Montevideo, la capitale dell’Uruguay tra surf, cibo e cultura

Montevideo, capitale dell’Uruguay, ospita quasi metà della popolazione dell’intero paese; una città colorata e dalle mille sfaccettature che si estende, da est a ovest, per ben 20 km. Il suo cuore urbano è occupato da Plaza de la Independencia, luogo che separa la parte antica da quella più moderna dello stato, con numerosi stili architettonici che lo circondano. Nella piazza si trova la statua del generale Artigas, considerato il padre della nazione. Oltre ad attrarre milioni di turisti ogni anno per le sue ricchezze storiche e culturali, la metropoli uruguaiana offre tantissime altre attività per gli amanti dello sport e della buona cucina.

Un viaggio esperienziale all’insegna del divertimento e delle prelibatezze gastronomiche

La capitale è famosa anzitutto per le sue splendide spiagge tropicali, affacciate sull’oceano Atlantico, che creano lo scenario perfetto per il kitesurf. Gli appassionati della tavola, infatti, trovano qui condizioni ideali per praticare questo sport, come il forte vento, le alte onde e l’acqua tiepida. Tantissime anche le scuole di kite a disposizione dei turisti in cerca di divertimento. Ma non è tutto, il surf e la vela assicurano uno svago altrettanto adrenalinico grazie alle imponenti onde, dovute all’incontro dell’oceano con il fiume Santa Lucía. Quest’ultimo, difatti, genera forti correnti. I più fortunati, inoltre, potranno ammirare i meravigliosi pappagalli verdi che volano lungo la costa. 

Montevideo è rinomata anche per la tradizione culinaria. Uno dei piatti tipici, a base di carne, è l’asado uruguaiano, uno speciale arrosto alla brace che può essere preparato alla parrilla (detta anche parrillada), alla cruz (con uno spiedo a forma di croce) o al chulengo, tecnica diffusa soprattutto nella regione della pampa. Il chivito è, invece, il celebre fast food dell’Uruguay; si tratta di un invitante panino ripieno di carne, formaggio, lattuga e prosciutto, condito con salsa alla maionese, olive e sottaceti. Vi è poi il Queso Colonia, formaggio a pasta gialla dalla consistenza semidura, ottenuto dal latte bovino. I palati dolci non possono non provare, infine, il postre chajá, un dessert a base di meringa e pan di spagna, decorato con panna, pesche e fragole.

Montevideo, una meta strategica per raggiungere le località limitrofe

Grazie alla sua collocazione strategica, Montevideo permette di visitare gli altri siti d’interesse della zona, tra cui Colonia del Sacramento (in sole due ore), Punta del Este e persino la “Parigi del Sudamerica”, Buenos Aires. La prima è un’affascinante cittadina affacciata sull’oceano, che ha conservato negli anni i tratti tipici del paese. Il suo corso permette di godere di lunghe passeggiate, durante le quali è possibile contemplare molteplici scorci instagrammabili.

Punta del Este è, invece, universalmente conosciuta come la “Saint-Tropez dell’Uruguay”, meta prediletta da coloro che amano trascorrere la stagione estiva tra villette alberate e deliziosi litorali dorati. Infine, con qualche ora di viaggio in battello, potrete raggiungere e scoprire la movimentata capitale argentina.

Montevideo Uruguay cucina
Prodotti artigianali tipici del paese (ph. by Anselmo Prestini)

La capitale uruguaiana, infine, custodisce lo storico faro di Punta Carretas, risalente al 1876, alto 21 m. Si erge nell’estremo sud della città e costituisce il principale punto di riferimento per le barche provenienti dal Banco Inglés o dal porto di Buceo, come per quelle poste all’ingresso del fiume Santa Lucía, a ovest di Montevideo. La sua luce riesce infatti a raggiungere le 15 miglia di distanza, con un lampo ogni dieci secondi.

Montevideo faro
Lo storico faro di Punta Carretas (ph. by Anselmo Prestini)

Nell’immagine in apertura, uno scorcio di Montevideo (ph. by Anselmo Prestini)

‘Rosalia, e luce sia’, l’omaggio di Angelo Yezael Cruciani alla patrona di Palermo

Nel capoluogo siciliano, lo scorso 10 luglio, un’unica rosa formata da cinquemila candele ha illuminato il sagrato della cattedrale, accendendo altrettanti sogni che sono volati in alto, alla ricerca della “Santuzza”, come viene affettuosamente chiamata dagli abitanti la santa patrona. Un omaggio sincero e delicato, quello di Rosalia, e luce sia, concepito da Angelo Yezael Cruciani (figura a dir poco poliedrica, stilista e artista in egual misura), che è partito dal cuore antico della città per farla sentire ancora più viva.

Rosalia e luce sia 2022
La rosa di Rosalia, e luce sia, formata da migliaia di candele

Un’installazione site-specific che ricorre ai fiori per celebrare la figura della santa

Già nel settembre 2020 il creativo, da sempre follemente innamorato di Palermo, aveva creato un’enorme rosa con duemila cuori, ricevendo la benedizione papale. Si era trattato del primo omaggio post pandemia a Santa Rosalia, nell’anno che aveva cancellato il Festino insieme a migliaia di altre manifestazioni. Cruciani (fondatore del brand Yezael, con cui ha vestito celebrità quali i Måneskin, Elodie, Ghali), è del resto abituato a spaziare  tra arte e moda; in entrambe infonde armonia e consapevolezza, attraverso il ricorso ai simboli e alla creazione di momenti collettivi, che ricordano il valore dell’unione e dell’amore.

cattedrale Palermo
La cattedrale di Palermo vista dall’alto durante l’accensione dei ceri di Rosalia, e luce sia

Quest’anno, dunque, è tornato a celebrare il Festino della rinascita con una nuova installazione site specific, svelata – come detto – domenica 10 luglio, con la tradizionale accensione del Cero di Santa Rosalia cui è seguita quella, simultanea, di migliaia di altre candele; un’iniziata resa possibile dal supporto di Stefania Morici (che ha ideato l’operazione con Angelo) e dell’Arcidiocesi. Vista dall’alto, la “rosa” di candele è spettacolare, un potente concentrato di pura energia, a metà tra street e land art.

Rosalia e luce sia Angelo Cruciani
Angelo Cruciani durante l’accensione delle candele che hanno composto l’opera

Il secondo capitolo di Rosalia, e luce sia al Santuario di Montepellegrino

Il successo è stato tale che si è deciso di replicare, portando l’omaggio floreale proprio “a casa” della Santuzza, cioè nel Santuario di Montepellegrino; nello specifico, nel punto dove i pellegrini si recano per la cosiddetta “acchianata”, un’ascesa che è anche una ricerca di verità e fede.
La scelta del fiore, stavolta, è ricaduta sul giglio, fiorito – e benedetto – sul sagrato domenica 4 settembre; un’opera partecipata, perché chiunque ha potuto accendere il proprio cero; alla fine, il giglio del secondo e ultimo capitolo di Rosalia, e luce sia è stato frutto delle condivisione, delle mille mani che hanno abbracciato idealmente la santa.

Rosalia e luce sia opera
Il giglio protagonista del secondo capitolo di Rosalia, e luce sia

Commentando l’installazione, Cruciani l’ha definita “un atto di speranza verso il futuro, Santa Rosalia è per me un’opportunità di guarire dalla mia peste, l’ego. La vita continua a riportarmi in questa meravigliosa città per imparare la lezione dell’umiltà che la Santuzza ci insegna”; ha inoltre posto l’accento sul suo “legame con il fuoco, potentissimo, poiché costantemente mi insegna che tramite la trasformazione possiamo crescere ed evolvere”.
Stefania Morici, da parte sua, ha evidenziato come “in un momento delicato come quello che stiamo attraversando, accendere migliaia di luci per Santa Rosalia significa accendere le nostre speranze e i nostri cuori, da troppo tempo spenti e paralizzati dalle ‘pesti’ di questo millennio: il Covid e la guerra”.

Nell’immagine in apertura, la rosa dell’installazione di Angelo Cruciani vista dall’alto

‘L’Italia di Magnum’, il Belpaese visto dai mostri sacri della fotografia

Fino al 5 febbraio 2023, a Portogruaro, in provincia di Venezia, il Palazzo Vescovile presenta la mostra L’Italia di Magnum, a cura di Walter Guadagnini e Arianna Visani. Si tratta di una strepitosa carrellata di oltre cento immagini sugli ultimi settant’anni del nostro paese, in bilico tra storia e costume, cronaca e tradizione, eventi epocali e momenti di quotidianità nelle principali città della Penisola, firmate da fuoriclasse dell’obiettivo in forza all’agenzia fotografica più prestigiosa in assoluto, da Robert Capa e David Seymour (due dei fondatori) a Paolo Pellegrin, passando per Elliott Erwitt, René Burri, Ferdinando Scianna e tanti altri. Il progetto s’inserisce in un’iniziativa di respiro internazionale che intende promuovere e valorizzare la città di Portogruaro e l’intero territorio della Venezia Orientale.

Foto di big dell’agenzia Magnum Photos che documentano settant’anni di storia italiana

La rassegna prende il la da due serie eccezionali, una di Capa, dedicata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in cui il grande fotoreporter ungherese descrive per immagini una nazione distrutta da cinque anni di conflitto; l’altra di Seymour, che nel 1947 ritrae i turisti che tornano a visitare la Cappella Sistina, eterno simbolo di rinascita dell’Italia.
Si prosegue con le immagini di Elliott Erwitt e René Burri, tra bellezze e contraddizioni della Roma del dopoguerra (colte dal primo con lo sguardo arguto, affettuosamente ironico che l’ha reso famoso) e il reportage del secondo di un evento clou per la cultura italiana del tempo, la mostra su Picasso che si tenne nel 1953 a Milano. Lo stesso decennio, quello a cavallo tra Cinquanta e Sessanta, viene documentato da Thomas Hoepker (che fotografa il trionfo di Cassius Clay – poi Muhammad Alì – alle Olimpiadi romane del 1960) e da Bruno Barbey, che segue nel 1964 i funerali di Togliatti, figura centrale della politica tricolore.

Ferdinando Scianna foto Sicilia
Boys at the festival of Saint Antonino, Bagheria, Sicily, Italy, 1975 – © Ferdinando Scianna/Magnum Photos

Un racconto per immagini che arriva fino ai grandi temi del presente

Gli anni Settanta sono invece sinonimo di cambiamenti radicali: Scianna coglie l’avvio di una fase storica inedita attraverso le immagini di una Sicilia mutevole, mentre Leonard Freed immortala frammenti dello storico referendum sul divorzio. Una decina di scatti, sempre di Scianna, aprono gli anni Ottanta con i ritratti di Silvio Berlusconi in versione imprenditore di successo, appena prima della discesa in politica.

Leonard Freed 2022
Divorce Law in Italy, Rome, Italy, May 1974 – © Leonard Freed/Magnum Photos

Alla fine del percorso espositivo si arriva alla contemporaneità, con Alex Majoli che racconta le discoteche romagnole di allora (anni Novanta e Duemila) e oggi. Pellegrin, infine, chiude idealmente l’excursus visivo, con le potenti immagini di due folle, quella dei fedeli in piazza San Pietro, durante la veglia per la morte di Papa Giovanni Paolo II, e quella di un gruppo di migranti assiepati su un barcone, memento delle tragiche condizioni di tante, troppe persone ai quattro angoli del globo.

Nell’immagine in apertura, Duomo, Milan, Italy, 1986 – © Martin Parr/ Magnum Photos

Design circolare, il progetto The North Face x Accademia Costume & Moda

Lo scorso 3 ottobre, a Milano, The North Face – marchio leader mondiale nel settore dell’esplorazione e outdoor, conosciuto soprattutto per i giubbotti imbottiti in colori accesi, passati in men che non si dica dalle escursioni in alta quota alle strade delle metropoli internazionali – ha presentato i risultati di un’iniziativa lodevole, nel segno della circolarità e dell’upcycling, temi ormai fondamentali per l’industria fashion – e non solo. Nello specifico, una serie speciale di capi, frutto della collaborazione con la prestigiosa Accademia Costume & Moda di Roma, i cui migliori studenti hanno lavorato in coppia per creare capispalla innovativi, con lo sguardo rivolto al futuro ed al design circolare.

10 pezzi one of a kind, che uniscono ricercatezza creativa e circolarità

Il risultato sono dieci pezzi unici, svelati in occasione dell’evento presso lo store meneghino di VF Corp (gruppo americano che controlla, oltre al celebre produttore di outerwer, decine di label iconiche, tra cui Supreme, Vans, NapapijriTimberland e Dickies) “Orefici 11”, nel cuore della città, dove resteranno esposti fino al 10 ottobre. Beneficiando di una formazione specifica su design circolare e comunicazione del brand da parte di The North Face, i venti studenti selezionati hanno avuto la possibilità di reinterpretare vecchi capi di abbigliamento a modo loro, dandogli una seconda vita. Per l’occasione, l’atleta del team The North Face Xavier de Le Rue (figura mitica dello snowboard freeride) ha suggerito il ruolo fondamentale che possono rivestire i capi tecnici nel supportare l’esplorazione, verificando poi che i progetti finiti conservassero un forte legame con le performance e il mondo outdoor in generale.

Darren Shooter, Design Director di The North Face EMEA, ha così commentato: «La sostenibilità e il design all’avanguardia sono stati una parte fondamentale del Dna di The North Face sin dalla sua fondazione nel 1966. In qualità di leader del settore, sfidiamo costantemente noi stessi non solo a creare prodotti della migliore qualità, ma anche a garantire la riduzione al minimo del loro impatto ambientale. I capi REMADE dal design circolare, creati dagli studenti dell’Accademia Costume & Moda, sono un meraviglioso esempio di ciò che sta accadendo nel design e sono entusiasta che tutti abbiano la possibilità di vedere questa collezione».

The North Face upcycling 2022
Ph. courtesy The North Face

Remade The North Face 2022
Ph. courtesy The North Face

Nell’immagine in apertura, uno dei dieci pezzi REMADE The North Face realizzati dagli studenti dell’accademia

Il restyling dell’hotel Ariston, tra storia e sostenibilità nel cuore di Milano

Sono gli anni Cinquanta, nel contesto del dopoguerra animato dalla voglia di ripresa e di riscatto sociale, quando l’hotel Ariston apre le sue porte a Milano. Quasi 70 anni dopo la sua nascita, un grande evento di inaugurazione anima la suggestiva terrazza panoramica e gli ambienti del dehors dell’edificio progettato da Giovanni Pellegrino nel 1954. Realizzato secondo i criteri della bio-architettura, l’Ariston è noto come il primo hotel ecologico d’Europa.

Situato in Largo del Carrobbio, nel cuore della Vecchia Milano, l’hotel, caratterizzato da spazi moderni ed accoglienti in stile minimal, è affiancato da un edificio simile, opera dello stesso architetto. Le due strutture rappresentano le torri romaniche delle vecchie mura di Milano. Francesco Vitrano Catania e da Girolamo Calandrino, albergatori siciliani, acquisiscono la struttura sul finire degli anni Settanta. Oggi, al timone dell’hotel Ariston, le figlie continuano a perseguire la filosofia originaria di rispetto per l’ambiente. In quest’ottica, la ristrutturazione della struttura nel 2020, voluta dagli amministratori Vincenza Calandrino e Giovanni Bonaccorso, pone sempre al centro il concept di sostenibilità che ricorre anche nell’estetica degli ambienti, in cui i colori materici evocano il mood green tanto caro all’Ariston.

