A Forte dei Marmi inaugura Madeo, più che un ristorante, uno stile di vita

Riapre rinnovato nel design e con una nuova formula di intrattenimento lo storico ristorante Madeo al Forte, uno dei salotti più rinomati della prestigiosa località toscana, frequentato negli anni d’oro della Dolce vita dalla famiglia Agnelli, dai Moratti e dal jet set internazionale. Rilevato da Blue Water Group, società di consulting internazionale attiva nel settore nautico, il nuovo locale di tendenza della Versilia, facilmente raggiungibile dal centro di Forte dei Marmi e dotato di ampio parcheggio interno, è un luogo di ritrovo per una clientela sofisticata e attenta al dettaglio.

Madeo al Forte
La sala interna del Madeo al Forte

Cucina di qualità, musica, arte e intrattenimento nel cuore della Versilia

“Mancava in Versilia un locale che proponesse anche dinner show in stile Saint-Tropez e Lío di Ibiza. Madeo al Forte – raccontano i nuovi investitori – affianca alla cucina tradizionale di pesce d’alta qualità, presentata in due ambienti dallo stile diverso (teatro all’aperto e locale al chiuso), arte, musica dal vivo e intrattenimento, con 14 artisti di fama internazionale che hanno collaborato con il Moulin Rouge, Le Lido e Paradiso Latino di Parigi. Ogni sera dal 1 luglio i nostri clienti rimarranno stupiti dalle acrobazie e dagli spettacoli in programma che accompagneranno la cena dalle ore 22”.

Madeo al Forte ristorante
Un particolare del ristorante

Le proposte culinarie di Madeo al Forte, tradizione mediterranea in chiave contemporanea

La cucina di mare, che reinterpreta in chiave contemporanea la tradizione mediterranea, gioca sulla seduzione della semplicità e sulla riconoscibilità del gusto; si avvale infatti della consulenza di Franco Bloisi, chef di grande esperienza e sensibilità.

La stagione del locale inaugura con gli imperdibili antipasti, tra cui il “Crudo Imperiale” (tartare di pesce bianco e tonno, gambero rosso, scampi, ostriche); quindi i primi con pasta fatta in casa come “Le Chicche della Nonna Madeo” (con crostacei, pecorino romano, datterini, basilico) seguiti da secondi scenografici nella presentazione ed equilibrati nel gusto, ad esempio la “Gran Catalana Madeo” (astice, scampi, mazzancolle, verdure croccanti e citronette). Classici e imperdibili le proposte dei dolci, su tutti il tiramisù scomposto, preparato sul momento dal personale di sala.

Il décor d’ispirazione nautica

Madeo al Forte cucina

L’ambiento interno è contraddistinto da un’eleganza sobria, discreta: il décor omaggia i leggendari Riva, Stradivari delle barche col loro primato di stile e bellezza. Immancabile, poi, il legno pregiato che sposa armoniosamente la raffinata mise en place dominata dal tovagliato bianco, col blu di Prussia che caratterizza le sedute.

Madeo al Forte bar
Un cocktail servito al bar del Madeo

Nel teatro esterno, incastonato in un curato giardino di piante e fiori, domina il rosso delle quinte, il palcoscenico ad angolo – delimitato da luci d’atmosfera- e il disegno originale delle sedute.
Grandi classici della mixology e un coinvolgente pianobar sotto le stelle, infine, renderanno le serate di Madeo al Forte davvero indimenticabili.

Madeo al Forte

Via G.B. Vico 75 – 55042 Forte dei Marmi (LU)

Telefono:  375 731 2555 

Orari: ristorante à la carte ore 19:30 – 23:30

Nell’immagine in apertura, gli ambienti interni del ristorante

MMU S/S 2023: Manintown presenta il magazine Youth Babilonia al Circolo Marras

Durante la cinque giorni della fashion week maschile che, dal 17 al 21 giugno, ha portato nella metropoli lombarda le collezioni maschili per la prossima S/S 2023, MANINTOWN ha svelato il magazine Youth Babilonia con un evento ad hoc presso il Circolo Marras, spazio sui generis concepito dallo stilista sardo come un manifesto concreto della propria eclettica, fantasiosa cifra creativa.

Spazio Marras Milano

Protagonista della serata, la performance artistica di Cristian Cucco, una serie di videoproiezioni per raccontare sia l’ultima collezione del marchio, Narciso, che due copertine dell’issue Hot child in the City, con Francesco Gheghi ed Ema Stokholma.

performance danza arte
La performance di Cristian Cucco
Thomas Costantin dj
Thomas Costantin alla consolle durante la serata

A seguire, il cocktail party con il dj set di Thomas Costantin, ad animare e chiudere in bellezza un appuntamento che ha visto la partecipazione di numerose personalità di spicco del mondo della moda, cinematografico, musicale e artistico in generale, dagli attori Lorenzo Richelmy (nome in rapida ascesa del nostro cinema – ha recitato, tra gli altri, in Una questione privata, Il talento del calabrone e nella serie Marco Polo – nonché cover star di Youth Babilonia) e Simone di Scioscio a Carmen Ferreri, dal modello Michael Terlizzi alla content creator Eleonora Cixi Bosio.

Lorenzo Richelmy
Carmen Ferreri
Eleonora Cixi Bosio

Lorenzo Richelmy, Carmen Ferreri, Eleonora Cixi Bosio

Un evento che celebra il nuovo sviluppo, digitale e cartaceo, di MANINTOWN, che grazie alla partnership con MI HUB e SUPERNOVA HUB implementa ulteriormente le proprie piattaforme, in un’ottica sempre più cross-channel e internazionale.

Nell’immagine in apertura, Eleonora Cixi Bosio (al centro), Leonardo Marras (a destra) e alcuni ospiti dell’evento di MANINTOWN al Circolo Marras

Il best of di Pitti Uomo 102

Abbandonato il low profile (obbligatorio, in verità, per cause che è ormai superfluo specificare) dell’ultimo biennio, Pitti Uomo torna al consueto format pre-pandemico, con un tourbillon di presentazioni, progetti speciali ed eventi collaterali, spalmati su quattro giornate, dal 14 al 17 giugno. Metabolizzata la massa di input stilistici concentrati nei padiglioni della Fortezza da Basso, abbiamo pensato di ricapitolare alcune novità primavera/estate 2023 viste durante la rassegna.
A seguire, il best of di Manintown della 102esima edizione del salone, categoria per categoria.

Pitti uomo 102

Capispalla

L'impermeabile brand
L’Impermeabile P/E 2023 (ph. courtesy L’Impermeabile)

Con le belle stagioni che, ahinoi, saranno caratterizzate sempre più da clima canicolare, umidità, rovesci forse sporadici ma violenti (sposare la sostenibilità, d’altra parte, è urgente proprio per mitigare le conseguenze del climate change), i produttori di outerwear non lesinano gli sforzi per adeguarsi alle – mutate – necessità e preferenze dei clienti.

Uno specialista della categoria come L’Impermeabile, sotto questo profilo, è avvantaggiato. Per la P/E 2023 la (rinnovata) collaborazione con lo stilista Romano Ridolfi, che firma i capi dell’etichetta blu, attinge alla rilassatezza dei volumi e alla praticità dello sportswear ‘60s, ibridando formale e informale in una serie di must che non dovrebbero mai mancare nell’armadio maschile; si dà risalto alla versione 2.0 della paramatta, tessuto impermeabilizzato australiano opportunamente alleggerito, reso più compatto e versatile; nella linea contrassegnata dall’etichetta grigia, invece, prevale l’utilizzo del cotone cerato e si arricchiscono i classici del marchio (spolverini, field jacket e soprabiti) con motivi principe di Galles o tartan.

Sartoria Latorre porta al padiglione centrale la capsule collection Vent De Sirocco, rilettura dello stile coloniale attraverso il savoir-faire artigiano e l’ossessione per la qualità che animano il brand; immancabili, dunque, sahariane color gesso o taupe, trench doppiopetto e parka, evocativi di un’eleganza souple d’altri tempi.

Non cessa di esercitare il suo fascino (vedi l’interesse per l’America’s Cup, nel 2021) l’abbigliamento nautico: Murphy & Nye e North Sails esaltano – giustamente – un heritage definito da regate, yacht e paesaggi marittimi, il primo rieditando i pezzi che, all’inizio del millennio, ne decretarono il successo – dal blouson con zip allo smanicato (attualizzati però all’oggi mediante innovazioni come termonastrature e tessuti performanti), il secondo associandosi a Maserati in una collab dove il lifestyle dell’azienda americana (centrato sull’oceano, suo vero propulsore estetico) incontra l’avanguardismo tech della casa del Tridente in giubbini imbottiti, gilet, giacche in due lunghezze ideali per viaggiare, sviluppati privilegiando filati eco, organici o riciclati.

Jeans

I mesi caldi richiedono grammature di un certo tipo e tonalità che si accordino alla palette stagionale, concedendosi – perché no? – cromie accese e lavaggi fantasiosi, per conferire un tocco extra di vivacità all’outfit. Lo sanno bene da Cycle (una garanzia in tema di luxury denim): la collezione P/E 2023 è la sintesi perfetta dell’inesauribile estrosità con cui la griffe manipola la tela blu, che a seconda dei casi viene sdrucita, decolorata (gli effetti tie-dye o bleached si sprecano), rammendata, mischiata a lyocell e modal per accentuarne la morbidezza, con la modellistica resa ora aderente (nei cinque tasche skinny), ora comfy.


Attenendosi alla filosofia per cui ogni indumento dovrebbe essere «ricco di storie, unico e prezioso», anche Reign diversifica notevolmente le opzioni tra cui scegliere, passando dai pants scorticati a quelli chiazzati di vernice, dal délavé a gradienti di rosso, arancio e verde scuro, alternativa colorful al sempiterno blue jeans.
Da HandPicked le salpe diventano la cartina al tornasole per orientarsi nei sei mood di stagione, che vanno dal Pop (identificato da un’etichetta in ecopelle, ispirata ai dipinti neoespressionisti di Julian Schnabel) all’Handmade; in quest’ultimo si concentra il virtuosismo creativo e manifatturiero della label, tra preziosismi, pinces e costruzioni che si aspetterebbe di trovare in un atelier.

Pantaloni

Due i modelli di punta targati Berwich per il prossimo anno: Negroni Lux, chino dai toni sablé in canapa (fibra green che regala al capo una patina vissuta, di autenticità), e 2P, bermuda oversize con doppia piega a stampa maculata.

Cruna (sinonimo di pantalone a regola d’arte fin dalla nascita del brand, nel 2013), da parte sua, triplica l’offerta, suddivisa in Main, Natural Wonders e Active, ma l’obiettivo è il medesimo, elevare cioè la nozione di casual, farne un genere trasversale valorizzando sia i materiali (lino, cotone, gabardine, blend di lana e seta…), sia le vestibilità, che aspirano alla perfezione, si tratti del taglio a carota del best-seller Mitte, delle linee asciugate del Brera o dello smooth fit (così viene definito) del Burano.

Maglie e camicie

Nonostante le temperature torride già dai primi accenni estivi, maglieria e camiceria continuano a farla da padrone nei guardaroba degli espositori di Pitti. Nel “salottino” KNT, ad esempio, ruba l’occhio la minicollezione Panda, con impresso l’animale preferito di Mariano De Matteis (designer della linea, assieme al gemello Walter), alternativamente spigoloso (perché composto da pannelli geometrici), stilizzato tipo manga oppure rimpicciolito in un pattern ipnotico che s’impossessa di overshirt e pantaloncini; dietro l’apparente facilità di t-shirt, felpe e simili si cela la maestria sartoriale dell’azienda di famiglia, Kiton, ché «la semplicità è la suprema sofisticazione», per dirla alla Leonardo da Vinci.

Dal maglificio genovese Avant Toi, invece, via libera alla rivisitazione dello stile Seventies a suon di motivi etno-chic, disegni optical, digradazioni di colore che trasferiscono su lino, seta, cachemire e altri filati nobili le sfumature del tramonto. Stilemi anni ‘70 sugli scudi anche nello spazio di Roberto Collina, dove ci si perde tra intarsi jacquard floreali, cromie acidate, petali multicolor ad illuminare le trame di cardigan sciallati, pull e magliette.

Per chi non rinuncia mai alla camicia, inverno o estate poco importa, ecco poi la tante novità svelate dai marchi specializzati, dall’elegia del lino – usato in tutte le salse, in tinta unita, madras, seersucker, color sorbetto… – di Alessandro Gherardi all’istituzionalità camiciaia di Borriello Napoli; dalla traduzione dei generi musicali – funky, soul, indie – in shirt di varia foggia operata da Brancaccio ai coloratissimi patchwork di Poggianti 1958.

Calzature e accessori


2star sneakers uomo
2Star P/E 2023 (ph. courtesy 2Star)

Per quel che concerne scarpe e accessori, negli stand della fiera ce n’è davvero per tutti i gusti. 2Star, ad esempio, seleziona tele irrinunciabili per il menswear – denim, canvas organico al 100%, felpa – e le trasferisce sulle tomaie delle nuove sneakers P/E, “sporcate” quel tanto che basta per accentuarne l’allure metropolitana. Vintage effect anche da Monoway, esplicitato in questo caso da piccole screpolature e ombreggiature su ginniche bianche dal carattere ‘80s.

Monoway sneakers
Monoway P/E 2023 (ph. courtesy Monoway)

Leggerezza, voglia di evasione, ritorno alla vita en plein air. Le parole d’ordine della bella stagione di Barrett si riflettono nelle soluzioni tecniche (forme destrutturate, suole in gomma ultra morbide, pellami intrecciati o sfoderati) e cromatiche (una scala di nuance lievi, celesti, beige, blu pastosi, marroni caramellati) adottate da monk strap, stringate, mocassini e slip-on.

Tra gli accessori, vanno menzionati perlomeno gli occhiali Jacques Marie Mage (adorati dal jet set californiano, leggasi – tra gli altri – Jude Law, Samuel L. Jackson, Kristen Stewart, LeBron James); i cappelli handcrafted Superduper; i bracciali edgy di Topologie (che incorporano ganci e chiusure delle corde da arrampicata); in quota green, infine, le borse Regenesi, ottenute da materiali rigenerati e scarti tessili.

Nell’immagine in apertura, uno scatto della campagna ufficiale dell’edizione numero 102 della fiera, ‘Pitti Island’ (ph. courtesy of Pitti Immagine)

NH Collection Milano Porta Nuova, place to be dell’hotellerie milanese

NH Collection Milano Porta Nuova, il nuovo indirizzo milanese della catena

La vivace scena dell’hotellerie milanese si arricchisce di una new entry, che si candida a diventare la meta elettiva cui rivolgersi per scoprire le mille sfaccettature del capoluogo lombardo, metropoli cosmopolita e camaleontica, costantemente in fieri, da vivere – e apprezzare – in ogni suo angolo. Il risultato della trasformazione dell’hotel 4 stelle NH Milano Grand Hotel Verdi è, infatti, il NH Collection Porta Nuova, nel cuore dell’omonimo quartiere, cuore finanziario della città. Nell’ultimo arrivato della prestigiosa catena alberghiera, sofisticatezza ed esclusività della location si fondono armoniosamente, esaltandone il carattere urban-chic.

NH hotel Collection Milano Porta Nuova
La facciata dell’hotel

Tra i punti di forza dell’hotel c’è sicuramente la posizione privilegiata, attigua ai numerosi ristoranti e locali à la page della zona. Gli ospiti possono raggiungere comodamente Brera (fiore all’occhiello meneghino, con le sue viette acciottolate e l’atmosfera bohémien ) e Corso Como. La vista su piazza Gae Aulenti, emblema della Milano contemporanea, di cui rappresenta plasticamente lo slancio, la proiezione al futuro, è a dir poco suggestiva, permettendo di abbracciare con lo sguardo lo skyline dominato dai grattacieli, tra cui svetta, coi suoi 231 metri, l’Unicredit Tower.

Comfort e cura meticolosa dei dettagli nelle 100 camere dell’hotel

La succitata visione panoramica sulla città è possibile grazie a una struttura sviluppata su otto piani. Le 100 camere totali dell’hotel si distinguono per ariosità e ampiezza degli spazi, le cui dimensioni variano dai 36 mq delle superior agli oltre 70 delle magnifiche suite, in cui un’inconfondibile tonalità di rosso (firma visiva del brand NH Collection) si amalgama con le nuance grigie, verdi e oro degli arredi, creando un’atmosfera unica, raffinata.
Oltre al Wi-Fi e alle amenities in ogni stanza, gli ospiti hanno a disposizione un fitness corner perfetto per ritemprare corpo e spirito.

NH Collection Milano Porta Nuova novità
NH Collection Milano Porta Nuova

NH Collection Milano Porta Nuova camere
Una camera dell’albergo

NH Collection Milano palestra
Il fitness corner

Le proposte gourmet del NH Collection Milano Porta Nuova

La nuova proposta ristorativa dell’albergo è targata Artusia, divisione del Gruppo Elior specializzata nella gestione del food & beverage per l’hotellerie, che ha inaugurato Timo Bistrot. Si tratta di un ristorante la cui offerta è incardinata sulle erbe aromatiche, filo conduttore di piatti che rimandano immediatamente alla migliore tradizione italiana e mediterranea.
Il bistrot è stato concepito per soddisfare il palato con portate di qualità, in ogni momento, dalla pausa pranzo all’aperitivo post lavoro, accompagnato dagli esclusivi Timo Cocktails, alle cene all’insegna del benessere.

