MOSCHINO CON JEREMY SCOTT CELEBRA A ROMA IL GENIO DI FELLINI

Re per una notte. Jeremy Scott, direttore creativo di Moschino che con lui in 5 anni ha visto impennarsi i fatturati, subito incoronato il nuovo enfant terrible del fashion gotha internazionale, ha reso omaggio a Roma, in una magica notte di moda e affabulazione, al genio istrionico della cinematografia di Federico Fellini al quale si è ispirato per la collezione menswear e la prefall autunno-inverno 2019-20 della maison di Aeffe. Set ideale per la immaginifica sfilata co-ed del creativo americano è stato lo studio 10 di Cinecittà dove il grande cineasta italiano ha girato alcuni dei suoi capolavori ai quali lo stilista iconoclasta erede di Moschino ha dichiarato di essersi ispirato: Satyricon, 8 ½, Casanova, Roma e La Dolce Vita. E complice la genialità di Scott il surrealismo del maestro del cinema diventa subito una pirotecnica opera pop. Sullo sfondo delle terme di Caracalla trasformate in una irriverente sala da ballo dominata da una scenografica torcia sfilano matrone e centurioni con tanto di armatura ed elmo d’ordinanza, ammiccanti flapper e showgirl a riposo in compagnia di principi azzimati e provocatori con i loro frac preziosi e ludici, talora rocckettari. Fra i tavoli dello studio 10 Scott ha lanciato un’autentica boutade modaiola celebrando il connubio dello streetwear più fantasioso e colorato con la couture più raffinata e magistrale in un tourbillon di citazioni colte e omaggi all’immaginario felliniano. Cappotti ricamati di lettere romane come tavolette cesellate e paltò spigati sono solcati da fiocchi teatrali e si alternano ai parka e ai bomber portati su abiti gioiello da gran sera, torreggianti parrucche e armature alla Satyricon si portano con gli anfibi e le cinture dove il marsupio si trasforma in zainetto bonsai suggellano il look dei completi in technicolor, in un trionfo esuberante di stampe virate in una palette coloratissima che inneggiano in chiave ironica ai fasti della romanità. Parrucche colorate, mini panier settecenteschi in perfetto stile ‘Casanova’, lustrini e opulenti decori animano le mise stravaganti ma portabili fra costume e alta moda. Anita Ekberg rivive nel fasciante fourreau a sirena scarlatto con accessori dorati mentre un modello si esibisce in un completo formato da un chiodo e un tutù da ballerina da portare con gambe nude e scarponcini d’ordinanza. Chiudono lo show di 55 uscite i super top Nadja Auermann e Jon Kortajarena: per lui corona tempestata di gemme e frac dalle code che formano uno strascico e per lei abitino scintillante in stile anni’20 come nel film ‘Cotton Club’ e copricapo piumato su bomber army glam.
Un vero en plein all’altezza delle aspettative con un invito singolare: una spada da gladiatore disegnata come una scultura di cartone.

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RICCARDO MANDOLINI, ENFANT PRODIGE DELLA FICTION

La definizione di ‘enfant prodige’ gli calza a pennello. Non capita a tutti del resto debuttare a teatro a 13 anni e a 18 ampiamente compiuti, già con un’esperienza di cinema alle spalle, diventare uno dei protagonisti di una serie Netflix che si intitola appunto ‘Baby’ ed è visibile in 190 paesi. Senza contare un cast stellare che affianca agli attori più giovani in ruoli teen, personalità del calibro di Isabella Ferrari, Claudia Pandolfi e Massimo Poggio. Romano, classe 2000, segno zodiacale Acquario, Riccardo Mandolini pur interpretando un ruolo, quello di Damiano nella fiction ‘Baby’ dal 30 novembre sulla piattaforma Netflix, che per molti attori è un punto d’arrivo mentre per lui potrebbe rivelarsi un trampolino di lancio, non si monta la testa anche se qualcuno potrebbe dire che, date le sue credenziali, ha la strada spianata. Un po’ anche perché è figlio d’arte: la mamma è l’attrice Nadia Rinaldi mentre il padre Mauro Mandolini è regista e attore per il teatro e il cinema. Manintown, che ha la vocazione allo scouting di giovani talenti, lo ha incontrato per conoscerlo meglio.

Ciao Riccardo, vuoi parlarci della tua esperienza in ‘Baby’?

