Andrea Dodero, cattivo di professione (ma solo sul set)

Andrea Dodero è genovese di nascita ma romano d’adozione, anche perché la sua passione si è tramutata ben presto in un mestiere, portandolo a vivere nella capitale. Come ammette lui stesso, di gavetta ne ha fatta poca, col Centro sperimentale di cinematografia desiderato e poi lasciato, in quanto i ruoli via via più grandi non erano conciliabili con gli studi.
La grande visibilità è arrivata con la serie Sky Blocco 181, presto però lo vedremo al fianco di nientemeno che Denzel Washington in The Equalizer 3 e poi, in primavera, in The Good Mothers su Disney+.

Andrea Dodero
Faux leather jacket Adelbel

Quindi sei genovese.

Sì, ho trascorso lì i miei primi diciannove anni, anche se ora di base vivo a Roma e poi giro, a seconda di dove mi porta il set o la produzione.
All’inizio facevo il pasticcere, devo ammettere che non mi piaceva, però serviva a mettere soldi da parte per quello che avrei voluto fare dopo.

Blocco 181 attori
Jacket and pants KNT, vest Malo, sunglasses Kyme

Sei giovanissimo ma hai collezionato tutti ruoli importanti, come sei finito a fare l’attore?

In realtà ho fatto tanti piccoli ruoli prima di quelli di rilievo e di arrivare a Blocco 181, che mi ha dato la popolarità, non so se si possa effettivamente chiamare gavetta. Ad ogni modo, ho sempre sperimentato la recitazione, sin da piccolo. Nel periodo matto dell’adolescenza invece ho abbandonato, ma a un certo punto, chiacchierando con un amico, ho capito che ero infelice a fare il pasticcere; dopo vari provini, sono entrato quindi al Centro sperimentale, che alla fine ho frequentato solo per un anno e mezzo, poi ho iniziato a lavorare e ho lasciato.

“Mi sono ritrovato a interpretare “cattivi” che, però, non erano affatto stereotipati”

Ultimamente tantissimi attori provengono da Genova, non so, vi danno qualcosa di speciale da mangiare?

Credo siano le polveri dell’Italsider, non ne sono sicuro (ride, ndr), comunque sì, siamo un bel po’. Da ragazzino frequentavo una scuola amatoriale, era un crocevia di persone interessanti e appassionate che ci facevano da insegnanti; ci hanno trasmesso una grande voglia di trasformare la recitazione in un mestiere, sono usciti da lì grandi nomi come Francesco Patanè, Riccardo Maria Manera e altri ancora.

Andrea Dodero serie
Suit Antony Morato, sweater Avant Toi

Ti fanno sempre interpretare ruoli da cattivo, come sei nella realtà?

Devo cercare anch’io di darmi una risposta in questo senso, soprattutto perché mi fanno fare serie molto dark, come Blocco 181, un crime, o anche The Good Mothers, che racconta fatti di cronaca legati alla ‘ndrangheta, realmente accaduti. Mi son ritrovato a interpretare dei personaggi “cattivi” che, però, non erano affatto stereotipati.

Andrea Dodero social
Vest Davii, rings Diuma

So che sei in Costiera Amalfitana, sul set di The Equalizer 3 con Denzel Washington, cosa vuoi dirci a riguardo?

Ecco, in questo momento sto facendo un vero cattivo e mi trovo ad Atrani. Denzel Washington è il mio attore preferito (non lo dico tanto per dire, lo avevo confessato in un’intervista di qualche mese fa, carta canta), ed eccomi a recitare insieme a lui; la vita può davvero sorprenderti, in modi incredibili.
Recito in parte in inglese, in parte in italiano, anche se la cosa che mi ha maggiormente stupito è la padronanza della lingua italiana di Denzel, viene in vacanza nel nostro paese con sua moglie da oltre trent’anni.

“In The Good Mothers, un Lancillotto moderno, sarò un personaggio positivo”

In primavera uscirà l’attesissima The Good Mothers su Disney+, parlami del tuo personaggio.

Sarà la terza serie italiana targata Disney+, diretta da Julian Jarrold che è stato anche tra i registi di The Crown. Recito in calabrese, dialetto che peraltro non conoscevo, sicuramente verrà sottotitolato, come già successo in prodotti come Gomorra.
Mi sono preparato alla parte con un amico calabrese che mi ha fatto diciamo da coach, stavolta sarò un personaggio positivo, la storia ruota intorno a un amore proibito tra lui, scagnozzo del boss, e sua figlia, un Lancillotto moderno diciamo. La vicenda è stata tratta dalle registrazioni dei processi e poi romanzata.

KNT brand uomo
Suit KNT, necklace Giovanni Raspini, boots Bruno Bordese

Credits

Talent Andrea Dodero

Editor in Chief Federico Poletti

Text Fabrizio Imas

Photographer Davide Musto

Fashion Editor Rosamaria Coniglio

Ph. assistant Valentina Ciampaglia

Grooming Christian Vigliotta @Making Beauty Management

Location Teatro Brancaccio Roma

Nell’immagine in apertura, Andrea Dodero indossa giacca e pantaloni KNT, gilet Malo, occhiali da sole Kyme

Al cinema una nuova versione animata de ‘Lo schiaccianoci’

Il 3 novembre torna nelle sale cinematografiche un grande classico, Lo schiaccianoci, tra i capolavori assoluti del teatro ottocentesco. Si tratta, nello specifico, di una nuova versione animata dell’opera, intitolata Lo schiaccianoci e il flauto magico, con la voce della famosissima e talentuosa youtuber e tiktoker Charlotte M.; diretta da Vikor Glukhusin, la pellicola è distribuita da Notorious Pictures.

Lo schiaccianoci e il flauto magico
Lo schiaccianoci e il flauto magico

La storia più romantica di sempre torna dunque sul grande schermo, in una nuova veste per tutta la famiglia. Ispirato al grande classico di Alexandre Dumas padre e con le celebri musiche del compositore e musicista russo Pëtr Il’ič Čajkovskij, il film racconta la storia di Marie, una ragazza che ama danzare ed è molto affezionata ai suoi giocattoli. Alla morte del padre, la giovane esprime un desiderio e, come per incanto, i suoi amici giocattoli prendono vita; scopre così che il suo schiaccianoci è, in realtà, l’amato principe George. A quel punto ha inizio un’avventura incredibile, tutta al femminile e piena di colpi di scena, che si dipana tra divertenti peripezie, amore e tanta magia.

Una favola animata ricca di colpi di scena, divertimento e magia

Lo schiaccianoci film animazione 2022

A dare voce alla protagonista, come detto, è la star del web Charlotte M., giovanissima content creator, idolo dei suoi coetanei grazie a un bacino digitale che supera il milione di follower. Charlotte M. debutta con l’occasione nel doppiaggio, ma il suo talento artistico è ben più ampio, ed è stata protagonista nell’editoria come pure nella musica, tanto da essere già presente sulla piattaforma leader dello streaming musicale, Spotify.

Scrittrice, personaggio dei fumetti, doppiatrice, cantante, con Lo schiaccianoci e il flauto magico potrà ora arricchire il suo curriculum artistico con un nuova voce, quella di protagonista del film di Notorious Pictures, che tra pochi giorni arricchirà la programmazione dei cinema italiani con un avvincente remake animato di una fiaba immortale; dopo oltre 150 anni dalla sua comparsa, infatti, l’opera tratta dal racconto di Dumas padre e musicato nel 1891 da Čajkovskij non ha perso un grammo della sua rilevanza e attrattiva, trasversale a tutte le generazioni.

Lo schiaccianoci Charlotte M

Federica Torchetti, lanciata dalle stelle

A soli 27 anni, il curriculum dell’attrice Federica Torchetti è già notevolissimo, comprende infatti diverse pellicole e serie di spessore, da La scuola cattolica L’ultimo Paradiso, dal crime distopico Mondocane a Zero su Netflix. La grande occasione arriva adesso proprio con la piattaforma di streaming americana, su cui è disponibile, dal 5 ottobre, la pellicola Per lanciarsi dalle stelle, di cui è protagonista. Abbiamo parlato con lei (anche) di questo.

Federica Torchetti
Total look Gucci

Sei fortunata o brava, perché finora hai scelto copioni bellissimi con ruoli incredibili, La scuola cattolica prima, Per lanciarsi dalle stelle ora…

Sono un’attrice, quindi faccio tanti provini, la chiave sta nel trovare quello giusto e farlo bene. Diciamo che a me piacciono le storie inusuali, quando mi capitano personaggi come Sole (Santoro, protagonista del film diretto da Andrea Jublin, ndr) mi diverto tantissimo perché posso osare nel fare proposte, parte tutto da lì.

A quanto pare la storia è ambientata nella tua terra, la Puglia.

Esatto, sono di Bisceglie e il film è stato girato a Conversano e altri posti magnifici come Polignano a Mare; tutti luoghi impressi nella mia memoria da sempre.

Federica Torchetti Netflix
Total look Gucci

“A me piacciono le storie inusuali, quando mi capitano personaggi come Sole mi diverto tantissimo perché posso osare”

Parlami del tuo personaggio, Sole.

È una ragazza di venticinque anni che vive a Conversano, appunto, un paesino che ormai le sta stretto. Sin da quando era piccola soffre di un disturbo d’ansia generalizzato, l’unica persona con cui riusciva ad esprimersi veramente era Emma, la sua migliore amica, che purtroppo non c’è più; da quel momento, come si vede nel film, tutte le sue paure aumenteranno.
Sole non si sente mai abbastanza bella o intelligente, vorrebbe essere chiunque – tranne se stessa – e andarsene, ma non riesce neanche a capire in quale luogo potrebbe sentirsi bene.

Tu sei una ragazza ansiosa?

Sicuramente non soffro di un vero e proprio disturbo, ho le ansie comuni a tutte le ragazze della mia età. In più, questo lavoro ti rende in un certo senso figlio dell’ansia, che va a braccetto con il precariato, è solo quando degenera nel malessere che va assolutamente curata.

Federica Torchetti Per lanciarsi dalle stelle
Total look Gucci

Come mai secondo te i/le ragazzi/e, oggi, soffrono quasi tutti d’ansia?

Se penso a me, al mio percorso scolastico, posso dire di non essermi mai sentita sicura in questa società, non ho mai avuto la certezza che, dopo gli studi, avrei potuto svolgere il lavoro che volevo. Sono stata adolescente intorno al 2010, mi rendevo conto che la situazione là fuori non era come quella che avevano vissuto i miei genitori. Poi l’elemento negativo di noi giovani è che siamo impazienti, e il mondo è sempre più veloce. Banalmente parlando, prima una notizia o argomento dovevi andarli a cercare su giornali ed enciclopedie, tutto questo si rispecchia anche nell’immediatezza della vita quotidiana.

Per lanciarsi dalle stelle è un film che affronta con leggerezza e rispetto il tema dell’ansia”

Secondo te è sempre stato così oppure, col fatto che se ne parla spesso, ora la questione viene a volte enfatizzata?

Restando sulla velocità delle informazioni, credo che i social siano un’arma a doppio taglio, a volte per la fretta si usano in maniera sbagliata. Il lato positivo, invece, è che chi ha realmente dei problemi può sentirsi meno solo, anzi, in compagnia di tante altre persone con lo stesso disagio; così diventa più facile riprendersi, come in una grande terapia di gruppo.

Secondo te perché il pubblico deve vedere Per lanciarsi dalle stelle?

È un film che affronta con leggerezza e rispetto il tema dell’ansia, nel senso che il dramma ti arriva però, allo stesso tempo, ti fa capire che a volte bisogna semplicemente accettarsi, sebbene non vada tutto per il meglio.

Spiegami il significato di questo titolo così particolare.

Penso sia una sorta di metafora della vita, lanciarsi, buttarsi, anche nelle cose più piccole, che sia proporsi alla persona che ci piace da tempo, mandare un curriculum o fare un viaggio. Le stelle, poi, vengono citate perché talmente distanti da noi che danno il senso dell’impossibile.

Federica Torchetti 2022
Total look Gucci

Credits

Talent Federica Torchetti

Photographer Francesco Guarnieri

Hair Daniele Esposito

Press & image laPalumbo Comunicazione

Nell’immagine in apertura, Federica Torchetti indossa total look Gucci (ph. by Francesco Guarnieri)

Gianmarco Galati, ballerino (anche) al cinema con ‘Backstage – Dietro le quinte’

Gianmarco Galati, romano dei Castelli, ballerino professionista di danza latino-americana, si ritrova a soli ventitré anni ad essere protagonista di un film che sembrava scritto per lui: Backstage – Dietro le quinte, produzione Amazon Prime Video che lo vede in scena insieme ad altri giovani (aspiranti) artisti, disposti a qualsiasi sacrificio pur di ottenere il provino che forse gli cambierà la vita.

Era dai tempi di Saranno famosi, serie di successo planetario degli anni ‘80, che non si vedeva affrontare la tematica del dietro le quinte in maniera così approfondita.

Gianmarco Galati film
Gianmarco Galati (il primo a destra) in una scena di Backstage – Dietro le quinte (ph. by Maria Marin)

Sei ballerino professionista prima che attore, raccontami.

Nasco come ballerino di latino-americano, inizio prestissimo, ovvero all’età di quattro anni, con la passione tramandata in famiglia da mio zio; successivamente, con la scelta della scuola superiore, ho scoperto che esisteva la possibilità del liceo coreutico, che univa gli studi classici alla danza contemporanea. La preparazione per l’esame di ammissione è durata sei mesi, l’ho frequentato e mi sono diplomato.

“Il desiderio, il sogno non devono mai essere ostacolati, anzi, vanno alimentati insieme all’ambizione”

Dimmi qualcosa in più di Backstage – Dietro le quinte, a vedere il trailer sembra una versione italiana di Saranno famosi, sono cresciuto con quella serie tv

Racconta molto di più che una semplice audizione, in quanto si concentra sulle storie di un gruppo di ragazzi focalizzati sui propri obiettivi, nonostante le problematiche esistenziali tipiche dei vent’anni. Il desiderio, il sogno non devono mai essere ostacolati né dai genitori né dalla scuola, anzi, vanno alimentati insieme all’ambizione.

Gianmarco Galati Backstage
Galati in una foto di scena insieme a Geneme Tonini/Sara (ph. by Maria Marin)

Siete un bell’ensemble, cosa puoi dirmi a proposito?

Siamo stati un bel gruppo, abbiamo collaborato e condiviso tanto, non solo nel film ma anche nella vita reale, trascorrendo serate ad ascoltare musica, dormendo insieme, vedendo film che potessero ispirarci. È stato un lavoro particolare, quasi come se fossimo a scuola, immersi però in un ambiente familiare.

Parlami del tuo personaggio.

Di Flavio non si sa tantissimo, tranne che è molto legato a quella che è la sua fidanzata nel film, Sara; ha bisogno di essere sostenuto da lei, come succede alla nostra età, in cui ti viene voglia di condividere tutto, soprattutto se si è legati dalla stessa passione, ossia la danza.
Nel film tra i due personaggi vedremo svilupparsi una scelta evolutiva, e questo è un altro punto saliente del racconto, ovvero tagliare i rami secchi.

“Vedo le sfide come un momento per migliorarsi”

Dove avete girato?

Interamente a Roma, per due settimane intere al Teatro Sistina. Peraltro è il primo film ospitato dal teatro, ballare in quel luogo magico, per di più ripresi dalle telecamere, è stato veramente il massimo delle emozioni che ho provato in questo lavoro.

Hai quest’aria austera tipica del ballerino, sei veramente così?

No anzi, mi sento e mi descrivo come una persona molto pacata. Provo amore verso tutti, è davvero difficile che senta risentimento verso qualcuno, vedo le sfide come un momento per migliorarsi.

Backstage dietro le quinte film
La locandina del film

Nell’immagine in apertura, un ritratto di Gianmarco Galati (ph. by Maria Marin)

‘Life is (not) a game’, alla Festa del Cinema il documentario sulla street artist Laika

Il 17 ottobre alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Freestyle, verrà presentato Life is (not) a game, documentario con protagonista la street artist Laika; esordio alla regia di Antonio Valerio Spera, è prodotto da Morel Film e Salon Indien Films.

