Tess Masazza: ironica, introversa e insopportabilmente donna

Tess Masazza è davvero una figlia del mondo, ha vissuto praticamente ovunque, per poi scegliere l’Italia come luogo di appartenenza.
Si è fatta conoscere appassionandosi di web e sperimentandovi tutte quelle capacità artistiche per cui aveva anche studiato, ma non sapeva come mettere in pratica. La soluzione è arrivata con la creazione del personaggio di Insopportabilmente donna, che dagli sketch iniziali è poi diventato uno spettacolo teatrale e ora un romanzo, disponibile in tutte le librerie ed online.

Hai un bellissimo percorso, sei nata a Los Angeles, poi Tunisia, Francia e Italia, spiegami tutto.

Sono figlia di vagabondi praticamente, super appassionati di viaggi tutti e due. Sono nata per il lavoro di mio papà a Los Angeles, a Tarzana, ne vado orgogliosa perché è un quartiere di Beverly Hills che conoscono in pochi, si chiama così proprio perché ci avevano girato Tarzan.
Poi ci siamo trasferiti in Tunisia, dove ho trascorso la mia infanzia, la considero il mio paese del cuore, mi sento davvero fortunata ad essere cresciuta in questo piccolo villaggio sulla collina, con un paesaggio sul mare incredibile.
Alla fine, siamo andati in Francia, in quanto io sono francese, e dopo il liceo mi sono detta che volevo andare lontano, e così mi son ritrovata in Australia, quindi, dopo svariate esperienze, mi sono trasferita in Italia.

Ti sei fatta notare come youtuber?

Sì, come youtuber e facebooker (non so nemmeno se si possa dire in realtà). I primi anni a Milano facevo la giornalista, avevo trovato lavoro in una piccola web tv, e scrivendo articoli mi sono automaticamente appassionata alla lingua italiana, e allo stesso tempo (stiamo parlando di dieci anni fa) ho capito la potenza del web, lasciandomi affascinare da tutte le sue diramazioni.

E il tuo personaggio di Insopportabilmente donna com’è nato?

Direi per caso, nel senso che avevo studiato recitazione, lavoravo nel web e quindi mi sono ritagliata il mio spazio creando video divertenti da mettere online.
La vera artefice è stata mia madre, mi ha detto che ero talmente insopportabile che avrebbe iniziato a filmarmi (abbiamo lo stesso carattere), l’ho trovata un’idea geniale; il primo video si chiamava infatti “quello che dicono le rompiscatole”, una ripicca nei confronti di mia madre.

Hai sempre saputo di essere ironica? Sai in genere è una dote che o ce l’hai o non ce l’hai

Credo di essere sempre stata molto autoironica, l’ho capito studiando danza classica: ho sempre saputo di non essere la più brava, ed ogni volta che perdevo un concorso non me la prendevo, anzi, ridevo proprio degli errori che avevo fatto.
Negli anni a venire ho capito di avere un carattere non abbastanza forte per questo tipo di disciplina.

Sono otto anni che lavori sul personaggio di Insopportabilmente donna, tra web series e teatro, come si è evoluto nel tempo?

Da secchiona quale sono all’inizio mi ero scritta tutti gli argomenti che volevo trattare per le puntate del web, diciamo che il teatro è una cosa molto più recente; infatti, quando mi è stato proposto di portarlo in scena, sono stata entusiasta. Allo stesso momento mi sono detta però “e ora cosa mi invento?”; da lì l’idea di fare una commedia romantica, insomma non più sketch ma una vera storia, così sono entrata in contatto con altri personaggi/attori, la stessa cosa per il romanzo.

L’8 marzo è uscito infatti il tuo romanzo, quale messaggio vuoi dare con questa tua nuova avventura?

Vuole essere una lettura leggera, di intrattenimento, con una storia romantica su una protagonista di trent’anni che si sente ancora una bambina, non riesce a diventare un’adulta responsabile ed è molto ansiosa.
Più che messaggio, la mia è una ricerca dell’empatia del lettore, mi piacerebbe che le donne ci si riconoscessero come racconto, anche solo nell’aver paura di aprire una raccomandata per scoprire cosa c’è dentro, a me succede spesso.

Giriamo il dito nella piaga, secondo te perché gli attacchi sui social per la tua partecipazione a LOL?

LOL è stata un’esperienza incredibile, quando me l’hanno proposta ero super contenta ma allo stesso tempo terrorizzata, anche perché vedendo la prima edizione mi ero resa conto che era molto lontano dal mio modo di essere, io sono molto più riflessiva e introversa; però era un’occasione, non potevo dire di no.
Sicuramente sono stata presa dal panico, magari anche per la mia inesperienza in questo genere di trasmissioni, che mi ha fatto gestire le emozioni in modo diverso da come avrei voluto.
Tra le cose che vorrei saper fare da grande al primo posto metterei proprio avere la battuta pronta, come due mostri sacri con cui mi sono scontrata come Virginia Raffaele e il Mago Forrest, che adoro da sempre.
Diciamo che l’essere presa dall’ansia da prestazione è la cosa che mi ha bloccato di più in assoluto. Capisco tutte le critiche e le accetto, sono stata la prima a vedermi e criticarmi, solo che, come noto a tutti, sui social sono tutti parecchio aggressivi purtroppo.

Per tutte le foto, credits Roberta Krasnig

Il down di WhatsApp, Facebook e Instagram. Il blackout più lungo della storia dei tre social di Zuckerberg

Il collasso più lungo della storia (circa 6 ore) e che si stima sia costato 6 miliardi di dollari. WhatsApp, Facebook (incluso Messenger) e Instagram hanno smesso di funzionare, in Italia e nel resto del mondo, dalle 17:40 circa ore italiane. Nell’era della digitalizzazione – soprattutto post covid19 – la paralisi del messaggio instanteo e in tempo reale ha causato danni e problematiche con ripercussioni economiche di una gravità e durata senza precedenti. Da un’inconveniente che doveva durare poco tempo è scaturito una crisi che passerà alla storia, ma che soprattutto deve farci riflettere su quanto oggi la nostra vita sociale ed economica sia connessa a queste piattaforme.

Un primo picco di segnalazioni al sito downdetector.com è arrivato verso le 17. Un picco impressionante rispetto allo standard di segnalazioni arrivate in giornata. Non è dato ancora sapere al momento quali siano i motivi del crash. Impossibile ricevere e spedire messaggi. In down ad esempio anche il sito WhtasApp web per utilizzare sul pc la piattaforma di messaggistica.

Su Twitter gli hashtag #whatsappdown, #instagramdown e #facebookdown sono diventati immediatamente trending topic: i tre hashtag in pochi minuti hanno generato un volume di circa 100mila tweet.

