XBENE, l’esperienza wellness che nasce per sorprendere e superare le aspettative

Dopo Bologna, Faenza e Imola, lo scorso gennaio XBENE è approdata anche a Milano, zona Moscova, col suo metodo studiato in oltre vent’anni di esperienza nei settori dell’allenamento, della nutrizione, del mental training e dell’estetica.
Per differenziarsi dalle altre start up sportive, il centro wellness punta a vendere una vera e propria experience: non solo il pacchetto del classico allenamento da pesi, troviamo anche un percorso sportivo a 360 gradi, dalla nutrizione ai trattamenti corpo.

wellness Milano allenamento

Solitamente, nella mente di chi si iscrive in palestra c’è un obiettivo, come ad esempio perdere peso ma, in ambienti spesso affollati, con macchinari sempre occupati e schede assolutamente generiche, create da istruttori che devono seguire molte persone in un solo momento, non è scontato che il risultato venga raggiunto. In uno spazio che si frequenta per avere un miglioramento, invece, ti devi concentrare sul tuo obiettivo, necessiti di un ambiente intimo, spazioso e amichevole, dove il personale dedicato ti segue veramente, ed è questo ciò a cui punta XBENE, prediligendo la qualità alla quantità.

wellness centri Milano

XBENE è un’esperienza a tutto tondo, che continua anche fuori dal centro.
Il personal training educa al movimento, a uno stile di vita attivo e dinamico, non solo nel centro, ma anche a casa. Grazie a un sistema di monitoraggio del movimento, fornito in dotazione ad ogni cliente, il trainer potrà seguire le persone nelle abitudini di vita giornaliere, impostare dei piccoli compiti di movimento da fare a casa e da verificare quando il cliente ritorna in struttura.
Proprio questa è la mission del centro: educare ogni persona a muoversi bene, nutrirsi bene, volersi bene, con un programma mirato, studiato ad hoc in base alle esigenze di ognuno.

Xbene Milano
L’ingresso di XBENE, a Milano

Quando ti fissi degli obiettivi come dimagrire, attenuare i segni del tempo, recuperare tono e prenderti cura del tuo aspetto, non basta una palestra, non bastano i trattamenti estetici, né mangiare bene. È solo l’insieme di tutti questi aspetti che permette di ottenere risultati più velocemente e mantenerli nel tempo.

palestre Milano centro

Nell’immagine in apertura, il nuovo centro XBENE di via Varese 12, a Milano

Tra sport e viaggi, 4 influencer raccontano di quando la paura diventa adrenalina

Quella degli influencer è da alcuni anni una vera e propria professione: Instagram ha dato la possibilità di emergere a talent delle realtà più diverse, che si sono costruiti un rapporto consolidato con una community coesa e curiosa. Spesso è la passione per lo sport e i viaggi a innescare i primi passi verso quella che diventerà una  professione, dettata dal forte bisogno – fisico e mentale – dei giovani di vivere sempre nuove sfide ed avventure, dalle più facili alle più estreme, per poi condividerle anche con i follower.


Petra Cola

Chiara Lovato

Gare di equitazione, corse in moto, salti sugli sci, conquiste di vette innevate e battaglie sul ring: nell’intervista che segue si raccontano quattro ragazze sportive che amano viaggiare e mettersi in gioco a 360 gradi, conducendo una vita sana, e creando col tempo uno stretto rapporto con chi le segue sui social.
È il caso di Chiara Lovato, appassionata fin da piccola di moto e sci, che vediamo sovente in scatti spettacolari, in strada o sulla neve, dove riesce sempre a trasmettere un forte senso di adrenalina ed energia, proprio come gli sport che pratica, come pure della “green” influencer Petra Cola, avventuriera e autrice del libro La maestra silenziosa. Vivere in montagna al femminile, tra le più giovani ed intraprendenti sportive del Nord Italia; tra gite, arrampicate, escursioni e sport estremi, Petra insegna alla propria fan base come viaggiare in modo sano, sicuro e intelligente.
E ancora, di Federica Monacelli, campionessa italiana di pugilato, atleta pluripremiata e laureata in economia aziendale, che scatta foto mozzafiato in giro per il mondo mentre pratica sport senza mai fermarsi, dal mare alla montagna, e di Nicole Cereseto, influencer ambientale, supporter del WWF e campionessa di equitazione, tra le content creator più ricercate di questi ultimi anni.


Federica Monacelli

Nicole Cereseto

Come è nata la tua passione per lo sport, e cosa significa per te?

Chiara: La passione per lo sport è nata grazie ai miei genitori. Fin da piccola mi hanno fatto provare di tutto, dalla ginnastica al basket, allo sci e tante altre discipline, lasciandomi scegliere quelle che preferivo, non forzando mai. Mi hanno insegnato che la vita è fatta di lavoro, studio ed esperienze.
Grazie a loro sono cresciuta con la curiosità di sperimentare sempre nuovi sport e cercare quel senso di libertà che non si può trovare nella normale quotidianità. Lo sport è la mia via di fuga dalla monotonia di ogni giorno, non mi basta andare in palestra ad allenarmi o fare una passeggiata, cerco adrenalina. Amo lo sci in tutte le sue forme (pista, freeride, freeski), amo andare in moto, amo il wakeboard.

Petra: La passione per lo sport mi è stata trasmessa dai miei genitori: mia mamma è un’insegnante di educazione fisica e già da piccolissima mi portava a raggiungere le cime più alte, poi mi ha iscritto a diversi sport come nuoto, ginnastica artistica e atletica leggera, che hanno creato le basi di ciò che sono ora. Lo sport mi ha dato una routine e donato la struttura anche per affrontare la vita, per risolvere i problemi più banali.

Federica: Arrivo da una famiglia molto sportiva, ho iniziato a fare nuoto per neonati con mia mamma a cinque mesi di vita. Non ricordo neanche il momento in cui è nata la passione per lo sport, è semplicemente sempre stato parte integrante delle mie giornate, come fare colazione, pranzare, andare a scuola. Lo sport rende forti e questa forza può essere sfruttata per vivere meglio. Il concetto di base è questo: vivere in modo attivo costa fatica; fare tante cose, anche se piacevoli, costa fatica. Se la fatica supera il piacere, allora non si trova più gratificazione in ciò che si fa.

Nicole: La mia passione per lo sport è nata quando mi sono avvicinata al mondo dei cavalli e dell’equitazione, però in generale mi affascinano tutti gli sport, adoro lo sport! Fa stare bene e lo trovo una sorta di mondo parallelo: quando entro in un maneggio sono in un’altra vita, in un certo senso la mia vera vita.
Amo i cavalli, così come il mio sport, sono i miei compagni d’avventura, senza i quali non potrei mai rendere possibili i miei sogni. Lo sport per me è sacrificio, fatica, soddisfazione, ma soprattutto sacrificio.


Chiara Lovato

Petra Cola

Il fatto di essere donna ti ha mai condizionato durante la tua carriera?

Chiara: I due sport che mi hanno cambiato la vita sono sci e motociclismo, in entrambi c’è una netta prevalenza maschile, soprattutto nello sci freestyle/freeride e nei track days in moto in pista.
In certi momenti avevo paura di non trovare amiche con cui condividere le mie passioni, ma il bello degli sport è che unisce le persone, quindi alla fine sono sempre riuscita a farmi nuovi amici e anzi, ho conosciuto persone stupende che mi hanno aiutata a imparare e migliorarmi.

Petra: In realtà non mi ha mai condizionato molto, non è stato mai un limite. Sono cresciuta con molti fratelli maschi e ho sempre giocato con gruppi maschili, ho sempre avuto un carattere forte e ho dimostrato che potevo fare benissimo tutto quello facevano gli uomini; se il limite non esiste per te, non esiste neanche per gli altri.

Federica: Fin da quando ero bambina ho praticato sport insieme agli uomini, facendo gli stessi allenamenti e le stesse gare, per me era normale.
Ho capito negli anni che in realtà era un problema più per gli uomini che per me. Tempo fa, all’inizio della mia carriera come pugile, un ragazzo mi ha rotto il naso durante una sessione di sparring, è stata una mossa abbastanza volontaria, in quel momento mi si è accesa una lampadina, ho capito che ci sono dei cluster delicati che rendono le persone vulnerabili, per molti uomini è il confronto fisico con una donna, ritengono inaccettabile non essere superiori.


Federica Monacelli

Nicole Cereseto

Ci racconti un episodio in cui, durante una delle tue imprese, pensavi di non farcela ma alla fine ci sei riuscita?

Chiara: Amando gli sport più “movimentati” mi è spesso capitato di aver paura: una discesa ripida e tecnica in neve fresca, le prime volte in pista in moto, i primi salti in wakeboard. Col passare degli anni ho capito però che sono proprio quelle le sfide più belle, quei momenti in cui pensi di non farcela e poi ti butti, e la paura si trasforma in adrenalina ed emozione.
La vittoria più bella della mia vita probabilmente sta nell’essere sempre riuscita a coniugare studio/lavoro e sport, sono riuscita a raggiungere un equilibrio tra i due mondi che mi motiva e mi sprona a continuare così.

Petra: In montagna è importante saper rinunciare, saper ascoltare e capire quando è il momento giusto per tornare indietro. Rinunciare non è una cosa negativa, bensì sinonimo di avere testa sulle spalle e una grossa forza interiore. Non è una sconfitta, solo consapevolezza.

Nicole: Di episodi in cui pensavo di non potercela fare ce n’è più di uno, ma racconto quello in cui davvero pensavo di non riuscire più a vivere il mio sport come prima. Sono caduta nel 2019. Si cade, succede a tutti, ma la caduta è stata l’inizio del mio buco nero perché ha coinciso con un periodo davvero difficile per me, in ambito familiare; non avevo più al mio fianco coloro che hanno sempre creduto in me e sostenuto il mio sport, mi sentivo demoralizzata e delusa.
Insomma, per una sciocchezza stavo crollando e distruggendo tutto ciò che avevo costruito in moltissimi anni, poi però, due anni dopo, è arrivato il pezzo mancante del mio puzzle, ossia Corbreka, il cavallo che mi ha subito riportato la fiducia di prima e ai livelli di prima.


Chiara Lovato

Petra Cola

La vittoria più bella della tua carriera?

Federica: Il primo match di pugilato è stata una grande prova per me, ero prontissima fisicamente, ma a livello emotivo stavo entrando nell’occhio di un ciclone. Alla fine della prima ripresa ero distrutta, quel momento è stata la svolta della mia carriera, se non avessi finito quel match, che poi ho vinto, probabilmente non avrei mai più combattuto.

Nicole: Sicuramente i Campionati Regionali 2016. Tra scuola, studio, cinque cavalli da montare, a volte ero davvero stanca, ma ho sempre messo tutta me stessa in ciò che facevo. Avevo praticamente quello che in molti desideravano, facevo tante gare e avevo bei cavalli, e quindi avevo molte persone contro. Eppure mi sono così chiusa nel mio guscio che vedevo solo me, i miei cavalli e i miei allenamenti, il sudore, la fatica, i sacrifici.
Mi ripetevo “ce la posso fare”, anche se avevo mille occhi che mi fissavano augurandomi di andare male, e ce l’ho fatta, grazie a Cuba, quella vittoria è stato il regalo più bello che potessi farmi.


Federica Monacelli

Nicole Cereseto

Sappiamo che ami viaggiare: qual è il tuo posto del cuore, quello che ti emoziona in modo particolare? Cosa significa per te viaggiare?

Chiara: Ho due posti che mi fanno particolarmente emozionare e, sebbene possano sembrare completamente opposti, hanno tante cose in comune: la cima della montagna per lo sci e la pista per le moto. In montagna siamo solo io, gli sci e la neve, in pista siamo solo io, la mia moto e l’asfalto. In quei momenti è tutto in mano a me, decido io cosa fare, quanto andare veloce e quanto spingermi fino al limite, è quella sensazione unica di adrenalina e libertà che accomuna due sport così diversi.

Petra: Ho viaggiato molto spesso da sola, in giro per l’Europa, con la mia numerosa famiglia (siamo in sette) l’ho fatto in van, per vivere la natura, poter ascoltare il luogo e scoprirlo in tutte le sue sfaccettature.
Ho sempre evitato i viaggi più turistici come quelli negli hotel stellati, voglio andare con il van e viaggiare  a braccia aperte, libera. Ad esempio sono stata in Messico da sola un mese, per legare al meglio con la gente del posto. Mostro sui social tutto quello che faccio, e anche se sono una donna posso viaggiare da sola, con tutti i pro e contro del caso, uso i social anche per dare consigli in merito.

Federica: I gusti nel tempo cambiano, negli ultimi anni sono andata spesso a Fuerteventura, dove ho scoperto nuove passioni come il surf, incontrato tante persone… In questo momento sento quell’isola un po’ come una seconda casa, spero che il turismo non la rovini.

Nicole: Mi piace viaggiare, purtroppo però non ho la possibilità di svegliarmi un giorno e dire “domani parto e vado là”. Si ricollega tutto al mio sport: i cavalli sono esseri viventi, devono essere curati, mossi, allenati, non ci si può assentare più giorni o settimane. Anche questo fa parte del sacrificio. Riesco a viaggiare a fine stagione, il viaggio più lungo e lontano che ho fatto è stato in Giappone. Bellissimo, ci tornerei domani e lo rifarei altre mille volte.
Il luogo che più ho nel cuore è Cagnes-Sur-Mer, in Francia, dove nell’ottobre del 2021 ho fatto una gara indimenticabile per me, mi emozionerebbe molto tornarci. Spero di viaggiare sempre di più, per lavoro o per lo sport.


Chiara Lovato

Petra Cola

Qual è il tuo motto?

Petra: La vita è fatica e la montagna ce lo insegna, nessuno ti regala niente.
La vita è una passeggiata fatta di alti e bassi ma una volta arrivati in cima la vista è fantastica.

Federica: Le nostre passioni possiedono una loro propria saggezza: guidano il nostro pensiero e la scelta dei nostri valori, e garantiscono la nostra sopravvivenza.


Federica Monacelli

Nell’immagine in apertura, Chiara Lovato sugli sci

Le nuove maglie dell’Inter sono o non sono stilose?

Un commento sulle casacche dei nerazzurri della stagione 2021-2022

Scommettiamo che per una volta il binomio calcio e moda non risulta essere così vincente? Sembra assurdo solo a pensarlo, soprattutto perché la moda è un linguaggio universale in grado di venire incontro ai gusti di tutti, eppure questo tipo di legame è venuto meno con 2 maglie di una celebre squadra di Serie A. Le 2 maglie in questione sono quelle dell’Inter della stagione in corso, che sono state pensate e realizzate per soddisfare le sole esigenze di marketing. Quando ci si focalizza sul rendere un brand riconoscibile in tutto il mondo, e meno sul puro stile, può accadere che il risultato finale non sia dei più esaltanti. Se del marketing poco e nulla possiamo dire, perché è un campo che non ci compete e in cui non ci sentiamo esperti, qualcosa possiamo invece dire per quanto riguarda il motivo che ricorda le squame di un serpente della prima casacca interista. Premettiamo che un conto è osservarle tramite fotografia o tramite immagine online e un conto è vederle dal vivo, considerando che l’effetto finale è totalmente diverso. Dal vivo le squame risultano molto più sfumate, e se osservate da vicino sono nient’altro che un insieme di piccoli rombi che vanno a creare un pattern indefinito che non ha nulla a che fare con il classico e semplice nerazzurro a strisce. Non vogliamo passare a tutti i costi per puristi e/o per amanti del classico intramontabile, ma lo squamato non solo fa uno strano effetto, che non piace a tutti, ma è piuttosto “tranchant” come scelta stilistica. Insomma o lo si ama alla follia o lo si odia alla follia. E se l’obiettivo finale è far sì che l’Inter possa essere conosciuta e soprattutto ammirata dal più grande numero di tifosi possibile allora è necessario scegliere un motivo che possa piacere a tutti. Magari starete pensando: “Non è che aver modificato recentemente lo storico logo dell’FC Internazionale è un freno che non permette di apprezzare quest’ulteriore novità che dice ancora una volta addio ai gloriosi tempi che furono?” No, lo ripetiamo, la nostra è solo una valutazione estetica, valutazione estetica leggermente più accomodante per quanto riguarda la seconda maglia dell’Inter.

La maglia da trasferta

La maglia da trasferta dell’Inter non sarà un capolavoro di stile ma almeno è leggermente più sobria rispetto a quella indossata durante le gare giocate in casa. Forse la presenza di qualche biscione in meno disegnato a mano sulla parte posteriore e anteriore avrebbe esaltato meglio il prevalente color bianco, ma già il fatto di non centrare il rettile simbolo dell’Inter è stata un’ottima scelta. Un’altra nota lieta è il fatto che il bianco è molto ben risaltato grazie al logo bianconero stilizzato presente in alto a sinistra. Insomma qualcosa di buono c’è e si vede nella casacca away di quest’anno, che è molto diversa da quella a quadrettoni della scorsa stagione, un po’ troppo semplice e a tratti banale. Francamente i giocatori dell’Inter in trasferta sono un po’ più credibili con questa maglia, ovvero con quella dell’annata 2021-2022, rispetto a quando indossavano quella della passata stagione.