Il film non è un convenzionale documentario artistico, né un classico biopic, ma il racconto degli ultimi due anni della nostra vita osservati dal punto di vista della celebre artista romana, autrice di opere famosissime come #JeNeSuisPasUnVirus, dedicata a Sonia, nota ristoratrice cinese della capitale, che denuncia gli atti di razzismo contro la comunità cinese prima dello scoppio della pandemia; o L’abbraccio, il celebre poster attaccato nei pressi dell’ambasciata egiziana di Roma, in cui Giulio Regeni abbraccia Patrick Zaki rassicurandolo del fatto che “stavolta andrà tutto bene”.

Una pellicola che racconta il lavoro della celebre street artist, in bilico tra ironia e impegno sociale

Il racconto di Spera inizia proprio nel 2020: si passa dalla discriminazione della comunità cinese all’obiettivo “immunità di gregge” di Boris Johnson, dalle conseguenze economiche della pandemia fino alla guerra in Ucraina. Rispettando l’anima creativa della protagonista, il documentario si presenta con un’impronta pop definita da contaminazioni e omaggi, in bilico costante tra ironia e profondità d’analisi.

Laika street artist
Laika

La macchina da presa segue Laika nei blitz notturni, nel confinamento durante i duri mesi del lockdown, per poi accompagnarla in Bosnia all’inizio del 2021, quando decide di intraprendere il viaggio sulla rotta balcanica per denunciare le atroci condizioni di vita dei migranti; infine in Polonia, al confine con l’Ucraina, nell’aprile di quest’anno.
Life is (not) a game racconta dunque, partendo dalla cronaca, un percorso artistico fatto di fantasia, adrenalina, “gioco”, e il parallelo crescendo della coscienza civile di Laika. Un percorso che la porta a mettere gradualmente da parte l’anima ludica del suo lavoro e la spinge fuori dai confini nazionali, per lasciar esplodere esclusivamente rabbia e denuncia.

Girato tra Roma, la Bosnia, Francoforte e la Polonia, il film mutua il suo titolo da una delle opere di Laika affisse nel suo viaggio sulla rotta balcanica, Life is (not) a game, appunto. Il poster è una denuncia esplicita della violenza praticata dalla polizia sui migranti che effettuano il cosiddetto “game”, com’è definito il tentativo di attraversare il confine con la Croazia. L’uso delle parentesi nel titolo vuole evocare la doppia anima dell’autrice, fra ironia e impegno sociale.

Laika Festa Cinema Roma
La locandina del film

Nell’immagine in apertura, un ritratto della street artist Laika

Grande successo per la sfilata Morfosis F/W 2022-23 alla Galleria del Cardinale di Roma

Più di trecento persone sono accorse domenica 9 ottobre 2022 alla sfilata Morfosis Fall/ Winter 22-23, Imperfezioni 9. Il brand della stilista Alessandra Cappiello, per la presentazione della collezione, sceglie nuovamente lo storico Palazzo Colonna, nel cuore della città eterna, questa volta la prestigiosa Galleria del Cardinale.

Nelle sale patrizie dell’edificio va in scena così un evento dedicato a stampa e private clients presentato da Elena Parmegiani, Direttore Eventi della Galleria del Cardinale e della Coffee House di Palazzo Colonna, nonché giornalista di moda e costume. Una sfilata dal sapore rock, quella per l’Autunno/Inverno 2022, grazie alla musica della dj Blade. Nel parterre vip spiccano le presenze di Anna Falchi, Liliana Fiorelli, Lucia Mascino, Eugenia Costantini, Angelica Giusto, Grazia Schiavo, Sofia Taglioni e Jacopo Rampini.

La bellezza dell’imperfezione al centro della collezione disegnata da Alessandra Cappiello

Come sempre è la consapevolezza dell’imperfezione, che caratterizza l’essere umano nella sua indole più profonda, a simboleggiare la forza della donna Morfosis e il filo conduttore dello show. La direttrice creativa del marchio la riassume così: “Scegliere uno stile scintillante restando ancorati alla realtà, alla quotidianità, all’eleganza di quel vestito, quella camicia, quel cappotto che proprio vorremmo sempre ritrovare nel nostro armadio. Affermare il proprio modo di essere attenti alle risorse del pianeta scegliendo capi destinati a restare nel tempo”. In passerella velluti e sete si affiancano alla leggerezza dei pizzi e alle trame dei preziosi jacquard, dove tralci di rose si abbracciano tra loro e le fantasie si sovrappongono, miscelandosi per creare look eleganti e sempre graffianti in ogni occasione, questa volta anche per le spose.

Morfosis moda brand
Il finale dello show (ph. by Michele Simolo)

Uno stile esclusivo nella continuità con l’artigianato, la manualità e la preziosità di una volta. La ricerca dei dettagli materici è frutto della collaborazione coi migliori artigiani e atelier europei; tutto concorre all’obiettivo di un prodotto finale mai scontato, non omologato.

Gli abiti sono esaltati dalla cornice, costruita nel 1730 dall’architetto Paolo Posi, le cui colonne si narra provengano dal Pantheon. La struttura della Galleria del Cardinale Colonna era originariamente destinata a biblioteca e sala espositiva della ricca collezione pittorica ed archeologica della famiglia. La Sala da Ballo, ai tempi dell’affittuario ambasciatore di Francia, nel 1803 ospitò la cerimonia del battesimo delle due gemelle Savoia, Maria Teresa e Maria Anna, futura imperatrice d’Austria. Una selezione di capi della collezione è già disponibile in un pop-up store al Coin Excelsior di via Cola di Rienzo.

Nell’immagine in apertura, Alessandra Cappiello con le due spose al termine del défilé Morfosis F/W 2022 (ph. by Michele Simolo)

Sean Teale, il “nemico” di Romeo e Giulietta

Raggiungo Sean Teale via Zoom perché si trova a Los Angeles, dove il 6 ottobre, all’El Capitan Theatre, nel cuore di Hollywood, ha debuttato Rosaline, produzione della 20th Century Studio nonché “spin-off” di Romeo e Giulietta, disponibile dal 14 ottobre su Disney + e Hulu in altri paesi.

L’entusiasmo intorno a questo progetto è davvero incredibile, promette due ore di vero intrattenimento e colpi di scena, che di questi tempi fanno bene a tutti.
Ad ogni modo il ragazzo, inglese con origini venezuelane, non si ferma: ha infatti appena finito di girare una miniserie thriller per Netflix, di cui non può ancora svelare il nome, che uscirà nel 2023.

Sean Teale 2022
Sean Teale (ph. by Nick Thompson)

Intervista con Sean Teale

Allora com’è andata la prima di Rosaline, ieri sera?

Come puoi sentire dalla mia voce roca, mi sono divertito; non fumo, solo ho riso talmente tanto che le mie corde vocali mi hanno abbandonato.
Per me, comunque, è stata l’occasione per rivedere tutto il cast del film, con cui ho trascorso il miglior “campo estivo” di sempre in Italia, e per celebrare tutti insieme il lavoro svolto. Si tratta di una commedia e la risposta al cinema è stata ottima, quindi siamo stati davvero felici.

Si tratta di una sorta di spin-off di Romeo e Giulietta, giusto?

Esattamente, non si può parlare della stessa storia nello stesso modo, quella di Rosaline è un’angolazione diversa. Se Leonardo DiCaprio in Romeo + Giulietta girava con una camicia hawaiana noi abbiamo osato molto di più, ecco.

Raccontami di Dario, il tuo personaggio nel film.

Dario è davvero un ragazzo fantastico, un militare pluridecorato che in realtà non vorrebbe essere coinvolto nella storia; infatti, quando arriva a Verona, vorrebbe solo starsene in santa pace dopo aver navigato tanto in mare, tra Genova e Venezia. Forse vorrebbe anche trovare l’amore della sua vita ma, ad un certo punto, incontra Rosaline che è un vero uragano, pronta a stravolgere i suoi piani.

Dove avete girato in Italia?

La cosa più divertente è che non siamo stati neanche un giorno a Verona, incredibile no? Questa è la vera bugia del cinema, è tutta un’illusione, abbiamo girato tra Roma, Viterbo e San Gimignano, tutti posti magnifici ma, purtroppo, mai nella città dove ha luogo il romanzo.

“Mi ricarico quando sono circondato da persone e posso ascoltarle, parlarci, soprattutto ridere insieme”

Romeo Giulietta 2022 film
Sean Teale (ph. by Nick Thompson)

Hai imparato un podi italiano mentre eri nel Bel Paese?

Un pochino sì, anche perché mio padre viene dal Venezuela, è nato a Milano e ora vive a Parigi, io poi in ogni contesto son sempre stato quello dai tratti somatici mediterranei. Sul set addirittura ognuno incaricava me di prenotare cene, taxi, qualsiasi cosa; diciamo quindi che mi sono dovuto arrangiare.

Qual è stato il momento più divertente delle riprese?

Guardando adesso come sono andate le cose, è stato quello della scena più divertente del film, girata per due giorni in un bellissimo monastero antico; eravamo davvero tanti, quando il regista o il suo assistente cercavano di richiamarci all’ordine eravamo come gatti selvatici, indomabili. Una scena veramente cruciale, è quella dove muore Romeo.

“Mi rimane quel senso di giustizia che mi porta a lottare ogni qual volta vedo persone in difficoltà o che hanno bisogno di aiuto”

Sean Teale
Sean Teale (ph. by Nick Thompson)

Cosa ti rende veramente felice nella vita?

A dire la verità trovo che la vita sia davvero complicata, tra famiglia, lavoro, amici e sovrastrutture che ci impone la società, l’industria del cinema, poi, non è sicuramente tra le più facili. Di certo una cosa che amo è conoscere persone nuove. Come tutti ho bisogno dei miei momenti di solitudine, ma la realtà è che mi ricarico quando sono circondato da persone e posso ascoltarle, parlarci, soprattutto ridere insieme. Anche il calcio mi rende felice.

E, all’opposto, cosa ti fa davvero arrabbiare?

Semplice, il calcio! Da ragazzo sono cresciuto con l’idea di diventare avvocato, poi la vita mi ha portato a fare l’attore, ma rimane in me quel senso di giustizia che mi porta a lottare ogni qual volta vedo persone in difficoltà o che magari hanno bisogno di aiuto; l’ingiustizia, in effetti, mi fa davvero arrabbiare. Comunque, ho potuto provare l’ebbrezza di vestire i panni di un avvocato in una serie tv, avvicinandomi molto al mio sogno di un tempo.

Rosaline film 2022
Sean Teale (ph. by Nick Thompson)

Credits

Talent Sean Teale

Photography Nick Thompson

Styling Fabio Immediato

Grooming Shukeel Murtaza 

The Look of the Year 2022, la finale italiana

La scorsa settimana la Sicilia ha accolto per la prima volta uno dei concorsi di bellezza più famosi al mondo, The Look of the Year, che individua – e premia – modelle e modelli destinati, con tutta probabilità, a diventare futuri big delle passerelle. Tra Gela, Scala dei Turchi e Agrigento si sono infatti svolte le prefinali, per arrivare poi alla finale al teatro Luigi Pirandello, nella città dei templi.
Il celebre concorso, negli anni, ha visto trionfare supertop come Cindy Crawford, Gisele Bündchen, Linda Evangelista, Stephanie Seymour, fino ad arrivare a volti noti della scena nostrana, da Elena Santarelli a Natasha Stefanenko ed Elenoire Casalegno.

Quest’anno la direzione è stata affidata a Mario D’Ovidio dell’omonima agenzia di model management, affiancato nell’organizzazione dalla brillante ed efficientissima Veronica Caruso; con il loro team, sono riusciti a tenere insieme nel coordinamento sessanta ragazze, provenienti da tutte le regioni. Durante l’evento hanno sfilato le prefinaliste, che hanno vissuto il taglio da 60 a 30 e poi da 30 a 15.
A sposare il progetto, grandi stilisti e marchi come Parah, JMonteiro, Gabriele Bonomo di Jariel e Ivana Pantaleo di Nanaleo Clotherapy.

The look of the year finale 2022
La finale italiana di TLY 2022 al teatro Pirandello di Agrigento

6 ragazze italiane parteciperanno alla finale mondiale di Sanremo, dal 18 al 23 ottobre

A presentare la kermesse, per tutte le serate conclusive, Angelo Palermo e la bellissima, plurifasciata Serena Petralia, una donna dal fascino tutto mediterraneo. Facevano parte della giuria tecnica, che ha osservato per giorni le candidate e ha poi scelto le rappresentanti italiane di The Look of the Year, oltre alla modella siciliana – ma milanese d’adozione – Dalila Mendola, la tiktoker (nonché Miss Sicilia 2022) Giulia Vitaliti e Julia Magrone, influencer da milioni di views, entrambe provenienti dal mondo della moda ma con uno sguardo attento a quello del cinema.

The look of the year italia finaliste
Carlotta Gallina

Il lungo e attento lavoro della giuria, coadiuvata dal direttore nazionale, ha portato alla scelta delle rappresentanti dei 6 titoli di TLY che rappresenteranno l’Italia alla finale mondiale, in programma a Sanremo dal 18 al 23 di ottobre. La vera vincitrice, però, è stata la 16enne Carlotta Gallina, altissima, bellissima e determinata nonostante l’età, che insieme alle vincitrici delle altre fasce si è aggiudicata la finalissima. Le ragazze che accederanno alla finale mondiale saranno in tutto 12: oltre a Gallina, Gioia Sartor, Dea Di Pucchio, Miriam Messina, Michelle Perez, Kimberly Mentor, Morena Ferrera, Camilla Franchetto, Isabel Tramontina, Greta Remorgida, Taisiia Bugaets e Aurora Solarino, che si è aggiudicata il pass durante la stagione.

Nell’immagine in apertura, un momento della finale al teatro Pirandello di Agrigento

‘Wanna’, la serie Netflix sulla famigerata teleimbonitrice italiana

È appena uscita (il 21 settembre) la docuserie prodotta da Netflix Wanna, con testimonianze e filmati d’epoca che ripercorrono la rocambolesca ascesa al successo di Wanna Marchi. Si parla dei primi anni ‘80, quando in ogni paesino sorgeva una tv privata che cercava di presentare o vendere qualcosa, tanto da far diventare il piccolo schermo un grande supermercato. La Marchi, che aveva origini umili, contadine, ha capito da subito che questo nuovo modo di vendere e far pubblicità poteva fare al caso suo.

Wanna Marchi Netflix
Wanna Marchi nello studio di Lupo solitario, nel 1987 (ph. by Mondadori Portfolio/Mondadori via Getty Images)

Ascesa e caduta della più famosa teleimbonitrice italiana

Sono tante le vite vissute dall’ex regina delle televendite: la prima ascesa fu inarrestabile, con guadagni che arrivavano fino a cinque miliardi di lire al giorno, qualcosa di praticamente inimmaginabile sino a quel momento.
Lo “scioglipancia”, che in realtà non ha mai sciolto nessuna pancia, era diventato un must-have per tutti gli italiani, che rimanevano ore ed ore a guardare le sue trasmissioni.
Da un piccolo negozio a Ozzano dell’Emilia si spostò rapidamente in uno più grande, dal piccolo appartamento degli inizi a una grande villa, poi il superattico a Milano Marittima, una sorta di Dynasty de noantri insomma.

Wanna Marchi Stefania Nobile serie
Wanna Marchi e Stefania Nobile al Maurizio Costanzo Show

La figlia e complice, Stefania Nobile, racconta di aver speso più di quindici miliardi in orologi. Una vita sfarzosa che le portò alla bancarotta nel giro di qualche anno, anche a causa della pessima gestione del denaro di entrambe, che avrebbero poi ammesso come i soldi avessero dato loro alla testa.
A seguire, l’accostamento alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, decine di persone indagate, procedimenti che sono andati di pari passo ai maxiprocessi dei mafiosi condannati al 41 bis.