La vista di Milano dall’hotel Ariston

Rispetto del passato e svolta green per l’hotel Ariston

L’hotel Ariston è stato oggetto tra il 2020 e il 2021 di un recupero conservativo della struttura interna, nel rispetto della storicità dell’albergo e con l’obiettivo di esaltarne lo spirito sostenibile. L’intero piazzale adiacente è stato inoltre riqualificato con l’inserimento del nuovo verde, di un bar esterno e di dehors per aperitivi con degustazioni di prodotti gourmet.

Autorità, giornalisti e ospiti hanno preso parte giovedì 29 Settembre 2022, in un’atmosfera esclusiva e raffinata, alla serata di inaugurazione dell’hotel, destinato ad affermarsi come importante salotto nel quartiere Carrobbio, luogo di incontro elegante che coniuga con savoir-faire la tradizione milanese con l’ospitalità del sud.

Gli interni dell’hotel Ariston


La collezione F/W 2022 U.S. Polo Assn. fonde autenticità e innovazione

Per la stagione Fall Winter 2022/23 U.S. Polo Assn. presenta una collezione autentica e colorata, all’insegna di quell’essenzialità, funzionalità e praticità che contraddistinguono da sempre i valori del mondo della label.

Us Polo Assn novità 2022
Accessori della nuova collezione FW 2022 del brand

U.S. Polo Assn. è l’unico marchio ufficiale della United States Polo Association, tra le più antiche organizzazioni sportive degli Usa, che due anni fa ha celebrato il suo 130esimo anniversario. Il brand è inoltre il quarto maggiore licensor sportivo globale, secondo la prestigiosa Top List pubblicata dalla rivista License Global. La scrupolosa ricerca materica e la cura maniacale per le rifiniture dei dettagli sono dunque parte del suo Dna, e risultano ancora oggi i veri protagonisti della collezione di borse e accessori. Grafiche, colorazioni, essenzialità delle linee rendono le proposte dell’azienda inconfondibili, delle autentiche icone di stile ed eleganza, fashion e casual in egual misura.

La novità di questa stagione sono il nylon imbottito e la morbida lana, che si vanno ad aggiungere ai classici materiali impiegati per le borse, vera pelle, ecopelle e similpelle. D’impostazione sportiva è la linea sostenibile Stanford e New Rogersville. Nella collezione donna, lo stile è sempre dettato da uno spiccato senso di eleganza, restituito da ricercati dettagli made in Italy.
Linee classiche e raffinate anche per Forest e New Jones, must da città che si adattano con disinvoltura a qualsiasi look, dal mattino alla sera.

Borse e accessori in equilibrio tra ricercatezza e praticità, pensati per adattarsi a qualunque contesto

Accanto ai grandi classici U.S. Polo Assn, spiccano le nuove proposte del marchio americano, come Mansion, innovativa e autentica, una tracolla sportiva in jacquard bicolore, disponibile in ben sei varianti. Non passano poi inosservate le linee Girardeau, una sporty bag in nylon imbottito e super morbido, e Trophy, borsa casual in lana ed ecopelle con maxi tartan.

La collezione F/W 2022 si rivolge anche all’uomo, spaziando tra accessori pensati per occasioni formali, sport e tempo libero. Cambridge e Seattle, più rigorose e funzionali, sono state modernizzate dalla nuova Big Sky, un modello business ma casual e dinamico. Estremamente funzionale è infine Bozeman, dalla linea giovane, con stampe e grandi tasconi per rendere ogni attività il più pratica possibile.

‘Diptych’, le polaroid sperimentali di Toni Meneguzzo in mostra a Milano

Fino al 19 novembre sarà esposta, nella galleria milanese 29 Arts in Progress di via San Vittore (un’istituzione per quel che riguarda la fotografia artistica),Toni Meneguzzo: Diptych, mostra personale dell’eclettico fotografo italiano. Parliamo di un artista che gode di fama mondiale nel fashion system, avendo collaborato con le testate più autorevoli, di settore e non, dai magazine del gruppo Hearst (Harper’s Bazaar, Marie Claire, Elle Decor…) a Vogue, dal New York Times al Corriere della Sera e d Repubblica.

Toni Meneguzzo landscapes
Gozo, dalla serie Causa/Effetto, 2017 – 2018

L’esposizione rappresenta il culmine di un lungo processo di ricerca, che ha portato i galleristi e il curatore, Giovanni Pelloso, a selezionare con cura oltre sessanta opere, molte delle quali inedite, tra polaroid di grande formato (20 x 25 cm), per le quali Meneguzzo è internazionalmente conosciuto, e nuovi lavori della serie fotografica Causa/Effetto.
Sono però gli scatti istantanei i veri protagonisti dell’opera autoriale e della carriera di questo maestro dell’obiettivo. Meneguzzo è noto per essere un artista raffinato e originale, fautore di approccio sui generis, alternativo, attraverso cui interpreta soggetti che simboleggiano bellezza e cultura, dalle top model (protagoniste delle campagne pubblicitarie realizzate per i principali marchi di prêt-à-porter degli anni Ottanta e Novanta) ai volti eterei delle donne giapponesi, incontrate nei lunghi viaggi in Estremo Oriente, fino agli elegantissimi ikebana, omaggiati nella rassegna di 29 Arts con due pezzi unici, ingrandimenti di Polaroid 809.

Toni Meneguzzo art
Ikebana, 1997

On show gli scatti sui generis dell’autore, composizioni ricercate di notevole impatto visivo

Nelle sue opere più recenti, l’autore effettua delle sperimentazioni attraverso l’uso di acetati e transfert su carta per le polaroid e il ricorso a specchi, pigmenti e fili; sprigiona nel paesaggio pigmenti di pittura organica che, interagendo con la casualità degli elementi naturali come luce e vento, danno forma a composizioni astratte di grande impatto visivo, registrate nella loro unicità e irripetibilità in un “pellegrinaggio verso l’ignoto”, come lo definisce lui.

Lo sguardo dello spettatore, pertanto, viene colpito dall’affiancamento inusuale di ritratti, nudi, fiori e still-life, in cui l’evanescenza delle foto a sviluppo istantaneo incontra la vivacità di scatti digitali dalle tonalità decise (turchese, porpora, ocra) o più fredde, guidato nella contemplazione dall’accordo cromatico delle immagini, che compongono una sinfonia inedita, unica nel suo genere. Come scrive Ivo Bonacorsi nel testo critico che accompagna l’exhibition, infatti, «Toni Meneguzzo ha sempre avuto, rispetto alla fotografia, un approccio molto personale, nel quale la tecnica rigorosa si mescola all’utilizzo disinibito del caso».

nudi artista mostra 2022
Nude of J., 1985 

ikebana arte 2022
Stil, 1993

Toni Meneguzzo: Diptych

29 Arts in Progress gallery, via San Vittore 13, Milano

20 Settembre – 19 Novembre 2022

Orari di apertura: martedì – sabato, 11.00 – 19.00 (solo su prenotazione)

Per maggiori Informazioni: [email protected] | 29artsinprogress.com

Nell’immagine in apertura, Gozo #2 di Toni Meneguzzo, della serie Causa/Effetto, 2017 – 2018

‘Proiettili’, il nuovo brano di Elodie racconta un amore impossibile

È disponibile da venerdì 16 settembre, in digitale, il nuovo brano di Elodie, realizzato a quattro mani con Joan Thiele. Si tratta di Proiettili, parte della colonna sonora di Ti mangio il cuore di Pippo Mezzapesa, presentato poche settimane fa alla 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Quello di Marilena (personaggio ispirato a una donna realmente esistita, la prima pentita della cosiddetta mafia del Gargano) è il primo ruolo da attrice della cantante romana; si potrà vedere il film nelle sale a partire da giovedì 22 settembre.

La canzone è stata prodotta  da Joan Thiele ed Emanuele Triglia, che ne hanno curato anche la scrittura insieme alla stessa Elodie e a Elisa. Il video del brano musicale è in bianco e nero; è dominante la voce dell’autrice di hit come Guaranà, Bagno a mezzanotte e Andromeda,  che indossa un completo scuro e tagliente, come del resto la sua personalità.

Elodie Proiettili

Il singolo racconta di un amore impossibile e delle faide tra famiglie malavitose pugliesi, al centro della pellicola, con la cantante che interpreta la moglie di un boss mafioso, innamorata però di Andrea Malatesta (interpretato  dall’attore Francesco Patanè). Oltre all’amore, emerge anche il coraggio, “che la paura è un viaggio e forse ne ho bisogno per essere pronta ad avere coraggio”, come canta Elodie. Un rapporto amoroso sicuramente complicato, in cui i proiettili scorrono come fulmini in mezzo alla luce, lasciandola senza parole; nonostante i pericoli, lei rimane determinata a raggiungere il suo sogno, tanto da dichiarare “resterò vicina sempre più al mio sogno”.

Il videoclip ufficiale di Proiettili

Nell’immagine in apertura, la cover del nuovo singolo di Elodie e Joan Thiele

AdeJosh, la musica come fuga dalla realtà

Adejosh, artista nigeriano, è nato e cresciuto nel Regno Unito. Ha pubblicato il suo primo progetto, Confident EP, nel 2016 su SoundCloud, coinvolgendo artisti e amici affermati come Afro B, New Age Muzic, Ray. In grado di mescolare perfettamente le sue esperienze con influenze multiculturali, AdeJosh attinge alle sonorità tipiche dell’afrobeat, della dancehall, dell’hip hop e dell’R&B per creare qualcosa di giovane, innovativo e riconoscibile.

Manintown music new talent
AdeJosh, ph. courtesy WPGM PR

L’artista ha appena pubblicato il suo secondo extended play, intitolato All For Me; un ritorno in grande stile, sei anni dopo l’irruzione sulla scena musicale britannica col succitato EP, che aveva raccolto centinaia di migliaia di stream online, consolidando il posto del suo autore nella scena afrobeat globale.
Lo abbiamo intervistato per capire meglio la sua sua relazione con la musica.

Qual è il tuo rapporto con la musica?

Il mio rapporto con la musica è il senso della vita. Ho avuto la fortuna di crescere circondato da essa fin dalla giovane età, suonando la tastiera in chiesa, facendo spettacoli e suonando al liceo.

Adejosh
Ph. courtesy WPGM PR

Cosa rappresenta per te la musica?

È la mia più grande fuga dalla realtà, una dimensione altra dove i problemi non esistono e il tempo scorre al ritmo dei battiti del cuore. Quando suono cerco di navigare nel ritmo della vita.

Chi ti ha ispirato maggiormente, e come?

La lista delle persone ispiratrici è lunga, comprende tra gli altri Michael Jackson, Stevie Wonder, Chick Corea, Usher, Burna Boy, Rema, Snarky Puppy… Nel complesso, quando si tratta del mio lavoro, le ispirazioni più grandi sono Wizkid e Davido, perché mi hanno mostrato che non è necessario avere la voce migliore, basta lavorare con ciò che si ha e dare il meglio. Anche Beyoncé è una fonte d’ispirazione, per la sua eccellenza vocale.

“La musica è una dimensione altra dove i problemi non esistono e il tempo scorre al ritmo dei battiti del cuore”

Cosa suggeriresti ai giovani che vorrebbero avviare una carriera musicale?

Di essere sempre disposti ad imparare e migliorarsi, di trovare se stessi e il proprio suono. A volte potrebbe esserci bisogno di sperimentare, se non si ha la possibilità di farlo in uno studio vero e proprio, meglio passare del tempo su YouTube, così da trovare i ritmi giusti.
È fondamentale assicurarsi di lavorare sempre al meglio, credere davvero che le opzioni a disposizione siano poche, ossia continuare a spingere e  non mollare mai!

Qual è il tuo rapporto con l’Italia? Cosa ti piace di più del nostro Paese?

Amo l’Italia, ci sono stato alcune volte. È un posto molto tranquillo, ci vado per rilassarmi e fare shopping.

Pensi ci sia una correlazione tra moda e musica?

Sì, al 100%: sono i due mondi che sto cercando di fondere; la moda parla forte e chiaro, come la musica, e quando la incontra si ottiene una miscela perfetta.

afroswing music 2022
Ph. courtesy WPGM PR

Dove ti vedi tra dieci anni?

Mi vedo impegnato a creare opportunità per artisti come me, cercando di rendere il settore della musica più semplice, sforzandomi di rendere le cose easy, senza però distogliere l’attenzione complessiva dalla realtà e dal percorso che ho intrapreso.

Adejosh album
La cover dell’EP All For Me

All For me è disponibile su Spotify:

Per l’immagine in apertura, credits: courtesy of WPGM PR

Ugo Mulas e Pino Pascali tra arte e fotografia

Fino al 2 ottobre la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare ospita la mostra Dialoghi. Pino Pascali e Ugo Mulas, curata da Alessio de’ Navasques in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas e con il coordinamento scientifico di Rosalba Branà. Protagoniste dell’exhibition 41 immagini in bianco e nero, rare vintage print, che ci parlano di incontri e destini incrociati tra il fotografo milanese e l’artista pugliese, raccontando una storia inedita attraverso l’esperienza pionieristica de L’Uomo Vogue.

In mostra la sequenza completa dei ritratti scattati da Mulas all’artista

Pino Pascali opere
Pino Pascali accanto a Cavalletto nel 1968, ph. Ugo Mulas (credits ©Eredi Ugo Mulas, courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano, Napoli)

È proprio la testata dedicata al lifestyle maschile del gruppo Condé Nast, infatti, a commissionare a Mulas i ritratti di Pascali, scattati a Roma nel 1968; foto che codificano il mito di una delle personalità di punta dell’arte povera in un’iconografia nuova e seducente, e costituiscono l’incipit della prima parte del percorso espositivo. Il fotografo nato a Pozzolengo, attraverso queste istantanee, arriverà poi a realizzare il ritratto più famoso di Pascali, ricorrente nell’immaginario collettivo dell’arte contemporanea. L’artista si muove, gioca, interagisce con la sua opera Cavalletto, in una sequenza esposta per la prima volta nella sua totalità, attraverso cui l’autore riesce a cogliere i tratti distintivi della personalità del soggetto ritratto, su tutti la vena ironica, l’anticonformismo, la profondità sottesa alla ricerca del gesto, il legame con la scultura in rafia, tessuto e metallo.

L’Uomo Vogue, fucina di ricerca e sperimentazione

Tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, del resto, la rivista, sotto la direzione artistica di Flavio Lucchini, si pone come fucina di sperimentazione e ricerca, all’insegna di una creatività fresca e rivoluzionaria che ne consolida l’immagine, facendola conoscere in tutto il mondo. La moda, come intuisce Vogue, è in grado di dettare forme ed espressioni di una rappresentazione assai libera del mondo maschile, dando spazio a nuovi codici (anche) vestimentari, con gli uomini che si liberano delle rigidità del menswear tradizionale per abbracciare disinvoltamente capispalla army, giacche con collo alla coreana, persino pellicce; per interpretarli vengono scelti cantanti, attori conosciuti e non, registi, creativi di ogni genere.