Timo Bistrot, cucina centrata sulle erbe aromatiche

Il menù del pranzo offre quattro combinazioni, si può inoltre ordinare alla carta, naturalmente, scegliendo tra una ricca varietà di insalate, tra cui la rivisitazione della classica Caesar salad con dressing al parmigiano ed erbe aromatiche, ribattezzata Caesar del Timo. A disposizione della clientela, poi, aggiunte di proteine animali (ad esempio mozzarella di bufala o salmone) e dressing e condimenti a scelta nel buffet.

Timo Bistrot
Timo Bistrot

Nella carta spiccano i burger in versione vegan, a base di spinaci e verdure, alternativa ai classici di fassona. E ancora, un’ampia scelta di primi e secondi della tradizione: si può spaziare tra bigoli con ragù estemporaneo (ragù di funghi, mandorle e maggiorana), calamarata alla sorrentina, tagliata di pollo con erbe mediterranee, salmone in crosta di pane, la caprese del Timo (a base di mozzarella di bufala, ciuffi di pomodoro cuore di bue e olio al timo). In chiusura i dessert, golosità assortite che comprendono la tagliata di frutta e sciroppo al basilico, il fondente al cioccolato con crema di fragole al Campari e noci sablé, la tropicale con ananas marinato alle spezie e timo, l’immancabile tiramisù, con salsa in estrazione di caffè.

NH Collection Milano Porta Nuova camere
Gli ambienti del NH Collection Milano Porta Nuova

NH Collection Milano Porta Nuova

Via Melchiorre Gioia, 6 20124 Milano – Italia

T: +39 02 62371

Manintown lancia la nuova fashion issue a Pitti Uomo

In occasione della 102esima edizione di Pitti Uomo e di Milano Moda Uomo S/S 2023, MANINTOWN – magazine che è ormai un punto di riferimento delle new generation musicale e cinematografica – presenta Youth Babilonia, nuova Fashion Issue in uscita due volte l’anno, che sarà presentata con due eventi speciali a Firenze e Milano. Nato da un’idea di Davide Musto, quest’inedito supplemento moda print e digital intende raccontare differenti culture, fenomeni, volti e linguaggi di stile. Sono quattro le cover del primo numero, che vede tra i protagonisti l’attore Lorenzo Richelmy e il content creator Matthew Zorpas, che festeggia i dieci anni del The Gentleman Blogger. Un nuovo sviluppo sia digitale che cartaceo per MANINTOWN, dunque, che grazie alla partnership con MI HUB e SUPERNOVA HUB, implementa ulteriormente le proprie piattaforme in un’ottica sempre più cross-channel e internazionale.

Manintown eventi
Moodboard della nuova fashion issue Youth Babilonia all’evento MANINTOWN presso Palazzo San Niccolò
Palazzo San Niccolò Firenze eventi
Un momento della mostra-evento nei giardini del palazzo

La mostra-evento di Firenze a Palazzo San Niccolò

Lo scorso 16 giugno, durante Pitti Immagine Uomo, una speciale mostra-evento presso Palazzo San Niccolò, nel cuore del quartiere fiorentino di San Niccolò. On show un percorso di brand artigianali e sostenibili, a partire dalla collezione genderfluid di Tiziano Guardini, cappotti d’impronta artsy in edizione limitata. Commentando concept, ispirazioni e obiettivi della linea, il designer sostiene: “Si parla spesso di genderless, come a dover racchiudere in una parola una tendenza momentanea. Per me il termine individua il coraggio di “aprire”, esercitando una libera espressione, abbandonando concetti che appartengono a una società ormai passata. Vuol dire altresì riconoscersi come esseri viventi liberi. I capi esposti raccontano di fiabe che incoraggiano ad aprire i nostri sentimenti, a essere determinati nel creare una società migliore, connessa con il nostro essere più puro e onesto, ovvero con la Vita e, di conseguenza, col nostro pianeta. Gli abiti che disegno sono da sempre uno strumento per vivere questa consapevolezza, un elemento di riconnessione, un abbraccio per ritrovarsi, un emblema del cambiamento”.

Segue precetti eco-responsabili anche la griffe Ten Minutes to Moon, che fonde animo streetwear e made in Italy in capi timeless arricchiti da grafiche originali. Si muovono tra arte e moda le sculture indossabili di Maurizio Tomasello, da portare con le cravatte. E ancora, Palladium, maison calzaturiera francese conosciuta ovunque per il modello Pallabrousse, studiato nel 1947 per l’esercito; Vagabond, brand svedese che si focalizza sulle scarpe, tra le più amate dalle shoes addicted di tutto il mondo, conquistate dallo stile elegante delle proposte, attento ai dettagli e sostenibile. Infine, le calzature firmate Bruno Bordese, must have per trend setter, artisti e creativi; i suoi sono pezzi unici e riconoscibili, grazie al mix di stilemi classici e trendy.

Design e profumi protagonisti negli spazi del palazzo

Il percorso continua col design di Situér Milano, che progetta arredi eco-friendly dalle linee minimali e ricercate partendo dal metallo, lavorato in Italia con maestria artigianale e sapientemente tradotto in un perfetto equilibrio di estetica e funzione.

Situer Milano mobili
Tavolo per esterni Situér Milano (sulla destra) e alcune proposte della collezione Marcantonio x Slide

Marcantonio x Slide, invece, propone complementi di arredo per interni e outdoor, lasciandosi ispirare dalla natura con un approccio sospeso tra onirico e fanciullesco, alla scoperta del mondo che lo circonda; pezzi che esprimono al meglio la filosofia  del designer romagnolo, nelle sue parole, “una commistione tra arte e design, porto nel secondo la prima, nello specifico la scultura, con soggetti illustrativi, che raccontano una storia”. Sono inoltre protagonisti, negli spazi del Palazzo, Millefiori e Yankee Candles, che guidano gli ospiti in un tour olfattivo e sensoriale attraverso le loro fragranze. Millefiori presenta la fragranza estiva Lime & Vetiver, invece la collezione di candele da esterno di Yankee Candles si compone di quattro nuove profumazioni, miscelate con citronella e oli essenziali noti per allontanare gli insetti e creare un’atmosfera rilassante nell’ambiente outdoor.

Marcantonio Slide
Marcantonio con i nuovi pezzi della linea firmata per Slide
Millefiori Milano diffusore
L’allestimento all’interno di Palazzo San Niccolò (sul tavolo al centro, un diffusore Millefiori)

Dopo la mostra si è tenuto un cocktail party con dj set curato dallo stesso Bordese.

Nell’immagine in apertura, il dj set di Bruno Bordese (ritratto tra due creazioni della linea Marcantonio x Slide) all’evento di MANINTOWN a Palazzo San Niccolò

Spirito punk e ispirazioni artsy nella F/W 2022 di John Richmond

Rock Royalty, Punk Couture, Sophistication: sono queste le parole chiave della proposta Fall/Winter 2022 di John Richmond, Lead me to temptation. Una tentazione, quella cui allude il titolo, squisitamente fashion; la collezione è stata infatti concepita come un viaggio stilistico, che attinge a pieni mani ad immaginari musicali e artistici, cari da sempre alla maison.

Uno stile timeless, in equilibrio tra tailoring e casual

Tanto nel menswear quanto nel womenswear, Il designer riversa un métissage di concetti e riferimenti, forgiando uno stile unico nel suo genere, che gli appassionati possono far proprio e adattare a qualunque occasione d’uso. Un mix and match che fonde armoniosamente un lato tailoring, sempre presente nelle collezioni della griffe, ed uno più basic, centrato su must dell’estetica urban (felpe, maglieria, t-shirt, pants cinquetasche, anfibi, leather jacket…) arricchiti da applicazioni e disegni sui generis. Sugli outfit si stagliano infatti grafismi, stampe particolareggiate, i simboli del brand (Snake e teschio JR in primis) rielaborati; una profusione di borchie e catenelle di metallo, poi, si impossessa di pezzi d’impronta casual e capi in denim.

Il gioco degli opposti caratterizza in egual misura i look uomo e donna: convivono micro e macro, lungo e corto, vestibilità aderenti e ampie. Per lei, una serie di minidress e abiti che segnano la silhouette, esaltando le forme attraverso lunghezze studiate al millimetro, trasparenze e spacchi, accostati a capisaldi del guardaroba femminile quali blazer, cappotti, longuette e pullover, impreziositi da dettagli strong (qui le iniziali ricamate del marchio, là texture cosparse di strass, zip e punti luce, o ancora scritte a mo’ di graffito e lucentezze metalliche). Per lui, un compendio di evergreen del menswear (dal perfecto al bomber) nobilitati da decorazioni in puro stile Richmond, tra loghi, scritte e motivi tattoo.

La palette cromatica alterna l’immancabile combo black & white alle sfumature del rosso, che contrastano con nuance più accese come verde acido e rosa. Un’allure 80s permea mise che vedono protagonista la pelle, emblema di quella sensualità ribelle che Richmond maneggia alla perfezione, fedele al motto per cui è tutta questione di attitudine, più che di moda in quanto tale.

Patatas Nana, l’artigianalità della patatina

Nel fashion system artigianalità e numero contenuto di “ingredienti” (cioè tessuti) rappresentano una conditio sine qua non per ottenere capi irreprensibili, sotto ogni aspetto. La combo craftsmanship e pochi, selezionati materiali si rivela un atout anche se applicata a prodotti talmente diffusi, radicati nell’immaginario collettivo, che si finisce col darli per scontati, ignorandone qualità intrinseche che, invece, fanno la differenza.

Ne è consapevole Patatas Nana, azienda che ha pensato bene di rivoluzionare lo snack per eccellenza dell’aperitivo italiano, tramutandolo in un alimento per intenditori ma a portata di mano, letteralmente. Le sue patatine in busta, infatti, uniscono alla lavorazione artigianale l’uso di soli tre ingredienti, senza alcun conservante o aroma. Un’idea tanto semplice quanto (felicemente) radicale, che sublima il concetto di sottrazione, rifiutandosi di aggiungere dubbi orpelli per puntare sull’essenza della patata nella sua purezza e integrità gustativa, lasciando al consumatore la possibilità di arricchirla secondo il proprio estro, sperimentando magari abbinamenti o ricette consigliate dagli chef.

Pochi, selezionati ingredienti e una lavorazione articolata in step precisi

La breve scadenza (non oltre cinque mesi) costituisce un primo indicatore di qualità, requisito imprescindibile per gustare la patatina come appena fritta. E poi ci sono materie prime comme il faut: nello specifico, esclusivamente patate della varietà Agria, coltivate in Spagna secondo la tradizione della vega granadina, irrigate dall’acqua incontaminata del rio Dúrcal; specificità che conferiscono loro un sapore unico.
Le patate vengono raccolte e conservate sotto terra al buio, così da mantenerne intatte le proprietà organolettiche. Quindi sono lavate, leggermente pelate, tagliate a fettine, fritte in olio di girasole puro – il migliore perché insapore – a 155 gradi. Vengono scolate, asciugate, lasciate raffreddare a temperatura ambiente e salate a mano con sale fino marino. Infine, l’imbustamento tramite macchinari di ultima generazione, in grado di preservare l’originale sapidità.

Patatas Nana
Patatas Nana

Le patatine artigianali in busta alla conquista del Belpaese

Dalla Spagna all’Italia il passo è più breve di quanto si possa pensare, nel 2016 la rivoluzione targata Patatas Nana sbarca nel Belpaese, accompagnata dai versi di Nana de Sevilla di Federico García Lorca – da cui il nome Nana, ossia ”ninna nanna”. Ora i punti vendita sono 3.500, sparsi su tutto il territorio nazionale; trattandosi di una specialità gourmet non si trova nei supermercati, ma nei migliori bar e cocktail bar, nelle enoteche, nelle drogherie contemporanee, nei bistrot. E ancora, in tutti quei negozi e luoghi selezionati che fanno della ricerca dei sapori genuini, tradizionali, il fiore all’occhiello della propria offerta gastronomica. È comunque possibile acquistarla nell’e-store ufficiale (www.patatasnana.com/negozio).

Patatas Nana patatine

Il marchio si propone, inoltre, di elevare il concetto del classico aperitivo, accompagnandolo con patatine da degustare semplicemente aprendo il sacchetto, oppure seguendo il consiglio dello chef Michele Gilebbi, riscaldandole in forno a 180° per riportarle alla temperatura di servizio ideale. Le Patatas Nana possono sposare le ricette più disparate (con alici del Mar Cantabrico, polpo e rosmarino, marinate in aceto, servite con lime e pepe…).

I Fiammiferi, lo snack retrò rivisitato

Patatas Nana patatine

Gli ultimi arrivati – nel 2020, sull’onda del claim “il futuro è solo un ricordo” – sono i Fiammiferi. Rievocano lo snack simbolo degli anni 70/80, arricchendolo però di un tocco contemporaneo, perfetto per i nostalgici che non disdegnano sapori inediti. I Fiammiferi sono anche sinonimo di sostenibilità grazie al packaging riciclabile, 100% plastic free, essenziale ed elegante, in pieno stile Patatas Nana.

Nove25 X Mace, i gioielli nati dalla collaborazione col producer dei record

Il brand di gioielleria urban Nove25 svela la sua ultima, esclusiva collab, che ha coinvolto un nome di spicco della scena musicale nazionale, il producer Mace. Data la caratura del personaggio, la collezione non poteva che attingere all’immaginario della musica elettronica, terreno d’elezione di uno tra i più riconosciuti e visionari musicisti italiani, capace di raccontare la contemporaneità con un tocco unico. Il suo album doppio disco di platino OBE, uscito nel 2021, ha visto la partecipazione di assi musicali come Blanco, Salmo, GemitaizGué Pequeno e Madame.

Mace producer moda
La campagna della collezione, con protagonista lo stesso Mace (ph. courtesy of Nove25)

Nove25 X Mace riprende valori e narrazioni di Oltre, disco pubblicato quest’anno dall’artista, in cui il concept del viaggio è da intendersi nel suo côté trasformativo, come un superamento dei confini territoriali, fisici e sensoriali; è un invito ad andare oltre le proprie percezioni, paure, limiti, oltre il proprio corpo e l’idea che abbiamo di noi stessi.
Pendenti e orecchini in argento e oro giallo della linea s’ispirano perciò all’universo psichedelico delineato da Mace, non senza ironia e sense of style, adottando emblemi quali il funghetto magico (sviluppato in verticale nel Pendente Fungo, e in versione più ridotta, circolare, nell’Orecchino Fungo) e il simbolo del Mercurio, considerati una chiave necessaria per esplorare gli stati “altri” dell’inconscio.
La capsule è in vendita esclusivamente negli store del marchio e su www.nove25.net

Nell’immagine in apertura, uno scatto della campagna della collezione Nove25 x Mace, che vede protagonista lo stesso producer e musicista

ItalianCreationGroup protagonista alla Milano Design Week con FontanaArte, Driade e Valcucine

La Milano Design Week torna ad animare il capoluogo lombardo e lo fa in grande stile, provando a lasciarsi alle spalle un biennio tormentato. Non è da meno ItalianCreationGroup, presente al Salone del Mobile (nonché all’appendice imprescindibile del Fuorisalone) con tre dei suoi quattro brand d’eccellenza, FontanaArte, Driade, Valcucine. Il primo, d’altronde, celebra quest’anno il 90° anniversario ed entra a far parte del registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale, istituito dal Mise.

Fontanaarte light art
Una vista della mostra FontanaArte, 90 Years of Light and Art, fino al 12 giugno nello spazio di via San Marco 26
Fontanaarte mostre
L’allestimento della mostra (sulla destra, lampade FRENESI, disegnate da Studiolucaguadagnino)

FontanaArte in mostra, tra pezzi d’archivio e un’exhibition fotografica

Nata a Milano nel 1932 da un’idea di Gio Ponti, FontanaArte è divenuta nel tempo un’autentica istituzione dell’illuminazione decorativa italiana, potendo vantare oggetti assurti al rango di icone del miglior design tricolore. Per l’occasione, si regala FontanaArte, 90 Years of Light and Art, realizzata dal direttore artistico Francesco Librizzi col contributo di Pupilla Grafik, esposta nello spazio di via San Marco 26, che consta di diversi progetti speciali. In primis, l’exhibition fotografica di Roselena Ramistella che, in tandem con Zero, dà la propria interpretazione del concetto di luce, cuore pulsante dell’azienda, che non è questione solo di lumen, bensì di capacità e appeal; da qui i ritratti di personalità di spicco, capaci di far brillare concetti e storie (Stefano Boeri, Nina Yashar, Edoardo Tresoldi, Venerus per citarne alcune). Ci si ricollega così idealmente alla storia aziendale, intrecciata da sempre con quella di figure del calibro di Gae Aulenti, Max Ingrand, lo stesso Ponti.

FontanaArte, 90 Years of Light and Art svela inoltre un’anticipazione dell’archivio storico del marchio, rimasto finora “sommerso”; un corpus eccezionale di immagini, progetti, miniature, registri e documenti, riportati alle luce grazie a un certosino lavoro di recupero, catalogazione e valorizzazione dei materiali. Si tratta di un primo nucleo di 580 oggetti, un compendio dell’attività dei maestri del design che hanno reso la maison l’icona che è oggi. L’archivio, in formato digitale, è supportato dalla presenza di alcune storiche proposte FontanaArte fornite dalla Casa d’Aste Cambi, “meravigliosi pezzi originali degli anni ‘30 e ‘50” – li definisce Librizzi – posti in continuità con le novità presentate alla MDW.

