CORE: atterra a Milano. L’hub internazionale che crea connection e scambio culturale

A pochi giorni dalla chiusura della settimana della moda, Milano sembra non avere nessuna intenzione di togliersi i riflettori di dosso e torna a far parlare di sé annunciando l’apertura di un luogo di grande spessore in termini di evoluzione sociale e culturale a livello internazionale. Il suo nome la dice lunga, CORE: infatti è l’esclusivo club ideato e fondato da Jennie e Dangene Enterprise nel 2005, che ha l’obiettivo di sviluppare interazioni, creando continue opportunità d’incontro tra i soci di ogni provenienza e generazione, dentro e fuori dalle sue mura.

Core Club Milano
Il Culinary Lab del nuovo CORE Club Milano

Si tratta del primo hub internazionale in Europa in cui il valore principale è la trasformazione, che suona come una missione. Di un valore inestimabile per la società globale perché significa ossigenarla attraverso la costruzione di nuove connessioni e lo scambio culturale. Per questo motivo il suo programma prevede una vera e propria curatela culturale settimanale, gestita e curata dalle più rilevanti personalità di ogni ambito.
CORE: diventa così un crocevia di incontri legati alla cultura nel senso più ampio del termine. L’interscambio d’interessi nel campo dell’arte, dell’architettura, del cibo, del turismo, della musica e di ogni settore che riguardi la vita di ogni individuo, sono alla base dell’attività quotidiana di CORE: dalla sede di New York, a quella di Milano (in corso Matteotti 14) a quella di San Francisco.

Cross Contamination concept: generare un epicentro di idee espresse e condivise nella più completa libertà

Stiamo vivendo un nuovo umanesimo culturale, un momento storico a livello globale in cui ogni settore si evolve con estrema rapidità in chiave digitale e in un’ottica sostenibile. Milano è centro nevralgico di culture che ben rappresenta lo zeitgeist – lo spirito di questo tempo – che fonde la sua tradizione industriale con l’evoluzione del design, della moda, dell’arte e delle nuove figure professionali di epoca digitale, insieme a una nuova food culture che guarda con particolare attenzione al benessere.  
CORE: significa innovazione attraverso il valore della community. Vale la pena di considerare questa notizia come un’opportunità per riflettere su quanto sia importante alimentare la curiosità come un valore in grado di condurre la società a un cambiamento evolutivo e al contempo verso qualcosa di unexpected.

club Milano novità 2022
Lo speakeasy della sede milanese del club in corso Matteotti

Un inno alla diversità come valore aggiunto, che inizia dai molteplici luoghi di provenienza dei propri soci e passa attraverso l’approccio cross-generazionale: CORE: può contare, infatti, su un 30 per cento di “young game changer”, di grande importanza per mediare visione innovativa, rivoluzione creativa e linguaggio di nuova generazione con il know-how di chi dispone di strumenti ed esperienza per poter realizzare sogni e progetti, attraverso il grande potere della sinergia; che si aggiunge a una distribuzione sistemica della community che prevede un 30 per cento di soci milanesi, 30 per cento da altre regioni d’Italia e 30 per cento dal resto del mondo.

Una global food experience creata da uno chef tutto italiano

Ed è al talento dello chef italiano Michele Brogioni che è stata affidata la direzione artistica del concept gastronomico di CORE:, dopo una lunga lista di esperienze internazionali di prim’ordine: dalla Locanda Dell’Amorosa a Sinalunga (Siena) a Il Falconiere, Relais & Chateaux di Cortona (Arezzo), portando inoltre quest’ultimo a conquistare la prestigiosa Stella della Guida Michelin; e ancora dall’Out of Blue Resort di Creta per proseguire a Mosca, nei ristoranti Maison-Dellos, poi a Le Duc ed infine al Turandot. Nel 2016, Michele Brogioni viene scelto da Giorgio Armani come Executive Chef di Armani Restaurant a New York.
Nominato Global Culinary Director di CORE:, selezionerà un resident chef e delle brigate in grado di portare avanti l’approccio di curatela a 360° anche in chiave gastronomica, adattando il menù alle diverse aree dedicate all’accoglienza presenti nella struttura (speakeasy bar, “ristorante sociale” e laboratorio gastronomico/wine tasting/mixology rispettivamente al primo, secondo e quarto piano del palazzo situato nei pressi di piazza San Babila).

Michele Brogioni
Michele Brogioni

Una scelta, quella di Jennie e Dangene Enterprise, in assoluta coerenza con la loro visione della città di Milano, guida dell’espressione più contemporanea e all’avanguardia d’Italia. “In CORE:, che fa della cultura e dell’incontro di personalità illuminate di tutto il mondo il suo punto di forza distintivo” – spiega Jennie Enterprise – “non potevamo trascurare l’offerta gastronomica che è essa stessa cultura, condivisione di saperi e cibo per l’anima e la mente. Michele è quindi la sintesi perfetta di internazionalità e italianità: una mano competente e attenta in grado di fare da ponte tra i due continenti”.
Una contaminazione di sapori mediterranei e dal mondo, elaborati sapientemente nel rispetto della stagionalità e delle specialità della cultura meneghina, per rendere CORE: MILANO anche un’esperienza per il palato.

Nell’immagine in apertura, Dangene e Jennie Enterprise

The Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics

Un altro progetto che porta la moda sul piano dell’attualità firmato Franca Sozzani. Dal sogno all’evento a sfondo benefico: una mostra destinata alla vendita di una selezione di abiti indossati dall’ex direttrice di Vogue Italia, negli spazi della Fondazione Sozzani in via Tazzoli 3, aperta al pubblico fino al 30 ottobre.

In mostra il fascino vintage degli abiti indossati dall’iconica direttrice di Vogue Italia

Un’iniziativa che vuole essere anche un invito a riflettere sul disastroso impatto della sovrapproduzione della moda sull’ambiente e sull’importanza delle diverse soluzioni legate a un’economia circolare. Da qui la scelta di condividere parte del suo guardaroba che vede anche alcuni pezzi unici, trovati curiosando nei mercatini e nei negozi vintage da lei tanto amati. Le sue scelte di stile, indipendenti dalle tendenze del momento, creazioni di Azzedine Alaïa, Prada, Yves Saint Laurent, GucciValentino, Miu Miu, Alberta Ferretti o accessori di Fendi, Louis Vuitton, fino alle iconiche Manolo Blahnik.

Franca Sozzani style
Alcuni degli abiti appartenuti alla direttrice di Vogue Italia in mostra alla Fondazione Sozzani

“La bellezza del vintage sta nel poter mescolare il vecchio con il nuovo, pezzi del passato con designer più recenti, e mescolarli insieme, creando uno stile che non appartiene a nessun altro. La scoperta di un pezzo vintage unico è un momento magico. Diventi proprietario di qualcosa che è solo tuo, automaticamente sei diverso, crei il tuo stile e sei inimitabile”.

I 25 pezzi tracciati su blockchain

Una selezione speciale di 25 pezzi, inoltre, è fornita di un QR code che permette di leggere la storia dell’abito, di tracciare e aggiornare i passaggi di proprietà attraverso la piattaforma SPIN by lablaco. Un valore aggiunto per chi dovesse acquistare uno dei capi selezionati.

Francesco Carrozzini Franca Sozzani
Francesco Carrozzini con Franca Sozzani (in Valentino), in un ritratto di Bruce Weber

La moda oltre la moda

Sono pezzi ambasciatori di un’eleganza senza tempo, espressione di un’anima libera che, attraverso quel radar personale per il talento e la creatività, è riuscita a far parlare la moda di verità, con coerenza e coraggio, rivoluzionando completamente il suo linguaggio editoriale.
Temi urgenti, raccontati attraverso una visione dissacrante della moda, diventano il leitmotiv delle pagine di Vogue Italia, attirando l’attenzione di un pubblico trasversale sull’emergenza climatica o il “Rebranding Africa”, che ha puntato i riflettori su giovani stilisti, artisti e musicisti africani. Oppure sulla violenza sulle donne, che l’ha portata a diventare Ambasciatrice per Fashion 4 Development (una collaborazione globale tra l’industria della moda e le Nazioni Unite), avviando progetti mirati all’indipendenza femminile e creando opportunità di lavoro nell’agricoltura e nella moda. Nel 2014 Sozzani ha avviato il Vintage Project, un negozio permanente con abiti e accessori dei più importanti marchi fashion, con l’obiettivo di raccogliere fondi in favore dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia) per sostenere la ricerca e la prevenzione del cancro.

Franca Sozzani guardaroba

E la sua opera continua con Franca Fund, i cui profitti saranno devoluti al The Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics, Harvard Medical School. L’obiettivo del fondo è raggiungere i migliori risultati nella ricerca e nella difesa della genomica preventiva in modo che tutti, indipendentemente dall’etnia o dalla provenienza socioeconomica, possano avere accesso a strategie personalizzate per promuovere la salute.

Franca Sozzani Vogue Italia

Nell’immagine in apertura, Franca Sozzani col figlio Francesco Carrozzini in un frame del documentario Franca: Chaos and Creation

Cosa ci ha lasciato il PLUG-MI e la sua celebrazione dell’urban culture a Milano

Si è concluso da pochi giorni il PLUG-MI, il Festival che celebra la urban culture ideato e promosso da Fandango Club Creators, negli storici spazi del Superstudio di via Tortona a Milano, cuore della moda di ricerca del capoluogo lombardo che ha visto anni di evoluzioni e trasformazioni di un’estetica fashion destinata ad aggiornarsi con la stessa velocità del linguaggio delle nuove generazioni.

Un evento, il PLUG-MI, che ha valorizzato nuove modalità e sperimentazioni che i giganti dello sportswear hanno messo in campo per dare una nuova espressione di sé, attraverso il coinvolgimento di artisti, creativi della generazione web3 e nuovi imprenditori visionari che hanno fatto della sostenibilità l’unica strada perseguibile.

Una live performance nello stage Cupra di PLUG-MI


È qui che, ai piedi del Cupra main stage, ha preso il via un programma di live performance: dai due enfant prodige della scena rap italiana SHIVA e RHOVE, alle esibizioni di Miles e dei Planet Funk. Numerosi altri live hanno fatto scatenare il pubblico di PLUG-MI: Don Said, Mida sponsored by Openstage, Sgamo, Soul Tripping sponsored by adidas Eyewear e infine Capozanarky, Inoki ft. Adriana & Dj Arden e Sethu sponsored by PHOBIA.

E ancora, installazioni e workshop hanno dato vita a un format evoluto in cui i veri protagonisti sono ricerca e sperimentazione, con l’obiettivo di portare sul mercato la personalizzazione dello stile e la valorizzazione di un’estetica che guarda all’unicità dell’individuo. Grazie a collaborazioni esclusive e contaminazioni tra arte e moda che approdano in una visione antagonista di nuova generazione, prodotto di un panorama culturale che si adatta a utenti più consapevoli in tema di sostenibilità e che prendono le distanze da ogni presupposto di omologazione.

I finalisti del progetto “BE P-ART powered by Reebok”, la live performance di Tvboy all’evento di Cupra

Sullo stage di PLUG-MI è stato annunciato domenica il vincitore del progetto “BE P-ART powered by Reebok”. Il contest ha visto protagonisti giovani talenti della urban creativity che hanno interpretato l’iconica sneaker Classic Leather OG come una tela bianca, seguendo la propria ispirazione. Gli artisti nel corso del mese di luglio hanno caricato sulla piattaforma le opere, ottenendo l’opportunità di vincere un outfit completo firmato Reebok, insieme alla conversione del proprio artwork in NFT in mostra durante l’evento milanese. Una giuria tecnica-artistica, all’interno della quale spiccano due nomi noti al mondo NFT ossia Giovanni Motta e Mendacia Veritatis, ha analizzato gli oltre 130 progetti pervenuti e ha premiato le opere “Classic future” di Mattia Sarti (@just_mattia_sarti), “Mewtallized” di Riccardo Piacenza (@rcrd.pcnz) e “Reebokwave” di Svccy (alias Matteo Succi, @vaporwave_svccy).

Reebok sneakers capsule 2022
“Reebokwave” di Svccy 

Un messaggio positivo che ha contagiato la città di Milano anche attraverso eventi esplosivi che hanno valorizzato la connection tra la urban culture e l’unconventional brand automotive Cupra, sempre attento ad aggiornare il proprio linguaggio per raggiungere la sfera d’interesse delle nuove generazioni. È questo lo spirito dell’evento che è andato in scena al Cupra Garage, che ha visto una live performance di Tvboy, all’opera nella customizzazione di una sneaker poi messa all’asta e un’esposizione dei migliori modelli collezionati da Jacopo De Carli, celebre restauratore delle calzature più iconiche.

Tvboy Milano
Tvboy all’evento organizzato da Cupra

Tvboy sneakers
Jacopo De Carli con le sneakers personalizzate da Tvboy

Eastpak presenta capsule collection sostenibili, Lotta Leggenda celebra le sue sneakers iconiche

L’iniziativa di Eastpak RE-BUILT TO RESIST, che punta a ridurre gli sprechi dei materiali danneggiati riutilizzandoli in modo creativo e sostenibile, realizzando prodotti unici e dal design non convenzionale, è atterrata al Plug-Mi con una collab straordinaria con il team di Re-Vibe che ha sviluppato, nel corso di live workshop che hanno visto il coinvolgimento del pubblico, mini-capsule upcycling definite da una forte carica di coolness.

Eastpak collezioni sostenibili 2022
RE-BUILT TO RESIST, l’iniziativa organizzata da Eastpack a PLUG-MI

Eastpak collezioni sostenibili 2022
Uno zaino della capsule collection RE-BUILT TO RESIST

Negli spazi del Plug-Mi Lotto ha presentato la linea di calzature Lotto Leggenda 2022, che celebra le grandi icone del passato. Occasione ghiotta per gli sneakerheads più appassionati, che hanno avuto l’occasione di richiedere la customizzazione delle Lotto Leggenda al giovane designer italiano Morris Spagnol (@_morrispagnol_), che nelle sue creazioni mixa la sua passione per l’arte a quella per lo sport e la urban culture.

Lotto leggenda sneakers 2022
Un modello di Lotto Leggenda

TY1 e Guè Pequeno ospiti d’eccezione del brand Plus Design

Plus Design – custom partner del Festival – è il marchio lanciato nel 2020 da Ibrahim Fadi, che nella sua area Custom Garage ha messo a disposizione un team di artisti e professionisti per personalizzare sneaker, accessori e capi d’abbigliamento. Ospiti d’eccezione come TY1 – DJ e produttore discografico – e Guè Pequeno, produttore discografico e rapper, hanno espresso a più voci il link tra il brand, la sua community e la cultura metropolitana. Un’experience che apre la strada a nuovi codici di comunicazione con il pubblico, in un rinnovato equilibrio tra ricerca, artigianalità e sperimentazione che volge lo sguardo a un’estetica contemporanea dall’anima green.

Plus Design Milano
Una sneaker customizzata durante il workshop di Plus Design

Nell’immagine in apertura, la performance di RHOVE a PLUG-MI 2022

Ferrari svela la sua special edition Giallo Modena che celebra 75 anni di storia del brand

L’inconfondibile giallo Modena, colore dello stemma della città del patron della casa del Cavallino Rampante Enzo Ferrari, torna a illuminare la livrea della monoposto F-75, regina della casa di Maranello, che scalderà l’asfalto del Gran Premio D’Italia di F1 sulla pista dell’Autodromo Nazionale di Monza domenica 11 settembre.

Leclerc Sainz Ferrari 2022
Charles Leclerc e Carlos Sainz posano davanti alla monoposto F-75 nello store Ferrari (ph. by Alberto Feltrin, courtesy Ferrari)


I colori della nuova livrea, svelata ieri pomeriggio 7 settembre dai due piloti Charles Leclerc e Carlos Sainz, all’interno del flagship store di via Berchet a Milano, saranno anche i protagonisti di una limited edition di accessori, realizzati da casa Ferrari, attraverso le partnership di prestigio con Bell Racing Helmets, Puma e Ray-Ban, per celebrare i suoi 75 anni di storia. La collezione dedicata all’anniversario è composta da una t-shirt in jersey con loghi sponsor, gli occhiali da sole unisex in metallo e fibra di carbonio e i caschi in scala 1:1 e 1:2 dei due campioni Charles Leclerc e Carlos Sainz, da scoprire sull’e-store ferrari.com e all’interno delle boutique Ferrari in cui l’heritage del brand incontra l’evoluzione estetica e tecnologica che va incontro alle esigenze della nuova generazione, in un lifestyle completo dedicato all’universo della casa di Maranello.

Leclerc Sainz Ferrari piloti
Leclerc e Sainz indossano maglie nell’inconfondibile tono di giallo della casa (ph. by Alberto Feltrin, courtesy Ferrari)

Una storia ultradecennale nel segno dell’inconfondibile giallo della casa

Una storia ricca di eventi lega questo pantone alla storia del marchio fondato dall’ingegnere, pilota e visionario Enzo Ferrari, che ha inizio con la fondazione della Scuderia nel 1929 e prosegue con la nascita dell’azienda nel 1947; da allora il mito del cavallino nero continua ad attrarre l’interesse di appassionati e neofiti da ogni parte del mondo.


Pare che la prima ispirazione per una Ferrari gialla sia nata da Fiamma Breschi, vedova del pilota Luigi Musso e amica del fondatore, che suggerì di portare una vettura di quel colore a un salone che ispirò, in seguito, il Giallo Fly adottato per la prima volta su una 275 GTB. Ma il suo esordio sulle piste si deve alla 195 Inter Berlinetta di Salvatore Ammendola che debuttò per la prima volta nella Coppa Inter-Europa il 15 aprile del 1951, per poi riapparire a più riprese sulle quattro ruote, sui caschi e sulle divise dei piloti degli anni ‘50 e ’60 della Scuderia Ferrari e, in anni più recenti, fu riportato sull’asfalto da campioni di classe come Michael Schumacher, Rubens Barrichello, Felipe Massa e Fernando Alonso. Fino all’iconico logo del GP numero 1000 della Scuderia in Formula 1, in Giallo Modena, seconda anima della casa emiliana.

