle e nel proprio corpo, per essere in grado di amare il mondo. C’è chi dice “petto in fuori”: un gesto che solleva il cuore per gettarlo oltre l’ostacolo senza guardarsi indietro. Da donna a donna, noi diciamo: oggi, domani e sempre, TITS UP!” dichiarano Chiara Marconi e Federica Tiranti, founders di Chitè Milano.

Con queste parole le fondatrici di Chitè Milano, Chiara Marconi e Federica Tiranti, rispettivamente CEO e Direttore Creativo, celebrano il senso profondo di un brand sostenibile di lingerie creata per tutte le donne, per valorizzarle attraverso la ricerca di tessuti preziosi come la seta e una selezione accurata di dettagli esclusivi, come un merletto che sembra essere stato recuperato dal baule di un corredo d’altri tempi. Una campagna, quella di Chitè, che mostra tutta la bellezza del corpo femminile, quella che appartiene a ogni tipo di donna, di ogni età, peso forma o etnia. Chitè è la prima lingerie totalmente artigianale, creato da donne per le donne, in laboratori artigianali indipendenti nel cuore delle Langhe – in Piemonte – con un caratteristico design raffinato e dalle linee delicate che diventano una carezza per il corpo.

Dalle capsule collection create col recupero di materiali “pregiati” che altrimenti andrebbero dismessi, ai made to order – prodotti customizzati, fatti su misura – per rispondere a un’idea di comfort e gusto estetico creato a posta per te, sotto il concept rivoluzionario di MyChitè.
Partendo dall’idea vincente che l’empowerment femminile parte dall’amore per se stesse e per la propria “libera” femminilità.

Haroun Fall rischia tutto. “Attraverso il cinema voglio cambiare il mondo”

L’abbiamo scoperto attraverso il successo della serie “Zero” di produzione Netflix, ma possiamo assicurarvi che una carriera brillante è sulla strada Haroun, affascinante talento di questa seconda generazione di attori che sta restituendo valore e identità al cinema italiano. Ha un modo di approcciare al suo lavoro quasi come una missione, volta a costruire, tassello dopo tassello, un percorso artistico definito e selezionato da sceneggiature che abbiano un senso profondo e una finalità oggettiva, che riescano a trasmettere un messaggio importante. Haroun ha le idee chiare e la sua passione per questo lavoro, come in tutto quello in cui si mette, ha il peso di tutta l’energia che ogni giorno si alimenta nella ricerca di progetti sempre più ambiziosi, di ruoli complessi e importanti, di un’interpretazione in grado di dare a ogni storia una sua caratterizzazione originale. Haroun vive ogni istante con una motivazione straordinaria, caricando di significato esperienze, oggetti e pensieri che alla maggior parte degli individui passano accanto con la rapidità di un treno ad alta velocità.

Quello a cui vorrei arrivare è avere la possibilità di scegliere i progetti più adatti al mio percorso per poter essere fedele alla mia identità


