Uncensored//bodies#3: Augusto, Ian & Giove by Davide Musto

Muscoli adamantini, corpi che appaiono scolpiti nel marmo, una sexiness fiera e imperiosa, in poche parole: il nuovo capitolo di UNCENSORED // BODIES.
Protagonisti dell’editoriale in bianco e nero, tre adoni che, per la fisicità esplosiva e la plasticità delle pose, ricordano per certi versi i gladiatori dell’antica Roma, ritratti dal fotografo Davide Musto in immagini che trasudano sensualità e vis espressiva.







Printed kimono Issey Miyake archive, belt and jewels stylist’s archive







Credits:
Photographer Davide Musto
Photographer assistant Riccardo Albanese
Stylist Francesco Mautone, Alfredo Fabrizio
Stylist assistant Maria Alessia Simonte
Grooming Noemi Auetasc

Models to follow: Yuna Heo

Lunghi capelli corvini, lineamenti delicati, viso clean, la presenza magnetica di Yuna Heo si imprime nello sguardo, poco importa che, come nelle fotografie pubblicate qui, sia abbigliata con pizzi e merletti o mise da tomboy, tra camicioni immacolati e vistosi pendenti a croce.
22 anni, modi spigliati, basta una scorsa al profilo Instagram per capire che l’intrigante bellezza di questa ragazza sudcoreana si presta tanto ai lookbook quanto ai ritratti au naturel, agli editoriali dal tocco surreale come alle passerelle di griffe quali Gucci o Bottega Veneta, ricalcando così una naturale predisposizione al cambiamento che interessa anche il suo stile, perennemente mutevole (o meglio, «complesso, in alcuni momenti sono femminile, in altri decisamente mascolina») e considerato «un mezzo per esprimere un altro lato della mia personalità», quasi «un alter ego».



Da quanto tempo fai la modella?

Da cinque anni, ad essere precisi ne sono passati tre da quando ho cominciato a lavorare ufficialmente, da un anno a questa parte soprattutto in Europa.
Fin da adolescente mi veniva suggerito di intraprendere questa strada, perché sono alta e ho braccia e gambe lunghe; perciò ho iniziato, prendendola come un’opportunità per incontrare persone stimolanti, e spinta dalla curiosità, mi sono iscritta a un’accademia per modelle (in Corea del Sud, in genere, bisogna frequentarne una per fare questo mestiere), dove ho potuto dare forma al mio sogno, le sono davvero grata.

Il tuo paese, la Corea, è piuttosto attento alle collezioni di maison e designer europei; quali pensi siano le principali differenze tra il modo di intendere, di vivere la moda dei coreani e quello degli italiani, ad esempio di Milano, città che frequenti spesso per lavoro?

Da noi ogni fashion week estera viene analizzata e solitamente ben accolta, rendendo possibile conoscere nuovi stili o tendenze stagionali per declinarle, poi, nel proprio modo di vestire. È un discorso limitato però ad addetti ai lavori e appassionati, mi sembra che gli italiani siano più interessati alla moda rispetto ai coreani, hanno molte opportunità di entrare in contatto con gli eventi del settore e i media per informarsi sono vicini.



Colpisce, nelle immagini dell’editoriale di cui sei protagonista, il contrasto tra look mannish (camicie ampie, collane con grosse croci) e la sensualità sofisticata di body trasparenti, slip dress e calze velate, questa dicotomia maschile/femminile appartiene anche al tuo stile personale?

Il mio stile è complesso, in alcuni momenti sono femminile, in altri decisamente mascolina.

Cosa rappresenta per te lo stile, come lo definiresti a parole tue?

Come un mezzo per esprimere un altro lato della mia personalità, potrei definirlo un alter ego.



Come descriveresti i tuoi outfit più ricorrenti usando solo tre aggettivi?

Basic, neutri, colorati.

Tutti gli abiti dello shooting sono vintage, ti piace indossare pezzi cosiddetti pre-loved?

Trovo il vintage bellissimo, estremamente cool. Di solito non compro capi vintage per usarli nella vita quotidiana, mi piace indossarli sul lavoro, per un video o durante i fitting; quando guardo abiti second hand, posso percepire la vita di qualcun altro.

Un capo o accessorio che consideri un vero e proprio must-have?

I jeans, i miei essentials di stile: nel mio guardaroba i pantaloni sono per l’80% in denim, ne ho modelli di diverse forme, lunghezze e vestibilità. Sono tra le cose che amo di più.



