Viaggiare con stile.

Alle vacanze estive mancano ancora alcuni mesi, ma la bella stagione sta arrivando e così anche la voglia di passeggiate, gite e week end fuori porta. Che nei vostri programmi rientri la visita a un borgo antico, a una città europea o un viaggio d’affari oltre oceano senza dubbio avrete bisogno del bagaglio giusto. Per chi ama essere elegante in qualsiasi occasione non può fare a meno di scegliere le novità proposte da Tumi, azienda americana leader nella produzione della valigieria di lusso da oltre quarant’anni, per una valigia dal design semplice, sofisticato, ma soprattutto leggerissima. La nuova collezione Latitude infatti è costruita con l’innovativo polipropilene rinforzato, un materiale durevole, estremamente leggero, e allo stesso tempo incredibilmente resistente.  Se siete invece un tipo cento per cento funzionalità e qualità le valige Samsonite e Piquadro sono quello che fa per voi uomini urbani contemporanei, le mille tasche e l’organizzazione impeccabile diventeranno un must have per le vostre trasferte. In particolare la collezione Paradiver Light firmata Samsonite viene realizzata in tessuto teflon, facile da pulire e resistente a graffi e urti, perfetta per chi, di fretta, deve attraversare la città.

Colore, tocco sportivo e praticità invece sono le parole d’ordine per chi certamente non sta andando a lavorare ma desidera sfruttare questi primi weekend assolati; ecco che allora Freitag, Mandarina Duck e Eastpak entreranno a far parte della vostra lista dei desideri. La sacca Freitag, ormai da anni simbolo di funzionalità, sarà una perfetta compagna di avventure: leggera, vivace, ma soprattutto assolutamente impermeabile. C’è chi però alle ruote non può proprio rinunciare e anche nei viaggi brevi il trolley è una vera e propria necessità; le valigie firmate Mandarina Duck e Eastpak saranno allora una giusta via di mezzo tra dimensioni contenute, design contemporaneo e comodità. Per i più modaioli, anche quando si tratta di viaggi, consigliamo di dare un occhio alle borse e agli zainetti proposti quest’estate da Bally per un gusto sofisticato, pulito e colorato oppure, se avete un’anima un po’ retrò, Marni sarà la vostra scelta finale. Se invece è l’assoluta esclusività che cercate impazzirete per la collaborazione tra uno dei brand più in voga del momento e la valigia più desiderata di sempre. Parliamo di Supreme x Rimowa una collaborazione in cui tendenza e funzionalità combaciano perfettamente.

Non fatevi trovare impreparati, il momento di viaggi e trasferte è quasi arrivato, stanchi dall’anno trascorso fatevi trasportare dal desiderio di fuggire lontano e concedetevi lo sfizio di lasciarvi andare a una compagna di viaggio in più, la compagna di viaggio per eccellenza, una nuova valigia.

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Sneakers. I 5 modelli da non perdere

Sneakers, sneakers e ancora sneakers. Le iconiche scarpe da ginnastica, rivisitate dalle collaborazioni più cool del momento, continuano sempre più a fungere da tela per moltissimi designer. Noi ne abbiamo selezionate cinque, ma la stagione non è ancora finita e la caccia alle novità è ancora aperta. 

ADIDAS BY RAF SIMONS
Rosso scarlatto e ruggine; blu cobalto e nero; nero e bianco crema; sono tre le varianti di RS Replicant Ozweego, proposte per la primavera/estate 2018 da Raf Simons. Il designer lancia sul mercato una sneakers caratterizzata da forme geometriche, decise e contemporanee, che guardano da un nuovo punto di vista le precedenti rivisitazioni. La nuova running dà spazio al calzino, enfatizzato da pannelli ritagliati che lo fanno diventare parte integrante della scarpa. La limited edition, infatti, è presentata in una confezione personalizzata, nella quale ogni paio viene venduto con tre set di calzini abbinati che reinterpretano il design della sneaker.

 Y-3 BYW BBALLJAMES HARDEN INSPIRED CAPSULE COLLECTION
Ispirata all’iconica silhouette da basket degli anni ’90 e caratterizzata dalla moderna tecnologia BOOST™, studiata da adidas, la Y-3 BYW BBALL è l’utima novità firmata Y-3. BYW sta per “BOOST you wear” e fa parte della capsule collection dedicata a James Harden, superstar degli Houston Rockets. adidas e Yoji Yamamoto hanno voluto rendere omaggio al campione, disegnando una collezione dove il fiore botan, simbolo nella tradizione giapponese, di coraggio, nobiltà e onore, diventa protagonista, sottolineando le qualità di Harden. La sneakers oltre che per il design esclusivo, la firma di Yoji Yamamoto impressa sulla scarpa e l’allacciatura a zig-zag, presenta una tomaia in neoprene altamente flessibile capace delle più alte prestazioni.

ICOSAE FW18 BY CHRISTIAN LOUBOUTIN
Le sneakers dall’animo streetwear, caratterizzate dalla più alta manifattura italiana e disegnate da Christian Louboutin, hanno fatto il loro debutto a Parigi sulla passerella che ha visto sfilare la collezione fall/winter 2018 firmata ICOSAE. Un perfetto connubio tra i due brand, che vede protagonista il rosso, dettaglio icona per Louboutin, e colore che lega tutta la collezione ICOSAE. Una collaborazione imperdibile già alla seconda stagione; e noi, fiduciosi, aspettiamo la terza, perché, come si dice, non c’è due senza tre.

Nike Air VaporMax Moc 2 x ACRONYM®
Applicazioni grafiche e colori a contrasto, come nero e giallo fosforescente, sono i primi dettagli che conferiscono alla nuova Nike Air VaporMax Moc 2 un aspetto dinamico, aggressivo e veloce. La quarta silhouette Nike firmata da Errolson Hugh, co-fondatore di ACRONYM® nasce proprio da questo approccio, creare qualcosa di assolutamente innovativo e pieno di dettagli nascosti. Il risultato finale, infatti, è frutto di vari tentativi di mimetizzazione ispirato al nome del marchio; la grafica nasce proprio dall’intersezione e dalla rielaborazione della “A” di ACRONYM®.

https://www.youtube.com/watch?v=BdPxKPpb63A

 J.W. Anderson x Converse
Simply_Complex è l’ultima interpretazione delle iconiche scarpe Converse firmata J.W. Anderson; una collezione che riflette l’attenzione ai dettagli in un continuo gioco tra elementi moda e dettagli street style. Lo stesso Anderson definisce questa collaborazione: un lavoro di amore e ossessione. Un racconto che mostra come una scarpa si possa evolvere nel tempo, attraverso dettagli innovativi, pur continuando a essere indossata tutti i giorni da persone di tutte le età. Thunderbolt e Chuck 70’s non smettono di essere i modelli principali con cui Anderson dialoga, per creare rivisitazioni provocatorie frutto di approfondita ricerca nello stile e nei materiali.

 

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TECH ESSENTIALS

Ormai parte del nostro quotidiano, gli indispensabili accessori che ci accompagnano sono sempre più all’insegna dell’hi-tech. Tra collaborazioni esclusive, evoluzioni e nuovi oggetti curiosi ce n’è davvero per tutti i gusti. Chi ha detto poi che la moda non possa essere utile, o addirittura pratica, e viceversa? Funzionalità ed estetica – perché no? -possono andare di pari passo. Prova ne è il periodo storico che stiamo vivendo, dove le parole fashion e tecnologia diventano talvolta addirittura sinonimi.

APPLE WATCH HERMÈS
Apple Watch di Hermès: ovvero un concentrato di eccellenze. Un oggetto per il quale si potrebbero fare follie. Ecco un classico esempio dove l’alta tecnologia e uno dei brand più chic di tutti i tempi si uniscono, creando un accessorio che racchiude amore per il design, altissima qualità e, naturalmente, eleganza francese.

MOLESKINE Smart Planner
Probabilmente il sogno di tutti. Il promemoria che ci ricorda gli appuntamenti, senza che si rinunci alla classica agenda e agli appunti scritti a mano. Stiamo parlando di Moleskine Smart Planner, il classico libricino nero che oggi, grazie a una tecnologia fluida e intelligente e all’utilizzo della Moleskine Pen+, sincronizza le annotazioni vergate a mano direttamente sul dispositivo.

PIQUADRO – linea COLEOS BAGMOTIC
Piquadro, fusione perfetta tra design e tecnologia. I nuovi prodotti della linea Coleos Bagmotic esplorano la moderna filosofia dell’IoT, Internet of things. IoT ci permette di interagire con il nostro bagaglio attraverso smartphone e smartwatch: basta scaricare Connequ, la app ideata dal brand. Un esempio è lo zaino porta computer. Rintracciabile ovunque grazie a un dispositivo GSM, lo zaino, attraverso un sistema di allarme, ci avverte quando ce ne si allontana, è in grado di ricaricare la batteria del nostro smartphone e, sul retro, è dotato di piccoli led, che fungono da veri e propri fanali posteriori, dotati anche di stop a luce rossa in caso di frenata. È, infatti, elettivamente dedicato a chi si sposta in bicicletta.

MASTER & DYNAMIC for ERMENEGILDO ZEGNA
Qualità e raffinatezza sono solo alcuni degli aggettivi per descrivere l’esclusiva collaborazione Master & Dynamic for Ermenegildo Zegna. I due brand hanno unito le loro competenze, per creare oggetti di stile e dotati di altissima tecnologia. Il giradischi PELLE TESSUTA™ combina, infatti, l’acustica di Master & Dynamic con il rivestimento firmato Ermenegildo Zegna in Pelle Tessuta; una lavorazione, realizzata a mano, creata e sviluppata dalla Maison.

