Christiane Filangieri, bella ed austera con un’ironia da 10 e lode.

Christiane Filangieri, che per esteso fa: di Candida Gonzaga, ma come si definisce lei la cosa che conta è essere nobili d’animo, il resto non ha importanza, vale solo l’educazione che hai ricevuto, e che lei riconosce a suo padre, gentil uomo napoletano.

Segni particolari, bellissima, un percorso artistico iniziato tanti anni fa con Miss Italia, per autodefinizione, non ha mai ambito al primo posto, preferisce la sua zona di comfort che le permette di vivere la sua vita e la sua famiglia come vuole.

Ora in onda nella fiction di RAI1 con ascolti record “Un professore” per la regia di D’alatri ed al fianco di Alessandro Gassman.

Christiane Filangieri di Candida Gonzaga, mi dici a quale punto sei nobile così capisco come posso pormi?

Sono nobile d’animo, questo è quello che desidero essere il messaggio, mio padre è stato un grandissimo signore fino alla fine, non si è mai dimenticato di dire grazie a nessuno, il vero napoletano elegante, quindi, questo ho imparato da lui.

Della nobiltà che ce ne “import” (alla napoletana).

Sei super amata e super talentuosa, un successo dopo l’altro, “Mina settembre” prima e ora “Un Professore”, cosa mi dice quest’ultima fiction?

Partiamo dalla regia di D’Alatri che è una persona dedita al suo lavoro e di una umanità incredibile. Lo avevo conosciuto qualche anno fa per un provino e vidi proprio l’amore del regista per il lavoro dell’attore, che non è mai così scontato.

Alla fine, non andò in porto quel progetto, ma come dico sempre nella vita non si sa mai, alla fine i provini sono sempre delle lezioni.

E poi proprio per la stima reciproca mi ha chiamato per “Il commissario Ricciardi”.

Ed ora mi ritrovo nuovamente sul set con lui, accanto ad Alessandro Gassman, che è sempre vero e naturale senza troppe smorfie e soprattutto credibile anche nel ruolo del professore nonostante lui dica di essere sempre andato male a scuola.

Parlami del tuo personaggio nel ruolo di Floriana, chi è?

Anche qui sono nuovamente una donna del mistero, si vedono dei flashback, non è chiaro ancora, infatti ho tutti gli amici che fanno ipotesi, ma io non dico nulla, devono vedere tutte le puntate!

Mi divertiva l’idea di esserci poco ma che comunque dalla scena iniziale si è intuiva che il loro matrimonio è finito per un motivo X, e poi si scoprirà con tutto l’amore, la dolcezza e la tristezza che ci può essere stata in un rapporto.



Tu riesci a vivere una vita serena senza social, spiegami il tuo segreto?

Più vado avanti e più ci credo che la mia scelta di astenermi sia stata quella giusta per me, tutti voi state impazzendo e io no, alla fine che bisogno c’era di vivere così dicendo tutto quello che un fa o non fa.

Io devo conoscere e coltivare quello che conosco, mi piace avere le chat con le amiche di sempre quello si, ma il bisogno di esternare come fanno quasi tutti i miei colleghi attori io non ce l’ho.

A me l’idea che tutti abbiano sempre qualcosa da dire un po’ mi spaventa.

Non ti viene mai neanche la curiosità di dire provo, o ti è venuta in passato?

Assolutamente mai, il mio ufficio stampa oramai ci ha perso le speranze, sono una causa persa.

Ho un figlio che a breve molto probabilmente mi chiederà, ed a questo mi preparerò, in quanto non sarò io a privarlo di una cosa che può fargli piacere, anche se non farò un controllo da Polizia, ma un certo tipo di vigilanza ci deve essere per forza per un teenager.

Lasciare un ragazzino da solo con uno smartphone come si vede spesso in giro lo trovo un abomino.

Tanto sto facendo talmente tanti ruoli di mamme di adolescenti con problemi che mi sento preparatissima.

C’è qualcosa che non rifaresti nel tuo percorso artistico?

Direi di no, mi son sempre detta provo a fare cose diverse senza andare contro la mia natura, quindi mai volgarità o mai scene di sesso, questa sono io ed ho sempre incontrato registi che mi hanno capita e non le ho fatte. Sarebbe stato un po’ come fare una violenza su me stessa.



Quando una arriva terza a Miss Italia, la sua voce interiore che dice?

Ci pensavo ieri, in quanto sono ricominciate le riprese per Mina Settembre ed ho incontrato una ragazza con cui ho fatto il concorso, e così abbiamo rivissuto dei momenti insieme, ma sai, quando sei giovane le cose le fai senza pensarci.

Mia madre mi aveva iscritto e l’ho fatto.

La realtà è che io avrei voluto fare l’accompagnatrice turistica, quindi per me era solo un’esperienza da fare, nel messaggio che le sei finaliste devono dire, io dissi: “vorrei arrivare seconda o terza, non prima”, quindi era il mio destino, zero autopromozione da parte mia.

Ti si vede praticamente solo in TV, non sei mondana, lo sei stata e non lo sei più dopo l’avvento della famiglia?

No, non lo sono mai stata mondana, sono fatta così, certo ora si sono ridimensionati anche gli eventi, però ogni tanto mi piace andare magari un’oretta ad un opening per vedere qualche amica e collega.

Poi sono un’antidiva per eccellenza, non mi so vestire non so fare shopping, insomma un disastro.

Quale ruolo ti manca che vorresti interpretare, sai parlandone lo mettiamo nell’universo?

In passato ho sempre detto che mi sarebbero piaciuti dei ruoli più ambigui, magari più dark o la principessa, ora ho fatto la principessa Garibaldina, poi quella degli anni 30’ che avvelena ed uccide il figlio, insomma mi reputo soddisfatta, il mio lato della pazzia l’ho dato.

Photography: Francesco Guarnieri

Look: Due tappe

Press: Lapalumbo

Rosana Auqué, l’artista del cielo e dei fiori

Rosana Auquè è una giovane artista di origine colombiana che scopre la passione per l’arte sin da bambina, avvicinandosi alla pittura all’età di 11 anni per poi proseguire gli studi d’arte al liceo e all’università, tra Cambridge, Colombia e Italia. 

Il risultato di questa lunga formazione emerge nelle sue opere che risentono fortemente delle ispirazioni della sua terra di origini e dell’Italia, due culture che continuano ad avere un grandissimo influsso sulla sua creatività, abbinate poi all’ispirazione dei maestri del Rinascimento e dell’arte moderna come Monet e Klimt. Il risultato sono opere colorate, gioiose e piene di gratitudine verso la natura.

Com’è nata la tua passione per l’arte e quando hai capito avresti voluto diventare un’artista?

Il mio interesse per l’estetica e per le cose belle della vita è nato da bambina, penso che la missione più importante di un’artista sia quella di cercare e di creare bellezza e così è stata la mia mentalità sin dagli inizi. Come diceva Dostoyevski “la bellezza salverà al mondo”, ed io ci credo profondamente.

Quando avevo 11 anni, ho cominciato a dipingere sistematicamente e a maturare la mia passione per l’arte, ho scoperto da quel momento che sono nata per fare l’artista.  Oggi, 19 anni dopo, continuo a creare la mia arte. Nel corso di questi anni ho lavorato sulla creatività e sul particolare interesse per il colore, esplorando nuove forme e tecniche posso dire che finalmente ho trovato il mio linguaggio artistico, quello che mi fa sentire a casa e in piena autenticità: la natura astratta.  



Parlaci della tua formazione…

Nel 2002, quando andavo al Liceo in Colombia, ho iniziato a frequentare delle lezioni extrascolastiche con dei maestri d’arte che venivano ogni settimana a casa. Ricordo che mio papà mi aveva destinato uno spazio speciale a casa vicino alla biblioteca per studiare, dove trascorrevo quasi tutti i giorni. Dopo essermi diplomata, mi sono trasferita in Inghilterra, per iniziare a studiare arte e pittura all’università di Cambridge; in quel periodo, ho passato due anni magnifici, per poi ritornare in Colombia e concludere la laurea in arte a Bogotà, all’Università De Los Andes.

