Il Vinitaly della ripartenza

Doveva essere il Vinitaly della ripartenza e così è stato, almeno secondo i numeri della 54esima edizione del Salone internazionale dei vini e distillati: 700 buyer da 50 paesi e 4.400 aziende da 19 nazioni. Entusiasmo e tanta voglia di incontrarsi in presenza, per parlare di vino, dopo due anni di stop. Siamo stati a Verona, per un giro immaginario delle migliori cantine italiane.

Vinitaly 2022 Sicilia
Lo stand di Donnafugata a Vinitaly 2022

Piemonte

Fondata nel 1972 a Vergne, nel comune di Barolo, G.D. Vajra è una delle cantine di riferimento delle Langhe; vanta una produzione di etichette d’eccellenza, a cominciare da Barolo, ma anche Freisa, Nebbiolo, Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba. Una realtà vitivinicola dinamica, tra le prime ad aver aperto all’agricoltura biologica negli anni ’70, ottenendo nel ‘93 la certificazione biologica.
Definita “uno dei segreti meglio custoditi del Barolo”, l’azienda produce vini che si distinguono per raffinatezza, armonia e complessità. Tra le etichette più conosciute, e premiate, ci sono i blasonati Barolo DOCG (Bricco delle Viole, Ravera e Coste di Rose) che prendono il nome da sottozone della denominazione.

Barolo Langhe
La tenuta della famiglia Vaira, a Barolo

Oggi G.D. Vajra vede due generazioni lavorare in sinergia: i coniugi Aldo e Milena Vaira, i figli Francesca (brand ambassador dell’azienda), Giuseppe (nel 2014 tra i 30 winemakers under 40 to watch secondo The Drinks Business) e Isodoro, alla guida di una squadra di 60 vignaioli. Un lavoro straordinario quello portato avanti da questa realtà, premiata varie volte (tra gli altri riconoscimenti, la 16esima posizione del Barolo Albe 2008 tra i TOP 100 vini al mondo per Wine Spectator e il premio di cantina dell’anno in Italia nel 2015), che inoltre sta aprendo la strada alla riscoperta del Chiaretto di Nebbiolo e dei vini del XVII secolo attraverso due limited edition, N.S. della Neve (un metodo champagne rosé nature) e Claré J.C., fermentazione parziale a grappolo intero di Nebbiolo in purezza.
Con lo stesso spirito pionieristico e visionario che ne contraddistingue il lavoro, la famiglia Vaira è protagonista di un’importante fase di sviluppo, che l’ha portata a ristrutturare la cantina, realizzando all’ultimo piano una sala degustazioni dal design contemporaneo, caratterizzata da ampie vetrate che permettono allo sguardo di spaziare sulle colline della proprietà. Appassionati ed esperti d’arte, Milena e Aldo avevano già arricchito la cantina con vetrate dell’artista Costantino Ruggeri che accarezzano, con luci e colori, gli interni di un luogo da vivere anche nelle sue forme estetiche; una passione che ritroviamo nelle etichette realizzate da Ruggeri (Barolo Albe e Freisa Kyè) e, per la restante produzione, dal maestro dell’acquarello e dell’acquaforte Gianni Gallo.

Vino nebbiolo piemonte
Claré J.C. di G.D. Vajra

Friuli Venezia Giulia

La storia della famiglia Zorzettig nel mondo del vino inizia nel secondo dopoguerra, attraverso l’acquisizione di varie tenute sulle colline di Spessa di Cividale, nei Colli Orientali del Friuli, areale particolarmente vocato alla viticoltura. A guidare l’azienda è Annalisa Zorzettig, imprenditrice curiosa e determinata ad esplorare nuovi percorsi.

cividale del friuli vini
La tenuta Zorzettig a Spessa di Cividale

Recentemente premiata come Wine Woman 2022 da Food and Travel Italia, per lei sono fondamentali valori quali il rispetto del territorio, delle tradizioni contadine locali, della cultura.
Punta di diamante della produzione è la linea Myò, vini a denominazione DOC Friuli Colli Orientali ottenuti da uve coltivate nei vigneti più antichi delle tenute Zorzettig (Malvasia, Ribolla Gialla, Pinot Bianco, Friulano, Sauvignon, Schioppettino, Pignolo, Refosco e Picolit). Il nome rimanda alla prima ballata locale mai trascritta, composta a Cividale nel 1380, canto appassionato di un giovane all’amata, paragonata a un dolce frutto, che ispira il progetto di viticoltura sostenibile di Zorzettig. Tra i progetti futuri, invece, il completamento della nuova cantina “green” avviata nel 2020.
La famiglia riserva grande importanza all’ospitalità: alle attività enoturistiche si è aggiunta dal 2012 quella del Relais La Collina, agriturismo che domina i vigneti della tenuta di Ipplis, a breve distanza da Cividale, città riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. La struttura, ricavata da un vecchio fabbricato rurale, è dotata di 9 camere, con una terrazza che si affaccia sulle vigne e sulle Dolomiti Friulane; un luogo ideale dove trascorrere momenti di relax immersi nella natura.

colli orientali del friuli vino
Relais La Collina
Ribolla gialla vino
Ribolla Gialla di Zorzettig

Toscana

Nel territorio del Chianti Classico, dov’è nato il mito del vino italiano nel mondo, Dievole è la perfetta espressione contemporanea di una denominazione leggendaria. Il cuore ed heritage dell’azienda risiedono nella produzione vitivinicola e nelle esperienze legate alla terra di persone che, con passione e fare artigiano, curano tuttora vigneti e oliveti, guardando sempre oltre. Dei 600 ettari di boschi e colline della tenuta, oltre 150 sono coltivati a vigneti seguendo criteri sostenibili. Rispetto e valorizzazione del terroir trovano il loro complemento nella cantina, dove fermentazioni spontanee in tini di cemento grezzo e invecchiamento unicamente in botte grande, preservano le caratteristiche organolettiche delle uve.