UN DOWN DURATO OLTRE SEI ORE CHE PASSERA’ ALLA STORIA

Questo blackout passerà alla storia per le ripercussioni sociali, economiche e anche politiche ovunque nel mondo. Imprese abituate, dall’India al Brasile, a ricevere gli ordinativi e a fare le consegne comunicando attraverso le piattaforme si sono bloccate. Non è la prima volta che accade. L’ultimo disservizio che aveva interessato le tre app dell’ecosistema di Mark Zuckerberg risale allo scorso 19 marzo e quello ancora precedente al 3 luglio 2019. Il down di marzo scorso era durato 45 minuti. Secondo l’agenzia Bloomberg la perdita economica a livello mondiale è stata valutata di 160 milioni di dollari per ogni ora di interruzione della connessione digitale. 

Ci sono inoltre altre conseguenze non solo di tipo commerciale: molte persone che usano apparecchiature e sistemi di domotica attivati attraverso connessioni Facebook si sono trovati all’improvviso a non poter aprire la porta di casa, accendere la tv, attivare un termostato, entrare in un sito di shopping online. Tanto per fare alcuni esempi. Pare che per alcune ore lo stesso staff di Facebook non sia riuscito a entrare negli uffici perché il «buco nero» che ha colpito il gruppo ha fatto svanire, insieme all’intera architettura di sistema, anche i meccanismi di sicurezza interna, compresi quelli di riconoscimento dei badge dei dipendenti.

Sabotaggio? Un maligno con ironia potrebbe pensare alla vendetta di TikTok!  Certi media avevano segnalato l’ipotesi della ritorsione di una ex dipendente, la computer scientist Frances Haugen, che ha denunciato in una trasmissione televisiva della CBS una serie di scelte non proprio etiche della società. Stamattina l’accusatrice di Facebook verrà ascoltata dal Congresso di Washington che l’ha convocata per un’udienza. L’ipotesi di un attacco hacker, però, è stata accantonata quasi subito ed è stata ipotizzato un problema di rete causato da un errore nella configurazione di una componente essenziale del sistema

Un disastro che ha fatto crollare il titolo in borsa. Sono infine importanti le conseguenze sempre a livello economico: Facebook chiude la giornata in borsa a Wall Street perdendo il 4,9% per poi recuperare leggermente.

Cynthia knitwear, il brand nato sui social network

La mano esperta della tradizione e la tendenza dei new media; la madre, Cinzia, una grande passione per l’uncinetto e i ferri; la figlia, la freschezza dei nuovi mezzi di comunicazione. Nasce da questa sinergia, quasi per gioco, il brand Cynthia knitwear, accessori unici che legano la classicità e il calore della tradizione al dinamismo e colore delle nuove tendenze.

Cappellini multicolor, borsette ai ferri impreziosite da catene gold, gli accessori Cynthia knitwear sono perfetti per la stagione estiva o per creare personalità ad un look urban chic.

– Come nasce il brand Cynthia knitwear?

Sono stata ispirata a Gallipoli 4 anni fa da un costume all’uncinetto bianco indossato da una ragazza in spiaggia. Da lì, ho iniziato a cercare ispirazione anche su Pinterest, Instagram e Internet in generale per cominciare a realizzare i miei primi prodotti, che erano prevalentemente bikini e crop top all’uncinetto. Ho aperto quindi la pagina instagram per iniziare a dare visibilità e promuovere i miei prodotti.


– Perchè ha scelto la lavorazione a uncinetto?

Lavoro all’uncinetto e ai ferri da quando ero bambina. La mia maestra è stata la mia mamma, magliaia di professione.
Ho iniziato confezionando vari abiti per le bambole, e confezionando  maglie con punti più complicati. 
Continuo a coltivare questa mia passione per l’uncinetto perché permette di realizzare capi di abbigliamento ed accessori di ogni tipologia e colore. 


  – Quali sono i pezzi iconici Cynthia knitwear?

Bikini multicolor/rainbow, borsa a rete panna, cappellini da pescatore multicolor in cotone.


– Chi produce i capi? 

Sono tutti pezzi unici prodotti da me, completamente fatti a mano, con la grande possibilità di realizzarli su misura, dietro commissione, a seconda del gusto, colore, dimensione.


– Quali altri prodotti andranno ad integrare la collezione in futuro?

Sono ispirata dalle borse quindi ci saranno delle novità in futuro ed i cappellini realizzati in cotone per il periodo estivo li realizzerò anche in lana per l’inverno. Inoltre, farò qualcosa anche per i nostri amici animali.



Da dove trae ispirazione?


I canali dove faccio ricerca sono prevalentemente Pinterest, Instagram e Internet, ma anche i brand di alta moda come D&G – Prada – Chloé.


  – A chi sono destinati i prodotti Cynthia knitwear?

Sono destinati ad un target femminile di ogni età, ad eccezione dei cappellini che sono più maschili.
Produco pezzi personalizzabili essendo capi unici, quindi il cliente stesso può scegliere il modello e modificarne i colori e le dimensioni in base ai propri gusti.


– Dove poterli acquistare?

Sono acquistabili attraverso i canali social 

Instagram
https://www.instagram.com/cynthiaknitwear/?hl=en
Facebook 
https://www.facebook.com/cynthiaknitwear
Vinted
https://www.vinted.fr/member/58066783-cynthiaknitwear0

Fenomeno Tik Tok: 6 fashion brand da seguire

Lo sappiamo tutti, i social oggi hanno rivoluzionato il modo di fare business da parte del fashion system, prima con Facebook, poi il boom su Instagram, oggi il nuovo protagonista é Tik Tok.

Da semplice piattaforma per teenagers, il social network si è trasformato in breve tempo in un vero e proprio canale di marketing, spopolato soprattutto durante i mesi di lockdown. Oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo con oltre due miliardi di download, oggi TikTok conquista anche i brand della moda mondiale detenendo oggi una quota di mercato maggioritaria. Da Dolce & Gabbana, passando per Burberry, Fashion Nova, Tory Burch, Prada che ha recentemente lavorato con il numero uno dei TikToker Charli D’Amelio raggiungendo ben 5,7 milioni di like, senza aver un proprio profilo ufficiale.  Tante le strategie di marketing ai tempi di TikTok che spopolano tra le case di moda, pensate per raggiungere in modo più efficace gli utenti della Gen-Z, fetta di mercato dei più giovani, principali fruitori del social network. 

Ma quali sono i brand di moda che hanno spopolato sulla piattaforma più discussa del momento ? Ecco la nostra analisi.  

Calvin Klein

Già lo scorso anno il brand americano ha ingaggiato nomi come Shawn Mendes, Noah Centineo, Kendal Jenner solo per citarne alcuni, per la campagna #myCalvins che ha raggiunto in poco tempo engagement  dieci volte di più rispetto alla precedente campagna del 2015 che vedeva come protagonista Justin Bieber. Come anche la campagna in occasione del Pride con #proudinmyCalvin, ricevendo più di 16 mila visualizzazioni. 