Come vesti solitamente nei momenti off, di quotidianità? E come, invece, nelle occasioni più formali, ad esempio una serata importante o un party?

Opto per abiti basici, penso che un look, grazie all’altezza e a un fisico armonico, possa dirsi riuscito anche se indossato “normalmente”, trasmettendo così l’amore per il proprio corpo. Per gli eventi formali preferisco il total black: i vestiti neri possono sembrare noiosi, ma basta scegliere un buon design per esprimere un’attitudine habillé e un po’ sexy.

Di recente hai sfilato per brand di assoluto prestigio come Gucci (per la collezione Aria Fall/Winter 2021-22) e Bottega Veneta, prendendo parte al défilé Salon 02, cosa ricordi e puoi dirci dei due show?

Sono state due passerelle davvero fantastiche, esattamente quelle che sognavo, tanto che, a dire la verità, non sapevo se sarei stata in grado di calcarle.
Da Bottega Veneta le prove sono andate avanti fino all’una di notte del giorno stesso, ho avvertito l’immenso amore di Daniel Lee per le sfilate; il team del marchio, impegnato fino all’ultimo a modificare e sistemare al meglio i capi, è stato fantastico, alla fine ho potuto indossare outfit che mi vestivano alla perfezione, ad ora i miei migliori sul lavoro.
Il set di Gucci era fenomenale e bellissimo, senza dubbio. Gli innumerevoli flash sulla pedana, poi, hanno aumentato la mia autostima. Ha significato molto, per me, che tutte le modelle siano state insieme in hotel per due settimane, dal primo casting ai fitting, allo show finale. Ora ho dei nuovi amici e un sacco di bei ricordi, non solo del défilé.



Passerelle e campagne pubblicitarie registrano una presenza via via maggiore di modelle dalle etnie, corpi e background eterogenei, ritieni che la fashion industry stia diventando realmente più inclusiva, oppure pensi si debbano compiere ulteriori passi in questa direzione?

Credo sia già sufficientemente variegata, con i casting che spaziano sempre di più a livello di etnie, età e fisicità.

Ci sono tue colleghe, del passato oppure in attività, che consideri dei modelli cui ispirarsi? Cosa speri possa riservarti questo mestiere per il futuro?

Non vengo ispirata dalle persone, ma dai paesaggi e dalle cose belle con cui entro in contatto. Per il futuro, vorrei che questo lavoro mi lasciasse, in primis, dei soldi (ride, ndr), in secondo luogo un buon ricordo nelle persone che hanno lavorato con me, come modella vorrei essere apprezzata da tutti, in ogni senso.



In tutto il servizio, abiti vintage da PWC Milano

Credits:

Model Yuna Heo

Photographer Riccardo Albanese

Stylist Adele Baracco

Makeup artist Marco Roscino

‘On the Road’, l’epopea dei tour musicali nel Calendario Pirelli 2022

Dopo lo stop per la pandemia del 2020 (evento piuttosto raro nella storia della pubblicazione, interrotta, ad eccezione della sospensione nel periodo tra il 1975 e il 1983, solamente nel ‘67), il Calendario Pirelli torna in forma smagliante e rilancia, potremmo dire, con packaging e un brano concepiti appositamente, entrambi a firma di Bryan Adams, cantautore dal fulgido cursus honorum musicale – oltre 100 milioni di dischi venduti, tre nomination agli Oscar, cinque ai Golden Globes, 15 (con una vittoria) ai Grammy – che, dagli anni Novanta, ha abbracciato una carriera fotografica altrettanto fruttuosa, scattando cover ed editoriali per magazine quali Harper’s Bazaar, Vogue, Vanity Fair, L’Officiel e Zoo.



On the Road, questo il titolo di The Cal 2022, dà il nome perciò anche alla canzone dell’artista canadese, un’anticipazione del suo nuovo album So Happy It Hurts, in uscita il prossimo marzo. Sul calendario poi, custodito in una confezione quadrata tipo LP in vinile, accanto alla scritta con la caratteristica iniziale allungata della multinazionale dei pneumatici, campeggia un logo ad hoc, celebrativo del 150esimo anniversario dell’azienda.



Il filo conduttore dell’edizione di quest’anno è, dunque, il viaggio, declinato in un omaggio per immagini all’epoca, per molti versi lontana e irripetibile, dei grandi tour musicali, microcosmi a sé stanti con i propri riti, luoghi e tempistiche, nei quali la celebrity di turno si rifugiava al di fuori del concerto, tra pause relax in suite maestose (come quelle dello Chateau Marmont, buen retiro dei ricchi e famosi di Hollywood, location degli scatti patinati insieme al Palace Theatre, sempre a Los Angeles, e all’hotel Scalinatella di Capri), sessioni di trucco e parrucco, momenti di concentrazione nel backstage, enormi set di bagagli, spostamenti in limousine, studi di registrazione avveniristici.



