Radiografia di un cult: i mocassini con morsetto Gucci

Senza entrare nel merito dei giudizi sul chiacchieratissimo House of Gucci, drama uscito nelle sale italiane lo scorso 16 dicembre, è innegabile lo slancio dato dal film ai prodotti più esemplari del brand fiorentino; non che ne avessero bisogno, considerata la potenza di una griffe radicata come poche altre nell’immaginario comune, però fa sempre il suo effetto vederli indosso a Lady Gaga, Adam Driver, Al Pacino e al resto del cast stellare reclutato da Ridley Scott. Di uno, segnatamente, vengono tessute le lodi, raccontandone con dovizia di particolari genesi, pedigree acquisito grazie all’attrattiva esercitata sul jet set degli anni 70/80, preziosismi della lavorazione, assegnandogli perfino il compito di favorire, sotto forma di munifico cadeau, uno snodo decisivo della trama: parliamo del mocassino con il morsetto, articolo massimamente emblematico di una maison che, pure, vanta nel proprio catalogo diverse creazioni entrate di diritto nella storia della moda con la M maiuscola.
Una scarpa dal design lineare, quasi elementare nella semplicità di costruzione e forme, nobilitato dall’apposizione, sulla mascherina, della staffa metallica con doppio anello, estrapolata dal mondo della selleria e delle finiture per l’equitazione (consustanziale al marchio sin dalla nascita, nel 1921) e divenuta ormai sinonimo di Gucci tout court.



Dotati di tacco dall’altezza contenuta (meno di due centimetri), flessibili e leggeri grazie alla qualità del pellame, maneggiato ad arte dagli esperti artigiani della casa, e all’assenza della soletta, i loafer col dettaglio equestre fanno la loro comparsa nel 1953: è Aldo Gucci, negli Stati Uniti per avviare il ramo statunitense dell’impresa fondata dal padre Guccio, ad avere l’idea di stuzzicare la clientela locale, già entusiasta per l’apertura della megaboutique del brand sulla Fifth Avenue newyorchese, con una proposta a un tempo chic ed easy, che coniughi mirabilmente la comodità della tomaia senza lacci al garbo dei modelli formali, ideali per completare i suit da ufficio come gli ensemble da serata mondana.
Gli Usa, d’altronde, sono la patria del casualwear, e i rampolli della buona borghesia americana, nello stesso periodo, si prodigano per rendere aspirazionali le tenute preppy che ruotano su cardigan, pantaloni con le pinces e penny loafer, giustappunto.
La popolarità delle calzature con dettaglio horsebitcosì lo chiamano oltreoceano – cresce rapidamente oltre le più rosee aspettative, ad invaghirsene è soprattutto lo stardom internazionale: la lista di celebrità e personalità assurte al pantheon del ben vestire che le calzavano, indifferentemente, nel tempo libero o nelle occasioni ufficiali, rischia di essere chilometrica, tra attori (Clark Gable, Yul Brynner, Alain Delon, Peter Sellers, John Wayne…), registi (Francis Ford Coppola), politici (John F. Kennedy, l’allora capo della Cia George Bush senior), persino bellezze leggendarie come Sophia Loren o Jane Birkin, a riprova della natura intrinsecamente genderless dell’accessorio.



Adam Driver sul set di House of Gucci, Alain Delon, Jane Birkin, Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street


Dove non arrivano le foto paparazzate dei divi o il potere ammaliatore delle uscite sul tappeto rosso, ci pensano poi le inquadrature di film di enorme fama: i mocassini in questione, infatti, accompagnano Dustin Hoffman sul set di Kramer contro Kramer, Matt Dillon in quello di Drugstore Cowboy, Matt Damon ne Il talento di Mr. Ripley, il Brad Pitt di Fight Club, in tempi più vicini a noi i protagonisti di The Wolf of Wall Street (il “lupo” del titolo Leonardo DiCaprio li piazza sotto gessati da yuppie rampante, mentre il suo braccio destro, Jonah Hill, durante uno degli innumerevoli, orgiastici party della pellicola  li sbatte sul tavolo per richiamare l’attenzione). Non sorprende affatto, perciò, che il Met di New York, riconoscendone l’iconicità, decida nel 1985 di includerle nella collezione permanente del museo.


