La nuova colab tra Prada e Adidas, timeless e sostenibile

A distanza di qualche mese dall’ultimo lancio in tandem, che aveva riguardato le sneakers ispirate al mondo della vela A+P Luna Rossa 21, Prada e Adidas rinnovano la fruttuosa partnership iniziata tre anni fa, in cui la perizia sartoriale del marchio di prêt-à-porter si combina allo spirito avant-garde della casa tedesca.
Minimo comun denominatore dell’iniziativa, l’impegno per una maggiore sostenibilità del fashion system: protagonista della collezione Adidas for Prada Re-Nylon è infatti l’innovativo filato sintetico sviluppato, nel 2019, dalla griffe milanese  attraverso il riciclo di rifiuti plastici raccolti negli oceani e fibre tessili di scarto, purificabile e riutilizzabile ad infinitum, che rappresenta il perno su cui reinventare l’abbigliamento sportivo deluxe in chiave green.



La collaborazione diventa così l’occasione per celebrare un traguardo fondamentale nella strategia sostenibile del gruppo Prada: la sostituzione, entro la fine del 2021, del nylon vergine col Re-Nylon nell’intera filiera produttiva dell’azienda.

La collezione Adidas for Prada Re-Nylon

Per la prima volta, la colab include, oltre a calzature e accessori, capi d’abbigliamento che uniscono le peculiarità dei due brand, tutti realizzati in Italia utilizzando il tessuto sopracitato.
Pezzo forte di questo nuovo capitolo collaborativo, la leggendaria Adidas Originals Forum, storica sneaker del Trifoglio, proposta in versione High e Low e rivisitata à la Prada attraverso inserti in Re-Nylon, raffinati dettagli in pelle, giochi di sovrapposizione sulla parte anteriore e l’aggiunta di mini accessori staccabili, contrassegnati dall’inconfondibile triangolo smaltato della maison (veri e propri instant cult apparsi di recente nelle collezioni disegnate da Miuccia Prada e Raf Simons), mantenendo in equilibrio manifattura luxury e fascino sporty.
Le Adidas for Prada Re-Nylon Forum High e Low sono disponibili in due colorazioni monocromatiche, bianche o nere.



L’offerta si completa con sei borse, realizzate ad arte e adatte a tutte le esigenze grazie alla varietà dei modelli (si va dalla shopper al marsupio, dallo zaino al borsone da viaggio), e una serie di capi particolarmente rappresentativi dei codici dello sportswear targato Adidas, ossia tracksuit, giacche con cappuccio, felpe e bucket hat; a rendere immediatamente riconoscibile ogni articolo, la presenza di due simboli senza tempo, che suggellano una partnership unica nel suo genere: le mitiche tre strisce Adidas e il logo a forma di triangolo Prada.



La collezione sarà lanciata globalmente il 13 gennaio negli store Prada, su prada.com e adidas.com/prada

Milano Moda – punto di partenza e perno di rivoluzione del linguaggio estetico – rivela una nuova dichiarazione d’identità

La settimana della moda donna 2021 apre con un immancabile un tributo a Beppe Modenese che ci ha lasciato il 21 novembre 2020, raccontato attraverso l’opera di Beniamino Barrese, che lo ricolloca immerso in un mondo a lui molto caro, quello a cui ha dedicato la sua intera esistenza, con la stessa severità e concretezza con cui risuona la sua voce: la moda.

Una Milano frenetica, accompagnata dal consueto rumore del traffico di sottofondo che scandisce le ore di lavoro come un orologio.
Dietro le sue parole, il supremo valore della moda come motore dell’economia e della nascita di nuove professionalità, che hanno contribuito a formare l’identità italiana, radicata ineluttabilmente nel suo Sistema.

Beppe Modenese

In che direzione sta andando la moda che vedremo in vetrina il prossimo autunno? A cosa si sono ispirati i designer per la loro idea di evoluzione dello stile, in un universo pandemico a cui ancora riesce difficile abituarsi?
Mossi da nuove necessità, imprescindibili per la salvaguardia del pianeta e per il genere umano diviso da inutili e distruttivi atti d’intolleranza, le nuove collezioni sono anche una dichiarazione di responsabilità, rivolto alle nuove generazioni che vogliono essere parte di un nuovo mondo regolato da un sistema circolare e libero dal pregiudizio.

La sfilata di Giorgio Armani è un excursus tra i capi iconici del guardaroba maschile degli ultimi decenni, aggiornati in chiave comfort per essere indossati con disinvoltura da un uomo consapevole di ciò che desidera e della propria fisicità. Come le giacche in maglia e i cappotti destrutturati che cadono morbide sulle spalle, evidenziando la naturale forma maschile.
Colli alla coreana, cifra stilistica dell’eleganza di Re Giorgio, caratterizzano camicie e giacche in velluto e pregiate texture.
Nuovi dettagli sono rappresentati da patchwork geometrici su giacche in lana o velluto e maglie che segnano la silouette. Libere sovrapposizioni di elementi caratterizzati da stampe e ricami floreali, ispirati a luoghi lontani, su pantaloni classici e mocassini in velluto, abbattono i confini stilistici e offrono quanto di più bello possa rappresentare la scelta di un capo: la libertà di esprimere se stessi. 

Un Missoni rivolto alle nuove generazioni, ambiziose e un po’ ribelli, riprese nel loro tempo libero, intente nelle loro passioni, piene di sogni e di progetti per il futuro. Si muovono con disinvoltura ed eleganza, tra abiti e cappotti in maglia multicolor e lamè che accompagnano i loro movimenti, rispecchiando i capisaldi della Maison in una versione più fresca e ottimista. Come il kaftano in lana o cashmere, simbolo della versatilità della collezione che si adatta a look diversi nelle sue varianti.
Le variazioni cromatiche, nel dna del marchio, toccano le sfumature di terracotta, cognac, rosa, ma anche turchese e arancio, fino all’elegante binomio del bianco e grigio, che viaggiano nel tempo, sotto le note di Mad World, cover dei Tears For Fears, interprete di un susseguirsi di generazioni con la versione di Gary Jules prima e degli altri artisti che l’hanno interpretata, dandole nuove e infinite vite.

