Torna a giugno il Cigognola Summer Festival

Si terrà dal 9 al 12 giugno la seconda edizione del Cigognola Summer Festival, la manifestazione culturale, ideata da Gabriele Moratti, che unisce alla cultura vitivinicola delle colline dell’Oltrepò Pavese il meglio dei protagonisti della scena internazionale della musica e della danza, sotto la direzione artistica di Paolo Gavazzeni ed Emilie Fouilloux, che abbiamo incontrato per farci raccontare le interessanti novità legate alle performance ideate insieme alle eccellenti personalità artistiche selezionate, che il pubblico presente avrà l’occasione d’incontrare nei giorni della manifestazione.  

Quattro serate di musica classica e danza, in cui i giovani talenti, per la maggior parte italiani, ma tutti con un curriculum affermato a livello interazionale, si esibiscono per celebrare il valore e la bellezza di un luogo incantevole contraddistinto da una cultura vitivinicola antica, attraverso un programma culturale di grande sensibilità artistica in cui appassionati e neofiti potranno scoprire il significato di uno spettacolo trasversale.
Talenti di ogni disciplina sperimentano, con un entusiasmo fuori dal comune, lo scambio e la condivisione di specialità che si fondono all’interno dello stesso palcoscenico, come alcuni passi a due su una musica eseguita dal vivo, spiegano Emilie Fouilloux – responsabile dei progetti creativi del Castello di Cigognola e direttrice artistica del Festival per la parte dedicata alla danza, che si è appena esibita al Galà di San Patrignano con alcuni ballerini dell’Opéra di Parigi – e Paolo Gavazzeni – direttore del canale televisivo Classica HD, regista e personalità di riferimento nel mondo della lirica.

La Scala cameristi
I cameristi della Scala

Un calendario di eventi in cui la parola d’ordine è condivisione

“Un dialogo così aperto con il territorio e le istituzioni non è una cosa scontata” continua Paolo Gavazzeni, che sottolinea il grande coinvolgimento del Comune di Pavia con il Teatro Fraschini e il Collegio Ghislieri, che sarà sede di una presentazione viva e spettacolare, alla presenza di tutti gli artisti.

Il lavoro di team del duo è di fondamentale importanza per l’attenzione con cui ha curato ogni dettaglio di questo calendario di eventi in cui l’obiettivo primario, quello di voler emozionare, rappresenta il fil rouge di una tela su cui hanno voluto ricamare un percorso artistico dedicato non solo al pubblico più esperto, ma anche a chi desidera avvicinarsi con la curiosità della prima volta a uno spettacolo di musica e danza nelle suggestive cornici di Piazza Castello all’aperto o del Teatro Fraschini di Pavia.

Cigognola summer festival
Emilie Fouilloux e Paolo Gavazzeni

“Il nostro augurio è che per molti questo sia il primo approccio alla bellezza, e di riuscire a trasmettere questo importante lavoro di condivisione cui musicisti e ballerini hanno lavorato intensamente, mettendo insieme tutta la loro passione e il loro talento all’interno dello stesso spettacolo, portando sul palco performance che desideravano interpretare, che sentivano veramente proprie”, spiega Fouilloux.

“Volevamo prenderci la responsabilità d’individuare dei talenti in grado di passare un messaggio di valore artistico, ma soprattutto un messaggio di vita che riguarda una passione che diventa una professione, che va a toccare le corde del loro vibrare umano. E spero he questo abbia un valore anche per le nuove generazioni che si avvicinano all’universo della danza e della musica”, dichiara Gavazzeni.

Proust Roland petit
Il ballerino della Scala Gabriele Corrado (a destra) in Proust di Roland Petit

Dal concerto del 9 giugno diretto da Giulio Prandi alla serata conclusiva del 12 giungo, gli appuntamenti principali della manifestazione

All’interno di un ricco calendario, stilato in più di sei mesi, l’esibizione del Direttore Artistico del Centro di Musica Antica della Fondazione Ghislieri di Pavia Giulio Prandi – insignito del Premio Abbiati 2019 della Critica Musicale Italiana quale “miglior iniziativa musicale” – che dirigerà il concerto del 9 giugno, dopo aver diretto orchestra e coro al Teatro Filarmonico della Fondazione Arena di Verona. Quella del violinista Giovanni Andrea Zanon, vincitore di prestigiosi riconoscimenti e concorsi in Italia e all’estero, noto anche al grande pubblico per la recente esibizione durante la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Pechino.
Quella della violoncellista Erica Piccotti, Premio ICMA come “Young Artist of the Year” nel 2020, impegnata già da anni in un’intensa attività concertistica, come solista e in formazioni cameristiche; è previsto anche il concerto del pianista Filippo Gorini, vincitore del Primo Premio e del Premio del Pubblico al Concorso Telekom-Beethoven di Bonn nel 2015, una carriera in costante ascesa che lo ha portato sui maggiori palcoscenici internazionali. I tre artisti eseguiranno musiche di Johannes Brahms, tra cui il celebre Trio op. 8.

Giovanni Zanon
Giovanni Andrea Zanon
Erica Piccotti
Erica Picotti

Nella quarta e ultima serata, quella del 12 giugno, sarà il Teatro Fraschini di Pavia ad aprire le sue porte al pubblico per lo spettacolo conclusivo Le Stelle del Cigognola Summer Festival. Un suggestivo incontro tra musica e danza, in cui si esibiranno nuovamente i ballerini del Teatro alla Scala, con la partecipazione di Zanon, Piccotti, Gorini, del sopranista Federico Fiorio e del maestro Giulio Prandi al pianoforte.

Filippo Ggorini
Filippo Gorini (ph. Marco Borggreve)

Nell’immagine in apertura, il castello di Cigognola

‘AB Infinite 1’, l’opera in divenire di Andrea Bonaceto con DART Milano alla Permanente

È l’ultima installazione che porta la firma di Andrea Bonaceto, da pochi giorni esposta al Museo della Permanente di Milano. Il titolo AB Infinite 1 – oltre a richiamare le iniziali dell’artista – fa riferimento all’NFT reportage della vita dell’artista, un viaggio immersivo che va ab infinito, all’origine (simboleggiato dal numero 1), in cui il pubblico diventa parte integrante dell’opera, attraverso le sue interazioni operate registrando il proprio account sul sito web www.abinfinite1.com e includendo sui propri canali social Instagram e Twitter l’hashtag #abinfinite1. Un approccio interattivo rivoluzionario che fonde le esperienze quotidiane degli utenti con l’opera d’arte di Bonaceto, grazie al sistema della blockchain Algorand.

AB Infinite 1, Andrea Bonaceto

L’opera, presentata per la prima volta a Londra il 16 maggio in un’installazione interattiva che ha avvolto interamente l‘esterno dell’edificio del flagship store di Flannels a Oxford Street, si trova adesso in esclusiva in Italia, grazie al supporto di DART, per poi continuare il suo tour in giro per il mondo ed infine essere battuta all’asta. AB Infinite 1 rappresenta in maniera esplicita e concreta la filosofia dell’artista, nella sua visione democratica e inclusiva in cui tutti proveniamo dalla stessa fonte e nel valore dell’opera d’arte come espressione di un ciclo vitale in continuo mutamento, alimentato dall’ideatore quanto dal suo fruitore.

Gli abbiamo posto qualche domanda, per conoscere più da vicino il suo punto di vista su una società in rapida evoluzione.

Andrea Bonaceto (ph. Alice Ambrogio)

Intervista all’artista Andrea Bonaceto

Come e perché sei arrivato a realizzare opere NFT?

È stato un processo molto organico e naturale. Ho cominciando lavorando su carta da stampante con matite e pennarelli. Successivamente, sono passato a colori acrilici su tela e cartoncino. Dopo essermi reso conto che i colori acrilici hanno una forte uniformità cromatica, ho pensato che il medium digitale potesse rendere giustizia alle mie idee. Ed è successo nel 2019 e 2020, i primi anni in cui gli NFT cominciavano ad affacciarsi sul mondo dell’arte. Ho subito compreso la portata del cambiamento apportata da questa nuova tecnologia, è stato allora che ho realizzato le mie prime opere NFT.

Ci racconti il tuo rapporto tra arte fisica e digitale? ti servi di entrambe e le fai convivere o preferisci lavorare direttamente in digitale?

Lavoro sia nell’ambito dell’arte fisica che di quella digitale. Le mie prime opere acriliche sono state una serie di paesaggi astratti e 33 ritratti di amici e familiari. Tuttora alterno opere digitali ad opere fisiche. Mi piace la dimensione plastica della creazione dell’opera fisica, in cui il colore si può toccare con mano ed ha uno spessore. L’opera fisica però non permette una rappresentazione su larga scala e non ha quella dinamicità che può avere il corrispettivo digitale. Interpreto l’NFT come un altro strumento creativo che mi permette di rendere l’opera digitale ancora più unica, potendo farla influenzare da ogni tipo di input a mia discrezione.
In sintesi, sia il mondo fisico che digitale sono interessanti per me. Entrambi hanno le loro peculiarità e caratteristiche. Ma è molto importante per me spaziare fra questi due mondi. Lavorando su una dinamicità che offre continuamente nuovi spunti creativi. 

AB Infinite 1, Andrea Bonaceto

In che modo è cambiato il rapporto col mercato e le gallerie?

Le gallerie hanno sempre un ruolo importante ma quello che è cambiato è il rapporto di forza fra la galleria e l’artista. Nell’ambito digitale NFT gli artisti hanno la possibilità di avere un contatto diretto con i loro collezionisti. La galleria in questo caso non è più la sola garante delle interazioni con i collezionisti, ma è l’artista stesso a costruire il suo rapporto diretto con il suo pubblico. Il ruolo della galleria, quindi, diventa quello di ampliare questo gruppo di interesse che già l’artista ha, ed elevare il suo profilo sia da un punto di vista di visibilità che concettuale.

Quali sono i metaversi con cui preferisci lavorare e per quale motivo?

Il metaverso io lo definisco come un mondo digitale basato sul database decentralizzato della blockchain, in cui è possibile interagire con tutto ciò che ci circonda, come facciamo nella vita di tutti i giorni nel modo reale. Fra i metaversi di prima generazione menzionerei Somnium Space, che permette anche un’esperienza di realtà virtuale, ma anche Decentraland e Cryptovoxels. Non ho lavorato direttamente con loro, ma diverse mie opere sono costantemente esposte in questi ambiti. 
Qualche mese fa, ho avuto la possibilità di collaborare con un piccolo metaverso focalizzato principalmente sul settore dell’arte che si chiama Arium: lì ho creato la mia galleria personale sotto forma di una piramide bianca, con la punta dorata, e ho invitato alcuni miei collezionisti a visitarla per vedere le mie opere. Da un punto di vista grafico è un’esperienza ancora embrionale, però è stato interessante sperimentare.
Un metaverso di seconda generazione che prova a migliorare molto il lato grafico è ad esempio Mona Gallery. Dobbiamo anche osservare da vicino grandi società come Epic Games, Meta e altre che stanno lavorando al loro metaverso. La mia speranza è che queste esperienze, che hanno sicuramente un grande valore da un punto di vista grafico e di facile utilizzo, mantengano l’ethos di decentralizzazione e trasparenza proprio della tecnologia blockchain.

L’opera di Bonaceto alla mostra DART 2121. NFT ART OF THE FUTURE, al Museo della Permanente

Come immagini un futuro nell’arte in evoluzione, visto dove siamo arrivati in questo momento?

Gli NFT e la blockchain costituiscono il cambio di paradigma più importante della nostra generazione. L’arte è solo la punta dell’iceberg di questo cambiamento, verrà sublimata verso una dimensione più politica e sociale. In un mondo in cui automazione, robotica ed intelligenza artificiale stanno crescendo in maniera esponenziale, dobbiamo strutturare una società in cui gli individui esistono per quello che veramente sono, in maniera autentica. 
Questo è il compito dell’arte – liberare l’individuo dalle sovrastrutture imposte dalla società in un modello preistorico, che vuole ognuno di noi vivere in una dimensione puramente operativa, unidimensionale e non autentica, con l’unico scopo di ricoprire una certa mansione all’interno della società. Già oggi, e sempre di più in futuro, queste mansioni verranno prese in carico dall’automazione che robotica ed intelligenza artificiale porteranno. Questa non è una mia opinione ma un dato di fatto. 
Quindi voglio immaginare un futuro in cui l’arte è un mezzo e non un fine. Viviamo già una fase in cui interpretare l’arte solo come un fine è anacronistico. Arte vuol dire essere coerenti con se stessi – è lo strumento attraverso il quale gli individui possono ottenere gradi sempre maggiori di libertà, che io credo sia il fine più alto dell’essere umano. NFT e blockchain sono solo un mezzo per velocizzare questo cambiamento già in atto.

La Rotonda Bistrò. A tavola la firma dello chef-star Tommaso Arrigoni

Il suggestivo porticato coperto illumina con la sua luce ambrata le serate estive del capoluogo lombardo, circondando i 12 mila metri quadrati di giardino della rinnovata location che ospita la Rotonda Bistrot con una proposta culinaria “fatta di piatti e gusti semplici, ma eseguiti con tecniche innovative” – così descrive il suo menù lo chef stellato Tommaso Arrigoni, la cui selezione è accompagnata dai cocktail ideati da 1930 SpeakEasy di Fabio “Benjamin” Cavagna.

La magia di un luogo che trova la sua ragion d’essere nel rispetto e la valorizzazione per l’origine della struttura: l’ex Chiesa di San Michele ai Nuovi Sepolcri – grazie al lavoro dello studio OBR che ha pensato un sofisticato design di arredo, essenziale e ispirato proprio alla cultura monacale: è qui che moderni tavoli fratini e una lunga panca dialogano con la pavimentazione in cotto. «Quando Rotonda Bistrò ha preso forma, da subito ci siamo posti il problema del rispetto di questi spazi. Infatti, abbiamo scelto di affidare alla matita dello studio OBR, del duo Palo Brescia e Tommaso Principi, la realizzazione del progetto architettonico. Ogni nostra azione è dettata dalla scelta di rispettare la Rotonda della Besana e aggiungere opportunità qualitative allo stile di vita che si può assaporare qui», racconta Pasquale Formisano, fondatore e project manager di Rotonda Bistrò.

Rotonda Bistro Milano
La Rotonda Bistrò in notturna

Dal concept alla cucina, un percorso che celebra l’autenticità

Si aggiunge, così, al MUBA – Museo dei bambini, caposaldo della tradizione formativo-educativa della Rotonda Bistrò, un nuovo concept che parte dalla condivisione di uno spazio incantevole, in cui l’interno dell’architettura tardo barocca si sposa con l’accogliente giardino esterno protetto dal suo colonnato, in cui il “menù educativo” dello chef Arrigoni fa da fil rouge a un’estetica del buon gusto che esalta l’eccellenza della cucina italiana.

la Rotonda Bistrò Milano
Il bar di Rotonda Bistrò

Ingredienti di altissima qualità e provenienza certificata come salumi D.O.P. e IGP, primi piatti interregionali rieditati in chiave contemporanea, come gli gnocchetti di patate con sugo di crostacei e topinambur, le uova CBT servite in graziose ceramiche che ne ricordano la forma, in tre sfiziose varianti: dalla spuma di piselli, fave e katsuobushi, alla fonduta di grana padano e carciofi arrosto o alla spuma di patata tartufata e crostone di polenta. La guancetta di maiale confit con riduzione di carne su purea di sedano rapa e, se non lo avete ancora provato, val la pena di tornare per l’hamburger di manzetta Prussiana JDC.
Una proposta pensata per tutta la famiglia, con le mezze porzioni dedicate ai più piccoli che sono pronti ad avvicinarsi al gusto della buona tavola.

Grandi classici rivisitati da un vero filosofo della miscelazione, Benjamin Cavagna di 1930, che si dedica ai cocktail and spirits addicted che possono gustarsi delle originali varianti dell’Americano con un flavour mix d’autore, come l’Americano della Besana, il Paloma Negra, o il Negroni in Vigna, vero fiore all’occhiello di questa esclusiva drink list.