Per interpretare un tema così composito, sospeso tra solitudine e vitalismo, atmosfere intimiste e cenni all’iconografia della rockstar, l’autore ha riunito dieci nomi di prima grandezza, tra i più rappresentativi della musica internazionale dai Sixties in avanti: in copertina (oltre che nella foto di febbraio, dove posa in déshabillé, illuminata debolmente dai raggi filtrati dalle veneziane) St. Vincent, performer camaleontica e restia alle classificazioni, qui con bob platinato, che nel fare la linguaccia all’osservatore mostra un plettro marcato Pirelli. A seguire Kali Uchis, fasciata in un abito (quasi) adamitico, con calze a rete e lingerie da femme fatale in vista; Cher, assorta in chissà quali pensieri davanti agli specchi a tutta parete del camerino; Iggy Pop, a torso nudo (e come, sennò?) e ricoperto di polvere argentata, pronto per una delle sue leggendarie esibizioni da istrione del punk; Rita Ora, che posa languida nella vasca da bagno con un dress in maglia metallica; la teatralità del rapper Bohan Phoenix, in piedi sul pianoforte vestito di pantaloni cargo, anfibi e guanti da opera silver. Il cast all star si completa con Grimes, Jennifer Hudson, Normani e Saweetie.



Chiude la carrellata, idealmente e non, lo stesso Adams, fotografato nelle pagine di dicembre a bordo di una classica auto americana, mettendo la parola fine all’itinerario on the road fra topoi musicali e divismo old school. Un tour visivo che merita di essere approfondito visitando il sito www.pirellicalendar.com, dove scoprire retroscena, filmati, testi inediti e interviste ai protagonisti del 48esimo The Cal.




Models to follow: Aurelio Baiocco

22 anni, romano, occhi bruni, lineamenti taglienti, capello fluente che ricorda un po’ i beauty look di star del passato come Robert Redford o Alain Delon, entrate di diritto nell’empireo della mascolinità più charmant e carismatica, Aurelio Baiocco fa il modello da circa tre anni.
In un lasso di tempo relativamente breve, considerato anche lo stop della pandemia, ha dato prova di un certo camaleontismo, risultando convincente nei panni (attillati) del freak edonista tutto make-up, pelle e ammiccamenti al bdsm (in un editoriale pubblicato su GQ Brazil nel dicembre 2020) come nei capi tailored di Tod’s, indossati nella presentazione della collezione Fall/Winter 2020 del brand, imbevuta di rimandi al dress code dei Seventies; mood che gli calzava a pennello, poiché i suoi outfit hanno un debito evidente nei confronti dei codici del decennio: lo si evince dalle foto a firma di Riccardo Albanese che corredano l’articolo, dove sfoggia soprabito in nappa, vecchi Levi’s scovati in un marché aux puces, stivaletti, polo a manica lunga, cintura adorna di occhielli e applicazioni, a puntellare mise dall’aria vissuta, segnatamente retrò.
L’intervista che segue è utile per capire come un insider abituato a fitting, prove in showroom & Co. intenda – e declini a modo suo – concetti quali fashion o stile, mai così diffusi e però sovente abusati, ridotti a poco più che etichette da utilizzare ad libitum. Lui, tra l’altro, predilige capi vintage o second hand, ne fa una questione di sicurezza, di sentirsi a proprio agio, perché «la moda non riguarda esclusivamente l’estetica, ha a che vedere piuttosto con consapevolezza e comodità».

In tutto il servizio, abiti e accessori model’s own



Come ti sei approcciato a questo lavoro, e da quanto tempo lo fai?

Faccio il modello da tre anni, nel 2020 però sono stato fermo per mesi a causa del Covid, non abitandoci era praticamente impossibile raggiungere Milano, perciò considero quello in corso il mio secondo anno nel settore.
L’inizio in realtà è stato casuale, una ragazza di Roma con cui mi frequentavo lavorava come modella e mi ha spinto a provare, così ho fatto dei casting per delle agenzie romane per poi passare a quelle milanesi, trasferirmi in città e cominciare a tutti gli effetti.

Modeling a parte, cosa ti appassiona, quali sono i tuoi interessi?