Anche la Sfilata di Fendi con prima collezione Prêt-à-porter di Kim Jones, Direttore Artistico delle Collezioni FENDI Couture e Ready-to-Wear donna, parla di cambiamento, ma si tratta di un futuro che non esisterebbe senza le fondamenta del suo passato.
L’uomo e la donna di Fendi attraversano una passerella disseminata di colonne capitelli di chiara appartenenza classica, che hanno resistito al tempo, come rovine di un’antica città rinvenuta. Riferimenti che danno risalto e valore all’eredità di Karl Lagerfeld, nel suo monogramma Karligraphy, il tacco architettonico della scarpa FENDI First, nato da un disegno d’archivio e i motivi della collezione Couture del designer sono ripresi attraverso abiti di seta marmorizzata, rosette in fiore o delicati ricami di organza su maglie jacquard.

Anche le borse si prendono la scena, grazie alla nuova creatura di Silvia Venturini Fendi: FENDI First, una clutch declinata in mille varianti e dimensioni, in pelle, shearling e pellami esotici. Nuove silhouette per la tote FENDI Way e la borsa a spalla FENDI Touch.
Grande attenzione alle maestranze del Made In Italy, a cui viene dato risalto nel progetto FENDI hand in hand – che coinvolge gli artigiani delle 20 regioni italiane per reimmaginare l’iconica Baguette.

La nuova moda di Salvatore Ferragamo è proiettata verso il futuro, guidata dall’ispirazione del Direttore Creativo Paul Andrew. References tratte dai film di fantascienza anni 90, tra tute e pantaloni imbottiti, maglie metalliche e tagli da uniforme spaziale, l’obiettivo è quello di rilanciare, con spirito energico e positivo, il futuro di un mondo che appartiene a tutti per diritto naturale. Senza distinzioni di colore o di classe sociale.
Fino alle rinnovate calzature, punto di partenza della storia della Maison, che nello space biker boot sposano un nuovo look, per una missione e una visione estetica tutta nuova.
Come diceva Salvatore Ferragamo a proposito delle sue calzature, questa collezione è dedicata a tutti coloro che devono camminare, uniti nella determinazione di reimmaginare e ricostruire un nuovo futuro responsabile, positivo e gioioso”, dichiara Andrew.

È ancora una dichiarazione di libertà la sfilata di Prada che con la sua autorevolezza affronta il concetto dell’esistenza del maschile e del femminile contemporaneamente, nell’uomo e nella donna. Questa libertà da ogni convenzione auspicata da Miuccia Prada e Raf Simons, trova espressione nei “long johns” aderenti in maglia jacquard elastica che se da un lato coprono completamente la pelle, dall’altro la rendono libera in tutti i suoi movimenti possibili, come se fosse nuda, scoperta, perché l’azione e l’attività, l’atto volontario prenda il sopravvento.
Ecco che le forme classiche si trasformano in favore delle praticità, con tessuti flessibili e tagli non convenzionali, e gli abiti da sera diventano pratiche tute e i cappotti sartoriali si coprono di colori
vivaci o di paillettes, cambiando il proprio fine originario nel suo esatto opposto. I materiali destinati a un capo o a un utilizzo precostituito, cambia destinazione, in nome della libertà da qualsiasi canonizzazione.
Anche la scenografia, la stessa utilizzata per la sfilata maschile, realizzata da Rem Koolhaas e AMO, destabilizza con i suoi contrasti di “faux fur” e marmo, proprio perché quell’esasperato contrasto possa rappresentare la via migliore esprimere la propria idea di libertà.
Importante ricordare che questi materiali saranno donati a Meta, un progetto di economia circolare con sede a Milano, che propone soluzioni sostenibili per lo smaltimento dei rifiuti prodotti da eventi temporanei.

Materiali fluidi per l’elegante sensualità di N°21, in cui il pizzo protagonista nella sua versione fluida, s’inserisce in un contrasto di pesi, sbucando da maxi cappotti in lana e versatili maglie oversize in mohair indossati in modo ribelle per l’uomo e per la donna, per un’esigenza di comunicare se stessi attraverso la propria fisicità, in seguito alla digitalizzazione forzata provocata dalla pandemia.
Dettagli preziosi come swarovsky si dispongono a pavet su impalpabili top di seta e accessori, o in chiave genderless, disposti in fila su profili di giacche check per mettere in mostra colli e la fisicità maschile come quella femminile, come i cappotti a uovo in lana maculata in versioni simili per l’uomo come per la donna. L’ispirazione di Alessandro Dell’Acqua nasce da una polaroid di Carlo Mollino: «… Mi ha fatto riflettere su una forma di estetica che il grande architetto italiano trasferiva anche nelle posizioni e nelle attitudini delle donne che fotografava in ambienti costruiti con la sua visione eclettica. Ho voluto trasferire nella collezione lo stesso erotismo eccentrico, tipicamente italiano, che riesce a mettere insieme il pudore e la voglia di farsi notare. Nasce da qui una declinazione molto “pulita” del lato eccentrico della borghesia fatta di reggiseni in pizzo che sfuggono al cardigan, di trasparenze che nascono per caso, di voglia di fisicità e di nudità che proprio la loro esposizione casuale fa diventare innocenti. È una collezione che non è costruita sui “doppi sensi” da interpretare ma sulle parole dirette che danno la possibilità alle donne e agli uomini di rappresentarsi per come vogliono essere».

La collezione MANIFESTO dedicato alla FW21-22 di MSGM è un riavvolgimento del nastro. Un Rewind per comprendere e riprendere possesso di noi stessi e delle nostre radici. Perché non si può riprogrammare un futuro di successo senza una piena consapevolezza del passato.
Il lock-down forzato ci portato a lunghe pause di riflessione, tra flash-back e studio profondo del sè.

Il Manifesto per antonomasia segna l’inizio di qualcosa di nuovo che investe tutto l’universo culturale di un periodo storico, ed è proprio nella sede del Teatro Manzoni di Milano che è stato girato il film-evento, girato da Francesco Coppola, uno dei giovani registi in ascesa del panorama italiano, sotto le note della canzone scritta e interpretata da Gea Politi, editrice di Flash Art, in collaborazione con Club Domani, idea discografica di Sergio Tavelli e Andrea Ratti.
Tessuti lucenti, lattex e vinili riciclati, pellicce ecologiche e maglie spalmate, ci raccontano una Milano notturna, perché a questo polo multiculturale aperto al futuro si rivolge Manifesto. A una Milano instancabile, ottimista e motore dell’economia.

