Elements: My body my planet di Pietro Lucerni ora in mostra a Milano

Dalla moda alla pubblicità, le creazioni di Pietro Lucerni si sono spostate verso l’esplorazione di un lato più artistico della natura e del corpo, come nella serie di immagini in bianco e nero “Naked Moon” con protagonista la famosa star del balletto internazionale e Prima Ballerina al Teatro alla Scala, Virna Toppi.

E più in particolare celebra quel rapporto intimo e ancestrale tra donna e natura. “Madre Terra che, come una donna, accoglie, genera, custodisce la vita e la trasforma in un’esplosione di bellezza che ci seduce e ci fa evolvere. Viviamo in un’epoca che ha un profondo bisogno di bellezza, non solo di estetica. La natura ottimizza l’evoluzione delle specie in un rapporto continuo con i quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. La bellezza è il motore di un vero progresso culturale costituito di equilibrio, rispetto, libertà e amore. Questi sono i quattro elementi che vorrei raccontare perché possono garantire un futuro migliore per il nostro pianeta e per noi che lo abitiamo.

Attraverso il mio lavoro commenta Pietro Lucerni: “vorrei dare un piccolo contributo nel diffondere un messaggio positivo attraverso la bellezza in un periodo difficile, che però può rappresentare anche una rinascita e una straordinaria opportunità per una nuova consapevolezza. Il rispetto per il nostro pianeta passa attraverso il rispetto per noi stessi e per gli altri. E, oggi più che mai, penso che una rivoluzione culturale di questa portata sia possibile solo attraverso una visione femminile. La bellezza, e le donne, possono salvare il mondo”. 

Le immagini sono ora visibili anche dal vivo, in una mostra che avrà luogo da sabato 8 gennaio dalle ore 19,30 (opening) presso L’angolo di Brera in via Tivoli 3 a Milano. L’esposizione resterà accessibile fino a fine mese.

Uncensored//bodies#3: Augusto, Ian & Giove by Davide Musto

Muscoli adamantini, corpi che appaiono scolpiti nel marmo, una sexiness fiera e imperiosa, in poche parole: il nuovo capitolo di UNCENSORED // BODIES.
Protagonisti dell’editoriale in bianco e nero, tre adoni che, per la fisicità esplosiva e la plasticità delle pose, ricordano per certi versi i gladiatori dell’antica Roma, ritratti dal fotografo Davide Musto in immagini che trasudano sensualità e vis espressiva.







Printed kimono Issey Miyake archive, belt and jewels stylist’s archive







Credits:
Photographer Davide Musto
Photographer assistant Riccardo Albanese
Stylist Francesco Mautone, Alfredo Fabrizio
Stylist assistant Maria Alessia Simonte
Grooming Noemi Auetasc

Fondazione Sozzani, in arrivo l’attesissima mostra World Press Photo 2021

Fondazione Sozzani ospita, dal prossimo 5 dicembre sino a domenica 8 gennaio 2022, la mostra World Press Photo 2021 dedicata a uno dei più prestigiosi premi di giornalismo visivo mondiale. Giunto alla sua 64° edizione, l’evento riconosce al fotogiornalista vincitore la capacità di sviluppare un progetto di forte rilevanza giornalistica o scatti che abbiano immortalato momenti di straordinaria importanza storica.

Per questa edizione sono state esaminate ben 74.470 fotografie scattate da 4.315 fotografi provenienti da 130 Paesi. I fotografi premiati sono stati 45 e 8 sono le diverse categorie suddivise tra “Foto dell’anno” e “Storia dell’anno” in Attualità, Notizie Generali, Spot News, Ambiente, Progetti a lungo termine, Natura, Sport e Ritratti.



Il concorso internazionale ha già decretato i suoi vincitori. A vincere i due premi più importanti, il “World Press Photo Story of the Year” e il “World Press Photo of the Year” sono stati: Mads Nissen che ha vinto la “Foto dell’anno” con The First Embrace  (l’immagine immortala un’anziana abbracciata per la prima volta dopo cinque mesi attraverso una tenda di plastica durante la pandemia da Coronavirus) e l’italiano Antonio Faccilongo che ha ricevuto il premio “Storia dell’anno”.