Il talento di Mr. Ripley

A raccogliere il testimone degli estimatori eccellenti del passato sono adesso i nuovi astri dello show business: in prima fila, i testimonial/aficionados della label, Harry Styles, Jared Leto e Dakota Johnson, quindi titani del rap (che, quanto a influenza sul pubblico, rivaleggiano ormai con le popstar) alla Asap Rocky o Childish Gambino, assi dello sport come LeBron James, gli “immancabili” attori (altro elenco potenzialmente sterminato, ci si limita a citare Jamie Foxx, Idris Elba, Shia LaBeouf e il nostro Alessandro Borghi).


Harry Styles, Jared Leto, Alessandro Borghi


Il fatto che i loafer con morsetto siano oggetto di una tale riverenza non significa, però, che il loro aspetto sia rimasto immutato, anzi: negli anni sono stati forgiati in una moltitudine di materiali, dal suède al coccodrillo, dalla tela alla vernice.
Dalla metà dei Nineties, la glamourizzazione tutta edonismo e voluttuosità intrapresa dal designer Tom Ford investe anche gli accessori, i tacchi guadagnano centimetri e le superfici lucentezza. Nemmeno i successori dello stilista texano, che lascia Gucci nel 2004 dopo averlo tramutato nel pinnacolo della coolness di fine millennio, si esimono dall’adeguare le scarpe di punta della griffe alla propria cifra creativa: Frida Giannini si dimostra rispettosa della tradizione, pur aggiungendo talvolta un frisson, coprendole di borchie, tappezzandole degli intrichi fiorati del pattern Flora o, come nella collezione celebrativa del sessantesimo anniversario, nel 2013, colorandole di tonalità glossy.


Gucci F/W 1995 (credits Condé Nast Archive), Backstage della sfilata S/S 2013


Alessandro Michele, da ultimo, le rielabora già alla prima uscita da direttore artistico del brand, lo show Fall/Winter 2015, in cui inserisce le Princetown, mules foderate di pelliccia, un feticcio delle fashion victim che ben sintetizza la sfolgorante  fase iniziale dello sua tenure. Da lì in avanti, la ridondanza di decori sarà il minimo comun denominatore della visione stratificata, proteiforme di Michele: popola dunque i mocassini di api, serpenti, tigri e altre creature di un bestiario fantasmagorico, o ancora di personaggi Disney, geometrismi, applicazioni da giardino delle  meraviglie, senza mai rinnegare l’heritage, poiché altre versioni esaltano quei lemmi che, da decenni, compongono l’alfabeto Gucci (doppie G, nastro Web, tessuto monogrammato…); è ancora disponibile, per dire, il modello sempreverde da cui tutto è partito, (ri)nominato 1953, senza fronzoli, ad eccezione – ovvio- della placchetta in metallo dorato.




Il battage mediatico che ha preceduto l’uscita del succitato biopic sulla famiglia Gucci, in ogni caso, ha lasciato il segno, specialmente nel settore dell’e-commerce: stando ai numeri diffusi dalla piattaforma di abbigliamento pre-owned Vestiaire Collective, le ricerche del marchio sono aumentate, su base annua, del +25%, il numero di pezzi in vendita sul sito addirittura del +80%. Vintage o freschi di sfilata, i loafer della maison rappresentano un bene rifugio che, a differenza dei racconti a tinte noir sulle dinastie della moda, mette d’accordo tutti da quasi settant’anni.