Il mondo è una realtà digitale, utopica e commutabile, in cui lo spazio prende forma in base al modo in cui ci relazioniamo con esso. In quest’atmosfera di libertà intellettuale Iceberg celebra il suo heritage con abiti avvolgenti in cui il bianco protagonista, realizzato su ampi volumi, ci riporta a un’estetica da paesaggio lunare, comfort e accattivante.
Per poi essere trasportati in un ambiente ideale, delimitato da archi, scale ed elementi strutturali che ci conducono tra le mura domestiche che in questa nuova quotidianità assume le stesse sembianze del luogo di lavoro, ma più silenzioso e meno frenetico. È lì che si manifestano grigi e neri di forte annessione metropolitana su abiti tricot, silouette più marcate e linee più femminili integrate in una nuova veste più agile e funzionale. È ICEBERG Knitwear Utopia

“Ho pensato a un guardaroba completo, fatto di abiti che si adattano a ogni momento della giornata, dal mattino alla sera. Indumenti pensati per una donna contemporanea attenta alla cura dei dettagli, immersa in una realtà diversa, meno caotica. Le consuete cromie pop di ICEBERG sono smussate in favore di una palette essenziale per evadere dalla realtà e per tuffarsi in un universo parallelo cucito a maglia sulla pelle “ – spiega il direttore creativo James Long.

La sfilata di Ermanno Scervino da Palazzo Serbelloni, chiama a raccolta i suoi punti di forza che hanno contribuito al successo dell’opera del designer. Creatore di femminilità per culto, rilancia in passerella la vita e a silouette, attraverso un uso couture della pelle e la sensualità contemporanea del pizzo. per sviluppare una collezione evoluta ma con dei punti di riferimento che sono parte integrante del retaggio culturale di Ermanno Scervino. Come la lavorazione couture della pelle che raggiunge il suo massimo livello su pizzi e intarsi, il sapiente uso del macramè per abiti ad alto tasso di femminilità, mantenuta nei materiali di ricerca come l’uso dell’innovativo neoprene, sapientemente declinato su un grande classico come la gonna a pieghe.

La nuova sfida di Alessandro dell’Acqua per Elena Mirò connette il brand con i principi di femminilità e seduzione, tanto cari allo stilista che si serve della sensorialità della seta, del seducente macramè e l’avvolgente maglieria che insieme agli ampi capispalla seguono con naturalezza i movimenti del corpo. Materiali che ben riescono a interpretare una donna connessa con la natura e la dinamicità della vita metropolitana.
“Ho pensato di costruire abiti desiderabili senza lasciarmi condizionare dalle regole legate alle taglie”, spiega Alessandro Dell’Acqua, “In pratica, mi sono applicato a trasformare tecnologicamente i tessuti per aumentarne il comfort, anche quando sono pesanti come il tweed, e ho allontanato qualsiasi soluzione facile che potesse dare la sensazione di avvolgere le donne in una forma a sacco. Ho accettato questa sfida perché sono convinto che si possa lavorare su questo tema senza cadere nel cliché della moda curvy”.

MFW – Re-tailoring e new comfortism segnano i nuovi codici del guardaroba maschile #chapter1

Artwork in copertina a cura di Maria Angela Lombardi @_mariaalombardi_

Gli architetti del guardaroba maschile, definiscono uno stile flessibile e libero dagli archetipi tradizionali. Un’eleganza spalmata in un tempo trasversale, che annulla i confini tra tempo libero e lavoro, formale e informale. Capi predisposti a mettere in evidenza identità, età e stili di vita, evoluti verso una nuova e più fluida visione estetica.

Il (RE)SET delineato da Alessandro Sartori, Direttore Artistico di Zegna, apre la giornata di sabato con una collezione di supremo valore estetico. Una nuova fase evolutiva dell’uomo definisce nuove categorie, nuovi canoni estetici e linee sartoriali, declinate su materiali soffici e ipercomfort seguono impeccabili le fisicità maschili, con lo stesso rigore di un completo tailor made, guidato da una scelta di materiali preziosa e ricercata. La nuova era del lusso investe su materie di pregio e linee, che ben si accorda a tempo libero e momento in cui è richiesto un look più formale.
I toni, rassicuranti, sembrano attenuare il confine tra homewear, tempo libero e business, perché tutto avviene all’interno di un luogo più intimo e sicuro.

Zegna fw2021-22

Il supporto del digitale dà un valore sempre maggiore allo storytelling che racconta i mondi in cui sono intercalati i valori dei brand. In questo filone si muove l’affascinante asta di Church’s, in cui si ritrovano collezionisti vestiti dei loro impeccabili outfit british, tra half boot in vitello spazzolato, derby e valigette in pelle che rappresentano lo status symbol di chi si trova in quel luogo alla ricerca della bellezza, rappresentata dal lotto finale, il più importante: una rivisitazione in chiave contemporanea di modelli d’archivio, aggiudicati dal giovane che vince una corsa contro il tempo per ottenere quanto di più prezioso ci sia in quella sala: l’eleganza della ricerca complice della tradizione.

The Auction – Church’s FW21

L’importanza di un dettaglio. La moda di Federico Curradi è un’immersione nei materiali primordiali che riportano la mente a valori semplici; filati soffici e caldi come lane dall’alto valore simbolico e dai colori sfumati. La celebrazione dell’uomo artefice, del fatto a mano, come il pregiato cappello in feltro, e di oggetti di recupero che diventano monili preziosi.
Una rappresentazione di tutto quello che la nostra mente custodisce, la nostra casa.

È un’eleganza pensata per sé stessi; è un nuovo modo di pensare e di essere nel mondo che cambia e si rinnova. È questo il senso della nuova “Eleganza Riflessiva”, simbolo della nostra contemporaneità, rivolta a uomo che desidera stare bene con se stesso e che, ispirato a migliorare la sua vita anche quando si veste, disegna la sua naturale eleganza, tra estetica e funzionalità”, spiega Marco Baldassari fondatore e direttore creativo uomo del Gruppo Eleventy

Una collezione che mette in evidenza gli elementi esclusivi creati dalle sapienti mani artigiane del Made In Italy. Come i capispalla leggeri e sfoderati reversibili, in tessuti “doppi apribili” che richiedono mediamente 14 ore di lavoro, i volumi morbidi dei pantaloni con pences, denim sartoriali e una maglieria in lana – cashmere garzate e pettinate.