Nell’immagine in apertura, Charles Leclerc e Carlos Sainz all’evento di presentazione nel flagship store Ferrari di Milano (ph. by Alberto Feltrin, courtesy Ferrari)

Il futuro dell’upcycling esiste già e si chiama Revibe

Si chiama Revibe e si muove con la velocità e la stessa energia di una community. Una startup di appena un anno, nata dal coraggio e dall’intraprendenza di 4 giovani italiani che hanno scelto Parigi per costruire la loro vita e un progetto visionario, in piena pandemia. Sono Ettore Maria Carfagnini, Elia Maino, Fabio Diroma e Gabriele Barbieri, che hanno scalato la nuova frontiera del marketplace dedicato ai designer indipendenti che operano nell’ambito della produzione upcycling, ma con il valore aggiunto del supporto concreto e continuo della produzione.

Revibe brand fashion

Una vera conquista in tema di sostenibilità, in un momento storico in cui il livello di sovrapproduzione del settore tessile ha raggiunto il punto di non ritorno e anche i sistemi di produzione rispettosi dell’ambiente non risolvono del tutto il problema. Esiste, infatti, un altro preoccupante aspetto dell’inquinamento prodotto dal sistema moda, che ha a che fare con tessuti non utilizzati, collezioni invendute e guardaroba rinnovati più del necessario, che stanno materialmente intossicando intere località del nostro pianeta e il cui smaltimento causa una produzione di CO2 insostenibile per la Terra. Per questo motivo l’upcycling diventa il sistema di produzione più innovativo, dando nuova vita a tessuti e capi già esistenti, a un costo di produzione ragionevole per i giovani talenti di tutto il mondo che stanno portando una ventata di freschezza ai codici stilistici del fashion system di nuova generazione.

Sostenibilità e rivoluzione estetica in più di 100 brand da tutta Europa

Tanto di cappello, quindi, per i fondatori visionari di Revibe che, in pochi mesi, hanno raggiunto più di 100 brand di ricerca selezionati in più di 12 paesi europei. Un successo destinato a crescere a ritmi sempre più elevati, grazie a un’operazione mirata di servizi integrati che sostengono il marchio dalla creazione, alla commercializzazione, fino alla comunicazione, diventando un vero e proprio punto di riferimento per i creativi dell’upcycling: i veri visionari della moda zero waste del futuro.

Un’attività che mira, tra l’altro, a trovare risposte concrete alle esigenze della Generazione Z, la più sensibile alle cause del cambiamento climatico e la più predisposta e impegnata a trovare una soluzione. Ma non è tutto, la stessa Gen Z è quella che chiede una rivoluzione stilistica in termini di codici estetici e di fluidità di genere. Grazie alla sua selezione di creativi da tutta Europa, e a un programma di collaborazione con le migliori scuole di moda, Revibe offre una risposta qualitativa che fonde il valore artigianale a quello della ricerca di tessuti innovativi e un approccio estetico antagonista e all’avanguardia.

Revibe è promoter di una “Extended producer responsibility”

Revibe, inoltre, è impegnato costantemente nella selezione di aziende che incarnano il concetto di “Extended producer responsibility” (EPR); per i neofiti del tema, si parla sostanzialmente del principio in base al quale “chi inquina paga”, uno schema obbligatorio per tutte le aziende tessili europee. Nello specifico, si tratta di una politica ambientale per la quale il produttore di un bene è responsabile anche per la fase post-consumo, ovvero per la sua gestione una volta diventato rifiuto. Al produttore viene data, quindi, una significativa responsabilità, dal punto di vista finanziario ed etico, per il trattamento e lo smaltimento dei prodotti al termine del loro ciclo di vita.
Rientra, per fare un esempio, in un tema di etica e di responsabilità la scelta di produrre in “pre-order” una determinata categoria di articoli disponibili all’acquisto, ma non ancora pronti per essere spediti, in quanto soggetti a realizzazione e personalizzazione su misura. Un approccio che, oltre a rendere il capo o accessorio assolutamente unico per il consumatore, si pone come soluzione al problema degli stock invenduti.

La community di Revibe tra eventi live e workshop

Essere parte di una vera community è uno degli elementi di forza di una realtà come Revibe, che attraverso workshop dal vivo e attivazioni di vendita al dettaglio in tutta Europa, mette in connessione il consumatore finale con i designer. Un approccio che permette all’utente di essere parte del cambiamento, rafforzando e portando linfa vitale alla mission di Revibe.
I clienti finali sono invitati a unirsi ai designer nella creazione del proprio capo upcycling, rielaborando capi d’abbigliamento vintage e scarti tessili forniti dall’azienda e dai suoi partner.

workshop moda sostenibile 2022
Un workshop organizzato da Revibe

Nell’immagine in apertura, Elia Maino ed Ettore Maria Carfagnini, tra i fondatori di Revibe

Scopri l’iconico cocktail di Hemingway, con la Daiquiri Week e Compagnia dei Caraibi

Torna l’appuntamento con l’International Daiquiri Day, come ogni anno il 19 luglio per celebrare il famoso cocktail che prende il nome dal villaggio cubano di nome Daiquiri dove è stata realizzata la sua miscela. Si dice che il merito sia di un ufficiale del corpo dei Marine che, durante la guerra tra Stati Uniti e Spagna, in seguito all’affondamento della nave Maine nel porto dell’Avana, entrò in un locale e, non riuscendo a bere il rum liscio, si fece allungare il distillato con succo di lime e zucchero. Una miscela di successo che conquistò anche Ernest Hemingway e il Presidente John F. Kennedy.

Rum Diplomatico porta il suo signature Planas Daiquiri in tutta Italia

È Rum Diplomático, il rum super premium di Compagnia dei Caraibi, preparato in condizioni ambientali eccellenti ai piedi delle Ande, a rendere omaggio a questo cocktail dalla storia così affascinante. E lo fa attraverso un calendario di eventi che si svolgeranno in tutta Italia fino al 24 luglio, con il suo signature Planas Daiquiri in oltre 15 locali. L’iniziativa segue la prestigiosa collaborazione del 2021 a Milano con lo Chef Canzian, offrendo questa volta l’opportunità di gustare da nord a sud il cocktail icona di Hemingway, inserito nelle drink list al pubblico con la ricetta speciale a base di Rum Diplomático Planas, rum bianco invecchiato fino a sei anni dagli aromi freschi, tropicali e leggermente fruttati che con il suo 47% di abv offre una maggiore morbidezza e un finale delicato ma pronunciato. Un’occasione unica, quella della Daiquiri Week di Compagnia dei Caraibi, per scoprire Diplomático e rivivere le atmosfere caraibiche di un must have della mixology internazionale.

Rum Diplomatico Planas
Rum Diplomático Planas

Scopri qui dove gustare Daiquiri preparati dalle sapienti mani dei migliori bartender d’Italia e mettiti alla prova con la ricetta di Planas Daiquiri.

La ricetta del celebre drink amato da “Papa”

50 ml Diplomático Planas

20 ml succo di lime fresco

15 ml sciroppo di zucchero

Versare tutti gli ingredienti in uno shaker. Completare con ghiaccio. Shakerare. Versare in una coppa di vetro e guarnire con uno spicchio di lime.

Nell’immagine in apertura, il Rum Diplomático Planas, distribuito da Compagnia dei Caraibi

The Boys in the Band

In esclusiva per ManInTown il cast di The Boys in the Band. L’opera teatrale del drammaturgo statunitense Mart Crowley, in un’inedita versione tutta italiana allestita da Giorgio Bozzo, che ha debuttato a New York nel 1968 rimanendo in scena per oltre mille repliche, e diventando una pièce-manifesto del movimento LGBTQ+. Una versione cinematografica, realizzata nel 2020, è visibile su Netflix, sotto la regia di Joe Mantello e con un cast stellare del calibro di Jim Parsons, Zachary Quinto, Matt Bomer, Andrew Rannells, Charlie Carver.

The Boys in the Band teatro
Il cast di The Boys in the Band (ph. Andrea Colzani, styling Rosamaria Coniglio)

Una festa per il compleanno del caro amico Harold, scritto da Mart Crowley con traduzione e adattamento a cura di Costantino Della Gherardesca. La scena, scandita da un susseguirsi di emozioni, si svolge in un appartamento su due piani all’altezza della 50th a New York. Un’opera di grande attualità, in un’epoca in cui ancora troppe persone non si sentono libere di esprimere i propri sentimenti e la propria individualità.

Tra gli invitati si presenta anche Alan, un vecchio amico dei tempi del college del proprietario di casa -Michael (Francesco Aricò) – a New York per lavoro, che dice di aver disperata necessità di parlare con lui. Alan rimane coinvolto, suo malgrado, in un crescendo di bevute, screzi, battute pesanti che culminano con l’arrivo di un giovane Midnight Cowboy – una marchetta assoldata come regalo di compleanno – e infine di Harold, il festeggiato. Ed è proprio quando l’atmosfera si è fatta elettrica che Michael costringe tutti i convenuti a partecipare a un gioco che si rivela brutale per molti di coloro che vi prendono parte. Ma non sarà lui ad essere il vincitore della serata.

The Boys in the Band italiano
ph. Andrea Colzani, styling Rosamaria Coniglio

Lo spettacolo, che è andato in scena alla Sala Umberto di Roma dal 26 aprile al 1° maggio, riprenderà la rappresentazione nel resto dei teatri italiani nel corso della stagione autunnale.

The Boys in the Band Donald
Gabrio Gentilini (Donald): giacca Maison Laponte, pantaloni Zegna, collana De Liguoro, scarpe Ferragamo

Credits

Photographer Andrea Colzani

Fashion Editor Rosamaria Coniglio

Styling assistant Federica Mele

Grooming Chiara Viola

Si ringrazia per la location Archiproducts Milano – Archiproducts.com

Nell’immagine in apertura, il cast di The Boys in the Band

Compagnia dei Caraibi approva il primo report di sostenibilità per gli anni 2020 e 2021

Il percorso verso uno stile di vita e un piano aziendale sostenibile e che tenga concretamente conto delle esigenze del nostro pianeta, è un’importante dichiarazione d’identità e responsabilità per un’azienda, di fronte al mercato e i suoi consumatori. È uno degli obiettivi di Compagnia dei Caraibi S.p.A. – azienda di Vidracco (TO) leader nell’importazione, sviluppo, brand building e distribuzione di distillati, vini e soft drink di fascia da premium a ultra-premium e prestige di tutto il mondo, nonché di craft beer italiane – che ha approvato su base volontaria il suo primo Report di Sostenibilità con riferimento agli anni 2020 e 2021.

Una scelta di natura etica, ma anche di sviluppo e comunicazione dei propri valori, di fronte agli stakeholder del settore e alle nuove generazioni di consumatori sempre più evoluti in termini di consapevolezza ed esigenze etiche. A questo proposito, il Report di Sostenibilità ha l’obiettivo di testimoniare il costante e concreto impegno del gruppo in ambito ambientale, culturale, sociale e di gender equality, dopo aver chiuso il 2021 in forte crescita, con ricavi per oltre 42 milioni di euro e più di 1.4 milioni di litri di prodotto venduti.

Il 2021 è stato un anno di profonde trasformazioni per Compagnia dei Caraibi – racconta Edelberto Baracco, CEO di Compagnia dei Caraibi – abbiamo affrontato l’impegnativo percorso che ci ha portato alla quotazione sul mercato Euronext Growth Milan. Un percorso grazie al quale, oltre ad una maggiore solidità patrimoniale, abbiamo potuto dotarci di una Governance e una struttura organizzativa adeguata all’ambiziosa strategia di crescita che abbiamo definito. […] Attraverso questo primo Report di Sostenibilità abbiamo cercato di illustrare in modo semplice, ma completo, il contesto in cui operiamo e presentare la nostra performance di sostenibilità in riferimento sia ai risultati aziendali, sia alle questioni di sviluppo sostenibile globale”.

Compagnia dei Caraibi azienda
Edelberto Baracco, CEO di Compagnia dei Caraibi

Le azioni condotte da Compagnia dei Caraibi per l’ambiente

In termini ambientali sono diverse le azioni intraprese dalla società. Nel 2018 nella sede operativa di Colleretto Giacosa è stato installato un impianto fotovoltaico che produce annualmente circa 72.000 kWh di energia elettrica, in parte utilizzata e in parte immessa in rete e venduta. Tutta l’energia elettrica consumata proviene da fonti di energia rinnovabile.
Dal 2021 l’azienda si impegna a calcolare e compensare ogni anno la propria Carbon Footprint sulla base della norma ISO 14064.

Nel 2021 sono stati acquistati 1025 crediti di carbonio provenienti da un progetto forestale in Amazzonia chiamato “Maisa REDD+ Project – Cairari Moju, Stato del Pará (Brasile)” al fine di diventare Climate Neutral, e portare a zero l’impatto impatto climatico relativo all’attività aziendale 2020.
A inizio del 2022 è stata calcolata l’impronta dell’anno precedente: il dato, in corso di certificazione, porterà l’azienda alla compensazione delle 1070 tonnellate di CO2 emesse nel corso del 2021.

Il gruppo è attivo oltre che nella compensazione, anche nella riduzione: in quest’ottica è stato definito per il 2022 un obiettivo di riduzione del 5% delle emissioni di gas serra sul fatturato (calcolata in tonnellate per milione di euro di ricavi), anche attraverso i comportamenti virtuosi dei dipendenti coinvolti a contribuire nel proprio agire quotidiano al raggiungimento di tale obiettivo.

Compagnia dei Caraibi per la cultura

Le iniziative relative alla cultura hanno trovato formalizzazione nel 2021 come nuovo pilastro dello statuto aziendale, che riconosce l’importanza dell’arte figurativa, letteraria, musicale ed estetica, come valori di condivisione, positività e bellezza. Compagnia dei Caraibi ha così avviato collaborazioni in qualità di partner e sponsor con associazioni, festival, iniziative locali e nazionali per promuovere eventi culturali e artistici a beneficio della comunità, affermando i valori in cui crede anche al di fuori del proprio core business. La presenza di Compagnia dei Caraibi è diventata consueta in manifestazioni come SeeYouSound International Music Film Festival, Affordable Art Fair, oggi (un)fair, e l’UlisseFest.

Compagnia dei Caraibi per il sociale

In risposta alla crescita della società, anche il tema del capitale umano è stato valorizzato in modo coerente. Se negli ultimi 4 anni, infatti, i dipendenti sono passati da 39 a 49, è cresciuta visibilmente la presenza di nuove figure professionali che ha portato l’organico dell’azienda a un 47% di presenza femminile e a un’età media dei dipendenti di 36,8 anni. 

È stato effettuato un sondaggio aziendale per valutare il grado di soddisfazione generale su tematiche quali possibilità di crescita, livello di stress e salario percepito. L’obiettivo è quello di creare un ambiente lavorativo nel quale le persone coinvolte possano sentirsi a proprio agio e in cui favorire la crescita professionale e personale, alimentando il senso di appartenenza, basato su relazioni positive e sulla valorizzazione delle diverse identità, del rispetto dell’ambiente e dell’assoluta considerazione dei fattori di salute e sicurezza di tutti i collaboratori.

Nell’ottica di consentire ai dipendenti di conciliare la vita professionale a uno stile di vita qualitativamente tutelato, l’azienda ha inoltre adottato la modalità di lavoro ibrida (in presenza e in smart working) in maniera permanente per consentire ai dipendenti di gestire al meglio vita professionale e privata.

Gender equality: codice etico e valore culturale

Inclusione e diversità sono due concetti centrali della people strategy di Compagnia dei Caraibi che include nella sua politica aziendale una cultura laica della social equality con una massima attenzione alla gender equality e al contrasto della discriminazione in ogni sua declinazione. Come da Statuto e Codice Etico, ha tra i suoi obiettivi principali la “centralità, sviluppo e valorizzazione delle risorse umane”.

Nell’immagine in apertura, il Vermouth Riserva Carlo Alberto di Compagnia dei Caraibi (ph. Lorenzo Tridente)

‘Trame di memoria’, Accademia IUAD e Lanificio Cerruti per l’edizione 2022 del Graduate

Che cos’è la memoria? perché ne proteggiamo e celebriamo il valore?
Custode delle nostre tradizioni e della storia dei grandi uomini che le hanno messe insieme, è quanto di più prezioso possegga una civiltà per potersi evolvere e per formare una nuova generazione di talenti.
È questo il fil rouge che Accademia IUAD e Lanificio F.lli Cerruti dal 1881 hanno costruito insieme per il Graduate 2022 in un’esposizione dal titolo Trame di Memoria, inaugurata a Napoli a Palazzo delle Arti il 7 luglio e aperta al pubblico fino al 17 del mese.

Una mostra che offre al pubblico il punto di vista della generazione dei designer del futuro, chiamati a riflettere sul tema della memoria, liberi di scegliere gli strumenti per loro più idonei e una selezione di tessuti d’archivio del Lanificio Cerruti. Il risultato è un affascinante percorso creativo e introspettivo che analizza tutti gli aspetti della memoria che hanno un peso nella vita dell’individuo.

Alcune delle opere che troverete al PAN fino al 17 luglio

Iuad Napoli
Approdi Invisibili, Stefano Mosca

Approdi Invisibili di Stefano Mosca è un polittico che affronta il tema della memoria come momento di autoanalisi, elaborazione del dolore e crescita personale; da sofferenza e catarsi a una serie di rappresentazioni simboliche dei momenti più cari e spensierati che riportano all’infanzia e all’adolescenza. Legami familiari ed esperienze che hanno fatto da apripista ad amicizie indissolubili rimangono trascritte per sempre nella trama di un boro giapponese, l’opera di Chiara Buoninconti che in Indossare un Ricordo esprime la sua necessità di preservare i momenti carichi di significato, attraverso l’arte del riciclo e rammendo dei kimoni effettuata, a regola d’arte, tramite le tradizionali impunture giapponesi del sashiko. Il tessuto Cerruti al suo interno rappresenta l’anima originale, la tradizione che si tramanda nel tempo.

finalisti graduate 2022
Indossare un ricordo: il Boro giapponese, Chiara Buoninconti

Con L’Inverno dei Ricordi Valentina Derudi affronta il tema del morbo di Alzheimer, piazzando un corpo umano vuoto (rivestito per metà di tessuto del Lanificio Cerruti, perché lentamente si sta spogliando della sua memoria) e rannicchiato su se stesso, dalla cui testa volano via istantanee di ricordi che il soggetto stesso non è più in grado di trattenere. Valentina invita i visitatori a intervenire in maniera attiva sull’opera, scrivendo un ricordo e lasciandolo dentro quel corpo vuoto. L’opera verrà donata a un centro Alzheimer di Monza.