Vincere con eleganza sarebbe un bel vincere

Ricapitolando quanto detto fin qui, possiamo affermare che la prima maglia squamata dell’Inter risulta piuttosto estrema, nel senso che la pelle di serpente può anche andare bene ma non così proposta. Più apprezzabile invece la seconda maglia, principalmente bianca, colore che va bene con tutto, con alcuni biscioni collocati lateralmente che sembrano come muoversi, forse per spaventare l’avversario che quest’anno potrebbe soccombere sotto le pallonate di Correa, Lautaro, Džeko e Sánchez, o così almeno dovrebbe essere stando alle quote calcio che danno l’Inter in pole position in campionato. Il calcio lo sanno tutti, anche i meno esperti, è uno sport imprevedibile, dunque non è detto che per forza andrà così, certo è che se i nerazzurri vincessero sfoggiando maglie più eleganti allora sì sarebbe un bel vincere! Visto che in fatto di eleganza nemmeno l’ombra, c’è di buono che se davvero riusciranno a conquistare lo scudetto almeno saranno riconoscibilissimi, perché il serpente è presente un po’ ovunque sia grazie alle squame della prima maglia sia grazie alla sua rappresentazione grafica a mano sulla seconda maglia. Non a caso abbiamo parlato solo di possibile conquista dello scudetto, perché la Champions League per l’Inter di quest’anno è un sogno quasi proibito, un sogno nerazzurro preferibilmente a strisce se possiamo dire la nostra.

Innovare non è affatto semplice


Nella moda innovare, e farlo bene, non è semplice, perché richiede non solo un occhio attento ma anche una buona dose di coraggio. Il flop è infatti dietro all’angolo, soprattutto quando si sceglie di recidere ogni legame con il passato; se la clientela è abituata ad associare un certo tipo di eleganza con un determinato brand, e poi si decide di cambiare tutto all’improvviso, ecco che gli effetti possono essere imprevedibili. Dal nostro punto di vista questi effetti imprevedibili interesseranno presto le maglie dell’Inter di questa stagione, che sicuramente sono apprezzabili perché realizzate con materiali ecosostenibili ma lo sono molto meno a livello di stile. Va bene trasmettere l’idea che l’Inter è un biscione, ma esagerare non fa e non farà bene. Mettetevi nei panni dei tifosi storici della Beneamata: abituati come sono a identificare il loro amore con le sobrie ed eleganti righe nerazzurre, d’ora in avanti si sentiranno come persi, perché la loro squadra non solo le ha “rinnegate” forse per sempre ma da almeno un anno a questa parte ha anche deciso che i motivi principali delle sue maglie cambieranno in continuazione, proprio come un serpente cambia la propria muta. Abbiamo detto all’inizio che di marketing non ci occuperemo perché non abbiamo il titolo per farlo, tuttavia almeno possiamo ribadire come queste scelte stilistiche facciano solamente parte della nuova strategia di marketing del Biscione. Una strategia che di sicuro ha tenuto poco conto della moda romantica e dell’eleganza, che è fondamentale nel calcio anche se non sembrerebbe. Per una volta possiamo affermare che il binomio calcio e moda non è risultato essere così vincente come lo è in quasi tutti i casi, ed un vero peccato.

Brand alert: YOXOI

Nato nel 2018, con produzione 100% Made in Italy, Yoxoi progetta, produce e commercializza i migliori prodotti da abbigliamento per il tennis, il padel e lo squash. L’azienda ha sede a Pordenone ed è specializzata nella ricerca di materiali tecnici e della loro applicazione nell’abbigliamento sportivo al fine di creare capi sempre più avanzati ed efficaci, migliorando di conseguenza le performance dell’atleta in campo. Ispirato ai samurai Giapponesi e alla filosofia del Sol levante, il brand definisce l’attrezzatura sportiva come un’arma per il combattente, quel vantaggio in più per i giocatori che giocano per vincere. Tutto nasce da una visione che mette al centro della propria ricerca scientifica e dello sviluppo produttivo, l’ingegneria tessile applicata alla fisiologia degli atleti.
Le fibre sono della migliore qualità e i capi sono ottenuti grazie ad uno sviluppo di tecniche di produzione, nuovi trattamenti e tecnologie al passo con i valori sostenibili di cui l’azienda si fa promotrice.


Il tennista Aleksandr Bublik indossa un completo YOXOI agli Australian Open 2021
2021 AUSTRALIAN OPEN Alexander Bublik (KAZ) Photo © Ray Giubilo

É proprio da questa esigenza che è stata progettata la Competition shirt DUEXTRETM, una t-shirt tecnica utilizzata nel mondo del tennis più ecologica sul mercato. I filati sono stati accuratamente selezionati e combinati tra di loro in modo preciso, per dar vita alla tecnologia brevettata DUEXTRETM: due strati di texture composti da un mix di tre fibre diverse (Dryarn, Tencel e poliestere); una trama bio-ingegneristica con struttura 3D attiva priva di qualsiasi cucitura che permette alla pelle di rimanere fresca ed idratata, senza provare il tipico senso di soffocamento che si ottiene quando i pori sono impregnati di sudore. Queste particolari fibre, combinate tra loro,
permettono infatti ai pori della pelle di respirare facilmente, la parete esterna del tessuto invece consente di assorbire il sudore efficacemente e allo stesso tempo, favorire la traspirazione su una grande superficie della maglia.



Oltre ad aver creato un tessuto in maglia che garantisce ottime prestazioni tecniche, il brand si è avvicinato al mondo della sostenibilità, appoggiando valori sempre più fondamentali. La Competition Shirt DUEXTRETM risulta infatti ecosostenibile grazie alle 3 fibre sviluppate e utilizzate per la costruzione della sua maglia con sistema seamless. Le fibre Polipropilene Dryarn, Tencel e Poliestere riciclato, sono ecologiche e totalmente ecosostenibili; non vengono utilizzati né solventi né acidi, ed i loro processi produttivi sono svolti nel pieno rispetto dell’ambiente. Tutti e 3 i filati sono prodotti in Italia con fibre italiane o europee, e questo consente di ridurre al minimo l’impatto
ambientale del trasporto delle materie prime.

Ian Rocca: “lo sport non è un hobby, ma un lavoro che richiede dedizione assoluta”

Classe 1997, una passione senza freni per gli sport invernali e tanta adrenalina nel sangue: Ian Rocca ha indossato gli sci all’età di due anni, dandosi subito all’agonismo e aggiudicandosi importanti medaglie, come il titolo di Campione Europeo Slopestyle 2018. Terminata la parentesi agonistica Ian ha scoperto la sua vera strada: il freestyle e il freeride. Oggi l’atleta trascorre le giornate ad allenarsi, senza tregua, nel suo palcoscenico: Mottolino Bike Park di Livigno. Tra un’acrobazia e l’altra, lo skier si diverte a raccontare i  “segreti del mestiere” sui canali social, coinvolgendo il pubblico a 360 gradi anche fuori dalle piste da sci.

Come è nata la tua passione per lo sci?

La passione per gli sci è nata il giorno in cui li ho indossati per la prima volta, a due anni. Certo, negli anni c’è stata un’evoluzione: sono passato dallo sci alpino e dalla semplice ricerca della velocità al volo e ai salti, ovvero al puro senso di libertà che offre il freeski.


Credit: @noah_wallace

Quanto ha influito la figura di tuo padre sul tuo percorso?

È stato lui a farmi indossare gli sci la prima volta, mi ha sempre sostenuto ed è ancora il mio primo fan. È sempre presente nei momenti decisivi. Come la sera in cui mio zio, suo fratello, ci ha mostrato per la prima volta un video di freeski: in me è scattato qualcosa, si è accesa una scintilla. Ho deciso di lasciare lo sci alpino per seguire questa nuova passione. Mio padre non mi ha ostacolato, anzi ha detto: “Se credi che questa sia la tua strada io sarò con te”. La sua presenza mi ha influenzato anche in altri modi. Nella nostra famiglia lo sport non è considerato un hobby, ma un lavoro che richiede dedizione assoluta. Questa mentalità orientata alla fatica, al sacrificio in vista di un obiettivo, qualsiasi esso sia, è un’altra lezione che mi ha trasmesso mio padre.

Per raggiungere i tuoi obiettivi, hai dovuto fare tante rinunce? È vero che la vita degli atleti è fatta di privazioni? Riesci a concederti del tempo per altre attività al di fuori dello sci?

I sacrifici sono inevitabili. È il prezzo da pagare per ottenere delle importanti gratificazioni e aprirsi a nuove opportunità: si viaggia, si conoscono persone con la stessa passione. Si vivono esperienze che altrimenti sarebbero inaccessibili. Uno degli aspetti a cui devo rinunciare sono le feste: non posso essere stanco la mattina, il freeski è un’attività ad alto impatto fisico e un errore di concentrazione può costarmi caro. Perciò devo trovare dei compromessi per il tempo libero. Ho imparato a coltivare le amicizie in altri modi e in altri momenti, dedicando tempo e attenzione alle persone a cui tengo. Anche i miei amici si sono adeguati, avendo capito cosa comporta il mio stile di vita: all’inizio non è stato semplice, ma oggi ci ridiamo su. Mi alleno sei giorni a settimana, e se mi organizzo riesco comunque a ritagliare del tempo per altre attività e per il riposo, solitamente la domenica. Non considero le rinunce delle privazioni, ma un investimento finalizzato a una meta che mi sono prefissato. L’importante è non affrontare questo percorso da solo: avere le persone giuste al mio fianco è fondamentale per superare i momenti difficili.


Credit: @dimitraaus

Quanto la tua carriera ti ha portato successo sui social? Ti ritieni un influencer oggi?

Grazie alla mia carriera sportiva ho ottenuto un discreto successo sui social. Non mi definirei però un influencer: la parola stessa incute timore, è come se sottolineasse la distanza tra l’influencer e i suoi follower. È una dinamica che non mi piace: preferirei essere considerato da chi mi segue come una figura vicina, a cui chiedere consigli, o con cui condividere passioni. Sono molto soddisfatto quando vedo che i miei followers sono interessati a ciò che faccio e si crea un’interazione semplice e diretta, come quando ci si scambia messaggi tra amici.


Credit: @teocolombo

Progetti il futuro? Dove ti vedi tra 5 anni?

Al momento sono impegnato in vari progetti: ad esempio, sto lavorando con Atomic per lo sviluppo di sci e scarponi che saranno commercializzati nei prossimi anni. Ma il mio obiettivo principale è legato alla diffusione del freeski. Mi piacerebbe portare le persone con me in questa esperienza, trasmettere la mia passione e allargare la base di fan e di praticanti di questo sport sicuramente spettacolare, ma ancora di nicchia. Anche tenendo conto dell’opportunità offerta dalle Olimpiadi invernali di Milano- Cortina del 2026. Livigno sarà la location delle discipline del freestyle, sia per lo sci che per lo snowboard, ed è un’occasione unica per allargare il movimento.

Virus power: l’innovazione entra in pista

Virus Power nasce a Prato, dall’utilizzo di oltre 20 anni d’esperienza nel campo della sicurezza applicata al settore del motociclismo. Il brevetto appartiene alla Manifattura Primatex SRL, leader nel settore dell’antinfortunistica specializzata nella ricerca e nella realizzazione di tessuti tecnici per abbigliamento e calzature da lavoro. Le tute da moto così prodotte rappresentano una vera innovazione tecnologica, raggiungono livelli di sicurezza mai toccati prima da capi analoghi. Il rivoluzionario materiale ecofriendly, composto da fibre tessili ad alta tecnologia, garantisce massima sicurezza e comfort.



Le fibre tessili ad alta tecnologia “Multiprotective” garantiscono traspirabilità e leggerezza: le tute sono idrorepellenti, lavabili in lavatrice e interamente stampabili e quindi personalizzabili.



Il progetto è completamente improntato al massimo rispetto per l’ambiente, le tute e ogni altro capo d’abbigliamento Virus Power vengono confezionate con materiali riciclabili e in totale assenza di componenti di origine animale.




Il progetto è ambizioso e importante, fondato su tecnologia e ricerca, con l’obiettivo di garantire sicurezza ed elevate performance a chi indossa questo tipo di prodotti, ma che, al tempo stesso, non può prescindere dal considerare quale sarà il suo impatto ambientale. Sostanzialmente, spiega il titolare Christian Priami, e consente di rispettare la vita senza rinunciare alla sicurezza.



Dopo l’entusiasmante esordio dello scorso anno e grazie alla fiducia rinnovata dalla Federazione Italiana Motociclismo, Virus Power riconfermerà la propria presenza sui circuiti, in vista della nuova stagione. Il brand ha anche un altro ambizioso obiettivo per il 2021: uscire sul mercato con abbigliamento molto urbano, presto saranno disponibili anche giubbotteria e guanti da moto.

Dal ring alla macchina fotografica: Michael Samperi

Photographer: Gabriele Gregis @g.gregis 

Stylist: Stefano Guerrini @stefano_guerrini

Stylist assistants: Erna Dzaferović @ernadzaferovic, Lorraine Betta @lorrainebetta, Gabriela Fin Machado @gabifinm, Aurelio Comparelli @aureliocomparelli

Model: Michael Samperi @michael_samperi @UrbnModels

Make-up artist: Vivian Alarcon @vivian_alarcon_mua


Si avvicina a questo sport grazie al padre Mauro Samperi. Come lui stesso racconta “essendo lui il mio maestro mi ha tramandato questa passione, non sapevo ancora camminare e già stavo in palestra a gattonare in mezzo ai sacchi”.

Maglia Lardini, pantaloni Gabriele Pasini, foulard vintage Archivio Guerrini, stivali Roberto Cavalli

Qual è la più grande soddisfazione e quale il più grande insegnamento? 

Fino ad oggi la mia più grande soddisfazione è stata quella di partecipare ai campionati mondiali juniores di Bangkok, vincendo ben due tornei in due discipline: muay thai e K1. Mentre il mio più grande insegnamento che questa disciplina mi ha dato è che se si è determinati, costanti e disciplinati i risultati arrivano e, nonostante i tanti sacrifici, il mio motto è: “non mollare mai”. 



Consiglieresti questo sport e perché?

Assolutamente si, lo consiglio vivamente, e non perché lo pratico da tutta la vita, ma perché ti prepara fisicamente, mentalmente e soprattutto perché accresce particolarmente l’autostima e aiuta a capire l’importanza del rispetto delle regole.



Hai una dieta particolare? 

Si, ho una dieta specifica che seguo tutto l’anno che mi permette di mantenermi in forma e di rientrare nella mia categoria di peso per le gare.


Total look Bally, stivali Roberto Cavalli 

Quanto ti alleni? hai un allenamento particolare?

Mi alleno 6 volte a settimana e ho delle periodizzazioni da seguire ( forza, esplosività, velocità e tecnica).


Quali erano i tuoi miti da ragazzo e a chi guardi ora? A chi ti ispiri?

Il mio mito da piccolo è sempre stato mio padre, lo è tuttora e sicuramente lo sarà sempre. A lui devo tutto. Molto conosciuto nel nostro settore per aver sfornato dalla sua “Accademia Sicilia di Muay Thai “diversi campioni. Sportivamente parlando mi ispiro al combattente Giorgio Petrosyan che grazie al duro allenamento e alla grande umiltà è riuscito ad arrivare ai massimi livelli diventando il più forte al mondo. 



Come sei arrivato alla moda?

Per caso, ho conosciuto i fratelli Dsquared2 e poco dopo mi hanno chiesto se ero disponibile a fare un servizio fotografico con ICON magazine con Giampaolo Sgura e da qui è nato tutto perché successivamente mi hanno presentato all’agenzia Urbn models e piano piano ho iniziato a lavorare in questo settore.

E cosa pensi di questa nuova esperienza?

Devo dire che mi piace tanto, ho scoperto un nuovo mondo, non so se avrò un futuro in questo settore ma ho imparato che nella vita bisogna prendere ciò che arriva, sono esperienze positive che ti fanno crescere. 



Parlando di moda, cosa non può mancare nel tuo guardaroba?

Jeans, mi piacciono in tutti i modi: stetti, strappati, scoloriti, praticamente li indosso sempre e poi naturalmente un belPantaloncino di muay thai!!!

Sei siciliano, ci racconti la tua terra? Immaginando un futuro vicino in cui si possa viaggiare liberamente, cosa consigli di vedere/assaggiare/fare in Sicilia?


