A STYLE CONVERSATION WITH GABRIO GENTILINI

Fresco del debutto nella fiction televisiva e del successo della “Bisbetica domata” di Shakespeare al Globe Theatre di Roma, Gabrio Gentilini si divide tra queste due appaganti carriere, sognando il debutto sul grande schermo. Come ogni millennial che si rispetti, ha le idee molto chiare in fatto di stile. Il personaggio che sogna di interpretare? Un villain senz’altro, a patto che abbia conservato qualcosa di puro nel suo animo.

Che ruolo hanno nella tua vita lo stile e la moda?
La moda mi piace e mi incuriosisce molto ma non ne sono vittima e tendo a non seguire le tendenze, mentre lo stile, in generale, non solo nell’abbigliamento, è una cosa a cui do molta importanza. Lo stile di una persona è l’espressione della sua personalità, creatività e prima di tutto del suo animo. Per me lo stile è una cosa che deve partire innanzitutto dal modo di percepirsi e quindi avere consapevolezza di chi si è e come si vuole arrivare agli altri, percepirsi anche fisicamente, non solo nelle forme ma pure nei movimenti e l’abbigliamento insieme all’accessorio sono qualcosa che deve andare a coronare tutto questo, non coprendolo ma valorizzandolo.

C’è un capo feticcio del quale proprio non riesci a disfarti?
In realtà no, non mi piace essere attaccato alle cose. Diciamo però che sicuramente nel mio armadio non possono mancare t-shirt bianche e nere che vestano bene, jeans regular fit e Stan Smith classiche.

Sneakers o Chelsea boots?
Assolutamente sneakers.

Hai un modello, un’epoca, un immaginario di riferimento estetico al quale ti ispiri?
No, in quanto attore mi piace giocare e rifarmi a diverse epoche e riferimenti estetici, anche nella mia vita privata. Ho scoperto di avere una fisionomia e uno stile che si adattano molto al vintage, dagli anni ’20-’30 agli anni ’70.

Che rapporto hai con i social?
Un po’ conflittuale e altalenante; non riesco a starne lontano e non curiosare come si raccontano gli altri sul web ma non sento la smania di pubblicare costantemente dettagli ed avvenimenti della mia vita. Ci tengo abbastanza alla mia privacy anche se mi piace condividere con i miei follower e ogni tanto sento il bisogno di farmi sentire e aggiornarli su quello che mi sta accadendo.

Ti abbiamo visto sia in tv che in teatro (e ti aspettiamo al cinema). Preferisci interpretare il buono o il cattivo?
Un cattivo-buono, si può? Mi piacerebbe tanto interpretare un personaggio cattivo che nasconde un animo buono, puro. Mi viene in mente il protagonista del film tratto dall’omonimo libro “Profumo”, un serial killer che per creare il profumo ideale uccideva giovani vergini dai capelli rossi e nonostante questi delitti efferati lo spettatore alla fine non riesce a non entrare in empatia con lui e in qualche modo a giustificarlo e perdonarlo.

Come vorresti immaginarti tra 10 anni?
Con una mia famiglia, impegnato come attore e performer sia a teatro che sul grande schermo e con in ballo qualche attività che aiuti concretamente il sociale.

Sogni nel cassetto?
Trovare il modo di riuscire ad essere felice sempre e comunque!

Fotografo: Davide Musto

Assistente fotografo: Federico Taddonio
Stylist: Stefania Sciortino
Assistente Stylist: Rosamaria D’Anna
Trucco e capelli: Giulia Luciani per Simone Belli Agency
Per la location si ringrazia Bottiglierie Pigneto via del Pigneto Roma via del Pigneto 106b
®Riproduzione riservata

GIORGIO MARCHESI un attore a 360°

Cover: jacket e denim Jacob Cohen; shirt Corneliani

Un talento scoperto sul campo e una passione nata nel tempo: è Giorgio Marchesi, ormai affermato attore italiano, classe 1974.  La sua formazione comincia a Padova, dove grazie a un corso di recitazione tutto ha avuto inizio. Dopo alcuni anni nel teatro e nella pubblicità, si trasferisce a Roma nel 2003, dove ha l’occasione di venire a contatto con il vero e proprio mondo dello spettacolo. Negli anni, Giorgio dimostra talento e determinazione, entrando a far parte di importanti produzioni teatrali, televisive e cinematografiche e lavorando con registi come Marco Tullio Giordana e Ferzan Özpetek, continuando ad affinare le sue competenze frequentando corsi, stage e seminari tenuti da importanti maestri.
Non solo attore ma anche padre, noi di Manintown ci siamo fatti raccontare qualcosa sui sogni e sulle passioni di un personaggio che, con i suoi modi decisi e gentili, sta affascinando sempre più il grande pubblico.