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Guarda indietro per essere avanti

Oggi più che mai l’ispirazione arriva dal passato. Tra i brand che ogni anno ripropongono un capo iconico in diverse varianti, modernizzato e a nato nei dettagli e nei materiali, e quelli che invece frugano letteralmente negli archivi per riportare in vita item che hanno segnato un’epoca, potete stare tranquilli: tutti saranno soddisfatti. Chi ama stare al passo con i tempi e indossare le nuove proposte di stagione e chi, invece, preferisce riesumare le vecchie glorie, tirando fuori dall’armadio l’amata felpa o le intramontabili sneakers. Attenti a non commettere il grosso errore di pensare che le rivisitazioni siano frutto di atteggiamenti nostalgici o di scarsa inventiva. Sbagliato. Il passato è esperienza, consapevolezza, cultura e i brand come K-Way, North Sails, Adidas, Bally, Vuarnet e altri ne sono un esempio più che mai attuale.

KWAY® – LE VRAI™
Dopo oltre 50 anni di storia K-Way fa ancora parlare di sé. Chi non ha mai posseduto quel pratico marsupio che in un batter d’occhio si trasforma in giacca a vento? Quel geniale, comodo e pratico, giubbino antipioggia e antivento in Nylon nasce in Francia nel 1965. Il modello ‘Le Vrai’ dal design indimenticabile, ripiegabile su se stesso – rivisto nei dettagli e disponibile in una vastissima gamma di colori – da qualche anno è tornato a essere un accessorio indispensabile, da tenere a portata di mano “in caso di…”.

adidas FOOTBALL – PREDATOR 18+

Le adidas Predator, un sogno dal 1994. Da qualche anno non ne sentivamo più parlare, ma ecco che, intramontabili, tornano e non solo sui campi da calcio. Riproposti quasi ogni anno, i famosissimi scarpini, indossati da molti dei migliori calcatori di tutti i tempi, tornano in una nuova rivisitazione, progettata e realizzata in materiali super tecnici e innovativi. Vengono proposti in tre varianti, da sfruttare in molteplici occasioni: Stadium, Cage e Street.

NORTH SAILS – 60TH ANNIVERSARY

Un “must have” per gli appassionati di vela e non solo. North Sails, infatti, ha accompagnato intere generazioni. Il 2017 è stato un anno importante per il brand, che ha celebrato il suo sessantesimo anniversario. Per questa occasione ha proposto una capsule collection, che vede protagonisti i best seller e gli iconici item di sempre, riproposti con grafiche e palette colori ispirata alla bandiera degli USA.

BALLY – VITA PARCOURS
Quando si dice riportare in vita gli anni Sessanta e Ottanta. Con il suo iconico motivo a scacchi, il modello Vita-Parcours, firmato Bally, risale al lontano 1974, ma la prossima estate lo ritroveremo, intatto nel design e nell’essenza, ma con la suola modernizzata, a calcare le strade urbane e non. La scarpa proposta nei colori blu oceano, curry e grigio fa parte della collezione Retro Sneaker, lanciata dal brand; di questa fanno parte anche i modelli Competition, Galaxy e Super Smash.

GHURKA – EXPRESS
Funzionalità e stile americano è il marchio di fabbrica del brand Ghurka, nato in Connecticut e specializzato da oltre quarant’anni, in pelletteria top di gamma. Realizzati a mano da maestri artigiani, tutte le borse, i borsoni e gli accessori sono studiati nei dettagli. Perfetti sia per le fughe da weekend che per il viaggio vero e proprio. Icona indiscussa della firma è il modello Express che, lanciato negli anni ‘70, viene rivisitato e riproposto, anno dopo anno, rimanendo sempre e comunque un pezzo attuale e senza tempo.

DRUMOHR – RAZOR BLADE
Torna in voga il Razor Blade, più comunemente conosciuto negli anni Settanta come fantasia a “biscottino”, marchio di fabbrica dello storico brand Drumohr, specializzato in maglieria di altissima qualità fin dal 1770. Oggi come allora, il rinomatissimo pattern rimane simbolo di uno stile e un’eleganza in cui combaciano passato e contemporaneità. Il tutto in puro cashmere.

VUARNET – GLACIER
Indossati dai migliori alpinisti degli anni ’80, gli occhiali firmati Vuarnet sono ancora simbolo di qualità e stile. Ne è esempio il modello Glacier, vera e propria icona del brand. L’occhiale di James Bond in Spectre, infatti, viene oggi riprodotto in una versione che rende omaggio alla Francia, patria del marchio, caratterizzato dai colori della bandiera francese: acetato blu, bianco e rosso, abbinato alla montatura tartaruga.

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COSA NE RESTA DI: CHIAMAMI COL TUO NOME

Candidato a 4 Premi Oscar (Miglior film, Miglior attore a Timothée Chalamet, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior canzone a Sufjan Stevens per Mistery of Love) e già vincitore del premio come Miglior adattamento ai Bafta, Chiamami col tuo nome è il film più discusso del momento. Diretto da Luca Guadagnino, come ultimo tassello della sua “trilogia del desiderio”, (dopo Io sono l’amore e A Bigger Splash), il film è ambientato nel Nord Italia e racconta la storia d’amore tra Elio, un diciassettenne residente in Italia, e lo studente americano Oliver, nell’estate del 1983. Decretato dalla redazione di MANINTOWN come un film da vedere – nonostante i pareri discordanti sul fatto che sia piaciuto o meno – quello su cui ci si sofferma è la sensazione, nuova, che si prova una volta usciti dalla sala.

BUCOLICO, LENTO E CONTROVERSO: UN FILM CHE AMMUTOLISCE (ORSOLA)
Titoli di coda, la luce si accende in sala, il silenzio. Un silenzio sacro che il solo gesto di alzarsi e mettersi la giacca si percepiva come una mancanza di rispetto nei confronti dei compagni di poltrona. Questo è successo in una piccola sala di un cinema in centro quando, dopo aver sentito parlare e riparlare di Chiamami col tuo nome, ho deciso di andare a vederlo. Cosa stava frullando nella testa di tutti quanti? Cosa stava frullando dentro la mia? Quel silenzio mi ha colpita. Mi ha colpito la titubanza con cui le persone esprimevano il proprio parere, e come allo stesso tempo non riuscissero a scostare la mente dalle scene appena viste, tanto che li faceva rimanere incollati alla sedia, in silenzio. Dopo qualche minuto ho sentito una ragazzina rompere il ghiaccio e dire agli amici «Non so se mi è piaciuto, fatemici pensare qualche giorno e ve lo dico». Un’affermazione che ho condiviso. Assolutamente sulla bocca di tutti, Chiamami col tuo nome è il classico film con il finale aperto, proprio uno di quelli che ti fanno dire, uscito dalla sala, «ho capito bene? – oppure “ma alla fine come è andata veramente?». Un finale che lascia un po’ interdetti, senza parole e allo stesso tempo con molteplici domande e con un chiaro obiettivo: scuotere le persone, portare in scena, anche attraverso scene forti, sentimenti, dubbi, confusioni e pulsioni. Un film che descrive una campagna italiana bucolica, da sogno, che con le sue scene e dialoghi lenti e controversi si presta a plurime interpretazioni.

L’EREDITA’ DELL’ARTE (LAURA)
Che piaccia o no, è certamente un film che non lascia indifferenti una volta usciti dal cinema. Ti verrebbe d’istinto di  leggere il libro da cui è stato tratto o, quanto meno, parlare a quattr’occhi con il regista, per cercare di comprendere tutti quei dettagli a cui hai dato una lettura tutta tua. Lunghi monologhi che creano un silenzio inverosimile in sala, riflessioni e spunti che portano ogni osservatore a una considerazione diversa. Non è forse questo che l’arte ha il compito di fare? Hollywood ci ha abituato a questa realtà distorta, in cui dopo uno sguardo languido tra due protagonisti scatta subito il “vissero felici e contenti”. Quante volte questo accade nella vita reale? Sinceramente, poche. Se poi il senso di queste persone che ci “scompigliano” fosse insegnarci a conoscerci meglio?

IL RIFLESSO DI ELIO SEI TU (GIUSEPPE)
Siamo stati tutti Elio. È nella crescita d’ognuno aver detto addio a un amore importante, magari sentendo di tradire i propri sentimenti o di essere traditi. I quattro minuti di titoli di coda in cui si muovono solo le mosche e le viscere di Elio, contratte dal dolore, può essere un forte pugno nello stomaco. Il nucleo del film, infatti, al contrario di quello che si è portati a credere, non è la storia d’amore omosessuale tra Elio e Oliver e nemmeno “una storia d’amore”, privata dei propri connotati. Il fulcro di tutto è l’educazione sentimentale, nella sua massima espressione: il desiderio di scoprire se stessi attraverso la scoperta dell’altro. Esplorazione che passa per i propri sentimenti, la propria eccitazione, quella altrui e il consenso/giudizio di chi ha il compito – più oneroso – di guidarci nei nostri dubbi. È il primo amore, che «non si scorda mai», quello che crediamo possa durare per sempre, perché una felicità così non l’abbiamo mai vissuta e poi, di colpo, finisce, insegnandoci, con la sua fine, a sopravvivere a qualunque dolore. Eccolo, il vero passaggio all’età adulta, l’eredità del film.