ASOS 

Il brand colosso online ASOS, a fine agosto ha lanciato una challenge alla sua community ingaggiando influencer britannici e statunitensi. Una campagna durata tre settimane con l’hashtag #AySauce, utilizzando un mix di annunci nel suo feed e un’esperienza di realtà aumentata interattiva. Agli utenti è stato chiesto di mostrare tre capi a loro scelta, dando vita a un look in 15 secondi. Il tag ha attualmente 3,3 milioni di visualizzazioni. 


Ralph Lauren 

Per celebrare i campionati di tennis degli Us Open nel 2019, il brand americano ha chiesto ai suoi utenti su TikTok di condividere un momento in cui hanno vinto una sfida nella vita reale, utilizzando l’hashtag #winningRL, con una campagna con Diana Silvers. Attraverso la serie di video era possibile acquistare pezzi della collezione , raggiungendo 821,1 milioni di visualizzazioni.


Gucci 

Sbarcato lo scorso febbraio, il brand conta già 253 mila followers, a cominciare già dalla prima campagna per promuovere le sneakers Tennis 1977 #accidentalinfluencers. Da lì in poi Gucci ha condiviso short video di personaggi alle prese con divertenti #guccimovies, fino ai video realizzati dalla cantante britannica Celeste Waite, protagonista della sfilata Gucci autunno/inverno 2021.


Burberry 

Il brand inglese é stato uno dei primi a sbarcare su TikTok. Burberry, diretto da Riccardo Tisci, conta oggi più di 23 mila followers, ha lanciato la campagna #TBchallenge, invitando i suoi utenti a filmarsi ricreando il logo TB con le mani, raggiungendo migliaia di views e follower. 


Crocs

Tra i brand che hanno creato più engagement sul social, Crocs con le sue campagne interattive, tra cui la challenge “thousandDollsrCrocs: il brand, avvalendosi della collaborazione del rapper Post Malone, ha invitato gli utenti a personalizzare le proprie Crocs e pubblicare un video utilizzando lo slogan “Come as you are”. Più di 2,5 miliardi di visualizzazioni e più di cento mila followers in una settimana. 


Giacomo Hawkman, uno youtuber al Magna Grecia Awards

Essendo io non più esattamente un Millennial, scopro ed incontro Giacomo Hawkman, nel contesto del Magna Grecia Awards di Fabio Salvatore in Puglia, dove oltre a premiare le eccellenze della cultura e dello spettacolo, quest’anno hanno aggiunto un confronto tra i “meno giovani” ed i Millennials che con i social media a disposizione comunicano in maniera innovativa. La parola youtuber in Italia non è ancora chiara al grande pubblico, ma Giacomo ispirandosi al film “Perfetti sconosciuti” ha inventato il modo di far scoppiare le coppie.



Spiegami esattamente che cosa combini in giro?

Praticamente io mi diverto a fare delle interviste irriverenti in giro per l’Italia andando dalle coppie di fidanzati chiedendo di scambiare i cellulari per testare il livello di fiducia social, in tal modo da far controllare tutto quello che vogliono sul telefono del partner.

Casi eclatanti di litigi in diretta?

Sinceramente tanti, anche perché, una foto, un messaggino, decontestualizzato fa subito un certo effetto facendo sorgere dei dubbi al punto di far emergere delle vere e proprie magagne, facendo innescare uno screzio iniziale davanti alle telecamere, per poi proseguire in maniera più accesa dopo.



Però son dei pazzi a darti retta ed a fare questo giochino letale, come fai a convincerli?

Il mio approccio è sempre sul fare un test sulla tecnologia, del tipo meglio iPhone o Samsung, oppure a seconda della situazione mi invento qualcosa, il vero problema adesso arriva perché iniziano a riconoscermi, ma ragion per cui la fidanzata obbliga il fidanzato, il quale costretto non può esimersi dal farlo. Anche perché se si rifiuta, sarebbe già come fare una vera e propria ammissione di colpa, quindi al povero disgraziato non rimane che sperare che non riesca a trovarvi nulla di probatorio.

Come hai iniziato a fare questo delirio?

Sin dai tempi dell’università facevo video, scenette comiche, Candid Camera e poi dopo aver visto il film di Paolo Genovese “Perfetti sconosciuti”, ho realizzato di avere un passato sia da traditore che da tradito, mi son detto chissà come sarebbe traslare il film nella realtà. Lo smartphone è diventato la nostra scatola nera, chi non ha qualcosa da nascondere?

Poi comunque andando più indietro con gli anni, quando ero piccolo mio padre mi aveva regalato la mia prima telecamera ancora con le mini-cassette e riprendevo qualsiasi cosa, insomma questa è l’evoluzione della mia passione.



E dove li pubblichi i tuoi video?

Un po’ ovunque, su Instagram ovviamente solo delle pillole, poi Facebook e YouTube che sono in realtà il mio core business, anche se in Italia la parola youtuber fa pensare al ragazzino con i brufoli che si fa dei video nella cameretta. All’estero è una vera professione, un creatore di contenuti, nel mio caso un intrattenitore che distrugge coppie.

E uno youtuber come fa a guadagnare i soldi per il mutuo? 

Intanto c’è la pubblicità sia all’inizio del video che a metà che alla fine, e poi c’è il così detto product placement, che se si riesce a chiudere una campagna con il brand, poi viene inserito all’interno del video stesso. La cosa interessante è che non deve essere una marchetta, anzi bisogna cercare di costruire una storia ad hoc che sia divertente ed interessante per il fruitore.

E quando avrai finito di far scoppiare le coppie che farai?

Come ti dicevo la parte difficile si sta già verificando in quanto mi riconoscono, poi comunque ho un programma in radio e per il futuro spero di arrivare in TV, magari come inviato.



Andrea Dal Corso: «La pandemia come mezzo per reprimere la futilità»

La realtà in questo periodo di emergenza è rappresentata da una certa dualità dell’essere. Ha bisogno di essere rielaborata, per un momento che non appena cesserà, ci farà guardare indietro con uno sguardo impavido, prudente e colmo di accortezza.

Ed è proprio questa la visione a cui si presta Andrea Dal Corso, il talent digitale protagonista di questa riflessione sugli annessi futuri in epoca post Covid-19, influenzato da una voglia prorompente di reprimere la futilità, che svela la sua indole nel voler trasformare le linee d’azione ripetute dal settore moda odierno verso nuovi fronti.