Hai sempre sognato di fare l’attore? Com’è cominciata la carriera di Giorgio Marchesi?

Da ragazzino in realtà sognavo più di fare il calciatore o il cantante. Avevo sicuramente l’attitudine da attore, ma ero ancora molto timido, facevo le battute con gli amici, le imitazioni, ma non pensavo alla carriera nel mondo dello spettacolo. Forse perché a Bergamo non era un mestiere così usuale. Più grande ho frequentato un corso di teatro, grazie al quale ho scoperto e potuto mettere in pratica la mia passione. Al termine del corso, dopo il saggio finale, mi hanno chiesto di fare uno spettacolo con la loro compagnia, e da lì non mi sono più fermato. Ho lavorato nella pubblicità, a Milano, per poi trasferirmi a Roma dove, per fortuna, le cose hanno cominciato a girare per il verso giusto. All’inizio ho recitato molto in teatro, e dopo qualche anno sono arrivate le prime occasioni e le prime piccole parti nel cinema e in televisione.

Teatro, cinema o TV?

Sono tre cose molto diverse e se si ha la possibilità è bello poter variare e sperimentarle tutte e tre. Il cinema dura più a lungo nel tempo e mi è capitato anche che una parte più piccola mi regalasse una grandissima soddisfazione. La televisione, invece, dà una quotidianità, ti rende popolare o comunque ti permette di arrivare più facilmente alla gente. Spesso ci dimentichiamo quanto questo lavoro sia fatto per le persone, dobbiamo piacere a loro prima di tutto. Il teatro, invece, è la mia grande passione iniziale, richiede più disciplina e presenta più difficoltà. Appena penso al teatro penso alla fatica, al sudore, perché nonostante sia per molti aspetti più finto, per un attore è assolutamente reale. Il palcoscenico è un rapporto diretto con il pubblico, avviene in quel momento, non si può rifare la scena o “tagliarla”.

Ti è mai capitato di dover interpretare un personaggio molto lontano dalla tua personalità? Se sì, quale? Quali sono le difficoltà più grandi che hai incontrato?

Si mi è capitato, anche più di una volta. Interpretare un personaggio lontano dalla tua personalità è sicuramente difficile, ma non sempre, è possibile invece che sia addirittura più facile, permette di esplorare campi sconosciuti e lasciarsi andare completamente.
Mi è capitato, per esempio, di recitare nel ruolo di assassino o torturatore, di dover quindi far finta di sparare a un bambino di quindici anni, cose che mi scioccano anche al solo pensiero di compierle nella vita reale. Quando reciti però tutto diventa un gioco, è finzione, quindi puoi e devi anche lasciarti andare e divertirti. Forse il personaggio più difficile per me è stato Franco Freda, neo-fascista e ex terrorista degli anni ‘70. È stato difficile interpretarlo perché venivo da ruoli di personaggi televisivi positivi. Per fortuna si trattava di una persona reale, ho quindi potuto studiare il personaggio e imparare a seguire i suoi ragionamenti attraverso i suoi scritti e immedesimarmi nel periodo storico. La grossa difficoltà sta nell’entrare nella testa di un personaggio, credo che ci si possa riuscire con delle improvvisazioni, liberandosi di quelle che sono le nostre abitudini. Molto importante è l’aiuto di una persona che ti guidi, e in questi casi la figura del regista è fondamentale. Mi hanno sempre insegnato che un attore deve essere sempre aperto, non giudicare, non giudicarsi e lasciare che il personaggio si impossessi di lui, lasciando cadere tutte le proprie sovrastrutture.

In che modo essere un attore e saper recitare influisce nella vita di tutti i giorni? 