Le nuove proposte di FontanaArte

Fontanaarte lampada novità
FRENESI, design by Studiolucaguadagnino (ph. Giulio Ghilardi)

Il quadro si completa, infatti, con quattro new entry: la lampada da parete FRENESI, disegnata da Studiolucaguadagnino (fondato dal regista già candidato all’Oscar nel 2017), rivisitazione in chiave contemporanea degli stilemi art déco, caratterizzata da morbide increspature in vetro, che emanano una luce morbida all’interno della struttura angolare; OORT di Jacopo Roda, linee luminose posizionate in cilindri, combinabili a piacimento in un sistema pressoché infinito di forme e posizioni; THEA (design by Gabriele e Oscar Buratti), famiglia di lampade con doppia calotta, trasversale alle tipologie di applicazione; TUTTI, chandelier-installazione di Matilde Cassani Studio, un trionfo degli opposti risultante dalla serie di sagome appese dell’opera, a simboleggiare un mondo di contraddizioni e contrapposizioni.

Fontanaarte nuove lampade
TUTTI, design by Matilde Cassani Studio

Le collaborazioni “pop” di Driade

Alla Triennale va invece in scena o meglio, On Stage (come da titolo dell’ultima collezione) Driade, con un’operazione che mescola progettazione, intrattenimento e arte, in linea col carattere di laboratorio estetico votato al bello della griffe, che trascende i confini canonici di architettura e design e persegue il dialogo, la contaminazione tra differenti linguaggi creativi, accomunati dalla ricerca continua dei più alti valori estetici.

Il brand volge dunque lo sguardo ai fenomeni pop emergenti, chiamando a collaborare quattro nomi provenienti da ambiti eterogenei, ossia Marcelo Burlon, Sfera Ebbasta, Omar Hassan e il gamer e content creator Pow3r, autori di altrettanti progetti inediti, sotto la guida dell’art director della label Fabio Novembre. Nello specifico, lo stilista firma Edaird, specchio d’ispirazione tribale, un anello di congiunzione fra terra e cielo dell’Argentina, patria di Burlon. Il rapper da milioni di ascolti, invece, personalizza la chaise longue Cocky, seduta decisamente sopra le righe, che rispecchia appieno lo stile del personaggio. Hassan realizza l’arazzo PiùDiUno, sintesi perfetta di ricerca e azione che omaggia l’arte contemporanea, mentre Giorgio Calandrelli (meglio conosciuto come Pow3r, pro player in forza al team di e-sports Fnatic) condensa nel pouf Arcad3 la sua passione per il gaming, concepito come un’evoluzione nell’ambiente domestico delle sale giochi di un tempo. Novembre parla a riguardo di “collaborazione di quattro amici che […] danno forma ai loro pensieri”, certificando come “la creatività nasca dall’interazione tra discipline diverse”.

Sfera Ebbasta design
Cocky di Sfera Ebbasta (ph. Iacopo Barattieri)
Driade milano design week 2022
PiùDiUno, Omar Hassan (ph. Iacopo Barattieri)

Le novità di Valcucine, all’insegna della sostenibilità

La partecipazione di Valcucine, infine, è all’insegna della sostenibilità con Sustainability beyond Space and Time, che ribadisce l’impegno della casa verso una produzione green. Si spiega così anzitutto il Percorso Fuorisalone: LEED Buildings in Milan_ che tocca (pregevoli) edifici LEED progettati da GBPA Architects, Tectoo, One Works e altri. Quindi la mostra LE3DERS nel rinnovato showroom Valcucine a Brera, con modelli architettonici di noti studi internazionali in versione 3D, visualizzati attraverso un’esperienza AR. Nella stessa sede viene presentato anche il nuovo percorso espositivo e le novità di prodotto coi relativi crediti LEED v4.1.

Valcucine Artematica
Artematica Soft Outfline

Innovative soluzioni estetiche e funzionali sono poi state applicate ai modelli di punta del marchio. Fanno il loro debutto Artematica Soft Outline, un blocco unico che coniuga linee soft e volumi puri, mantenuti elegantemente in equilibrio; e Riciclantica Outline, sintesi estrema di dematerializzazione che tiene insieme armonia formale e cura dei particolari; una cucina simbolo dell’evoluzione tecnica dell’azienda, progettata per avere il minimo impatto ambientale.

Valcucine cucine 2022
Riciclantica Outline

Tutte le immagini courtesy of ItalianCreationGroup

Nell’immagine in apertura, uno scatto della mostra FontanaArte, 90 Years of Light and Art 

‘Sottacqua’, un assaggio di estate nel nuovo singolo di chiamamifaro e rovere

È uscito venerdì 3 giugno per Columbia Records/Nigiri il nuovo singolo di chiamamifaro e rovere, sottacqua, un vero e proprio condensato dell’agognata, imminente atmosfera estiva che contraddistingue la stagione estiva.

Dalla collaborazione tra la cantautrice Angelica Gori, capace in tandem col chitarrista Alessandro Belotti di far breccia nel pubblico brani da diversi milioni di stream, e la band che racconta i vent’anni negli anni ’20 del millennio come nessun altro, nasce infatti una canzone che distilla efficacemente il mood delle calde serate d’estate, tra feste e falò sulla spiaggia.

Angelica Gori rovere
Angelica Gori (chiamamifaro), Nelson Venceslai (rovere)

Non solo spensieratezza e summer vibes però, visto che il singolo tocca anche argomenti di grande impatto sociale quali l’inquinamento (serate in spiaggia che sono tra la plastica e le birre ghiacciate, petrolio e margarita sulle labbra salate) e guerra (“feste al mare con la fine del mondo sullo sfondo mentre si cantano canzoni sperando di salvarlo).

i rovere Nelson
Nelson Venceslai e Angelica Gori

Le parole di Angelica Gori, in questo senso, esprimono al meglio l’essenza del progetto, a cominciare dal titolo: «Sottacqua ci si nasconde dal mondo, dai problemi, e da laggiù anche le scuse hanno il sapore del sale e la forma delle bolle. A volte pensare a quel che sarà di noi ci fa sentire come se fossimo giù, sottacqua. Non c’è fiato che tenga, i movimenti sono morbidi e rallentati, la vista annebbiata. Ma per uscire da questa bolla bastano poche bracciate, ed è subito spiaggia, sole, ombrelloni, calore sulla pelle, sale sulle braccia. Fino a quando è sera, e tutto è vento e profumo di domani. Giorni di sguardi, libertà, complicità, di vista al cielo, con qualcuno che, quando siamo sottacqua, ci prenda la mano per non perdersi nel blu».

Nell’immagine in apertura, Angelica Gori (chiamamifaro) e Nelson Venceslai de i rovere

Valentino lancia il nuovo hub conscious-driven ‘Creating Shared Value’

È attiva dallo scorso 31 maggio la nuova area conscious-driven del sito di Valentino, Creating Shared Value. Si tratta di una sezione interna e integrata al portale online della maison capitolina, un autentico universo digitale che dà forma alla volontà del marchio di passare dal me al noi, dal mitico atelier romano della label (luogo delle meraviglie dove si creano sogni e costruiscono visioni di stile) alle strade dove quei sogni e quelle visioni prendono vita.

La piattaforma si pone l’obiettivo di svelare al pubblico ciò che si cela dietro l’operato del brand guidato da Pierpaolo Piccioli, sempre più impegnato in un processo di green transition tramite progetti ad hoc, in ambito sia sociale che ambientale; un percorso del tutto naturale e coerente con i principi fondanti della griffe, intrapreso da tempi non sospetti e ora raccontato, con dovizia di particolari, agli utenti e in generale al mondo esterno col quale Valentino ha avviato un dialogo continuo, con l’obiettivo di restituirgli ciò che gli spetta di diritto.

Valentino sostenibilità
Image courtesy Valentino

I tre cardini della piattaforma: People, Planet, Product

Creating Shared Value si configura come una finestra in costante aggiornamento che invita l’utente ad immergersi nel mondo interattivo pensato dalla maison, in cui i valori aziendali, raccontati attraverso un’inedita interfaccia grafica, risultano articolati in tre sezioni, People, Planet, Product. Per quanto riguarda la prima, è il riflesso del modus operandi di un brand che ha sempre messo al centro del proprio operato l’elemento umano, poiché l’eccellenza artigianale che lo contraddistingue fin dalla nascita negli anni ‘60 è frutto (anche e soprattutto) delle qualità, del talento dei singoli dipendenti, che si adoperano per tramutarla in realtà. La company culture di Valentino, dunque, non può che essere inclusiva, e passa – tra le altre cose – da collaborazioni con enti culturali, scholarship, attività di mentorship, progetti che danno il via a conversazioni tra artisti e giovani, permettendogli di essere agenti di un cambiamento sociale positivo.

Valentino moda consciousness
Image courtesy Valentino

Planet si focalizza invece sul senso di responsabilità ambientale del marchio, oggi più forte che mai, vale a dire la capacità di rispondere del proprio operato e delle proprie azioni. Consapevole della drammatica situazione in cui versa il pianeta, la maison adotta pertanto pratiche trasparenti, adeguando il business model a un mondo in continua evoluzione ed esplorando le infinite possibilità offerte da studi e analisi dell’impatto ambientale.

Product, infine, si concentra sul connubio (ormai imprescindibile) tra eccellenza artigiana e tecnologia, che consente di immaginare nuovi metodi produttivi; l’identità odierna di Valentino si fonda proprio su questo, sulla necessità cioè di preservare lo straordinario heritage dell’etichetta adeguandolo alle necessità della società contemporanea, per continuare a realizzare capi e accessori di squisita fattura ma dall’animo “eco”, ponendo così le basi per una ri-significazione del lusso in ottica green.

Valentino creating shared value
Image courtesy Valentino

Il video di Ainslie Henderson che racconta l’universo di Creating Shared Value

Per presentare Creating Shared Value, la griffe ha scelto di affidarsi alla visione immaginifica di Ainslie Henderson, scrittore, regista e animatore, autore di numerosi corti e clip musicali da milioni di riproduzioni (come Moving On dei James), già vincitore di un BAFTA nel 2012 per The Making of Longbird. L’artista scozzese firma un video in stop motion che vede protagoniste le consistenze tessili nelle quali si costruisce il filo verde, sinonimo dell’approccio conscious-driven di Valentino.

Dsquared2 & LONDONART: nasce la collezione Wallpaper

Torna il Salone del Mobile con un programma ricco di eventi dopo lo stop degli ultimi due anni legati alla pandemia; il risultato è un calendario ricchissimo di iniziative e nuovi progetti, segnale di un mercato in forte crescita. Sempre più spesso, poi, i brand moda sviluppano linee di complementi per la casa, non fa eccezione quest’edizione che segna, in particolare, il debutto della collezione di carta da parati firmata da Dsquared2 in collaborazione con LONDONART, azienda nota a livello internazionale nel segmento wallpaper.

Dsquared2 Wallpaper: Dean e Dan Caten lanciano la carta da parati del brand in tandem con LONDONART

Dsquared2 home
Un wallpaper della linea Vandalized Granny’s Flowers

Dsquared2 per LONDONART è infatti un progetto di co-design che ha coinvolto due realtà leader dei rispettivi settori in un’unione armonica. Il punto di partenza è un dialogo libero tra moda e design, con grande attenzione al Dna del marchio; ne risulta un viaggio attraverso motivi iconici e best-seller, selezionati tra i più significativi nella storia ultraventennale della label di Dean e Dan Caten, con un approccio all’home decor che privilegia il classicismo senza tempo, sviluppato su concetti quali simmetria e pulizia delle forme. Da questa visione nasce una collezione in cui ogni pattern è pensato come identificativo di un aspetto caratterizzante del brand: dalla suggestiva foresta canadese, che insieme al legno e alle illustrazioni caratterizza sin dagli esordi Dsquared2, come pure l’iconico D2 Jack (ovvero il motivo a quadri check rosso e nero), fino al denim camouflage, altro trademark dei gemelli.
Dalla moda al design insomma, con elementi grafici e pop che tornano protagonisti anche nella stampa Vandalized Granny’s Flowers, dove la base floreale è sporcata da scritte e messaggi, mentre Ceresio 7 ci riporta agli ambienti raffinati di Milano e Mykonos griffati D2. In definitiva, un caleidoscopio di decori, print, intrecci, sensazioni e visioni, che incontrano stili, gusti ed esigenze diverse, al punto che ogni pattern convive egregiamente con gli altri pur nella riconoscibilità di ciascuno.

dsquared2 Ceresio 7
Collezione Ceresio 7
Dsquared2 icon
Collezione Icon

Un mix & march di decori che integra e amplia il progetto lifestyle del marchio

Il risultato finale comprende rivestimenti che sanno essere casual ed eleganti in ugual misura, col loro mix & match di decori tra il check, il monogram, l’animalier, i graffiti, i riferimenti al Canada e al quartier generale del marchio Ceresio 7, in una fusione di passato e presente.

Concludono a riguardo Dean e Dan Caten: “La collezione di wallpaper per LONDONART integra ed amplia il nostro progetto di lifestyle. Dsquared2 non è solo moda, ma anche un’esperienza e in questo caso abbiamo avvicinato il nostro mondo a quello degli interni con alcune stampe rappresentative. Oggi più che mai abbiamo capito l’importanza della casa e il desiderio di costruirla in modo originale e accogliente, aprendola a nuove scenografie e orizzonti. Questa prima collezione di wallpaper racconta il nostro mondo e le nostre passioni, sviluppando ulteriormente la nostra visione lifestyle iniziata con il progetto Ceresio 7”.

Dsquared home decor
Collezione Cement Horizon
Dsquared design
Collezione Pop Art
Dsquared design
Collezione Monogram

Nell’immagine in apertura, una proposta della linea Canadian Forest di Dsquared2

A Taranto la seconda edizione del MAP Festival, rassegna che unisce musica e architettura

Dal 7 al 18 giugno Taranto accoglierà, o meglio, si lascerà travolgere dal mix di musica, architettura e parallelismi tra le due discipline della seconda edizione di MAP Festival, progetto innovativo all’insegna della transmedialità culturale, pensato per avvicinare i visitatori al patrimonio musicale, artistico e paesaggistico nelle sue declinazioni più varie.

festival musica Puglia

Ideata dall’Istituzione Concertistica Orchestrale Magna Grecia in collaborazione col Comune e l’Ordine degli architetti, la kermesse intende rivoluzionare i concetti di comunità, città, scenografie urbane; non solo, dunque, un’analisi dei rapporti che intercorrono tra le due arti (musica e architettura), ma anche il loro apporto alle infinite espressioni della creatività attraverso i parallelismi, capaci di tessere fili tra voci ed espressioni differenti, tra realtà (teoricamente) agli antipodi.

festival musicale Taranto
Il programma di MAP Festival

“È un festival che va oltre ogni limite – spiega Piero Romano, direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia – creando connessioni eccezionali tra arti diverse. Musica, architettura e parallelismi avranno una capitale, Taranto, grazie anche al supporto ricevuto da tante realtà cittadine, sensibili a iniziative culturali come il MAP. Vogliamo davvero che la cultura diventi un bene comune”.

Il programma di MAP Festival, tra musica, architettura ed eventi speciali

Più di dieci gli appuntamenti in calendario, centrati ovviamente su musica e architettura (di cui sono espressione le installazioni on site sparse in città), fino alla lectio magistralis dell’archistar Franco Purini, fra i principali esponenti del neorazionalismo italiano e della cosiddetta architettura disegnata.

Map festival Taranto
Andrés Gabetta, Mario Stefano Pietrodarchi

Ad aprire la kermesse, sulla scalinata della concattedrale tarantina (progettata da Gio Ponti), martedì 7, sarà il concerto Le 8 stagioni – Vivaldi & Piazzolla, in cui saranno protagonisti il violino del franco-argentino Andrés Gabetta e il bandoneon di Mario Stefano Pietrodarchi, accompagnati dall’Orchestra della Magna Grecia; un incontro tra barocco e nuevo tango reso possibile dai virtuosismi di uno dei massimi esponenti dell’archetto e del nostro talentuoso connazionale, sullo sfondo di scenografie digitali d’impronta architettonica, nonché della musica curata da Luigi Console, multimedia designer.