Accademia Iuad Napoli 2022
L’Inverno dei Ricordi, Valentina Derudi

Ad aprire il percorso espositivo le foto più belle che Nino Cerruti ha selezionato insieme a Michele Lettieri (Presidente Accademia IUAD) dai bauli aperti nella villa di Saint-Tropez del designer. E ancora le creazioni dei graduated che hanno sfilato al Forte dei Marmi insieme a Lanificio Cerruti: un’occasione che i ragazzi hanno preso al volo per dar vita alla loro visione di eleganza dedicata all’uomo e alla donna del futuro, in una nuova consapevolezza e armonia tra tagli aggiornati e savoir-faire artigianale.

mostra Pan Napoli
L’exhibition Trame di Memoria al PAN napoletano

L’eredità del Signor Nino

Il desiderio di Mr. Nino, così era chiamato in tutto il mondo, era di dar voce ai giovani e alle loro idee; fu tra i primi a credere nell’evoluzione stilistica del costume attraverso la visione delle nuove generazioni. Ecco perché fu una gioia per lui condividere gli spazi e i materiali della sua azienda progettata da Vico Magistretti con i ragazzi della IUAD. Lanificio F.lli Cerruti è un marchio intriso di storia e tradizione, un mondo fatto non solo di abbigliamento, ma di lifestyle, celebrato per il prestigio e la raffinatezza.

Un Passato Confortevole, Christian Gallo e Stefano Adric; Il Viale dei Ricordi, Federica Guadagno; Sganciaricordi di Maria Napolitano

Nino Cerruti è stato tra i pochi designer ad aver mantenuto una coerenza estetica e stilistica nel tempo, alimentando di volta in volta il proprio il mito, vestendo gli attori e le attrici di Hollywood (da Richard Gere a Jack Nicholson, da Michael Douglas al favoloso abito in pizzo creato per Sharon Stone, solo per citarne alcuni) e persino le teste coronate d’Europa con le sue creazioni che mixavano buon gusto e personalità, al punto da entrare nelle sceneggiature delle pellicole che hanno fatto la storia del cinema; “You can’t bleach a Cerruti, out of the question”, dice Christian Bale nei panni del finanziere Patrick Bateman in American Psycho. Ecco la scelta del Lanificio F.lli Cerruti di collaborare con IUAD, che da più di quarant’anni opera nel campo della formazione nelle discipline della moda e del design, portatrice della tradizione sartoriale napoletana e di innovazione e artigianalità nel design.
Non a caso Giovanni Vietti, il presidente dell’Unione Industriale Biellese, definì Cerruti un visionario, una persona acuta e mai banale, uno stilista fuoriclasse.

Bon Souvenirs, Micol Piizzarelli; Passato-Presente, Ilaria Califano, Alessandra Elefante, Alessia Nocera

Nell’immagine in apertura, la facciata del Palazzo delle Arti Napoli, sede della mostra allestita da Accademia IUAD e Lanificio Cerruti

The deep fashion hiking – Editorial

Uno scenario incontaminato, punteggiato da cime maestose, foreste e specchi d’acqua, fa da cornice a capi e accessori statement della prossima stagione Fall/Winter, tra anorak, giubbotti di matrice utility, parka waterproof, balaclava e cappelli a tesa larga, firmati tra gli altri Alanui, Mykita, KNT, Woolrich e C.P. Company.

mountain fashion style
Anorak Canada Goose

mountain fashion mens
Coat, shirt and hat Woolrich, long boots Camper Lab, sunglasses Bally

coat Alanui men
Fringed coat, cardigan and pants Alanui, boots RBRSL, balaclava and hat Ferruccio Vecchi

men's fashion parka jackets
Jacket and pants KNT

mountain photoshoot fashion
Jacket Noskra, sunglasses Tom Ford

Credits

Photographer Federico Ghiani

Fashion editor Rosamaria Coniglio

Grooming Antonio Navoni

Model Marcelo Lima @Independentmgmt

Nell’immagine in apertura, il modello indossa anorak Canada Goose

‘L’altra forma delle cose’, la nuova installazione di Emilio Vavarella a Casa Zegna

Un bosco in pixel, raccontato sulle lane pregiate di capre di Bielmonte, sui tessuti realizzati a San Patrignano e perfino su filati sintetici, ottenendo risultati e suggestioni dal diverso impatto emotivo. È l’opera di Emilio Vavarella L’altra forma delle cose, basata sulla ricerca di un equilibrio tra un concetto, un’idea e la sua formalizzazione (il codice genetico dell’abete rosso nel caso specifico).

Un’opera che trae e restituisce energia dal percorso che Ermenegildo Zegna ha portato avanti nel corso della sua vita dando vita a tutta la panoramica che sovrasta la fabbrica, al fine di poterlo condividere con la gente del luogo e con tutti coloro che desiderano visitarlo, favorendo quel processo armonico tra bellezza del paesaggio e ricerca artistica, anche attraverso il coinvolgimento dei talenti di nuova generazione.

Casa Zegna opere d'arte
Emilio Vavarella davanti all’opera esposta nella sede del marchio

Un’impresa ambiziosa in cui è riuscito, non senza il costante impegno di una squadra di esperti nella gestione del territorio, sia dal punto di vista ambientale che culturale” racconta Anna Zegna – terza generazione di una famiglia che ha portato avanti il lavoro iniziato dal fondatore con coerenza e passione, proseguendo il percorso in chiave sempre più evoluta. Dal suolo alla vegetazione variegata dei boschi, un vero e proprio ecosistema realizzato attraverso un team aggiornato di biologi, paesaggisti, geologi, fino a un gruppo di esperti specializzato sulle sorgenti, per arrivare alle iniziative culturali. Una filosofia che non è altro che il frutto della lungimiranza e dell’ispirazione di Ermenegildo Zegna che si evolve, ancora oggi, in un rinnovato punto di vista tecnologico e in costante dialogo con il cambiamento culturale della generazione contemporanea.

Casa Zegna – arte e ricerca nel suo Dna

L’attività di famiglia, fortemente connessa con il tema dell’arte e della bellezza, viene raccontata per la prima volta da Ettore Olivero Pistoletto – padre di Michelangelo. A quell’epoca Ermenegildo Zegna chiamò l’architetto Otto Maraini, il nonno di Dacia, per progettare la sua villa e il paesaggista Pietro Porcinai per il giardino. Due eccellenze per aiutarlo a creare la sua grande opera, in stretta comunicazione con la sua azienda e col territorio che egli contribuì a rendere incantevole, attraverso una visione democratica dell’arte, perché potesse uscire dai musei ed entrare in osmosi con la vita delle persone.
Un ecosistema sostenibile immaginato dalla personalità visionaria di Ermenegildo Zegna, il cui percorso continua attraverso il dialogo con Città dell’Arte e Fondazione Pistoletto.

Zegna opere d'arte
L’altra forma delle cose, Emilio Vavarella


Ogni progetto artistico che nasce in questo luogo si lega all’altro, come membri di una famiglia, connessi da un unico Dna. Così è stato per il progetto Zegna Forest, nato per rinnovare tutto l’impianto dei boschi di vecchia generazione, grazie al supporto di Ilaria Bonacossa che crea l’occasione, per Anna Zegna, di entrare in contatto con Emilio Vavarella e – sempre a proposito di boschi – sviluppare il progetto L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea abies). Dove tutti vedono cortecce e foglie, lui visualizza e formalizza dati che si estendono su lane di capre Bielmonte che pascolano all’interno dell’Oasi, o su un tessuto di San Patrignano con cui il marchio collabora da tempo, creando un dialogo di continuità tra la materia, il contenuto dell’opera e il loro luogo di provenienza. E chi l’avrebbe mai detto che nell’origine della parola “code” si nasconda il significato di “cuore del tronco dell’albero”.
Un’operazione che si rivela in un’espansione di possibilità espressive e trova soluzioni diverse a seconda dei materiali usati, perfino le fibre di polimeri sintetici.

L’opera di Emilio Vavarella


Un percorso dinamico quello di Emilio Vavarella, che fa seguito a Genesis -The other shape of me. Una video installazione che “documenta un lungo processo performativo durante il quale un grande tessuto che codifica e contiene tutte le mie informazioni genetiche viene prodotto da mia madre utilizzando uno dei primi computer della storia, il telaio Jacquard. Focalizzandosi sui piccoli gesti di mia madre, e sui movimenti automatici del telaio meccanico, ‘Genesis’ offre una riflessione sul rapporto tra vita, informazione e riproducibilità tecnica, e sulla relazione tra vita biologica, meccanica e computazionale” – racconta l’artista.
Un’intuizione che diventa opera d’arte, con un concept forte che chiude il cerchio di un ciclo vitale, collegandosi all’origine del primo computer che guarda caso trattasi di un telaio tessile.
E sul tessuto, la forma d’espressione che fa da trait d’union tra l’umano e l’evoluzione tecnologica, Emilio Vavarella riporta il codice genetico della natura: come una triade già rodata che si ripresenta in una forma nuova.

Emilio Vavarella
L’altra forma delle cose, Emilio Vavarella

Un lavoro interdisciplinare che agisce su diversi campi di ricerca, che sceglie di usare sempre materiali diversi in ogni sua opera e qualora si trovi a usare lo stesso materiale, lo fa comunque in modo diverso.
Vavarella si reputa un rinascimentale che non mette, però, l’uomo al centro della sua ricerca, ma il risultato dell’azione umana che è riposta nelle relazioni tra l’ambiente e l’azione umana. Il valore umanistico della tecnologia, programmata per codificare una visione personale della natura. Un’epigenetica che trova espressione nell’ironia di codificare qualcosa di così potente e onnicomprensivo.

Torna dopo due anni il Kappa FuturFestival al Parco Dora di Torino

Il Kappa FuturFestival, il festival italiano dal respiro internazionale dedicato alla musica elettronica torna, dopo due anni, a far vibrare di energia il Parco Dora di Torino con i suoi oltre 70 artisti che si alterneranno sui suoi 4 stage.
L’evento sarà raccontato dalla personale visione di Oliviero Toscani, attraverso il suo progetto in continua evoluzione “Razza Umana”; vedrà esibirsi artisti del calibro di Carl Cox, Carl Craig, insieme alle nuove star della scena techno-house globale come Amelie Lens, Peggy Gou, The Blessed Madonna, Honey Dijon. Arricchisce ulteriormente la line up di Kappa® FuturFestival una selezione di nomi che rappresenta appieno il valore artistico del festival piemontese, da anni il più importante evento open air nel campo della musica elettronica.

festival musica Torino 2022

A completare il programma lo show esclusivo di Diplo, uno dei dj/produttori di maggior successo su scala globale, capace di combinare pop futurista e sound underground. 
E ancora i giovani talenti Michael Bibi, Pawsa, Anotr o Dennis Cruz, a dimostrazione della grande attenzione verso lo scouting sui nuovi protagonisti della club culture.

Kappa futur festival

Kappa festival 2022

Un in-store party con Dj Set ha aperto le danze il 29 giugno presso lo store Robe di Kappa® di via Lagrange, a Torino.

Torna a giugno il Cigognola Summer Festival

Si terrà dal 9 al 12 giugno la seconda edizione del Cigognola Summer Festival, la manifestazione culturale, ideata da Gabriele Moratti, che unisce alla cultura vitivinicola delle colline dell’Oltrepò Pavese il meglio dei protagonisti della scena internazionale della musica e della danza, sotto la direzione artistica di Paolo Gavazzeni ed Emilie Fouilloux, che abbiamo incontrato per farci raccontare le interessanti novità legate alle performance ideate insieme alle eccellenti personalità artistiche selezionate, che il pubblico presente avrà l’occasione d’incontrare nei giorni della manifestazione.  

Quattro serate di musica classica e danza, in cui i giovani talenti, per la maggior parte italiani, ma tutti con un curriculum affermato a livello interazionale, si esibiscono per celebrare il valore e la bellezza di un luogo incantevole contraddistinto da una cultura vitivinicola antica, attraverso un programma culturale di grande sensibilità artistica in cui appassionati e neofiti potranno scoprire il significato di uno spettacolo trasversale.
Talenti di ogni disciplina sperimentano, con un entusiasmo fuori dal comune, lo scambio e la condivisione di specialità che si fondono all’interno dello stesso palcoscenico, come alcuni passi a due su una musica eseguita dal vivo, spiegano Emilie Fouilloux – responsabile dei progetti creativi del Castello di Cigognola e direttrice artistica del Festival per la parte dedicata alla danza, che si è appena esibita al Galà di San Patrignano con alcuni ballerini dell’Opéra di Parigi – e Paolo Gavazzeni – direttore del canale televisivo Classica HD, regista e personalità di riferimento nel mondo della lirica.

La Scala cameristi
I cameristi della Scala

Un calendario di eventi in cui la parola d’ordine è condivisione

“Un dialogo così aperto con il territorio e le istituzioni non è una cosa scontata” continua Paolo Gavazzeni, che sottolinea il grande coinvolgimento del Comune di Pavia con il Teatro Fraschini e il Collegio Ghislieri, che sarà sede di una presentazione viva e spettacolare, alla presenza di tutti gli artisti.

Il lavoro di team del duo è di fondamentale importanza per l’attenzione con cui ha curato ogni dettaglio di questo calendario di eventi in cui l’obiettivo primario, quello di voler emozionare, rappresenta il fil rouge di una tela su cui hanno voluto ricamare un percorso artistico dedicato non solo al pubblico più esperto, ma anche a chi desidera avvicinarsi con la curiosità della prima volta a uno spettacolo di musica e danza nelle suggestive cornici di Piazza Castello all’aperto o del Teatro Fraschini di Pavia.

Cigognola summer festival
Emilie Fouilloux e Paolo Gavazzeni

“Il nostro augurio è che per molti questo sia il primo approccio alla bellezza, e di riuscire a trasmettere questo importante lavoro di condivisione cui musicisti e ballerini hanno lavorato intensamente, mettendo insieme tutta la loro passione e il loro talento all’interno dello stesso spettacolo, portando sul palco performance che desideravano interpretare, che sentivano veramente proprie”, spiega Fouilloux.

“Volevamo prenderci la responsabilità d’individuare dei talenti in grado di passare un messaggio di valore artistico, ma soprattutto un messaggio di vita che riguarda una passione che diventa una professione, che va a toccare le corde del loro vibrare umano. E spero he questo abbia un valore anche per le nuove generazioni che si avvicinano all’universo della danza e della musica”, dichiara Gavazzeni.

Proust Roland petit
Il ballerino della Scala Gabriele Corrado (a destra) in Proust di Roland Petit

Dal concerto del 9 giugno diretto da Giulio Prandi alla serata conclusiva del 12 giungo, gli appuntamenti principali della manifestazione

All’interno di un ricco calendario, stilato in più di sei mesi, l’esibizione del Direttore Artistico del Centro di Musica Antica della Fondazione Ghislieri di Pavia Giulio Prandi – insignito del Premio Abbiati 2019 della Critica Musicale Italiana quale “miglior iniziativa musicale” – che dirigerà il concerto del 9 giugno, dopo aver diretto orchestra e coro al Teatro Filarmonico della Fondazione Arena di Verona. Quella del violinista Giovanni Andrea Zanon, vincitore di prestigiosi riconoscimenti e concorsi in Italia e all’estero, noto anche al grande pubblico per la recente esibizione durante la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Pechino.
Quella della violoncellista Erica Piccotti, Premio ICMA come “Young Artist of the Year” nel 2020, impegnata già da anni in un’intensa attività concertistica, come solista e in formazioni cameristiche; è previsto anche il concerto del pianista Filippo Gorini, vincitore del Primo Premio e del Premio del Pubblico al Concorso Telekom-Beethoven di Bonn nel 2015, una carriera in costante ascesa che lo ha portato sui maggiori palcoscenici internazionali. I tre artisti eseguiranno musiche di Johannes Brahms, tra cui il celebre Trio op. 8.

Giovanni Zanon
Giovanni Andrea Zanon
Erica Piccotti
Erica Picotti

Nella quarta e ultima serata, quella del 12 giugno, sarà il Teatro Fraschini di Pavia ad aprire le sue porte al pubblico per lo spettacolo conclusivo Le Stelle del Cigognola Summer Festival. Un suggestivo incontro tra musica e danza, in cui si esibiranno nuovamente i ballerini del Teatro alla Scala, con la partecipazione di Zanon, Piccotti, Gorini, del sopranista Federico Fiorio e del maestro Giulio Prandi al pianoforte.

Filippo Ggorini
Filippo Gorini (ph. Marco Borggreve)

Nell’immagine in apertura, il castello di Cigognola

‘AB Infinite 1’, l’opera in divenire di Andrea Bonaceto con DART Milano alla Permanente

È l’ultima installazione che porta la firma di Andrea Bonaceto, da pochi giorni esposta al Museo della Permanente di Milano. Il titolo AB Infinite 1 – oltre a richiamare le iniziali dell’artista – fa riferimento all’NFT reportage della vita dell’artista, un viaggio immersivo che va ab infinito, all’origine (simboleggiato dal numero 1), in cui il pubblico diventa parte integrante dell’opera, attraverso le sue interazioni operate registrando il proprio account sul sito web www.abinfinite1.com e includendo sui propri canali social Instagram e Twitter l’hashtag #abinfinite1. Un approccio interattivo rivoluzionario che fonde le esperienze quotidiane degli utenti con l’opera d’arte di Bonaceto, grazie al sistema della blockchain Algorand.

AB Infinite 1, Andrea Bonaceto

L’opera, presentata per la prima volta a Londra il 16 maggio in un’installazione interattiva che ha avvolto interamente l‘esterno dell’edificio del flagship store di Flannels a Oxford Street, si trova adesso in esclusiva in Italia, grazie al supporto di DART, per poi continuare il suo tour in giro per il mondo ed infine essere battuta all’asta. AB Infinite 1 rappresenta in maniera esplicita e concreta la filosofia dell’artista, nella sua visione democratica e inclusiva in cui tutti proveniamo dalla stessa fonte e nel valore dell’opera d’arte come espressione di un ciclo vitale in continuo mutamento, alimentato dall’ideatore quanto dal suo fruitore.

Gli abbiamo posto qualche domanda, per conoscere più da vicino il suo punto di vista su una società in rapida evoluzione.

Andrea Bonaceto (ph. Alice Ambrogio)

Intervista all’artista Andrea Bonaceto

Come e perché sei arrivato a realizzare opere NFT?