Non so quanto nella mia vita quotidiana influisca essere attore, me ne dimentico. Mentire mentono tutti, noi anzi siamo nella condizione più sfortunata, tutti pensano che, visto il nostro lavoro, sappiamo mentire meglio degli altri o che mentiamo nella vita reale come nella finzione. In realtà, posso assicurare che mentono molto meglio altre categorie di persone. È sicuramente un lavoro che condiziona psicologicamente, molti vedono soltanto la parte luminosa di questo mestiere, che c’è, ma non solo. Non a caso moltissimi attori, principalmente quelli hollywoodiani particolarmente stressati, hanno un sacco di problemi nella vita normale, come dipendenze di vario genere, infelicità, depressione. Questo in parte accade anche ai poveri, piccoli giovani attori italiani. Detto ciò, non credo aiuti particolarmente essere attore nella vita di tutti i giorni, come in tutte le cose bisogna trovare un equilibrio e avere interessi anche al di fuori del lavoro.

Il momento più emozionante della tua carriera fino a oggi.

Forse la prima volta in assoluto in cui mi sono esibito. Il massimo della soddisfazione l’ho ottenuta uscendo dopo uno spettacolo e ricevendo un applauso convinto e sincero da parte di persone che sono venute a vedermi e hanno condiviso un momento che rimarrà per sempre unico. Il momento più bello in assoluto della mia carriera vera e propria invece, è stato nel 2012, quando contemporaneamente mi esibivo al teatro Argentina a Roma in uno spettacolo molto importante, stava uscendo la prima serie di “una grande famiglia”, fiction di successo in cui interpretavo un personaggio importante, e sempre in quel periodo ero al cinema in altri due film. Questo è stato il momento in cui ero coinvolto in tanti progetti molto belli che comprendevano tutte le sfaccettature del mio lavoro, è stato l’anno in cui ho cominciato a farmi davvero conoscere, sia dagli addetti ai lavori che dal grande pubblico.

Le tue passioni? Come ami trascorrere il tuo tempo libero?

Sicuramente l’Atalanta, la squadra di Bergamo e la musica funky degli anni ‘70. Amo, ovviamente, anche il cinema e il teatro. Mi piacciono talmente tante cose che ho sempre desiderato una giornata di 48ore. Sono appassionato di sport, cinema, arte, libri; mi piace stare con le persone a chiacchierare, ballare e, perché no, ubriacarmi. Mi piacciono troppe cose per riuscire a fare tutto. Quello che faccio più spesso nel tempo libero è occuparmi delle persone che mi stanno più vicine, un dovere e anche un piacere avendo due figli e una compagna. Di solito, infatti, cerco di unire quello che mi piace fare a loro, sport con loro, andare a vedere un film con loro, insomma, fare cose piacevoli tutti assieme. Amo viaggiare, cerco di farlo il più possibile, e una cosa in particolare che mi fa stare bene è il verde, la natura. Ogni tanto ho bisogno anche di relax, ma in generale non riesco a stare troppo fermo.

Quanto è importante lo stile per te? Hai un capo e/o un brand che più ti caratterizza?

Lo stile è sicuramente importante e per me lo sta diventando sempre più col tempo. Da ragazzo nei miei look non è mai mancato un pizzico di originalità. Sono stato un collezionista dei più strani e improbabili cappelli e occhiali da sole. Il mio preferito è un cilindro che ho comprato a Londra, che mi sono portato in giro dappertutto. Non ho ancora un brand che mi caratterizza, ma se penso a un capo subito mi viene in mente la giacca, ormai indosso la giacca per fare qualsiasi cosa, non solo per le occasioni importanti. La trovo comoda, ha tante tasche, quando viaggio lo trovo il capo più funzionale

Sogni ancora nel cassetto? 

Sicuramente un viaggio lungo. Mi piacerebbe vedere l’Africa e starci almeno tre mesi. A dirla tutta mi piacerebbe avere tre mesi all’anno per poter girare il mondo.

Photo by Roberta Krasnig
Stylist Stefania Sciortino
Assistente fotografo Jacopo Gentilini

®Riproduzione Riservata

Alessandro Egger: poliedrico e talentuoso personaggio multimediale

Alessandro Egger, serbo di nascita e milanese d’adozione, è da poco tornato dai red carpet della Mostra del cinema di Venezia. Modello, attore, musicista, è passato dalle sfilate di Versace e Dolce&Gabbana alla serie The Band, in cui recitava ancora minorenne. Una figura poliedrica che, costruendo il proprio successo partendo da zero, vuole essere di ispirazione per chi crede ancora d’avere ‘sogni troppo grandi’. Selezionato per l’ultima edizione di Pechino Express si racconta su queste pagine, tra un preparativo e l’altro, lo vedremo nel viaggio che lo porterà ad attraversare Filippine, Taiwan e Giappone, in compagnia della mamma Cristina (gli #Egger).