Nel 2017 sono venuta in Italia per frequentare un Master all’Istituto Marangoni focalizzato sulla moda, e ad oggi continuo a vivere a Milano, una città che mi ha accolta e che mi nutre molto di cultura.

Ti dividi tra la Colombia e l’Italia, due paesi ricchi di arte e contrasti. Che influsso hanno queste due nazioni nel tuo lavoro?

Entrambe le culture, sia quella colombiana sia quella italiana, hanno un grandissimo influsso sulla creatività. Il mio più grande interesse, che si evidenzia in ogni creazione, è quello di trovare l’equilibrio tra il colore e la forma.  L’attrazione per il colore viene senz’altro dalle mie radici colombiane. La felicità che ti fa sentire il colore è unica! E questa gioia e libertà cromatica sono caratteristiche del folklore colombiano, così come l’accoglienza e la libertà in senso generale, tutti valori con cui sono cresciuta. Dell’Italia ho colto sicuramente la forma: l’interesse concettuale per quello che sto dipingendo, il fatto di approfondire l’argomento di mio interesse e creare una forma sistematica e disciplinata.

Il lasciarmi ispirare dai grandi artisti Italiani che più ammiro, dai maestri del Rinascimento ma anche quelli moderni e contemporanei, sentendo in ogni momento la presenza di una grande storia, o meglio, la più affascinante storia dell’arte nel mondo.



Le tue opere partono spesso da ispirazioni musicali, come è nato e come hai sviluppato questo legame musica-arte?

In realtà questo legame è nato in maniera organica. Da piccola i miei genitori mi hanno inculcato la passione per la musica. Ascoltavamo musica di ogni genere assieme e questa è una passione che ho continuato a coltivare negli anni.  Ho cominciato a dipingere i paesaggi dopo aver ascoltato “La Primavera” di Vivaldi, e da quel momento è stato inevitabile non immaginare la natura mentre ascolto la musica classica. Quando chiudo gli occhi, le immagini vengono a me: i campi di fiori colorati, la composizione e dimensione di ogni pittura. Senza alcun pensiero specifico, si tratta solo di sentire.

Sei stata definita l’artista del cielo e dei fiori. Come è nata questa passione per la natura e i colori?

Penso che questa passione sia stato il risultato di tante cose. Principalmente perchè mi piace guardare il cielo e i fiori. Tant’è che le persone più vicine a me, ogni volta che vedono un tramonto mozzafiato, delle belle nuvole o dei fiori particolari, mi inviano sempre una foto o mi chiamano; questa è una cosa bellissima perché così si crea un legame umano basato sull’ammirazione della bellezza della natura! Prendersi del tempo per ammirare quello che vedi, il sentirti grato di essere al mondo, capire che siamo tutti qui per goderci il nostro viaggio e che la vita ci regala tante cose belle come il cielo e i fiori, è tutto per me.



Raccontaci dal lato tecnico. Come lavori e impreziosisci le tue opere?

Ogni opera comincia da una spinta: dalla musica, da un concetto particolare, oppure da un sogno che ho fatto mentre dormivo. L’importante è avere sempre un’idea di base e una direzione iniziale, anche se durante la realizzazione dell’opera le cose possono un po’ cambiare. Come materiali, lavoro principalmente con l’olio e con l’acrilico su tela. In più, mi piace utilizzare metalli preziosi come l’oro e il bronzo per accentuare dei dettagli nell’opera e renderla più ricca ed interessante. 

Le tele che utilizzo sono principalmente quadrate (non rettangolari), ma di recente preferisco quelle rotonde, soprattutto per la serie dei cieli che sto dipingendo perché la forma circolare dona un senso di infinità e che il paesaggio si spande al di là del quadro. 

Quali sono le opere che hanno rappresentato per te un passaggio importante nel tuo percorso?

Sicuramente il lavoro di Monet ha influenzato molto il mio lavoro. I suoi paesaggi mi hanno colpita significativamente, in particolare la serie di “Water Lilies”. Penso sia affascinante che prima di dipingere questa serie, Monet abbia piantato e coltivato a casa sua quel giardino che ha poi ritratto sulla tela; è come pensare che prima di avere il pennello in mano, lui ha creato un capolavoro con i fiori veri, il processo creativo è nato da molto prima!

Un altro artista che ha avuto e continua ad avere un grande effetto su di me è Gustav Klimt e il suo utilizzo dell’ornamentazione e dell’oro nelle opere, trovo particolarmente meravigliosi i suoi dipinti di fiori e paesaggi pieni di dettagli e di colore.

Quali sono i tuoi luoghi preferiti in Colombia e in Italia che ti ispirano e ti ricaricano?

Il mare e i suoi paesaggi mi fanno sentire a casa, danno un senso di quiete che mi ispira. È un’esperienza che coinvolge tutti i sensi: il tatto della sabbia scaldata dal sole, l’aroma di freschezza, la musicalità delle onde. È un ambiente che non pretende niente da te, lì c’è solo pace e luce. Sicuramente i luoghi che più mi ricaricano di energia sono Santa Marta in Colombia e Napoli in Italia.

Quali sono i prossimi progetti e sfide per il futuro?

Continuare a dipingere è la mia più importante missione. Voglio fare questo, continuare nella mia crescita e ricerca pittorica. In più, voglio portare questo mio mondo ad altre situazioni e oggetti di uso quotidiano, creando la possibilità di vivere l’arte e la bellezza a 360°. 

Al momento sto lavorando per creare una fondazione d’Arte in Colombia, dove tutti i bambini possano avere accesso alla migliore educazione artistica, avendo l’opportunità di scegliere l’arte come un percorso reale di vita. Penso che una società che pone al centro la cultura e l’amore per la bellezza sia destinata al successo e ad un futuro più inclusivo. Questo nutrimento verso la cultura spero porti consapevolezza ad ogni persona della responsabilità che ha nella società, e la spinga a creare un mondo migliore in cui vivere. Infine vorrei portare ottimismo e ispirare le persone a nutrire la propria anima come solo l’arte sa farlo.

Photographer: Riccardo Albanese

Maria Chiara Giannetta è Blanca, quando una disabilità diventa un super potere

Maria Chiara Giannetta è Blanca nella nuova e attesissima fiction di RAI1 che la vede protagonista nei panni di un’esperta in dècodage, ovvero l’ascolto analitico dei materiali audio delle inchieste, grazie alla sua cecità che la rende estremamente sensibile ed attenta diventerà il suo super potere.

La sua grandissima popolarità è arrivata con Don Matteo, e ultimamente l’abbiamo vista anche in Buongiorno Mamma, insomma come dice lei, ha girato tra un set e l’altro negli ultimi anni senza mai fermarsi.

Sei tornata al cinema da quando hanno riaperto le sale?

Sto cercando di vedere più film che posso in questo periodo tra le pause delle varie riprese, diciamo che cerco di recuperare le cose che mi son persa e quelle in uscita, l’ultimo film che ho visto è stato Freaksout.



Come è nata la tua passione per la recitazione.

Devo dire un po’ per caso, nel senso che sin da piccola facevo parte di questa compagnia teatrale del mio paese, soprattutto in estate facevamo molti spettacoli, ma era un gioco per me, non mi sarei mai immaginata che potesse diventare la mia professione.

A un certo punto mia madre mi ha chiesto di scegliere un’attività pomeridiana, la palestra mi annoiava e quindi è stato spontaneo scegliere il teatro.

Dopo la scuola ho scelto di rimanere a Foggia e fare lettere, e poi ad un certo punto ho tentato il provino al centro sperimentale, mi hanno presa, e di lì è cominciato il mio percorso.

La tua popolarità è arrivata con Don Matteo, come ti sei sentita ad entrare in un grande cast come quello?