Adoro il cinema, la mia passione più grande, spero davvero di potermi prima o poi inserire in quel mondo; le altre sono legate allo sport, che ho praticato per anni, seguo il calcio (o meglio, la Roma) e la Formula 1. Inoltre studio storia dell’arte all’università.

Qual è stata, finora, l’esperienza lavorativa che reputi più importante?

La presentazione, nel gennaio 2020, della collezione Tod’s T Club, sia per l’evento in sé, sia per la rilevanza del marchio; senza contare che era la mia prima partecipazione a una fashion week e da novellino, diciamo, mi sono trovato a fianco di colleghi ben più conosciuti ed esperti.

Sogni di collaborare con qualche brand o stilista in particolare?

Tom Ford, Prada e Bottega Veneta, a livello di moda maschile sono quelli che mi attraggono maggiormente, per quanto difficili da raggiungere. È anche una questione di gusti e inclinazioni personali, trovo ad esempio che il menswear di Ford sia iconico e al tempo stesso contemporaneo.



Moda e stile: cosa ti fanno venire in mente queste espressioni che, nonostante il loro (ab)uso, sono assai meno scontate di quanto non appaiano?

Penso vadano di pari passo, la moda secondo me è un mezzo con cui una persona, attraverso ciò che indossa, può sentirsi a suo agio; non credo che seguire alla lettera le tendenze equivalga ad avere stile, si tratta più che altro di riuscire – o provare a – essere sicuri di sé e dell’outfit, senza ostentarlo.
Ricorro spesso al vintage o all’usato, non sempre i capi più nuovi sono quelli che ti fanno apparire al meglio, la moda non riguarda esclusivamente l’estetica, ha a che vedere piuttosto con consapevolezza e comodità.

A giudicare dallo shooting, sembri attingere a piene mani dagli anni ‘70, preferisci i look retrò? Ci sono capi o accessori che credi esprimano appieno il tuo stile e altri, al contrario, che non indosseresti mai?

Gli abiti dello shooting, guarda caso, erano tutti vintage o second hand, a partire dal cappotto, trovato in casa, che apparteneva a mio padre, i Levi’s li ho presi invece in un mercatino di Roma; sono pezzi cui sono legato, non in senso materiale ma emotivo se vuoi.
Per quanto riguarda il capo specifico sceglierei i Levi’s 504 delle foto, a vita leggermente bassa e svasati al punto giusto, comodissimi, del resto se c’è una cosa che proprio non riesco a vedermi addosso sono i jeans stretti e in generale gli skinny pants.

Per quale look opteresti in tre contesti diversi come, per esempio, un evento formale, un’uscita pomeridiana, una serata di relax con gli amici?

Se parliamo della stagione attuale, solitamente vesto con pantaloni ampi, boots o mocassini, un giubbotto da aviatore sul dolcevita.
Per un’ipotetica serata di gala credo non ci sia nulla di meglio di un completo Tom Ford nero, pensando a un’uscita rilassata, invece, direi sneakers (ultimamente uso spesso un paio di classiche Nike, con swoosh bianco su base nera), pants comodi e un pullover girocollo in tonalità scure o neutre.


Tra i tuoi colleghi ce n’è qualcuno che può in qualche modo ispirarti?

Siamo ovviamente tutti diversi, i parallelismi si possono fare ma fino a un certo punto, detto ciò mi piace Parker van Noord, sta portando avanti un tipo di percorso cui ambisco anch’io.
Parlando di modelli di riferimento, allargherei poi lo sguardo agli attori, citando innanzitutto Marcello Mastroianni (attore immenso e icona di stile insuperata) e Brad Pitt, lo ammiro, oltre che sul piano attoriale, per i modi e l’eleganza che trasmette; mi colpì soprattutto nella cover story di GQ Italia di qualche tempo fa, tra l’altro ero presente in un servizio interno di quel numero.

Ci sono progetti in arrivo che vuoi anticiparci? Dal punto di vista lavorativo, cosa speri ti riservi il futuro?

Ho capito che in questa professione non c’è mai nulla di certo, magari puoi ottenere un lavoro e poi perderlo perché l’outfit non ti sta bene.
Il mio obiettivo principale, come modello, è viaggiare, visitare posti nuovi, incontrare persone, fare più esperienze possibili. Il sogno, invece, resta quello di lavorare nel cinema, non so nemmeno come, ci penserò nel caso a tempo debito.

