Andrea Zelletta: «La cosa che mi spaventa di più del contesto sociale attuale è l’incertezza che ci separa dalla normalità»

Tratti armoniosi, fisico scolpito e sguardo limpido: Andrea Zelletta con il suo look da star-sensation ha all’attivo una carriera da modello, influencer con 500 mila followers e per di più fa il Dj a tutto campo. I suoi punti di forza? Affascinante, certo, ma anche competente e appassionato.

Parla di responsabilità collettive, di cambiamenti doverosi e si narra attraverso i canali social con empatia ed entusiasmo. Nel vestire, porta un mix nonchalantche sposa tradizione e contemporaneità.

Un’icona digitale moderna che fin dagli esordi apprende la moda “come arte, lo stilista come un grande artista e l’espressività come l’atto finale”, siamo riusciti ad indurlo a trattare temi che spaziano dalle ripercussioni in campo digitale post-epidemia al futuro del settore moda. 

Di cosa si occupa la tua professione? 

Faccio il modello e Dj. Lavoro nella moda da diversi anni è un mondo che mi è capitato ma che mi è subito piaciuto. Fare il modello significa mettere a disposizione il proprio corpo, le proprie forme a ridosso dei grandi marchi, dei capi d’abbigliamento in sfilate e servizi fotografici. Questo il significato comune io, invece, lo intendo in modo più profondo. La moda per me è arte, lo stilista un grande artista e la loro grande espressione è l’atto finale: la sfilata, il servizio fotografico. Da qui prendo il significato del mio lavoro che per me è essere parte della loro espressione. Ad accompagnarmi in ogni occasione è la consapevolezza di essere importante per l’atto finale del lavoro di un artista e per la sua riuscita. Questo mi stimola sempre a dare il massimo un mondo che mi sono andato a cercare è quello della musica, da sempre una mia passione. Infatti da più di un anno impiego le mie giornate a fare il Deejay, mixando, selezionando dischi per preparare le serate previste da calendario della mia agenzia. Ho vissuto il periodo che ha preceduto questa emergenza globale, il weekend nei clubs dove era prevista la mia performance, durante la settimana, a far musica e a studiare progetti per il tour estivo. L’attuale situazione non mi consente di far pronostici su quando potrò tornare in consolle nei locali e su quando si potrà tornare a ballare e a vedere i clubs pieni. La priorità in questo momento è che la vita di tutti sia tutelata. Aspettare per me non è un problema, perché sono convinto che quando tornerà tutto alla normalità, entrare nei locali, calpestare il palco della console, fare il mio dj set e vedere le folle ballare sarà ancora più bello. 

Come vedi il futuro del mondo della moda e dell’ambito creativo post-epidemia?

Sicuramente il mondo della moda, il mondo creativo, non essendo settori di sussistenza, sentiranno la crisi più di altri. Leggevo qualche giorno fa che secondo una recente indagine le vendite del comparto caleranno del 30 %. Beh, di fronte a un dato del genere è difficile essere ottimisti. Sicuramente sarà determinante per la ripresa, l’evoluzione dell’emergenza di un’economia molto importante per il settore, quella degli Stati Uniti che ad oggi non lascia ben sperare. Io credo in generale che il segmento luxury avrà una ripresa più veloce mentre tutto quello che non lo è, avrà una ripresa più lenta. La gente andrà mediamente alla ricerca di abiti più duraturi e eviterà di mettere le mani al portafoglio spesso come faceva prima. Sono fiducioso di una cosa, che l’aumento degli investimenti nel digitale potranno velocizzare la ripresa. Nella moda è ormai risaputo che sia fondamentale, sia come marketplace visto che l’e-commerce era un canale di vendita in crescita già prima del Covid-19, sia come canale di promozione visto che buona parte degli investimenti pubblicitari dei grandi marchi si concentrano su Social e Influencers. 

Con l’avvento dei social, in particolar modo nel corso di questo periodo di instabilità economica e sociale, a tuo parere quale sarà lo scenario che cambierà maggiormente da ora in poi? 

Il Covid-19 ci ha costretto alla distanza forzata e la gente si è rifugiata in quello di cui disponeva. I Social ma più precisamente tutte quelle App di video conferenza. Al momento è questo lo scenario che si va sempre più a definire. Quando si tornerà alla normalità, buona parte di questa tendenza è destinata a rimanere, la restante tornerà alle vecchie abitudini, quindi all’utilizzo classico dei Social. Sicuramente questa situazione ha inciso in tutti i mondi. Penso a quello food in cui il delivery fino a qualche tempo fa era una moda diffusa nei grandi centri, ora è diventato un servizio indispensabile anche in quelli piccoli. Queste sono le cose a cui mi vien subito da pensare perché tra le cose più vicine a me ma si potrebbe impiegare molto altro tempo a raccontare come questa emergenza in poche settimane ha rivoluzionato le abitudini mie e di tutta la gente. 

Quali sono le mosse che secondo te il sistema moda deve attuare per accingersi a un’etica di migliore impatto? 

Sembra che la moda in questo momento abbia capito che non sia il momento di vendere, ma sia il momento di far del bene. Tutti i grandi stilisti donano risorse economiche e producono mascherine o camici. In questo momento è questa l’etica vincente, di migliore impatto, di una moda che manifesta estrema vicinanza alla gente. Tutto questo sono sicuro che aiuterà i grandi marchi a ripartire. Mi viene da pensare a Armani, a cui sono particolarmente legato, che ha annullato la sua sfilata durante la fashion week quando si iniziava solo a parlare dei primi contagi, che ha messo in campo ingenti risorse economiche e ha trasformato in poche settimane fabbriche di capi di alta moda in fabbriche per camici monouso da donare al sistema sanitario italiano. Se dovessi pensare invece all’etica nella moda domani, vedo temi della sostenibilità e della trasparenza della filiera sicuramente tra quelli che si faranno spazio nel settore. 

A tuo parere, verso che rotta si sta orientando il settore creativo? E cosa punta a raggiungere in questi tempi? 

In questi tempi il settore creativo punta a creare nella gente la consapevolezza che è un mondo che per riuscire deve fare del bene. E va sempre più verso quella direzione. Non si acquisterà un prodotto ma si acquisteranno dei valori. E’ un mondo che senza valori non può stare in piedi; è un mondo che ora più che mai sta cercando di guadagnarsi la stima della gente perché scegliere un capo piuttosto che un altro significherà sceglierlo sì per il brand ma anche per i valori che questo ha espresso. 