Gloria Campaner
Johannes Moser, Gloria Campaner

Mercoledì 8 sarà la volta di Electric Nature, esibizione all’aperto con il duo Gloria Campaner e Johannes Moser, rispettivamente una pianista di enorme talento, che le ha permesso di suonare nelle sale da concerto più prestigiose, come la Carnegie Hall newyorkese; e un violoncellista nominato due volte “strumentista dell’Anno” agli ECHO Klassik, che ha suonato con le migliori orchestre internazionali, compresa la Filarmonica di Berlino. La serata scorrerà tra musica e le Pietre Sonore di Pinuccio Sciola, artista di fama che ha dato vita alle sculture attraverso un’incessante ricerca. Secondo Gloria Campaner “sarà un’esperienza per tutti i gusti, quasi un viaggio musicale, sono felice e onorata di proporre questa esibizione a Taranto”.
La (splendida) cornice sarà quella del convento dei Battendieri, perfetto connubio tra natura e storia; al termine del concerto si potrà gustare un aperitivo, continuando a godere dell’atmosfera suggestiva del luogo, perseguendo quel senso di comunità ritrovata caro al festival.

convento Taranto
Un evento al convento dei Battendieri di Taranto

Sabato 11 ecco poi Drum Circle, evento ritmico ad accesso gratuito in cui cento non professionisti creeranno musica dal vivo insieme all’Orchestra della Magna Grecia. Scenografia della session (unico evento  trasmesso in streaming sui social) sarà l’isola di San Pietro, che ospiterà un concerto per la prima volta. Lunedì 13, al Museo Archeologico Nazionale, si svolgerà la lezione di Purini, che esporrà idee e soluzioni urbanistiche innovative confrontandosi con l’arte millenaria del MArTA

isola San Pietro Taranto spiaggia
L’isola di San Pietro, a Taranto

Il progetto dei Deproducers, il dj set di Ultra Naté, il concerto di John Rutter

Mercoledì 15, nel capannone di Five Motors – esempio da manuale di architettura industriale – sarà il turno dei Deproducers, progetto nato dall’estro di Vittorio Cosma (ex membro della Premiata Forneria Marconi e vincitore di numerosi dischi d’oro in collaborazione con – tra gli altri – Fabrizio De André e Pino Daniele), Gianni Maroccolo (in passato bassista dei Litfiba e dei CCCP – Fedeli alla linea), Roberto Angelini (chitarrista che vanta collaborazioni con Niccolò Fabi e Pino Marino) e Riccardo Sinigallia, cantautore e produttore di canzoni come La descrizione di un attimo dei Tiromancino o Non erano fiori di Coez. Il gruppo musicherà DNA: brani inediti, immagini suggestive e una scenografia ad hoc per rendere spettacolare la conferenza del filosofo, romanziere ed evoluzionista Telmo Pievani, che ripercorrerà la storia del genere umano, dall’Homo Sapiens alle conquiste più recenti della genetica. 

Deproducers project
Il team dietro al progetto DNA

Giovedì 16 è previsto un flash mob sulle note del dj set di Ultra Naté, regina dell’house anni ’90, autrice della hit dance Free. A conclusione del festival, sabato 18, il concerto Look at the world di John Rutter, compositore e direttore d’orchestra tra i più noti e apprezzati. L’evento, all’interno della concattedrale, vedrà la partecipazione di 130 coristi e 70 professori d’orchestra; saranno presenti ARCoPu, l’Associazione Regionale dei Cori Pugliesi, L.A Chorus e i maestri del coro Andrea Crastolla, Annarita Di Giovine Ardito e Agostino Ruscillo. Lo stesso Rutter si lascerà ispirare dalla cattedrale di San Cataldo per comporne il quadro sonoro, opera multisensoriale che diventerà un appuntamento fisso della manifestazione.

John Rutter concerti
John Rutter

Per tutta la durata della rassegna piazza Garibaldi verrà animata dall’installazione/mostra a cielo aperto di Francesco Di Dio alias Effe; con #leragazze l’artista, ricorrendo a un linguaggio pop, restituirà l’incisività delle donne che hanno fatto e fanno la differenza. La città, inoltre, sarà “colonizzata” da installazioni firmate, in esclusiva per il festival, dallo studio New Fundamentals Research Group di Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro.

Nell’immagine in apertura, un concerto sulla scalinata della concattedrale di Taranto, progettata dal grande architetto Gio Ponti

XBENE, l’esperienza wellness che nasce per sorprendere e superare le aspettative

Dopo Bologna, Faenza e Imola, lo scorso gennaio XBENE è approdata anche a Milano, zona Moscova, col suo metodo studiato in oltre vent’anni di esperienza nei settori dell’allenamento, della nutrizione, del mental training e dell’estetica.
Per differenziarsi dalle altre start up sportive, il centro wellness punta a vendere una vera e propria experience: non solo il pacchetto del classico allenamento da pesi, troviamo anche un percorso sportivo a 360 gradi, dalla nutrizione ai trattamenti corpo.

wellness Milano allenamento

Solitamente, nella mente di chi si iscrive in palestra c’è un obiettivo, come ad esempio perdere peso ma, in ambienti spesso affollati, con macchinari sempre occupati e schede assolutamente generiche, create da istruttori che devono seguire molte persone in un solo momento, non è scontato che il risultato venga raggiunto. In uno spazio che si frequenta per avere un miglioramento, invece, ti devi concentrare sul tuo obiettivo, necessiti di un ambiente intimo, spazioso e amichevole, dove il personale dedicato ti segue veramente, ed è questo ciò a cui punta XBENE, prediligendo la qualità alla quantità.

wellness centri Milano

XBENE è un’esperienza a tutto tondo, che continua anche fuori dal centro.
Il personal training educa al movimento, a uno stile di vita attivo e dinamico, non solo nel centro, ma anche a casa. Grazie a un sistema di monitoraggio del movimento, fornito in dotazione ad ogni cliente, il trainer potrà seguire le persone nelle abitudini di vita giornaliere, impostare dei piccoli compiti di movimento da fare a casa e da verificare quando il cliente ritorna in struttura.
Proprio questa è la mission del centro: educare ogni persona a muoversi bene, nutrirsi bene, volersi bene, con un programma mirato, studiato ad hoc in base alle esigenze di ognuno.

Xbene Milano
L’ingresso di XBENE, a Milano

Quando ti fissi degli obiettivi come dimagrire, attenuare i segni del tempo, recuperare tono e prenderti cura del tuo aspetto, non basta una palestra, non bastano i trattamenti estetici, né mangiare bene. È solo l’insieme di tutti questi aspetti che permette di ottenere risultati più velocemente e mantenerli nel tempo.

palestre Milano centro

Nell’immagine in apertura, il nuovo centro XBENE di via Varese 12, a Milano

Il segreto della musica per d.whale: una punta di inquietudine

Scrivo canzoni da una vita, da quando sono bambino. È sempre stato l’unico modo per capire me stesso e per esorcizzare il male.

Sono nato  come autore di canzoni e solo in un secondo momento sono diventato produttore. Produco da sempre i brani che scrivo, per questo il passaggio è stato molto naturale. Il mio approccio parte sempre dalla canzone, difficilmente lavoro su cose che non scrivo direttamente.

Va così: ci si trova in studio, si beve un caffè, ci si racconta e si inizia a scrivere. Ma solo se ritengo che una canzone sia forte passo al secondo step, che è l’arrangiamento.

Ho ancora una sorta di rispetto antico per la musica. Non mi prendo mai gioco di lei e non faccio mai una cosa solo perché si tratta di lavoro.

La musica mi ha letteralmente salvato la vita, e ogni volta che entro in studio è come se entrassi in un tempio.

Davide Simonetta d whale

Lì ho il mio team di lavoro, è lo stesso da una vita. C’è Paolo Antonacci, autore con me di molti successi in radio negli ultimi anni, e c’è Stefano Clessi, l’amico di sempre. Con lui abbiamo iniziato in una realtà indipendente, inventandoci ogni giorno. È stato lui a introdurmi al mestiere dell’autore, perché fino a dieci anni fa per me era impensabile che un’artista cantasse le canzoni di un altro. Ora invece mi trovo a lavorare con tanti artisti diversi tra loro, che spaziano tra differenti generi e mondi musicali.

Ciò che accomuna i miei lavori è sicuramente uno strato di malinconia ed emotività, che mi porto dentro da sempre. Non ho mai creduto alla musica impacchettata, quella “di plastica”, per intenderci.

Per toccarmi le corde più profonde un pezzo deve conservare una sorta di inquietudine.

Allo stesso modo, in ogni produzione inserisco quelli che sono i miei ascolti e la mia formazione. Dall’hip hop della golden age a Berlino, all’elettronica figlia degli anni ‘80. Sono davvero innamorato del pop e di tutto ciò che ti fa canticchiare il pezzo dopo il primo ascolto.

La scena musicale in Italia cambia di mese in mese e ora la trovo assai stimolante. Non ci sono più distinzioni nette. Le regole sono saltate completamente. E questo mi tiene sveglio e mi stimola moltissimo. Pensiamo a Mahmood e Blanco: due artisti che solo un anno fa sarebbero stati definiti “urban”, ora vincono Sanremo con un pezzo squisitamente pop, con una bella melodia nella migliore tradizione italiana. È il trionfo del pop. Cambiano un po’ le metriche, certo, ma l’urban si mischia al pop e non ci sono più regole.

Siamo il paese che esalta la melodia, e una bella melodia  vince sempre su tutto. Vince  sui tentativi di essere sempre e solo super cool a discapito della canzone, e vince anche sui tentativi inutili di rendere una produzione forzatamente sfarzosa, impoverendo la scrittura.

Alla fine vincono solo le canzoni. Un concetto così semplice che è capito solo da pochi.

L’eco-sostenibilità di Situér Milano al Salone del Mobile

Situér Milano, il marchio milanese dal codice estetico minimale, sarà protagonista al Salone del Mobile di Milano, atteso dal 7 al 12 giugno 2022. L’etichetta è stata fondata in seguito ad un’intuizione: piegare il metallo anziché saldarlo. In Toscana nasce l’inconfondibile curvatura protetta da brevetto e che realizza le celeberrime scaffalature.

Il prodotto proposto da Situér vanta un’ispirazione industriale, minimale ed è modulabile.

La label, che vede tra le sue figure chiave Biagio Castellani e Federica Paoli, forgia l’acciaio con l’iconica piegatura a “C” con attenzione alla sostenibilità. Ciò è permesso dalla tecnica di lavorazione che rifiuta la saldatura (altamente inquinante) a favore della piegatura. Ne limita le emissioni di Co2, permette di risparmiare i consumi energetici; riduce il materiale di scarto e accorcia considerevolmente la durata del ciclo produttivo.

Lampada in ottone
Situér Milano – LG-02 pouf ottone

Al salone del Mobile di Milano, il marchio propone la nuova collezione LG – 22 che nasce dall’incontro tra i due giovani designer Federica Poli e Biagio Castellani – fondatori del marchio Situér – e Lorenzo Guzzini, architetto e fondatore dello studio-atelier a Milano.
Ogni elemento presentato esprime la volontà̀ di creare oggetti semplici e densi di significato. Il metallo, sempre senza saldature grazie alla piegatura Situér, resta l’attore principale e per la prima volta, si accosta a materiali naturali come vetro e legno o a tessuti tecnologici ed ecosostenibili.

Torna a giugno il Cigognola Summer Festival

Si terrà dal 9 al 12 giugno la seconda edizione del Cigognola Summer Festival, la manifestazione culturale, ideata da Gabriele Moratti, che unisce alla cultura vitivinicola delle colline dell’Oltrepò Pavese il meglio dei protagonisti della scena internazionale della musica e della danza, sotto la direzione artistica di Paolo Gavazzeni ed Emilie Fouilloux, che abbiamo incontrato per farci raccontare le interessanti novità legate alle performance ideate insieme alle eccellenti personalità artistiche selezionate, che il pubblico presente avrà l’occasione d’incontrare nei giorni della manifestazione.  

Quattro serate di musica classica e danza, in cui i giovani talenti, per la maggior parte italiani, ma tutti con un curriculum affermato a livello interazionale, si esibiscono per celebrare il valore e la bellezza di un luogo incantevole contraddistinto da una cultura vitivinicola antica, attraverso un programma culturale di grande sensibilità artistica in cui appassionati e neofiti potranno scoprire il significato di uno spettacolo trasversale.
Talenti di ogni disciplina sperimentano, con un entusiasmo fuori dal comune, lo scambio e la condivisione di specialità che si fondono all’interno dello stesso palcoscenico, come alcuni passi a due su una musica eseguita dal vivo, spiegano Emilie Fouilloux – responsabile dei progetti creativi del Castello di Cigognola e direttrice artistica del Festival per la parte dedicata alla danza, che si è appena esibita al Galà di San Patrignano con alcuni ballerini dell’Opéra di Parigi – e Paolo Gavazzeni – direttore del canale televisivo Classica HD, regista e personalità di riferimento nel mondo della lirica.

La Scala cameristi
I cameristi della Scala

Un calendario di eventi in cui la parola d’ordine è condivisione

“Un dialogo così aperto con il territorio e le istituzioni non è una cosa scontata” continua Paolo Gavazzeni, che sottolinea il grande coinvolgimento del Comune di Pavia con il Teatro Fraschini e il Collegio Ghislieri, che sarà sede di una presentazione viva e spettacolare, alla presenza di tutti gli artisti.

Il lavoro di team del duo è di fondamentale importanza per l’attenzione con cui ha curato ogni dettaglio di questo calendario di eventi in cui l’obiettivo primario, quello di voler emozionare, rappresenta il fil rouge di una tela su cui hanno voluto ricamare un percorso artistico dedicato non solo al pubblico più esperto, ma anche a chi desidera avvicinarsi con la curiosità della prima volta a uno spettacolo di musica e danza nelle suggestive cornici di Piazza Castello all’aperto o del Teatro Fraschini di Pavia.

Cigognola summer festival
Emilie Fouilloux e Paolo Gavazzeni

“Il nostro augurio è che per molti questo sia il primo approccio alla bellezza, e di riuscire a trasmettere questo importante lavoro di condivisione cui musicisti e ballerini hanno lavorato intensamente, mettendo insieme tutta la loro passione e il loro talento all’interno dello stesso spettacolo, portando sul palco performance che desideravano interpretare, che sentivano veramente proprie”, spiega Fouilloux.

“Volevamo prenderci la responsabilità d’individuare dei talenti in grado di passare un messaggio di valore artistico, ma soprattutto un messaggio di vita che riguarda una passione che diventa una professione, che va a toccare le corde del loro vibrare umano. E spero he questo abbia un valore anche per le nuove generazioni che si avvicinano all’universo della danza e della musica”, dichiara Gavazzeni.

Proust Roland petit
Il ballerino della Scala Gabriele Corrado (a destra) in Proust di Roland Petit

Dal concerto del 9 giugno diretto da Giulio Prandi alla serata conclusiva del 12 giungo, gli appuntamenti principali della manifestazione

All’interno di un ricco calendario, stilato in più di sei mesi, l’esibizione del Direttore Artistico del Centro di Musica Antica della Fondazione Ghislieri di Pavia Giulio Prandi – insignito del Premio Abbiati 2019 della Critica Musicale Italiana quale “miglior iniziativa musicale” – che dirigerà il concerto del 9 giugno, dopo aver diretto orchestra e coro al Teatro Filarmonico della Fondazione Arena di Verona. Quella del violinista Giovanni Andrea Zanon, vincitore di prestigiosi riconoscimenti e concorsi in Italia e all’estero, noto anche al grande pubblico per la recente esibizione durante la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Pechino.
Quella della violoncellista Erica Piccotti, Premio ICMA come “Young Artist of the Year” nel 2020, impegnata già da anni in un’intensa attività concertistica, come solista e in formazioni cameristiche; è previsto anche il concerto del pianista Filippo Gorini, vincitore del Primo Premio e del Premio del Pubblico al Concorso Telekom-Beethoven di Bonn nel 2015, una carriera in costante ascesa che lo ha portato sui maggiori palcoscenici internazionali. I tre artisti eseguiranno musiche di Johannes Brahms, tra cui il celebre Trio op. 8.

Giovanni Zanon
Giovanni Andrea Zanon
Erica Piccotti
Erica Picotti

Nella quarta e ultima serata, quella del 12 giugno, sarà il Teatro Fraschini di Pavia ad aprire le sue porte al pubblico per lo spettacolo conclusivo Le Stelle del Cigognola Summer Festival. Un suggestivo incontro tra musica e danza, in cui si esibiranno nuovamente i ballerini del Teatro alla Scala, con la partecipazione di Zanon, Piccotti, Gorini, del sopranista Federico Fiorio e del maestro Giulio Prandi al pianoforte.

Filippo Ggorini
Filippo Gorini (ph. Marco Borggreve)

Nell’immagine in apertura, il castello di Cigognola

Estate 2022: una guida su cosa vedere a Pantelleria

L’estate è ormai dietro l’angolo e facendo gli scongiuri del caso le nostre vacanze si prospettano con meno restrizioni delle precedenti. Se per la stagione estiva avete deciso di restare in Italia e in cima alle vostre preferenze c’è l’immancabile vacanza al mare, ecco un suggerimento che potrebbe fare al caso vostro. Prendete quindi nota e aggiungete alla vostra lista Pantelleria, la Perla Nera del Mediterraneo; la più grande delle isole satellite della Sicilia ma quella ancora oggi meno nota rispetto alle più famose Favignana, Panarea, Stromboli o Lampedusa. In questo articolo vi consigliamo cosa vedere a Pantelleria.

E per semplificarvi le cose, a voi una breve guida con le principali informazioni utili e qualche suggerimento per pianificare e vivere al meglio la vostra vacanza sull’isola.

Cosa vedere a Pantelleria. Tipiche costruzioni dell'isola.
Le tipiche costruzioni di Pantelleria.