Photographer: Riccardo Albanese

Model: Aurelio Baiocco @URBN Models

Editorial: unconventional formal

Ph: Stella Bonasoni
Styling: Fabio Mercurio
Grooming and hair: Andrea Collina
Model: Keisuke Tuijta @urban models milan
Location Manager : Stefania Fogli @public pool sasso marconi
Thanks to Roberto Parmeggiani



Underground 2.0 by Vision of Super

Il marchio di streetwear Made In Italy svela la nuova collezione autunno-inverno 2020/21 con uno shooting fotografico in anteprima per Man In Town.

Uno shooting hype & cool, realizzato in luoghi segreti della città. La luce del tramonto illumina i tre modelli che sfoggiano look provenienti dalla collezione autunno-inverno 2020/21 di Vision of Super. Il marchio Made In Italy fondato da Dario Pozzi propone capi e accessori streetwear con un twist underground e contemporaneo, che raccontano di community, di stile, di attitude ricercata. Le stampa a fiamme, firma iconica del brand, fa capolino su bomber, felpe, T-shirt, maglie, pantaloni, occhiali da sole e cuffie. A tutto ciò, si aggiunge anche la palla da basket firmata Vision of Super, che diventa pezzo di design da collezionare. 


Credits:

Photographer: Walter Coppola 

Stylist: Anna Festi 

Models: Gaia Novellati, Eros Micheli e Luca Bombana

Hairstylist e make-up artist: Mirco Berto

A model’s talk: Radu Ionut

Sei molto giovane e molto seguito sui social media, specialmente su Instagram. Preferisci i social o le attività da modello?

Si ho solo diciannove anni e penso siano due attività entrambe necessarie, Instagram è un’ottima piattaforma di promozione personale per essere notati da clienti e brand.D

Torni spesso a casa o sei molto occupato a causa dei tuoi viaggi?

Vivo principalmente a Bucarest, la mia città natale ma per lavoro viaggio molto. Ho firmato il mio primo contratto di lavoro 6 mesi fa e al momento non ho molto tempo di stare a casa perché viaggio spesso

Potresti suggerirci quindi qualche posto caratteristico a Bucarest?

Il centro storico è molto particolare ed è l’ideale per chi ama la vita nottura perché pieno di club. Le strade sono molto carattristiche, rimaste intatte con l’architettura di 50 anni fa.

Qual è il tuo posto preferito nel mondo?

Penso New York, sono stato lì due mesi per lavoro. Le persone sono davvero carine e offre molte opportunità

Se dovessi dare un consiglio di stile quale sarebbe?

Il mio preferito è Armani, classico senza troppi colori o almeno quelli essenziali come bianco e nero.

I tuoi capelli sono senz’altro un punto di forza, sei biondo naturale?

Sono biondo scuro, al momento li decoloro. Uso solamente il balsamo dopo lo shampoo e mi trovo molto bene con L’Oreal

Ti abbiamo visto lavorare con Bruce Weber, raccontaci qualcosa di lui

Ho lavorato con lui poco prima di andare a New York, sono stato a Miami una settimana e mezza, è stata un’esperienza incredibile perché abbiamo scattato in moltissimi posti: a casa sua, sulla spiaggia o nell’oceano, quindi indossavo per lo più costumi da bagno e intimo. Weber è davvero bravissimo ed è un piacere lavorare con lui.

Quali sono i tuoi sogni?

Non sono ancora sicuro, ma sogno un futuro nella moda. Mi piacerebbe anche provare a fare l’attore, magari a New York.

Fotografo: Antonio Avolio 
Stylist: Stefano Guerrini 
Stylist’s assistants: Fabiana Guigli, Davide Spinella 
Grooming: Matteo Bartolini @Freelancer Agency using R+CO 
Model: Radu Ionut @Independent Models MGMT
Intervista: Massimiliano Benetazzo

®Riproduzione riservata

UNA STELLA ITALIANA: EDUARDO VALDARNINI

E’ la nuova rivelazione del mondo dell’acting italiano e spazia fra il cinema e la televisione. Su Netflix Eduardo Valdarnini nato in Francia nel 1991 e cresciuto a Roma, segno zodiacale Vergine, ha interpretato il giovane Lele nella prima e nella seconda stagione di “Suburra-La serie” quest’ultima in arrivo sugli schermi italiani nei primi mesi del 2019. Un personaggio ambiguo e scaltro. Figlio di un poliziotto, spaccia stupefacenti nei party della Roma bene fino a fare i conti con Samurai, boss della criminalità capitolina. Con imprevedibili evoluzioni nella seconda serie in cui entrerà in polizia, con un ruolo più attivo rispetto alla prima stagione della serie in cui subiva gli eventi.