Cosa ti spaventa di più appena cesserà l’epoca Covid-19? 

La cosa che mi spaventa è l’incertezza che ci separa dalla normalità. Questa situazione è per tutti nuova e non si sanno le cose come andranno esattamente. Non esiste nessuno, neanche gli esperti, in grado di dirci come si evolverà l’emergenza e quindi nessuno in grado di capire quando effettivamente ognuno di noi potrà tornare alla vita di qualche settimana fa. Purtroppo è un timore con cui ho imparato a convivere. Provo a non pensarci condividendo il mio tempo con Natalia, la persona che amo e impiegandolo facendo quello che mi piace di più: musica, tanta musica e forma fisica. 

Come cambierà il tuo lavoro dopo l’epidemia? 

Il graduale ritorno alla normalità non permetterà subito di vedere i soliti eventi e le solite sfilate. I DJ si esibiranno dalle proprie case in diretta streaming sui social e si accontenteranno di performance in locali più piccoli. Le sfilate saranno fatte senza assembramenti sugli spalti e tutti si accontenteranno di leggere i media, e di vedere i video delle stesse su Youtube. Quando non ci saranno restrizioni, parte dell’importanza che sta acquisendo l’online rimarrà invariata mentre per il resto, torneranno ad avere importanza gli eventi e le sfilate offline che permetteranno di rivivere le emozioni che solo loro sanno regalare. 

Riflessioni conclusive? 

Intanto vi ringrazio per l’intervista. È stato un modo per pensare e toccare degli argomenti a me cari. Colgo l’occasione per dire di essere fiero di esser capitato nel mondo della moda perché sta dimostrando al mondo intero, nel momento più difficile, di far del bene e che l’arte della moda è anche questa. E poi per raccontarvi che la mia passione per la musica è diventato il mio lavoro che sicuramente tornerò a fare con più motivazione di prima. Non mi resta che mandare un saluto dando a tutti appuntamento, quando la salute di tutti sarà messa al sicuro, nei clubs d’Italia dove metterò musica e potrò vedervi di nuovo ballare. Non so quando tutto questo potrà accadere ma dipende da noi. Per far sì che questo accada il prima possibile, ora l’imperativo è: rimanere a casa! 

®Riproduzione riservata

KINGS OF THE NIGHT

 

Di casa a Milano, ma famosi anche oltre i confini. Abbiamo scelto di farli diventare modelli per un giorno, parliamo di due dei più seguiti e amati dj del momento: Marvely Goma The Perseverance e Thomas Costantin.

Hoodie and trackpants by Iceberg

MARVELY GOMA in arte “THE PERSEVERANCE”

Marvely è un ballerino e attore, dj e producer, mente visionaria del duo creativo THE PERSEVERANCE, boss del progetto AKEEM – uno dei migliori party del sabato sera a Milano-. La sua musica è un mix di sonorità urban con contaminazioni elettroniche UK: Marvely è uno dei dj ed ospiti più attivi delle fashion week milanesi, collaborando con molti brand, fra i quali come PHILIPP PLEIN, ICEBERG, TRUSSARDI, VERSACE. In costante evoluzione e ricerca, attualmente sta lavorando ad un nuovo progetto musicale.

I classici della tua playlist?

Kate Bush, un’artista da sempre in anticipo sui tempi, i suoi brani sono sempre proiettati al futuro

-Tutto ciò che fanno Pharrell Williams & Chad Hugo, produzioni, featuring e il progetto N.E.R.D.

Kanye West, qualunque album o canzone: è semplicemente un genio!

George Michael con ‘Amazing’ o ‘Flawless’ e altre cento

-Qualunque brano dell’universo GOLFWANG con Tyler, the Creator, The Internet: consiglio a tutti Steve Lacy e Rex Orange County.

Seguilo su IG: @principebarocco

Shirt, pants and boots all by Versace

THOMAS COSTANTIN

Brand del calibro di Gucci, Moschino, Valentino e Dior lo hanno già intercettato: è uno dei nomi più in voga tra i dj milanesi. Comincia a suonare a soli 17 anni e oggi è diventato resident al Plastic, il più famoso club milanese, dove con il suo sound sofisticato ed elettronico a tinte vintage anima tutti i sabati sera. Ha deciso di diventare dj per ascoltare la musica prediletta e spesso anche composta. Sotto il suo pseudonimo THO.MAS ha lanciato un remix di Giant Steps del duo Mangaboo (Francesco Pistoi\Giulietta Passera), nel 2018 il suo primo EP: Fire a cui hanno collaborato artisti del calibro di Jerry Bouthier e i B-Croma. A marzo 2019 uscirà il suo primo album “Variations” , con 14 pezzi inediti , dove si troveranno collaborazioni con artisti come Leo Hellden (Tristesse contemporaine / camp claude) ed Air! Capitaine . Sono previsti due video e qualche data live , la prima come presentazione del disco.

Printed silk shirt by Valentino

I classici della tua playlist?

Atoi – The Fight
B-52’s – Song for a Future Generation
Bicep – Just
Cheers Elephant – People
The Knife – Pass This on

Seguilo su IG @thomascostantin

Photos by Simon

In copertina: Sahariana jacket and sneakers Adidas Y-3, denim jacket and jeans by Trussardi

®Riproduzione riservata

A|X ARMANI EXCHANGE E MARTIN GARRIX A MILANO

A|X Armani Exchange sta animando la città di Milano con una speciale iniziativa che vede come protagonista il DJ di fama internazionale Martin Garrix, testimonial del marchio, e che coinvolgerà con appuntamenti imperdibili tutto il capoluogo.

AX ADV SS18_Martin Garrix (1)_credit Sabine Villiard

Prima tra tutte un tram personalizzato che dal 23 Giugno si sta muovendo per tutta la città, fermandosi ogni giorno per due ore, dalle 17.00 alle 19.00, in Piazza Castello. Durante la sosta si può salire sul tram, completare il proprio look acquistando, nel corner dedicato, uno dei capi iconici del brand e farsi scattare una foto nel photo booth allestito a bordo. Tra tutte le foto scattate, ne saranno estratte trenta. L’iniziativa durerà ancora per poche ore e i fortunati vincitori potranno incontrare personalmente Martin Garrix durante il Meet & Greet previsto sul tram nel pomeriggio di oggi 29 giugno, in Piazza VI Febbraio, prima del grande concerto che il DJ terrà all’Ippodromo San Siro.