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Non dimenticarlo, è San Valentino anche per lui

Dopo aver trattato il lato femminile, ora tocca ai maschietti. D’altra parte, San Valentino è San Valentino e non fa distinzione di genere.
Come in tutte le occasioni speciali, la domanda sorge spontanea: Cosa gli regalo? Si sa, fare un regalo a un uomo è sempre più difficile, si rischia di cadere nel banale. Ecco un consiglio, per colpirlo e affondarlo: individuare le sue passioni. Voi sarete a cavallo e lui si sentirà compreso, amato e coccolato. Sportivo? Ambientalista? Narciso? Scopri il suo punto debole e centrerai l’obiettivo.
Per esempio, la stagione dello sci è ampiamente iniziata e la neve quest’anno non manca, perché non regalargli un accessorio utile, cool e di qualità come la mascherina Oakley? Non vedrà l’ora di avere gli sci ai piedi. Pensiero divertente ed ecologico: il nuovo monopattino elettrico Ninebot by Segway; un oggetto pratico, ripiegabile su se stesso, da usare nei brevi spostamenti; un giochino che lo farà ringalluzzire. Se, invece, avete a che fare con un uomo più vanitoso, con Proraso andrete sul sicuro, se poi porta la barba impazzirà per la linea Single Blade. Un San Valentino all’insegna dell’ironia sarà quello firmato Issey Miyake. Per l’occasione il designer prende ispirazione dalla tradizione giapponese in cui, a San Valentino, le donne regalano cioccolato agli uomini. Nasce così uno speciale packaging: all’esterno una dolce tavoletta di cioccolato, all’interno dei calzini “cacao 0%”. Non importa, invece, che siate uomo o donna per sostenere una giusta causa. Alessandro Enriquez, designer di 10×10 Anitaliantheory coglie, infatti, l’occasione per riportarci con i piedi per terra, creando una capsule di T-shirt in limited edition dedicata a Felix the Cat per sostenere i progetti di Oxfam. Acquistandola parteciperete alla raccolta fondi a favore della popolazione dello Yemen, uno dei paesi più poveri del mondo, travolto da una guerra civile. La T-shirt FULL OF LOVE firmata Alessandro Enriquez sarà presentata mercoledì 14 febbraio presso gli store del Gruppo Biffi Boutiques dove sarà esposta in esclusiva.

È San Valentino, non deluderla!

C’è chi lo ama e chi lo salterebbe a piè pari: San Valentino. La giornata degli innamorati, quella in cui le strade, i bar e i negozi si riempiono di cuori, cuoricini e rose rosse. E voi che tipo di uomo siete? Fate parte del club dei cuori solitari, credete fortemente nel concetto “non c’è bisogno di San Valentino per dimostrare i propri sentimenti” o cogliete la palla al balzo, la portate a cena fuori e fate sentire la vostra fidanzata più speciale del solito? Se appartenete all’ultima categoria allora è tempo che iniziate a pensare a qualcosa da regalarle, oltre ai fiori, s’intende. Consiglio per chi è ancora all’inizio della relazione: andateci con i piedi di piombo. Meglio optare per un regalo semplice, scherzoso e magari anche utile; che ne dite dello specchietto da trusse HoMedics che, oltre a avere incorporate intense luci a led per ritoccare il make up, è anche munito di porta USB in modo da trasformarsi in un power bank per lo smartphone? Se invece avete a che fare con una modaiola attenta allo stile non potrà non apprezzare l’edizione limitata della Marni Mrs. Midi bag, cadrà letteralmente ai vostri piedi. Perfetto, invece, per chi ha intenzioni serie è l’iconico trolley Rimowa che, per il suo 120esimo anniversario, propone una versione completamente rinnovata della sua identità visiva; perché a San Valentino chi regala una valigia regala viaggi, avventure e nuove esperienze assieme. Prendersi cura di se è sicuramente una cosa a cui le donne prestano attenzione e, se trovano un apparecchio che le aiuta a farlo non possono che essere contente, ecco che Braun propone un kit Epilatore viso, che le permetterà di curare la propria pelle in modo completo e preciso. Regalo per lei, ma anche per voi? Il completino intimo è il classico che metterà d’accordo tutti e il miglior compromesso qualità prezzo è senza dubbio firmato Intimissimi. Regali o no, il significato di San Valentino rimane uno solo: un’occasione per prendersi cura più del solito di chi amiamo.

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Le collab e le sneaker da non perdere

Anche nel 2018 la sneaker-mania continua. Tra collaborazioni esclusive e capsule collection, sono sicuramente online le destinazioni shopping più battute, dove spesso i drop delle collezioni arrivano ancora prima che negli store fisici. Su tutti vince farfetch.com dove trovate non solo tutti i modelli scelti qui, ma anche molte altre preview di stagione.

ADIDAS BY RAF SIMONS
Bolle plastiche e suola colorata, un vero e proprio oggetto del desiderio per i malinconici degli anni ’90, che nei propri look non rinunciano a una vena futuristica. Raf Simons realizza per adidas una scarpa dall’ispirazione running, perfetta sia per i look più casual sia per chi la abbina a un capospalla classico.

Nike SB Zoom Dunk BY SOULLAND
Dopo il successo della prima collab con Nike, Soulland, brand danese in ascesa, interpreta per la seconda volta uno dei marchi di sneakers più famosi di sempre. I modelli proposti sono due, uno a tomaia bassa e uno bianco, in versione “high”. L’ispirazione è il mondo dello skateboard e il colore caratterizzante è il blu elettrico, tonalità che accomuna i dettagli di entrambi i modelli.

VANS BY FEAR OF GOD
Vibrazioni Hip Hop e sapore grunge; le nuove Vans by Fear of God portano proprio queste caratteristiche. L’iconica scarpa, personalizzata dal designer Jerry Lorenzo, enfatizza il DNA del brand miscelandosi perfettamente. Un modello esclusivo da portare tutti i giorni, un accessorio che non passerà inosservato.

SUPERGA BY PHILOSOPHY – PER LEI
Erano già comparse a settembre sulla passerella dedicata alla collezione SS18 firmata Lorenzo Serafini; e ora, dal 14 gennaio 2018, sono disponibili al grande pubblico. L’intramontabile Superga 2750 torna a far parlare di se. In co-branding con Philosophy, l’iconico modello, proposto con para bassa e alta, viene declinato in sette varianti che richiamano alcuni tra gli elementi ricorrenti delle collezioni disegnate da Serafini. Indiscusso dettaglio caratterizzante è il logo Phylosophy che, in versione maxi, ritorna stampato lungo tutte le pare in gomma.

POLLINI

La nuova sneaker di stagione unisce la forma semplificata e confortevole al dettaglio emblematico tradotto in ricami a filo o nell’originale effetto gommato realizzato con la tecnica della termosaldatura. I materiali delle tomaie, morbidi e pregiati, includono il vitello liscio, la nappa di agnello lavato con fodera in montone e il vitello bottalato effetto cervo, utilizzati sulle suole di gomma nelle cromie del bianco e nero. Il logo storico spicca sul lato esterno della scarpa, in tono a contrasto con il colore della pelle, alternando la resa tridimensionale della gommatura alle minuziose lavorazioni di fili a rilievo che includono il tocco del lurex grigio.

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Lo stile del nodo alla cravatta

La cravatta, sempre, anche in ufficio, o solo per le occasioni speciali? Se optate per questo accessorio solo quando è strettamente necessario la domanda sorge spontanea, siate sinceri: il nodo, ve lo fate voi o la vostra fidanzata? Ecco, forse ormai il classico Four in Hand lo sapete fare anche a occhi chiusi, ma, senza dubbio, non vi siete mai cimentati in quelli più fantasiosi e complicati, come il Windsor o l’Onassis. Che poi, complicati, nulla è impossibile, anzi, basta solo provare e riprovare. Insomma diciamolo, non è giusto che siano solo le donne a doversi complicare la vita per essere più belle. Un unico accorgimento, attenzione alla fantasia della cravatta che scegliete, se abbinata al nodo giusto farà la sua parte e contribuirà a rendere un look classico un po’ più colorato e spiritoso, ma se la sbagliate c’è il rischio che il motivo risalti sul nodo, rendendo, così, vano ogni sforzo. Non c’è poi troppo da preoccuparsi, infatti, di cravatte ce n’è davvero per tutti i gusti, a righe colorate – magari fatte a mano – come quelle proposte da Bigi Cravatte; in micro-fantasia, come le spiritosissime Salvatore Ferragamo; di seta, ma anche, perché no? per un inverno più casual, in lana, un limpido esempio sono le proposte multicolor di Cividini. Non importa che si caldo o freddo, a seconda della stagione potrete sbizzarrirvi, dalle più formali alle più casual, senza prendervi per forza troppo sul serio.

Photographer | Marco Paris
Fashion Stylist | Orsola Amadeo
Talent | Giuseppe Porrovecchio

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LE GRAMME, un viaggio nell’ Art Déco

LE GRAMME, brand francese di accessori e bijoux dall’essenza minimale, lancia, in esclusiva sul suo sito web, una nuova capsule collection di braccialetti incisi ispirata all’Art Déco. Stile che da anni continua a ispirare architetti, designer, decoratori, tipografi, artisti e designer di tutto il mondo.
Ecco che oggi le linee pulite e geometriche firmate LE GRAMME vengono contaminate da un grafismo divenuto emblematico; il brand, che fin dalla sua nascita esplora il rigore del movimento, propone infatti una nuova impronta incisa dai richiami Art Déco, un modello iconico per 3 braccialetti in argento 925 lucido: il 33 g, 15 g e 21 g. Ogni bracciale, indossabile anche singolarmente, porta una incisione che, se abbinata alle altre due, svela il disegno completo. Questa capsule collection rappresenta solo il primo passo di un viaggio molto più lungo, il brand infatti presenterà una serie di variazioni, sempre in Argento 925, che verranno presentate al pubblico con frequenza biennale.