Una volta conosciuto Attilio Capra De Carré, vicino di casa in Sardegna, un uomo facoltoso, forse marchese, sicuramente con conoscenze che comprendevano Marcello Dell’Utri e altri esponenti politici, il gioco era fatto, la ricostruzione di un nuovo impero delle Marchi è alle porte.
Non vi era trasmissione che non volesse ospite la teleimbonitrice, era diventata la prezzemolina di Rai e Mediaset, garantiva sempre l’effetto shock sul pubblico. Anche in questo caso, però, il sodalizio durò poco, Wanna e Stefania decisero infatti di ritentare da sole, anzi, in compagnia del Maestro do Nascimento, il quale altri non era che il cameriere di De Carré, in una nuova società nata nel 1996, Asciè.

La nuova avventura televisiva col Maestro do Nascimento, tra malocchi, talismani e numeri fortunati

Abbandonate le alghe e le creme, in questa nuova avventura avrebbero puntato tutto sulle loro abilità di teleimbonitrici vendendo numeri fortunati, che non sarebbero mai usciti, e sulla debolezza di persone disperate in cerca di un appiglio.
Il pino era di fidelizzare il cliente con i numeri fortunati per poi poter di conseguenza vendere loro talismani, sali ed amuleti per togliere malocchi e augurare la buona sorte, tutto privo di senso e fondamenta ovviamente.
Il castello crollò grazie a un’inchiesta giornalistica condotta da Jimmy Ghione per Striscia la notizia, che le portò a un altro processo, con numerosi indagati, altrettante condanne e una lista di persone da risarcire che richiedeva cinque minuti per essere letta.

Wanna serie tv
La Marchi in una scena di Wanna

La conclusione è arrivata nel marzo 2009 con la condanna a 9 anni e sei mesi per Wanna Marchi e nove anni e quattro mesi per sua figlia. Tre anni, invece, a Francesco Campana, compagno di Marchi, con la motivazione di bancarotta fraudolenta per il fallimento della società Asciè.
Nel 2011 è stata concessa ad entrambe la semilibertà, insomma tante parole e sofferenza arrecata alle vittime per un pugno di sabbia, non credo sia stata fatta davvero giustizia. Nonostante il carcere, la signora Marchi non sente ancora la necessità di un pentimento, sostiene anzi che certe persone vadano fregate, perché quello è il loro destino.

Wanna Marchi serie 2022
Wanna Marchi e Stefania Nobile in una delle loro famigerate televendite

Nell’immagine in apertura, Wanna Marchi in un episodio della docuserie Netflix

Miguel Gobbo Diaz alla Mostra del Cinema di Venezia con ‘Il tempo è ancora nostro’

L’attore Miguel Gobbo Diaz, di origine dominicana ma naturalizzato italiano, è un volto conosciuto grazie a diverse serie di successo, su tutte Nero a metà, che lo ha consacrato presso il grande pubblico.
Non nuovo al Festival del Cinema di Venezia, anche quest’anno è approdato in laguna direttamente dalla sua Vicenza, per un ottimo motivo: la presentazione del film di Maurizio Matteo Merli Il tempo è ancora nostro, presso lo Spazio Hollywood Celebrities Lounge, che vedremo in sala nel 2023.

Miguel Gobbo Diaz
Miguel Gobbo Diaz, ph. by Cosimo Buccolieri

Come racconta Miguel, non è la prima volta che si trova a collaborare con il regista, li accomuna anzi un rapporto di stima ed affetto reciproco.

Come ci sente il giorno prima dell’arrivo alla Mostra del Cinema di Venezia?

Direi molto bene, è un qualcosa che ogni attore ama e aspetta in ogni occasione in cui ci sia da presentare un nuovo progetto, in più sono in Veneto, a casa mia quindi, e indubbiamente mi sento in una zona di comfort che mi rende felice.

Nero a metà attori
Miguel Gobbo Diaz, ph. by Cosimo Buccolieri

“Questo progetto è un’ottima opportunità per dimostrare che Maurizio Matteo Merli è davvero un talento”

Cosa puoi dirmi riguardo il film appena presentato, Il tempo è ancora nostro?

Si tratta di un’opera prima, ma il regista, Maurizio Matteo Merli, ha una grandissima esperienza e tanti altri progetti in lavorazione; a mio parere, inoltre, è un bravissimo scrittore, non è la prima sua sceneggiatura che leggo, devo dire che sono sempre state tutte di ottimo livello, in più abbiamo un bellissimo rapporto. Ci conosciamo dal lontano 2014, quando abbiamo girato La grande rabbia di Claudio Fragasso; questo progetto è un’ottima opportunità per dimostrare che è davvero un talento.

Miguel Gobbo Diaz Instagram
Miguel Gobbo Diaz, ph. by Cosimo Buccolieri

Raccontami del personaggio che interpreti.

Il mio è un giovane antagonista che darà filo da torcere al protagonista Tancredi. Posso dirti che ruota tutto intorno all’ambiente del golf; molto bello quindi, perché parla di uno sport che fino a qualche anno fa era praticamente inaccessibile per le persone comuni, a causa dei costi elevati delle strutture ospitanti. Ora invece le cose stanno un po’ cambiando, è una disciplina che si sta avvicinando anche alle classi meno abbienti, dando delle opportunità a persone che potenzialmente potrebbero diventare dei campioni.
Il servizio che può fare il film è proprio quello di sensibilizzare il pubblico nei confronti di questa disciplina sportiva. Il mio personaggio, che si chiama Paco ed è veneto, è un campione al top sia a livello nazionale che internazionale, e allo stesso tempo riesce a riscattare la propria vita, sarà bello proprio per tutti gli intrecci che si sviluppano.

E tu? Sei appassionato di golf?

La verità è che mi sto avvicinando adesso a questo sport, anche se già qualche anno fa, mentre ero a Roma per girare Nero a metà, mi ero ritrovato a guardare alcune partite; devo dire che mi ha appassionato da subito, quindi ho provato, ho giocato e forse adesso mi allenerò. È una passione che potrebbe crescere.

Miguel Gobbo Diaz film
Miguel Gobbo Diaz, ph. by Cosimo Buccolieri

Credits

Talent Miguel Gobbo Diaz

Photographer Cosimo Buccolieri

Styling and production Romina Piperno

Grooming Kim Gutierrez @Studio Repossi

Press office Lorella Di Carlo

Agency TT Agency

Nell’immagine in apertura, Miguel Gobbo Diaz ritratto da Cosimo Buccolieri

Glitterbox, the best party in Ibiza

La stagione estiva 2022 non si è ancora conclusa ma, con le cifre portate a casa dalla Spagna e dalle isole Baleari, si può già dire che sia stata esplosiva, con numeri turistici da record.

Come sempre gli italiani e gli inglesi sono i più assidui frequentatori della isla bonita, anche se quest’anno è stata predominante la presenza degli americani, un po’ per le crociere, un po’ per l’attrazione del clubbing in sé. Ovviamente l’offerta per i club-goer è sempre di livello superiore, possiamo comunque dire che, nel complesso, è stata altissima la qualità di questa stagione post-pandemica.

Hi Ibiza discoteca
Una serata Glitterbox all’Hï Ibiza

Glitterbox, la serata cult del club numero uno al mondo

Il Glitterbox all’Hï Ibiza è sicuramente l’evento cui non si può mancare, in scena tutte le domeniche con atmosfera e musica da portare con sé anche al ritorno dalle vacanze.
Ho avuto l’occasione di parlarne con Fabiano Goulart, Brand Ambassador e VIP Host del party, che si occupa dell’accoglienza di ospiti da tutto il mondo.

Glitterbox Ibiza 2022

Partiamo dal locale che ospita la serata, ovvero l’Hï Ibiza, giudicato da diversi anni consecutivi il club numero uno al mondo da DJ Mag. Sorto sulle ceneri del celeberrimo Space, è stato ricreato come un luogo elegante e raffinato, con un impianto stereo da far invidia ai migliori concerti di Las Vegas; non a caso i migliori dj internazionali fanno carte false pur di potervi suonare. La maggior parte di essi fa parte di quella che è la più grande e storica etichetta discografica al mondo di house music, ovvero la Defected. Lo spirito del Glitterbox, infatti, è proprio quello di riportare indietro il pubblico ai mitici anni ‘90, la golden age della house; tutto, dai ballerini di vogueing agli allestimenti, ci riporta a quelle atmosfere e sonorità.

Glitterbox Hi Ibiza

Il club si suddivide in un giardino, costituito da tende d’ispirazione navajo che fungono da privé, una sala grande ed una più piccola con musica maggiormente sperimentale, sono però le toilette il posto più ambito per ballare; sì, proprio così, i bagni, dov’è quasi impossibile ritagliarsi uno spazio vitale, ma l’energia dell’ambiente è davvero magica.

Da non perdere assolutamente il closing party del 2 ottobre, dove la farà da padrone un king del dj-set del calibro di Bob Sinclar.

Ibiza migliori discoteche

Dai film alla musica, un nuovo debutto per Sergio Ruggeri

Sergio Ruggeri testate
Pants Versace Jeans Couture, knit MRZ, sneakers Antonio Marras, earring Nove25

Sergio Ruggeri, romano, segni particolari: bellissimo, artista a 360 gradi. Lo abbiamo potuto apprezzare come attore in diverse serie tv (come Baby) e al cinema, ma ora siamo qui per conoscere il nuovo lato di Sergio, il più introspettivo, quello del cantautore. La passione per la musica c’è sempre stata, ora però ce la sta regalando canzone dopo canzone. La prima è stata Testate, poi Farmacie ed in ultima battuta Patatrac; fanno tutte parte di un EP che completerà il quadro, che ci presenterà in estate.

La sua attenzione e cura di livello cinematografico, invece, la possiamo vedere soprattutto nei video che accompagnano i tre brani, nei quali ci racconta tutto ciò che prova e ha provato, andando a scavare nel profondo delle relazioni tossiche, narrandole e mettendole a fuoco a modo suo.

Sergio Ruggeri farmacie
Shirt and leather pants Desa 1972, boots Bruno Bordese, jewelry Nove25

Un giorno di qualche mese fa, aprendo il tuo Instagram, si era azzerato tutto, come mai?

Avevo voglia di mettere in primo piano, e di far capire alla gente, che stavo lavorando a un progetto nuovo, qualcosa cui tengo tantissimo, ovvero le mie canzoni. Ho voluto concentrare l’attenzione delle persone che mi seguivano sul fatto che mi sto dedicando anima e cuore alla scrittura e alla musica.
Bisogna sempre azzerare per ripartire, il che non vuol dire che nella vita reale faccio solo questo, continuo a studiare e fare provini, però non ti nascondo che sto impiegando tantissimo tempo ed energie per completare l’album. Era un po’ come dire “Sergio è anche questo, ve lo sbatto in faccia, fatemi sapere cosa ne pensate”.

Da dove parte il tuo progetto musicale?

La verità è che ho sempre avuto dei pezzi che curavo da solo in camera, senza sapere come, però scrivevo e mi facevo le mie cose da solo. Poi due anni fa ho avuto la fortuna di conoscere il mio socio, Matteo Gasparini, che adesso è anche il mio produttore, da lì ho iniziato ad andare in studio e lavorarci seriamente. Comunque scrivo da sempre, non è una novità per me, anzi, io quando sono fermo a un semaforo prendo lo smartphone e segno qualcosa sulle note. Solitamente di notte sviluppo quello che ho pensato, elaboro una canzone. Di solito non ci impiego tantissimo, se sento che ci sto mettendo troppo vuol dire che c’è qualcosa che non va e lascio perdere.

Sergio Ruggeri Baby
Total look Antonio Marras, earring Nove25

Come ti sei avvicinato alla scrittura?

Le prime volte che andavo dallo psicologo, non avevo questa capacità di raccontarmi, quindi – tra virgolette – perdevo tempo, e lui allora mi aveva consigliato di scrivere tutto ciò che mi faceva stare bene o male, come fosse un compito in classe, e quando andavo da lui potevo leggerglielo a voce alta.

Cosa vuoi raccontare di te con la musica?

Racconto davvero tanto, soprattutto per chi non mi conosce, nel senso che son cose che trapelano quando sono in giro nella mia vita quotidiana. Da febbraio sono usciti tre brani, ora ne usciranno altrettanti.
Mi concentro soprattutto su quello che provo all’interno di un rapporto tossico, cioè quel tipo di amore che, anche quando arrivi alla consapevolezza che non ti fa stare bene, fai di tutto per non vedere, continui a sbatterci la testa e soffrire; a quel punto, vuol dire che si sono davvero innescate dinamiche tossiche. Due persone che sanno di non farsi bene non dovrebbero starsi vicino.

Parlami dei video che sono usciti insieme ai brani, piuttosto grafici e forti.

Se abbassi il volume sono tre cortometraggi, abbiamo puntato tantissimo sull’unire le due mie passioni, quella cinematografica e la musica. Nel terzo video hanno lavorato per me due attori bravissimi, Francesco Gheghi e Giulia Maenza, li ringrazio molto.
Nel video di Patatrac racconto proprio questo, il suicidio d’amore, si tratta però di due persone che, prima di uccidersi, fanno l’amore, consapevoli di non essere divisi anche se alla fine dovrebbero.

Mi avevi detto che volevi raccontare del tuo essere introverso...

Raccontare cose che non vengono raccontate: mi fa davvero piacere, credo sia questa la mia chiave di trasposizione. Ad esempio nel secondo video, Farmacie, abbiamo narrato un momento molto, molto intimo ed introverso di Sergio, nonché dell’uomo in generale; penso che la cosa peggiore che possa succedere a chi soffre per una relazione finita sia proprio masturbarsi sulla sua ex. Ditemi tutto insomma, ma non che sono banale.

Quindi scrivere è terapeutico?

Per me vedere un foglio pieno è un segno di riuscita, riesco a dirmi che ce l’ho fatta.

Sergio Ruggeri musica
Total look Iceberg X Kailand O. Morris
Sergio Ruggeri artista musica
Vest Di Liborio, cargo pants Antonio Marras, earring Nove25, leather bracelet stylist’s archive

Credits

Talent Sergio Ruggeri

Editor in Chief Federico Poletti

Text Fabrizio Imas

Photographer Davide Musto

Stylist Alfredo Fabrizio

Photographer assistant Valentina Ciampaglia

Stylist assistant Federica Mele

Hair & make-up Laura Casato @simonebelliagency

Hair & make-up assistant Chiara Crescenzi @simonebelliagency

Location Novotel Roma Eur

Nell’immagine in apertura, Sergio Ruggeri indossa maglia MRZ, orecchino Nove25

L’empowerment femminile del nuovo cinema italiano: Maria Chiara Giannetta e Matilde Gioli

Dresses Giorgio Armani

Maria Chiara Giannetta e Matilde Gioli, due attrici al massimo splendore della loro carriera che, nella stagione 2021/2022, si sono fatte notare come super protagoniste.
La prima nelle vesti di Blanca, serie che ha sbancato lo share targata Rai1, e a ruota con la sua co-conduzione nella serata del venerdì del Festival di Sanremo, al fianco di Amadeus, dove ha brillato per eleganza e simpatia. Al momento è impegnata nelle riprese di Don Matteo, dove ha rincontrato il suo partner in Doc – Nelle tue mani, Luca Argentero. La seconda, anche lei protagonista del medical drama in onda su Rai1 (per il quale parliamo di numeri record di ascolto, oltre il 30% di media), è ora al cinema con la nuova commedia di Fausto Brizzi Bla Bla Baby; d’altronde, che fosse bellissima e con la battuta sempre pronta, lo sapevamo già.

Due donne forti che si raccontano, Nord e Sud, l’Italia nelle sue mille sfumature, sempre con l’ironia giusta, accomunate da una grande passione per la natura e in particolare l’equitazione. Ad avvicinarle a questo sport, infatti, è stato proprio il loro mestiere.

