MANINTOWN editorial – One man show

shooting moda uomo 2022
Total look Simon Cracker, boots John Richmond, hat Bonfilio

Come da titolo, il modello Rocco Serio è protagonista assoluto delle immagini scattate da Davide Musto per il servizio pubblicato sull’issue Youth Babilonia, chiamato a interpretare alcuni pezzi chiave della collezioni di griffe come Acne Studios, Dsquared2, Giuseppe Zanotti, Annakiki e John Richmond, tra monumentali cappe imbottite, balaclava ricamati, copricapi estrosi, dress stampati.

fashion editorial menswear
Coat John Richmond, shirt Dsquared2, shorts stylist archive, boots Giuseppe Zanotti, hat Bonfilio

editoriale fashion 2022 uomo
Hood Christopher Raxxy

Credits

Model Rocco Serio @FashionArtWise

Photographer Davide Musto

Stylist Alessandra Gubinelli

Photographer assistant Valentina Ciampaglia

Stylist assistant Federica Mele

Hair Sara Petrucci @makingbeautymanagement

Make-up Eleonora Mantovani @simonebelliagency

Nell’immagine in apertura, Rocco indossa total look Simon Cracker, boots John Richmond, cappello Bonfilio

The art of abstraction: beauty editorial

Nel beauty editorial scattato da Vincenzo Valente per Manintown l’ispirazione, a livello visivo, arriva direttamente dagli intensi cromatismi e dalle ricerche sul colore del capofila dell’astrattismo, Kandinskij; in particolare, dal dipinto Giallo, rosso e blu del 1925, conservato al Musée National d’Art Moderne di Parigi.

Nuance dei tre colori usati dal maestro russo sono perciò protagoniste del make-up realizzato da Claudia Ferri, e sfoggiato nelle immagini dalla modella Sole Altarozzi, ottenuto ricorrendo a prodotti di maison del calibro di Yves Saint Laurent, Chanel, Dior e MAC Cosmetics.

make up fashion 2022
Fondotinta Touche Éclat Le Teint, mascara Volume Effet Faux Cils, rossetto Rouge Pur Couture, tutto Yves Saint Laurent; Studio Fix Powder Plus Foundation, MAC; trucchi Aquacolor Set, Kryolan

mascara dior make up
Fondotinta Touche Éclat Le Teint, mascara Volume Effet Faux Cils, rossetto Rouge Pur Couture, tutto Yves Saint Laurent; Studio Fix Powder Plus Foundation, MAC; trucchi Aquacolor Set, Kryolan

Credits

Photographer Vincenzo Valente

Make-up artist Claudia Ferri

Model Sole Altarozzi @GlamourModelManagement

Oh so pretty

Il modello Luigi Bruno, davanti all’obiettivo di Davide Musto, gioca con i pezzi cult della nuova stagione e sfodera un’attitudine naturalmente fluida, facendo propri con disinvoltura micro top in pizzo trasparente, bluse plissé smanicate, blazer tempestati di borchie e accessori in pelle dal retrogusto bondage.

fashion editorial fluidity
Shirt Youwei, pants Roberto Cavalli
Luigi Bruno modello
Shirt Youwei, pants Roberto Cavalli
Manintown fashion
Total look and shoes John Richmond, choker Vanesi, socks stylist’s archive

Credits

Talent Luigi Bruno @Elite Milano, CmodelsCrew

Editor in Chief Federico Poletti

Photographer Davide Musto

Stylist Alessandra Gubinelli

Photographer assistant Valentina Ciampaglia

Stylist assistant Federica Mele

Make-up Alessandro Joubert @simonebelliagency

Hair Sara Petrucci @makingbeautymanagement

Models to follow: Demba Mbaye

La vitalità di Demba, modello 23enne di origine senegalese, è prorompente. Non si può non restarne colpiti, sentendolo parlare, con un misto di stupore, entusiasmo e (legittimo) orgoglio, dei tanti brand per cui ha sfilato o posato (e che brand: Emporio Armani, Armani Exchange, Marni, Diesel), di quanto si goda la passerella («fosse per me – confessa – farei avanti e indietro cinquanta volte»), dell’emozione che lo pervade al pensiero del prossimo lavoro, in California.
Viso pulito, sguardo penetrante, treccine celate spesso dal cappellino, statura imponente (190 cm), fisico longilineo cesellato dallo sport, praticato a lungo prima di gettarsi a capofitto nel tourbillon frenetico di défilé, presentazioni, editoriali, fitting & Co., il ragazzo ambisce a farsi strada nella fashion industry, conscio delle proprie possibilità perché «detto con la massima umiltà, so quanto valgo».

Demba Mbaye model
Total look Antonio Marras (ph. Manuel Scrima)

Le agenzie di model management ingaggiano sempre più ragazzi di colore che, finalmente, ampliano un po’ lo spettro delle personalità associate alla nostra società. Cosa pensi al riguardo, trovi che le cose, nella moda italiana (e non solo), stiano effettivamente cambiando?

In effetti sì, da circa tre anni a questa parte veniamo presi molto in considerazione, come saprai non è stato sempre così, nell’ambiente italiano. È una rivoluzione, tra ragazzi di colore poi ci troviamo bene, facciamo squadra sostenendoci a vicenda. Speriamo si possa proseguire su questa strada.

Mi diceva il tuo agente che sei un po’ “pazzo”, cosa credi intendesse?

(Ride, ndr) Penso si riferisse al fatto che sono un po’ “complicato”, non in senso negativo, però ho quasi sempre la testa fra le nuvole e, a volte, ci si mette anche la sfortuna, che sul piano professionale non aiuta. Tuttavia non perdo mai la fiducia e, specie sul lavoro, sono concentrato, consapevole di ciò che faccio e di dove voglio arrivare.

Ti va di raccontarci la tua storia? Da dove arrivi, come e quando hai iniziato a fare il modello…?

Sono nato e cresciuto in Senegal, fino all’età di otto anni, per poi trasferirmi in Italia, a Cilavegna, in provincia di Pavia. Fin da piccolo ho giocato a calcio, smettendo nel 2019 quando mi sono capitati i primi lavori da modello. In verità, ho cominciato approfittando di una casualità, perché camminavo a Porta Genova, a Milano, e un modello mi ha chiesto se stessi andando al casting di Armani. Gli ho risposto di sì (non era vero, ovviamente) e l’ho seguito; terminate le prove, il casting director del brand mi ha chiesto i contatti, gli ho dato il biglietto da visita di una signora che, tempo prima, mi aveva fermato per strada, ma non avevo mai richiamato né ero andato alla sua agenzia. Alla fine, per fortuna, è andata bene, sono stato preso per la sfilata.

So che anche tuo fratello Imam è nel settore, vi confrontate e scambiate pareri sul modeling?

Certo, lui è più piccolo, l’anno scorso sono riuscito a introdurlo in questo mondo e adesso sta ottenendo ottimi risultati, ne sono contentissimo. Adoro mio fratello, parliamo sempre dei nostri lavori, mi chiede dei consigli che, avendo maggiore esperienza, sono lieti di dargli. È sveglio e intelligente, ci capiamo al volo.

Antonio Marras abiti uomo
Total look Antonio Marras (ph. Manuel Scrima)

Moda a parte, quali sono le tue passioni, di cosa ti interessi?

Sono pieno di idee, in generale mi piace giocare a calcio e praticare qualsiasi sport, lo styling, divertirmi, anche. Mi piace la vita, in ogni sua sfumatura.

Eri nella line-up di recenti show di marchi come Emporio Armani, Marni, Philipp Plein, Diesel. Qual è stata la sfilata più emozionante, che, per un motivo o per l’altro, ricordi con maggior piacere?

Sono due in realtà, ossia la prima, quella cioè di Emporio Armani di cui dicevamo (Autunno/Inverno 2019-20, ndr), in cui mi sono trovato di fronte al signor Giorgio, ti lascio immaginare l’emozione; e poi Philipp Plein, che si è tenuta il giorno precedente alla chiusura totale per la pandemia. Mi sono goduto tutto, la location, l’atmosfera, l’energia che si respirava.

Hai preso parte anche a degli shooting per testate importanti, Vanity Fair, Icon, Esquire, Nss Magazine… Secondo te, quali sono le differenze principali tra editoriali e catwalk?

Dello shooting apprezzo che sia “concentrato”, mi sono sempre trovato bene sui set, il numero di persone è ridotto e si viene a creare un bel legame, ti senti più a tuo agio, inoltre puoi scambiare quattro chiacchiere, confrontarti, imparare da chi ne sa più di te. Nel backstage degli show, invece, c’è un tale caos e frenesia che nessuno ha del tempo da dedicarti, risulta un po’ dispersivo come contesto, però lo amo ugualmente, fosse per me farei avanti e indietro cinquanta volte. Da Philipp Plein, infatti, mi sono gasato quando, prima di iniziare, ci hanno detto che la passerella era lunga 350 metri.

A giudicare dal profilo Instagram, il tuo è uno stile di marca street, che prevede sneakers Jordan o Yeezy, baseball cap, jeans a vita bassa, pantaloni cargo, bomber dalle tonalità piene.Tu come lo descriveresti?

Con un aggettivo, street futuristico.

Antonio Marras modello
Total look Antonio Marras (ph. Manuel Scrima)

Un capo/accessorio che compare sempre nei tuoi look?

Ho due must: l’underwear Armani e le calze colorate Missoni.

Designer o griffe con cui sarebbe un sogno lavorare?

Sono tante, ne cito tre: sarebbe bellissimo sfilare per Versace, Louis Vuitton Men e Burberry.

Sei piuttosto richiesto negli Stati Uniti, a breve ti recherai lì per lavoro, cosa ti aspetti da questo viaggio e, in generale, dal futuro?

Per il futuro mi auguro il meglio, tutto il bene possibile, perché mi amo e, detto con la massima umiltà, so quanto valgo. Le aspettative sono alte anche per il viaggio negli Usa, vedremo quel che succederà, non appena avrà sistemato tutto con i vari permessi partirò per Los Angeles, non sto nella pelle…

Antonio Marras look
Total look Antonio Marras (ph. Manuel Scrima)
Antonio Marras moda uomo
Total look Antonio Marras (ph. Manuel Scrima)
Antonio Marras moda
Total look Antonio Marras (ph. Manuel Scrima)

Credits

In tutto il servizio, Demba indossa abiti e accessori Antonio Marras

Talent Demba Mbaye @D’ManagementTwo Management

Photographer Manuel Scrima

Casting by Models Milano Scouting

Location Nonostante Marras Milano

Special thanks to Leonardo ed Efisio Marras

Musica, arte e cultura: il talento incredibile di Ema Stokholma

Alta, esile, jeans e camicia, un paio di Converse nere. Arriva come una studentessa che torna a casa dall’università. Penso che il suo nome, Morwenn, le doni: ha il sapore delle antiche leggende celtiche e delle storie elfiche. Per tutti è Ema Stokholma, artista italo-francese ormai romana.
Si prende il suo spazio: una sigaretta nel giardino privato dell’agenzia che la segue, tra i vecchi edifici di Trastevere, in una giornata di aprile dove una timida primavera ancora non riesce a mandar via un inverno che sembra non voler finire.

Ha pubblicato lo scorso anno il suo primo libro Per il mio bene, edito da HarperCollins, dove ha raccontato la sua infanzia difficile e che le è valso il Premio Bancarella 2021. Lo ha scritto per aiutare altri giovani in difficoltà, per accendere una luce in quel tunnel che lei ha già attraversato. Vittoriosa.

Ema Stokholma libro
Dress Antonio Marras, jewelry Marco De Luca Gioielli, rhinestone net stylist’s archive

Quando illuminiamo la strada per un’altra persona, illuminiamo anche la nostra. Cosa hai visto di te scrivendolo?

Che devo lavorare sugli episodi raccontati nella parte finale del libro, come la morte di mia madre. Cerco sempre di tenere le emozioni lontane da me, soprattutto quelle troppo forti. Mentre scrivevo, ho cercato di mettere distanza tra me e alcuni episodi dolorosi. Non volevo un racconto drammatico: già la storia lo è. Ma ho visto i sentimenti non ancora elaborati.