Haroun Fall e Madior Fall

Parliamo delle tue origini e del tuo primo approccio alla recitazione. Da cosa sei rimasto affascinato in prima battuta, del mondo del teatro o del cinema? chi ti ha sostenuto?
La cosa che più mi fa piacere delle mie origini è che ha un legame molto forte col percorso che ho fatto per arrivare al mondo dello spettacolo, perché sono stato affidato all’età di 8 mesi e poi ho fatto un reinserimento in famiglia. Questo passaggio ha inciso moltissimo sul mio stato emotivo e sulla mia identità personale, al punto che da bambino mi è stato diagnosticato un iperattivismo. Fu allora che i miei genitori hanno deciso d’iscrivermi a un corso di teatro, che mi ha permesso di dare sfogo a tutta quella energia, e poi di appassionarmi a questa professione.
Ricordo che nel corso di quelle prime esperienze interpretai uno dei bravi dei promessi sposi, e lì, per la prima volta, entrai nell’ottica del significato d’interpretare il ruolo di qualcuno che fosse diverso da me, di essere un altro. Mi ha fatto scoprire la possibilità di vivere emozioni che altri potevano aver vissuto, condividendone debolezze e fragilità.
Una docente del Teatro Nuovo di Torino, Franca Dorato, mi venne a vedere e fu la prima persona a convincermi di tentare un’audizione, e di studiare in una scuola che avesse nel suo programma un percorso artistico. Ho passato 6 anni in questa scuola, e più crescevo, più mi rendevo conto di quanto fosse importante avere la responsabilità d’interpretare un ruolo. Terminati gli studi, riuscii ad entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, da dove sono usciti anche Miguel Gobbo Diaz, io e Germano Gentile, solo tre persone accettate. Essere la terza persona di colore a entrare in Accademia mi ha fatto sentire un forte senso di responsabilità: potevo rappresentare la voce di coloro che quella voce non potevano averla.

I miei genitori mi hanno sempre sostenuto in questo. Sono cresciuto secondo il principio che devi fare bene quello che ti piace, perché determinerà la tua felicità e il tuo scopo, i soldi sono una conseguenza. C’è un percorso artistico molto importante alla base, sfruttare il proprio talento.

Ma c’è anche un’altra persona che ha avuto un ruolo fondamentale sulla mia formazione: Luca Rubenni, il mio manager. Lui mi ha sempre spinto a fare provini su personaggi fuori ruolo, personaggi non scritti a posta per me. Con la consapevolezza che fosse l’unico modo per rompere il sistema, per aprire un varco per farmi notare, interpretando personaggi che non fossero i soliti clichè destinati agli attori di colore.
Il nostro obiettivo comune è quello di entrare nell’industria cinematografica attraverso la preparazione, con un approccio meritocratico, fatto di passione e lavoro costante. È per questo che non voglio sprecare neanche un’occasione che la vita mi presenta, e rendere le persone che mi hanno selezionato, fiere della loro scelta.


Haroun Fall e Madior Fall

Ogni fase della nostra vita è segnata da progetti che stabiliscono la nostra direzione e ne forgiano la personalità. Qual è la tua direzione personale adesso? Cosa vuoi trasferire alla gente che vede recitare?

Non esiste un’unica direzione. In questo momento io sono diviso tra famiglia – che è un vero macrocosmo – e il lavoro, attraverso il quale voglio trasmettere valori e personalità, al di là del mercato, con la possibilità di scegliere i progetti più interessanti. È di fondamentale importanza approfondire l’aspetto sociale, attraverso l’arte. La nostra società si sta muovendo verso un bipolarismo che si prende gioco dei diritti delle persone, soprattutto dopo la pandemia. A questo proposito io ho la fortuna di essere un megafono per la gente e cerco costantemente di rispettare e far valere l’opinione di un mondo al di fuori di me, lottare per quello che per me è giusto. Su questo non mi tirerò mai indietro. Perché se da un lato è un mio diritto, in questa fase della mia vita diventa un mio dovere non interrompere le lotte che intere generazioni hanno fato per i loro diritti: dalle donne alle persone di colore, perché noi siamo il frutto di migliaia di anni di storia. Al di là del mercato, è importante prendersi il rischio di quello che comporta quest’impegno e fare ciò che è giusto.

Hai coraggio e valori autentici che ti contraddistinguono da molti altri artisti della tua generazione.

Faccio parte di un’Italia di nuova generazione che sta ritrovando una nuova identità cinematografica. Ci sono nomi importanti che stanno elevando il valor del cinema italiano: da Matteo Garrone a Paolo Sorrentino, a Mattero Rovere. Anche Pietro Castellitto sta facendo un percorso molto interessante. Credo che tutti abbiamo il dovere di pensare dove stiamo andando, e seguire il nostro percorso senza aver paura di essere giudicati. Per me vince l’essere umano, vince chi ha un obiettivo.