Attore, modello e paroliere: molti talenti, alcuni anche diversi fra loro. Come sei riuscito a coltivarli tutti?
Hai ragione, sono molti! La musica è stato il primo che ho coltivato, perché era la forma di comunicare e narrare storie, sogni e ambizioni dell’ambiente in cui mi trovavo che prediligevo. Facendo rap il modo di muoversi e costruire lo “show” diventa scenografico a tal punto da trasformarsi quasi in uno sketch che va oltre la musicalità e lirica dei testi. Da lì sono arrivati i primi suggerimenti degli amici: “Dovresti andare a Hollywood” o “Sei nato per fare l’attore”. Prendendo con serietà l’opinione sincera delle persone, mi sono trasferito da Como a Milano, rischiando e ottenendo i primi ruoli. Dopo i 20 anni divenne complesso trovare un ruolo adatto, a causa dei drastici cambiamenti fisici che portarono ad un forte contrasto tra l’altezza (189cm) e il volto, lontano dallo stereotipo del comune ragazzo italiano. Dovevo trovare una soluzione perché non potevo star fermo. Mentre lavoravo in una showroom, arrivarono (quasi) inaspettatamente i primi lavori nella moda, un colpo di fulmine che travolse completamente la mia vita. Con gli anni ho imparato a fare convivere le mie passioni, utilizzandole come mezzo comunicativo anche nella vita quotidiana. A settembre, ad esempio, ho un pezzo in uscita con Laioung. La canzone si chiamerà “Ginger”

I tuoi ricordi in Serbia. Qual è l’essenza del tuo Paese?
E’ un Paese che ha subito molti squilibri a causa della guerra e dei bombardamenti ma la sua essenza è nel legame con le persone, una grande sinergia che agisce in maniera pura e forte allo stesso tempo. Nel quartiere si cresce grazie agli adulti, che insegnano a rispettare i genitori, la famiglia e la propria terra. Se non impari, ci pensano i fratelli maggiori, quelli ‘acquisiti’, a farti capire le cose. Usano i metodi più duri che sono anche i più efficaci. (Ride). Cresci rispettando gli anziani e la famiglia, apprezzando la vita, i soldi, la scuola, l’aria che respiri. E’ gente che ha un storia da raccontare, molta tristezza negli occhi, ma anche una grande voglia di rivincita.

Raccontaci del tuo percorso come attore e dei primi successi con la serie The Band.
‘The Band’ è stato il mio primo grande amore, una serie che ho amato da tutti i punti di vista e in ogni momento, dal camerino, alla sala costumi, dall’unica e sola Silvia Gandolfi (che mi ha scoperto), donna che rimarrà sempre nel mio cuore, ai miei compagni di set, con i quali ho condivo così tanto. Mi ricordo che il successo fu così incredibile che ogni mattina c’erano gruppi di ragazze ad aspettarmi davanti casa e io uscivo senza rendermi nemmeno conto di cosa stesse accadendo.

Quali sono i registi con cui hai avuto il piacere di lavorare e quali quelli con cui vorresti farlo?
Ho lavorato con Brizzi, Genovese e Samen, il duo esplosivo che sono sicuro realizzerà grandi cose, ma quello con il quale adoro lavorare di più è Angelo Guarracino. Siamo amici da 10 anni e abbiamo sempre coltivato la nostra passione cercando di creare dei prodotti video emozionanti e quest’anno abbiamo collaborato per produrre e dirigere video per Rocco Hunt, Laioung, Gue Pequeno. In futuro mi piacerebbe lavorare in America, magari con Scorsese o con uno dei miei compaesani più illustri, Kusturica, facendo da spalla a Jim Carrey o a Leonardo di Caprio, che adoro e stimo. Forse sogno in grande, ma i sogni sono fatti per questo!