®Riproduzione Riservata

 

THE PARIS CLUB MUSIC RENAISSANCE – THE SECOND PART

La scena della musica disco francese si è attenuata dopo l’era del French Touch negli anni ’90, ma ora, con l’arrivo di una nuova generazione dinamica di DJ e produttori francesi, il revival della cultura dei club parigini è in corso. Riempiendo le piste da ballo, sostituendo la radio, girando il mondo e lanciando cd con case discografiche internazionali, questa nuova guardia di musicisti sta portando un eclettico sound elettronico – una combinazione che sfida i generi tradizionali e che include musica techno, house e hip hop con influenze britanniche e africane – sul più ampio palcoscenico mondiale. Abbiamo incontrato dieci delle figure più influenti sulla scena, per capire di più riguardo al ritorno di Parigi sulla scena della musica contemporanea.
In questa seconda parte: Betty, Simo Cell, Sam Tiba e Miley Serious.

Essendo una delle più talentuose DJ nel circuito della club music francese, a Betty Bensimon piacciono i mix inaspettati che fanno muovere il pubblico. A lei può essere attribuito il merito di aver creato una community intorno alle sue feste Bonus Stage, sia a Parigi che a Londra. È ospite di un programma radiofonico mensile su Rinse France, ed è comparsa anche nella piattaforma di trasmissione della musica online globale Boiler Room (due volte) e suona un po’ ovunque in tutta Europa. Il DJ francese e produttore Simo Cell crea un sound eclettico, combinando techno, UK Bass e musica elettronica. È stato il primo artista straniero ad avere un EP lanciato dall’autorevole etichetta discografica britannica Livity Sound (in più ha un nuovo EP da lanciare con loro), la cui fama si estende oltre Parigi e che intraprenderà un tour in Asia a maggio. Membro del gruppo francese di musica elettronica Club Cheval, il DJ e produttore Sam Tiba è anche un solista a tutti gli effetti, che inietta una buona dose di hip hop nei suoi set esplorativi. Attualmente sta lavorando al suo primo album, che sarà pubblicato all’inizio del 2018. La DJ Miley Serious è un membro del gruppo musicale tutto al femminile TGAF, un team di quattro ragazze che è ospite di un programma radiofonico mensile su Rinse France e che si è esibito alla BBC Radio 1. Miley mixa musica elettronica, house e techno per creare una forte energia, un sound contagioso e ha appena lanciato la sua etichetta discografica, la 99ct Records.

Come descriveresti il tuo stile?
B: Mi piace la musica che può essere suonata nelle discoteche e che fa ballare le persone. Mi piace indossare il rosso, capi di pelle e le t-shirt delle mie etichette discografiche preferite.
S: Il mio stile è molto semplice: scarpe da ginnastica, jeans, pullover di lana, un cappello qua e là. E capi essenziali: semplici t-shirt bianche o nere leggermente oversize.
M: Mi piace il nero, ma anche il romanticismo. Perciò, potrei descrivere così lo stile del mio abbigliamento e della mia musica. Quando suono, mi piace indossare belle scarpe, presto molta attenzione ai miei outfit e non cerco di nasconderlo.

Chi e cosa influenza te e la tua musica?
B: Al momento, lo stile di abbigliamento delle donne in The Sopranos e la musica suonata ai matrimoni e ai Bar Mitzvahs.
S: Ora Paul Pogba e mia madre.
S.T.: Un po’ di tutto: Parigi, i miei amici musicisti, i film che guardo.
M: Le mie influenze sono piuttosto varie ma poi si uniscono. Sono una che fruga, è parte del mio lavoro. Sono appassionata di oggetti di uso quotidiano, di riviste, di New York City, di Manchester e delle controculture. Per quanto riguarda chi mi ispira, la lista sarebbe troppo lunga.

Che ruolo hanno i social media nel tuo lavoro?
B: I social media sono uno strumento importante di promozione. Utilizzarli è per me un lavoro più che un piacere.
S: Ho una tendenza a essere molto dipendente dai social media. Per cui, più ne resto lontano e più mi sento meglio. Non ho nemmeno uno smartphone.
S.T.: Un po’ meno di prima. Credo che l’autopromozione sia diventata davvero noiosa negli anni e forse è l’unica cosa che non mi piace dei social media.
M: Sono importanti, ma ciò mi rattrista. Odio vedere che l’interesse dipende dall’immagine usata o dal momento del giorno in cui viene postata.

Parigi è tornata sulla scena musicale? Qual è il tuo ruolo in questa community?
B: Sono una DJ: il mio obiettivo è quello di far ballare le persone nelle discoteche, di diffondere la musica grazie al mio programma radiofonico mensile su Rinse France e di formare una community attorno alla dance music nella mia città.
S: C’è un bel dialogo tra generazioni: le persone che sono nell’ambiente da più tempo sono abbastanza aperte al lavoro delle persone più giovani e viceversa. Siamo rappresentati meglio sulla scena internazionale e tutti noi vogliamo collaborare e crescere insieme. Non esiste uno stile musicale che appartiene a questa nuova scena emergente: ciascuno proviene da un modo diverso e porta il suo tocco personale.
S.T.: Parigi non è mai scomparsa. Per me, questa città è sempre spumeggiante, succede sempre qualcosa e l’ambiente si sta semplicemente ingrandendo. Forse sono tra due generazioni, la vecchia e la nuova, e qualche volta cerco di trovare un compromesso. L’arrivo di stazioni radio come Hotel Radio e Rinse France ha permesso a un mondo fantastico di emergere. Il futuro della musica parigina è davvero eccitante.
M: Non so se possiamo dire che Parigi sia tornata, ma ammiro ciò che le persone stanno cercando di fare, proprio adesso. Il mio ruolo come DJ o con la mia etichetta musicale è quello di essere il punto di collegamento fra lo studio e la pista da ballo e per me questo ha un’importanza enorme.

Cosa indossi durante le tue performance?
S.T.: Le stesse cose che porto nella vita quotidiana: un mix tra capi basic e vintage. Come il 95% dei parigini oggi, in un certo senso.