E’ stato davvero esaltante lavorare con grandi attori e con interpreti più giovani, un bel mix di talenti. Damiano, il mio personaggio in cui ho messo davvero l’anima, è un ragazzo duro e puro di 16 anni che dalla periferia romana si trova catapultato in un liceo del quartiere Parioli dove nel 2014 è scoppiato lo scandalo delle baby squillo su cui è incentrata la serie. In 6 episodi da 50 minuti l’uno la serie approfondisce questo personaggio che è un po’ un outsider, un, come si suol dire, ‘pesce fuor d’acqua’! Non guida un macchinone status symbol ma si muove in skateboard ed è un personaggio positivo.

Quanto c’è di te in Damiano?

Diciamo che mi riconosco in parte in questo carattere. Il mio temperamento come il suo, è sincero, leale, innocente, un buono insomma ma anche caparbio, ancorato alle sue convinzioni e ‘capa tosta’, senza peli sulla lingua. A calarmi nel personaggio e a plasmare la mia recitazione mi ha aiutato il regista Andrea De Sica, nipote del grande maestro Vittorio e di Christian. Un vero cineasta che sul set con i suoi attori ha puntato sul gioco di squadra e al quale sono molto grato. Ritengo di aver avuto una grossa opportunità a lavorare in ‘Baby’.

Quali sono i tuoi progetti e le tue aspirazioni nella carriera e nella vita personale?

Al momento sono single, ho molti affetti perché vivo fra due famiglie allargate e ho più di una sorella acquisita ma sono molto concentrato sull’acting. Dai miei genitori ho appreso che è un mestiere in cui è dura sfondare e che richiede un forte impegno. Per questo vorrei affinare la mia recitazione frequentando una scuola e poi ci terrei a imparare l’inglese. Adoro il cinema italiano e vorrei continuare la mia carriera in campo cinematografico: i miei idoli sono Stefano Sollima, Paolo Virzì, Gabriele Muccino e Giovanni Veronesi. Ma sono anche molto attratto da Hollywood e la mia suprema ambizione è lavorare lì. Non mi perdo un film di Quentin Tarantino e di Martin Scorsese, sono cineasti che in parte mi hanno trasmesso la passione per la recitazione. Del resto ho sempre frequentato il set fin da bambino grazie ai miei genitori e quello che era un hobby è oggi una professione.

Le tue passioni maschili.

Pratico il nuoto e il calcio.

Un capo must del tuo guardaroba?

Adoro lo stylish streetwear e mi piacciono le proposte di look firmate Stone Island e DSquared2.

Un luogo fisico e dell’anima.

Luogo fisico: il cinema perché nel buio e nel silenzio concentrato di una sala cinematografica posso evadere davvero. Luogo dell’anima: una chiesa. E’ bello pregare qualche volta.

total look: N°21
Camicia e Jeans CALVIN KLEIN T-shirt LES HOMMES Scarpe N°21
Total Look: GUCCI

Photographer Davide Musto
ass. ph. Federico Taddonio
Stylist Andreas Mercante @ ID- Communication

ass. stylist Lorenzo Spitoni
ass. stylist Irene Bruni
Grooming Mara Giannini @ Making Beauty

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L’Enfant prodige Mirko Trovato

È molto giovane, ma di premi ne ha collezionati già diversi: dal Social Award 2016 al premio come “talento esplosivo’” al Giffoni film Festival del 2014, fino al riconoscimento per il suo ruolo nelle 3 stagioni della fortunata serie Rai Braccialetti rossi, di Giacomo Campiotti, al Roma Fiction Fest, solo per citarne alcuni. Mentre si prepara alla maturità che conseguirà quest’anno, Mirko lavora sodo per plasmare la sua identità di attore, con tre anni di corsi di recitazione alle spalle mentre ora è seguito da una coach. Fresco e poliedrico, Trovato ha le carte in regola per sfondare anche al cinema. Accanto al successo televisivo delle tre stagioni di Braccialetti rossi, in cui interpreta Davide Di Salvo e alla web serie Lontana da me, il giovane attore vanta ruoli di co-protagonista per il grande schermo nei film Restiamo amici, di Antonello Grimaldi e in Non c’è campo, di Federico Moccia, cult-movie dei millennials e non solo. E da gennaio inizia le riprese di un altro film che vedremo presto al cinema. Intanto la rete lo segue con interesse: oltre 400.000 followers, con una presenza su Facebook, Instagram e Twitter.