Riflessioni cromatiche al Mia Photo Art Fair 2022

Si è chiuso il primo maggio il Mia Photo Art Fair 2022 nei nuovi spazi del Superstudio Maxi di zona Famagosta, in una resiliente Milano che, nel suo instancabile processo di rivalutazione, si rifiuta quasi di mostrare i segni di una pandemia che si appresta a diventare un ricordo.  
Evento di riferimento, ormai, nella città meneghina per i collezionisti dell’istantanea, ha l’obiettivo di dare una sempre maggiore linfa vitale al mercato internazionale dell’arte e della fotografia in particolare, dando spazio ai nuovi linguaggi e punti di vista che entrano in relazione con questa forma d’arte dalle infinite evoluzioni.
È, infatti, la nuova creazione di codici, disinteressati dai punti cardinali che hanno fatto la storia della fotografia, ad emergere tra corridoi e sale espositive di questa nuova edizione della fiera, alleggerita dal peso delle ultimi due anni di incertezze e cautele che, se non altro, hanno offerto diversi spunti di riflessione e coraggio di sperimentare nuove strade e prospettive.

I progetti più rilevanti visti a Mia Photo Art Fair

Larissa Ambachtsheer artist
Larissa Ambachtsheer, Red Lemon, 2017

Di particolare rilevanza, per la modalità narrativa, nella scelta dell’uso del colore è il panorama olandese che ha esposto i suoi artisti con Five Dutch Talents della Project 2.0 / Gallery – l’Aia (NL), all’interno della quale ha attirato l’attenzione del pubblico Larissa Ambachtsheer, non a caso selezionata per rappresentare l’identità visiva di MIA FAIR 2022 con le sue nature morte, in cui i soggetti sono svuotati del loro significato originale e rieditati per catturare l’interesse nella loro elaborazione cromatica. Lavoro che trova connessioni con il linguaggio escapista di Sanja Marušić, che rappresenta azioni umane di natura quotidiana in contesti surreali, conferendogli una connotazione più astratta dove tempo e luogo esistono solo a livello d’immaginazione e di un’intima e personale interpretazione del fruitore. È qui che i suoi paesaggi e le infinite variabili del linguaggio del corpo si fondono in una danza cromatica. “Cerco di creare un mondo separato dalla realtà. Ecco perché spesso creo autonomamente i miei costumi, quindi quello che indosso non fa riferimento a un momento temporale specifico. L’evasione ha sempre un ruolo fondamentale nel mio lavoro, per me e per lo spettatore” spiega Sanja Marušić.

INVISIBILE di Roberto Polillo e All Of My Heart di Laura Pellerej

Un linguaggio empatico è poi quello di Roberto Polillo nella sua raccolta INVISIBILE, che rappresenta una realtà impalpabile fatta di suggestioni in cui luoghi, paesaggi, architetture e persone che li abitano si fondono in un unico flusso vitale in cui la luce, ça va sans dire, è il fil rouge della straordinaria varietà di paesaggi urbani e naturali appartenenti ad ogni angolo del pianeta. Si crea così una dinamica ed evocativa rappresentazione dell’energia contenuta in questi luoghi, da percepire attraverso le vibrazioni delle sue sfumature.

Roberto Polillo: Myanmar Yangon, 2015; India (Taj Mahal), 2018; Tokio, 2017

Laura Pellerej, nella serie All Of My Heart, presenta un viaggio attraverso il cuore, che coinvolge gli stati d’animo con cui la maggior parte degli uomini si trova a scontrarsi. Un momento di riflessione, sull’anima e la carne, che si presenta come un lavoro scultoreo creato a mani nude, soggetto dopo soggetto e cristallizzato, alla fine, con lo strumento fotografico. Quelle immagini, accuratamente preparate, sono lì a ricordare quanto sia importante soffermarsi a dare il giusto valore alle esperienze – dalle più strazianti e quelle più belle – laddove la consapevolezza di esse ha un profondo valore di congiunzione con il senso della nostra vita.

“Ascolta il cuore,
quando rimbomba nella gola,
toccalo quando pulsa sotto la pelle.
È fastidioso il cuore, perché non sa mentire.
Testimone scomodo, si veste, si traveste, si ricuce, si nasconde sotto mille corazze”
.

Immagini della serie All Of My Heart, di Laura Pellerej

Nell’immagine in apertura, Towers of Miami di Roberto Polillo

When art is a fashion affair

Il mondo dell’arte influenza in maniera sempre più incalzante quello della moda, ispirando creazioni dalla forte identità, non solo dal punto di vista creativo, ma per il valore di esclusività che ne deriva, visto il numero limitato di esemplari prodotti.
L’occasione è ghiotta per i brand più attirati dal settore che hanno approfittato del miart – l’evento che la città di Milano dedica alle gallerie e agli artisti più quotati dai primi del 900 alle avanguardie di settore – per dedicare speciali capsule ai nuovi interpreti delle arti visive e dei linguaggi del nostro tempo, con l’obiettivo di arricchire le collezioni di una nuova allure.
La manifestazione, che intende dare il via ad una nuova fase, il primo movimento di una forma musicale in più parti, e di una concreta accelerazione per il settore, ha visto consegnare i premi  LCA per Emergent, Premio Herno e Premio Acquisizione Covivio.

Premio LCA per ‘Emergent’: galleria Sans Titre

Il Premio LCA per Emergent, del valore di 4.000 euro, è stato assegnato alla galleria Sans titre (2016), Parigi. È stata invece Corvi-Mora, Londra la galleria vincitrice della settima edizione del Premio Herno, con opere di opere di Sam Bakewell, Dee Ferris, e Jem Perucchini all’interno della sezione Established.
Il riconoscimento, del valore di 10.000 euro, è stato assegnato allo stand con il miglior progetto espositivo dalla giuria internazionale composta da Diana Baldon (Direttore, Kunsthal Aarhus, Copenaghen) Stella Bottai (Curator-at-Large, Aspen Art Museum, Aspen) e Ines Grosso (Capo Curatore, Serralves, Porto).

Una delle opere della galleria Corvi-Mora, vincitrice del Premio Herno

Per la prima edizione del Premio Acquisizione Covivio, dedicato alla sezione Emergent, è stata selezionata l’artista Pamela Diamante  portata a miart dalla Galleria Gilda Lavia, Roma – a cui verrà commissionata un’opera site-specific con un investimento fino a 20.000 euro. L’opera prodotta, in linea con la filosofia di Covivio di promozione di artisti talentuosi ed emergenti, verrà installata in un immobile del business district Symbiosis di Milano progettato dallo studio ACPV ARCHITECTS Antonio Citterio Patricia Viel.

MODA E ARTE FUORI SALONE

Up To You Anthology, brand fondato da Nicolò Gavazzi, giovane imprenditore con una consolidata esperienza nel management di aziende quali Boffi e De Padova, porta avanti una missione che invita l’arte a sposare la moda attraverso un linguaggio libero e indipendente dalle dinamiche commerciali del fashion system. Il suo obiettivo, infatti, è quello di raccontare il mondo della borsa attraverso la visione estetica dei maggiori esponenti del design industriale, sfidandoli a cimentarsi in un campo diverso dal loro e invitandoli a interpretare la propria idea di questo accessorio con una chiave di lettura autentica e personale.

Borsa di Regine Schumann
Borsa di Regine Schumann

Guest star quali Nendo, Giulio Cappellini, Naoto Fukasawa, Vincent Van Duysen, David Chipperfield e Zaha Hadid Design Studio hanno accettato questa sfida, realizzando ciascuno un modello di borsa inedito e mai uguale a se stesso, dando vita a un vero e proprio oggetto da collezione che ogni stagione si arricchisce del contributo di nuovi talenti straordinari. Tra gli ultimi esemplari della tedesca Regine Schumann, protagonista al MIART con la sua Light Art sempre attraverso Dep Art Gallery in un’esposizione di luce che arriva al fruitore attraverso la percezione del colore, concetto che ritroviamo anche nelle sue borse che vivono attraverso le vibrazioni cromatiche scaturite dal rapporto unico e speciale tra la materia e la luce.

Antony Morato X Marco Lodola alla galleria Brera Site

Tra gli eventi collaterali, la galleria Brera Site ha ospitato Marco Lodola e Antony Morato per esporre la bellezza e la forza della contaminazione, in un’atmosfera immersiva che utilizza i codici pop delle luci al neon e dei led per rappresentare sagome di una società sintetizzata nelle icone anni 50 della bell’Italia che per l’occasione prendono vita, in un’edizione limitata, su t-shirt e felpe della collezione Antony Morato.
Una collaborazione, quella con Antony Morato, nata in modo naturale sulla base di passioni comuni, riferimenti e linguaggi. La cultura pop non può che abbracciare la moda quando questa le consente di esprimere al meglio il suo linguaggio inclusivo e universale” dichiara Marco Lodola.
Sempre più frequenti le occasioni in cui arte e moda scelgono la via del linguaggio semplice e immediato, con lo scopo comune di allargare il mondo dell’arte ad un pubblico ampio e sempre più aperto a sperimentazioni.

Nell’immagine in apertura, un’opera al neon di Regine Schumann

La Hechicera è il “ron” esuberante che celebra l’abbondanza e il rinascimento colombiano

È stato presentato a Milano, in un clima immersivo di sapori colombiani, La Hechicera – il rum che custodisce tutta la ricchezza di emozioni di una terra che sta vivendo il suo rinascimento: la Colombia.
A raccontare il mix di blend pregiati invecchiati da 12 a 21 anni e maturati in botti ex bourbon c’erano Paolo Guasco brand Manager de La Hechicera e Miguel Riascos, managing director e co-founder, terza generazione di una famiglia i cui valori hanno a che fare con la magia delle esperienze e con la passione per un’attività di altissima qualità. Ed è il nonno che ha rivoluzionato il metodo di distillazione, utilizzando quello del Maestro Ronero Giraldo Mituoka e l’invecchiamento rigorosamente con metodo Solera, con botti a piramide, fino a 21 anni.



Hechicera significa incantatrice, per un rum che come una pozione si pone l’obiettivo di sedurre e “incantare” col suo aroma, evocando lo spirito libero, seducente ed esotico di un luogo popolato da uccelli variopinti ed altri animali misteriosi come la mantide religiosa, impressa sulla ceralacca blu cobalto che sigilla l’etichetta della bottiglia, un colore acceso che evoca freschezza e contemporaneità.
Un rum che conquista con sentori di caffè e vaniglia, avvolti da spire di cioccolato, platano e mentolo; conquista il palato con un distinto aroma di cannella, espresso e spezie come pepe nero e chili, cioccolato fondente e confettura di prugne.  

DART porta la prima esposizione di criptoarte al Museo della Permanente di Milano

In cover FABIO GIAMPIETRO, Metamorphosis – The Eye

Stiamo assistendo nel concreto agli effetti di una vera transizione digitale che si riflette in maniera rapida e decisiva su tutti i settori del nostro universo, a cui attribuiamo un valore, dal mondo dell’arte ai beni di lusso.  Metaverso e NFT sono i temi che hanno monopolizzato il dibattito culturale dell’era post pandemica o inter-pandemica – visto che ci siamo ancora dentro –  rivoluzionando definitivamente gli equilibri del collezionismo e del rapporto tra gli stakeholder del mondo dell’arte, complice la vendita della casa d’aste Christie’s di un’opera di Beeple “Everydays: the first 5000 days” per 69,3 milioni di dollari nel Marzo 2021, stabilendo un record assoluto per un’opera d’arte digitale e rendendo Mike Winkelmann (vero nome di Beeple) il terzo artista vivente più costoso mai andato all’asta.

Siamo nell’era dell’arte NFT – non fungible token – che certifica proprietà e autenticità di un’opera scritta su Blockchain.
La prima esposizione di arte collettiva NFT in Italia viene ospitata dal Museo della Permanente di Milano (aperta al pubblico fino al 6 febbraio 2022), da sempre adibito all’arte tradizionale, grazie all’ambizioso progetto curato da DART (Dynamic Art Museum) ideato da Piergiulio Lanza e realizzato insieme all’Arch. Riccardo Manfrin che hanno permesso la creazione del primo catalogo di criptoarte al mondo, facendola entrare nel circuito ufficiale della storia dell’arte.

La mostra 2121

La mostra, intitolata “2121” è stata creata grazie alla collaborazione di WRONG THEORY e di Alessandro Brunello (Co-Founder & Co-CEO dell’ExchangeBibipom.com), Alan Tonetti (Founder & CEO di TaoDust) e Serena Tabacchi, curatrice della collezione «Dystopian Vision» e direttrice del MoCDA, Museum of Contemporary Digital Art. .

L’esposizione prende vita in un percorso espositivo basato sull’interazione tra essere umano e opera digitale che in alcuni casi si tratta di una digitalizzazione dell’opera fisica. La mostra vede i principali esponenti del movimento Blue Chip (artisti già affermati nel settore degli NFT) e OG (acronimo per Old Guy, utilizzato per identificare i pionieri del campo degli NFT).
Una Tratto importante della Crypto Art, è che spesso gli artisti stessi si dedicano al collezionismo di opere NFT.
Una corrente che vede gli artisti connessi a livello globale alla continua ricerca di nuove sperimentazioni creative da condividere e collezionare.

Gli artisti in esposizione presso la mostra 2121 curata da DART

Tra gli artisti italiani Federico Clapis, Alessandro Bavari, Alessio De Vecchi, Andrea Chiampo, Mattia Giordano; Fabio Giampietro, Giovanni Motta, Davide Petraroli, Annibale Siconolfi, Andrea Bonaceto. E ancora tra i più acclamati e conosciuti artisti a livello mondiale: Aeforia, Lucas Aguirre, Alotta Money; Alpha Centauri Kid, Alessandro Bavari, Bakaarts, Billelis, Bored Ape Yacht Club, Gary Cartlidge, Coldie, Crypto Punks, Etienne Crauss, Mattia Cuttini, Dangiuz; Diewiththemostlikes, Donnoh, Dotpigeon, Jesse Draxler, Jan Hakon Erichsen, Eskalator, Frenetik Void Giant Swan, Mattia Giordano, Gmunk, Raf Grasseetti; Grebenshyo, Hackatao, Nate Hill, Janne, Jarvin, Trevor Jones; Matt Kane, Raphael Lacoste, Lushsux, Tim Maxwell, Neurocolor, Rare Pepe, Oveck Reyes, Robness, Sinclair, Six N. Five, Skygolpe, Fabiano Speziari, Thomas Strokes Iii, Toomuchlag; Pindar Van Arman, Vexx, Jonathan Wolfe, Xcopy, Xsullo, Ondrej Zunka, Sarah Zucke.

Piattaforme NFT e smart contract

I market place più noti dove è possibile introdursi nel mercato d’arte degli NFT e sono SuperRare, OpenSea, CryptoPunks, Nonfingible. Il valore delle opere acquistate sale molto più rapidamente rispetto al mercato tradizionale e – udite udite – per la prima volta gli artisti, all’interno di queste piattaforme, concludono le loro vendite ai collezionisti attraverso smart contract che vanno a stipulare in maniera assolutamente autonoma, andando a sostituire l’intermediario: una vera rivoluzione dal punto di vista dell’indipendenza dell’artista. Inoltre, a ogni suo passaggio di mano dopo la prima vendita, l’artista continua a percepire una percentuale, un diritto d’autore che vale per l’eternità.

Le bottiglie più ricercate per brindare con stile

Illuminare, condividere, lasciar andare antiche abitudini per accoglierne di nuove e stimolanti. 
L’arte del bere bene si riconduce a una tradizione antichissima e non può prescindere da ricerca, disciplina e attenzione all’innovazione. Il periodo delle festività è l’occasione per lanciare sul mercato confezioni ed edizioni speciali da mettere sotto l’albero o da presentare come cadeau all’ultimo party dell’anno. Un’occasione per brindare all’anno nuovo tra aromi degni nota e la migliore compagnia, se possibile.
Dalle bollicine più pregiate con una coffret cento per cento sostenibile, al gin dai sapori mediterranei custodito dentro la lanterna bianca che ci riporta su spiagge esotiche, personalizzata con una decorazione stellata, perfetta per ricreare l’atmosfera natalizia con la luce di una candela; fino al whisky numero uno al mondo direttamente dal Paese del Sol Levante.
Le maison si rinnovano nell’outfit mantenendo lo standard qualitativo e rispettando le aspettative di appassionati e collezionisti, in un mix di joie de vivre e nuove visioni eleganti e poetiche per raccontare il mondo dei vini e dei distillati attraverso il dono dell’immaginazione.

Ruinart Blanc De Blanc “Second Skin” Magnum size. Un coffret che atteso due anni di ricerca e sviluppo per raggiungere la sua perfezione e rispecchiare lo standard qualitativo e il savoir faire del suo champagne. Una confezione realizzata al 99% in carta, riciclabile e sagomata per seguire le curve della bottiglia. La confezione “second skin” è stata sviluppata dalle manifatture partner Pusterla 1880 e James Cropper. La manifattura James Cropper è stata fondata nel 1845, sulle rive del Lake District National Park tra Scozia e Inghilterra, dove ha sviluppato il suo know-how unico.