La prima collezione footwear di Canada Goose

Attraverso l’etica di Live in the Open, il marchio lifestyle fa un passo avanti con Romeo Beckham e gli Indigenous Advocates, Sarain Fox e Jordin Tooto

Canada Goose ha rilasciato un’anteprima della campagna per la sua prima collezione footwear, attraverso le storie di Romeo Beckham, dell’artista indigena Sarain Fox e del leader indigeno ed ex giocatore della NHL Jordin Tootoo. La campagna è una dimostrazione dell’intenzione del brand di rimanere fedele alla condivisione di storie reali riguardanti persone reali. La capacità di ogni personaggio di essere un tutt’uno con la natura dimostra che la performance di Canada Goose Footwear permette loro di concentrarsi sul compito da svolgere e di raggiungere la propria metaforica vetta.



La promessa del brand “Live in the Open” celebra ciò che rende ciascuno di questi personaggi una Forza della Natura ed invita le persone a esprimersi liberamente senza giudizio, è un appello ad uscire, esplorare e definire il proprio percorso. Il brand ispira e permette questa esplorazione, dalla testa ai piedi.

Canada Goose ha portato il proprio design all’interno della collezione di calzature con due stili innovativi per uomini e donne. Il primo è lo Snow Mantra Boot, nato dal prodotto di punta del marchio, lo Snow Mantra Parka, progettato per essere funzionale. Lo Snow Mantra Boot, realizzato con una finitura impermeabile, aiuterà ad affrontare alcune delle condizioni più estreme, essendo stato testato nella tundra ghiacciata del nord del Canada. Lo stivale con fodera isolante rimovibile si modella secondo la forma del piede nel tempo, creando una vestibilità innata e personalizzata; mentre i lacci, le coulisse e le cerniere, forniscono versatilità.

Il secondo prodotto è il Journey Boot, realizzato in Italia e costruito per le esigenze di tutti i giorni; è stato progettato con un’iconica punta squadrata, ispirata ai classici stivali da escursionista indossati sulle Alpi. È da questa esperienza che viene mutuato il passo nel tallone, una caratteristica che aiuta quando si indossa e si toglie la scarpa. L’intera struttura è stata realizzata per garantire flessibilità, con il cuscino dell’intersuola e lo stabilizzatore di supporto. La tomaia morbida e flessibile è fatta di soli tre pezzi, un approccio minimalista al design.

La collezione Canada Goose Footwear sarà disponibile dal 12 novembre negli oltre 35 negozi Canada Goose in tutto il mondo, online su canadagoose.com e presso selezionati partner all’ingrosso a livello globale.

YATAY, le scarpe 100% vegane presenta le Irori Rhino

Etica e sostenibilità sono le parole chiave per il marchio di sneaker YATAY: il brand di sneaker fondato da Umberto De Marco nel 2018, 100% Made in Italy e rispettoso dell’ambiente. Un progetto etico non solo sulla carta: l’etichetta, infatti, s’impegna a tutelare il rinoceronte dal rischio estinzione e, per farlo, si affida all’associazione Care for Wilde che con i suoi 28 mila ettari di superficie, nella  riserva naturale di Barberton a Mpumalanga, in Sudafrica, tutela i pochi esemplari rimasti in vita. Se ne contano, infatti, solo 3200 in tutto il mondo, tutelati in micro aree asiatiche e africane. Del rinoceronte di Giava, ad esempio, ne rimangono solo 60 esemplari e rischiano l’estinzione; stessa sorte per la specie indiana e di sumatra.

La capsule collection, si chiama Irori Rhino, e non a caso presenta un pattern che ricorda la pelle di rinoceronte. Per ogni paia acquistate, YATAY e la NGO Car for Wilde si impegna a sostenere il primo mese di adozione del rinoceronte con l’auspicio che l’impegno dell’acquirente possa proseguire nei mesi successivi assicurando, così, massima protezione dell’esemplare.