Io mi reputo molto fortunato a vivere in un posto meraviglioso come la Sicilia, c’è tanto da visitare ad esempio a Taormina e Giardini Naxos per il mare, le belle nuotate, l’escursioni in barca, si può andare al teatro greco, alle gole dell’Alcantara, per il paesaggio mozzafiato, Noto, Modica e Ragusa per le meraviglie barocche, Siracusa e l’Isola di Ortigia. L’Etna per il paesaggio lunare e se si è fortunati si può ammirare qualche eruzione, la riserva dello zingaro per la vegetazione tipicamente mediterranea, Favignana per le spiagge caraibiche. La valle dei templi di Agrigento , Catania per la sua movida e l’ ottimo cibo. Mi scuso se non ho nominato altri posti altrettanto belli e suggestivi, ma la lista è davvero infinita, vi consiglio di trascorrere le vacanze in Sicilia e toccare con mano, ma sicuramente sarai costretto a tornare perché è veramente difficile visitare tutte le meraviglie che abbiamo. Mentre per il cibo vi consiglio di assaggiare assolutamente l’arancino, i cannoli alla ricotta, la granita con la brioche e del fantastico pesce!!



Sogni e progetti per il futuro?

Il mio più grande sogno è di affermarmi nel mio sport ai massimi livelli e perché no continuare nel campo della moda penso che sia un connubio molto interessante.Anche se ho iniziato da poco ho avuto delle belle soddisfazioni e sinceramente mi è servito molto durante questo periodo visto che le competizioni sono ferme almeno mi sono dato da fare raggiungendo dei bei risultati.

Cortina 2021: tra gare, moda e degustazioni

I Campionati del mondo di sci alpino Cortina 2021, in programma dal 7 al 21 febbraio, sono ufficialmente iniziati: in calendario 13 gare maschili e femminili che porteranno nell’ampezzano oltre 600 atleti da 70 nazioni, insieme a 6.000 persone tra addetti ai lavori, tecnici e preparatori atletici.

Un palcoscenico in cui si disputeranno le gare tecniche di slalom femminile e maschile, nonché gli allenamenti e warm-up dei più grandi atleti di sci al mondo.

Un evento di portata globale che coinvolgerà oltre 500 milioni di persone collegate non solo in diretta televisiva, ma anche tramite i canali social. Proprio i nuovi media, protagonisti indiscussi di quest’ultimo anno segnato dalla pandemia, permetteranno agli appassionati in tutto il mondo di seguire a distanza le due settimane di gare.

Tramite la Cortina 2021 Official App, sarà possibile infatti vivere a 360° gradi la grande avventura dei Mondiali con i propri devices, comodamente da casa. Si tratta di una piattaforma in grado di coinvolgere gli utenti grazie ai tantissimi contenuti esclusivi, studiati appositamente per appassionare e accrescere il grado d’interazione: cronaca live delle gare, behind-the-scenes, contest a premi e la possibilità di assistere in live streaming alle conferenze stampa post-gara.



Non saranno solo gli atleti a contendersi il podio ai Mondiali di Sci Alpino, ma ci sono anche le grandi griffe, pronte a sfoderare le loro proposte da sfoggiare sia in pista che all’aperto.



Fendi, nella versione Tech, combina il logo delle doppie F con le iconiche macchie leopardo e print paisley e con le grafiche Quilted Stripes.

Tessuti traspiranti, termici e impermeabili mescolano pile e lycra, pronti ad essere utilizzati come pantaloni da sci e tute da snowboard. La sostenibilità gioca un ruolo fondamentale: un piumino FF che rivela il motivo Pequin sul collo, realizzato in un tessuto tecnico sostenibile, fatto con filati di nylon rigenerato Econyl: giacche sportive foderate, imbottite con piume d’anatra riciclate.

Per non farsi mancare nulla, Fendi svela una collaborazione con Moonboot per una selezione di audaci stivali, e con Blizzard per gli sci high-tech per donna, a tiratura limitata, rifiniti con il logo FF metallico sulla punta.

E se i mondiali di Cortina sono teatro di sfilate non mancano di certo le risposte delle aziende altoatesine che quest’anno scendono in campo proponendo una collezione di giacconi maschili: la storica Birra Forst, nata nel 1857, leader nella produzione di birra e Franz Kraler, nota famiglia d’imprenditori a capo di una catena di lussuosi negozi. La collaborazione tra i due leader da vita ad una giacca da sci tecnica Forst Franz Kraler, la prima realizzata in un esclusivo vellut stretch (Jaam) nei colori blu/nero oppure in stampa camouflage. Impermeabile, morbido, tecnico e resistente, il risultato è un ottimo compromesso invernale con anche un cappuccio integrato regolabile.



Non manca EA7 all’appello, linea sportiva di Emporio Armani, main sponsor dei Campionati Mondiali di Sci Alpino. Nata nel 2004 come capsule sportiva di Emporio Armani, EA7 ha maturato negli anni una propria identità legata allo sport.



Segue Nordica, partner tecnico del comitato organizzatore dei Mondiali, con una divisione specializzata nella produzione di attrezzatura e calzature sportive per lo sci e l’outdoor.

Proseguendo con la maglieria, Cortina 2021 entra in partnership con Mr. Cashmere, lo shop online dedicato alla maglieria in cashmere 100% made in Italy. Per l’occasione il brand ha realizzato maglioni per Lui in cachemire blu con il logo Cortina 2021, e per Lei maglioni in cachemire con logo in cristalli Swarovski.

Per finire, lo store di Louis Vuitton si impegna a celebrare i mondiali con una scelta di accessori esclusivi come le borse Teddy, in pelle martellata e morbido shearling, gli stivaletti dopo-sci Polar, in nylon impermeabile con motivo Monogram, i pillow poot in caldo piumino.



Insieme agli atleti scenderà in campo in campo anche il beauty.

Acca Kappa ha creato degli esclusivi prodotti per il corpo, a partire da Šfarìa, il profumo dedicato ai Mondiali 2021 ispirato alla neve. Anche Tessitura Monti  si fa notare con le mascherine brandizzate  e certificate. Invece FreeRide Cosmetics, un nuovo brand green e made in Italy, si gioca la carta dei balsami colorati, viso e labbra, dedicati agli atleti, e altri prodotti per la protezione dai raggi solari.


A coronare moda e beauty nello scenario patrimonio dell’Unesco ci pensa il cocktail ufficiale dei mondiali di sci Cortina 2021, realizzato con il Gin 8025 , dal colore rosato che richiama il tramonto sulle montagne, teatro della varie attività. Servito come aperitivo dal gusto delicato, rinfrescante e leggermente alcolico, la bevanda è ideale per scaldare gli animi di tutti. Villa Laviosa è una piccola azienda artigiana dell’Alto Adige che produce grappe, distillati e liquori la cui filosofia è legata alla tradizione e cultura del territorio, con particolare attenzione alla provenienza delle materie prime.

Nella categoria dei liquori prevale quello a base di Grappa al Fieno, dal gusto delicato ed elegante, bevanda aromatica che funge da perfetto collante tra moda, sport e neve.

New faces: Alex Di Giorgio

Nuotatore italiano e influencer, Alex Di Giorgio è un giovane sportivo che ha rappresentato l’Italia agli scorsi giochi olimpici. Nel nostro incontro ci racconta il dietro le quinte della vita di un nuotatore al di fuori della piscina e anche come il settore del nuoto stia passando questo periodo segnato dalla pandemia.



Com’è nata la tua professione? 

Sono diventato un nuotatore perché ero asmatico. Di conseguenza, l’unico sport che potevo fare era il nuoto. Ho provato anche il basket, ma ricordo che tornavo a casa con forti attacchi d’asma. All’età di quindici anni sono entrato in nazionale giovanile e da lì è iniziata la mia carriera professionale. Più andavo avanti a nuotare, più mi accorgevo che il nuoto non era solo uno sport o un lavoro, bensì una passione, se non una necessità. 

Pensi che il tuo settore sia sottovalutato rispetto ad altri sport, quali il calcio ad esempio ?

Assolutamente sì. Tuttavia, come in tutte le discipline agonistiche, anche il nuoto richiede notevoli sacrifici. Nuotare è uno sport che implica davvero tante energie. Innanzitutto, c’è una grande responsabilità personale: non stiamo parlando di un sport di squadra. Questa attività induce ad una vita completamente diversa se paragonata ad altri sport. Durante il giorno ci alleniamo, mattina e pomeriggio, e per finire abbiamo la palestra. La settimana si conclude il sabato e spesso sono in piscina anche la domenica, per via delle gare e degli allenamenti che le precedono. Ne consegue che non ho il tempo materiale per uscire con amici, né durante la settimana né durante il weekend. 

La tua famiglia ti ha sempre sostenuto?

Assolutamente, mamma e papà sono sempre stati sempre presenti quando potevano. Sicuramente senza il loro sostegno alcuni traguardi non li avrei mai raggiunti.



Abbiamo notato che recentemente ti sei laureato. In cosa? Come mai hai scelto di costruirti un possibile percorso parallelo ?

La mia inclinazione verso un traguardo universitario è nata perché nel 2017 l’attenzione venne catturata da una sorta di olimpiadi di tutti gli sport (universiadi), ma inserite appunto in un contesto universitario. Siccome era l’unica manifestazione internazionale che mi mancava, decisi di iscrivermi all’università (l’iscrizione era un requisito per potere gareggiare). Alla fine ho scelto “comunicazione e dams”, discipline arte moda e spettacolo. Devi sapere che sin da quando ero piccolo volevo fare l‘attore, e questo corso mi ha concesso l’opportunità di toccare con mano questo sogno nel cassetto, partecipando ad esempio a laboratori teatrali.E non solo. Il mio obiettivo, oltre a quello di diventare un campione del nuoto, è quello di lavorare un domani nel modo del cinema, dello spettacolo o della moda. 

Come hai passato questo periodo storico segnato dalla pandemia?

Siamo tutti fermi, in un modo o nell’altro, chi più chi meno. Non mi posso allenare a casa nella vasca da bagno quindi sono bloccato. Mi è stato proposto recentemente di fare alcuni reality, come “Grande Fratello Vip”, ma per motivi lavorativi e agonistici ho dovuto declinare l’invito poiché, in questo momento, non potrei dedicarmi come vorrei alla televisione. Spero di poter tornare ad allenarmi presto e rimettermi in gara il prima possibile. Per fortuna, come detto prima, ho anche la carta dell’università come asso nella manica. 

Hai un personaggio che prendi come fonte d’ ispirazione?

Mi piacciono le frasi di Gandhi, in particolare la citazione “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Non omologatevi mai alla massa: bisogna seguire sempre il proprio istinto.

Nicolle Boroni: una storia di coraggio e forza di volontà

Determinazione, coraggio e forza di volontà sono i valori con i quali è cresciuta Nicolle Boroni. La giovane trentina che oggi vediamo immortalata nel suo Instagram a scalare altissime vette e correre sulle Dolomiti si racconta a Manintown rivelando tutte le sue fragilità, anche quelle che per anni ha tenuto nascoste ma, che col passare del tempo, sono diventate il suo punto di forza. 



Nicolle, raccontaci di te.

Abito a Madonna di Campiglio, ho 27 anni e ho studiato lingue per il turismo ad Arco. Adesso organizzo eventi in un’azienda per il turismo a Madonna di Campiglio e in Val Rendeva. Diciamo che sono conosciuta per una disabilità (sono senza la mano destra) che mi ha segnato la vita e che ho voluto nascondere per molto tempo; ma adesso non ho più paura.

A che età è successo questo incidente?

E’ accaduto tre giorni prima del mio quinto compleanno, nella macelleria dei miei genitori, giocando con mio fratello: ho messo per errore la mano nel tritacarne. Per i miei genitori è stato un bello spavento, ma oggi sono davvero felici ed orgogliosi della ragazza che sono diventata.

Come è cambiata la tua vita da allora?

Quando sei bambina non ti rendi conto, non hai una completa consapevolezza di te stessa e del tuo corpo, nel bene e nel male. Andavo all’asilo ma non ci davo peso, fortunatamente. Non ho riscontrato problemi di bullismo, solo ogni tanto una leggere presa in giro, ma velata.

Mi ricorderò per sempre quando una volta trovai un vecchio articolo di giornale in cui in un’intervista mio nonno diceva “la parte più difficile sarà quando Nicolle si renderà conto che ha perso un pezzo di sé.” Purtroppo, aveva tremendamente ragione.



Gli anni più difficili sono stati quelli dell’adolescenza, quando realizzi di avere “qualcosa in meno”. Il periodo in cui l’ estetica gioca un triste ruolo fondamentale nella vita nei ragazzi al liceo. Dai 16 anni ho iniziato a prendere consapevolezza del fatto che ero diversa, che avevo effettivamente qualcosa in meno rispetto alle altre ragazze, mi sentivo inferiore. Cercando di nascondere questa mia parte, fingendo di essere normale al cento per cento. Non ne parlavo, evitavo l’argomento, come quando non si vuole nominare una brutta malattia. Anche nelle foto non postavo mai l’arto mutilato, e stessa cosa nei video. Quando mi dovevo presentare ad un ragazzo cercavo sempre degli escamotage: gli davo due baci “qui da noi va di moda fare così” e non porgevo mai la mano destra. Ho imparato a riempire questa mancanza fisica con altre caratteriste emotive, ero senza mano ma cercavo di colmare il vuoto essendo più espansiva e simpatica, così le attenzioni non ricadevano sull’aspetto fisico, bensì sul mio carattere.

Guardando il tuo profilo Instagram abbiano notato bellissime foto mentre fai diversi sport, addirittura scali le Dolomiti. Questa passione ha prevalso sulla paura?

Lo sport mi ha salvato. In particolare lo sci e l’arrampicata. Prima di farmi male sciavo e appena ho avuto la protesi mi sono rimessa in pista! I miei allenatori sono stati di grande aiuto, cercando di spronarmi. Sono arrivata seconda ad un gara di sci e da quell’istante ho capito che nulla era perduto. Un altro aspetto che mi aiutava era che i miei avversari, quando ero vestita da sci, non si accorgevano della mia mano. 

Non solo sci, faccio anche alpinismo, corro in  bici, e mi godo bellissime escursioni.



Parlando di sport estivi, sono stata segnata da un particolare episodio. Un professore una volta mi disse che non sarei mai riuscita per via della mia disabilità ad ottenere determinati traguardi sportivi. Le sue parole mi colpirono molto e per un periodo della mia vita gettai la spugna. 

Tuttavia, un giorno, delle mie amiche molto sportive mi hanno coinvolto in una scalata: grazie all’amicizia mi tornò la passione dell’arrampicata. Ora riesco a scalare una parete di grado 5c anche da prima e arrampico benissimo anche senza protesi! Un altro aiuto è arrivato dal “Brenta open”: un evento all’insegna della montagna inclusiva, basato sul concetto che i limiti della montagna valgono per tutti: risiede in ognuno di noi la capacità di cogliere al meglio le nostre peculiarità per superare gli ostacoli. Inoltre, io e altri due ragazzi senza gambe, abbiamo chiuso una via scaldando sopra al Rifugio Pedrotti, prendendo parte ad un bellissimo evento che parla di montagna inclusiva: “Le dolomiti accessibili a tutti.”



Cosa ne pensi dei social? Arma o potenziale? Limite o opportunità?

Assolutamente un’opportunità! Tantissime persone mi mandano messaggi di solidarietà e mi ringraziano per fargli tornare la voglia mettersi in gioco. Oggi sui social non nascondo più il braccio senza mano. Amo il mio corpo e lo mostro sui social, sono anche molto auto-ironica e ho imparato a vivere questa mia particolarità con leggerezza e spensieratezza. 

5 personal trainer e i loro consigli su come tenersi in forma durante il lockdown

Nel pieno centro del capoluogo meneghino, nel 5 stelle NH Collection Milano President, Manintown incontra 5 personal trainer social addicted alle prese con lo smart e digital working chiedendo loro di svelare i segreti per un workout perfetto durante il lockdown.


Valerio Gaudio 

Dopo lunghi anni da calciatore si dedica all’atletica leggera compiendo i suoi studi in Scienze Motorie. Si specializza di seguito come Personal Trainer al Wellness Institute di Technogym e come Preparatore fisico di Basket con la Federazione Italiana Pallacanestro (FIP) collaborando con diverse squadre . Dopo l’esperienza fatta nei Club di Virgin allena diversi Top Client di Technogym e collabora con hotel di lusso. È tra i Personal Trainer più apprezzati e cura l’allenamento di numerosi personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport. Alla ricerca di più stimoli e sempre orientato sull’approfondimento della kinesiologia decide, insieme al suo partner Luca Giglio, di creare PURE, un salotto dedicato all’allenamento nel pieno centro di Milano.

Valerio indossa total look Reebok

Sneakers Nano x Mid Reebok

Calzini in spugna Nike


Training  e lockdown, uno dei settori più penalizzati nel 2020 che si e’ dovuto reinventere in tempi brevissimi per far fronte alle esigenze di una clientela sempre più esigente e ferrata grazie ai social. Quale è stato il tuo personale approccio a questa evoluzione?