Lucio Fontana ritratto
Lucio Fontana, 1967, ph. Ugo Mulas per L’Uomo Vogue (credits ©Eredi Ugo Mulas, courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano, Napoli)

Da Feltrinelli a Sottsass, i nomi di spicco della cultura di allora nelle foto di Mulas

Mulas, in quel periodo, scatta per il magazine serie fotografiche per cui posano nomi di spicco della scena culturale di allora. Firma ad esempio il più iconico dei ritratti di Giangiacomo Feltrinelli (fondatore della casa editrice omonima), eccentrico col suo look composto da fur coat di astrakan e colbacco, così come quelli di artisti del calibro di Lucio Fontana, Alighiero Boetti, Getulio Alviani, Aldo Mondino, del grande architetto Ettore Sottsass e tanti altri. In un editoriale del 1969 sarà pubblicata l’immagine di Pascali con la sua tenuta d’ordinanza, vestito cioè interamente di nero, con sandali e foulard al collo, in una sorta di resistenza alla seduzione della moda e della comunicazione.

Coeve alle istantanee in studio sono quelle dell’esponente poverista con la compagna di allora, Michelle Coudray, sul Lungotevere, in cui il fotografo fissa per sempre, nella smagliante controluce del momento, il mito della giovinezza, esaltato dalla spontaneità e dalla gioia di vivere della coppia.

Il lavoro di Mulas documenta gli ultimi anni dell’artista poverista

La seconda parte dell’esposizione, invece, traccia il perimetro degli incontri tra Mulas e Pascali, concentrati nei pochi mesi precedenti alla tragica scomparsa di quest’ultimo per un incidente, nel 1968. Si va dal reportage che documenta la Biennale di Venezia del ‘68 (dove l’obiettivo diventa uno strumento di comprensione totale, unendo in un istante fotografia di cronaca e ritrattistica) all’incontro postumo con le sole opere dell’artista, in particolare con le lastre ricoperte d’acqua che compongono 32 metri quadrati di mare circa, esposte al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1970.

Pino Pascali Ugo Mulas
Pino Pascali alla Biennale di Venezia del 1968, ph. Ugo Mulas (credits ©Eredi Ugo Mula, courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano, Napoli)

Nell’immagine in apertura, Pino Pascali a Roma nel 1968, ph. Ugo Mulas (credits ©Eredi Ugo Mulas, courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano, Napoli)

Trentino, 4 esperienze da fare d’estate a Madonna di Campiglio

Canyoning nelle acque cristalline dei fiumi trentini, ferrate in alta quota sulle Dolomiti, raccolta di funghi porcini (con regolare permesso e corrette modalità di raccolta), degustazione di prodotti tipici: il Trentino-Alto Adige d’estate è meraviglioso, tanto quanto d’inverno, e vanta la possibilità di realizzare numerosissime experience uniche, adatte per tutte le età.

Trentino canyoning 2022
Ph. Anselmo Prestini

Il canyoning nei fiumi della Val Brenta

A pochi passi da Madonna di Campiglio, nella bellissima Val Brenta, sarà possibile tuffarsi nelle fredde acque di montagna e percorrere tutta la valle grazie al canyoning, ai piedi delle mitiche Dolomiti. Quello che serve è solo una muta e un casco, per tenere la temperatura del corpo tiepida durante l’avventura. L’esperienza dura circa due ore, si può fare anche in gruppo: una guida preparerà il percorso e sarà sempre con voi durante il cammino. Nonostante quest’attività possa spaventare molti, in Trentino è davvero semplice e divertente: ci si può anche sbizzarrire con tuffi ed abbandonarsi ai colori unici dell’acqua estiva, un blu cobalto o turchese che si fonde nel verde del bosco. I paesaggi mozzafiato faranno da contorno al tutto, sembra di essere in una valle incantata. I più fortunati potranno vedere anche diversi animali lungo la riva, come camosci e cerbiatti.

Il panorama mozzafiato del sentiero delle Bocchette

Dolomiti Trentino escursioni 2022
Il sentiero delle Bocchette Centrali

Per i più avventurosi consigliamo la ferrata delle Bocchette Centrali: ci troviamo nel gruppo delle Dolomiti di Brenta, conosciute in tutto il mondo per l’inconfondibile profilo che creano le guglie slanciate e verticali contro l’azzurro del cielo. La via delle Bocchette attraversa il gruppo da nord a sud, collegando i rifugi e le svariate valli con un itinerario di più giorni senza eguali, passando tra i campanili, le pareti verticali e gli stretti valichi, ovvero le cosiddette “bocche” che danno il nome a questo sentiero attrezzato.

Il percorso racchiude una delle più panoramiche vie ferrate della regione, le Bocchette Centrali, un must per chi vuole trascorrere più giorni nel cuore della catena montuosa, senza mai scendere a valle e rimanere sempre a contatto con la natura. Per fare quest’avventura bisogna essere preparati, appassionati di montagna e avere tutto il necessario, soprattutto casco e moschettoni.

Passeggiare nei boschi della zona, in cerca di funghi

funghi porcini guida raccolta

Se volete invece optare per una bella passeggiata nel bosco in totale relax vicino Madonna di Campiglio, consigliamo la famosa raccolta di funghi porcini, soprattutto nel mese di agosto. In questo periodo la zona è ricca di funghi, se ne possono raccogliere fino a 2kg ciascuno. Tuttavia, è fondamentale essere consapevoli di cosa si raccoglie, senza sbagliare: il fungo sbagliato potrebbe essere letale. Nei momenti di “buttata” il bosco è un paradiso: centinaia di funghi di varie specie tappezzano il sottobosco. In Trentino, inoltre, è facile imbattersi nell’Amanita muscaria, spesso un segnale che indica proprio che nelle vicinanze ci saranno dei porcini.

Benessere, relax e buona cucina a Madonna di Campiglio

residence Hotel Ambiez
La piscina del Residencehotel Ambiez

Infine, per chi ama il relax e la buona cucina, a Madonna di Campiglio consigliamo la Spa del Residencehotel Ambiez e la cucina dell’Home Stube. Il primo, a soli 50 metri dal Grostè e dal Fortini, offre infatti una spa accogliente e una piscina panoramica affacciata sulle cime rosa delle Dolomiti.
In Trentino il benessere è una vera e propria filosofia di vita, per questo anche l’hotel non  rinuncia a regalare un angolo dove rilassarsi e rimettersi in forma, dimenticando lo stress. Ne è la prova la Spa Alpes Wellness, dall’atmosfera accogliente, intima e ricercata, con mosaici Bisazza multicolore che contrastano con il pavimento in pietra e legno di abete.

Home Stube Trentino
Un piatto dell’Home Stube

Terminata la fase relax, si possono degustare i tipici prodotti del trentino all’Home Stube, un luogo accogliente e allegro che, attraverso i suoi dettagli, racconta l’amore di una famiglia per la storia del paese, proponendo tutti i giorni piatti tradizionali e birre artigianali. Le portate vengono preparate in casa con gli ingredienti tipici del luogo, ricco di sapori, per un menù variegato che propone una vasta gamma di piatti, dai più leggeri a quelli più ricchi e sostanziosi, come stinco, polenta, e canederli. La passione per la birra, poi, ha portato il locale a dar vita a un piccolo birrificio; l’idea nasce dal desiderio di creare prodotti che racchiudano al loro interno un po’ di Madonna di Campiglio, attraverso l’impiego di acqua locale ed ingredienti del territorio.

Madonna di Campiglio ristoranti
Un’altra portata dell’Home Stube

Nell’immagine in apertura, la vista offerta dalla ferrata delle Bocchette Centrali

WWF, alla scoperta delle meraviglie del Mediterraneo per la salvaguardia dei cetacei

La barca ambassador del WWF – Blue Panda – è tornata a solcare il Mediterraneo per il terzo anno, con un viaggio che durerà fino a ottobre e vede l’Italia tra i quattro paesi esplorati insieme a Francia, Turchia e Spagna. Per il secondo anno il protagonista è un comune costiero ligure, per rinnovare la missione speciale di liberare l’Area Marina Protetta (AMP) di Portofino dagli attrezzi da pesca fantasma depositati sui fondali, un grosso pericolo per la biodiversità marina.

Wwf Mediterraneo delfini
Ph. Anselmo Prestini

Wwf Blue Panda
Ph. Anselmo Prestini

Il partenariato con l’AMP di Portofino e il Patrocinio del Comune di Camogli hanno permesso di proporre un programma di attività che coinvolgerà anche il pubblico; prevede visite a bordo della Blue Panda, attività educative e di sensibilizzazione presso la Spiaggia di Camogli, anche rivolte ai più piccoli, per conoscere i pericoli dell’inquinamento della plastica in mare e i comportamenti virtuosi, da adottare a tutte le età.

Ph. Anselmo Prestini

In viaggio nel Mare Nostrum, tra lezioni sulla biodiversità e tutela dei mari e avvistamenti di delfini

A questo progetto hanno preso parte anche diversi influencer, celebrity e giornalisti, che hanno potuto vivere una giornata intera sull’imbarcazione per fare un vero e proprio avvistamento di cetacei e, nello stesso tempo, assistere a lezioni riguardo le minacce che incombono sui mari.

Wwf delfini
Ph. Anselmo Prestini

Durante le ultime uscite di monitoraggio sono stati effettuati e immortalati sui social bellissimi avvistamenti di diversi delfini, in particolare di Stenella coeruleoalba. Questa specie si contraddistingue per il suo comportamento estremamente gregario e sociale, sia con i conspecifici che con le imbarcazioni. Le stenelle sono i delfini più acrobatici del Mediterraneo! In tutte le occasioni, infatti, si sono avvicinate alla Blue Panda con salti e accelerazioni. Laura e Joelle, le ricercatrici e guide whale watching a bordo, hanno raccolto tutti i dati relativi al loro comportamento. Non sono mancati i diversi tipi di salto come leap, breach e bow; il bowriding (nuoto sotto la prua della barca) è molto caratteristico per questa specie. Gli animali erano in un contesto di socializzazione e gioco e, al fine di evitare di disturbarli, vista anche la presenza dei cuccioli, la barca si è poi allontanata.

Wwf Liguria
Ph. Anselmo Prestini

Wwf viaggi Mediterraneo
Ph. Anselmo Prestini

La stenella è considerata vulnerabile dalla IUCN ed è una delle otto specie residenti di cetacei del Mare Nostrum. Sicuramente la raccolta dati è uno dei passi fondamentali per proteggere loro come gli altri cetacei, ma sono necessari sempre di più piani di conservazione per difendere queste specie dalle minacce antropiche. Traffico nautico, bycatch, plastica, così come microplastiche, inquinamento chimico e acustico rappresentano delle minacce per i cetacei, e il WWF è in prima linea con diversi progetti per tutelarli.

Wwf barca 2022
Ph. Anselmo Prestini

Per tutte le immagini, credits Anselmo Prestini

Netflix, le nuove uscite di luglio da Stranger Things a Resident Evil 

A estate ormai inoltrata, è tempo di nuovi arrivi per la piattaforma streaming più scelta al mondo che continua ad arricchire il suo portfolio. Gli abbonati Netflix si troveranno nei mesi più caldi dell’anno nuovi film, serie TV, documentari e TV show.

Stranger Things 4 a luglio su Netflix

Sicuramente il primo posto se lo aggiudica Stranger Things 4, divisa in due volumi tra giugno e luglio. Ritorniamo ad Hawkins per scoprire le nuove battaglie contro il male di Undici, Mike, Dustin, Will, Lucas e gli altri amatissimi personaggi. Il secondo volume avrà molti colpi di scena e sviluppi importanti. Sembra che si raggiunga finalmente l’epilogo dello scontro tra bene e male. Tuttavia, ancora una volta, a sorpresa di quanti molti si aspettavano il finale resta aperto. In questi ultimi quattro episodi, ritroviamo le classiche dinamiche della serie basate su amicizia, amore, paura e ansia: tutti i temi adolescenziali dei protagonisti a cui ci si affeziona stagione dopo stagione. L’horror prende sempre più il sopravvento tra scene sempre più paurose e spezzoni decisamente più splatter rispetto ai precedenti. Un’altra particolarità è la correlazione tra la serie e il mondo cristiano: basti pensare alla figura di Vecna che incarna il demonio moderno, ai pipistrelli e al fuoco come simboli del girone infernale. Infine, i protagonisti hanno finalmente modo di raccontarsi ed esprimere al meglio le proprie emozioni e sentimenti: il piccolo Will in maniera velata prova a dichiararsi al suo compagno d’avventura.

Su Netflix arriva Resident Evil, la live action

Rimanendo sempre sul genere horror dal 14 luglio sbarcherà su Netflix Resident Evil. I fan dell’omonima saga saranno felicissimi del ritorno del cult horror sulla piattaforma streaming.

La serie è una live action del videogioco survival horror e racconta una nuova storia su due linee temporali diverse. Nella prima, le sorelle quattordicenni Jade e Billie Wesker si trasferiscono a New Raccoon City, una città di industrie e uffici a cui devono abituarsi loro malgrado. Più passa il tempo, più si rendono conto che il padre potrebbe nascondere oscuri segreti capaci di distruggere il mondo. Nella seconda siamo catapultati nel futuro, una decina di anni dopo. Sulla Terra abitano ormai meno di quindici milioni di persone e oltre sei miliardi di mostri: persone e animali infettati dal virus T. Una Jade trentenne cerca di sopravvivere in questo nuovo mondo tormentata dai segreti del passato che riguardano la sorella, il padre e se stessa. 

Dall’horror al thriller con Quella Notte Infinita

Quella Notte Infinita è il nuovo thriller carcerario disponibile su Netflix con protagonista un volto di Narcos. La vicenda si svolge nell’arco di una sola lunga notte. Luis Callejo e Alberto Ammann (il Pacho Herrera di Narcos) sono i protagonisti di questa serie d’azione, dal titolo originale Baruca. Il 24 dicembre un gruppo di uomini pesantemente armati nel carcere psichiatrico di Monte Baruca assedia l’isolata prigione interrompendo le comunicazioni col mondo esterno. L’obiettivo è catturare il serial killer Simón Lago (Callejo), uno dei detenuti. Questa è l’unica richiesta degli aggressori: se Lago verrà consegnato loro, tutto si risolverà in pochi minuti. Ma il direttore della prigione, Hugo (Ammann), si oppone fermamente alla richiesta, portando la sua squadra ad affrontare una complessa battaglia lunga un’intera notte. 

Photo credits: Netflix

Dalla Costiera Amalfitana al golfo di Napoli: weekend escape 100% italiano

Vacanza italiana? Se amate il mare, la cucina e l’Italia, la Costiera Amalfitana e il golfo di Napoli sono la meta ideale per le vostre vacanze estive. In pochi giorni, sarà possibile visitare luoghi magici, invidiati da tutto il mondo, ricchi di storia e protetti in quanto patrimonio dell’umanità: vi regaleranno scorci ed emozioni  indimenticabili.