Tratteggia la sua visione del mondo con tanto di spirito disarmante, che esorta: “Ora è necessario definire una volta per tutte i piani globali ecologici e ambientali: nello smaltimento delle plastiche, nel ruolo del petrolio, nella distruzione di habitat naturali, e l’inquinamento delle acque, per arrivare alle disparità sociali, a quel cibo sprecato da molti e sognato da molti altri, alle guerre ancora in atto, dimostriamo di aver capito a pieno che l’evoluzione Darwiniana, accorgendoci che quella di oggi ha tutte le carte in regola per essere un’involuzione.”

In occasione di questo momento di reclusione universale, noi di Man In Town abbiamo voluto approfondire le ripercussioni future che andranno a influire sul piano umanitario e creativo con Andrea. 

Quale è la tua professione?

Sono un imprenditore creativo. Mi occupo di digital strategy e di content creation negli ambiti di travelling, gentleman lifestyle e benessere. Seguo, o meglio, seguivo fino a due mesi fa l’account management e il business growth dell’azienda vinicola messa in piedi con la mia famiglia. Ora mi sto dedicando ad un progetto di cultura digitale che lancerò a giorni assieme al mio team. Ho sempre lavorato nella moda come indossatore, vista da me come una forma d’arte, in quanto mi aiutava ad esprimermi, cosa che faccio attraverso ogni forma di creatività.

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

La pandemia ha colpito ogni settore, sicuramente la moda è uno tra i più rilevanti. Ma sono più che certo che le menti creative che competono nel fashion sapranno cogliere questa occasione come un nuovo punto di partenza, un nuovo stimolo che partorirà idee brillanti, eclettiche per i costumi quotidiano. 

Sicuramente nei reparti di produzione dedicato un ampio spazio alla ricerca, ma non come la si intende ora, ossia girare il mondo in cerca di “scopiazzamenti” di vario genere per poi farli propri. Ricerca intesa come vero e proprio studio di nuovi materiali che grazie alla nanotecnologia aiuteranno nella prevenzione di un eventuale futuro scoppio pandemico. 

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi?

“Tutto parte dal caos” ebbene oggi possiamo dire che tutto ripartirà, ri-nascerà, ma in maniera nuova e con nuovi occhi. Questo periodo forzato di chiusura in realtà ha aperto le menti di molti. Ha scardinato imposizioni mentali autoimposte guardando a nuovi orizzonti. 

Tutti stiamo prendendo sempre più consapevolezza di due grandi aspetti: 

1. Di quanto stia prendendo sempre più una fascia di mercato il digital business a discapito dell’offline; 

2. Di quanti siamo. Prima eravamo troppo impegnati nelle nostre vite per renderci conto di quante altre vite simili alla nostra vivono realtà similissime alla nostra. Da qui una nuova grande consapevolezza: distinguerci.  Il mondo online per certi versi è più tosto di quello off line, dove non ci sono barriere di spazio. Non posso essere il migliore insegnante di inglese del mio paese soltanto perché siamo in tre o quattro ed io solo quello nato per primo. Le leggi del mondo online non tengono in considerazione lo spazio; forse il tempo detiene ancora una certa importanza, ma occhio, passa molto più in fretta il tempo digital rispetto a quello offline.

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di miglior impatto?

Sicuramente questa tragedia collettiva globale ha sensibilizzato perfino i brand fashion che ancora oggi si affidano ad una produzione con sfruttamento umano, in condizioni davvero disagiate. 

Il “fil rouge” che spero accompagnerà tutte le prossime collezioni sarà di un “Mondo Unito”, un’umanità capace e desiderosa di aiutarsi vicendevolmente se vuole continuare a popolare questo pianeta che sempre più ci fa capire quanto lo si stia mettendo a dura prova. 

Come dicevo, la ricerca verso materiali tecnologici in aiuto alla prevenzione, ma soprattutto una manifattura pressoché autonoma all’interno del proprio Stato. Far girare le rispettive economie, per poi esportarle. Questa sarà la vera sfida che oggi diviene ancora più importante per la ri-partenza. In seconda analisi, dal mio punto di vista bisognerebbe fermare tutta questa spettacolarizzazione e dare un taglio agli sprechi. Basta cambiare decine di vestiti a stagione ma piuttosto puntare a capi che durino nel tempo. Ho apprezzato molto la lettera di Giorgio Armani in cui suggerisce al Mondo di “iniziare a togliere il superfluo e ridefinire i tempi”. 

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi?

I creativi al giorno d’oggi hanno un’importanza incredibile. Sono quelli che una volta si potevano definire come gli “inventori.”Peccato che ad oggi c’è ben poco rimasto da inventare di nuovo. Si puó sicuramente migliorare il modo con cui comunichiamo e forse la tendenza non sarà più quella di “accorciare” sempre di più le distanze, bensì veicolarle. Trovare il modo per smettere di rendere accessibile tutto a tutti, ma semplificare il processo di condivisione e di ricerca della qualità delle informazioni a chi riesce davvero ad apprezzarla. 

Abbiamo popolato ogni genere di piattaforma con ogni genere di contenuti: personali, culturali, ispirazionali, comici, trash, motivazionali e in molti casi pure tragici come il cyberbullying o il revenge porn. Ora c’è bisogno di fare ordine, i creativi sapranno rendere Semplice ciò che semplice di per sé non è. Un po’ come Piero Angela iniziava di parlare di cultura, Storia e Arte in quel cubo dedicato all’intrattenimento, ma lo faceva in un modo talmente “smart”, termine che ancora non esisteva, da rendere tutto di facile comprensione per tutti.

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19?

Personalmente non sono spaventato, perché so che cercherò di risolvere ogni cosa si prospetti. Non è da confondere con un atteggiamento del tipo: “anche se mi cade il mondo affianco io resto immobile.” Sto educando il mio mindset ad essere pro-attivo, trasmettendo la stessa grinta alle persone che mi seguono attraverso i miei canali. 

Di per sé il nostro quotidiano necessità di nuove abitudini, tornando a quelle pre-pandemia e per certi versi potrà sembrare uno shock uguale o maggiore rispetto a quello di rimanere in casa. Penso che ognuno debba prepararsi già ora mentalmente a 360 gradi. Altrimenti sarebbe come prepararsi lo zaino durante il tragitto verso la scuola. No, lo zaino va preparato il giorno prima, organizzando libri, penne e pennarelli in base alle materie del giorno successivo. 

Ci saranno le stesse misure che stiamo adottando ora per andare in farmacia o a fare la spesa, dovremo soltanto replicarle in ogni aspetto sociale ancora per un po’. Vediamola come una grande lezione di civiltà globale. 

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia?

Ho deciso di non aspettare il “post-epidemia” per capire i cambiamenti del mio lavoro e piangere su tutte le perdite avute in questi due mesi. Da un mese e mezzo sto lavorando ad un progetto digital assieme al mio team che è quasi arrivato alla sua fase di lancio. Ne sono davvero orgoglioso perché ci ho messo anima e cuore e spero rappresenti un piccolo tassello infinitesimale di quella creatività di cui oggi abbiamo bisogno. 