Tutto il mondo del wellness ha dovuto trovare soluzioni congeniali per la digitalizzazione. Da co-host di Pure, dove da sempre ci dedichiamo all’attività one to one,  abbiamo optato per la “didattica a distanza”. Il lockdown è stata l’occasione per lavorare ad un entusiasmante progetto che svelo in esclusiva per Manintown: la Pure Tv. Una piattaforma in streaming dedicata al fitness che ci consentirà di far conoscere la nostra filosofia al mondo intero.

Il virtual personal coach, i workout tutorial, le digital consulting e ancora profili social influencing sempre più settati sulla propria daily routine , quanto sono importanti i dispositivi digitali per te?

Sono fondamentali, il mondo sta cambiando e i personal trainer, grazie ai social, promuovono il proprio know how con formule sempre più personalizzate di allenamento a distanza.

E proprio per questo motivo i social sono diventati fonte ispirazionale per tutti coloro che vogliono ottenere il massimo delle prestazioni dal proprio corpo. Funziona ancora il connubio alimentazione controllata, workout serrati, integratori e stile di vita sano? Se si, parlaci della tua formula vincente?

Noi siamo ciò che mangiamo e l’attività fisica è la migliore medicina per stare bene. E’ fondamentale sapersi muovere correttamente, rispettando una progressione didattica degli esercizi in base alle proprie abilità motorie.

Per tutti i nostri menintown consiglia un facile workout per tenersi in forma da eseguire in assoluta autonomia mentre si guarda l’ultima serie Netflix.

Difficile suggerire l’allenamento ottimale. Il training si costruisce su misura in base al punto di partenza. Ma invito tutti a scoprire la bellezza del movimento e il benessere che ne deriva.

Outdoor e indoor, home made e palestra quali saranno secondo te le prossime evoluzioni nell’ambito del training?

Sicuramente uno dei più forti trend saranno le studio gym dedicate ad un pubblico di nicchia e le attività all’aperto. 


Alice Mayne

Alice è una trainer di Pure Personal Training Studio. Ha avuto il piacere di prendere parte a molti mondiali di canottaggio conquistando contestualmente anche titoli nazionali e il podio da campionessa del mondo di coastal rowing. Durante la sua carriera sportiva si è anche laureata in Scienze motorie, ha conseguito un Master in Management dello Sport e un Diploma di Personal trainer. Da poco è diventata insegnante di Pilates Fusion (Fusion Workout) e vuole continuare a formarsi nella ginnastica addominale ipoppressiva e nell’allenamento post gravidanza. Inoltre è la preparatrice atletica di diversi atleti di triathlon, canottaggio, e pallavolo. 

Alice indossa total look Reebok

Sneakers multicolor Levi’s


Training  e lockdown, uno dei settori più penalizzati nel 2020 che si è dovuto reinventere in tempi brevissimi per far fronte alle esigenze di una clientela sempre più esigente e ferrata grazie ai social. Quale è stato il tuo personale approccio a questa evoluzione?

Sto davvero bene nel guidare i miei allievi online soprattutto perché, grazie all’impossibilità di seguirli dal vivo, ho dovuto migliorare il mio vocabolario italiano. Infatti, allenandosi da soli davanti allo schermo, gli esercizi vanno spiegati con maggiore minuziosità per far avere maggior consapevolezza dei propri movimenti.

Il virtual personal coach, i workout tutorial, le digital consulting e ancora profili social influencing sempre più settati sulla propria daily routine , quanto sono importanti i dispositivi digitali per te?

La mia vita professionale è intensa grazie ai social. Sulle piattaforme digitali, nel pieno lockdown, riesco a curare tutti i miei personal e anche i corsi di gruppo che effettuo tranquillamente su Zoom.

E proprio per questo motivo i social sono diventati fonte ispirazionale per tutti coloro che vogliono ottenere il massimo delle prestazioni dal proprio corpo. Funziona ancora il connubio alimentazione controllata, workout serrati, integratori e stile di vita sano? Se si, parlaci della tua formula vincente?

Il segreto per mantenersi in forma è imparare a star bene e a diventare intuitivi nella routine quotidiana. Non si può vivere contando le calorie e dipendendo dal proprio fit watch. Il più importante traguardo è avere un bel rapporto con il proprio corpo che va coccolato per una vita intera.

Per tutti i nostri menintown consiglia un facile workout per tenersi in forma da eseguire in assoluta autonomia mentre si guarda l’ultima serie Netflix.

Sapete che si possono fare gli addominali profondi tranquillamente seduti sul proprio divano?

Tirate in dentro la pancia, risucchiate l’ombelico, stringete il perineo e buttate fuori l’aria. Nulla di più semplice mentre si è davanti allo schermo.

Outdoor e indoor, home made e palestra quali saranno secondo te le prossime evoluzioni nell’ambito del training?

Esploderanno tutte le piattaforme online e, grazie ad esse, l’acquisto di tutti gli attrezzi per allenarsi comodamente da casa. E poi vedremo un grande ritorno all’outdoor proprio perché ci sarà tanta voglia di stare in compagnia facendo workout all’aperto.


Isacco Martufi 

Giovanissimo personal trainer nonché atleta agonistico di Crossfit. Nella sua vita ha praticato tanti sport come calcio, rugby, pallanuoto e boxe. Da alcuni anni sta studiando ed esplorando il mondo del fitness dedicandosi principalmente al personal training per atleti e amatori. 

Isacco indossa total look Lamborghini 

Sneakers alte Lotto


Training  e lockdown, uno dei settori più penalizzati nel 2020 che si è dovuto reinventere in tempi brevissimi per far fronte alle esigenze di una clientela sempre più esigente e ferrata grazie ai social. Quale è stato il tuo personale approccio a questa evoluzione?

Sono un personal trainer giovane e i social sono parte della mia quotidianità ma non nascondo che il lockdown abbia modificato il mio modo di lavorare. Mi sono dovuto adattare alle lezioni online con approcci e metodiche del tutto diversi.

Il virtual personal coach, i workout tutorial, le digital consulting e ancora profili social influencing sempre più settati sulla propria daily routine , quanto sono importanti i dispositivi digitali per te?

I social sono un ottimo punto di partenza per trovare una forte spinta motivazionale, sia per noi coach che per i clienti. La mia daily routine è social e chi curo ne è entusiasta e diventa parte della stessa.

E proprio per questo motivo i social sono diventati fonte ispirazionale per tutti coloro che vogliono ottenere il massimo delle prestazioni dal proprio corpo. Funziona ancora il connubio alimentazione controllata, workout serrati, integratori e stile di vita sano? Se si, parlaci della tua formula vincente?

Approcciarsi ad uno stile di vita sano, unito ad una valida alimentazione, agli integratori multivitaminici e agli allenamenti personalizzati è un ottimo passo per raggiungere obiettivi estetici e salutari.

Per tutti i nostri menintown consiglia un facile workout per tenersi in forma da eseguire in assoluta autonomia mentre si guarda l’ultima serie Netflix.

Certo! 5 round di: 20 lunges, 10 push up e 30 mountain climbers.

Outdoor e indoor, home made e palestra quali saranno secondo te le prossime evoluzioni nell’ambito del training?

Io credo nel mash up tra allenamenti online e live. Confido molto nelle evoluzioni che perverranno a seguito di questo grande cambiamento epocale che sta segnando le dinamiche e gli stili di vita.


Walter Marini 

Docente nazionale dell’associazione FORMAFITNESSITALIA e Preparatore atletico e calcistico e Presidente dell’associazione WM PERSONAL COACH, che si occupa di allenare, con l’apporto di diversi tecnici, amatori e professionisti nel settore dell’atletica, triathlon, tennis e sci. La differenza del suo metodo si basa sull’approccio combinato, una fusion tra lavoro muscolare e circuiti cardio-vascolari.

Walter Marini indossa total look WM

Running sneakers Nike


Training  e lockdown, uno dei settori più penalizzati nel 2020 che si è dovuto reinventere in tempi brevissimi per far fronte alle esigenze di una clientela sempre più esigente e ferrata grazie ai social. Quale èstato il tuo personale approccio a questa evoluzione?

Già da tempo usavo l’online perché, avendo clienti professionisti e amatori perlopiù globetrotter che si allenano costantemente, era l’unico mezzo per seguirli. Sappiate che molti di essi ambiscono alle grandi maratone quindi la costanza e l’impegno sono l’unico modo per raggiungere questo obiettivo. Ovunque essi siano.

Il virtual personal coach, i workout tutorial, le digital consulting e ancora profili social influencing sempre più settati sulla propria daily routine , quanto sono importanti i dispositivi digitali per te?

All’inizio del lockdown ho assunto un team di produzione e marketing perché mi sono ritrovato ad allenare atleti, anche olimpionici, senza mai comunicarlo sui social. Ero reticente perché credo nel contatto diretto ma alla fine ho ceduto per trasferire il mio know how ad un pubblico più ampio.

E proprio per questo motivo i social sono diventati fonte ispirazionale per tutti coloro che vogliono ottenere il massimo delle prestazioni dal proprio corpo. Funziona ancora il connubio alimentazione controllata, workout serrati, integratori e stile di vita sano? Se si, parlaci della tua formula vincente?

L’alimentazione è il 50% del nostro risultato, il 25% viene coperto dallo stile di vita che facciamo e il restante 25% dall’allenamento. Collaboro con due nutrizionisti perché la mia competenza e esperienza ventennale si limitano ai workout. Il personal trainer insegna il movimento corretto e la tecnica perfetta e per far si che ciò prenda vita ci vogliono anni e anni di costanza e perseveranza.

Per tutti i nostri menintown consiglia un facile workout per tenersi in forma da eseguire in assoluta autonomia mentre si guarda l’ultima serie Netflix.

Invito tutti a contattarmi privatamente per consigli propedeutici e, solo a seguito, di approcciarsi ad uno dei video training presenti sui miei canali online facilmente eseguibili se si ha una buona tecnica di base.

Outdoor e indoor, home made e palestra quali saranno secondo te le prossime evoluzioni nell’ambito del training?

Il futuro sarà digitale. Pensate a quante cose si possono fare stando in contatto con il proprio personal trainer tra un meeting e un altro oppure quanto possa essere importante per le donne di natura multitasking incastrare gli allenamenti. Una rivoluzione che ci ha educati a una nuova forma di training alla quale difficilmente si potrà dire di no.


Stefania Rega 

Nasce come ballerina classica per poi approfondire in età adulta varie discipline acrobatiche. Nei training da lei curati l’aspetto psicologico deve accompagnare quello fisico. Specializzata in allenamento funzionale, allenamento al femminile, allenamento pre e post parto e appassionata contorsionista, il suo percorso formativo è tuttora in evoluzione.

Stefania indossa total look Lotto

Sneakers da donna Reebok


Training  e lockdown, uno dei settori più penalizzati nel 2020 che si è dovuto reinventere in tempi brevissimi per far fronte alle esigenze di una clientela sempre più esigente e ferrata grazie ai social. Quale è stato il tuo personale approccio a questa evoluzione?

Sicuramente entusiasmante, è una grande opportunità da cogliere al volo per entrare in confidenza con i miei clienti e per fargli capire l’importanza e la percezione del movimento. 

Il virtual personal coach, i workout tutorial, le digital consulting e ancora profili social influencing sempre più settati sulla propria daily routine , quanto sono importanti i dispositivi digitali per te?

Bella domanda, in realtà il mio profilo social non è prettamente incentrato sul lavoro ma rispecchia quello che sono. I follower entrano così in contatto con la mia vita senza filtri, preferisco essere vera per comunicare al meglio me stessa e farmi scegliere da coloro che vogliono essere seguiti.

E proprio per questo motivo i social sono diventati fonte ispirazionale per tutti coloro che vogliono ottenere il massimo delle prestazioni dal proprio corpo. Funziona ancora il connubio alimentazione controllata, workout serrati, integratori e stile di vita sano? Se si, parlaci della tua formula vincente?

La Generazione Z e i Millenial hanno un approccio ancora troppo superficiale al wellness. Molti mirano dritti alla parte estetica per questo bisogna riconnettersi con sé stessi e ispirarsi alle case history che nascono da stili reali e soprattutto sani.

Per tutti i nostri menintown consiglia un facile workout per tenersi in forma da eseguire in assoluta autonomia mentre si guarda l’ultima serie Netflix.

In qualsiasi momento consiglio la ricerca di un qualsiasi movimento. Via libera anche alla cura della respirazione in quelli che possono essere esercizi di stretching.

Outdoor e indoor, home made e palestra quali saranno secondo te le prossime evoluzioni nell’ambito del training?

In realtà vorrei che le palestre tornassero ad essere un luogo di condivisione e socializzazione ma l’online training dà la possibilità a chi non ha tempo di seguire workout comodamente da casa. Si al training green in tutte le aree verdi delle nostre città.


Foto di Matteo Galvanone

Styling assistant Andrea Seghesio

Si ringrazia per l’ospitalità NH Collection Milano President e Healthy color 

Honor Watch Gs Pro: l’orologio sportivo per chi ama l’avventura

Se siete amanti dell’avventura, dello sport e non avete mai abbastanza di esplorare luoghi all’aperto il nuovo HONOR Watch GS Pro è lo smartwatch che fa per voi.

Vincitore dell’Outdoor Innovation Wearable Gold Award a IFA 2020, è un accessorio robusto e resistente la cui batteria ha una durata di 25 giorni e ha superato 14 diversi test MIL-STD-810G per resistere ad ambienti impegnativi, oltre che alla GPS e 100 modalità di allenamento. Ha inoltre a disposizione la funzione SpO2 Monitor per il monitoraggio dei livelli di saturazione nel sangue ed è in grado di prevenire i cambiamenti ambientali ed inviare avvisi in caso di variazioni delle condizioni meteorologiche.  

Il look robusto rimane sofisticato e confortevole al polso:  la lunetta è realizzata con un tipo di acciaio inossidabile noto come 316L, comunemente presente negli orologi e nei cinturini, progettato per resistere agli ambienti più difficili. Resiste inoltre alla corrosione, agli acidi e alle alte temperature. Per questo motivo, l’acciaio inossidabile 316L è spesso utilizzato per realizzare orologi di fascia alta per attività estreme come le immersioni, lo sci e l’escursionismo.


I cinturini sono disponibili in due varianti : in fluoro elastomero (materiale durevole che lo contraddistingue al posto del tradizionale silicone) nella colorazione Charcoal Black e  Marl White oppure in nylon, ideale per uno smartwatch da esterno grazie alla sua durata, al comfort e alla resistenza all’acqua (nelle versioni Camo Blue Camo Grey).  

Infine il suo quadrante rotondo, racchiuso da un anello di orientamento e da un anello metallico, è circondato da una lunetta e da un quadrante in acciaio inossidabile che sono a filo con il resto della cassa. Lo schermo rotondo AMOLED da 1,39 pollici è in grado di adattarsi a diversi livelli di luminosità, permettendo un facile utilizzo all’aperto. Inoltre, è preinstallato con una varietà di quadranti animati appositamente disegnati tra cui scegliere.  

Matteo Piano: mi metto a nudo sperando che gli altri possano ritrovarsi nelle mie stesse fragilità

Giovane campione, non solo nello sport ma anche nell’editoria, Matteo Piano è un pallavolista centrale della Powervolley Milano. Tenace, intraprendente e creativo, l’atleta che ad un primo sguardo sembra non avere alcun tallone d’Achille, lo scorso anno ha pubblicato un libro insieme alla sua psicologa dello sport con l’obiettivo di condividere le sue fragilità e vulnerabilità alle quali, prima o poi, tutti  siamo soggetti. 



Come è nata la tua  professione attuale?

Ero giovane ed ho provato sport diversi. La pallavolo era quello che mi piaceva di più, giocavo come un ragazzo comune, da normale studente, non ero “invasato”, portavo avanti anche altre passioni e la pallavolo era una di queste.

A che età la pallavolo è diventata una professione?

Il mio motivo di vita trainante è sempre stato lo sport . La pallavolo è la mia vita e cerco di farla comunque coincidere anche con le mie altre passioni. Sono un atleta e cerco di dare spazio ai miei interessi, ed ho imparato tanto anche fuori dal campo. Mi sono dedicato più seriamente a questo sport quando sono andato via di casa a 18 anni e mi sono “buttato” per seguire il mio sogno. Attualmente gioco nella “Allianz Power Milano” da 4 anni.



Recentemente un grave infortunio ti ha bloccato per circa un anno. Come hai reagito ?

Era il quarto infortunio ma grazie alla mia esperienza sono riuscito a reagire. Non è stato facile perché è successo dopo una bellissima estate in Azzurro, ed ero in direzione per le Olimpiadi di Tokyo, che per “fortuna” poi sono saltate casa Covid-19. Sono sempre stato comunque molto indipendente e ho cercato di risollevarmi da solo. Mia mamma è stata un mito e mi ha assistito a Milano per diverso tempo al fine di sollevarmi. Quando sto male fatico a farmi vedere sofferente dalle persone che amo e cerco di coinvolgerle il meno possibile. Tuttavia amici stretti, famigliari e compagni di squadra mi hanno dato un grosso aiuto. Questo infortunio mi ha messo davanti ad un aspetto di grande affetto da parte dell’Italia in generale nei mei confronti.