Si, assolutamente è stato così, la prima persona che ho conosciuto è stato Nino Frassica al provino, e devo che mi ha insegnato cose come nessun altro, il set con lui era magico, speciale, in quanto stimolante la sua capacità di improvvisazione.

Anche perché in una macchina da guerra come Don Matteo, dove magari ci sono tanti interrogatori, quindi tante scene da imparare a memoria, ecco Nino ha la capacità di stravolgere tutto in cinque minuti.

Inoltre, devo ammettere che è stato molto interessante avere sempre tanti attori nuovi in ogni episodio come protagonisti di puntata, ti da veramente l’impressione di una grande famiglia che accoglie tutti i nuovi arrivati.



Sei richiestissima, ti capita a volte di rifiutare un copione e perché?

La verità è che se ho detto qualche no fino ad ora è semplicemente perché ero già impegnata quindi non avevo il tempo materiale per farlo, calcola che Blanca, Buongiorno Mamma e Don Matteo, sono serie TV che ho girato no stop una dopo l’altra, tutto l’anno per tutti gli anni.

Comunque credo i provini bisogna farli tutti, per il semplice motivo che leggendo un copione magari ti fai un’idea sbagliata e non lo senti nelle tue corde, poi invece ti confronti con il regista e scopri un mondo diverso.

Sta per uscire Blanca, attesissima fiction che ti vede protagonista, che mi dici del tuo ruolo in una persona non vedente?

È stato molto bello perché in quanto conoscevo il romanzo che avevo letto in tempi non sospetti, e poi son venuta a sapere del progetto televisivo, però, tra le altre cose le riprese sarebbero dovute iniziare proprio mentre ero ancora sul set per “Buongiorno Mamma”, quindi non era assolutamente in cantiere.

Poi come spesso succede la produzione era in ritardo e son stata chiamata al provino, sono stata felicissima anche perché il ruolo di una non vedente quante volte ti può capitare durante la carriera attoriale, è molto raro, e allora ci ho messo tutto quello che avevo pensato anche durante la lettura del libro.



Come è stato il tuo approccio al ruolo?

Ho provato a vedere le cose come le vede Blanca, cosciente del fatto che io la vista ce l’ho, per me è stato molto importante lo studio dell’ambiente per capire dove potevo inciampare o dove potevo sostenermi, ogni giorno sul set è stato stimolante.

Purtroppo, eravamo nel secondo round di zona rossa ed avrei preferito andare in giro e provare il mio ruolo in luoghi pubblici magari bendata con qualcuno che mi sosteneva, ma non è stato possibile.

Ho avuto l’onore di fare incontri singoli con Andrea Bocelli, Maria Ligorio che è una campionessa para olimpionica di corsa e Veronica Tartaglia che è una campionessa para olimpionica di scherma, insomma ho avuto l’onore di conoscere delle vere e proprie eccellenze italiane.

Invece il tuo tempo libero come lo occupi?

La dura verità è che non ce l’ho, cerco di ritagliarmi un po’ di tempo il sabato e la domenica, però il mio lavoro è la mia dedizione, vado a dormire presto e cerco mangiare sano per avere più energie possibile da utilizzare sul set.

Ho una prerogativa che mi rende famosa: il mio super mega zaino da due tonnellate, di color rosso e blu in tal modo da poterlo vedere sempre, dentro ho tutto ciò che mi serve per sfruttare i tempi morti del set.

Photography: ROBERTA KRASNIG

Hair & Make up: CONCETTA ARGONDIZZO

Press: LAPALUMBO

Filippo Contri: the intimate performer

Filippo Contri sembra essere nato per stare sul palcoscenico. Un performer che non sente il bisogno di urlare, ma la cui presenza basta a riempire lo spazio circostante, scavando e restituendo il senso ad ogni parola detta, andando a riscoprire il valore profondo di ogni sentimento nei cassetti dei ricordi, con il favore del tempo. Dopo gli esordi dentro una vita apparentemente destinata a una strada diversa, è stato scelto per stare davanti alle telecamere, perché quella vocazione, che era nella sua stessa natura, qualcuno l’aveva vista con chiarezza, illuminandogli la strada. E quando appartieni a qualcosa, non ti resta che assecondarla e iniziare a crederci davvero.
Lo vediamo in questi giorni su Prime Video nella serie Vita da Carlo in cui interpreta Giovanni, il figlio di Carlo Verdone. Ci ha raccontato salite e discese che l’hanno portato fin qui e i progetti collaterali, tra cinema, laboratori e teatro, figli di una personalità forte e volitiva, e di una sempre maggiore consapevolezza di se stesso, misto a una buona dose di autoironia.



Filippo, passione per il cinema fin da piccolo. Ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo in svariati modi e fasi differenti, proviamo a raccontare tutto dalle origini?

È una passione tramandata dai miei genitori, con i quali passavo il mio tempo libero andando spesso al cinema, ma anche tra le mura di casa – ricordo che eravamo pieni di dvd – se non dalle scuole elementari, dove seguivo con entusiasmo il laboratorio teatrale, che poi ho continuato con sempre maggiore interesse. Solo che col passare degli anni l’impegno si fa più intenso e io come tutti i ragazzini, volevo uscire con le ragazze e giocare a calcio. Intorno ai 14 anni il mio interesse matura, perché sento di essere perfettamente a mio agio quanto mi trovo in mezzo alla gente. Riesco a percepire il fascino di poter trasmettere qualcosa al pubblico con la sana esuberanza che mi contraddistingue.
A 14 anni mia madre mi manda a studiare cinema e confesso che all’epoca io andavo a imparare a fare i monologhi per conquistare la ragazza di cui andavo matto.
Nel 2009 ottengo una parte in Amore 14 di Federico Moccia. Fatto sta, che la mia percezione di questa professione rimane ancora relegata tra quelle destinazioni lontane e troppo difficili da raggiungere. Perciò, finisco gli studi, mi laureo in economia e inizio a lavorare all’estero. Tornato a Roma avvio una discreta carriera in Deloitte, rifiutando occasioni che mi si sono presentate per strada, come il corto della Campari di Sorrentino per la quale sono stato fermato per strada per fare un casting serissimo che era andato bene perché in effetti il giorno dopo mi è arrivata la notizia che ero stato preso, era il 2016 e non mi sentivo a mio agio nel fare un’esperienza sapendo che non avrei avuto modo di approfondire questa strada.

Un paio d’anni dopo, una ragazza mi chiama per chiedermi di girare un video per il Grande Fratello e dopo un po’ di tempo mi chiamano da Cinecittà e mi ritrovo di fronte a una decina di autori che vogliono conoscermi, così tra un provino e un mucchio di risate mi chiedono di partecipare al reality. In quel momento la mia personalità era centrata ma temevo che potesse trattarsi dell’ennesima illusione.



Però non lo è stata…

No, pare, perché quando sono uscito dal Grande Fratello, ero a tavola con Enrico Lucherini e Barbara D’Urso, a un certo punto, proprio Enrico – dall’alto della sua esperienza – si alza da tavola e mi dice che io dovevo fare l’attore. Questa cosa mi ha dato una carica incredibile che mi ha spinto a studiare e a tirare fuori tutta l’energia che avevo dentro. Dunque, cercai il corso più adatto a me, il migliore a cui potessi accedere e lo trovai nella formazione di Alessandro Prete: iniziai a studiare, lasciandomi trasportare dal mio sesto senso e dagli eventi.

Entri in una nuova fase. Che cosa cambia?

Mi rendo conto che la recitazione può insegnarmi a essere me stesso: può sviscerare le mie emozioni, e può rendermi libero di prendermi sul serio o di far finta, posso sognare mettendoci tutta la mia creatività, lavorando approfonditamente su questo e arrivare a sentirmi migliore. La pratica della recitazione mi ha permesso di riportarmi indietro nel tempo, a quando avevo 15 anni, imparando a conoscermi meglio, facendomi delle domande sulla mia vita personale.