Definisci l’influencer: quanto ha influito essere così social sulla tua carriera di attore e sulla tua popolarità?
A dire il vero non mi identifico in questo ruolo perché mi sento un ragazzo che fa cose tipiche dei ragazzi della sua età, con la differenza di essere un po’ più conosciuto per via del mio lavoro. L’essere social, nel lavoro, influisce poco: quando si deve girare un film, quello che conta è entrare nel personaggio.

In che modo ti relazioni con i social? Che tipo di contenuti posti in generale sul web e con quale criterio?
Nessun criterio. Sono un ragazzo come tutti gli altri e condivido, con le persone che mi seguono, le cose che più amo: i posti che visito, le foto con la mia famiglia e i miei cani. Cose che fanno tutti.

Essere attivo sui social ti ha portato anche un ritorno economico? C’è una strategia d’immagine da seguire per gestire al meglio i social media?
Mi hanno chiesto di sponsorizzare dei capi di abbigliamento e l’ho fatto volentieri. Nessun ritorno economico, soltanto il prodotto da sponsorizzare. Non seguo una strategia di immagine. Però spesso ho notato che molti dei miei followers condividevano le foto in cui dicevano di aver comprato qualcosa perché lo avevano visto su di me!

Un capo must-have del guardaroba. Che look prediligi in generale?
Felpe assolutamente. E mi piace molto il look “street”.

Photo| Roberta Krasnig
Stylist| Stefania Sciortino
Grooming| Maria Sole La Stars per Simone Belli Agency
Assistant| Chiara Filippi
Suit: David Naman

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Cinecult: Cinquanta Sfumature di Rosso di James Foley

cover credit: Universal Pictures

Lusso, adrenalina, suspense, erotismo soft e patinato e una buona dose di romanticismo sono gli ingredienti di ‘Cinquanta Sfumature di Rosso’. Il film diretto dal talentuoso James Foley, già regista di ‘Cinquanta Sfumature di Nero’, e distribuito da Universal Pictures, chiude il cerchio della trilogia dei film campioni di incassi al botteghino, tratti dai romanzi bestseller di E. L. James con non pochi colpi di scena e rivelazioni di un passato velato da torbidi e inquietanti misteri. La love story fra Anastasia Steele (Dakota Johnson) e Christian Grey (Jamie Dornan) sembrerebbe destinata a risolversi in una bella favola fra ville miliardarie, abiti da sogno e frisson degni del più malizioso talamo coniugale animato da brividi e piaceri proibiti. Ma sulla felicità dei due amanti, stregati dal fascino di Parigi e attratti dal miraggio di una serena vita insieme dopo il matrimonio, sembra allungarsi l’ombra di un pazzo, Jack Hyde (Eric Johnson) l’inquietante ex capo di Anastasia al Seattle Independent Publishing (nel film SIP) che ha tentato di sedurla e aggredirla e continua a turbare la pace della coppia. Nel cast ritroviamo Rita Ora nel ruolo di Mia sorella di Grey, il premio Oscar Marcia Gay Harden che nel film è Grace Trevelyan, la madre adottiva di Christian, Luke Grimes nei panni di Elliot fratello di Mister Grey. Il film segna una evoluzione inevitabile nel rapporto di coppia fra Ana e Grey che appaiono sicuramente più maturi: sì ai giochi erotici disciplinati da regole ma no a un’assoluta posizione dominatrice di Christian che si sente provocato e sfidato dalla sua compagna. D’altra parte Ana si mostra più decisa, tenace, consapevole delle sue scelte e più coraggiosa che nei 2 precedenti film del 2015 e del 2017. Anche Grey interpretato da Jamie Dornan, l’attore sex symbol definito ‘la versione maschile di Kate Moss’ e che sarà di nuovo sul grande schermo nel ruolo di Will Scarlet nel nuovo adattamento per il cinema di ‘Robin Hood’, appare tormentato e protettivo, spesso in preda a dubbi e gelosie ma sicuramente sempre un gentleman anti-macho, combattuto fra la sua passione egoistica per una vita galante da libertino e la voglia di mettere su famiglia. Il glamour e la vibrante carica erotica di alcune scene piccanti convivono con una nuova concezione della femminilità e di una carnalità romantica nella rappresentazione dell’evoluzione di un’Anastasia che aldilà di qualche possibile dubbio, generato dalle ultime polemiche contro il sessismo e lo sfruttamento del corpo femminile, afferma un orgoglio e una libertà di autodeterminazione della propria bellezza che non offre nel complesso fianco a critiche. Finché si tratta di un gioco in cui i ruoli sono condivisi e in cui le regole propendono per una parità nelle rispettive condizioni, che senso ha fare del moralismo? E’ un romanzo e come tale non dovrebbe offendere la coscienza di nessuno, tanto più del pubblico femminile, perché il film è a tutti gli effetti una storia d’amore fra simili. E allora buona visione.