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NATALE: i regali dell’ultimo minuto

Natale si avvicina, è aperta la caccia al regalo dell’ultimo minuto. Avete poco tempo a disposizione? Siete lavoratori o studenti, oppure eterni indecisi? O magari, più semplicemente, pur carichi di tutte le buone intenzioni, avete poca fantasia e vi siete ridotti all’ultimo? Non scoraggiatevi, niente panico. Noi di MANINTOWN abbiamo selezionato alcuni imperdibili articoli per Lui, così diversi da soddisfare qualsiasi tipo di uomo (e di tasche).
Iniziamo con dei regali tipicamente invernali: perché non il cappellino di Franklin and Marshall da abbinare allle calze di Alto Milano? Entrambi, ovviamente, nel colore must have del Natale, il rosso. Se, invece, durante i giorni di festa avete in programma gite o passeggiate all’aria aperta, perché non optare per una scarpa da trekking firmata Grisport o una versatile sneakers, rivisitazione del modello GEL-LYTE III, di Asics? Anche Alcatel non resta indietro con le tendenze e propone un orologio per i più atletici. Valutare le prestazioni fisiche non è mai stato così semplice. Per rimanere in tema athleisure, Sport Boost propone delle cuffiette senza fili, comode e super cool.
Basta, ora, con il fitness! Torniamo in città e all’uomo classico, metropolitano, che sicuramente apprezzerà le bretelle proposte da Boggi o, se più trendy, gli astucci super tecnici firmati Freitag. Lo stereotipo per cui i regali “da casa” sono tristi e poco apprezzati è ormai superato, per cui perché non regalare una teiera per affrontare questi freddi inverni? WESCO ha proprio la risposta a questa domanda, proponendo una teiera dal design inconfondibile, il colore? Rosso ovviamente.

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Il calzino: quando, come e perché

A righe, microfantasia, tinta unita, di cotone o di spugna? Il calzino è ufficialmente entrato a far parte di quegli accessori di cui il guardaroba maschile deve essere fornito. Se prima non ci si poneva troppa attenzione, oggi diventa un vero e proprio elemento caratterizzante del look di ogni persona. Certo dipende dalle occasioni, ma perché non mescolare anche un po’ le carte in tavola e i codici dello stile? Scoprirete che potrete raggiungere risultati inaspettati e spiazzare chi, nella vostra abilità nel vestirvi, ha perso le speranze. È sicuramente il mocassino in cuoio e il completo a richiedere un calzino sobrio, tinta unita, ma magari con un twist, come un bordino colorato a contrasto, in questo modo andrete sul sicuro. I più eccentrici però potrebbero non essere d’accordo, infatti un abito classico per loro potrebbe risultare un po’ noioso; in questi casi una micro fantasia, magari abbinata alla cravatta, potrebbe risollevare le sorti di un look tendenzialmente tradizionale. Che siano uomini maturi o ragazzini, l’attenzione al dettaglio, soprattutto negli accessori come le calze, interessa ormai davvero tutti senza distinzione di età e stagioni, diventando un elemento con cui giocare e differenziarsi dalla massa. Possiamo dire che in inverno le calze siano un oggetto senza dubbio utile, funzionale e in alcuni momenti addirittura essenziale, ma chi ha detto che debba essere usato solo durante la stagione fredda? Protagonista su molte delle passerelle maschili della stagione SS18, ma non solo, il calzino sta davvero rivoluzionando i look contemporanei. Colorato e non, spesso, sottile o lavorato, portato a metà polpaccio e abbinato al pantaloncino corto è diventato un vero e proprio trend tra i giovani che popolano le strade cittadine. Proprio in questo panorama la spugna torna alla ribalta e non solo in ambito sportivo; il calzino rigorosamente bianco con dettagli neri, che originariamente veniva associato ai campi da tennis o all’atleta di pallacanestro, viene oggi riportato nel quotidiano e abbinato, sia nell’universo maschile che femminile, a un sandalo, alla ciabatta o comunque a una scarpa aperta. Grande tema del calzettone di cotone sono invece le righe che spesse o sottili, si vedono davvero di tutti i colori; la riga orizzontale a differenza delle micro fantasie, che possono risultare più eleganti, ha infatti un sapore più casual, allegro e scanzonato. Tutto certamente dipende dalle tonalità, la stessa fantasia con colori più accesi infatti può risultare con meno classe ma magari più giocosa e eccentrica. Stesso concetto lo ritroviamo nel motivo a quadretto che, interpretato in tutti i modi possibili, trasmette sensazioni opposte se trattato con colori tenui o accesi, con spessore fine o meno.
Un universo, quello delle calze, davvero senza confini, un linguaggio visivo che lascia spazio alla fantasia e alla libera espressione nei molti contesti della vita quotidiana basta solo scegliere il messaggio che si vuole comunicare.

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Dove vai se la bici non ce l’hai?

Attrezzo sportivo o mezzo di locomozione in città? La bicicletta, ormai, fa parte dello stile di vita di moltissimi. C’è chi, più sportivo e amante della natura, organizza le gite sui monti con gli amici, chi in città non ne può più fare a meno, e chi invece ha adottato questo attività sportiva per tenersi in forma. Possiamo dire che la bici sta diventando una vera e propria filosofia di vita sempre più amata, anche dal mondo della moda. Nuove collaborazioni come quella di Brompton X Barbour o addirittura linee dedicate, come quella di Levi’s e le Coq Sportif hanno pensato al mondo dei nuovi ciclisti urbani, un trend che sta davvero contagiando in positivo tutti quanti. Movimento, aria aperta e zero inquinamento, per questi e altri buoni motivi, la bici dovrebbe diventare davvero la nostra migliore amica, ecco perché oggi stanno venendo alla ribalta sempre più accessori che ci spingono a non lasciarla mai. Un esempio è la nuova linea Tucano Urbano, che propone cerate e ghette da pioggia o la giacca catarifrangente Armata di Mare, perfetta per quando ci ritroviamo a pedalare nel buio. Fondamentale per chi ama pedalare in montagna e utile anche in città, il navigatore Hammerhead, dispositivo del quale non potrete più fare a meno. Ora non vi resta che decidere il modello di bici che preferite, sportiva e dall’animo grintoso o da città, e magari, perché no, colorata?

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L’animo poliedrico di The Magician

Se si parlasse di Stephen Fasano forse tanti non presterebbero attenzione, ma tutto cambia quando lo si chiama “The Magician”. Stephen, infatti, è un Dj belga di fama internazionale che, oltre a essere appassionato del suo lavoro, è anche marito e papà con un forte senso della famiglia. A renderlo noto ai più è stato il remix creato per Lykke Li “I Follow Rivers”, nel 2011 e per Clean Bandit “Rather Be”, nel 2014, ma la fama di The Magician non si limita solo a questo. Uno degli ultimi traguardi del Dj è stata la partecipazione di Potion, sua etichetta discografica, all’ultima edizione del Tomorrowland, il più grande festival europeo di musica elettronica, con un palco dedicato. Attratti dai suoi successi e dal suo forte senso dello stile noi di MANINTOWN lo abbiamo intervistato per scoprire qualcosa di più sulla sua vita e carriera in continua evoluzione.

Com’è iniziata la tua carriera?
È iniziato tutto quando mi è stato chiesto di suonare in un piccolo bar a Charleroi in Belgio. Ero già un Dj per amici, compleanni, piccoli party, ma in quel bar le cose diventarono serie. Mi chiesero di suonare tutti i sabati sera dalle 9 fino alle 4 del mattino (anche fino alle 6.00 qualche volta) da solo. In quel piccolo posto ho incontrato moltissime persone chiave che mi hanno aiutato a crescere e poi a spostarmi nella capitale, Brussels.

Ci sono persone a cui sei grato per la tua carriera?
A moltissime persone, ma in modo particolare a mia moglie Julie. Stiamo insieme da 12 anni e lei mi ha sempre supportato. Ha anche lavorato ufficialmente nel progetto, The Magician con me dal 2010. Ha progettato i miei primi costumi, disegnando i primi artworks di Magic Tape e tenendo d’occhio anche alcuni affari. Sta ancora facendo molto, le chiedo sempre sì o no, prima di pubblicare qualsiasi foto o video e lei è il primo orecchio per ascoltare e giudicare la mia musica. È un vero rapporto, profondo e sincero.

Come riesci aconciliare il lavoro e la vita familiare?
Come ho detto prima, mia moglie è coinvolta nel progetto, ma ora abbiamo una figlia quindi lei viene in tour meno e lavora da casa. Gestisco tutto in modo da godermi il mio lavoro e anche la mia vita privata. Sono in grado di fare entrambe le cose e a essere concentrato al 100% su ciascuna. Naturalmente, è abbastanza difficile quando sono costretto a stare lontano da casa per 2 settimane, mi mancano molto.

Hai appena lanciato il tuo nuovo singolo con TCTS e Sam Sure, ‘Slow Motion’. Come nasce questa canzone?
Io e TCTS eravamo in studio a Londra, per la prima volta insieme e Sam Sure è venuto a salutarlo perché si conoscevano. Gli abbiamo suonato la demo sulla quale stavamo lavorando, gli è piaciuta ed era come se dovessimo scrivere insieme la parte vocale. Questo è successo quasi un anno fa, da allora abbiamo composto e lanciato altri pezzi e, quando siamo stati pronti a renderla pubblica, abbiamo pensato che la produzione sembrasse vecchia e così abbiamo rielaborato ancora la traccia. Alla fine abbiamo fatto tre o quattro diverse versioni, prima di arrivare a quella finale.

Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera?
Ce ne sono molti. La prima volta che sono andato in Giappone, quando sono stato chiamato per suonare al festival Coachella, quando abbiamo fatto Sunlight in studio con Olly Alexander di Years and Years. Poi sono stato il numero 1 in tutta Europa, con il mio remix di Lykke Li «I Follow Rivers» e quando abbiamo fatto la 500esima Essential Mix live a Liverpool per BBC Radio 1.

Quando hai capito di essere sulla strada giusta per il successo?
Quando vedo i risultati. Il mio obiettivo, però, non è avere successo, ma fare quello che mi piace, essere felice e rendere felici le persone intorno a me.

Una canzone che ti emoziona o ti ricorda un momento speciale?
Sebastien Tellier: La Ritournelle. Ricordo quando ho suonato questo disco e poi ho lasciato la cabina DJ per invitare Julie a ballare con me sul dancefloor. Non stavamo ancora insieme!

Quanto sono importanti la moda e lo stile nel tuo lavoro?
Lo stile definisce la tua personalità. Se hai personalità le persone attorno a te lo capiscono attraverso il tuo stile. Posso capire qualcuno dalla scelta delle sue scarpe. Oggi nel mondo della musica elettronica la maggior parte dei DJ indossano la stessa maglietta nera e i pantaloni neri.