Una sensazione profonda che sentii quando, nel 2019, presi parte al cortometraggio Happy Birthday, di One More Pictures con Rai Cinema, presentato alla 76° mostra del Cinema di Venezia, in cui viene raccontata la personalità degli Hikikomori, insieme a Genny De Nucci e Fortunato Cerlino, per la regia di Lorenzo Giovenga. Lì il mio principe azzurro non era altro che un avatar del padre e quello che ho sentito quando ho interpretato quel personaggio è stato il senso di responsabilità nel non potermi permettere lo stupore per non deludere mia figlia.



Ogni esperienza è un tassello in più non tanto nella tua formazione, ma nel raggiungimento di una nuova consapevolezza personale.

Si è sicuramente un settore difficile, è innegabile, ma se lo affronti con convinzione e passione, lavorando su te stesso, sicuramente quell’energia ti porta da qualche parte. Dico questo perché, una delle cose che mi ha dato più fastidio in questi anni è stato l’atteggiamento di molti, quasi a volerti scoraggiare a fare questo lavoro. Nella vita, come per tutte le scelte che un individuo fa, le possibilità sono bassissime, ma se lavori con dedizione qualcosa si muove, ed è quello che fa la differenza. Nulla è casuale e nulla è impossibile.

2020 l’anno della svolta “in tutti i sensi”

Il 2020 è stato l’anno in cuiho preso un piccolo ruolo con il regista Riccardo Antonaroli – ne La Svolta con Ludovica Martino e Andrea Lattanzi.

Ho avuto l’onore di fare la pubblicità per la BMW (mondo) diretto ma soprattutto doppiato da Jan Wentz!


Maglia LES HOMMES

E poi arriva Carlo Verdone…

Si, è il momento in cui stai veramente iniziando ad appassionarti a quello che si prova quando riesci a sentire dentro la recitazione, il gusto di un jeans non troppo largo, ma neanche troppo comodo, il ricordo dietro un bacio, imparare a rimanere calmo e insistere.

Un giorno, mentre facevo le prove di Nero a Metà, in cui ero protagonista in una puntata con Gobbo Diaz e Claudio Amendola, mi arriva una telefonata in cui mi comunicano che ho preso la serie di Carlo Verdone in cui interpreto la parte del figlio. Un’esperienza che mi ha cambiato la vita. Avevo solo il pensiero di fare bene quello che stavo facendo, entrare in quella realtà e godere di quello che avevo tra le mani e così è stato. Dopo che fai un’esperienza del genere, tutte le altre ti sembrano molto più piccole, anche se le altre sono ugualmente grandi.



Come dicevi prima, quando hai la possibilità di farti conoscere, arrivano anche i provini e altre opportunità. La perseveranza paga?

Sicuramente! Infatti, subito dopo è arrivata un’altra opportunità con la serie Impero per la regia di Fabio Resinaro e Nicolò Marzano che ruota attorno all’universo del calciomercato e dei procuratori sportivi, con Francesco Montanari, e ti rendi conto che le cose sono cambiate. Ti sembra di essere arrivato a quello che desideravi, lavorando duro tutti i giorni, ma soprattutto rischiando, abbandonando anche un lavoro certo che mi avrebbe portato successo.

Ma meno male che siamo abbastanza matti da assecondare il sesto senso e cambiare strada! Adesso quando vedo uno in giacca e cravatta non vedo l’ora di metterla “in scena”

Cosa che ho fatto durante un’esercitazione teatrale molto personale:
Ho iniziato ad aprire i regali che mi avrebbe fatto mio padre dall’anno in cui è mancato, ad oggi.



Ce li racconteresti questi regali che parlano di te e di lui?
È stato interessante immaginare come mi potrebbe vedere mio padre in questa rivoluzione che sto vivendo, mi sono chiesto se mi avrebbe appoggiato e come lo avrebbe fatto. Ignorandomi e facendo finta di niente o sostenendomi e accompagnandomi a vedere dei film, come “Favolacce”, da un consumatore vecchio stampo.

Mi è piaciuto immaginare una serie di regali: da un paio di scarpe belle alla locandina di The Disaster Artist in cui James Franco è produttore, regista e attore. Una delle mie pellicole preferite in cui risuona il mantra “Non permettere mai a nessuno di dire che non puoi fare una cosa”.
Ma anche un completino di calcio della Roma, per non dimenticare la tua tradizione, il gioco, il divertimento e le tue origini – una serie di messaggi che lui mi avrebbe voluto mandare visti in maniera più intima e profonda.
Una pistola perché quand’ero bambino mi piaceva giocare con le pistole giocattolo, dunque sono andato a creare dei presupposti per ritornare a giocare. Una volta giocai carte con lui. Tutto questo vestito con i suoi abiti da lavoro, proprio quelli, giacca e cravatta.



Cosa vorresti suggerire a chi desidera seguire il tuo stesso percorso?

È la libertà che ti può condurre alla felicità, a volte non ce ne rendiamo conto. Adesso sono cosciente che ho raggiunto un livello autocoscienza che prima non avevo, è una costante ricerca di qualcosa che ci fa stare bene, che basta a me, senza doverla necessariamente divulgare.

Per fare questo ho iniziato a sperimentare, a scrivere insieme a un gruppo di amici. Sfruttando anche quello che ho imparato dal mio primo lavoro – “Faccio delle presentazioni che neanche Elon Musk” – stiamo realizzando un lungometraggio sul tema della cancellazione dei colori in politica. “PUTSCH” – seguaci – scritto da Costanza Bongiorni, diretto da Marco Armando Piccinini e soggetto ideato da me, parla di un giovane influencer che crea un partito politico insieme ad altri influencer, sotto il nome di Nuovo Mondo, basato su dei valori più nobili di oggi: ecosocialismo e retaggi culturali della nostra nazione, presentato da un trailer già pronto di grande impatto.
Un progetto ambizioso, scritto in due anni, con l’intento di promuovere volti nuovi attraverso un tema di grande attualità.
Questo è solo uno degli ultimi progetti che rappresentano la somma di tutte le esperienze condivise con le persone che incontri in questo meraviglioso percorso.

Look cover: canotta e pants LES HOMMES

Photographer and art direction: Davide Musto

Styling and interview: Rosamaria Coniglio

Production: Alessia Caliendo

Location: Coho Loft Roma

Food: Avocado Bar Roma

Ritratto di un giovane attore: Sebastiano Kiniger

Ha origini trentine il giovane Sebastiano Kiniger e la sua storia inizia proprio nella città di Rovereto, un luogo di rifugio nei lunghi mesi del lockdown ma anche un posto da cui scappare da giovanissimo, per trovare la sua strada all’estero prima nel teatro e poi nel cinema. Nella nostra intervista ci racconta sottovoce la sua storia, un viaggio che inizia in Italia per poi arrivare in India e tornare infine a Roma, una città che gli ha dato tanto e continuerà a farlo…


Come è avvenuto il tuo primo approccio con la recitazione?

Ho scoperto il mondo del teatro durante l’infanzia, prima con le recite a scuola e poi al liceo. Questa passione è maturata dentro di me sin da subito così dopo gli studi ho iniziato a studiare recitazione prima in Italia e dopo a Parigi alla scuola Jacques Lecoq, più incentrata sul teatro fisico. Quel periodo mi ha permesso di conoscere una realtà completamente diversa e sono cresciuto molto dal punto professionale e personale, mentre ero in Francia mi sono avvicinato anche alla fotografia, e ho iniziato a scattare per strada scoprendo anche la passione per la street photography. È stato da lì che ho iniziato a pensare di portare la recitazione davanti alla macchina da presa. A Londra invece ho lavorato in una compagnia teatrale, e poi è arrivato il primo ruolo in tv in the Durrels.

Raccontami del tuo personaggio nella serie Netflix 56k…

Questa serie è stata girata nel pieno del secondo lockdown e mi sono innamorato da subito del personaggio perché è un uomo molto contemporaneo. Enea riflette valori e temi molto legati alla nostra società come il rispetto della figura della donna. Lui riesce ad ascoltare e apprezzare la sua compagna avendo con lei un rapporto prioritario, sarebbe disposto a fare di tutto anche se questo significasse perderla. 