Rivoluzione anche in casa Kiton. Il brand di alta sartoria di Arzano, rivede il guardaroba maschile come un unicum da vivere all’interno delle mura di casa, sempre più priva, però, di confini tra ciò che è pubblico e ciò che è privato. Un’eleganza fatta di filati confortevoli, per accompagnare con stile i momenti di lavoro e relax, ormai intercambiabili. Le morbide giacche in cashmere, mantengono i grandi pattern dell’alta sartoria italiana: lo spigato, il pied de poule e intrecci ispirati ai colori della natura che in quest’ultimo anno abbiamo imparato a rispettare e ad appartenere con orgoglio. Anche i pantaloni si ammorbidiscono, prendendo in prestito la coulisse in vita dai pantaloni da jogging mantenendo la costruzione sartoriale, più ampia nella parte superiore e più stretta nella parte inferiore.

Kiton FW 21

Lo show dela collezione fw 21-22 di Miuccia Prada e Raf Simons, mette in primo piano il corpo dell’individuo, nella sua interazione con l’universo. La maglieria e i suoi motivi jaquard e geometrici, seguono le linee del corpo, nelle sue più libere espressioni, scoprendo la sua fisicità, attraverso i suoi movimenti primordiali e autentici, quelli della danza, sulla base elettronica di Plastikman (nome d’arte di Richie Hawtin).
Così, come nel suo quotidiano, l’uomo di Prada procedere e interagisce in ambienti diversi, definiti da marmo, resina, gesso e “faux fur”, che conducono a diverse condizioni sensoriali e a reazioni personali libere e autonome.
Una nuova contemporaneità costituita da un rapporto con lo spazio intimo e individuale.

L’uso di colori vivaci e forme geometriche definite accendono lo sguardo, con la stessa attrazione dei nostri occhi sul digitale, mentre i tessuti seducono il tatto.
Con profonda attenzione e rispetto per l’ambiente, i materiali impiegati sul set della sfilata verranno riciclati e troveranno una nuova vita in installazioni speciali per i prodotti e pop-up in tutto il mondo, per essere, infine, smaltiti in maniera sostenibile da un’azienda specializzata in economia circolare.

L’identità visiva è un linguaggio universale che definisce e plasma le nostre vite. Ciò che indossiamo riflette
la nostra essenza, parla per noi, racconta al mondo chi siamo prima di ogni altra cosa.
Il timbro stilistico di Miguel Vieira sfugge ogni stereotipo e ogni appartenenza sociale.
L’utilizzo forte e potente del cuoio, in un meraviglioso contrasto con frac e pantaloni check in filati preziosi come lana e cachemire. Ma anche alpaca, eco-pelliccia di pecora e lurex.
Il tutto inserito in una potente attitude da guerriero metropolitano in stivali massicci di cuoio nero, dritto verso l’obiettivo, sotto le note di Begin The End dei Placebo.

Anche Kean Etro, Direttore Creativo di ETRO Uomo, ridefinisce il quotidiano del suo consumatore e le sue necessità, rivedendo in primo luogo le strutture dei capi e gli outfit con una buona dose di ottimismo e irriverenza verso i rigidi canoni del classico maschile. 
La parola d’ordine “libertà” si applica nei mix di elementi sportivi con i pezzi iconici della maison, riscaldati dalle intense palette della luce solare. L’utilizzo spontaneo di bomber e maxifelpe su cui campeggia il pegaso istituzionale, sfilano insieme a blazer impeccabili e cappotti vestaglia in
pregiato velluto.
Le camicie con le sete d’archivio, testimoni dell’heritage del brand, il denim baggy ricoperto dalla stampa paisley, e maglie in cashmere, mantengono con l’equilibrio di un funambolo, il giusto bilanciamento tra casual e sofisticato, così come le anorak sotto le pregiate giacche sartoriali, sfidando ogni estetica tradizionale.

Etro fw2021-22

La nostra top list 2020, tra prime volte streaming e battaglie culturali, il mondo ha continuato a girare

Vignette a cura degli artisti del colletivo @sputnink_

Di sicuro, è stato un anno di rottura. Dalla diffusione, a macchia d’olio, di una pandemia fuori controllo che ci ha colti del tutto disarmati, agli elenchi di regole improvvisati che andavano di pari passo con i dpcm. Quelli si, di sicuro la vita ce l’hanno cambiata. Valori della famiglia riscoperti, panificazioni e corsi di cucina riempiono le pagine dei social, mentre i balconi di tutta Italia si danno appuntamento alle 18.00 per il live del giorno, sotto gli slogan “Andrà tutto bene” e “Ne usciremo migliori” che tali sono rimasti, appunto slogan.
La nostra cartina politica ha assunto le sembianze di un puzzle con le calde sfumature del tramonto, o dell’alba se vogliamo darle accezione “positiva”. A proposito, mai termine fu più ostile di questo, negli ultimi mesi.

La scoperta del vaccino ha scatenato l’inferno, tra esperti virologi e medici improvvisati, come se già non ne avessimo avuto abbastanza da negazionisti e terrapiattisti.
Adesso i NO-VAX chiudono l’anno portando alta la bandiera della diffidenza con polemiche su effetti collaterali irreversibili e controlli globali attraverso la potentissima rete 5 G per mano di Bill Gates.

È di Re Giorgio la prima sfilata trasmessa integralmente in televisione e in contemporanea su armani.com. Una scelta responsabile e popolare, presa in seguito alle restrizioni messe in atto a causa della pandemia. La Giorgio Armani spring summer 2021, in passerella a porte chiuse, raggiunge il grande pubblico, mentre le collezioni Emporio Armani uomo e donna vengono presentate in digitale sulle piattaforme emporioarmani-buildingdialogues.com e Camera Nazionale della Moda Italiana.
Dopo essere stato il primo a effettuare una congrua donazione agli ospedali di Milano e Roma e alla Protezione Civile, per far fronte all’emergenza, non ha perso un’occasione per tenere alti i riflettori su un sistema già di per sé sofferente, facendo arrivare la bellezza agli occhi del mondo, senza arrendersi mai.

In un anno così delicato e di grande riflessione, anche la maison Valentino fa sentire al mondo il valore della sua identità, ritornando a sfilare a Milano, in via del tutto eccezionale, dopo 13 anni. Una scelta etica che ha voluto sostenere anche la Camera della Moda Italiana. «Questo momento senza precedenti, dovuto alla pandemia COVID-19, ci ha portato a riconsiderare dove presentare la nuova collezione Valentino, scegliendo così di sfilare per questa stagione a Milano anziché Parigi».