Per quanto riguarda il mio lavoro usuale sicuramente ripartirà a singhiozzo e dovrò quasi continuare ad attingere dai miei risparmi per continuare a pagare spese e investimenti, ma non demordiamo, ogni tempesta troverà luce. 

Riflessioni conclusive? 

Madre Natura ancora una volta ha suonato il suo campanello d’allarme. Se vogliamo continuare a coesistere in questo pianeta dobbiamo invertire la direzione attuale. La pandemia globale è stato il veicolo per fermare un mondo che ha perso la sua rotta alla longevità. Ora è necessario definire una volta per tutte i piani globali ecologici e ambientali: nello smaltimento delle plastiche, nel ruolo del petrolio, nella distruzione di habitat naturali, e l’inquinamento delle acque, per arrivare alle disparità sociali, a quel cibo sprecato da molti e sognato da molti altri, alle guerre ancora in atto, dimostriamo di aver capito a pieno che l’evoluzione Darwiniana, accorgendoci che quella di oggi ha tutte le carte in regola per esser un’involuzione. Sicuramente questo è un periodo di forte introspezione e sta alimentando il nostro livello di empatia. 

Instagram: @andreadalcorso

Marco Scomparin: «Spero che la moda torni a preferire la creatività»

Lo sappiamo, saper emergere nel mondo della moda non è un gioco da ragazzi. Non è qualcosa che viene improvvisato, o semplicemente una sequenza di episodi che si avverano per puro caso.

Difatti, per ottenere il tripudio nel bramato fashion world e gestire la propria immagine (sapendo incrementare la risonanza favorevole di un’audience a tutti gli effetti) occorre fruire un mix di intelligenza, perspicacia, buon tempismo e stile.

Lo sa bene Marco Scomparin che, oltre alle sue migliaia di follower, è diventato un vero e proprio imprenditore, operando sia in ambito digital marketing che delle pubbliche relazioni.

Il giovane ci tiene a distinguersi per la sua coerenza stilistica e per l’impronta dei suoi look originali. Inoltre, racconta la sua esperienza in settore moda come un percorso che mira a “riflettere sul temperamento contrassegnato dalle offerte di supporto e di condivisione, annesso alle competenze ed esperienze che possono essere utili a tutta la comunità.” 

Ma il mantra di Marco recita: “La mia più che una visione è una speranza. Spero che la moda impari da questa situazione, e ritorni a prediligere la creatività ai diktat imposti dal consumismo. Fra niente e troppo esiste tutto un gradiente di possibilità che potrebbe soddisfare tutti, anche perché in termini di aderenza alla verità, troppe informazioni equivalgono di fatto a una sola informazione, quindi tant’è. Occorre dissociarsi dal filone di pensiero global, e va affrontata la creatività con un approccio più specifico, inseguendo i veri valori.” 

Il suo grande cavallo di battaglia si rivela essere: “comunicare e condividere” innegabilmente con buon gusto. 

Il talent possiede una caparbietà fondata su principi che vogliono puntare ad accrescere un vero senso di integrità sociale, specialmente nella sfrenatezza numerica che vige nel settore attinente agli influencer. “È un guaio per la società, che certi principi che si vorrebbero tenere saldi siano invece così malfermi, e mi riferisco proprio all’onestà, alla parola data, al senso dell’onore, valori che anche volendo non torneranno forse mai di moda.”

Mille sono i quesiti da affrontare, ecco perché abbiamo approfittato per parlare a Marco su come vede evolvere la moda e la comunicazione dopo questa particolare situazione.

Di che cosa si occupa la tua professione?

Sono un comunicatore. A volte lo faccio nelle vesti di PR, altre in quelle di Influencer. Comunicare e condividere sono necessità imprescindibili per me. 

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

La mia più che una visione è una speranza. Spero che la moda impari da questa situazione, e ritorni a prediligere la creatività ai diktat imposti dal consumismo. Ormai non c’è più tempo per sviluppare nuove idee, Non si tratta più di SS e FW, per il semplice fatto che c’è una pletora infinita di capsule collection, poi avviene la cruise, la fall, ci sono i co-branding, poi a qualcuno viene in mente di fare la sfilata fuori calendario in capo al mondo e successivamente c’è l’Alta Moda. Non oso immaginare come possa fare un creativo a incrementare idee sempre nuove se la sua creatività è sempre messa a dura prova, a maggior ragione quando le idee sono messe a dura prova con ritmi da catena di montaggio.

Questo meccanismo malato, inevitabilmente, porta tutti i brand a copiare l’un dall’altro, creando i famosi fenomeni di massa.

Umanamente non è possibile avere delle idee brillanti costantemente, e la moda, presa nel vortice di continuo guadagno, ha forse strizzato eccessivamente i propri creativi. Abbiamo davvero bisogno di 4-6-8 collezioni all’anno che sono oggettivamente poco interessanti? Poniamoci questa domanda. Secondo me fra niente e troppo esiste tutto un gradiente di possibilità che potrebbe soddisfare tutti, anche perché in termini di aderenza alla verità, troppe informazioni equivalgono di fatto a una sola informazione, quindi tant’è.

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi?

Un cambiamento molto importante e positivo già lo abbiamo visto. L’obiettivo dei social è sempre stato quello di promuovere in qualche modo la propria attività, questo concetto è però recentemente slittato su una ben più nobile offerta di supporto e di condivisione di competenze ed esperienze che possono essere utili a tutta la comunità.

Da Giorgio Armani, per arrivare a Bulgari e a Versace per citare i big, fino alle piccole aziende che in qualche modo sono riuscite a convertirsi per produrre mascherine, guanti, igienizzanti, etc. Questo è un grande segno di cambiamento, ed è anche un’ottima occasione per creare nuove e più solide connessioni con il pubblico. Il ToV non è più:“Cosa posso fare per te?”, ma è diventato: “Di cosa hai bisogno da me/dalla mia azienda in questo momento difficile?.” 

Non pensavo di vedere tanta solidarietà, e questo è positivo perché essere uniti è la nostra unica vera forza e con i social lo possiamo fare anche meglio.

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accostarsi a un’etica di miglior impatto?

La moda è la seconda industria più inquinante al mondo, quindi per essere più etici bisogna innanzitutto inquinare meno! La moda è noto, ha una sovrapproduzione elevata di prodotto, che spesso troviamo negli outlet alla metà della metà della metà del prezzo di cartellino originale. Abbiamo davvero bisogno di questo? Il surplus smaterializza il valore del prodotto ma anche quello psicologico.

Soprattutto nel lusso, la produzione consapevole (a partire dalle materie prime), la sostenibilità, e il rispetto verso i propri dipendenti dev’essere un ingrediente necessario domani più che mai. 