Ema Stokholma musica
Dress Antonio Marras, jewelry Marco De Luca Gioielli, rhinestone net stylist’s archive

Per il mio bene. Siamo abituati a dire: “lo faccio per il tuo bene”. I soggetti maltrattanti dicono frasi come “non sono io che ti picchio, sei tu che me le levi dalle mani”. Addossano la colpa alla vittima mentre si dipingono caritatevoli…

Mia madre mi picchiava e diceva “lo faccio perché me lo stai chiedendo tu, hai bisogno di questo, io lo so perché sono tua madre e lo faccio per il tuo bene”. Ma quella cosa non ti fa bene. C’è un distacco tra il bene che vorresti avere e quello che ricevi. E quando sei bambino, non capisci più cosa è per il tuo bene. Da adolescente, poi, quando affronti un rapporto sentimentale, pensi che nel tuo bene ci debba essere anche la violenza, perché l’amore te lo hanno insegnato così. Se mi picchi per il mio bene, vuol dire che poi io devo andare a cercare questo tipo di rapporto. È difficile capire che quello non era per il tuo bene.
Sono scappata senza pensarci, per istinto di sopravvivenza. Se ci pensi non lo fai, perché subentra la razionalità, il senso di colpa, la paura di non farcela. E poi ti dicono sempre che nella vita devi affrontare le situazioni, che non devi scappare davanti alle difficoltà. Non è sempre vero: a volte, per affrontare le situazioni, devi vederle da lontano. Ho provato a scappare tante volte, dall’età di cinque anni, ma mi riportavano sempre lì, senza neanche chiedermi “perché sei scappata?”. Ci sono riuscita a quindici anni, quando ero in grado di nascondermi, di confondermi, e nessuno mi ha riportato a casa. A trent’anni sono entrata in analisi: era ora di mettere le mani nel mio passato.

Ora non ti troveresti coinvolta in una relazione tossica?

Sono io la persona tossica. Non cerco relazioni tossiche, non cerco un uomo, una donna, una persona, un’amicizia, che riproduca quello che ho già vissuto e che rifuggo. Sono io che devo gestire la mia violenza, i miei sentimenti, le mie mancanze, i miei vuoti. Per questo sono andata in analisi, perché ho capito che il problema non era che cercavo le persone sbagliate. Ho sempre avuto delle persone fantastiche al mio fianco, ma sono io la persona problematica della coppia. Lo ammetto.

C’è una grande amicizia nella tua vita, Andrea Delogu. Come vi siete incontrate?

Era il 2009. Io facevo la cubista e lei la vocalist. Un giorno ho detto: non voglio più fare la cubista. Guadagnavo bene, ma non vedevo un futuro. Ho cominciato a fare la dj, dal nulla, ma era quello che volevo. Così ho conosciuto Andrea. Insieme, abbiamo cominciato a lavorare nelle discoteche più sperdute delle province italiane. Non è stato un colpo di fulmine. Prima un incontro, poi lentamente ci siamo aperte e abbiamo capito di avere bisogno l’una dell’altra.
Io sono cresciuta nella violenza e nella solitudine, solo con mia madre e mio fratello. Lei in un ambiente violento, ma con tantissime persone, in una comunità dove erano tutti zii, fratelli, dove i bambini erano di tutti. Questo ci rende completamente diverse. Però è l’unica persona che davvero mi capisce e io capisco lei. C’è una forte empatia tra noi e ci siamo compensate.

Ema Stokholma Andrea Delogu
Lace dress Antonio Marras, jewelry Pomellato, shoes Giuseppe Zanotti

Cosa cerchi in un rapporto di coppia?

Una persona tranquilla. Ho una personalità conflittuale. C’è una parte di me che va sempre verso la luce e un’altra che deve ancora superare vecchi meccanismi. Dico sempre: “vado in analisi e non voglio far fare a te questo lavoro. Ma, se mi ami, devi prendere il pacchetto completo. Sappi però che io faccio di tutto per migliorarmi”. Lo faccio per stare bene con me stessa. Non è l’altra persona che mi deve salvare e non do la colpa dei miei problemi agli altri.

Sei riuscita a evitare disturbi alimentari e dipendenze?

Non posso dire di non esserci cascata. L’alimentazione era un problema già quando vivevo con mia madre. A scuola mangiavo dai piatti di tutti perché avevo fame, ma a casa non ci riuscivo. L’inappetenza è rimasta, ma mi impongo di mangiare cose sane per il mio bene.

Il tuo Instagram è un’esposizione permanente dei tuoi quadri. Come ti sei avvicinata alla pittura?

Sono fiera del mio Instagram. Fin da bambina mia madre mi ci trascinava per musei e di questo le sono grata. Mi è rimasta la passione.

Riproduci fedelmente le foto, tranne i tatuaggi…

Non mi piacciono più neanche su di me. Alcuni li sto cancellando e vorrei toglierli tutti. Il problema dei tatuaggi è che quel disegno dopo dieci anni o venti non ti rappresenta più.

Ema Stokholma madre
Feather detail dress Antonio Grimaldi

Il legame con tuo padre?

Avevamo rapporti sporadici. Passavano mesi o anni tra una visita e l’altra. Diceva “torno tra tre mesi” e poi non tornava mai. C’era già una distanza fisica, ma sono stata costretta a mettere una distanza affettiva, anche se con difficoltà. Non puoi vivere sempre in attesa. L’assenza la gestisci, ma quando una persona torna, va via e ti promette di tornare e poi sparisce di nuovo, è una tortura.
Credo sia sommerso dai sensi di colpa, ma non cambia. Il senso di colpa è come una palude: ogni giorno ci affondi sempre più. Invece dovresti dire “da adesso in poi cambio”. Per questo è difficile recuperare il rapporto.

Non sei schiava del perdono…

Non lo concepisco. Se sbaglio lo ammetto. Non ha senso chiedere perdono: io non sono inferiore per aver sbagliato e tu non sei superiore perché mi perdoni. Mia madre non mi ha mai chiesto scusa. Non posso perdonare una madre che fa del male ai suoi figli, ma posso comprenderla, capire le sue mancanze, la solitudine, la follia.
Quando si soffre troppo si rischia di impazzire. Se non sei circondata da persone che ti vogliono bene, che ti aiutano, che sono positive, è difficile. Mia madre era sola. Non voglio perdonarla, ma posso comprenderla. Se continui ad odiare per quello che ti hanno fatto, non vai avanti.
Ricordo benissimo il giorno che mi sono liberata dal rancore e ho provato empatia per mia madre: mi sono sentita in pace con il mondo.

Ema Stokholma modella
Dress and shoes Antonio Marras

“Non si è mai al sicuro in nessun posto”. Il libro inizia così. Ora che hai una casa tua, c’è un posto dove ti senti al sicuro?

Ora sì! Fin da piccola non mi sentivo sicura da nessuna parte. Quando andavo dagli assistenti sociali, non raccontavo cosa succedeva: facevo scena muta perché non ero sicura, non mi fidavo. Sapevo che mi avrebbero riportata a casa e, se avessero detto a mia madre che avevo parlato, per me sarebbe stata la fine. Nessuno mi ha mai detto “siamo qui per aiutarti, dimmi cosa succede”. Nessuno mi ha fatto sentire al sicuro, per raccontare, per aiutare me, mia madre e mio fratello. Già quando ho preso quel treno per l’Italia mi sentivo meglio. Ora mi sento al sicuro dove sto perché mi sento al sicuro con le persone che ho accanto.

Com’è la tua famiglia?

È figa. L’ho scelta io. Mio fratello è un’estensione di me e poi c’è Andrea (Delogu), ci sono altri amici, le persone che mi aiutano a fare il mio lavoro, che condividono con me le cose belle. Sono contenta.
Sono stata brava a scegliermi le persone che fanno parte della mia vita, sono loro la mia famiglia.

Ema Stokholma canzone
Dress Di Liborio, ring Marco De Luca Gioielli, sandals Giuseppe Zanotti

Giorni fa eri sul palco a Bologna per il concerto di Save the children per l’Ucraina. La musica non ferma la guerra, ma avete lanciato un messaggio, anche a chi questa guerra la sta negando.

È stato potente vedere tutte quelle persone cantare insieme e abbracciarsi.
La gente nega tutto. Ce ne siamo accorti in questi anni. Sai perché ho scritto il libro? Perché un giorno, su Facebook, ho letto un post su un bambino morto in casa sul divano, con il collo spezzato dal compagno della madre. Se è successo, è perché i vicini hanno sentito urla per mesi e non hanno fatto nulla. Neanche le maestre a scuola. Le persone negano perché non vogliono capire cosa succede.
Quando sono arrivata in Italia, mi chiedevano “perché non parli più con tua madre?”. Io dicevo “perché mia madre mi picchiava”. E mi rispondevano “però la mamma è sempre la mamma”. Sì, ma se la mamma è Hitler, perché devo chiamarla e dirle ti voglio bene? Le persone non vogliono vedere le tragedie che accadono dall’altra parte del mondo, come nella casa accanto. Ma se non vedi, non puoi agire e non aiuti nessuno. E allora qui che ci stai a fare?

Ema Stokholma dj set
Suit Gianluca Saitto, jewelry Marco De Luca Gioielli, sandals Giuseppe Zanotti
Ema Stokholma artist
Jacket and earrings Krizia

Credits

Talent Ema Stokholma

Editor in Chief Federico Poletti

Text Alessia de Antoniis

Photographer Davide Musto

Stylist Alfredo Fabrizio

Photographer assistant Michele Vitale

Stylist assistant Federica Mele

Hair Alessandro Rocchi @simonebelliagency

Make-up Giulia Luciani @simonebelliagency

Location TH Roma – Carpegna Palace Hotel

Nell’immagine in apertura, Ema Stokholma indossa un abito Antonio Marras

Manintown beauty issue: The feel of your skin

Pulizia, idratazione e protezione: sono i tradizionali gesti beauty che, soprattutto in primavera, aiutano la pelle a ritrovare luminosità. Ecco la nostra selezione per questo periodo, fra texture sontuose, fragranze sensoriali e pack preziosi di alcuni must-have beauty assoluti.

Credits

Testo Massimiliano Benetazzo

Photographer Umberto Gorra

Creative director / set designer Gianmarco Chianese 

Production Fashion Art 3.0 

‘Nuovo Cinema Paradiso’, in mostra i new talent della scena italiana

Inaugura oggi, in contemporanea con MIA – Milan Image Art Fair (fiera internazionale dedicata alla fotografia d’arte), la mostra Nuovo Cinema Paradiso. Ospitata fino al 1° maggio negli spazi di Superstudio Maxi, in via Moncucco 35, l’esposizione intende valorizzare l’odierna scena attoriale italiana, ricca e vitale come mai prima d’ora, selezionando e organizzando in un percorso visivo curato da Federico Poletti, direttore di ManInTown, le immagini di alcuni dei suoi interpreti più conosciuti e apprezzati, scattate in tempi non sospetti da Davide Musto. Di origini palermitane ma ormai romano adottivo, il fotografo e talent scout ha seguito infatti da vicino, assiduamente, quel magma sempre in fieri che è, da un po’ di anni a questa parte, lo showbiz del Belpaese, affollato di talenti emergenti, giovani, spigliati, a proprio agio nelle pellicole d’autore come in film e serial distribuiti da Netflix, Amazon Prime Video et similia, che hanno assicurato loro un seguito estesosi ben oltre i confini nazionali.

Giancarlo Commare
Giancarlo Commare
Matilde Gioli film
Matilde Gioli
Giacomo Ferrara Suburra
Giacomo Ferrara

Gli astri nascenti del cinema italiano

Musto ha avuto l’opportunità di fotografare diversi new names prima che spiccassero definitivamente il volo, ritrovandosi ad essere corteggiati da produzioni internazionali, vecchie e nuove emittenti (dalla Rai ai citati giganti dello streaming), maison titolatissime: tra quelli presenti in mostra, si possono fare i nomi di Matilde Gioli (32enne dal curriculum invidiabile, colmo di riconoscimenti e collaborazioni con registi del calibro di Paolo Virzì, Alessandro D’Alatri, Giovanni Veronesi), Giacomo Ferrara (assurto al rango di icona pop grazie al suo alter ego Spadino in Suburra), Lorenzo Zurzolo (il bel tenebroso liceale di Baby, habitué di Gucci e Valentino), Francesco Gheghi (attore rivelazione de Il filo invisibile), Ema Stokholma (figura poliedrica, passa senza un plissé dalla conduzione alle consolle dei club più famosi, all’autobiografia Per il mio bene che, nel 2021, le è valsa il Premio Bancarella), Rocco Fasano e Giancarlo Commare, già idoli dei teenager per aver recitato nella serie fenomeno Skam Italia.