Ce lo aspettavamo live e come un evento senza precedenti, il debutto di Miuccia e Raf Simons come co-direttori di Prada. E in effetti lo è stato ma tutto in streaming e con uno sguardo più intimo, il “Dialogue” che ha visto i due direttori creativi interagire, coinvolgendo gli utenti da tutto il mondo con le loro domande. E visto che è l’anno delle prime volte, la trasmissione della spring summer 2021 su Tik Tok si è rivelata un’altra rivoluzione di grande successo.

Miuccia Prada e Raf Simons

Il movimento #Blacklivesmatter, scoppiato in seguito all’ennesimo caso di abuso di potere da parte delle forze dell’ordine americane su George Floyd, è un vero atto di ribellione, a livello globale, alla lunga lista di violenze praticate a discapito degli afroamericani.
Il grido d’aiuto pronunciato tra la vita e la morte, col fiato spezzato da quel ginocchio tenuto troppo a lungo sul collo “I can’t breathe” ha mosso le coscienze di tutto il mondo che si è rifiutato di rimanere in silenzio, riportando l’attenzione sulla questione razziale come priorità costituzionale.


Una scia di sangue che ha attraversato l’oceano e che ha macchiato anche il nostro Paese, con la tragica morte del giovane Willy Monteiro Duarte. Pestato da quattro bulli con precedenti, dei giganti per un ragazzino indifeso che era intervenuto per evitare a un coetaneo la fine che invece è toccata a lui. Premiato da Sergio Mattarella con la Medaglia d’Oro al Valor Civile “per il suo altruismo e il suo coraggio”.

Murale dello street artist Ozmo realizzato a Paliano

Un vero big bang, dal punto di vista estetico, si compie con la rivoluzionaria visione della Maison Gucci, sotto la guida del Direttore Creativo Alessandro Michele, che introduce il concetto di no-gender nella collezione autunno – inverno 2020-21, facendo sfilare un modello con un abitino a quadretti con tanto di colletto da educanda e fiocco in vita. Un calcio mirato a ogni stereotipo, non per semplice provocazione, ma per una decisa dichiarazione di libertà.

Anche le modelle si uniscono per combattere un ideale di bellezza stereotipata e ingessata, già da diversi anni per fortuna. Ma visto che questo 2020 non si è fatto mancare niente, ancora su Gucci si puntano i riflettori, per un caso di body shaming ai limiti dell’assurdo, anche perché ha visto accanirsi un cospicuo numero di utenza femminile sulla modella armena Armine Harutyunyan, lanciata dalla Maison fiorentina (nel 2019) nella lista delle modelle più sexy del mondo, come proposta per le passerelle di Milano.
E via d’insulti e giudizi estetici da tutti i leoni da tastiera che dall’alto della loro esperienza hanno ritenuto Armine inadeguata a falcare le passerelle e a rappresentare l’ideale di bellezza e femminilità sulle pagine delle riviste di tutto il mondo, dove, proprio quel tribunale ha contribuito a farla finire.
Armine guarda avanti e si gode il primo goal della sua carriera.

Armine Harutyunyan

Un election day senza fine, con un Donald Trump, senza più carte in mano e per niente pronto ad accettare la sconfitta contro il nuovo inquilino della Casa Bianca Joe Biden. La sua vittoria ha assegnato, con il favore di tutta l’opinione pubblica mondiale, la vicepresidenza alla prima donna di colore della storia Kamala Harris, la quale ha dichiarato con fierezza “Sebbene io sia la prima donna a ricoprire questo incarico, non sarò l’ultima. Penso a intere generazioni di donne che hanno battuto la strada per questo preciso momento. Penso alle donne che hanno combattuto e sacrificato così tanto per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti, comprese le donne afroamericane, spesso trascurate ma che spesso dimostrano di essere la spina dorsale della nostra democrazia”.
Gli eventi che hanno interessato queste giornate, sono stati, senza dubbio, fonte d’ispirazione per i meme più creativi della storia delle elezioni.

Brand alert: Prada

Una news per gli amanti del mondo Prada: dal 7 maggio il drop mensile di Prada Timecapsule è online, solo per 24 ore. 

Cinquanta articoli in vendita, solo per un periodo limitato di tempo, attraverso la nuova piattaforma e-commerce Prada, già presentata in altri paesi e in fase di estensione secondo il calendario di rilancio del nuovo sito prada.com 

In vendita, per la serie lanciata oggi alle ore 15:00,  la classica camicia boxy in stile hawaiano, elemento essenziale del guardaroba targato Prada, oggi in versione unisex con stampe. 

La camicia è in popeline bianca, a maniche corte con bottoni in madreperla e con vestibilitá oversize. La stampa a contrasto si ispira  alle corse automobilistiche. Il motivo della stampa “May”, inoltre, è ispirato a un tema relativo al mese di lancio e include un numero che identifica l’edizione limitata 1/50, 2/50 ecc…

 Il successivo drop è in programma per giovedì 4 giugno 2020.

Da Milano a Parigi è tempo di Formal Leisure

Forme striminzite addio, pantaloni skinny da varicocele? Anche no, via libera al colore saturo e vitaminico purchè sia azzeccato e portato bene, per le maglie sottili avete sbagliato indirizzo. Ora si volta pagina e si abbraccia il vero lusso, quello opulento, ottimo e abbondante, fatto di dettagli preziosi, di belle lavorazioni artigianali, di tessuti pregiati anche se talora riciclati nel nome di Greta. La password di stagione per l’autunno-inverno 2020-21 è formal leisure, ovvero una sintesi di opposti che diventa subito cool, dal boudoir alla giungla d’asfalto, facendo cambiare attitudine a un uomo che è sempre più ibridato, praticamente un maschio profiterolles, tenero ma con le palle.