Inoltre, come si fa per l’educazione sessuale, anche per quanto riguarda la sostenibilità, sarebbe utile andare per le scuole e insegnare alle generazioni di domani il valore di questa scelta di vita che oggi viene considerata un vezzo per vendere un po’ di più o giustificare un prezzo più alto, mentre domani quando i ghiacci si saranno sciolti, e in estate avremo 60 C° all’ombra, forse ci toccherà più da vicino.

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi?

Questa è una domanda che si stanno facendo tutti, dal fast fashion al lusso. Sicuramente un modo è quello di stare più vicino al cliente finale, avvicinarsi a lui con un’experience sempre più unica dall’offerta disponibile.

Quando un cliente si sente speciale ed è felice, tende a voler ripetere l’esperienza per provare nuovamente il senso di appagamento generato. Io penso che mai più di adesso sia necessario massimizzare la cultura e i valori dei singoli clienti. Occorre diversificare il prodotto con un’offerta che si muove sempre più inseguendo le esigenze dei clienti e non andare avanti come un treno secondo il trend del momento.

Quindi occorre dissociarsi dal filone di pensiero “global” ma va affrontata la creatività e quindi la vendita di prodotti con un approccio più specifico, inseguendo le culture locali mercato per mercato.

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19?

L’aspetto peggiore sarà sicuramente quello economico: molte aziende (non solo del settore moda) saranno in crisi e probabilmente non tutte riusciranno a reinventarsi con dinamiche che permettano loro di sopravvivere anche in una dimensione di social distancing. Per quanto mi riguarda invece, è la nuova metodologia del lavoro che mi spaventa: io sono un uomo di pubbliche relazioni, quindi contatto umano e di rapporti fisici, reali; di pranzi fuori e di colazioni incastrate in agenda.

Penso che per quanto viviamo nell’era della velocità, in qualche modo il mio lavoro cambierà: non prenderò più sei voli al mese, non riuscirò più a fare 100 eventi all’anno o comunque saranno eventi di altro tipo: ci sarà un approccio più digitale che però perderà inevitabilmente quel contatto umano che fa della mia professione un elemento indispensabile per ogni azienda.

Potrò ancora stare 15 ore in ufficio? Forse no perché ci dovremmo andare a scaglioni o a turni. Sicuramente non faremo più una fashion week come quella che abbiamo visto a Febbraio 2020 a Milano. Non ci saranno più duemila presentazioni e duemila sfilate, tanto più che non sappiamo nemmeno se ci saranno le sfilate a settembre, e quindi occorreranno nuovi approcci soprattutto per noi che facciamo di lavoro pubbliche relazioni. 

Indubbiamente questo virus è stato in qualche modo un’opportunità per molte aziende di capire se lo smart working funziona per il loro tipo di business. Magari qualcuno avrà pensato, da domani, di applicarlo al 50% dei dipendenti così da abbassare molti consumi perché tanto la gente lavora di casa e comunque rende allo stesso modo.

Il controllo del padrone sul dipendente deve in qualche modo evolvere e voltare pagina su risultati che puntano al raggiungimento degli obiettivi e non tengono conto delle ore lavorate. Ciò che è certo è che il mondo comunque cambierà e sta già cambiando perché la gente non uscirà per i prossimi sei mesi, o non sarà in grado di farlo allo stesso modo. Infine dobbiamo pensare che ci sono degli impedimenti che vanno oltre il nostro piccolo orticello, perché è vero che sono tutti bravi ad approvare la strategia di marketing e PR in videocall con rallegramento collettivo della dirigenza, ma all’interno della moda non lavorano solo il design, le PR e il Marketing.

Non me ne faccio niente della strategia vincente se non ho qualcuno che mi cuce le borse da vendere. Perché alla fine gira sempre tutto intorno al prodotto, non dimentichiamocelo.

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia?

Il destino di un comunicatore è di sapersi innamorare di ogni prodotto e di ogni cliente al fine di saperlo proporre al meglio. Il cambiamento è intrinseco della comunicazione: oggi l’olio di palma è buono e domani non lo è più. Ieri la famiglia tradizionale era rappresentata con la mamma sorridente che infornava il pane aspettando che il marito tornasse a casa dall’ufficio, mentre oggi la mamma è un avvocato di successo e il papà invece va a prendere le bambine a scuola di danza o, ancora, ci sono due papà e nessuna mamma o due mamme e nessun papà. E come si suol dire, de gustibus non disputandum est. Il mio lavoro cambierà come è sempre cambiato nel corso della storia, ma forse lo farà un po’ più velocemente rispetto al solito.

Riflessioni conclusive?

Prima di questa pandemia, in molti casi la noia di vivere aveva raggiunto livelli tali che la gente aveva cominciato a seguire con interesse personaggi improbabili, senza arte né parte, giusto perché avevano bisogno di uno svago e distrazione.

L’intrattenimento in alcuni casi aveva raggiunto livelli così bassi da ridurre inevitabilmente il livello generale di alcune categorie. Molto spesso ho sentito frasi del tipo “gli influencer non hanno più nessun tipo di credibilità” oppure “tutti si comprano i follower, non voglio investire in questo settore falso e plagiato”.

Non dico che questo non accada mai, il mondo non è perfetto, ma ci sono personaggi che spostano movimenti di migliaia di persone, che in pochi giorni raccolgono milioni di euro per ampliare ospedali o che riescono a sensibilizzare una nazione su temi fino a prima lasciati nell’ombra. La credibilità è la base di ogni brand e l’influencer è colui che può dargliela e rendere un prodotto realmente credibile.

Certo la scelta non è facile, la fuffa c’è (ma non si vede), ed è per questo che esistono dei professionisti capaci di consigliare al meglio le aziende al fine di scegliere ambassador veritieri, onesti e che realmente possano avere un impatto sul loro brand. Questa pandemia in un certo qual modo ha determinato una piena affermazione degli influencer o meglio, dei social network e degli influencer, intesi come i canali in cui si sono rifugiate le persone per avere conforto e per impegnare il proprio tempo in queste giornate infinite.

Sembra inoltre, aver determinato la rottura tra gli influencer capaci di influenzare grazie alla bontà dei propri temi, delle proprie opinioni e di riflesso anche dei propri numeri, rispetto ai presunti tali, che negli anni addietro si sono avvalsi di servizi per gonfiare le numeriche ma che, alla fine, si sono di fatto sgonfiati durante la pandemia. Abbiamo visto infatti che, i personaggi che non ha avuto nulla da dire, non sono riusciti a intrattenere il pubblico adesso che è più attento. 