Se dovessi scegliere un personaggio più consono alla tua personalità, chi vorresti interpretare?

Senza dubbio quello di Leone Giacovacci, raccontata nel libro di Mauro Valeri “Il Nero di Roma”. È la storia di un pugile nigeriano che scappa dall’Italia durante l’epoca fascista e si rifugiai in una nave mercantile inglese. A Parigi cambia identità e si fa chiamare Jack Walker. Riesce a diventare un pugile di successo sotto il fascismo di Mussolini. Vince tutti i match, ma non gli fanno vincere il titolo europeo perché osteggiato da Mussolini per il colore della sua pelle e finisce la sua vita da portiere di un hotel a Milano. Una storia vera ricca di significato. Un pezzo della nostra storia italiana, di chi come tanta gente ha difficoltà ad essere riconosciuto italiano all’interno del proprio Paese, dove veniva chiamato il “mulatto di Trastevere”
Palomar ha acquistato i diritti per farne un film.

Un’altra storia che vale la pena di essere raccontata è legata a uno scandalo giudiziario in America.
Kalief Browder è finito nel carcere di Rikers Island, dove si scopre essere stato vittima di terribili violenze, a 16 anni, per il furto di un portafoglio. Era il 2010. Non è mai stato processato. Non gli è mai stata contestata alcuna accusa. Lui ha sempre negato di aver rubato. Dei mille giorni passati in carcere, Kalief ne ha trascorsi circa seicento in cella d’isolamento. A Rikers Island, nel febbraio 2012, ha cercato di uccidersi più volte, finendo per riuscirci. 



Il biopic a livello cinematografico è il mezzo più potente per trasmettere con efficacia storie portatrici di valori che facciano da denuncia e rappresentino uno strumento per cambiare le cose nella nostra società.
Dovremmo usare un
codice di comunicazione internazionale, con l’intenzione – a priori – di lanciare le nostre produzioni all’estero. 

Hai dei modelli cinematografici a cui fai riferimento o che hanno indiscutibilmente fatto parte della tua formazione?

Il primo che mi viene in mente è Denzel Washington che con la sua preparazione e il livello culturale del suo lavoro è un esempio vivo di questa professione, che non può prescindere da sentimento emozione e cultura. Lui è uno di quelli che ha saputo scegliere i suoi progetti ed è sempre rimasto fedele al suo percorso, per me un faro nel buio.
Uno dei registi che ha rivoluzionato il cinema dell’epoca moderna è senza dubbio David Lynch con Mulholland Drive – un punto di riferimento – e Christopher Nolan con Inception – un vero capolavoro.
Martin Scorsese, parte fondamentale della storia del cinema che molto ha in comune col nostro Neorealismo. Ma anche Leonardo di Caprio è un attore e un produttore straordinario che col suo attivismo sta veramente facendo la differenza.
Di John Carpenter mi piace il suo metodo, schematico e minimalista, con un’attenzione particolare al racconto dei soggetti “invisibili”, i meno fortunati della società.

So che ami la musica e, tra l’altro, balli molto bene. I tuoi artisti preferiti?

Etta James, Whitney Houston, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, sono modelli di rifermento per la musica e posso dire che nel mondo pop l’unica che può cogliere questa importante eredità è Beyoncè, o Michael Jackson al maschile, che è stato un performer e artista straordinario.
Mi piace Kanye West che negli ultimi anni ha avuto modo di affrontare il tema del controllo della mente, a causa del suo bipolarismo, apprezzo il modo in cui ha imparato ad affrontarlo. Ma anche Amy Winehouse, Tony Bennett – cito nomi del passato perché è l’eredità che ci portiamo dietro per creare la musica che stiamo creando adesso. Adele è straordinaria, che tra l’altro è il nome che ho dato a mia figlia.
Tra l’altro io canto e il genere che preferisco di più è il musical, di cui ho fatto qualche esperienza in teatro.
Adoro Le Miserable, Rent, Billy Elliott, Jakyl & Hyde con la sua Confrontation.
Il musical è una forma d’arte molto complessa per un artista perché ti costringe fare i conti col tuo corpo: devi saper ballare, cantare e recitare contemporaneamente. Quando parlo di musical, mi riferisco a quello teatrale, non cinematografico.