Cosa vedere a Pantelleria: il mare

Cosa vedere a Pantelleria? Chiariamo subito una cosa: se siete alla ricerca di confort di ogni genere, siete sull’isola sbagliata. Dimenticatevi spiagge attrezzate e lettini perché Pantelleria non è Formentera né tanto meno Mykonos; qui troverete soltanto scogli, rocce nere di origine lavica sulle quali trascorrerete le vostre giornate di mare ingegnandovi a trovare una posizione il più possibile comoda, isolati (è proprio il caso di dirlo) dal resto del mondo. Il gioco vale la candela: di fronte a voi scoprirete il mare più blu che abbiate mai visto, nuotando tra banchi di pesci neri come l’ossidiana e del tutto indifferenti alla vostra presenza.

Inoltre, resterete a bocca aperta alla vista di fondali semplicemente meravigliosi: enormi massi franati dal costone come a Cala Cinque Denti, giganteschi blocchi di colata lavica ricoperti da una fitta vegetazione marina che dalla scogliera degradano lentamente nelle profondissime acque blu che circondano l’isola come a Martingana e ancora strapiombi mozzafiato che nascondono grotte che potrete ammirare durante il giro dell’isola.

Tra le cose da vedere a Pantelleria, Arco dell’Elefante

Pantelleria on the road

A Pantelleria il vostro unico mezzo di locomozione sarà una Panda anni 90 o se siete fortunati una vecchia Mehari. In alternativa, potrete girare sull’isola con uno scooter, ma se è la vostra prima volta a Pantelleria meglio munirsi di un’auto. Sull’isola avrete a disposizione diversi noleggi che è preferibile contattare con un certo anticipo rispetto al vostro arrivo.

In ogni caso il vostro mezzo vi servirà per macinare ogni giorno chilometri su chilometri per i vostri spostamenti casa-mare-centro di Pantelleria o Scauri (i due principali centri abitati), percorrendo la strettissima strada perimetrale a doppio senso che costeggia l’isola: 51 km di curve, discese e salite ripidissime da cui si diramano strade sterrate per raggiungere le numerose discese a mare, alcune agevoli e raggiungibili con il vostro mezzo come Bue Marino o l’Arco dell’Elefante, altre decisamente meno come Cala Cinque DentiMartinganaPunta li Marsi Nikà: in questi casi dovrete parcheggiare sulla strada principale e raggiungere a piedi la discesa a mare destreggiandovi tra diversi sentieri che faranno di voi dei veri Indiana Jones. In compenso però, vi ritroverete letteralmente immersi nella natura. 

Vi basterà fare il giro dell’isola sulla perimetrale per raggiungere alcune delle più belle discese a mare come Balata dei Turchi o la stessa Martingana e Nikà, e rendervi conto che ancora oggi queste parti di Pantelleria sono rimaste incontaminate e lontane anni luce da ogni forma di modernizzazione: una folta vegetazione che si alterna ad un paesaggio roccioso con qualche dammuso abbandonato sparso qua e là a testimoniare la presenza dell’uomo e tutto attorno un’infinita distesa blu del Mediterraneo.

Cosa vedere a Pantelleria. L’isola del vento

Uno dei nomi con cui in passato era conosciuta Pantelleria durante la presenza degli arabi è Bent-el-Rhia, cioè figlia del vento: qui infatti il vento non manca (quasi) mai e spesso manderà all’aria il vostro giro dell’isola in barca o in gommone. Ma non temete perché, anche nelle giornate di vento più intenso, troverete sempre un posto al riparo “dietro l’isola” dove trascorrere una tranquilla giornata di mare (per esempio, i giorni di tramontana sono l’ideale per raggiungere via terra Balata dei Turchi o Martingana).

Non solo mare

A Pantelleria non ci si annoia mai grazie alle numerose alternative che l’isola offre al mare. Potrete decidere così di trascorre una giornata all’insegna del benessere in una delle numerose sorgenti di acque termali che testimoniano ancora oggi l’origine vulcanica dell’isola. Le trovate a Cala Gadir (le più frequentate, soprattutto per la loro facilità di accesso); al lago Specchio di Venere, noto anche per i suoi fanghi dalle proprietà terapeutiche e tappa obbligatoria per chi visita Pantelleria per la prima volta; e ancora alle Grotte di Sataria e a Nikà. Qui le sorgenti termali si mischiano direttamente con il mare e per questo raggiungibili solo a nuoto durante il vostro giro in barca.

Gli amanti della natura potranno invece andare alla scoperta della Pantelleria più nascosta attraverso i numerosi sentieri un tempo utilizzati dai panteschi per gli spostamenti all’interno dell’isola. In questo caso, attrezzatevi di scarpe da trekking e ovviamente di una guida locale per evitare di perdervi.

Imperdibile anche il giro delle varie contrade alla scoperta delle tantissime chiese di Pantelleria. Incontrerete prospetti bianchi, che ricordano molto le chiese delle isole greche; questi si scontrano con il colore nero dell’ossidiana impiegata per i muretti a secco; il verde della vegetazione e il blu del mare e del cielo.

Nessun segnale

Se siete dei social addicted o degli incalliti workaholic e pensate di lavorare in modalità smart working, sappiate che vi ritroverete nel luogo meno adatto. Infatti, se escludete la rete wi-fi della struttura in cui soggiornerete, sul resto dell’isola, la vostra connessione sarà spesso fuori uso. Approfittatene per staccare la spina e godervi la quiete che questa isola ancora oggi riesce ad offrire. A Pantelleria avrete la sensazione, vi assicuro favolosa, di essere anni luce lontani dalla terra ferma.

Cosa vedere a Pantelelria.  Le case bianche
I frutti della natura in esibizione

Aperitivi, cena e vita notturna

Nonostante Pantelleria non sia Ibiza, anche sulla Perla Nera l’aperitivo è l’appuntamento irrinunciabile dopo una lunga giornata al mare o in barca. Fermatevi quindi alla Dispensa Pantesca (a pochi metri dal piccolo centro di Scauri). È un antico dammuso restaurato, ideale per un aperitivo al tramonto con vista sul golfo di Scauri. Qui troverete tutti i migliori vini zibibbo e passiti dell’isola; e ancora al Kaya Kaya a pochi metri dal porticciolo di Scauri per una atmosfera più anni 80 e una selezione musicale sempre impeccabile.

I dammusi di Pantelleria diventano locali chic vista mare

Il Sesiventi (in contrada Mursia, a metà strada tra Pantelleria centro e Scauri, aperto anche a cena) e il Sikelia (in contrada Monastero, sopra il paese di Scauri) sono invece le location ideali per vivere l’esperienza dell’aperitivo sui caratteristici tetti bianchi dei dammusi; di fronte ad uno dei tramonti più belli dell’isola. E se siete fortunati, avrete la possibilità di vedere in lontananza le coste della Tunisia. Vi assicuro che sarete testimoni di uno spettacolo della natura unico nel suo genere che ricorderete a lungo.

Anche per la cena, avrete l’imbarazzo della scelta tra numerosi ristoranti pronti a soddisfare ogni vostra esigenza e palato. Punto di riferimento sull’isola ormai da anni è certamente la Nicchia (@lanicchiaristorantepantelleria). Il locale è noto per i suoi piatti che riflettono la cultura culinaria e il patrimonio enogastronomico unico di Pantelleria (imperdibile a fine cena il gelato alla vaniglia con elisir di uva zibibbo); ma anche l’Altamarea (@altamareapantelleria) per una cena a base di pesce con vista sul porticciolo di Scauri. E ancora, il Tramonto in Contrada Penna e la Favarotta a Kamma Fuori, immersa nella campagna isolana, dove potrete gustare oltra alla tipica cucina pantesca anche il famoso coniglio.

Per un’atmosfera più ricercata potrete invece prenotare un tavolo a L’Officina, ristorante all’interno della Tenuta Coste Ghirlanda, situata a Piana della Ghirlanda, nel cuore dell’isola, che offre la possibilità di cenare a lume di candela sotto il cielo stellato immersi tra i vigneti della Tenuta, al Thema (all’interno del Sikelia) e ai Giardini di Rodo.

Ricordatevi in ogni caso di concludere la vostra cena con due prelibatezze isolane. I baci panteschi, tipico dolce di Pantelleria composto da due cialde croccanti rigorosamente fritte farcite con ricotta fresca e scaglie di cioccolato. Abbinateli all’immancabile passito: vero e proprio marchio di fabbrica dell’isola famoso in tutto il mondo.

E se non siete ancora stanchi e avete voglia di un po’ di vita notturna, potrete fare un salto al Kaya Kaya o al Tanit Lounge Bar (a pochi metri di distanza l’uno dall’altro). In alternativa  al Sesiventi, che anche questa estate in tarda serata si trasforma in discoteca.

Pantelleria e il suo cielo

C’è un altro spettacolo unico che la Perla Nera vi regalerà è il suo cielo stellato. La sera, al ritorno dalle vostre cene o da una passeggiata sul lungomare di Pantelleria centro, fermatevi sulla veranda del vostro dammuso; sdraiatevi sulla ducchena (la tipica seduta in pietra o muratura che delimita la terrazza del dammuso, spesso trasformata in divano esterno ricoperto da cuscini) e alzate lo guardo. Verrete letteralmente rapiti dal cielo stellato più bello che abbiate mai visto, grazie ad un inquinamento luminoso praticamente inesistente sull’isola.

Cosa vedere a Pantelleria. Uno dei tramonti più affascinanti d'Italia
I tramonti di Pantelleria

Dove dormire

A Pantelleria potrete scegliere tra numerosi hotel, appartamenti e ville private. Ma a rendere speciale la vostra vacanza sarà un soggiorno nei Dammusi; sono le tipiche abitazioni dell’isola retaggio della dominazione araba, che con le loro mura in pietra lavica e i tetti bianchi a cupola rendono unico e inconfondibile il paesaggio della Perla Nera. 

Come unica sarà la vostra esperienza ad Almofeem (@almofeempantelleria). È una tenuta situata in Contrada Rekhale (in una posizione strategica per raggiungere le più belle discese a mare e vicina al centro di Scauri), recentemente ristrutturata e composta da tre Dammusi indipendenti all’interno dei quali sarete rapiti dal loro stile elegante, un mix di tradizione siciliana ed elementi arabeggianti. Inoltre, il solarium e la piscina esterna a sfioro sono l’ideale per vivere appieno la quiete di fine giornata; davanti a tramonti con vista mare che difficilmente scorderete. 

Come raggiungerla

Grazie al suo piccolo aeroporto, potrete raggiungere Pantelleria da Trapani, Palermo e Catania con i collegamenti aerei della compagnia olandese Dat; nel periodo estivo è anche raggiungibile con voli di linea dalle principali città italiane come Milano, Bergamo e Roma.

In alternativa, e sempre che le condizioni meteo lo permettano, potrete raggiungerla via mare in traghetto o aliscafo grazie ai collegamenti giornalieri dal porto di Trapani.

Scrive Jean-Claude Izzo nel suo “Chourmo. Il cuore di Marsiglia” che di fronte al mare la felicità è un’idea semplice. Nulla di più vero nella celebre frase dello scrittore francese. E personalmente, dopo oltre 20 estati trascorse sulla Perla Nera del Mediterraneo mi piace aggiungere che a Pantelleria questa idea di felicità diventa realtà.

Testo e Credits foto: Luca Giambalvo

Stravaganze imperiali: l’arte contemporanea approda sul lago di Garda

Dopo il grande successo di IN WONDER(IS)LAND a Isola del Garda e per il secondo anno consecutivo, approda sul Lago di Garda e presso le magiche rive di Sirmione la mostra-evento Stravaganze Imperiali”, un progetto artistico multimediale immersivo dell’artista e curatrice Vera Uberti proposto da MAI MUSEUM, con il supporto della Direzione Regionale Musei della Lombardia e del Comune di Sirmione. Otto maxi-installazioni luminose multimediali, in dialogo con il paesaggio circostante, accenderanno e faranno emergere l’energia monumentale delle Grotte di Catullo, che ospiteranno la mostra dal 2 giugno fino al 30 luglio 2022.

MAI MUSEUM accompagna anche quest’anno il pubblico alla ri-scoperta di un nuovo posto segreto sul Lago di Garda, facendone respirare la magia della sua particolare bellezza in una cornice storica unica come le Grotte di Catullo ma da una prospettiva totalmente inedita e fortemente emozionale; un’esperienza di rivitalizzazione del territorio del lago attraverso un’operazione di valore culturale e artistico.

MAI MUSEUM infatti è un open-air museum che combina arte contemporanea tecnologia multimediale, reinterpretando luoghi pieni di significato sul Lago del Garda e in tutto il mondo. La mostra “Stravaganze Imperiali” non è dunque solo un progetto artistico, ma si presenta come un’iniziativa dai risvolti culturali importanti.

Con l’obiettivo, infatti, di valorizzare le bellezze italiane tramite l’arte contemporanea, MAI Museum prende parte all’iniziativa Art Bonus, in cui le società del privato possono concorrere a implementazione e miglioria di enti pubblici legati alla fruizione dello spettacolo.

“Stravaganze imperiali” contribuirà ad aiutare l’area archeologica delle Grotte di Catullo a essere conservata e valorizzata attraverso la progettazione di un nuovo impianto luminoso. Per la realizzazione dell’evento, MAI Museum si avvale delle competenze, dell’operatività e dell’esperienza dalla Fondazione Francesco Soldano, motore da più di vent’anni di importanti iniziative culturali sul territorio, che hanno visto la presenza di numerosi ospiti di caratura nazionale e internazionale.

L’area archeologica delle Grotte di Catullo è il più importante esempio archeologico di villa romana della prima età imperiale presente nell’Italia settentrionale; conserva infatti al suo interno due ettari dei resti di Villa Catullo, una delle maggiori ville residenziali romane del Nord Italia, circondata da uno storico uliveto che conta più di 1.500 alberi. Collocata su uno sperone roccioso, in una posizione eccezionale sulla punta della penisola di Sirmione, dalla Villa è possibile godere di una vista mozzafiato.

Per la prima volta, grazie alla mostra “Stravaganze Imperiali” le Grotte di Catullo ospiteranno installazioni multimediali e opere d’arte contemporanea dell’artista Vera Uberti, e un trittico digitale dell’artista David LaChapelle, e saranno visitabili durante la sera, dalle ore 20:45 alla mezzanotte, in un’atmosfera unica e irripetibile che permetterà di ammirarle illuminate come mai viste prima.

La bellezza dell’antico e del contemporaneo, illuminati insieme in un’esperienza visiva ed emotiva unica.
La mostra sarà inoltre l’occasione per un’esperienza immersiva a 360 gradi che oltre a far vivere l’arte in modo del tutto nuovo e coinvolgente, sveglierà in profondità tutti i sensi: luce, suoni, ma anche gusto e profumi.

‘Hot child in the City’, la serata-evento di MANINTOWN al MAXXI

MANINTOWN e Mediterraneo al MAXXI, un binomio d’eccezione nel segno del talento e della ricerca musicale, celebrato mercoledì 18 maggio con un appuntamento ad hoc. Si è svolto infatti nella cornice – a dir poco suggestiva – del locale lo speciale summer party Hot child in the City; una serata-evento per festeggiare il lancio del nuovo numero della testata, che dà particolare spazio alle voci più promettenti del panorama musicale italiano. Un lavoro di attenzione e scouting di new names che prende ora nuova forma sia nel formato print che in quello digitale.

Mediterraneo Maxxi events
Ph. Michele Provera

L’ispirazione dell’issue in questione, in particolare, viene dal brano eponimo di Nick Gilder, hit di culto già negli anni Settanta, le cui note e parole (“Hot child in the city | Runnin’ wild and lookin’ pretty”) sono rimaste scolpite nella mente di moltissimi appassionati.
Partendo da questo mix all’insegna del wild & pretty, la rivista riserva sei copertine ad altrettante personalità di spicco della scena artistica nazionale, tre provenienti dal settore musicale, tre da quello cinematografico.

I protagonisti delle sei cover di MANINTOWN Hot child in the City issue

Sulla prima cover campeggia il ritratto a tinte pop del fenomeno musicale del momento, Tananai, fotografato da Leandro Emede e vestito dallo stylist Nick Cerioni. Poi è la volta del cantautore Fulminacci (al secolo Filippo Uttinacci), raccontato nell’editoriale di Maddalena Petrosino e Simone Folli.
Infine il mix di arte, cultura, musica che caratterizza Ema Stokholma, figura eclettica, carismatica, tanto più nelle immagini evocative di Davide Musto e Alfredo Fabrizio.

Mediterraneo Maxxi events
Ph. Michele Provera
Mediterraneo Maxxi events
Ph. Michele Provera

Non è stato trascurato il cinema, con la cover story di Matilde GioliMaria Chiara Giannetta, attrici affermate oltreché bellissimi esempi di empowerment femminile. La loro verve viene colta al meglio dall’obiettivo di Davide Musto e, a livello di outfit, dallo styling di Valentina Serra. E ancora, Giacomo Ferrara, pronto a raccogliere sfide inedite dopo il successo di Suburra. Last but not least, il giovanissimo (è nato nel 2002) Francesco Gheghi, un’autentica promessa su cui scommettere; dopo l’eccellente prova fornita ne Il filo invisibile, lo potremo vedere presto in Piove, pellicola di Paolo Strippoli.