È stato un processo molto organico e naturale. Ho cominciando lavorando su carta da stampante con matite e pennarelli. Successivamente, sono passato a colori acrilici su tela e cartoncino. Dopo essermi reso conto che i colori acrilici hanno una forte uniformità cromatica, ho pensato che il medium digitale potesse rendere giustizia alle mie idee. Ed è successo nel 2019 e 2020, i primi anni in cui gli NFT cominciavano ad affacciarsi sul mondo dell’arte. Ho subito compreso la portata del cambiamento apportata da questa nuova tecnologia, è stato allora che ho realizzato le mie prime opere NFT.

Ci racconti il tuo rapporto tra arte fisica e digitale? ti servi di entrambe e le fai convivere o preferisci lavorare direttamente in digitale?

Lavoro sia nell’ambito dell’arte fisica che di quella digitale. Le mie prime opere acriliche sono state una serie di paesaggi astratti e 33 ritratti di amici e familiari. Tuttora alterno opere digitali ad opere fisiche. Mi piace la dimensione plastica della creazione dell’opera fisica, in cui il colore si può toccare con mano ed ha uno spessore. L’opera fisica però non permette una rappresentazione su larga scala e non ha quella dinamicità che può avere il corrispettivo digitale. Interpreto l’NFT come un altro strumento creativo che mi permette di rendere l’opera digitale ancora più unica, potendo farla influenzare da ogni tipo di input a mia discrezione.
In sintesi, sia il mondo fisico che digitale sono interessanti per me. Entrambi hanno le loro peculiarità e caratteristiche. Ma è molto importante per me spaziare fra questi due mondi. Lavorando su una dinamicità che offre continuamente nuovi spunti creativi. 

AB Infinite 1, Andrea Bonaceto

In che modo è cambiato il rapporto col mercato e le gallerie?

Le gallerie hanno sempre un ruolo importante ma quello che è cambiato è il rapporto di forza fra la galleria e l’artista. Nell’ambito digitale NFT gli artisti hanno la possibilità di avere un contatto diretto con i loro collezionisti. La galleria in questo caso non è più la sola garante delle interazioni con i collezionisti, ma è l’artista stesso a costruire il suo rapporto diretto con il suo pubblico. Il ruolo della galleria, quindi, diventa quello di ampliare questo gruppo di interesse che già l’artista ha, ed elevare il suo profilo sia da un punto di vista di visibilità che concettuale.

Quali sono i metaversi con cui preferisci lavorare e per quale motivo?

Il metaverso io lo definisco come un mondo digitale basato sul database decentralizzato della blockchain, in cui è possibile interagire con tutto ciò che ci circonda, come facciamo nella vita di tutti i giorni nel modo reale. Fra i metaversi di prima generazione menzionerei Somnium Space, che permette anche un’esperienza di realtà virtuale, ma anche Decentraland e Cryptovoxels. Non ho lavorato direttamente con loro, ma diverse mie opere sono costantemente esposte in questi ambiti. 
Qualche mese fa, ho avuto la possibilità di collaborare con un piccolo metaverso focalizzato principalmente sul settore dell’arte che si chiama Arium: lì ho creato la mia galleria personale sotto forma di una piramide bianca, con la punta dorata, e ho invitato alcuni miei collezionisti a visitarla per vedere le mie opere. Da un punto di vista grafico è un’esperienza ancora embrionale, però è stato interessante sperimentare.
Un metaverso di seconda generazione che prova a migliorare molto il lato grafico è ad esempio Mona Gallery. Dobbiamo anche osservare da vicino grandi società come Epic Games, Meta e altre che stanno lavorando al loro metaverso. La mia speranza è che queste esperienze, che hanno sicuramente un grande valore da un punto di vista grafico e di facile utilizzo, mantengano l’ethos di decentralizzazione e trasparenza proprio della tecnologia blockchain.

L’opera di Bonaceto alla mostra DART 2121. NFT ART OF THE FUTURE, al Museo della Permanente

Come immagini un futuro nell’arte in evoluzione, visto dove siamo arrivati in questo momento?

Gli NFT e la blockchain costituiscono il cambio di paradigma più importante della nostra generazione. L’arte è solo la punta dell’iceberg di questo cambiamento, verrà sublimata verso una dimensione più politica e sociale. In un mondo in cui automazione, robotica ed intelligenza artificiale stanno crescendo in maniera esponenziale, dobbiamo strutturare una società in cui gli individui esistono per quello che veramente sono, in maniera autentica. 
Questo è il compito dell’arte – liberare l’individuo dalle sovrastrutture imposte dalla società in un modello preistorico, che vuole ognuno di noi vivere in una dimensione puramente operativa, unidimensionale e non autentica, con l’unico scopo di ricoprire una certa mansione all’interno della società. Già oggi, e sempre di più in futuro, queste mansioni verranno prese in carico dall’automazione che robotica ed intelligenza artificiale porteranno. Questa non è una mia opinione ma un dato di fatto. 
Quindi voglio immaginare un futuro in cui l’arte è un mezzo e non un fine. Viviamo già una fase in cui interpretare l’arte solo come un fine è anacronistico. Arte vuol dire essere coerenti con se stessi – è lo strumento attraverso il quale gli individui possono ottenere gradi sempre maggiori di libertà, che io credo sia il fine più alto dell’essere umano. NFT e blockchain sono solo un mezzo per velocizzare questo cambiamento già in atto.

La Rotonda Bistrò. A tavola la firma dello chef-star Tommaso Arrigoni

Il suggestivo porticato coperto illumina con la sua luce ambrata le serate estive del capoluogo lombardo, circondando i 12 mila metri quadrati di giardino della rinnovata location che ospita la Rotonda Bistrot con una proposta culinaria “fatta di piatti e gusti semplici, ma eseguiti con tecniche innovative” – così descrive il suo menù lo chef stellato Tommaso Arrigoni, la cui selezione è accompagnata dai cocktail ideati da 1930 SpeakEasy di Fabio “Benjamin” Cavagna.

La magia di un luogo che trova la sua ragion d’essere nel rispetto e la valorizzazione per l’origine della struttura: l’ex Chiesa di San Michele ai Nuovi Sepolcri – grazie al lavoro dello studio OBR che ha pensato un sofisticato design di arredo, essenziale e ispirato proprio alla cultura monacale: è qui che moderni tavoli fratini e una lunga panca dialogano con la pavimentazione in cotto. «Quando Rotonda Bistrò ha preso forma, da subito ci siamo posti il problema del rispetto di questi spazi. Infatti, abbiamo scelto di affidare alla matita dello studio OBR, del duo Palo Brescia e Tommaso Principi, la realizzazione del progetto architettonico. Ogni nostra azione è dettata dalla scelta di rispettare la Rotonda della Besana e aggiungere opportunità qualitative allo stile di vita che si può assaporare qui», racconta Pasquale Formisano, fondatore e project manager di Rotonda Bistrò.

Rotonda Bistro Milano
La Rotonda Bistrò in notturna

Dal concept alla cucina, un percorso che celebra l’autenticità

Si aggiunge, così, al MUBA – Museo dei bambini, caposaldo della tradizione formativo-educativa della Rotonda Bistrò, un nuovo concept che parte dalla condivisione di uno spazio incantevole, in cui l’interno dell’architettura tardo barocca si sposa con l’accogliente giardino esterno protetto dal suo colonnato, in cui il “menù educativo” dello chef Arrigoni fa da fil rouge a un’estetica del buon gusto che esalta l’eccellenza della cucina italiana.

la Rotonda Bistrò Milano
Il bar di Rotonda Bistrò

Ingredienti di altissima qualità e provenienza certificata come salumi D.O.P. e IGP, primi piatti interregionali rieditati in chiave contemporanea, come gli gnocchetti di patate con sugo di crostacei e topinambur, le uova CBT servite in graziose ceramiche che ne ricordano la forma, in tre sfiziose varianti: dalla spuma di piselli, fave e katsuobushi, alla fonduta di grana padano e carciofi arrosto o alla spuma di patata tartufata e crostone di polenta. La guancetta di maiale confit con riduzione di carne su purea di sedano rapa e, se non lo avete ancora provato, val la pena di tornare per l’hamburger di manzetta Prussiana JDC.
Una proposta pensata per tutta la famiglia, con le mezze porzioni dedicate ai più piccoli che sono pronti ad avvicinarsi al gusto della buona tavola.

Grandi classici rivisitati da un vero filosofo della miscelazione, Benjamin Cavagna di 1930, che si dedica ai cocktail and spirits addicted che possono gustarsi delle originali varianti dell’Americano con un flavour mix d’autore, come l’Americano della Besana, il Paloma Negra, o il Negroni in Vigna, vero fiore all’occhiello di questa esclusiva drink list.

Riflessioni cromatiche al Mia Photo Art Fair 2022

Si è chiuso il primo maggio il Mia Photo Art Fair 2022 nei nuovi spazi del Superstudio Maxi di zona Famagosta, in una resiliente Milano che, nel suo instancabile processo di rivalutazione, si rifiuta quasi di mostrare i segni di una pandemia che si appresta a diventare un ricordo.  
Evento di riferimento, ormai, nella città meneghina per i collezionisti dell’istantanea, ha l’obiettivo di dare una sempre maggiore linfa vitale al mercato internazionale dell’arte e della fotografia in particolare, dando spazio ai nuovi linguaggi e punti di vista che entrano in relazione con questa forma d’arte dalle infinite evoluzioni.
È, infatti, la nuova creazione di codici, disinteressati dai punti cardinali che hanno fatto la storia della fotografia, ad emergere tra corridoi e sale espositive di questa nuova edizione della fiera, alleggerita dal peso delle ultimi due anni di incertezze e cautele che, se non altro, hanno offerto diversi spunti di riflessione e coraggio di sperimentare nuove strade e prospettive.

I progetti più rilevanti visti a Mia Photo Art Fair

Larissa Ambachtsheer artist
Larissa Ambachtsheer, Red Lemon, 2017

Di particolare rilevanza, per la modalità narrativa, nella scelta dell’uso del colore è il panorama olandese che ha esposto i suoi artisti con Five Dutch Talents della Project 2.0 / Gallery – l’Aia (NL), all’interno della quale ha attirato l’attenzione del pubblico Larissa Ambachtsheer, non a caso selezionata per rappresentare l’identità visiva di MIA FAIR 2022 con le sue nature morte, in cui i soggetti sono svuotati del loro significato originale e rieditati per catturare l’interesse nella loro elaborazione cromatica. Lavoro che trova connessioni con il linguaggio escapista di Sanja Marušić, che rappresenta azioni umane di natura quotidiana in contesti surreali, conferendogli una connotazione più astratta dove tempo e luogo esistono solo a livello d’immaginazione e di un’intima e personale interpretazione del fruitore. È qui che i suoi paesaggi e le infinite variabili del linguaggio del corpo si fondono in una danza cromatica. “Cerco di creare un mondo separato dalla realtà. Ecco perché spesso creo autonomamente i miei costumi, quindi quello che indosso non fa riferimento a un momento temporale specifico. L’evasione ha sempre un ruolo fondamentale nel mio lavoro, per me e per lo spettatore” spiega Sanja Marušić.

INVISIBILE di Roberto Polillo e All Of My Heart di Laura Pellerej

Un linguaggio empatico è poi quello di Roberto Polillo nella sua raccolta INVISIBILE, che rappresenta una realtà impalpabile fatta di suggestioni in cui luoghi, paesaggi, architetture e persone che li abitano si fondono in un unico flusso vitale in cui la luce, ça va sans dire, è il fil rouge della straordinaria varietà di paesaggi urbani e naturali appartenenti ad ogni angolo del pianeta. Si crea così una dinamica ed evocativa rappresentazione dell’energia contenuta in questi luoghi, da percepire attraverso le vibrazioni delle sue sfumature.

Roberto Polillo: Myanmar Yangon, 2015; India (Taj Mahal), 2018; Tokio, 2017

Laura Pellerej, nella serie All Of My Heart, presenta un viaggio attraverso il cuore, che coinvolge gli stati d’animo con cui la maggior parte degli uomini si trova a scontrarsi. Un momento di riflessione, sull’anima e la carne, che si presenta come un lavoro scultoreo creato a mani nude, soggetto dopo soggetto e cristallizzato, alla fine, con lo strumento fotografico. Quelle immagini, accuratamente preparate, sono lì a ricordare quanto sia importante soffermarsi a dare il giusto valore alle esperienze – dalle più strazianti e quelle più belle – laddove la consapevolezza di esse ha un profondo valore di congiunzione con il senso della nostra vita.

“Ascolta il cuore,
quando rimbomba nella gola,
toccalo quando pulsa sotto la pelle.
È fastidioso il cuore, perché non sa mentire.
Testimone scomodo, si veste, si traveste, si ricuce, si nasconde sotto mille corazze”
.

Immagini della serie All Of My Heart, di Laura Pellerej

Nell’immagine in apertura, Towers of Miami di Roberto Polillo

When art is a fashion affair

Il mondo dell’arte influenza in maniera sempre più incalzante quello della moda, ispirando creazioni dalla forte identità, non solo dal punto di vista creativo, ma per il valore di esclusività che ne deriva, visto il numero limitato di esemplari prodotti.
L’occasione è ghiotta per i brand più attirati dal settore che hanno approfittato del miart – l’evento che la città di Milano dedica alle gallerie e agli artisti più quotati dai primi del 900 alle avanguardie di settore – per dedicare speciali capsule ai nuovi interpreti delle arti visive e dei linguaggi del nostro tempo, con l’obiettivo di arricchire le collezioni di una nuova allure.
La manifestazione, che intende dare il via ad una nuova fase, il primo movimento di una forma musicale in più parti, e di una concreta accelerazione per il settore, ha visto consegnare i premi  LCA per Emergent, Premio Herno e Premio Acquisizione Covivio.

Premio LCA per ‘Emergent’: galleria Sans Titre

Il Premio LCA per Emergent, del valore di 4.000 euro, è stato assegnato alla galleria Sans titre (2016), Parigi. È stata invece Corvi-Mora, Londra la galleria vincitrice della settima edizione del Premio Herno, con opere di opere di Sam Bakewell, Dee Ferris, e Jem Perucchini all’interno della sezione Established.
Il riconoscimento, del valore di 10.000 euro, è stato assegnato allo stand con il miglior progetto espositivo dalla giuria internazionale composta da Diana Baldon (Direttore, Kunsthal Aarhus, Copenaghen) Stella Bottai (Curator-at-Large, Aspen Art Museum, Aspen) e Ines Grosso (Capo Curatore, Serralves, Porto).

Una delle opere della galleria Corvi-Mora, vincitrice del Premio Herno

Per la prima edizione del Premio Acquisizione Covivio, dedicato alla sezione Emergent, è stata selezionata l’artista Pamela Diamante  portata a miart dalla Galleria Gilda Lavia, Roma – a cui verrà commissionata un’opera site-specific con un investimento fino a 20.000 euro. L’opera prodotta, in linea con la filosofia di Covivio di promozione di artisti talentuosi ed emergenti, verrà installata in un immobile del business district Symbiosis di Milano progettato dallo studio ACPV ARCHITECTS Antonio Citterio Patricia Viel.

MODA E ARTE FUORI SALONE

Up To You Anthology, brand fondato da Nicolò Gavazzi, giovane imprenditore con una consolidata esperienza nel management di aziende quali Boffi e De Padova, porta avanti una missione che invita l’arte a sposare la moda attraverso un linguaggio libero e indipendente dalle dinamiche commerciali del fashion system. Il suo obiettivo, infatti, è quello di raccontare il mondo della borsa attraverso la visione estetica dei maggiori esponenti del design industriale, sfidandoli a cimentarsi in un campo diverso dal loro e invitandoli a interpretare la propria idea di questo accessorio con una chiave di lettura autentica e personale.

Borsa di Regine Schumann
Borsa di Regine Schumann

Guest star quali Nendo, Giulio Cappellini, Naoto Fukasawa, Vincent Van Duysen, David Chipperfield e Zaha Hadid Design Studio hanno accettato questa sfida, realizzando ciascuno un modello di borsa inedito e mai uguale a se stesso, dando vita a un vero e proprio oggetto da collezione che ogni stagione si arricchisce del contributo di nuovi talenti straordinari. Tra gli ultimi esemplari della tedesca Regine Schumann, protagonista al MIART con la sua Light Art sempre attraverso Dep Art Gallery in un’esposizione di luce che arriva al fruitore attraverso la percezione del colore, concetto che ritroviamo anche nelle sue borse che vivono attraverso le vibrazioni cromatiche scaturite dal rapporto unico e speciale tra la materia e la luce.

Antony Morato X Marco Lodola alla galleria Brera Site

Tra gli eventi collaterali, la galleria Brera Site ha ospitato Marco Lodola e Antony Morato per esporre la bellezza e la forza della contaminazione, in un’atmosfera immersiva che utilizza i codici pop delle luci al neon e dei led per rappresentare sagome di una società sintetizzata nelle icone anni 50 della bell’Italia che per l’occasione prendono vita, in un’edizione limitata, su t-shirt e felpe della collezione Antony Morato.
Una collaborazione, quella con Antony Morato, nata in modo naturale sulla base di passioni comuni, riferimenti e linguaggi. La cultura pop non può che abbracciare la moda quando questa le consente di esprimere al meglio il suo linguaggio inclusivo e universale” dichiara Marco Lodola.
Sempre più frequenti le occasioni in cui arte e moda scelgono la via del linguaggio semplice e immediato, con lo scopo comune di allargare il mondo dell’arte ad un pubblico ampio e sempre più aperto a sperimentazioni.

Nell’immagine in apertura, un’opera al neon di Regine Schumann

Moda Lisboa Metaphysical porta in passerella la rivoluzione creativa delle nuove generazioni

Si è da poco conclusa l’ultima edizione della moda portoghese che ha visto sfilare le collezioni della prossima stagione autunno inverno 22-23. La manifestazione che, per un ritorno quasi totale alle performance live dei talenti che hanno scelto Lisbona come piazza internazionale per presentare le loro collezioni, è stata battezzata con l’appellativo Metaphysical e si è confermata, ancora una volta, una fucina di creatività dal profilo indipendente da determinati standard estetici da cui la maggior parte delle fashion week fanno fatica a liberarsi.
Le passerelle di Moda Lisboa, che ogni stagione si adattano a nuovi paesaggi urbani, per questa edizione sono state ospitate dall’Hub Criativo do Beato, con l’obiettivo principale di dare fiato ai designer della nuova generazione che hanno una progettazione rivolta alla sperimentazione aperta a infinite possibilità per tagli, volumi, mix di tessuti e materiali assolutamente inaspettati.
In questa nuova edizione i designer hanno dato libera espressione al corpo e maschile e femminile in una visione fluida e attrattiva allo stesso tempo, a tratti disturbante, trasformando l’esperienza visiva in una performance per gli stakeholder del settore e i protagonisti stessi della passerella che si sono trovati a interpretare forme, pesi e materiali con responsabilità e consapevolezza.