Lorenzo Zurzolo Baby Netflix
Lorenzo Zurzolo
Ema Stokholma
Ema Stokholma
Rocco Fasano Skam
Rocco Fasano

Da sempre appassionato di recitazione, l’autore ha colto, in questi e altri astri nascenti dello spettacolo (non solo) italiano, una combinazione «di sguardo cinematografico e appeal internazionale che riconosco per istinto»; qualità che hanno permesso loro di «segnare una svolta epocale nel panorama recitativo del paese, favorendo un cambiamento che non può che giovare all’intero sistema», e traspaiono chiaramente anche dalle foto in bianco e nero raccolte per l’exhibition, in cui la sensualità dei soggetti ritratti, mai sfacciata eppure tangibile, sposa un’impostazione estetica riconducibile agli svariati editoriali di moda da lui realizzati per magazine come L’Officiel, Style, Sportweek, Fucking Young!, oltre che per ManInTown (di cui è brand & content director).

Una nuova generazione per nuovi media

mostra fotografica milano
L’allestimento della mostra a Superstudio Maxi
mostra fotografica cinema
L’allestimento della mostra

Dal canto suo, il curatore Federico Poletti è sicuro che «il cinema italiano viva un fermento inedito grazie a una new generation di attori versatili, molto preparati. Con questa mostra itinerante vogliamo darle spazio, promuoverla, così da farla conoscere a un pubblico attento alla fotografia e alla moda».
Dopo la tappa milanese, Nuovo Cinema Paradiso proseguirà per Roma, Noto (durante i mesi estivi) e infine, in occasione della 79esima Mostra di Venezia, approderà in Laguna, arricchendosi di volta in volta di contenuti fotografici e video, dando ulteriore visibilità ad artisti lanciatissimi, abituati a variare, a muoversi liberamente all’interno di un contesto che d’altronde hanno contribuito a modificare, rendendo sempre più labili i confini e svuotando di senso categorie ormai stantie; perché se, come scriveva il critico e giornalista Antonio Mancinelli su ManInTown qualche tempo fa, «una volta c’erano il grande e il piccolo schermo, le cui dimensioni distinguevano due media differenti», adesso al contrario «tutto è intrecciato con tutto, con raffinatezze progettuali e ideative straordinarie, e ogni piattaforma che si presta a veicolare immagini in movimento deve reinventarsi quasi da zero». La nuova generazione di attori e attrici italiani sembra averlo capito meglio di chiunque altro.

mostra cinema milano
L’allestimento della mostra
ema stokholma foto
L’allestimento della mostra

Per tutte le immagini, credits: Davide Musto

Nell’immagine in apertura, Giancarlo Commare fotografato da Davide Musto per la cover di ManInTown The Next Generation Issue

Thomás de Lucca by Anthony Pomes – Editorial

Anthony Pomes, fotografo francese che abbiamo intervistato di recente, ha immortalato in esclusiva per Manintown Thomás de Lucca, in déshabillé su una terrazza assolata di Milano, dove si è trasferito da non molto il modello brasiliano. Foto d’impatto, potenti e delicate al tempo stesso, che mettono in chiaro il modus operandi di un autore che, come ci aveva confidato, ricerca in ogni ritratto la sensibilità e unicità del soggetto.
Abbiamo approfittato dell’occasione per rivolgere qualche domanda a Thomás.

Thomas de Lucca model
Trousers Zara

Parto dalle fotografie di Anthony Pomes, da cui traspare un’atmosfera piuttosto rilassata e spontanea, è così? Come ti sei trovato a lavorare con lui?

Mi sono sentito davvero a mio agio con Anthony, ha talento e sa come guidare un modello durante lo shooting.
Onestamente, pensavo sarei stato un po’ arrugginito perché al momento mi sto concentrando su altre cose al di fuori del modeling, invece è andato tutto bene.

Raccontaci qualcosa di te, da dove vieni, da quanto fai il modello, quali sono i tuoi interessi

Vengo dal sud del Brasile, faccio il modello da quasi 9 anni, da quando sono andato in Cina per lavoro, esperienza che mi ha aiutato a crescere ed essere qui oggi, rappresentato da una delle migliori agenzie milanesi. In parallelo, dall’anno scorso, mi occupo di marketing, ultimamente ci sto investendo molto tempo ed energie, anche se la mia passione è sempre stata, e resterà, la moda.
Nel tempo libero mi piace andare in palestra, fare yoga e meditazione, anche tutti i giorni, se possibile. Amo stare col mio ragazzo e gli amici, e guardare film horror o sci-fi.

Sei brasiliano ma vivi per lavoro a Milano, com’è stato il primo impatto, cosa ti piace di più (ed, eventualmente, meno) della città?

Milano è fantastica, internazionale e facile da girare, devo però confessare che ho ancora dei problemi con la lingua perché “il mio italiano non è molto buono” (letteralmente l’unica frase che so dire senza ricorrere a Google Translator).
Le cose che mi piacciono di più sono la pizza e il cappuccino, mi piace meno il costo parecchio elevato della vita.

Se ti parlo di stile, a cosa pensi?

A David Gandy, un riferimento assoluto per ogni modello, mi colpisce il suo stile che, adeguandosi all’età, risulta affascinante e up to date.

Griffe o designer per cui aspiri a lavorare? 

Mi piacerebbe sfilare per Dolce&Gabbana e Giorgio Armani, sono la mia aspirazione professionale da quando faccio questo mestiere.

Dove ti vedi da qui a dieci anni?

Tra dieci anni vorrei essere un affermato coach di modelli, di quelli che viaggiano ovunque e tengono lezioni sul modo di pensare, al di là del lavoro dei sogni, sull’usare la passione a proprio favore.
Vorrei incoraggiare tutti i miei colleghi a non rinunciare con troppo facilità alla carriera (so quanto possa essere difficile ricevere una marea di “no”). Si può sfruttare in tanti modi ciò che si impara o sperimenta in quest’ambiente, magari come aiuto per iniziare qualche nuova attività con cui siamo realmente in sintonia. Là fuori ci sono più opportunità di quanto si pensi.

Top Bershka

Credits

Model Thomás de Lucca @D’Management

Photographer Anthony Pomes

Manintown editorial: the Iside

Nella musica degli Iside (ovvero Dario Pasqualini, Daniele Capoferri, Giorgio Pesenti e Dario Riboli, tutti di Bergamo) confluiscono diverse influenze e svariati immaginari: un flusso di parole e suoni che uniscono elettronica, pop e l’indie rock dell’ultimo ventennio in una proposta artistica energica, emozionante e ricca di sfumature, che si svelano ascolto dopo ascolto. Gli ascolti e gli spunti sono tanti: da Brockhampton a Frank Ocean, da Mk Gee a Toro y Moi.


From left: jacket, pants and tie Gabriele Pasini, shirt Odor, shirt Unicore, pants Red September, sunglasses Junk, sweater Altea, cap Gant, sweater Red September, sunglasses Junk


Dopo una manciata di singoli pubblicati tra il 2019 e il 2020, tra cui Maremoto in collaborazione con See Maw, gli Iside pubblicano il loro primo album, Anatomia Cristallo. Anticipato dai singoli Pastiglia v7 e Margherita v11, questo disco rappresenta l’emblema del cambiamento del collettivo: dalle giornate passate sui banchi di scuola a quelle passate interamente in studio di registrazione.



Iside è tra i 12 progetti italiani selezionati per Radar Italia, il programma globale di Spotify (per la prima volta in Italia) nato per supportare i migliori talenti della scena musicale emergente del nostro Paese. Il loro è un pop delicato accarezzato da morbida elettronica, sprazzi r’n’b, melodie leggiadre e lo sguardo introspettivo di chi ha il coraggio di mettere a nudo tutte le proprie fragilità.

Credits:

Photographer Simone Paccini
Stylist Francesco Mautone
Grooming Lorenzo Stella
Photographer assistant Enea Arienti

In apertura, da sinistra: jacket Youwei, pants Red September, shoes Giuseppe Zanotti, jacket and pants Red September, hoodie Unicore, shoes Scarosso, hat Subterranei, shirt and skirt Red September, jacket Odor, shoes Giuseppe Zanotti, jacket and pants Red September, shoes Giuseppe Zanotti

Davide Musto: inside talent scouting

Grazie al suo occhio attento ai talenti, Davide Musto è riuscito a seguire l’evoluzione e i cambiamenti di una serie infinita di giovani nomi che sono stati catturati lungo il loro percorso. La sua costante ricerca di nuovi volti si intreccia con il mondo della moda per creare uno storytelling unico.


Davide è un fotografo di Roma, specializzato nel cinema con un tocco fashion e seducente. La sua visione ricca di sensualità e contrasti affonda le radici nella sua terra natale, la Sicilia. Oltre alle sue collaborazioni con altre riviste italiane e internazionali, è stato nominato Head of Scouting per MANINTOWN.

MANINTOWN EDITORIAL: THE MODERN DANDY STYLE

Stella Bonasoni e Fabio Mercurio interpretano un’idea di eleganza dandy, ma contemporanea.




Shirt Asos, coat Dries Van Noten, trousers Dolce & Gabbana, shoes Matié



Crediti:

Fotografa: Stella Bonasoni

Model: Aurelio Baiocco @urbanmodels

Concept and styling: Fabio Mercurio

Grooming and hair: Isabella Sarti

Location manager: Costanza Camiz

Thanks to:

Palazzo De Rossi, Sasso Marconi, Cristiano Marchese

Cover look: shirt Asos, coat Dries Van Noten, trousers Dolce & Gabbana, shoes Vic Matié

Suggestioni etno-chic per un nuovo codice metropolitano

Photographers: Giovanni Gori and Andrea Aldrovandi for Total Black (www.total.black) INSTAGRAM @giovannigori & @andre.aldrovandi

Stylist: Stefano Guerrini INSTAGRAM @stefano_guerrini

Stylist Assistant: Paolo Sbaraglia INSTAGRAM @paolosbaraglia

Stylist Assistant: Laura Bellini INSTAGRAM @lallaurabellini

Stylist Assistant: Chiara Buccelli INSTAGRAM @chiarabuccelli

Make Up Artist: Kim Gutierrez INSTAGRAM @elijagutierrez represented by Studio Repossi INSTAGRAM @studiorepossi

Hair Stylist: Matteo Bartolini INSTAGRAM @bartolinimatteo; Eleven Australia @elevenaustralia @elevenaustralia_italia

Make Up Artist assistant: Cecilia Olmedi INSTAGRAM @ceciliaolmedi

Model: Lucas Barski INSTAGRAM @lucasbarski

Models Agency: I love models Management INSTAGRAM @ilovemodelsmngt

Model: Bartek Raniewicz INSTAGRAM @769bartek

Models Agency: Independent Management INSTAGRAM @independent_mgmt

Model: Ryu Usuda INSTAGRAM @ryu_model

Models Agency: Brave Model Management INSTAGRAM @bravemodels

Model: Tommy Kristiansen INSTAGRAM @xristiansen

Models Agency: Independent Management INSTAGRAM @independent_mgmt

Photo Editor: Matteo dalle Carbonare INSTAGRAM @matteodalle

Production Manager: Larissa Barton INSTAGRAM @larissbarton

Make-up credits: Mac Cosmetics @maccosmetics @maccosmeticsitalia;


‘Les Amateurs: Designers in Quarantine’, il futuro della moda secondo 20 giovani creativi da tutto il mondo

Per Millennial, membri della Gen Z, giovani in generale la pandemia ha rappresentato un fenomeno dalle conseguenze se possibile ancor più disastrose che per il resto della popolazione, un colpo micidiale inferto a generazioni costrette già da anni a confrontarsi con crisi di ogni tipo – economiche, politiche, sociali, identitarie… – e prospettive oltremodo ristrette, angustianti (vedi alla voce emergenza climatica). Eppure, come vuole l’adagio, non tutto il male viene per nuocere, e c’è chi, nel lockdown del funesto 2020, ha colto un’opportunità inaspettata per ascoltarsi, per riflettere su ciò che è realmente importante nelle nostre esistenze mai così frenetiche e colme d’incertezza, sforzandosi di immaginare un futuro comunque migliore di questo tribolatissimo presente, a livello individuale e collettivo. Facendo leva magari sulla moda, che per sua stessa natura è espressione dello Zeitgeist, uno strumento formidabile per indagare la contemporaneità provando, allo stesso tempo, ad anticiparne cambiamenti ed evoluzioni.