In questo Paese dovremmo dare una connotazione al teatro più democratica e anche più accogliente, come proposta per i giovani, ma soprattutto che diventi più accessibile ai ceti sociali diversi, anche a livello economico. Il teatro ti aiuta ad imparare meglio la lingua, innamorarti e sentirti parte del paese in vivi. È una cosa su cui la politica dovrebbe lavorare. La cultura è il motore, l’alimentazione della nostra società, la strada verso la costituzione di una civiltà, ce l’hanno insegnato i greci secoli fa.


Haroun Fall e Madior fall

La gioia di una famiglia così giovane è una scelta controcorrente rispetto all’Italia del nostro tempo. Ti reputi un ragazzo fortunato?

Purtroppo, questa società non ti mette nelle condizioni di desiderare qualcosa di diverso da noi, come dedicarti al progetto di una famiglia con un altro essere umano. Ti fa perdere l’idea di investire a lungo termine, perché siamo ormai abituati a un sistema consumistico anche emotivo. Quindi riuscire a decidere di rischiare e trovare una persona con cui costruire un progetto di vita è difficile sia per i valori da cui siamo bombardati, sia dal punto di vista economico.
Fare un investimento su un’altra persona significa anche fare una rinuncia, ma è importante tenere presente che tutto quello che nella vita ha un valore, implica una rinuncia su qualcos’altro.
Io ho avuto mia figlia nel 2020, un momento in cui il mondo – dopo la pandemia – ci ha un po’ cambiati. Per me rilanciare su un’altra vita è una scommessa positiva per il futuro.
Insegnare a un’altra persona a vivere mentre io sto imparando a vivere. Non voglio fare gli stessi errori che hanno fatto i miei genitori biologici, ma continuare il percorso che hanno fatto i miei genitori adottivi, aiutandomi a superare i miei limiti, le mie paure e per arrivare alla consapevolezza di quale direzione volessi intraprendere, imparando ad accettare me stesso in relazione agli altri, perseguendo obiettivi e ambizioni. Quello che spero è di poter trasmettere la stessa cosa a mia figlia, avendo uno scarto generazionale minore, avendola avuto così giovane. Credo che non ci sia una scelta più bella di quella della vita.

Hai uno stile decisamente ricercato, il tuo rapporto con la moda va oltre il concetto di fashion victim.

L’estetica è importante ma senza contenuti non ha alcun senso.
La moda è un costume di scena. La possibilità di vestirmi e di cambiarmi mi dà la possibilità di essere un’altra persona, di esprimermi e di essere quello che voglio essere in quel momento, è talmente istantaneo l’impatto visivo iniziale con la gente che mi piace poter scegliere come pormi, attraverso i vestiti. Ultimamente sono attratto da Rick Owens, Balenciaga e Balmain: Oliver Rousting sta facendo un lavoro rivoluzionario anche nel suo rapporto con l’ambiente.
Sono attratto dalle forme più complesse, dal design di ricerca
Il lavoro di Kanye West con Adidas lo trovo veramente originale, interpretando in un modo più sofisticato l’universo dello street style.

Consiglieresti due libri ai nostri lettori?

Due libri: “L’insostenibile leggerezza dell’essere” e “Sunset Limited” di Cormac McCarthy da cui è stato tratto un film con Samuel L. Jackson. Una drammaturgia contemporanea in cui il bianco e il nero (così sono definiti) vivono chiusi in un appartamento confrontandosi e scontrandosi su temi esistenziali, ad un ritmo serrato di botta e risposta.