Photographer| Lucie Hugary
Stylist| Nicholas Galletti
Assistant Stylist| Ariane Haas
Hair Stylist| Delphine Goichon @Backstage Agency
Make up Artist| Ludovic Cadeo @Backstage Agency

®Riproduzione Riservata

 

Music talent da seguire: THOMAS COSTANTIN debutta col suo primo EP Fire

E’ uno dei nomi della scena musicale milanese: Thomas Costantin inizia la sua carriera a soli diciassette anni ed è oggi uno dei Resident DJ del Plastic. Ma cosa più importante il 23 febbraio, col nome d’arte di THO.MAS, sarà pubblicato Fire, il suo primo EP, dai ritmi dark e teatrali. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare non solo la sua grande passione per la musica, ma per scoprire anche le passioni che alimentano il suo immaginario. E avere un’anteprima del suo primo EP.

Qual è il primo ricordo che hai, legato alla musica?
Ricordo di un giovanissimo Thomas, di circa 5 anni, con i capelli biondissimi e corti. Ero in vacanza con mia nonna al mare, da solo, e lei aveva una musicassetta di Madonna, True Blue. L’ho consumata!

Quali sono i maestri o le persone che ti hanno ispirato o hanno avuto un ruolo importante nella tua formazione?
Non sono stati proprio i maestri, quanto le amicizie a influenzarmi e farmi scoprire cose nuove: Nicola Guiducci ha fatto nascere in me l’amore per le sonorità da club, mentre Francesco Pistoi mi ha spinto a creare la mia propria musica. Per il resto, cerco ispirazione ovunque: essendo molto curioso, in tutti questi anni mi sono creato un bel background, indirizzato a ricercare nuovi suoni e nuovi artisti.

Parlaci del concept del tuo primo EP e delle collaborazioni più importanti.
Il concept del mio primo lavoro è totalmente in linea con la mia estetica, un mix tra antico e moderno.  Ho utilizzato solo strumenti elettronici: ormai, si può fare davvero di tutto con un Mac e software come Ableton, per esempio. Adoro inserire sample di vecchi film e pezzi vintage nelle mie creazioni. In Jl ci sono dialoghi in italiano da Alphaville, di Godard, uno dei miei registi del cuore. In Fire è presente la splendida voce di Georgia Gibbs, direttamente dagli anni Cinquanta. Le collaborazioni per i remix sono state un successo! I miei amici B-Croma hanno dato un touch super londinese a Fire, Jerry Bouthier ha trasformato il THO.MAS (nome d’arte, ndr) super dark in una versione disco tutta da ballare, Ormas & Atmosphereal mi hanno conferito una dimensione house che non vedo l’ora di suonare. Infine Pisti – un maestro – ha creato un pezzo che fa vibrare, sembra di trovarsi in un club alle 4 del mattino.

Thomas e la moda: quali sono i tuoi brand preferiti e perché?
Sarò di parte, sicuramente, ma Gucci con la direzione creativa di Alessandro Michele è nel mio cuore: così sofisticato e spiritoso, con le citazioni dei miei idoli come Elton John che trovo molto interessanti e, poi, ha rivoluzionato completamente il concetto di brand, lavorando con numerosi giovani creativi e artisti. Adoro Palomo, un brand spagnolo genderless, geniale!  Mi piace moltissimo anche Missoni, i loro maglioni sono tra le cose che amo di più indossare, impazzisco per le scarpe di Church’s e adoro lo stile spaziale di Iris Van Herpen.

L’ultimo libro che hai letto o la mostra che consiglieresti di visitare?
L’ultimo libro è Antichi maestri di Bernard, consigliatomi da una persona che mi conosce molto bene e, infatti, ci ha azzeccato. Adoro il cinismo sano.
Una mostra che consiglio è l’ultima inaugurata al Pirelli Hangar Bicocca, The Dream Machine is Asleep di Eva Kot’átková, artista della Repubblica Ceca. Riflette sullo stato delle malattie mentali, sui sogni e sulle regole imposte dalla società attraverso installazioni e opere performative dalla grande forza espressiva.

 Se la tua musica fosse un piatto, sarebbe…
Penso un dolce alla frutta, il mio preferito.

Quali sono la città che più ti ispira e il luogo in cui ti rifugi per ricaricarti?
Parigi è sempre nel mio cuore, piena di energia e bellezza. Dico spesso che prima o poi mi ci trasferirò. Raramente ho bisogno di trovare un rifugio, ma, quando accade, non è importate il luogo ma la compagnia. Se voglio stare da solo, resto a casa, in mezzo alle cose che amo.

Quando parti, cosa non manca mai in valigia?
La lacca per capelli, il Mac e almeno un outfit mai indossato, per andare ad una festa. Non si sa mai…

I 5 film, per te, più significativi.

  • Laurence Anyways (2012, diretto da Xavier Dolan, con Melvil Poupaud e Suzanne Clément);
  • Orlando (1992, diretto da Sally Potter, con Tilda Swinton);
  • Le conseguenze dell’amore (2004, diretto da Paolo Sorrentino, con Toni Servillo);
  • Fantastic Mr. Fox (2009, diretto da Wes Anderson, con le voci di George Clooney e Meryl Streep);
  • Blue Jasmine (2013, diretto da Woody Allen, con Cate Blanchett e Sally Hawkins).

®Riproduzione Riservata

The Paris Club Music Renaissance

La scena della musica disco francese si è attenuata dopo l’era del French Touch negli anni ’90, ma ora, con l’arrivo di una nuova generazione dinamica di DJ e produttori francesi, il revival della cultura dei club parigini è in corso. Riempiendo le piste da ballo, sostituendo la radio, girando il mondo e lanciando cd con case discografiche internazionali, questa nuova guardia di musicisti sta portando un eclettico sound elettronico – una combinazione che sfida i generi tradizionali e che include musica techno, house e hip hop con influenze britanniche e africane – sul più ampio palcoscenico mondiale. Abbiamo incontrato dieci delle figure più influenti sulla scena, per capire di più riguardo al ritorno di Parigi sulla scena della musica contemporanea.
In questa prima parte: NSDOS, Bambounou  e Detente.

NSDOS è una sorta di scienziato pazzo contemporaneo, che crea suoni concettuali, usando registrazioni sul campo che raccoglie durante i suoi viaggi. Intuition, il suo ultimo progetto, è un album in due volumi, inciso nelle lande selvagge dell’Alaska e composto di dati digitali raccolti direttamente dalla natura; Il produttore musicale parigino e DJ Bambounou è un nome influente e assodato nella scena della musica elettronica internazionale, dopo essere emerso nel 2010 e ora suona in giro per il mondo. Il suo successo continua nel 2018 con un nuovo EP, un tour mondiale e un remix lanciato con l’etichetta discografica britannica Young Turks. Il DJ e produttore Detente mixa suoni di ambienti astratti e club hit per creare uno stile frammentario, che spinge i suoi fan a ballare a Parigi e oltre, o attraverso il suo programma radiofonico sulla stazione musicale urbana Rinse France. Co-dirige l’etichetta discografica PermaInk e, attualmente, sta lavorando a un nuovo progetto per l’inizio del 2018.