Sono partiti da considerazioni simili Federico Cianferoni e Maxence Dinant, giovani autori del documentario Les Amateurs: Designers in Quarantine, in cui a riflettere sul futuro del fashion system sono creativi da tutto il mondo, dall’Europa all’India, da Londra a Buenos Aires, costretti – come da titolo – nelle rispettive abitazioni dal confinamento generalizzato dello scorso anno. Girati dagli stessi protagonisti, i filmati li mostrano all’opera durante le lunghe giornate della quarantena: le riprese indugiano su mani che sfiorano abiti in lavorazione, tagliano stoffe, tracciano figurini sul foglio, muovendosi su tavoli ingombri di “ferri del mestiere”, tra spilli, forbici, rotoli di tessuto, cartamodelli, libri, illustrazioni et similia.
Le venti personalità scelte sono ovviamente assai diverse tra loro, che siano però studenti o professionisti affermati, al servizio di griffe blasonate (saltano all’occhio nomi del calibro di Gucci, Alexander McQueen, Helmut Lang e Berluti) o indipendenti, condividono tutti la necessità, l’urgenza quasi, di tornare all’essenza della moda, creando per il puro piacere di farlo, assecondando un’inclinazione.

I due registi spiegano come lo spunto sia venuto dalle riflessioni condivise, nel marzo 2020, da Li Edelkoort: in una conversazione con il direttore di The Business of Fashion Imran Amed, la trend forecaster olandese, abituata com’è a indagare lo stato dell’arte del mondo fashion, aveva  parlato infatti di «inizio dell’epoca dell’amateur», sostantivo francese derivato dal latino amator (“colui che ama”) che, stando alla definizione della Treccani, designa una persona «che ha amore, inclinazione, trasporto verso un determinato oggetto», «chi si diletta di qualche cosa» oppure un «ricercatore, collezionista». Limitandosi all’industria modaiola, è dunque appropriato per indicare quei cultori che, nella loro pratica, canalizzano ed esaltano valori quali autenticità, inventiva, sostenibilità, artigianalità, dedizione, proprio come i designer che compongono il mosaico di voci della pellicola.

Aperto da una rapida testimonianza dei momenti surreali causati dal Covid-19, i cui effetti continuano tuttora a riverberarsi, il documentario consta di tre capitoli, introdotti da autorevoli insider: Angelo Flaccavento, critico, curatore e firma di punta di testate come Vogue Italia, Il Sole 24 Ore e System (L’Amore per l’autenticità), la coordinatrice italiana di Fashion Revolution Marina Spadafora (L’Amore per l’artigianato) e Sara Sozzani Maino, Head di Vogue Talents (L’Amore per il pianeta e il patrimonio mondiale).
Gli stessi Cianferoni e Dinant hanno d’altronde una certa dimestichezza col settore: il primo, regista e sceneggiatore di origine toscana, nel 2018 ha diretto un fashion film per la stilista Francesca Liberatore (How Far Is Our First Kiss) e il documentario sull’architetto della moda Gianfranco Ferré, Identity Through Ferré, vincitore nella sua categoria al Bokeh South African International Fashion Film Festival; il secondo ha un background da designer e, dopo la laurea alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, ha lavorato a lungo negli uffici stile di rinomate maison (tra le altre Jil Sander, Dolce&Gabbana e Salvatore Ferragamo), per poi studiare recitazione negli Stati Uniti e stabilirsi a Milano, dove si divide tra molteplici ambiti creativi, dalla scrittura alla regia.

I due film-maker, ritratti nelle foto che accompagnano l’articolo da Davide Musto, presenteranno Les Amateurs: Designers in Quarantine a Venezia dal 2 al 7 settembre, nella cornice del Venice Production Bridge, la sezione market della 78esima Mostra del Cinema; la discussione sui possibili – e auspicabili- scenari futuri della moda, più intimistici e a misura d’uomo, passa anche dal Lido.



Ph. Davide Musto
Ph. Assistant Angelo De Marchis
Stylist: Rosamaria Coniglio
Grooming Maria Esposito per Simone Belli Agency 
Location NH Collection Vittorio Veneto 


Mal di Narénte

La fotografia è il mezzo che può documentare la storia delle nostre radici e spesso serve a definire i diversi centri gravitazionali che motivano l’indagine dello stare al mondo.

Si tratta degli stessi microcosmi che guidano la dimensione personale ad un allontanamento o ad un riavvicinamento verso le fondamenta della nostra esistenza.

Ed è il baricentro delle proprie origini che ha guidato Lucio Aru e Franco Erre, ambedue con un background creativo a livello internazionale, nella valorizzazione del territorio sardo nell’ambito visivo, sociale e antropologico. 

Una mera patina superficiale potrebbe limitare erroneamente la loro mission alla fotografia di moda contemporanea con contaminazioni esterofile, importata in un pezzo di terra in mezzo al mare, corredata anche da un impegno nell’ambito della formazione (Lucio e Franco sono, infatti, docenti presso lo Ied di Cagliari).

In realtà, ciò che emerge contemplando la loro intensa quotidianità professionale, è il forte intento di dar voce alle new faces e ai luoghi inesplorati di un territorio di cui conosciamo solo le bellezze paesaggistiche instagrammabili e il luogo comune della ruralità.

Il Mal di Narènte, è la nostalgica sensazione che si prova nel ricordare i volti e i luoghi di un racconto visivo decantato nell’ennesimo lockdown e prodotto con la sabbia negli occhi, il vento nei capelli e l’amore per una terra che, grazie alla sua autenticità, ha preso un posto nel cuore.



Stefano 20 anni cagliaritano, studia Psicologia, ama giocare con la moda ed è fermamente convinto che il “genere” sia un discorso superato.

“La Sardegna ha i suoi limiti. Ne siamo un po’ gelosi ma anche molto austeri nel tutelarla perchè temiamo che tutto ciò che c’è di fuori possa contaminarla e comprometterla.”



Matteo 15 anni cagliaritano, studia al Liceo Scientifico, ama la musica e parlare di politica.

“Importiamo idee e rendiamole nostre per dare un futuro alle nuove generazioni con l’intento di farle rimanere”.



William 19 anni cagliaritano, modello, di base a Milano, ora a Tokyo per due mesi di on stay.

“Cagliari è nell’hub di giovani sardi a Milano. Non facciamo altro che parlare della nostra terra e invitiamo coloro che non la conoscono nel venire a visitarla.”




Rafal 19 anni oristanese di origini polacche, ex calciatore ora allevatore

“Il mio sogno nella moda sarà supportato dal lavoro che sto facendo attualmente. Curo gli animali in un’azienda agricola, la mia quotidianità è tra pecore e agnelli.”



Kuba 17 anni cagliaritano, studia al liceo, non vede l’ora di cominciare il suo percorso nella moda.

“Mia madre faceva la modella in Polonia prima di trasferirsi in Sardegna cambiando la sua vita. Alla fine è diventato anche il mio sogno e, grazie al coaching di Lucio e Franco, vorrei realizzarlo”.



Jacopo 20 anni sassarese, vuole studiare fashion design a Milano ma non ha ancora deciso la scuola più giusta per lui.

“Mi piacerebbe approcciarmi alla moda con un occhio sul fashion design. La fierezza dei modelli in passerella mi trasmette sicurezza. Un giorno sogno di andare a Milano per studiarla e provare a calcare le passerelle”.

Special Contents Direction, Production and Styling Alessia Caliendo

Photography+Casting NARÈNTE // Lucio Aru + Franco Erre

Make-up/Hair Daniela Dessì 

Cinematography Pierfrancesco Carta + Simone Sarais

Models

William Laird (WW Mgmt)

Kuba Slowinski 

Rafal Urbanski (Brave Models)

Jacopo Demuro 

Matteo Marongiu 

Stefano Raffo


Mother Agent

Lucio Aru (LA) 

Alessia Caliendo assistant Andrea Seghesio

Location
Sardinia, South East Coast

Beauty by

Dermalogica

Faced

Shiseido


with the support of Sardegna Film Commission

Special thanks to Ristorante Duanima

Editorial: Marco Rossetti

Ph: Davide Musto

Styling: Vincenzo Parisi e Alfredo Fabrizio

Grooming: Cosimo Bellomo

Location: Villa Egeria, Roma – Un progetto di Ganesh Poggi Madarena

Marco Rossetti, è davvero un romano DOC, ma il destino ha voluto che proprio lui unico laziale della famiglia dovesse interpretare il capitano Daniele De Rossi nella serie TV per SKY “Speravo de morì prima”. Attore, diplomato al Centro Sperimentale di Roma, divide le sue passioni tra il cinema, ovviamente, ed il suo sogno nel cassetto: la musica.

Dietro le quinte di Attivismo in musica : David Blank

Manintown vi svela il Dietro le Quinte del contenuto esclusivo, Attivismo in musica : David Blank,  a poche settimane dall’uscita del suo ultimo video.
Lo Special Content potete trovarlo QUI .

Special contents direction, production, interview & styling Alessia Caliendo

Photographer Riccardo Ferrato

Grooming Eleonora Juglair 

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Special thanks to

Casa Calicantus

Madre

Beauty by 

Dermalogica

FaceD

Shiseido




Talent meets fashion: Moisè Curia

I giovani talent del cinemitaliano interpretano una selezione di marchi emergenti e non

Photographer Davide Musto

Grooming Davide Carlucci using Kemon

Backstage photo ITM srl

Special thanks to NH Collection Roma Palazzo Cinquecento

Dolce Green

Roma, NH Collection Roma Palazzo Cinquecento. Pochi giorni dopo che la settimana della moda has been gone ON DIGITAL, Manintown incontra i giovani interpreti più promettenti del panorama nazionale per dar vita a un contenuto il cui focus sono le anteprime del prossimo AI 21-22. Li riconoscerete mentre indossano l’esclusivo guardaroba, che non vede solo la presenza dei brand mainstream ma anche quella dei designer emergenti. Dedicato a coloro che, nonostante tutto, continuano ad alimentare di nuove visioni e di nuovi stimoli il Belpaese nell’ambito della creatività a 360 gradi.



Sangue calabrese, ha al suo attivo una discreta esperienza teatrale e tra le serie Tv cui ha preso parte figurano le tre stagioni di “Braccialetti rossi”, “Non è mai troppo tardi” e “Provaci ancora prof 6”. La sua esperienza cinematografica inizia prendendo parte ad alcuni cortometraggi prima di debuttare definitivamente sul grande schermo con “La buca” (2013). Successivamente recita in “Maraviglioso Boccaccio” (2014, dei fratelli Taviani), “La nostra quarantena” (2014) e “Abbraccialo per me” (2015).



Lockdown e semi lockdown, a cosa ti stai dedicando in questo particolare momento storico in cui tutta la collettività è particolarmente colpita?

In realtà è un periodo in cui sto scrivendo molto. Sto lavorando ad un progetto autobiografico che conto di portare in teatro “ Anche gli angeli hanno le ali”. Contestualmente sono alle prese con molti provini. Posso affermare che questo è un momento nel quale sto mettendo in gioco me stesso.

La moda e il costume. Un frangente creativo al servizio del mondo dello spettacolo dalla notte dei tempi. Come ti approcci agli abiti/outfit e come scegli di dargli vita nei personaggi che interpreti?

Lavoro molto con i costumi perché mi aiutano a capire le movenze del personaggio. Il mio desiderio è sempre quello di avere un rapporto diretto con il costumista per dar vita ad idee sinergiche in merito al soggetto interpretato.



nella vita privata sei un fashion addicted focalizzato sull’outfit più instagrammabile oppure un cultore della nicchia, alle prese con il vintage e la sartorialità?

Sono un’appassionato di moda. Indossare qualcosa che rispecchi la tua personalità e ti faccia sentire appagato è importante. Sicuramente sono un instagram addicted e la moda si muove di pari passo con i miei post. Adoro lo stile streetwear e i tagli over mentre sui red carpet mi piace sperimentare guidato dagli stylist.

Il contenuto editoriale che stiamo scattando da voce ai BIG ma anche agli EMERGING della moda che, come il settore dello spettacolo è stato particolarmente penalizzato negli eventi fisici per dar vita alle forme di interazione digitale. Lo stesso nasce proprio con la necessità di comunicare in mancanza degli happening e dell’esperienza tattile. Cosa sta avvenendo, invece, nel tuo mondo?