Nel tuo ambito lavorativo la figura femminile è vittima ancora molti svantaggi come spesso sentiamo?

Purtroppo anche nell’ambito del cinema la figura femminile subisce numerosi torti. Sulle pari opportunità c’è ancora da lavorare.

A quale dei personaggi interpretati fino ad oggi sei più legato?

Oltre ad Enea in 56k anche il personaggio nei Durrels mi è molto caro, una personalità molto turbolenta. Questa caratteristica si avvicina anche al mio carattere, spesso interpreto personaggi taglienti e poco sereni. 

Come ti senti oggi?

Sono turbolento nell’anima, vicino al fuoco. Faccio fatica a trovare la calma anche se la cerco tutti i giorni. Penso derivi dal fatto che ho perso uno dei miei genitori da adolescente e questo mi ha fatto sentire davvero spiazzato per molto tempo. Ho avuto bisogno di trovare un’identità fuori dalla mia società e scappare da brutti ricordi, in questo senso andare all’estero è stata anche la mia salvezza.



Hai vissuto molto all’estero, quale destinazione ti ha colpito di più? 

Ho avuto la fortuna di scoprire l’India grazie alla mia compagna, lei è originaria di New Dheli e poi si è trasferita a Londra per lavoro. Ogni giorno continuo a conoscere nuovi aspetti dell’India e ci tornerò anche a Natale. Sono appassionato anche del loro cibo, adoro la cucina indiana. 

Parlando di musica invece cosa ti piace ascoltare?

Ho scoperto l’hip hop a Parigi, a Londra la techno. Nell’ultima settimana sto ascoltando Damn di Kendrick Lamar.

Altra fonte di ispirazione è Colors, uno studio di registrazione con base a Berlino che ospita vari artisti ad esibirsi nei loro spazi, è il mio canale di riferimento su YouTube per la sua estetica molto minimale e un suono pulito.

Il tuo rapporto con la moda…

Ho iniziato ad interessarmi alla moda una volta uscito dal liceo, facendo i primi lavori mi sono divertito l’ho sempre vista come un gioco. Il modo in cui vesto è molto importante perché mi fa sentire bene. Ho uno stile minimal molto vicino al mood londinese, vivendo lì ho assorbito un po’ la loro impronta. Un capo che non può mancare in questa stagione è il cappotto lungo monocromatico sui toni del marrone caldo. 

Cosa ti aspetti dal futuro, dove ti vedi tra qualche anno?

A Roma, spero che la mia carriera mi dia l’opportunità di lavorare in ambito internazionale con l’intento di costruire una carriera in Italia e all’estero. Un percorso che rifletta chi sono e che mi dia l’opportunità di viaggiare. Per il resto ci sono nuovi progetti in ballo ma è ancora presto per parlarne. 

Sebastiano Kiniger

Photographer: Erica Fava

Make-up: Marialivia Igliozzi @makingbeauty.management

Location: Istituto Superiore di fotografia

Assistenti: Laura AurizziValeria Demofonti

Ludovica Nasti, l’ex amica geniale ora si divide tra film d’autore e serie

Nonostante abbia compiuto da poco 15 anni, la filmografia di Ludovica Nasti è densa di produzioni di notevole spessore, a cominciare naturalmente da quella che nel 2018 l’ha lanciata, appena undicenne, nel firmamento delle nuove stelle della recitazione italiana, L’amica geniale. Sono poi venute altre serie e pellicole, dalla storica soap Rai Un posto al sole al dramma Rosa pietra stella, per continuare con Mondocane, cupo sci-fi dal sottotesto ambientalista, e la seconda stagione di Romulus. Proprio dagli ultimi due titoli è partita la nostra chiacchierata con Ludovica, che ha toccato temi diversi, dai ruoli che le hanno dato di più alla voglia di «mettersi in gioco, di sperimentare», all’auspicio di lavorare con giovani autori talentuosi della sua generazione, che lei crede saprà «dimostrare di sapersi impegnare per il suo futuro, anche nel cinema».



Puoi parlarci di Mondocane Romulus 2, i tuoi lavori più recenti?

Per quanto riguarda Mondocane, presentato in concorso alla Settimana della Critica durante la Mostra del Cinema di Venezia, sono una dei protagonisti insieme ad Alessandro Borghi, Barbara Ronchi e altri giovani attori, è uscito nelle sale e presto – speriamo – su una piattaforma streaming; un bellissimo progetto, con una sceneggiatura di livello.
Sul set di Romulus ho affiancato invece Andrea Arcangeli, Valentina Bellè, Francesco Di Napoli e Marianna Fontana, è ambientato prima della nascita di Roma e si parlava perciò una lingua arcaica, il protolatino. Mi sono ritrovata catapultata in un’altra epoca, con costumi ad hoc e tutto il resto; una nuova sfida, ho cercato di affrontarla al meglio, mi piace mettermi in gioco nei vari contesti, in questo caso c’erano numerose scene d’azione, duelli, momenti emotivi intensi, un’esperienza senz’altro impegnativa ma assolutamente positiva.

A proposito di Mondocane, com’è stato recitare con Alessandro Borghi? Ci sono attori, tra quelli che hai trovato finora sul set, che ti abbiano particolarmente impressionato?

Condividere la scena con Borghi è stato un piacere e un onore, Alessandro prima ancora di essere un attore fenomenale è una bella persona, genuina, simpatica, con me è stato molto carino e si è subito instaurato un rapporto di amicizia, non lo ringrazierò mai abbastanza, mi ha trasmesso davvero tanto, anche a livello umano.
In generale sono del parere che tutti gli attori con cui si lavora ci lascino un’emozione, un qualcosa che ci si porterà dietro come un bagaglio, vale per ogni persona incontrata sul set.

Hai iniziato a recitare quasi per caso, superando un provino per Lila de L’amica geniale tra migliaia di coetanee, ora però hai una certa dimestichezza con il settore, quali pensi siano i lati migliori e quali, invece, i meno positivi di questa professione?

Al momento trovo ci siano quasi esclusivamente elementi positivi, uno svantaggio potrebbe essere rappresentato, forse, dalla quantità e dal tipo di impegno richiesti, sono necessarie dedizione, pazienza e testa, soprattutto alla mia età, in cui bisogna conciliare la recitazione con la scuola; per qualcuno magari può rappresentare un peso, nel mio caso non lo è anzi, mi diverto moltissimo e lo vivo con passione, energia ed entusiasmo.
Un altro difetto, se così possiamo chiamarlo, è la possibilità che una carriera del genere possa rendere una persona troppo sicura di sé, spero di non dover mai fare i conti con questa eventualità, penso sia fondamentale rimanere umili, con la testa sulla spalle.


Embroidered dress | Antonio Marras

Laminated sandals | Salvatore Ferragamo, Mirrored dress | Antonio Riva 


Il tuo idolo e massima ispirazione è Sophia Loren, una leggenda vivente del cinema tricolore, hai altre figure di riferimento oltre a lei?

Adoro Sophia Loren perché credo incarni il grande cinema italiano (e non solo), tra gli altri modelli cito Millie Bobby Brown, Jennifer Aniston, Serena Rossi, ce ne sono tanti comunque, anche perché vedo un sacco di serie e film.

Hai esordito giovanissima ne L’amica geniale, serie evento coprodotta da Hbo e Rai, basata sulla tetralogia letteraria di Elena Ferrante e che, grazie alla fama dei romanzi, ha avuto una risonanza globale. Sono passati tre anni, come valuti a posteriori quest’esperienza?

L’amica geniale mi ha fatto scoprire questo mondo, dandomi l’opportunità di entrare a farne parte e poi di appassionarmene, fino ad amarlo. Sono felice per tutti i bei momenti vissuti, Lila è cresciuta e io con lei, non smetterò mai di essere grata al suo personaggio, mi è entrato sottopelle e continuo a portarmelo dietro. È stato un capitolo della mia vita magnifico, cui sono e sarò sempre legata.