L’impegno di YATAY continua all’insegna della sostenibilità, attraverso l’utilizzo di materiali bio, con la premessa di far del bene alla salute del pianeta, sempre più minacciata dalla pressante produzione che vede, sul banco degli imputati, il fast fashion. Solo l’1% dei capi dismessi, infatti, sono realmente riciclati. Un numero esiguo nonostante le campagne di sensibilizzazione ampiamente registrate negli ultimi anni che si scontrano contro una produzione massccia che vede, ai vertice di questa assurda piramide, la moda low cost. Sotto accusa, ancora una volta, i marchi della moda low cost e le catene d’abbigliamento attinenti che coadiuvano ad un’abitudine d’acquisto malata, dei frutori della moda a basso prezzo. Entro il 2050 la moda dovrà rispettare gli impegni presi con il Fashion Pact, firmato a Parigi e che vede firmatari oltre 200 brands tra cui le italiane Gruppo Prada, Calzedonia e Salvatore Ferragamo (solo per citarne alcuni).

La collezione autunno/inverno 2021-22 di YATAY presenta inattese combinazioni di materiali bio-based e riciclati, provenienti da fonti qualificate con tecnologie all’avanguardia, e nuove texture, dettagli, finiture e colori. Un piccolo passo per una moda realmente eco-friendly. La Irori Rhino, il modello di scarpe da ginnastica ispirato dalle iconiche Irori, presenta una doppia che mixa texture differenti come il corn leather “martellato” ed “eco-suede” alla Dinamica®, la microfibra made-in-Italy vegana realizzata con fibre di poliestere riciclate provenienti da bottiglie di plastica e T-shirt, attraverso un ciclo produttivo all’acqua senza l’utilizzo di solventi. La palette di colore è ricca di sfumature che vanno dall’almond milk al caramel love, liuk e violet mango. 

Adidas Barricade: la scarpa più iconica e moderna ritorna sui campi da tennis di tutto il mondo

Si chiama Barricade, l’evoluzione dell’iconica scarpa da tennis che ha fatto notizia per la prima volta a New York nel 2000, (e poi indossata da numerosi vincitori del Grande Slam nel corso degli anni). Il nuovo modello è dotato di tecnologie fatte per elevare il controllo, la durata e il comfort ed è stata progettata per supportare lo stile dinamico del tennis moderno. La scarpa prende ispirazione da questa costante evoluzione del gioco e dalla grinta. L’innovazione e gli elementi chiave del design introdotti nel nuovo modello sono stati inseriti e creati insieme a Dominic Thiem e Maria Sakkari, che hanno fornito un feedback continuo e concreto durante il processo di creazione e di testing.


Comfort, leggerezza e velocità con le nuove Adidas Barricade nella versione azzurro e verde
Il marchio Adidas sul lato interno delle nuove Barricade
Le nuove Barricade sono tecnologicamente avanzate, pensate per il tennis moderno e con intesuola Bounce per un supporto extra
L’iconica linea delle scarpe Adidas Barricade
La suola delle Adidas Barricade con il Torsion System per una maggiore stabilità
Le nuove Adidas Barricade bianche con inserti azzurri e verdi

Le nuove Adidas Barricade bianche e grigie con inserti rosa e neri
Il marchio Adidas sul lato interno delle nuove Barricade
Barricade: grigio sfumato per uno stile iconico e tecnologia bounce all’avanguardia
Una linea pensata per avvolgere il piede con il massimo del comfort
Il tennis moderno è fatto di velocità: la suola delle Adidas Barricade è pensata per garantire stabilità
La linea inconfondibile dell’iconica Adidas Barricade


Maria Sakkari, una delle giocatrici professioniste coinvolte, ha commentato: “Non è un segreto che il tennis moderno sia più veloce che mai. Questo significa che il gioco di piedi è fondamentale – hai bisogno di stabilità, comfort e controllo quando ti muovi sul campo. Ecco perché sono stata felice quando adidas mi ha chiesto di contribuire allo sviluppo della nuova Barricade – una scarpa da tennis iconica potenziata e innovata per le esigenze del gioco moderno. Non vedo l’ora di indossarla quest’estate e spero di fare la storia insieme”.