Viaggio nella “Divina Costiera”

Costiera Amalfitana resort
Il resort La Torre della Limonaia, a Maiori (ph. Anselmo Prestini)
Costiera Amalfitana hotel sul mare
La Torre della Limonaia (ph. Anselmo Prestini)

Il viaggio inizia nel cuore della Costiera Amalfitana, a Maiori, dove si trova La Torre della Limonaia, tenuta sospesa nel tuffo tra cielo e mare. Il profumo agrumato delle foglie del limone si mischia a quello delle onde.
La struttura a picco sul Tirreno è caratterizzata da infiniti alberi di limoni. Troverete intimità, lusso e un’eleganza senza tempo, come se l’orologio si fosse fermato diversi anni fa. Il soggiorno nelle ville è un’esperienza da assaporare in ogni sua forma: a bordo piscina ci si potrà perdere nella musica di un concerto sulla scogliera e godere a pieno  il gusto della migliore cucina mediterranea.
Inoltre, gli amanti degli animali saranno felici di scoprire che la struttura ha una  fattoria: non sarà quindi difficile incontrare asini, cavalli, pecore e galline.

Costiera Amalfitana torre limonaia
La colazione a La Torre della Limonaia (ph. Anselmo Prestini)

Napoli e Capri, fra tradizioni millenarie, meraviglie artistiche e culturali, glamour

A solo mezz’ora di distanza, il viaggio continua verso Napoli, città famosa per il suo folclore e dalle millenarie tradizioni; affacciata sul mare, vanta un patrimonio storico, culturale e artistico meraviglioso. Da non perdere la visita a “Napoli sotterranea”, un’area che si trova nel sottosuolo e descrive la storia della città partenopea.

Capri vista faraglioni
I faraglioni di Capri (ph. Anselmo Prestini)

Dopo mezza giornata alla scoperta del capoluogo campano, si consiglia di prendere il traghetto per raggiungere, in mezz’ora, Capri. La “regina di roccia” da sempre è rinomata per il turismo glamour e d’élite. Potreste isolarvi assaporando i suoi faraglioni a picco e scoscesi, ma più probabilmente potreste incontrare celebrità di fama mondiale che vi si recano ogni anno. A Capri, infatti, hanno luogo feste esclusive celebrate sull’isola. Trascorrere una notte qui vale davvero la pena, per poi esplorare di giorno esplorare la Grotta Azzurra: i tradizionali gozzi a remi vi faranno immergere nel blu delle acque capresi. Basterà tuffarsi per ritrovarsi immersi in un vero e proprio antro dall’acqua blu cobalto, ricca di pesci coloratissimi.

Ischia, relax e benessere in un’isola immersa nella natura

Per concludere il weekend, non può mancare nell’itinerario in un’isola vicina a Capri, più rurale e tranquilla, ma sempre con molto da offrire: Ischia. Parliamo di un luogo di pace immerso nella natura. Vi si possono trovare antiche sorgenti termali e vasche naturali che sgorgano direttamente dalla spiaggia, dove le acque marine si mescolano a quelle delle terme. Per i più sportivi, è vivamente consigliata una passeggiata di trekking sui monti dell’isola vulcanica, con la possibilità d’imbattersi in getti di vapore sulfureo. Se amate la natura e camminare all’aria aperta, lasciatevi conquistare dai profumi di gelsomino e ginestra che pervadono Ischia. Profumi floreali, bagni termali, mare, colori accesi, arte… Tutto all’ insegna del benessere.

Costiera Amalfitana tramonti
Ph. Anselmo Prestini

Costiera Amalfitana tramonti
Ph. Anselmo Prestini

Per tutte le foto, credits Anselmo Prestini

Nell’immagine in apertura, vista notturna della Penisola Sorrentina

XBENE, l’esperienza wellness che nasce per sorprendere e superare le aspettative

Dopo Bologna, Faenza e Imola, lo scorso gennaio XBENE è approdata anche a Milano, zona Moscova, col suo metodo studiato in oltre vent’anni di esperienza nei settori dell’allenamento, della nutrizione, del mental training e dell’estetica.
Per differenziarsi dalle altre start up sportive, il centro wellness punta a vendere una vera e propria experience: non solo il pacchetto del classico allenamento da pesi, troviamo anche un percorso sportivo a 360 gradi, dalla nutrizione ai trattamenti corpo.

wellness Milano allenamento

Solitamente, nella mente di chi si iscrive in palestra c’è un obiettivo, come ad esempio perdere peso ma, in ambienti spesso affollati, con macchinari sempre occupati e schede assolutamente generiche, create da istruttori che devono seguire molte persone in un solo momento, non è scontato che il risultato venga raggiunto. In uno spazio che si frequenta per avere un miglioramento, invece, ti devi concentrare sul tuo obiettivo, necessiti di un ambiente intimo, spazioso e amichevole, dove il personale dedicato ti segue veramente, ed è questo ciò a cui punta XBENE, prediligendo la qualità alla quantità.

wellness centri Milano

XBENE è un’esperienza a tutto tondo, che continua anche fuori dal centro.
Il personal training educa al movimento, a uno stile di vita attivo e dinamico, non solo nel centro, ma anche a casa. Grazie a un sistema di monitoraggio del movimento, fornito in dotazione ad ogni cliente, il trainer potrà seguire le persone nelle abitudini di vita giornaliere, impostare dei piccoli compiti di movimento da fare a casa e da verificare quando il cliente ritorna in struttura.
Proprio questa è la mission del centro: educare ogni persona a muoversi bene, nutrirsi bene, volersi bene, con un programma mirato, studiato ad hoc in base alle esigenze di ognuno.

Xbene Milano
L’ingresso di XBENE, a Milano

Quando ti fissi degli obiettivi come dimagrire, attenuare i segni del tempo, recuperare tono e prenderti cura del tuo aspetto, non basta una palestra, non bastano i trattamenti estetici, né mangiare bene. È solo l’insieme di tutti questi aspetti che permette di ottenere risultati più velocemente e mantenerli nel tempo.

palestre Milano centro

Nell’immagine in apertura, il nuovo centro XBENE di via Varese 12, a Milano

Moda street e musica, la ricetta social di Riccardo Gori aka Ghost Rich

In occasione dell’evento organizzato dal marchio Ten Minutes To Moon a Roma, Manintown ha avuto l’occasione di scambiare due chiacchiere con Riccardo Gori, creator dallo stile decisamente bold, con un debole per colori e grafismi audaci. Un’attitude che si sposa alla perfezione con le proposte dell’ultima capsule collection del brand street italiano, che ruota intorno alla rilettura in chiave ricercata, tesa a valorizzare l’unicità di ciascuno, dei capisaldi del workwear, tra print d’ispirazione futurista, accento sulle geometrie e cromie intense declinate, però, in tonalità misurate, dal crema all’arancio, alle nuance ricorrenti del nero e verde.


Giovane, appassionato di moda e musica, è conosciuto sui social come Ghost Rich; in poco tempo è riuscito a costruirsi una propria fanbase molto attiva, con la quale condivide le proprie emozioni e ideali attraverso scatti unici.

Che rapporto hai con la musica?

La passione per la musica mi è stata tramandata da mio padre, fin da piccolo; lui viaggiava tantissimo per vedere i suoi cantanti preferiti.
Sono stato influenzato dalla sua passione: non ho un genere preferito, mi piace la cultura musicale a 360 gradi. A seconda del momento che vivo, la musica mi aiuta molto. Mi ha davvero salvato dal tipico periodo che viviamo nel pieno dell’adolescenza, tra i 14 e i 18 anni, spronandomi, facendomi capire come inseguire i miei sogni ed essere sempre me stesso. Mi ha dato una bella spinta!

Riccardo Gori anni

Come e quando hai iniziato queste attività sui social? Cosa pensi di Instagram e TikTok: riesci a lavorare grazie a queste piattaforme? Con quale ti identifichi di più?

Instagram lo uso volentieri, gli sono più affezionato rispetto a TikTok perché sono partito da lì. Oggettivamente non so quanto durerà TikTok, ma sicuramente è di forte aiuto per diventare virale.
Da un anno a questa parte IG mi ha aiutato tanto a prendere ispirazione. Durante il giorno lavoravo in un negozio normalissimo, la sera invece mi prendevo una rivincita, potevo postare ed esprimermi liberamente. Ero al lavoro tutto il giorno tutti i giorni, dalle 8 di mattina alle 8 di sera, potermi svagare sui social e mostrarmi per quello che ero davvero era una sorta di vendetta, in positivo…
Sono riuscito a dimostrare che ce la potevo fare da solo, anche a livello familiare; i social mi hanno aiutato a capire ciò che non volevo fare e quella che non poteva essere la mia strada.

Riccardo Gori modello

Sei molto giovane: a cosa pensi sia dovuto il tuo successo? Cosa credi piaccia di più a chi ti segue?

Ho sempre attribuito il mio successo non a un qualcosa in più, bensì al fatto di non avere niente più degli altri. Il segreto è essere umile: rivelarmi spontaneo mi ha portato lontano.
A volte la chiave non sta nell’avere chissà quale talento, ma nell’essere semplici e genuini: in tanti si possono ritrovare in me. Sono sempre vicino a chi mi segue, non voglio farmi percepire inarrivabile, come cantanti o attori.

Rccardo Gori influencer

Che rapporto hai con la moda? Vorresti creare un tuo brand?

Un rapporto molto intimo, inoltre la studio, sto per laurearmi all’Accademia di belle arti a Firenze. Se la musica mi ha spinto a darmi da fare, la moda mi ha costruito, formato, mi ha anche protetto. Penso siano due ambiti assai connessi.
La moda aiuta a stare bene con se stessi, la vivo in maniera sia mentale che corporea.
Al momento non so se vorrei creare un mio brand, l’idea sicuramente mi affascina, anche dal punto di vista del marketing e della comunicazione. Se mi avessi fatto questa domanda due anni fa la risposta sarebbe stata affermativa, ora però tutti vogliono creare tutto, con poca creatività, e l’entusiasmo è un po’ calato… Ormai si fa moda solo perché va di moda.

Riccardo Gori influencer

Coachella 2022: dalle star della musica alle star del web

Dopo tre anni di stop a causa della pandemia, ad aprile è tornato a grande richiesta uno degli eventi musicali più attesi dell’anno: il Coachella Festival a Indio, in California. La manifestazione vede protagonisti i performer più famosi del mondo, che si esibiscono con scenografie davvero spettacolari ed originali. Nel corso degli anni, sempre più brand hanno creato collezioni a tema per l’occasione e al festival partecipano influencer e celebrities che, con i loro outfit, concorrono a renderlo ancora più virale ed apprezzato. Tra i tanti artisti che si sono esibiti in quest’edizione figurano la rock band italiana dei Måneskin, Harry Styles, Billie Eilish e Karol G.

festival Coachella California 2022 lineup
Il palco del Coachella Festival 2022

Le star della musica on stage

Italiani, giovani, adrenalinici, i Måneskin si sono saputi distinguere anche in California grazie alla loro energia e spirito rock. Sicuramente i loro vestiti non sono passati inosservati: hanno voluto trasmettere un messaggio di libertà assoluta dell’identità, fuori da qualsiasi schema. Il pubblico era in delirio nel vedere la band all’ennesima potenza nel cuore d’Indio, intenta a realizzare uno spettacolo senza freni sulle note di Zitti e Buoni, I Wanna Be Your Slave e Mammamia, tra i loro singoli più conosciuti. Protagonista indiscusso della performance è stato Damiano che, dopo metà concerto, ha deciso di proseguire la sua esibizione letteralmente in mutande, mandando i fan in delirio.

Maneskin festival coachella 2022
L’esibizione dei Måneskin (ph. by Frazer Harrison/Getty Images for Coachella)
Damiano David festival coachella
Damiano David sul palco del Coachella

Harry Styles, amato soprattutto dai Millennial di tutto il mondo, ha regalato magie chiudendo la prima notte del festival. Il singolo As it Was, presentato live in esclusiva, ha emozionato il pubblico, ma la sorpresa più grande è stata l’arrivo inaspettato di Lizzo, con cui ha duettato per cover come What Makes You Beautiful e I will survive, sotto il cielo stellato della California. Lo stile del cantante era molto ricercato, vestito di colore rosa come simbolo d’uguaglianza, contro ogni forma di discriminazione.

Coachella 2022 Harry Styles
La performance di Harry Styles al Festival
Lizzo Harry Styles
Harry Styles duetta con Lizzo (ph. by Kevin Mazur/Getty Images for Harry Styles)
 

Billie Eilish, headliner più giovane di sempre della kermesse, ha cantato alcuni suoi pezzi di Happier Than Ever sulla passerella in mezzo ai fan. Ha ospitato Damon Albarn e Posdnuos, dimostrando di essere in grado di conquistare qualunque tipo di pubblico, dai più grandi ai più piccoli. La dolcezza è stata la vera protagonista della sua esibizione: ha anche cantato col fratello Finneas, regalando alla platea minuti di amore e gioia.  

Billie Eilish Finneas 2022 concert
Billie Eilish si esibisce col fratello Finneas

Infine, Karol G è tra le prime artiste latine del Coachella, dove ha deliziato i suoi fan – molti dei quali con vivaci capelli blu come la cantante stessa. Quando la star colombiana ha aperto con il singolo El Makinon, il palco si è trasformato in un’enorme pista da ballo. Dopo aver suonato hit come Como La Flor, Hips Don’t Lie di Shakira e Gasolina di Daddy Yankee, Karol G ha sorpreso il pubblico col suo amico e collega J Balvin, che l’ha raggiunta per eseguire il tormentone del 2017 Mi gente.

Karol G coachella 2022
Karol G al Coachella
J Balvin and Karol G concert
Karol G canta con J Balvin (ph. by Scott Dudelson/Getty Images for Coachella)

Influencer, titktoker e volti noti dei social italiani

Se tanti sono gli artisti che si sono esibiti con le loro canzoni, non da meno sono stati gli influencer, che hanno sfoggiato i loro outfit all’Empire Polo Club, come una vera  e propria sfilata en plein air.
Anche quest’anno l’Italia si è fatta notare: tra i personaggi che hanno vestito gli abiti più particolari troviamo Giulia Calcaterra, la modella Virginia Stablum, la tiktoker Tasnim Ali e Veronica Ferraro.

Giulia Calcaterra ha mantenuto la sua allegria sportiva, portando lo sport sostenibile nel cuore della California, sfoggiando proprio la sua linea di costumi, Selvatica.

Giulia Calcaterra costumi
Giulia Calcaterra

Virginia Stablum, reginetta italiana del secondo weekend della manifestazione, ha saputo farsi riconoscere con eleganza e raffinatezza, indossando stivali morbidi e zaino frangiato, con tanto di cintura coordinata in denim chiaro e luminoso, veri protagonisti di un outfit composto da minidress color sabbia.

Virginia Stablum Instagram
Virginia Stablum

Anche Tasnim Ali, autrice del libro VeLo spiego, non è passata inosservata: ha indossato tipici capi mediorientali, fiera di indossare il velo e portare la sua cultura al festival; i post sui suoi canali social sono diventati virali in pochi minuti.