Gin Mare è un gin mediterraneo aromatizzato con quattro botanici principali: basilico dall’Italia, timo dalla Turchia, rosmarino dalla Grecia, agrumi dalla Spagna e l’oliva Arbequina, cultivar tipica della Catalonia. Accanto ai classici ginepro, coriandolo e cardamomo questi profumi mediterranei creano un gin dai tipici sentori e ricordi delle coste mediterranee.

Yamazaki è noto agli estimatori del genere per essere uno dei miglior whisky del mondo, il Suntory Yamazaki Single Malt è un apprezzatissimo whisky giapponese torbato, dal sapore speziato e dolce. La sua distilleria si trova nella prefettura di Osaka. Il prezzo per una bottiglia invecchiata 25 anni è di oltre 400 euro, molto di più se parliamo di una limited edition o di un invecchiamento ancora più lungo.

Heritage 176 è un blend esclusivo di Belvedere Vodka Pure con un distillato di malto di segale. Con il suo carattere forte, deciso, ottimo per essere gustato liscio, on the rocks, ma anche in miscelazione. Heritage 176 è il frutto di un processo derivante dalle più antiche tecniche di maltazione e tostatura della segale, utilizzate dai primissimi rye distillers per rivelarne gli aromi più profondi e distintivi: un procedimento a fuoco creato per esaltare le caratteristiche della segale che altrimenti sarebbero rimaste nascoste o sepolte, usato nell’antichità in Polonia per raggiungere il perfetto processo di maltazione – kilning – nei forni a 176 gradi Fahrenheit, conferendo a questo distillato un profilo ricco e corposo. 

Monkey 47 Nella sua ricetta originale che risale al colonnello inglese Montgomery Collins della Royal Air Force. Un gin realizzato a mano e rigorosamente non filtrato, la cui complessità ed eleganza impareggiabili sono da attribuire alle 47 botaniche e spezie di vari continenti e all’acqua di sorgente estremamente dolce e pura della Foresta Nera.

La Box Cocktails di Natale di Nio Cocktails custodisce sei cocktail in edizione limitata, racchiusi in un packaging decorato con motivi iridescenti, perfetta da regalare o come benvenuto per i propri ospiti. Le spezie invernali e i liquori artigianali arricchiscono le ricette a base di Rum, Gin e Whisky di qualità premium.

Baileys Chocolat Luxe. Tutta l’intensità dell’Irish cream, pregiato whiskey irlandese e del cioccolato belga in un mix unico e inconfondibile, una vera icona della tradizione natalizia.

Piove ancora: il nuovo album di Silent Bob & Sick Budd

Dopo lo straordinario successo virale del suo primo album d’esordio “Piano B” che solo su Spotify ha superato oltre 50 milioni di ascolti, esce Venerdì 5 Novembre in fisico e digitale “Piove ancora” l’atteso nuovo album di Silent Bob, una delle migliori penne della nuova scena urban contemporanea. Il disco in uscita su etichetta Bullz Records, licenza esclusiva Believe Artist Services, è prodotto interamente da Sick Budd, geniale producer che insieme a Silent Bob ha saputo disegnare un’identità musicale unica ed inconfondibile.



“All’inizio non sapevo da dove partire per scrivere questo disco – dichiara Silent Bob – Continuavo a scrivere pezzi e registrare provini ma niente andava come doveva e come volevo.

Era iniziato da poco il primo lockdown e mi trovavo con una casa affollata e senza privacy e tante insoddisfazioni. Una strana sensazione di fallimento mi perseguita da sempre ma pensavo si sarebbe affievolita dopo il successo del mio primo disco. Dopo settimane senza ascoltare musica o guardarmi allo specchio, all’improvviso una notte mi sono sentito come trainato da una forza esterna che mi ha finalmente spinto a scrivere tutto quello che volevo, come volevo, senza più pensare a chi c’era fuori e a cosa volesse da me. E’ così che quella notte nacque Piove Ancora, il brano che ha dato poi il via all’intero nuovo album. Da lì in poi sono riuscito ad approcciarmi ad ogni mood ed a ogni nuovo brano come volevo davvero. Era passato già molto dall’uscita del primo disco e tutto quel periodo di fermo di tristezza e di solitudine mi ha aveva inevitabilmente fatto crescere. Ero diverso dagli anni prima, lo sentivo. Non mi serviva più l’aiuto o la compagnia di altre persone, avevo tutto dentro quello che volevo esprimere. Ho scavato per mesi dentro di me senza trovare nulla ma quando stavo per mollare e crollare definitivamente, ecco una luce.  Piove Ancora è stato scritto da un ragazzo che scava senza sosta per trovare il peggio di sé stesso, una sorta di autolesionismo. Quando lo trova, come fosse un tesoro oscuro, lo fa suo e lo trasforma in parole. Piove Ancora è la lucida trascrizione della tempesta che avevo dentro di me e che spesso si ripresenta. Ogni brano che ho scritto è servito come a ripulire il disastro che era rimasto, a buttare fuori i vetri rotti e i cocci che si erano accumulati. Quello che vedono i tuoi occhi può sembrare più bello e più sereno ma se all’interno c’è ancora maltempo, nulla ti può soddisfare.

Ora che ho sputato fuori tutto e tutto è tornato pulito e limpido, all’interno non sono comunque tranquillo perché so che come sempre pioverà ancora.”

Grazie ad un sound ammaliatore che rimane nelle orecchie sin dai primi ascolti “PIOVE ANCORA” è un disco di autentica verità che unisce in un tutt’uno davvero inedito e sorprendente l’inconfondibile flow di Silent Bob e il tappeto sonoro a tratti old school e black di Sick Budd, una coppia ormai di fatto che negli anni è diventata affiatata, creando un legame indissolubile.

La rabbia che contraddistingue la scrittura di Silent Bob è la stessa di due anni fa, l’insoddisfazione maggiore e il processo di riflessione indotto dallo stato di isolamento anche a causa dei vari lockdown gli hanno consentito di scavare più a fondo nel suo essere artista portando a galla un’ “anima black” ancora più intensa. “Piove ancora” intende sancire la presenza stabile di Silent Bob nel panorama musicale contemporaneo, confermandosi a pieno titolo tra le nuove leve più interessanti ed originali della nuova scena italiana.

Il disco s’impreziosisce inoltre di collaborazioni con alcuni degli artisti più significativi della scena urban: da Emis Killa nel brano “Potevamo”, a Speranza in “9×19” non manca il feat con Drast (Psicologi) in “Baci di Giuda”, tutte collaborazioni sono dettate da reciproca stima artistica e personale.

Silent Bob al secolo Edoardo Fontana, è un giovane artista classe 1999 che arriva dalla provincia pavese capace di unire retaggi di un suono moderno con l’attitude del classico Rap in stile anni ‘90. In lui coesistono in perfetto equilibrio molteplici sfumature ed influenze musicali: dalle melodie della Trap, all’eleganza del Jazz, senza dimenticare il dolore del Blues e la rabbia autentica del Rap.

Dopo il più classico dei percorsi alla scoperta dell’Hip-Hop tra jam e battle di freestyle, nel 2017 partecipa ad un contest e si guadagna un posto nel roster di Bullz Records, etichetta indipendente milanese. Fondamentale nel disegnare la sua identità sonora e musicale è l’incontro con Sick Budd, beatmaker, producer socio della label, che lo porta ad una costante evoluzione della scrittura, via via più semplice e concentrata sul significato, e ad una sempre più caratterizzante valorizzazione del timbro.



TRACKLIST – PIOVE ANCORA

  1. Da 0 a 100

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Oh no

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Potevamo (feat. Emis Killa)

Autore: Edoardo Angelo Fontana, Emiliano Rudolf Giambelli

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd, Emis Killa

  • Gucci falsa

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Baci di Giuda (feat. Drast)

Autore: Edoardo Angelo Fontana, Marco De Cesaris

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd, Drast

  • Blood nero

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Piove ancora

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • AK

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  • Sotto controllo

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. OK

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. Me VS Me

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. Come il mondo

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. Vedova nera

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

  1. 9×19 (feat. Speranza)

Autore: Edoardo Angelo Fontana, Ugo Scicolone

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd, Speranza

  1. Pezzi di strada

Autore: Edoardo Angelo Fontana

Compositore: Jacopo Luigi Majerna

Performer: Silent Bob, Sick Budd

Ufficio stampa e comunicazione SILENT BOB & SICK BUDD

Christian Moioli – [email protected] – cell.366/8135202

Alla settima edizione di Fashion Graduate Italia, i giovani creativi della moda del futuro

Si sono concluse il 25 ottobre le sfilate in presenza della settima edizione di Fashion Graduate Italia, la prima e unica fashion week gratuita e aperta al pubblico, promossa dall’Associazione Piattaforma Sistema Formativo Moda, volta a promuovere i volti delle nuove generazioni di creativi. Una risorsa da tutelare e sostenere, nell’ottica di fornire gli strumenti adeguati alla crescita del sistema moda di nuova generazione nel mercato mondiale. Il prezioso contributo delle Accademie, Istituti e Scuole di moda italiane, approda a FashionGraduateItalia2021|ComeUp! Una manifestazione di tre giorni di sfilate, esposizioni, talk, masterclass, workshop e job placement.

Una reazione positiva a due anni di comunicazione esclusivamente digitale, un nuovo momento di aggregazione e di confronto in cui i materiali e l’artigianalità sono stati i grandi protagonisti di questo evento, arricchito da uno storytelling sulla vita e le esperienze all’interno delle scuole di moda, attraverso oltre 70 video pillole di making-of, girati direttamente dagli studenti delle scuole partecipanti.

La settimana si è aperta con i progetti dei talenti diplomati in Fashion Design di Ied Italia. Dalle forme essenziali ma lontane dalle strutture convenzionali di Chiara Autiero, a quelle scultoree interpretate in una varietà di bianchi di Paolo Belleri; Dara Silva Bulleri celebra l’eredità culturale afrobrasiliana assecondando i loro tipici canoni estetici e spirituali, Andrea De Simone ha disegnato una collezione che intende abbattere differenze culturali e sociali, elogiando la diversità individuale e l’unicità di ognuno; Yoana Dimitrova parte dalla bellezza del Monte Everest per realizzare capi ispirati alla fusione tra natura e anima, alla tradizione di luoghi lontani, al viaggio fisico, ma anche emotivo e culturale. Alessia Giacchetta racconta l’individuo facendo perno sulla sua memoria, i ricordi e le esperienze che ne determinano la personalità; Valeria Nicoletti vuole superare la paura del nemico che ci ha sopraffatti rendendoci tutti uguali, concentrandosi un nuovo concetto di bellezza e Gaia Romoli pone nuovamente l’attenzione sul volto che nei mesi di pandemia è stato privato della sua espressività e, per questo, in ogni suo outfit riporta un’emozione, un’espressione facciale, uno stato d’animo.


Dall’Accademia di Costume e Moda, gli studenti del Master in “Alta Moda, Fashion Design” hanno fatto sfilare dettagli di alta manifattura, tra motivi floreali sapientemente applicati in una rinnovata immagine che mette indiscutibilmente in primo piano la ricerca dei materiali preziosi, in un progetto sostenuto da Maison Valentino, Tessitura Stamperia Luigi Verga e Museoa Cristobal Balenciaga. Dai tulle, a sete e taffetà nelle creazioni di Angelo Raffaele Masciello e Caterina Ciavattella, e nei tagli asimmetrici dei pellami rivisitati nella visione futuristica di Ehtnesh Delle Curti. La couture maestosa di Isabella Giovannini, fatta di volumi sofisticati tra velluti e broccati, si contrappone alle suggestioni rock, dalla personalità più audace ma non per questo meno preziosa di Paula Ferandez Alvarez, definita da tubini e corsetti in pelle laserata fino a prendere le sembianze di una rete. Come i pattern delle tuniche tanto amate dal maestro Klimt, sono i pavet di chiffon che in un gioco cromatico si fondono sugli abiti blazer e i long dress di Silvia Manzara.

@danieleventurelliphotos

Zih Ling Chen e Louis Lanting, sono gli studenti di Domus Academy hanno reinterpretato gli iconici brand PepsiMAX (Zih Ling Chen) e Rockstar (Louis Lanting) in collezioni moda innovative e sostenibili che verranno esposte presso alcune sedi PepsiCo, tra cui il Design Centre di New York.

IDENTITA’ è la parola d’ordine di questa edizione che ha visto dieci collezioni degli alunni di Accademia della Moda Iuad. Personalità autentiche messe a confronto, che esprimono attraverso il valore del costume – profondamente radicato nel nostro paese – la libera espressione di una società fatta di uomini e donne dallo stile libero da preconcetti di genere, in cui gli unici valori che contano davvero sono sartorialità e artigianalità che si scompongono come il cubo di Rubik o con la tecnica del kintsugi giapponese, ma anche uno sguardo a tecniche a telaio filippine o il macramè che dà vita ad un metissage tra Oriente ed Occidente. Tutto questo legato dal comun denominatore della sostenibilità attraverso il recupero e la trasformazione degli scarti di tessuto.

La collezione “homo homini lupus” di Raffaella Petraccaro presenta l’individuo nel suo egoismo, in una società  alienata da una routine fatta di sete di successo, lavoro e produzione nevrotica.


Il progetto “Episodio 22” è un flash della mia mente, del suo ideatore, Michele Ricci che ha come protagonista un’identità che è una tela grezza in cui i contrasti convivono. L’interiorità della donna viene esasperata da lla sua a senza volto attraverso un uso sapiente di maglieria, calze a rete che ricoprono il corpo nella sua totalità.

Michelle Giambi con il suo progetto “Yowai” si basa sulla tecnica kintsugi giapponese, una derivazione della filosofia wabisabi, nella quale il tema dell’imperfezione rappresenta un valore.

La collezione ‘Contesto’ di Elena Sofia Casolaro unisce attraverso il macramè e un match insolito di materiali, Oriente ed Occidente. Un lavoro attento ai dettagli artigianali in corda si posa su tuniche in lana e cappotti in pelle.

“Ala ala” è una collezione che rappresenta la cultura e le origini filippine di Johna Mae Gardose, le lavorazioni tipiche del suo paese come la tessitura a telaio, si sposano con i volumi delle maniche a sbuffo.


Annalisa Palmisano si ispira, per la sua collezione “Incastro perfetto” al cubo di Rubik e combina sartoria con modellistica sperimentale. Una composizione di tagli netti, rielaborano la struttura dei capi, tra vuoti e pieni, enfatizzando le forme attraverso lo spessore della lana.


Raffaella Cinquegrana rilancia una couture di volumi, in un trionfo di tulle e tricot. Quasi ad evocare un ricordo d’infanzia o un non luogo romantico mai esistito, ma costruito con sapiente abilità.

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti ha presentato un progettoquantomai attuale, “NABA-PLANET dresses”fortemente incentrata sulla necessità del pianeta che abitiamo di vestirsi di nuovi valori e di identificare nuovi linguaggi per raccontare la moda, ponendo al centro il senso di responsabilità e di consapevolezza come strumento creativo, senza tradire i valori estetici su cui si basa la nostra tradizione di moda e costume. I progetti che hanno sfilato sono stati quelli di Nicola Cudazzo, Marco Santini, Lucia Carmagnola, Francesca Quagliano, Oliver Stromsater, Andrea Boccadoro del Triennio in Fashion Design e Silvia Cannarella, Julia Cristina Salvarani Diez, Bartu Basoglu, Matteo Turchi, Arianna Gaudioso del Biennio Specialistico in Fashion and Textile Design.

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti_photographer Davide Marchesi
Naba Arianna Gaudioso

“TIT’S UP” è la nuova campagna di Chitè Milano – la prima lingerie sartoriale Made In Italy

Crediamo nei 35 secondi che quotidianamente ogni donna dovrebbe dedicarsi, al mattino, di fronte allo specchio: uno spazio in cui racchiudere il tempo per connettersi con la propria essenza. Fiere, vulnerabili, coraggiose. 35 secondi per ritrovare l’equilibrio con sé stesse e con il mondo. Crediamo nel valore immenso di questo tempo minuscolo, perché ognuna possa ritrovarsi e amarsi nella propria pelle e nel proprio corpo, per essere in grado di amare il mondo. C’è chi dice “petto in fuori”: un gesto che solleva il cuore per gettarlo oltre l’ostacolo senza guardarsi indietro. Da donna a donna, noi diciamo: oggi, domani e sempre, TITS UP!” dichiarano Chiara Marconi e Federica Tiranti, founders di Chitè Milano.