C’è una grande rivoluzione in atto e noto con piacere che anche il mondo del teatro si sta evolvendo in tal senso. Il danno causato dalla pandemia in realtà sta generando benefici nell’ottimizzare la fruibilità dei prodotti culturali sperimentandone le nuove modalità di diffusione.


La riapertura dei luoghi della cultura e il ritorno ad una normalità che non sarà mai più la stessa, cosa è previsto nella tua carriera per i prossimi mesi? 

A breve uscirà un lungometraggio molto interessante , già disponibile in streaming, “Un confine incerto” di cui sono il protagonista. Un lavoro che ha richiesto uno studio incredibile in quanto il mio personaggio, ad un certo punto della sua vita, decide di rapire una bambina. Ho dovuto cambiare totalmente il mio assetto personale perché ci ho convissuto giorno e notte, provando a trovare un equilibrio ed esulandolo dalla vita reale. Per il resto ci sono in ballo due progetti per i quali aspetto di lavorare al più presto.

Talent meets fashion: Guglielmo Poggi

I giovani talent del cinemitaliano interpretano una selezione di marchi emergenti e non.

Photographer Davide Musto

Grooming Davide Carlucci using Kemon

Backstage photo ITM srl

Special thanks to NH Collection Roma Palazzo Cinquecento

Dolce Green

Roma, NH Collection Roma Palazzo Cinquecento. Pochi giorni dopo che la settimana della moda has been gone ON DIGITAL, Manintown incontra i giovani interpreti più promettenti del panorama nazionale per dar vita a un contenuto il cui focus sono le anteprime del prossimo AI 21-22. Li riconoscerete mentre indossano l’esclusivo guardaroba, che non vede solo la presenza dei brand mainstream ma anche quella dei designer emergenti. Dedicato a coloro che, nonostante tutto, continuano ad alimentare di nuove visioni e di nuovi stimoli il Belpaese nell’ambito della creatività a 360 gradi.



Figlio d’arte e polistrumentista con un mentore come Gigi Proietti. Ha esordito ancora in fasce come doppiatore, e si è fatto conoscere per aver preso parte a film di successo come “Smetto quando voglio”, “Beata ignoranza”, “Bentornato Presidente!”, sequel di “Benvenuto Presidente!”, per il quale riceve una candidatura al Nastro d’Argento come “migliore attore di commedia”, e “Cops”. Lo ritroviamo, inoltre, ne “Il Tuttofare” al fianco di Sergio Castellitto e Elena Sofia Ricci. 



Lockdown e semi lockdown, a cosa ti stai dedicando in questo particolare momento storico in cui tutta la collettività è particolarmente colpita?

Nel primo lockdown mi sono dedicato alla cucina, specializzandomi nella risottatura della pasta, e agli strumenti musicali. Attività che nella frenesia quotidiana non riesci a fare come vorresti. Nel pieno della seconda ondata, invece, ho avuto la fortuna di non fermarmi e di essere, nonostante tutto, sul set.

La moda e il costume. Un frangente creativo al servizio del mondo dello spettacolo dalla notte dei tempi. Come ti approcci agli abiti/outfit e come scegli di dargli vita nei personaggi che interpreti?

Sono la gioia di molte costumiste e, venendo da esperienze teatrali, vivo il costume in tutti i sensi essendo un oggetto di scena. Avendo fatto epoca, sia al teatro che al cinema, ho imparato che la divisa di scena si deve vivere appena possibile per impostare la gestualità e l’attitude del personaggio.



nella vita privata sei un fashion addicted focalizzato sull’outfit più instagrammabile oppure un cultore della nicchia, alle prese con il vintage e la sartorialità?

Nella vita quotidiana non presto particolare attenzione a cosa indosso ma sono un grandissimo fan del tailor made. Amo i tagli perfetti e i tessuti di qualità, però mi diverto a cercare anche nei mercatini. Nelle occasioni speciali, invece, mi piace scegliere il look perfetto.

Il contenuto editoriale che stiamo scattando da voce ai BIG ma anche agli EMERGING della moda che, come il settore dello spettacolo è stato particolarmente penalizzato negli eventi fisici per dar vita alle forme di interazione digitale. Lo stesso nasce proprio con la necessità di comunicare in mancanza degli happening e dell’esperienza tattile. Cosa sta avvenendo, invece, nel tuo mondo?

Manca tutto il live, la promozione di un film in conferenza stampa o l’esibizione in teatro davanti ad un pubblico vero. L’attore deve stregare il pubblico in platea o la troupe e se ciò viene a mancare a tratti risulta demotivante. 



La riapertura dei luoghi della cultura e il ritorno ad una normalità che non sarà mai più la stessa, cosa è previsto nella tua carriera per i prossimi mesi? 

Incrociando le dita a breve sarò alle prese con la seconda stagione di “Cops”. Inoltre usciranno “School of Mafia” e una nuova serie top secret. Ciò che mi sento di dire è che appena possibile bisognerà intervenire sulla cultura, sul teatro e sulle performance live. Sarà un impegno comune farli rivivere e finanziarli per sopperire a tutto ciò che è stato perso.

Talent meets fashion: Massimiliano Caiazzo

I giovani talent del cinemitaliano interpretano una selezione di marchi emergenti e non.

Photographer Davide Musto

Grooming Davide Carlucci using Kemon

Backstage photo ITM srl

Special thanks to NH Collection Roma Palazzo Cinquecento

Dolce Green

Roma, NH Collection Roma Palazzo Cinquecento. Pochi giorni dopo che la settimana della moda has been gone ON DIGITAL, Manintown incontra i giovani interpreti più promettenti del panorama nazionale per dar vita a un contenuto il cui focus sono le anteprime del prossimo AI 21-22. Li riconoscerete mentre indossano l’esclusivo guardaroba, che non vede solo la presenza dei brand mainstream ma anche quella dei designer emergenti. Dedicato a coloro che, nonostante tutto, continuano ad alimentare di nuove visioni e di nuovi stimoli il Belpaese nell’ambito della creatività a 360 gradi.


Partenopeo. Inizia a studiare recitazione appena maggiorenne. Il debutto televisivo arriva nel 2016 con la serie Mediaset “Furore”. Poco dopo approda a teatro con “Diario di un bambino cresciuto”. L’abbiamo visto da poco sul piccolo schermo al fianco di Carolina Crescentini con un ruolo da protagonista all’interno della serie Rai “Mare fuori”. 

Lockdown e semi lockdown, a cosa ti stai dedicando in questo particolare momento storico in cui tutta la collettività è particolarmente colpita?

Ho avuto parecchio da studiare e ne ho ancora. I lockdown sono stati una bellissima occasione per concentrarmi su me stesso. Inoltre, ho approfondito tante tematiche e mi sono appassionato di attivismo ambientale confrontandomi con personaggi che hanno molto a cuore il tema. Penso che un artista debba dare voce alle tematiche sociali proprio perché ha la possibilità di comunicare a livello massivo per sensibilizzare la collettività



La moda e il costume. Un frangente creativo al servizio del mondo dello spettacolo dalla notte dei tempi. Come ti approcci agli abiti/outfit e come scegli di dargli vita nei personaggi che interpreti?

Il costume deve calzare a pennello nel ruolo che interpreti e deve aiutarti a trovare la comodità nel farlo. Ad esempio, ne il Mare Fuori, una t-shirt con le ali è stata un ottimo aiuto nell’interpretazione. Grazie al lavoro di squadra con il reparto costumi i punti di vista sul personaggio si moltiplicano e ciò non può che fornire un contributo aggiuntivo durante il suo studio.

nella vita privata sei un fashion addicted focalizzato sull’outfit più instagrammabile oppure un cultore della nicchia, alle prese con il vintage e la sartorialità?

Adoro il vintage. Ultimamente sono ossessionato dalle giacche doppiopetto stile militare. Per le giornate di studio o per bazzicare nel mio quartiere opto per la tuta o un look estremamente casual.


Il contenuto editoriale che stiamo scattando da voce ai BIG ma anche agli EMERGING della moda che, come il settore dello spettacolo è stato particolarmente penalizzato negli eventi fisici per dar vita alle forme di interazione digitale. Lo stesso nasce proprio con la necessità di comunicare in mancanza degli happening e dell’esperienza tattile. Cosa sta avvenendo, invece, nel tuo mondo?

Oramai tutto avviene tramite Zoom call, anche le lezioni di recitazione. Solo alcuni laboratori si svolgono in presenza Grazie ai social riesco a restare in contatto con tutti però voglio esprimere il mio disappunto per la grandissima ingiustizia che noi operatori dello spettacolo stiamo vivendo. Nei provini si opta per il self tape ma la verità è che il provino è un lavoro di squadra ricco di dinamiche incalzanti e inaspettate. La virtualità non consente le stesse opportunità che potrebbero generarsi nel live.

La riapertura dei luoghi della cultura e il ritorno ad una normalità che non sarà mai più la stessa, cosa è previsto nella tua carriera per i prossimi mesi? 

Nel futuro ho in ballo due progetti per i quali sono pronto a non dormire la notte. Si tratta di personaggi con un grande potenziale che non vedo l’ora di interpretare.

Talent meets fashion: Oscar Matteo Giuggioli

I giovani talent del cinemitaliano interpretano una selezione di marchi emergenti e non

Photographer Davide Musto

Grooming Davide Carlucci using Kemon

Backstage photo ITM srl

Special thanks to NH Collection Roma Palazzo Cinquecento

Dolce Green

Roma, NH Collection Roma Palazzo Cinquecento. Pochi giorni dopo che la settimana della moda has been gone ON DIGITAL, Manintown incontra i giovani interpreti più promettenti del panorama nazionale per dar vita a un contenuto il cui focus sono le anteprime del prossimo AI 21-22. Li riconoscerete mentre indossano l’esclusivo guardaroba, che non vede solo la presenza dei brand mainstream ma anche quella dei designer emergenti. Dedicato a coloro che, nonostante tutto, continuano ad alimentare di nuove visioni e di nuovi stimoli il Belpaese nell’ambito della creatività a 360 gradi.

Milanese di nascita e un piglio da vero 2000. Vanta un background teatrale e una serie di ruoli in TV. Nel 2017 ha, inoltre, lavorato con Francesca Archibugi per la realizzazione del film “Gli sdraiati” e tra le partecipazioni più interessanti annoveriamo quella nel film “Succede” (2018) distribuito da Warner Bros Italia. A breve lo vedremo nella serie Mediaset “Buongiorno Mamma”.

Lockdown e semi lockdown, a cosa ti stai dedicando in questo particolare momento storico in cui tutta la collettività è particolarmente colpita?

Sto studiando recitazione e sto scrivendo molto. Il resto del tempo lo passo, come tutti gli attori, a lavorare e a fare provini.La moda e il costume. Un frangente creativo al servizio del mondo dello spettacolo dalla notte dei tempi. Come ti approcci agli abiti/outfit e come scegli di dargli vita nei personaggi che interpreti? Il costume si muove parallelamente con l’anima e le azioni dei personaggi che interpreto. Ne delinea il carattere e indossarne letteralmente “i panni” mi proietta perfettamente nella giusta dimensione.

nella vita privata sei un fashion addicted focalizzato sull’outfit più instagrammabile oppure un cultore della nicchia, alle prese con il vintage e la sartorialità?

Dipende da come mi sveglio, ma in linea di massima seguo molto le tendenze. Sono fan dello streetwear e di Iuter ma amo anche i big del Made in Italy come Etro, che indosso negli scatti, Gucci e Dolce & Gabbana. Anche gli emerging presenti nel guardaroba dello shooting mi hanno particolarmente colpito.

Il contenuto editoriale che stiamo scattando da voce ai BIG ma anche agli EMERGING della moda che, come il settore dello spettacolo è stato particolarmente penalizzato negli eventi fisici per dar vita alle forme di interazione digitale. Lo stesso nasce proprio con la necessità di comunicare in mancanza degli happening e dell’esperienza tattile. Cosa sta avvenendo, invece, nel tuo mondo?

Prima della pandemia eravamo trottole alle prese con i provini mentre adesso l’unica modalità è il self tape, vale a dire riprendersi mentre si interpreta una parte del copione. Anche sul set tutto è cambiato, le restrizioni sono tante e ciò causa un prolungamento delle tempistiche di realizzazione.