 

Eduardo quanto c’è in te di Lele?

Non molto direi. Lele è ambivalente, è un ragazzo ferito, segnato da traumi ma in fondo potrei definirlo un’estremizzazione del mio ‘io’.

Oltre al successo di Suburra, che è un progetto televisivo, ti sei fatto conoscere al cinema con il film di Cristina Comencini ‘Qualcosa di nuovo’ accanto a Micaela Ramazzotti e Paola Cortellesi. Che differenza c’è per te fra cinema e televisione?

Nessuna, in entrambi mi metto in gioco con pari professionalità. Al cinema i miei idoli sono Marcello Mastroianni e Gian Maria Volonté e mi piacerebbe lavorare con chiunque ha una buona idea.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Attualmente mi divido fra Roma e Parigi dove vivo con la mia ragazza Jeanne, che lavora nella post-produzione cinematografica, e mi sono tuffato su una sceneggiatura per un lungometraggio destinato al cinema.

Qual è il tuo rapporto con lo sport?

Ho praticato pallavolo a livello agonistico per 10 anni. Lo sport per me è un piacere ma anche una necessità, mi piace tenermi in forma. Il vero sport è quello di squadra perché sviluppa lo stesso spirito di collaborazione che poi si ritrova nell’ambiente di lavoro di un set. Mi piacerebbe recitare nel biopic di un atleta.

Oltre al lavoro, i tuoi hobby e passioni?

Mi piace stare ai fornelli e la mia specialità sono le lasagne.

Capo must del guardaroba.

Un pullover dallo scollo ad anello, prediligo un gusto casual che possa contaminarsi con il formale.

Luogo fisico e dell’anima.

La Francia, piena di posti da scoprire per la fisicità e per la mia anima Villa Ada, che rievoca la mia infanzia a Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

Photo: Roberta Krasnig

Stylist: Stefania Sciortino

Ph Assistant: Chiara Filippi

Stylist Assistant: Rosamaria D’Anna

Grooming: Silvia Magliocco per Simone Belli Agency

Tutto il servizio in CALVIN  KLEIN JEANS  SS19

 

 

 

 

 

®Riproduzione riservata

Elbio Bonsaglio

È uno dei fondatori del marchio Letasca, successo internazionale, che in poche stagioni è riuscito ad entrare nei più importanti store multimarca del mondo. Elbio Bonsaglio è, però, anche uno dei modelli italiani più conosciuti, che ha sfilato per i più importanti brand e scattato con nomi famosi della fotografia. Seguitissimo sui social, ci racconta qualcosa in più del suo mondo fra instagram e i viaggi.

Come sei arrivato alla professione di modello?
In realtà è stato un percorso un po’ inconsueto. Ho studiato alla Bocconi, Economia aziendale, mi sono laureato e ho iniziato a lavorare in uno studio di comunicazione come account e in sei mesi, il tempo di uno stage, ho capito che non avrei sopportato di vivere la mia vita dietro ad un computer e che volevo viaggiare. Durante una fashion week, proprio verso la fine di questo lavoro, sono stato fermato più volte da persone che mi chiedevano se volevo fare il modello, alla terza volta, frustrato dalla mia situazione lavorativa, ho accettato di andare a fare un colloquio e da lì è partito tutto.

Ora non più modello, ma influencer grazie ai social, e altre attività. Come è avvenuto questo passaggio e quando sei diventato anche designer?
Il passaggio a influencer è stato totalmente inconsapevole. Non ho mai avuto un blog e non ho mai pensato che potessi influenzare qualcuno, ho sempre cercato di essere me stesso sui social, postando su instagram quello che facevo, le mie passioni, come ad esempio la boxe, o i miei viaggi. Forse, per il fatto che prima ero un modello e ora ho anche un mio brand, la gente si è incuriosita e ha iniziato a seguirmi. Poi, ci tengo a precisare che di Letasca io non sono il designer, quella parte la segue il mio socio, io mi occupo delle pubbliche relazioni, del commerciale, dei rapporti con gli stakeholder, aspetti che sento più miei e sono decisamente più vicini ai miei studi. Anche l’avventura del brand è iniziata un po’ per gioco, io mi avvicinavo ai trenta, e il ruolo di solo modello mi stava un po’ stretto, il mio socio aveva appena finito gli studi in architettura, ci è venuta una idea, l’abbiamo portata avanti con entusiasmo, ma non mi aspettavo che in giro di poco tempo Letasca finisse da Harrods, da Selfridges e da Saks.