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Roma palcoscenico della couture con Altaroma

cover_maison Francesco Scognamiglio

Parigi o Roma? L’alta moda non è un match di football ma l’opportunità di fare sistema basato sull’eccellenza artigianale e il savoir-faire che sono al top della piramide aspirazionale del lusso vero. Questo il parere di Maria Grazia Chiuri, direttore creativo in carica della maison Dior, una protagonista della moda che a Roma deve molto soprattutto alle Fendi e a Valentino, maison legate a doppio filo alla capitale. In un talk al Maxxi del ciclo ‘Roman’s romance’ moderato stavolta dalla giornalista Rai Barbara Modesti, la stilista ha focalizzato affinità e differenze fra l’alta moda parigina e quella italian style: “ I francesi hanno dalla loro le istituzioni che facilitano la vita e poi sono molto scenografici, da noi c’è la centralità della produzione che è un valore, e della costruzione sartoriale in cui siamo ai primi posti”. E anche se non è facile attrarre a Roma lo stesso pubblico internazionale che circola a Parigi, tuttavia Altaroma ha profuso il massimo impegno anche raccordandosi alle istituzioni per fare della capitale la culla del bello e ben fatto dove i grandi atelier siano stimolati a esibire le loro creazioni. Renato Balestra, decano dell’alta moda italiana con una longevità creativa davvero invidiabile che ha sfilato con le sue modelle a Palazzo Brancaccio, immagina un futuro green come il regista Guillermo Del Toro in ‘La forma dell’acqua’. Le sue fanciulle in fiore sembrano uscite dal giardino incantato di un pittore impressionista fra duchesse e organze preziose, fili d’erba ricamati e foglie d’edera, senza dimenticare il suo blu, più profondo e intenso. All’aula ottagona del Planetario delle Terme di Diocleziano sotto la direzione creativa di Guillermo Mariotto che non sbaglia un colpo e la presidenza del poliedrico Stefano Dominella, Gattinoni Couture porta in pedana 60 outfit rivitalizzando un archivio formidabile (quasi 1200 abiti) per definire l’estetica progressista e attualissima di una donna impegnata che per rivendicare la sua dignità e una femminilità battagliera è pronta a scendere in piazza, avvolta in giacche giustacuore in velluto, corpetti di pelle, giacchine da frac tagliate alla vita, camicie decorate da cammei, ampi cappelli neri a fedora in omaggio a Oriana Fallaci, bagliori esotici e sontuosi abiti da ballo i cui volumi lievitano sui fianchi, impreziositi da intarsi, applicazioni e ricami milionari in tessuti lievissimi, per donne forti e fragili. Viene dall’Oriente l’ispirazione per le collezioni di Filippo Laterza e Nino Lettieri. Il primo che ha esordito in pedana a Roma in Italia al Guido Reni District, ha dato vita a una magica evocazione di una Cina opulenta contaminata dallo heritage del Regno Unito in un tripudio di tessuti dai ricami certosini e dalle stampe vibranti. Lettieri è partito dalle farfalle del cielo di Hida in Giappone per raccontare una storia di abiti sciolti come kimoni in tessuti preziosi ricamati di jais e paillettes. Sono femmes fatales le donne che animano i tableaux vivant di Anton Giulio Grande che richiama i fasti della belle époque fra ventagli di piume, boa e ricami di perline e pizzi a profusione e anche le seducenti muse di Roberta Bacarelli che strizza l’occhio alla garçonne, al Charleston e a Louise Brooks per i suoi abiti dégradé, elaborati nei decori di pizzi, frange e piume. Virtuosismi stemperati da silhouette lineari per Camillo Bona che fa rivivere in passerella Silvana Mangano con le sue mise in lievi lane double, sete fruscianti, princesse stampate in bianco e nero, reti di cristalli e lunghi abiti in pizzo molto leggiadri. Magniloquenza onirica e gran senso della teatralità uniti a un senso ricercato per la silhouette negli abiti di Francesco Scognamiglio che ha già sfilato con la sua haute couture a Parigi e che ha scelto Roma per celebrare i suoi primi vent’anni di carriera nella moda. Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna in un allestimento d’impatto hanno sfilato, indossati da top models, i modelli più iconici dell’archivio dello stilista amato da Madonna e Nicole Kidman accanto a una selezione onirica di capi della nuova collezione couture primavera-estate 2018, per creature sensuali velate dal tulle iridescente di cristalli e abbellite da piume come ne ‘Il lago dei cigni’. Un vero incantesimo.