Tasnim Ali velo spiego
Tasnim Ali

Non poteva infine mancare all’appello la classe e soprattutto lo stile di Veronica Ferraro, influencer da 1.4 milioni di follower, amica storica di Chiara Ferragni. Per l’occasione, ha scelto un total look in denim firmato Alessandra Rich, semplice ma deciso. Un evergreen che non passa mai di moda, composto da top bustier con mini borchie, shorts a vita alta e giacca oversize, facendo risaltare le forme e lasciando tutti a bocca aperta.

Veronica Ferraro outfit Instagram
Veronica Ferraro in Alessandra Rich

Nell’immagine in apertura, Harry Styles sul palco del Coachella Festival 2022 (ph. by Kevin Mazur/Getty Images for ABA)

4 giorni a Los Angeles: cosa visitare nella città più glamour d’America

Colorata, multietnica, internazionale, da sempre Los Angeles è una delle mete più ambite dai giovani di tutto il mondo: tramonti dorati sulle spiagge di Malibù, strade circondate da palme, parchi divertimento, negozi tipici. Non a caso L. A. si pone come “la” città per eccellenza della California; a seguire una mini-guida turistica per scoprire i must della metropoli sulla West Coast in soli quattro giorni.

Los Angeles vista
Vista notturna di Los Angeles
los angeles vista dall'alto
Una veduta di L. A.
Los Angeles vita notturna
La nightlife della città

Beverly Hills

Uno dei quartieri più famosi, ricchi e conosciuti grazie alle pellicole cinematografiche è sicuramente Beverly Hills: una micro-cittadina situata ai piedi delle colline di Hollywood, caratterizzata da un’infinità di casette a schiera tutte simili tra loro, realizzate negli anni Novanta, che ancora oggi mantengono intatto il fascino hollywoodiano. Passeggiare tra le vie di Beverly Hills sarà come immergersi in un vero set cinematografico: non è raro incontrare le grandi star della televisione, o ritrovarsi nel bel mezzo delle riprese di un film. La zona è definita da un’impeccabile precisione americana: le vie sono pulite in maniera quasi maniacale e le villette sembrano essere costruite tutte con lo stesso stampo.
La via principale del quartiere, Rodeo Drive, può offrire una mezza giornata di shopping sfrenato: tra i tanti marchi troviamo Dior, Chanel, Louis Vuitton e Gucci. Particolare attenzione nel quartiere è data alla sostenibilità: il lusso convive con una green attitude orientata a evitare inutili sprechi e a lasciare che il verde sia il vero protagonista; è il caso ad esempio di Aramini Home, un insieme di costruzioni situate a Rodeo Drive, studiate nel dettaglio per un concept living sostenibile a 360 gradi, come le finestre a chiusura ermetica per mantenere fresca la casa quando fa caldo.

Los Angeles colline
Le colline di Los Angeles al tramonto
Los Angeles colline
Le colline di Los Angeles al tramonto
Los Angeles ville
Ville sulle colline di L. A.

Malibù Beach

A solo mezz’ora di macchina da Downtown si possono raggiungere le famose spiagge di Malibù, conosciute in tutto il mondo anche grazie alle scene più emozionanti e romantiche delle serie televisive. Peculiarità di questo versante della costa californiana sono i lidi con maestosi scogli lisci e alte scogliere che si affacciano a picco sul mare. Numerosi surfisti si recano nelle baie di Malibù per cavalcare le onde dall’alba al tramonto.
Tra i momenti più attesi le golden hours: il sole tramonta fondendosi con l’oceano e vi regalerà le classiche e calde sfumature californiane. I più fortunati potranno anche godere della piacevole vista di foche e pellicani, soprattutto in primavera e autunno quando, spinti dalla ricerca di aringhe, raggiungono la terraferma e potete constatare che, nel corso degli anni, si sono abituati alla presenza dell’uomo. La più famosa attrazione turistica dell’area è il Pier Lagoon State Beach, lo storico ponte californiano dove i pescatori locali passano ore in cerca di fortuna.

Los Angeles Malibu beach
Golden hour a Malibù
Los Angeles palme
Il cielo rosato e le palme di L. A.
Los Angeles oceano
L’oceano dalla spiaggia di Malibù

West Hollywood

Uno dei quartieri più famosi è quello di West Hollywood, situato tra Beverly Hills e Downtown. Il comprensorio è conosciuto per la vita notturna: se cercate svago e divertimento è sicuramente la zona più ricca di bar, discoteche e ristoranti. Negli ultimi anni, il quartiere è diventato una vera e propria icona per l’inclusività della metropoli, simbolo di uguaglianza sociale e affermazione della propria identità senza paura dei pregiudizi. Melrose Avenue è la via principale, diventata famosa in tutto il mondo per i murales colorati, instagrammati sui vari social. Potrete notare un’immensa presenza di arbusti che rendono la zona sempre più verde e sostenibile.

Los Angeles Paul Smith
Lo store di Paul Smith su Melrose Avenue
Los Angeles murales
Murales a West Hollywood
Los Angeles green
Il verde a L. A.

A proposito di sostenibilità, 1 Hotel West Hollywood ha una green attitude in quanto è realizzato con materiali riciclati. Appena entrati nelle reception, troverete ad accogliervi degli alberi che vi faranno sentire immersi in una radura naturale.
La struttura si trova ai piedi delle colline hollywoodiane e, al tramonto, la vista è impagabile: si domina tutta la città. Proprio dall’hotel, si può raggiungere l’insegna più famosa della California, l’Hollywood Sign. Ci sono due percorsi possibili: uno per i principianti e l’altro per i più sportivi ed avventurieri, rispettivamente della durata di 15 minuti e 3 ore e mezza. Raggiunta la meta, il panorama è fantastico, si aspetta che il sole cali dietro le colline e illumini per l’ultima volta Los Angeles.

1 Hotel West Hollywood rooms
La vista da una camera dell’1 Hotel West Hollywood
1 hotel West Hollywood pool
La piscina dell’hotel
1 Hotel West Hollywood pool
La poolside lounge dell’1 Hotel West Hollywood

Venice Beach e Santa Monica

Ultime ma non per importanza troviamo Venice Beach e Santa Monica, a circa dieci minuti di distanza l’una dall’altra. Le spiagge sono teatro di sport a 360 gradi, in particolare regno degli skaters (che si sfidano con i rollerbladers che sfrecciano veloci) e degli atleti che si allenano sul lungomare. Se non sapete rinunciare ai vostri allenamenti anche quando siete in vacanza, Muscle Beach, tratto di sabbia dotato di una palestra all’aperto, fa al caso vostro: attira body-builders e atleti da tutta città, tuttavia è anche possibile fermarsi ad osservare chi si allena. La ruota panoramica è situata all’interno del Pacific Park, unico parco di divertimenti ad essere situato su un molo; è una delle attrazioni più visitate a Santa Monica, e dispone di tredici giostre e montagne russe.

Los Angeles oceano pacifico
Il sole tramonta sulla spiaggia
los angeles venice beach graffiti
Murales a Venice Beach
Los Angeles palm tree
Le palme che costeggiano i viali di Los Angeles

Credits immagini: Anselmo Prestini

St. Moritz sotto le stelle

Avete mai cenato nel bosco nel cuore della notte, in un gelido weekend invernale ? A St. Moritz è possibile degustare la fonduta e altri piatti tipici locali, sotto le stelle e seduti sopra la neve. Tutto questo, dopo aver percorso i sentieri di montagna a bordo di una mountain bike.

Un’escursione in e-bike

Il punto di partenza è al Grand Hotel Kronenhof, situato nel cuore della bellissima Pontresina: una valle molto tranquilla, ricca di cultura e tradizione. Lasciando alle proprie spalle la maestosa struttura, al calar del sole, inizia il trekking in mountain bike.
Per questa experience sono necessarie delle bici elettriche con gomme chiodate, adatte a creare resistenza sul terreno nevoso, che farà da cornice all’intero tracciato. È necessario dotarsi di un casco con un frontalino per far luce nella notte: la luna non basta a illuminare il sentiero. Dalla privilegiata vista offerta dalla bicicletta, la prima tappa è il famoso lago di St. Moritz che, perennemente ghiacciato durante l’inverno, è sempre teatro di numerose attività, dal pattinaggio alle corse a cavallo.
Di notte, il lago diventa ancora più magico in quanto le calde luci della città ne segnano il contorno. Una volta attraversato tutto lo specchio d’acqua ghiacciato, che serve per prendere confidenza con il mezzo chiodato, ci si addentra nel bosco e inizia la vera e propria avventura.

Per circa un’ora, il percorso è all’interno della foresta, con temperature molto rigide e un pendio di difficoltà media: tuttavia le bici elettriche riescono benissimo nell’impresa, grazie ad una batteria di lunga durata e ai tre livelli di supporto-spinta.
Verso la fine del tragitto, a guidarvi sarà il profumo della fonduta che sta cuocendo su un braciere appoggiato sulla neve. Una tavola apparecchiata vi aspetta nel cuore del bosco, con calde coperte: viene dunque servita una cena a base di prodotti tipici, come salumi e carni locali, che accompagneranno il famoso formaggio svizzero, senza dimenticare un tiepido bicchiere di vin brulé.

Se di notte l’esperienza vincente è quella dell’e-bike sotto la luna, in Val Pontresina di giorno ad aggiudicarsi il primo posto sono le piste da sci, seguite da una rilassante spa panoramica. Sciare a St. Moritz è unico: vi aspettano 155 km di piste su vette di montagne che sfiorano i 3000 metri. La morfologia del territorio svizzero è particolare e questo consente di avere pendii di diverse difficoltà, adatte a tutti, dai principianti ai più esperti. Tra una discesa e l’altra si trovano tipici rifugi che offrono i migliori prodotti a km zero.

Grand Hotel Kronenhof

Il weekend si conclude al Grand Hotel Kronenhof, con un pomeriggio di intenso relax nella piscina panoramica della struttura, che si affaccia proprio sull’incontaminato ghiacciaio del Roseg, che porta una freschezza naturale e uno spirito rigenerante in tutta la Val Pontresina, rendendola il luogo ideale per gli ospiti che desiderano rilassarsi e rigenerare il loro naturale equilibrio. Le vasche del centro benessere permettono una visuale sulla vallata, caratterizzata da boschi di pino cembro e larici selvaggi che in inverno, grazie alle grandi nevicate, regalano un panorama magico agli ospiti.

Per le foto, credits Anselmo Prestini

Tra sport e viaggi, 4 influencer raccontano di quando la paura diventa adrenalina

Quella degli influencer è da alcuni anni una vera e propria professione: Instagram ha dato la possibilità di emergere a talent delle realtà più diverse, che si sono costruiti un rapporto consolidato con una community coesa e curiosa. Spesso è la passione per lo sport e i viaggi a innescare i primi passi verso quella che diventerà una  professione, dettata dal forte bisogno – fisico e mentale – dei giovani di vivere sempre nuove sfide ed avventure, dalle più facili alle più estreme, per poi condividerle anche con i follower.


Petra Cola

Chiara Lovato

Gare di equitazione, corse in moto, salti sugli sci, conquiste di vette innevate e battaglie sul ring: nell’intervista che segue si raccontano quattro ragazze sportive che amano viaggiare e mettersi in gioco a 360 gradi, conducendo una vita sana, e creando col tempo uno stretto rapporto con chi le segue sui social.
È il caso di Chiara Lovato, appassionata fin da piccola di moto e sci, che vediamo sovente in scatti spettacolari, in strada o sulla neve, dove riesce sempre a trasmettere un forte senso di adrenalina ed energia, proprio come gli sport che pratica, come pure della “green” influencer Petra Cola, avventuriera e autrice del libro La maestra silenziosa. Vivere in montagna al femminile, tra le più giovani ed intraprendenti sportive del Nord Italia; tra gite, arrampicate, escursioni e sport estremi, Petra insegna alla propria fan base come viaggiare in modo sano, sicuro e intelligente.
E ancora, di Federica Monacelli, campionessa italiana di pugilato, atleta pluripremiata e laureata in economia aziendale, che scatta foto mozzafiato in giro per il mondo mentre pratica sport senza mai fermarsi, dal mare alla montagna, e di Nicole Cereseto, influencer ambientale, supporter del WWF e campionessa di equitazione, tra le content creator più ricercate di questi ultimi anni.


Federica Monacelli

Nicole Cereseto

Come è nata la tua passione per lo sport, e cosa significa per te?

Chiara: La passione per lo sport è nata grazie ai miei genitori. Fin da piccola mi hanno fatto provare di tutto, dalla ginnastica al basket, allo sci e tante altre discipline, lasciandomi scegliere quelle che preferivo, non forzando mai. Mi hanno insegnato che la vita è fatta di lavoro, studio ed esperienze.
Grazie a loro sono cresciuta con la curiosità di sperimentare sempre nuovi sport e cercare quel senso di libertà che non si può trovare nella normale quotidianità. Lo sport è la mia via di fuga dalla monotonia di ogni giorno, non mi basta andare in palestra ad allenarmi o fare una passeggiata, cerco adrenalina. Amo lo sci in tutte le sue forme (pista, freeride, freeski), amo andare in moto, amo il wakeboard.

Petra: La passione per lo sport mi è stata trasmessa dai miei genitori: mia mamma è un’insegnante di educazione fisica e già da piccolissima mi portava a raggiungere le cime più alte, poi mi ha iscritto a diversi sport come nuoto, ginnastica artistica e atletica leggera, che hanno creato le basi di ciò che sono ora. Lo sport mi ha dato una routine e donato la struttura anche per affrontare la vita, per risolvere i problemi più banali.

Federica: Arrivo da una famiglia molto sportiva, ho iniziato a fare nuoto per neonati con mia mamma a cinque mesi di vita. Non ricordo neanche il momento in cui è nata la passione per lo sport, è semplicemente sempre stato parte integrante delle mie giornate, come fare colazione, pranzare, andare a scuola. Lo sport rende forti e questa forza può essere sfruttata per vivere meglio. Il concetto di base è questo: vivere in modo attivo costa fatica; fare tante cose, anche se piacevoli, costa fatica. Se la fatica supera il piacere, allora non si trova più gratificazione in ciò che si fa.

Nicole: La mia passione per lo sport è nata quando mi sono avvicinata al mondo dei cavalli e dell’equitazione, però in generale mi affascinano tutti gli sport, adoro lo sport! Fa stare bene e lo trovo una sorta di mondo parallelo: quando entro in un maneggio sono in un’altra vita, in un certo senso la mia vera vita.
Amo i cavalli, così come il mio sport, sono i miei compagni d’avventura, senza i quali non potrei mai rendere possibili i miei sogni. Lo sport per me è sacrificio, fatica, soddisfazione, ma soprattutto sacrificio.


Chiara Lovato

Petra Cola

Il fatto di essere donna ti ha mai condizionato durante la tua carriera?

Chiara: I due sport che mi hanno cambiato la vita sono sci e motociclismo, in entrambi c’è una netta prevalenza maschile, soprattutto nello sci freestyle/freeride e nei track days in moto in pista.
In certi momenti avevo paura di non trovare amiche con cui condividere le mie passioni, ma il bello degli sport è che unisce le persone, quindi alla fine sono sempre riuscita a farmi nuovi amici e anzi, ho conosciuto persone stupende che mi hanno aiutata a imparare e migliorarmi.