Parlando del tuo mondo sui social, quanti dei tuoi consigli e delle immagini sono sincere e non sponsorizzate?
Il mio instagram racconta molto di me, anche attraverso le stories. C’è tantissimo di quello che è il mio umorismo, il mio modo di scherzare, quello che faccio quotidianamente. Le sponsorizzazioni non sono molte, la maggior parte del mio tempo e delle mie attenzioni sono dedicate a Letasca, ma anche in questo caso sono sempre molto sincero.

Come vedi l’evoluzione del mondo social e del ruolo dell’influencer? Quale secondo te il social del futuro? La professione dell’influencer ha una data di scadenza?
Considera che molti dei brand contemporary, che trovi ora in un grande department store, non esisterebbero, o non avrebbero avuto il grande successo che hanno se non ci fosse stato Instagram. E grazie a questo social, in maniera molto democratica, chiunque è potuto diventare un influencer. Questo è positivo, ma anche negativo, perché non sempre chi è diventato un influencer qualitativamente è a livelli alti. Un tempo dovevi fare un certo percorso per diventare un guru della moda, avere studi alle spalle, un certo tipo di gusto. Ora non più ed è questo il motivo per cui molti criticano le app e il mondo che hanno contribuito a formare. Il futuro è difficile da prevedere, il presente della moda è sicuramente in mano a chi riesce a creare interesse attorno a un marchio. Non vedo al momento data di scadenza al ruolo di influencer.

Lato negativo della tua professione, se c’è.
È una professione che da tanto. Siamo molto coccolati, siamo considerati cool, facciamo a volte cose che altri pagherebbero per fare. In tutto questo un lato negativo c’è, cioè che saluti completamente la tua privacy. A volte invidio chi può stare una settimana intera in vacanza senza toccare mai il cellulare.

Hai un consiglio di stile da condividere con i nostri lettori?
Di esprimere sempre le proprie sfaccettature e i propri gusti. Cercate di non essere omologati, ma di mostrare ciò che vi caratterizza. Anche in questo i social sono democratici, perché potete davvero distinguervi ed essere sinceri. Penso che il modo migliore per mostrarsi non sia quello di essere ossessionati dal desiderio di piacere, ma essere più leggeri e non costruiti.

Quale città ti è rimasta nel cuore? Hai un posto preferito che ci consigli?
Viaggio molto per lavoro, per cui ci sono tanti luoghi che adoro, come New York, che ha un’energia unica, e Ibiza. Quest’ultima perché io amo la musica elettronica, del cui mondo Ibiza è un po’ il centro nevralgico. Ed è anche un ottimo compromesso per me, perché ci sono pure ristoranti fantastici, se esci in barca arrivi facilmente a Formentera e a spiagge stupende. Poi ricordo di essere stato molto bene anche a Sidney, forse perché è un tipo di città a cui io non ero abituato, con le sue spiagge e il caldo tutto l’anno.

Milano: dove mangiare, dove fare l’aperitivo, il locale che ti piace di più?
Milano è la mia città, quella in cui sono nato e cresciuto, per cui non è il posto dove eccedo o faccio qualche pazzia, la conosco troppo bene e l’ho vissuta tanto in passato, la vedo con un occhio diverso rispetto a chi ci arriva per studiare o attratto dalle molte possibilità. Non ho forse più lo spirito per viverne la night life, cosa che invece posso fare quando sono in vacanza. Adoro il momento dell’aperitivo, un vino rosso d’inverno e una birra d’estate, ma ancora di più mangiare. E ci sono dei posti tipici milanesi che vi consiglio, come Al Matarel, dove fanno l’osso buco più buono del mondo. Uno dei locali che frequento invece è il Volt, dove vado a salutare l’amico Claudio Antonioli, che è uno dei fondatori.

Chi sei oltre la tua professione, quali altri amori hai?
Vi ho già detto del mio amore per la musica elettronica poi, quando posso, cerco di andare a vedere mostre di arte contemporanea, di recente ho amato molto quella di Basquiat. Il fatto che una parte di Letasca sia particolarmente legata al travel è perché io stesso amo molto viaggiare, adoro l’idea di avventura e di scoperta che il viaggio porta con se. Raffrontarsi anche con le varie culture, è molto stimolante. Della boxe mi piace tutto, l’allenamento, lo scontro con l’avversario, il fatto che sia uno sport maschio, da duri. Se fatto rispettando le regole e l’avversario è una disciplina sportiva meravigliosa.