La tennista greca Maria Sakkari in campo

Per una maggiore durata è dotata di materiale ADITUFF resistente all’abrasione, pensato per l’avampiede e per racchiudere le dita del piede per una migliore protezione e controllo. La suola è stata creata con materiale ADIWEAR, una gomma di nuova concezione per una maggiore resistenza e anti-abrasione in campo. Inoltre, l’esclusiva spina di pesce aiuta ad assistere la struttura della scarpa quando gli atleti scivolano sul campo. 

La stabilità è la sua caratteristica distintiva, dando vita ad un vero e proprio controllo in campo. La scarpa infatti è dotata di uno stabilizzatore ingegnerizzato TPU 3D e di sistemi di allacciatura asimmetrici integrati, che aiutano a bloccare il piede nella scarpa per fornire al giocatore resistenza e un controllo ineguagliabile mentre si corre sul campo da tennis. Alle caratteristiche tecniche, si aggiunge anche un miglioramento del comfort: la lingua della scarpa è progettata con un particolare foam traforato e traspirante che fornisce comfort all’avampiede per mantenere i piedi degli atleti freschi e asciutti. Il tallone di Barricade è anche progettato con GEOFIT sense pods, in grado di fornire una vestibilità morbida come un guanto che si integra con la speciale intersuola BOUNCE per un supporto extra.

La nuova scarpa sarà accompagnata e completata da capi di abbigliamento per alte prestazioni dal design ispirato alla suola a spina di pesce, tipica del modello Barricade. Progettata per il caldo estivo, la collezione è stata realizzata con la tecnologia AEROREADY – tessuti e materiali anti-umidità e ad asciugatura rapida progettati per assorbire il sudore, mantenendo il corpo asciutto e fresco durante la partita. Inoltre, tutti i capi della collezione sono realizzati in PRIMEBLUE, un materiale riciclato pensato per le alte prestazioni composto da un minimo 40% con Parley Ocean Plastic, riciclando rifiuti plastici recuperati da isole, spiagge, comunità costiere e litorali, evitando così che inquini i nostri oceani. 


MIT PARADE un podio di scarpe iconiche in evoluzione

Le abilità nascoste dietro la costruzione di una scarpa, sono l’aspetto più autentico del comparto calzaturiero del nostro Paese. Le personalità più audaci dei protagonisti di questo settore, sono quelli che sanno creare un prodotto unico, a dispetto di chi pensa che sia già stato fatto tutto.
Sono coloro che sanno raccontare la storia che si cela dietro a un materiale, del suo perché e della sua relazione con la forma, quella giusta, che sia lo specchio di una tendenza o la risposta tecnica a un’esigenza storica, a nuovi stili di vita. Quello che importa è che sono delle figure chiave per il nostro Made In Italy.

Lavorano con una dedizione paragonabile a quella che si può mettere nella creazione di un’opera d’arte, seguendo percorsi creativi ed esperimenti che si ripetono più e più volte prima di raggiungere la piena soddisfazione. Sono evoluti, perché rispettano la qualità richiesta dal nostro miglior classico, ma sanno fare innovazione, dal ciclo di produzione e all’estetica. Attenzione, però, a farvi catturare dalla loro personalità perché potreste rimanerne folgorati.

Sneakers d’autore
Si chiamano RBRSL e sono dei veri pezzi da collezione. Presentate durante l’ultima fashion week milanese, rappresentano il punto d’arrivo di una ricerca stimolante e senza freni, per liberare la materia in nuove forme che fondono design industriale e moda, sotto la direzione creativa di Valentina Curzi.

Nogender – no season – noage, RBRSL si distingue già per la sua fedeltà al concetto di upcycling rigorosamente Made In Italy, in cui ogni singola particella di materia di scarto viene recuperata e diventa elemento di distinzione di una nuova creazione. Nulla viene buttato via, ma riprende vita tra linee architettoniche e nuove tecniche in cui la materia rinnovata è protagonista assoluta di una rivoluzione culturale che non ha limiti di utilizzo e trasformazione. Nascono così Lamp, una lampada realizzata con gli scarti delle suole e Painting, quadri ricavati dal dripping utilizzato per personalizzare la tomaia, a far compagnia a queste luxury shoes che hanno già il sapore di uno status symbol.