Ci sono ruoli o generi in cui ti piacerebbe cimentarti? Per quanto riguarda i registi, invece, con chi sogni di collaborare?

Non saprei indicare ruoli o generi specifici, vorrei mettermi alla prova con tutto, dai film drammatici a quelli comici agli action, sperimentare insomma il più possibile per capire se determinate parti facciano o meno per me.
Credo che oggi in Italia ci siano tanti registi eccezionali, Martone, Sorrentino, Garrone, Rovere (con cui ho lavorato per Romulus), lo stesso Alessandro Celli di Mondocane, che era stato incluso nella selezione dei titoli italiani da candidare all’Oscar. Mi piacerebbe scoprire autori esordienti di talento con cui fare nuove esperienze, in questo senso più giovani ci sono meglio è, così la nostra generazione potrà dimostrare di sapersi impegnare per il suo futuro, anche nel cinema.




C’è qualche pellicola o serie che ti ha segnato, cui magari sei più legata?

Ci sono talmente tanti film che non saprei scegliere, tra le serie invece Stranger Things.

Frequenti il liceo linguistico, al di là di scuola e recitazione cosa ti piace fare?

Mi piace leggere, per il resto gioco a calcio, faccio un po’ di palestra e mi dedico ai miei nipotini e in generale alla mia famiglia, sono ciò che di più caro ho al mondo e adoro passare del tempo con loro. Fondamentalmente, comunque, quando non sono sul set studio, a volte persino lì.

Tua mamma ha una boutique e l’hai ringraziata perché «è un’ottima stylist», mi chiedevo quale sia il tuo rapporto con la moda, si tratti di red carpet e altre occasioni ufficiali o di vita quotidiana

Penso che la moda sia basilare anche nella quotidianità, in ogni contesto si alternano ormai abiti casual e capi più classici, io sono la prima a farlo, ritengo di non essere né troppo sportiva né eccessivamente elegante. Cerco un equilibrio tra questi due poli, la mamma per fortuna mi capisce al volo, consigliandomi sugli outfit più adatti, che riflettano anche il mio carattere. La moda è presente in ogni nostro passo e, nel mio caso, rappresenta un ambito nuovo e affascinante, nel quale immergersi pian piano sempre di più.

Hai delle novità, lavorativamente parlando, di cui puoi anticiparci qualcosa? Come e dove ti vedi tra dieci anni?

Dovrei iniziare a girare a breve, non posso ancora svelare nulla del progetto. Il cinema è il mio presente, per il futuro non so, vedrò dove mi porteranno cuore e testa, un passo dopo l’altro, al momento mi godo questo percorso recitativo, che mi rende felice.

Photography by Davide Musto 

Production & Styling by Alessia Caliendo 

Creative Direction Filippo Solinas @One Shot Agency 

Hair Kemon 

Make up Eleonora Juglair using Armani Beauty Luminous Silk Primer 

Location Stazione Milano Centrale 

Photographer’s assistants Dario Tucci and Riccardo Albanese 

Stylist’s assistants Andrea Seghesio and Laura Ronga

Cover Look: Total look | Balenciaga  @ Nida Caserta

Special thanks to Bowls and more 

Con Fabio Canino è sempre fiesta!

Fabio Canino, ha fatto la cosa giusta che tutti quanti ci aspettavamo, è tornato a teatro con il suo spettacolo effervescente nonché bandiera gay: Fiesta, dedicato al suo ed al nostro idolo Raffella Carrà.

Proprio nel celebrare i vent’anni dal debutto teatrale, Fabio è tornato in pompa magna alla Sala Umberto di Roma, con un parterre da urlo, da Pippo Baudo che ha ricevuto una standing ovation ad Alessandro Zan, una platea entusiasta che si è scorticata le mani per gli applausi e le mandibole dalle risate, proprio quello che ci voleva in questo momento storico.

Come hai fatto a radunare tutta la royalty dello show biz e non solo in un’unica serata all’anteprima di fiesta.

Beh, diciamo che molti sono amici e sono anche persone che frequento e che stimo tantissimo, sono molto contento e riconoscente dell’affetto che mi hanno dimostrato, quindi diciamo che è stato abbastanza semplice.

Poi c’è da dire che Fiesta erano in molto chiedermi quando lo avrei rifatto di anno in anno, quindi c’era una vera e propria aspettativa.



Primo vero spettacolo a teatro dopo le chiusure, che emozione è stata?

Esattamente così, noi ci siamo fermati a Marzo 2020 proprio alla Sala Umberto con “La piccola bottega degli orrori” con Giampiero Ingrassia, che fortunatamente riprenderemo a Dicembre subito dopo Fiesta, e poi proseguiremo con la tournee in tutta Italia fino a Maggio.

Stavamo lavorando al ritorno di fiesta sin dalla primavera, poi purtroppo Raffaella è venuta a mancare ed abbiamo avuto un momento di titubanza nel proporlo, invece proprio per questo il pubblico ce lo chiedeva ancora di più, perché è proprio l’omaggio giusto.

Lo spettacolo è stato completamente rinnovato nei testi, anche perché le battute di vent’anni fa non tutti le avrebbero comprese.

E si abbiamo dovuto aggiornarlo, un po’ perché deve essere attuale, ed anche per chi lo aveva già visto prima.

Abbiamo scoperto proprio facendolo, nella parte finale, che il pubblico aveva bisogno di questo tipo di messaggio, ci voleva una cosa leggera dove il pubblico si sentisse coinvolto con simpatia, facendo arrivare a teatro persone che magari avevano ancora paura a tornare in sala.

Come ti era venuto in mente di fare questo tributo a Raffa vent’anni fa.

Quando ci abbiamo pensato a suo tempo con Paolo Lanfredini e poi coinvolgendo anche Roberto Biondi, ci prendevano tutti per matti, dicendoci ma figurati un omaggio alla Carrà non sei mica Almodovar, ma io mi son detto se in ogni locale da ballo quando parte una sua canzone la gente si scatena, deve funzionare per forza.

Così è stato, e poi da quando lei stessa ci fece la Carrambata con le telecamere della sua trasmissione il livello di interesse si era triplicato, e da tre settimane che dovevamo fare siamo rimasti sei mesi a teatro con il tutto esaurito e poi una tournee di tre anni senza mai fermarci.



È stato commovente avere Alessandro Zan in sala proprio il giorno dopo della sconfitta della sua proposta di legge al senato.

La cosa buffa è che io non lo sapevo che ci sarebbe stato, e poi quando son rientrato in camerino ho visto il suo messaggio che mi diceva sto arrivando!

In quanto lui mi aveva detto che sarebbe stato in Sardegna per la presentazione del suo libro, poi invece è saltata ed è venuto.

Mi è spiaciuto non averlo salutato, anche perché in questo momento Fiesta è una bandiera gay, è un mettere i puntini sulle i.

Però dopo mi ha detto che si è emozionato nel vedere un pubblico attento a sentir parlare di questi temi con leggerezza.

Hai anche ristampato il libro “Raffa Book”, tu davvero l’hai sempre celebrata.

Si mi sembrava quasi necessario in quanto anche quelli che magari prima l’hanno snobbata ora si informano e vogliono sapere tutto su di lei, ed il libro è la risposta giusta, dove si racconta tutto, da come è nata a chi l’ha aiutata a diventare il mito che è, e che rimarrà per sempre.

Photographer: Davide Musto

Styling: Alessia Caliendo

Styling assistant: Andrea Seghesio & Laura Ronga

Grooming: Chiara Corsaletti Agency

Fabio Canino indossa Levi’s

Vincenzo Vivenzio nel racconto TV di “Luce dei tuoi occhi”

Napoletano DOC, nasce con la passione per la recitazione, sin da piccolo si cimenta in spettacoli, che lo porteranno a traferirsi a Roma, ed intraprendere la sua carriera artistica.