È un guaio per la società, che certi principi che si vorrebbero tenere saldi siano invece così malfermi, e mi riferisco proprio all’onestà, alla parola data, al senso dell’onore, valori che anche volendo non torneranno forse mai di moda perché in fin dei conti non lo sono mai stati a prescindere dal settore in cui si opera, al di là dell’importanza data e delle dichiarazioni di facciata. E tuttavia, che sarebbe un mondo senza principi morali? Temo esattamente questo, quello di sempre.

Instagram: @marcoscomparin

Manuel Otgianu: “Il mondo della moda è in prima linea in questa “guerra” contro il Covid-19”

Il passato non si dimentica mai. Ne basta solo un piccolo accenno per rammentar ricordi, e trasportare la mente allo stato del presente. Ed è proprio questo su cui riflette Manuel Otgianu, il talent digitale che ricalca l’utilizzo dei social come vincolo di supporto che, nonostante la crisi dovuta alla pandemia attuale, sono in grado di portare un pizzico di leggerezza nei momenti di calamità.

Come lui, l’onda dei paladini digitali lo fanno sembrare facile, ma la vera difficoltà sta nel trasmettere un messaggio di positività capace di infondere moralità.  

Di che cosa si occupa la tua professione?

Comunico attraverso i canali social le mie passioni, confrontandomi quotidianamente con le persone che mi seguono. I contenuti che realizzo parlano di moda lifestyle e viaggi.

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

Sono e saremo tutti pronti ad adeguarci alle esigenze che si presenteranno una volta tornati alla normalità. E non vedo l’ora che accada!

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilitàeconomica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi?

Ancora una volta l’utilizzo dei social si è dimostrato di grande aiuto. Sono state avviate campagne di raccolta fondi, veicolati messaggi importanti e aiutate molte persone a sentirsi meno sole in una situazione di emergenza come questa. Qualcosa probabilmente è già cambiato.

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di miglior impatto?

Per adesso mi concentrerei sulla situazione attuale, il mondo della moda è presente in prima linea in questa “guerra” contro il Covid-19. Oltre alle importanti donazioni in termini economici, i più grandi gruppi hanno convertito i propri stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso, mascherine e gel disinfettanti. E tutto questo è davvero meraviglioso!

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi?

Credo che in questo momento tutti i creativi si stiano impegnando a realizzare contenuti più interattivi per aiutare le persone ad avere qualche momento di leggerezza durante queste particolari giornate. Quindi il tutto è meno patinato e più reale, più leggero e sicuramente più divertente!

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19?

Non vedo paure legate al termine di quest’epoca, ma solo sollievo. Ciò che mi ha spaventato è realizzare quanto siamo fragili.

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia?

Cambierà proporzionalmente a come usciremo da questa epidemia. Probabilmente in un primo periodo le esigenze saranno diverse, ma tutti non vediamo l’ora di tornare alla normalità.

Riflessioni conclusive?

#stayhome, e usciremo presto!

instagram: @ulmn

Francesco Cristiano, la creatività come un divenire di idee inaspettate

Il mondo di cui parla Francesco Cristiano è quello della moda e del suo futuro, e,  più accuratamente, quello dell’introspezione. La sua è una visione che predilige la creatività nel vero senso dell’essere.

Si racconta demarcando l’autenticità e la naturalezza trattando tematiche che vogliono accingersi al cambiamento. Richiama un’indole di creatività come strumento esponenziale, che inciti rinnovamento spirituale per suscitare uno sguardo critico sulla vita.

D’altro canto, vivendo in un mondo ricco di imperfezioni, abbiamo sempre bisogno di inseguire cambiamenti, purché superino la mediocrità. 

Di che cosa si occupa la tua professione?

La mia professione da Visual Merchandiser si occupa di realizzare non solo l’aspetto estetico delle vetrine, ma anche di tutto il punto vendita. Per farlo, oltre alla grande passione e creatività, serve tanta ricerca e immaginazione.

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

La creatività è sempre stata e sempre sarà un divenire di idee inaspettate, una pagina bianca da colorare. Questo periodo buio sarà sicuramente di ispirazione. Di una cosa sono certo, l’e-commerce è il futuro.

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi?

Vivere oggi senza più like, condivisioni e stories, forse sarebbe meglio. Le piattaforme social continueranno a stupirci sempre di più, coinvolgeranno in maniera esponenziale sempre più persone. Le aziende non vorranno più un tuo Curriculum ma semplicemente sapere il tuo user Instagram.

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di miglior impatto?

Una moda più eco-sostenibile per salvaguardare l’intero pianeta, riducendo sempre di più l’impatto ambientale e magari un ritorno alla vera produzione Made in Italy.

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi?

Verso una creatività pura e dinamica. Non é semplice, bisognerà a mio parere seguire l’intuizione per avere il coraggio di raggiungere obiettivi che possano però nello stesso tempo essere affini con ciò che accade intorno a noi: una creatività che sia rinnovamento spirituale e di ispirazione per uno sguardo critico sulle vite.

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19?

Il ritorno alla vita frenetica.

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia?

Nulla cambierà del mio lavoro dopo l’emergenza, torneremo a vivere ma ci sarà molta più consapevolezza in ogni gesto che faremo, cambieremo le nostre abitudini tornando a dare più valore ai sentimenti.

Riflessioni conclusive?

Magari dopo questa esperienza torneremo ad apprezzare i piccoli gesti e avremo più rispetto reciproco anche per chi ha idee o visioni differenti dalle nostre. Sicuramente la moda ci aiuterà a vivere il futuro con leggerezza, quello di cui abbiamo più bisogno.

Instagram: @francesco_cristiano

Andreas Geisen: tra danza e social

Il giovane ballerino Andreas Geisen rappresenta un equilibro perfetto tra mascolinità urbana e seduzione discreta. È naturale e autentico, si prende cura di se stesso e coltiva un’eleganza senza sforzo. Prima di tutto è uno sportivo, infatti scopre la passione per la danza da piccolo, portandola avanti con duro lavoro e sacrificio. Oggi però non c’è solo danza, arrivano anche i primi lavori nella moda e l’attività di lifestyle influencer sui social che lo entusiasma sempre di più.

Come e quando hai capito di avere una passione per la danza?

Quando ho iniziato a ballare ero davvero giovane, avevo solo 9 anni. L’idea fu di mia madre e mi piacque subito perché ero l’unico maschio circondato da bambine. Verso gli 11 mi feci male e non fui in grado di ballare. Per due mesi sentii che mancava qualcosa nella mia vita. È stato così che ho capito che il balletto era la mia passione che avrebbe guidato la mia vita.

Parlami dei tuoi studi e del tuo background professionale

Mi sono formato alla Paris Opera Ballet School e al Conservatoire Supérieur di Parigi. Successivamente sono andato al Balletto Nazionale Polacco per una stagione, poi in Germania. Ho passato 4 anni a dividere la mia vita tra Parigi e l’Opera di Bordeaux.

Ci sono persone che ti hanno ispirato sia dal punto di vista professionale che personale?