Oltre ad essere uno sportivo ti sei lanciato anche nel mondo dell’editoria, pubblicando lo scorso anno un libro (lo steso giorno del tuo compleanno e dell’infortunio). Di cosa parla e a chi principalmente è rivolto?

La scrittura è sempre stato un buon strumento per esprimermi al meglio. Il progetto è nato perché ho iniziato a lavorare su me stesso con la psicologa dello sport Cecilia Morini, e mi sono reso conto di aver incontrato diverse problematiche e paletti che potevano essere molto comuni tra noi atleti e non solo. Un giorno le ho detto che sarebbe stato importante scrivere il nostro lavoro e la nostra esperienza su carta e cosi abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto che racconta i punti deboli e le fragilità che si nascondono in ognuno di noi. Il fulcro del libro riguarda l’accettazione di alcuni lati del nostro carattere attraverso i quali si diventa più forti. Io mi metto a nudo sperando che gli altri possano ritrovarsi nelle mie stesse fragilità. Il libro l’ho scritto assieme alla mia psicologa ma è tutto frutto del mio cuore e dei miei sentimenti, molto spontaneo e sincero, proprio perché arrivasse nella maniera più diretta e immediata ai lettori. Ed è così che arrivo a realizzare il mio elaborato “Io, il centrale e i pensieri laterali” con la casa editrice “Baldini+Castoldi”.

Sia lato sport che editoriale, ci sono altri progetti in vista per il futuro?

Lato sport mi piacerebbe continuare a giocare e tornare a vincere come una volta: al primo posto tra i miei sogni c’è quello di arrivare a Tokyo per le Olimpiadi. Fuori vorrei continuare a crescere con “Brododibecchi” (il mio Brand etico) con il quale faccio diverse collaborazioni legate alla solidarietà, al campo editoriale e alla moda etica.

I look in lana Merino di Luna Rossa Prada Pirelli per un guardaroba sportivo e cool

Tutto pronto per la 36^ edizione dell’America’s Cup presented by Prada. In occasione dell’evento alcuni look creati in esclusiva per il team Luna Rossa Prada Pirelli vengono resi disponibili al pubblico. Grande news per tutti gli appassionati del più antico trofeo velico al mondo che potranno acquistare ed indossare i prodotti della mini-collezione, disponibili dal 22 novembre presso selezionate boutique Prada, sull’e-commerce Prada.com e da Luna Rossa store, nel Villaggio America’s Cup di Auckland, in Nuova Zelanda – dove si svolgeranno le regate dal 6 al 21 marzo 2021.



Grazie alla partnership tecnica con The Woolmark Company, annunciata in occasione della 96° edizione di Pitti Uomo a Firenze, sono stati realizzati per la squadra diversi capi in lana Merino: tecnici, altamente performanti e sostenibili da usare durante tutte le attività, dall’allenamento alla gara. Con l’impiego delle tecnologie più innovative la fibra, naturale ed ecologica, risulta essere ideale e confortevole per affrontare ogni tipo di sfida in mare. Tre i prodotti disponibili per tutti coloro che vogliono provare l’emozione di indossare sulla propria pelle parte dell’uniforme del Team Luna Rossa.



La giacca, composta per il 54% da lana Merino australiana, gode di un tessuto traspirante e termoregolante, insieme ad una speciale membrana impermeabile resistente fino ad 11 colonne d’acqua. La polo a mezze maniche è realizzata al 100% in lana Merino: morbida, facilmente lavabile in lavatrice, soffice ed incredibilmente adatta sia durante l’estate che sotto maglioni e felpe, nelle stagioni più fredde. Presente anche la T-Shirt, casual e adatta ad ogni occasione, contenente il 36% di lana Merino. Un capo versatile da mettere anche sotto un blazer scuro o con un jeans.

“L’abbigliamento che utilizziamo durante le nostre attività è fondamentale: i capi che indossiamo devono essere isotermici, elastici, traspiranti e possibilmente impermeabili. Ho scoperto sulla mia pelle che la lana Merino è tutto questo. È una fibra davvero performante, oltre ad essere sostenibile e biodegradabile. Devo ammettere che le nostre nuove uniformi sono state una magnifica sorpresa e riescono a farci star bene sia nel fisico che nello spirito” – Queste le parole di Max Sirena, Team Director e Skipper di Luna Rossa Prada Pirelli, intervistato da noi nel mese di settembre e soddisfatto della collaborazione con l’autorità globale della lana Merino che accompagna la squadra in questo viaggio.

Alimentazione e workout: come restare in forma durante il lockdown

Il covid-19 continua a stravolgere la nostra quotidianità, comprese le routine legate a sport e salute. Oggi all’avvicinarsi di un possibile nuovo blocco possiamo non farci cogliere alla sprovvista e mettere tra le priorità il benessere. Ecco alcuni brevi ed efficaci consigli per una sana e gustosa alimentazione abbinata ad un allenamento smart e dinamico. 

Un’alimentazione senza privazioni aiuta a mantenere alto il buon umore : pancakes e lasagne proteiche

In questo periodo la nostra mente è già proiettata in una realtà proibizionista a causa del virus: perché togliere anche i cibi che si amano? Se mangiati a giuste dosi infatti, anche alimenti ricchi di zuccheri e grassi diventano funzionali al nostro metabolismo: basta non esagerare. Il segreto è riuscire a distribuirli in maniera omogenea durante l’arco della giornata. Brioches al cioccolato al mattino o alla sera; pasta a pranzo o a cena. Anche l’utilizzo dei condimenti come olio e aceto non deve essere negato se usato con parsimonia. Esistono delle micro bilance adatte a pesare ogni singolo grammo permettendoci di evitare eccessi. Un’altra chiave in cucina è legata alla rivisitazione dei piatti: i dolci più tradizionalmente “pesanti” possono essere interpretati con ricette light e proteiche, come ad esempio i pancake. Oltre ai classici con marmellata e nutella, questi dolci si possono preparare mettendo alla base ingredienti sani e genuini quali albume, latte di mandorle, proteine, yogurt greco e frutti rossi. Le proteine (che si possono tranquillamente acquistare online) sostituiscono la farina e il risultato finale ha lo stesso sapore del dolce tradizionale ma senza appesantire. Un altro esempio calzante è quello delle “protein lasagne”. Il tipico piatto bolognese può essere integrato sostituendo i classici ingredienti con sfoglia proteica integrale (si può ordinare facilmente anche online), ragù di pollo, pomodoro bio, olio di cocco e besciamelle di soia. 



Un work-out smart ed efficace: Il programma Revolution di Virgin Active

Una sana alimentazione non basta: il costante allenamento diventa un must, soprattutto ora. Il lock- down ha solo accelerato una trasformazione che era già in atto e che rispondeva all’esigenza di un workout fruibile in qualsiasi momento. Se si è lontani dal club per lavoro, oppure a casa in smartworking, a causa degli spazi ridotti e dell’assenza di attrezzi, allenarsi tra le mura domestiche può risultare meno agevole. Se però ci procuriamo due manubri (scomponibili), elastici (di diverse intensità), una sbarra per trazioni e cavigliere, avremo a disposizione una piccola palestra (per i più esperti si può anche acquistare un “giubbotto” del peso di 15 chili). 



Se però l’attrezzatura non è sufficiente, perché soprattutto da casa quella che spesso manca è la motivazione ecco che entra in gioco il ruolo fondamentale del trainer che deve spronare gli allievi a tenersi in forma. E’ il caso di Virgin Active. Da sempre leader nel settore del fitness, durante il lock down ha reso disponibili sia per i clienti che per tutti gli utenti sui canali social dell’azienda l’esperienza di allenamento digitale “Revolution” per permettere a tutti di continuare – o di cominciare – ad allenarsi. L’offerta digitale dà la possibilità di fare attività fisica esattamente come al club ma da remoto, mantenendo quel legame con la nostra community fitness. Sette categorie di allenamento a scelta fra Cycle, Running, Grid, Recovery, Strength, Yoga e Pilates e la professionalità dei trainer. 

Ed è cosi che un costante allenamento (anche semplicemente 30 minuti al giorno) abbinato a qualche trucco ai fornelli ci permetterà di mantenere la linea in un periodo di sedentarietà forzata.

La lana di Woolmark per il Luna Rossa Prada Pirelli Team

Le tante facce della lana, calda per combattere il freddo in arrivo e altamente performante per il mondo dello sport, ora pronta alla conquista dei mari. 

The Woolmark Company, autorità globale della lana Merino australiana, è da oltre un anno partner del team Luna Rossa Prada Pirelli, impegnata nella creazione di capi tecnici in lana dalle tecnologie più innovative per supportare al meglio le sfide del gruppo verso la 36^ America’s Cup presented by PRADA, celebre competizione velica internazionale. 

La divisa realizzata, dalla giacca impermeabile a quella soft shell e dalle polo all’intimo, è isotermica, elastica, traspirante ed impermeabile. Ogni pezzo nasce da tante ore di lavoro, più sperimentazioni e numerosi test per un risultato finale a dir poco impeccabile, che permette di affrontare viaggi anche a 50 nodi. 

Si parla di sostenibilità, performance e moda etica nell’interessante talk a tre voci, Sustainable Performance, disponibile sulla piattaforma digitale di Pitti Immagini Uomo (https://uomo.pittimmagine.com/it/news/talk-sustainable-performance-ortensi-napoleone-sirena) che vede presenti Max Sirena – Skipper e Team Director di Luna Rossa Prada Pirelli – Raffaello Napoleone – CEO della manifestazione fiorentina – e Carlo Ortenzi – Fashion Director di Sportweek. 

Usata in tutte le attività del gruppo, da quelle offshore, all’allenamento fino alla gara, la lana Merino è il miglior materiale utilizzabile per il suo essere biodegradabile, riciclabile e non inquinante. La scelta della fibra 100% naturale è, inoltre, un’importante decisione di responsabilità sociale d’impresa in un mondo che, da anni a questa parte, cerca di puntare sempre più in alto in termini di sostenibilità. Componente ormai essenziale dell’uniforme del team, la lana australiana offre una soluzione a ridotto impatto ambientale e permette a Woolmark di arricchire ancor di più la sua vasta rete di collaborazioni internazionali legandosi ad un settore sportivo d’eccellenza. 

L’ente di certificazione internazionale Allergy Standards Limited (ASL) ha riconosciuto ufficialmente i prodotti per la biancheria da letto in lana Merino come asma e allergy friendly, salutari per la pelle specialmente per le persone con l’epidermide più sensibile.

Abbiamo intervistato per voi Max Sirena, che ci ha raccontato la tanta passione e determinazione per il suo lavoro con uno sguardo sempre volto verso un mondo più verde. 



L’utilizzo della lana Merino nelle uniformi del team Luna Rossa Prada Pirelli ha segnato una svolta tecnica incredibile. Ci racconti di come hai vissuto i tuoi momenti più difficili in navigazione senza la tecnologia presente nei nuovi capi?

La realtà è che l’abbigliamento per noi è sinonimo di performance, e lo stesso vale per la barca e gli altri componenti della barca. Per questo motivo anche nell’abbigliamento abbiamo fatto tanto sviluppo, grazie alla collaborazione del R&D di The Woolmark Company e Prada. Questo ci ha permesso, dopo varie ore di laboratorio e in navigazione, di sviluppare un prodotto tecnico di altissimo livello.

Poter avere dei capi con materiale naturale ad alte prestazioni è il massimo che si possa chiedere, per due motivi fondamentali: “enviroment” e “feeling” sulla pelle.

Parliamo di sostenibilità, tematica a te molto a cuore. Cosa ti spaventa e cosa ti rasserena pensando al futuro? Quanto, a tuo avviso, c’è ancora da fare in questo campo?

C’è tantissimo da fare. Se vogliamo trovare un lato positivo, è che il problema siamo noi, quindi possiamo essere anche la soluzione. Il problema è culturale; credo che negli anni ognuno di noi abbia perso di vista gli effetti del nostro modo di vivere sull’ambiente. Siamo distratti da tante cose futili, di apparenza, e questo toglie la nostra attenzione da quello che stiamo causando al nostro pianeta. Non c’è un pianeta B dove andare. È fondamentale iniziare a capire che, solo con il nostro atteggiamento, possiamo cambiare le cose. Siamo privilegiati, viviamo gran parte della nostra vita in mare ed è fondamentale per noi tutelare il nostro ambiente di lavoro. C’è molto da fare da parte di tutti e siamo indispensabili per riuscire in quello che è il problema più importante oggi, l’inquinamento. Con The Woolmark Company e altre aziende, tra cui Prada, stiamo facendo tanto per sensibilizzare il pubblico, ma per primi noi stessi. L’utilizzo di materiali naturali o riciclabili è il primo passo per il nostro futuro.

Oltre che skipper, sei anche Team Director di Luna Rossa Prada Pirelli. Che tipo di leader sei? 

Questo dovremmo chiederlo a chi lavora con me! Detto questo, non sono uno che urla ma, al contrario, cerco di ascoltare tutti per capire quali sono le cose da migliorare. Ovviamente in un gruppo così grande, che punta alla conquista del trofeo sportivo più antico al mondo, dove la tecnologia è padrona, a volte si deve essere fermi e decisi e a volte una mia decisione può non essere condivisa da tutti, ma questo fa parte del mio ruolo. Per me la rock star è il Team stesso, vale a dire tutti i membri, dal primo all’ultimo: vinciamo o perdiamo insieme. Per questo motivo è fondamentale poter contare sull’aiuto del tuo collega. Ognuno di noi è leader per gli altri, la motivazione deve essere alta per tutti e per questo molto del mio tempo lo passo a parlare con i team member, soprattutto per far capire quanto siamo privilegiati a fare il lavoro che amiamo.

Cosa ti aspetti dal match della 36° America’s Cup presented by Prada?

Quando abbiamo lanciato la sfida, siamo partiti con l’idea di provare a scrivere un capitolo importante nella storia della Coppa America e dello sport italiano. Io e tutto il Team vogliamo una sola cosa. Detto questo, ci sono anche gli altri team che vogliono ottenere il nostro stesso risultato, perchiò i prossimi 6 mesi saranno “full on” e dovremo spingere al massimo per poter bere dalla famosa “brocca d’argento”!

Sei un grande amante del mare. Possiamo definirlo come la tua seconda casa? Cosa ti manca di più della Terra quando sei in navigazione? Di cosa non senti, invece, la mancanza? 

Il mare è l’ambiente dove mi sento più a mio agio, più che a terra! Quando ho la possibilità di navigare con la mia famiglia è ogni giorno un’esperienza nuova: i colori e il vento sono sempre diversi. Ogni volta è come se un pittore facesse un quadro diverso guardando lo stesso paesaggio. Il mare ti permette di stare di più con te stesso, insegna a conoscerti meglio, ti dà i tempi che a terra non riusciresti ad avere, è una buona cura per la mente e un’ottima scuola di vita per i figli.

Il percorso di Giorgio Avola, campione olimpico di scherma

Per il campione olimpico di scherma Giorgio Avola (nato a Modica l’8 maggio 1989) non si smette mai d’imparare. Lui è uno degli atleti italiani più medagliati nella scherma e studente di economia alla LUISS. Sport e studio del resto sono due vere palestre integrate nel suo programma quotidiano che gli ha portato nel tempo diverse soddisfazioni, frutto anche di tanti di sacrifici, come ci racconta lui stesso nella nostra intervista.


Foto: Roberto Chiovitti @robertochiovittiphotography
Abito: Boggi
Location: Centro di preparazione olimpica Giulio Onesti Roma


Come hai vissuto il periodo di lockdown e come il tuo allenamento ne ha risentito?

Il lockdown è stato segnato certamente dalla presa di coscienza del rinvio delle Olimpiadi.  Avevamo molta voglia di iniziare e quindi è stata una grande delusione dover mollare tutto. Tuttavia, non ci ho messo molto a trovare un nuovo equilibrio. Sono stato a casa in Sicilia dove ho continuato ad allenarmi normalmente. Inoltre, sono riuscito a dedicarmi anche allo studio. (Giorgio è iscritto alla facoltà di Economia alla LUISS di Roma ndr).

Qual è stato il tuo primo approccio alla scherma?

Ho iniziato a praticare questo sport sin da piccolo, all’età di 5 anni e ho capito sin da subito che era la mia disciplina. All’inizio è partito tutto da mia mamma che ha sempre amato la scherma e desiderava che diventasse per me una palestra di vita con i suoi valori importanti, oltre all’eleganza e allo stile. Così, dopo le Olimpiadi di Atlanta 96 decise di iscrivermi. 

La tua giornata tipo quando prepari una competizione?