Urban outdoor boot
Ha uno spirito da esploratore, legato ai colori autunnali della terra e del deserto.
E risponde a un’esigenza di comfort e carattere allo stesso tempo, con la sua struttura imponente, che ci riporta direttamente ai primi avventurieri che hanno sfidato le vette. Con una forma alleggerita da fondi in gomma di ultima generazione, la sua versione metropolitana è rivestita da pelli bottolate di pregio e inserti in lana o soffice vitello nel caso di Car Shoe, che avvolgono il collo del piede e ben si adattano a stringhe e dettagli sofisticati che le collocano direttamente sull’olimpo delle calzature di lusso.
Caratterizzati da una fibbia e una lavorazione brevettata Piuma Rapid gli hiking di Amedeo Testoni, un procedimento rivoluzionario, interamente eseguito a mano che garantisce leggerezza e un isolamento impeccabile.

Classico di nuova generazione
Disponibile da Gennaio 2021 l’esplosiva collezione di Berluti creata in collaborazione con il ceramista Brian Rochefort, che fa seguito a una passione del direttore creativo Kris Van Assche. Con una forza sperimentale progressiva, visioni creative ispirate a vulcani e piante esotiche, tecniche e pratiche dei decori delle tanto apprezzate ceramiche, si trasferiscono su accessori e tessuti, dalle sue preziose scarpe al total look.


“In questo momento, la collaborazione sembra come un modo significativo di creare qualcosa di nuovo. Come una specie di nerd delle ceramiche, io ho ammirato per tantissimo tempo l’espressione artistica di Brian Rochefort, e sono abbastanza fortunato da possedere uno dei suoi lavori. Non potevo essere più che entusiasta all’idea di interpretare la sua visione attraverso le lenti di Berluti”, commenta Kris Van Assche.

Brand alert: il 75 esimo anniversario della Church’s Consul

Church’s celebra quest’anno il 75 esimo anniversario della Consul, una delle sue calzature più iconiche nonché uno dei modelli più amati del brand, grazie al suo fascino raffinato ed elegante.

Creata nel 1945, questa calzatura deve il suo nome alla classe politica e aristocratica britannica che la indossava. Per questo anniversario speciale, il brand ha creato un’edizione speciale che ripercorre tutte le evoluzioni di questo modello.

Realizzata in pregiata pelle di vitello, ogni calzatura viene lucidata a mano, in modo da esaltare la bellezza originale della pelle; vi è infatti un gioco di contrasti tra la pelle nera e un rinforzo posteriore rosso. Anche la suola è caratterizzata da un elegante bicromatismo, nonché dalla presenza del nome “CONSUL” e dalla data “1945” stampati a mano in color oro. Un’altra particolarità è l’uso di tre chiodini decorativi in ottone, utilizzati per fissare l’estremità del tacco. La spuntatura sull’angolo interno dello stesso ha un significativo valore storico e riproporre questo dettaglio è indice dell’autentica artigianalità di queste calzature.

Il modello è già disponibile in negozi selezionati e online.

Scarpe Nike passate alla storia: ecco 4 i modelli famosi

Nike è la multinazionale statunitense con sede a Beaverton, in Oregon che è senza dubbio il produttore di abbigliamento sportivo, scarpe sportive e attrezzature sportive più popolare sul mercato.

La sua storia inizia nel lontano 1971 e negli anni ha creato dei design di calzature innovative che anno dopo anno sopportano ogni tipo di prova di durata nel tempo, lasciando ai piedi di che le porta traspirazione e assoluta comodità.

Le scarpe Nike in particolare sono molto amate dai ragazzi e vi sono modelli carinissimi anche per i bambini fin dai primi anni di vita.