La riapertura dei luoghi della cultura e il ritorno ad una normalità che non sarà mai più la stessa, cosa è previsto nella tua carriera per i prossimi mesi? 

Al ritorno di quella che definiamo normalità cercherò di recuperare tutto ciò che abbiamo perso. In primis viaggiare, una delle grandi limitazioni di questo periodo.

Talent meets Fashion: Gianmarco Saurino

I giovani talent del cinema italiano interpretano una selezione di marchi emergenti e non

Photographer Davide Musto

Grooming Davide Carlucci using Kemon

Backstage photo ITM srl

Special thanks to NH Collection Roma Palazzo Cinquecento

Dolce Green

Roma, NH Collection Roma Palazzo Cinquecento. Pochi giorni dopo che la settimana della moda has been gone ON DIGITAL, Manintown incontra i giovani interpreti più promettenti del panorama nazionale per dar vita a un contenuto il cui focus sono le anteprime del prossimo AI 21-22. Li riconoscerete mentre indossano l’esclusivo guardaroba, che non vede solo la presenza dei brand mainstream ma anche quella dei designer emergenti. Dedicato a coloro che, nonostante tutto, continuano ad alimentare di nuove visioni e di nuovi stimoli il Belpaese nell’ambito della creatività a 360 gradi.

Gianmarco Saurino nasce a Foggia con una forte passione per la recitazione, la musica e lo spettacolo. Sin dagli esordi si trasferisce a Roma dove consegue il diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia. Con trascorsi da attore teatrale è diventato noto al grande pubblico per ruoli televisivi e anche come doppiatore. Molti lo ricordano nelle fiction Rai “Doc Nelle Tue Mani”, in “Che Dio Ci Aiuti“ e in “Non dirlo al mio capo 2“.

Lockdown e semi lockdown, a cosa ti stai dedicando in questo particolare momento storico in cui tutta la collettività è particolarmente colpita?

Per fortuna non ho mai smesso di lavorare e non ho mai avuto modo di fermarmi, salvo durante il primo lockdown. Durante questa fase, ad esempio, ho “imparato a respirare” perché di solito sono un iperattivo. Mi sono sentito libero di dire “bene, il mondo è fermo e ora puoi godertela”. Una parte di me, alla ripresa del tran tran, ha portato con sè questa affermazione per affrontare al meglio la quotidianità.

La moda e il costume. Un frangente creativo al servizio del mondo dello spettacolo dalla notte dei tempi. Come ti approcci agli abiti/outfit e come scegli di dargli vita nei personaggi che interpreti?

Ho sempre avuto un grande rapporto con i costumi perché lavorando in teatro ti viene insegnato il rispetto degli stessi. Sono fondamentali perché riescono a farti avere dimestichezza con il ruolo e diventano parte integrante di te.

E nella vita privata sei un fashion addicted focalizzato sull’outfit più instagrammabile oppure un cultore della nicchia, alle prese con il vintage e la sartorialità?

Quando sono sul set impazzisco per ciò che esteticamente è impattante mentre nella vita privata ho uno stile minimal che aiuta a neutralizzarmi e a muovermi nel pieno confort. Pensate che la palette cromatica nel mio armadio si direziona solo sul nero e sul bordeaux!

Il contenuto editoriale che stiamo scattando da voce ai BIG ma anche agli EMERGING della moda che, come il settore dello spettacolo è stato particolarmente penalizzato negli eventi fisici per dar vita alle forme di interazione digitale. Lo stesso nasce proprio con la necessità di comunicare in mancanza degli happening e dell’esperienza tattile. Cosa sta avvenendo, invece, nel tuo mondo?

E’ una domanda bellissima che cade a pennello con ciò che sto promuovendo. Da poco ha debuttato il mio ultimo spettacolo on demand nato dalla fusione tra cinema e teatro. In questo periodo è stato necessario trovare forme alternative, non sostitutive ma surrogate. Il lancio dell’iniziativa “Come a teatro”, di cui sono promotore, ha visto l’attivazione di una campagna social che ha entusiasmato tutti gli appassionati rendendoli protagonisti di attività interattive. Il teatro continuerà ad essere vissuto dal vivo ma basta pensare che anche il National Theatre di Londra ha creato una piattaforma degna di Netflix per vedere le più svariate piece comodamente da casa.

La riapertura dei luoghi della cultura e il ritorno ad una normalità che non sarà mai più la stessa, cosa è previsto nella tua carriera per i prossimi mesi? 

Stiamo girando le ultime battute di “Che Dio Ci Aiuti” e contestualmente uscirà in streaming “Maschile Singolare”, opera prima di Matteo Pilati e Alessandro Guida. Cito inoltre la diffusione europea di “Doc Nelle Tue Mani” che sta ricevendo apprezzamenti anche al di fuori del confine italiano.

The MenInTown

Orfani della Man Fashion Week fisica, a favore di nuove forme di condivisione digitali, e nostalgici della città in fibrillazione tra taxi introvabili, sitting e standing e “lui è un modello chissà in quale show starà andando”, eccoci a censire i volti più interessanti presenti in town. 

Nel resiliente panorama delle produzioni visive digital e on paper, l’estro e la creatività alimentano il sistema moda che continua ad aver bisogno di trend e new faces ora più che mai. 

Noi abbiamo provato a raccontarvi le best 21 puntando un occhio ai migliori look e accessori della S/S 2021.

Special content direction, production, styling and introduction text Alessia Caliendo

Words by Lorenzo Sabatini

Photographer and video director Kristijan Vojinovic

Beauty Jeune/Ange using Aveda 

Alessia Caliendo’s assistants Andrea Seghesio & Laura Ronga

Photographer assistant Anna Bjelakovic

Skincare and make up supplied by La Mer & Estée Lauder

Many thanks to NH Collection Milano President

and Pacifik poke


Atte @ The Lab 

19 anni

Finlandese

Studente alla sua prima esperienza come modello

Instagram @atelehtinen

Atte indossa Valentino SS21. Per la sua ultima collezione il direttore creativo della Maison del lusso romana Pierpaolo Piccioli sfoggia lo zenith dello streetwear. Rifiniture e creatività creano un twist tra hype e sartorialità inarrivabile. Completano il look gli shades contemporanei con un design che combina dettagli sofisticati e hi-tech di Calvin Klein e le calze in spugna Fila Underwear.

Shin Hee @ Urban

30 anni

Sudcoreano

Modello e industrial designer 

Instagram @heeisadreamer

Dando sempre inaspettati codici di lettura al menswear, il look del designer Fabio Quaranta è sinonimo di modernità e tradizione sartoriale italiana. La sua spasmodica passione per l’arte contemporanea è magistralmente esemplificata nell’outfit. Come shades The Bespoke dudes, quintessenza del dandy 2.0 per uno stridente contrasto da rocker urban.

Tsukasa @ The Lab

26 anni 

Giapponese 

Modello, insegnante, fa parte dello staff di Uniqlo 

Instagram: @tsukasa_kakiudo

#CROCCOUTURE è l’hashtag appropriato per definire il look della maison francese, dove il più sublime outwerwear incontra l’haute couture. Il risultato? un ready-to-wear che è già entrato nella leggenda. Ai piedi Zanotti: modelli solo all’apparenza pesanti, che rivelano fondi e accessori ultra light, capaci di stupire. Nel gioco degli equilibri, qui è la sproporzione ad avere il ruolo di protagonista. Come shades FOVAL, dal design inconfondibile, forme audaci, materiali e finiture speciali e savoir-faire della massima artigianalità. Calze Fila Underwear.

Guillermo @ Sophie

19 anni 

Olandese

Modello e studente di industrial design 

Instagram: @guillermo_sparing

La maglieria è malleabile e a casa Missoni lo sanno bene. Un medium versatile per sentirsi sempre a proprio agio. Ai piedi Fratelli Rossetti, intrecci d’autore. Senza dover aggiungere altro, non occorrono certamente presentazioni. Per questo uomo dall’allure jazz come shades Marni con maxi montatura rotonda nera acetata.

Andrea @ Urban

19 anni 

Italiano

Modello, studente di scienze motorie, cestista e venditore

Instagram: @cicer0_andrea

Poteva mancare l’appeal del rocker londinese? Ingentilito però da nuance pastello Paul Smith. La ruvidità sta dentro, fuori il diktat è emanere charme e gentilezza. Ai piedi candide sneakers Valentino e agli occhi gli striped Fendi. Al rocker non può certamente mancare un monile: Versace è il must in questo caso.

Francesco @ The Lab

22 anni 

Italiano

Modello e fashion designer 

Instagram: @francescogianfrate

Fluidità, samurai, una creatura orientale, che oseremmo definire zen è quella proposta da Pierpaolo Piccioli per la primavera estate 2021. Il suo uomo è libero dai taboo imposti dalla società sul ruolo borghese uomo/donna perché è consapevole e illuminato. Ai piedi anfibi Dr.Martens che conferiscono quel piglio punk che tanto amiamo. Shades Marni, design d’autore.

Dame @ Boom 

20 anni 

Italiano ma di origine senegalese

Modello

Instagram: @dame.chakur

C’è chi lo chiama copycat, ultimo tra i tanti Walter Wan Beirendonck, per noi è l’uomo del Rinascimento 2.0. Il giusto trionfo di un uomo afroamericano cui finalmente è stato concesso di potersi esprimere in tutto il suo tsunami creativo. Parliamo di Virgil Abloh e del suo lavoro per Louis Vuitton. Ammirate la foto per credere.

Nikita @ I love 

24 anni 

Estone

Modello

Instagram: @origamilegs

Preppy-Rock: Sarah Burton per Alexander McQueen era indecisa se condurci al college o al Glanstonbury. I britannici, si sa, hanno sempre idee contradditorie. Agli occhi una montatura Myway che da quel tocco geek che – diciamocelo francamente- in pochi possono permettersi.

Leon @ I love

22 anni 

Ungherese

Modello 

Instagram: @leonhubiqq

PRADA OR NADA. Quanto è vero. Ammirando il look, il volume, il taglio del capospalla, come cade sul corpo, sembra che il modello stia levitando. Sublime.

Roman @ I love 

19 anni 

Estone

Modello e manovale

Instagram: @romafironov

Dolce & Gabbana: il duo più controverso per la moda. Perché? Sono rimasti quelli più fedeli alla loro terra di origine. La tanto amata – e troppo spesso bistrattata- Italia. Il look è un loro classico, da ragazzo di strada. E la loro leggenda continua. Ai piedi del modello scarpe Zanotti: made in Italy da fuoriclasse. Shades Calvin Klein, un tocco di hi-tech, perché essere classici si, ma sempre di moda si parla.

Alessandro @ Boom

21 anni

Italiano

Modello e studente

Instagram: @alessandro.mayhem

Sembra di ascoltare una canzone di Giuni Russo guardando questo look, un tramonto ad Alghero, una festa in spiaggia a bordo piscina per pochi intimi osservando il look Antonio Marras. Ai piedi scarpe Prada da vera intellighentia. E per completare l’outfit gli occhiali di un brand indipendente della costa d’Argento, Ottica Rossi, un posto amato da Miuccia stessa.

Henry @ Boom

19 anni 

Italiano

Modello e studente di ingegneria informatica

Instagram: @enry_bnoizzi

Tie and Dye, che grande passione. Un surfer in Iceberg così accattivante non si era mai visto. Capelli selvaggi al vento e ai piedi Zanotti, pronti per un giro in quad dopo aver surfato. Gli occhiali Carrera, per un uomo distinto ma non troppo di nicchia.

Hwan Kim @ Brave

29 anni 

Sudcoreano

Studente e modello

Instagram: @hhwankim

Dolce & Gabbana ci portano non solo in Italia, ma anche nel mondo. L’outfit potrebbe essere ideale per un matrimonio balinese in riva all’oceano Pacifico e il perfetto equilibrio di cromie e pattern placement fa il resto.

Andrew @ Brave

21 anni 

Californiano

Modello

Instagram: @andrewroyce

L’outfit perfetto per Miami Art Basel che farebbe impallidire persino Maluma all’afterparty di Kim Jones. Total look Moncler, calzino bianco Fila Underwear e shades aviator Dior

Lorenzo @ Brave

18 anni 

Italiano

Modello, studente e ginnasta

Instagram: @lorenzomerolla_

Toni dark in contrasto con il candore dei pantaloni alla zuava. Stripes per il mod 2.0 tanto amato da Sarah Burton di Alexander McQueen con shades TBD Eyewear e calze Fila Underwear.