Hai un brand preferito?
Sì, al momento mi piacciono Balenciaga, Martine Rose, Calvin Klein e qualche cosa di ACNE. Oltre a ciò, compro volentieri anche capi e accessori vintage. Di recente ho trovato un bellissimo parka arancione Ellesse 90, che sembra davvero un pezzo moderno.

Come ti piace cambiare il tuo look a seconda delle occasioni?
Prima suonavo con costumi fatti in casa, ma ora non più perché voglio essere più me stesso. Non sono interessato a indossare costumi, è solo importante non avere sempre lo stesso look, mi piace cambiare e avere vestiti diversi. Può essere uno smoking, una camicia, una maglietta o una felpa con accessori. Indosso gli stessi vestiti se sono con mia figlia, in volo, in studio, al ristorante o dietro la consolle.

Che sensazione hai provato partecipando a Tomorrowland, il più grande festival europeo?
È stato fantastico, ho avuto la possibilità di portare per la prima volta Potion sul nuovo palcoscenico di Tomorrowland ed era, sinceramente, quello più bello. È stato un grande successo e lo faremo ancora l’anno prossimo.

Sogni non ancora realizzati?
Mi piacerebbe vivere in Giappone per un po’.

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Giacche d’autunno

Caldo, freddo, caldo, pioggia, nuvole, sole, vento… vestirsi durante i mesi autunnali può risultare davvero complicato. Freddo pungente la mattina, quando esci da casa per andare al lavoro, caldo torrido in pausa pranzo. Questo è proprio il periodo dell’anno dove, per strada, non si capisce più niente. C’è chi, spaventato dalle prime folate di vento, ha già ha già tirato fuori dall’armadio cappotto e sciarpe, chi invece al progressivo arrivo dell’inverno non si vuole proprio arrendere e passeggia ancora in camicia e pantaloni in lino. Sappiamo tutti, però, che l’indumento di cui avremmo bisogno è la classica giacca leggera, ma non troppo, quella che in alcune occasioni potrebbe snellire i nostri look sostituendo il maglione o completarli dando un tocco in più alla nostra silhouette. Colore dell’anno? Assolutamente tutte le sfumature possibili del verde. Rigorosamente nelle nuance militari Berluti, Aspesi, Rossignol e GEYM hanno scelto di proporre il capospalla in tessuto tecnico, dal sapore sportivo e l’animo elegante, e così hanno fatto anche i brand dal DNA più casual, come Vans, Off e K-way. Da non perdere, per chi predilige uno stile un po’ più modaiolo e ricercato, le collaborazioni PUMA x HAN KJØBENHAVN, dall’essenza minimale e funzionale, e NikeLab x RT Victorious Minotaurus, dove diversi capi emblematici di vari periodi storici del mondo sportivo, vengono mixati da Riccardo Tisci per creare una collezione, sia per lui che per lei, che strizza l’occhio al passato per guardare al futuro. Una soluzione per la stagione? Guardare cosa vi proponiamo e scegliere la giacca autunnale che fa per voi.

Back to the gym

Vacanze e relax sono ufficialmente finiti. Il ritorno alla vita di tutti i giorni e alla routine comincia a farsi sentire e così anche la voglia di rimediare a tutti gli aperitivi sulla spiaggia. La corsa alle palestre, agli attrezzi e alle piscine è cominciata e noi di Manintown abbiamo selezionato alcuni accessori di cui potreste avere bisogno. Fondamentale è avere una borsa capiente, funzionale ma anche cool, come quella proposta da adidas, per non sfigurare quando la porterete direttamente dall’ufficio alla palestra. Quando si parla di abbigliamento sportivo le collezioni Puma e Nike non deludono mai, ma per essere veramente di tendenza, anche durante l’allenamento, non potete perdervi la nuova collaborazione Cottweiler x Reebok. Se siete degli amanti delle sneakers, New Balance è la scarpa giusta per voi, perfetta in qualsiasi situazione, in palestra e non, se invece decidete di iscrivervi in piscina, Speedo sarà l’occhialino giusto, che vi accompagnerà durante tutto l’anno. Per chi preferisce allenarsi a casa, il WaterGrinder di NOHrD è il macchinario più adatto, completo e di design.
Quando si parla di attività fisica anche l’igiene ha la sua importanza, e noi vi proponiamo due varianti, lo shower gel di Dirk Bikkembergs e quello di Nuxe Men, aspettiamo solo di sapere quale preferite. Siete milanesi e non avete ancora deciso dove iscrivervi in palestra? Che corsi fare? Dove e perché? Noi vi consigliamo di provare Revolution by Virgin Active, corso attivo dal 18 settembre a Milano, all’interno del Brian&Barry Building di Piazza San Babila. Un’autentica rivoluzione nell’allenamento, che offre a tutti gli amanti del fitness una formula avanzata di indoor training a base di tecnica, energia e coinvolgimento, grazie alla combinazione di attività di cycling e training funzionale. Consiglio: qualsiasi attività decidiate di fare non scordatevi mai la vostra borraccia, che ne dite di quella giallo fluo proposta da 24bottles?

 

GIORGIO MARCHESI un attore a 360°

Cover: jacket e denim Jacob Cohen; shirt Corneliani

Un talento scoperto sul campo e una passione nata nel tempo: è Giorgio Marchesi, ormai affermato attore italiano, classe 1974.  La sua formazione comincia a Padova, dove grazie a un corso di recitazione tutto ha avuto inizio. Dopo alcuni anni nel teatro e nella pubblicità, si trasferisce a Roma nel 2003, dove ha l’occasione di venire a contatto con il vero e proprio mondo dello spettacolo. Negli anni, Giorgio dimostra talento e determinazione, entrando a far parte di importanti produzioni teatrali, televisive e cinematografiche e lavorando con registi come Marco Tullio Giordana e Ferzan Özpetek, continuando ad affinare le sue competenze frequentando corsi, stage e seminari tenuti da importanti maestri.
Non solo attore ma anche padre, noi di Manintown ci siamo fatti raccontare qualcosa sui sogni e sulle passioni di un personaggio che, con i suoi modi decisi e gentili, sta affascinando sempre più il grande pubblico.

Hai sempre sognato di fare l’attore? Com’è cominciata la carriera di Giorgio Marchesi?

Da ragazzino in realtà sognavo più di fare il calciatore o il cantante. Avevo sicuramente l’attitudine da attore, ma ero ancora molto timido, facevo le battute con gli amici, le imitazioni, ma non pensavo alla carriera nel mondo dello spettacolo. Forse perché a Bergamo non era un mestiere così usuale. Più grande ho frequentato un corso di teatro, grazie al quale ho scoperto e potuto mettere in pratica la mia passione. Al termine del corso, dopo il saggio finale, mi hanno chiesto di fare uno spettacolo con la loro compagnia, e da lì non mi sono più fermato. Ho lavorato nella pubblicità, a Milano, per poi trasferirmi a Roma dove, per fortuna, le cose hanno cominciato a girare per il verso giusto. All’inizio ho recitato molto in teatro, e dopo qualche anno sono arrivate le prime occasioni e le prime piccole parti nel cinema e in televisione.

Teatro, cinema o TV?

Sono tre cose molto diverse e se si ha la possibilità è bello poter variare e sperimentarle tutte e tre. Il cinema dura più a lungo nel tempo e mi è capitato anche che una parte più piccola mi regalasse una grandissima soddisfazione. La televisione, invece, dà una quotidianità, ti rende popolare o comunque ti permette di arrivare più facilmente alla gente. Spesso ci dimentichiamo quanto questo lavoro sia fatto per le persone, dobbiamo piacere a loro prima di tutto. Il teatro, invece, è la mia grande passione iniziale, richiede più disciplina e presenta più difficoltà. Appena penso al teatro penso alla fatica, al sudore, perché nonostante sia per molti aspetti più finto, per un attore è assolutamente reale. Il palcoscenico è un rapporto diretto con il pubblico, avviene in quel momento, non si può rifare la scena o “tagliarla”.

Ti è mai capitato di dover interpretare un personaggio molto lontano dalla tua personalità? Se sì, quale? Quali sono le difficoltà più grandi che hai incontrato?

Si mi è capitato, anche più di una volta. Interpretare un personaggio lontano dalla tua personalità è sicuramente difficile, ma non sempre, è possibile invece che sia addirittura più facile, permette di esplorare campi sconosciuti e lasciarsi andare completamente.
Mi è capitato, per esempio, di recitare nel ruolo di assassino o torturatore, di dover quindi far finta di sparare a un bambino di quindici anni, cose che mi scioccano anche al solo pensiero di compierle nella vita reale. Quando reciti però tutto diventa un gioco, è finzione, quindi puoi e devi anche lasciarti andare e divertirti. Forse il personaggio più difficile per me è stato Franco Freda, neo-fascista e ex terrorista degli anni ‘70. È stato difficile interpretarlo perché venivo da ruoli di personaggi televisivi positivi. Per fortuna si trattava di una persona reale, ho quindi potuto studiare il personaggio e imparare a seguire i suoi ragionamenti attraverso i suoi scritti e immedesimarmi nel periodo storico. La grossa difficoltà sta nell’entrare nella testa di un personaggio, credo che ci si possa riuscire con delle improvvisazioni, liberandosi di quelle che sono le nostre abitudini. Molto importante è l’aiuto di una persona che ti guidi, e in questi casi la figura del regista è fondamentale. Mi hanno sempre insegnato che un attore deve essere sempre aperto, non giudicare, non giudicarsi e lasciare che il personaggio si impossessi di lui, lasciando cadere tutte le proprie sovrastrutture.

In che modo essere un attore e saper recitare influisce nella vita di tutti i giorni? 