Parigi è tornata sulla scena musicale? Qual è il tuo ruolo in questa community?
N:
Mi sono sempre battuto con la città di Parigi. Dormo lì, mangio lì e basta. Insieme a un gruppo di persone, ho iniziato a credere di non aspettarmi più nulla da una città come Parigi. Abbiamo creato un “Operating System” chiamato “∞OS”, che è stato fondato a Berlino e poi trasferito a Mosca. Abbiamo deciso di organizzarlo a Parigi. L’idea è di usare tutte le risorse che generiamo – come l’attività fisica, l’arte, l’esplorazione dei sogni e il riciclo dei dati – per trasformarli, usando gli strumenti che abbiamo programmato.
B:Parigi è sempre stata ben piazzata nella scena musicale internazionale, ma è vero che c’è una differenza tra adesso e cinque anni fa, in particolare con la nuova musica elettronica. Sta accadendo una vera e propria emancipazione culturale e artistica che si sta definendo dall’ambizione di questa nuova generazione, di cui sono orgoglioso di fare parte.
D: Ci sono molti artisti che stanno producendo un nuovo sound e vedo l’ambiente allargarsi sempre di più, per togliere le barriere tra nozioni di stile. Personalmente, l’idea di fare qualcosa di nuovo e attuale è importante ed è anche la direzione che sto prendendo con la mia etichetta PermaInk.

Come descriveresti il tuo stile?
N:
Ho un approccio scientifico alla musica, ma si esprime con un senso di urgenza. La poesia comincia con la creazione di un suono nel mio lavoro, visto che uso algoritmi estratti da dati che sono collegati alla natura, all’attività delle reti internet, alla danza e al DNA. Il mio lavoro è molto vicino alla scienza, ma è anche un riflesso spirituale tra l’uomo e le nuove tecnologie.
B: Il mio stile non ha niente a che fare con la musica che produco. Non ci presto molta attenzione. In realtà indosso molte cose che mi sono date, così spesso finisco per indossare strane felpe! Quando mi esibisco ho una sorta di uniforme: metto sempre una t-shirt bianca e pantaloni scuri.
D:Indosso molti capi neri, sportswear e abbigliamento tecnico. In riferimento al mio sound, compenso la musica dance e la musica elettronica sperimentale: Dark Survivalism.

Chi e cosa influenza te e la tua musica?
N:
La natura e gli umani che cercano di capire. Gli artisti che erano pionieri nella ricerca e invisibili in questo mondo.
B: Al momento sono più ispirato da ciò che leggo, mi piace molto Kundera. Altrimenti, sono andato a vedere la retrospettiva di Hockney e ho trovato interessanti i colori.
D: Al momento sto ascoltando molto Jim O’Rourke. In riferimento alle mie influenze, quando sono in fase di produzione cerco di non controllarle o di non pensarci. È qualcosa di inconscio.

I social media sono importanti nel tuo lavoro?
B: No, ma li trovo divertenti. Detto questo, sono consapevole che oggi una carriera in qualunque ambito artistico richieda un’attiva partecipazione sui social media.
D: Molto importanti. Li uso per comunicare le novità e per condividere i miei progetti attuali. Detto questo, creare dei contenuti non-stop diventa velocemente noioso così, di tanto in tanto, mi piace stare un po’ lontano dai radar.

Photographer| Lucie Hugary
Stylist| Nicholas Galletti
Assistant Stylist| Ariane Haas
Hair Stylist| Delphine Goichon @Backstage Agency
Make up Artist| Ludovic Cadeo @Backstage Agency

®Riproduzione Riservata

L’animo poliedrico di The Magician

Se si parlasse di Stephen Fasano forse tanti non presterebbero attenzione, ma tutto cambia quando lo si chiama “The Magician”. Stephen, infatti, è un Dj belga di fama internazionale che, oltre a essere appassionato del suo lavoro, è anche marito e papà con un forte senso della famiglia. A renderlo noto ai più è stato il remix creato per Lykke Li “I Follow Rivers”, nel 2011 e per Clean Bandit “Rather Be”, nel 2014, ma la fama di The Magician non si limita solo a questo. Uno degli ultimi traguardi del Dj è stata la partecipazione di Potion, sua etichetta discografica, all’ultima edizione del Tomorrowland, il più grande festival europeo di musica elettronica, con un palco dedicato. Attratti dai suoi successi e dal suo forte senso dello stile noi di MANINTOWN lo abbiamo intervistato per scoprire qualcosa di più sulla sua vita e carriera in continua evoluzione.

Com’è iniziata la tua carriera?
È iniziato tutto quando mi è stato chiesto di suonare in un piccolo bar a Charleroi in Belgio. Ero già un Dj per amici, compleanni, piccoli party, ma in quel bar le cose diventarono serie. Mi chiesero di suonare tutti i sabati sera dalle 9 fino alle 4 del mattino (anche fino alle 6.00 qualche volta) da solo. In quel piccolo posto ho incontrato moltissime persone chiave che mi hanno aiutato a crescere e poi a spostarmi nella capitale, Brussels.

Ci sono persone a cui sei grato per la tua carriera?
A moltissime persone, ma in modo particolare a mia moglie Julie. Stiamo insieme da 12 anni e lei mi ha sempre supportato. Ha anche lavorato ufficialmente nel progetto, The Magician con me dal 2010. Ha progettato i miei primi costumi, disegnando i primi artworks di Magic Tape e tenendo d’occhio anche alcuni affari. Sta ancora facendo molto, le chiedo sempre sì o no, prima di pubblicare qualsiasi foto o video e lei è il primo orecchio per ascoltare e giudicare la mia musica. È un vero rapporto, profondo e sincero.

Come riesci aconciliare il lavoro e la vita familiare?
Come ho detto prima, mia moglie è coinvolta nel progetto, ma ora abbiamo una figlia quindi lei viene in tour meno e lavora da casa. Gestisco tutto in modo da godermi il mio lavoro e anche la mia vita privata. Sono in grado di fare entrambe le cose e a essere concentrato al 100% su ciascuna. Naturalmente, è abbastanza difficile quando sono costretto a stare lontano da casa per 2 settimane, mi mancano molto.