E’ quanto abbiamo registrato sulle passerelle maschili di Milano e Parigi dove i marchi più branché del menswear hanno impartito le loro lezioni di stile ai nuovi, aspiranti gentlemen. Dai catwalk delle due capitali della moda globale ecco per i nostri men in town alcune pillole di stile. In pole position il cappotto, da quello shabby chic di Marlon Brando in ‘Ultimo tango a Parigi’ (costumi della meravigliosa Gitt Magrini), fino a quello a vestaglia di ‘Borsalino’ o quello doppiopetto con revers a lancia da gangster di Robert De Niro in ‘The intouchables’. Che sia check (Prada) o stampato graffiti (Iceberg), che sia leggero (Dior Homme by Kim Johnes) o riccioluto, che sia rosso (Marni) o verde (Vetements, Berluti), che sia ecologico o di cocco vero (100.000 euro da Billionaire), che sia in velluto a coste (Brunello Cucinelli) o liscio (Dolce & Gabbana) poco importa: quel che conta è che sia morbido, maestoso, ampio e confortevole come un caldo abbraccio. La giacca poi si allaccia a vestaglia o a kimono come sarebbe piaciuto a Mishima (Ermenegildo Zegna by Alessandro sartori docet) oppure perde il collo (Giorgio Armani che non perde un colpo), oppure ha dei revers frastagliati (Off-White), oppure ha la vita segnata da cinture con metal clutch incorporata (Alexander McQueen) ed è stampata a motivi paisley (Etro), oppure è ricamata di baguettes (Marcelo Burlon per County of Milan, Givenchy, Valentino) o ancora è in broccato a motivi esotici jacquard (Brioni), oppure è in satin liquido e simula una felpa da jogging (Balmain by Olivier Rousteing).

Gilet: torna protagonista soprattutto da solista, come negli anni’90 quando Gianni Versace lo esibiva in pelle nera ricamata d’oro sul torace nudo. Prada lo propone in vernice foderata di pelo color biscotto o in maglia con i profili bicolori, DSquared2 lo declina in pelle cognac da abbinare ai jeans sovrapposti, Marco De Vincenzo lo ha pensato con degli alamari, Alexander McQueen by Sarah Burton lo risolve in una ragnatela gioiello intessuta di fili d’argento, paillettes, cristalli su base in seta, per Brunello Cucinelli il gilet è in duvet bianco e beige da portare sulla felpa di cachemire grigia, per Etro è in velluto a coste fantasia paisley sempre imbottito, per Jacquemus è finestrato over e si porta sul pull di lambswool da tenerone, per Lanvin è attillato e a pois blu su giallo canarino, per Fendi è dark e si porta infilato nei pantaloni di nappa lucidi in stile ‘Cruising’ come nel film omonimo e controverso di Friedkin.

Dicevamo ibridazione? Bene allora lo sportswear si contamina con il fashion anche negli accessori, come il marsupio crossbody, che in passerella ha il dono dell’ubiquità. Portato in vita completa la belt bag mannish oppure si indossa in tono scanzonato a bandoliera persino sulla giacca doppiopetto gessata. Torna anche il borsello che si porta come una borsetta a tracolla un po’ femminile, dolce, sensuale, come da Valentino e Hermès, mentre Prada lo vuole nero, bello e funzionale. La maglieria più rustica acquista un timbro couture un po’ ovunque sia in versione pullover che in chiave sciarpone a grana grossa quasi 3D, lunghe e bellissime da portare sino ai piedi (Fendi e Dolce&Gabbana, Missoni, Loewe by JW Anderson, Hermès). Altro tormentone di stagione sarà il velluto. Molto amato da Alessandro Michele per Gucci che ne fa la divisa del suo ‘piccolo principe’, e da Kean Etro come da Ralph Lauren che lo traspone in chiave check, ma anche da Missoni che lo declina in print botanici stilizzati che sarebbero piaciuti al re del Jazz Miles Davis, mentre per Giorgio Armani è grigio di giorno effetto lapin o orylag oppure verde oliva per il parka effetto foresta, e nero e drammatico di sera per il tuxedo da red carpet degli Oscar ai quali re Giorgio si starà già preparando.

E i pantaloni? Come sopra, ampi e comodi, baggy e con un fit nipponico, da indossare sulle sneaker col carrarmato o negli stivali (Salvatore Ferragamo) oppure esotici in versione sarouel, drappeggiati ad arte (Balmain). Per un look molto ‘revenant’ l’ideale sarà vestirsi a strati dato che con questi chiari di luna chi lo sa che farà questo meteo pazzerello. Quindi sì a montoni vintage lunghi (Lanvin) o corti (Zegna, Prada, Valentino), e sì anche ai poncho e ai plaid effetto cocooning da portare sul completo formale come sul golf voluminoso da alta montagna, fra Aspen e Cortina (Etro, Hermès, Balmain, Off-White). Una camicia bianca non si nega a nessuno specialmente se è tecno-couture (Bagutta) o croccante e ricamata in pizzo (Dolce&Gabbana) o intarsiata con un lettering molto funny-cool (Valentino) o surreale (Louis Vuitton by Virgil Ablooh). Dedicato a maschi più gentili che finalmente rispettano le donne in barba ai rigurgiti di un cielodurismo sul quale sinceramente preferiamo glissare.

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Wish list: un nuovo tipo di lusso

Un nuovo tipo di lusso. Un lusso quasi emotivo, in grado di rappresentare non tanto un social status, ma la nostra appartenenza ad una tribù di stile sempre più simile ad una famiglia allargata, dove tutti sono accreditati alla stessa fanzine. Questa parola non è usata per caso perché questi nuovi oggetti del desiderio sono tutti un po’ retrò, old school, figli di una nostalgia per un periodo che in realtà parte del pubblico a cui sono indirizzati non ha vissuto. Oltre agli eccessi di colore, soprattutto l’uso del viola per il guardaroba maschile fa riferimento a una cromoterapia energizzante e rivitalizzante. La moda acquisisce così aspetti rassicuranti e taumaturgici, che si aprono a nuove strade. Iniziando dal passato.

Di Ermenegildo Zegna l’abito must-have in tessuto tecnico di raso #UseTheExisting con macchie multicolori su una base viola ossidiana chiara, composta da una giacca a spalle morbide con risvolti couture iconici e pantaloni slim fit senza pinces. T-shirt oversize in maglia con scollo ampio. Occhiale modello geometrico con montatura leggera in metallo e acetato. Stivaletti con zip a Varsavia pelle grigia.

Michael J. Fox e Rob Lowe interpretati da Richard Berstein in puro stile Warhol per le copertine di Interview. E la felpa e la canotta di cotone di Coach 1941 diventano supercool e molto desiderabili tributi agli anni Ottanta!

Ci ricorda alcune vacanze al mare negli anni ’70, tra Ibiza e Saint Tropez, il sandalo con cinturini in camoscio color sabbia di Santoni. Così chic!

Dall’amatissimo Gucci disegnato da Alessandro Michele un portadocumenti in pelle rossa con dettaglio Horsebit. E puoi andare a lavorare con stile e con uno spirito elettrizzante.