Alcuni modelli delle scarpe Nike sono passati alla storia e ancora oggi alcuni di noi le tengono gelosamente nell’armadio come un ricordo.

Scopriamo insieme quali sono le Nike passate alla storia.

5 modelli di scarpe Nike passate alla storia

Nike Air Force 1

Originariamente introdotta nel 1982 come sneaker da basket, la Nike Air Force 1 rimane un classico ai giorni nostri, ma è più riconoscibile come un’icona streetwear pur mantenendo le sue radici grazie alla fascia in pelle con ammortizzazione Air elastica nella suola centrale.

Nike Air Max 1

La Nike Air Max 1 è un scarpa che si può definire pioniera nel settore calzaturiero grazie all’Air Max-cushioning presente sulla suola centrale, che rivela la prima unità d’aria visibile vista in una sneaker e che ha fatto da capo alla linea Air Max che dura da decenni.

Nike Air Max 90

Un’altra scarpa classica della linea Nike Air Max è l’Air Max 90 progettata da Tinker Hatfield ed è stata introdotta nel 1990 e rimane fedele alle sue radici da corsa originali con una tomaia scollabile e stracolma completata dall’iconica suola Waffle.

Nike Air Max 95

Continuando il lignaggio Air Max è la Nike Air Max 95 progettata per rappresentare il corpo umano con la tomaia a rete rappresentata dalla pelle. I pannelli sono i muscoli, i loop di pizzo per le costole e il solonda per la colonna vertebrale.

Nike Air Max 97

Ispirata ai Bullet Trains giapponesi ad alta velocità, la Nike Air Max 97 ha scosso il mondo della corsa con la sua innovativa unità Nike Air a lunghezza intera presente sulla suola centrale che porta il comfort a un livello completamente nuovo.

ME.LAND, un nuovo brand da conoscere

Si chiama ME.LAND il progetto di Frédéric Robert e  si ispira ad un bravo ragazzo con il cuore ribelle! Il designer è l’autore della prima sneaker di Lavin e dopo diverse esperienze presso celebri maison come Kenzo, Dior, Hermès, ha ideato una nuova collezione in cui rivisita le forme essenziali delle sneakers maschili aggiornate con un’incredibile leggerezza e un mix di ispirazioni, materiali e colori.  Le scarpe sono disegnate a Montmartre a Parigi e prodotte in Italia da un’azienda familiare che combina la qualità artigianale con il rispetto delle aspettative dei clienti di oggi. La forma e il comfort delle calzature infatti sono il risultato dell’insieme di anni per lo sviluppo del design del prodotto che rispetta le regole della migliore tradizione calzaturiera.

Il designer parigino spiega di aver investito tutte le sue risorse finanziarie nel progetto quando ha capito che “Sul mercato esistono la sneaker e il prodotto formale, mentre io credo nel casual-chic con una sua originalità, semplice e colorato. Ho chiamato i miei amici manifatturieri italiani, conosciuti quando lavoravo per altre griffe, ed è nata la prima collezione. So bene che le grandi aziende hanno bisogno di quantità e molti modelli: un piccolo brand come il mio, invece, può cambiare ogni settimana”. Lo stilista dichiara di essere “ambizioso, ma realista. Devo dire che se sono al punto in cui sono, lo devo ai manifatturieri italiani”.

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GUARDIANI: ONESOUL, MANY PERSONALITIES