Chianti vigneti
Le vigne Dievole, nel Chianti

I risultati di questo sodalizio fra tradizione e ricerca sono vini eleganti e freschi, dalle etichette importanti: Dievole Chianti Classico DOCG, Sangiovese al 90%, che vinifica in cemento e invecchia un anno nel legno di rovere francese non tostato, vino di corpo che fonde l’anima classica e moderna; Novecento Chianti Classico Riserva, nato per celebrare i 900 anni di storia dell’azienda e divenutone l’icona, Sangiovese al 95%, che vinifica per 17 mesi nelle botti di rovere non tostato e 6 in bottiglia, così da diventare una riserva dalla forte personalità; Vigna Sessina Gran Selezione, Sangiovese in purezza, prodotto da uvaggi sezionati dell’omonima vigna, una gemma che cresce in un piccolo vigneto e, dopo 17 mesi di vinificazione, resta in bottiglia un anno per raggiungere un profumo intensissimo e una profondità elegante, ricca. Ancora, Tocca Stelle Chianti Classico, che esalta le capacità produttive di un singolo vigneto, una selezione di Sangiovese all’85% con Canaiolo e Colorino, dal color rubino intenso, una delle più autentiche espressioni del territorio, di cui viene prodotto anche il Tocca Stelle Olio Extra Vergine Chianti Classico DOP 2019.
È immerso nel verde lussureggiante di quest’angolo incantevole della Toscana il Resort Dievole di Vagliagli, villa padronale del ‘700 circondata da rigogliosi giardini all’italiana e alberi secolari che, insieme agli altri edifici del borgo, rappresentano la massima espressione dell’ospitalità d’autore della zona. Le 28 camere in stile toscano, sobrie ed eleganti, tra Classic, Deluxe, Prestige e Prestige Suite, offrono un’esperienza unica all’interno di un’autentica dimora di campagna della nobiltà senese.

Chianti classico 2022
Il Chianti Classico di Dievole
Chianti resorts
Il Resort Dievole, a Vagliagli

Nella Maremma settentrionale, a Ortacavoli a Riparbella (Pisa), si trova invece Pakravan Papi, azienda vitivinicola che da oltre vent’anni fa vino in modo del tutto personale e peculiare, senza mode né protocolli, puntando sulla forte identificazione tra produttore, prodotto e territorio. I fondatori sono Enzo Papi e Amineh Pakravan, sposati dal 1969. Oggi gestiscono 20 ettari di vigneto, con i restanti 80 lasciati a bosco. La sistematizzazione degli impianti inizia a metà anni ’90, la prima etichetta è del 2003. Le idee di Papi, spinto anche dall’amore per i vini francesi, sono chiare da subito: credere nelle uve autoctone, Sangiovese in primis, ma creare anche una realtà di bordolesi. L’idea alla base – condivisa dai figli della coppia, Leopoldo e Chiara – è quella di focalizzarsi sulle etichette, sul prodotto in bottiglia, mettendo in secondo piano il vitigno ed evidenziando il risultato finale. Troviamo dunque il Sangiovese della varietà piccolo, poi Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Chardonnay, Riesling e Malvasia toscana. Pakravan Papi è anche agriturismo: il cuore dell’accoglienza è nelle due case coloniche sulla collina di Ortacavoli, con sette appartamenti autonomi, spaziosi e dotati di tutti i comfort per una vacanza in piena libertà. Completano l’offerta una piscina con vista incantevole, campo da tennis, area bbq, sentieri da percorrere a piedi o in bici, uno spazio giochi per i più piccoli.

Vigneti Maremma
L’azienda vinicola Pakravan Papi, nella Maremma
Cantine Maremma
Leopoldo Papi e Francesca Filippone di Pakravan Papi

Sicilia

Il Padiglione Sicilia richiama, ad ogni edizione, un gran numero di wine lover: tra gli stand più visitati quello di Donnafugata, realizzato in collaborazione con Dolce&Gabbana, a suggellare la sinergia che lega i due brand siciliani. Nel 2020, infatti, è stata lanciata una linea esclusiva di etichette in partnership con la nota maison. La fiera di Verona è però come sempre l’occasione per presentare le ultimissime novità come Passiperduti, piccola produzione di pregio nata da un’accurata selezione di uve Grillo coltivate nelle colline della Tenuta di Contessa Entellina, nella Sicilia sudoccidentale: un vino poetico e timeless, dall’anima elegante e floreale, che sorprende per mineralità e persistenza. “Con Passiperuti – afferma Josè Rallo – Donnafugata celebra ancora una volta il proprio legame con l’arte e la letteratura. Un’etichetta d’autore e un nome che rimandano alla serenità che proviamo quando contempliamo la natura, capaci di evocare alcuni versi de ‘L’infinito’ di Leopardi, tra i più rappresentativi della poesia italiana”.