Photographer: Davide Musto

Fashion Editor: Rosamaria Coniglio

Grooming: Claudio Furini

Haroun e Madior wear John Richmond

Breitling accende ancora una volta i motori delle auto storiche del Trofeo Milano

Si è conclusa la 15ª edizione del Trofeo Milano, un appuntamento ormai irrinunciabile per tutti gli appassionati del genere, che ha visto sfilare le auto e moto storiche del Club Milanese Automotoveicoli d’ Epoca. Come da tradizione, Breiting, celebre strumento di precisione di casa svizzera, ha patrocinato l’evento in un suggestivo percorso che ha coinvolto circa 80 auto e 30 moto costruite entro il 1970, dall’Ippodromo di san Siro al celebre Museo di Alfa Romeo ad Arese, fino al consueto rientro tra le mura del Castello Sforzesco sotto le suggestive luci del tramonto, alla presenza dell’influencer Gian Maria Sainato e di Gian Maria Gabbiani – campione mondiale di Offshore e pilota italiano di Gran Turismo.

In questo contesto esclusivo per gli appassionati di autoveicoli d’epoca, tra modelli passati alla storia e affascinanti prototipi mai lanciati sul mercato, Breitling ha lanciato tre modelli da collezione dedicati alle classiche auto sportive degli anni ’60. I Top Time Classic Cars si ispirano infatti all’eleganza senza tempo della Chevrolet Corvette, alla Ford Mustang e alla Shelby Cobra, tre icone della cultura automobilistica americana.

Dalla Sala Giulia del Museo Alfa Romeo, che ha riaperto nel 2015 con un criterio espositivo rinnovato per raccontare la storia dell’Alfa – con 180 macchine e 200 motori – Patrizia Aste, Amministratore Delegato di Breitling Italia, ha trasmesso tutto il valore del brand in un suggestivo excursus della storia dei suoi modelli più iconici.

La sua figura ha portato in casa Breitling, un approccio ancora più dinamico su diversi livelli d’interesse: dal solido piano dell’Heritage del brand al coinvolgimento dei nuovi protagonisti nazionali e internazionali del settore dello sport d’azione, andando a toccare universi competitivi meno scontati ma sempre di alto profilo e grazie a progetti speciali sorprendenti di ampie vedute per appassionati e players del settore che riescono a trovare spunti di sempre maggiore in un brand in continua evoluzione.

La passione per il mondo dell’alta orologeria è sempre stata presente nel DNA di Patrizia Aste?

A onor del vero mi è venuta strada facendo, perché all’inizio della mia carriera ero nel mondo del lusso e dello sport, elementi in ogni caso presenti nell’universo Breitling. Quando sono entrata in Breiltling ho sviluppato negli anni passione e conoscenza per un settore così ricco di valori che può veramente restituirti moltissimo.

Qual è il segreto di una visione così aperta e trasversale? Sicuramente il tuo know- how che affonda se sue radici anche dal mondo dello sport spiega il tuo approccio strategico più dinamico.

Il processo di vendita non riguarda solo il rapporto finale tra prodotto e consumatore, ma implica un processo di fidelizzazione e innamoramento dei valori del brand che deve essere completo e continuativo. Deve mettere insieme un mondo esperienziale. Sicuramente per me è stata un’attitudine naturale valorizzare tutte le realtà che esistono attorno a un prodotto che parecchio da raccontare come Breitling.

In un momento così decisivo per il futuro del nostro pianeta, le scelte delle aziende produttrici hanno un ruolo fondamentale e Breitling ha dimostrato più volte di saper prendere parte al tema del cambiamento, attraverso attività concrete, volte a preservare l’ambiente. Cosa c’è in cantiere per il futuro del brand sul piano della sostenibilità?