Photo: Ryan Simo
Styling: 3
Grooming: Susanna Mazzola
Photo assistant: Alessandro Chiorri
tylist assistants: Verena Kohl, Paula Anuska, Cristina Florence Galati

®Riproduzione Riservata

FRANCESCO STELLA, L’UOMO DAI MILLE RUOLI

cover_pantalone e maglione dolcevia HOSIO; scarpe Burberry

Dal teatro alla TV, al cinema. Prima come attore, poi come scrittore e regista. Francesco Stella, nato ad Erice e divenuto famoso per il ruolo dell’agente Gallo, nella fiction Il commissario Montalbano, si è cimentato i ruoli diversi anche al di là dello schermo, non ponendo mai limiti alla propria creatività. In questa intervista svela non solo le proprie passioni, ma tutti i progetti futuri.
Com’è cominciata la tua carriera?
Un po’ per caso. Durante il periodo universitario ho fatto parte prima di una compagnia di teatro di strada e poi di una di formazione. Con quest’ultima ho studiato e debuttato nel mio primo spettacolo.

La tua carriera inizia nel 1995 con il teatro. Com’è avvenuto il passaggio al cinema e alla TV?
La  mia “prima volta” è stata indimenticabile, ho debuttato al Teatro Kommisar Geskaya, di San Pietroburgo, durante il periodo delle notti bianche. Ho capito che non sarei mai tornato indietro. Dopo essermi trasferito a Roma e aver fatto molti provini, ho finalmente debuttato al cinema con Besame Mucho, di Maurizio Ponzi, e in TV, con Il commissario Montalbano.

Quale tra i due mondi senti appartenerti di più?
Entrambi, ma in maniera diversa. Esattamente come la scrittura, un’altra passione che coltivo da tempo.

Da quale regista ti piacerebbe essere diretto?
Mi piacerebbe tantissimo ritornare a  lavorare con una donna e, secondo me, Valeria Golino è una di quelle in grado di scavarti dentro.

Non solo attore, ma anche regista e scrittore. Ti senti più a tuo agio sopra al palco o dietro la cinepresa?
È un agio completamente diverso. Amo molto il lavoro d’attore, ma alla fine sei nelle mani di  altri: di uno sceneggiatore che ti ha pensato, di un regista che ti ha scelto e di un pubblico che ti approva. Troppe variabili e poca obiettività: molto sta nel “gusto” delle persone e la bravura non sempre è sufficiente. La scrittura o la regia mi permettono invece di “sfogare” la parte creativa, che offre parametri più obiettivi relativi alle mie capacità e ai limiti.

Che tipo di film ti piacerebbe scrivere?
Mi piacerebbe parlare della mia terra, la Sicilia, che lotta ma che sa ridere, che non si arrende e che sa guardare lontano.

Quanto è importante lo stile per te? C’è un capo in particolare che ti caratterizza?
Credo di avere uno stile molto sobrio, mi piace l’eleganza su di me, così come mi diverte l’esuberanza negli altri. Più che un capo ci sono due oggetti: i gemelli e i papillon/cravatte.

Dove sognava di arrivare il Francesco Stella che nel 1998 è entrato a far parte del cast de, Il commissario Montalbano e cosa sogna il Francesco di oggi?
Il Francesco Stella arrivato dalla lontana Marsala, ha realizzato molto di quello che sognava. Per il futuro spero di poter continuare ad avere sempre il sorriso mentre lavoro.

Qual è la sfida più grande che il lavoro ti ha posto davanti sinora?
Quella di non scoraggiarmi e di non mollare. I tempi sono molto difficili per chi fa questo lavoro. La mia fortuna è stata quella di non fossilizzarmi in un solo campo, scelta non sempre recepita positivamente dagli altri. Sono sicuro che il tempo mi darà ragione.

Quali progetti hai in cantiere?
Tra poco uscirà Il Cacciatore, una nuova fiction Rai n cui interpreto un integerrimo carabiniere. In contemporanea sto lavorando a due format tv di prossima uscita.

Cosa porteresti con te su un’isola deserta?
Il mio cane, la playlist con le canzoni che mi accompagnano da sempre, carta e penna.

Quale film non ti stancheresti mai di guardare?
Shortbus.

Quali sono gli ingredienti per un format TV di successo in Italia?
È difficile rispondere a questa domanda, perché ormai il pubblico sceglie con cura quello che vuole vedere e l’offerta è molto ampia. Gli ingredienti dipendono sempre più dal target di riferimento. Il pubblico non si lascia più prendere in giro, cambia canale facilmente.

Photography: Karel Losenicky
Styling: Sara Leoni

®Riproduzione Riservata