Hai appena lanciato il tuo nuovo singolo con TCTS e Sam Sure, ‘Slow Motion’. Come nasce questa canzone?
Io e TCTS eravamo in studio a Londra, per la prima volta insieme e Sam Sure è venuto a salutarlo perché si conoscevano. Gli abbiamo suonato la demo sulla quale stavamo lavorando, gli è piaciuta ed era come se dovessimo scrivere insieme la parte vocale. Questo è successo quasi un anno fa, da allora abbiamo composto e lanciato altri pezzi e, quando siamo stati pronti a renderla pubblica, abbiamo pensato che la produzione sembrasse vecchia e così abbiamo rielaborato ancora la traccia. Alla fine abbiamo fatto tre o quattro diverse versioni, prima di arrivare a quella finale.

Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera?
Ce ne sono molti. La prima volta che sono andato in Giappone, quando sono stato chiamato per suonare al festival Coachella, quando abbiamo fatto Sunlight in studio con Olly Alexander di Years and Years. Poi sono stato il numero 1 in tutta Europa, con il mio remix di Lykke Li «I Follow Rivers» e quando abbiamo fatto la 500esima Essential Mix live a Liverpool per BBC Radio 1.

Quando hai capito di essere sulla strada giusta per il successo?
Quando vedo i risultati. Il mio obiettivo, però, non è avere successo, ma fare quello che mi piace, essere felice e rendere felici le persone intorno a me.

Una canzone che ti emoziona o ti ricorda un momento speciale?
Sebastien Tellier: La Ritournelle. Ricordo quando ho suonato questo disco e poi ho lasciato la cabina DJ per invitare Julie a ballare con me sul dancefloor. Non stavamo ancora insieme!

Quanto sono importanti la moda e lo stile nel tuo lavoro?
Lo stile definisce la tua personalità. Se hai personalità le persone attorno a te lo capiscono attraverso il tuo stile. Posso capire qualcuno dalla scelta delle sue scarpe. Oggi nel mondo della musica elettronica la maggior parte dei DJ indossano la stessa maglietta nera e i pantaloni neri.

Hai un brand preferito?
Sì, al momento mi piacciono Balenciaga, Martine Rose, Calvin Klein e qualche cosa di ACNE. Oltre a ciò, compro volentieri anche capi e accessori vintage. Di recente ho trovato un bellissimo parka arancione Ellesse 90, che sembra davvero un pezzo moderno.

Come ti piace cambiare il tuo look a seconda delle occasioni?
Prima suonavo con costumi fatti in casa, ma ora non più perché voglio essere più me stesso. Non sono interessato a indossare costumi, è solo importante non avere sempre lo stesso look, mi piace cambiare e avere vestiti diversi. Può essere uno smoking, una camicia, una maglietta o una felpa con accessori. Indosso gli stessi vestiti se sono con mia figlia, in volo, in studio, al ristorante o dietro la consolle.

Che sensazione hai provato partecipando a Tomorrowland, il più grande festival europeo?
È stato fantastico, ho avuto la possibilità di portare per la prima volta Potion sul nuovo palcoscenico di Tomorrowland ed era, sinceramente, quello più bello. È stato un grande successo e lo faremo ancora l’anno prossimo.

Sogni non ancora realizzati?
Mi piacerebbe vivere in Giappone per un po’.

Per acquistare il nuovo singolo clicca qui

®Riproduzione Riservata

 

Loco Dice, colui che tramuta la vita in musica

Nata un po’ per fortuna, un po’ per caso e diventata mano a mano sempre più travolgente è la carriera di Yassine Ben Achour, meglio conosciuto come Loco Dice, Dj di fama internazionale, ormai richiestissimo alle consolle di tutto il mondo. Tunisino di nascita, ma adottato da genitori tedeschi, Loco Dice passa la sua adolescenza nella cittadina di Dusseldorf, circondato da musica e dischi, la sua grande passione. Quella del Dj è una storia che parte dall’hip hop e sfocia nella musica tecno, passando per il genere house; è una storia fatta di importanti collaborazioni con famosi artisti del panorama musicale del calibro di Snoop Dog, di emozioni, di viaggi e contaminazioni. Ispirato da tutto quello che lo circonda Loco Dice continua a lavorare duramente per realizzare i propri sogni ancora nel cassetto. Il Dj suonerà presso il Paradise stage durante il Festival BPM in Portogallo il 15 settembre e al Social Music City a Milano il 16 settembre, da non perdere.

Tutti ti conoscono come Loco Dice, da dove viene questo nome?
Loco Dice ha due origini. “Dice” è stato il primo soprannome e proviene dalla mia infanzia, da quando giocavo a Backgammon tra le strade Tunisine. Da quel momento Dice è il nome con cui mi chiamano i miei amici. Loco è venuto fuori anni dopo, una notte a Ibiza, quando sono salito sul tetto dello Space Club determinato a prendere il loro logo. I miei amici urlavano “Dice! Dice!” e la polizia “Loco! Loco!”. Sono scappato senza logo, ma sono rimasto Loco Dice.

Com’è iniziata la tua carriera? Quando hai capito che la musica sarebbe diventata la tua vita?
Sono sempre stato circondato e interessato alla musica. Ho ballato tanto, speso il mio tempo e i miei soldi in negozi di dischi, e a un certo punto ero il bambino col cappuccio che aveva i dischi. Quando una discoteca locale rimase senza un fisso DJ mi chiesero suonare nel locale. Il passo successivo è stato nei primi anni ‘90. E ora sono sempre qui che suono e produco.

C’è un posto in cui vorresti suonare, ma dove non hai ancora avuto la possibilità?
Ci sono così tanti posti che non ho ancora scoperto, che mi sono sconosciuti. Sto lavorando sodo per visitarli e poterci suonare.

Da chi e cosa prendi l’ispirazione per la tua musica?
Prendo ispirazione dai miei viaggi, dalla gente e dal mondo intorno a me, dai cibi e dai profumi. Praticamente da tutto.

Puoi indicarci una canzone che ti emoziona o ti ricorda un momento speciale?
Una canzone per me speciale è “Could You Be Loved”, di Bob Marley. Mi ricorda il mio paese, la mia famiglia e l’infanzia, conserva la memoria di molti momenti della mia vita. È una canzone che mi rende felice.