Borsa in pelle di Bally con dettagli in stile escursionismo, non solo per i fine settimana in alta montagne.

La shopping bag Marni della collezione uomo p/e 2020 è in PVC con manici in pelle. Il dettaglio dei disegni di bottiglie di plastica richiama uno spirito ecologico che è assolutamente essenziale oggi.

Ci fanno pensare alle università americane, un tocco di “Grease”, un po’ di “The rules of attraction” di Bret Easton Ellis, dove i protagonisti principali sono cheerleader e giocatori di rugby. Ecco le Sneakers in gabardine di cotone di Prada: nuovi oggetti del desiderio.

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Best of fragrances after sports

I profumi per questa stagione hanno una struttura classica e una connotazione decisamente maschile, che piace soprattutto ai millenials. Scie dominate da felci, sentori verdi e patchouli per chiudersi con una rara freschezza data dai tocchi agrumati. L’ispirazione per queste fragranze arriva dalla natura, dal deserto e dal mare e risultano molto piacevoli soprattutto dopo l’attività sportiva. Al mattino conferiscono un accento dinamico per affrontare la giornata, mentre la sera sprigionano il nostro lato sensuale.

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STYLE SUGGESTIONS: POLO CLASSICA O A FANTASIA?

I capi che meritano il titolo di fashion classic sono pochi, ma la polo fa sicuramente parte di questi. Meglio conservarne l’allure iconico con la versione classica o aggiornarla con le fantasie più trendy del momento?

Breve storia della polo

L’esatta origine storica di questo capo non è certa, è indubbiamente nata in parallelo con il gioco del polo, in particolar modo quando, alla fine del XIX secolo, questo sport divenne molto comune in Inghilterra e i giocatori iniziano a indossare un vero e proprio completo da gioco. L’abbigliamento da polo era costituito da magliette in cotone e a maniche lunghe alle quali fu presto aggiunto un colletto simile a quello delle camicie, ma fermato da dei bottoni, per far in modo che questo non svolazzi fastidiosamente durante il galoppo sul campo. Non molto più tardi, John E. Brooks, nipote del fondatore del brand americano Brooks Brothers, durante un viaggio di lavoro in Inghilterra, vedendo una partita di polo notò il particolare dei collari dei giocatori; colpito dalla novità e tornato in patria, decise di applicarla alle sue camicie, che presero il nome di button-down. Nel 1896 il modello venne lanciato sul mercato e Brooks Brothers chiama questa camicia: l’originale polo shirt. Secondo altri invece l’ideazione della polo spetta al campione francese di tennis René Lacoste, che inventò una camicia a maniche corte e funzionale, una “maglia da tennis” destinata a diventare vero cult.

Quando parliamo di classicità in questo ambito è impossibile non pensare per l’appunto alla leggenda del tennis francese René Lacoste, al quale molti danno il merito di aver inventato la polo moderna. Un po’ come nel gioco del polo, anche nel tennis l’abbigliamento era poco pratico e confortevole. Le maglie avevano maniche lunghe che venivano rimboccate e colletti button-up, ma il gioco necessitava di funzionalità, così Lacoste progettò un’alternativa adatta alle sue esigenze: una t-shirt a maniche corte e soprattutto in piqué di cotone che donava traspirabilità. La indossò per la prima volta nel 1926 (in occasione del campionato US Open, che vinse) e vi applicò un piccolo disegno di un coccodrillo quando i giornali iniziarono a soprannominarlo “l’alligatore”, forse per il suo naso pronunciato o forse per la sua passione per i borsoni in coccodrillo. Si dice che questa polo fu il primo capo d’abbigliamento sportivo ad avere un brand visibile, così dal 1933 la polo Lacoste inizia ad essere venduta regolarmente. Da quel momento in poi la polo sostituì il classico abbigliamento precedentemente utilizzato per il tennis e poco dopo anche nel gioco del polo, dove si scelse di adottare camicie in piqué di cotone, tessuto che permetteva di tenere alzato il colletto evitando scottature sul collo.

Pochi anni dopo Lacoste si ritirò dal tennis professionistico e nacque La Société Chemise Lacoste, fusione delle idee del tennista francese con il produttore di maglieria Andrè Giller, la quale produceva questo nuovo classico sportivo in differenti colori che venne presto venduta nei grandi magazzini di fascia alta ed indossato anche fuori dai campi da gioco. Negli anni ’50 un’altra leggenda del tennis, Fred Perry, creò una sua versione di polo sfidando l’originale Lacoste e divenne il capo di punta tra i teenagers del momento, permettendo il salto da indumento da sport a capo alla moda. altro evento significativo è nel 1967 quando il newyorkese Ralph Lauren diede vita ad un nuovo brand di abbigliamento casual, uno stile classico e timeless. Capo chiave delle sue collezioni, strettamente legate allo sport del polo, era la polo shirt. Gli anni ’80 furuno l’epoca d’oro di questo indumento, con una sfida costante tra i brand, che vede in testa proprio Polo Ralph Lauren  grazie a un indiscussa qualità. Nel corso degli anni le polo sono state adottate come divisa anche nell’ambito del golf e ora la polo è un capo diffuso nel mondo occidentale diventando un classico americano, simbolo di uno status e di uno stile di vita.

La polo classica

Icona dell’abbigliamento casual e informale, la polo è un indumento versatile che non può mancare in nessun guardaroba. Luchino Visconti la indossava in una celebre foto del 1960, Gianni Agnelli la portava al mare in compagnia di Jackie Kennedy. Non c’è nessun dubbio che la polo sia da sempre sinonimo di un’eleganza casual e che sia diventata negli ultimi anni anche un caposaldo della tendenza athleisure. Perché, se le polo restano tuttora la divisa ufficiale per tennisti e giocatori di golf, è pur vero che i modelli più chic si ritrovano anche negli ambienti lavorativi più smart dove, soprattutto con la bella stagione, il caldo intenso spinge tutti a preferirle alle camicie. Le nuove polo sono realizzate in cotone garzato o punto riso, rasato finissimo o lavorato piquet e uniscono al piacere e al comfort della maglia, l’eleganza e la vestibilità del collo applicato dall’effetto camicia. Uno dei vantaggi delle maglie in piquet di cotone, inoltre, è la proverbiale traspirabilità, che le rende indispensabili in estate. Aristocratica rivale della T-shirt, oggi si impreziosisce e può essere indossata anche in ufficio con giacche monopetto, blazer destrutturati e pantaloni su misura in cotone. Ovviamente solo se l’etichetta aziendale lo permette. Altro brand iconico nato da subito come punto di riferimento nel mondo del Gioco dei Re è La Martina, azienda fondata da Lando Simonetti a Buenos Aires nel 1985. Partendo dalla classica polo il brand ha poi sviluppato un guardaroba total look in grado di riflettere un lifestyle legato alle club house e ai campi da polo.