Maria Chiara Giannetta attrice
Headpiece The Beatriz, dress Philosophy di Lorenzo Serafini

Cosa avete pensato la prima volta che vi siete viste? (Il primo incontro live è stato proprio sul set di ManInTown per lo shooting che vedete qui, con un grande fil rouge, ovvero il loro ufficio stampa, Valentina Palumbo, nda)

Maria Chiara: All’inizio sono sempre parecchio timida, ma proprio per la stima professionale che provo nei suoi confronti ritrovarci lì è stato un momento molto forte.

Matilde: Gli shooting fotografici per come siamo fatte entrambe sono dei momenti decisamente intimi, ti sono tutti intorno per giudicarti, e il braccio è troppo grosso, il vestito cade male, insomma ti senti sola; invece vivere quel momento tipo “carciofo messo li” con Maria Chiara è stato un bonding moment, ci ha unite.
Devo dire che mi ha davvero colpita quando l’ho vista sul palco di Sanremo: a parte l’eleganza, che non sempre si riesce a esprimere in quella manifestazione, ha dimostrato di avere una grande forza, qualità che io non ho in certi momenti.

Matilde Gioli bellissima
Maria Chiara: jacket, shirt and skirt Dior, boots Bruno Bordese; Matilde: shirt, dress and rings Dior, boots Bruno Bordese

Nonostante siate due ragazze con idee ben chiare e la testa sulle spalle (ce lo diranno dopo), vi abbiamo sempre viste in serie di successo in ruoli molto forti, che hanno spinto gli spettatori a seguirvi nelle rispettive avventure e noi del magazine a scegliervi per la copertina di questo numero. Come ci si sente a essere le donne del momento?

MC: Restiamo con i piedi per terra, senza forzature. Amiamo il nostro lavoro, poi nella vita privata ho la necessità di scrivere, leggere e vedere il mio film quotidiano, ci viviamo il momento mentre lavoriamo e poi siamo solamente Matilde e Maria Chiara.
Sono cosciente, però, del fatto che il riconoscimento non ce lo diamo da sole, spetta ovviamente al pubblico.

M: Su questo noi siamo simili, non vuol dire che ci sia un carattere giusto o sbagliato, però c’è chi fa questo mestiere e cerca di essere acclamato e desiderato in ogni momento, perché ovviamente gli fa piacere, sente il bisogno un certo tipo di adrenalina. Io e lei magari ci gasiamo per altre cose, ma non per il sentirci dire che siamo le donne del momento.

Matilde Gioli film
Headpiece Pasquale Bonfilio Hats, top and shorts Givenchy, rings and bracelet Etrusca Gioielli, rings (left hand) Givenchy

Che cosa vi ha stupite di più di questa stagione 2021/22?

MC: Personalmente è arrivato tutto insieme, come una valanga, mi ha proprio stupito il modo consequenziale con cui si sono succeduti gli eventi e la loro velocità, prima Blanca e a ruota Sanremo 2022.

M: Mantengo sempre un forte distacco dal mio lavoro, e nel lungo termine mi rendo conto che sto crescendo, di aver ricevuto numerose soddisfazioni in questi due anni così difficili, in cui tanti colleghi di enorme talento hanno invece faticato.
Voglio essere sempre pronta all’eventualità che un giorno magari non interesserò più; potrebbe succedere, prima di fare l’attrice svolgevo un lavoro diverso, quindi potrei tornare indietro senza sentirmi sbagliata.

Matilde Gioli stile
Matilde: hat STM Hats, maxi gilet COS; Maria Chiara: dress GRK

C’è un ruolo che non avete ancora interpretato e vorreste fare?

MC: Personalmente vorrei interpretare un personaggio negativo. Quello che voglio dire è che di solito le donne sono cattive oppure stronze (o, aggiunge la Gioli, tr**e, nda), invece il racconto del lato oscuro di un personaggio femminile è più raro. Bisogna sempre chiedersi quale sia il fine che giustifica i mezzi, dunque nel caso sia una stronza: perché? Insomma, avere la possibilità di esplorare tutte le sfumature.

M: Ci sono tantissimi ruoli in cui potrebbe spaziare la tv italiana, Maria Chiara ha avuto la fortuna di essere protagonista assoluta di una serie crime con un personaggio non vedente, abbastanza unico, raro da vedere. È stato bello vedere la costruzione di un personaggio come Blanca.

Maria Chiara Giannetta Sanremo abiti
Maria Chiara: dress Gianluca Saitto; Matilde: dress Amen, shoes Le Silla

C’è mai stato un momento o una situazione in cui vi siete chieste “chi me l’ha fatto fare?”

M: In realtà questa sensazione può esserci stata, ogni set è però una situazione diversa; quindi, anche l’armonia con tutte le persone che ti circondano cambia.
A me è sempre andata piuttosto bene, poi mi è capitato di confrontarmi con colleghi più grandi; pendi dalle loro labbra perché vuoi e sai di poter imparare e, invece, viene fuori un divismo totalmente fuori luogo, e ti deludono.

MC: Però allo stesso tempo situazioni del genere ti motivano, perché capisci che non vuoi essere così e ti viene da dirlo agli amici: “se vedi che mi comporto così dimmelo eh!”. Bisogna rimanere se stessi, consapevolmente, perché davanti a noi c’è sempre un essere umano da rispettare.
All’inizio del mio lavoro, quando per ovvie ragioni non potevo padroneggiare nulla, mi è capitato eccome di chiedermi chi me lo avesse fatto fare. La cosa più difficile è resistere, sono una fan del crederci, e più ci credi, ne sei consapevole, più si avvicina l’obiettivo. Nel nostro mestiere il precariato è il nuovo posto fisso.

Matilde Gioli modella
Maria Chiara: headpiece Ilariusss, top and pants Etro, choker Casa Bruni Bossio, necklaces Barbara Biffoli, shoes Le Silla; Matilde: headpiece The Beatriz, bra Wolford, skirt and belt Michael Kors, ring Casa Bruni Bossio, shoes Mario Valentino

Siete anche accomunate dal “girl power”, come si diceva negli anni ‘90, cosa mi dite a proposito?

MC: Siamo entrambe fan di altre colleghe, abbiamo superato il periodo delle dive dove dovevi avvelenare la protagonista per avere il ruolo, in quanto eri solo una sostituta.
Noi parliamo dei lavori, ci confrontiamo, ci diamo consigli e poi sappiamo che se ci scelgono, come dice Matilde, dipende dai gusti altrui. Senza contare che siamo tutte uniche.
Nella nostra generazione c’è realmente voglia di cambiare, di farlo anche sulla carta, come dimostrano le nuove associazioni nate per dare un po’ più di dignità a questo mestiere.

M: Quando un ufficio stampa condivide due talent per lo stesso progetto è regola che non si parli davanti all’altro di dettagli lavorativi, per una questione di riservatezza e rispetto. Nel caso di questo shooting era talmente tanta la serenità che ci accomunava, che si saltava da un discorso all’altro, senza filtri, è stato bellissimo proprio perché raro. Te lo dico senza retorica né dietrologie.

Matilde Gioli Maria Chiara Giannetta
Matilde: headpiece Ilariusss, dress Max Mara; Maria Chiara: headpiece Pasquale Bonfilio Hats, dress Max Mara

Chi dice più parolacce? (Rispondono all’unisono: tutte e due!, nda)

M: Arrivo da un’educazione borghese, quando ero piccola anche la parola casino era bandita. Così, andata via di casa, sono stata avvolta da un delirio e mi sono liberata, mangiando anche tutte le merendine che mi erano state proibite.

MC: Per me vale la stessa cosa, i miei genitori sono stati bravissimi, però a casa non si parlava dialetto (pugliese) né si dicevano parolacce. Soprattutto mio padre, da amante della buona cucina sana, non mi aveva mai fatto avvicinare a un cordon bleu.
Finale della storia: quando sono andata a vivere da sola ho riempito il freezer di schifezze e ho iniziato a dire parolacce come se non ci fosse un domani, o quasi. È tipico della “castrazione al contrario” fare poi quello che ti pare.

Matilde Gioli serie tv
Hat Pasquale Bonfilio Hats, dress Atelier Angela Bellomo
Maria Chiara Giannetta Blanca
Hat Pasquale Bonfilio Hats, bodysuit Amina Muaddi x Wolford, necklace Etrusca Gioielli

Credits

Talent Maria Chiara Giannetta & Matilde Gioli

Photographer Davide Musto

Fashion editor Valentina Serra

Text Fabrizio Imas

Ph. assistants Valentina Ciampaglia, Giacomo Gianfelici

Fashion editor assistant Federica Picciau

Hair stylist Alessandro Rocchi @simonebelliagency

Make-up Giulia Luciani @simonebelliagency

Nell’immagine in apertura, per Maria Chiara Giannetta e Matilde Gioli: total look Giorgio Armani

Greg Tarzan Davis e il suo momento magico con ‘Top Gun: Maverick’

Greg Tarzan Davis sta vivendo quello che solitamente viene definito il momento d’oro, tutto ciò che aveva sognato e non sapeva potesse realizzarsi, ecco sta succedendo proprio adesso.
Dal 25 maggio potremo vedere l’attore al cinema, coprotagonista con Tom Cruise nel sequel più atteso di sempre, Top Gun: Maverick, che dopo tanti rinvii a causa della pandemia finalmente sarà visibile al pubblico sul grande schermo.
Ma non basta, sarà infatti anche in Mission: Impossible 7 nel 2023, nel frattempo è entrato a far parte di una delle più serie tv più amate, Grey’s Anatomy, giunta alla sua diciottesima stagione.

Greg Tarzan Davis age
Ph. by Kelly Balch

Come prima cosa devi dirmi come hai scelto il tuo soprannome, Tarzan.

Quando ero piccolo avevo i capelli lunghi, ero veramente terribile e mi arrampicavo ovunque; quindi, la mia famiglia ha iniziato a chiamarmi così, poi quando ho iniziato a lavorare e utilizzare i social, ho pensato che Greg sarebbe stato davvero troppo noioso, nessuno se lo sarebbe ricordato. Allora ho detto a mia madre che lo avrei cambiato e, siccome lei non era per niente felice, ho pensato di utilizzarlo come secondo nome. Ora sto procedendo legalmente per essere Greg Tarzan Davis.

Come hai iniziato a recitare?

La verità è che qualcosa che ho sempre voluto fare, guardavo Will Smith e Tom Cruise e mi dicevo “caspita, questo è quello che vorrei fare da grande”.
All’inizio però, quando provavo a fare magari una scuola di recitazione o inserirmi in una compagnia teatrale, la risposta era sempre negativa, quindi ero piuttosto scoraggiato; ho pensato perciò di focalizzarmi sullo sport, che invece andava benissimo. All’ultimo anno di college mi son sentito dire di seguire il mio sogno, del resto se non lo fai quando sei giovane quando ti ricapita?
Mi sono detto che, se fosse andata male, sarei potuto tornare a insegnare o fare qualsiasi altra cosa. Per fortuna a quanto pare non ho fallito, qualcosa di veramente buono sta succedendo nella mia vita.

Come ci si sente ad essere coprotagonista in un film come Top Gun: Maverick?

È assolutamente incredibile, mi sono trasferito a Los Angeles nel 2017 e dopo dieci mesi, nel 2018, ho iniziato a girare, e prima di questo non avevo mai fatto più di due giorni consecutivi sul set.
Posso dire che è tutto ciò che avevo immaginato pensando di lavorare a una super produzione come questa, e anche di più.

Quanto tempo avete impiegato a girarlo?

In tutto credo abbiamo lavorato dieci mesi, inclusi training e scene che abbiamo dovuto girare due volte perché alla prima c’era qualcosa che non andava; poi non ho mai utilizzato stunt, proprio come ci ha insegnato Tom Cruise, spingendoci anche dove non avremmo creduto di arrivare.

Greg Tarzan Davis Grey's Anatomy
Ph. by Kelly Balch

Dimmi la verità, quante volte è stata rimandata l’uscita del film?

Oh, mio Dio! Dunque, doveva uscire nel 2019, poi hanno scelto di posticipare, non so se realmente si possa considerare la prima volta, l’inizio è stato quello. Quindi è arrivata la pandemia e avevano pensato a giugno 2020, poi dicembre, insomma alla fine è stato rimandato ben cinque volte, ora ci siamo quasi, il 25 maggio è dietro l’angolo.
Credo che possa essere anche il film giusto per riportare il pubblico al cinema, per far capire che le sale di proiezione non sono morte. La raccomandazione di Tarzan è: “alzatevi dalla poltrona e uscite per andare al cinema!”.
I blockbuster usciti nell’ultimo periodo sono tutti basati su supereroi, invece il nostro riprende la vita reale, con personaggi a cui tutti possono relazionarsi.

Com’è stato lavorare con Mr. Tom Cruise?

È stato meraviglioso, meglio di qualsiasi masterclass, non c’è niente e nessuno che possa insegnarti tutto ciò che ho imparato da Tom Cruise. La sua generosità e disponibilità ci hanno portato quasi a saper guidare un jet da soli per davvero, non male direi.

Greg Tarzan Davis Top Gun
Ph. by Kelly Balch
Greg Tarzan Davis Instagram
Ph. by Kelly Balch

Credits

Talent Greg Tarzan Davis

Photographer Kelly Balch

Press office Portrait PR in collaboration with MPunto Comunicazione

‘Summertime’, la stagione finale

Possiamo dire che Summertime, Baby e Skam sono state le serie teen “apriporta” di Netflix per l’Italia; quello adolescenziale era ancora un pubblico da sperimentare, che, come si era dimostrato in altri paesi, è sicuramente il più attento e sensibile alle novità.
Il successo per gli attori del cast, infatti, come nel caso di Ludovico Tersigni, è stato strabiliante, al punto di vederlo conduttore anche con sua sorpresa di X Factor 15.

Summertime stagione finale

Lo stile musicale della serie, tra successi del passato e nuovi talenti italiani

Come tutte le belle storie anche Summertime giunge alla sua conclusione, e lo fa contraddistinguendosi con le note di Scossa di Sangiovanni, brano inedito del cantautore vicentino, in anteprima nel trailer.
L’artista, che dopo la partecipazione a Sanremo 2022 continua a dare voce alla sua generazione, al desiderio di amore e spensieratezza, sarà anche presente nella serie tv nei panni di se stesso.

Sangiovanni Summertime
Sangiovanni in una scena di Summertime (ph. Francesco Berardinelli, © Netflix)

Si conferma inoltre l’originale stile musicale di Summertime, che pure in questa stagione finale mescola indimenticabili successi come Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli, Pedro di Raffaella Carrà e Luglio di Riccardo Del Turco con alcuni tra i più amati artisti del panorama musicale italiano contemporaneo come Blanco, Madame, Achille Lauro, Franco126, gli Psicologi, Tananai, Bartolini e Ariete, presenti anche nella colonna sonora della seconda stagione.

Summertime 3, trama e new entry del cast

Un’altra estate è finalmente arrivata sulla Riviera romagnola: Summer sembra pronta a vivere la stagione con la spensieratezza che non ha mai avuto, Dario riceve una proposta che non può lasciarsi scappare, Sofia ritorna con la paura di essere ormai un’estranea per i suoi amici, Ale è in preda a profondi sensi di colpa.

Summer, Ale, Dario, Sofia, Edo e Blue faranno un ulteriore passo in avanti verso la scoperta di se stessi, dei propri sogni e aspirazioni. La loro amicizia, oltre all’arrivo di nuove persone all’interno del gruppo, li porterà a capire qualcosa di importante di sé e del proprio futuro.
In questo loro percorso di crescita, oltre a un più ampio vocabolario emotivo, apprenderanno che – a volte – volere bene a qualcuno può anche significare dover rinunciare a qualcosa di sé.