Praticando una disciplina a livello agonistico, svolgo 11-12 allenamenti alla settimana, con doppio turno giornaliero. Uno al mattino presto, di preparazione atletica, e uno di scherma alle 18.30. Durante la giornata mi dedico invece allo studio e a seguire le lezioni. Questo mi porta a sacrificare molto amicizie e uscite serali, ma non mi pesa perché in questo momento preferisco investire solo su me stesso.

Una vittoria importante e una sconfitta particolarmente dolorosa?

È una domanda difficile, la vittoria dura poco e forse ricordo meglio le sconfitte.  Tra le vittorie, sicuramente l’oro Olimpico al fioretto maschile nel 2012 a Londra. Quanto alle sconfitte, l’Olimpiade di Rio dove ho perso la medaglia a causa di una stoccata finale, anche se comunque è stato un momento molto importante, perché è lì che ho deciso di riprendere l’università, una sconfitta positiva che mi ha dato uno stimolo nuovo.

Che rapporto hai con il tuo maestro Eugenio Migliore?

Ho un rapporto molto forte con il mio maestro, maturato sin da quando sono piccolo (ci alleniamo insieme da 25 anni), basato su grande fiducia sulla pedana e amicizia al di fuori. Tra di noi c’è un linguaggio tutto nostro, fatto anche di molti silenzi. Siamo in grado di capirci senza necessariamente aver bisogno di parlare. 

Oltre alla scherma hai anche una passione per la musica e la chitarra..

Purtroppo non ho molto tempo da dedicare alla chitarra e alla musica. Tramite quest’ultima riesco ad esprimere lati del carattere che con la scherma non riesco a tirare fuori, una sensibilità insolita rispetto a quando gareggio, che però fa parte di me.  Prima di una gara mi carico ascoltando alternative indie rock o hindie pop perché mi serve ritmo. Dopo la competizione magari un blues o qualcosa di rilassante.

Il tuo rapporto con la moda?

La moda è un altro modo per esprimere un lato della mia personalità e mi piace molto. Sono affiancato da Boggi Milano da molti anni. Sono molto metodico nella scelta dei look, a volte scelgo il giorno prima quello per il giorno dopo. Mi piacciono in generale look basici come i total black ma non voglio mai scadere nella banalità, quindi inserisco sempre un pezzo che possa colpire o che risulti originale.

Come utilizzi i social?

Mi piace comunicare quando ho qualcosa di vero da dire. Quindi vado a momenti, vivo i social come un’opportunità e non un dovere.

Quali sono i tuoi progetti futuri, dove sarai tra 5 anni?

Il primo progetto è la laurea, mentre tra 5 anni mi vedo a fare qualcosa che mi renda felice, che mi permetta di svegliarmi con grinta al mattino e affrontare la giornata. Mi auguro di poter gareggiare alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021, ma non voglio affrontare l’argomento fino a che non ne avremo la certezza.

Addominali: come allenarli senza attrezzi

La pancia piatta e l’addome scolpito sono da sempre considerati simbolo di bellezza nella nostra cultura estetica. Mantenersi in forma è importante non solo per il nostro aspetto fisico, ma soprattutto per far sì che il nostro organismo funzione al meglio delle sue possibilità, garantendoci energia e benessere psicologico.  Per questo prima di darvi qualche consiglio sull’allenamento degli addominali è importante ricordare che la cosa più importante è seguire uno stile di vita sano, con un’alimentazione bilanciata.

Sfatiamo un mito

Iniziamo sfatando un mito: non esistono addominali alti e bassi, ma solo addome e obliqui. Questo perché il muscolo addominale è unico, dunque le sue fibre si contraggono tutte quando viene sollecitato al movimento e allo sforzo. Ne consegue che con qualunque esercizio si allena tutto l’addome e non solo la parte alta o bassa.

Allenare senza attrezzi gli addominali

Vediamo qualche semplice esercizio da poter eseguire senza attrezzi. Provate a ripetere ogni movimento per 20 secondi alla massima velocità per poi fermarvi per 10 secondi. Le sessioni possono essere ripetute più volte, a seconda del livello di allenamento, magari potreste provare ad aggiungere una ripetizione in più alla settimana.  

Crunch

Sdraiatevi a terra e poggiate i piedi lasciando le ginocchia verso l’alto, oppure, per rendere l’esercizio più intenso, alzate le gambe verso l’alto (le ginocchia possono essere stese o piegate). Posizionate le mani dietro la nuca, e senza sforzare sul collo portate il petto verso le ginocchia contraendo l’addome. Fate in modo che la parte superiore del corpo venga trainata dall’addome, senza sforzare sul collo: può aiutarvi guardare un punto fisso che vi faccia tenere il collo che punta leggermente verso l’alto.

Crunch obbliqui

La variante per gli obbliqui del classico crunch prevede una mano sulla nuca e un braccio lungo il corpo. Le gambe sono, in maniera opposta alle braccia, piegate una con i piedi a terra e l’altra che con la caviglia poggia sul ginocchio della gamba a terra. Allo stesso modo del crunch classico, ci si deve sollevare contraendo l’addome e senza sforzare il collo. Il gomito del braccio che tocca la nuca deve dirigersi verso il ginocchio la cui caviglia è poggiata sul ginocchio di quella a terra.

Sit up

Anche questo esercizio è molto semplice da realizzare, basterà stendervi a terra con le gambe divaricate e sollevare il busto, aiutandosi con le braccia stese verso il soffitto quando si è in posizione supina. Le gambe restano stese a terra, l’addome sforza per portare il corpo in posizione seduta.

Crunch inversi

Sdraiatevi a terra e sollevate le gambe lasciando le braccia lungo il corpo. Sollevando i glutei portate il più possibile le ginocchia verso il petto e poi tornate indietro mantenendo i movimenti lenti e controllati, evitando di dondolare. 

Potete provare anche a fermarvi con i glutei alzati e sollevare leggermente il busto restando nella posizione per qualche secondo, facendo dei respiri lunghi.

Plank

Questo esercizio apparentemente facile allena moltissime parti del corpo, compresi gli addominali. La variante semplificata prevede la possibilità di poggiare a terra le ginocchia. Si poggiano i gomiti a terra, le scapole spingono verso il basso, il bacino non deve sporgere verso l’alto ma retrovergere verso l’addome. Mantenere tesi i muscoli dell’addome, delle braccia e i glutei e resistere il più possibile.

Se ci si sposta lateralmente restando con un solo braccio a terra e spostando il corpo verso destra (e poi ripetendo verso sinistra) il plank lavorerà sugli addominali obliqui.

Surf: 2 surfisti uomini più famosi al mondo

Il mondo del surf è bellissimo mare e sole per chi lo vede da fuori e tanta adrenalina nel cavalcare onde che solo a vederle possono fare paura a un comune mortale.

Alcuni surfisti hanno dedicato tutta la loro vita a questo sport e sono riusciti a malapena a raggiungere una posizione considerevole in termini di competizione, mentre alcuni di loro riescono ad essere tra i migliori surfisti del mondo.

In ogni generazione, c’è un surfista professionista il cui nome si può riconoscere, anche se si è appena entrati nel mondo del surf.

Vuoi saperne di più sui migliori surfisti del mondo? Ecco la lista dei maggiori surfisti al mondo

I 2 surfisti uomini più famosi

Le pubblicazioni sportive e i siti ufficiali della Surf League ogni anno pubblicano la classifica dei surfisti più bravi al mondo e le loro storie fra queste vi segnaliamo i due più famosi che sono:

Robert Kelly Slater

Iniziamo con uno degli “idoli del surf”: Robert Kelly Slater. Forse lo riconosci semplicemente con il suo cognome (Slater) o con il soprannome di “Slats”, è il surfista che ha vinto più campionati del mondo.

È nato negli Stati Uniti ed è una delle leggende più emblematiche del surf.  Slater ha vinto il campionato del mondo più di 11 volte, conquistando il posto di CAMPIONE ASP consecutivamente fino a 5 volte negli anni ’90. Inoltre, ha vinto 6 titoli della Eastern Surfing Association e 4 titoli nazionali negli Stati Uniti prima di qualificarsi come surfista professionista.

Gabriel Medina

Gabriele Medina è una sorpresa per la nuova generazione di professionisti del surf. Come molti dei surfisti più importanti, ha iniziato la sua pratica all’età di 9 anni e a 11 anni ha vinto il suo primo titolo nazionale brasiliano. Ora è il campione del Volom U-14, Quiksilver King of Groms, Rip Curl Grom Search e il tre volte campione Paulista.

Nel 2011 è entrato in quella che chiamano l’elite del world surf (ASP World Tour) nel 2011 a soli 17 anni.

Questo surfista professionista è stato campione del mondo nel 2014 eliminando rapidamente i suoi concorrenti e nel 2018 ripetendo l’impresa con le manovre di surf più rare e difficili come il back flip.

Gabriel Medina è anche il surfista che ha guidato la classifica mondiale per il periodo più lungo nella storia del surf, oltre ad essere stato il primo brasiliano a vincere la tappa nella Gold Coast in Australia.

Marco Bozzato, dal palcoscenico alle passerelle

Ballerino, modello e cittadino del mondo. Si è formato a La Scala di Milano e all’English National Ballet School di Londra. Marco Bozzato ha tutte le carte in regola per un futuro di successo e in questa intervista ci racconta quanto il vivere nuove esperienze sia indispensabile per capire bene chi si è veramente, cosa si può fare e fino a che punto ci si può spingere.

@marcbozz


Credits: Foto di Dmitry Maximov

Quando hai capito che il balletto era la tua passione? 

Non c’è stato un momento in cui è scattato qualcosa e ho capito che la danza era la mia passione, è sempre stata parte della mia vita da quando ho iniziato a quattro anni ed è stata una cosa graduale e inconscia. Quando ho iniziato a maturare mi sono reso conto di quanto realmente mi piacesse quello che già stavo facendo e così è andata.


Credits: Foto di Dmitry Maximov

Qual è il tuo più grande ricordo del balletto?

Uno dei miei più bei ricordi è sicuramente quello del mio primo spettacolo a San Pietroburgo. 

Dopo vari problemi burocratici legati al visto, ero finalmente libero di poter andare in scena e così ho fatto il mio primo spettacolo e ho avuto il mio primo ruolo da solista con il Teatro Mariinsky.

Un altro ricordo speciale è sicuramente quando ho avuto l’onore di ballare un pezzo di passo a due con una delle mia ballerine preferite, Alina Somova.


Credits: Foto di Ksenia Kirsanova

Ti sei mai sentito come se volessi rinunciare? Cosa ti ha aiutato a superarlo?

Capita spesso di scherzarci ma non ho mai pensato di lasciare la danza seriamente, perché anche nei momenti più brutti è il modo in cui io riesco a sfogarmi, liberarmi e sentirmi leggero, prova a chiederlo a qualsiasi ballerino, ballare è peggio di una droga.  

La sensazione che provo quando ballo – intendo quando ballo veramente con tutto me stesso – è qualcosa di troppo grande, potente e bello per poterci rinunciare.



Sei anche un modello, come hai iniziato questa carriera? 

Ho iniziato fare il modello subito dopo un infortunio che mi ha tenuto distante dalla sala di danza per quasi un anno. 

Dopo il diploma, mi ero rotto il legamento crociato – atterrando da un salto – poco dopo l’inizio del mio primo contratto di lavoro come professionista e sono dovuto tornare in Italia per operarmi. Sapendo che la riabilitazione sarebbe stata dura e molto lunga, la moda è una cosa che mi ha sempre affascinato e visto che mi sono guardato tutte le stagioni di America’s Next Top Model almeno quinci volte ho pensato di provare a realizzare anche questo mio sogno. 

Quindi appena ho ripreso a camminare dopo l’intervento mi sono messo in contatto con delle agenzie e così che D’Management ha deciso di rappresentarmi e affiancarmi un questo percorso.


Credits: Foto di Antonino Cafiero

La tua formazione da ballerino ti aiuta sul set fotografico?

Di sicuro la mia formazione mi permette di avere una consapevolezza e un controllo del mio corpo che chi non ha studiato danza classica per tanti anni non ha.

La difficoltà sta però nel prendere tutta la disciplina e il controllo insegnatami e trasformarli in scioltezza e naturalezza quando sono sul set.


Credits: Foto di Anastasia Senikova

Ci sono delle esperienze che ricordi con particolare piacere?

Una delle mie esperienze preferite – come modello – è di sicuro quella che ho fatto per Vogue e l’hotel St Regis a Roma l’anno scorso, aggiungerei anche la campagna che ho scattato e girato sui tetti di Parigi per Alphatauri. 

Oppure un’altra esperienza memorabile è stato il mio primo fashion show a San Pietroburgo per DLT. Sono state cose totalmente diverse tra loro ma tutte divertenti, appaganti e ragioni di crescita.


Credits: Foto di Daniel Estrada Gutierrez

Anche se siamo sicuri che non ci siano mai due giorni uguali, come è la tua “giornata tipica”?

In effetti è raro che io abbia giornate uguali nella mia vita ma in linea di massima la mia giornata tipica al momento inizia con la lezione di danza la mattina poi finita la lezione e fatto un po’ di stretching prendo il mio book e giro per Milano tra casting e shooting.


Credits: Foto di Diana Materukhina

Hai un account Instagram straordinario e un ottimo seguito, quali consigli potresti darci per distinguerci sui social?

Per quanto riguarda Instagram e i social media in generale io penso che il segreto sia quello di essere se stessi, di non copiare quello che fa il mondo ma di essere più possibile fedeli a quello che si è davvero, alla propria estetica e stile, ai propri gusti e ai propri pensieri. Oggigiorno la gente quando deve capire chi è una persona la prima cosa che fa è cercarla su Instagram, ai casting molto spesso ti chiedono il tuo nickname per vedere cosa, quanto e come pubblichi. Sinceramente anch’io sono il primo che appena mi arriva un lavoro vado a cercarmi ogni membro del team su Instagram così da farmi un’idea delle persone con cui lavorerò. Quindi quello a cui dobbiamo fare attenzione è proprio che l’impressione che il mondo ha di noi dai nostri profili social rappresenti al meglio quello che siamo davvero.


Credits: Foto di Diana Materukhina

Dove ti vedi nei prossimi cinque o dieci anni? 

Questa è una domanda molto difficile per me.

Io vivo tutto molto alla giornata e programmare il futuro non mi piace, anche se sinceramente tra cinque o dieci anni non mi immagino una vita molto diversa da quella che ho ora, a me piace la mia vita. Me la immagino migliorata, le mie carriere cresciute e io di sicuro più maturo, con occhi che vedono le cose diversamente, alla fine non si smette mai di imparare. Quindi per rispondere a questa domanda ti dico che mi immagino vivendo un update, un miglioramento, della mia vita attuale se così si può dire! 


Credits: Foto di Daniel Julia Orisha

Special thanks:

Marco Di Ciuccio – D’Management

Credits: Foto in evidenza di Emilio Tini

In forma con gli sportivi, tre profili fitness da seguire

La routine giornaliera di uno sportivo non è semplice. Per mantenere una forma fisica invidiabile servono allenamenti quotidiani, stretching, pesi, alimentazione equilibrata ma soprattutto costanza e determinazione. Tutto questo non esclude anche qualche piccolo sgarro, l’importante è non perdere di vista l’obiettivo e restare sempre in un corretto regime alimentare. Tre sportivi ci hanno raccontato le loro abitudini di allenamento, e, a giudicare dai loro profili social varrebbe la pena prendere un po’ di ispirazione! 


Nicola Cinelli (@nicola.cinelli.93.p.t)


Il suo segreto è il calisthenic, una disciplina associata al fitness che prevede il raggiungimento di abilità atletiche a corpo libero con il supporto di strutture come sbarre, parallele e anelli della ginnastica ed eventualmente di pesi usati come sovraccarico al proprio peso corporeo. Si raggiungono prestazioni atletiche di vario genere (forza, flessibilità, equilibrio) e l’incremento della massa muscolare.

“Pratico calisthenic da circa 5 anni e sono personal trainer da tre. Gli allenamenti variano dai 4 ai 6 a settimana e comprendono oltre alla pesistica moltissima resistenza e mobilità. L’alimentazione è normo calorica e di mantenimento”.


Aldo Londero (@aldolondero)

Modello, atleta Myprotein e online coach, pratica nuoto e arti marziali miste, uno sport da combattimento a contatto pieno il cui regolamento consente l’utilizzo di tutte le tecniche sportive delle arti marziali (muay thai, judo) e degli sport di combattimento (lotta libera, grappling, pugilato, kickboxing).

“Mi alleno complessivamente 6 volte a settimana. Per quanto riguarda il mio regime alimentare, non è sempre rigido, mi permetto ogni tanto qualche sgarro piacevole, ma a grandi linee seguo una dieta iper proteica.”