La giuria, presieduta da NayanTara Gurung Kakshapati (fondatrice e direttrice della piattaforma photo.circle in Nepal), ha visto impegnati Ahmed Najm di Metrography Agency, prima agenzia fotografica Irachena; Andrei Polikanov, visual director del giornale online russo “Takie Dela”; Kathy Moran, vicedirettrice della fotografia del “National Geographic” (USA); Kevin WY Lee, fotografo e direttore creativo di Singapore; Mulugeta Ayene, fotografo etiope; Pilar Olivares, fotografa peruviana dell’agenzia Reuters. A causa della pandemia, la valutazione si è svolta online.

Gli scatti vincitori

Mads Nissen, Danimarca. World Press Photo of the Year – Primo premio. La fotografia immortala una donna abbracciata da un’infermiera dopo cinque mesi di cure in ospedale. Un’immagine che racconta la solitudine di quei lunghi giorni trascorsi a lottare tra la vita e la morte, rincuorati dal sostegno di un sanitario.



Antonio Faccilongo, Italia. World Press Story of the Year – Primo premio. Lo scatto è la storia in diapositiva di una donna che attende il proprio marito dopo una lunga detenzione in un carcere israeliano. Nella camera da letto dove la donna conserva ancora i beni affettivi dell’uomo, il tempo sembra sospeso. Iman Nafi è il palestinese che detiene il triste primato per la detenzione più lunga nelle carceri israeliane.



 Maya Alleruzzo, Stati Uniti. Attualità – Secondo premio. Layla Taloo posa per un ritratto nella propria casa a Sharya, in Iraq, il 9 settembre 2019, con il velo integrale e l’abaya che ha indossato come schiava di militanti dello Stato Islamico per due anni e mezzo.



Ralph Pace, Stati Uniti. Ambiente – Primo premio. Un leone marino si avvicina pericolosamente ad una mascherina sanitaria presso il sito di immersione Breakwater a Monterey, California, USA, il 19 novembre 2020.



Ami Vitale, Stati Uniti. Natura – primo premio. Protagonista dello scatto è una giraffa di Rothschildche  viene tratta in salvo grazie a una chiatta su misura dall’isola allagata di Longichoro, sul lago Baringo, nel Kenya occidentale, il 3 dicembre 2020.



Luis Tato, Spagna. Natura – terzo premio Storie. In primo piano l’agricoltore Echom Ekiru immortalato in un campo di mais a fare i conti con i danni recati dal passaggio delle locuste del deserto, a Kalemngorok, contea di Turkana, in Kenya, il 3 giugno 2020.



Roland Schmid, Switzerland. General News – Secondo premio, Storie. Josephina di Arbon, svizzera, e Josef di Singen am Hohentwiel, tedesco, sono una coppia da 30 anni. Ora gli innamorati si incontrano tre volte alla settimana al confine chiuso tra Kreuzlingen, in Svizzera, e Costanza in Germania, per potersi almeno vedere. 30 marzo 2020.



Nadia Buzhan, Bielorussia. Spot News – Secondo premio. La donna impugna un mazzo di fiori davanti a una porta, non una qualsiasi. Olga Sieviaryniec, infatti, aspetta il marito Paval fuori da un centro di detenzione in via Akrestsin, Minsk, Bielorussia, il 22 luglio 2020.



Alisa Martynova, Russia. Ritratti – Secondo premio, Storie. Il protagonista dello scatto che immortala un viso in penombra è Christ, nato in Gabon e giunto in Italia per studiare economia all’università, a Firenze, in Italia, il 13 giugno 2020.



Fereshteh Eslahi, Iran. Sport – Terzo premio, Storie. Saeed e la moglie Maedeh tornano a casa dopo aver visto l’allenamento di motocross a Gachsaran, in Iran, l’11 dicembre 2020. Maedeh è un motociclista.



Lorenzo Tugnoli, Italia. Spot News – Primo premio, Storie. La foto immortala un momento concitato nel quale i vigili del fuoco tentano di spegnere il vasto incendio scatenatosi all’interno dei i magazzini a Beirutt, Lebanon, il 4 agosto 2020, dopo un’intensa esplosione nel porto. Dieci vigili del fuoco sono rimasti uccisi.



Gabriele Galimberti, Italia. Ritratto – primo premio, Storie. Torrell Jasper (35) posa con le sue armi da fuoco nel cortile della sua casa a Schriever, Louisiana, USA, il 14 aprile 2019. Ex marine statunitense, ha imparato a sparare da suo padre da bambino.