Com’è nata la tua carriera da modello? Quali sono gli aspetti che ami di questo lavoro?
La mia carriera da modello è nata per caso. Avevo lasciato un curriculum da Versace candidandomi come venditore, cameriere o per qualsiasi altra posizione e invece venni visto dallo ufficio stile e dal casting director, che mi diede la possibilità di lavorare con loro. Ho quindi cercato un’agenzia che mi rappresentasse e da lì è iniziata la mia ascesa. Della moda mi piace tutto, dalla creazione di un capo alla sfilata stessa, ma la cosa che amo di più è la possibilità che offre di viaggiare molto e scoprire posti meravigliosi! Amo viaggiare, è un’esperienza che mi arricchisce molto!

Qual è la tua idea di stile e cosa porti sempre con te in valigia?
Lo stile è prima di tutto è saper sdrammatizzare l’eleganza con l’attitudine. Ovviamente l’abito non manca mai. Tagli sartoriali, pelle ricamata: voglio che l’outfit abbia un colore deciso e racconti una storia.

L’ultimo libro o brano musicale che ti ha regalato un’emozione.
L’ultimo libro che ho letto è di Charles Bukowski, ‘Post Office’, una gran storia sui cambiamenti e gli stravolgimenti della vita. Vivo constantemente su Spotify, quindi musicalmente seguo tutte le ultime tendenze. Tra i brani più ascoltati ci sono ‘Thunder’ degli imagine Dragons e ‘Young Dumb’ di Khalid.

Alessandro Egger e i social media: come li usi, cosa ti piace postare e cosa no.
Cerco di impostare i social su quello che i miei follower amano di più, comunicando con loro e postando le principali notizie che mi riguardano. Le foto sono principalmente quelle di shooting professionali, pochi selfie. Per me è fondamentale dare un messaggio positivo e spronare chi ne ha bisogno a raggiungere i propri sogni, spesso sfruttando la mia stessa storia, essendo anche io partito da zero.

Una o più luoghi dove vorresti andare e dove ti ricarichi quando non lavori.
Mi piace andare in posti incontaminati, immergermi nel silenzio e nella natura. Pratico la meditazione, fa benissimo.

Ti piace scrivere canzoni… quali gruppi e cantanti segui? Con chi ti piacerebbe collaborare?Prediligo gli artisti che riescono a comunicarmi qualcosa intensamente come R Kelly, Beyoncé, Otis Redding, Jamie Foxx. Sono cresciuto con la musica Black. Presto uscirà un pezzo in collaborazione con Laïoung, artista con il quale sfogo tutta la mia energia. Mi piacerebbe collaborare con Pharrel Williams o William Adams, meglio noto come Will.i.am.

Una o più luoghi che sono per te ricchi di ispirazioni?
Qualunque luogo può essere d’ispirazione se si vive pienamente!

®Riproduzione Riservata

Photographer| Fabrizio Cestari
Stylist| Stefania Sciortino
Grooming| Emanuela Di Gianmarco using Sisley Paris

L’equilibrio dinamico di Filippo Nigro

Filippo Nigro è l’antidivo per eccellenza: affabile ed estroverso. Sorridente e per nulla centrato su sé stesso, non riesce a spiegarsi il suo successo, perché non si è mai sentito arso dal sacro fuoco: eppure, con il mestiere di attore, ha inanellato vari riconoscimenti. Fra questi, per esempio, i Golden Globes Italia per, ‘La Finestra di fronte’, di Ferzan Ozpetek, regista con il quale ha lavorato anche ne, ‘Le fate ignoranti’, e quello come miglior attore al Taormina Film Festival per, ‘Dalla vita in poi’. E tutto questo senza contare la candidatura ai David di Donatello, per il ruolo di attore non protagonista in, ‘Diverso da chi?’, in cui ha recitato accanto a Luca Argentero. A Filippo Nigro, Sagittario, piacciono le sfide e una vita intensa, fatta di esperienze stimolanti e un duro lavoro sul set cinematografico, televisivo o teatrale che sia. E in questo Filippo non ama ‘stare seduto’. Mentre prende lezioni di equitazione, per un ruolo in costume nel nuovo film che girerà per il cinema, ‘The book of vision’, accanto all’attore inglese Charles Dance – già noto al pubblico, fra l’altro, per ‘Il trono di spade’- ha appena terminato le riprese di, ‘Suburra’ la prima serie televisiva realizzata in Italia per Netflix, diretta, fra gli altri, da Michele Placido, in cui interpreta il ruolo di un politico. Vestito con una T-shirt bianca e un paio di chinos verdi, mai senza gli occhiali da sole dalla montatura tartarugata dall’appeal vintage, unico tocco cool sul suo look basico e casual, Filippo Nigro si racconta a Manintown in un’intervista esclusiva.