Ci sono così tante persone da cui sono ispirato, ad esempio tali Neil Patrick Harris, Hugh Jackman, Rudolf Noureev, Baryshnikov. Sono anche molto ispirato da film e storie che accadono nella vita reale, dalle persone che hanno cambiato il mondo e non l’avrevvero mai pensato. Adoro i film biografici.

Quali sono le tue opere più recenti e significative come ballerino?

Sicuramente Notre Dame de Paris di Roland Petit, in primo luogo perchè è un capolavoro del 20 ° secolo, e poi per quello che è successo a Parigi l’anno scorso. È stato davvero importante per me poter cogliere questa occasione. È un bellissimo tributo a Notre Dame.

Parlami della tua carriera come modello e della tua ultima esperienza

Fare il modello è un po ‘difficile perché il mio corpo non corrisponde ai canoni della moda. I ragazzi devono essere molto alti per farlo. Il mio ultimo lavoro importante è stato ballare all’inaugurazione dello spettacolo Dior S/S a Shanghai durante la settimana della moda ed è stato semplicemente fantastico per me. Tuttavia immagino che tutte le grandi campagne a cui prenderò parte come modello saranno sempre legate al balletto.

Sei anche un content creator che parla di viaggi e lifestyle, quando e perché hai iniziato questa attività?

Ho iniziato questa attività 3 anni fa, alla fine del 2016, e la trovo molto interessante. È un nuovo modo di connettersi con un brand senza l’intermediazione di un’agenzia. Quello che mi piace è che riesco a fare la mia campagna con le mie regole. Amo quella libertà e lasciare che la mia creatività faccia il lavoro da sé.

Com’è la tua giornata tipo?

La mia giornata tipo è svegliarmi verso le 9, svegliare il mio corpo (allenamento addominali), balletto alle 11.30 fino alle 13.30, poi stretching fino alle 2.30 e poi il pranzo. Quindi le prove, o Physio, o incontri con agenzie e brand.

Quali sono i tuoi posti preferiti a Parigi?

Adoro il 2° distretto, c’è sempre qualcosa da scoprire e la strada è bellissima lì. Soprattutto intorno a Montorgueil, è come un piccolo villaggio.

Quali sono i luoghi che ami di più per ricaricare/riabilitare te stesso?

Non ho un posto preferito, perché ogni settimana scopro nuovi bar. Nuovi hotel.  Immagino che siano dove mi sento al meglio, casa e negli studi di balletto.

Quando viaggi, quali sono gli elementi essenziali per te?

Quando viaggio i miei elementi essenziali sono il mio telefono, le mie cuffie, una bottiglia d’acqua e limone, vestiti comodi, i prodotti per la cura della pelle e un costume da bagno.

L’ultimo libro che hai letto o la musica che ami?

L’ultimo libro che ho letto è stato Notre Dame de Paris di Victor Hugo. In questi giorni ascolto l’artista francese Angel e la playlist Jazz Romance su Spotify. Inoltre, sto ascoltando il re leone perché farò l’audizione per lo spettacolo di Broadway.

I tuoi prossimi progetti e sogni nel cassetto?

Ho questa enorme audizione per lo spettacolo di Lion King the Broadway in arrivo a Febbraio, oltre a tutte le audizioni delle compagnie di balletto. E vorrei anche provare un po’ di recitazione. Vediamo cosa ha da offrire il 2020!

Photo credits:

Anthony Pomes @apomesphoto
Marion Colombani @studiomarioncolombani
Elle Urakova @by_elleurakova

Andreas Geisen @andrew.gsn

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Social Media Tips: Crescere con #INSTAGROW

#INSTAGROW è un Servizio completo di gestione e crescita di account Instagram totalmente italiano, ideale per chi desidera ottenere una crescita organica e di qualità. Non si tratta di un bot e per questo motivo non opera seguendo profili qualsiasi e a dispensando like casualmente tra i post più popolari, strategia di per sé poco efficiente.

Il processo si sviluppa in questo modo:

  1. Il team di InstaGrow effettua un’analisi del tuo profilo, delle esigenze del cliente e della nicchia di mercato in cui opera
  2. Vengono definiti degli obiettivi credibili che il profilo può raggiungere nel periodo di tempo in cui il servizio viene attivato (1 settimana o 1 mese)
  3. InstaGrow inizia a lavorare sulla crescita del profilo, mentre al cliente non resta che la pubblicazione dei contenuti

I prezzi dei Pacchetti disponibili si dividono come segue:

  • Nel Pacchetto1 Settimana viene garantita una crescita dai 600 ai 2.200 followers italiani reali ed attivi con il costo di 6 euro al giorno.
  • Il Pacchetto 1 Meseprevede una crescita dai 2.500 ai 9.000 followers italiani reali ed attivi e la garanzia di un supporto clienti prioritario rispetto al Pacchetto “1 Settimana” + 1 e-book bonus gratuito e costa 4 euro al giorno.
  • L’Influencer Packgarantisce una crescita dai 2.500 ai 10.000 followers italiani reali ed attivi e la garanzia di un supporto clienti prioritario rispetto al Pacchetto “1 Settimana” + 2 e-book bonus gratuiti al costo di 7 euro al giorno.

La variabilità del numero di follower in ciascun pacchetto dipende molto dal settore in cui si opera, viaggi, fitness e fashion per esempio hanno un pubblico più elevato rispetto ad altri argomenti di nicchia.

Spetta poi al cliente elaborare un numero costante di contenuti in modo da permettere alla applicazione di lavorare al meglio e raggiungere velocemente gli obiettivi prefissati.

Ultima nota positiva è che il Servizio è offerto da un’azienda italiana con un’assistenza clienti totalmente madrelingua che segue costantemente la crescita, nel caso ci fosse bisogno di chiarimenti durante l’attività.

Per scoprire tutte le potenzialità di #INSTAGROW visita il sito https://www.instagrow.it/.

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G-SHOCK The Social Project

G-SHOCK è fiero di presentare, in limited edition, il primo orologio realizzato insieme al suo pubblico. Si tratta del primo orologio social ispirato al mondo delle sneakers. Il progetto vede la partecipazione di un art director d’eccezione Surfa&Exo. I fan sono stati partecipi in tutto il processo creativo; il packaging dell’orologio rispecchia questo coinvolgimento: i nomi dei partecipanti al progetto sono incisi sulla scatola dando vita al collaboration model più social della storia. Con G-SHOCK The Social Project consumatore diventa un vero designer! La cassa del G-SHOCK The Social Project è quella del best seller GA-110. La tonalità rose gold riprende i trend delle collezioni sulle passerelle milanesi, mentre Exo ha ideato una grafica esclusiva ispirata al tema “Sneakerology”; i due infatti sono noti collezionisti di sneakers.

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