Junho Ock @ Brave

27 anni 

Sudcoreano

Modello

Instagram: @ok_zuno

Kawaii-Rave è la parola d’ordine per accedere all’esclusivo party Versace: il Giappone incontra l’inarrivabile fantasia delle stampe della Maison della Medusa. Gli shades Maki dal tocco futuristico non vi faranno passare inosservati.

Gabriele @ Brave

22 anni 

Italiano

Modello e pallavolista

Instagram: @gabrielepecin

Un outfit ispirato all’eleganza mondo ippico tanto caro alla maison, Antonio Marras colpisce ancora. Occhiali aviator con dettagli in pelle Hapter e Nike ai piedi perché si, oltre allo storicismo sempre di moda e contemporaneità si parla.

Cheikh @ Crew

19 anni 

Italiano 

Modello

Instagram: @imcheikhniang

Black and Gold era la hit di Sam Sparro che descrive alla perfezione l’outfit camo-urban di Antonio Marras. Ai piedi carrarmati Zanotti per distinguersi nell’urban jungle e shades Karl Lagerfeld, per quel tocco di nobiltà cui nessun gentleman contemporaneo dovrebbe mai rinunciare.

Yuan Ji @ Major

24 anni

Cinese

Modello e studente di fashion design

Instagram: @nidejixiaoyuan

Workwear urban per gli hit-boy, e non solo, di Milano: il look d’eccellenza che tutti i teenager vorrebbero indossare. Look di Versace, sneakers Dolce & Gabbana.

Tommaso @ Major

18 anni 

Italiano

Modello, studente e surfista

Instagram: @tommasopolleschi

Un complesso gioco di patch e pattern: pantaloni Fabio Quaranta a check arancio, cardigan patchwork Lacoste e occhiali tondi da nerd Myway. Con questa inspo farete impallidire AsapROcky. Bagel Pacifik Poke.

Ili @ Crew

20 anni 

Albanese

Modello e studente di economia

Instagram: @dai.ili

Total look Fabio Quaranta che ammicca agli albori di Bob Dylan, da cantautore con tanti sogni e diari che presto diventeranno inni generazionali. Aviator logati Fendi.

Jass @ Crew

19 anni 

Estone

Modello

Instagram: @jassreemann

Lacoste: bourgeois, elegante raffinato, candido. L’apoteosi del bon ton con ai piedi calzature Fratelli Rossetti. Il bon chic genre dell’Italia e dei cugini d’Oltralpe.

LORENZO ZURZOLO CHILDREN OF THE REVOLUTION

Art Direction: Federico Poletti

Ph: Davide Musto

Styling: Stefania Sciortino

Video Director: Federico Cianferoni

Testo: Marco Marini

Grooming: Sandy Giuffrida per Simone Belli Agency

Special thanks: Mediterraneo al MAXXI

Music: Post Nebbia


È Lorenzo Zurzolo – uno dei new talent più promettenti del cinema italiano che, a soli vent’anni, ha già all’attivo ruoli in titoli di grande successo quali ‘Baby’‘Sotto il sole di Riccione’ ‘Compromessi sposi’ – il protagonista degli scatti realizzati da Davide Musto e pubblicati su Man In Town.
L’attore romano si fa qui interprete dell’estetica flamboyant, a tutto colore di Gucci, indossando pantaloni, maglie, completi e accessori dall’allure seventies, nei quali l’estetica squisitamente retrò del periodo si unisce agli stilemi della maison fiorentina, dall’iconico logo GG al nastro Web.
Tra blazer dagli ampi revers a lancia, completi svasati, borse di grande formato, boots ornati dal morsetto e cromie brillanti alternate a nuance pastello, si fanno notare le fantasie floreali tratte dagli archivi di Ken Scott, marchio celebre proprio per le stampe variopinte ispirate al mondo animale e vegetale, oggi di proprietà di Mantero Seta. Così i motivi ideati dal “giardiniere della moda” animano le texture dei capi, espressione di uno stile caleidoscopico, libero da qualsiasi timore o condizionamento. 




Giacca, gilet e pantaloni in lana blu con dettaglio etichetta, camicia in cotone rigata, stivaletti in pelle bordeaux.


Il suono del mare

Quando uno skipper incontra un DJ. Quando il mare e la musica  danno vita a un oceano di accordi. Questa è la storia di un incontro tra due persone mosse da una passione: il velista francese Thomas Ruyant  e il musicista elettronico Molécule (Romain De La Haye-Sérafini). Durante il Vendée Globe, prestigiosa competizione di vela, Molécule trasforma la barca di Thomas in uno strumento musicale. Una storia di mare, avventura, arte e viaggi. Un esperimento unico che comincia in Italia, prosegue in Francia e fa il giro del mondo. 

Testo di Sabine Bouvet @sabine.bouvet

Foto di Pierre Bouras  @pierrebouras



Si dice che la regata Vendée Globe attorno al mondo sia l’Everest dei mari. 11 000 persone sono salite sull’Everest. 3000 persone sono andate nello spazio. Ma solamente 300 persone hanno compiuto una circumnavigazione in solitario, senza soste né assistenza. Thomas Ruyant fa parte di questa piccola cerchia, di questa élite.



L’edizione 2020-2021 è partita l’8 di novembre delle Sables d’Olonne (Francia). L’arrivo è previsto per gennaio 2021, stesso porto. Nel frattempo,  in uno spazio di 5 m2, Thomas Ruyant avrà saggiato il freddo gelido e il caldo umido che s’insinuano in tutto, i venti violenti che strepitano giorno e notte, le onde feroci che minacciano di frantumare tutto e la calma totale che allieva le tensioni e colma il tempo con il vuoto. Ed è tutto ciò che Romain De La Haye-Sérafini, musicista elettronico proverà a trasmettere con le sue registrazioni e la sua musica. Romain cercherà di tradurre la sfida fisica e psicologica con un linguaggio sensoriale. Perché questa gara è una prova di resistenza ad alto livello.

Il musicista darà voce a LinkedOut, l’imbarcazione del velista. “La barca diventa uno strumento musicale. Voglio raccontare la storia dal punto di vista della barca.” Ha pertanto collocato 16 microfoni e 13 videocamere a bordo per registrare le vibrazioni di questo strumento unico. La barca è un Imoca, una delle imbarcazioni più sofisticate al mondo, la Rolls Royce delle grandi competizioni di vela. Le Imoca sono unicamente utilizzate per il Vendée Globe, la Route du Rhum o la Transat Jacques-Vabre. La barca di Thomas è stata costruita a Bergamo da Persico Marine, il migliore cantiere navale italiano e uno tra i migliori a livello internazionale. Il Luna Rossa Challenge ed altri Imoca dell’America’s Cup e The Prada Cup sono opera di Persico Marine. Dopo 35 000 ore di lavoro ad opera dei più bravi ingegneri navali, ora tocca al DJ di intervenire. L’obiettivo di Romain è realizzare al contempo un disco e un film sonoro. Un’avventura vuoi high-tech, vuoi del tutto poetica. 



Romain ha già messo a segno tre filmi sonori che parlano tutti di mare e di dismisura, di infinito e di estremo. Nazaré (2020), l’ultimo uscito, verte sulla famosa onda più grande del mondo, in Portogallo. Il suo secondo film – 22,7° (2018) s’incentrava sul silenzio della Groenlandia. Per il suo primo film 60° 43’ Nord (2015), Romain aveva scelto di vivere un mese a bordo di un peschereccio nel Atlantico Nord. Voleva carpire il silenzio dei ghiacciai e l’urlo della tempesta. Romain ha la passione del mare. “Ho sempre voluto ascoltare quel che si staglia dietro la linea dell’orizzonte. Mi affascina la potenza degli elementi quando la Natura prevale su tutto il resto, come pure il legame tra l’Uomo e la Natura, quando si uniscono e quando si combattono l’un l’altro.”



“Qui a bordo di un’Imoca, i suoni scatenano l’ansia. Ci sono molte frequenze basse, suoni tonfi. Ma allo stesso tempo ti trasportano, creano degli spazi musicali, delle armonie.” Successivamente, con il suo lavoro musicale, Romain trascenderà questo spartito. La sua idea è tener fede alle emozioni di Thomas. 

“La prima volta quando Romain è salito a bordo, è piovuto. Siamo entrati sottocoperta.” racconta Thomas. “Romain ha subito sentito che lo scafo era in grado di creare musica. Mi ha detto: la tua barca è uno strumento musicale ! È una grancassa di carbonio !” A Thomas è piaciuta l’idea che la sua barca potesse emettere musica. Poi, quando i due hanno navigato insieme per la prima volta,  Romain ha proposto a Thomas di installare un vero e proprio armamentario di videocamere e microfoni per il Vendée Globe. Il velista ha detto al musicista e alla sua squadra di tecnici  : “Attenzione ragazzi ! Questa è un’imbarcazione da regata. Dobbiamo controllare il peso, poiché comporta un costo energetico.” 

Thomas, lo skipper, ha la passione della musica elettronica. Per lui, accedere al mondo della creazione artistica, che di musica o cinema si tratti, è un orizzonte affascinante. E poi reputa che finora nessuno è mai riuscito a trasmettere le emozioni di uno skipper durante una competizione. “L’adrenalina, la stanchezza, l’euforia o il toccare il fondo ecc; lo spettro delle nostre emozioni è enorme. In mare, le nostre emozioni occupano tutto lo spazio perché siamo lontani da tutto. Ma possono essere pericolose perché non ci danno stabilità.” È il motivo per cui il modo di fare di Romain l’ha conquistato: fare delle sue sensazioni e dei suoi stati d’animo un che di musicale, ascoltare la sua imbarcazione, tastarne il polso. “Perché la mia barca mi parla, è espressiva.” Lo skipper non vede l’ora di sentire e vedere quello che verrà da questo incontro. Anche noi vogliamo che questo viaggio sensoriale ci trasporti su una terra incognita.

The Prince

Non si fa che parlare della nuova stagione di The Crown e di quanto veritiera sia la trasposizione su Netflix. Il Principe Carlo, nuovo idolo dei Millenials (all’epoca ancora in fasce), diventa pura reference stilistica.

Documentazioni fotografiche dei primi anni Ottanta, ritratti regali e protocollo monarchico conducono al racconto fotografico che entra con il proprio occhio negli appartamenti reali documentando l’intimità di un Principe, tanto affascinante quanto solo.


Location Hotel Principe di Savoia

Photographer Kristijan Vojinovic

Special content director, stylist & producer Alessia Caliendo

Grooming Riccardo Morandin using Gucci Beauty @ WM Management

Model Pietro Mini @ Why Not Models

Stylist assistant Andrea Seghesio & Laura Ronga

Special thanks to La Polpetteria



Completo logato Valentino
Dolcevita in maglia Stella McCartney 
Pochette in seta e coppola spigata Corneliani




Total Look Prada



Gilet e pantaloni in lana Ermenegildo Zegna 
Camicia a quadri Corneliani 
Stringate in pelle Corneliani 


Total look La Martina 


Sciarpa in seta Corneliani

Pier Costantini : Analogic nostalgia

“Pier entra in studio, affilato, gli occhi sono attenti e vigili. La fotografia di Pier si arrende nell’assoluta imprecisione di foto mezze sfuocate, nei colori sbiaditi delle Polaroids, in un delirio di luci opache o di impressioni troppo sature comincia a vibrare l’esistenza, il sangue a scorrere nelle vene. La sua fotografia pulsa, diventa solida, concreta, testimone di un amore cucinato negli anni, incomprensibile forse, ma autentico nella sua tenera ferocia” A parlare è Toni Thorimbert , fotografo di moda di fama internazionale, nell’introduzione del progetto “CIBO” divenuto libro e pubblicato dalla Hoepli (Milano). 

Manintown incontra Pier Costantini e gli affida un racconto fotografico dove ad emergere non è solo la sua fotografia ma anche i capisaldi della moda internazionale e i volti di tre talent scoutati dalle migliori agenzie milanesi.


Il ruolo del fotografo nella società contemporanea infestata da oltre un decennio dagli smartphone e dalle vittime dell’analogic nostalgia. Impressioni e considerazioni in merito alla direzione che sta prendendo la cultura visiva?