Cover: Tatiana Nikitina

Uncensored//bodies#2: Tommaso Montefiori by Davide Musto

Una rubrica che esplora pensieri e visioni sulla sensualità e sull’eros, ma con un twist sempre artistico. Modelli, artisti, creativi, performer e new faces mostrano il lato più sexy e misterioso tramite la finestra di UNCENSORED //BODIES. Protagonista di questa settimana è il modello Tommaso Montefiori.

Photography: Davide Musto

Model: Tommaso Montefiori

Agency: Independent Model Management

Styling: Alessia Caliendo

Make up: Federico Donati @ Simone Belli Agency

Wardrobe:

Claudia Baldazzi

Maison Dressage

Moscot

Paul Smith archive

Romeo Gigli archive

Virili

Lazzarelle, il progetto di Silvian Heach a sostegno delle detenute del carcere di Pozzuoli

Sulle persone detenute pesa uno stigma assai difficile da scalfire, che porta a diffidarne apertamente se non a isolarle anche quando intraprendano, o abbiano già compiuto, un percorso riabilitativo, perpetuando così un circolo vizioso che le mantiene ai margini della società; vale a maggior ragione per le donne, vittime di pregiudizi che, nel caso in cui scontino una pena in carcere, aumentano a dismisura, nonostante i dati sulla situazione del lavoro italiana mostrino come, dopo l’emergenza della pandemia, siano proprio loro le più sfavorite.



Bisogna perciò sottolineare l’impegno di quelle aziende che provano a contrastare l’inclinazione generalizzata a emarginare chiunque abbia commesso reati o errori, evidenziando l’importanza di concedergli una seconda possibilità. L’ultima iniziativa del marchio di ready-to-wear femminile Silvian Heach, da sempre attivo nella promozione di campagne per il sostegno e la difesa delle donne, va esattamente in questa direzione, siglando un progetto chiamato Lazzarelle non si nasce, si diventa, che coinvolge la fondatrice e Ceo del brand Mena Marano, la founder della Cooperativa Lazzarelle Imma Carpiniello e Maria Luisa Palma, direttore della casa circondariale femminile di Pozzuoli, accomunate dall’obiettivo di modificare la forma mentis dell’opinione pubblica nei confronti delle carcerate.



Marano ha scelto di unire le forze con la Cooperativa Lazzarelle, torrefazione di caffè attiva dal 2010 nel penitenziario, che impiega appunto le detenute, ciascuna con una propria storia fatta di contesti sociali difficili, che chiedono ora un’opportunità per potersi inserire appieno nel mondo del lavoro.
Per supportarle in questo percorso di reinserimento verrà messa in vendita, sull’e-shop silvianheach.com, una special box contenente sia i prodotti Lazzarelle (nello specifico due miscele di caffè, una tisana e una crema spalmabile), sia quelli firmati dalla griffe, ovvero una T-shirt, arricchita dal logo creato ad hoc del cuore stilizzato stretto in un abbraccio, e una borsa in tessuto sostenibile, decorata dalla stessa grafica. L’incontro di presentazione di questo progetto tutto al femminile, lanciato ufficialmente il 9 novembre, ha avuto come testimonial Sabrina Scampini, giornalista e volto noto della tv. Ad accompagnare il tutto, un reportage fotografico e un documentario che vedono protagoniste le donne recluse nella casa circondariale di Pozzuoli, consentendo loro di raccontarsi in prima persona e spiegare i valori alla base della partnership tra Lazzarelle e Silvian Heach.



Commentando l’iniziativa, Mena Marano si dice entusiasta di “sostenere queste donne che meritano di rinascere e avere una seconda possibilità. Con il duro lavoro alla torrefazione e al bistrot possono auspicare al cambiamento e ad un futuro migliore, rimettersi in gioco e non tornare nelle stesse situazioni che le hanno portate a delinquere. Da parte sua Imma Carpiniello, responsabile dell’impresa all’interno delle mura del carcere che, proprio quest’anno, celebra il traguardo del decennale, precisa: Le donne detenute sono doppiamente svantaggiate, e per questo abbiamo pensato di provare a rispondere a questo bisogno attraverso una torrefazione che produce caffè artigianale. L’incontro con Silvian Heach e Mena Marano, un’imprenditrice che condivide la nostra mission, per noi è una bellissima opportunità.