Vinitaly stand Sicilia
Lo stand Donnafugata a Vinitaly
Donnafugata Dolce e Gabbana
Tancredi, Donnafugata e Dolce&Gabbana

Tra i territori siciliani più vocati alla viticoltura d’eccellenza c’è l’Etna: i vini del vulcano sono apprezzatissimi dai consumatori e osannati dalla stampa di settore. Tra le nuove realtà segnaliamo una coppia di giovani produttori, Benedetto Alessandro e Giulia Monteleone, che in pochi anni hanno raccolto, con i loro vini a marchio Monteleone, importanti premi e riconoscimenti, ultimo in ordine di tempo l’ambito Tre Bicchieri del Gambero Rosso con l’Etna Bianco DOC Anthemis da uve Carricante, storica varietà autoctona a bacca bianca, coltivata a ben 900 metri nel comune di Sant’Alfio.

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Giulia Monteleone con una bottiglia di Anthemis

Nell’immagine in apertura, l’etichetta Passiperduti di Donnafugata

Donnafugata Music & Wine

Donnafugata nasce in Sicilia dall’iniziativa di una famiglia che ha saputo innovare lo stile e la percezione del vino siciliano nel mondo. La Sicilia, isola al centro del Mediterraneo, è un territorio vitivinicolo dalle straordinarie potenzialità su cui l’azienda basa le proprie produzioni e i propri ideali.

La tenuta di Contessa Entellina (ph. A. Pakula)

L’azienda nasce a Contessa Entellina, nella Sicilia occidentale. Fondata da Giacomo Rallo e Gabriella Rallo, è guidata ora dai figli Josè e Antonio Rallo, che continuano la tradizione orientati all’eccellenza, con un patrimonio di quattro ulteriori tenute a Pantelleria, Vittoria (Acate), Marsala e sull’Etna.

La tenuta di Pantelleria

Il nome e il logo rimandano al romanzo Il Gattopardo e alla storia della regina in fuga, che trovò rifugio laddove oggi si trovano i vigneti aziendali. La cura dei dettagli e la passione per la Sicilia uniscono anche Dolce&Gabbana e Donnafugata in una collaborazione in cui si incontrano creatività e artigianalità. Nasce così una collezione di vini straordinari, ambasciatori dei colori, dei profumi e della cultura siciliana nel mondo: il seducente rosato Rosa, l’avvolgente Bianco Isolano, l’elegante Rosso Cuordilava e il prestigioso rosso Tancredi.

Cantina Marsala (ph. Fabio Gambina)

Inoltre l’azienda si è legata anche al mondo della musica con il progetto di “degustazioni musicali” Donnafugata Music & Wine, in cui è possibile incontrare José Rallo che canta i suoi vini in location uniche.
Dal 1993 uno dei valori del family business è quello di trasmettere l’amore e la cultura del vino aprendo le porte delle proprie cantine al pubblico. Tramite un’ospitalità diversa, piacevole a coinvolgente, l’azienda crede nello studio delle varietà autoctone e nella loro capacità di esprimere una Sicilia autentica e innovativa. Inoltre grande importanza è data alla formazione continua delle risorse umane con aggiornamenti professionali mirati alle esigenze di ciascun ambito lavorativo. Donnafugata è una squadra di persone, uomini e donne, orientata all’eccellenza. Nel dialogo con l’arte, trova un modo di essere che la rende speciale.

La tenuta di Vittoria

Dal 2012 sono innumerevoli gli artisti ospitati sul palco, che hanno presentato opere dedicate al rapporto fra l’uomo e la natura e al magico abbinamento fra il vino e l’arte, spaziando tra musica, danza, opera dei pupi.

Donnafugata Music & Wine è un progetto che nasce nel 2002 da un’idea di José Rallo e del marito Vincenzo Favara. Josè, voce solista del gruppo, propone dal palco un’esperienza live multisensoriale e racconta i suoi vini attraverso la musica; ad ogni vino è infatti abbinato un brano il cui andamento ritmico accompagna le sensazioni della degustazione.

Il progetto Donnafugata Music&Wine vanta una serie di concerti-evento in luoghi evocativi quali il Blue Note di New York e il Museo dell’Acropoli di Atene e la produzione di tre album. Un’esperienza replicabile da ogni wine lover attraverso l’ascolto dei tre CD nati all’interno del progetto, ora disponibili anche su Spotify e sulle principali piattaforme streaming. Il 1° aprile è stato lanciato il terzo album: “Con Rebirth proponiamo un repertorio di 11 brani che spaziano dal jazz alla musica brasiliana con un omaggio alla Sicilia, al vino e alla letteratura”, afferma José. I proventi dello streaming saranno donati alla Fondazione per borse di studio in favore di giovani musicisti siciliani.

Tenuta Etna (ph. Fabio Gambina)

Nell’immagine in apertura, la tenuta di Contessa Entellina, ph. Fabio Gambina

Vindome è l’app alla portata di tutti, per investire sui vini pregiati. È l’era dello smart wine investment

Una nuova opportunità dal mondo del wine trading, si accende per chi vuole avvicinarsi per la prima volta a questo affascinante settore, o per chi ne è già stato conquistato, ma desidera una chiave d’accesso più semplice e immediata.
La categoria di investimento alternativo con maggiore crescita dopo l’arte, che ha registrato incrementi a due cifre, persino in pieno lockdown.