Summer Summertime
Ale (Ludovico Tersigni) e Summer (Coco Rebecca Edogamhe) in Summertime 3

Il cast si allarga e arricchisce di attori talentuosi e carismatici come Cristiano Caccamo, Stefano Rossi Giordani, Emilia Scarpati Fanetti, Ludovica Ciaschetti.
La ricerca più faticosa, per gli autori, è stata quella dell’interprete di Luca: cercavano un attore che oltre a suonare e cantare, portasse un’energia dirompente al racconto e, nello stesso tempo, restituisse una certa fragilità al personaggio. Dopo decine di provini è arrivato Caccamo: con un giro di chitarra e un’improvvisazione con Coco, è stato infine trovato Luca, voce dei Foster Wallace.

La terza stagione di Summertime è stata forse la più complessa. Cattleya voleva infatti chiudere il percorso narrativo dei personaggi con un finale all’altezza delle aspettative del pubblico, che ha amato le storie di questi ragazzi vedendoli crescere.

Summertime Romina Colbasso
Giulia (Romina Colbasso) e Sofia (Amanda Campana) in uno degli episodi finali della serie (ph. Stefania Rosi)
Summertime Edo e Giulia
Edo (Giovanni Maini) e Giulia (Romina Colbasso) in una scena della terza stagione (ph. Stefania Rosi)

La prima volta alla regia di Channing Tatum con ‘Io e Lulù’

Abbiamo visto e apprezzato Channing Tatum in numerosi film, ma sicuramente nessuno di noi ha dimenticato Magic Mike, che nel 2012 l’ha trasformato da attore esordiente in uno dei più desiderati divi di Hollywood.

Nato in Alabama, è stato modello, ballerino, produttore cinematografico e ora, per la prima volta, lo vediamo alla regia della nuova pellicola Io e Lulù (Dog, nell’originale), di cui è anche il principale interprete. Una produzione che ha scelto e a cui si è avvicinato perché, nella sua vita, ha sempre avuto un forte legame con i cani, e proprio nel momento in cui è venuto a mancare il suo gli è stato offerto il progetto. Era insomma praticamente impossibile che la direzione del film non diventasse un suo obiettivo.

Channing Tatum con Lulù in una scena del film

Cosa pensi del rapporto che si instaura tra umani e cani?

I cani sono molto presenti, ti danno tutto ciò che hanno, incondizionatamente, rimanendoti sempre vicini. Probabilmente non sapremo mai se hanno un’idea del futuro o quanto e se pensino al passato, però ogni volta che il padrone torna a casa, è come se fosse la prima. Sembra che non abbia la minima importanza, potrei uscire per trenta minuti e poi Cutie, la mia nuova “figlia”, è come se dicesse “oh mio Dio, sei tornato, sei tornato”.
Penso che un cane ci ricordi che la gioia è sempre accessibile; in quanto umani, ci concentriamo fin troppo sul passato e il futuro, ma si può sperimentare davvero la gioia solo nel presente. Credo che gli uomini, in qualche modo, li amino per questo motivo.

Parlaci della storia del tuo road movie Io e Lulù.

Tutto ciò di cui ha bisogno il mio personaggio, Briggs, è fondamentalmente una raccomandazione, per fare in modo che il suo capitano chiami la compagnia di sicurezza diplomatica e garantisca per lui, dicendo che è un buon soldato. Per ottenere questo, porta con sé Lulù in un viaggio in auto dalla costa nord-ovest del Pacifico al confine messicano. Un’operazione che non sarà semplicissima, se pensiamo che basti mettere un cane in macchina e partire, ecco non è esattamente così; per animali di questo tipo ci vuole un trattamento a dir poco speciale, perciò li vedremo litigare e scontrarsi tutto il tempo. Se però Briggs riuscirà a compiere la “missione”, portando Lulù a un funerale senza che nulla vada storto, allora otterrà la raccomandazione.

Quali sono le similitudini tra il tuo personaggio e Lulù?

Sono entrambi abbastanza “folli”, infatti andranno sicuramente d’accordo, procedendo insieme finché non potranno fare altrimenti. Trovo che ritrovarsi due “cocciuti” del genere, sempre pronti a chiudersi in sé e scontrarsi, è un po’ come avere delle micce pronte a esplodere; una vera e propria polveriera, che può scoppiare in qualsiasi istante. C’è un momento in cui Briggs e Lulù afferrano questa sorta di unicorno di peluche, che non potrebbe restare intatto se uno dei due non lo lasciasse, e tutto potrebbe accadere in un attimo. È molto divertente, sono uguali, l’unica differenza sta ovviamente nel fatto che uno è un cane, l’altro un uomo.

Qual è la vera sfida nel recitare con un cane?

In una scena in auto vado davvero veloce e Lulù praticamente impazzisce, perciò apro la portiera, la sgrido, divento quasi aggressivo, e quel povero animale mi guarda come per chiedersi cos’abbia combinato per farsi urlare contro, tirando indietro le orecchie. Ecco, questa cosa mi ha spezzato il cuore, perché siamo amici per la pelle, sul serio. Ognuno di noi, sul set, doveva quindi andare da lei per rassicurarla, per confermarle che le volevamo bene. La vera sfida sta nel far capire al cane che è tutto un gioco.

Il trailer di Io e Lulù

David di Donatello 2022, i vincitori della 67° edizione

Il 2022 è decisamente l’anno della ripartenza di tutte le manifestazioni, quindi anche della più prestigiosa premiazione cinematografica italiana al di fuori dei Festival, i David di Donatello, che dopo due anni di pandemia tornano con la 67° edizione in presenza a Cinecittà.
A presentarli sono stati Carlo Conti e Drusilla Foer, che si è ormai conquistata il podio della più colta e preparata delle conduttrici (chissà cosa ne diranno le sue colleghe…).

David Donatello simbologia
Il logo della serata

Ci sono tuttavia sempre un “ma” e un “forse” riguardo gli allestimenti della nostra amata Italia: è vero, siamo in un periodo di austerity, ma il palco blu e giallo non dava sicuramente lustro alla kermesse. Credo, insomma, che un filo di modernità in più sarebbe stata ottima su Rai1.

David 2022 Drusilla Foer Carlo Conti
I presentatori Drusilla Foer e Carlo Conti (ph. Ansa)

I vincitori dei David 2022

Per quanto riguarda i premi, penso che possiamo tutti condividere la vittoria di Paolo Sorrentino con il suo È stata la mano di Dio come miglior film dell’anno, meritatissima. Una pellicola così personale, intima e riuscita, con un cast meraviglioso, arrivata vicino all’Oscar a Los Angeles, doveva assolutamente vincere in casa propria.

David 2022 Paolo Sorrentino
Paolo Sorrentino (ph. Ansa)

La statuetta per il miglior attore protagonista va a Silvio Orlando, che si aggiudica il suo terzo David con l’interpretazione del camorrista detenuto di Ariaferma, bellissimo film di Leonardo Di Costanzo, battendo così Elio Germano (America Latina), Filippo Scotti (È stata la mano di Dio), Franz Rogowski (Freaks Out) e Toni Servillo (Qui rido io).

Ecco cosa ha detto per l’occasione l’interprete napoletano: «Alla prima candidatura nel 1991 ero spaesato: ora qui ci sono tanti amici coi quali lavoro. Amo tutto questo. Quest’anno sono stato col teatro in 40 città diverse e ho fatto tanti chilometri, si vedono sulla faccia e nell’interpretazione del film. L’unica cosa che posso dire è che per andare avanti bisogna muovere il c…! Dedico questo premio a mia moglie Maria Laura, la persona migliore che abbia mai conosciuto. Poi ringrazio Toni Servillo, senza il quale non sarei qui a prendere questo premio e, naturalmente, Leonardo Di Costanzo che mi ha costretto a fare questo film. Io non volevo farlo, perché è un personaggio lontano dalle mie corde». 

David Donatello 2022 Silvio Orlando
Silvio Orlando e Carlo Conti (ph. by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Come miglior attrice protagonista abbiamo una giovanissima sorpresa: la vincitrice Swamy Rotolo ha infatti soltanto 17 anni, come ha sottolineato Carlo Conti invitandola sul palco; per lei si trattava della prima candidatura. Viene considerata una giovane promessa dopo il riconoscimento per la sua parte nel dramma diretto da Jonas Carpignano, A Chiara, premiato con l’Europa Cinemas Label al Festival di Cannes 2021. L’interprete ha voluto ringraziare tutti per il riconoscimento: «Vorrei ringraziare tutta l’Accademia del cinema italiano. La mia famiglia, che mi ha sempre supportato e sostenuto. Le mie sorelle, che hanno arricchito questo film, e Jonas che, oltre ad essere un fratello, m ha fatto conoscere e amare questo mondo». 

David Donatello 2022 attrice
Swamy Rotolo

Giacomo Giorgio, il sopravvissuto

A Giacomo Giorgio è andata bene perché non ha dovuto traumatizzare la famiglia, come avviene nella maggior parte dei casi dicendo di voler fare l’attore: la settima arte scorreva già nel suo Dna. Si definisce “finto” napoletano, in quanto si è trasferito a Milano all’età di otto anni.
Protagonista della serie Mare fuori con il cattivissimo Ciro, sta per tornare in tv con la nuova ed attesissima serie Sopravvissuti, produzione internazionale e grande scommessa di Rai1, in uscita in autunno, per la regia di Carmine Elia.

Trench Tombolini, T-shirt Emporio Armani, trousers Gutteridge

Come nasce la tua passione per la recitazione?

Diciamo che per me è una tradizione famigliare, in quanto ho avuto la bisnonna e la trisnonna che erano attrici di teatro; quindi ho sempre avuto la passione per lo spettacolo, fin da piccolo.
In realtà quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo di voler fare il supereroe, poi ho capito che esisteva un lavoro che racchiudeva tutto ciò che sognavo ed era l’attore.

Sei napoletano, secondo te voi siete più bravi perché avete nel sangue l’arte del racconto?

Allora in realtà sono un finto napoletano, in quanto ho vissuto a Napoli fino all’età di otto anni, poi per undici a Milano e, da quando le cose hanno iniziato ad andare bene nella recitazione, mi sono trasferito a Roma, però la verità è che a Napoli anche il pescivendolo potrebbe fare l’attore per quanta fantasia e passione ci mette per farlo.

Sei reduce dalla seconda stagione della serie Mare fuori, la più vista su RaiPlay, secondo te perché questo successo?

Credo che sia proprio per il fatto che non abbiamo preso in giro nessuno sia nella prima che nella seconda serie, abbiamo cercato di fare qualcosa di più, che andasse al di là del racconto di una storia malavitosa, anche perché era già stato fatto.
Ad esempio, la rappresentazione del male, cioè io con il mio personaggio Ciro: abbiamo cercato di raccontarlo non solamente come un boss malavitoso, ma in primis come un ragazzo che ha sbagliato, e che perciò reagisce e agisce come tale.
Quello che emerge è che non sono il più cattivo, forse sono semplicemente una vittima. Il nostro è il racconto della prigionia mentale e culturale.
La cosa che mi ha più colpito è stata quanto possa essere trasversale tutto ciò nelle generazioni, perché mi capita spesso di incontrare persone adulte, anche sui settant’anni, che mi fanno i complimenti ed hanno visto Mare fuori.

So che è stata confermata la terza stagione, come ti sei avvicinato al tuo personaggio?

C’è stato parecchio lavoro attoriale e registico dietro le quinte con tanti scambi di idee, poi personalmente utilizzo il metodo Stanislavskij, quindi immaginare e sapere tutto quello che era successo prima al personaggio è fondamentale, così da poterlo fare mio.
E poi ho lavorato su un animale (un esercizio classico del metodo, che mi è mi è servito moltissimo),la pantera nera, proprio per le sue movenze.

Cap Borsalino, T-shirt Emporio Armani, trousers Gutteridge

Uscirà prossimamente l’attesissima Sopravvissuti, un po’ di ansia?

Sto letteralmente morendo, spero in una buona risposta del pubblico, anche perché questa volta stiamo parlando di Rai1, di un pubblico sicuramente più vasto, però Sopravvissuti non è esattamente una serie tranquilla.
È una grande scommessa, perché è una produzione italiana, francese e tedesca frutto di un’iniziativa della Rai, complessa nel titolo come nella realizzazione.

Dove avete girato?

La storia ha luogo a Genova, dove abbiamo girato sulla barca vera per appena un giorno, poi lo scafo è stato ricostruito in uno studio cinematografico e, per i restanti due mesi, abbiamo girato tutte le scene con green screen.
Insomma, è stata un’operazione complicatissima, l’imbarcazione aveva dei movimenti meccanici assolutamente realistici, e anche la pendenza era reale, come ovviamente la pioggia battente sopra di noi, per non parlare dei cannoni che sparavano acqua, è stata molto tosta, sia fisicamente che mentalmente.

Dimmi una curiosità sul tuo personaggio.

Devo ringraziare Carmine Elia che mi ha scelto in quanto anche regista di Mare fuori, ha avuto il coraggio di volermi per un personaggio che in realtà ha trentacinque anni, io invece ne ho ventitré.

A quanto pare lavori sempre, quando non sei sul set cosa ti piace fare?

Quando posso vado a teatro e guardo tanti film, ma fondamentalmente preparo i personaggi dei miei prossimi progetti.

Trench Gabriele Pasini, sweater and shorts Zegna
Jacket and trousers Gabriele Pasini, polo shirt L.B.M. 1911

Credits

Talent Giacomo Giorgio

Photographer Davide Musto

Ph. assistants Valentina Ciampaglia, Dario Tucci

Post-production Riccardo Albanese

Stylist Alfredo Fabrizio 

Stylist assistant Federica Mele 

Hair & make-up Eleonora Mantovani @simonebelliagency

Location The Hoxton Rome

Tess Masazza: ironica, introversa e insopportabilmente donna

Tess Masazza è davvero una figlia del mondo, ha vissuto praticamente ovunque, per poi scegliere l’Italia come luogo di appartenenza.
Si è fatta conoscere appassionandosi di web e sperimentandovi tutte quelle capacità artistiche per cui aveva anche studiato, ma non sapeva come mettere in pratica. La soluzione è arrivata con la creazione del personaggio di Insopportabilmente donna, che dagli sketch iniziali è poi diventato uno spettacolo teatrale e ora un romanzo, disponibile in tutte le librerie ed online.

Hai un bellissimo percorso, sei nata a Los Angeles, poi Tunisia, Francia e Italia, spiegami tutto.

Sono figlia di vagabondi praticamente, super appassionati di viaggi tutti e due. Sono nata per il lavoro di mio papà a Los Angeles, a Tarzana, ne vado orgogliosa perché è un quartiere di Beverly Hills che conoscono in pochi, si chiama così proprio perché ci avevano girato Tarzan.
Poi ci siamo trasferiti in Tunisia, dove ho trascorso la mia infanzia, la considero il mio paese del cuore, mi sento davvero fortunata ad essere cresciuta in questo piccolo villaggio sulla collina, con un paesaggio sul mare incredibile.
Alla fine, siamo andati in Francia, in quanto io sono francese, e dopo il liceo mi sono detta che volevo andare lontano, e così mi son ritrovata in Australia, quindi, dopo svariate esperienze, mi sono trasferita in Italia.

Ti sei fatta notare come youtuber?

Sì, come youtuber e facebooker (non so nemmeno se si possa dire in realtà). I primi anni a Milano facevo la giornalista, avevo trovato lavoro in una piccola web tv, e scrivendo articoli mi sono automaticamente appassionata alla lingua italiana, e allo stesso tempo (stiamo parlando di dieci anni fa) ho capito la potenza del web, lasciandomi affascinare da tutte le sue diramazioni.

E il tuo personaggio di Insopportabilmente donna com’è nato?

Direi per caso, nel senso che avevo studiato recitazione, lavoravo nel web e quindi mi sono ritagliata il mio spazio creando video divertenti da mettere online.
La vera artefice è stata mia madre, mi ha detto che ero talmente insopportabile che avrebbe iniziato a filmarmi (abbiamo lo stesso carattere), l’ho trovata un’idea geniale; il primo video si chiamava infatti “quello che dicono le rompiscatole”, una ripicca nei confronti di mia madre.