Qual è il tuo rapporto con la moda? Quanto è importante per te?
Mi piace la moda, ma non ne sono dipendente. Mi piace fare attenzione ai vestiti e agli accessori, combinarli assieme e indossarli, mi piace creare i look delle cose che già possiedo. È simile al modo in cui affronto la musica.

Il tuo tour mondiale, Serán Bendecidos, inizia a Milano poco prima della settimana della moda, rimarrai in zona per assistere a qualche sfilata?
Il tour di Serán Bendecidos è iniziato a Barcellona durante il festival di musica elettronica Sónar e sono contento che continui a Milano. Mi piacerebbe vedere alcune sfilate, ma non so ancora se posso farlo. Sono assorbito dalla produzione e qualsiasi cosa dipende fondamentalmente dal mio programma in studio.

Un accessorio del quale non puoi fare a meno
Ho molti accessori per i quali sono conosciuto. Ne ho sempre uno addosso: un berretto, un grillz, bracciali, anelli…e qualsiasi altra cosa.

Quali sono i tuoi sogni e idee per progetti futuri?
Ho molti sogni e lavoro duramente per farli diventare realtà. Come il sogno che sto vivendo ora.

@Riproduzione Riservata

Ilario Alicante il ragazzo dall’argento vivo addosso

Livornese di nascita, classe 1988, Ilario Alicante è uno dei Dj più noti a livello internazionale nel panorama contemporaneo. Il suo stile è originale, frizzante e contaminato dal mondo che lo circonda, in modo da esprimere a pieno la sua personalità. Vivace e amante della musica fin da ragazzino, Ilario ha raggiunto, giovanissimo, traguardi importanti guadagnandosi la stima di fan ed esperti del settore. Dj, ma anche ragazzo come tanti altri, appassionato di libri, affezionato ad amici, famiglia e luogo di nascita. Ilario, il ragazzo “dall’argento vivo addosso”, come dicono a Livorno, ci ha raccontato un po’ di sé, tra sogni, traguardi e passioni.

Ormai sei un DJ di fama internazionale, ma chi era Ilario Alicante prima di diventare quello di oggi?
A Livorno si dice, “c’hai l’argento vivo addosso” , a un ragazzo che non riesce mai a stare fermo, quando è eccessivamente vivace e intraprendente. Questa frase è stata il sottofondo della mia adolescenza. Mi piaceva stare sempre in mezzo alla gente, marinavo la scuola, ho fatto dannare i miei genitori per questo. Si è accesa la passione per la musica quando avevo 15 anni e da quel momento non ho più pensato ad altro. Mi si è accesa la vita. L’Ilario di allora è comunque l’Ilario di oggi , con una sgangherata valigia di esperienza in più che si porta dietro.

La sperimentazione e la contaminazione musicale sono elementi importanti del tuo lavoro, da cosa e da chi prendi ispirazione per comporre?
Sono molto istintivo in studio, non prendo grandi ispirazioni da altri artisti, ovviamente ci sono alcuni che inevitabilmente hanno influito, magari inconsciamente, sullo stile che ho maturato negli anni, però per me fare musica è trasmettere tutto quello che sento e che ho dentro. La mia più grande ispirazione è quello che mi circonda, la mia vita, le mie sensazioni.

Hai una canzone preferita? Una che associ a un ricordo speciale?
Nell’ambito della musica elettronica, quando ascolto “James Holden 10101”, provo sempre un’emozione particolare. È come se il disco si divertisse a entrarmi dentro, per mettermi il cuore in gola. Qualche volta mi riporta indietro verso un ricordo, altre volte invece mi proietta avanti con la mente, verso il non accaduto, verso l’immaginario.

Vivi a Berlino, come mai? Cosa ti affascina e cosa ha questa città più di altre?
Sono quasi otto anni che vivo qui. Quando sono arrivato, avevo semplicemente voglia di cambiare aria, di immergermi in una nuova realtà. Mi ha sempre affascinato questa città per il suo passato difficile, importante. Quando passeggio per le strade respiro la storia. Non vivrei assolutamente in nessun’altra città della Germania, per me Berlino è come se fosse una nazione a sè. C’è stato subito un feeling particolare. Quando rientro qui, dopo le serate o i tour, mi sento tranquillo, sereno… a casa. Oltre a questo, Berlino è da molti anni l’epicentro della musica techno in Europa, anche questa è stata una delle tante motivazioni che mi hanno portato a trasferirmi.

Cosa ti manca dell’Italia?  Torneresti mai?
I colori, i sapori, il calore dell’Italia. Mi mancano tante cose; la famiglia, gli amici, il cibo. Certo che tornerei. Lavoro spesso in Italia e quando posso mi fermo sempre qualche giorno in più. Come dicevo all’inizio però, non riesco a stare fermo per troppo tempo, sento sempre il bisogno di cambiare, forse proprio perché sin da giovanissimo sono stato abituato al fatto di vivere con la valigia in mano. Tornare, ci tornerei, ma non per molto. Per rendere l’idea, cito un pezzo di un libro letto recentemente che mi ha veramente colpito e che consiglio. Il libro è “La vita segreta delle città”, di Suketu Metha, che dice, “Rivendico, con sicurezza, con orgoglio, di non essere radicato in un’unica città. Rifiuto di abitare in un’unica stanza. La mia casa ha tante stanze. La mia casa è un palazzo: è la terra.”

Qual è stato il momento più importante e emozionante della tua carriera fino a ora?
La mia prima volta al Timewarp è stata una delle più emozionanti. È un festival che ha segnato i miei primi passi nel mondo della musica elettronica. Prendevo sempre un aereo con tutti i miei amici dall’Italia per essere presente a ogni edizione. Dopo anni poi, ritrovarsi su quel palco a mettere dischi davanti a quel mare di persone è stato indimenticabile.

Quanto è importante lo stile e la moda nella tua vita e nel tuo lavoro?
Più passano gli anni e più lo diventa. In passato seguivo poco la moda poi, pian piano, mi sono appassionato e ho trovato stilisti che apprezzo e seguo. Lo stile però è la cosa più importante secondo me, come disse Quentin Crisp, “La moda non deve mai decidere chi sei. È lo stile a decidere chi sei. E a perpetuarlo.”

Come definiresti il tuo?
Non ho mai pensato a definire il mio, e ora che ci penso…non voglio pensarci.

Cosa non può mancare nella valigia di Ilario quando è in trasferta per lavoro?
Due libri. Il mio lavoro ha tanti tempi morti causati dai lunghi e frequenti viaggi. Amo leggere, è la mia seconda passione, dopo la musica.