Credo che, attualmente, la figura del fotografo debba seguire una strada autoriale. Il fotografo deve essere prima di tutto capace di parlare diversi linguaggi per porre una forte base sulla propria cifra stilistica. Non si tratta più di imprimere su un sensore la rappresentazione della realtà, ma di andare oltre il reale proprio per indagare ciò che non è comprensibile ad un primo sguardo.


Autori e fautori di storytelling visivi. Da dove nascono i tuoi progetti e da dove attingi gli spunti ispirazionali che ti guidano nella realizzazione?

Mi dedico molto ai progetti personali che possono toccare le più svariate tematiche. Quando accolgo un progetto lo faccio mio, partecipo attivamente alla sua vita e non mi esulo in qualità di esecutore. La fase di studio e ricerca sono i momenti fondamentali dove mi confronto con i collaboratori al fine di creare connessioni solide che possano portare al miglior risultato di sempre. Oggi abbiamo numerosi strumenti e fonti di ispirazione. Guardo immagini tutto il giorno, creando un archivio non solo digitale ma anche mentale. Mi aiuta molto anche leggere, soprattutto di filosofia perché mi conduce verso mondi inesplorati.


Un’identità forte e una spiccata sensibilità analitica che porta Pier Costantini a lavorare su temi dalla forte valenza sociale. Descrivi ai nostri lettori il tuo background e i “punti focali” su cui di basa la tua personalità.

Arrivo tardi alla fotografia, dopo essermi laureato in Giurisprudenza, avevo una certa inclinazione per le materie umanistiche e per la filosofia (respiravo filosofia dalla mattina alla sera, mia madre è una professoressa di storia e filosofia). Nonostante avessi voti pessimi al liceo, studiavo solo gli autori che mi interessavano spesso lontani da programmi scolastici, come Umberto Eco. Inizio a fotografare e studiare da autodidatta come spesso accade.

La fotografia è stata più di una semplice passione, cosi ho deciso di intraprendere un lungo percorso di formazione. La mia formazione è stata inizialmente dedicata al ritratto, un territorio per me ignoto, prendendo come punto di riferimento il fotografo Eolo Perfido. Ho dedicato parte di essa anche allo studio della Street Photography. Se l’elemento umano è al centro della mia fotografia, la disciplina che mi mette in relazione ad esso nel quotidiano è proprio la Street Photography. Attualmente il mio lungo percorso è guidato da Toni Thorimbert cui ho affrontato e sto affrontando strade diverse, dallo studio della fotografia di moda al ritratto.





“CIBO” progetto fotografico, divenuto libro, con cui sei stato finalista al Premio Voglino 2018 di Fotografia Etica, ed entrato a far parte della Italian Collection 2018 (piattaforma dedicata a tutti gli autori italiani di talento della nostra comunità artistica). Prova a raccontarcelo.

Il progetto fotografico nasce dopo un lungo percorso di ricerca personale, guidato da Toni Thorimbert. Insieme abbiamo iniziato ad indagare e approfondire il mio intimo, al fine di restituire una fotografia che parlasse realmente di me, scevra da qualsiasi sovrastruttura e preconcetto. Da li ho iniziato a fotografare la mia famiglia, cercando di intraprendere un nuovo modo di comunicare, creare un ponte nuovo di contatto con loro. Noi siamo in 3. Io, mio padre Guerino e mia madre Anna.
Il cibo ha sempre avuto un ruolo importante, mai nulla lasciato al caso, mai un pasto consumato alla buona. Mio padre educato con i vecchi valori contadini, dove ogni singolo elemento della terra doveva essere rispettato e trattato per quello che era, cibo da consumare, da vivere!

Guerino, nel corso della sua vita si è ammalato di diabete, una malattia dove l’alimentazione corretta è fondamentale, ma lui non è mai stato attento a questo, andando avanti per la sua strada. La malattia, se trattata con un’alimentazione adeguata e con insulina, dà la possibilità di vivere bene, ma se infrangi quelle poche regole ti logora e ti distrugge, dall’interno. Il grande amore di mio padre per il cibo lo ha portato ad aver sempre più bisogno di insulina, ma si sa l’insulina ammazza le arterie, motivo per il quale è finito in rianimazione per un coma diabetico, di lì a poco tempo 2 infarti; poi altro tempo e la circolazione alle gambe era ormai compromessa, specialmente una di gamba; poi altro tempo ancora, fino a perdere una gamba. Nonostante tutto questo mio padre non si è perso mai d’animo e ha continuato a cucinare, a scrivere ricette sul suo diario e a fare conserve con il suo “brand”: Guerino Forever, un desiderio, una speranza.
Cibo, per me parla di radici, di famiglia. Ho deciso di documentare momenti nella nostra quotidianità, i pezzi sereni di vita dopo la tempesta. Un atto d’amore e di speranza.


Un autore non disdegna i progetti commerciali ed editoriali anzi contribuisce ad arricchirli con il suo occhio e la sua abilità nello storytelling e nella composizione visiva. Come strutturi le proposte creative per brand e testate?

Anche in questo caso la ricerca è la chiave di svolta. Seleziono brand e testate da contattare in linea con la mia estetica. La proposta creativa arriva dopo un’intensa fase di studio insieme al mio team di produzione e sono ben disposto a far fluire le energie del committente in essa, senza snaturare quella che è la mia conclamata identità.


Photographer Pier Costantini  www.piercostantini.com

Special Content Direction, Production & Styling Alessia Caliendo

Hair Piera Berdicchia @The Green Apple Italia

Mua Andrea Severino Sailis

Models Matteo & Zaccaria @Boom Models e Filippo @Urbn Models

Photographer assistant Andrea Re

Styling assistants Andrea Seghesio e Laura Ronga

Special thanks to @NH Hotel Milano Congress Centre  e La Polpetteria 

Editorial: Rings for E-boys

Fashion Editor : Francesco Vavallo @francesco_vavallo

Photographer : Giorgio Lovati @georgelovat

Model : Ronaldo @ronaldogjermen@specialmanagementmen

Rings Brand : JUPITER   @_jupiter____


Colori accesi, pietre incastonate ed ironia sono il nuovo trend per gli anelli degli e-boys ed e-girls di tutto il mondo.
Forse li avrai già visti questa estate o nell’ultimo videoclip di Miley Cyrus “Midnight Sky”, di ogni dimensione e colore questi gioielli hanno attirato l’attenzione degli adolescenti della Generazione Z, superando il concetto di mascolinità, e se lo smalto sull’uomo non è più un taboo perché non introdurre anche dei gioielli? 

Jupiter è un brand italiano, giovane e divertente che ha conquistato negli ultimi mesi i maggiori social media con foto stravaganti e spensierate di giovani ragazzi con le mani piene di anelli di plastica e perline.
Se non hai più voglia di vestirti in maniera elegante e professionale davanti ad uno schermo o se hai voglia di sorridere quando guardi la tua mano mentre scrivi le risposte del test di matematica, non puoi assolutamente fare a meno di questi anelli.


Editorial: “Il neo-punk non ha stagioni”

Fashion Editor : Francesco Vavallo @francesco_vavallo
Photographer : Niccolo Cacace @thenicspics
Model: Francesco @francescogianfrate
Location: Circolo Filologico Milanese @circolofilologicomilanese

Dal 430 di King’s Road alle boutique delle Champs-Élysées, borchie ed irriverenza anglosassone lasciano spazio a fresco di lana e bon-ton.


Motorcycle jacket and boots – Archive Saint Laurent by Hedi Slimane
Tailored trousers – Archive Tagliatore


Il punk non è morto, è cresciuto, masticato e rielaborato negli anni dalle più importanti maison, divenendone una versione neo-punk capitanata da giovani ragazzi “grunge-twink”, una visione che probabilmente distorce dall’immaginario comune della cultura punk ma non dagli ideali di ribellione che essa rappresenta.
Per definizione la nascita del punk è imputabile alla regina dell’anticonvenzionale, Vivienne Westdood che negli anni 70 con il suo ex-compagno e manager dei Sex Pistols, Malcolm Mclaren, decide di dar vita ad uno store di abiti stravaganti e fuori dal comune, creando una corrente di pensiero liberale e anarchico in grado di attraversare l’oceano, sbarcando negli USA e finendo sulle copertine dei più importanti magazine di moda.


T-shirt – Archive Vetements

Un’estetica riconoscibile ed affascinante in grado di diffondere sicurezza e pieno controllo della propria identità. Acconciature hardcore, spille da balia, jeans strappati e sguardo soporifero lasciano oggi spazio a completi sartoriali, capelli lunghi e curati, occhi di ghiaccio e fascino malinconico. Il nuovo punk è francese, più precisamente della capitale, giovane e dannato, dai capelli lunghi dei Ramones o dai tagli alla Mia Wallace, ascolta musica dai suoni elettronici ed indossa grandi firme rubate dagli archivi del padre o madre matching con look dalle ultime stagioni delle passerelle di haute couture parigina. Da Patti Smith, Luu Reed e Bowie massimi rappresentanti del punk e post-punk ad Andreas Kronthaler, Raf Simons, Billie Ellish ed Hedi Slimane, nuovi patrioti di questa sub-cultura nati dalla ricerca di un’entità mutabile, avanguardista ed ispiratrice.


Suit – Archive Saint Laurent by Yves Saint Laurent
Boots – Archive Saint Laurent by Hedi Slimane


L’iconico chiodo in pelle di Joey Ramone, frontman della band statunitense Ramones  fondatrice del movimento punk-rock newyorkese nel 1974, viene sostituito dal rifinito motorcycle jacket della maison francese Saint Laurent con direzione artistica di Hedi Slimane capitano della guerra contro lo streetstyle, l’acconciatura spettinata di Patti Smith e Luu Reed viene domata e curata, la maleducazione è velata da perbenismo sub-urbano ed infine l’espressione artistica passa attraverso i runway show di Undercover e Maison Margiela.
Il neo-punk parigino non è solo estetica ma una costante ricerca di nuove forme di espressione prendendo come riferimento tutti coloro che negli anni ’70 fecero della protesta interiore uno stile di vita.


Tailored wool suit – Archive Tagliatore
Popeline shirt – Archive Mauro Grifoni
Shoes – Archive Saint Laurent by Hedi Slimane


Ma se il neo-punk parigino è sartoriale ed annoiato dai trend della società, a Los Angeles i giovani latino-americani ritrovano un rifugio nella musica dei Germs e Led Zeppelin, costantemente alla ricerca di nuove forme di evasione, la comunità della città degli angeli è al centro di una bufera sociale che ha come protagonisti piccole band di quartiere con lo spirito di rockers e metallari di fine anni ’70.  Non interessa la politica e non interessano i movimenti culturali, vogliono solo essere liberi di esprimere ciò che sono e che vorrebbero essere con chitarra e batteria e se ciò non dovesse andare bene alla società la risposta è “Non ci importa!”.

Photo 1: Oversize Coat – Archive Del Mare 1911
Sunglasses – Archive Dior by John Galliano

Photo 2: Necktie – Archive Uniform Experiment
Jeans – Levi’s
Belt and boots – Saint Laurent by Hedi Slimane


Che sia a Los Angeles con i ricordi del passato o a Parigi con tailoring e disprezzo per i trend passeggeri della cultura urbana, ciò che accomuna questa onda di millenials irriverenti è la necessità di ritagliarsi un piccolo spazio nel mondo, allora perché non unirsi a questo mosh-pit.
 

Blown Away – The Wind Season

It’s an evening after work. A guy is coming back from work after 10 hours in the office. Surprised by a bad weather, holding a broken umbrella, he is heading home through the night… 

This story is about stress and the struggle of an employee. Colorful accents opposed to grey surfaces of the styling pieces on a black background pointing out the model’s expressions and the movement of hair and clothes. We can see that he was dressed up this morning but now he’s tired with no neat appearance anymore. 

Special content direction, production & styling Alessia Caliendo

Photographer Kristijan Vojinovic

Make up Eleonora Juglair using Armani Beauty

Hair Piera Berdicchia  @thegreenappleitalia

Model Alexander @Thelabmodels

Stylist assistants Andrea Seghesio and Laura Ronga

Digital and light assistant Federico Zotti

Special thanks to Blue Majik Cafè and We make up






Striped suit: VIVIENNE WESTWOOD
Wool turtleneck: CORNELIANI
Leather booties: HTC LOS ANGELES
Felt hat: WOOLRICH



Total Look: TOD’S
Pointed brogues: CARLO PIGNATELLI


Total Look: MONCLER