Lorenzo Pisano (@lorenzo.pisano1)


Come ex ginnasta della nazionale Lorenzo era abituato ad allenarsi tutti i giorni per una disciplina olimpica che prevede sei differenti specialità, corpo libero, cavallo con maniglie, anelli, volteggio, parallele, sbarra. 

“Ora vado in palestra regolarmente 6 volte a settimana e mi concedo un giorno di riposo. 
Per quanto riguarda l’alimentazione non seguo particolari diete. Evito il sale e il cibo fritto il più possibile e cerco di fare attenzione a mangiare sano, pur concedendomi qualche sgarro ogni tanto, come la pizza del sabato sera”.

Credits photo: Alan Pasotti

Orologi sportivi: i modelli per chi ama l’avventura

Sportivi, ultra tech e smart gli orologi di nuova generazione presentano tutte le caratteristiche per chi ama l’avventura ma non solo. Da quelli pensati per il mondo nautico , e alle avventure sottomarine , fino agli sport outdoor con tanto di misuratori che indicano la qualità delle prestazioni. Ecco le proposte dalle maison per l’uomo che ama lo sport e non rinuncia ai vezzi di stile.

GARMIN QUATIX 6

Stile nautico, e raffinata tecnologia nella creazione di modelli all’avanguardia, Garmin lancia il modello Quatix 6. In grado di collegarsi in modalità wireless ai chartplotter, che mostrano i dati dell’imbarcazione direttamente sull’orologio. Uno sportwatch perfetto per la barca ma anche abbinato al daily wear urbano. 

Il nuovo Garmin incarna l’identità dell’uomo al passo con la tecnologia e lo stile: oltre a ricevere messaggi, email , messaggi di testo e notifiche, consente di effettuare pagamenti contactless, ascoltare musica con cuffie Bluetooth ed è dotato di funzioni legate al fitness e allo sport. Cassa da 47 mm, display a colori con retroilluminazione a LED. 

Due le versioni del Quatix 6: una con cassa in polimero rinforzato, lunetta e fondello  in acciaio satinato e l’altra Titanium in cui fondello e lunetta sono in titanio. I  bracciali sono entrambi sostiuibili in modo rapido grazie alla tecnologia Quick Fit e il vetro Corning Gorilla per il modello quatix 6 e in zaffiro per il Titanium. 

Entrambi dispongono di funzionalità per chi esplora il mondo della nautica come: velocità, profondità, comando dell’autopilota ed è possibile anche rimanere sempre connessi per far sapere in ogni istante dove ci si trovi in tempo reale. Perfetto anche per le richieste di soccorso. 

Tra le opzioni disponibili anche quelle che fanno da misuratore sulle attività di fitness d sul livello di saturazione di ossigeno nel sangue grazie a funzioni multisport. 

SEIKO PROSPEX 

Ispirati al misterioso mondo del mare di notte e realizzati totalmente con un aspetto “black” i nuovi orologi subacquei della linea Prospex, in edizione limitata , sono perfetti per coloro che amano lo stile senza rinunciare alla funzionalità. 

Dal blu notte, al nero corvino, le tonalità si ispirano al carattere cangiante del mare dopo il tramonto, affascinante e seduttore, per l’uomo che ama le immersioni notturne e il mondo Marino visto con gli occhi della notte. 

La cassa, interamente nera, il quadrante con accenti Rossi è una impermeabilità fini a 300 metri ma c’è di più: data l’impossibilità di percepire le colorazioni più chiare a causa della poca luce sott’acqua, la lancetta dei secondi e l’indicazione “300m” rossa scompaiono negli abissi, per dare spazio a elementi necessari a quelle quote. 

Il vetro è in zaffiro antiriflesso, la lunetta in ceramica nera per favorire l’elevata leggibilità sott’acqua. 

Tra i modelli “diver” ne derivano due che combinano praticità e design:  cassa d’ acciaio con rivestimento IP nero , con design iconico, soprannominato “Sumo”, presenta delle lancetta arancioni che permettono di essere viste anche con scarse condizioni di visibilità. Entrambi resistenti all’acqua fino a 200 mt. 

POLAR

Ideale per gli sport “outdoor” ,grazie alla sua leggerezza e alla sua particolare resistenza della batteria. Ma c’è di più , questo orologio “multisport” si presenta con un design robusto e leggero: il Polar Grit X supera i test di resistenza US military- grade  con 40 ore di autonomia. 

Inoltre dispone di un sistema di rivelazione della frequenza cardiaca dal polso, il Polar Precision Prime.

Tre le novità del nuovo modello di casa Polar c’è anche la funzione Hill Splitter che permette di regolare l’intensità su percorsi con inclinazione variabile, riconoscendo in automatico tratti in salita e discesa, così da migliorare le prestazioni grazie alla conoscenza dell’analisi effettuata su ogni pendenza. 

È possibile anche creare un corretto piano di integrazione e idratazione durante il percorso sportivo grazie a un sistema che consente il riepilogo di consumo di calorie effettive, il FuelWise. Possibile anche consultar le previsioni meteo e dettagli atmosferici. Queste sono solo alcune funzioni del complesso ventaglio di possibilità che Polar offre agli amanti dello sport come: misurare la potenza di corsa, analizzare il carico di lavoro, analizzare il dettaglio del sonno. 

#iorestoacasa

In questa nuova fase in cui essere uniti significa stare lontani, tutti le nostre abitudini, la nostra routine assumono una forma completamente diversa, il nostro raggio d’azione è limitato e tutto assume un’accezione “smart”, per aggirare il problema.

Dallo smart working, alle infinite soluzioni online per rispondere a ogni esigenza, comprese quelle per mantenersi in forma e scaricare la tensione. Persino la scelta del nostro look prende la stessa direzione: il comfort fa da padrone, con una carica di energia grazie ai colori audaci di felpe e t-shirt, alternate da collezioni dal gusto più tradizionale per i più classici, per concludere con versioni luxury in seta e cotone o cashmere.

Adidas Originals
Re Hash
Fred Perry x Raf Simons
CP Company
Puma x RHUDE
Jacob Cohen
MOOSE KNUCKLES
Calvin Klein Perfomance
Iceberg X Family First
Youri Djorkaeff by ZILLI SPORT
Malo
ROSSIGNOL
Shoe
Marina Militare
Think Pink
Alviero Martini 1^Classe
Intimissimi Uomo
Berwich

Armarsi di positività e porsi nuovi obiettivi è la migliore strategia. L’esplosione dei tutorial e delle dirette rappresentano una reAzione propositiva basata sulla condivisione delle segnalazioni degli stessi utenti, è l’esempio di @italia_smart che sulla sua pagina di Instagram propone tutti i giorni più di una soluzione per approfondire le proprie conoscenze, mettere alla prova la propria creatività e allenarsi dal soggiorno di casa propria. Le classi yoga di Denise della Giacoma stanno spopolando https://denisedellagiacoma.com/ come le sessioni gratuite di pratica bioenergetica attraverso il canale youtube di Daniele Mauro Guainazzi https://www.youtube.com/channel/UCsexxAMyXie_dQVl9fqKhlg
praticabioenergetica.it
La palestra Tonic di Milano ha attivato una programmazione sportiva dal vivo in diretta Facebook visibile con un semplice click sul link  https://www.facebook.com/tonicfitness/ con 12 lezioni al giorno da 15 minuti ciascuna, da lunedì a venerdì.

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Diego Maradona di Asif Kapadia

Si chiude oggi Milano CalcioCity, il primo evento nazionale dedicato al racconto e al giocodelcalcio. Tra le storie che riguardano il nostro sport nazionale, proprio ieri si è discusso il film documentario del grande Diego Maradona, in un incontro tenuto da Pierluigi Pardo in cui sono intervenuti Ciro Ferrara, Massimo Mauro, Anna Maria Di Luca e Marco Bellinazzo. Proprio Ferrara e Massimo Mauro hanno giocato nel Napoli con una delle icone del calcio.

DIEGO MARADONA di Asif Kapadia, che nel 2016 con Amy, il documentario su Amy Winehouse, si è aggiudicato il Premio Oscar® per il miglior documentario, è stato distribuito nei cinema italiani solo il 23, 24, 25 settembre da Nexo Digital e Leone Film Group con la collaborazione dei media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it, Corriere dello Sport e Tuttosport, Rockol.it.

Il film narra la storia di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. DIEGO MARADONA è la storia di un ragazzino povero e senza istruzione cresciuto in una baraccopoli: la sua sorprendente eccellenza lo fa diventare una stella assoluta, elargendogli ricchezze incalcolabili, fama mondiale e status degno di una divinità. Tuttavia, gli mancano gli strumenti per gestire una celebrità simile. Ogni trionfo della sua vita sembra avere un esito disastroso – anche se di solito finisce per uscirne vincitore perché, come fa notare Kapadia: “È così sveglio e scaltro. Non importa quante volte fallisce, si rialza sempre e va avanti. Com’è possibile che una persona con le sue origini passi tutto quello che ha passato lui senza risentirne?”. Anche se Maradona subisce una serie di sconfitte, continua a combattere. “È un vero lottatore” prosegue Kapadia “e la sua è una storia che morivo dalla voglia di raccontare”. Diego Maradona è un’icona, un eroe latino, un uomo di cui moltissimi suoi compatrioti sono terribilmente orgogliosi. Affronta giganti europei, rovesciando potenze come la Juventus, il Milan e l’Inter con la sua eccellenza sportiva. A Napoli diventa simile a un semidio. “Eppure in qualche modo non riesce mai ad integrarsi del tutto”, dice Kapadia. “Ha tanta rabbia che si porta dentro e tutti i suoi problemi e le sue difficoltà derivano, credo, dal suo non essere preparato alla celebrità”.

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Ray-Ban celebra i 90 anni di Scuderia Ferrari

A pochi giorni dal Gran Premio di Monza ci troviamo con Ray-Ban ad un evento esclusivo nel flagship store di Milano. Non potevano mancare, ovviamente, i due piloti della Scuderia Ferrari: Charles Leclerc e Sebastian Vettel.

Gli ospiti hanno dunque potuto conoscere i due campioni e sfidarli virtualmente grazie al simulatore messo a disposizione per l’occasione, oltre che scoprire la nuova collezione Ray-Ban for Scuderia Ferrari che include uno speciale modello Aviator in edizione limitata. Quest’ultimo vanta lenti in cristallo placcate oro bianco 24K abbinate a una montatura canna di fucile con finiture spazzolate, una combinazione resa unica dallo storico scudetto di Scuderia Ferrari. Per rendere omaggio a questa speciale ricorrenza, ogni pezzo di questa Limited Edition si caratterizza per le incisioni sui finali d’asta rosso Ferrari e un certificato di autenticità.

La Core Collection comprende 7 diversi modelli, ognuno con caratteristiche differenti, ma accomunati dall’attenzione ai dettagli quasi ossessiva che Ray-Ban e Scuderia Ferrari dedicano ai propri prodotti per ottenere un connubio perfetto di unicità e accuratezza.

Materiali, colori e design aerodinamico sono un richiamo deciso alla casa automobilistica . I modelli della collezione riprendono infatti il rosso fiammeggiante Ferrari, il giallo Modena e ancora le finiture in metallo brillante e in gomma, emblema delle leggendarie auto da corsa, diventano i tratti distintivi della linea eyewear composta sia da modelli sole che da modelli vista.

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Charles Leclerc, la giovane stella Ferrari

Sa stare al suo posto, ascoltare gli ordini di scuderia e capire quando può essere necessario sacrificarsi, è giovane ed ha talento. Charles Leclerc è veloce, ma è anche composto, raffinato, elegante. Ha tratti fini ed occhi del colore del mare, quel mare dove ogni giorno si specchia il “glamour” del suo luogo d’origine: Monte Carlo.

Il ventunenne pilota di Formula 1 da questa stagione affianca il quattro volte iridato Sebastian Vettel in Ferrari. Era dai tempi di Ricardo Rodriguez, nel lontano ’61, che Maranello non investiva su un pilota così giovane. Una ventata d’aria fresca, indice della volontà dello storico team di rinnovarsi.

Tutti, colleghi inclusi, vedono in questo ragazzo un futuro promettente: in lui sono riposte fiducia, speranze, e il forte desiderio di riconquistare un titolo mondiale che manca da tempo.

Ad oggi, si può dire che la tuta rossa gli ha regalato gioie e dolori: in sei Gran Premi, ha ottenuto la sua prima pole in carriera, una vittoria sfumata e premiata con una coppa di bronzo, un quartetto di quinti posti e un ritiro, più amaro dell’amaro poiché arrivato proprio nella sua amata Monte Carlo. 

Tanto tranquillo e carismatico fuori dalla pista, quanto determinato guerriero dentro la sua monoposto, Charles ha sin da subito dimostrato impegno, velocità, determinazione, e un’ingenua audacia ai limiti della spericolatezza tipiche dei predestinati a diventare leggende. Chiunque, nella gara monegasca, ha rivisto romanticamente in lui un po’ del Gilles Villeneuve nell’ Olanda del ’79, in quel pazzo tentativo di fare metà pista su tre ruote pur di arrivare ai box e portare avanti la sua rimonta consapevole di avere il fondo totalmente danneggiato. Forse, per questo, l’aver compiuto solo 18 tornate sulle 78 previste è stato un po’ meno doloroso del normale. Nonostante tutto, è riuscito ad esibirsi in un paio di sorpassi spettacolari. 

Il Principato è il suo luogo del cuore: quando, da piccino, sentiva le auto da corsa passare sotto casa durante il Gran Premio, allungava il collo per cercare con lo sguardo quella di colore rosso. Perché, come ammette lui stesso, “La Ferrari è il sogno di tutti i piloti, anche di quelli che non lo dicono.”

Spinto dalla passione tramandata dal padre Hervè, inizia a correre a soli otto anni a Brignoles, il kartodromo gestito dal papà del compianto Jules Bianchi, suo fraterno amico. La prima volta sul kart è così elettrizzante, da non accorgersi di guidare senza casco. Quando la Scuderia Ferrari decide di inserirlo nella Ferrari Driver Academy gestendone la crescita sportiva nel 2016, Leclerc vede sempre più vicina la possibilità di entrare a far parte del grande Circus. Due anni più tardi, il volante in Alfa Romeo Sauber è suo. Dopo un inizio di stagione faticoso, Charles riporta alla luce le sue capacità con valide prestazioni e non passa inosservato.

Nel settembre del suo stesso anno d’esordio, Ferrari lo sceglie per il 2019 come sostituto di Kimi Raikkonen, l’ultimo “Imperatore rosso”.Per la prima volta dalla sua fondazione, la Ferrari Driver Academy riesce a portare un allievo in “prima squadra”, Charles, d’altronde, l’Italia ce l’ha proprio nel cuore. Non solo per le gare di kart, anche per Giada, la sua fidanzata di origini partenopee. 

Foto courtesy Charles Leclerc

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Filippo Bologni, un giovane Cavaliere con la sua storia

Filippo Bologni, giovane cavaliere, sette volte campione italiano, che è entrato a far parte ben due volte nel medagliere Europeo.
Fa parte del gruppo sportivo dei Carabinieri, e da quest’anno è anche testimonial per il brand più esclusivo e raffinato per tutti quelli che hanno la passione dell’equitazione: Sedik Milano.

Da quanto tempo pratichi equitazione?

Considerando il fatto che mio padre fa il cavaliere di mestiere, ed ha partecipato per due volte alle olimpiadi, posso tranquillamente dire che in mezzo ai cavalli ci sono nato e cresciuto. La prima gara l’ho fatta quando avevo otto, il mio destino era già scritto.

Fai parte di un’arma?

Si, sono oramai sette anni che appartengo al gruppo sportivo dei Carabinieri, per entrare ci sono dei bandi online, ma poi fondamentalmente l’arma sceglie lei in base al curriculum o ai risultati raggiunti dai giovani ragazzi promettenti, e li arruola direttamente.
Sicuramente è una questione di prestigio farne parte e poi a livello tecnico è un aiuto per la carriera. 

Quanto tempo dedichi al tuo cavallo?

Veramente tantissimo, calcolando che solo il lunedì ed il martedì sono a casa e mi alleno una media di cinque ore al giorno con più cavalli, in quanto non possiamo affaticare troppo l’animale per poter reggere poi il ritmo delle gare internazionali.
Invece dal mercoledì alla domenica siamo sempre in concorso in giro per l’Europa, infatti ora mi trovo a Saint Tropez, e la prossima settimana sarò in Polonia.
Ma alla fine della storia, son sempre sul cavallo.

Che rapporto hai con la moda?

Mi piace e mi interessa, infatti quando mi invitano sono sempre felice di andare a vedere una sfilata, però non mi ritengo un fashion victim.

Come avviene l’incontro con Sedik Milano?

Diciamo che la proprietaria e designer del brand mi conosceva sia di nome che di vista, in quanto essendo lei un’appassionata di equitazione ci siamo incontrati svariate volte.
Poi l’anno scorso in occasione della Fiera Cavalli di Verona abbiamo iniziato a parlare di una collaborazione, e dall’inizio del 2019 è diventata il mio main sponsor, con un’idea lungimirante per un percorso che possa durare nel tempo per poter crescere insieme professionalmente.
L’unione dello sport e della moda guidate dalla creatività di Sedik Milano, credo siano una coniugazione vincente.