Petra: In realtà non mi ha mai condizionato molto, non è stato mai un limite. Sono cresciuta con molti fratelli maschi e ho sempre giocato con gruppi maschili, ho sempre avuto un carattere forte e ho dimostrato che potevo fare benissimo tutto quello facevano gli uomini; se il limite non esiste per te, non esiste neanche per gli altri.

Federica: Fin da quando ero bambina ho praticato sport insieme agli uomini, facendo gli stessi allenamenti e le stesse gare, per me era normale.
Ho capito negli anni che in realtà era un problema più per gli uomini che per me. Tempo fa, all’inizio della mia carriera come pugile, un ragazzo mi ha rotto il naso durante una sessione di sparring, è stata una mossa abbastanza volontaria, in quel momento mi si è accesa una lampadina, ho capito che ci sono dei cluster delicati che rendono le persone vulnerabili, per molti uomini è il confronto fisico con una donna, ritengono inaccettabile non essere superiori.


Federica Monacelli

Nicole Cereseto

Ci racconti un episodio in cui, durante una delle tue imprese, pensavi di non farcela ma alla fine ci sei riuscita?

Chiara: Amando gli sport più “movimentati” mi è spesso capitato di aver paura: una discesa ripida e tecnica in neve fresca, le prime volte in pista in moto, i primi salti in wakeboard. Col passare degli anni ho capito però che sono proprio quelle le sfide più belle, quei momenti in cui pensi di non farcela e poi ti butti, e la paura si trasforma in adrenalina ed emozione.
La vittoria più bella della mia vita probabilmente sta nell’essere sempre riuscita a coniugare studio/lavoro e sport, sono riuscita a raggiungere un equilibrio tra i due mondi che mi motiva e mi sprona a continuare così.

Petra: In montagna è importante saper rinunciare, saper ascoltare e capire quando è il momento giusto per tornare indietro. Rinunciare non è una cosa negativa, bensì sinonimo di avere testa sulle spalle e una grossa forza interiore. Non è una sconfitta, solo consapevolezza.

Nicole: Di episodi in cui pensavo di non potercela fare ce n’è più di uno, ma racconto quello in cui davvero pensavo di non riuscire più a vivere il mio sport come prima. Sono caduta nel 2019. Si cade, succede a tutti, ma la caduta è stata l’inizio del mio buco nero perché ha coinciso con un periodo davvero difficile per me, in ambito familiare; non avevo più al mio fianco coloro che hanno sempre creduto in me e sostenuto il mio sport, mi sentivo demoralizzata e delusa.
Insomma, per una sciocchezza stavo crollando e distruggendo tutto ciò che avevo costruito in moltissimi anni, poi però, due anni dopo, è arrivato il pezzo mancante del mio puzzle, ossia Corbreka, il cavallo che mi ha subito riportato la fiducia di prima e ai livelli di prima.


Chiara Lovato

Petra Cola

La vittoria più bella della tua carriera?

Federica: Il primo match di pugilato è stata una grande prova per me, ero prontissima fisicamente, ma a livello emotivo stavo entrando nell’occhio di un ciclone. Alla fine della prima ripresa ero distrutta, quel momento è stata la svolta della mia carriera, se non avessi finito quel match, che poi ho vinto, probabilmente non avrei mai più combattuto.

Nicole: Sicuramente i Campionati Regionali 2016. Tra scuola, studio, cinque cavalli da montare, a volte ero davvero stanca, ma ho sempre messo tutta me stessa in ciò che facevo. Avevo praticamente quello che in molti desideravano, facevo tante gare e avevo bei cavalli, e quindi avevo molte persone contro. Eppure mi sono così chiusa nel mio guscio che vedevo solo me, i miei cavalli e i miei allenamenti, il sudore, la fatica, i sacrifici.
Mi ripetevo “ce la posso fare”, anche se avevo mille occhi che mi fissavano augurandomi di andare male, e ce l’ho fatta, grazie a Cuba, quella vittoria è stato il regalo più bello che potessi farmi.


Federica Monacelli

Nicole Cereseto

Sappiamo che ami viaggiare: qual è il tuo posto del cuore, quello che ti emoziona in modo particolare? Cosa significa per te viaggiare?

Chiara: Ho due posti che mi fanno particolarmente emozionare e, sebbene possano sembrare completamente opposti, hanno tante cose in comune: la cima della montagna per lo sci e la pista per le moto. In montagna siamo solo io, gli sci e la neve, in pista siamo solo io, la mia moto e l’asfalto. In quei momenti è tutto in mano a me, decido io cosa fare, quanto andare veloce e quanto spingermi fino al limite, è quella sensazione unica di adrenalina e libertà che accomuna due sport così diversi.

Petra: Ho viaggiato molto spesso da sola, in giro per l’Europa, con la mia numerosa famiglia (siamo in sette) l’ho fatto in van, per vivere la natura, poter ascoltare il luogo e scoprirlo in tutte le sue sfaccettature.
Ho sempre evitato i viaggi più turistici come quelli negli hotel stellati, voglio andare con il van e viaggiare  a braccia aperte, libera. Ad esempio sono stata in Messico da sola un mese, per legare al meglio con la gente del posto. Mostro sui social tutto quello che faccio, e anche se sono una donna posso viaggiare da sola, con tutti i pro e contro del caso, uso i social anche per dare consigli in merito.

Federica: I gusti nel tempo cambiano, negli ultimi anni sono andata spesso a Fuerteventura, dove ho scoperto nuove passioni come il surf, incontrato tante persone… In questo momento sento quell’isola un po’ come una seconda casa, spero che il turismo non la rovini.

Nicole: Mi piace viaggiare, purtroppo però non ho la possibilità di svegliarmi un giorno e dire “domani parto e vado là”. Si ricollega tutto al mio sport: i cavalli sono esseri viventi, devono essere curati, mossi, allenati, non ci si può assentare più giorni o settimane. Anche questo fa parte del sacrificio. Riesco a viaggiare a fine stagione, il viaggio più lungo e lontano che ho fatto è stato in Giappone. Bellissimo, ci tornerei domani e lo rifarei altre mille volte.
Il luogo che più ho nel cuore è Cagnes-Sur-Mer, in Francia, dove nell’ottobre del 2021 ho fatto una gara indimenticabile per me, mi emozionerebbe molto tornarci. Spero di viaggiare sempre di più, per lavoro o per lo sport.


Chiara Lovato

Petra Cola

Qual è il tuo motto?

Petra: La vita è fatica e la montagna ce lo insegna, nessuno ti regala niente.
La vita è una passeggiata fatta di alti e bassi ma una volta arrivati in cima la vista è fantastica.

Federica: Le nostre passioni possiedono una loro propria saggezza: guidano il nostro pensiero e la scelta dei nostri valori, e garantiscono la nostra sopravvivenza.


Federica Monacelli

Nell’immagine in apertura, Chiara Lovato sugli sci

Dubai è la destinazione per una fuga all’insegna di divertimento, arte e cultura

In questo particolare momento storico viaggiare non è più così facile ma nonostante tutto, una tra le mete più ambite e fattibili da raggiungere che vale sempre la pena di visitare anno dopo anno è Dubai. A poche ore di volo dal territorio italiano, grazie ai corridoi turistici, è una città tutta da scoprire, sempre innovativa ed in continua espansione.
Se amate il caldo, questo periodo dell’anno è perfetto per visitarla : la temperatura è ottimale, oscilla tra i 19° e 25°.

Ecco 5 buoni motivi per convincervi definitivamente a preparare le valige alla scoperta della città più famosa degli emirati.



Il primo, indiscusso, è che fino al 31 marzo 2022 è possibile visitare EXPO 2020: 192 padiglioni ricchi di storia, cultura e tradizione. Quest’anno una particolare attenzione è stata data al tema della sostenibilità con il padiglione Terra che, attraverso illustrazioni digitali, riassume e sottolinea le emergenze ambientali con le quali ci stiamo scontrando.


Padiglione Terra, Expo

Anche il tema della mobilità si è aggiudicato un intero padiglione, raccontando i diversi progressi e le nuove tecnologie all’avanguardia che stanno diventando protagoniste dei giorni nostri. Ad EXPO 2020 però non mancano momenti ludici e di spettacolo, come lo Sky Garden che al tramonto regala una vista impagabile su tutta la fiera.

Se c’è un posto dove l’adrenalina non manca, quello è Dubai. Con i suoi grattacieli luminosi, infinity pool e attrazioni al 78esimo piano, la città si conferma tra le più elettrizzanti e stimolanti il divertimento al mondo. Ma non è finita qui: ogni anno vengono aggiunte sempre più novità, come l’ultima allo “skyline”. Basterà salire all’80esimo piano di uno dei più famosi grattacieli della città, di fronte al Burj Khalifa, e letteralmente lanciarsi. Degli elastici in completa sicurezza sosterranno il vostro peso e vi permetteranno di camminare sul bordo del grattacielo mirando il sole che tramonta su Downtown. Dubai pensa proprio a tutto, anche ai meno coraggiosi: per loro la possibilità di scivolare da un piano all’altro su uno scivolo panoramico completamente trasparente, ammirando la città in una maniera esclusiva e del tutto originale.



Altro punto di attrazione turistica è il deserto che offre diverse attività: tra le tante possibilità di experience ci sono: giro in mongolfiera, escursione a cavallo o a cammello, cena tipica beduina, snowboard e motocross, tiro con l’arco, osservazione delle stelle…



Particolarmente emozionante è il giro in mongolfiera: sveglia alle 4 del mattino, jeep che vi conduce fino al deserto mentre la città ancora dorme e thè caldo arabo preparato dai beduini. A mezz’ora dalla città vi aspetta una mongolfiera pronta ad elevarsi alle prime luci dell’alba. È davvero suggestivo salire a bordo del mezzo che vi farà “volare” fin sopra le nuvole e vi permetterà di ammirare il deserto e la sua fauna da una prospettiva privilegiata. Avete mai visto un branco di gazzelle correre libere nel loro habitat?



Una volta atterrati non è finita: dopo un pranzo tipico seduti sulla sabbia vi aspetta la corsa a cavallo. Non c’è cosa migliore di galoppare sulle dune aspettando che il sole tramonti per colorare di rosso il deserto. Al contrario di quanto si pensi, i cavalli ed i cammelli sono trattati con molto riguardo ed attenzioni negli Emirati: esistono veri e propri ospedali degli animali dove vengono monitorati in continuazione.

Tornando a noi, il quarto motivo per cui vale la pena visitare Dubai è la sua ingegneria ed architettura in continua evoluzione: la città è in costante crescita e nuove costruzioni vengono realizzate ogni giorno. Uno degli ultimi è il Raffles The Palm, aperto al pubblico solo da pochissimi mesi. In questo hotel 5 stelle, lo stile barocco e moderno si fondono insieme, regalando agli ospiti uno scenario di estremo lusso, raffinatezza ed eleganza. Le suites si affacciano direttamente sul mare. Gli ospiti possono godersi il piacere di esperienze diverse a partire da quelle culinarie, caratterizzate da 5 diversi ristoranti che raccontano tradizioni di diversi paesi. Al Raffles the Palm anche il wellness è stellato: rimarrete incantati dal massaggio balinese, realizzato attraverso la digitopressione ed accompagnato dai suoni del gong su un lettino di sabbia riscaldata.



Infine, se siete a Dubai non potete perdervi uno dei lussuosi beach club, soprattutto in questo periodo, dove la temperatura è perfetta per godersi una giornata di sole in riva al mare. I grattacieli alle spalle della riva ricordano New York e il mare sembra quello di Miami: stili diversi si fondono insieme in un’atmosfera unica che mette insieme diverse realtà. Il cibo è ottimo e non manca il divertimento. Tantissime sono le attività che offrono le spiagge: dal kite-surf al sub, dal surf classico a quello elettrico, fino al famoso flyboard, “spruzza acqua a pressione” che vi farà sentire superman e supereroine per un giorno.

Per tutte le immagini, credits Anselmo Prestini

Snowboard: le destinazioni migliori per imparare ad usare la tavola

La montagna è da sempre la località più gettonata per l’inverno, per chi vuole staccare la spina dallo stress cittadino ma anche per gli sportivi amanti dello sci e dello snowboard. Questa review è dedicata proprio a chi volesse imparare a surfare sulla neve divertendosi in sicurezza, passando per alcuni comprensori tra i più noti del nostro paese. Questi luoghi risultano ottimali per avvicinarsi a questo sport, grazie alle molteplici piste e differenti livelli di difficoltà che riescono a mettere tutti d’accordo.

Credits Anselmo Prestini

Se non avete mai praticato nessuno sport invernale la raccomandazione principale è quella di prendere confidenza con la pista da sci: il primo passo è entrare in sintonia con il mezzo e acquisire un minimo di dimestichezza. Basta appoggiare la tavola sulla neve, sedersi sopra e usarla come uno slittino su un pendio facile. Si ricorda che l’altezza ideale della tavola è circa di 30 cm in meno della vostra totale.

Il secondo passaggio consiste nell’agganciare solo un piede sulla tavola: bisogna procedere quindi con un piede agganciato mentre l’altro spinge, come se fosse una vera e propria camminata. È fondamentale poi fare pressione con entrambi i piedi sulla tavola evitando di sbilanciarsi avanti o indietro mantenendo in questa fase sempre le spalle, il busto e le ginocchia parallele allo snowboard. A differenza degli sci, il minimo movimento della testa e delle spalle causerà un forte cambiamento nella direzione della tavola. Ricordatevi che abbiamo entrambi i piedi ancorati ad un solo strumento e questo spesso crea panico e spavento nei principianti. È come se fossimo su una bicicletta: senza la velocità si cade,  bisogna subito mettersi in moto. 

L’ultimo passaggio è quello di imparare la posizione “foglia morta”, una tecnica che ci consentirà di scendere in totale sicurezza su qualsiasi pendio, e soprattutto di controllare la velocità quando necessario.  Una volta alzati, sempre stando sui talloni e facendo forte pressione sullo spigolo posteriore dello snowboard, basterà utilizzare sguardo, testa e spalle per direzionare la tavola. Facendo così, il mezzo seguirà la nostra direzione: un po’ di metri a destra e un po a sinistra per tornare poi alla posizione base.

Nell’ultimo periodo, le località privilegiate prese d’assalto ed immortalate sui social  per gli amanti degli sport invernali sono St. Moritz, Madonna di Campiglio e Plan de Corones. 

Sciare a Saint Moritz è un’esperienza unica, chic e ricercata. Le piste sono curate nei minimi dettagli e durante la discesa si ha la possibilità d’ammirare il lago che circoscrive il piccolo paesino svizzero. Non tornerete a casa a stomaco vuoto in quanto la cucina tipica offre numerosi piatti tra cui gulag, zuppe, polente e salsicce. Non manca la vita notturna: diversi sono i club, gli apre-ski e le discoteche che offrono divertimento dopo una giornata sugli sci. 