Sogni nel cassetto e progetti futuri?
Il mio focus principale adesso è quello di sviluppare la mia label, Virgo, una piattaforma che sostiene i nuovi talenti. Il progetto più importante è senza dubbio questo. Mettere insieme una crew di artisti, creando quanta più musica possibile.

www.instagram.com/ilario_alicante
®Riproduzione Riservata

Mentor.FM, il tuo DJ a portata di smartphone

Già attiva nella versione web e su dispositivi iOS, è ora disponibile anche per Android l’applicazione 100% Made in Italy che impara i tuoi gusti musicali e sceglie la musica che ti piace.
Già attiva in oltre 170 paesi nella versione web, Mentor.FM è un “DJ personale” che funziona esattamente come una radio, ma il flusso musicale è personalizzato ed unico perché si basa sui profili Facebook, Deezer, Last.FM – ma comprenderà presto anche Spotify, Twitter e libreria iTunes – dell’utente e sui feedback (like, dislike, skip) relativi ad ogni singola canzone proposta, che l’utente stesso può indicare tramite semplici gesture.
L’applicazione attinge alla libreria di Deezer, streaming partner di Mentor.FM. Per questo, per poter usufruire della radio in modo completo su smatrphone è necessario un account Deezer Premium. L’app Android funziona anche con l’account Free e permette di sentire 30 secondi per ogni brano, ma permette di ottenere un trial gratuito di 30 giorni.
Mentor.FM non propone mai playlist monotematiche ed evita noiose ripetizioni di artista o brano. Ma c’è di più: l’ordine dei brani non è casuale e cerca di adeguarsi in tempo reale allo stato d’animo dell’utente: se sta proponendo indie rock e l’utente risponde con una serie di skip sui brani proposti, Mentor.FM interpreta il segnale come “non è il momento giusto per l’indie rock” e cerca di aggiustare il tiro proponendo altro. C’è poi la funzione Surprise Me pensata per gli utenti che vogliono scoprire nuovi mondi musicali ed ampliare i propri orizzonti.

@Riproduzione Riservata

MARTIN GARRIX

Per lui il 2015 è stato l’anno delle collaborazioni, e sembra proprio che anche il 2016 prosegua nella stessa direzione. Ha solo 19 anni e la sua musica ha già fatto ballare migliaia di fan: è Martijn Garritsen, in arte Martin Garrix, che dalla scorsa estate è ambassador di TAG Heuer, brand storico di orologi di lusso che ha rivoluzionato il mercato proponendo sempre le migliori tecnologie in sincronia con lo stile e l’eleganza.
“Non lavoro molto con i brand, TAG Heuer è il primo, perché non faccio mai collaborazioni se qualcosa non mi piace, ma TAG Heuer mi piace moltissimo, sono già ossessionato del Monaco V4 Phantom, lo trovo eccezionale!”
Prima di Martin si sono susseguiti altri nomi che hanno fatto proprio il motto della casa svizzera #DontCrackUnderPressure: tra i più recenti ad esempio l’irriverente Cara Delevigne, ma anche Chris Hemsworth, David Guetta e andando indietro di qualche anno, lo splendido Ayrton Senna o lo straordinario Steve McQueen solo per citarne alcuni! Il motto per Martin si può vivere anche nel mondo della musica, soprattutto come dj quando suoni per 70.000 persone e di certo non puoi crollare anche se la pressione è alle stelle!

A 19 anni sei tra i 4 DJ più influenti al mondo. Come ci sei riuscito? Cosa ti piace del tuo lavoro di DJ?
Il mio segreto è prendere energia dalla gente. Regalare emozioni e nutrirsi della loro gioia, divertirsi insieme a loro: se vedono che il DJ si diverte mentre mette i dischi saranno ancora più contenti, e io con loro. E’ una situazione win-win: io faccio felici loro, loro fanno felici me.

Qual è il segreto per affermarsi come DJ?
Mettersi sempre alla prova, reinventarsi in contesti differenti, rimanere pieno di energia e non dimenticare mai che il proprio lavoro è far divertire la gente, non prendersi mai troppo sul serio: è tutta questione di leggerezza e spontaneità.

Come era la tua vita prima di diventare DJ, che interessi avevi?
Era molto diversa: mi piaceva raccogliere conchiglie e pietre, ora ho una collezione completa [ride]. Ho sempre fatto molto sport, ho iniziato windsurf quando avevo dodici anni, e lo faccio ancora appena posso. Da quando ho iniziato la mia carriera musicale non ho molto tempo libero, soprattutto quando sono in tour, ma appena posso corro a fare windsurf.

Cosa pensi sia la cosa più importante da considerare quando crei la tua musica?
Sorprendere le persone. Se fai quello che tutti si aspettano che tu faccia, la gente si annoia. Ma se fai qualcosa che scandalizza totalmente le persone, se ne vanno dicendo “Oh, mio Dio, hai sentito quello che ha scritto Martin Garrix? Che cosa stava pensando?” Per questo ogni volta che sono in studio, cerco sempre di trovare qualcosa di nuovo e fuori dalle righe.
Oggi quale artista ti sorprende di più?
Skrillex. Amo Skrillex. Come produttore, come dj e come persona perchè è il tipo di produttore che è in continua evoluzione, ed è per questo che mi ispiro molto a lui.

Se invece potessi viaggiare indietro nel tempo con chi ti piacerebbe suonare o remixare?
Sicuramente sarebbe un sogno suonare con Michael Jackson.

Brand ambassador di TAG Heuer: cosa significa per te? Cosa ne pensi dei brand che si legano all’universo dell’EDM (Electronic Dance Music)?
Penso che sia una buona associazione perché l’EDM significa amore, energia positiva, allegria condivisa. Bisogna educare all’EDM anche le generazioni precedenti ai Millenials e un brand come TAG Heuer, di cui sono brand ambassador da agosto 2015, è perfetto!

Che progetti hai per il prossimo anno? C’è un album all’orizzonte giusto?
Lo spero. Sto facendo così tanta musica che ho da 40 a 50 le idee, ma quando ho nuove idee, sento il bisogno di fare nuova musica. E’ un processo, ci vuole tempo e non voglio correre, perché è il mio primo album e voglio che sia buono. Recentemente ho lavorato con Mike Shinoda dei Linkin Park ed è stato emozionante perché le persone come lui, che fanno questo un tipo di musica diverso, ti spingono a fare qualcosa di completamente nuovo.

@Riproduzione Riservata