Breitling è molto all’avanguardia rispetto al settore orologiero, abbiamo una divisione specializzata a livello internazionale che ha i suoi rappresentanti nei vari paesi: si tratta di un gruppo di giovani appassionati che ci coinvolgono nei loro progetti e ci aiutano a cambiare le nostre abitudini. Il passo forte è stato il cambio totale del packaging Breitling, due volte sostenibile perché fatta al 100% con bottiglie in pet riciclato, che si compone e scompone come un origami, e diventando molto piatto nel trasporto, ci permettendo di risparmiare co2 in fase di trasporto.

Ovviamente per chi lo desiderasse, può avere la scatola tradizionale, ma lì è richiesta una donazione che va a compensare l’impatto ambientale della loro scelta, offrendo un contributo volontario alla SUGi per ripristinare la biodiversità e rigenerare gli ecosistemi delle foreste urbane.

Inoltre, i nostri cinturini in ECONYL® sono interamente ricavati da reti da pesca recuperate dai fondali marini.

Breitling nel mondo femminile. Sembra un tema molto presente all’interno del progetto Breitling. Il recepito sul pubblico è altrettanto forte? Prevedete iniziative esclusive dedicate a questo pubblico in futuro?

La donna rappresenta il 50% del mercato orologiero, sia per la passione femminile che porta le donne ad acquistare una gamma alta di esemplari, sia per la scelta maschile di regalarlo al pubblico femminile.

Noi abbiamo dedicato alla donna due modelli iconici dell’Heritage del brand: il Chronomat e il Navitimer, creando delle versioni che possono essere indossate anche da un polso più sottile. I Superocean Pastel Paradise sono delle capsule collection create in nuances più fashion – limitate nella produzione – che permettono delle evasioni un po’ più modaiole e colorate. 

Inoltre, in occasione del lancio de Chronomat 36 e 32, abbiamo scelto di raccontare il mondo femminile attraverso la Spotlight Squad con Misty Copeland e Yao Chen e Charlize Theron: donne che al di là del loro fascino, hanno raggiunto importanti traguardi, e sono portatrici di importanti valori umani, attraverso concrete opere filantropiche, donne in cui ci riconosciamo.

Si parla tanto di nuove generazioni. Qual è la strada giusta per coinvolgere il pubblico della cosiddetta generazione Z?

È bene ascoltarla perché loro sono portatori di valori, e le nostre azioni hanno un riflesso sul loro giudizio. Il nostro progetto “Clean up” in tutte le parti del mondo, grazie all’aiuto di varie organizzazioni, è un’opera di sensibilizzazione molto importante che abbraccia i messaggi valoriali molto cari alla nuova generazione. Lo facciamo anche abbracciando il mondo del surf che fa appealing sui ragazzi, con atleti di grido come kelly Slater che ha un suo brand di abbigliamento sostenibile Outerknown, impegnata a migliorare le condizioni delle persone e del pianeta.

Una curiosità per il nostro pubblico, per una donna dalla personalità così forte e apprezzata dal settore. Qual è il modello che preferisci di tutte le collezioni Breitling?

Naturalmente ne indosso parecchi, mi piace cambiarli, avendone la possibilità. Ma mi sento sempre a mio agio con il cronografo maschile al polso, mi piace l’orologio di taglia generosa. Al momento il Super Chronomat 44mm con una cassa piuttosto sportiva che può contare su una meccanica molto raffinata, in acciaio oro rosso, un bel contrasto tra lo sportivo, un’eleganza raffinata e una meccanica di precisione eccellente.

breitling
Gian Maria Sainato

Il suo hashtag #Squadonamission, si fa interprete della personalità vincente di un brand che ha molto da dire a livello di cronometraggio sportivo e in tema di motori. I suoi valori si raccontano attraverso uno storytelling dinamico, fatto di esempi positivi che attingono dalla vita dei protagonisti del panorama cinematografico hollywoodiano come Brad Pitt, Charlize Teron e Adam Driver, a quella dei grandi campioni del mondo dello sport come il campione di surf kelly Slater, Toni Cairoli, Vincenzo Nibali, solo per citarne alcuni.