Più cinema o più teatro nella carriera di Filippo Nigro?
Appena posso coltivo la mia passione per il teatro, che adoro. L’ultima mia pièce, ‘Candide’, risale a oltre un anno fa. Penso, in ogni caso, che oggi le serie televisive offrano delle opportunità di lavoro interessanti agli attori in carriera.

Hai detto che secondo te recitare è un allenamento per la vita. Come spieghi questa affermazione?
La recitazione mi ha aiutato a definire vari aspetti del mio carattere. Oggi mi sento più calmo e consapevole, mi diverto di più, sono meno impulsivo e prendo le cose meno sul serio.

Il tuo ruolo più challenging?
Non ce n’è uno in particolare. Forse, direi, quello del professore vittima del tranello della sua allieva nel film, ‘Un gioco da ragazze’. In generale amo i personaggi incoerenti, un po’ insicuri, che cambiano idea facilmente.

Che parte ha la fisicità nei tuoi ruoli?
Non molta. È uscita fuori perché faccio molto sport, ma mi sarebbe piaciuto interpretare ruoli da action movie a più alto tasso di testosterone, in generale amo i film di genere.

Il capo must-have del tuo guardaroba?
Il blouson di pelle, ne possiedo due: uno nero e l’altro più vissuto, in pelle marrone, entrambi hanno un piglio ‘biker’.

Cosa ti rende davvero curioso?
Se una persona mi piace amo approfondire i suoi lati più intimi, sono curioso dell’evoluzione caratteriale dei miei 3 figli, Alessandro, Olivia e Claudio e poi sono curioso di conoscere persone nuove, anche se sono molto distratto per natura, tranne che sul set dove sono molto concentrato. All’università l’essere distratto mi è quasi costato un esame (sorride n.d.r.).

Le tue passioni maschili?
Amo molto lo sport e ne pratico diversi. Premesso che amo stare all’aria aperta e odio le palestre, mi piace il calcio, il nuoto, il tennis e andare a correre. Quando posso amo giocare a scacchi perché mi rilassa.

Un tuo luogo ideale del corpo e della mente?
Per lo spirito amo mettermi in gioco, viaggiare per lavoro e impegnarmi in progetti sempre nuovi. Come luogo fisico penso alla mia famiglia, a mia moglie Gina che adoro, perché è il luogo che mi fa sentire sempre protetto e al sicuro come un nido di benessere.

®Riproduzione Riservata

Photographer| Roberta Krasnig
Stylist| Stefania Sciortino
Photographer Assistant| Jacopo Gentilini
Grooming| Samia [email protected] using KIEHL’S Age Defender Cream
Location| Coffee Pot, Roma

“The suburb is our playground” by Roberta Krasnig

We explore the outskirts of Rome with Andrea Bosca in this AW17 preview.

Photography: Roberta Krasnig
Styling: Stefania Sciortino
Grooming: Martina Di Crosta @makingbeauty
Trattamento Viso KIEHL’S Age Defender Cream

Photo Assistant: Olga Bondarevych

®Riproduzione Riservata

THE NEW FACES OF ITALIAN CINEMA

Una carrellata di volti ed espressioni cattura per i nostri lettori la neo generazione di attori italiani, in uno shooting fra moda e musica. Una serie di immagini di stile fra formale e streetwear colte sulle note di canzoni speciali scelte dai nove protagonisti. MANINTOWN ne ha fotografato i look, cercando di indagare sulle loro passioni e aspirazioni, alla ricerca di una nuova identità italiana fra cinema, televisione e teatro.

GIULIO BERANEK

Quale sarà la tua prossima avventura professionale? Puoi darci delle anticipazioni?Più cinema o teatro nel tuo futuro?
Spero che nel mio futuro ci sarà più cinema. Prossimamente sarò sul grande schermo con la commedia “Lasciati andare”, di Francesco Amato, con Toni Servillo, e con “Una questione privata”, dei fratelli Taviani, al fianco di Luca Marinelli. In TV invece è attesa la messa in onda di ‘Tutto può succedere 2’.