Non so quanto nella mia vita quotidiana influisca essere attore, me ne dimentico. Mentire mentono tutti, noi anzi siamo nella condizione più sfortunata, tutti pensano che, visto il nostro lavoro, sappiamo mentire meglio degli altri o che mentiamo nella vita reale come nella finzione. In realtà, posso assicurare che mentono molto meglio altre categorie di persone. È sicuramente un lavoro che condiziona psicologicamente, molti vedono soltanto la parte luminosa di questo mestiere, che c’è, ma non solo. Non a caso moltissimi attori, principalmente quelli hollywoodiani particolarmente stressati, hanno un sacco di problemi nella vita normale, come dipendenze di vario genere, infelicità, depressione. Questo in parte accade anche ai poveri, piccoli giovani attori italiani. Detto ciò, non credo aiuti particolarmente essere attore nella vita di tutti i giorni, come in tutte le cose bisogna trovare un equilibrio e avere interessi anche al di fuori del lavoro.

Il momento più emozionante della tua carriera fino a oggi.

Forse la prima volta in assoluto in cui mi sono esibito. Il massimo della soddisfazione l’ho ottenuta uscendo dopo uno spettacolo e ricevendo un applauso convinto e sincero da parte di persone che sono venute a vedermi e hanno condiviso un momento che rimarrà per sempre unico. Il momento più bello in assoluto della mia carriera vera e propria invece, è stato nel 2012, quando contemporaneamente mi esibivo al teatro Argentina a Roma in uno spettacolo molto importante, stava uscendo la prima serie di “una grande famiglia”, fiction di successo in cui interpretavo un personaggio importante, e sempre in quel periodo ero al cinema in altri due film. Questo è stato il momento in cui ero coinvolto in tanti progetti molto belli che comprendevano tutte le sfaccettature del mio lavoro, è stato l’anno in cui ho cominciato a farmi davvero conoscere, sia dagli addetti ai lavori che dal grande pubblico.

Le tue passioni? Come ami trascorrere il tuo tempo libero?

Sicuramente l’Atalanta, la squadra di Bergamo e la musica funky degli anni ‘70. Amo, ovviamente, anche il cinema e il teatro. Mi piacciono talmente tante cose che ho sempre desiderato una giornata di 48ore. Sono appassionato di sport, cinema, arte, libri; mi piace stare con le persone a chiacchierare, ballare e, perché no, ubriacarmi. Mi piacciono troppe cose per riuscire a fare tutto. Quello che faccio più spesso nel tempo libero è occuparmi delle persone che mi stanno più vicine, un dovere e anche un piacere avendo due figli e una compagna. Di solito, infatti, cerco di unire quello che mi piace fare a loro, sport con loro, andare a vedere un film con loro, insomma, fare cose piacevoli tutti assieme. Amo viaggiare, cerco di farlo il più possibile, e una cosa in particolare che mi fa stare bene è il verde, la natura. Ogni tanto ho bisogno anche di relax, ma in generale non riesco a stare troppo fermo.

Quanto è importante lo stile per te? Hai un capo e/o un brand che più ti caratterizza?

Lo stile è sicuramente importante e per me lo sta diventando sempre più col tempo. Da ragazzo nei miei look non è mai mancato un pizzico di originalità. Sono stato un collezionista dei più strani e improbabili cappelli e occhiali da sole. Il mio preferito è un cilindro che ho comprato a Londra, che mi sono portato in giro dappertutto. Non ho ancora un brand che mi caratterizza, ma se penso a un capo subito mi viene in mente la giacca, ormai indosso la giacca per fare qualsiasi cosa, non solo per le occasioni importanti. La trovo comoda, ha tante tasche, quando viaggio lo trovo il capo più funzionale

Sogni ancora nel cassetto? 

Sicuramente un viaggio lungo. Mi piacerebbe vedere l’Africa e starci almeno tre mesi. A dirla tutta mi piacerebbe avere tre mesi all’anno per poter girare il mondo.

Photo by Roberta Krasnig
Stylist Stefania Sciortino
Assistente fotografo Jacopo Gentilini

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Loco Dice, colui che tramuta la vita in musica

Nata un po’ per fortuna, un po’ per caso e diventata mano a mano sempre più travolgente è la carriera di Yassine Ben Achour, meglio conosciuto come Loco Dice, Dj di fama internazionale, ormai richiestissimo alle consolle di tutto il mondo. Tunisino di nascita, ma adottato da genitori tedeschi, Loco Dice passa la sua adolescenza nella cittadina di Dusseldorf, circondato da musica e dischi, la sua grande passione. Quella del Dj è una storia che parte dall’hip hop e sfocia nella musica tecno, passando per il genere house; è una storia fatta di importanti collaborazioni con famosi artisti del panorama musicale del calibro di Snoop Dog, di emozioni, di viaggi e contaminazioni. Ispirato da tutto quello che lo circonda Loco Dice continua a lavorare duramente per realizzare i propri sogni ancora nel cassetto. Il Dj suonerà presso il Paradise stage durante il Festival BPM in Portogallo il 15 settembre e al Social Music City a Milano il 16 settembre, da non perdere.

Tutti ti conoscono come Loco Dice, da dove viene questo nome?
Loco Dice ha due origini. “Dice” è stato il primo soprannome e proviene dalla mia infanzia, da quando giocavo a Backgammon tra le strade Tunisine. Da quel momento Dice è il nome con cui mi chiamano i miei amici. Loco è venuto fuori anni dopo, una notte a Ibiza, quando sono salito sul tetto dello Space Club determinato a prendere il loro logo. I miei amici urlavano “Dice! Dice!” e la polizia “Loco! Loco!”. Sono scappato senza logo, ma sono rimasto Loco Dice.

Com’è iniziata la tua carriera? Quando hai capito che la musica sarebbe diventata la tua vita?
Sono sempre stato circondato e interessato alla musica. Ho ballato tanto, speso il mio tempo e i miei soldi in negozi di dischi, e a un certo punto ero il bambino col cappuccio che aveva i dischi. Quando una discoteca locale rimase senza un fisso DJ mi chiesero suonare nel locale. Il passo successivo è stato nei primi anni ‘90. E ora sono sempre qui che suono e produco.

C’è un posto in cui vorresti suonare, ma dove non hai ancora avuto la possibilità?
Ci sono così tanti posti che non ho ancora scoperto, che mi sono sconosciuti. Sto lavorando sodo per visitarli e poterci suonare.

Da chi e cosa prendi l’ispirazione per la tua musica?
Prendo ispirazione dai miei viaggi, dalla gente e dal mondo intorno a me, dai cibi e dai profumi. Praticamente da tutto.

Puoi indicarci una canzone che ti emoziona o ti ricorda un momento speciale?
Una canzone per me speciale è “Could You Be Loved”, di Bob Marley. Mi ricorda il mio paese, la mia famiglia e l’infanzia, conserva la memoria di molti momenti della mia vita. È una canzone che mi rende felice.

Qual è il tuo rapporto con la moda? Quanto è importante per te?
Mi piace la moda, ma non ne sono dipendente. Mi piace fare attenzione ai vestiti e agli accessori, combinarli assieme e indossarli, mi piace creare i look delle cose che già possiedo. È simile al modo in cui affronto la musica.

Il tuo tour mondiale, Serán Bendecidos, inizia a Milano poco prima della settimana della moda, rimarrai in zona per assistere a qualche sfilata?
Il tour di Serán Bendecidos è iniziato a Barcellona durante il festival di musica elettronica Sónar e sono contento che continui a Milano. Mi piacerebbe vedere alcune sfilate, ma non so ancora se posso farlo. Sono assorbito dalla produzione e qualsiasi cosa dipende fondamentalmente dal mio programma in studio.

Un accessorio del quale non puoi fare a meno
Ho molti accessori per i quali sono conosciuto. Ne ho sempre uno addosso: un berretto, un grillz, bracciali, anelli…e qualsiasi altra cosa.

Quali sono i tuoi sogni e idee per progetti futuri?
Ho molti sogni e lavoro duramente per farli diventare realtà. Come il sogno che sto vivendo ora.

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Gli accessori indispensabili per il rientro

Non c’è granché da dire, il ritorno alla scrivania è difficile per tutti. Il suono fastidioso della sveglia è tornato a tormentare chiunque. Le ferie sono terminate. Ed ecco che torna la routine, allora perché non movimentarla facendosi un piccolo regalo? Un nuovo profumo firmato Issey Miyake, per esempio, vi accompagnerà nella prossima stagione, così come una nuova cartella da ufficio firmata Santoni. Anche un nuovo paio di occhiali può servire per dare un twist al look monotono di tutti i giorni, come quelli Dolce&Gabbana o una bella cravatta, Berluti le propone classiche, ma anche in maglia. Perché non darsi un tono e cambiare anche l’accessorio d’ufficio per eccellenza, la penna, che potrebbe diventare anche un portafortuna oltre che uno strumento utile ed efficace? Noi consigliamo l’eleganza e la qualità firmata Montblanc. Diesel lancia, invece, un orologio dalle mille funzioni e dal design pulito, perfetto per la città e le gite fuori porta, così come lo zainetto Puro che, proposto in nero o colorato, arricchisce il suo design con qualcosa di cui ormai non possiamo fare a meno: il carica batterie. Portachiavi con messaggi di speranza “HOPE” firmato Fendi o musicale da appendere allo zaino di Jamo? Qualsiasi sia la vostra scelta, l’allegria è assicurata. Purtroppo, con il ritorno in città ritorna anche la stagione del vento e della pioggia, noi vi consigliamo di arrivarci preparati, date un’occhiata alla giacca con dettagli a contrasto Cividini, per un autunno tra comfort e tendenza.