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Cinecult: The Post di Steven Spielberg

Ci sono momenti storici in cui anche gli artisti, e fra questi naturalmente anche i cineasti, sono chiamati ad assumere una posizione netta per quanto radicale e coraggiosa, su temi cruciali per la salvaguardia dell’integrità della democrazia nel proprio paese. E’ il caso di ‘The Post’ l’ultimo capolavoro di Steven Spielberg che dirige per la prima volta i due premi Oscar Meryl Streep e Tom Hanks nei ruoli rispettivamente di Catharine Graham e Ben Bradlee, la prima prudente editore e il secondo cinico direttore del quotidiano ‘The Washington Post’ nel 1971. Il film distribuito da 01 Distribution Rai Cinema S.p.A. e candidato a 2 premi Oscar, per il miglior film e la miglior attrice protagonista (Meryl Streep), affronta e ricostruisce la bufera che investì la Casa Bianca e l’opinione pubblica americana dopo la pubblicazione nel’71 prima da parte del ‘New York Times’ e poi dal ‘The Washington Post’ dei cosiddetti ‘Pentagon papers’ una relazione top secret di 7.000 pagine commissionata dall’ex ministro della difesa Robert McNamara (Bruce Greenwood nel film) che svelava segreti e misteri sul coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam a una nazione prostrata dall’oneroso contributo in termini di risorse finanziarie e vite umane, alla partecipazione americana al conflitto. Ben quattro presidenti fra i quali Kennedy, Truman, Johnson, Eisenhower, per non contare Richard Nixon che governava l’America all’epoca dello scandalo, avevano insabbiato una serie di decisive informazioni politiche sulle reali motivazioni dell’intervento militare in Vietnam e i suoi retroscena celati al Congresso e al popolo americano. E questo testo, presentato come uno studio del Pentagono, viene segretamente riprodotto e divulgato alla stampa dall’osservatore e studioso Daniel Ellsberg (un convincente Matthew Rhys) che in Vietnam aveva visto con i suoi occhi quanto la situazione già nel 1965 fosse destinata a precipitare e che l’esercito degli Stati Uniti non avrebbe mai vinto il sanguinoso conflitto. E così, sullo sfondo di un’America che in un certo senso può ricordare quella di oggi all’epoca di Trump dove, per usare le parole dello stesso Spielberg “la verità è sotto attacco soprattutto a causa della disinformazione”, nel film si combatte una dura lotta per l’emancipazione della stampa indipendente dall’ipocrisia e dalla volontà liberticida dell’establishment politico. Se i giornali che vogliono pubblicare (e poi di fatto pubblicano) i ‘Pentagon papers’ vedono l’ingiunzione di Nixon ai tribunali per impedire la rivelazione dei documenti secretati come la violazione del primo emendamento della costituzione americana che garantisce la libertà di stampa, oggi in America il governo non ricorre più ai tribunali ma alle fake news e alla manipolazione dei mezzi d’informazione per le sue mistificazioni e la sua comunicazione strategica. Il film è uno straordinario atto di impegno civile da parte di Spielberg che realizza un thriller politico vibrante di passione e dinamismo, anche nelle inquadrature così grintose e originali, quasi ‘aggressive’, che riprendono i personaggi sotto le più varie angolazioni per valorizzare la tensione che pervade il film. Un film che esalta anche la presa di posizione e l’evoluzione psicologica di una delle prime donne al potere in America, la Graham, che deve misurarsi con il suo testardo direttore, Bradlee, che da cacciatore di notizie un po’ spietato si trasforma in un professionista della libera informazione alla ricerca della verità. Perché in realtà, come recita la motivazione della sentenza della corte suprema che decise sul caso della rivelazione dei ‘Pentagon papers’ nel’71, “la stampa deve essere al servizio dei governati, non dei governatori”. Parole sante.