Come ti senti ad essere testimonial di un brand cosi particolare?

Ovviamente per me è motivo di orgoglio anche perché ricoprire un ruolo così, con un brand di cui ero già precedentemente un estimatore, beh il vero lusso è anche questo.

Foto: Davide Musto

Stylist: Stefania Sciortino

Grooming: Antonio Bonfanti

Filippo veste Sedik Milano e SDK

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SHAPO LOVES SASHA: COME BORG & MCENROE

Un amico scrittore, bene informato sulle vicende di racchetta e palla gialla, sostiene che il tennis sia un continuo remake di sé stesso. Per chi lo gioca, a prescindere dal livello, ma anche per chi lo osserva studiandone l’evoluzione. In fondo l’imperativo di fine ‘800 “mandare la palla di là una volta in più dell’avversario” resta la più efficace tra le chiavi di successo. Lo sapevano Bjorn Borg e John McEnroe, con ogni probabilità più il primo del secondo, lo sanno Sasha Zverev e Denis Shapovalov, con la stessa probabilità più il tedesco del canadese. Il gioco è questo: verniciare di attualità i rivali più rivali degli anni ’80 per capire se le stelline next gen possono giocare a essere come loro quarant’anni dopo. Perché le cose che tornano, nel tennis come nella moda, hanno quel sapore ‘riposato’ che il giorno dopo piace anche di più. Lo sport si nutre di rivalità come queste, faccia a faccia che traggono beneficio dalla contrapposizione di stile. Per la serie che l’uno senza l’altro non sarebbe mai diventato ciò che è riuscito ad essere. E viceversa. Ghiaccio e fuoco, insomma, ma spesso con un cuore in mezzo. Come quelle magliette, decisamente molto yankee, con scritto “John loves Bjorn”. Non siete tipi da mercatini delle pulci? Tranquilli, il guizzo di un designer di Soho starà già pensando alla versione 2019: “Shapo loves Sasha”.

A questo punto del ragionamento scatta inevitabilmente il gioco del “trova le differenze”: Johnny Mac non è mai stato biondo come Shapovalov e Bjorn non è nato nella terra di Karl Lagerfeld come Zverev. Fin troppo evidente. Altrettanto facile mettere in evidenza quei punti di contatto che nota pure l’ultimo arrivato tra gli allievi della scuola tennis. Prendete il rovescio di “Iceman” Borg, togliete il legno della sua racchetta, sovrapponete il colpo del suo erede dai materiali moderni: esecuzione bimane 2.0. Fa anche più impressione studiare la volée mancina di “Superbrat” McEnroe e metterla a confronto con l’esecuzione di Shapovalov, nipotino tennistico cresciuto in Canada: “Ctrl-Alt-C” come la formula per copiare, “Ctrl-Alt-V” come la combinazione per incollare. Decisamente meno elementare, invece, scoprire che le prime volte di uno contro l’altro siano pressoché simmetriche: nel 1978 McEnroe batte Borg a Stoccolma (casa sua), nel 2017 Zverev fa fuori Shapovalov a Montreal (casa sua).

A proposito di icone di quel periodo, ricordate i CHiPs? Mitica serie televisiva anni ’80 con la coppia di poliziotti in motocicletta sulle maxi autostrade californiane. Ragazzini incollati alla tv, mamme pronte al rimprovero: “fai i compiti e spegni”. L’effetto di Zverev e Shapovalov nelle vite da adulti degli appassionati di tennis è paragobabile all’irruzione di giovani cloni dei tenenti Poncherello e Baker – da non confondere con Becker nel senso di Boris – con moto e uniformi sì aggiornate ma che innescano un vero e proprio colpo di scena revival. Quella sigla che torna, una smorzata che muore come una volta, le spalline nella giacca riproposte sul mercato. Tanto per spolverare le emozioni lasciate nella sacca da tennis giù in garage quel giorno di tanto tempo fa.

Si dice ‘diffidare delle imitazioni’ ma non è questo il caso. Sulla coppia “Sashovalov” – crasi fantasiosa di Sasha (Zverev) e Shapovalov –  è corretto fare affidamento. Sono loro i giovanotti forti forti pronti a prendersi il centro del palcoscenico. Il piccolo Borg (Zverev) l’ha già fatto chiudendo la stagione con il titolo di Maestro dei Maestri dopo aver messo insieme tre tornei categoria Masters1000 tra 2017 e 2018. “Mini Mac” (Shapovalov) – che scritto così fa venire in mente un hamburger per inappetenti – ha dimostrato di possedere la scintilla giusta – semifinalista più precoce della storia in un 1000 –  nonostante sia ancora un pezzo di strada indietro. Tant’è che nei due head to head – come dicono quelli che frequentano il sito ufficiale dell’Atp – Shapo non ha tolto nemmeno un set al tedesco col cognome da zar. L’anagrafe però gli offre una giustificazione ottima: sono due gli anni che lo dividono da Ice Sasha. E due giri di calendario a questa età hanno lo stesso peso di un’era geologica. Come quella trascorsa dalla mitica finale di Wimbledon 1980 chiusa 8-6 al quinto da Borg su McEnroe e poi raccontata in mille occasioni tra film e libri.

Qualcosa di non riproducibile. Eppure, non la prendano male i federeriani, non sarebbe niente male rivedere un tennista di fuoco (Shapovalov) e uno di ghiaccio (Zverev) giocarsi il titolo su quell’erba lì. Tanto per alimentare il lumicino della leggenda. Sui prati, invece, uno di fronte all’altro il canadian pallido e il tedesco con la catenina d’oro non si sono ancora trovati. Diciamola tutta: è un gioco di specchi sul quale soffia un sano narcisismo. Alexander – di cui Sasha è una sorta di diminutivo – e Denis – nome completo – sono super consapevoli di ricordare due miti pop della racchetta. Tant’è che la griffe che veste il tedesco non si è fatta scappare l’occasione di disegnare una linea vintage fatta di quelle righe orizzontali in campo bianco che hanno reso Borg icona totale pure di stile. Con un guizzo messo lì per marcare comunque una propria cifra: il calzino tirato su fino al ginocchio. Suggerimento di Pharrell Williams, sembra, musicista/stilista assiduo frequentatore di tribune tennistiche. Elementi che mischiati al suo tennis esplosivo e precoce hanno attirato sul fenomeno dinoccolato le attenzioni degli sponsor, dagli orologi alle auto passando per alcuni marchi di abbigliamento anche non sportivi.

Suit Z Zegna

Così Alexander, a proposito di rapidità, è entrato nella lista Forbes “30under30” già dallo scorso anno. I consulenti d’immagine del canadese, dall’altra parte della rete,  sembrano essere qualche passo indietro. Potrebbero ridurre il gap fotografando il loro prodigio nel bel mezzo di Times Square, magari, come quel James Dean della racchetta (McEnroe) in sneakers bianche e abbondante impermeabile scuro. Ribelle con una causa, anche giusta: ricordare che la volée basta toccarla e al resto pensa l’erba. La superficie che Shapo preferisce nonostante il Canada non pulluli di campi in erba. Il suo prossimo obiettivo è incontrare Federer e Djokovic, cosa mai successa. Con Nadal invece ha avuto modo di perdere ma anche di vincere: bilancio in parità. Proprio come Zverev con Roger e Nole, mentre Rafa lo ha sempre battuto.

Denis Shapovalov

Pronti a sfidare i classiconi con la forza delle tendenze che tornano: Sasha in abito gessato, Shapo in total denim. Giusto per sottrarre alla torta della ribalta una fetta di luce per volta. Missione possibile con quelle faccette pulite da primo piano stretto. Madre Russia, anzi madri russe: Irina quella di Zverev, Tessa quella di Shapovalov. I ragazzi dai capelli d’oro hanno una radice comune e parecchio quadrata. Insomma, la meglio gioventù che gioca a somigliare alla old gen  è una realtà parecchio presente.

Ma resti bene inteso: Borg e McEnroe rimangono Borg e McEnroe. Non tanto per Bjorn, più freddo, quanto per John. Lui potrebbe prenderla male: “io e Borg come questi giovanotti? You cannot be serious…”.

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FAIR PLAY NELLA SCHERMA: MARCO FICHERA

Classe 1993 e una vita dedicata alla scherma, Marco Fichera originario di Arcireale ha già collezionato una medaglia d’argento ai giochi olimpici di Rio De janeiro, un bronzo agli europei 2018 e il premio Fair Play 2018, conferito a chi ha saputo promuovere valori di lealtà e correttezza sportiva.
Un vero orgoglio all’italiana che promuove i principi sportivi di lealtà.

Total look: Brunello Cucinelli

Quando hai iniziato a praticare lo sport della scherma ?
L’inizio della mia attività è stato quasi del tutto casuale, il mio vicino di casa praticava scherma e da lì è iniziato il tutto. Avevo 7 anni e poco a poco è diventato un lavoro, sin dall’età di 14 anni ho iniziato a vincere, a 17 anni sono entrato in polizia nelle fiamme oro grazie alle quali ho avuto modo di trasformare la mia passione in un lavoro

A 22 anni hai vinto un argento alle olimpiadi di Rio e solo due anni dopo un bronzo agli europei, quale sarà il tuo prossimo traguardo?

I nostri cicli sono sempre in base alle olimpiadi, dopo Rio abbiamo iniziato subito a programmare le olimpiadi di Tokyo del 2020. Durante questi 4 anni ci sono appuntamenti che valgono comunque tanto, come gli europei o le qualifiche delle olimpiadi che si terranno a maggio.

Recentemente ti è stato assegnato il premio fair play e con ciò che è successo a Bogotà hai dato una splendida lezione di sportività ed eticità, ce ne vuoi parlare?

Noi facciamo uno sport in quale il punto valido è quello sul bersaglio. In quell’occasione stavo 2 a 1 contro l’avversario a 7 secondi dal finale, ho portato uno stoccata non sul bersaglio ma a terra e nessuno si era reso conto, neanche l’arbitro. Io però avevo la certezza di ciò che era successo e quindi l’ho accusata. Noi sportivi grazie alla nostra sensibilità riusciamo a renderci conto quando un punto non è andato a segno, e quindi ho insistito chiedendo la prova video perché ci sono altri valori che vanno aldilà del risultato, dalla vittoria e dal prestigio che ne consegue. Grazie alla moviola l’arbitro si è reso conto dell’errore. Ho perso la vittoria, ma ho vinto come persona.

E il tuo rapporto con la moda?
Io come tanti uomini ho un rapporto conflittuale con il vestirsi, ma se devo essere onesto negli ultimi anni mi è sempre più piaciuto ricercare look diversi e soprattutto essere a passo con i tempi. Ho avuto diverse esperienze con alcune aziende e ne sono contento perché la cura del look fa parte della cura della persona.

Dove ti vedi fra cinque anni?
Sto studiando scienze politiche e dopo la laurea voglio iscrivermi a giurisprudenza, faccio sport e ho diversi interessi. Non so dove sarò tra cinque anni, ma sicuramente sarò impegnato. Per esempio sono molto vicino al sociale con due associazioni importanti, l’associazione Francesca Rava si occupa di assistenza a ragazzi che vivono in situazioni disagiate all’estero e in Italia, con loro abbiamo dato un grande contributo per la realizzazione di alcune scuole colpite dal terremoto nella zona del centro Italia, mentre Aida aiuta i ragazzi con il disturbo dello spettro autistico.

Photographer: Alan Pasotti
Stylist: Stefano Guerrini
Stylist’s assistant: Vittoria Parola, Fabiana Guigli
Grooming: Fabiana Albanese
Thanks to Cristina Florence Galati

 

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LECLERC: GIOVANE STELLA FERRARI

Lo scorso 16 ottobre ha compiuto 21 anni. Composto, raffinato, elegante, con tratti fini e occhi del colore del mare sul quale ogni giorno si specchia il glamour del suo luogo d’origine: Monte Carlo. Lui è Charles Leclerc, il pilota di Formula 1 che dopo un straordinario campionato in Alfa Romeo Sauber affiancherà Sebastian Vettel in Ferrari nella stagione 2019. L’unico pilota più giovane di lui ad aver guidato la Rossa nel campionato mondiale è stato Ricardo Rodriguez, esordiente al Gran Premio d’Italia del ’61 a soli 19 anni. All’ annuncio dell’arrivo di Leclerc a Maranello non c’era persona che non ne parlasse fuori e dentro il paddock: in lui sono riposte fiducia, speranze, e il forte desiderio di riconquistare un titolo mondiale che manca da molto tempo.

Quando, da piccino, sentiva le auto da corsa passare sotto casa sua, allungava il collo per cercare con lo sguardo quella di colore rosso. Del resto, come ammette lui stesso, “La Ferrari è il sogno di tutti i piloti, anche quelli che non lo dicono.” Il ragazzo ha talento da vendere, gli addetti ai lavori conoscono bene la sua carriera. Spinto dalla passione tramandata dal padre Hervè, Charles a otto anni inizia a correre nel kartodromo di Brignoles. La sua prima volta sul kart è così elettrizzante, da non accorgersi di guidare senza casco. Il tracciato, è quello gestito dal papà di Jules Bianchi, suo fraterno amico. Nel 2015, Jules perde la vita in conseguenza di un grave incidente occorsogli in Formula 1 alcuni mesi prima, mentre il monegasco è alle prese con il campionato europeo di Formula 3. “L’ho conosciuto che ero un bambino”-ricorda Charles- “Bianchi è stato come un padrino per me, sento molto la sua mancanza. Ricordo bene ogni suo consiglio riguardo le gare, era un grande talento.”
Nonostante un backround economicamente benestante, le spese per sostenere la sua intera carriera da pilota non sono poche: per questo, a 14 anni entra a far parte della All Road Management (ARM), la compagnia di Nicolas Todt, figlio del presidente della FIA Jean, che ha lo scopo di finanziare e accompagnare giovani talenti nel complesso mondo del motorsport. Come una famiglia, l’ ARM segue Charles fino al suo arrivo alle monoposto nel 2014: un esordio in Formula Renault 2.0 e un passaggio in Formula 3 europea l’anno successivo.
Come tutte le carriere di un certo valore, anche quella di Leclerc ha una svolta importante. È il 2016, e la Scuderia Ferrari decide di inserirlo nella Ferrari Driver Academy gestendone la crescita sportiva: vince il titolo in GP3 al debutto e diventa collaudatore delle vetture di Maranello e della Haas. La Formula 2 del 2017 è un vero film dal titolo “Charles Leclerc show”. A tre gare dalla fine di un campionato segnato dalla perdita del suo amato padre, si laurea campione del mondo, conquistando il record di pole e vittorie stagionali.

Il volante in Alfa Romeo Sauber per il 2018 è suo, finalmente arriva il debutto nella massima serie che aveva tanto sognato. Una promozione resa possibile anche da alcune importanti manovre politiche. Il neo team principal della Sauber, Frederic Vasseur, blocca l’accordo per la fornitura di motori Honda e stringe un sodalizio con Sergio Marchionne, il Presidente della Ferrari che da tempo desiderava il ritorno del marchio Alfa Romeo in Formula 1.
Dopo un inizio di stagione faticoso, Charles riporta alla luce il suo talento con valide prestazioni, dalle quali emerge la grinta di un potenziale campione. Del suo primo Gran Premio, quello in Australia, racconta quanto sia stato assalito da un incredibile mix di emozioni: “Ho sempre sognato di diventare, un giorno, pilota di Formula 1. Trovarmi nella griglia di partenza di Melbourne tra tutti quei campioni è stata una delle sensazioni più belle della mia vita. Sì, ho avuto un inizio difficile, il momento peggiore credo di averlo vissuto in Cina, terzo appuntamento della stagione, per poi riprendermi la gara successiva, con il sesto posto di Baku. Quello è stato un risultato importante che mi ha motivato moltissimo.”
Nel settembre del suo anno d’esordio, Ferrari lo sceglie per il 2019. Andrà a sostituire  Kimi Raikkonen, l’ultimo Imperatore Rosso. Per la prima volta dalla sua fondazione, la Ferrari Driver Academy riesce a portare un allievo in “prima squadra”. Charles, d’altronde, l’Italia ce l’ha proprio nel cuore. Non solo per le gare di kart, anche per Giada, la sua fidanzata di origini partenopee.  Ironia della sorte, Leclerc segue quello che doveva essere il destino di Jules, indicato quale possibile successore di Kimi. Non è un’impresa semplice, le aspettative su questo ragazzo della Costa Azzurra sono alte, solo il tempo ci darà le risposte. Il giorno in cui è stata ufficializzata la notizia, Charles scrive, in un tweet, “i sogni si avverano”. E allora, che i sogni più belli diventino realtà.

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