Filipe Cerejo apre la sua sfilata con un trench riformulato nei volumi e nello styling.  Il suo stile libero e completamente ri-strutturato propone un’interpretazione e una personalizzazione dei capi non convenzionale e stravolti nell’utilizzo, con il risultato di un total look disruptive negli equilibri delle forme e dei tagli talmente definito e credibile da convincere la giuria di Sangue Novo (Associação ModaLisboa, il Presidente Miguel Flor, la designer Constança Entrudo, la stylist Nelly Gonçalves, Massimiliano Giornetti Direttore del Polimoda, Federico Poletti Direttore di Man In Town e Pedro Silva Head of Industrialization di Tintex Textiles) a conferirgli il primo premio, permettendogli di approfondire e maturare il suo percorso all’interno del corso di Fashion Designer al Polimoda.
Sangue Novo – la competizione dedicata ai talenti emergenti della moda – offre tutte le stagioni nuove opportunità e visibilità ai giovani designer che lottano duramente per affermarsi nel settore, dando un importante contributo al processo evolutivo del panorama fashion globale.

Maria Clara  ha vinto il Premio United Colors of Benetton e il Tintex Textiles Award che le ha permesso di ottenere un’esperienza di tre settimane all’interno di Tintex Textiles, in cui produrrà una capsule collection firmata insieme all’azienda, oltre a un premio in denaro di 2000 euro. La designer ha colpito la giuria per la sua abilità nella lavorazione della maglieria, congiunta con una fresca originalità dei tagli e delle strutture, assegnando nuova identità ad ogni tessuto o componente del capo. I materiali assumono importanza quasi più della forma stessa e ti costringono a soffermarti su ogni singolo dettaglio, come i bottoni customizzati e le borchie battute a mano, perché il valore di ogni cosa sta nei suoi dettagli fatti d’infinite imperfezioni, quelle che creano distinzione e unicità. Maria Clara usa il linguaggio punk e lo fonde con il mistero delle lunghe tuniche che ricordano luoghi lontani, insieme alla sapiente lavorazione della maglieria fatta di pesi spessi, borchie e piercing. Il plus è l’utilizzo di ricami tipici di Madeira in inchiostro blu.

Ivan Hunga Garcia F/W 2022-23

Il premio dedicato ai giovani designer del futuro pone l’attenzione proprio su quelle menti più audaci che hanno qualcosa da dire e trovano linguaggi inediti per farlo, a volte creando forti elementi di disturbo, provocando, costringendo alla riflessione. È il caso di Ivan Hunga Garcia che porta in passerella una vera e propria performance in cui protagonista è la sperimentazione nelle sue possibili variabili che emergono nel rapporto tra corpo umano e natura.  Uno studio coraggioso quello di Ivan, che ha scelto di mettere in scena una collezione fatta di sensazioni e di stati emotivi più che di prodotti finiti destinati a finire dietro una vetrina.
È qui che la moda entra in osmosi con l’arte, attraverso una narrazione graffiante che vede la condizione umana nel suo rapporto con la natura, nella sua materia più pura, attraverso materiali sviluppati con colture batteriche ed ecosistemi botanici.

Veehana F/W 2022-23

Veehana esprime l’arte manifatturiera della scuola portoghese, che non perde mai un’occasione per portare in passerella le sue maestranze del knitwear d’avanguardia. Una maglieria evoluta, quella di Veehana, che porta la sua esperienza manuale approfondita nel campo dell’oreficeria, nei pesi impalpabili della maglieria di pregio, in cui il filato si posa sul corpo creando strutture inaspettate fatte di giochi di trasparenze e capi preziosi, che non sono altro che la rappresentazione di un mondo creato dall’uomo idealizzato e poi destinato a marcire insieme al suo corpo.

Tra i nomi già avviati nel settore che hanno dato il senso dell’innovazione a questa settimana della moda rivolta allo studio dell’evoluzione del costume, la performance di Constança Entrudo, giovane promessa del pensiero indipendente della moda, laureata alla Central Saint Martins con una laurea in Textile Design. La sua competenza creativa che la contraddistingue soprattutto per il suo savoir faire nel mix di tessuti fatti a mano la le ha aperto le porte dell’ufficio stile di Balmain, Peter Pilotto e Marques’Almeida. Vincitrice del premio The Who’s Next Prize, nel settembre 2019, a Lille, in Francia, ha presentato una collezione/performance ispirata ai dipinti astratti di Adolf Gottlieb Burst, in cui i motivi del sole dipinti a mano – attraverso l’uso di materiali come mohair e tela di cotone – creano composizioni solari, creando l’illusione di trovarsi vicino al sole, come parte integrante dell’universo, in continua evoluzione “Always in process. Never being resolved, finished”.

Béhen debutta a ModaLisboa per la prima volta nel marzo 2020, con l’ambizione di valorizzare le arti tradizionali portoghesi inserendole nelle collezioni moda dal sapore contemporaneo. Da allora ha viaggiato per il Portogallo alla ricerca di tessuti antichi. Nel suo progetto ci sono due valori fondamentali: l’impatto ambientale attraverso l’upcycling, per il quale il marchio è stato riconosciuto, ma anche l’impatto sociale, attraverso la ricerca di chi pratica lavori antichi, tramandati nel tempo. Oggi Béhen continua a puntare sulle maestranze locali nella lotta alla scomparsa dei saperi legati al tessile, una missione che le è valso il primo premio per l’imprenditoria femminile AWE assegnato dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Portogallo, che le ha permesso di aprire il suo primo studio/negozio nel cuore di Lisbona.

Quella di Lisbona è una fashion week che persegue insistentemente e coraggiosamente la missione di dare voce alla creatività dei designer, ma soprattutto alla libertà di esprimersi con onestà intellettuale, con l’obiettivo ambizioso, e per nulla facile, di inserirsi in un progetto concreto che abbia il coraggio di non snaturare il loro lavoro e rimanere fedele al loro concept, perché è soltanto attraverso il rischio che può esserci un’evoluzione del costume. Le proposte dei giovani designer rappresentano uno studio approfondito dei desideri e delle necessità della nuova generazione. Necessità che non possiamo ignorare ma che deve rientrare nel processo di rivoluzione estetica, fatto di scambio di visioni diverse ed elaborate con differenti strumenti, spesso e addirittura meglio se inconsueti. Una chiave di lettura aperta alla realizzazione di nuove forme d’arte in cui il costume rappresenta un altro linguaggio di comunicazione, in grado d’interpretare il messaggio del periodo storico a cui appartiene. È qui, grazie a realtà come queste, in cui si dà spazio alla libera creatività, che la moda trova nuovo impulso per esprimersi.

L’uomo sofisticato e contemporaneo di Cravo Studios, fondato da Carolina Moreira dopo la sua carriera accademica nel Regno Unito, mette insieme tutti quegli elementi che hanno definito la moda maschile delle ultime due stagioni, dalle stampe digitali sotto gli abiti sartoriali in velluto rivisitati nella forma, con inserti di vuoti, utili a conferire un tocco di eccentricità ma gestiti consapevolmente. Silhouette oversize e stampe ispirate agli archivi di famiglia, con pezzi che normalmente si vedono nel guardaroba di una donna, fanno appello alla convalida della vulnerabilità e fragilità di tutti gli uomini.

Ines Manuel Baptista F/W 2022-23

Ines Manuel Baptista, vincitrice di Sangue Novo due stagioni fa, ottenendo un posto al Polimoda, è un esempio positivo del valore di questo progetto che l’ha resa ancora più matura e decisa, vestendo il corpo con l’abilità di un architetto e riportando in primo piano il valore di un’eleganza sofisticata dove i veri protagonisti sono i materiali importanti e i volumi.
Filipe Augusto, vincitore dell’edizione 2018 di Sangue Novo, dipinge un uomo senza particolari stravolgimenti, ma apportando alcuni elementi che diano una connotazione caratteriale alla collezione, rinnovando la forma della spalla in chiave architettonica e lavorando su colori e tessuti spalmati o pettorine in lattice sopra maglieria o camicie.

Luis Buchinho non è sicuramente nuovo nel mondo delle sfilate portoghesi e la sua carriera di designer è disseminata di riconoscimenti, non senza un perché, vista l’ultima collezione che trasuda sicurezza e savoir faire nel suo richiamo ai volumi anni 90 e nella sua sapiente declinazione di pelle e tessuti in plissé, drappeggi e forme grafiche, alleggerite qua e là da tagli laser su top gonne. È il trionfo del cappotto con una carta d’identità del pezzo forte, perché Luis Buchinho se decide di coprire tute, top e abiti di una tale fattura, può farlo solo con capispalla che non vorresti mai toglierti di dosso o che almeno rispecchi quello che nascondi sotto.

La collezione creata da Valentim Quaresma insieme ad Ana Salazar è l’esaltazione dell’arte scultorea applicata al fashion. Il suo lavoro affonda le sue radici proprio in Italia, quando nel 2008 vince il premio “Collezione di accessori dell’anno” al concorso internazionale ITS (International Talent Support) a Trieste. Da allora inizia a presentare le sue collezioni a livello internazionale nelle fiere di ricerca come Bread and Butter a Barcellona, 080 Moda di Barcellona, Fashionclash a Maastricht, Paesi Bassi, Cesis Fashion Art Festival in Lettonia, Bijorca a Parigi, ad Arnheme a Londra. Uno spettacolo tra i più attesi, il suo show alle sfilate di Lisbona, per l’impulso creativo che si serve della forza materica delle sue sculture che prendono vita insieme alle forme inedite dei capi, in un passaggio ormai noto nel percorso creativo di Quaresma che va dall’upcycling all’arte pura.

Valentim Quaresma F/W 2022-23

La Hechicera è il “ron” esuberante che celebra l’abbondanza e il rinascimento colombiano

È stato presentato a Milano, in un clima immersivo di sapori colombiani, La Hechicera – il rum che custodisce tutta la ricchezza di emozioni di una terra che sta vivendo il suo rinascimento: la Colombia.
A raccontare il mix di blend pregiati invecchiati da 12 a 21 anni e maturati in botti ex bourbon c’erano Paolo Guasco brand Manager de La Hechicera e Miguel Riascos, managing director e co-founder, terza generazione di una famiglia i cui valori hanno a che fare con la magia delle esperienze e con la passione per un’attività di altissima qualità. Ed è il nonno che ha rivoluzionato il metodo di distillazione, utilizzando quello del Maestro Ronero Giraldo Mituoka e l’invecchiamento rigorosamente con metodo Solera, con botti a piramide, fino a 21 anni.



Hechicera significa incantatrice, per un rum che come una pozione si pone l’obiettivo di sedurre e “incantare” col suo aroma, evocando lo spirito libero, seducente ed esotico di un luogo popolato da uccelli variopinti ed altri animali misteriosi come la mantide religiosa, impressa sulla ceralacca blu cobalto che sigilla l’etichetta della bottiglia, un colore acceso che evoca freschezza e contemporaneità.
Un rum che conquista con sentori di caffè e vaniglia, avvolti da spire di cioccolato, platano e mentolo; conquista il palato con un distinto aroma di cannella, espresso e spezie come pepe nero e chili, cioccolato fondente e confettura di prugne.  

Bentornate sfilate. La moda maschile torna in passerella con un’identità più forte e codici evoluti

La moda maschile dedicata alla FW 22-23 ha idee chiare e guarda al futuro, lasciandosi alle spalle paure e momenti di stallo che hanno caratterizzato le stagioni precedenti, riportando sotto i riflettori tutto il bagaglio creativo di designer autorevoli ed emergenti illuminati, unito a un saper fare tutto italiano di cui i marchi rappresentanti del Bel Paese si fregiano da generazioni.

I fratelli Caten rimangono fedeli al loro slogan “Born in Canada, Made in Italy” e aprono la prima sfilata del 2022 – Dsquared2 – con uno speech grintoso e positivo, legato alla necessità di non fermarsi e sull’importanza di esserci fisicamente, per lanciare un messaggio di coraggio al mercato e per poter ricominciare a vivere a pieno la vita con le bellezza che il mondo ha da offrire. Non a caso il tema del viaggio è centrale e di grande impulso. La ricongiunzione con il mondo, con i luoghi d’oltreoceano da raggiungere con il cuore dell’esploratore, torna sulle passerelle con uno stile libero e connesso con la natura.
Scarpe da trekking ferrate e zaino in spalla, i poncho multicolor, maglie di lana grossa i cui motivi jacquard ci riportano allo stile degli abitanti delle montagne peruviane, una capsule in collaborazione con Invicta in versione outdoor porta sulle spalle un baglio di ottimismo verso il futuro. Per arrivare alla versione rivisitata in chiave metropolitana, in un mix di giacconi in paillettes e piumini tecnici dalle varianti cromatiche audaci, pantaloni in microfibra di nylon sotto giacche in lana check, pronti per il tempo di tornare a ballare e vivere insieme la vita frenetica della città.



Zegna raggiunge la vetta di un percorso desiderato ed elaborato con grande attenzione da Alessandro Sartori che aggiorna definitivamente i codici maschili, eliminando ogni legame con il classico come lo abbiamo conosciuto fino a questa stagione. Un processo, a dirla tutta, che il Direttore Creativo della Maison porta avanti da un anno e che raggiunge un livello di maturazione massima con l’uomo della FW 22-23 rivoluzionando forme, tagli e introducendo texture innovative, frutto di un mix evoluto di filati pregiati come la lana effetto astrakan per il cappotto chiuso dalla sua sottile cintura in cuoio e portato sopra un anorak che a primo impatto può sembrare un tessuto tecnico, ma si rivela un’elaborazione sapiente della seta, declinata anche sui pantaloni.
Il completo tre pezzi cambia volto e l’outfit diventa modulabile e intercambiabile per essere indossato indoor e outdoor, con una sola condizione: un grande amore per il dettaglio, raccontato attraverso la stratificazione di forme e funzioni che rappresentano il tone of voice della collezione.  La giacca a trapezio è aperta lungo i fianchi per rendere fluido e libero ogni movimento, mentre la camicia lascia il posto a bluse super fittate in seta tecnica, create per avere vita autonoma o per assumere una nuova connotazione insieme agli altri capi di collezione, creando nuove sovrapposizioni e shapes inedite.
La maglieria si riassume sotto la nuova etichetta “Oasi Cashmere”, firma di una qualità controllata meticolosamente in ogni suo singolo passaggio. L’arte del rammendo definisce la nuova estetica della maglieria, che in alcuni esemplari mette in mostra il fascino degli inserti a contrasto tra il diritto e il rovescio, effetto di una lavorazione fatta a mano e destinata a durare nel tempo, come ogni capo della collezione.
L’importanza dell’artigianalità è raccontata attraverso una performance del coreografo francese Sadeck Waff – girata all’Oasi Zegna – che in un percorso dinamico con punti vista in continua evoluzione (in linea con il linguaggio della Maison) fa riferimento alle 160 mani (80 artigiani) che hanno creato la collezione dell’uomo nuovo di Zegna.



Altri brand che hanno fatto la storia dell’alta sartoria italiana presentano progetti innovativi come quello dei fratelli Mariano e Walter De Matteis, terza generazione di casa Kiton, che col progetto KNT sperimentano nuovi linguaggi attraverso forme e tessuti innovativi, caratterizzati da una vestibilità ultra comfort e adatta, volendo, all’uomo e alla donna indistintamente. L’attenzione al dettaglio e lo studio approfondito dei nuovi materiali che vanno ad arricchire la personalità della collezione non tradisce il savoir faire della tradizione di famiglia e porta contaminazioni dal mondo dello streetwear in una collezione preziosa al tatto, creata con la cura sartoriale impeccabile di chi è cresciuto nel cuore del tailoring partenopeo. Il tessuto sottovetro ha una lucentezza d’ispirazione anni 90, in una pregiata microfibra soft touch e un interno in piuma d’oca. Una sensazione tattile di comfort e sicurezza che investe tutta la collezione, studiata e ottenuta su ogni superficie attraverso ricerca e tecnologia. Dalla lana 100% waterproof dei cappotti e delle overshirt, ai pile di cashmere, fino ai giubbotti in limited edition e le nuove giacche doppiopetto, massima espressione di un’eleganza aggiornata al luxury comfort di nuova generazione.



La definisce sport couture il designer turco Serdar Uzuntas, che torna a Milano Moda Uomo con una collezione ispirata alla disciplina olimpionica della scherma, sull’onda dei meritati successi della nazionale Italiana, a cui lo stilista ha deciso di rendere omaggio attraverso la sua nuova collezione FW 22-23. La sua dinner shirt presenta i dettagli più riconoscibili della tenuta da scherma, che Serdar inserisce sotto la giacca da smoking in velluto o i capi in pelle creati attraverso un ciclo di produzione sostenibile.
Tessuti pregiati e tecnici come lane, neoprene, cotone e pelle si fondono in un color mix a contrasto per colpire il cuore con un colpo di spada, dando voce a un’eleganza energica e dai toni positivi. Giallo, arancione, rosso e cachi fanno da padroni di casa insieme al nero e a tinte neutre come grigi, blu navy e bianco. Non mancano tessuti e cerniere upcycled e bottoni in oro galvanizzato a rappresentare un dettaglio unico sui capi, spesso segnati da toppe a cuore su tutta la collezione, come un monito a non perdere mai di vista il lato più umano che c’è in ognuno di noi. Completano la collezione gli occhiali fatti a mano e le calzature in crochet, made in Florence dalle mani dell’artigiano Elif Malkoclar, che realizza ogni modello all’interno del suo omonimo atelier.


Serdar

Miuccia e Raf Simons portano nella passerella di Prada 10 attori hollywoodiani, riportando in alto l’asticella del desiderio delle sue performance con uno stile tuonante, fatto di cappotti strutturati con inserti in pelo sui polsi e pantaloni dal taglio largo per raccontare un’eleganza curata ma comoda, da portare tutti i giorni, nella vita reale e da tutti coloro che lo desiderano. “Gli attori sono interpreti della realtà, chiamati a dar voce alla verità attraverso le loro interpretazioni”.
La scenografia è di Amo, che riedita il Deposito della Fondazione Prada come un palcoscenico in cui viene rappresentata la realtà, che coinvolge come nella trama di un film ognuno di noi.