Ora lo possiamo vedere sulla rete ammiraglia di Mediaset Canale 5 con la fiction “Luce dei tuoi occhi”, dove interpreta un poliziotto.

Presto lo vedremo anche al cinema con “Sissy”, ruolo per cui ha dovuto trasformarsi, prendendo svariati chili, ed entrando a piedi giunti nel ruolo di un senzatetto.


@manidelsud @raffaelestella | Blusa e giacca kimono – @zerobarracento | Giacca – @carlopignatelli | Occhio scultura – @lou_duca

Cosa mi vuoi dire di “Luce dei tuoi occhi”?

È una serie Tv che si sviluppa in dodici episodi, con protagonisti Giuseppe Zeno ed Anna Valle, io invece interpreto Mario, un personaggio decisamente lontano da me, poliziotto integerrimo ed alla ricerca continua della verità.

C’è un però, che si scoprirà vedendo la serie, ovvero la sua stima ed affetto e molto probabilmente qualcosa in più nei confronti del suo vicequestore, interpretato da Maria Rosaria Russo. Per lei andrà anche incontro all’infrangere le regole pur di accontentarla.


@manidelsud @raffaelestella
Blusa & giacca kimono @zerobarracento
Giacca & Pantalone @carlopignatelli

La sceneggiatura è tratta da una storia vera?

Si, infatti alla protagonista Anna Valle, fanno credere che la propria bambina sia nata morta, con il dispiacere nel cuore sceglie di trasferirsi a New York, proseguendo la carriera come prima ballerina. Fino a quando riceve un bigliettino con la scritta “Dark Out”, Alice, tua figlia vive a Vicenza e balla come te.

Infatti, abbiamo girato quattro mesi a Vicenza e due a Roma.


@manidelsud @raffaelestella
Blusa & giacca kimono @zerobarracento
Giacca & Pantalone @carlopignatelli

Avevi già lavorato in altre serie televisive?

Sì, questa è la mia seconda volta in quanto prima avevo lavorato su “Nero a metà 2” con Claudio Amendola, interpretando il ruolo di Michele Lizzetto, il prodotto è targato RAI ma ora fruibile su Netflix per chi si fosse perso le puntate.

Molto probabilmente ci sarà anche una terza stagione, ma non so ancora se ci sarò io, in quanto il mio personaggio finisce in un modo che non si sa, quindi tutto è possibile.


In Luce, interpreti un personaggio Napoletano?

La serie prende luogo al nord, a Vicenza come dicevamo, ed io sono il classico poliziotto trapiantato dal sud.

Infatti, quando ho iniziato il primo giorno di riprese il regista Fabrizio Costa, mi ha chiesto conferma se io fossi di Napoli, esortandomi a farlo sentire di più, in quanto mi ero contenuto non sapendo esattamente quale direzione prendere.



Parlami del film che ti vede protagonista “Sissy”?

Trattasi del quarto film del regista Eitan Pitigliani, ed io sono protagonista insieme a Fortunato Cerlino in questo meraviglioso progetto.

È una storia molto forte, in quanto il mio personaggio sceglie di vivere all’estremo della realtà, annullando qualsiasi tipo di contatto esterno, vivendo sotto i ponti.

Abbiamo girato a viale Marconi a Roma, ho dovuto ed ho voluto dormire anch’io li, al punto tale che il mio lavoro è stato talmente intenso che ho avuto difficoltà ad uscire dal mio personaggio per una decina di giorni.

La cosa buona è che il mio ruolo parte dal basso, davvero dagli inferi, per poi arrivare al paradiso.

Photographer – Sabina Felice

Styling – Michele Santoro

Cover total look – @tizianoguardini

Luca Pantini, quando non lo trovate sul set andate a cercarlo su qualche spiaggia sperduta a fare surf

Luca Pantini, romano, ex modello, ha anche fatto parte del concorso Mr. Italia tanti anni fa, ora si gode il suo momento di assoluto successo, soprattutto grazie al suo incontro con Ferzan Ozpetek che ne ha cambiato il destino.

Lo abbiamo conosciuto nel film “La dea fortuna”, poi in svariati spot pubblicitari tra cui quello per le feste natalizie di Unicredit, ed ora lo vedremo presto a teatro con “Mine Vaganti”, tournée che era stata interrotta a causa pandemia. Ma tutti noi lo attendiamo con la nuova serie TV per Disney Plus de “Le fate ignoranti” tratta dall’omonimo film e sempre per la regia di Ferzan. Quando non lo vedete sul set, potete cercarlo su qualche spiaggia sperduta a fare surf, la sua vera passione.



A che punto della tua vita hai deciso di fare l’attore?

Non saprei dire se vi è stato un momento preciso, ho iniziato la mia carriera come modello a soli diciassette anni e nel frattempo ho sempre continuato a studiare recitazione, quello che io chiamo il momento di svolta, è successo cinque anni fa quando per uno spot pubblicitario di Trenitalia sono stato scelto da Ferzan che ne avrebbe diretto la regia.

Cosa è successo dopo lo spot?

E beh è successo che son stato scelto prima per “La Dea Fortuna” il film, dopodiché per lo spettacolo teatrale “Mine Vaganti”, con cui torneremo a breve in scena a dicembre, che è la trasposizione teatrale del celebre film, poi ancora il meraviglioso spot per Unicredit per le feste di Natale, ed ora le serie TV per Disney Plus delle “Fate Ignoranti”, che ha festeggiato i suoi vent’anni dall’uscita in sala.

Senti il peso di essere riconfermato per tanti progetti da Ozpetek?

Assolutamente sì, perché mi rendo conto che il mio cammino professionale è stato di tipo esponenziale, non ho avuto una crescita graduale, quindi il bello viene ora cercando di rimanere al punto in cui mi trovo adesso.



Secondo te perché tutti gli attori vogliono lavorare con Ferzan?

Credo che sia la sua visione dei personaggi che lo differenzia da qualsiasi altro regista, la sua sensibilità nel capire il ruolo giusto per ognuno di noi.

A lui basta guardare una persona per capire quale ruolo sarà, è una dote sicuramente innata la sua, e non sbaglia mai.

E la conferma sono anche i suoi brani che sceglie come colonna sonora dei suoi film, diventano sempre dei successi ascoltatissimi, come recentemente per Diodato.

Invece ora parliamo di teatro, avevi già avuto esperienze prima di “Mine Vaganti”.

È stata la prima esperienza in assoluto, quindi il mio livello di paura è stato folle, sai quando fai la recita da bambino pensi che il teatro sia quello, però poi quando ti ritrovi a debuttare nei più grandi teatri d’Italia, nel momento in cui si apre il sipario ci sono quei tre secondi di vuoto totale, e ti dici: o parlo, o parlo.

Anche perché davanti a te hai tantissime persone che hanno pagato un biglietto per vedere quello spettacolo e non è come al cinema che hai la possibilità di un secondo take, sul palcoscenico è buona la prima e poi senno solo brutte figure.



Come mai la serie “Le fate ignoranti” dopo vent’anni?

Credo che forse ci stesse pensando da molto tempo, ha approfondito quell’italianità e sensibilità che lo ha affascinato al punto di scegliere Roma come sua residenza e che tanto gli ha portato fortuna rendendolo celebre in tutto il mondo.

Ci saranno tanti elementi che sono cambiati, però si rivede sempre il film in una nuova prospettiva. E forse ci sarà anche una seconda stagione, chissà.