Lazzarelle non si nasce, si diventa

Il direttore dell’istituto Maria Luisa Palma, che ha subito sposato l’idea della collaborazione, ringraziando la manager del marchio chiosa infine: La persona in carcere ha quasi sicuramente commesso un reato, ma non si identifica con il reato; resta una persona che ama, che soffre, che ha capacità lavorative. Una donna, anche se in carcere, resta il centro di una rete di relazioni, resta il sostegno (spesso l’unico) della sua famiglia, dei suoi figli. E la società fa un torto a sé stessa se si priva di queste persone, delle loro capacità e delle loro potenzialità.

Uncensored – Gian Paolo Barbieri

Costantemente attratto dalla letteratura, Gian Paolo Barbieri ha spesso tratto ispirazione da questa.

In questo caso ha intrapreso un viaggio che lo ha condotto all’interno di una sfera più mistica, portandolo ad interpretare una delle figure primordiali della storia della Bibbia: Adamo.
Lo fa attraverso gli elementi classici che contraddistinguono la sua vicenda e, con l’eleganza con cui ha sempre trattato la moda, inserisce una figura di questo tipo all’interno della sua produzione erotica.



Percorrendo ancora quel filone mistico, si imbatté in altre due figure: Caino e Abele. Seguendo l’albero genealogico, racconta la storia che ha riguardato i due fratelli, figli di Adamo ed Eva. E decide di interpretare secondo il suo sguardo la lotta tra i due, immaginandola come quasi una danza che li avvolge con eleganza.



Fin da piccolo il cinema è stato un elemento che ha sempre caratterizzato
le giornate di Barbieri. Infatti, insieme al suo gruppo di amici, aveva fondato il Trio, con cui era solito replicare le piece teatrali o le pellicole che vedevano sul grande schermo. Barbieri si occupava di tutto: costruiva le luci, realizzava gli abiti con le stoffe che rubava al bazar di tessuti del padre e infine scattava e documentava tutto ciò che insieme inscenavano. In questo scatto è possibile osservare una scena appartenente alle memorie di Luis Buñuel. Egli infatti descrive un momento che è stato tagliato nel film La belle de jour, il quale racconta di un uomo giapponese che si recava ad un bordello ed era solito tirare fuori una scatoletta di fiammiferi all’interno della quale vi era una vespa che prendeva e si posizionava sul glande per farsi pungere
e renderlo più grande. Così Gian Paolo leggendo quelle memorie e avendo visto il film, decise di raccontare quella scena con il suo immaginario.



Durante le sue costanti ricerche, con lo sguardo sempre rivolto all’arte, Barbieri si innamorò di Gormley.
In particolare si innamorò del suo mododi interpretare il corpo umano. Infatti Gormley ha dato un nuovo significato alla figura umana nella scultura, prendendo le proporzioni del suo corpo come punto di partenza e realizzando sculture anche su larga scala. Così Barbieri, negli anni 2000, quando iniziò il percorso della fotografia erotica, decise di rendergli omaggio con questo scatto.


Omaggio a Gormley, Milano 2002

Oltre la letteratura, Barbieri ha sempre guardato all’arte, amandola e rendendola parte integrante del suo lavoro. La maggior parte delle sue fotografie traggono ispirazione da un dipinto, una scultura, un fumetto etc. In questo caso, quando visitò Napoli, rimase così colpito dal Cristo Velato che si ripromise di trovare il momento giusto per reinterpretarlo secondo il suo sguardo fotografico. E lo trovò quando intraprese la strada verso la fotografia erotica accompagnata dall’avvicinamento alla sfera mistica.