Le due performance live che hanno scandito la serata del Mediterraneo al MAXXI

Les Cactus
L’esibizione dei Les Cactus durante la serata Hot child in the City (ph. Michele Provera)
Gianmarco Amicarelli
Gianmarco Amicarelli canta con i Les Cactus (ph. Michele Provera)

La serata è stata animata da due performance live: a salire sul palco per primi sono i Les Cactus, cioè Gianmarco Amicarelli (chitarra/voce), Bea Sunjust (chitarra/voce), Alessandro Giovannini (basso/voce) e Lucio Castagna (cajón/percussioni), collettivo nell’orbita della factory White Rock Studio. Sebbene i componenti del gruppo siano attivi da tempo con i rispettivi progetti musicali (Amicarelli, ad esempio, è membro della band The Lira e della label MKS, e in passato ha pubblicato vari album con i San La Muerte e Vatycans, Sanjust affianca alla carriera di solista le collaborazioni con cinema e tv, Lucio Castagna suona con Carl Brave…), l’unione sotto l’etichetta Les Cactus gli permette di spaziare tra generi, sonorità e influenze, dal rock all’indie al pop, senza tralasciare suggestioni glam e riferimenti alla Nouvelle Vague, così da infondere un’eleganza e un gusto prettamente cinematografici alle loro cover rivisitate, muovendosi con disinvoltura tra pezzi dall’energia intensa, quasi tarantiniana (come Sugar Man o These boots are made for walkin’) e brani più soft.

Rbsn
Il concerto di Rbsn sul palco del Mediterraneo al MAXXI (ph. Michele Provera)

Si alternano sul palco con Rbsn, musicista diviso tra Roma e Usa, che nel suo lavoro fonde jazz, sensibilità cantautoriali, elementi folk, psichedelici ed electro. Ha presentato in anteprima il singolo Stranger Days (tratto dall’omonimo album, in uscita il 20 maggio), che marca l’inizio di un capitolo per lui inedito, concentrandosi – ci spiega – «sulla vita individuale e lo scorrere del tempo, che risulta alterato. The stranger days are gone for me significa centrarsi e riallinearsi, tornare all’essenza di se stessi dopo una lunga dissociazione». Ad accompagnarlo, una proiezione live realizzata da Brando Pacitto, con cui Rbsn sta stringendo un sodalizio creativo sempre più stretto, tanto che l’attore e regista romano, oltre a dirigere tutti i suoi video, cura interamente l’aspetto visivo del progetto, dalle fotografie ai visual dei concerti.

Gli ospiti dell’evento organizzato da MANINTOWN

Non sono mancati, all’evento ospitato dal Mediterraneo al MAXXI, i numerosi talent del cinema diventati ormai parte della community di MANINTOWN. Erano presenti i protagonisti delle cover stories Giacomo Ferrara, Ema Stokholma e Francesco Gheghi come pure volti noti quali Andrea Delogu, Giancarlo Commare, Brando Pacitto. Ancora, Claudia Gusmano, Riccardo Maria Manera, Joseph Altamura, Filippo Contri, Guglielmo Poggi, Giacomo Giorgio, Filippo De Carli, Ludovica e Ginevra Francesconi.

Il founder di MANINTOWN Federico Poletti e Davide Musto, head of scouting, commentano: «Con questo numero continua il supporto alle nuove generazioni, con particolare attenzione alla musica nel suo rapporto con la moda e l’immagine dell’artista. MANINTOWN è la piattaforma di riferimento per il panorama di talent che si sta consolidando e definendo. Siamo un ponte tra Milano e Roma, capitale del cinema che con la sua Bellezza nutre queste nuove generazioni, fonte d’ispirazione per il nostro lavoro».

Di seguito, il video del summer party Hot child in the City

Video by Federico Cianferoni

In apertura, foto di Jacopo Lupinella

Fun: la prima mostra personale a Milano di Rosana Margarita Auquè

Rosana Margarita Auquè è una giovane artista di origine colombiana che scopre la passione per l’arte sin da bambina, avvicinandosi alla pittura all’età di 11 anni per poi proseguire gli studi d’arte al liceo e all’università, tra Cambridge, Colombia e l’Italia. Dopo il diploma, si trasferisce in Inghilterra, per iniziare a studiare arte e pittura all’università di Cambridge per poi ritornare in Colombia e concludere la laurea in arte a Bogotá, all’Università De Los Andes. 

Crepuscolo – Il giardino del camine – Zinia – El jardin de los milagros – Amuleto

Il percorso professionale porta Rosana in Italia a Milano, dove la sua esperienza si arricchisce nel mondo del design fino a farla diventare Vice Presidente della storica azienda comasca  di design e arte Bonacina 1889, che è in tutto il mondo sinonimo di artigianalità Made in Italy, altissima qualità formale ed estetica.

Rosana riesce così a conciliare la sua carriera nel design con la passione per l’arte, iniziando a creare e vendere i suoi primi dipinti. Il risultato di questa formazione emerge nelle sue opere che risentono fortemente delle ispirazioni della sua terra di origini, la Colombia, e l’Italia, due culture che continuano ad avere un grandissimo influsso sulla sua creatività, abbinate poi all’ispirazione dei maestri del Rinascimento e dell’arte moderna, come Monet e Klimt. Su questa contaminazione culturale commenta Rosana:  “Entrambe le culture, sia quella colombiana sia quella italiana, hanno un grandissimo influsso sulla creatività. Il mio più grande interesse, che si evidenzia in ogni creazione, è quello di trovare l’equilibrio tra il colore e la forma.  L’attrazione per il colore viene senz’altro dalle mie radici colombiane. La felicità che ti fa sentire il colore è unica! E questa gioia e libertà cromatica sono caratteristiche del folklore colombiano, così come l’accoglienza e la libertà in senso generale, tutti valori con cui sono cresciuta. Dell’Italia ho colto sicuramente la forma: l’interesse concettuale per quello che sto dipingendo, il fatto di approfondire l’argomento di mio interesse e creare una forma sistematica e disciplinata”. 

Per la prima volta Rosana espone le sue nuove opere a Milano, all’interno dello spazio di design P’n’P Communication (Corso di Porta Nuova 32) in un evento tenutosi ieri sera, 19 Maggio dove ha mostrato una parte inedita del suo lavoro nel suo dialogo continuo con la Natura. Su questa nuova fase creativa dichiara la stessa artista: “Non sottovalutare mai il potere del divertimento. La vita è fatta anche per condividere gioia, energia e consapevolezza. Questa personale costituisce l’evoluzione del mio lavoro degli ultimi 4 anni. La parola F U N “divertimento/gioia” è il collante che unisce questo viaggio di creazione e ispirazione, dove mi sono aperta a scoprire la bellezza, dalle cose ordinarie a quelle più straordinarie, sperimentando la vita senza paura e limiti“.

Allestimento nello spazio P’n’P Communication

Partner speciale della serata è stata la cantina Fasol Menin, etichetta wine con uno spirito giovane e dinamico. La cantina sorge tra i vigneti in piena terra di elezione della riserva garantita: le colline di Valdobbiadene dichiarate sito patrimonio dell’UNESCO. Immersa nel cuore storico e produttivo dell’omonimo Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, la cantina coniuga l’antica tradizione vinicola con una costante ricerca artistica, mantenendo un profondo legame con il territorio circostante.

Un luogo in cui arte, musica e vino si incontrano creando un’atmosfera magica. Definita zona di Arte Collinare la cantina collabora con numerosi artisti e musicisti nazionali, troverete quindi numerose opere esposte sia all’interno che all’esterno dell’edificio mentre nel portico adiacente al vigneto vengono organizzati concerti di musica Jazz e aperitivi in musica. Le etichette dei vini sono state disegnate da artisti locali e sono proprio uno dei fili conduttori tra l’arte e il vino.

La mostra resterà aperta dal 20 al 25 maggio su appuntamento presso Pnp Communication, Corso di porta nuova 32, Milano.

La Rotonda Bistrò. A tavola la firma dello chef-star Tommaso Arrigoni

Il suggestivo porticato coperto illumina con la sua luce ambrata le serate estive del capoluogo lombardo, circondando i 12 mila metri quadrati di giardino della rinnovata location che ospita la Rotonda Bistrot con una proposta culinaria “fatta di piatti e gusti semplici, ma eseguiti con tecniche innovative” – così descrive il suo menù lo chef stellato Tommaso Arrigoni, la cui selezione è accompagnata dai cocktail ideati da 1930 SpeakEasy di Fabio “Benjamin” Cavagna.

La magia di un luogo che trova la sua ragion d’essere nel rispetto e la valorizzazione per l’origine della struttura: l’ex Chiesa di San Michele ai Nuovi Sepolcri – grazie al lavoro dello studio OBR che ha pensato un sofisticato design di arredo, essenziale e ispirato proprio alla cultura monacale: è qui che moderni tavoli fratini e una lunga panca dialogano con la pavimentazione in cotto. «Quando Rotonda Bistrò ha preso forma, da subito ci siamo posti il problema del rispetto di questi spazi. Infatti, abbiamo scelto di affidare alla matita dello studio OBR, del duo Palo Brescia e Tommaso Principi, la realizzazione del progetto architettonico. Ogni nostra azione è dettata dalla scelta di rispettare la Rotonda della Besana e aggiungere opportunità qualitative allo stile di vita che si può assaporare qui», racconta Pasquale Formisano, fondatore e project manager di Rotonda Bistrò.

Rotonda Bistro Milano
La Rotonda Bistrò in notturna

Dal concept alla cucina, un percorso che celebra l’autenticità

Si aggiunge, così, al MUBA – Museo dei bambini, caposaldo della tradizione formativo-educativa della Rotonda Bistrò, un nuovo concept che parte dalla condivisione di uno spazio incantevole, in cui l’interno dell’architettura tardo barocca si sposa con l’accogliente giardino esterno protetto dal suo colonnato, in cui il “menù educativo” dello chef Arrigoni fa da fil rouge a un’estetica del buon gusto che esalta l’eccellenza della cucina italiana.

la Rotonda Bistrò Milano
Il bar di Rotonda Bistrò

Ingredienti di altissima qualità e provenienza certificata come salumi D.O.P. e IGP, primi piatti interregionali rieditati in chiave contemporanea, come gli gnocchetti di patate con sugo di crostacei e topinambur, le uova CBT servite in graziose ceramiche che ne ricordano la forma, in tre sfiziose varianti: dalla spuma di piselli, fave e katsuobushi, alla fonduta di grana padano e carciofi arrosto o alla spuma di patata tartufata e crostone di polenta. La guancetta di maiale confit con riduzione di carne su purea di sedano rapa e, se non lo avete ancora provato, val la pena di tornare per l’hamburger di manzetta Prussiana JDC.
Una proposta pensata per tutta la famiglia, con le mezze porzioni dedicate ai più piccoli che sono pronti ad avvicinarsi al gusto della buona tavola.

Grandi classici rivisitati da un vero filosofo della miscelazione, Benjamin Cavagna di 1930, che si dedica ai cocktail and spirits addicted che possono gustarsi delle originali varianti dell’Americano con un flavour mix d’autore, come l’Americano della Besana, il Paloma Negra, o il Negroni in Vigna, vero fiore all’occhiello di questa esclusiva drink list.

ARIA Retreat  & SPA: un nuovo concetto di lusso sul lago di Lugano

Una sensazione di libertà, di protezione e di benessere: ecco cosa aspetta chi varcherà la soglia del nuovo progetto hotellerie di lusso ARIA Retreat & SPA. Affacciato sulle acque smeraldine del Lago di Lugano, a Cima di Porlezza, Como, sul versante sud del Monte Bronzone, immerso in un parco subtropicale di 35.000 mq ed un bosco di oltre 200.000 mq, ARIA Retreat & SPA è destinato ai veri amanti della natura e della bellezza. 
Un progetto architettonico a basso impatto ambientale che ben si integra con il territorio in un armonico abbraccio con il lago. La struttura è stata costruita in classe energetica A grazie all’applicazione dei migliori materiali e di soluzioni tecnologiche impiantistiche di altissimo livello. 

Vista Lago da una terrazza dell’Hotel

Al cuore di questo progetto, il Benessere a 360° del cliente che si costruisce attraverso un servizio tailor made ed una proposta personalizzata di servizi e di facilities. 
ARIA Retreat & SPA lavora sul concetto di “emotional experience” per i suoi ospiti: la SPA CEò con centro benessere, il Lounge Bar “La Dolce Vita Lounge & Terrace”, il ristorante fine dining La Musa Restaurant & Rooftop Terrace contribuiscono a rendere l’offerta di questo luxury hotel veramente esperienziale. 

Lounge Bar “La Dolce Vita”

Un progetto interamente curato dal noto studio di architettura di Milano, R4M Engineering, che ha sviluppato ARIA Retreat & SPA in 2000 mq di superficie residenziale, su tre piani, che sono stati destinati interamente per la realizzazione di 15 suite. Un progetto architettonico unico e veramente tailor made. 
Il primo “terrazzamento” ospita la piscina interna riscaldata di 130 mq con una importante zona relax; le ampie vetrate conferiscono a questo ambiente una grande luminosità oltre ad una splendida vista lago. 
Dallo stesso piano, attraverso un “passaggio” in acqua, si raggiunge la piscina esterna salata e riscaldata; una “infinity pool” dove godersi, in totale relax, la bellezza di un luogo ricco di fascino. 

Il piano successivo ospita la SPA CEò, un’importante zona benessere con saune panoramiche, bagno turco, private-SPA, jacuzzi esterna, locali per trattamenti. Sempre sullo stesso piano si trova il Lounge Bar “La Dolce Vita” con la sua suggestiva terrazza e la reception.

Sauna con vista lago

Sopra le piscine e la SPA, ma arretrati, sorgono i 3 blocchi distinti a destinazione residenziale composti da LOGGIA SUITE, GRAND LOGGIA SUITE e PENTHOUSE SUITE. Le GARDEN SUITE hanno un loro appezzamento di giardino in proprietà esclusiva. Ogni singola suite ha una loggia importante con vista lago che funge da soggiorno molto protetto persino nelle ore solari durante l’inverno e si offre come home-office molto motivante.

Loggia Suite

Un interior design elegante, raffinato e confortevole studiato in ogni dettaglio. Ambienti luminosi con arredi di lusso, materiali esclusivi e tessuti pregiati caratterizzano ogni interno delle suite, tutte anallergiche. 

Bagno en-suite con materiali pregiati


Tutte le unità abitative hanno un ingresso indipendente dall’esterno, sono raggiungibili con ascensore e sono direttamente collegate con il Ristorante gourmet La Musa e anche con il Resort Parco San Marco tramite un tunnel misticamente illuminato. Un vero percorso esperienziale, tra luci e suoni, che conduce l’ospite in un viaggio sensoriale tra interno ed esterno.

Ristorante “La Musa”

La Musa Restaurant & Rooftop Terrace è un viaggio emozionale attraverso la cucina contemporanea dello chef Michele Pili.

Il ristorante affacciato sul suggestivo Lago di Lugano, a Cima di Porlezza, è la cornice perfetta per un viaggio nel gusto. Un design senza tempo, dallo stile elegante e ricercato definiscono lo spazio e il tempo del ristorante La Musa attraverso un concetto nuovo di ristorazione, mai banale ma sorprendente. Il ristorante fine dining si racconta tra arte ed opere di design, tessuti pregiati dai colori intensi ed arredi dallo stile minimal ed essenziale. Lo chef, sardo di origini, conduce gli ospiti in un percorso sensoriale tra le tradizioni della bella Sardegna e le eccellenze dell’Italia, contaminando sapori e prodotti di grande eccellenza con equilibrio ed armonia.

Piatto gourmet del ristornate “La Musa”





IN&AUT, a Milano il primo festival su autismo e inclusione

Dal 13 al 15 maggio, alla Fabbrica del Vapore di via Procaccini 4 (Milano), si svolgerà IN&AUT Festival, kermesse dedicata all’inclusione sociale e al lavoro delle persone con autismo, la prima nel suo genere in Italia. A tenerla a battesimo una “madrina” d’eccezione, la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, che aprirà venerdì alle 12 la tre giorni di talk, incontri, appuntamenti culturali. Saranno presenti, inoltre, diverse altre cariche istituzionali, dal sindaco Beppe Sala alla vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti, oltre a numerosi parlamentari e figure politiche e istituzionali.

Il programma del festival

Il programma di IN&AUT prevede dibattiti scientifici e confronti tra addetti ai lavori, che vedranno confrontarsi realtà sociosanitarie e aziendali che si occupano di  autismo, disabilità, inclusione nell’ambito lavorativo. Vi prenderanno parte neuropsichiatri ed esperti di fama come Maurizio Arduino, Luigi Mazzone, Roberto Keller, Maria Luisa Scattoni, fondazioni quali Don Gnocchi, Fondazione Bracco, Fondazione Adecco, Fondazione Italiana Autismo, Aut Academy, Rai per il Sociale, Auticon, Angsa Umbria, Fondazione un futuro per l’Asperger, Cometa; e ancora, imprenditori e aziende che hanno deciso da tempo di investire nell’inclusione delle persone  autistiche, oltre a realtà lavorative italiane impegnate sul tema, da PizzAut a Il Tortellante passando per Equo Food, Cascina Blu, Duepuntiacapo, InChiostro.