Caccia al costume

C’è chi dice che siano solo un accessorio utile, chi invece ne è proprio ossessionato, una cosa è certa, che sia mare o piscina, questa stagione la nostra attenzione si concentra inevitabilmente sui costumi da bagno, e come ogni anno, inizia la ricerca pazza di quello che diventerà il nostro miglior amico durante la stagione estiva. Ecco che, anche per il 2017 i brand si sono sbizzarriti, creando per voi costumi dai mille colori. Guardando in giro vi renderete subito conto che trend di stagione sono sicuramente due, il color-block e le micro-fantasie, tutto accomunato da un sapore rètro; basta solo scegliere quello che più vi si addice. Cos, Emporio Armani, Invicta, Plein été e Sergio Tacchini puntano sulle monocromie a contrasto per modelli classici, ma con un twist, mentre Coast Society, Pepe Jeans, Eden Park, Marina Yachting e Intimissimi dedicano le loro collezioni ai più spiritosi, proponendo motivi psichedelici, pattern e stampe floreali per chi in vacanza non ama prendersi troppo sul serio. E voi da che parte state?

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Polimoda, non solo scuola

Capacità di fare, flessibilità, multidisciplinarità, ma soprattutto personalità e talento, queste le qualità richieste oggi dal mercato, quando si parla di nuovi creativi e questo è quello che le scuole di moda dovrebbero insegnare. Polimoda e il suo direttore Danilo Venturi guardano proprio in questa direzione, formando ragazzi capaci e tirando fuori il meglio della loro personalità, valorizzandone il personale talento. Il nuovo programma, che suddivide i dipartimenti in quattro e non due e che aggiunge un anno accademico, quindi quattro anni e non più tre, è pensato appositamente per creare figure professionali precise e capaci di lavorare da soli o in team, di relazionarsi con l’azienda e conoscere i propri punti di forza. A concretizzare la teoria è stato il celebre fashion show di fine anno, che ha visto le collezioni dei venti migliori studenti del quarto anno sfilare nella sontuosa location di Villa Favard. Nuovo direttore, nuovo programma; una cosa però non cambia, anzi, diventa sempre più intensa: Polimoda è un luogo dove ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo si mettono alla prova. Non è certo facile creare dal nulla una collezione che racconti di te, che sia realizzabile con strumenti accessibili a un ragazzo e che, allo stesso tempo, sia affascinante e in linea con le tendenze. I giovani stilisti che il 15 giugno hanno sfilato a Villa Favard ci hanno dimostrato che tutto questo è possibile. Duro lavoro, grande passione e particolarità sono le parole d’ordine per un ateneo che pretende l’eccellenza dai suoi studenti; perché la moda, in particolare il design, non è per tutti. Le venti collezioni dei venti migliori studenti sono state giudicate da una giuria composta da molti dei nomi più influenti del mondo della moda internazionale, come Christiane Arp, Sara, Diane Pernet, Linda Loppa, Danilo Venturi e molti altri, che hanno valutato il lavoro degli studenti decretando un vincitore. Il Polimoda Fashion Show, intitolato Tell Me About You, ha voluto seguire un unico filo conduttore: il forte bisogno di espressione di un’identità. Shania Matthews, proveniente dal Regno Unito, vincitrice di quest’anno, si è ispirata alle origini, alla propria provenienza alle proprie passioni e/o interessi, ma non solo. In un mondo dove moda vuol dire di tutto un po’, abbiamo visto una passerella dove autenticità e esperienze venivano raccontati in modo del tutto naturale, dove i vestiti fungevano da parole.
Possiamo dire che Polimoda non sia solo una scuola, ma una vera e propria palestra di vita che, se sfruttata al meglio, attraverso le occasioni che offre come il Business Links, appuntamento annuale per favorire le opportunità di carriera dei giovani talenti una volta terminato il corso di studi, e i suoi contatti, può essere un vero e proprio trampolino di lancio di cui fare tesoro, un ambiente dove respirare cultura e attualità.

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Rivisitazione e restyling

Rivisitazione e restyling. Non è la prima volta che a prefigurare lo stile futuro si propone una rielaborazione di quelli passati.
Ora più che mai questo trend suggestiona la maggioranza dei brand, soprattutto quelli di streetwear. Tuttavia, questa volta, la storia è un po’ diversa: non si tratta tanto di nostalgia o di illusione di ritorno a momenti ritenuti più felici, semmai è la voglia di abbracciare tutto nella molteplicità di un unico presente, senza rinnegare nulla. In questo 2017 l’attenzione dei marchi di caratura sportiva, infatti, è rivolta a scandagliare gli archivi e ha finito con il lanciare sul mercato, rivisitati, quegli item considerati oramai intramontabili. Chi non ricorda le mitiche Pony o le tanto agognate Air Max?
Parliamo proprio di quei pezzi classici che hanno fatto la storia di marchi come Pony, Wrangler, Nike, New Balance e di molti altri che, in svariate sfaccettature, hanno guardato indietro nel tempo, per restare protagonisti di una nuova stagione all’insegna, non della nostalgia, ma di un inevitabile processo secondo cui il nostro passato definisce chi siamo nel presente e suggerisce anche che la qualità elevata può resistere alle scosse della crisi. Economica e non.

Novità e sguardo al passato in casa Lacoste, che sceglie il campione Novak Djokovic come nuovo “coccodrillo” per i prossimi cinque anni. Il tennis torna a essere protagonista in onore del fondatore René Lacoste, il tennista che ha rivoluzionato l’abbigliamento sportivo negli anni ’30 creando l’iconica Polo Lacoste L.12.12, in petite piqué di cotone. Il brand dedica una collezione a Novak che lo accompagnerà durante i tornei; prova del link con la memoria sono le immagini di campagna scattate da Jacob Sutton, dove vengono affiancati presente e passato, testimoniando l’eleganza senza tempo del marchio.

Protagoniste sui ring e sui campi da tennis, viste ai piedi dei più famosi atleti degli anni ’80 e sulle strade di tutto il mondo, le Pony, in particolare le City Wings High, tornano a completare i nostri look casual, conferendo uno stile vintage e allo stesso tempo cool e moderno.

A sua volta Eden Park, brand parigino fondato nel 1987 dall’ex campione di rugby Franck Mesnel e noto per avere come logo un papillon rosa, ripropone, in occasione del suo trentesimo anniversario, l’iconica maglia da rugby, il capo da cui tutto ebbe inizio nello stadio Eden Park di Auckland.

Anche New Balance ha un animo vintage. Lo ha dimostrato quest’anno rilanciando sul mercato le CRT300, che erano comparse per la prima volta sui campi da tennis negli anni ’80. Oggi il remake è disponibile in pelle scamosciata e mesh, nelle nuance dal sapore rétro.

C’è chi, come Wrangler, festeggia i settant’anni e, come brand famoso per il denim, ha deciso di celebrare il proprio successo riproponendo la coloratissima collaborazione con l’artista Peter Max, che ha rilanciato in chiave moderna e contemporanea le tasche multicolor. Le stesse che avevano stregato i giovani nei primi anni ’70.

Tommy Hilfiger, per la per la collezione primavera/estate 2017, Tommy Jeans, attinge dagli anni Novanta, celebrando i capi iconici di quel periodo e riportando in vita le vibrazioni degli esordi del brand. A interpretare lo spirito del marchio sono Lucky Blue Smith, Anwar Hadid e Sofia Richie, protagonisti della campagna.

Nike, tra i suoi tanti modelli di successo, sceglie di rileggere le indimenticabili Air Max 1, le scarpe icona di chi negli anni ’90 era un teenager o poco più. Ecco che ora, nuove e rielaborate, tornano in auge, pronte a calzare i piedi delle nuove generazioni.

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Dimmi dove vai e ti dirò con che scarpe

Spiaggia, viaggio on the road o villeggiatura; la giusta scarpa può fare la differenza. Ormai da qualche estate la suola in corda, declinata nei modelli più disparati, è diventata un vero e proprio passepartout, la ritroviamo nel mocassino LOEWE, per una serata in riviera; nell’espadrillas multicolor di Paul Smith, per una giornata in compagnia, o nella scarpa da vela firmata Castañer. Oltre alla corda, must have di quest’estate sono ciabatte e sandali, accessorio fresco, utile e, perché no, anche di tendenza; con la classica Havaianas non si sbaglia, ma perché non lanciarsi anche su una colorata Prada? Se, invece, anche nella calda stagione cercate eleganza ed eccentricità state pensando alle calzature firmate Diego Vanassibara, con quelle ai piedi non passerete certo inosservati. Le proposte dell’estate S/S17 pensano, però, anche a chi ama viaggiare, visitare città e culture lontane ed è alla ricerca di una calzatura comoda, funzionale, che non tralasci lo stile, ma che magari sia impermeabile e resistente, ecco allora cosa fa per voi: i modelli proposti da Paul&Shark, Clarks, Bally e Guardiani rispondono a ogni vostra esigenza.

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Dieci per Dieci

Dieci capi per dieci anni di qualità, funzionalità e modernità. Cos celebra il suo decennio di successi con una capsule collection dedicata alla donna, all’uomo e al bambino rimanendo fedele alla propria filosofia e i propri valori. Da sempre ispirate al mondo dell’arte, le collezioni firmate Cos hanno fatto del capo basico un vero e proprio oggetto del desiderio creando una reale connessione tra mondo della moda e quello del design, dove continuità, coerenza, progetti e collaborazioni hanno fatto si che il brand diventasse una vera e propria istituzione in continua crescita stilistica e concettuale. In occasione del suo decimo anniversario il brand ha creato dieci item, dall’evidente influenza giapponese, utilizzando l’intera larghezza del tessuto, e ricavando una forma dall’altra, come un puzzle, in modo da limitare ogni eccesso e spreco. Questo approccio ha dato vita ad una collezione pulita dai volumi ampi e silhouettes lineari caratterizzata da tessuti leggeri come il cotone e il poliestere tecnico nelle nuance dei sabbia e dei bianchi. La creazione della capsule è stata anche un’opportunità per il marchio a sperimentare nuovi e antichi processi tecnici di modello-taglio, da utilizzare anche in un futuro, su un uso efficiente e senza sprechi delle materie prime. È possibile scoprire la collezione presso le boutique COS di Milano, Verona, Firenze, Roma o online sul sito cosstores.com.