Immagine di copertina: De…Pending, Milan 2012

Pietro Lucerni: my body, my planet

Dalla moda alla pubblicità, le creazioni di Pietro Lucerni si sono spostate verso l’esplorazione di un lato più artistico della natura e del corpo, come nella serie di immagini in bianco e nero “Naked Moon” con protagonista la famosa star del balletto internazionale e Prima Ballerina al Teatro alla Scala, Virna Toppi. In esclusiva per MANINTOWN l’ultimo editoriale “My Body, My Planet” dove Lucerni vuole sottolineare il rapporto tra l’uomo e gli elementi naturali. E più in particolare celebra quel rapporto intimo e ancestrale tra donna e natura. “Madre Terra che, come una donna, accoglie, genera, custodisce la vita e la trasforma in un’esplosione di bellezza che ci seduce e ci fa evolvere. Viviamo in un’epoca che ha un profondo bisogno di bellezza, non solo di estetica. La natura ottimizza l’evoluzione delle specie in un rapporto continuo con i quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. La bellezza è il motore di un vero progresso culturale costituito di equilibrio, rispetto, libertà e amore. Questi sono i quattro elementi che vorrei raccontare perché possono garantire un futuro migliore per il nostro pianeta e per noi che lo abitiamo.





My Body, My Planet: il mio corpo è il mio pianeta.
Attraverso il mio lavoro, vorrei dare un piccolo contributo nel diffondere un messaggio positivo attraverso la bellezza in un periodo difficile, che però può rappresentare anche una rinascita e una straordinaria opportunità per una nuova consapevolezza. Il rispetto per il nostro pianeta passa attraverso il rispetto per noi stessi e per gli altri. E, oggi più che mai, penso che una rivoluzione culturale di questa portata sia possibile solo attraverso una visione femminile. La bellezza, e le donne, possono salvare il mondo”. ha dichiarato Pietro Lucerni.






Unknown: il calendario Laserfilm di Bennet Pimpinella

Il calendario Laserfilm 2021 – 2022 nasce da una necessità: accendere una luce. Il 2020 è stato un anno che, per tanti aspetti, ci ha travolti, ma c’è stato un attimo in cui tutto sembrava potesse tornare alla normalità: l’arrivo dell’estate aveva portato con sé l’idea di un nuovo inizio. Proprio allora è stato concepito questo calendario che, eccezionalmente e per tale ragione, inizia a Giugno 2021 e finisce a Maggio 2022.



Commenta Bennet Pimpinella: “La mia è una visione di speranza e anche riuscire a mantenere alcune piccole consuetudini, come il calendario Laserfilm, può segnare la continuità di cui abbiamo bisogno. Ho pensato quindi che un’isola unica per storia, immaginario e caratteristiche sia paesaggistiche sia umane potesse rappresentare il racconto perfetto.
Quando penso al nostro pianeta, spesso lo chiamo “Madre Terra”, esprimendo verso di lei un sentimento di amore profondo. L’amore è il sentimento che ci permette di proseguire nel nostro cammino, di perpetuare la nostra specie, è in grado di mettere in moto qualsiasi cosa. E in nome di questo amore siamo andati alla scoperta di una terra per lo più sconosciuta – la Sardegna – incuriositi dai misteri che quest’isola nasconde, come la longevità del suo popolo”.



Abbiamo incontrato i suoi abitanti, li abbiamo ascoltati e fotografati, e di questo viaggio ci ha colpiti soprattutto che, nonostante la Sardegna non sia un luogo sempre facile da vivere, queste persone abbiano un legame intimo e forte con la loro isola. Forse, il segreto della loro longevità è proprio questo, l’equilibrio perfetto in cui l’uomo e la natura coesistono.
È un percorso lungo, ma è questo che auguro a tutti noi, di ritrovare quell’equilibrio e quell’armonia.


Andrea Rosanò: la fotografia attraverso il piacere di viaggiare

Fotografo, video maker, travel blogger ed esperto di viaggi: Andrea Rosanò è un volto nuovo nello scenario milanese, arrivato in città dopo aver girato il mondo senza tregua. Scatti di paesaggi inesplorati, experience pericolose ed estreme, costellazioni e aurore boreali: la curiosità è la chiave trainante nel lavoro di Andrea. Al giorno d’oggi, quali sono i segreti per essere un fotografo di successo?



Come è iniziata la tua professione?

Probabilmente c’era già una vena fotografica nella mia famiglia. Quando ero piccolo mia madre mi raccontava di come il nonno custodisse gelosamente la sua Leica, una piccola macchinetta che uscì negli anni della guerra. In ogni caso la mia passione nacque grazie a mio padre quando con i punti dell’Esselunga prese una reflex e io me ne innamorai. Mi ricordo che all’inizio uscivo di casa e andavo a scattare un po’ qua e là: al gatto, agli alberi, ai monumenti della mia città, Bologna. Piano piano quei soggetti diventarono ai miei occhi un po’ noiosi e mi misi alla ricerca di qualcosa di più, quindi sperimenta la fotografia di persone, soprattutto cosplayer.