Con queste parole le fondatrici di Chitè Milano, Chiara Marconi e Federica Tiranti, rispettivamente CEO e Direttore Creativo, celebrano il senso profondo di un brand sostenibile di lingerie creata per tutte le donne, per valorizzarle attraverso la ricerca di tessuti preziosi come la seta e una selezione accurata di dettagli esclusivi, come un merletto che sembra essere stato recuperato dal baule di un corredo d’altri tempi. Una campagna, quella di Chitè, che mostra tutta la bellezza del corpo femminile, quella che appartiene a ogni tipo di donna, di ogni età, peso forma o etnia. Chitè è la prima lingerie totalmente artigianale, creato da donne per le donne, in laboratori artigianali indipendenti nel cuore delle Langhe – in Piemonte – con un caratteristico design raffinato e dalle linee delicate che diventano una carezza per il corpo.

Dalle capsule collection create col recupero di materiali “pregiati” che altrimenti andrebbero dismessi, ai made to order – prodotti customizzati, fatti su misura – per rispondere a un’idea di comfort e gusto estetico creato a posta per te, sotto il concept rivoluzionario di MyChitè.
Partendo dall’idea vincente che l’empowerment femminile parte dall’amore per se stesse e per la propria “libera” femminilità.

Breitling accende ancora una volta i motori delle auto storiche del Trofeo Milano

Si è conclusa la 15ª edizione del Trofeo Milano, un appuntamento ormai irrinunciabile per tutti gli appassionati del genere, che ha visto sfilare le auto e moto storiche del Club Milanese Automotoveicoli d’ Epoca. Come da tradizione, Breiting, celebre strumento di precisione di casa svizzera, ha patrocinato l’evento in un suggestivo percorso che ha coinvolto circa 80 auto e 30 moto costruite entro il 1970, dall’Ippodromo di san Siro al celebre Museo di Alfa Romeo ad Arese, fino al consueto rientro tra le mura del Castello Sforzesco sotto le suggestive luci del tramonto, alla presenza dell’influencer Gian Maria Sainato e di Gian Maria Gabbiani – campione mondiale di Offshore e pilota italiano di Gran Turismo.

In questo contesto esclusivo per gli appassionati di autoveicoli d’epoca, tra modelli passati alla storia e affascinanti prototipi mai lanciati sul mercato, Breitling ha lanciato tre modelli da collezione dedicati alle classiche auto sportive degli anni ’60. I Top Time Classic Cars si ispirano infatti all’eleganza senza tempo della Chevrolet Corvette, alla Ford Mustang e alla Shelby Cobra, tre icone della cultura automobilistica americana.

Dalla Sala Giulia del Museo Alfa Romeo, che ha riaperto nel 2015 con un criterio espositivo rinnovato per raccontare la storia dell’Alfa – con 180 macchine e 200 motori – Patrizia Aste, Amministratore Delegato di Breitling Italia, ha trasmesso tutto il valore del brand in un suggestivo excursus della storia dei suoi modelli più iconici.

La sua figura ha portato in casa Breitling, un approccio ancora più dinamico su diversi livelli d’interesse: dal solido piano dell’Heritage del brand al coinvolgimento dei nuovi protagonisti nazionali e internazionali del settore dello sport d’azione, andando a toccare universi competitivi meno scontati ma sempre di alto profilo e grazie a progetti speciali sorprendenti di ampie vedute per appassionati e players del settore che riescono a trovare spunti di sempre maggiore in un brand in continua evoluzione.

La passione per il mondo dell’alta orologeria è sempre stata presente nel DNA di Patrizia Aste?

A onor del vero mi è venuta strada facendo, perché all’inizio della mia carriera ero nel mondo del lusso e dello sport, elementi in ogni caso presenti nell’universo Breitling. Quando sono entrata in Breiltling ho sviluppato negli anni passione e conoscenza per un settore così ricco di valori che può veramente restituirti moltissimo.

Qual è il segreto di una visione così aperta e trasversale? Sicuramente il tuo know- how che affonda se sue radici anche dal mondo dello sport spiega il tuo approccio strategico più dinamico.

Il processo di vendita non riguarda solo il rapporto finale tra prodotto e consumatore, ma implica un processo di fidelizzazione e innamoramento dei valori del brand che deve essere completo e continuativo. Deve mettere insieme un mondo esperienziale. Sicuramente per me è stata un’attitudine naturale valorizzare tutte le realtà che esistono attorno a un prodotto che parecchio da raccontare come Breitling.

In un momento così decisivo per il futuro del nostro pianeta, le scelte delle aziende produttrici hanno un ruolo fondamentale e Breitling ha dimostrato più volte di saper prendere parte al tema del cambiamento, attraverso attività concrete, volte a preservare l’ambiente. Cosa c’è in cantiere per il futuro del brand sul piano della sostenibilità?

Breitling è molto all’avanguardia rispetto al settore orologiero, abbiamo una divisione specializzata a livello internazionale che ha i suoi rappresentanti nei vari paesi: si tratta di un gruppo di giovani appassionati che ci coinvolgono nei loro progetti e ci aiutano a cambiare le nostre abitudini. Il passo forte è stato il cambio totale del packaging Breitling, due volte sostenibile perché fatta al 100% con bottiglie in pet riciclato, che si compone e scompone come un origami, e diventando molto piatto nel trasporto, ci permettendo di risparmiare co2 in fase di trasporto.

Ovviamente per chi lo desiderasse, può avere la scatola tradizionale, ma lì è richiesta una donazione che va a compensare l’impatto ambientale della loro scelta, offrendo un contributo volontario alla SUGi per ripristinare la biodiversità e rigenerare gli ecosistemi delle foreste urbane.

Inoltre, i nostri cinturini in ECONYL® sono interamente ricavati da reti da pesca recuperate dai fondali marini.

Breitling nel mondo femminile. Sembra un tema molto presente all’interno del progetto Breitling. Il recepito sul pubblico è altrettanto forte? Prevedete iniziative esclusive dedicate a questo pubblico in futuro?

La donna rappresenta il 50% del mercato orologiero, sia per la passione femminile che porta le donne ad acquistare una gamma alta di esemplari, sia per la scelta maschile di regalarlo al pubblico femminile.

Noi abbiamo dedicato alla donna due modelli iconici dell’Heritage del brand: il Chronomat e il Navitimer, creando delle versioni che possono essere indossate anche da un polso più sottile. I Superocean Pastel Paradise sono delle capsule collection create in nuances più fashion – limitate nella produzione – che permettono delle evasioni un po’ più modaiole e colorate. 

Inoltre, in occasione del lancio de Chronomat 36 e 32, abbiamo scelto di raccontare il mondo femminile attraverso la Spotlight Squad con Misty Copeland e Yao Chen e Charlize Theron: donne che al di là del loro fascino, hanno raggiunto importanti traguardi, e sono portatrici di importanti valori umani, attraverso concrete opere filantropiche, donne in cui ci riconosciamo.

Si parla tanto di nuove generazioni. Qual è la strada giusta per coinvolgere il pubblico della cosiddetta generazione Z?

È bene ascoltarla perché loro sono portatori di valori, e le nostre azioni hanno un riflesso sul loro giudizio. Il nostro progetto “Clean up” in tutte le parti del mondo, grazie all’aiuto di varie organizzazioni, è un’opera di sensibilizzazione molto importante che abbraccia i messaggi valoriali molto cari alla nuova generazione. Lo facciamo anche abbracciando il mondo del surf che fa appealing sui ragazzi, con atleti di grido come kelly Slater che ha un suo brand di abbigliamento sostenibile Outerknown, impegnata a migliorare le condizioni delle persone e del pianeta.

Una curiosità per il nostro pubblico, per una donna dalla personalità così forte e apprezzata dal settore. Qual è il modello che preferisci di tutte le collezioni Breitling?

Naturalmente ne indosso parecchi, mi piace cambiarli, avendone la possibilità. Ma mi sento sempre a mio agio con il cronografo maschile al polso, mi piace l’orologio di taglia generosa. Al momento il Super Chronomat 44mm con una cassa piuttosto sportiva che può contare su una meccanica molto raffinata, in acciaio oro rosso, un bel contrasto tra lo sportivo, un’eleganza raffinata e una meccanica di precisione eccellente.

breitling
Gian Maria Sainato

Il suo hashtag #Squadonamission, si fa interprete della personalità vincente di un brand che ha molto da dire a livello di cronometraggio sportivo e in tema di motori. I suoi valori si raccontano attraverso uno storytelling dinamico, fatto di esempi positivi che attingono dalla vita dei protagonisti del panorama cinematografico hollywoodiano come Brad Pitt, Charlize Teron e Adam Driver, a quella dei grandi campioni del mondo dello sport come il campione di surf kelly Slater, Toni Cairoli, Vincenzo Nibali, solo per citarne alcuni.

Grandi personalità provenienti da mondi diversi che raccontano le diverse personalità del mondo Breitling: da quello del Navitimer nato per le esigenze dei piloti professionisti che avevano bisogno di uno strumento che gli permettesse di leggere il calcolo della navigazione e del consumo di carburante terrestre, questo strumento di precisione è stato scelto anche dai protagonisti dell’universo musicale jazz. La sua versione Chronomat è stata indossata dalle frecce tricolore che insieme ai suoi piloti hanno creato 1983 l’iconico modello a loro dedicato. Nel 2020, in occasione del rilancio dell’intera collezione Chronomat, Breitling presenta anche la nuova, ultimissima edizione limitata dell’iconico orologio simbolo di un’epoca, il Chronomat B01 42 Frecce Tricolori, le cui caratteristiche distintive ricordano l’originario, omonimo modello degli anni ’80 e lo rendono immediatamente riconoscibile. La collezione Premier Heritage rende omaggio alla vera Founder Squad del brand: tre generazioni di uomini che hanno cambiato la storia del cronometraggio e reso Breitling quello che è oggi.  
Inconfondibile il Breitling Top Time caratterizzato dal suo quadrante Zorro indossato da James Bond nel celebre film Agente 007 – Thunderball (Operazione tuono) del 1965.

Lumenis ti porta nella “NuEra Tight”

L’innovazione si fa strada nel mondo dell’estetica d’alta gamma.
Un sistema rivoluzionario è arrivato dove nessuno, fino ad ora, era stato in grado di portare a buon fine la propria sperimentazione. Parliamo di uno standard in cui sicurezza ed efficacia sono due realtà costanti e concrete.
Da Lumenis, azienda israeliana pioniera nello sviluppo delle sorgenti ottiche per la chirurgia, nasce NuEra Tight: dispositivo d’avanguardia in grado di attuare contemporaneamente diversi protocolli di trattamento, nel corso della stessa seduta, in base ai diversi strati cutanei presenti nel paziente.

NuEra Tight è dotato, infatti, di diversi protocolli in grado di adattarsi al tipo di inestetismo del paziente: un sistema estremamente intelligente che rende ogni trattamento veramente unico, perché unico è ogni individuo. Questo grazie al controllo automatico della temperatura durante il trattamento, adattando, in questo modo, la potenza alle specifiche caratteristiche del paziente.
“Questo sistema arriva a correggere anche l’errore minimo che può fare l’operatore creando una temperatura costante, grazie al software che regola il calore in base a quello che registra la sonda, garantendo il risultato senza fare danno al paziente”, spiega Andrea Dazzan – Clinical Manger.


Un livello di personalizzazione straordinaria che già dalla seconda seduta riesce a far percepire i primi risultati”. Ci racconta il Dr Erik Geiger, il quale aggiunge che trattandosi di un macchinario medicale di grande precisione, necessita di una visita preventiva per studiare quale trattamento è indicato per le necessità del paziente. Ma qual è il campo d’azione di questo strumento innovativo? “Dalla riduzione del grasso, al rilassamento cutaneo, fino a una visibile riduzione delle rughe e della cellulite. Questo avviene attraverso le alte frequenze e il controllo automatico e personalizzato della temperatura (tecnologia focalRF) che stimola l’attività dei fibroblasti e migliora il flusso sanguigno, stimolando la produzione di collagene che va a rigenerare e rimodellare la parte trattata. Un vero trattamento custom made per il paziente” conclude il Dr Geiger.

Il Marina Militare Nastro Rosa promuove il Made In Italy e le eccellenze del nostro territorio

FOTO di Pietro Lucerni @pietrolucerniphotography

Si è concluso da poche settimane il Nastro Rosa Tour: un percorso in barca a vela tra le coste più belle d’Italia che ha celebrato il ritorno alle attività sportive di gruppo – in un sistema di massima sicurezza con equipaggi di massimo 3 persone – tra 8 suggestive tappe in cui gareggiano le 3 anime della vela: il double mixed offshore, le barche high performance e il kite foiling, eletta nuova disciplina olimpica a Parigi 2024 e in questa occasione strutturata in chiave di staffetta, con squadre miste, che ha reso la regata ancora più avvincente.

Riccardo Simoneschi

Abbiamo incontrato Riccardo Simoneschi – Presidente di Sailing Series International (SSI), azienda leader nella realizzazione di eventi “su misura”, specializzata – tra le altre cose – nelle principali competizioni velistiche internazionali. Simoneschi, che vanta un bagaglio esperienziale nel campo del management e della progettazione delle imbarcazioni, oltre ad avere ottenuto una serie di titoli importanti nel corso della sua carriera di timoniere, ci ha aperto le porte dell’affascinante mondo del Nastro Rosa Tour. Un ambizioso progetto, realizzato in stretta partnership con Difesa Servizi SpA, Società che si occupa di valorizzare gli asset del Ministero della Difesa da cui dipende,  volto a dare risalto ai luoghi più rappresentativi delle coste italiane, valorizzando tipicità ed eccellenze locali, da Genova a Civitavecchia, Gaeta, Napoli, Brindisi, Bari, Marina di Ravenna, fino all’ultima di Venezia.

Un giro d’Italia in regata, un percorso che utilizza il linguaggio della tradizione velistica, profondamente radicata nella nostra cultura, per portare avanti i valori italiani e promuovere i luoghi della nostra penisola nei suoi aspetti più autentici, che non sempre hanno la possibilità di essere messi in evidenza, ma che rappresentano parte fondamentale del nostro patrimonio culturale, come i fari e gli edifici costieri.
Un punto di vista innovativo su cui è essenziale puntare l’attenzione investire per il successo del nostro paese. “Un focus difficile da far arrivare al pubblico, che, proprio per questo motivo, richiede tutta la nostra attenzione e tutto il nostro impegno per raggiungere il cuore e l’attenzione della gente” dichiara Riccardo Simoneschi.

Il Nastro Rosa è l’aspetto di collegamento tra il nostro sport e tutti i valori e in progetti che portiamo avanti con Difesa Servizi e con la Marina Militare. Un percorso che si sviluppa attraverso i fari italiani, una risorsa importante da promuovere sulle nostre coste, insieme alla bellezza dell’Italia con il progetto Valore Paese Italia con l’aviazione francofona e i cammini” – “Non è un caso se tutte le nostre barche hanno il nome di un faro italiano”.
A tal proposito, l’impresa impegnativa ma di grande impatto sul pubblico, è già riuscita nella rivalutazione da parte dei privati di ben 60 fari che sono diventati luoghi d’ospitalità e oasi ambientali, conservando comuni valori e funzione.

Un programma che è stato, inoltre, arricchito da talk che hanno affrontato temi cari all’universo marino, come quello della posidonia, pianta diffusa solo in Italia e in minima parte nel nord dell’Australia, di vitale importanza per l’ossigenazione del nostro pianeta. E ancora la salvaguardia e la pulizia dei mari, affrontate con un approccio più scientifico grazie a WawingMeadows, associazione no-profit a questo dedicata.

A conclusione del Giro d’Italia, una cerimonia di premiazione, si è svolta nell’affascinante contesto dell’Arsenale Militare di Venezia, alla presenza di importanti cariche istituzionali che ha visto l’assegnazione del titolo Europeo (Bona-Zorzi) e Mondiale (D’Ali-Rossi) offshore e, tra gli altri,  del Trofeo Amerigo Vespucci -Capo di Stato Maggiore della Marina – attribuito al migliore equipaggio rappresentante le Forze Armate: ad aggiudicarselo è stato il Diam 24 della Marina Militare, condotto da Uberto Crivelli  Visconti, Francesco Linares e Giulio Calabrò.