Photography by Pier Nicola Bruno

Styling by Irene Lombardini & Miriam De Nicolò

Styling assistant Nicolas Marcantonio

Grooming Fabio Cicerale

Photographer assistant Riccardo Ruffolo

In partnership with NES Nito Electric Scooter www.nitobikes.com

Thanks to CNL 1969 

Cover look: Shirt | Fred Perry T-shirt | Tagliatore Pants | Kiton Sunglasses | Italia Independent

Tancredi: il nuovo volto della musica italiana



Parlando di Tancredi, cantautore salito alla ribalta nell’ultima edizione di Amici, non bisogna lasciarsi ingannare dall’età (20 anni) né dai modi pacati o dall’aria da “bravo ragazzo”, col viso pulito incorniciato da una massa di riccioli. Ha già dimostrato, infatti, di saper dare voce a paure, dubbi e tormenti che costellano il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta, raccontandoli attraverso hit da milioni di stream come Las Vegas (doppio disco di platino), Balla alla luna o Leggi dell’universo. Non ha mai nascosto, del resto, ansie e fragilità, indici di una sensibilità fuori dal comune che riversa evidentemente nella sua musica, in cui, come ci rivela, confluiscono ricordi, esperienze e immagini, così da delineare «un proprio universo personale, come in un film».


Total look | Herd

Hai cominciato presto a fare musica, studiando al CPM Music Institute e mettendoti alla prova con strofe e contest. Come e quando ti sei avvicinato a quest’arte?

Intorno ai 12 anni, facevo freestyle con gli amici e ho iniziato a scrivere testi, il primo l’ho composto interamente a cappella, senza una base strumentale; sono partito dal rap per poi evolvere, toccando ambiti musicali eterogenei.

Restando in tema, chi sono i tuoi modelli di riferimento?

Mi lascio ispirare da tracce o autori diversi a seconda della canzone cui sto lavorando, i punti fissi sono sicuramente Drake, The Weeknd, Jaden Smith, la dance anni ‘80.

Quali brani, generi o artisti ti hanno accompagnato nelle varie fasi del tuo percorso?

All’inizio mi rifacevo al rap italiano, ascoltavo Salmo, Gemitaiz e MadMan, quindi sono passato a quello americano e inglese di big come 50 Cent o Eminem, poi a Post Malone: mi ha impressionato per il suo coniugare pop e rap, dando il la un nuovo filone che, partendo da basi rap, esplora i generi più disparati. In fin dei conti uno dei punti di forza dell’hip hop, secondo me, è proprio la capacità di adattarsi a svariati sound.



Potresti descriverci il tuo iter creativo, dalle prime idee alla registrazione finale?

Non mi sono mai dato un metodo preciso, a volte parto da un giro di accordi, altre da una frase appuntata, altre ancora da un vero e proprio concept che sviluppo man mano. Cerco di tenere insieme, nello stesso momento, la creatività pura e la parte più razionale e “rifinita” del lavoro, passando molto tempo in studio: è lì che cerco di portare a termine il processo, concentrando tutto ciò che ho voglia di esprimere.

Come descriveresti la tua musica a chi non l’ha mai ascoltata?

Mi ritengo eclettico nel mio approccio, provo a esplorare strade diverse e sono certo continuerò a farlo, altrimenti mi annoierei. Se dovessi individuare un genere specifico direi il pop, è una sorta di contenitore che comprende tutto, però preferisco non etichettare la mia musica, lo trovo limitante; parla della mia vita, delle esperienze vissute, delle immagini che ho in testa, il bello sta nel mescolare tutto liberamente plasmando un proprio universo personale, come in un film.

C’è stato un momento che hai percepito come un punto di svolta, uno snodo cruciale per la tua crescita artistica?

Sicuramente la prima canzone scritta, più a livello personale che per la carriera in sé, mi ha spalancato un mondo che ho amato all’istante.
È stato fondamentale anche avere il coraggio di prendere lezioni di tecnica vocale, è complicato cantare davanti a una sola persona che è lì per insegnarti. Un’altra svolta è arrivata poi grazie a un professore del CPM, ha riconosciuto il mio talento e mi ha aperto le porte del settore.


Total look | Balenciaga 

A maggio è uscito il tuo primo EP Iride, che contiene hit come Las Vegas, Fuori di testa o Leggi dell’universo, cosa puoi dirci a riguardo?

È un disco in cui è racchiuso il vissuto del lockdown o meglio, dei lockdown, nasce infatti da cose successe in precedenza che, durante quel periodo di pausa forzata, ho avuto modo di elaborare. In Fuori di testa, ad esempio, parlo dell’ultimo giorno di scuola, Iride è una specie di omaggio ai miei amici, alle persone che ho conosciuto e mi hanno reso ciò che sono, Leggi dell’universo è invece una ballad d’amore abbastanza triste. Considero l’EP un mio biglietto da visita, è passato del tempo e ora lo vedo un po’ acerbo, però sono soddisfatto perché, in un momento estremamente complicato, sono riuscito col mio team a portare a termine un progetto musicale degno del nome.

Sei arrivato in semifinale ad Amici 20, a distanza di qualche mese come valuti la tua esperienza nel talent show Mediaset?

Mi ha aiutato sotto molteplici aspetti, dal mantenere un ritmo veloce alla gestione dello stress, permettondomi inoltre di conoscere persone con cui condividevo il sogno della musica e di raggiungere un gran numero di spettatori, mostrando loro ciò che posso e potrò fare.

Vanti numeri di tutto rispetto su Instagram et similia (443 mila follower su IG, 1,6 milioni di like su TikTok) com’è il tuo rapporto con i social? Pregi e difetti, a tuo parere, di questo mondo?

Ho un rapporto particolare con i social, tendenzialmente non li amo perché credo suggeriscano una realtà distorta cui vorrei evitare di adeguarmi, non voglio sottostare a una sorta di obbligo per cui, in sostanza, esisti solo se posti. Vado a periodi, a volte li uso con regolarità, l’importante è che non diventino un obbligo, bisogna fare attenzione perché la vita non è fatta esclusivamente di fasi up e bei momenti, sebbene vengano mostrati quasi sempre quelli.
Il loro maggior pregio penso sia l’immediatezza, l’arrivare subito a una miriade di persone.



Provieni da una famiglia di creativi, tuo padre lavora per una nota maison e la musica non è certo indifferente ai codici fashion, che rapporto hai con la moda? Trovi ci sia un legame tra la cifra distintiva di un cantante e il suo stile, dentro e fuori dal palco?

Dipende dai singoli artisti, ad alcuni piace unire la musica a una certa esteriorità espressa dall’abito, ma non è fondamentale, ci sono cantanti che tengono egregiamente il palco pur non badando troppo all’outfit. Personalmente mi piace combinare queste due dimensioni, sono sempre stato immerso nella moda, mi va di farlo e credo funzioni.

Ci sono capi o accessori che pensi ti identifichino sotto il profilo stilistico? Hai un debole per qualche marchio o designer?

Degli orecchini con le ali che ho rubato a mia sorella, per me esprimono un concetto di libertà, e una collana a catena di chiodi: sono questi gli accessori che porto più spesso, credo mi rappresentino.
Per quanto riguarda i brand, mi piacciono Armani, Issey Miyake e Yohji Yamamoto, però indosso anche Zara, vario insomma, sia a livello di capi che di marchi specifici.

Ci sono novità in arrivo che vuoi anticiparci? Cosa speri ti riservi il futuro?

Le novità verranno svelate a breve, sto lavorando molto e dopo aver passato un periodo davvero tosto, caratterizzato da timori e ansie varie, adesso mi sento bene, come se avessi chiuso un cerchio. Non vedo l’ora che escano i nuovi lavori, sono soddisfatto, penso meritino più di un ascolto.
Per il futuro, spero di avere tanta serenità, non sono sicuro di meritarla ma ne ho bisogno, assolutamente.


Total look | Salvatore Ferragamo

Photography by Davide Musto 

Creative Direction Filippo Solinas @One Shot Agency 

Production & Styling by Alessia Caliendo 

Hair Kemon 

Make up Eleonora Juglair using Armani Beauty Luminous Silk Primer 

Location Stazione Milano Centrale 

Special thanks to Bowls and more 

Photographer’s assistants Dario Tucci and Riccardo Albanese 

Stylist’s assistants Andrea Seghesio and Laura Ronga