Quali sono le tue passioni maschili e come le vivi?
Gioco a calcio quando riesco a non farmi male e mi piace scrivere, sono due passioni che mi aiutano a rilassare il fisico e la mente.

Un capo e/o un accessorio must have del tuo guardaroba
I calzini.

Un luogo privilegiato o ideale per il corpo o per l’anima e la mente.
Il luogo ideale per me è il mare.

La canzone che ci hai indicato durante lo shooting e’ legata a qualcosa in particolare(‘Love will tear us apart’ dei Joy Division)?
La canzone che ho scelto nello shooting era la prima che mi è venuta in mente.

RIMAU RITZBERGER

Quale sarà la tua prossima avventura professionale? Puoi darci delle anticipazioni?Più cinema o teatro nel tuo futuro?
Ho appena finito di girare un cortometraggio da protagonista in Sardegna, per la regia di Enrico Pau.

Quali sono le tue passioni maschili e come le vivi?
Mi rifugio nella lettura o in un cinema possibilmente vuoto. Poi gli scacchi e le gare di corsa.

Un capo e/o un accessorio must-have del tuo guardaroba.
La camicia.

Un luogo privilegiato o ideale per il corpo o per l’anima e la mente.
La montagna.

La canzone che ci hai indicato durante lo shooting e’ legata a qualcosa in particolare(Toccata e Fuga in D Minore di Bach)?
La toccata e fuga è legata alla mia famiglia e in particolare a mio padre, che suonava l’organo.

ALESSANDRO SPERDUTI

Quale sarà la tua prossima avventura professionale? Puoi darci delle anticipazioni?Più cinema o teatro nel tuo futuro?
In questo momento sto girando un film per la regia di Michael Radford, “La musica del silenzio” sulla vita di Andrea Bocelli, con Antonio Banderas ed Ennio Fantastichini e altri big. In uscita su RaiUno c’è “Il Confine”, di Carlo Carlei, in cui sono un irredentista della Prima Guerra Mondiale.

Quali sono le tue passioni maschili e come le vivi?
Sono appassionato di colonne sonore e tecnologia, cerco di combinare le due cose e per hobby creo brani al computer. Amo lo sport, dalla palestra fino all’arrampicata e allo snowboard.

Un capo e/o un accessorio must have del tuo guardaroba
Un cappotto nero

Un luogo privilegiato o ideale per il corpo o per l’anima e la mente.
Il mio luogo ideale è un lago tra le montagne come il Lago Matheson in Nuova Zelanda, o anche il lago di Braies in Trentino.

La canzone che ci hai indicato durante lo shooting e’ legata a qualcosa in particolare(New Born dei Muse)?
È un brano misterioso e potente, di grande ispirazione, appartiene a un periodo molto incisivo della mia vita. L’ho ascoltato dal vivo a un festival in Inghilterra.

MARCO PALVETTI: IDENTIKIT DI UN ATTORE

È stato Salvatore Conte in ‘Gomorra’. Carismatico, garbato e introspettivo Marco Palvetti, classe 1988, è uno degli interpreti più interessanti della scena italiana e internazionale.
MANINTOWN ha cercato di esplorarne la ricca personalità.

Lei è stato de nito la rivelazione del cinema italia- no nel 2014. Come ci si sente a ricevere un simile riconoscimento?
Quando si fa il proprio mestiere con amore come me ricevere un tale riconoscimento è non solo un privilegio, ma anche una responsabilità: ci si sente un po’ un esempio per tanti nuovi aspiranti attori.

Lei ha de nito Gomorra, ‘cinema’. Ci può far capire in che senso Gomorra supera i limiti della ction televisiva per diventare Cinema?
Ha un potenziale qualitativo molto alto, appun- to da cinema. È infatti serialità cinematogra ca. Ormai oggi questa è una realtà e rappresenta una modalità espressiva diversa da quella di un lungometraggio e le differenze riguardano sia la possibilità narrativa che l’impatto sul mercato.