Il nuovo corso del progetto sneaker diventa digital

Nello scorso numero vi avevamo parlato del nuovo progetto sneaker Onesoul firmato Guardiani, una trainer di design che unisce spirito active e inclinazione formale, che si caratterizza per la sua forma affusolata, lo strap con accessorio lo spoiler a contrasto. Una sneaker dall’animo unisex ma dalle mille declinazioni, dagli utilizzi differenti e adatta a look diversi. Proprio come è sfaccettato l’uomo MANINTOWN, l’essenza della sneaker è proprio questa: strizzare l’occhio alle tendenze, la versione high-top a calzino ne è un esempio, pur mantenendo un aspetto sleek ed elegante che la rende versatile anche in abbinamento a un completo da ufficio o da sera. Il progetto sul modello di punta della casa si è poi sviluppato, grazie all’interpretazione di questa con il video manifesto (chiamato appunto Onesoul, many personalities e di cui abbiamo parlato sul nostro sito) a cura di Senio Zapruder, in cui vengono esplicate le varie personalità e i vari archetipi delle sottoculture e di Instagram, che hanno ispirato il design di questa sneaker, eviscerando dunque quali siano le “molte personalità” che compongono e/o a cui è rivolta la sneaker Onesoul. La sneaker diventa sempre più virale e oggetto di cult della rete.

In esclusiva presentiamo invece qui il nuovo modello ONESOUL KNITTED high top (preview della collezione fw18 e già disponibile sull’online store di Guardiani), uno stivaletto athleisure di design, unisex  in linea con il trend del momento, protagonista del video dal sapore minimal che trovate online su manintown.com.

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La Onesoul knitted high-top, ovvero la sneaker calzino evoluzione del modello iconico della casa, è pensata per chi è sneaker addicted, interamente realizzata in maglia stretch cucita a tubolare il modello riporta le stesse caratteristiche distintive del modello base: lo strap in tessuto gommato con fibbia in metallo che riporta il logo del brand e lo spoiler a contrasto.
La socksneaker Onesoul è disponibile in due versioni unisex: nera con spoiler rosso e verde con spoiler stampato legno. Nel video, è centrale il tema del genderless, che viene letto questa volta in chiave minimalista. Qui si alternano infatti due figure identiche, che inizialmente ne sembrano una sola e che solo dopo metà video si dividono e interagiscono tra loro.L’alternarsi architettonico del bianco e nero della Onesoul knitted high-top ruba la scena e cattura l’obiettivo, grazie alla forza visuale del suo design.

Screenshot 2018-06-15 16.15.37Questo modello insieme alla preview della prossima collezione primavera estate 2019 sarà visionabile per gli addetti ai lavori al Pitti 94, nello stand Alberto Guardiani (Pad. Centrale K18) e nello showroom milanese del brand, a Palazzo Serbelloni, Corso Venezia 16.

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Old Randa, le scarpe da Gentle Dandy

Per lui le scarpe sono l’equivalente della tela intonsa per i pittori o della pagina bianca per gli scrittori: una superficie su cui sbizzarrire la propria fantasia e far risaltare l’indole creativa. Lui è Andrea – Gatti all’anagrafe, Old Randa (vecchio randagio) per tutti – uomo dai mille interessi e talentuoso shoemaker, che ha fatto della patina la sua tela. Già, perché la vera passione di Gatti è la colorazione artistica delle calzature, detta con parole accessibili ai più. Il punto di partenza è sempre il medesimo, la scarpa con pellame in crust (bianco neutro) a cui Old Randa si accosta con estro e creatività. Una delle ultime applicazioni ideate da Gatti è il Grape Must, ottenuta dal mosto del vino. Le fasi di questa lavorazione sono varie e particolareggiate, le scarpe vengono dapprima immerse nel mosto per circa una settimana; successivamente si attua un processo di lavaggio. Per i due passaggi successivi, sempre a contatto col mosto, s’impiegano diverse settimane passate le quali, le scarpe vengono ripulite minuziosamente e infine vengono montate le suole personalizzate, con tavole antropologiche del ‘600 e viene effettuata la tipica bombatura delle calzature Old Randa. Il tocco finale viene dato dal cirage (lucidatura che regala alla pelle riflessi porcellanati) per esaltare ogni singola sfumatura data dal mosto e dal tempo intercorso. Non è finita qui. Le scarpe di Andrea possono avere anche la suola dipinta a mano, «La mia passione per i dettagli mi spinge a lavorare anche per 10 ore su un unico paio di scarpe» e il risultato non è mai uguale a nessun altro. Insomma, più che un pezzo unico, una calzatura irripetibile.

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