Un secondo capitolo del Nastro Rosa “veloce” partirà il 6 novembre da Venezia e farà il giro d’Italia in 15 giorni, senza soste, fino ad arrivare a Genova.

  Il segnale di un nuovo inizio, carico di positività, con l’obiettivo di non fermarsi più. Complice – come sempre – il mare.

Krug Echoes racconta le sue nuove eccellenze attraverso la voce di Vhelade e le proposte culinarie dello chef Antonino Cannavacciuolo

Milano è stata la sede di un evento magico, in cui sapori mediterranei – creati dallo Chef Antonino Cannavacciuolo Ambassador – e suggestioni musicali hanno scandito il ritmo di Krug 2008 Classic Beauty e Krug Grande Cuvée 164esima edizione.
Vhelade, in un sapiente mix di ritmi black e influenze underground, ha dato voce a questi Champagne attraverso un esercizio di stile che è culminato in una personalissima formulazione di Krug Echoes: il progetto musicale di Krug, creato ad hoc per raccontare il carattere dei suoi Champagne, disponibile su Krug.com e Krug soundcloud, nato per intensificare l’esperienza di degustazione. La sua voce robusta e dirompente ha pervaso l’ambiente con un sound carismatico e persistente come l’annata 2008, con un equilibrio di elementi sonori costanti in cui nessuno prende il sopravvento.
Krug Gran Cuvée 164esima edizione è la creazione che al di lá di quell’annata racconta tutto quello che lo champagne può offrire, caratterizzato una maggiore ricchezza e una leggera patina data dal tempo. Con energia, ritmo incalzante e una voce limpida Velade ha interpretato questo Gran Cuvée che si contraddistingue per il suo gusto elegante e un aroma impossibile da raggiungere con vini provenienti da una singola annata.

Questo straordinario Gran Cuvée, infatti, nasce da un blend di 127 vini provenienti da 11 differenti annate, scelte dalla più antica del 1990 alla più recente del 2008 che si può riassumente in una composizione finale composta per il 48% di Pinot Noir, 35% Chardonnay e 17% Meunier.
Il profilo preciso e armonioso di Krug 2008 prende forma dopo 12 anni di riposo nelle cantine, per raggiungere equilibrio e raffinatezza.

 Dal 1843 questa tradizione rispetta il sogno di Monsieur Joseph Krug. Quello di offrire ogni anno e in un’unica imbottigliatura, una visione unica e irripetibile del migliore champagne, creata indipendentemente delle possibili condizioni climatiche degli anni precedenti. “Classic Beauty” è stata definita questa edizione da Julie Cavil – Chef De Caves Krug – e dalla sua equipe di enologi, per il suo gusto persistente, bilanciato e preciso: “Una bellezza classica da gustare ad occhi chiusi, ascoltando i nuovi Krug Echoes”, commenta Olivier Krug, sesta generazione della famiglia Krug e Direttore della Maison.

Krug 2008 accompagna alla perfezione diversi piatti deliziosi, sia di mare che di terra, tra cui la tartare di ostriche con emulsione di aragosta, tagliatelle con cozze e basilico, terrina di coniglio con acetosella, o piatti preparati con erbe aromatiche, come origano e timo. Si abbina bene anche con i dessert che offrono un certo contrasto di vivacità e rotondità, come la meringata di limone al frutto della passione”. Ci spiega Julie Cavil.
E noi lo abbiamo gustato attraverso una selezione di piatti studiati ad hoc dallo Chef Antonino Cannavacciuolo che ha messo in risalto il gusto di Krug 2008 Classic Beauty e Krug Grande Cuvée 164esima edizione.
Scampo di Sicilia alla pizzaiola, maionese di acqua di polpo (per Krug2008)
Riso carnaroli con bottarga e midollo (per Krug Grand Cuvèe 164esima edizione)

United Colors of Ghali è la favola urban di Benetton e del poeta rap che ha conquistato Milano

Il linguaggio immediato, intriso di speranza e positività, che ha affascinato gusti e cuore di giovani ma anche di generazioni che l’hanno preceduto, entra in connessione ancora una volta con lo storico brand di Ponzano Veneto, “Benetton” attraverso il lancio di una inclusive capsule collection, il cui nome raccoglie tutti valori dei due protagonisti di questo ambizioso progetto: United Colors of Ghali.

La collezione disegnata da Ghali in persona, “stilosa e comfy” per usare le parole dell’artista – e pensata davvero per tutti – è un messaggio di multiculturalità e integrazione.
I colori accesi del rosso e del verde brillante, si mixano col bianco e marrone, attraverso righe e micropattern che raccontano suggestioni di luoghi lontani appartenenti alla cultura di Ghali, che a soli 27 anni ha venduto più di un milione e mezzo di dischi e collaborato con vere pop star del panorama nazionale e internazionale.
Felpe dalla vestibilità XXL e polo da rugby con una moon patch in panno si mixa con un lettering color pop che urla per esteso il nome dell’artista, mentre sul bomber l’iniziale di Ghali trova posto sullo storico logo Benetton, presente anche sulle hijab colorate in nylon per le ragazze, in una fresca contaminazione che riesce a raggiungere il linguaggio delle nuove generazioni. Tutti i look hanno un’intera collezione di accessori e cappellini da baseball ricamati.

Una scelta importante” – commenta l’AD di Benetton Massimo Renon – che segue il precedente progetto della playlist di Spotify United Sounds of Benetton: quasi 8 ore di musica che si presenta come un viaggio tra luoghi e generazioni diverse, selezionata dal cantante col suo indiscusso spirito di ricerca.
 “Siamo orgogliosi che la capsule possa finalmente essere a disposizione della gente” conclude Renon.

La capsule è stata presentata il 21 settembre nel corso di un evento che ha rimesso in connessione i players della moda presenti alla Milano fashion Week, sarà disponibile online e in selezionati negozi United Colors of Benetton a partire dal 30 settembre.
Inoltre, nel mese di ottobre ottobre, Benetton porterà la Ghali experience e la capsule collection nelle province italiane, con un tour in camper che farà tappa a Milano, Verona, Livorno, Arezzo, Napoli, Bari, Lecce e Roma. In attesa della seconda drop della collezione è prevista per novembre.

Due navicelle luccicanti, due iconici Airstream che faranno sosta nelle periferie delle città, luoghi particolarmente cari a Ghali, cresciuto a Baggio, quartiere dell’hinterland milanese da cui partirà il tour. Tre le emozionanti esperienze che coinvolgeranno il pubblico all’interno dei trailer personalizati dai loghi dell’universo Benetton: l’incontro con Ghali, la visione dell’intera collezione creata dall’artista e la possibilità di vedere un vero studio di registrazione in cui il rapper e il suo team continueranno a lavorare al loro ultimo progetto musicale.

I fan che avranno acquistato un capo della collezione e lo indosseranno durante una delle tappe del tour potranno essere tra i primi a incontrare l’artista. È lo stesso Ghali a sottolineare sul suo profilo Instagram: “United Colors of Ghali è per tutte le età. Dai neonati ai fratelli maggiori, fino ai genitori, trasversale come la musica che produciamo”.
Non perdetevi la tappa di Milano – Baggio, Piazza Anita Garibaldi – il 1 ottobre dalle 14 alle 19.

Il “Lato Emotivo” di Matteo Paolillo – un guaglione tutto cinema, musica e poesia

Vero talento del nuovo panorama cinematografico italiano, l’abbiamo scoperto grazie alla prima stagione della serie partenopea Mare Fuori in onda su RAI Play, in cui convivono le diverse realtà sociali di un’Italia di nuova generazione, dietro le sbarre di un carcere minorile in cui si finisce per una cattiva condotta, di cui non sempre si è colpevoli. All’interno delle mura di quell’istituto penitenziario, situato sull’isola di Nisida, quel panorama mozzafiato fa da sfondo a un tema sensibile che si dipana tra giochi di ruolo e di potere, specchio freddo e calibrato degli stessi che ritroviamo nel mondo, al di fuori di quella struttura, che per molti diventa un luogo di protezione da una società che ha già scelto per loro un destino infame.
Accompagnata da una colonna sonora che scandisce il tempo e le emozioni dei protagonisti, ‘O mar for, interpretata dallo stesso Paolillo, in arte Icaro, e da Raiz, il frontman della storica band trip-hop napoletana Almamegretta, questa serie – che vedrà la sua seconda stagione il prossimo autunno – racconta le vicende di un gruppo di giovani che si ritrova in un ambiente apparentemente ostile, realizzando che la via d’uscita agli ostacoli di quel luogo, si può trovare solo attingendo a una sensibilità che ognuno di noi ha il dovere di tirare fuori. L’amore, in tutte le sue forme, che riesce a trovar posto anche in seno alle personalità più oscure e diventando anch’esso, a tratti, strumento di potere.

Qualcuno combatte per sfuggire a un destino che lo tiene in ostaggio dalla nascita, qualcun altro ci riesce con le proprie gambe o gettando il cuore oltre la siepe, attraverso le note di un piano o i versi di una poesia. Come Edoardo, il personaggio interpretato da Matteo Paolillo, un attore camaleontico dalla personalità equilibrata ed estremamente riflessiva, che sul tema della violenza e della rivalsa ha scritto a lungo, per musica e anche un’opera teatrale.

Cosa ti ha spinto a diventare un attore?
La mia famiglia ha un negozio di fiori, e mio padre, da sempre, è stato un grande appassionato di cinema, questo mi ha portato a respirare l’amore per le grandi pellicole fin da bambino. Finché, a 13 anni, nel mio quartiere, Brignano, un amico di mio padre decide di organizzare uno spettacolo. Sono stato attratto dall’idea di mettermi alla prova e da allora è stato amore. Ho iniziato con il mio primo laboratorio teatrale, 3 anni a Baronissi poi altri 3 a Salerno, con un’altra compagnia fino ad arrivare alla fine degli anni del liceo, quando devi decidere cosa vuoi essere nella vita. E il teatro doveva essere decisamente la mia strada.
A 18 anni mi sono trasferito a Roma e ho continuato a studiare all’Accademia.

Quindi tu hai una lunga formazione teatrale.
Si. Tra l’altro, Io per anni mi sono dedicato al teatro didattico, sulla base del concetto sviluppato da Enrico Gattinara nel suo libro “Come Dante può salvarti la vita” – Conoscere fa sempre la differenza.
Il valore della cultura nella vita di ognuno di noi può fare davvero la differenza tra vivere o morire, tra fortuna e miseria, tra resistenza e disperazione.
È un percorso che mi rende felice perché può veramente migliorare la vita delle persone, “l’arte, in tutte le sue forme”.
L’educazione è una cosa molto importante, un tema su cui ho riflettuto molto e di cui ho parlato anche al Giffoni Film Festival, che per me significa anche l’educazione all’utilizzo della tecnologia che va assolutamente gestita.

Che lavoro hai fatto per riuscire a interpretare così bene una testa calda come Edoardo?
Per la prima stagione il percorso che ho fatto è il lavoro sull’animale, mi sono ispirato alla tigre che nella serie è l’indole nascosta di Edoardo che poi prende il sopravvento.
Se non avessi conosciuto l’arte e la bellezza cosa sarei stato?” Sono partito da questo, prendendo ispirazione dalle persone conosciute per strada ma anche da quelle sconosciute, che hanno attirato la mia attenzione. E poi il lavoro sulla lingua, fondamentale: Antonio Orefice in questo mi ha aiutato moltissimo.

Cosa hanno in comune Edoardo e Matteo?
Sicuramente l’approccio con la poesia, la sensibilità di sapere scrivere delle rime. Tutto il resto è stato faticoso, specialmente sulla seconda stagione, è stata dura rimanere dentro il personaggio 10 ore al giorno, ma ancora più difficile uscirne. Infatti, una cosa importante nella formazione di un attore è il fatto di riuscire a liberarsi del proprio personaggio, al di là del riuscire ad entrarci.

Vuoi raccontarci una vicenda, o curiosità che può essere divertente per i nostri lettori, che si è verificata durante le riprese di Mare Fuori?
Una scena del 7° episodio in cui ero dentro una stanza insieme agli altri ragazzi della gang. Entra il comandante, facciamo questa scena con Ivan in piano sequenza di circa 2-3 minuti. Tra me e il comandante c’è Antonio Orefice, la faina, che alla fine della scena fa una battuta: “C’amma fa …
Che al di là dell’espressione in sé, è stato il modo in cui l’ha detto che ci ha fatto morir da ridere.
È stato un gioco di sguardi continui tra me e il comandante in cui alla fine non siamo più riusciti a trattenerci. Abbiamo dovuto fare 14 take, pensavamo che non ne saremmo più usciti.
Alla fine, è stato preso l’ultimo take in cui si vede che guardo per terra per non scoppiare a ridere.
È stato divertente ma molto complicato.


È stato fondamentale anche il lavoro che ha fatto Carmine Elia che ci ha aiutato a tirare fuori il massimo e trovarci liberi di esprimersi.
Abbiamo letto insieme i dialoghi e, soprattutto nella seconda serie, abbiamo collaborato per la stesura della sceneggiatura, legando tanto con tutto il cast.
Uno dei primi giorni di set, per esempio, mentre giravo una scena con Ludovica, dopo 3-4 take mi ha detto “non ci stai su questa scena, cambia qualcosa”. Da quel momento in poi ho capito che potevo fidarmi molto di lui, perché rappresentava una vera guida per migliorare la qualità della nostra performance. Questo tipo di rapporto di fiducia ti permette di osare, di andare oltre, con la consapevolezza che la sua guida può consigliarti come fare, se dovessi esagerare o sbagliare strada.
È stato strano ma molto bello ricevere tanta fiducia, nonostante fossimo tutti così giovani.
Anche Milena Cocozza che è una donna piena di energia, molto punk e “veramente tosta”. Mi è piaciuto moltissimo il modo in cui ha gestito il set.  La sua energia e la sua passione mi hanno coinvolto moltissimo, riuscendo anche a superare le tensioni e far andare il set come deve andare.

Ivan Silvestrini, il maestro dei piani sequenza, ha accettato molte delle nostre proposte e coreografato le scene. Due registi molto diversi con i quali si è creato un legame forte che andato al di là del lavoro, con tutti noi.

Con chi, invece, si è creato un rapporto particolare tra i protagonisti della serie?
Durante la prima stagione ho legato con alcuni ragazzi, invece quest’anno ho approfondito molto di più con Antonio Rescio, il ragazzo che fa Totò. Si è creato un legame molto profondo di cui vado molto fiero perché lui è capace di farti sorridere anche mentre stai piangendo.
Lui non vuole far ridere – lui è così – lui s’incazza per certe cose e magari poi ti chiede ma perché ridi?
Siamo stati in un posto in cui abbiamo scoperto (in seguito) essere stati anche Massimo Troisi e Pino Daniele, davanti al mare. Lì abbiamo scrittouna poesia e parlato dell’arte e della vita.
Poi abbiamo trovarto una loro immagine che mostrava che si trovavano nello stesso posto e ci siamo chiesti: “chissà che cosa si saranno detti“.
Alcuni lo paragonano a Massimo Troisi perché ha quella spostaneità genuina e pura, che fa sorridere anche delle cose tristi, sono grato al cielo per averci fatti incotare perché m’ispira tanto, vorrei creare ancora qualcosa con lui, al di là di Mare Fuori. Ormai anche nella vita facciamo una scena dopo l’altra.

Quali sono i tuoi modelli nel cinema italiano e straniero?
Tendenzialmente vado a periodi. Su mare fuori 2 mi sono ispirato molto Cyllian Murphy che ho rivisto più e più volte. Pablo Escobar di Narcos e poi Luca Marinelli è proprio numero 1.
Adesso sto seguendo due ragazzi: Carpenzano che è avanguardia pura per il suo modo di recitare e il Divin Codino di Andrea Arcangeli, un vero neoclassico.

Sei molto giovane ma hai le idee chiare e un talento molto spiccato anche per la musica, oltre che per la recitazione. Hai in programma di lavorare contemporaneamente su entrambe le strade?
Io sostengo che l’arte ha una sola fonte, poi può avere tante forme.
In questo periodo ho scritto uno spettacolo in 5 atti che mi piacerebbe portare in teatro.
Ho scritto una nuova canzone per Mare Fuori, che non sarà la sigla e sto anche preparando il videoclip e uscirà in concomitanza con la serie.