Andrea Incontri presenta il suo nuovo progetto creativo partendo dall’evoluzione del simbolo del suo nuovo marchio: la lettera I ispirata alla forma simbolica di una casa industriale, una dimora sostenibile, un hub creativo in cui prende forma lo scambio di idee. Questo simbolo cucito su ogni capo è la rappresentazione del libero pensiero, di una identità autentica ma connessa con le altre. La scelta dei materiali è basata sul pieno rispetto per l’ambiente, a partire dal rifiuto di utilizzare pelle di origine animale. Una collezione raccontata attraverso un manifesto fotografico curato da Giampaolo Sgura che individua sette personalità, scattate e riprese con l’obiettivo di scovare la verità di ognuno di loro, di noi. Gioia, rancore, meraviglia, disagio, allucinazione, stanchezza, esaltazione, sono rappresentazioni autentiche della natura umana che Andrea Incontri vuole rappresentare con onestà intellettuale.



Il Paisley di Kean Etro sfila tra le mura dell’Università Bocconi, raccontando l’uomo e le sue infinite vite con la complicità della letteratura espressa attraverso un plotone di giovani in fieri, che affrontano l’avventura della vita con un libro in tasca, perché l’evoluzione dell’uomo non può prescindere dalle parole di chi è passato da qui prima di noi. Ogni capo e la sua rappresentazione si arricchiscono di un significato più profondo: il cappotto, il soprabito da giardinaggio, il pullover inteso anche come outerwear, il caftano, il duvet, la giacca, la camicia stampata, il maglione con lo slogan-calembour. I guizzi della lingua di Etro seguono questo nuovo ordine: la rosa è declinata come parola latina su camicie e fodere, o si presenta in forma botanica e stilizzata; il lupo, specie per la cui conservazione Etro si impegna dal 2020 insieme al WWF, è un intarsio o un jacquard.



Together è il titolo che il designer portoghese David Catalan dedica a questa stagione di ritorno di sfilate in presenza. La sua ispirazione è legata alla sartorialità delle uniformi scolastiche inglesi degli anni 60 e 70 e a un dress code britannico da cui è sempre stato attratto. Da qui gli elementi preppy rivisitati in chiave comfort e funzionale e il denim che porta con sé la sua identità worker textile, contaminando e sperimentando il codice stilistico della collezione caratterizzata dagli iconici rombi di un impeccabile, classico british, libero dalle stagionalità della moda. Nel più autentico approccio di David Catalan, egli rende omaggio alle sue umili origini proponendo una moda indossabile con un taglio umoristico e di evasione.



Miguel Vieira ci riporta alle origini del suo vero DNA: Il nero, una dominante nei suoi fashion show che viene rieditato in chiave rock e postmoderna con trattamenti tecnici sui tessuti e accessori a tratti irriverenti. Gli accessori sono il tocco finale. Orecchini, fasce per capelli, cappelli e stivali da neve completano il look di un nomade urbano con audacia e marcata personalità. Libero.



Anche il guardaroba aggiornato di Boglioli fa appello alla libertà di espressione e a uno stile più disinvolto, stravolgendo il concetto classico di eleganza per raccontare un nuovo concetto di Made in Italy, più libero dagli schemi, cosmopolita ed eclettico per vocazione. Giacche fatte per essere indossate anche da lei, con forme rivoluzionate che strizzano l’occhio all’universo dell’outwear con pezzi classici reinventati con trattamenti innovativi e modellistiche nuove. Il risultato è quello di capi leggeri e caldi che fanno affidamento a imbottiture in selezionati materiali tecnici.
Parka, field jacket, trapunte, bomber e husky vengono declinati in vari materiali come shetland, flanella, panni di lana, tutti «water repellent». Il cashmere è il protagonista assoluto del nuovo guardaroba firmato Boglioli, sviluppato in tutte le categorie, dalle giacche alla maglieria alle camicie, sia nella tinta unita che nelle fantasie sofisticate come la resca, il principe di galles e nei punti più ricchi l’hopsack e la tela.
Four Elements è la capsule che celebra la storia e le origini di Boglioli, dedicata a un atteggiamento più responsabile e consapevole nei confronti del territorio e dell’ambiente.
L’iconica K-Jacket decostruita e tinta in capo in cashmere, da 20 anni protagonista del guardaroba Boglioli, diventa al 100 per cento eco sostenibile: realizzata in cachemire riciclato, ottenuto rigenerando la fibra tramite il riciclo di scarti di produzione e indumenti usati in cashmere. La Tintoria Emiliana, azienda dove la tintura in capo viene realizzata, è stata una delle prime tintorie ad aderire all’organizzazione ZDHC di Amsterdam, stabilendo dei nuovi standard per il controllo dei processi di produzione. Un’impresa sostenibile in senso ecologico, che assume scelte in grado di abbassare l’impatto ambientale delle proprie attività produttive contenendo i consumi.



Dopo il debutto al Pitti Immagine Uomo, torna tra gli appuntamenti di Milano Moda Husky in una versione decisamente rinnovata e fashionista. Padroni di casa Saverio e Alessandra Moschillo che svelano il capo iconico della collezione autunno-inverno 2022/23: Papillon. Ispirato all’omonima pellicola del 1973 diretta da Franklin Schaffner con Steve McQueen e Dustin Hoffman, tratta dal romanzo autobiografico di Henri Charrière, la giacca si propone come un nuovo must have del guardaroba maschile che scardina le regole e le definizioni di capospalla, unendo i principi dell’activewear e dell’attenzione sartoriale, per un nuovo dress code: smart-formalwear. Un 2 in 1 che parte dall’iconico Husky per diventare ancora più innovativo e funzionale. A comporlo è uno shell in nylon bordeaux e un gilet picot nero in cashmere e pura lana vergine, ideale per poter essere indossato in ogni stagione.
La storica giacca Husky, nata nel 1965 per mano dell’aviatore americano Steve Gulyas e sua moglie Edna, chiamata Husky come il loro cane, rinasce così grazie all’expertise produttiva di Saverio Moschillo. Ai capi tradizionali vengono aggiunti nuovi modelli, tagli e colori dall’allure contemporanea, rafforzati nel carattere per i loro dettagli e per una qualità Made in Italy tanto cara a Saverio Moschillo: “La qualità si produce non s’inventa” .



A Pitti Immagine Uomo l’evoluzione della moda passa dai materiali di pregio alla sostenibilità

A Pitti Immagine Uomo l’Italia ha dimostrato ancora una volta di essere all’altezza della situazione. Alla 101esima edizione del Salone Internazionale di riferimento per la moda maschile, le aziende hanno tirato fuori l’artiglieria pesante, portando collezioni definite da volumi aggiornati, tagli e materiali di nuova generazione. L’innovazione tecnologica, rivolta soprattutto a una produzione certificata e sostenibile, dà vita a materie prime a basso impatto ambientale o a selezioni di pregio provenienti dai migliori rappresentanti del settore tessile e manifatturiero del Made In Italy.
Una risposta che suona come una dichiarazione importante da parte dei marchi presenti che hanno dato conferma di quanto il Made In Italy rappresenti il cuore pulsante dell’economia del nostro Paese.

I giganti della sostenibilità 

Dai pionieri della sostenibilità, un incontro con gli stakeholder del settore promosso da Ecoalf che apre l’anno nuovo con un punteggio di 99.1 sulla certificazione B Corp. Javier Goyenech, Fondatore e Presidente del brand spagnolo, posizionato al primo posto nella classifica dei brand fashion certificati, ha incontrato buyer e stampa del settore e ha raccontato gli ultimi risultati raggiunti attraverso la produzione di cappotti realizzati con il filato del mare di Ecoalf – creato con bottiglie di plastica raccolte dai fondali marini grazie al progetto Upcycling the Oceans della Fondazione Ecoalf. L’importanza di mettere il pianeta in primo piano, lavorando costantemente con l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura a 1.5ºC.

Pitti Immagine
Ecoalf


Anche Save The Duck registra – in tutta la sua collezione – un incremento dei materiali 100% riciclati ed ecosostenibili, con tessuti e imbottiture realizzati da PET ottenuto dal riciclo di bottiglie di plastica. Il 2022, anno del suo decimo anniversario, rappresenta un anno di conferma e di solidificazione della mission di Save The Duck che conferma la sua partnership con Wildaid, associazione che lavora per la tutela della fauna selvatica, attraverso la protezione di cinque nuove specie: rinoceronte, tigre, pinguino, leone ed elefante. Abbiamo visto la sua capsule collection genderless “Pro-Tech” creata in collaborazione con il designer Edward Crutchley nel segno dell’inclusività.

Save the Duck

Ksenia Schnaider che nel 2021 ha compiuto dieci anni di attività, è uno degli esempi internazionali di moda responsabile ad alto tasso di coolness, attraverso un processo creativo che smonta e rimonta patchwork di felpe, cardigan e denim in una libera costruzione di un look est-europeo tanto amato dalle sorelle Hadid.

Ksenia Schnaider


Tombolini, grande classico della sartorial italiana, presenta Zero Impact: il primo abito 100% biodegradabile e lavabile in lavatrice, compresi I Bottini, l’etichetta e la sua gruccia, grazie all’utilizzo di sole fibre e materiali organici. Le tecniche produttive avanzate limitano i consumi di acqua e CO2.

Tombolini

Smart heritage dal mondo della calzatura

Il mondo della calzatura si racconta in un’ottica rinnovata, revisionando codici e restituendo valore a una tradizione aggiornata attraverso l’uso di nuove tecnologie. Arthur Arbesser X Baldinini è il progetto dal forte impatto cromatico “una capsule giocosa” racconta il designer austriaco.
Composta da cinque modelli uomo e donna che rendono omaggio all’heritage Baldinini con un twist rinnovato che strizza l’occhio alle nuove generazioni. Mocassini, stringate e texani decorati da grafismi optical black & white creati on paper e riportati su cavallino.

Arthur Arbesser X Baldinini

Gavazzeni esplora il concetto d’innovazione nel mondo della pelletteria dedicata all’uomo e alla donna, rivoluzionando le collezioni nei volumi e nell’utilizzo di tinture naturali su borse e cinture dipinte dall’effetto delavè e laserate a mano che vengono aggiornate anche grazie a nuovi intrecci artigianali e a una selezione di fibbie lavorate e nichel free. Rivoluzione anche nel campo commerciale, garantendo un’offerta al compratore sempre disponibile nel corso di tutta la stagione.

Green George che ha appena concluso il suo 50esimo anno sul mercato, porta al Salone tutto il savoir faire calzaturiero di Montegranaro, culla artigianale del nostro Paese. Il suo stile riflette nei dettagli quello del distinguished gentleman, massima espressione di un’eleganza raccontata attraverso dettagli difficili da riprodurre al di fuori della stessa fabbrica.

Pitti Immagine Uomo
George Green

È il caso di brogue, mocassini e monk strap sottoposte a dei lavaggi specifici per ottenere un affascinante effetto vintage e raggiungere quell’irresistibile “impeccabile imperfezione”. La collezione della FW22-23 presenta suole in gomma dal sapore più fresco e contemporaneo e varianti con microtagli accanto al classico inconfondibile mocassino.

Arte e moda a Pitti Immagine Uomo, l’installazione del marchio Cuoio di Toscana

Cuoio di Toscana

Cuoio di Toscana ha triplicato il suo accordo con il mondo delle avanguardie artistiche, in occasione dell’edizione 101 di Pitti Immagine Uomo a Firenze. Sottolineando l’autenticità, l’identità green e la longeva bellezza dei suoi pellami in cuoio, trattati con procedimenti vegetali, il consorzio delle concerie, ha arruolato tre artisti internazionali per rafforzare l’impatto sociale del suo messaggio all’insegna della sostenibilità.

Cuoio di Toscana

Un’istallazione di scatole bianche con riportato il suo claim “Do not handle with care” che punta ad esprimere in modo conciso, diretto e inequivocabile un suo mantra di sempre: la bellezza come quella del cuoio, fatta di imperfezioni naturali. Greg Jager ha creato un’istallazione con i residui della lavorazione del cuoio nel segno dell’upcycling e del less waste.

DART porta la prima esposizione di criptoarte al Museo della Permanente di Milano

In cover FABIO GIAMPIETRO, Metamorphosis – The Eye

Stiamo assistendo nel concreto agli effetti di una vera transizione digitale che si riflette in maniera rapida e decisiva su tutti i settori del nostro universo, a cui attribuiamo un valore, dal mondo dell’arte ai beni di lusso.  Metaverso e NFT sono i temi che hanno monopolizzato il dibattito culturale dell’era post pandemica o inter-pandemica – visto che ci siamo ancora dentro –  rivoluzionando definitivamente gli equilibri del collezionismo e del rapporto tra gli stakeholder del mondo dell’arte, complice la vendita della casa d’aste Christie’s di un’opera di Beeple “Everydays: the first 5000 days” per 69,3 milioni di dollari nel Marzo 2021, stabilendo un record assoluto per un’opera d’arte digitale e rendendo Mike Winkelmann (vero nome di Beeple) il terzo artista vivente più costoso mai andato all’asta.

Siamo nell’era dell’arte NFT – non fungible token – che certifica proprietà e autenticità di un’opera scritta su Blockchain.
La prima esposizione di arte collettiva NFT in Italia viene ospitata dal Museo della Permanente di Milano (aperta al pubblico fino al 6 febbraio 2022), da sempre adibito all’arte tradizionale, grazie all’ambizioso progetto curato da DART (Dynamic Art Museum) ideato da Piergiulio Lanza e realizzato insieme all’Arch. Riccardo Manfrin che hanno permesso la creazione del primo catalogo di criptoarte al mondo, facendola entrare nel circuito ufficiale della storia dell’arte.

La mostra 2121

La mostra, intitolata “2121” è stata creata grazie alla collaborazione di WRONG THEORY e di Alessandro Brunello (Co-Founder & Co-CEO dell’ExchangeBibipom.com), Alan Tonetti (Founder & CEO di TaoDust) e Serena Tabacchi, curatrice della collezione «Dystopian Vision» e direttrice del MoCDA, Museum of Contemporary Digital Art. .

L’esposizione prende vita in un percorso espositivo basato sull’interazione tra essere umano e opera digitale che in alcuni casi si tratta di una digitalizzazione dell’opera fisica. La mostra vede i principali esponenti del movimento Blue Chip (artisti già affermati nel settore degli NFT) e OG (acronimo per Old Guy, utilizzato per identificare i pionieri del campo degli NFT).
Una Tratto importante della Crypto Art, è che spesso gli artisti stessi si dedicano al collezionismo di opere NFT.
Una corrente che vede gli artisti connessi a livello globale alla continua ricerca di nuove sperimentazioni creative da condividere e collezionare.

Gli artisti in esposizione presso la mostra 2121 curata da DART

Tra gli artisti italiani Federico Clapis, Alessandro Bavari, Alessio De Vecchi, Andrea Chiampo, Mattia Giordano; Fabio Giampietro, Giovanni Motta, Davide Petraroli, Annibale Siconolfi, Andrea Bonaceto. E ancora tra i più acclamati e conosciuti artisti a livello mondiale: Aeforia, Lucas Aguirre, Alotta Money; Alpha Centauri Kid, Alessandro Bavari, Bakaarts, Billelis, Bored Ape Yacht Club, Gary Cartlidge, Coldie, Crypto Punks, Etienne Crauss, Mattia Cuttini, Dangiuz; Diewiththemostlikes, Donnoh, Dotpigeon, Jesse Draxler, Jan Hakon Erichsen, Eskalator, Frenetik Void Giant Swan, Mattia Giordano, Gmunk, Raf Grasseetti; Grebenshyo, Hackatao, Nate Hill, Janne, Jarvin, Trevor Jones; Matt Kane, Raphael Lacoste, Lushsux, Tim Maxwell, Neurocolor, Rare Pepe, Oveck Reyes, Robness, Sinclair, Six N. Five, Skygolpe, Fabiano Speziari, Thomas Strokes Iii, Toomuchlag; Pindar Van Arman, Vexx, Jonathan Wolfe, Xcopy, Xsullo, Ondrej Zunka, Sarah Zucke.

Piattaforme NFT e smart contract

I market place più noti dove è possibile introdursi nel mercato d’arte degli NFT e sono SuperRare, OpenSea, CryptoPunks, Nonfingible. Il valore delle opere acquistate sale molto più rapidamente rispetto al mercato tradizionale e – udite udite – per la prima volta gli artisti, all’interno di queste piattaforme, concludono le loro vendite ai collezionisti attraverso smart contract che vanno a stipulare in maniera assolutamente autonoma, andando a sostituire l’intermediario: una vera rivoluzione dal punto di vista dell’indipendenza dell’artista. Inoltre, a ogni suo passaggio di mano dopo la prima vendita, l’artista continua a percepire una percentuale, un diritto d’autore che vale per l’eternità.

Le bottiglie più ricercate per brindare con stile

Illuminare, condividere, lasciar andare antiche abitudini per accoglierne di nuove e stimolanti. 
L’arte del bere bene si riconduce a una tradizione antichissima e non può prescindere da ricerca, disciplina e attenzione all’innovazione. Il periodo delle festività è l’occasione per lanciare sul mercato confezioni ed edizioni speciali da mettere sotto l’albero o da presentare come cadeau all’ultimo party dell’anno. Un’occasione per brindare all’anno nuovo tra aromi degni nota e la migliore compagnia, se possibile.
Dalle bollicine più pregiate con una coffret cento per cento sostenibile, al gin dai sapori mediterranei custodito dentro la lanterna bianca che ci riporta su spiagge esotiche, personalizzata con una decorazione stellata, perfetta per ricreare l’atmosfera natalizia con la luce di una candela; fino al whisky numero uno al mondo direttamente dal Paese del Sol Levante.
Le maison si rinnovano nell’outfit mantenendo lo standard qualitativo e rispettando le aspettative di appassionati e collezionisti, in un mix di joie de vivre e nuove visioni eleganti e poetiche per raccontare il mondo dei vini e dei distillati attraverso il dono dell’immaginazione.

Ruinart Blanc De Blanc “Second Skin” Magnum size. Un coffret che atteso due anni di ricerca e sviluppo per raggiungere la sua perfezione e rispecchiare lo standard qualitativo e il savoir faire del suo champagne. Una confezione realizzata al 99% in carta, riciclabile e sagomata per seguire le curve della bottiglia. La confezione “second skin” è stata sviluppata dalle manifatture partner Pusterla 1880 e James Cropper. La manifattura James Cropper è stata fondata nel 1845, sulle rive del Lake District National Park tra Scozia e Inghilterra, dove ha sviluppato il suo know-how unico.