Hai sempre saputo di essere ironica? Sai in genere è una dote che o ce l’hai o non ce l’hai

Credo di essere sempre stata molto autoironica, l’ho capito studiando danza classica: ho sempre saputo di non essere la più brava, ed ogni volta che perdevo un concorso non me la prendevo, anzi, ridevo proprio degli errori che avevo fatto.
Negli anni a venire ho capito di avere un carattere non abbastanza forte per questo tipo di disciplina.

Sono otto anni che lavori sul personaggio di Insopportabilmente donna, tra web series e teatro, come si è evoluto nel tempo?

Da secchiona quale sono all’inizio mi ero scritta tutti gli argomenti che volevo trattare per le puntate del web, diciamo che il teatro è una cosa molto più recente; infatti, quando mi è stato proposto di portarlo in scena, sono stata entusiasta. Allo stesso momento mi sono detta però “e ora cosa mi invento?”; da lì l’idea di fare una commedia romantica, insomma non più sketch ma una vera storia, così sono entrata in contatto con altri personaggi/attori, la stessa cosa per il romanzo.

L’8 marzo è uscito infatti il tuo romanzo, quale messaggio vuoi dare con questa tua nuova avventura?

Vuole essere una lettura leggera, di intrattenimento, con una storia romantica su una protagonista di trent’anni che si sente ancora una bambina, non riesce a diventare un’adulta responsabile ed è molto ansiosa.
Più che messaggio, la mia è una ricerca dell’empatia del lettore, mi piacerebbe che le donne ci si riconoscessero come racconto, anche solo nell’aver paura di aprire una raccomandata per scoprire cosa c’è dentro, a me succede spesso.

Giriamo il dito nella piaga, secondo te perché gli attacchi sui social per la tua partecipazione a LOL?

LOL è stata un’esperienza incredibile, quando me l’hanno proposta ero super contenta ma allo stesso tempo terrorizzata, anche perché vedendo la prima edizione mi ero resa conto che era molto lontano dal mio modo di essere, io sono molto più riflessiva e introversa; però era un’occasione, non potevo dire di no.
Sicuramente sono stata presa dal panico, magari anche per la mia inesperienza in questo genere di trasmissioni, che mi ha fatto gestire le emozioni in modo diverso da come avrei voluto.
Tra le cose che vorrei saper fare da grande al primo posto metterei proprio avere la battuta pronta, come due mostri sacri con cui mi sono scontrata come Virginia Raffaele e il Mago Forrest, che adoro da sempre.
Diciamo che l’essere presa dall’ansia da prestazione è la cosa che mi ha bloccato di più in assoluto. Capisco tutte le critiche e le accetto, sono stata la prima a vedermi e criticarmi, solo che, come noto a tutti, sui social sono tutti parecchio aggressivi purtroppo.

Per tutte le foto, credits Roberta Krasnig

L’America vista da Ian Bohen, il Ryan di ‘Yellowstone’

Incontro telefonicamente Ian Bohen proprio mentre si sta prendendo qualche giorno di tranquillità nella sua Carmel, la bellissima località sul mare nel nord della California, e dice di godersi ogni momento in quanto, fino a poco tempo fa, era a girare una serie tv in Canada dove il tempo, ovviamente, non era soleggiato e caldo come nella sua città.
Possiamo apprezzare Ian nel ruolo di Ryan in Yellowstone, serie di altissimo successo negli Stati Uniti, fruibile su Sky nel nostro paese.

Raccontami di Yellowstone, quattro stagioni ed ora state per girare la quinta, secondo te da cosa è dato il successo della serie?

Forse dal fatto che parla di situazioni famigliari molto semplici a cui la gente, in America, può correlarsi facilmente. In più la sceneggiatura è spettacolare e insieme a me ci sono attori incredibili come Kevin Costner, ed ogni cosa che dice e fa è talmente realistica che non puoi far altro che credergli davvero nella maniera più sincera. La stessa fotografia, con i cavalli e la natura infinita, lascia lo spettatore col fiato sospeso.
Posso aggiungere che è davvero apolitico come tv show, racconta una storia che è quella di chi ha abitato la nostra terra prima di noi, e stagione dopo stagione cresce sempre di più la voglia di scoprire cosa succederà dopo.
Inoltre non lo apprezzano solo gli spettatori delle zone rurali; a New York, San Francisco e Los Angeles lo amano e lo capiscono, perché ha la capacità di unire tutti.

Dimmi qualcosa del tuo personaggio

Ci sono una serie di cowboy che vivono nel ranch, ed io sono Ryan, un ufficiale di polizia dello stato del Montana, è un ruolo molto complesso e divertente perché ho sempre mille cose da fare, e soprattutto nuove missioni per mantenere l’ordine nel posto. Posso dire che è anche divertente e ha sempre la battuta pronta, mi diverto ad interpretarlo.

Quanto tempo ti prende girare una serie come questa?

Normalmente ci troviamo un paio di settimane prima di girare le scene, giusto per riabituarci ad andare a cavallo e a vivere una vita campestre, insomma bisogna riprendere il ritmo in modo che sia tutto perfetto, anche perché non si può fingere davanti alla telecamera, deve essere vero e basta.
A volte stiamo li per più di quattro mesi all’anno, sono diventato un residente del Montana praticamente.

Siete stati nominati dallo Screen Actors Guild, cosa mi dici a proposito?

È davvero un grandissimo onore per noi essere nominati dai nostri colleghi della Screen Actors Guild come miglior ensemble cast, ed è la prima volta che ci succede.
A differenza dagli altri premi non è una academy o dei giornalisti a scegliere e votare, ma è davvero la gente, il popolo, quindi vi è un valore aggiunto.

Come funziona adesso negli Stati Uniti, avete ancora delle restrizioni per la pandemia?

Assolutamente sì, e questo dipende da stato a stato, Yellowstone è stata una delle prime produzioni a riprendere dopo il primo lockdown, potrei dire quindi che a giugno 2020 eravamo già sul set; il motivo per cui abbiamo potuto farlo è perché era tutto totalmente isolato, come in una “bolla” nel Montana Perciò abbiamo ripreso e senza interruzioni perché non vedevamo altre persone al di fuori di quelli del cast, cosa molto differente per chi aveva riprese a New York o Los Angeles dove un positivo che fermava la produzione era all’ordine del giorno.
Ora sto lavorando a Superman & Lois ed è molto differente, facciamo test tutti i giorni e ogni tanto abbiamo un caso tra di noi, ma è normale, la gente si muove e si sposta, il virus c’è ancora.

Da voi il pubblico è tornato in sala per vedere i film al cinema?

Lo spirito americano è libero e vuole ovviamente tornare a fare tutto ciò che faceva prima, ci sono degli stati, come la California, che hanno avuto tante restrizioni ed ora hanno tolto la mascherina anche al chiuso. Ma la cosa strana è che, per il momento, i bambini a scuola devono tenerla, ovviamente l’opinione pubblica è divisa su questo tema.

Credits

Talent Ian Bohen

Photographer Jenna Berman

Ph. assistant Tahlia Atter

Grooming Min-Jee Mowat

Thanks to Platform PR Team & MPunto Comunicazione

Riccardo Maria Manera, «tutti dovremmo sentirci delle rockstar»

Riccardo Maria Manera, genovese, ha iniziato questo mestiere da piccolissimo, infatti lo vediamo passare da un progetto all’altro senza tregua.
Dal 23 marzo sarà nella seconda stagione della fortunata serie tv Volevo fare la rockstar, successivamente lo vedremo al cinema nel suo primo film da protagonista Prima di andare via, nel frattempo ho dovuto rincorrerlo per intervistarlo in quanto sta girando Black Out, che per il momento rimane top secret.

Siamo travolti da un’ondata di attori genovesi e liguri, secondo te perché?

Non saprei, però nella mia personale esperienza di lavoro, che riguarda gli ultimi sei anni, posso dire che gli attori più bravi e preparati incontrati mio percorso arrivano tutti dal Teatro Stabile di Genova, che io non ho fatto, oppure da quello di Torino.
La mia speranza è che la mia terra, come è stata la culla del cantautorato ai tempi d’oro, lo possa essere magari per la recitazione oggi. Comunque anche come destinazione per le riprese devo ammettere che, ultimamente, si stanno girando parecchie serie tv e film, qualcosa sta cambiando.

Total look Valentino

Il successo della prima stagione di Volevo fare la rockstar ti ha portato alla seconda, per te come mai piace così tanto?

Avendola fatta, sono ovviamente di parte, ma secondo me perché è molto vera, potrebbe essere ambientata in un paesino tipo Gorizia come in Calabria, ci si riconoscerebbe comunque, anche perché è la storia di una ragazza madre e di tutte le problematiche di una famiglia.
Mi piace, citando Drusilla Foer dopo Sanremo, dire unicità anziché diversità, credo che il punto di forza sia stato proprio questo.
Abbiamo girato nella zona vicino Cormòns, profondo Nord-Est d’Italia, famoso per il suo nettare degli dei, anche se non sono un grande bevitore.

L’ultima volta che ti sei ubriacato?

Forse dieci anni fa, se parliamo di essere brillo diciamo il mese scorso, sono uno che aspetta che ci sia l’occasione per brindare, di norma non mi viene spontaneo.

T-shirt MSGM

Ti senti una rockstar?

Sì certo, dovremmo sentirci tutti delle rockstar, ci viene praticamente richiesto dalla società con tutte le vicissitudini che ci stanno capitando in questi ultimi anni, a ruota libera.

La situazione più “rock” che hai vissuto qual è?

Indubbiamente quando finite le riprese della prima stagione di Volevo fare la rockstar, ho preso uno zaino e sono andato in Thailandia per un mese, lì si è trattato di andare all’avventura e allo sbaraglio, completamente.

Total look Valentino

Diciamo che non puoi lamentarti, stai lavorando a mille progetti e al cinema stai per uscire con Prima di andare via, cosa mi vuoi dire a riguardo?

È la mia prima esperienza da protagonista in un film, quindi mi sento molto responsabilizzato da questa cosa, è un po’ anche un aut aut per me, per capire quello di cui sono capace.
La mia compagna nel film è stata Jenny De Nucci, devo dire che ci siamo divertiti tantissimo a lavorare insieme; si tratta di un dramedy basato sulla riscoperta di sé stessi attraverso un evento.

Hai questo viso da bravo ragazzo, lo sei veramente?

In realtà penso di sì purtroppo, nel senso che vorrei essere più stronzo ma non ci riesco proprio, e poi hanno fatto tutto i miei genitori per questa faccia, giuro che non ho fatto nulla io, anzi mi son mantenuto, non ho preso pugni, insomma tutto bene.

A seguire, il video backstage dello shooting.

Credits

Talent Riccardo Maria Manera

Photographer and art director Davide Musto

Ph. assistant Valentina Ciampaglia

Stylist Alfredo Fabrizio

Stylist assistant Federica Mele

Grooming Alessandro Joubert @simonebelliagency

Location Hotel American Palace Eur – Roma 

Il ritorno di Martins Imhangbe con Bridgerton 2

Martins Imhangbe, meglio conosciuto come Will Mondrich, il bellissimo pugile di Bridgerton, sta per tornare su Netflix con la seconda stagione della serie, in uscita il 25 marzo.
Tante le novità sia per lui che per tutto il resto dell’amatissimo cast che, lo scorso anno, è stato anche nominato per la categoria miglior ensemble dalla Screen Actors Guild.
Lui, attore preparatissimo, arriva dal teatro classico, luogo dove si è forgiato professionalmente, sempre coltivando la sua passione per il pugilato.

Raccontami la tua storia, arrivi dalla Nigeria, sei stato per un periodo in Grecia ed ora sei a Londra...

Sono emigrato dalla Nigeria con mio padre, appena arrivati in Europa siamo stati due anni in Grecia per poi arrivare in Inghilterra, dove ci siamo stabiliti a Londra, ora però lui ha fatto il giro completo ed è tornato a vivere in Africa.

Hai sempre saputo di voler fare l’attore?

Assolutamente no, a me è sempre piaciuto disegnare in realtà, e mi considero tutt’oggi un artista, quando andavo a scuola tornavo a casa e mi mettevo a dipingere e colorare, mi piaceva tantissimo.
La recitazione è venuta molto dopo, solo per il fatto che percepivo che, guardando uno spettacolo a teatro, sentivo l’energia di quelle persone in movimento sul palco. Così ho iniziato a studiare ma più che altro per divertimento, poi diventando grande ho capito che poteva diventare veramente un lavoro.
Devo ringraziare tutte le persone che mi hanno orbitato intorno, facendomi capire che avevo delle qualità da sfruttare, da solo non mi sarei mai applicato.

Sta per arrivare la seconda stagione di Bridgerton, secondo te come mai è stato un successo di Netflix in tutto il mondo?

Il motivo principale credo sia il tema dell’inclusione che ha accomunato tante persone di tanti paesi diversi, in più la prima stagione era arrivata in un momento particolare, ovvero quello del post lockdown di Natale 2020.
È un po’ come se tutti avessero avuto la loro occasione di sfuggire dal proprio mondo con la serie.

È divertente girare in costume?

Oddio, certamente lo è, l’unica cosa è che quegli abiti non sono esattamente comodi come una tuta, e quando sei sul set per dodici ore, diventa un po’ difficile. Però mentre sei lì ti rendi conto di quanto siano spettacolari i costumi e, ancor più, di quante volte possa capitarti di indossarli, quindi ti senti privilegiato.

Lo scorso anno siete anche stati nominati dalla Screen Actors Guild per il premio miglior ensemble, cosa mi dici a proposito?

Dico che è successo davvero tutto talmente in fretta che non ce ne siamo quasi resi conto, la serie è uscito a dicembre e a febbraio eravamo nominati, è stato incredibile.
Eravamo tutti davvero molto orgogliosi, l’unico dispiacere è stato che a causa della pandemia non abbiamo potuto essere a Los Angeles in presenza, ma solo tramite Zoom da casa, insomma speriamo in una seconda volta live!

Sei un attore super serio, sei anche stato nominato come miglior interprete per il tuo Riccardo II a teatro.

Ho sempre fatto tantissimo teatro, anche perché alla fine è proprio il modo in cui mi sono formato, e sono pienamente convinto che non ce ne sia uno migliore, perché quando hai gli spettatori davanti a te, non gli puoi mentire.

Cosa ci possiamo aspettare dal tuo personaggio, Will Mondrich, nella nuova stagione?

Posso anticipare che vedremo un lato molto più imprenditoriale, insomma una vera crescita in una nuova esperienza di vita.

Sei sempre stato appassionato di boxe?

Si, quello amo della boxe al di sopra di tutto è la disciplina e il dover mantenere sempre davanti a te l’obiettivo, trovo che sia uno sport meraviglioso, anche se non sono mai stato sul ring per un combattimento, almeno non ancora.
Poterlo fare ovviamente richiederebbe un training incredibile, e per ora non ho tempo.

Per tutte le foto, credits Klara Waldberg

Lucrezia Guidone: «La mia fedeltà la rinnovo tutti i giorni»

Lucrezia Guidone è un’attrice dalla formazione ineccepibile, svoltasi tra la Silvio d’Amico a Roma e il celeberrimo The Lee Strasberg Theatre and Film Institute di New York. Dopo tanto teatro l’abbiamo vista lavorare con registi come Francesca Comencini e Donato Carrisi.
Ora senza rendersene conto si è ritrovata nella top ten di 42 paesi con la serie Fedeltà, mega successo di Netflix, una produzione italiana ambientata a Milano.

Dress Valentino (ph. by Leandro Manuel Emede)

Di dove sei Lucrezia?

Sono di Pescara, ho origini pugliesi però sono nata e cresciuta in Abruzzo e, a parte qualche piccola breve pausa, in Puglia.

A quanto pare sei un’attrice serissima, hai fatto la Silvio d’Amico e poi tanto teatro

Oddio serissima non saprei, però sicuramente ho scelto di avere una giusta formazione, e fare una scuola di buon livello mi è sembrato un punto di partenza per iniziare a costruire qualcosa.
Ho avuto la fortuna di debuttare a teatro con Luca Ronconi, poi ho voluto proseguire la mia formazione andando a New York e iscrivendomi all’Istituto Strasberg, anche perché avendo una passione per il cinema americano mi sembrava giusto chiudere il cerchio in questo modo.