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Saul Nanni: il bel tenebroso

C’è chi lo paragona a River Phoenix chi, invece, a un esordiente Leonardo Di Caprio, per il suo aspetto da bello e maledetto e i suoi ruoli tosti e intensi. A soli 18 anni, Saul Nanni – che ha cominciato giovanissimo e ha alle spalle anche ruoli cinematografici accanto ad attrici come Margherita Buy e Giovanna Mezzogiorno, oltre al grande successo della serie TV, Alex & Co, della Disney, dove recitava accanto al suo fedele amico Federico Russo – ha al suo attivo un film televisivo in uscita, Il fulgore di Dony, di Pupi Avati che, come ama sottolineare, gli ha insegnato a «cercare la verità e essere credibile quando recito» e, prossimamente, uscirà sempre sul piccolo schermo con, Non dirlo al mio capo, accanto a Vanessa Incontrada. Apparentemente algido, con i suoi occhi di ghiaccio – si divide fra Nord e Sud, Bologna e Roma – Saul è in realtà un ragazzo solare, amante delle spiagge della California, dove ha vissuto per sei mesi, «un’esperienza che consiglio a tutti». Il giovane attore ha un profilo Instagram seguito da 700mila followers.

Che ne pensi degli influencer e come gestisci la tua relazione con i social? Influencer è una definizione un po’ generica, non credo di “influenzare” chi mi segue, ma mi piace pensare di avere un profilo interessante. Non amo postare momenti della mia intimità e, da qualche tempo, ho abolito i selfie, perché, per me, non funzionano.

Il social del futuro?
Sicuramente Instagram, perché è il più intuitivo e accessibile e comprende tutte le funzioni di un social network. Credo che, nel futuro, il potere dei social media crescerà sempre di più. È uno strumento di comunicazione che va usato con saggezza, senza lasciarsi trasportare troppo dalla visibilità che offre, che comunque sicuramente mi ha aiutato anche nel lavoro, sebbene speri di essere apprezzato più come attore.

Capo must-have?
Il pullover a collo alto e poi mi piace vestirmi per le occasioni eleganti. La moda mi piace. Sono stato in prima fila a una sfilata di Emporio Armani.

Sogni nel casetto?
Recitare a Hollywood, diretto da Ridley Scott e Quentin Tarantino.

Photo| Davide Musto
Stylist| Stefania Sciortino
Grooming| Charlotte Hardy per Simone Belli Agency
Location| Radisson Blu Es Hotel Roma
Saul Nanni wears Total look Paul Smith

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Altaroma manda in pista le giovani leve del Made in Italy