Quanto c’è della sua preparazione teatrale nella sua elaborazione del personaggio di Salvatore Conte e in generale nella preparazione di qualunque ruolo da lei affrontato?
In realtà tutto parte dall’esigenza espressiva dell’attore di confrontarsi con diversi mezzi di comunicazione, che siano essi il teatro, il cinema o la ction. Quindi é una questione di sensibilità dell’attore. Personalmente amo molto sia il teatro che il cinema, quando recito posso vivere la vita di qualcun altro, ed è straordinario.

Dopo un ruolo così incisivo come quello di Conte in Gomorra ha già in cantiere nuovi progetti? Se sì potrebbe anticiparci qualcosa?
Sto valutando diversi progetti e sceneggiature ed è ancora prematuro parlarne. Mi piacerebbe lavorare con Paolo Sorrentino e Matteo Garrone ma anche con Tim Burton e Steve Mc Queen, sono talenti visionari.

Lei ha un aspetto molto curato sia sul set che fuori. Quanta importanza riveste il look nella sua attività artistica e perché a suo avviso?
Il look di scena è la somma di tanti fattori espres- sivi ed è importante in quanto racconta molto del personaggio. Per me un personaggio va rispettato e non ha mai un solo colore ma è vivo e, come la vita è carico di controsensi.

Qual è l’elemento che non può mai mancare nel suo guardaroba? Perché?
La giacca perché è un capo che mi accompagna e mi fa stare bene. Ma mi concedo sempre la libertà di poter scegliere senza uno schema prede nito.

Ci può parlare delle sue passioni maschili (viaggi, sport, hobby, ecc.)?
Amo molto leggere, scrivere e mi alleno ogni gior- no in palestra con un coach per tenermi in forma.

Un luogo del corpo e uno della mente che le appar- tengono in modo speciale?

Il luogo dell’anima è il mare, mi scuote dentro, mi fa paura e insieme mi affascina: mi tiene vivo. Il luogo sico è qualunque nuova destinazione di viaggio perché implica una crescita e vivere nuove emozioni.

Qual è l’esperienza artistica o esistenziale che l’ha segnata di più e dalla quale ha tratto il più profondo insegnamento?
Sicuramente il mio trasferimento a Roma a 18 anni per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” ha segnato la mia ‘svolta fondamentale’. Vivevo un momento molto delicato e proprio allora ho iniziato un percorso che mi ha dato tanto, soprattutto in termini di co- noscenza, per far germogliare dentro di me quella ‘pianta’, quel fuoco, quell’esigenza diabolica, intima e fragile che l’attore coltiva dentro di sé.

Lei ha un aspetto molto curato sia sul set che fuori. Quanta importanza riveste il look nella sua attività artistica e perché a suo avviso?
Il look di scena è la somma di tanti fattori espres- sivi ed è importante in quanto racconta molto del personaggio. Per me un personaggio va rispettato e non ha mai un solo colore ma è vivo e, come la vita è carico di controsensi.

Qual è l’elemento che non può mai mancare nel suo guardaroba? Perché?
La giacca perché è un capo che mi accompagna e mi fa stare bene. Ma mi concedo sempre la libertà di poter scegliere senza uno schema prede nito.

Ci può parlare delle sue passioni maschili (viaggi, sport, hobby, ecc.)?
Amo molto leggere, scrivere e mi alleno ogni gior- no in palestra con un coach per tenermi in forma.

Un luogo del corpo e uno della mente che le appar- tengono in modo speciale?
Il luogo dell’anima è il mare, mi scuote dentro, mi fa paura e insieme mi affascina: mi tiene vivo. Il luogo sico è qualunque nuova destinazione di viaggio perché implica una crescita e vivere nuove emozioni.

Qual è l’esperienza artistica o esistenziale che l’ha segnata di più e dalla quale ha tratto il più profondo insegnamento?
Sicuramente il mio trasferimento a Roma a 18 anni per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” ha segnato la mia ‘svolta fondamentale’. Vivevo un momento molto delicato e proprio allora ho iniziato un percorso che mi ha dato tanto, soprattutto in termini di co- noscenza, per far germogliare dentro di me quella ‘pianta’, quel fuoco, quell’esigenza diabolica, intima e fragile che l’attore coltiva dentro di sé.

Photography | Roberta Krasnig
Stylist | Stefania Sciortino
Grooming | Ilaria Di Lauro
Photography Assistant | Chiara Filippi
Post-production | Giovanna Di Lisciandro
Location | M3 Studio

@Riproduzione Riservata

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