Ph. by Stefano Montesi/Netflix© 2021

Quindi sei una ”method actor”?

No, ma penso che da ogni metodo e scuola ognuno prenda ciò di cui ha bisogno per poi utilizzarlo a seconda di quello che serve nell’interpretazione del personaggio, a volte ci sono delle zone che non riesci a raggiungere ed il metodo può decisamente tornare utile.
Lo vedo più che altro come una delle armi che mi possono venire in aiuto quando mi trovo in difficoltà.

Dress Valentino (ph. by Leandro Manuel Emede)

Però hai già avuto occasioni di lavorare con grandi registi come Francesca Comencini e Donato Carrisi, quale tra le discipline artistiche che pratichi ha un posto speciale nel tuo cuore?

Direi che teatro, cinema e televisione appartengono tutte alla matrice che mi interessa, ovvero la recitazione, raccontare delle storie, incontrare degli immaginari.
Hai citato due registi che mi hanno permesso di affacciarmi a dei generi, perché con Francesca abbiamo fatto una sorta di fantasy storico come Luna nera per Netflix, con Donato, invece, mi sono messa alla prova con il thriller, sono state due esperienze molto potenti che mi hanno insegnato tantissimo.
Nel mio cuore, quindi, c’è tutto questo, non potrei rinunciare a nulla.

Ora sei protagonista di Fedeltà su Netflix, hai riscontrato una risposta diversa dal pubblico con una serie di estremo successo come questa?

Devo dire che questo è il mio terzo progetto con Netflix, ed una delle cose più impressionanti di una serie in streaming è la possibilità di essere visti in tutto il mondo.
Noi in questo momento abbiamo l’opportunità di essere in contatto tramite social con il pubblico, ed è un’ondata molto calorosa, ad esempio uso di più Instagram, e ho ricevuto un abbraccio incredibile, da paesi, poi, da cui non mi sarei mai aspettata di ricevere messaggi.
A volte si aprono con me tipo posta del cuore con richieste di consigli per le coppie, a cui non so davvero come rispondere.

Ph. by Sara Petraglia/Netflix© 2021

Quando avete girato vi sareste aspettati un successo planetario come questo?

Ovviamente speravo andasse bene, però certo non di essere nella top ten di 42 paesi. Anche perché quando giri e sei sul set, non ti rendi conto, in quanto non puoi avere la percezione girando un giorno una scena della terza puntata e subito dopo l’ultima, insomma è davvero difficile.

Devo farti la domanda di rito: sei fedele nella vita?

Direi di si, sono fedele verso le cose che amo e non mi riferisco solo alla coppia, ma parlo di tutto ciò che mi fa stare bene; la mia fedeltà la rinnovo quotidianamente, in quanto sono molto irrequieta interiormente, quindi ho sempre bisogno di andarla a confermare.
Mi piace pensarla come non statica, non un monolite che se ne sta lì insomma, piuttosto come un qualcosa che cambia forma e così non mi fa sentire in gabbia.

Ph. by Sara Petraglia/Netflix© 2021

Che cosa ti fa arrabbiare di più nella vita?

Sicuramente non mi piace essere manipolata, l’ipocrisia mi fa arrabbiare tanto quanto le disparità di genere.

E cosa ti rende più felice?

Mi piace nutrire le mie passioni ed esplorare le direzioni dei nostri desideri più profondi, questo lo auguro a tutti perché fa bene a chiunque.

Dress Valentino (ph. by Leandro Manuel Emede)

Per l’immagine in apertura, credits Sara Petraglia/Netflix© 2021

Press: laPalumbo Comunicazione

Leonardo Pazzagli in ‘Fedeltà’ (che lui, nella vita, non pratica)

Leonardo Pazzagli, trentenne, ha vissuto in giro per il mondo per poi trovare quella che lui chiama casa nella città eterna. Diplomato al Centro Sperimentale, lo abbiamo già visto in diverse serie tv, tra cui il grande successo di Rai1 Pezzi unici, ora lo possiamo vedere in streaming su Netflix in Fedeltà, dove interpreta un enigmatico fisioterapista.


Total look Marni, shoes Car Shoe

Raccontami di tutti i posti dove hai vissuto, mi sembra interessante...

In realtà i posti dove ho vissuto sono stati tre, ovvero da piccolo in Brasile e in Canada, diciamo un anno e mezzo tutti e due, e poi dopo il liceo un anno sabbatico a Londra, tutto questo per mia madre che faceva la lettrice di italiano all’estero e quindi abbiamo fatto un po’ di pellegrinaggio in giro per il mondo.
È successo tutto in un’età molto particolare, in quanto proprio quando stai piantando le radici, te le espiantano per andare a vivere in un luogo diverso.
Diciamo che mi sento un abitante di Roma, non dico romano sennò i romani mi si rivoltano contro.



Hai sempre saputo di voler fare l’attore?

Assolutamente no, ho avuto tante idee di lavoro, poi l’ultimo anno di liceo facevo un corso di recitazione e, proprio con il maestro di allora, ho capito che anche recitare poteva essere un lavoro, e piano piano ho coltivato questo pensiero.
Non rientro nella categoria di persone che sin dalla prima recita alle elementari hanno capito il loro destino, anzi, qualche anno fa mia madre ha ritrovato un video della mia prima volta sul palco a 3/4 anni, dove ci sono io che non voglio entrare in scena e si vedono le mani di qualcuno che mi trascina ed io che non voglio. Ora a trent’anni appena compiuti non ho più remore.


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Parlami del tuo personaggio in Fedeltà, che possiamo vedere su Netflix.

Andrea è un fisioterapista con una vita parallela notturna, che normalmente non si accosta con il lavoro diurno, non dico cosa fa di preciso così chi deve ancora vederla può sorprendersi.
Posso dire però che è un grande osservatore ed è essenziale, parla più con gli occhi che con le parole, ma quando dice una cosa è chirurgicamente precisa, ed è molto istintivo.
Sono tutte qualità che la mia partner di scena, Lucrezia Guidone, trova affascinanti, proprio perché sono l’opposto di suo marito.



Parlando di fedeltà, vuota il sacco: tu sei fedele?

La verità è che non ho l’obbligo di fedeltà, infatti la serie non mi ha turbato.


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Sei oggettivamente un bel ragazzo, in quale categoria ti schieri, ti ha aiutato nel tuo lavoro o hai dovuto dimostrare di più?

È una domanda spigolosa, il cinema gioca sull’incisività in camera dove ovviamente il criterio estetico gioca la sua parte; credo quindi che da un punto di vista lavorativo mi abbia aiutato.
Non posso negare che a volte a un’estetica gradevole si associ una certa superficialità e su quello alcune volte ho dovuto lottare. Come pure sul fatto di essere giovane, in ogni progetto sono il giovane esordiente, nonostante faccia questo mestiere da quando avevo diciott’anni, forse il fatto dell’età a volte potrebbe avermi infastidito. Adesso, forse perché in Fedeltà ho la barba, il problema non si è presentato.



Sei uno che va al cinema e teatro, o preferisci guardare serie a casa?

Di norma vado molto al cinema, a teatro o conosco un attore o un regista, oppure aspetto che qualcuno mi consigli uno spettacolo, forse perché dal cinema so che me ne posso andare tranquillamente, a teatro invece diventa una scelta più radicale.
Posso dire che non sono uno che accende la tv e vede quale serie vedere, se non ho nulla che desidero davvero guardare preferisco leggere un libro.


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La fotografia del mondo degli ultimi anni non è bellissima, pandemia finita e ora una guerra vicino a noi, per un ragazzo di trent’anni quanto può essere difficile guardare al futuro?

Credo che sia sempre difficile guardare al futuro stando nel presente, soprattutto ora; l’invasione della Russia in Ucraina mi colpisce, anche perché sono laureato in storia e sono argomenti che ho studiato e mi interessano, infatti ho ripreso in mano Il secolo breve di Hobsbawm, per ritrovare un po’ di confidenza con quello che sta succedendo.




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Credits

Art Director & Photographer: Davide Musto

Ph. Assistant Valentina Ciampaglia 

Styling Other Agency

Grooming: Alessandro Joubert @simonebellimakeup

Location Coho Loft

Fab Five, 5 titoli in streaming da non perdere a marzo

Bridgerton 2, per tutti gli appassionati della prima stagione, dal 25 marzo su Netflix


Ph. Liam Daniel/Netflix

Secondo voi ci può essere qualcosa di più interessante di una serie che tocca temi legati al femminismo, annulla la discriminazione di genere, racconta delle rigide usanze sociali della Londra dell’inizio del 19° secolo, è piena di storie d’amore romanticissime, il tutto narrato da una segretissima voce che lascia trapelare gossip sconvolgenti? Io non penso.
Ebbene tutto questo è Bridgerton, il primo progetto di Shonda Rhimes insieme a Netflix, uscito il 25 dicembre 2020 e diventato ben preso un successo mondiale, con 82 milioni di utenti collegati nel primo mese; sicuramente il suo successo è dovuto al fatto che combina tutte le parti migliori di Orgoglio e pregiudizio e Gossip Girl.

Coinquilini impossibili (sembra davvero da non perdere) dal 1° marzo su Netflix



Sarà capitato anche a voi di convivere, almeno per un periodo della vostra vita, con qualcuno di impossibile. Di storie di coinquilini strani e bizzarri se ne sentono ogni giorno, ma le quattro storie raccontate nella docuserie Coinquilini impossibili, arrivata su Netflix il primo marzo e prodotta dalla Blumhouse Television di Jason Blum, sono sicuramente peggiori delle vostre. La serie sarà composta da cinque episodi.

Guida astrologica per cuori infranti 2, dall’8 marzo su Netflix



Se vi è piaciuta la prima direi di non perdervi la seconda stagione, con le avventure di Lorenzo Adorni in una Torino tutta da scoprire.
Non c’è da meravigliarsi se è passato così poco tempo tra una stagione e l’altra; essendo infatti la seconda già stata girata insieme alla prima, era molto probabile che Netflix annunciasse il rilascio delle puntate a distanza di pochissimo tempo da quelle del primo capitolo, disponibile sulla piattaforma dallo scorso 27 ottobre 2021.

Lucy and Desi, documentario Amazon Original, dal 4 marzo


Ph. Archive Photos/Getty Images

Lucy and Desi è il documentario d’esordio della regista, attrice e comica Amy Poehler che esplora il mondo reale di una delle coppie televisive più famose d’America. Lucille Ball e Desi Arnaz hanno rischiato tutto per stare insieme. Il loro amore reciproco ha portato alla creazione dello spettacolo più influente della storia della televisione, I Love Lucy. Desi – rifugiatosi in America da Cuba, dopo che la sua famiglia aveva perso tutto durante la rivoluzione cubana del 1933 – è diventato prima il frontman di una band, poi un attore e infine un brillante produttore e pioniere tecnico. Lucille è nata dal nulla e, con un’etica del lavoro senza eguali, ha costruito una carriera come modella, corista e infine attrice.

Il Re, dal 18 marzo su Sky


Ph. Andrea Pirrello

Il primo prison drama targato Sky Original, con Luca Zingaretti. La serie, in otto episodi diretti da Giuseppe Gagliardi (199219931994Non Uccidere), vede l’amatissimo attore romano protagonista nei panni del controverso direttore di un carcere di frontiera, sovrano assoluto di una struttura – il San Michele – in cui nessuna delle leggi dello Stato ha valore, perché il bene e il male dipendono unicamente dal suo giudizio. Fino a quando le indagini di un pubblico ministero (interpretato da Anna Bonaiuto) non intralciano il suo operato. Il Re è prodotta da Sky Studios con Lorenzo Mieli per The Apartment e con Wildside, entrambe società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Zocotoco.

In apertura, ph. Liam Daniel/Netflix

Giancarlo Commare racconta il suo debutto nel musical con ‘Tutti parlano di Jamie’

Sta per arrivare il musical più atteso della stagione, ovvero Tutti parlano di Jamie, e come detto dal regista Piero Di Blasio in questo caso è stato veramente scelto il più bravo per interpretarlo: Giancarlo Commare.
Per la prima volta è stato concesso non solo di tradurre semplicemente lo spettacolo in una lingua diversa da quella inglese, ma bensì di avere carta bianca per realizzare un’opera a sé mantenendo lo storyboard originale.
Il cast è strabiliante, fatto di giovani attori preparatissimi, e con la presenza di una voce straordinaria come quella di Barbara Cola nei panni della madre di Jamie.




Mai come in questo momento storico c’è bisogno di uno show così, che insegna a tutti cosa sia davvero l’unicità nel 2022.
Sinceramente, sentendo le domande in conferenza stampa (che sono state la conferma di quanto siamo ancora indietro), l’idea che un ragazzo voglia avere degli abiti diversi da quelli indicati dalla società crea confusione nelle menti arcaiche, quindi tutti al Teatro Brancaccio di Roma dall’8 marzo.



Voglio sapere la prima cosa che hai pensato quando Piero (il regista) ti ha proposto di fare Jamie...

Oh, cazzo, e come lo faccio questo personaggio! Preso dalla disperazione ho chiamato la mia agente (Giorgia Vitale) facendo presente che non sapevo cantare; quindi, reggere uno spettacolo così importante era fuori dalla mia zona di expertise.
Poi sono andato ad ascoltare le canzoni, e il ragazzo che lo ha interpretato per la prima volta è un soprano e io un baritono.
Mi sembrava davvero irraggiungibile, sono arrivato al primo provino e lo stesso regista non era convinto, mentre qualcun altro mi ha detto che, forse, se avessi studiato ce l’avrei potuta fare.
Onestamente sono stati più gli altri a darmi fiducia, ed allo stesso tempo la carica per prepararmi. Così ho scoperto una cosa bellissima: so cantare!



Ho saputo che forse c’è il problema che non vuoi tornare bruno dopo il musical.

Esatto, mi piaccio davvero tanto così, o mi daranno altri ruoli da interpretare biondo platino, o cambierò mestiere (ovviamente ride, ndr).



Che cosa ti diverte di più nel fare questo spettacolo?

A parte che sono in un gruppo fantastico, e non lo dico tanto per dire ma chi verrà a vederlo se ne renderà conto, poi anche se non avrei pensato di risponderti in questo modo, ora dopo un mese che sono sui tacchi (odio profondamente quei trampoli) e pur non capendo come facciano le donne a utilizzarli, in realtà è divertentissimo. Quando capisci come andarci in giro, realizzi che è un superpotere stare lassù.
All’inizio, senza offendere nessuno, ovviamente, la mia coinquilina (la bellissima Jamila) mi ha detto “ecco così no, perché sembri Maria De Filippi”. Proprio lei, che insegna heels dance, ovvero come ballare sui tacchi, è stata la mia maestra in questo caso.
Jamie, quando è sui tacchi, esprime tutta sua vera essenza e la sua gioia, e attenzione, non diventa una drag queen.



È una storia estremamente attuale quella di Jamie, che speriamo diventi la normalità, anni fa sarebbe stato improponibile, cosa ne dici?

Abbiamo sicuramente la fortuna di poterlo raccontare più liberamente, anche se sicuramente ci sono dei paletti che vanno superati, pochi mesi fa abbiamo visto delle persone applaudire in Senato per affossare il ddl Zan, per negare quindi dei diritti alle persone, senza etichette per nessuno, proprio a delle persone.
Forse il problema è ancora radicato nelle vecchie generazioni, perché i giovani questo problema non lo hanno più.
Spesso l’errore però è in noi, in quanto ci diciamo che gli altri non ci capiscono, ma a volte bisogna anche fare un passo indietro e dire “ma io mi sono spiegato bene?”.




Per tutte le immagini, credits Davide Musto

Alice Arcuri, cattiva io?