Mai come in questa sua ultima edizione Altaroma ha saputo esaltare la creatività e il dinamismo dei giovani talenti come riserva di energia creativa per il futuro del Made in Italy. Grande novità per l’edizione di gennaio 2018 è stato il debutto del progetto ‘Showcase’ nato in collaborazione con ICE Agenzia e che, come ha affermato Silvia Venturini Fendi, presidente di Altaroma, costituisce “un nuovo strumento di promozione mirato alla vendita e al business”. Con questa valida iniziativa durante i 4 giorni della fashion week capitolina 40 brand emergenti con non più di 10 anni di attività, selezionati con bando pubblico da ICE Agenzia e da Altaroma, hanno presentato le loro collezioni di ready-to-wear alla stampa di settore e soprattutto ai buyer italiani e stranieri, sfruttando un’occasione unica di visibilità e di business. “Con Altaroma abbiamo tracciato un percorso di internazionalizzazione per i marchi giovani che vedrà Showcase anche all’estero durante le fashion week a cominciare da Parigi”, ha fatto sapere il presidente di ICE Agenzia Michele Scannavini. Fra i vari brand in vetrina a Showcase anche Gilberto Calzolari che propone una donna ladylike, elegante, contemporanea e orientaleggiante in tessuti sperimentali, e il modernismo sensuale di Greta Boldini il brand disegnato da Alexander Flagella che ha anche sfilato all’interno del Coin Excelsior con piumini di velluto a chevron, abiti a vita alta dalle costruzioni sapienti, tinte accese e vibranti e bluse romantiche dagli scolli generosi. In generale fra le sfilate, le presentazioni e gli eventi che hanno animato la sezione ‘hub’ banco di prova degli stilisti emergenti e ‘in town’ in cui la capitale si è aperta alla moda con vari happening, la manifestazione di fine gennaio ha registrato un upgrading nella qualità e nella varietà delle proposte in calendario. Cuore della kermesse è stato il Guido Reni District, un’ex caserma riqualificata come contenitore di eventi culturali, accanto al Maxxi e alla Galleria Nazionale di Arte Moderna che ha ospitato ‘A.I. Artisanal Intelligence’ a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques con un focus sugli ultimi 50 anni di ricerca e creatività fra moda e cultura sociale, coinvolgendo gli studenti di varie scuole di moda italiane fra cui anche lo IED che hanno riletto il fermento degli anni della rivoluzione giovanile con soluzioni originali e contemporanee. Fra le novità di gennaio anche l’esordio in pedana a Roma del giovane brand Act N°1 vincitore di “Who Is On Next? 2017” fra suggestioni orientali ed echi grunge anni’90. Viene dall’Oriente, e in particolare dall’Iran Narguess Hatami, stilista di Miahatami che si è ispirata ai cappotti militari iraniani combinati con forme soft, maglieria e tessuti dalle stampe preziose. In calendario da segnalare anche le trasgressive fogge dei modelli di Sadie Clayton, designer britannica che a Villa Wolkonsky ha portato in pedana modelle ‘diverse’ per età, taglia, abilità ed etnia. Sempre più osservatorio internazionale sulle nuove tendenze del mondo fashion Altaroma ha accolto nuovamente le proposte d’avanguardia ed estrose degli esponenti del collettivo creativo ‘Portugal Fashion’ ma anche il gusto dei contrasti fra maschile e femminile di Soocha disegnato dalla coreana Soojung Cha che opta per il patchwork e per inedite stampe floreali. Marianna Cimini convince con i suoi abiti coulisse e i crop top in eco pelliccia stampata come nuova tela laddove Davide Grillo è catturato dall’idea di un Eden imperfetto. Da segnalare anche le fantasie dagli accenti esotici dei capi firmati Gentile Catone e le t-shirts di wearable art presentate da MANINTOWN con un evento speciale che riproducono i ritratti fotografici e alcune opere dell’artista Francesca Galliani ispirate al transgenderismo e alla bellezza di soggetti ‘diversi’.

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IED Roma con SINsation rivisita il passato con gli occhi del futuro

Cover_Courtesy of IED

Un ponte fra passato e contemporaneità per dare vita ad abiti non più solo da portare ma fatti per sognare in un percorso creativo che rompe gli schemi della solita passerella per mettere in scena un evento dal sapore sperimentale nato dall’interazione fra fashion styling, arti visive e nuove sonorità. Tutto questo è SINsation, l’happening che IED Roma ovvero la branch romana dell’Istituto Europeo di Design ha messo in scena nella sede di via Alcamo a Roma durante l’ultima fashion week di Altaroma. Un appuntamento suggestivo con un progetto di 24 giovani creativi, gli studenti del terzo anno del corso triennale di fashion stylist and editor artefici di altrettanti outfit maschili e femminili, che hanno collaborato con gli studenti – nuove leve della scuola di arti visive autori di un video proiettato durante l’evento e con i giovani sound designer di IED Roma che hanno composto la colonna sonora dello show. Risultato: una rivisitazione con un’ottica sbarazzina e audace in chiave rock, glamour e street di alcuni costumi e abiti storici provenienti dall’archivio della prestigiosa sartoria teatrale e cinematografica Annamode selezionati da film importanti: da Marie Antoinette a La Danseuse, da Wolfman a Ridicule fino ai costumi dell’opera lirica La sonnambula e tanti altri ancora. “L’idea è quella di smitizzare la formula rituale dell’evento – sfilata promuovendo una autentica interazione fra creativi di varia estrazione perché la moda è un’esperienza totalizzante, il tutto nel segno di una interdisciplinarietà che ci contraddistingue come scuola e vivaio di giovani talenti – spiega Nerina Di Nunzio, direttore IED Roma – SINsation è la crasi fra sin(peccato) e sensation (sensazione, esperienza) ovvero desacralizzazione di abiti mitici appartenenti a un archivio con 70 anni di storia perché qui a IED Roma ci sentiamo un po’ peccatori, trasgressivi, quasi blasfemi”. E così nei saloni della sede di via Alcamo prende vita l’evoluzione di un’icona della storia della moda, Maria Antonietta che si corica regina a Versailles e si risveglia protagonista di una favola dark. Un mix audace fra la sontuosa regalità di sete, broccati e velluti e di taffetas plissettati – un tripudio di corsetti, piccoli panier, cappe preziosamente ricamate e marsine – e dall’altra calze a rete gioiello, marsupi, pratici borsoni, felpe, vernici, jeans semi distroyed e tocchi androgini appartenenti al dress code delle giovani generazioni. “Volevamo valorizzare per una volta la vena creativa e il gusto dei nostri giovani fashion stylist che si sono divertiti a dissacrare Maria Antonietta in chiave gotica partendo da una loro selezione di capi d’archivio di Annamode – ha spiegato Paola Pattacini, art director dell’evento e direttore moda di IED Roma – d’ora in poi dedicheremo all’area di fashion styling il nostro progetto creativo in calendario nell’edizione di Altaroma di gennaio mentre i giovani aspiranti fashion designer saranno protagonisti dell’evento della scuola a luglio”. Finora il corso triennale per fashion stylist and editor di IED Roma è l’unico iter formativo della capitale nel suo settore didattico ad essere riconosciuto dal MIUR. Made in Italy, sostenibilità, innovazione e fatto su misura sono i temi focali di un nuovo percorso formativo proposto da IED Roma, il master in comunicazione e marketing per la moda che partirà a marzo 2018 con frequenza weekend.