Quest’impresa visionaria è nata da una conversazione tra due amiche, la CEO Ingrid Brodin e Victoria Palatnik, con un affermato wine merchant alla fine del 2018, davanti a un calice di rosso (Ça va sans dire), per trovare un canale di comunicazione efficace con le nuove generazioni. Vindome, per l’appunto, è la risposta che permette di avvicinarsi a questo universo, con un metodo e un’innovativa gamma di strumenti, volti a semplificare lo studio dei rating degli En Primeur, ovvero i vini ancora in botte e, perché no, provare a investire guidati da una maggiore consapevolezza.

Un’app che apre le porte a una nuova era per consumatori e collezionisti, la prima in grado di spiegare in maniera completa e con un linguaggio semplice e immediato, le dinamiche fondamentali per investire sui vini giusti, semplificandone i procedimenti. Uno strumento innovativo per dedicarsi, in tutta serenità, a una passione fatta di gusto e di attesa, il cui andamento non volatile, non soggetto alle regole dei mercati, richiede solo i suoi tempi, quelli di una maturazione ottimale che culmina nel suo valore in bottiglia.
Questo sistema si fonda su una tradizione, fiore all’occhiello, delle vigne di Bordeaux già dal XVIII secolo, che chiama a raccolta gli esperti del settore di tutto il mondo, dalla stampa, agli enologi, ai ristoratori più accreditati, mantenendo alto il prestigio delle vigne del Bordeaux e dei suoi chateaux.

Una settimana cruciale che detta le sorti e i trend del settore e che Vindome segue dal vivo, mettendo in vendita in tempo reale sui suoi canali gli En Primeur sui quali investire, al netto di dazi e IVA, prima del loro imbottigliamento e immissione sul mercato. Chiusa questa plenaria annuale per gli eruditi del settore, Vindome rivela giorno per giorno i singoli rating delle etichette contemporaneamente alla loro messa in vendita, permettendo così agli utenti di cominciare a investire e aggiudicarsi le bottiglie più prestigiose, da cui trarre profitto sfruttando l’aumento di prezzo della bottiglia, una volta messa in commercio. Un esempio? Puoi riuscire a comprare un Margaux meno di 20 euro in attesa del rialzo del suo prezzo di mercato.
Per essere aggiornati sulle quotazioni e l’andamento della campagna basterà seguire i canali social di Vindome, in particolare twitter (@vindome_wine), o sottoscrivere la newsletter dedicata all’indirizzo [email protected].

L’emozione continua, seguendo l’andamento del vino su cui hai puntato, e quando cominci ad avvicinarti al periodo del suo apogeo, inizia la valorizzazione massima e i prezzi iniziano a lievitare, fino al momento di vendere o di condividerlo con chi desideri.

Un sistema tenuto in piedi da una logistica impeccabile, che mette d’accordo la regolamentazione dei vari paesi, punto di forza numero uno che ha conquistato la fiducia di grandi collezionisti e ristoratori di portata internazionale, semplificando la vita di chi vende e chi acquista, con transazioni rapide e dinamiche. Altra carta vincente di questo rivoluzionario sistema è la registrazione di ogni vino sulla blockchain, attraverso la quale si può controllare, provenienza e percorso di ogni vino, prima di ogni acquisto.
Caratterizzati da un costo notevolmente inferiore rispetto a quello futuro di mercato, gli En Primeur o, come vengono anche definiti, i “Futures dei vini”, costituiscono un’opportunità di acquisto di vini rari, prodotti in quantità limitate, e consentono di trarne un considerevole profitto, in alcuni casi anche più del doppio.
Ci sono, poi, nuovi progetti di aziende del Bordeaux che investono sulla biodinamica, tema di grande interesse per i giovani che scelgono di focalizzare i loro investimenti sui mercati green.

Una vera rivoluzione del wine trading, che mette d’accordo produttori e consumatori, abbassando tutti i confini legati a tempo e logistica, e che accompagna i suoi utenti dall’acquisto, al consumo e alla rivendita più vantaggiosa, con vere e proprie occasioni che danno accesso a vini di pregio, a cifre più basse rispetto ai normali valori di mercato.



La bottiglia iconica di CECI 1938, una lavagna ricca di messaggi!

Le cantine CECI 1938 danno forma ai pensieri proponendo il Lambrusco più iconico della winery in una bottiglia dal concept unico. Una bottiglia/lavagna che si fa portavoce di messaggi da lasciare al compagno, mentre attendete una cena a lume di candela, o all’amica, accompagnandolo al regalo di questo vino semplice ed elegante.

TO YOU è il frutto dello spirito conviviale e giovane tipico del lifestyle promosso da CECI 1938 che raggiunge la massima espressione con questa proposta che abbina il piacere del Lambrusco fresco e vivace alla voglia di esprimersi, con il segno. Una bottiglia di vetro nero opaco diventa una vera e propria lavagna, una tela intonsa su cui scrivere o disegnare. In dotazione, con la bottiglia, due gessi bianchi e un cancellino, il tipico di feltro arrotolato, oggetto dei ricordi che ci riporta tutti a scuola!


La bottiglia, chiusa da un tappo a corona, ha il sovra tappo color rame metallizzato con il logo CECI 1938.
To You propone un vino dall’anima social, un Lambrusco che esprime gioia di vivere attraverso il fascino delle bollicine in rosso. Un vino da gustare in compagnia, da condividere in differenti occasioni, un pranzo, un aperitivo, una cena. Un vino che può essere protagonista di ricorrenze e occasioni speciali. Lambrusco dal colore rosso rubino, To You ha un profumo intenso e profondo che rimanda ai frutti rossi e a note speziate oltre ai richiami floreali di viola. Il gusto, fruttato e complesso, avvolge di freschezza.