Alice Arcuri, genovese, è la nuova protagonista della seconda stagione di Doc – Nelle tue mani, fiction con ascolti record di Rai1, tanto amata dal pubblico nel ruolo del cattivissimo primario Cecilia Tedeschi. L’avevamo già vista in Petra con Paola Cortellesi sia nella prima sia nella seconda stagione; poi ha avuto un ruolo in Don Matteo e Blanca e, successivamente, è comparsa varie volte nelle pubblicità sulle reti nazionali. Si divide tra Genova e Roma, in quanto nella sua città natale ha un figlio e un compagno che la aspettano appena finisce di girare.


Dress Annagiulia Firenze

Come ci si sente ad entrare a far parte della fiction con gli ascolti più alti di sempre?

Ci si sente prescelti, anzi no come gli elfi che vanno a trovare il baule pieno d’oro in Irlanda, sono arrivata come un’outsider out of the blue, in quanto sono genovese e ho studiato e fatto teatro per sedici anni della mia vita.
Era quello che volevo fare, poi a un certo punto ho scelto di intraprendere la strada della televisione e vedere se la vita mi avrebbe dato ragione nella mia scelta. Direi che con quest’esperienza mi ha battuto un bel cinque.
Mi sono sentita subito a casa; per un attore essere precario fa parte della natura del proprio lavoro, e io avevo proprio voglia di mettermi in bilico, tanto che ero comoda a teatro lo sapevo già.


alice arcuri
Body Annagiulia Firenze

È un super cast, so che vi divertite davvero sul set, vero?

Sono arrivata come forestiera a Roma, quindi ho dato il via libera a tutti per uscite e pizzate, e posso assicurarti che nonostante le sveglie impostate agli orari più improbabili, sul set era impossibile arrivarci di cattivo umore.
Sia Pierpaolo Spollon sia Matilde Gioli sono una ventata di vita, come una banda di messicani in piazza. Alla sala trucco era impossibile non lasciarsi andare alle risate. La cosa più bella è incontrarsi tra persone completamente diverse, sia come vita sia come età o città; insomma, è stata una gita di classe strepitosa.

Parlami del tuo personaggio della virologa antipatica, lo sei anche nella vita?

No, se dovessi descrivere la mia immagine nella vita sarei un misto tra Mowgli, una pin-up e uno scaricatore di porto; sono l’anti-Cecilia, quello che in realtà ho di lei è la corazza, l’esteriorità su cui ho lavorato tanto. Mi facilita il fatto di avere dei tratti somatici molto duri, e fino a quando non sorrido in generale le persone pensano che sia antipatica.
La cosa che amo di più raccontare di Cecilia è questo suo crepaccio interiore, quello che bolle dentro la sua testa, credo che sia molto interessante anche per il pubblico. Trovare la luce o svelarne il buio è la parte più interessante del personaggio. A me personalmente lei sta simpaticissima!


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Hai sempre voluto fare l’attrice?

Direi proprio di no, in quanto provengo da quattro o cinque generazioni di medici, quindi sognavo di diventare cardiochirurgo, mio padre faceva trapianti, mio fratello si è specializzato in maxillofacciale, insieme all’alfabeto posso dire di aver imparato i nomi dei farmaci.
Poi, per caso, mia madre mi ha portato a fare un corso di teatro e lì mi si è aperto un mondo; ho avuto una vera e propria epifania nei confronti di questo lavoro, che sinceramente non pensavo potesse diventare tale. Dopo essermi laureata in lettere moderne ho deciso di dedicarmi a questo mestiere, imponendomi di non fermarmi davanti a nessun ostacolo, e ora son qui.

È difficile essere mamma ed attrice?

Da un lato è difficile perché allontanarsi dalla famiglia da un punto di vista sociale viene percepito differentemente nel Paese in cui viviamo; forse se fossimo in Norvegia, dove i padri hanno il sussidio di paternità, sarebbe diverso; da un certo punto di vista, invece, mi ha aiutato a capire ed apprezzare di più quello che voglio fare.



Credits

Foto Roberta Krasning

Styling Gabriella Piluso

Hair & make-up Asalaya Pazzaglia for Simone Belli Agency

Dress e body Annagiulia Firenze

Press office laPalumbo Comunicazione

Livio Kone, dal calcio al cinema per passione e curiosità

Livio Kone è originario della Costa d’Avorio ma è cresciuto a San Vittore Olona, in provincia di Milano, con il grande sogno di giocare a calcio, sogno che ha inseguito fino ad un certo punto per capire poi che la sua vera passione era il cinema.
Lo abbiamo visto in diversi ruoli tra Zero Crazy for football – Matti per il calcio, ma il grande pubblico avrà modo di conoscerlo molto bene in Noi, la versione italiana della serie che ha commosso il mondo This is us, su Rai1 dal 6 marzo.


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Sei di San Vittore Olona, quali sono le tue origini?

La mia leggera abbronzatura (ride, ndr) è dovuta al fatto che sono originario della Costa d’Avorio; in realtà sono nato a Milano, però poi dagli zero ai tre anni sono stato in Costa d’Avorio, in quanto i miei lavoravano e si dovevano stabilizzare, quindi per questioni economiche sono stato con la famiglia.

La tua passione per la recitazione come è arrivata?

La verità è che è nata per curiosità, anche perché fino a quel momento avevo pensato solo al calcio, però tutti mi dicevano che ero simpatico e avrei dovuto provare a far qualcosa nel campo dell’intrattenimento.
E così mi sono iscritto a un’accademia, all’inizio pensavo fosse solo un esperimento, poi ho capito davvero che quella era la mia strada.


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E il tuo primo ruolo importante qual è stato?

Sicuramente quello di Honey che ho interpretato in Zero per Netflix, prima serie italiana con un cast all black, e sono stato estremamente fiero di esserci stato, soprattutto perché viene considerata una serie che ha aperto molte porte.
Anche se tutti se lo chiedono, non ci sarà una seconda stagione.

E di Crazy for football – Matti per il calcio che ricordo hai? Insomma, eri al fianco di Sergio Castellitto

Sì, una bellissima esperienza con un super cast, è stata divertente e allo stesso tempo mi ha fatto riflettere sulla diversità di una persona che viene considerata schizofrenica rispetto a una normale. Conoscendo i ragazzi che soffrono di questa malattia, ho capito che in fondo non c’è nessuna differenza.
Un trauma o un evento può condurre chiunque alla follia, in questo senso tutti noi abbiamo dentro un potenziale negativo, solo che loro lo hanno portato all’esterno.


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Anche in queste giornate sanremesi si è tornati a parlare di razzismo, ti è mai capitato qualche episodio sgradevole?

Sì, mi è successo, ma solo sui campi da calcio non nella vita quotidiana, come spesso succede si litiga con i difensori e volano parole che non dovrebbero sentirsi, però nulla di cui tener conto ecco.
Essendo cresciuto a San Vittore Olona, ero l’unico bambino nero della scuola, l’unico bambino nero nella squadra di calcio, tant’è vero che quando ho preso la cittadinanza italiana a 18 anni, il comune ha fatto una festa, ed è uscito un articolo sul giornale, insomma son stato coccolato sotto questo punto di vista.
Se una persona con cui stai discutendo l’unico argomento che ha per ribattere è quello del colore della pelle, vuol dire che il tuo interlocutore non ha temi, ed è finita la discussione, questo è quello che penso.


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Il grande pubblico ti conoscerà in primavera con la versione italiana di This is us, Noi, che mi dici a riguardo?

Vi aspetto tutti sintonizzati il 6 marzo su Rai1, la storia è un mix di passato e presente di questa famiglia dove io interpreto Daniele, sono padre, ma a mia volta il mio di padre non l’ho mai conosciuto e a un certo punto, per un conflitto interiore, decido di cercarlo.

È vero che sei pazzo di Viola Davis?

Mi piace tantissimo, perché sento che mi arriva la sua potenza, la sua femminilità, capisco la sua fatica per arrivare ad essere quello che rappresenta per il cinema e per la community, insomma mi ipnotizza.


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Total look Zegna

Credits:

Talent Livio Kone
Photographer & creative director Davide Musto
Photographer assistants Valentina Ciampaglia, Dario Tucci
Stylist Alfredo Fabrizio
Stylist assistant Federica Mele
Make-up Maria Esposito @Simonebellimakeup
Location The Hoxton hotel Roma

Nell’immagine in apertura, total look Zegna

Enrico Esposito e Lorenzo Biscione: i VOGA

Enrico Esposito e Lorenzo Biscione sono i VOGA: due giovanissimi studenti del conservatorio di musica elettronica di Napoli che, sin dal primo momento in cui si sono conosciuti, hanno capito che potevano collaborare insieme producendo musica “urban”, come la definiscono loro; ovvero tutto quello che piace ai VOGA.
Il successo della scorsa estate, Miranapoli!, ce li ha fatti conoscere e ora sono appena usciti con il loro nuovo singolo Xfetti sconosciuti.



Ditemi come nasce il nome del vostro gruppo.

Diciamo che il nostro nome nasce in maniera abbastanza simpatica, in quanto noi come gruppo siamo nati totalmente per caso. Abbiamo iniziato a collaborare e poi abbiamo capito di avere grandi affinità; quindi è nata l’idea di suonare insieme e per farlo ovviamente ci voleva un nome. Eravamo a Milano e qualcuno stava parlando di un gruppo che era in voga, a noi piaceva come suonava la parola e così ce lo siamo preso.
A Milano ci mettevamo fuori dalle etichette discografiche, decisi a rimanerci fino a quando non avessero ascoltato i nostri pezzi. E alla fine è andata bene.

Siete napoletani, come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti al conservatorio di musica elettronica, proprio il primo giorno. Io ero andato e non sapevo che ci fosse lezione ed Enrico era in anticipo, insomma siamo stati i primi due ad incontrarsi e abbiamo fatto subito amicizia.
Sinceramente abitiamo anche abbastanza vicini a Napoli e ci sono degli amici in comune. Poi tra chi fa musica in città ci si conosce tutti, infatti entrambi avevamo già presente chi fossimo.
Possiamo dire che nel giro di una settimana, da quando ci siamo incontrati, abbiamo iniziato a mettere insieme delle idee e a collaborare, anzi a chiudere il primo pezzo, uscito poco dopo su Spotify.



Come mai, secondo voi, Napoli rimane sempre una fonte inesauribile di talenti e cantanti?

Napoli come tante altre città vive di contaminazioni, solo che da noi è tutto amplificato e godi appieno delle vibrazioni positive di altre culture e altre melodie: credo questa continua stimolazione sia la faccia buona della medaglia.
Forse siamo anche privilegiati perché viviamo in centro e come si sa la periferia di Napoli (come quella di tante altre città) vive di problemi e disagi quotidiani.



Ditemelo voi che genere di musica fate.

Questa è una domanda a cui facciamo fatica a rispondere anche noi: diciamo “urban”, per il momento, perché racchiude un po’ tutto, dalle influenze hip-hop a quelle R&B fino all’elettronica, spaziamo semplicemente in tutto quello che ci piace.



Considerate Miranapoli! il vostro primo grande successo?

Sicuramente sì perché è stato il primo pezzo che ci è capitato di ascoltare per radio. Più che altro ha quasi superato le nostre aspettative: sentirlo nei bar, dalle macchine fino poi a esplodere su TikTok. La cosa più strana è che doveva essere un disco estivo, invece ha raggiunto l’apice a settembre. Un post summer diciamo.



È appena uscito Xfetti sconosciuti, cosa volete dirci a riguardo?

È abbastanza biografico in quanto parla di una rottura recente che ho vissuto, dove oltre al dolore di lasciarsi con una persona dopo tanti anni, per svariati motivi ti rincontri proprio con lei dopo una settimana. Tutti ciò ha condizionato il mio modo di scrivere i testi nell’ultimo periodo, quindi il modo di fare musica di tutti e due.



Avete un album in uscita…

L’idea è di pubblicare un EP entro la fine dell’anno: ci piace chiudere con un progetto ufficiale questo 2022 appena iniziato.

I VOGA non arrivano dai talent show: Sanremo potrebbe essere un vostro obiettivo?

Non diciamo sicuramente no a prescindere, anzi, se capitasse sarebbe molto bello poter far conoscere ad un pubblico così ampio quello che facciamo.



Photo credit: Federico Avella

Monica Vitti: Vitti d’arte, Vitti d’amore

Monica Vitti, in due parole il cinema italiano nel mondo. Nata praticamente a piazza di Spagna a Roma, in via Francesco Crispi, insieme ad Anna Magnani, Gassman, Tognazzi e Manfredi ha rappresentato la vera romanità.
Unica ed inconfondibile, con quella sua voce roca, agli esordi della carriera era stata scoraggiata dal Centro Sperimentale, dove le avevano assicurato che non sarebbe andata da nessuna parte, per poi entrare alla Silvio d’Amico, intraprendendo una breve ma intensa carriera teatrale.



Invece come sempre accade, l’imperfezione ti rende unico e ti porta al successo.
Allegra, depressa, introversa, ironica, tutte parole che potevano descrivere Monica.
Dopo un inizio carriera in bianco e nero, che la vedeva impegnata in ruoli sia comici che drammatici, è arrivato il rapporto che l’ha legata sia professionalmente che sentimentalmente al regista Michelangelo Antonioni, che le ha fatto fare un percorso interno che ha attraversato tutte le sue insicurezze, rendendola la sua musa ispiratrice.
Come tutti i rapporti intensi, ad un certo punto si consumano, e così è stato anche per loro.



La sua sensazione era sempre quella di non essere mai abbastanza, le dicevano che era troppo moderna, troppo magra, era il momento delle maggiorate come la Loren e la Mangano, ma lei non ha mai pensato che ci potesse essere un altro destino a, era un’attrice.
Stiamo parlando degli anni ‘60, dove la comicità era relegata all’uomo, la donna era di contorno, le si chiedeva solo di essere molto bella e pronta a servire la battuta; lei no, ha rivoluzionato i piani, diventando la prima mattatrice in gonnella in Italia, poi arrivarono le altre.

Si è avvalsa anche del primato di donna che ha preso più schiaffi sullo schermo, infatti nei cinque film fatti con l’amico di sempre Alberto Sordi, come Amore mio aiutami o Io so che tu sai che io so, le scene di ceffoni sono lunghissime, e portano lo spettatore più a ridere che ha soffrire per la donna picchiata, senza offendere nessuna femminista o associazione o etichetta particolare, mentre oggi è sempre più difficile orientarsi in un mondo “politically correct”.



Tra le sue frasi celebri: «Il mondo è di chi si alza felice? No, il mondo è di chi è felice di alzarsi».
Anche perché come ha spesso detto, lei di notte aveva sempre gli incubi e faceva fatica a prendere sonno, e comunque andava a letto molto tardi, quindi la mattina si svegliava per uscire da questo turbine di inquietudine che la travolgeva; quando si alzava le ci voleva qualche ora a riadattarsi alla vita quotidiana, però poi sapeva che arrivava la sera e le cene con gli amici, e quindi si rideva tutti insieme.



L’ultima sua apparizione nel 2002, poi più nulla, la malattia, forse Alzheimer. Il compagno e marito Roberto Russo, l’ha descritta come neurodegenerativa, senza approfondire, un qualcosa che si è appropriato della sua memoria, ma lui non ha mai voluto parlarne, proteggendola da tutte le voci che la vedevano ricoverata in una clinica in Svizzera, poi a spasso di mattina presto a Villa Borghese.
La festa del cinema di Roma quest’anno l’aveva celebrata con un docufilm che riprendo nel titolo: Vitti d’arte, Vitti d’amore, anche se ripercorrere la vita di Monica non è facile, ci ha raccontato un secolo con la sua povertà e la sua illusione di perbenismo: il ‘900.



Il 2 febbraio 2022, all’età di 90 anni, si è spenta nel suo attico a due passi da piazza del Popolo, e noi la ricorderemo sempre con i suoi grandi occhi verdi, come una vera diva, che non ha bisogno di farsi vedere invecchiata, sarà sempre bella ed impacciata come solo lei sapeva essere.

Per l’immagine in apertura, credits: Mondadori Portfolio/Marisa Rastellini