Gin Mare è un gin mediterraneo aromatizzato con quattro botanici principali: basilico dall’Italia, timo dalla Turchia, rosmarino dalla Grecia, agrumi dalla Spagna e l’oliva Arbequina, cultivar tipica della Catalonia. Accanto ai classici ginepro, coriandolo e cardamomo questi profumi mediterranei creano un gin dai tipici sentori e ricordi delle coste mediterranee.

Yamazaki è noto agli estimatori del genere per essere uno dei miglior whisky del mondo, il Suntory Yamazaki Single Malt è un apprezzatissimo whisky giapponese torbato, dal sapore speziato e dolce. La sua distilleria si trova nella prefettura di Osaka. Il prezzo per una bottiglia invecchiata 25 anni è di oltre 400 euro, molto di più se parliamo di una limited edition o di un invecchiamento ancora più lungo.

Heritage 176 è un blend esclusivo di Belvedere Vodka Pure con un distillato di malto di segale. Con il suo carattere forte, deciso, ottimo per essere gustato liscio, on the rocks, ma anche in miscelazione. Heritage 176 è il frutto di un processo derivante dalle più antiche tecniche di maltazione e tostatura della segale, utilizzate dai primissimi rye distillers per rivelarne gli aromi più profondi e distintivi: un procedimento a fuoco creato per esaltare le caratteristiche della segale che altrimenti sarebbero rimaste nascoste o sepolte, usato nell’antichità in Polonia per raggiungere il perfetto processo di maltazione – kilning – nei forni a 176 gradi Fahrenheit, conferendo a questo distillato un profilo ricco e corposo. 

Monkey 47 Nella sua ricetta originale che risale al colonnello inglese Montgomery Collins della Royal Air Force. Un gin realizzato a mano e rigorosamente non filtrato, la cui complessità ed eleganza impareggiabili sono da attribuire alle 47 botaniche e spezie di vari continenti e all’acqua di sorgente estremamente dolce e pura della Foresta Nera.

La Box Cocktails di Natale di Nio Cocktails custodisce sei cocktail in edizione limitata, racchiusi in un packaging decorato con motivi iridescenti, perfetta da regalare o come benvenuto per i propri ospiti. Le spezie invernali e i liquori artigianali arricchiscono le ricette a base di Rum, Gin e Whisky di qualità premium.

Baileys Chocolat Luxe. Tutta l’intensità dell’Irish cream, pregiato whiskey irlandese e del cioccolato belga in un mix unico e inconfondibile, una vera icona della tradizione natalizia.

Perché la musica non può fare a meno di XFactor

A pochi giorni dalla conclusione di XFactor 2021, con una finale esplosiva e ricca di colpi di scena – compreso il suo vincitore Baltimora – possiamo affermare con orgoglio che la musica live è tornata in grande stile per il pubblico italiano. Chi ha avuto la fortuna di assistere allo spettacolo al Forum, è stato investito dall’energia del palazzetto illuminato da led fluo e animato da un corpo di ballo che tra un flash mob e l’altro ha scandito il ritmo del parterre, in un susseguirsi di duetti tra giudici e concorrenti su pedane plananti sul palazzetto e performance che ci hanno fatto rivivere il percorso degli artisti di questa controversa edizione di XFactor. Tema caldo, Ludovico Tersigni, conduttore di questa edizione che ci ha conquistato proprio per la sua capacità di sostenere sul palco le naturali imperfezioni di chi si trova su quel palco per la prima volta, accettando la titanica impresa di succedere al fenomeno Cattelan. 

Ospiti internazionali della serata i Maneskin – padroni di casa – che hanno letteralmente infuocato il palazzetto con il loro look glam-rock firmato Gucci e i Coldplay, complici ideali di un’atmosfera dai colori e sound super pop, celebrato da un arcobaleno scenografico letteralmente esplosivo.



Al di là di ogni possibile schieramento o delusione provocata dalla vittoria o l’uscita prematura dei protagonisti del talent show più amato al mondo in fatto di musica, non gli si può negare il fatto di avere riportato alla luce tutta l’energia che solo un vero live musicale può contenere nella sua complessa impalcatura. XFactor, infatti, nelle sue 15 edizioni ha sempre fatto tuonare palco e spalti senza risparmiarsi e anche quest’anno è stato fedele al suo DNA, con scenografie trasformiste di grande impatto visivo in cui ogni talent è stato raccontato da light designer, coreografi, costumisti e scenografi che hanno lavorato per mettere in scena piccoli universi ispirati nella forma e nei contenuti ai maestri dell’arte moderna e contemporanea.

Una vera boccata d’aria in un periodo storico come quello da cui siamo stati investiti, in cui l’intrattenimento televisivo e radiofonico dedica sempre meno spazio allo scouting di nuove voci, XFactor riesce a proporre sempre nuovi volti, decisamente meno mainstream – vedi Erio, Gianmaria, Fellow e i Baltimora, veri animali da palcoscenico, che speriamo di ascoltare ancora – e lo fa attraverso una spettacolarizzazione intensa e arrangiamenti un po’ più liberi dagli schemi, con tutte le carte in regola per assicurare quell’effetto “Wow” quando la tv è sempre meno in grado di stupirci.
E se ci chiediamo perché all’estero questo format ha perso credito nel settore di riferimento e interesse nel pubblico a casa, la risposta sta nel fatto che la qualità del format italiano, dal livello di spettacolarizzazione, allo scouting dei talent, non teme termini di paragone. Non sono poche le voci protagoniste del panorama musicale scoperte dentro il talent, e vale la pena di ricordare che i Maneskin, che il mondo ci invidia, non erano in cima al podio. È proprio il caso di dirlo “Italians do it better”!

Drumohr – Quel filo di cashmere di quarta generazione

È noto ai più con l’appellativo di biscottino. L’inconfondibile motivo “razor blade” diventato famoso per le sue infinite combinazioni cromatiche e che prende il suo nome da una battuta di Gianni Agnelli che trovò in quel disegno un’incredibile somiglianza con un “pavesino”. Un battesimo fortunato che ha dato il nome a un tema iconico che ha conquistato il guardaroba dei reali d’Inghilterra e di volti noti come quello di Audrey Hepburn, e ha contribuito al successo di quella pregiata fibra di cashmere, una delle più riconoscibili a prima vista, sotto il marchio di fabbrica Drumohr, fiore all’occhiello del Made In Italy dal 2006, la cui trama custodisce una storia legata alla tradizione tessile, lunga più di un secolo.
Filippo e Michele Ciocca rappresentano la quarta generazione di un’impresa che incarna tutti gli aspetti legati all’eccellenza del nostro Paese nel mondo. Il gruppo Ciocca, con più di 100 anni di storia alle spalle, raggiunge il successo nel settore delle calze, implementando sempre di più le tecniche di produzione e realizzando le collezioni dei brand più famosi del lusso: da Gucci a Celinè, a Paul Smith, solo per citarne alcuni.

L’azienda nasce a Milano, ma il bisnonno decide al momento giusto di spostare il suo headquarter in Franciacorta, a Quinzano D’Oglio, dove l’impresa di famiglia si rinnova, di generazione in generazione,  con progetti sempre nuovi, diversificando il prodotto grazie all’instancabile visione del papà Luigi e dei figli Michele e Filippo che hanno avuto il merito di credere, prima di tutto, come il nonno, nel più grande valore della famiglia Ciocca, quella di tutte le persone che hanno contribuito al suo successo e che hanno popolato la cittadella dalle sue origini.
Agli esordi i collegamenti con la città erano molto difficili, e fu quella la prima grande visione del nonno, che ha tirato le fila dell’azienda per 60 anni, riuscendo a mettere insieme i migliori operai, i pochi e più qualificati – per lo più cecoslovacchi – a far funzionare le macchine industriali dell’epoca.
Scopriamo le loro attività e il loro senso di appartenenza, attraverso momenti di aggregazione, come i campeggi organizzati tra le famiglie del luogo – con tanto di lambrette, fisarmoniche e sassofoni – per condividere un tempo libero di qualità, documentato dagli album fotografici d’epoca. Dai registri antichi, scritti con penna e calamaio, con una grafia impeccabile di chi non contrattava il fascino delle parole con la velocità d’archiviazione di un personal computer, scopriamo i bilanci del 17 ottobre 1912, in cui l’azienda partiva da 15.000 lire. Una storia che risuona come una favola perché rappresenta uno dei più grandi esempi di italianità e d’impegno costante volto a raggiungere quella soglia d’eccellenza che contraddistingue l’autenticità del Made In Italy a livello internazionale.
La stessa che entra a far parte di una pagina di storia della nostra società, quando si facevano strada i primi esempi di vera emancipazione femminile, che con eleganza e portamento entrava nelle fabbriche, concorrendo alla realizzazione della nuova generazione di donne. Dai racconti di papà Luigi, appassionato d’arte, man mano che ci addentriamo nel cuore pulsante dell’azienda, scopriamo le opere commissionate ad artisti del panorama contemporaneo, per raccontare l’universo della calza in una visione sempre inedita.



Tradizione e innovazione: una storia d’amore senza fine che richiede attenzione ed equilibrio reciproco. L’azienda ha visto diversificare la sua produzione – per impulso di Filippo e Michele – attraverso l’acquisizione di marchi come Drumohr, Rossopuro, Dalmine, Sozzi, Gian Marco Venturi e Stefano Ricci, creando un prodotto variegato in grado di rispondere alle diverse esigenze del mercato internazionale.
Abbiamo cercato sempre nuovi progetti satelliti per mantenere questo dinosauro in via d’estinzione e Drumhor é uno di questi” racconta Michele Ciocca, parlando dello storico brand di Drumfries (Scozia), in un mix di amore e profondo rispetto per l’azienda di famiglia che – in una visione che fa da trade-union tra tradizione, evoluzione stilistica e tecnologica – non perde occasione per avviare nuovi e ambiziosi progetti in grado di tradurre il know-how del gruppo Ciocca in una risposta coerente con la richiesta del mercato. Come il total look di Drumohr, che nel colore e nelle rifiniture impeccabili – come il pantalone con doppia pences e cimosa interna con l’istituzionale fantasia biscottino – offre alla clientela di nuova generazione un’eleganza Made in Italy aggiornata e sostenibile nella produzione.  È lo stesso Michele, infatti, a illustrarci l’obiettivo dell’azienda di raggiungere un piano di produzione a zero emissioni, grazie all’introduzione di macchinari e sistemi energetici sempre più sostenibili.
L’introduzione del total look, arriva in seguito all’impegno dell’azienda in periodo covid che ha introdotto nuovi macchinari per la produzione dei camici, attività di grande rilievo che ha messo in luce il grande senso civico delle imprese nostrane che in casa Drumohr si è poi trasformata in un progetto più ampio, col rientrare dell’emergenza.
Dai laboratori, in cui l’umidità deve mantenersi costante per evitare sbalzi nel trattamento dei filati, al magazzino pieno di bobine, Michele racconta dell’importanza del lavoro di ricerca delle materie prime e della precisione di ogni fase della tessitura che inizia tutte le mattine alle 6, in un ambiente rigorosamente privo di finestre, per mantenere alti gli standard di qualità e l’elasticità della trama identica in tutti i periodi dell’anno, nel corso del quale vengono prodotte circa 200 mila maglie. Ogni esemplare attraversa dai 2 ai 3 passaggi per raggiungere lo standard desiderato, le trame più sottili e pregiate subiscono un prestiro, due lavaggi e un’altra passata di stiro.

Una moda etica quella di casa Drumohr, fatta di filati cashmere seta, del famoso garzato, di lino stretch, e del neoarrivato total look, tagliato e prodotto interamente tra le mura dell’azienda, in maniera quasi autosufficiente, attraverso pannelli fotovoltaici di ultima generazione e l’obiettivo ambizioso di arrivare a zero emissioni.



Una produzione completa e complessa nella selezione di materiali e trame originali in cui le sovrapposizioni di righe orizzontali e verticali sulla maglieria rigorosamente in cashmere 100% e cotone cashmere, si combinano in un equilibrio grafico e cromatico rinnovato, raccontando la nuova attenzione per un’eleganza casual di altissima qualità da parte delle nuove generazioni.  I tagli sono comfort – nelle giacche sfoderate che prendono ispirazione dalle worker jacket – e la vestibilità impeccabile, complice una selezione di tessuti piacevoli al tatto che si sovrappongono in un mix and match di righe, leitmotiv della collezione che lascia grande spazio a una nuova creatività dedicata alla donna.
Il brand è presente oggi nei migliori department store del mondo come Lane Crawford Hong Kong, Le Bon Marché, Beams, Barneys New York ed Excelsior Milano, oltre ai 3 negozi monomarca in Italia, a Milano, Alassio e Torino e i 350 rivenditori multimarca nel mondo.

I piatti dello Chef stellato Paolo Griffa sono la dedica di Ruinart al mondo dell’arte

Una cena stellata ad alta quota firmata dallo Chef Paolo Griffa che ha celebrato uno champagne con una lunga tradizione e allo stesso tempo estremamente innovativo nella suggestiva cornice alpina del ristorante Petit Royal all’interno del Grand Hotel Royal e Golf di Courmayeur.

Un menù ispirato alle opere dell’artista David Shrigley – ultimo di una lunga serie di artisti a cui la Maison si accosta nel rispetto di una tradizione legata al binomio champagne – cultura, al quale viene data carta bianca per creare delle opere d’arte che sappiano interpretare lo spirito di Ruinart: un percorso di contaminazione ambizioso che non a caso prende il nome di Carte Blanche.
Una storia d’amore tra Maison Ruinart e il mondo dell’arte che ha inizio durante il regno di Luigi XIV, quando Dom Thierry Ruinart, lo zio del fondatore diventa “Master of Art” nel 1674. Da allora, la storia di questo champagne è andata di pari passo con la missione di supportare le nuove generazioni dei talenti creativi che si sono succedute nel tempo.



David Shrigley, visual artist dotato di una vivace ironia, è riuscito a tradurre la filosofia del brand attraverso una serie di opere riunite sotto il nome di “Unconventional Bubbles” che attraverso la matericità della scultura e la potenza visiva delle arti visive ha interpretato il processo di vinificazione di Ruinart, presentato al pubblico in occasione del Miart a a Milano.

Paolo Griffa, stella Michelin dal 2019, da quest’anno all’interno del circuito Ruinart Assemblage 1729, il network della più antica Maison de Champagne che include selezionati ristoranti italiani, ha disegnato un percorso di gusto caratterizzato da una visione estetica di grande impatto visivo, ispirato alle opere di Shrigley che ben interpretano le bottiglie e il processo di vinificazione della Maison e dal concept disruptive come l’universo poliedrico di Ruinart.
Dal mosaico di verdure ispirato all’opera d’arte “Thousands of bottles of champagne! In a giant hole in the ground” ai bottoni ripieni di patate, erbe e funghi, che evocano l’immagine, vista dall’alto, delle bottiglie che riposano nelle cave in attesa di raggiungere il livello di perfezione richiesto dalla qualità della Maison Ruinart e della diversa personalità che ogni bottiglia è in grado di custodire nel suo processo di vinificazione che anche di David Shrigley ha rappresentato nel suo “Each bottle is the same and Each Bottle is different”. Fino alla sua “Break Second Skin”, che nasconde una faraona cotta con foglie di fico e spinaci, servita insieme a un martello per vivere insieme una vera esperienza “di rottura” e di stupore, nel sapore e nell’estetica. La Second Skin di Ruinart, unicamente in carta riciclabile va a sostituire i vecchi coiffeur in versione gioiello senza impattare l’ambiente, da un mese disponibile nel suo formato magnum.
E infine, “upside-down” un dessert coperto da una cloche che quando viene alzata il piatto rimane apparentemente vuoto, in quanto il dolce rimane nella cloche. Si tratta di una cheescake alla vaniglia, pan di spagna al miele d’acacia e tè al matcha. Per completare il dolce fragoline di bosco, fragole, lamponi, mirtilli e un gel di yuzu che dono al piatto una nota acida e agrumata.



Ogni piatto pensato a regola d’arte dallo chef stellato Paolo Griffa sono le tappe di un percorso gastronomico che, come un sottofondo musicale, sono stati accompagnati da Ruinart Blanc de Blancs, Ruinart Vintage 2011,  Ruinart Rosé, Ruinart Rosé, sapientemente raccontati da Silvia Rossetto, senior Marketing Manager della Maison Ruinart.


New collab d’autore e a ritmo di musica per sneakers da collezionare

Nuove irresistibili collaborazioni dall’universo delle sneakers. I brand che hanno fatto la storia dello streetwear, cercano sempre nuove strade per contaminare la propria tradizione estetica e sperimentare vesti inedite, raccontandosi attraverso l’ispirazione di artisti, icone della musica e fashion designer provenienti da mondi e culture a volte opposte. Un approccio sempre più comune nel processo creativo, ma mai uguale a se stesso, perché una collab per definizione rivoluziona la visione del brand, per dar vita a collezioni completamente rinnovate e, nella maggior parte dei casi, in edizione limitata, da aggiudicarsi in tempo record e collezionare.  

Ultima proposta dal mercato delle collab arriva da Saucony, che firma con Trinidad Jame$, il rapper multi-platino nato a Trinidad e di base ad Atlanta, un’interpretazione in limited edition dell’iconica Jazz 81. Si chiama Jazz 81 Saucony x Hommewrk e sarà disponibile per gli amanti del brand dal 26 novembre, con una versione multivitaminica per celebrare il paese d’origine dell’artista. Le diverse tonalità di rosso intenso tipiche della Sorrel, la famosissima bevanda dell’isola caraibica, realizzata con petali di ibisco essiccati, sono state riprodotte sulla pelle bottalata e sulla tomaia in premium suede di questo accattivante modello, tra dettagli in TPU rosa semi-trasparente sul puntale, sul rinforzo del tallone e sull’iconico logo del brand.



Anche PUMA e il brand californiano di skateboard Santa Cruz hanno unito le forze per creare una collezione completa che irrompe nei codici stilistici di PUMA, con l’estetica street appartenente all’universo degli skater di Santa Cruz, che dagli anni 70 incarna l’essenza del lifestyle californiano.
All’interno della collezione PUMA x SANTA CRUZ prende vita una delle grafiche più iconiche della library di Santa Cruz, Screaming Hand di Jim Phillip, in una palette di colori accesi e appariscenti, su tutti gli articoli della collezione. 