Se non avessi fatto l’attore cosa saresti stato?
Non lo so, il fatto è che non riesco a pensare a un’altra vita

Che rapporto hai con i social?
Uso IG principalmene per portare il mio messaggio.
Certo adesso mi rendo conto che l’immagine è importante per veicolare il mio pensiero o per la promozione del mio lavoro. Ma dobbiamo molto riflettere sulle modalità in cui vengono utilizzati, non dobbiamo essere schiavi della tecnologia, perché ci ha fatto perdere il lato emotivo.

Carolina Crescentini, la Direttrice del carcere dice: “L’amore è visto come una forma di riscatto, può avere molte forme ma mai quello della violenza”.
Qual è la forma d’amore che hai sentito di più a questo punto della tua vita?
Io ho scritto una canzone sulla violenza sulle donne che uscirà a breve. Sto riflettendo molto su queste tematiche. La cosa più importante su cui bisogna puntare è l’educazione all’amore.
Lo vediamo come qualcosa di complicato, di dannoso, non riusciamo spesso ad accettare i sentimenti.
Io penso che i social e la tecnologia ci stanno conducendo sempre di più verso una direzione di chiusura.
Secondo me le persone violente sono così perchè non riescono ad accettare o addirittura a conoscere l’amore, bisogna educare all’amore.

In una sua canzone ‘O Mar Fa Paura canta: “Ho paura della morte, Dell’amore nient’affatto”
Inutile conoscere la storia se poi non sei educato all’amore. L’arte e la cultura in generale devono guidarci a una migliore percezione dei sentimenti e ad accettarli prima di tutto. Perché nella nostra società c’è la convinzione che i nostri sentimenti influiscano molto sulla nostra produttività, che possano rappresentare una debolezza. Questo spesso ci rende individualisti e a tratti aggressivi e finiamo per perdere la capacità di gestire la rabbia. Ma l’essere umano da solo muore, l’indipendenza alla lunga uccide.

Hai un personaggio ideale che ti piacerebbe interpretare?
Un pilota
Un pugile e qualcosa in costume
Un pazzo
Un ragazzo disabile, infatti feci pure un provino per un ragazzo in sedia rotelle

Foto Davide Musto @davide_musto
Fashion Director Rosamaria Coniglio @rosamaria_coniglio
Assistenti fotografo  Dario Tucci @dariotucciph – Edoardo Russi @edoardorussiph
Grooming Maria Esposito per Simone Belli @maria.esposito.makeup @simonebellimakeup
Location NH Collection Palazzo Cinquecento

Milano Design Week – Rick Owens apre la strada ai designer di domani

La Milano Design Week ha aperto quest’anno – eccezionalmente nel mese di settembre – con i tradizionali eventi fuori salone, che hanno restituito alla città di Milano la sua linfa vitale, motore di una metropoli che raccoglie curiosi, cultori e operatori del settore, stimolati dalla ricerca di un gusto inedito che faccia da apripista al design di domani.
Protagonista e oggetto di grande attenzione sono sempre gli allestimenti di grande impatto, curati da illustri star del mondo dell’arte e del fashion system, che non perdono l’occasione di sperimentare nuove visioni, in una svariata offerta di location d’eccezione che disegnano la mappa di questa manifestazione irrinunciabile e mai uguale a se stessa.  

Allo SPAZIO CB32, un dialogo attraverso le forme, lo stile e le opere di artisti italiani emergenti, in una loro interpretazione e visione dell’opera di Rick Owens. Il progetto, curato dalla Philia Gallery di New York, vede artisti italiani che si manifestano attraverso il fascino dell’esasperazione primitiva della materia declinata sul minimalismo delle forme del design contemporaneo.

dAM Atelier, Draga & Aurel, Lorenzo Bini, Agustina Bottoni, Samuel Costantini, Cara and Davide
Pietro Franceschini, Rick Owens, Morghen Studio

 Rick Owens:My furniture is my couture. I’m using rare materials and artisans with specialized skills to create unique, one-of-a-kind objects.”

Le creazioni di Samuel Costantini, attraverso l’uso del rame, del bronzo e dell’ottone, evocano le pareti rocciose della Gola del Furlo, un luogo scolpito dalla forza del fiume Candigliano, in un tempo lungo millenni. Ogni oggetto è unico e diverso, creato con l’anima di chi proviene da quei luoghi, lasciando una parte di sé in ogni elemento che li racconta.

Come UNDERWOOD, i portacandele realizzati in ottone, che ricordano pezzi di corteccia staccata dal tronco, tracce rimaste di una natura che cambia forma nel suo naturale processo di cambiamento.

Un premio per l’arte. PIO ALFERANO 2021 con la direzione artistica di Vittorio Sgarbi

Siamo prossimi alla IXa edizione del Premio Pio Alferano che si terrà la sera del 4 settembre nel Belvedere San Costabile di Castellabate (SA) sotto la direzione artistica di Vittorio Sgarbi. Un evento il cui obiettivo è la tutela e la valorizzazione dell’arte italiana, in un percorso d’influenze e continuità tra i grandi Maestri e i protagonisti dell’arte contemporanea. Questa manifestazione, organizzata dalla Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito, è realizzato con il sostegno della Regione Campania attraverso la SCABEC, Società campana beni culturali e del Comune di Castellabate.

Una serata molto importante, soprattutto dopo un anno di grande difficoltà espressiva per il panorama artistico del nostro Paese, che vuole dare risalto a personalità nazionali e internazionali che si sono particolarmente distinte per il loro impegno a favore dell’arte, della cultura, dell’ambiente, dell’imprenditoria e del sociale. I nomi che riceveranno questo riconoscimento sono Keith Sciberras, storico dell’arte; Gigi D’alessio, cantautore; Massimo Osanna, direttore generale dei Musei del MIC; Federico Palmaroli, in arte OSHO, vignettista; Gennaro Sangiuliano, direttore Tg2; Luca Miniero, regista; Eleonora Ivone, attrice e regista; Angelo Longoni, regista e scrittore.

Tema centrale e sinergico, che investe le settimane che precedono la serata dell’evento, è Caravaggio e la contemporaneità stilistica e tematica della sua opera, attraverso il suo rapporto concettuale con Pier Paolo Pasolini. Un punto di vista interessante che si dipana attraverso due mostre curate da Vittorio Sgarbi. Caravaggio Pasolini e altri: una rassegna di pittura, scultura e fotografia dalla metà del Novecento ai nostri giorni che vede l’esposizione del Seppellimento di santa Lucia da Caravaggio, prestata dal FEC (Ministero dell’Interno), realizzata dalla Factum Arte di Madrid attraverso una tecnica computerizzata particolarmente sofisticata. A cui viene affiancata un’opera di Nicola Verlato, pittore, scultore e architetto contemporaneo che al Maestro Michelangelo Merisi dichiaratamente si ispira, il Ritrovamento del corpo di Pasolini.

Seguono altre opere di artisti viventi che sentono ancora forte il debito nei confronti di Caravaggio: Nicola Samorì, Rocco Normanno, Giovanni Gasparro, Roberto Ferri, Neve (Danilo Pistone), Giuseppe Colombo, Eros Renzetti e lo scultore Livio Scarpella.

Nella sezione fotografica, accanto a un ritratto di Pasolini realizzato in giovane età da Massimo Listri e ad alcune testimonianze intime di Dino Pedriali, un tuffo nel Neorealismo di Franco Pinna con il suo intenso sguardo fotografico dedicato al Mandrione (1956), la borgata romana amata da Pasolini;

Un’altra interessante mostra è l’antologica di opere della pittrice svizzera Paulette Milesi, esponente di un cromatismo lirico che oscilla fra sperimentazione astratta e figurazione primaria, con testi di Vittorio Sgarbi e Gianluca Marziani.

LA FONDAZIONE

La Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito è nata nel 2012 per onorare la memoria del Generale dei Carabinieri Pio Alferano, distintosi per la sua strenua difesa in favore della legalità e dell’arte negli anni Settanta, nei quali ebbe un ruolo determinante al comando del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Sotto la sua guida e grazie alla sua attività investigativa, furono ritrovate inestimabili opere d’arte che erano state illecitamente sottratte.

Antony Morato lancia una partnership con lo street-artist TVBoy per la stagione AI 21

Il linguaggio irriverente e mordace dello street artist Salvatore Benintende, in arte TVBoy, si fa interprete della visione creativa di Antony Morato, su felpe, t-shirt e accessori della collezione Autunno-Inverno 2021-2022. L’autore delle immagini satiriche che hanno dato la parola ai muri di tutta Italia, con il suo stile neo-pop, fondeil suo messaggio originale sulle icone della società odierna, con lo stile contemporaneo del brand partenopeo.

Un punto di vista ironico e satirico su celebrità della musica – da David Bowie a Prince, da George Michael a Lou Reed – si affiancano ad opere universalmente riconosciute quale “L’urlo” di Edvard Munch, fino alla reinterpretazione della parola “L O V E” come concetto di amore globale e inclusivo.

Un evento, in occasione del ritorno in presenza della Milano Design Week, l’8 settembre 2021, presso gli spazi di Tortona37 (sede dello showroom milanese del brand) celebrerà questa collaborazione, riproducendo una vera e propria galleria a cielo aperto in cui maxi stampe, installazioni creative e una caleidoscopica sequenza di colori, faranno da padrone accompagnati da musica e operatori del settore che potranno assistere all’esclusiva live performance dell’artista di origine palermitana durante la realizzazione di un’opera, per vivere l’emozione della creazione, che s’identifica con i valori di un brand come Antony Morato che, da sempre, supporta l’arte e la cultura di nuova generazione.  

Mi ha sempre affascinato l’idea della pop art che rende accessibile un’opera d’arte. La community Antony Morato è attenta alle tendenze e conosce bene gli scenari culturali internazionali: ospitare TvBoy nella nostra collezione, significa ascoltare le loro esigenze e interpretare la loro necessità espressiva in modo semplice e immediato, nel pieno rispetto della dignità artistica di un talento riconosciuto a livello internazionale.” spiega Lello Caldarelli, CEO di Antony Morato.

Stefania Spampinato – A passi di danza dalla Sicilia a Hollywood

È ormai a tutti nota come la Dottoressa Carina De Luca che ha portato una tempesta di energia alla longeva serie tv Grey’s Anatomy, dalla sua 14a stagione. A cominciare dalle spassose conversazioni col fratello Andrew (Giacomo Gianniotti), in un rapidissimo ritmo di botta e risposta, con un carico di gesticolare e accento siciliano, che non ci hanno messo molto a conquistare il pubblico, il suo ruolo ha alzato il livello dell’attenzione degli appassionati della serie, in un momento in cui alcuni personaggi chiave della storia dell’ospedale più famoso del mondo, erano scomparsi. Non che questo avrebbe mai portato i fan ad abbandonare le vicende dei protagonisti del Grey Sloan, ma – senza dubbio – già dalle prime puntate nei panni della Dottoressa che studia le cellule cerebrali femminili durante l’orgasmo, Stefania entra a gamba tesa nelle corde del suo pubblico.

Il suo personaggio, Carina, che riflette la solare personalità dell’attrice e il suo sorriso ipnotico, oltre ad essere portatore sano di buon umore – che non è poco, garantito – è anche protagonista di una storia d’amore importante con la Dottoressa Robbins, puntando i riflettori sulla bellezza e il valore dell’amore libero e lontano dai pregiudizi, tema che Shonda Rhimes (sceneggiatrice e produttrice della serie) affronta con disinvolta franchezza, attraverso le storie di tutti i personaggi, mixando pepe, ironia e componente tragica, con un equilibrio magistrale che non sarebbe possibile senza attori dalla personalità forte e trainante come quella della siciliana Stefania Spampinato.

Abbiamo avuto la fortuna d’incontrarla a Roma, durante una pausa dalle riprese a Los Angeles, e ci siamo fatti raccontare il suo approccio col palco, le tappe che l’hanno portata al successo e i suoi obiettivi e siamo convinti che arriverà ovunque, perché ha il talento, insieme al fuoco e l’energia del vulcano della terra da cui proviene, oltre a una bellezza che incanta, ma questo potete vederlo da soli, attraverso l’obiettivo di Davide Musto in total look Dolce & Gabbana.

Ci racconti il segreto del successo del tuo personaggio all’interno di Grey’s Anatomy?
Sicuramente quell’elemento di spontanea italianità. Quando abbiamo girato il primo episodio, diretto da Jesse Williams (l’affascinante Dr. Jackson Avery), in cui Carina e Andrew discutono animatamente in siciliano, abbiamo lavorato molto d’improvvisazione, e la produzione l’ha trovato così divertente che ha pensato di lasciare la scena in lingua originale. Il pubblico l’ha adorata”.

Una passione per il mondo del cinema che ti ha coinvolto fin da bambina?
“In realtà da ragazzina volevo fare l’avvocato, affascinata dai principi della professione dopo aver visto Codice D’Onore, poi abbiamo capito che era la passione per il cinema e per lo spettacolo in generale a crescere e a voler venir fuori e in questo i miei genitori mi hanno sostenuta”

In che modo? Da dove hai iniziato da giovanissima?
“Ho iniziato a studiare danza, prima la classica e poi ho proseguito con la moderna. Mi ricordo che durante i primi anni mia madre mi cuciva i vestiti per il saggio, col tempo è diventata così brava che ha iniziato a farli per tutta la scuola”.

Quando sei andata via dalla Sicilia?
“Dopo il diploma mi sono trasferita a Milano, dove ho studiato Arte e continuato a ballare, finché non ho deciso di andare a Londra dove ho lavorato come ballerina in produzioni come The Voice, Xfactor, e in vari spettacoli con importanti nomi tra cui Kylie Minogue e grossi brand commerciali che mi hanno permesso di viaggiare molto.
Quando decisi di spostarmi in America, andai a Los Angeles, e capii che per continuare a ballare avrei dovuto ripartire da zero – lì era quella la prassi – e quando, per caso, un giorno andai a seguire una lezione di recitazione con un’amica, ne fui conquistata: capii che avrei dedicato il mio tempo a questo”.

Non solo Grey’s Anatomy, Glee e Station19, la fortunata serie satellite del medical drama di Shonda Rhimes. Hai recitato in Italia anche con Siani, come ti sei trovata con il cinema italiano?
“Con Siani ho recitato ne “Il giorno più bello del mondo” e con lui mi sono trovata molto bene: mi ha messo in testa il pallino della regia a cui ho deciso di dedicarmi. L’ho osservato a lungo, saltando tra lui e il montaggio, nelle pause tra una scena e l’altra. Mi piace la parte del cinema italiano, quella più vera, più spontanea, che riesce a riflettere realmente le vite delle persone, anche nei suoi aspetti più difficili da accettare, o nei suoi sentimenti più profondi, che trovi solo scavando”.

Con quale nome italiano ti piacerebbe lavorare?
Un regista con cui mi piacerebbe lavorare é il Muccino di Sette anime o comunque interpretare drammi interiori come La Scelta di Sophie

Che progetti hai per il futuro?
Ho deciso di trascorre la pausa dalle riprese di Grey’s Anatomy a Modica, nella mia terra, dove girerò un corto che racconta il rapporto madre – figlia, un primo vero approccio alla regia in cui esplorerò quello che è stato anche il mio rapporto con mia madre. Da quando sono andata via, all’età di 18 anni, abbiamo mantenuto un intenso rapporto epistolare, un uso antico ma profondo per raccontarsi e sentirsi vicine, finchè non l’ho persa 5 anni fa.

Photographer Davide Musto @davide_musto
Styling & Interview di Rosamaria Coniglio @rosamaria_coniglio
Hair&Makeup Marta Ricci per Simone Belli @marta_ricci_mua @simonebellimakeup
Photographer assistant Dario Tucci @dariotucciph e Edoardo Russi @edoardorussiph
Total look Dolce&Gabbana @dolcegabbana

La cucina gentile di Comi107

Un’atmosfera familiare è il primo messaggio di benvenuto che potete aspettarvi da Comi107 in via Borgo Vico, 107 a Como. Quello culinario, contemporaneo e genuino allo stesso tempo, è il secondo, più lungo e articolato. Due aspetti non da poco, in un momento storico in cui la gentilezza e la possibilità di stare a proprio agio fuori dalle mura di casa, non si danno per scontate. Lo sanno bene Federico Comi e la moglie Tiani Taurisano che sul rito dell’accoglienza e di un’atmosfera rilassata hanno costruito le fondamenta della loro attività.
Fa la sua parte la selezione contemporanea di un bianco di carattere come il Nymphae: blend di sauvignon e timorasso del Monferrato, seguito da un Solis Vis, uve diTimorasso vinificate in purezza, entrambi della Tenuta Montemagno.