To You è proposto in bottiglia da 0,75 litri.

(nell’immagine di copertina l’opera del fotografo José Gallego, “Tributo a Caravaggio“)

Ronco Calino Franciacorta, oasi per wine lover

Se la montagna non va da Maometto, è Maometto che va alla montagna. E’ così che ci si reinventa a causa del Covid che limita i contatti e gli spostamenti, ed è così che ha fatto Milano Wine Affair per presentare uno tra i suoi clienti, Ronco Calino Franciacorta. Terra dall’antica vocazione enologica situata tra Milano e Verona, adiacente al Lago d’Iseo, Ronco Calino Franciacorta è un’oasi di pace dove viene prodotto il vino con il metodo della seconda fermentazione in bottiglia.

La cantina Ronco Calino, circondata da dieci ettari di vigneto biologico, produce un’accurata selezione di Franciacorta: l’iconico Brut, il materico Satèn, il particolare Rosé Radijan, il classico Millesimato, il Nature. Tra le rarità, poderosi vini affinati oltre dieci anni sui lieviti tra cui Sinfonia n.13, Centoventi, Càlinos, bottiglie per festeggiare avvenimenti importanti, racchiuse in preziosi cofanetti. 

Milano Wine Affair, da remoto, ci guida alla scoperta dei segreti di Ronco Calino portandoci in cantina dove il vino viene barricato in botti di legno, quelle che regalano particolarità aggiuntive alle uve (Chardonnay e Pinot nero). 

E’ una visita a tutti gli effetti, immersi in un panorama collinare verdeggiante che ci auguriamo tutti di poter vedere di persona, mentre oggi l’experience ci trasporta divertendoci con un quiz a domande aperte e una degustazione live che si specifica sul Ronco Calino Franciacorta Satèn

Di un giallo paglierino dai riflessi verdognoli, del Ronco Calino Franciacorta Satèn notiamo subito la persistenza delle catenelle, un perlage fine ed elegante, orgoglio della casa. Al naso arrivano subito profumi floreali, di fiori bianchi, fiori d’arancio, di gelsomino; al primo assaggio i sentori sono quelli della frutta fresca e giovane, pera, mela, quasi indietro di maturazione; al secondo assaggio il retrogusto diventa cremoso di burro, brioche, crosta di pane, ma è una cremosità che non viene data dagli zuccheri, perchè il Ronco Calino Franciacorta non è un vino dolce, ma un Brut. La cremosità è invece il risultato di un perfetto equilibrio tra parti dure e parti morbide, è la proporzione tra acidità e sapidità e note zuccherine. 


Ronco Calino Franciacorta Satèn è la bollicina perfetta perchè si sposa su tutto, è facile da abbinare, piacevole per tutti i palati ma con quel tocco particolareggiato dato dall’affinamento in barrique di rovere francesi. E allora buona degustazione!

Monna Caterina Wine Resort è il luogo giusto per chi ricerca momenti unici di relax

Immerso in un borgo medievale, Monna Caterina Wine Resort si presenta come un luogo in cui immergersi totalmente e dove è possibile godere della bellezza della natura, dell’arte e della buona cucina. L’antico casolare, nei pressi di Vinci, gode di una panoramica unica, grazie alla sua posizione sul poggio che permette di ammirare un paesaggio mozzafiato. Nel 400 fu l’abitazione della madre di Leonardo Da Vinci, appunto Caterina, immersa in un paesaggio fatto di vigneti e uliveti: quello stesso scenario mozzafiato di cui centinaia di anni fa godeva e che ritroviamo anche nello sfondo della celebre “Gioconda”. Il resort è situato a Vinci, nel cuore della Toscana tra Firenze e Pisa, tra le colline del Montalbano e il Fiume Arno. 

Le camere presentano un arredamento tra design e country: da un lato gli elementi caratteristici del fabbricato rurale e dall’altro l’inserimento di complementi di arredo tra i più contemporanei a tema “leonardesco” con letti flottanti, elementi colorati e trasparenti, vetrate che permettono di illuminare gli ambienti, cura dei dettagli. 

Ma non solo: l’antico resort produce in loco anche una propria gamma di vini, nella cantina Monna Caterina. Il rosso prodotto presenta delle note fruttate di ciliegia, amarena e fiori di violetta con un retrogusto balsamico; il bianco invece ha un gusto vivace esalino, con note agrumate. Per i cultori del vino e dei vigneti, il resort è perfetto per le passeggiate alla scoperta del gusto delle vigne. Non manca il tour alla scoperta degli uliveti: Monna Caterina produce anche un proprio olio d’oliva 100% Made in Italy. 

Un viaggio quindi attraverso la bellezza e le maestranza tutte italiane in un luogo magico, che sa di storia, arte e cultura, dov’è possibile godere di un’esperienza unica, alla scoperta dei sapori e dei profumi. 

Foss Marai, l’azienda vinicola leader nella produzione dello spumante e la sua forza

La chiamano «viticoltura eroica» e Carlo Biasotto, fondatore dell’azienda vinicola Foss Marai, la racconta così:

«Eravamo bambini e i nostri genitori ci ordinavano di andare a cogliere l’uva: quello era il momento del pianto, perché sapevamo quanto duro e pericoloso fosse il lavoro».
Terreno con pendenza di 45 gradi, impossibilità dei terrazzamenti, necessità di intervenire a mano limitando l’ausilio dei macchinari che rischierebbero di ribaltarsi: ecco perché il lavoro dei viticoltori nel Valdobbiadene viene detto «eroico». Tanto suggestivo è il paesaggio, con le colline che intrecciano infinite sfumature di colore, dal verde trifoglio al verde felce, quanto difficile è il domarlo da parte dell’uomo.