Festival autismo

Ospiti e conduttori di IN&AUT Festival

Non mancheranno neppure momenti conviviali, tra proiezioni di film, presentazioni di libri e performance teatrali sull’argomento. La direzione artistica dell’evento è affidata all’attrice Giorgia Cardaci, tra gli artisti che hanno confermato la loro presenza, mettendosi volentieri al servizio della causa, ci sono invece Vinicio Marchioni, Elio, Paolo Ruffini, Milena Mancini, Valeria Solarino, Francesco Foti, Arduino Speranza, Fausto Sciarappa, Eleonora Daniele, Camilla Filippi, la Banda Rulli Frulli, Sabrina Paravicini, Giulio Pranno e Giulia Bevilacqua.
Parteciperanno al festival, alternandosi alle conduzioni degli appuntamenti, anche i giornalisti Safiria Leccese, Paola Severini Melograni, Elisabetta Soglio, Riccardo Bonacina, Eugenio Fatigante, Mimmo Pesce.

Promosso dalla Fondazione InOltre, dal giornalista (e papà di un bambino autistico) Francesco Condoluci e dal senatore Eugenio Comincini (promotore della legge sugli sgravi fiscali per le startup che assumono lavoratori con autismo), IN&AUT Festival è patrocinato dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia. Tra i partner istituzionali troviamo Saint-Gobain, Fondazione Bracco, Fondazione Cariplo, Istituto Buddista Italiano Otto per Mille Sokka Gakkai, come main partner BCC Milano, Autostrade per l’Italia, Tecne e Fondazione di Comunità Milano.

Altre informazioni sono disponibili sul sito del festival.

Moda street e musica, la ricetta social di Riccardo Gori aka Ghost Rich

In occasione dell’evento organizzato dal marchio Ten Minutes To Moon a Roma, Manintown ha avuto l’occasione di scambiare due chiacchiere con Riccardo Gori, creator dallo stile decisamente bold, con un debole per colori e grafismi audaci. Un’attitude che si sposa alla perfezione con le proposte dell’ultima capsule collection del brand street italiano, che ruota intorno alla rilettura in chiave ricercata, tesa a valorizzare l’unicità di ciascuno, dei capisaldi del workwear, tra print d’ispirazione futurista, accento sulle geometrie e cromie intense declinate, però, in tonalità misurate, dal crema all’arancio, alle nuance ricorrenti del nero e verde.


Giovane, appassionato di moda e musica, è conosciuto sui social come Ghost Rich; in poco tempo è riuscito a costruirsi una propria fanbase molto attiva, con la quale condivide le proprie emozioni e ideali attraverso scatti unici.

Che rapporto hai con la musica?

La passione per la musica mi è stata tramandata da mio padre, fin da piccolo; lui viaggiava tantissimo per vedere i suoi cantanti preferiti.
Sono stato influenzato dalla sua passione: non ho un genere preferito, mi piace la cultura musicale a 360 gradi. A seconda del momento che vivo, la musica mi aiuta molto. Mi ha davvero salvato dal tipico periodo che viviamo nel pieno dell’adolescenza, tra i 14 e i 18 anni, spronandomi, facendomi capire come inseguire i miei sogni ed essere sempre me stesso. Mi ha dato una bella spinta!

Riccardo Gori anni

Come e quando hai iniziato queste attività sui social? Cosa pensi di Instagram e TikTok: riesci a lavorare grazie a queste piattaforme? Con quale ti identifichi di più?

Instagram lo uso volentieri, gli sono più affezionato rispetto a TikTok perché sono partito da lì. Oggettivamente non so quanto durerà TikTok, ma sicuramente è di forte aiuto per diventare virale.
Da un anno a questa parte IG mi ha aiutato tanto a prendere ispirazione. Durante il giorno lavoravo in un negozio normalissimo, la sera invece mi prendevo una rivincita, potevo postare ed esprimermi liberamente. Ero al lavoro tutto il giorno tutti i giorni, dalle 8 di mattina alle 8 di sera, potermi svagare sui social e mostrarmi per quello che ero davvero era una sorta di vendetta, in positivo…
Sono riuscito a dimostrare che ce la potevo fare da solo, anche a livello familiare; i social mi hanno aiutato a capire ciò che non volevo fare e quella che non poteva essere la mia strada.

Riccardo Gori modello

Sei molto giovane: a cosa pensi sia dovuto il tuo successo? Cosa credi piaccia di più a chi ti segue?

Ho sempre attribuito il mio successo non a un qualcosa in più, bensì al fatto di non avere niente più degli altri. Il segreto è essere umile: rivelarmi spontaneo mi ha portato lontano.
A volte la chiave non sta nell’avere chissà quale talento, ma nell’essere semplici e genuini: in tanti si possono ritrovare in me. Sono sempre vicino a chi mi segue, non voglio farmi percepire inarrivabile, come cantanti o attori.

Rccardo Gori influencer

Che rapporto hai con la moda? Vorresti creare un tuo brand?

Un rapporto molto intimo, inoltre la studio, sto per laurearmi all’Accademia di belle arti a Firenze. Se la musica mi ha spinto a darmi da fare, la moda mi ha costruito, formato, mi ha anche protetto. Penso siano due ambiti assai connessi.
La moda aiuta a stare bene con se stessi, la vivo in maniera sia mentale che corporea.
Al momento non so se vorrei creare un mio brand, l’idea sicuramente mi affascina, anche dal punto di vista del marketing e della comunicazione. Se mi avessi fatto questa domanda due anni fa la risposta sarebbe stata affermativa, ora però tutti vogliono creare tutto, con poca creatività, e l’entusiasmo è un po’ calato… Ormai si fa moda solo perché va di moda.

Riccardo Gori influencer

Le Petit Chef, arriva in Italia lo show-cooking immersivo

Dopo il successo ottenuto nelle principali città internazionali arriva in Italia, in anteprima all’Aleph Rome Hotel, nel cuore storico della Città Eterna, Le Petit Chef. Si tratta di uno show immersivo multisensoriale creato nel 2015 dal collettivo artistico Skullmapping, che vede come protagonista un piccolo cuoco animato e virtuale.

Le petit chef show
Le Petit Chef

Lo spettacolo si svolge a tavola, nel vero senso della parola. Infatti i tavoli del Ristorante 1930 dell’Hotel (dal giovedì alla domenica), grazie a tecniche di videomapping e di realtà aumentata, diventano veri e propri display animati, palcoscenici perfetti per il piccolo cuoco che prepara virtualmente, tra mille avventure (e buffe disavventure) le pietanze, direttamente sui piatti dei commensali. Ecco allora che, nella penombra della sala, nascono sotto gli occhi degli avventori raffinatezze culinarie ricercate e prelibate, mentre le Petit Chef taglia verdure giganti, si tuffa in mare rincorrendo pesci, litiga con un octopus, si arrampica sulle stoviglie e “spara” panna montata tenendosi in equilibrio sopra una forchetta.

Le petit chef experience
Le Petit Chef

Una volta finita la proiezione, il piatto virtuale sparisce e viene servito quello reale, permettendo così agli spettatori di assaggiare ciò che hanno appena visto. Lo show si ripete poi per tutte le portate, rendendo l’esperienza sempre più divertente e avvincente.
Per soddisfare le esigenze di tutti i palati Le Petit Chef propone quattro menù da cinque portate, che includono carne, pesce e opzioni vegetariane. Tra i piatti da scegliere ci sono il risotto con astice, caviale Oscietra, crema di salicornia e lime, la millefoglie di melanzane e scamorza; ancora, il filetto di manzo al punto rosa con variazione di ortaggi, verdure e salsa al vino rosso e lo sformatino al cioccolato fondente con gelato alla vaniglia.

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Le Petit Chef
le petit chef Italia 3d
Le Petit Chef

Oggi più che mai, il cibo è al centro delle nostre pratiche di condivisione sociale delle emozioni. Mangiare non significa soltanto nutrire il corpo, ma sta diventando sempre più un’esperienza completa, che coinvolge tutti i sensi e regala benessere fisico e mentale. Le Petit Chef offre l’occasione di trascorrere del tempo spensierato con gli amici o la famiglia, permettendo agli adulti di tornare un po’ bambini e offrendo ai più piccoli un’esperienza ludica indimenticabile.

Obiettivo su MIA Fair

Eventi in rinascita nella primavera che segna maggiore libertà nelle interazioni e vede approdare una nuova edizione di MIA Fair – Milan Image Art Fair, realizzata in tempi record ma ricca di talk, premi e progetti speciali.
Per tutti gli appassionati e i professionisti della fotografia è il luogo dove concentrarsi sulla ricerca e sulla trasversalità dei linguaggi artistici contemporanei, nonché un hub culturale utile a monitorare lo stato dell’arte fotografica a livello globale.

97 gli espositori provenienti dall’Italia e dall’estero, ritrovatisi negli ambienti di SUPERSTUDIO MAXI a Milano, per un’edizione che ha segnato l’ingresso nel gruppo di Fiere di Parma, collocandola tra i fiori all’occhiello delle realtà fieristiche europee.
Il baluardo visivo scelto per rappresentare, dopo Rankin, la manifestazione dal punto di vista iconografico è la giovane artista olandese Larissa Ambachtsheer. Attingendo dalla serie You Choose, I seduce, l’immagine scelta fa parte delle mise en scène, versione still life, che celebrano l’indagine e le influenze cromatiche nell’ambito food, e come le stesse possano essere usate come strumento di manipolazione.

Larissa Ambachtsheer I choose you seduce
ph. Larissa Ambachtsheer

I premi principali dell’edizione 2022

Per tutti gli appassionati, i cultori e i professionisti, quali sono i premi e gli eventi speciali sui quali soffermarsi?

Oltre al cuore dell’intera fiera, rappresentata dalla Main section, la cui curatela è affidata a Fabio Castelli, direttore di MIA Fair, Gigliola Foschi ed Enrica Viganò, advisor, il premio di maggior rilievo è quello istituito da BNL BNP Paribas, suo partner decennale

Marco Lanzetta Bertani
Ph. Marco Lanzetta Bertani
Giovanni Chiamenti a MIA Fair
Ph. Giovanni Chiamenti

Sono state premiate ex aequo le opere Isola di Simona Ghizzoni e Corpo ligneo di Antonio Biasiucci. La prestigiosa giuria afferma “’Isola’ di Simona Ghizzoni racconta, con tre immagini molto forti, il rapporto tra uomo e natura, spesso fatto di coercizione e spesso conflittuale; la natura, allo stesso tempo, rappresenta la salvezza per gli uomini, soprattutto in un momento come quello del lockdown. La fotografia di Biasiucci è un miraggio; un tronco appare trasfigurato e sembra una città abbandonata, la carica metafisica è fortissima così come la capacità tecnica di far emergere da una realtà oggettiva una visione onirica”.

“Entrambi i fotografi – prosegue la motivazione – attraverso il loro obiettivo invitano a guardare con attenzione il mondo attorno a noi e a coglierne i lati nascosti e straordinari”.
Le opere entrano di diritto nella collezione del gruppo BNL BNP Paribas, che ad oggi conta oltre 5.000 lavori.

Antonio Biasiucci fotografo
Corpo Ligneo, Antonio Biasiucci

Si segnala anche il Premio New Post Photography che propone, attraverso uno spazio dedicato, le tendenze più creative e innovative nel mondo della fotografia contemporanea, in qualità di significativa vetrina per giovani talenti, capace di registrare e mettere in luce i cambiamenti in atto.

La kermesse ha ospitato poi la prima edizione del Premio IRINOX SAVE THE FOOD, a cura di Claudio Composti, aperto a progetti sviluppati, ancora una volta, sul tema del cibo in ogni sua forma.

Uno dei prestigiosi partner di MIA Fair è Sky Arte con il suo premio omonimo, assegnato ai fotografi presenti in fiera. Questa edizione la scelta è ricaduta su Delphine Diallo e Ryan Mendoza, che saranno protagonisti dello speciale del canale sulle loro carriere e visione artistica.

Massimiliano Gatti fotografo
Le nuvole, Massimilano Gatti

I progetti speciali visti a MIA Fair

Non da meno la lista dei numerosi progetti speciali come Olympism Made Visible, iniziativa promossa dalla Olympic Foundation for Culture and Heritage per divulgare i valori olimpici grazie alle immagini di Alex Majoli e Lorenzo Vitturi, che documentano il lavoro di organizzazioni, in Brasile e Cambogia, impegnate nello sviluppo sociale attraverso lo sport.

Lorenzo Vitturi fotografo
Ph. Lorenzo Vitturi

Eberhard & Co., altro partner decennale della manifestazione, conferma il proprio supporto con un progetto per la divulgazione di una parte dell’archivio del fotografo Adriano Scoffone (1891-1980). Nello specifico, la sua documentazione della difficoltosa sfida automobilistica Cuneo-Colle della Maddalena,che vedeva tra i protagonisti il mito dell’automobilismo Tazio Nuvolari.

La nuova scelta italiana, invece, è la proposta di BDC, polo culturale di Parma, che mira a valorizzare il lavoro di tre fotografi individuati come gli eredi dei grandi maestri della fotografia italiana, o ancora NEFFIE di Neuro-Estetica Fotografica organizzato dall’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che invita gli spettatori a scoprire e interpretare le complesse dinamiche del pensiero e delle emozioni che scaturiscono di fronte ad un’opera d’arte.

Collaborazioni, attualità e rassegne fotografiche al centro della kermesse

Proiettandoci all’estero ci focalizziamo sulla Galleria Project 2.0 de L’Aia, con il Dutch Talent Pavillion, che sceglie la vetrina di MIA Fair per presentare il dialogo visivo dei 5 fotografi più originali della nuova scena olandese contemporanea: Sanja Marušić, Manon Hertog, David Hummelen, Lisanne Hoogerwerf e la già citata Larissa Ambachtsheer.

Ziqian Liu photography
Ziqian Liu, Symbiosis, 2021

Volando dall’altra parte del globo si rinsalda la collaborazione con Photo Independent, la fiera di fotografia di Los Angeles che sonda le nuove generazioni di fotografi indipendenti e, per l’occasione, presenta una mostra immersiva di Jessie Chaney (Stati Uniti) e una collettiva con Abdullah Alrasheed (Arabia Saudita), Torrie Groening (Canada), Sara Hadley (Stati Uniti), Maureen J Haldeman (Stati Uniti) Wilson Herlong (Stati Uniti) Cathy Immordino (Stati Uniti), Giancarlo Majocchi (Italia), Erica Kelly Martin (Stati Uniti), Tebani Slade (Australia), Gianluca Sodaro (Italia), Ye Wenlong (Cina) e Forough Yavari (Australia/Iran).

MIA Fair non poteva chiudere un occhio sulla fotografia d’attualità e lo fa grazie ad Emergenza Ucraina, progetto promosso dalla Fondazione Rava, raccontato attraverso le intense immagini di Alfredo Bosco, fotoreporter dell’Agenzia LUZ, che si trova in territorio ucraino.

Martina Stapf
Ph. Martina Stapf

La mostra Nuovo Cinema Paradiso a MIA Fair

Tra le novità si segnala la mostra itinerante Nuovo Cinema Paradiso di Davide Musto, che esplora la nuova generazione del cinema italiano valorizzandone i talenti.

Il fotografo, di origine palermitane ma con base a Roma, segue da anni lo scenario magmatico del mondo dello spettacolo; il suo istinto e occhio attento allo scouting gli hanno permesso di catturare molto in anticipo sui tempi numerosi volti che oggi si stanno facendo conoscere anche a livello internazionale, da Rocco Fasano a Eduardo Scarpetta.

Rocco Fasano serie tv
Ph. Davide Musto

“Da un’innata passione per cinema e teatro e vivendo a Roma da molti anni il mondo del cinema è arrivato in modo naturale. Ho la fortuna di seguire e cogliere le evoluzioni dei nuovi talenti e i cambiamenti che il settore e i suoi attori ci regalano quotidianamente. Il mio è un impegno costante nella ricerca e nella scoperta di nuovi volti che accompagno insieme a storie di moda.

Sono da sempre attratto da quello sguardo cinematografico e appeal internazionale che riconosco per istinto. Così anni fa mi aveva colpito il magnetismo di Rocco Fasano, all’epoca modello, che sarebbe poi diventato uno dei protagonisti di ‘Skam Italia’. E ancora la personalità di un giovanissimo Francesco Gheghi, classe 2002, che sta riscuotendo grande interesse nel film ‘Il filo invisibile’. Fino a Maria Chiara Giannetta che avevo notato nella serie ‘Blanca’ e ha poi conquistato il pubblico al Festival di Sanremo”. Sono le parole di Musto, che ha in agenda eventi espositivi ricchi di nuovi contenuti a Roma, Noto e al Festival del Cinema di Venezia.

Edoardo Purgatori instagram
Ph. Davide Musto

La partnership con Instagramers Milano

Strizzando l’occhio ai social, va menzionata infine la collaborazione con Instagramers Milano, community di riferimento per gli appassionati con oltre 54mila follower. Si è tradotta in due iniziative, una “sfida fotografica” su IG e il workshop Instagram e fotografia: 10 profili per ispirarsi.

In apertura, ph. di Anna Di Prospero

‘Summertime’, la stagione finale

Possiamo dire che Summertime, Baby e Skam sono state le serie teen “apriporta” di Netflix per l’Italia; quello adolescenziale era ancora un pubblico da sperimentare, che, come si era dimostrato in altri paesi, è sicuramente il più attento e sensibile alle novità.
Il successo per gli attori del cast, infatti, come nel caso di Ludovico Tersigni, è stato strabiliante, al punto di vederlo conduttore anche con sua sorpresa di X Factor 15.