Credito Photo Francesco Ormando
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DI-VI-NA, per vocazione star di Riccardo Castagnari

Credito cover_Marco Marassi

Nella realtà come sul palcoscenico nulla è come appare. Lo sa bene Alex protagonista di ‘DI-VI-NA, per vocazione star’, uno spettacolo in sapiente equilibro fra dramma e commedia scritto, diretto e interpretato dall’attore e drammaturgo Riccardo Castagnari, in scena all’Off/Off Theatre di Roma in via Giulia fino al 4 febbraio. Alex si esibisce come drag-queen col nome di DI-VI-NA nei locali gay cantando e intrattenendo il pubblico con il suo linguaggio colorito e il suo humour al vetriolo. Una sera arriva sul palcoscenico in ritardo vestito di tutto punto per esibirsi in scena con guêpière e tacchi a spillo ma decide di andare a ruota libera, lontano dagli stereotipi della solita drag-queen. E così con uno stato d’animo pensoso ma anche spumeggiante ed euforico offre a un pubblico trasversale e compiaciuto uno spettacolo vibrante e intenso e anche molto autentico in cui si racconta senza filtri. Uno spaccato di vita che pur abbracciando tematiche tipicamente queer in realtà fa breccia nel cuore di tutti perché parla di vita, di amore, di speranze, di sesso e di problemi sociali come il bullismo, o di temi profondi come la religione vissuta come fede intima senza ipocrisie. E anche se usa un linguaggio che i benpensanti potrebbero definire ‘volgare’ DI-VI-NA sa di essere nel giusto affermando la sua diversità come fonte di libertà, perché, per usare le sue parole “io non sono volgare, sono diretto, la vera volgarità è l’ipocrisia e la menzogna”. Una drag singer piena di saggezza che dà lezioni di vita narrando le sue complesse e a tratti dolorose esperienze che lo hanno arricchito e rafforzato interiormente, in un racconto proposto come una informale chiacchierata con il pubblico, deliziato da canzoni attinte a piene mani al repertorio camp e interpretate storicamente da Gloria Gaynor, Judy Garland, Aretha Franklin e Madonna solo per citare alcune delle icone in cui DI-VI-NA si trasforma sul palcoscenico con costumi sontuosi e scenografici cantando accompagnato dalle note del pianista Andrea Calvani. Noto al pubblico fra l’altro anche per il successo di ‘Marlene D. The Legend’ in cui si cala nei panni della grande Marlene Dietrich, uno spettacolo premiato in Francia che viene portato in scena da 17 anni, Riccardo Castagnari dimostra un talento acrobatico e poliedrico, dividendosi fra parole e musica con estrema disinvoltura per dare vita a uno storytelling dagli inediti risvolti esistenziali, carico di pathos e di lucida ironia e che riserva una clamorosa sorpresa nel finale. Una bella prova autoriale che convince ed emoziona, che fa sorridere e pensare.

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