È nell’area Conegliano-Valdobbiadene, oggi diventata Patrimonio Unesco, che nascono i vini Foss Marai, grazie al rispetto del “disciplinare dei vini di origine controllata e garantita Conegliano Valdobbiadene – Prosecco” atto alla piena tutela del prosecco, vino simbolo del Made in Italy di qualità, senza forzare le piante e il sistema di coltivazione.

Oggi la famiglia Biasotto, formata da Carlo e Adriana con i figli AndreaCristiana ed Umberto, continua la tradizione di rispetto del territorio che è nel DNA dell’azienda, nata nel 1986. È un modello agricolo dove il segreto è il saper fare, la competenza artigianale, la precisione e la cura con cui vengono gestiti processi selettivi e produttivi complessi, spesso lunghi perché basati sul lavoro manuale, e per questo dispendiosi: ogni compromesso rovinerebbe la qualità dell’esito.
Nell’utilizzo dei lieviti autoctoni e indigeni del prosecco, in particolare della zona del DOCG, la zona delle colline, sta il loro punto di forza. Una selezione accurata viene fatta dallo stato esterno dell’uva, la «pruina», una cera che ricopre gli acini; ce ne è una moltitudine di tipi, e grazie alla collaborazione con l’Università di Piacenza si è giunti alla cernita dei lieviti idonei a portare a termine la fermentazione alcolica: sia per i vini base, risultato della trasformazione primaria da mosto a vino, sia per la fermentazione in autoclave. Grazie a questi lieviti viene garantita l’unicità, la tipicità e la varietà dell’uva, e si è in grado di mantenere l’aroma originario che invece con utilizzo di lieviti commerciali si perderebbe, dando prevalenza agli aromi fermentativi anziché varietali.

In piccole fiale da chimico si mantengono i lieviti madre; ogni tre/quattro mesi va rinnovata la parte marrone di mosto aga e va presa una piccola porzione di lievito (la parte bianca), poi reinoculata in una nuova fiala; ad una temperatura di 35/37 gradi si attende la crescita per una settimana fino a quando la colonia di lievito è in buona salute, per poi porre la fiala in frigorifero per la conservazione, costantemente monitorata.
La meticolosità del processo è necessaria per controllare che non ci sia alcuna interferenza di batteri, dato che nel prosecco è importante mantenere freschezza e vivacità. Fiore all’occhiello di Foss Marai, in questo passaggio, sono gli strumenti tecnologici innovativi utilizzati: dalle macchine con laser infrarossi agli strumenti “enzimatici” per l’esame di alcol e zuccheri.

Se altri produttori utilizzano lieviti commerciali, selezionati perlopiù da multinazionali, spesso olandesi, Foss Marai sceglie e lavora in casa i propri lieviti da 20 anni, con una produzione di 20.000 bottiglie al giorno, per un totale di 2 milioni all’anno circa. Il risultato è un timbro particolare e unico, e in annate non particolarmente favorevoli si riesce, proprio grazie ai 30 lieviti autoctoni, a dare lo stesso risultato di annate più felici, con gli stessi aromi e profumi, riducendo al minimo gli scarti tra una vendemmia e l’altra.

Molte sono le riflessioni che sorgono conoscendo la storia di questa famiglia, che ha messo l’amore per il proprio territorio prima di tutto, che ha fatto diventare «lavoro» la vita stessa. Jean Giono, scrittore francese nato da una famiglia di origine piemontese, riassumerebbe il pensiero in una frase, presa dal suo saggio «Lettera ai contadini sulla povertà e sulla pace», scritto nel 1938:

«Non si può sapere qual è il vero lavoro del contadino: se è arare, seminare, falciare oppure se è nello stesso tempo mangiare e bere alimenti freschi, fare figli e respirare liberamente, poiché tutte queste cose sono intimamente unite, e quando egli fa una cosa completa l’altra. È tutto lavoro, e niente è lavoro nel senso sociale del termine. È la sua vita.»

®Riproduzione riservata

FERRARI TRENTO: AMBASCIATORI DELL’ARTE DI VIVERE ITALIANA.

Era il 1902 quando Giulio Ferrari realizza il  sogno di dare vita ad un Vino Trentino capace di competere con le più grandi eccellenze dello Champagne Francese, il resto è storia.
Il sogno di Giulio Ferrari si è con gli anni tramutato in realtà, non avendo figli decide di affidare la sua azienda a Bruno Lunelli, titolare di un’enoteca con cui collaborava. L’azienda ha continuato la sua scalata verso il successo senza mai abbandonare l’attenzione alla qualità nella quale credeva il suo fondatore, oggi è guidata dalla terza generazione che giorno dopo giorno si fanno ambasciatori dell’italianità nel mondo. Tra loro c’è Camilla Lunelli che abbiamo avuto il piacere di intervistare dopo aver visitato le loro cantine aperte in occasione del lancio della Sauna Perlage Ferrari, in collaborazione con Qc Terme. Un progetto unico nel suo genere, rivestita all’esterno con oltre 150 bottiglie Ferrari incastonate in posizione remouage, tecnica di rotazione periodica delle bottiglie volta a eliminare i depositi originatisi in seguito alla fermentazione. Per l’interno abbiamo visto invece il riutilizzo di casse in legno e più di 500 tappi di sughero sistemati nella seduta. Abbiamo inoltre preso parte ad un pranzo stellato presso la meravigliosa Villa Margon, una delle più importanti residenze signorili della zona, edificata nel 500 e oggi appartenente alla famiglia Lunelli.
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Quali sono i motivi della partnership con Qc Terme?