Col passare del tempo scoprii l’altra mia vera passione: il viaggio, l’esperienza. Così iniziai a scattare ‘on the road’ e realizzai quanto mi piacesse. Non parlo solo di immortalare posti pazzeschi, ma anche culture, abitudini e stili di vita diversi.

Pensi sia possibile mantenersi solo grazie alla fotografia? 

Sì, ma non è semplice. Grazie allo sviluppo tecnologico, le fotografie sono assai migliori e facilmente realizzabili rispetto a un tempo. Questo dà quindi la possibilità a tutti di creare contenuti di un certo valore e quindi la rivalità e la competizione sono elevate. Per questo motivo bisogna essere non bravi, di più. Bisogna eccellere anche nell’originalità così da essere notati e farsi un nome.

Inoltre, come in ogni altro settore, è bene crearsi una nicchia di persone che ti aiutino, ti supportino e apprezzino il tuo lavoro promuovendolo.

Da chi hai preso ispirazione nel tuo lavoro? 

Penso che tutti abbiano dei modelli d’ispirazione. Per i ritratti adoro i lavori di Luiz Clas e Kai Bottcher, per gli scatti travel e natura Jord Hammond, Luke Stackpoole, Peter Yan e Rob Visser.

E’ facile in questo essere copiati? Ti è mai successo ? 

Tantissimo. Ed è vero anche il contrario, pensare di avere un’idea originale  e scoprire che qualcuno ci aveva già pensato prima di te. Io non so se i miei lavori siano stati copiati oppure no ma quest’anno ho visto tantissime foto scattate col drone che ritraevano una ragazza in costume in una spiaggia nera che si faceva coccolare dalle onde del mare. Prima di pubblicarla io personalmente non vidi mai questo tipo di foto, un mese dopo la mia pubblicazione, ne erano pieni i social.

Cosa consigli a chi oggi ti chiede : “come faccio a diventare un bravo fotografo” ?

Il mio consiglio è scattare, scattare e scattare. La pratica è la cosa più importante. Poi frequentare corsi, studio, e tanto pratica. Ascoltare il parere di altri del mestiere e tornare a scattare.



Cosa reputi davvero difficile nel tuo lavoro ?

Non demordere. Proprio perché al mondo di oggi scattano tutti, chi col cellulare, chi con la reflex dell’amico, chi al mare con gli amici, sembra che il mondo sia pieno di esperti nel settore. Ci sono momenti in cui ricevi critiche o i risultati non sono come te li aspettavi. Questo butta giù il morale. Se però sei convinto di quello che stai facendo e lo dimostri, tutto si sistema.

In poche parole, cos’è per te la fotografia ? 

La macchina fotografica è un mezzo per esprimere una sensazione, uno stato d’animo, una scena in un attimo particolare. Per me il risultato deve essere a livello emotivo e deve far pensare o sorridere o piangere o meravigliare lo spettatore.

Dicono che oggi chiunque possa diventare un fotografo in poco tempo, soprattutto grazie ai social come Instagram. Come ti vedi tra 10 anni? 

I social sono degli strumenti utilissimi per farsi conoscere e allargare il bacino di clienti e possibili collaboratori. Sono anche perfetti per mettersi in gioco e dimostrare di produrre contenuti di rilievo. Detto ciò è difficile, a mio avviso, diventare fotografi velocemente, a meno che non si focalizzano tutto il proprio tempo ed energie a questo scopo proprio perché per diventare professionali bisogna fare molta pratica.

Tra 10 anni mi piacerebbe avere un mio studio dove poter scattare con tutta la mia attrezzatura e continuare a viaggiare creando contenuti in giro per il mondo.

Dall’agenda culturale di Settembre: non perdete Cortona on the move

Mancano solo poche settimane per visitare Cortona On The Move, la rassegna fotografica oramai decennale, che si snoda nel borgo collinare omonimo e fa approdare nel Belpaese la fotografia contemporanea internazionale.