Complice di un’atmosfera priva di barriere è il bilanciamento dei sapori della memoria di casa, sapientemente mixati con quelli delle tradizioni locali lontane, retaggi dei viaggi di Federico in Colorado e in Messico, da cui ha assorbito un utilizzo variegato della patata e del mais. Mix che ritroviamo nel delicato duetto del polpo su crema e chips di topinambur.
Un percorso d’innovazione e contaminazione non invasivo e rispettoso dei sapori genuini della materia prima. Soprattutto quando si tratta di pesce, sua antica passione da bambino, quando il suo parco giochi era la pescheria in cui si perdeva per conoscere tutti i segreti dei pesci più buoni, per poterli reinventare nella forma e stupire col sapore: così è l’effetto scoppiettante delle uova di pesce volante sullo spaghetto di calamaro cotto a bassa temperatura con mela verde e tabasco verde, o della capasanta arrosto con burrata, mayonese di riccio di mare, riccio, insalata riccia e granita di salicornia. 

Dalla nonna ha appreso l’arte del raviolo, e potete credermi, quello con ripieno di rana pescatrice, datterino giallo, pomodoro confit leggermente affumicato e cipolla rossa è un piatto che tocca il cuore. A proposito di cuore, quello a sorpresa con crema al limone e frutto della passione dentro la meringa estiva, è una fresca rivelazione.

Silvio Campara – Ceo di Golden Goose – svela il segreto dietro al successo di quella Perfect Imperfection

Quando entri a contatto con una realtà come quella di Golden Goose, dal suo interno, vieni investito da una tempesta di valori inaspettati, che comunicano su più livelli una realtà che non somiglia a quella di nessun altro. A partire dall’impatto visivo della nuova sede di via Ercole Marelli a Milano, sorta da due capannoni di origine industriale, che s’ispira – con fedeli richiami affettivi – alla prima sede storica di Marghera.
Il design industriale che lo caratterizza si fonde con un elemento di grande accoglienza d’ispirazione giapponese: il grande patio centrale costituito da una grande vasca con sassi neri da cui emerge la statua della Vergine, simbolo del grande valore della famiglia, collocata non perfettamente al centro – scelta naturale per un pensiero non scontato come quello di Golden Goose – una realtà che non cede all’artificio della perfezione, dall’identificazione suoi valori a ogni sua rappresentazione.

L’attenzione romantica ai dettagli legati ai momenti più importanti della sua storia – come le panche all’ingresso, ricavate dagli scaffali del primo storage a Marghera – sono registrati in ogni angolo della struttura, restaurata nel massimo rispetto del suo progetto originario, perché il valore di una storia non può prescindere dalle sue origini e dal rispetto di tutto ciò che la compone, compresa la nuova struttura che va ad ospitare la sua nuova e rivoluzionaria sede. Un luogo di aggregazione e di scambio di opinioni, con una visione illuminata dell’individuo, il cui punto di vista ha una forza e un valore forte quanto quella del suo consumatore.
Una visione orizzontale di una realtà aziendale gentile e proiettata in un futuro sostenibile, anche dal punto di vista umano. E non è pura teoria, il ristorante della “famiglia Golden Goose” attinge le sue materie prime dall’orto idroponico, mentre e-bike e macchine elettriche sono sempre a disposizione dei suoi componenti.

Questo è anche il tema centrale su cui si sviluppano le 248 pagine del libro che celebra i vent’anni di storia dell’azienda: “The Perfect Imperfection of Golden Goose” per il quale è stato di scelto di far parlare i veri testimoni di quest’affascinante percorso, dagli artigiani che hanno sperimentato inconsueti sistemi di lavorazione – seguendo con entusiasmo le idee dei fondatori Francesca Rinaldo e Alessandro Gallo – agli showroom che per primi hanno creduto nel loro visionario progetto.
Un sogno diventato realtà, quando hanno creato i primi esemplari della collezione ready to wear, assemblando pezzi di ricerca scovati nei mercati di tutto il mondo, dando origine a un fenomeno unico che ha raggiunto un successo spropositato a livello globale, prima con l’abbigliamento, poi con l’uscita delle prime distressed sneakers, simbolo di quel principio di storia unica e straordinaria che ogni oggetto custodisce, aumentando il suo valore, e creando un processo d’identificazione totale da parte del suo pubblico, “l’ultimo miglio dell’azienda” – così lo descrive il CEO Silvio Campara – presente in alcuni processi creativi del prodotto, attraverso i suoi contest e le iniziative che coinvolgono la voce del consumatore finale.

Dopo una serie di goal in Mc Queen, Armani e alcune operazioni del fondo Style Capital guidato da Roberta Benaglia, Silvio Campara ha preso le redini dell’azienda otto anni fa, aumentando il suo valore commerciale con la lungimiranza creativa dello startupper, che gli ha permesso di costruire attorno a Golden Goose una percezione solida e spettacolare sul pubblico già esistente e su quello acquisito in seguito. Nel corso di una conversazione, all’interno di una galvanizzante Dream Room, la sua low-profile attitude lo porta a precisare che lui non ha inventato niente, ma bisogna dargli il merito di aver moltiplicato il successo e il fatturato di un brand basato su codici unici e originali, proiettando i suoi valori verso il futuro, mettendo d’accordo tutte le generazioni e ponendosi al di sopra di mode e tendenze.
Un‘atmosfera accogliente e familiare contraddistingue quel luogo, che scatena in pochissimo tempo un senso di appartenenza, perché questa è la direzione di un’azienda che mette al primo posto valori come autenticità e rifiuto di ogni tipo di omologazione. Il segreto del suo un successo s’identifica in uno slogan del suo “Golden ManifestoDon’t be perfect – Be Younique: un ingrediente semplice ma difficile da rispettare con coerenza, senza cadere nella tentazione di cercare una bellezza perfetta e artificiosa. Perché i momenti più affascinanti della vita di un individuo sono pervasi di imperfezioni che rendono ogni esperienza e ogni persona assolutamente perfetta. Così ogni prodotto Golden Goose è pervaso da questo leale riferimento alla vita con tutte le sue affascinanti imprecisioni, che trovano il loro posto su ogni calzatura o capo prezioso come una firma che non può fare a meno di ricordare quanta storia possa raccontare un lembo di pelle tagliato a mano e il suo percorso nelle mani di un artigiano, prima di raggiungere quell’inconfondibile aspetto vintage sofisticato, perché fatto da una vera artigianalità percepibile, e supportata da un atteggiamento aziendale che non ha mai cambiato linguaggio, forte di un prodotto senza tempo.

Una visione rivoluzionaria nell’universo dei brand di lusso, portata avanti da una linea di pensiero, volta a nutrire l’anima di quest’azienda con il contributo di tutte le persone che compongono la famiglia di Golden Goose, compresi gli utenti che si riconoscono in essa, “Inspiring Everyone to Be a Star”. Un approccio inclusivo che trova la sua più grande espressione in vere e proprie “conversation”: un canale diretto che l’azienda ha voluto stabilire con i suoi clienti di tutto il mondo per mettere ancora una volta le persone con le loro ambizioni e azioni al centro dell’universo gentile di Golden Goose.

Ecco qual è il segreto di un successo su scala mondiale che non ha avuto bisogno di campagne commerciali su riviste patinate, ma si è diffuso attraverso il passaparola di chi ha sentito il senso di appartenenza dei confronti di un’azienda che non ha mai tradito quei principi su cui è stata fondata. Per questo motivo, ancora oggi, ogni sneaker viene rigorosamente fatta a mano da artigiani che stabiliscono con ogni calzatura un contatto quasi personale. Sono Paolo e Vanni, con il loro grembiule e i loro strumenti, insieme a tutti i componenti di questa Golden Family che tirano fuori la star che vive in loro, liberi di esprimersi in un progetto inclusivo che gli appartiene. Quella stella imperfetta presente nelle distressed sneakerse dall’aspetto vissuto che le hanno rese un’icona, insieme al resto dei capi preziosi e la meticolosa ricerca di elementi hand-made che sembrano appena usciti dalla bottega di un artigiano, sono la firma indelebile dello stile inconfondibile di Golden Goose.

A Future Together è la campagna di Ferragamo firmata da Wim Wenders : una libera visione aperta al futuro

Un approccio positivo con lo sguardo rivolto a un domani carico di opzioni, una visione libera da un passato che ha esaurito le sue risposte e aperta al futuro possibile. Questo è il tema del cortometraggio firmato da Wim Wenders: regista visionario che ha collezionato tre nomination agli Oscar e che si fa interprete della collezione FW21-22 di Ferragamo dal carattere provocatorio e futuristico, in cui esperienza e tradizione artigianale con una storia lunga quasi un secolo, esplorano i codici estetici delle nuove generazioni, attraverso la collezione Future Positive.

Wim Wenders – Ferragamo FW21-22

Messa in risalto dall’architettura futuristica e dalla volta materica in acciaio a conchiglia, nella sede di City Life a Milano, la collezione emerge nelle sue forme contemporanee e nella vivacità dei colori dell’installazione di Pascale Marthine Tayou che guardano con slancio e positività a un futuro nelle mani di una nuova generazione, impegnata a costruire i propri linguaggi di comunicazione. Il cortometraggio del regista tedesco racconta, con uno sguardo fresco e rinnovato, l’eterna bellezza di un prodotto artigianale senza tempo, che supera i suoi stessi canoni estetici tradizionali.

Una meta-storia, quella di A Future Together, in cui Wim Wenders segue il lavoro di una giovane regista – l’astro nascente del cinema italiano Gaia Girace – alle prese con un cast e un’avventura sci-fi. La ripresa si sposta dalla narrativa futuristica alle prime fasi di una storia d’amore che nasce sul set, facendoci empatizzare con l’aspetto umano di una generazione che vive le stesse emozioni di quelle che l’hanno preceduta.  In questo secondo piano che si sviluppa nel presente, è complice l’altro protagonista della storia – il tecnico del suono della troupe – affascinante e di poche parole, interpretato dal musicista e modello svedese Felix Sandman. Una terza dimensione, quella fotografica, va a completare i gradi di percezione di questa campagna, con un portfolio composto da 24 accattivanti immagini scattate da Vito Fernicola.

“Inventare una storia intrisa di energia positiva nella cornice di un set futuristico è una vera sfida, dal momento che il futuro viene generalmente considerato cupo e distopico. Ma a volte, proprio quando costretto a superare tanti ostacoli, il risultato può avere un’aura di bellezza ancora più grande. Ed è esattamente quello che è successo con la campagna Ferragamo. Oltre alla benedizione del sole, che ha squarciato il cielo grigio di Milano donando la miglior luce possibile alle nostre location futuristiche, anche i due giovani protagonisti hanno espresso tutta la loro luminosità e il loro fascino. Ma sono i capi della collezione a dimostrarsi ancora più radiosi e spettacolari. Non abbiamo fatto altro che immortalare l’improvvisa esplosione di bellezza che avevamo davanti agli occhi.” Dichiara Wenders

La collaborazione con Wim Wenders per questa campagna segna il nuovo capitolo di una storia che è intimamente legata all’evoluzione della settima arte, a partire dal 1923 con l’apertura dell’Hollywood Boot Shop voluta dal fondatore Salvatore Ferragamo.


Al Castello Di Cigognola si è concluso il primo festival che ha visto protagonisti quattro universi artistici d’eccellenza

Il valore di una performance dal vivo affonda le sue radici nella parte più profonda della nostra cultura e rappresenta la linfa vitale di una tradizione consolidata nel nostro DNA. L’Italia, culla e fondamento della pièce teatrale, torna ad ospitare attraverso le sue location suggestive che esaltano il suo stesso patrimonio storico-artistico, attività culturali che vedono protagonisti i maggiori rappresentanti della scena internazionale.
Ripartono festival, opere teatrali e concerti dal vivo che non solo rappresentano la linfa vitale per il risveglio di una coscienza culturale, dopo la lunga chiusura causata dalla pandemia, ma contribuiscono a far ripartire la grande macchina economica così importante per tutti gli operatori del settore del mondo dell’arte e della musica.

All’interno di questo panorama in fermento, si è conclusa la prima edizione del Cigognola Summer Festival, per iniziativa di Letizia e Gabriele Moratti, in collaborazione con Emilie Fouilloux, responsabile dei progetti creativi del Castello di Cigognola, tesoro storico artistico dell’Oltrepò Pavese e dimora storica della famiglia, con l’esibizione dei ballerini dell’Opéra National de Paris.

Un circuito di eventi che ha messo insieme artisti del panorama internazionale al servizio dell’arte e della musica nei linguaggi più amati dal suo pubblico: dalla jazz performance con il Carlo Milanese Quintet e il pianista Andrea Pozza, al concerto dell’orchestra dei Cameratisti della Scala di Milano e il violino solista Francesco Manara nell’eclettico concerto “Le Otto Stagioni”, al trasporto della lirica con le voci del soprano Sara Cappellini Maggiore e il tenore Alessandro Fantoni accompagnati al pianoforte da Danilo Dellepiane, fino alla performance della serata di chiusura dei ballerini dell’Opéra di Parigi. Un percorso che ha visto alternarsi un grande classico come Il Lago dei cigni con la coreografia di Rudolf Nureyev che ha dato il benvenuto al pubblico tra le celebri note di Tchaïkovski, per alzare il ritmo sui suoni acustici di Tom Willems, che hanno accompagnato i movimenti vorticosi di Letizia Galloni, Axel Ibot, per essere catapultati su una gestualità evoluta, interprete dell’ipnotico Tormented Love di Stravinsky.
La storia di questo percorso intorno al mondo della danza cambia frequenza, con la vitalità delle note di Formidabile di Charles Aznavour, grazie all’energica performance di Antoine kirscher.
Nella Balade di Nick Coutsier e Axel Ibot, la musica di Tchaïkovski prende le sembianze dei corpi nei loro movimenti fluidi e simbiotici, avvolti da una scena in cui la passione si scompone nelle sfumature del rosso.  
Chiude lo spettacolo un’altra coreografia firmata da Rudolf Nureyev, interpretata da Bianca Scudamore, Antoine kirscher per il Don Chisciotte di Ludwig Minkus.

Il patrimonio vitivinicolo locale è stato il secondo grande protagonista della manifestazione che ha offerto ai presenti una selezione di bollicine da uve Pinot Nero della linea metodo classico Moratti, allevate sui pendii che circondano lo stesso Castello.

I proventi della vendita dei biglietti per assistere a questa esibizione sono stati devoluti all’Associazione senza scopo di lucro What Dance Can Do, che organizza programmi di danza ed eventi per bambini e adolescenti resi vulnerabili dalla povertà, dalla malattia o dall’esilio. 
“Questa prima edizione del Cigognola Summer Festival è stata, come ci eravamo proposti, un’occasione preziosa per promuovere l’Oltrepò pavese. È un territorio che amo, a cui è legata la storia della mia famiglia. Per valorizzarne le potenzialità abbiamo voluto un progetto attento all’innovazione e al futuro.

Il Festival, inoltre, ci ha concesso l’opportunità di dare il nostro sostegno a una causa che ci sta a cuore. Nella manifestazione, infatti, ha trovato spazio una raccolta fondi a scopo benefico in favore della Midnight Foundation, associazione per la ricerca oncologica.” Con queste parole Gabriele Moratti esprime la sua soddisfazione per il buon esito di una rassegna che ha in programma un futuro ricco di nuove edizioni.

La nuova campagna Tagliatore vibra di suggestioni rock anni 70

Scatti rubati dalla scena di un film, in una sala prove in cui arte e musica si fondono per creare l’atmosfera della campagna House of Tagliatore Music FW2021 firmata da Paolo Zerbini.

Un mondo in cui il look, nei suoi dettagli, forme e colori riflette uno status di appartenenza a una società che non può prescindere da determinati valori estetici, che sono all’origine del suo bagaglio culturale. Un’eleganza rinnovata, il cui stile viene caratterizzato da una lucida contaminazione di elementi rubati al mondo dell’informale, ma contraddistinti dal pregio dell’alta sartoria italiana.