Siamo entrambi due aziende fortemente italiane, entrambe di origine famigliare e devo dire che quando abbiamo cominciato a collaborare insieme c’è stata una sintonia molto forte. Credo che una cosa che ci accumuni sia l’attitudine all’accoglienza, Qc Terme è per sua natura un luogo di accoglienza e questo ci accomuna molto. Per noi è fondamentale non solo quando accogliamo gli ospiti nelle nostre cantine, nei nostri ristoranti o nei nostri vigneti, ma è un po’ il senso di piacere e di condivisione che speriamo di poter accompagnare con una bollicina Ferrari.
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Quanto è importante per voi il Binomio Ferrari con la concezione di lifestyle?

Per noi è sicuramente un aspetto molto importante, ci tengo a puntualizzare che il nostro focus principale è la qualità del prodotto. Quando siamo sereni di aver fatto un lavoro di qualità allora andiamo a lavorare molto sul messaggio di italianità che ci sta a cuore. Ci piace proporci, principalmente all’estero, come ambasciatori dell’arte di vivere italiana. Lavoriamo spesso in collaborazione con Qc Terme e  con altre eccellenze italiane. Questo messaggio all’estero viene apprezzato molto, noi italiani spesso non abbiamo piena conoscenza di quanto il nostro stile di vita, che passa da la nostra cucina, i nostri vini e le nostre produzioni di eccellenza, sia apprezzato all’estero.

Questo messaggio di italianità vi ha portato ai brindisi degli Emmy Awards, ci può dire qualcosa rispetto a questa collaborazione?

E’ un segno molto importante di quanto stia cambiando l’approccio a livello internazionale alle bollicine. E’ inoltre il quarto anno consecutivo che ci scelgono. In tutta franchezza, 20 anni, fa la bollicina di qualità nell’immaginario specialmente american era solo lo Champagne. Adesso è normale che ci siano anche le bollicine italiane in eventi di questo calibro. Noi siamo felicissimi tra le altre cose, crediamo che gli Emmy Awards siano lo specchio di un cambio dei tempi, di una televisione che sta cambiando forma, che è sempre più dinamica e che non è più la serie b del cinema ma qualcosa di diverso.

General view of atmosphere at the 2015 Creative Arts Governors Ball at LA LIVE on Saturday, Sept. 12, 2015 in Los Angeles. (Photo by Colin Young-Wolff/Invision for the Television Academy/AP Images)

Avete già una varia gamma di prodotti di prima scelta ma ci sono delle novità alle porte?

Ci sono delle grandissime novità molto importanti per noi in quanto riguardano l’alta gamma. Ma non posso anticipare nulla. Ci faremo risentire tra poco perché è una novità che uscirà veramente a breve.

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8 e 9 Settembre torna la terza edizione di WardaGarda

Sabato 8 e domenica 9 settembre ritorna WardaGarda per la sua terza edizione. Due giorni aperti al pubblico con degustazioni, mercatini gastronomici, showcooking e una spazio dedicato ai bambini; un calendario fitto di appuntamenti per raccontare l’Olio Garda DOP nel Cavaion Veronese –  nel cuore della produzione –  tra gli uliveti dell’entroterra gardesano. E proprio nel cuore della produzione del Garda DOP, si parla dell’oro giallo che dal 2004 unisce le regioni di Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto e le quattro province di Brescia, Mantova, Trento e Verona dal Medioevo ad oggi. La terza edizione di WardaGarda aprirà la giornata di sabato un convegno sull’olio, il turismo e l’agricoltura, seguito da un ricco programma con degustazioni di olio in abbinamenti dolci e salati, stand gastronomici, una mostra d’arte e un mercatino enogastronomico dove trovare il meglio dei prodotti del lago. WardaGarda è una tra le iniziative di valorizzazione del prodotto oleario, che si estende ben aldilà della semplice spremitura e dell’imbottigliamento. Significa anche conoscenza dell’ambiente da cui proviene il prodotto, tema particolarmente caro al Consorzio di Tutela dell’Olio Garda DOP, che con rigorosi e certificati controlli, garantisce al consumatore un prodotto di qualità, tutelato da abusi, contraffazioni e concorrenza sleale.

vardagardadomenica-30warda-garda-bis-20-1WardaGarda si inserisce appieno in questo programma, offrendo ai visitatori due giorni fitti di iniziative, a partire da un mercatino di prodotti DOP e IGP della regione, degustazioni di olio e vini dei consorzi Chiaretto di Bardolino DOC e Garda DOC, cene e showcooking.