“Siamo tutti protagonisti di questa edizione, l’essere umano torna al centro nella sua quotidianità, con le sue relazioni, gli affetti e la condivisione di esperienze, un omaggio all’ordinario e allo straordinario della nostra condizione umana” sono le parole di Arianna Rinaldo, direttrice artistica dell’edizione denominata, per l’appunto, We are Humans.

I Know How Furiously Your Heart is Beating è il titolo della mostra del super guest statunitense Alec Soth che, dopo una pausa dalla fotografia, torna a guardare il mondo dal suo obiettivo esplorando nell’interiorità dei soggetti ritratti scegliendo di scattare a colori e in grande formato. Il lavoro viene esposto per la prima volta a Cortona, nella Fortezza del Girifalco, insieme a quello di altri artisti, come la serie Leaving and Waving di Deanna Dikeman. Famiglia, invecchiamento e dolore insito nel dirsi addio sono le tematiche che toccano le corde emozionali dello spettatore. Per ventisette anni, dal 1991, Deanna ha scattato fotografie mentre salutava i suoi genitori, prima di rimettersi in viaggio, dopo essere andata a trovarli a Sioux City, Iowa senza mai dimenticarsene. L’epilogo del sequencing è straziante.



Nella stessa sede è esposta anche la call to action per l’italiano Paolo Pellegrin che, grazie  alla proposta di Cortona On The Move e Intesa Sanpaolo, Main Partner del festival, ha ideato un progetto fotografico dedicato agli effetti della pandemia sulla quotidianità umana minata dal distanziamento sociale. Contestualmente, il direttore artistico ha voluto creare un parallelismo, volto a generare ottimismo e speranza, con la mostra Come saremo – L’Italia che ricostruisce,una selezione di fotografie dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo che racconta la rinascita dell’Italia nel secondo dopoguerra.



Nello spazio espositivo presente nel pieno centro storico emergono i lavori dei giovani fotografi emergenti e quelli dei più noti.

Tra loro Alessandra Sanguinetti che con il lavoro An Everlasting Summer – The Adventures of Guille and Belinda tratta i temi dell’amicizia, delle relazioni e dello scorrere del tempo tutto al femminile di un progetto iniziato nel 1999 e tuttora all’attivo. Belinda e Guillermina sono diventate le protagoniste delle sue immagini a partire dall’estate di oltre venti anni fa quando la fotografa le ha conosciute nelle campagne di Buenos Aires.  



Voce al mondo queer, per far emergere il dialogo con se stessi, così come l’autonomia, l’inclusione e l’amore responsabile grazie al  lavoro di Gabo Caruso Cora’s Courage. Un documento che racconta l’esperienza della transizione sociale in giovanissima età.



Fiori all’occhiello per i reportage di attualità sono due lavori quello di Jonathan Torgovnik, che attraverso Disclosure – Rwandan Children Born of Rape torna a rappresentare la realtà ruandese per dar voce alle donne violentate come strumento di guerra incontrate dodici anni prima; e l’opera di



Tim Franco Unperson – Portraits of North Korean Defectors che sceglie la Corea del Nord peri suoi racconti di fuga e libertà dal paese natio. La fuga segue percorsi diversi e la strada verso la Corea del Sud è pericolosa. Arrivati a destinazione, spesso l’adattamento alla nuova società e a una nuova vita, è difficile. 

Padanistan di Tomaso Clavarino ci fa riapprodare all’Italia con il racconto di un territorio idealizzato ma che geograficamente, culturalmente e giuridicamente rimane un “non luogo” lungo la S11, che collega Torino a Venezia: la Padania.



In mostra a “Cortona on the Move”, e per la prima volta in Italia, anche 72 scatti Magnum Photography per celebrare il cinquantesimo anniversario di Medici Senza Frontiere. Il percorso racconta le principali crisi umanitarie dal 1971 a oggi: dai conflitti in Afghanistan e Libano degli anni ‘70 e ‘80 al genocidio in Ruanda, dal massacro di Srebrenica al terremoto ad Haiti fino alle attuali rotte migratorie in Messico, Grecia e nel mar Mediterraneo, sottolineando l’importanza della documentazione e dell’impegno mirati a guardare oltre ogni ostacolo grazie all’obiettivo.

Cortona On the Move

Fino al 3 Ottobre 2021

Cortona (Arezzo)

www.cortonaonthemove.com