Grandi personalità provenienti da mondi diversi che raccontano le diverse personalità del mondo Breitling: da quello del Navitimer nato per le esigenze dei piloti professionisti che avevano bisogno di uno strumento che gli permettesse di leggere il calcolo della navigazione e del consumo di carburante terrestre, questo strumento di precisione è stato scelto anche dai protagonisti dell’universo musicale jazz. La sua versione Chronomat è stata indossata dalle frecce tricolore che insieme ai suoi piloti hanno creato 1983 l’iconico modello a loro dedicato. Nel 2020, in occasione del rilancio dell’intera collezione Chronomat, Breitling presenta anche la nuova, ultimissima edizione limitata dell’iconico orologio simbolo di un’epoca, il Chronomat B01 42 Frecce Tricolori, le cui caratteristiche distintive ricordano l’originario, omonimo modello degli anni ’80 e lo rendono immediatamente riconoscibile. La collezione Premier Heritage rende omaggio alla vera Founder Squad del brand: tre generazioni di uomini che hanno cambiato la storia del cronometraggio e reso Breitling quello che è oggi.  
Inconfondibile il Breitling Top Time caratterizzato dal suo quadrante Zorro indossato da James Bond nel celebre film Agente 007 – Thunderball (Operazione tuono) del 1965.

Lumenis ti porta nella “NuEra Tight”

L’innovazione si fa strada nel mondo dell’estetica d’alta gamma.
Un sistema rivoluzionario è arrivato dove nessuno, fino ad ora, era stato in grado di portare a buon fine la propria sperimentazione. Parliamo di uno standard in cui sicurezza ed efficacia sono due realtà costanti e concrete.
Da Lumenis, azienda israeliana pioniera nello sviluppo delle sorgenti ottiche per la chirurgia, nasce NuEra Tight: dispositivo d’avanguardia in grado di attuare contemporaneamente diversi protocolli di trattamento, nel corso della stessa seduta, in base ai diversi strati cutanei presenti nel paziente.

NuEra Tight è dotato, infatti, di diversi protocolli in grado di adattarsi al tipo di inestetismo del paziente: un sistema estremamente intelligente che rende ogni trattamento veramente unico, perché unico è ogni individuo. Questo grazie al controllo automatico della temperatura durante il trattamento, adattando, in questo modo, la potenza alle specifiche caratteristiche del paziente.
“Questo sistema arriva a correggere anche l’errore minimo che può fare l’operatore creando una temperatura costante, grazie al software che regola il calore in base a quello che registra la sonda, garantendo il risultato senza fare danno al paziente”, spiega Andrea Dazzan – Clinical Manger.


Un livello di personalizzazione straordinaria che già dalla seconda seduta riesce a far percepire i primi risultati”. Ci racconta il Dr Erik Geiger, il quale aggiunge che trattandosi di un macchinario medicale di grande precisione, necessita di una visita preventiva per studiare quale trattamento è indicato per le necessità del paziente. Ma qual è il campo d’azione di questo strumento innovativo? “Dalla riduzione del grasso, al rilassamento cutaneo, fino a una visibile riduzione delle rughe e della cellulite. Questo avviene attraverso le alte frequenze e il controllo automatico e personalizzato della temperatura (tecnologia focalRF) che stimola l’attività dei fibroblasti e migliora il flusso sanguigno, stimolando la produzione di collagene che va a rigenerare e rimodellare la parte trattata. Un vero trattamento custom made per il paziente” conclude il Dr Geiger.

Il Marina Militare Nastro Rosa promuove il Made In Italy e le eccellenze del nostro territorio

FOTO di Pietro Lucerni @pietrolucerniphotography

Si è concluso da poche settimane il Nastro Rosa Tour: un percorso in barca a vela tra le coste più belle d’Italia che ha celebrato il ritorno alle attività sportive di gruppo – in un sistema di massima sicurezza con equipaggi di massimo 3 persone – tra 8 suggestive tappe in cui gareggiano le 3 anime della vela: il double mixed offshore, le barche high performance e il kite foiling, eletta nuova disciplina olimpica a Parigi 2024 e in questa occasione strutturata in chiave di staffetta, con squadre miste, che ha reso la regata ancora più avvincente.