Un’altra località è Madonna di Campiglio, situata nel cuore delle Dolomiti. Qui gli sciatori possono godere ben oltre 150 km di piste dalle più facili alle più difficili. Il paese è teatro, anno dopo anno, della coppa del mondo di sci. La competizione ha luogo sulla famosa 33, pista nera conosciuta in tutto il mondo per la sua pendenza. 

Poniamo infine lo zoom sull’Alto-Adige che vede Plan De Corones protagonista della stagione invernale. Il comprensorio sciistico è letteralmente a forma di panettone: ciò implica pendii facili adatti per tutti i livelli. In cima alla cabinovia, tra una snowboardata e l’altra, sarà possibile visitare il museo della fotografia il Lumen, struttura moderna dal design innovativo che incornicia le principali vette dell’Alto-Adige in una serie di scatti. Lo stesso museo offre ai visitatori una vista impagabile su tutta la vallata. 

I MIGLIORI FILM DA VEDERE DURANTE LE FESTE

È tempo di vacanze natalizie e un modo per trascorrere il pomeriggio al caldo è decisamente scegliere un bel film da guardare tutti insieme. Passano gli anni ma l’emozione resta la stessa. Cosa si potrebbe guardare quest’anno? Nella gallery, una rassegna delle classiche pellicole che hanno tracciato la tradizione cinematografica natalizia. 

“Il canto di Natale di Topolino”cartone Disney del 1983 diretto da Burny Mattinson,  è un capolavoro indimenticabile che ha emozionato diverse generazioni nel tempo e riunisce ancora oggi l’intera famiglia il 25 dicembre. La pellicola tratta il tema del Natale,  raccontando in maniera semplice e molto diretta i valori che caratterizzano questo periodo dell’anno, cercando di indurre lo spettatore ad essere il più generoso possibile. Zio Paperone, conosciuto al pubblico come l’avaro “Signor Scrooge”, si scontra con gli spiriti natalizi del passato, presente e futuro, i quali lo guidano in un viaggio introspettivo per riflettere sulle proprie azioni. Il finale lascia una porta aperta per chiunque, anche per chi meriterebbe solo il carbone sotto l’albero: a tutti, compreso Scrooge, è concessa una seconda occasione per rimediare

Un altro capolavoro è “Il Grinch”, film statunitense diretto da Ron Howard. Come ne “Il canto Di Natale”, il protagonista detesta il Natale con tutto sé stesso:  si tratta di una creatura verde e riluttante che abita in cima ad una montagna, ai piedi di un paese surreale. L’odio per la tradizione deriva dal suo passato: è stato vittima di bullismo e sfregi. Solamente la piccola Cindy, dal cuore dolce e puro, riuscirà a convincere il “mostro” a riflettere sull’importanza del Natale e ad impedirgli di rovinarlo definitivamente. “Il Grinch” induce a pensare su quanto le esperienze negative vissute da piccoli possano incidere sulle scelte future ed a indurre atteggiamenti violenti a chi li ha subiti.

Non può mancare “ Mamma ho perso l’aereo”, icona natalizia che ha scandito la storia cinematografica di questa ricorrenza. Il film del 1990 scritto e prodotto da John Hughes e diretto da Chris Columbus riunisce dopo oltre trent’anni tutta la famiglia davanti allo schermo, grazie alla sua ilarità e leggerezza. Il kolossal racconta le avventure del piccolo Kevin, astuto e intraprendente, dimenticato a casa dai genitori durante le loro vacanze natalizie. La piccola peste non si lascia prendere dallo sconforto e si organizza in fretta per vivere solo, riappropriandosi di tutti gli spazi della casa e sperimentando tutto quello che gli è stato da sempre negato dai genitori. Si accorgerà però presto di quanto la famiglia siaimportante, ancor di più in prossimità del Natale…

Se amate il genere horror il film natalizio più adatto è “Gremlins”, del 1984 diretto da Joe Dante e scritto da Chris Columbus. La commedia nera racconta la storia di piccoli mostriciattoli assassini nati dall’incuria di gestire un “Mongabay”. Per una serie di eventi, Billy, al quale è stata regalata la creatura proprio per Natale, non rispetta le regole per gestire correttamente l’apparente essere innocuo e i Gremlins iniziano a scatenare panico e morte del villaggio. Alla fine tutto viene riportato alla normalità, nella consapevolezza che il mondo occidentale non sia ancora pronto per accudire queste creature. Tra ironia e scene di paura, il film fa riflettere anche su quanto sia importante il momento della scelta dei doni: il regalo sbagliato potrebbe essere letale. 

Per i più romantici infine è consigliato  “Love Actually” – “L’amore davvero”, un  cult movie di Natale del 2003 diretto da Richard Curtis. La pellicola vanta un ricco cast che vede protagonisti Hugh Grant, Colin Firth, Emma Thompson, Liam Neeson, Alan Rickman e Keira Knightley. La trama del film è sintetizzata dalla canzone Love Is All Around, e la storia è un intreccio di relazioni e di amori: dieci storie, con protagonisti molto diversi tra loro, legate dal contesto natalizio. Il film ha l’obiettivo di fare riflettere su come, alla fine, l’amore non risparmia nessuno: nel bene e nel male getta sempre tutti nel caos. La scena cult resta sicuramente quella in cui Mark si presenta alla porta della casa dei due sposi e, facendo finta di essere un cantante di strada, mostra a Juliet una serie di cartelli per dichiararle il suo amore. Il gesto di esprimere amore attraverso carta e pennarello verrà ripreso poi da diverse celebrità nel corso degli anni…

Da Bergen a Skjervoy, le meraviglie della Norvegia

Fiordi infiniti, tramonti infuocati, piccoli villaggi sul porto e l’aurora boreale che illumina la notte: la Norvegia è famosa in tutto il mondo per i suoi paesaggi unici. Questo itinerario vi permetterà di conoscere i luoghi più ameni e caratteristici della nazione da svolgere in soli nove giorni.

Il viaggio inizia da Bergen, la seconda città più popolata dopo Oslo, denominata anche città della pioggia. In questo borgo rimarrete colpiti dal porto, che di sera si illumina con le luci dei mercatini di Natale e delle casette che lo circoscrivono. Si può salire sul monte Floyen, alle spalle del porto, a circa 300 metri d’altezza per poter ammirare la città che risplende come un presepe. Nelle vicinanze si può visitare il mercato del pesce, una crocevia di sapori, profumi e persone. Non può mancare la classica degustazione del salmone, cucinato in diversi modi, uno migliore dell’altro.



A sole due ore d’auto da Bergen, il viaggio prosegue verso Bakka, paesino tipico della Norvegia costruito sulla riva del fiordo Nærøy. In poche ore, si può raggiungere una sommità panoramica che offre una meravigliosa vista sulla vallata. I colori nei mesi di fine autunno sono le mille tonalità del verde e degli arancioni ma le cime delle montagne vantano già almeno mezzo metro di neve. Con un colpo di fortuna è possibile anche incrociare camosci, stambecchi e mucche norvegesi. Per un pernottamento in questa zona il Moxy hotel è perfetto, caratterizzato da uno stile moderno adatto ai giovani viaggiatori.



L’avventura prosegue verso Tromso dove le temperature si fanno più rigide grazie alla prossimità del circolo polare artico. Questo paesino, in cui le nevi sono perenni, è meta di numerosi sciatori che riescono a sfruttare la morfologia e il clima del territorio per divertirsi sugli sci tutto l’anno: unica è l’emozione che si prova a sciare sulle creste innevate fronte mare.

L’ultima destinazione vede Skjervoy come protagonista, l’isola più vicina al polo nord. Qua il sole non sorge mai, ma c’è solo un’alba continua tra le dieci e le undici del mattino. La caratteristica principale del posto è la modesta presenza di orche e balene, in caccia continua delle aringhe che popolano quei mari. Nonostante le rigide temperature è possibile infatti osservare diverse specie animali, non solo mammiferi marini ma anche l’alce norvegese e l’aquila reale. Regina indiscussa delle terre del nord è l’aurora boreale. I più fortunati potranno vedere il cielo tingersi di verde nelle ore più fredde della notte quando la luce emessa dalla luna è ancora tenue.

Crediti foto: Anselmo Prestini

TOM OF FINLAND E WE ARE SPASTOR RIVELANO LA LORO NUOVA COLLABORAZIONE ALL’INSEGNA DELLA SOSTENIBILITÀ

La collaborazione tra Tom of Finland e We are Spastor offre un twin set in maglia jacquard in edizione limitata composto da un maglione dalla silhouette anni ’70 ed una sciarpa con l’iconica “testa di biker”.

Lo stilista finlandese è uno degli artisti più influenti del XX secolo per l’eccezionale unicità e maestria dei suoi disegni che ridefiniscono non solo la  mascolinità dell’essere umano, ma offrono anche una chiara visione della  posizione degli omosessuali nella società moderna. Il maestro disegnatore ha cambiato la cultura queer con la sua espressione orgogliosa, sovversiva e gioiosa della sessualità.



Ogni capo è realizzato con il più morbido tessuto italiano, proveniente da un mulino toscano con una miscela di kid mohair e una cardatura a mano rifinita,  creando un vero e proprio effetto carboncino. Ogni capo è tessuto con cura, prodotto nei dintorni di Barcellona, ​​in un laboratorio gestito da un giovane imprenditore, realizzato nei minimi dettagli ed etichettato a mano con la speciale etichetta tessuta “Tom of Finland + We Are Spastor”, realizzata in 100% poliestere riciclato. La collaborazione sostiene infatti  la produzione locale, impegnandosi attivamente in una  politica di responsabilità sociale.

Infine, il 10% di ogni acquisto sarà devoluto alla Fondazione Tom of Finland per la conservazione dell’archivio e dell’eredità dell’artista.


Berlino: cosa fare in un weekend

Le mete europee sono sempre tra le più ambite in questo periodo dell’anno, quando le temperature non sono ancora troppo rigide e gli alberi si colorano di rosso e di arancione.

Da anni Berlino è una delle destinazioni più scelte, soprattutto dai giovani, sia per trovare lavoro ma anche per godersi un piacevole fine settimana immerso tra storia e cultura. La capitale vanta infatti diverse mete turistiche, un’ottima cucina, apprezzabile anche da noi italiani, ed allo stesso tempo una movimentata vita notturna. Segue una lista dei posti selezionati per voi, visitabili in 72 ore.



Iniziate la vostra visita dall’Urania Weltzeituhr ad Alexanderplatz, l’orologio universale posto al centro della piazza cittadina tedesca più famosa: gli edifici costruiti negli anni ‘70 della DDR immergono l’uomo in un vero tuffo nel passato. Impossibile non notare, a pochi metri,  la Torre televisiva posta dietro la stazione, dalla quale potrete godere di una vista mozzafiato di tutta la città. Il panorama a 360° gradi può essere accompagnato da una colazione o brunch presso il girevole Restaurant Sphere posto all’interno della Torre, a 200 metri d’altezza. L’unico difetto è che i vetri sono arancioni, per cui sarà molto difficile immortalare la città con la macchina fotografica.



Non troppo distante, proseguendo verso ovest, si attraversa il fiume Sprea per ritrovarsi al Berliner Dom, famoso per la  sua gigantesca cupola: al suo interno hanno luogo le tombe della famiglia imperiale degli Hohenzollern e le salme di alcuni dei più importanti personaggi in Europa con circa 100 bare del IV secolo. A pochi passi dal Duomo, soprattutto ora che ci si avvicina il Natale, hanno luogo i famosi mercatini: tra dolci tipici, quadri locali e musica di strada, sarete catapultati in una calda atmosfera natalizia.



Il must-have di visita è l’Isola dei musei, un’area con la maggiore concentrazione di musei al mondo per metro quadrato. Si possono visitare, oltre al Duomo, altri 5 musei: l’Altes Museum, il Neues Museum, il Pergamonmuseum, il Bode-Museum e l’Alte Nationalgalerie. I prezzi d’ingresso sono decisamente ridotti, se non gratis tramite la “Welcome Card Museumsinsel”.



Non solo per la storia e la cultura, Berlino è famosa anche per i club e la vita notturna. Tra i locali più famosi troviamo il Watergate, il KitKat ed il Berghain: spazi che ospitano dj internazionali che hanno scritto la storia della musica Techno, come Paul Kalkbrenner, Nina Kraviz, e Carl Cox. Oltre alle discoteche, ci sono anche dei bar tipici lungo il fiume, dove la sera all’ora dell’aperitivo è possibile ballare con vista Duomo, mentre le barche attraversano il fiume.

Infine, se amate la cucina tedesca, Happies è fortemente consigliato. Le loro patate sono uniche e introvabili: semi bollite e cotte insieme alla mollica di pane, le kartoffeln tedesche saranno guarnite con salse, verdure e proteine, a seconda dei gusti: da un semplice contorno si trasformano in un piatto unico buono e colorato.

Halloween 2021: i film da guardare nel weekend

Dolcetto o scherzetto? Halloween è alle porte e non tutti riescono a spaventare i vicini nella speranza di ottenere qualche ricompensa golosa, alcuni preferiscono trascorrere la spaventosa ricorrenza davanti del piccolo schermo. Copertina, popcorn e rumore della pioggia: questi ingredienti fondamentali accompagneranno la notte del 31 ottobre in una maratona di film horror. Per gli amanti del genere ecco quattro film che hanno segnato la storia dì questo filone cinematografico.

“Gli uccelli” (The Birds). Un classico. Uno dei film più spaventosi di Hitchcock, se non quello più sconvolgente: sono stati necessari ben 370 trucchi di ripresa e 3 anni di preparativi per realizzarlo. Una ragazza di San Francisco segue uno studente per Bodega Bay dove, senza alcuna apparente ragione, degli stormi di uccelli iniziano a uccidere la popolazione. Il risultato è un film in grado di tenere lo spettatore letteralmente incollato allo schermo fino alla fine,  con un crescendo di suspense da togliere il fiato. La trama sottolinea la rivincita della natura sull’uomo, mettendo a confronto uccelli ed esseri umani. Non tutti sanno che per la realizzazione sono stati messi in scena, oltre ai volatili di cartapesta, e agli innumerevoli dipinti animati, fotogramma per fotogramma, anche centinaia di volatili ammaestrati. Importante è il ruolo che hanno i giochi ottici che moltiplicano gli uccelli: negli anni Sessanta la pellicola terrorizzò il pubblico grazie a questi primi effetti speciali. 

Un altro “must” è  “Non aprite quella porta”, film horror del 2003, diretto da Marcus Nispel. Il film è ispirato alle atrocità compiute dal tremendo assassino Leather Faces, giovane psicopatico che prende in ostaggio un gruppo di ragazzi prima di massacrarli. La pellicola è davvero consigliata per chi ama il genere splatter: non mancano scene di forte violenza, sangue e terrore. L’aspetto più inquietante del film è la frase che compare all’inizio “il film che state per vedere, è un resoconto della tragedia che è capitata a cinque giovani…” che lascia nello spettatore un velo di dubbio sulla possibilità che il massacro del Texas sia successo per davvero. 