Polo a fantasia

L’occasione perfetta per indossare polo colorate o con fantasia è invece il tempo libero. Oltre all’abbinamento con pantaloni chino e mocassini, un’altra ipotesi molto diffusa prevede i classici bermuda e le scarpe da barca. Ma non solo, la polo è particolarmente abbinabile anche a jeans e pantaloni in cotone o lino su misura. In tinta unita crea un raffinato effetto preppy, da sfoggiare eccentricamente a contrasto, o con il rigore del ton sur ton. La versione a righe, invece, regala un sofisticato gusto à la marinière da completare con pantaloni blu navy. Le polo da uomo si possono indossare anche la sera: il look total white è un irrinunciabile delle nottate in riva al mare, i toni denim si prestano per le occasioni in città e le proposte verdi a maniche lunghe si sposano bene con dei jeans scuri. Senza contare tutte le più recenti varianti con righe multicolor, zigzag, scacchi e rombi, che aggiungono un twist a questo capo intramontabile. Non abbiate paura del colore, le polo acquistano maggiore personalità con colori accesi, soprattutto quando splende il sole e siete in momenti di relax con un bel drink in mano. Infine, attenzione particolare meritano gli spacchetti laterali: nel primo caso può essere indossata sia dentro che fuori i pantaloni così come quando ha gli spacchetti simmetrici. In generale la preferiamo fuori dai pantaloni, perché il rimbocco va in antitesi con il dna casual e morbido di questo capo, anche quando la indossate con un blazer o un completo dalle linee sartoriali. Nel caso di spacchetti asimmetrici meglio indossare la polo dentro i pantaloni per evitare un effetto poco armonico. Per quanto riguarda la giusta misura invece teniamo presente che la mezza manica deve arrivare a metà bicipite; la cucitura della manica deve combaciare con l’attaccatura della spalla, mentre nella parte posteriore la polo deve arrivare esattamente sul fondoschiena.

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A Milano sfila il maschio tecno-romantico

Nell’arco di un weekend lungo in un calendario sempre più co-ed l’uomo si rilassa e divaga in un romanticismo dal retrogusto hi-tech alla ricerca di una nuova concezione dell’eleganza.

Fantasie psichedeliche alla ‘Ready Player One’ di Spielberg, spunti romantici da love story con tanto di cuori appassionati in un contesto barocco, nuove ibridazioni come il completo gessato e la blusa da dandy ma in lamé lavanda, fisici sempre più efebici alla conquista dei plutocrati sempre più giovani. Le 64 collezioni che hanno animato la kermesse di Milano Moda Uomo, con la benedizione e l’apprezzamento del presidente di CNMI Carlo Capasa, definiscono un nuovo vocabolario che occhieggia allo heritage senza trascurare un nuovo glamour per un uomo sempre più giovane, connesso e tecno-romantico che prenda una posizione nella storia che stiamo vivendo con una distopica accezione della sartoria.

Classico e anticlassico convivono e collidono come da Ermenegildo Zegna Couture dove Alessandro Sartori fa un ottimo lavoro di ricerca sulla ‘divisa’ casual affermando la sovranità di uno stile che non offre fianco a critiche. Lo stilista presenta la sua nuova evoluzione del guardaroba contemporaneo, unendo il concetto di sportswear alla cura per i dettagli e al craftsmanship del mondo Couture. L’atelier si trasforma in un laboratorio, ma conservando l’umanità e il calore artigianale e dando vita a nuove categorie: neologismi sartoriali che derivano dallo scontro armonioso di mondi opposti.

Ermenegildo Zegna Couture
Ermenegildo Zegna Couture

Classico e anticlassico coesistono anche da Miuccia Prada che a Via Fogazzaro fa sfilare una collezione che prende le distanze dagli stereotipi dell’eleganza per estrarre un’idea di stile che sia semplice, elegante e mai strana. Bei cappotti, pull con trecce, bizzarri cappelli da esquimese e fantasie che la stilista non vorrebbe definite ‘psichedeliche’ sfilano fra cubi di plastica cerata e l’atmosfera è sempre creativa e dadaista, la collezione non delude mai per quanto è attuale pur nella sua coerenza con il DNA della maison.

Prada
Prada

Versatile per essenza è l’uomo Versace che reinventa codici come il gessato da manager sdrammatizzandolo con nuovi volumi. E’ un uomo dalla forte personalità che abbina la lana e il lamé, patchwork floreali e nappa lucida come vinile, pelle stampata effetto pitone, con la borsa icon che si porta su fluidi pigiami nel segno di una sensualità ritrovata. E’ un uomo street e couture che è allergico alle regole e non rifiuta di farsi notare.

Versace
Versace

Understatement totale invece per l’uomo di Giorgio Armani che riscopre il piacere di un bel gilet, di giacche colorate di verde e turchese, di completi doppiopetto ringiovaniti e smitizzati e di cappelli estivi come la fedora.

Giorgio Armani
Giorgio Armani

E tecno-romantico è senza dubbio l’uomo di Dolce & Gabbana, principesco e regale sia nella passerella tradizionale che in quella più intima dove sfilano uomini prestanti in intimo accessoriati da una panoplia di borse e gioielli per definire il lessico del ‘Naked King’ come l’hanno chiamato i due stilisti della maison. In passerella al Metropol sfila invece tutto il campionario dell’estetica del duo: il gessato, il pizzo, i bomber ricamati, lo streetstyle, marsine e broccati e tanti messaggi d’amore e di commistione di generi per ampliare sempre di più il concetto di Dolce & Gabbana family.

Dolce&Gabbana
Dolce&Gabbana

Da segnalare il progetto Diesel Red Tag stavolta affidato alla regia creativa di Glenn Martens e l’ascesa di Palm Angels insieme allo sporty chic ispirato al tennis di Plein Sport. Echi tibetani da Wolf Totem, il brand esotico disegnato dallo stilista Colin Jiang che osa il pvc trasparente e i dettagli metallici, capi laserati e grande souplesse per una collezione interessante e multiforme.

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