Riccardo Simoneschi

Abbiamo incontrato Riccardo Simoneschi – Presidente di Sailing Series International (SSI), azienda leader nella realizzazione di eventi “su misura”, specializzata – tra le altre cose – nelle principali competizioni velistiche internazionali. Simoneschi, che vanta un bagaglio esperienziale nel campo del management e della progettazione delle imbarcazioni, oltre ad avere ottenuto una serie di titoli importanti nel corso della sua carriera di timoniere, ci ha aperto le porte dell’affascinante mondo del Nastro Rosa Tour. Un ambizioso progetto, realizzato in stretta partnership con Difesa Servizi SpA, Società che si occupa di valorizzare gli asset del Ministero della Difesa da cui dipende,  volto a dare risalto ai luoghi più rappresentativi delle coste italiane, valorizzando tipicità ed eccellenze locali, da Genova a Civitavecchia, Gaeta, Napoli, Brindisi, Bari, Marina di Ravenna, fino all’ultima di Venezia.

Un giro d’Italia in regata, un percorso che utilizza il linguaggio della tradizione velistica, profondamente radicata nella nostra cultura, per portare avanti i valori italiani e promuovere i luoghi della nostra penisola nei suoi aspetti più autentici, che non sempre hanno la possibilità di essere messi in evidenza, ma che rappresentano parte fondamentale del nostro patrimonio culturale, come i fari e gli edifici costieri.
Un punto di vista innovativo su cui è essenziale puntare l’attenzione investire per il successo del nostro paese. “Un focus difficile da far arrivare al pubblico, che, proprio per questo motivo, richiede tutta la nostra attenzione e tutto il nostro impegno per raggiungere il cuore e l’attenzione della gente” dichiara Riccardo Simoneschi.

Il Nastro Rosa è l’aspetto di collegamento tra il nostro sport e tutti i valori e in progetti che portiamo avanti con Difesa Servizi e con la Marina Militare. Un percorso che si sviluppa attraverso i fari italiani, una risorsa importante da promuovere sulle nostre coste, insieme alla bellezza dell’Italia con il progetto Valore Paese Italia con l’aviazione francofona e i cammini” – “Non è un caso se tutte le nostre barche hanno il nome di un faro italiano”.
A tal proposito, l’impresa impegnativa ma di grande impatto sul pubblico, è già riuscita nella rivalutazione da parte dei privati di ben 60 fari che sono diventati luoghi d’ospitalità e oasi ambientali, conservando comuni valori e funzione.

Un programma che è stato, inoltre, arricchito da talk che hanno affrontato temi cari all’universo marino, come quello della posidonia, pianta diffusa solo in Italia e in minima parte nel nord dell’Australia, di vitale importanza per l’ossigenazione del nostro pianeta. E ancora la salvaguardia e la pulizia dei mari, affrontate con un approccio più scientifico grazie a WawingMeadows, associazione no-profit a questo dedicata.

A conclusione del Giro d’Italia, una cerimonia di premiazione, si è svolta nell’affascinante contesto dell’Arsenale Militare di Venezia, alla presenza di importanti cariche istituzionali che ha visto l’assegnazione del titolo Europeo (Bona-Zorzi) e Mondiale (D’Ali-Rossi) offshore e, tra gli altri,  del Trofeo Amerigo Vespucci -Capo di Stato Maggiore della Marina – attribuito al migliore equipaggio rappresentante le Forze Armate: ad aggiudicarselo è stato il Diam 24 della Marina Militare, condotto da Uberto Crivelli  Visconti, Francesco Linares e Giulio Calabrò.