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Ilario Alicante il ragazzo dall’argento vivo addosso

Livornese di nascita, classe 1988, Ilario Alicante è uno dei Dj più noti a livello internazionale nel panorama contemporaneo. Il suo stile è originale, frizzante e contaminato dal mondo che lo circonda, in modo da esprimere a pieno la sua personalità. Vivace e amante della musica fin da ragazzino, Ilario ha raggiunto, giovanissimo, traguardi importanti guadagnandosi la stima di fan ed esperti del settore. Dj, ma anche ragazzo come tanti altri, appassionato di libri, affezionato ad amici, famiglia e luogo di nascita. Ilario, il ragazzo “dall’argento vivo addosso”, come dicono a Livorno, ci ha raccontato un po’ di sé, tra sogni, traguardi e passioni.

Ormai sei un DJ di fama internazionale, ma chi era Ilario Alicante prima di diventare quello di oggi?
A Livorno si dice, “c’hai l’argento vivo addosso” , a un ragazzo che non riesce mai a stare fermo, quando è eccessivamente vivace e intraprendente. Questa frase è stata il sottofondo della mia adolescenza. Mi piaceva stare sempre in mezzo alla gente, marinavo la scuola, ho fatto dannare i miei genitori per questo. Si è accesa la passione per la musica quando avevo 15 anni e da quel momento non ho più pensato ad altro. Mi si è accesa la vita. L’Ilario di allora è comunque l’Ilario di oggi , con una sgangherata valigia di esperienza in più che si porta dietro.

La sperimentazione e la contaminazione musicale sono elementi importanti del tuo lavoro, da cosa e da chi prendi ispirazione per comporre?
Sono molto istintivo in studio, non prendo grandi ispirazioni da altri artisti, ovviamente ci sono alcuni che inevitabilmente hanno influito, magari inconsciamente, sullo stile che ho maturato negli anni, però per me fare musica è trasmettere tutto quello che sento e che ho dentro. La mia più grande ispirazione è quello che mi circonda, la mia vita, le mie sensazioni.

Hai una canzone preferita? Una che associ a un ricordo speciale?
Nell’ambito della musica elettronica, quando ascolto “James Holden 10101”, provo sempre un’emozione particolare. È come se il disco si divertisse a entrarmi dentro, per mettermi il cuore in gola. Qualche volta mi riporta indietro verso un ricordo, altre volte invece mi proietta avanti con la mente, verso il non accaduto, verso l’immaginario.

Vivi a Berlino, come mai? Cosa ti affascina e cosa ha questa città più di altre?
Sono quasi otto anni che vivo qui. Quando sono arrivato, avevo semplicemente voglia di cambiare aria, di immergermi in una nuova realtà. Mi ha sempre affascinato questa città per il suo passato difficile, importante. Quando passeggio per le strade respiro la storia. Non vivrei assolutamente in nessun’altra città della Germania, per me Berlino è come se fosse una nazione a sè. C’è stato subito un feeling particolare. Quando rientro qui, dopo le serate o i tour, mi sento tranquillo, sereno… a casa. Oltre a questo, Berlino è da molti anni l’epicentro della musica techno in Europa, anche questa è stata una delle tante motivazioni che mi hanno portato a trasferirmi.

Cosa ti manca dell’Italia?  Torneresti mai?
I colori, i sapori, il calore dell’Italia. Mi mancano tante cose; la famiglia, gli amici, il cibo. Certo che tornerei. Lavoro spesso in Italia e quando posso mi fermo sempre qualche giorno in più. Come dicevo all’inizio però, non riesco a stare fermo per troppo tempo, sento sempre il bisogno di cambiare, forse proprio perché sin da giovanissimo sono stato abituato al fatto di vivere con la valigia in mano. Tornare, ci tornerei, ma non per molto. Per rendere l’idea, cito un pezzo di un libro letto recentemente che mi ha veramente colpito e che consiglio. Il libro è “La vita segreta delle città”, di Suketu Metha, che dice, “Rivendico, con sicurezza, con orgoglio, di non essere radicato in un’unica città. Rifiuto di abitare in un’unica stanza. La mia casa ha tante stanze. La mia casa è un palazzo: è la terra.”

Qual è stato il momento più importante e emozionante della tua carriera fino a ora?
La mia prima volta al Timewarp è stata una delle più emozionanti. È un festival che ha segnato i miei primi passi nel mondo della musica elettronica. Prendevo sempre un aereo con tutti i miei amici dall’Italia per essere presente a ogni edizione. Dopo anni poi, ritrovarsi su quel palco a mettere dischi davanti a quel mare di persone è stato indimenticabile.

Quanto è importante lo stile e la moda nella tua vita e nel tuo lavoro?
Più passano gli anni e più lo diventa. In passato seguivo poco la moda poi, pian piano, mi sono appassionato e ho trovato stilisti che apprezzo e seguo. Lo stile però è la cosa più importante secondo me, come disse Quentin Crisp, “La moda non deve mai decidere chi sei. È lo stile a decidere chi sei. E a perpetuarlo.”

Come definiresti il tuo?
Non ho mai pensato a definire il mio, e ora che ci penso…non voglio pensarci.

Cosa non può mancare nella valigia di Ilario quando è in trasferta per lavoro?
Due libri. Il mio lavoro ha tanti tempi morti causati dai lunghi e frequenti viaggi. Amo leggere, è la mia seconda passione, dopo la musica.

Sogni nel cassetto e progetti futuri?
Il mio focus principale adesso è quello di sviluppare la mia label, Virgo, una piattaforma che sostiene i nuovi talenti. Il progetto più importante è senza dubbio questo. Mettere insieme una crew di artisti, creando quanta più musica possibile.

www.instagram.com/ilario_alicante
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La Pizza di Bio.it

Proprio ai piedi del Bosco Verticale, nell’affascinante e moderno quartiere di Isola, Bio.it, ristorante che utilizza solo materie prime biologiche di alta qualità, annuncia che a partire dal mese di maggio aggiungerà il piatto cento per cento italiano, la pizza napoletana, al proprio menù. Solo durante il servizio serale è possibile gustare le pizze impastate sotto la guida esperta delle mani di Maurizio Iannicelli, terzo classificato nella gara del Campionato del Mondo di Pizza 2015.
La pizza è disponibile in 12 versioni: da quella classica napoletana, a quelle gourmet nate dalla creatività ed esperienza di Ersilio Montella Chef di BIO.it.
Le farine utilizzate saranno rigorosamente bio, e si potranno scegliere per creare l’impasto preferito tra macinata a pietra, multi cereali, integrale o di farro.
Fatevi travolgere nel mondo di Bio.it e lasciatevi trasportare da contrasti di sapori e consistenze in una serata cento per cento italiana che diventerà una vera e propria esperienza mistica.
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PAROLA D’ORDINE: DENIM

Il tribe concept di Lee, lanciato con un evento al TOM. – The Ordinary Market di via Molino delle Armi, a Milano, si sviluppa nelle parole dei suoi brand ambassador, coinvolti nel nuovo progetto multimediale dallo storico brand di denim, oggi più che mai sulla cresta dell’onda. A interpretare il jeans di Lee, giovani influencer italiani con migliaia di follower che hanno vissuto in modo del tutto personale i capi del marchio. Fra questi, Lorenzo Liverani, founder del blog YourMirrorStyle, e i gemelli Andrea Faccio e Paolo Faccio. Tutti e tre hanno raccontato e condiviso un ricordo legato al denim. Per seguire la LEE TRIBE non perdere i prossimi post su MANINTOWN, media partner e story teller di questo progetto.

Come declinate il jeans nella quotidianità?

LL: Beh, il jeans è un capo davvero immancabile, un must-have del mio guardaroba. Lo porto ovunque, da un viaggio in aereo a una serata importante, con una T-shirt bianca e una sneakers o con un look più ricercato. La duttilità di questo capo è il suo punto di forza.

AF: Lo uso tutti i giorni, sono un po’ come Homer Simpson, mi vesto sempre nello stesso modo. (ride, ndr.). Difficilmente, infatti, uso altri tipi di pantaloni.

PF: Li porto tutti i giorni, soprattutto neri, con T-shirt e felpa.

Il primo ricordo legato al jeans?

LL: Il primo che ho scelto e acquistato, con i miei risparmi, a 14 anni.

AF: Ricordo che da piccolino, a 6 anni, avevo questo paio di jeans corti e strappati, con un dalmata de, La carica dei 101 stampato sopra. Li amavo da impazzire.

PF: Alle medie indossavo spesso dei jeans strappati, con tutte le toppe cucite sopra. A pensarci adesso mi fa quasi sorridere, ma allora era tutto così cool.

www.lee.it

yourmirrorstyle.com

www.instagram.com/andreafaccio

www.instagram.com/paolofaccio

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#TRENCHMUSTHAVE

Il trench, vero e proprio must have della stagione intermedia. I profani della moda lo chiamano anche, o più semplicemente, impermeabile, gli amanti del cinema e del vintage amano indossarlo alla Humphrey Bogart in Casablanca. In qualsiasi modo lo si interpreti il trench è un capo che inevitabilmente torna a completare i nostri outfit in autunno e in primavera. Un capospalla che diventa un vero e proprio pezzo imperdibile, soprattutto se colorato, stampato o tappezzato di patch. Antonio Marras ne propone una versione dal taglio sartoriale, arricchita da dettagli applicati, mentre Bottega Veneta si concentra su pattern geometrici dai toni caldi. Gucci e Prada riportano il trench all’idea d’impermeabile da pioggia, reinterpretando il concetto di cerata e creando capi cool e funzionali. Classici e dalle linee pulite sono invece i modelli dedicati alla primavera/estate 2017, proposti da Burberry, Ermenegildo Zegna, Paltò, Puntododici, Cohérence e DeFursac. Il trench, un capo iconico e intramontabile che, pur modificandosi, nel tempo rimane sempre attuale.
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