E se torna ad essere alta l’attenzione sui materiali che vanno a comporre un pezzo sartoriale senza tempo, come il velluto spesso a coste, i tweed che hanno definito lo stile di un’epoca nelle scene dei suoi cult movie, sono le variazioni cromatiche, sfumature insolite, ma minuziosamente matchate, a fare la differenza e a dare a quei capi pregiati una personalità contemporanea.
Sono le passioni da sempre coltivate da Pino Lerario, eclettico direttore creativo e anima dell’azienda, l’ispirazione per la creazione di un’altra storia in cui l’arte e la musica assurgono alla loro funzione unificatrice, per raccontare due collezioni versatili, quelle di Tagliatore e Tagliatore 0205, attraverso il ritorno alla complicità e alla condivisione.

L’iconico design di Vandutch e l’expertise innovativa di Cantiere del Pardo sono il binomio vincente per il nuovo 32

Un nuovo esemplare, fedele all’accattivante design di Vandutch, va ad arricchire la flotta più desiderata da celebrities e influencers di Miami.
Linee seducenti e un innato carisma sono gli ingredienti che lo hanno portato a un successo oltreoceano. Un consenso che è valsa l’acquisizione del marchio olandese da parte dello storico forlivese Cantiere del Pardo, la cui attenzione ai materiali di alta qualità e l’esperienza ingegneristica di una realtà Made in Italy consolidata, hanno aumentato il prestigio di una flotta dai valori estetici inconfondibili, adesso ancora più desiderabile nel panorama mondiale dei luxury yachts.
Il VD32, nuovo arrivato della flotta e presentato alla stampa nella suggestiva cornice della Torre San Marco a Gardone Riviera, Lago di Garda, dal Presidente Luigi Servidati e dal Ceo Fabio Planamente, rappresenta l’oggetto del desiderio per appassionati e neofiti del mondo delle barche a motore. Dal nuovo centro di distribuzione di Moniga, tutto italiano, infatti il VD32 si presenta come un vero gioiello dell’automotive su acqua, affidabile e semplice da gestire autonomamente, che riflette tutto il fascino dei volumi del brand, ma con proporzioni più allungate e spazi sfruttati al massimo per essere vissuto in totale comfort.

Un modello capace di sedurre al primo sguardo, perché al Presidente Gigi Servidati è bastato mettere in acqua uno dei primi esemplari e fare un tour tra i suoi luoghi del cuore, sul Lago di Garda, per conquistare, in poche ore, uno dei suoi acquirenti che non è riuscito a resistere all’idea di possedere quest’imbarcazione dal look seducente, sulla strada giusta per diventare un vero status symbol nel mercato europeo, anche grazie alle aperture degli showroom di Ibiza e Saint Tropez, oltre a quello di Miami.

Il suo design originale è stato fonte d’ispirazione per brand di lusso come Dior, Hublot, Mc Laren (solo per citarne alcuni), con cui può vantare special issue e customizzazioni che hanno fatto andare fuori di testa nomi altisonanti del jet set americano, sentendosi, in questi anni di grandi successi, parte di un club esclusivo, lo stesso che continua a trovare la sua massima espressione nella raffinata clientela europea che può decidere di personalizzare il proprio VD32 (che si aggiunge al 40 48 56 e 75) grazie a un’ampia gamma di tessuti e pattern per le cuscinerie di bordo, nei dettagli e nella ricca proposta di verniciature disponibili.

Pardo, proprietario dei marchi Grand Soleil YachtsPardo Yachts e l’ultimo arrivato VanDutch è stato acquisito da Wise Equity per il 60%, lasciando ai manager storici Luigi Servidati e Fabio Planamente il 40%, aumentando considerevolmente le risorse per lo sviluppo di nuovi modelli innovativi, sia a vela che a motore, per soddisfare le esigenze di armatori e appassionati, che vedono nello storico cantiere Made in Italy un produttore costante di qualità ed eccellenza. Una realtà che si evolve in un percorso che guarda al futuro, nel massimo rispetto per l’ambiente, grazie a cicli di produzione rinnovati e una ricerca volta a trovare soluzioni sempre nuove per non impattare sul mare e i suoi preziosi fondali.

Vindome è l’app alla portata di tutti, per investire sui vini pregiati. È l’era dello smart wine investment

Una nuova opportunità dal mondo del wine trading, si accende per chi vuole avvicinarsi per la prima volta a questo affascinante settore, o per chi ne è già stato conquistato, ma desidera una chiave d’accesso più semplice e immediata.
La categoria di investimento alternativo con maggiore crescita dopo l’arte, che ha registrato incrementi a due cifre, persino in pieno lockdown.

Quest’impresa visionaria è nata da una conversazione tra due amiche, la CEO Ingrid Brodin e Victoria Palatnik, con un affermato wine merchant alla fine del 2018, davanti a un calice di rosso (Ça va sans dire), per trovare un canale di comunicazione efficace con le nuove generazioni. Vindome, per l’appunto, è la risposta che permette di avvicinarsi a questo universo, con un metodo e un’innovativa gamma di strumenti, volti a semplificare lo studio dei rating degli En Primeur, ovvero i vini ancora in botte e, perché no, provare a investire guidati da una maggiore consapevolezza.

Un’app che apre le porte a una nuova era per consumatori e collezionisti, la prima in grado di spiegare in maniera completa e con un linguaggio semplice e immediato, le dinamiche fondamentali per investire sui vini giusti, semplificandone i procedimenti. Uno strumento innovativo per dedicarsi, in tutta serenità, a una passione fatta di gusto e di attesa, il cui andamento non volatile, non soggetto alle regole dei mercati, richiede solo i suoi tempi, quelli di una maturazione ottimale che culmina nel suo valore in bottiglia.
Questo sistema si fonda su una tradizione, fiore all’occhiello, delle vigne di Bordeaux già dal XVIII secolo, che chiama a raccolta gli esperti del settore di tutto il mondo, dalla stampa, agli enologi, ai ristoratori più accreditati, mantenendo alto il prestigio delle vigne del Bordeaux e dei suoi chateaux.

Una settimana cruciale che detta le sorti e i trend del settore e che Vindome segue dal vivo, mettendo in vendita in tempo reale sui suoi canali gli En Primeur sui quali investire, al netto di dazi e IVA, prima del loro imbottigliamento e immissione sul mercato. Chiusa questa plenaria annuale per gli eruditi del settore, Vindome rivela giorno per giorno i singoli rating delle etichette contemporaneamente alla loro messa in vendita, permettendo così agli utenti di cominciare a investire e aggiudicarsi le bottiglie più prestigiose, da cui trarre profitto sfruttando l’aumento di prezzo della bottiglia, una volta messa in commercio. Un esempio? Puoi riuscire a comprare un Margaux meno di 20 euro in attesa del rialzo del suo prezzo di mercato.
Per essere aggiornati sulle quotazioni e l’andamento della campagna basterà seguire i canali social di Vindome, in particolare twitter (@vindome_wine), o sottoscrivere la newsletter dedicata all’indirizzo [email protected].

L’emozione continua, seguendo l’andamento del vino su cui hai puntato, e quando cominci ad avvicinarti al periodo del suo apogeo, inizia la valorizzazione massima e i prezzi iniziano a lievitare, fino al momento di vendere o di condividerlo con chi desideri.

Un sistema tenuto in piedi da una logistica impeccabile, che mette d’accordo la regolamentazione dei vari paesi, punto di forza numero uno che ha conquistato la fiducia di grandi collezionisti e ristoratori di portata internazionale, semplificando la vita di chi vende e chi acquista, con transazioni rapide e dinamiche. Altra carta vincente di questo rivoluzionario sistema è la registrazione di ogni vino sulla blockchain, attraverso la quale si può controllare, provenienza e percorso di ogni vino, prima di ogni acquisto.
Caratterizzati da un costo notevolmente inferiore rispetto a quello futuro di mercato, gli En Primeur o, come vengono anche definiti, i “Futures dei vini”, costituiscono un’opportunità di acquisto di vini rari, prodotti in quantità limitate, e consentono di trarne un considerevole profitto, in alcuni casi anche più del doppio.
Ci sono, poi, nuovi progetti di aziende del Bordeaux che investono sulla biodinamica, tema di grande interesse per i giovani che scelgono di focalizzare i loro investimenti sui mercati green.

Una vera rivoluzione del wine trading, che mette d’accordo produttori e consumatori, abbassando tutti i confini legati a tempo e logistica, e che accompagna i suoi utenti dall’acquisto, al consumo e alla rivendita più vantaggiosa, con vere e proprie occasioni che danno accesso a vini di pregio, a cifre più basse rispetto ai normali valori di mercato.



Arazzi Animalier: l’arte social pop di Michele Tombolini al Salotto Di Milano

L’arte è una lente d’ingrandimento sul mondo, che ci costringe a non ignorare orrori e contraddizioni del nostro tempo. In un percorso in cui il confine tra ironia e denuncia si assottiglia fino a scomparire completamente, prende forma la poetica di Michele Tombolini, in un universo social pop, fatto di collage, pittura, scultura e istallazioni che raggiungono, a tratti, i nuovi codici multimediali.

A questo privilegio non vuole rinunciare Michele Tombolini. Quello di avere un canale di comunicazione diretto e immediato col pubblico, per dar voce a chi non l’ha abbastanza forte da poter essere ascoltato.

Come può essere quella di una bambina, vittima di violenze domestiche, e non solo. Una bambina a cui hanno rubato l’infanzia e contaminato la libertà, necessaria per far volare la fantasia. Ed è con quella fantasia che l’artista, nel 2014, denuncia uno degli scandali più diffusi al mondo, come a volergliela restituire, rappresentata attraverso una farfalla, nella sua opera Butterfly, che s’inserisce nel progetto internazionale Indelible Marks, sulla facciata di un bel palazzo su Krossener Strasse (civico 36). L’artista, che non lascia nulla al caso, ha voluto rappresentare l’opera di 30 metri in un luogo emblematico per questa tematica, proprio nei pressi di una scuola.

Ed è proprio Berlino che, come una seconda casa, lo ha accolto per nutrirlo di quella che è ora diventata la sua poetica, che influenzata dall’affascinante universo della street-art, è fatta di murales, stickers e collage. Impreziositi da elementi che fanno chiaro riferimento alle sue radici, nei tessuti preziosi degli arazzi veneziani, a lui tanto cari anche perché il suo studio degli anni a Venezia, si trovava vicino alla fabbrica di Rubelli, tessutaio di prestigio da generazioni.

La sua vivace rappresentazione della realtà, anche nelle tematiche più crude, affrontate in maniera del tutto dissacrante, accompagna il percorso creato dal gallerista Cristian Contini insieme a Fulvio Granocchia al Salotto di Milano, in mostra fino al 18 luglio.

Con una vena irriverente Donuts Saved (2016) rappresenta l’arrivo dei migranti su un donut gonfiabile, sostituito con spirito dissacrante al gommone su cui aggrappano tutte le loro speranze, senza la certezza di riuscire a trovare terra ferma, vittime di un sistema che su questa speranza ha pianificato un sistema di guadagno a cui è difficile rinunciare per chi sta al potere.  

Il tema dei migranti l’ha ripreso in un intervento che ha fatto parlare di sé appena un anno fa, quando ha applicato una X sulla bocca del Piccolo Migrante di Banksy comparso a Venezia nel maggio 2019 (che ha poi rimosso dopo 24 ore), per rafforzare il messaggio dell’artista anche a distanza di un anno dalla sua comparsa.

Nel periodo precovid, i suoi collage dal sapore surrealista evocano un presagio di solitudine, asocialità e di privazione della libertà. Una rappresentazione curiosa di una realtà ancora non accaduta, ma non lontana da quella che poi è diventata attualità. Segno di uno sguardo attento e consapevole della realtà e di un assoluto rigetto nei confronti dell’indifferenza.

Sempre al covid, alla questione vaccini in particolare, s’ispirano altri arazzi in cui il tema centrale è il raggiungimento dell’immunità di gregge, con tutti gli errori del caso in cui le persone sono state vittime e cavie di un virus e di un sistema politico, in una doppia accezione che vuole essere quasi un invito a vivere la vita da individuo consapevole, senza rientrare in quell’informazione di massa che uniforma come animali di un gregge.

È un messaggio di speranza l’ultima installazione dell’artista X Square, presentata al centro della piazzetta di Calle Corte Legrenzi il 18 giugno. Due dita incrociate che verranno presentate nelle principali piazze del mondo per ispirare ottimismo nelle persone che sono state colpite direttamente o indirettamente da un virus di cui ancora non si conosce la reale provenienza ma contro il quale l’artista risponde con l’amore, perché il suo lavoro, nella denuncia e nel sostegno, è sempre rivolto ai più deboli e alle vittime di un mondo sempre più difficile da abitare.

L’uomo nuovo di Zegna

Ho ricombinato l’artigianato di lusso e ridefinito costruzioni che liberano l’uomo pur mantenendo il carattere distintivo del marchio, con modelli tanto facili da indossare quanto originali e creativi. La chiave di tutto è la funzione“, afferma Alessandro Sartori, Direttore artistico di Zegna per raccontare la nuova visione della spring summer 2022.

In una collezione in cui nulla è come sembra, Alessandro Sartori ha dato ad ogni capo una o più vite possibili. Una camicia modulabile riesce a ridursi fino a due taglie, mentre i capi intercambiabili creano infinite possibilità di look.
Linee definite e forme impeccabili non sono sinonimo di rigidità, ma si traducono in un’assoluta libertà di movimento grazie a tagli studiati ad hoc e tessuti impalpabili, imbottiture ultralight dall’effetto visivo impercettibile e morbide pelli.
Una sorta di uniforme costituita da capi dalle forme simili e modulabili, con sfumature studiate per funzionare insieme.

I tessuti sono grandi protagonisti all’interno di questa collezione, forte d’importanti acquisizioni delle migliori aziende tessili del Made In Italy che ha consentito alla Maison di costituire un laboratorio d’eccellenza di filati di lusso, utilizzati su tagli e forme rivoluzionati, fino alla work jacket, reinventata nella sua essenza. Materiali morbidi accompagnano il corpo nei suoi movimenti, assecondando la sua struttura naturale: l’eleganza del capo, prezioso nei suoi tagli e ricercato nei tessuti, viene permeata da una connotazione comfort chic.
Un inno al pragmatismo del workwear estratto dallo streetwear anni 40, tanto caro ad Alessandro Sartori, a cui attinge per reinterpretare il cambiamento progressivo.
Il fitting è maschile ma queste forme sono state create per essere indossate anche dal corpo di una donna che può “scegliere” di comprarlo per sé, invece di rubarlo al guardaroba di lui.

Tagli vivo su sete imbottite, le stesse utilizzate per pantaloni, camicie e t-shirt: è lo sviluppo di un concept molto più grande che passa attraverso la costruzione dei capi di un guardaroba, ma si radica in una scelta di gusto, di uno stile di vita più etico, in cui lusso e manifattura di pregio coincidono nella creazione di pezzi importanti e no gender, destinati a durare nel tempo. L’evoluzione di un processo creativo già iniziato nelle stagioni precedenti, il cui fascino consiste proprio nell’assistere a questa trasformazione estetica e concettuale che Alessandro Sartori fotografa per la SS22 come (New)Set: un codice nuovo e fluido, per un uomo che ha messo in discussione certezze, abitudini, e che riprende contatto col mondo, ma in un a maniera completamente rinnovata, dinamica e libera.

Un non luogo per rappresentare la contaminazione di asfalto cittadino del mondo artificiale e il verde di un paesaggio naturale che l’uomo evoluto riesce a far convivere attraverso il progresso, che passa necessariamente da una nuova visione stilistica.
L’alta sartorialità affonda le sue radici in una nuova ricerca di materiali e costruzioni, per dar vita a degli outfit che si muovono dal formalwear al leisurewear, dall’indoor all’outdoor, in accordo con le nuove esigenze di oggi, seguendo un imprescindibile criterio di artigianalità concepito con estrema attenzione su ogni pezzo della collezione, accessori compresi.

Ogni capo ha un’anima che prende forma a seconda di chi li abita, frutto di uno studio approfondito, volto a liberarlo da definizioni o vincoli di utilizzo. Come il rivoluzionario coat in lana liquida (cinzata) creato in una sola taglia, capace di cadere a fisicità diverse allo stesso modo.
Tessuti innovativi concorrono a dare unicità ad ogni singolo pezzo, scelta mirata di uomo che compra poco e bene, capace di distinguersi per il suo stile inedito fatto di dettagli artigianali. Dall’effetto paper presente nelle camicie e nelle borse, alle sete imbottite, tecnica ripresa persino nelle scarpe imbottite di pelle sottilissima, canapa e twill di lino sovratinti, un leggerissimo, e irresistibile al tatto, misto lana Bielmonte che prende il suo nome dal primo paese dell’Oasi Zegna.




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