In qualità di leader nel mondo dello skate, Santa Cruz aggiunge il suo tocco alla classica PUMA Suede che si presenta con una tomaia nera con formstrip verde lime e la grafica “Shark Dot” di Santa Cruz sul lato.  La versione femminile presenta la suola platform e due colorazioni monocromatiche: nero e verde lime, entrambe caratterizzate dalla grafica Santa Cruz Dot Reflection stampata su tomaia e intersuola.



Q-ART code è l’ambizioso progetto NFT di Moaconcept per supportare gli artisti emergenti. Questo perché il suo fondatore, Matteo Tugliani, vive l’arte come una vera filosofia di vita e nel DNA delle sue Moaconcept, create nel 2015, abita il costante desiderio di promuovere l’arte e la creatività dei giovani artisti indipendenti, legando la loro opera alla riqualificazione di ambienti urbani, come avvenuto recentemente a Montevarchi dove 5 artisti hanno realizzato opere d’arte in diversi luoghi della città. Questa stagione, attraverso la tecnologia NFT (Non-Fungible-Token) che coinvolge in prima persona il cliente, ancora una volta il brand devolverà parte del ricavato delle sue sneakers per supportare la realizzazione di un’opera creativa di riqualificazione urbana. La semplice scansione del QR code permette ai clienti di scegliere un’opera e diventare titolari del certificato NFT che ne attesta ufficialmente il supporto.
I soggetti dei primi NFT di cui i clienti potranno diventare titolari sono le opere di create a Montevarchi, realizzate durante il recente Moaconcept Tribute.


Filippo Contri: the intimate performer

Filippo Contri sembra essere nato per stare sul palcoscenico. Un performer che non sente il bisogno di urlare, ma la cui presenza basta a riempire lo spazio circostante, scavando e restituendo il senso ad ogni parola detta, andando a riscoprire il valore profondo di ogni sentimento nei cassetti dei ricordi, con il favore del tempo. Dopo gli esordi dentro una vita apparentemente destinata a una strada diversa, è stato scelto per stare davanti alle telecamere, perché quella vocazione, che era nella sua stessa natura, qualcuno l’aveva vista con chiarezza, illuminandogli la strada. E quando appartieni a qualcosa, non ti resta che assecondarla e iniziare a crederci davvero.
Lo vediamo in questi giorni su Prime Video nella serie Vita da Carlo in cui interpreta Giovanni, il figlio di Carlo Verdone. Ci ha raccontato salite e discese che l’hanno portato fin qui e i progetti collaterali, tra cinema, laboratori e teatro, figli di una personalità forte e volitiva, e di una sempre maggiore consapevolezza di se stesso, misto a una buona dose di autoironia.



Filippo, passione per il cinema fin da piccolo. Ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo in svariati modi e fasi differenti, proviamo a raccontare tutto dalle origini?

È una passione tramandata dai miei genitori, con i quali passavo il mio tempo libero andando spesso al cinema, ma anche tra le mura di casa – ricordo che eravamo pieni di dvd – se non dalle scuole elementari, dove seguivo con entusiasmo il laboratorio teatrale, che poi ho continuato con sempre maggiore interesse. Solo che col passare degli anni l’impegno si fa più intenso e io come tutti i ragazzini, volevo uscire con le ragazze e giocare a calcio. Intorno ai 14 anni il mio interesse matura, perché sento di essere perfettamente a mio agio quanto mi trovo in mezzo alla gente. Riesco a percepire il fascino di poter trasmettere qualcosa al pubblico con la sana esuberanza che mi contraddistingue.
A 14 anni mia madre mi manda a studiare cinema e confesso che all’epoca io andavo a imparare a fare i monologhi per conquistare la ragazza di cui andavo matto.
Nel 2009 ottengo una parte in Amore 14 di Federico Moccia. Fatto sta, che la mia percezione di questa professione rimane ancora relegata tra quelle destinazioni lontane e troppo difficili da raggiungere. Perciò, finisco gli studi, mi laureo in economia e inizio a lavorare all’estero. Tornato a Roma avvio una discreta carriera in Deloitte, rifiutando occasioni che mi si sono presentate per strada, come il corto della Campari di Sorrentino per la quale sono stato fermato per strada per fare un casting serissimo che era andato bene perché in effetti il giorno dopo mi è arrivata la notizia che ero stato preso, era il 2016 e non mi sentivo a mio agio nel fare un’esperienza sapendo che non avrei avuto modo di approfondire questa strada.

Un paio d’anni dopo, una ragazza mi chiama per chiedermi di girare un video per il Grande Fratello e dopo un po’ di tempo mi chiamano da Cinecittà e mi ritrovo di fronte a una decina di autori che vogliono conoscermi, così tra un provino e un mucchio di risate mi chiedono di partecipare al reality. In quel momento la mia personalità era centrata ma temevo che potesse trattarsi dell’ennesima illusione.



Però non lo è stata…

No, pare, perché quando sono uscito dal Grande Fratello, ero a tavola con Enrico Lucherini e Barbara D’Urso, a un certo punto, proprio Enrico – dall’alto della sua esperienza – si alza da tavola e mi dice che io dovevo fare l’attore. Questa cosa mi ha dato una carica incredibile che mi ha spinto a studiare e a tirare fuori tutta l’energia che avevo dentro. Dunque, cercai il corso più adatto a me, il migliore a cui potessi accedere e lo trovai nella formazione di Alessandro Prete: iniziai a studiare, lasciandomi trasportare dal mio sesto senso e dagli eventi.

Entri in una nuova fase. Che cosa cambia?

Mi rendo conto che la recitazione può insegnarmi a essere me stesso: può sviscerare le mie emozioni, e può rendermi libero di prendermi sul serio o di far finta, posso sognare mettendoci tutta la mia creatività, lavorando approfonditamente su questo e arrivare a sentirmi migliore. La pratica della recitazione mi ha permesso di riportarmi indietro nel tempo, a quando avevo 15 anni, imparando a conoscermi meglio, facendomi delle domande sulla mia vita personale.

Una sensazione profonda che sentii quando, nel 2019, presi parte al cortometraggio Happy Birthday, di One More Pictures con Rai Cinema, presentato alla 76° mostra del Cinema di Venezia, in cui viene raccontata la personalità degli Hikikomori, insieme a Genny De Nucci e Fortunato Cerlino, per la regia di Lorenzo Giovenga. Lì il mio principe azzurro non era altro che un avatar del padre e quello che ho sentito quando ho interpretato quel personaggio è stato il senso di responsabilità nel non potermi permettere lo stupore per non deludere mia figlia.



Ogni esperienza è un tassello in più non tanto nella tua formazione, ma nel raggiungimento di una nuova consapevolezza personale.

Si è sicuramente un settore difficile, è innegabile, ma se lo affronti con convinzione e passione, lavorando su te stesso, sicuramente quell’energia ti porta da qualche parte. Dico questo perché, una delle cose che mi ha dato più fastidio in questi anni è stato l’atteggiamento di molti, quasi a volerti scoraggiare a fare questo lavoro. Nella vita, come per tutte le scelte che un individuo fa, le possibilità sono bassissime, ma se lavori con dedizione qualcosa si muove, ed è quello che fa la differenza. Nulla è casuale e nulla è impossibile.

2020 l’anno della svolta “in tutti i sensi”

Il 2020 è stato l’anno in cuiho preso un piccolo ruolo con il regista Riccardo Antonaroli – ne La Svolta con Ludovica Martino e Andrea Lattanzi.

Ho avuto l’onore di fare la pubblicità per la BMW (mondo) diretto ma soprattutto doppiato da Jan Wentz!


Maglia LES HOMMES

E poi arriva Carlo Verdone…

Si, è il momento in cui stai veramente iniziando ad appassionarti a quello che si prova quando riesci a sentire dentro la recitazione, il gusto di un jeans non troppo largo, ma neanche troppo comodo, il ricordo dietro un bacio, imparare a rimanere calmo e insistere.

Un giorno, mentre facevo le prove di Nero a Metà, in cui ero protagonista in una puntata con Gobbo Diaz e Claudio Amendola, mi arriva una telefonata in cui mi comunicano che ho preso la serie di Carlo Verdone in cui interpreto la parte del figlio. Un’esperienza che mi ha cambiato la vita. Avevo solo il pensiero di fare bene quello che stavo facendo, entrare in quella realtà e godere di quello che avevo tra le mani e così è stato. Dopo che fai un’esperienza del genere, tutte le altre ti sembrano molto più piccole, anche se le altre sono ugualmente grandi.



Come dicevi prima, quando hai la possibilità di farti conoscere, arrivano anche i provini e altre opportunità. La perseveranza paga?

Sicuramente! Infatti, subito dopo è arrivata un’altra opportunità con la serie Impero per la regia di Fabio Resinaro e Nicolò Marzano che ruota attorno all’universo del calciomercato e dei procuratori sportivi, con Francesco Montanari, e ti rendi conto che le cose sono cambiate. Ti sembra di essere arrivato a quello che desideravi, lavorando duro tutti i giorni, ma soprattutto rischiando, abbandonando anche un lavoro certo che mi avrebbe portato successo.

Ma meno male che siamo abbastanza matti da assecondare il sesto senso e cambiare strada! Adesso quando vedo uno in giacca e cravatta non vedo l’ora di metterla “in scena”

Cosa che ho fatto durante un’esercitazione teatrale molto personale:
Ho iniziato ad aprire i regali che mi avrebbe fatto mio padre dall’anno in cui è mancato, ad oggi.



Ce li racconteresti questi regali che parlano di te e di lui?
È stato interessante immaginare come mi potrebbe vedere mio padre in questa rivoluzione che sto vivendo, mi sono chiesto se mi avrebbe appoggiato e come lo avrebbe fatto. Ignorandomi e facendo finta di niente o sostenendomi e accompagnandomi a vedere dei film, come “Favolacce”, da un consumatore vecchio stampo.

Mi è piaciuto immaginare una serie di regali: da un paio di scarpe belle alla locandina di The Disaster Artist in cui James Franco è produttore, regista e attore. Una delle mie pellicole preferite in cui risuona il mantra “Non permettere mai a nessuno di dire che non puoi fare una cosa”.
Ma anche un completino di calcio della Roma, per non dimenticare la tua tradizione, il gioco, il divertimento e le tue origini – una serie di messaggi che lui mi avrebbe voluto mandare visti in maniera più intima e profonda.
Una pistola perché quand’ero bambino mi piaceva giocare con le pistole giocattolo, dunque sono andato a creare dei presupposti per ritornare a giocare. Una volta giocai carte con lui. Tutto questo vestito con i suoi abiti da lavoro, proprio quelli, giacca e cravatta.



Cosa vorresti suggerire a chi desidera seguire il tuo stesso percorso?

È la libertà che ti può condurre alla felicità, a volte non ce ne rendiamo conto. Adesso sono cosciente che ho raggiunto un livello autocoscienza che prima non avevo, è una costante ricerca di qualcosa che ci fa stare bene, che basta a me, senza doverla necessariamente divulgare.

Per fare questo ho iniziato a sperimentare, a scrivere insieme a un gruppo di amici. Sfruttando anche quello che ho imparato dal mio primo lavoro – “Faccio delle presentazioni che neanche Elon Musk” – stiamo realizzando un lungometraggio sul tema della cancellazione dei colori in politica. “PUTSCH” – seguaci – scritto da Costanza Bongiorni, diretto da Marco Armando Piccinini e soggetto ideato da me, parla di un giovane influencer che crea un partito politico insieme ad altri influencer, sotto il nome di Nuovo Mondo, basato su dei valori più nobili di oggi: ecosocialismo e retaggi culturali della nostra nazione, presentato da un trailer già pronto di grande impatto.
Un progetto ambizioso, scritto in due anni, con l’intento di promuovere volti nuovi attraverso un tema di grande attualità.
Questo è solo uno degli ultimi progetti che rappresentano la somma di tutte le esperienze condivise con le persone che incontri in questo meraviglioso percorso.

Look cover: canotta e pants LES HOMMES

Photographer and art direction: Davide Musto

Styling and interview: Rosamaria Coniglio

Production: Alessia Caliendo

Location: Coho Loft Roma

Food: Avocado Bar Roma

CATCHING THE MOON – A GRAVITY NOVEL

“The winter is coming”! Questo novembre segna lo spartiacque tra un anno che volge al termine, con i suoi controsensi, le evoluzioni di uno stile libero e valori estetici rinnovati da interpretare con determinazione. Con la complicità di un’accurata selezione d’icone di stile senza tempo, gli irrinunciabili accessori col pedigree per muoversi con successo nella giungla urbana.  





Photography: Umberto Gorra

Creative director: Gianmarco Chianese

Piove ancora: il nuovo album di Silent Bob & Sick Budd

Dopo lo straordinario successo virale del suo primo album d’esordio “Piano B” che solo su Spotify ha superato oltre 50 milioni di ascolti, esce Venerdì 5 Novembre in fisico e digitale “Piove ancora” l’atteso nuovo album di Silent Bob, una delle migliori penne della nuova scena urban contemporanea. Il disco in uscita su etichetta Bullz Records, licenza esclusiva Believe Artist Services, è prodotto interamente da Sick Budd, geniale producer che insieme a Silent Bob ha saputo disegnare un’identità musicale unica ed inconfondibile.



“All’inizio non sapevo da dove partire per scrivere questo disco – dichiara Silent Bob – Continuavo a scrivere pezzi e registrare provini ma niente andava come doveva e come volevo.

Era iniziato da poco il primo lockdown e mi trovavo con una casa affollata e senza privacy e tante insoddisfazioni. Una strana sensazione di fallimento mi perseguita da sempre ma pensavo si sarebbe affievolita dopo il successo del mio primo disco. Dopo settimane senza ascoltare musica o guardarmi allo specchio, all’improvviso una notte mi sono sentito come trainato da una forza esterna che mi ha finalmente spinto a scrivere tutto quello che volevo, come volevo, senza più pensare a chi c’era fuori e a cosa volesse da me. E’ così che quella notte nacque Piove Ancora, il brano che ha dato poi il via all’intero nuovo album. Da lì in poi sono riuscito ad approcciarmi ad ogni mood ed a ogni nuovo brano come volevo davvero. Era passato già molto dall’uscita del primo disco e tutto quel periodo di fermo di tristezza e di solitudine mi ha aveva inevitabilmente fatto crescere. Ero diverso dagli anni prima, lo sentivo. Non mi serviva più l’aiuto o la compagnia di altre persone, avevo tutto dentro quello che volevo esprimere. Ho scavato per mesi dentro di me senza trovare nulla ma quando stavo per mollare e crollare definitivamente, ecco una luce.  Piove Ancora è stato scritto da un ragazzo che scava senza sosta per trovare il peggio di sé stesso, una sorta di autolesionismo. Quando lo trova, come fosse un tesoro oscuro, lo fa suo e lo trasforma in parole. Piove Ancora è la lucida trascrizione della tempesta che avevo dentro di me e che spesso si ripresenta. Ogni brano che ho scritto è servito come a ripulire il disastro che era rimasto, a buttare fuori i vetri rotti e i cocci che si erano accumulati. Quello che vedono i tuoi occhi può sembrare più bello e più sereno ma se all’interno c’è ancora maltempo, nulla ti può soddisfare.

Ora che ho sputato fuori tutto e tutto è tornato pulito e limpido, all’interno non sono comunque tranquillo perché so che come sempre pioverà ancora.”

Grazie ad un sound ammaliatore che rimane nelle orecchie sin dai primi ascolti “PIOVE ANCORA” è un disco di autentica verità che unisce in un tutt’uno davvero inedito e sorprendente l’inconfondibile flow di Silent Bob e il tappeto sonoro a tratti old school e black di Sick Budd, una coppia ormai di fatto che negli anni è diventata affiatata, creando un legame indissolubile.

La rabbia che contraddistingue la scrittura di Silent Bob è la stessa di due anni fa, l’insoddisfazione maggiore e il processo di riflessione indotto dallo stato di isolamento anche a causa dei vari lockdown gli hanno consentito di scavare più a fondo nel suo essere artista portando a galla un’ “anima black” ancora più intensa. “Piove ancora” intende sancire la presenza stabile di Silent Bob nel panorama musicale contemporaneo, confermandosi a pieno titolo tra le nuove leve più interessanti ed originali della nuova scena italiana.

Il disco s’impreziosisce inoltre di collaborazioni con alcuni degli artisti più significativi della scena urban: da Emis Killa nel brano “Potevamo”, a Speranza in “9×19” non manca il feat con Drast (Psicologi) in “Baci di Giuda”, tutte collaborazioni sono dettate da reciproca stima artistica e personale.

Silent Bob al secolo Edoardo Fontana, è un giovane artista classe 1999 che arriva dalla provincia pavese capace di unire retaggi di un suono moderno con l’attitude del classico Rap in stile anni ‘90. In lui coesistono in perfetto equilibrio molteplici sfumature ed influenze musicali: dalle melodie della Trap, all’eleganza del Jazz, senza dimenticare il dolore del Blues e la rabbia autentica del Rap.

Dopo il più classico dei percorsi alla scoperta dell’Hip-Hop tra jam e battle di freestyle, nel 2017 partecipa ad un contest e si guadagna un posto nel roster di Bullz Records, etichetta indipendente milanese. Fondamentale nel disegnare la sua identità sonora e musicale è l’incontro con Sick Budd, beatmaker, producer socio della label, che lo porta ad una costante evoluzione della scrittura, via via più semplice e concentrata sul significato, e ad una sempre più caratterizzante valorizzazione del timbro.



TRACKLIST – PIOVE ANCORA

  1. Da 0 a 100

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Oh no

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Potevamo (feat. Emis Killa)

Autore: Edoardo Angelo Fontana, Emiliano Rudolf Giambelli

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd, Emis Killa

  • Gucci falsa

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Baci di Giuda (feat. Drast)

Autore: Edoardo Angelo Fontana, Marco De Cesaris

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd, Drast

  • Blood nero

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Piove ancora

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • AK

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Sotto controllo

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. OK

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. Me VS Me

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. Come il mondo

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. Vedova nera

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. 9×19 (feat. Speranza)

Autore: Edoardo Angelo Fontana, Ugo Scicolone

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd, Speranza

  1. Pezzi di strada

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

Ufficio stampa e comunicazione SILENT BOB & SICK BUDD

Christian Moioli – [email protected] – cell.366/8135202

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