Segue “47 metri”, un horror/thriller per gli amanti del brivido, prodotto da Johannes Robert nel 2017. Due sorelle molto diverse tra loro rimangono intrappolate in mare, circondate da squali bianchi a 47 metri di profondità. Si alternano attimi di puro terrore con riflessioni introspettive che catapultano lo spettatore in un continuo stato d’ansia e angoscia per tutti gli 87 minuti del film. 

Se amate il genere ghost/ soprannaturale, vi suggeriamo “Synyster“. Un giornalista sta lavorando ad un libro sui crimini misteriosi quando decide di cambiare casa: lo attende un’abitazione maledetta infestata da un’entità paranormale. Le riprese propongono scene molto buie e numerosi sono i momenti di silenzio, proprio per immergere lo spettatore in un’atmosfera inquietante. Un film anche molto drammatico, che sottopone l’uomo al famoso quesito sull’esistenza di forme a fenomeni paranormali, come fantasmi e spiriti maligni. Il confine tra surreale e reale si fa così sottile che nel bel mezzo del film si fa fatica a capire dove finisce la realtà e inizia l’incubo

3 nuove voci da seguire adesso

Siamo in pieno autunno e i cantautori hanno voglia di guardarsi dentro e far i conti con le loro emozioni. L’estate è finita, tuttavia il ritornello di “Topless” è ancora presente nei nostri pensieri, in ricordo dei bei momenti trascorsi con amici e amori estivi. Proprio ora Luchè ha deciso di interrompere un silenzio discografico durato diversi anni con un pezzo esplosivo assieme all’artista e produttore musicale Geeno. La fruttuosa collaborazione tra i rapper è una delle più longeve del panorama musicale italiano. Non solo rap , ma anche altri giovani cantanti hanno lasciato il segno nel cuore degli italiani negli ultimi mesi. Un esempio tangibile è Federica Marinari, artista emergente conosciuta al pubblico soprattutto per la vena malinconica contenuta nei suoi testi. 



Luca Imprudente, meglio noto come Luchè, inizia la sua carriera nel mondo dell’hip hop come rapper/producer del duo Napoletano CoSang, che si scioglie all’inizio del 2012. Chi segue Luchè dagli esordi è stato spettatore del suo passaggio artistico: primo album solista, dal napoletano all’italiano. Il disco esce il 19 giugno con il titolo L1, contenente collaborazioni di prestigio come quelle con i Club Dogo, Marracash ed Emis Killa. Nel 2014 esce il suo secondo album, L2, mentre il suo terzo disco, Malammore, viene pubblicato dalla Universal nel 2016 ed ottiene un ottimo riscontro a livello di vendite. Il suo ultimo lavoro, prima di “Topless”, è uscito nel giugno 2018, con il titolo Potere

Cosa ti stimola di più a scrivere i tuoi testi?

Quando scrivo prendo spunto esclusivamente dalle mie esperienze di vita, è un bisogno che ho di raccontare quello che mi succede, ovviamente cercando di aggiungere un tocco di poesia o magia per rendere i brani più interessanti e potenti emotivamente per l’ascoltatore. Diciamo che è una necessità che sento quella di comunicare con la gente, l’obiettivo che mi pongo è proprio quello di toccare le persone, sia nei pezzi più intimi dove punto a far ragionare l’ascoltatore sia nei brani più leggeri dove cerco di strappare un sorriso o ancora meglio, incoraggiare le persone a sentirsi forti.



Nei tuoi pezzi emerge molta sofferenza, nel tuo nuovo album ci sarà sempre questa vena malinconica o ipotizzi un’evoluzione diversa?

La sofferenza è parte della mia musica semplicemente perché è parte della mia vita. Ed è anche un bene quando la si usa nel modo giusto e la si trasforma in grinta. Nel nuovo disco ci sono sicuramente elementi che si trovano nei miei lavori precedenti: la matrice del mio stile rimane sempre quella, ma cerco di evolvere il sound, le melodie e anche gli argomenti, in base a come variano le fasi della mia vita. Ma il carattere di una persona resta quello, così anche la mia musica.



Geeno, nome d’arte di Guido Parisi, è un produttore italiano, originario di Napoli, noto principalmente per le sue collaborazioni con Luchè. Inizia la sua carriera con l’alias O’Nan formando il duo rap Insolens con il rapper El Niño. Formava con Luchè il duo di produzione First Million.

Quali sono gli ingredienti fondamentali per riuscire nel tuo lavoro?

In realtà sono molteplici i punti: quello che mi ha sicuramente aiutato è stato il fatto di essere curioso rispetto alla musica. Non essermi soffermato su un solo genere musicale mi ha permesso negli anni di avere un’apertura che ho notato, e poi apprezzato, solo una volta cresciuto. 

E lo ritrovo come l’ingrediente principale, perciò siate curiosi. Un’altra cosa che reputo quasi fondamentale è stare in un luogo che mi ispiri: troppo spesso si pensa che i lavori migliori nascano in studio, davanti a macchine costose. 

Amo lavorare anche da camera mia. È un posto dove mi ritrovo volentieri, è la mia comfort-zone. 



Pensi che ci sia tanta competizione nel vostro settore rispetto al passato? Perché? 

La competizione, come concetto, non esiste: è più un volersi affermare sull’altro. L’esercizio di stile che poteva esserci un tempo si è trasformato in un qualcosa che non riconosco ancora oggi, motivo per il quale per un po’ di tempo ho smesso di produrre.  

Vivere al di fuori di certe dinamiche mi ha concesso la libertà di formare quella consapevolezza che mi permette oggi di pensare solo al mio viaggio, avere un “focus” preciso su ciò che voglio fare e quello che voglio trasmettere con le mie produzioni. 

Cosa consigli a chi oggi ti dice che vorrebbe sfondare nel mondo della musica? 

Il primo consiglio è quello di lavorare alla musica con l’obiettivo di restare alle persone, e non di arrivare.  È un concetto che spesso si ignora, ma l’ascoltatore percepisce questa “voglia di successo”, che sfocia nell’essere banali in ogni cosa che si fa. Fare gavetta è fondamentale. Lavorare, ascoltare, conoscere, è questo quello che ti forma come artista. La musica come materia, per chi produce è fondamentale. Imparare a suonare uno strumento ti facilita in moltissime cose. Ogni genere, ogni canzone può essere motivo di ispirazione, e solo la cultura ti permette poi di superarti e stupire sempre di più chi ti ascolta e di conseguenza segue.



Appassionata di musica fin da bambina, Federica Marinari, nel 2019 prova a fare il suo ingresso nella scuola di Amici di Maria De Filippi e, dopo un duello con Daniel Piccirillo, riesce grazie alla sua voce a conquistare un banco. Anche il talent di Canale 5 si dimostra però avaro di soddisfazioni per lei. 

Ci parli del tuo rapporto viscerale con la natura? Come mai hai scelto di vivere isolata in Toscana? La malinconia che emerge nei tuoi testi è dettata anche da questo tuo isolamento?

Credo che natura significhi essere vivente. Noi siamo esseri viventi. Credo ci sia un rapporto universale di rispetto tra uomo, natura e animali. Quando il rapporto viene volontariamente interrotto, la pace finisce. L’uomo fa troppi torti ad altri esseri viventi, torti sgradevoli e tranquillamente evitabili. Non a caso tra calamità e pandemie l’essere umano sta perdendo la partita. I suoni della natura sono il nostro quotidiano. Dobbiamo imparare ad ascoltare fiumi, mare, temporali, vento e versi animali aiuta l’orecchio ad essere più sviluppato, la mente più attenta e il cuore più sensibile. A me piace stare in posti dove nessuno giudica nessuno e dove tutti rispettano tutti. Amo anche la città, per esempio Milano, dove spero un giorno di poter vivere. Il patto è che ci siano persone in grado di amare e vivere le diversità, senza sentirsi superiori rispetto al “resto”. Essere lunatica è il mio forte: un giorno sono blu l’altro giallo frizzante. Ci sono tante cose che mi disturbano e che mi fanno talmente “incazzare”… Cantare mi libera, mi aiuta a buttare fuori questa rabbia devastante. 



Raccontaci della tua esperienza ad Amici… Ti sei mai sentita inadeguata in quel contesto? Perchè?

“AMICI” è una grande opportunità certamente, una sorta di “servizio militare” di pochi mesi in cui bisogna tirare fuori gli “attributi”. Un’esperienza importante, sono felice di averla fatta anche se spesso mi sono sentita inadeguata per tanti atteggiamenti falsi e opportunisti. Effettivamente è una competizione e comprendo con maturità dopo qualche anno che in quel contesto “uno su mille ce la fa”. Quando si fanno i programmi televisivi ci si aspetta che dietro ci siano dei “programmi”, ma bisogna ricordare che dietro a quel “prodotto” c’è un essere umano, che crede in quello che fa, con un cuore e una distinta sensibilità.

Andrea Rosanò: la fotografia attraverso il piacere di viaggiare

Fotografo, video maker, travel blogger ed esperto di viaggi: Andrea Rosanò è un volto nuovo nello scenario milanese, arrivato in città dopo aver girato il mondo senza tregua. Scatti di paesaggi inesplorati, experience pericolose ed estreme, costellazioni e aurore boreali: la curiosità è la chiave trainante nel lavoro di Andrea. Al giorno d’oggi, quali sono i segreti per essere un fotografo di successo?



Come è iniziata la tua professione?

Probabilmente c’era già una vena fotografica nella mia famiglia. Quando ero piccolo mia madre mi raccontava di come il nonno custodisse gelosamente la sua Leica, una piccola macchinetta che uscì negli anni della guerra. In ogni caso la mia passione nacque grazie a mio padre quando con i punti dell’Esselunga prese una reflex e io me ne innamorai. Mi ricordo che all’inizio uscivo di casa e andavo a scattare un po’ qua e là: al gatto, agli alberi, ai monumenti della mia città, Bologna. Piano piano quei soggetti diventarono ai miei occhi un po’ noiosi e mi misi alla ricerca di qualcosa di più, quindi sperimenta la fotografia di persone, soprattutto cosplayer.

Col passare del tempo scoprii l’altra mia vera passione: il viaggio, l’esperienza. Così iniziai a scattare ‘on the road’ e realizzai quanto mi piacesse. Non parlo solo di immortalare posti pazzeschi, ma anche culture, abitudini e stili di vita diversi.

Pensi sia possibile mantenersi solo grazie alla fotografia? 

Sì, ma non è semplice. Grazie allo sviluppo tecnologico, le fotografie sono assai migliori e facilmente realizzabili rispetto a un tempo. Questo dà quindi la possibilità a tutti di creare contenuti di un certo valore e quindi la rivalità e la competizione sono elevate. Per questo motivo bisogna essere non bravi, di più. Bisogna eccellere anche nell’originalità così da essere notati e farsi un nome.

Inoltre, come in ogni altro settore, è bene crearsi una nicchia di persone che ti aiutino, ti supportino e apprezzino il tuo lavoro promuovendolo.

Da chi hai preso ispirazione nel tuo lavoro? 

Penso che tutti abbiano dei modelli d’ispirazione. Per i ritratti adoro i lavori di Luiz Clas e Kai Bottcher, per gli scatti travel e natura Jord Hammond, Luke Stackpoole, Peter Yan e Rob Visser.

E’ facile in questo essere copiati? Ti è mai successo ? 

Tantissimo. Ed è vero anche il contrario, pensare di avere un’idea originale  e scoprire che qualcuno ci aveva già pensato prima di te. Io non so se i miei lavori siano stati copiati oppure no ma quest’anno ho visto tantissime foto scattate col drone che ritraevano una ragazza in costume in una spiaggia nera che si faceva coccolare dalle onde del mare. Prima di pubblicarla io personalmente non vidi mai questo tipo di foto, un mese dopo la mia pubblicazione, ne erano pieni i social.

Cosa consigli a chi oggi ti chiede : “come faccio a diventare un bravo fotografo” ?

Il mio consiglio è scattare, scattare e scattare. La pratica è la cosa più importante. Poi frequentare corsi, studio, e tanto pratica. Ascoltare il parere di altri del mestiere e tornare a scattare.



Cosa reputi davvero difficile nel tuo lavoro ?

Non demordere. Proprio perché al mondo di oggi scattano tutti, chi col cellulare, chi con la reflex dell’amico, chi al mare con gli amici, sembra che il mondo sia pieno di esperti nel settore. Ci sono momenti in cui ricevi critiche o i risultati non sono come te li aspettavi. Questo butta giù il morale. Se però sei convinto di quello che stai facendo e lo dimostri, tutto si sistema.

In poche parole, cos’è per te la fotografia ? 

La macchina fotografica è un mezzo per esprimere una sensazione, uno stato d’animo, una scena in un attimo particolare. Per me il risultato deve essere a livello emotivo e deve far pensare o sorridere o piangere o meravigliare lo spettatore.

Dicono che oggi chiunque possa diventare un fotografo in poco tempo, soprattutto grazie ai social come Instagram. Come ti vedi tra 10 anni? 

I social sono degli strumenti utilissimi per farsi conoscere e allargare il bacino di clienti e possibili collaboratori. Sono anche perfetti per mettersi in gioco e dimostrare di produrre contenuti di rilievo. Detto ciò è difficile, a mio avviso, diventare fotografi velocemente, a meno che non si focalizzano tutto il proprio tempo ed energie a questo scopo proprio perché per diventare professionali bisogna fare molta pratica.

Tra 10 anni mi piacerebbe avere un mio studio dove poter scattare con tutta la mia attrezzatura e continuare a viaggiare creando contenuti in giro per il mondo.

Exclusive Paris, il Made in Italy che diventa internazionale

Grande successo per il debutto alla MFW di Exclusive Paris con un evento che unisce arte, lusso e moda. Per l’occasione le iconiche tute del brand creativo e vivace incontrano l’estro di Alec Monopoly, artista internazionale direttamente dagli USA. 

L’azienda romana di streetwear sin da subito ha catturato l’attenzione di una clientela giovane e metropolitana grazie ad un giusto mix tra social media e testimonial d’eccezione. Una storia autentica che racconta del successo del un giovane creatore e imprenditore Patrizio Fabbri, classe 1988, che dopo anni di lavoro nel mondo retail, ha realizzato il sogno di lanciare una linea di abbigliamento che definisce nuovi standard in materia di streetwear made in italy. Spiega il designer: «Sviluppo e supervisiono tutto io, dalla scelta tessuti e grafiche alla vestibilità, fino alla scelta dei testimonial». 



La continua ricerca stilistica e una cura maniacale dei particolari sono i segreti del successo del brand, che declina il gusto street di Fabbri in tessuti pregiati ed esclusivi e dettagli sofisticati, per capi dallo stile cosmopolita e originali, che hanno conquistato numerosi protagonisti della scena trap, hip-hop e più in generale musicale del nostro paese. 



Convinto che avere un brand «non significa prendere una maglietta e metterci sopra il proprio marchio ma equivalga, invece, alla ricerca ossessiva di esclusività e novità», Fabbri è determinato a portare Exclusive Paris in tutto il mondo, convinto che «il momento passerà e usciremo da questa crisi con un nuovo spirito di collaborazione, più forti di prima». Una storia tutta italiana di coraggio e saper fare che da Roma si sta espandendo verso il mondo, anche grazie al potere pervasivo della musica e dei social.