Summertime stagione finale

Lo stile musicale della serie, tra successi del passato e nuovi talenti italiani

Come tutte le belle storie anche Summertime giunge alla sua conclusione, e lo fa contraddistinguendosi con le note di Scossa di Sangiovanni, brano inedito del cantautore vicentino, in anteprima nel trailer.
L’artista, che dopo la partecipazione a Sanremo 2022 continua a dare voce alla sua generazione, al desiderio di amore e spensieratezza, sarà anche presente nella serie tv nei panni di se stesso.

Sangiovanni Summertime
Sangiovanni in una scena di Summertime (ph. Francesco Berardinelli, © Netflix)

Si conferma inoltre l’originale stile musicale di Summertime, che pure in questa stagione finale mescola indimenticabili successi come Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli, Pedro di Raffaella Carrà e Luglio di Riccardo Del Turco con alcuni tra i più amati artisti del panorama musicale italiano contemporaneo come Blanco, Madame, Achille Lauro, Franco126, gli Psicologi, Tananai, Bartolini e Ariete, presenti anche nella colonna sonora della seconda stagione.

Summertime 3, trama e new entry del cast

Un’altra estate è finalmente arrivata sulla Riviera romagnola: Summer sembra pronta a vivere la stagione con la spensieratezza che non ha mai avuto, Dario riceve una proposta che non può lasciarsi scappare, Sofia ritorna con la paura di essere ormai un’estranea per i suoi amici, Ale è in preda a profondi sensi di colpa.

Summer, Ale, Dario, Sofia, Edo e Blue faranno un ulteriore passo in avanti verso la scoperta di se stessi, dei propri sogni e aspirazioni. La loro amicizia, oltre all’arrivo di nuove persone all’interno del gruppo, li porterà a capire qualcosa di importante di sé e del proprio futuro.
In questo loro percorso di crescita, oltre a un più ampio vocabolario emotivo, apprenderanno che – a volte – volere bene a qualcuno può anche significare dover rinunciare a qualcosa di sé.

Summer Summertime
Ale (Ludovico Tersigni) e Summer (Coco Rebecca Edogamhe) in Summertime 3

Il cast si allarga e arricchisce di attori talentuosi e carismatici come Cristiano Caccamo, Stefano Rossi Giordani, Emilia Scarpati Fanetti, Ludovica Ciaschetti.
La ricerca più faticosa, per gli autori, è stata quella dell’interprete di Luca: cercavano un attore che oltre a suonare e cantare, portasse un’energia dirompente al racconto e, nello stesso tempo, restituisse una certa fragilità al personaggio. Dopo decine di provini è arrivato Caccamo: con un giro di chitarra e un’improvvisazione con Coco, è stato infine trovato Luca, voce dei Foster Wallace.

La terza stagione di Summertime è stata forse la più complessa. Cattleya voleva infatti chiudere il percorso narrativo dei personaggi con un finale all’altezza delle aspettative del pubblico, che ha amato le storie di questi ragazzi vedendoli crescere.

Summertime Romina Colbasso
Giulia (Romina Colbasso) e Sofia (Amanda Campana) in uno degli episodi finali della serie (ph. Stefania Rosi)
Summertime Edo e Giulia
Edo (Giovanni Maini) e Giulia (Romina Colbasso) in una scena della terza stagione (ph. Stefania Rosi)

Francesco di Raimondo, prendere la recitazione con filosofia

Il ruolo dell’artista estroverso che, nella seconda stagione di Volevo fare la rockstar, vive una liaison con l’Eros di Riccardo Maria Manera, ha permesso a Francesco di Raimondo di imporsi all’attenzione del grande pubblico. Nello specifico, quello televisivo di un serial riuscito nell’impresa di portare nel prime time italiano (certamente non uso a narrazioni amorose che si discostino da quelle “canoniche”, per così dire) una relazione omosessuale raccontata senza manierismi o infingimenti, anzi, col tono leggero, fresco che le appartiene.

Prima degli schermi Rai, l’attore romano (29 anni, parlantina sciolta, una laurea in filosofia utile, sostiene, anche sul set) si era fatto le ossa a teatro, partecipando poi a film (Belli di papà, Tutti i soldi del mondo) e serie come Romanzo famigliare, Provaci ancora Prof! 5, Made in Italy, oltre alla mega-produzione internazionale I Medici. Adesso, dopo gli ottimi riscontri ottenuti dal suo Fabio, arriveranno con ogni probabilità nuove parti, che lui spera siano di quelle che «si allontanano dalle mie corde, dal mio carattere. Pongono sfide interessanti».

Francesco Di Raimondo serie tv
Suit MSGM

Si è da poco conclusa Volevo fare la rockstar 2, dove il tuo personaggio intreccia una relazione col protagonista Eros. Le storie d’amore omosessuale, purtroppo, sono ancora una rarità nella tv italiana, qual è stata la sfida maggiore nell’impersonare Fabio?

Conferire credibilità alla storia, senz’altro. Mi è stato spiegato subito che, se nella prima stagione Eros aveva problemi nell’accettare la propria sessualità, con la seconda si voleva restituire la normalità, la verità di una storia tra due ragazzi, e la sfida stava appunto in questo.
Con Riccardo (Maria Manera, ndr) ora siamo ottimi amici, ma prima di girare non ci conoscevamo, perciò il difficile era far sì che risultassero credibili non tanto (o non solo) le scene d’amore tra loro, quanto il rapporto in generale. Per fortuna ha funzionato, in tanti si sono chiesti perfino se stessimo insieme anche nella vita reale, domanda che ci ha fatto capire di essere andati nella direzione giusta.

Sembra che gli spettatori siano rimasti favorevolmente colpiti dalla tua interpretazione, è così? E perché, secondo te?

È andata così in effetti, con mia grande sorpresa, perché ritrovarsi in un progetto avviato è complicato per definizione. Essere una new entry comporta sempre una responsabilità.
In questo caso, il riscontro è stato più che positivo e Fabio, lo noto – ripeto – con un certo stupore e felicità, è diventato uno dei personaggi più apprezzati. Il motivo credo sia il modo in cui si è scelto di raccontare il legame con Eros, riconducibile a un punto di forza di Volevo fare la rockstar nel suo complesso, al di là dell’omosessualità.
Concordo sul fatto che, come dicevi, in televisione sfortunatamente i temi Lgbtq+ faticano a emergere, sono spesso stereotipati, ridotti a macchiette, tutte cose che nella serie si è cercato di evitare, sia sul piano della scrittura che su quello dell’interpretazione. Volevamo fosse una storia d’amore, senza etichette o specificazioni, e penso che gli spettatori l’abbiano recepito, accogliendo positivamente la sincerità con cui vengono mostrati i personaggi, senza filtri, come persone che chiunque potrebbe incontrare nella quotidianità. Questo contribuisce a far appassionare chi guarda, l’ho constatato pure nei feedback ricevuti nei mesi scorsi; la spontaneità è tra gli elementi che più sono piaciuti, da parte mia sono contento di essere riuscito a farla arrivare.

Francesco di Raimondo Volevo fare la rockstar
Total look Sandro Paris
Francesco di Raimondo Fabio
Total look Salvatore Ferragamo

Hai rivisto gli episodi quando sono andati in onda? Tornando indietro, faresti qualcosa diversamente?

Li ho rivisti, mi piace vedere in compagnia film o serie fatte, quasi dimenticandomi dell’esperienza sul set, come fossi un semplice spettatore.
Non so se cambierei qualcosa, magari andando nel dettaglio delle scene qualche battuta o sguardo, nell’insieme, però, mi sembra che il ruolo abbia funzionato. Mi sono affidato a Matteo Oleotto, persona squisita oltre che ottimo regista; se è venuto fuori un buon lavoro è merito anche suo e del resto del team, il nostro è un lavoro di squadra.

Passando a un titolo completamente differente, eri il cardinale Riario ne I Medici, impressioni e ricordi di una serie kolossal come quella?

Ho dovuto dire una messa in latino, tra l’altro avendo studiato al classico e con una madre insegnante di greco e latino, la responsabilità era doppia! Ricordo che ripetevo di continuo le preghiere con un amico, è stata una prova infinita, sicuramente tra le più divertenti.
Ad impressionarmi, de I Medici, sono stati soprattutto gli abiti che ho avuto la fortuna di indossare; i costumisti hanno fatto un lavoro fantastico, giravo con indosso vesti magnifiche, pesanti e preziosissime.
Essere proiettati indietro di secoli, poi, è stato incredibile, film e spettacoli in costume hanno un fascino ineguagliabile, ti danno l’opportunità di vivere contesti che, per quanto di finzione, sono lontanissimi da ciò cui sei abituato.

Francesco di Raimondo film
Total look Dsquared2

Hai studiato teatro a Roma e Parigi, recitando in tante pièce, cosa ti porti dietro della tua formazione teatrale?

Ha rappresentato la miglior formazione possibile, a 360 gradi; la considero una palestra per la recitazione, fermo restando che ci sono differenze fra cinema e teatro, le emozioni vanno veicolate in maniera diversa. Di sicuro il palco ha una magia del tutto peculiare, non ne faccio una questione di migliore o peggiore, sono due mondi al tempo stesso simili (si tratta comunque di recitare) e distanti, l’ho esperito nettamente nelle prime esperienze sul set, ritrovandomi un po’ spaesato. Capire quale sia la chiave per gestire entrambi è essenziale.

Francesco di Raimondo Instagram
Total look Salvatore Ferragamo
Francesco di Raimondo filmografia
Suit MSGM

Sei laureato in filosofia, stai anche conseguendo un dottorato in materia, trovi sia utile nel tuo lavoro?

Direi di sì, per come l’ho vissuta io la filosofia consiste, tra le altre cose, nell’imparare a pensare come pensava qualcun altro prima di te, un’attitudine estremamente utile per chi, come me, ha una sua rigidità mentale. Può aiutare parecchio, quindi, nel capire come vive, cosa prova un’altra persona; forzando un po’ il meccanismo è lo stesso: nella filosofia lo si utilizza sotto il profilo intellettivo, nella recitazione coinvolgendo anche l’emotività.

Nella tua bio su Instagram compare la celebre “provocazione” di Magritte, Ceci n’est pas une pipe

Ne Il tradimento delle immagini lui, com’è noto, disegna una pipa, negandone contemporaneamente l’entità con la scritta riportata sotto, un’azione paradossale. Sul mio profilo ho voluto fare un’operazione simile, in modo un po’ “piacione”, lo ammetto, segnalando come le foto non rappresentino necessariamente Francesco, è una parte di me che non per forza mi corrisponde appieno.

Francesco di Raimondo serie
Pull Dsquared2

Ci sono ruoli o generi con cui sogni di cimentarti?

Forse un grande cattivo, i villain sono sempre divertenti, in linea di massima, però, i ruoli cui aspiro sono quelli che si allontanano dalle mie corde, dal mio carattere. Pongono sfide interessanti, alla fine con i personaggi simili al proprio io l’interpretazione può arrivare fino a un certo punto.

Su quali progetti stai lavorando al momento? Puoi anticiparci qualcosa di quelli futuri?

Sarò in scena da questa settimana con uno spettacolo cui tengo molto, Scomodi e sconvenienti, sulla storia dell’attore Ermanno Randi, vittima negli anni ‘50 di un tragico caso di cronaca, collegato alle difficoltà di vivere col suo compagno una relazione segreta, in un contesto che non permetteva agli omosessuali di vivere serenamente, alla luce del sole, le loro relazioni. Una vicenda che non conoscevo, il testo è inedito, scritto da Emiliano Metalli. Dei progetti futuri, invece, posso anticipare solo che si parla di film.

Francesco di Raimondo wikipedia
Total look Missoni
Francesco di Raimondo intervista
Jacket Valentino

Credits

Talent Francesco di Raimondo

Photographer Davide Musto

Ph. Assistant Valentina Ciampaglia

Stylist Andrea Mennella

Grooming Alessandro Joubert @simonebellimakeup

Location Villa Spalletti Trivelli

In apertura, Francesco indossa total look Valentino

Cruna: il nuovo standard del menswear italiano

Il brand di menswear Cruna nasce a Vicenza nel 2013 da Alessandro Fasolo e Tommaso Pinotti, giovani imprenditori che fondano una realtà il cui Dna è composto da valori chiari, che le consentono una crescita rapida e virtuosa. I pilastri alla base del suo successo sono estremamente attuali: la filiera, corta e rigorosamente made in Italy, imperniata sulla collaborazione con laboratori manifatturieri veneti; i design, innovativi ma rispettosi dei codici stilistici italiani; l’utilizzo esclusivo di materiali pregevoli.

Cruna inizia il suo percorso come label specializzata nei pantaloni da uomo. Nelle sue proposte il racconto scorre tra artigianalità, tessuti performanti di eccelsa qualità, cura maniacale dei dettagli, una ricerca continua su modellistica e fit. L’obiettivo, compreso presto dal mercato italiano e internazionale, è stato creare un range di pants autentico, “definitivo”. L’innovazione tecnica e stilistica del brand, unitamente ai suoi valori, gli hanno consentito di emergere come uno dei migliori specialisti della categoria. Tra i principali fattori di fidelizzazione della clientela, le vestibilità impeccabili e la capacità di precorrere i trend.

Quello di Cruna è un progetto “from bottom to up”, che parte dal pantalone, cardine del menswear, e si sviluppa su una collezione total look che ruota intorno a capispalla e maglieria, per comporre l’anima di una griffe dalla fortissima identità, che ha il raro pregio di rompere gli schemi e guardare al futuro senza frenesia, come racconta Tommaso Pinotti, Co-Founder & Commercial Director.

Intervista con Tommaso Pinotti di Cruna

Il vostro brand nasce inizialmente con un focus sul pantalone, come mai?

È dal desiderio di rinnovamento del classico guardaroba maschile che nasce Cruna nel 2013, quando io e Alessandro abbiamo deciso di produrre il primo pantalone. Unendo infatti le diverse estrazioni professionali – io ero appena rientrato dall’America, lui era attivo in una società di consulenza, abbiamo percepito la necessità di un modello che mediasse tra stile classico e casual, per rispondere alle esigenze dell’uomo dinamico e contemporaneo.
Prende vita così l’Elevated Casual del marchio, un look contemporaneo, sofisticato, di qualità, che può rispondere alle esigenze dei consumatori che desiderano un look aggiornato e ricercato, senza scendere a compromessi con stile e qualità dei capi indossati.

Quale punto di forza vi differenzia dai vostri competitor?

La capacità di unire l’alta qualità delle proposte a un gusto fresco e contemporaneo. La produzione, con una filiera corta italiana, dall’idea alla realizzazione del singolo pezzo, ci consente un vantaggio competitivo rispetto ai brand che producono in made-out.
La partnership stretta con Marzotto per sviluppare insieme tessuti esclusivi, certifica il nostro continuo impegno nell’innovazione, nell’attivazione e valorizzazione di sinergie tra eccellenze del Veneto.

Quali sono i pezzi chiave del guardaroba maschile per questa S/S 22?

Per la collezione ci siamo ispirati al design e alla contaminazione tra materiali, reinterpretando modelli di ispirazione Heritage secondo codici contemporanei, elevandone lo spirito casual. Proposte decostruite e raffinate danno vita a un gioco di contrasti: tra queste il set-up che vede protagoniste la giacca Soho e l’iconico pantalone Mitte. La prima è la nostra giacca a due bottoni dal fit urbano, senza spacchi, interamente decostruita; la linea fluida e il singolo bottone sulla manica le donano un look contemporaneo e rilassato. Per il Mitte abbiamo invece reinterpretato un classico fit carotato con una pince, inserendo elementi activewear come l’elastico sulla cintura e la coulisse a scomparsa.
La declinazione del modello in un’ampia selezione di tessuti ne eleva il valore intrinseco, rendendolo un passe-partout da portare in ogni occasione. Dai cotoni versatili ai blend lana-cashmere o seta-lino, passando per i migliori filati tecnici, il Mitte si riconferma ad ogni stagione la proposta più apprezzata.

Tra le new entry la giacca Operà, ispirata alle Chore Jacket francese, ne eleva i tipici elementi workwear attraverso tessuti ricercati e una confezione artigianale. La proposta primavera/estate 2022 si completa con una selezione di t-shirt realizzate in maglieria 18 gauge e set-up di morbido cotone bouclé. La Nizza è realizzata in crêpe di cotone Pima organico, tinto filo, di altissima qualità, mentre le maglie Bandol e Downtown, insieme al bermuda Saint-Tropez, sono declinate in freschissimo tessuto bouclé effetto spugna.

Avete già una distribuzione presso retailer di lusso, quali sono le prospettive per il futuro?

Lo sviluppo dell’estero è tra i principali obiettivi, il focus è ora su Danimarca, Olanda e Scandinavia, per incrementare gli oltre 250 multimarca dove siamo presenti.
Per il futuro abbiamo grandi ambizioni: diventare un marchio di riferimento nel settore, rappresentando l’Elevated Casual tipicamente italiano all’estero. Questo significherà continuare il nostro percorso nello sviluppo di prodotto e dei nostri codici stilistici, oltre alla diversificazione dei canali distributivi.
Tra i progetti in stadio di sviluppo avanzato c’è il lancio della prima collezione donna, con la Primavera/Estate 2023. Infine, lo sviluppo della nostra rete di flagship store che prevede, per l’estate, l’apertura del primo negozio Cruna a San Pantaleo, in Sardegna.

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