Il festival prosegue con passeggiate tra gli uliveti, mostre d’arte, musica dal vivo e uno spazio dove i bambini potranno divertirsi con il gioco dell’olio; un’ottima occasione per conoscere l’olio e visitare l’entroterra del Garda attraverso uno dei suoi prodotti più rappresentativi.

vardagardadomenica-46Si darà il via al programma, nella mattinata di sabato 8 settembre, con una tavola rotonda moderata da Luigi Caricato, fondatore di OlioOfficina; all’ordine del giorno ci saranno temi da trattare come prodotti certificati, territorio e turismo. A mezzogiorno seguirà un aperitivo a cura di Amira (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti ed Alberghi) e Abi Professional (Associazione Barmen Italia), mentre nel pomeriggio (16.30) avrà inizio il mercatino, seguito dalla degustazione di Chiaretto di Bardolino DOC guidata dall’AIS Veneto. Alle 17 ci sarà un laboratorio di assaggi dedicato all’olio, chiudendo poi la giornata con la degustazione di Spumante Garda DOC, sempre a cura di AIS Veneto.

Domenica la giornata si aprirà con l’apertura del mercatino delle 17.00, accompagnata da una passeggiata fra gli oliveti con rientro e partenza a Corte Torcolo. Contemporaneamente torna l’appuntamento con le degustazioni di Olio Garda DOP curate dal Consorzio.

Warda è il termine longobardo da cui deriva il toponimo Garda, che deve la sua origine alle fortificazioni di avvistamento con funzioni difensive sulle colline che circondano il lago, gli stessi rilievi su cui da secoli si coltiva l’olivo. Il Garda è conosciuto proprio per questo come “Riviera degli Ulivi” con le sue costruzioni a terrazze, tra le prime cinque realtà olivicole italiane. Tutte le informazioni sono presenti sul sito www.oliogardadop.it.

In viaggio per gusto

Il museo aziendale dedicato alla famosa Guinness; la cantina con il look rifatto da una grande archistar; il museo a Bordeaux con ingressi da capogiro; il mercato coperto rivoluzionario queste le nuove mete che il viaggiatore italiano affianca alla visita di musei e monumenti. I dati rilevano come il fenomeno del turismo enogastronomico sia in netta crescita, dal 21% del 2016 al 30% dello scorso anno. Inoltre, se rimane in patria, la meta preferita del viaggiatore gourmet italiano è la Toscana, ma si riscontra anche un forte interesse per il Sud, in primis Sicilia e Puglia. Molte regioni hanno un potenziale inespresso e non vengono percepite come mete enogastronomiche rilevanti, nonostante siano ricche di eccellenze. Lombardia, Piemonte e Veneto, per esempio, vantano un’offerta che in termini numerici si colloca immediatamente dietro alla Toscana. Queste due delle principali evidenze che emergono dal primo rapporto sul turismo enogastronomico italiano, studio che traccia un quadro sul settore e delinea le tendenze di un segmento in forte crescita in tutto il mondo. «Questo lavoro – spiega Roberta Garibaldi, esperta a livello internazionale di turismo enogastronomico, coordinatrice dell’Osservatorio e promotrice della ricerca – mette a fuoco un trend in forte ascesa. Risulta sempre più evidente come la gastromania stia condizionando la scelta dei viaggi. Troviamo un rafforzamento su ogni fronte: ora gli italiani si muovono anche per cercare esperienze legate al cibo e al vino. Un atteggiamento sempre più simile a quello di molti stranieri». Chiude il rapporto una sezione con il profilo del turista enogastronomico internazionale, la situazione nei principali Paesi del mondo e best pratice estere. In relazione a questa nuova forma di turismo nasce una domanda crescente di servizi, che va soddisfatta di più e meglio. La ricezione turistica, anche attraverso l’apertura delle strutture produttive ai visitatori, può diventare uno strumento essenziale per avvicinare produttori e consumatori, oltre che essere una voce di reddito aggiuntiva.

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Save the date: 21 Maggio, Roma, vino e…arte

Sì svolgerà il 21 maggio a Roma, presso il Casino dell’Aurora Pallavicini, un evento che unisce la degustazione del vino all’arte di un luogo stupendo. 50 aziende vinicole, le migliori in assoluto, guideranno i visitatori per sorseggiare il meglio della produzione italiana. A partire dalle 15.30, fino alle 19.30, sarà possibile, con visita guidata, ammirare la collezione privata del Casino dell’Aurora, gioiello del Barocco Romano fatto costruire ai primi del 1600 dal cardinale Scipione Borghese, sul colle del Quirinale. La seconda edizione di Vino e Arte, l’anno scorso svoltasi a Palazzo Patrizi, sarà l’occasione, oltre alla degustazione di 300 etichette, di far conoscere agli appassionati d’arte e non, i tesori di valore inestimabile della raccolta. Si spazia da opere di artisti come Luca Giordano, Annibale Carracci, Antonio Tempesta, Guido Reni, autore dell’affresco sul soffitto “Il Carro dell’aurora” (da cui il nome del Casino) a busti, statue, sarcofagi marmorei di straordinaria bellezza e stato di conservazione. Questo luogo, così storicamente prezioso ed esclusivo, sarà sicuramente garanzia di un evento davvero speciale.

 

Casino dell’Aurora Pallavicini
Via Ventiquattro Maggio, 43, 00187 Roma
Ingresso: € 25,00
Sconto del 40% a tutti i sommelier

Milano Golosa 2016: La riscoperta della materia prima

Al Palazzo del Ghiaccio di Milano tutto è pronto per la quinta edizione di Milano Golosa, rassegna gastronomica ideata da Davide Paolini aka Il Gastronauta. Sabato 15, domenica 16 e lunedì 17 ottobre più di 200 artigiani del gusto daranno vita a un vero e proprio organigramma delle eccellenze agroalimentari italiane, esponendo i propri prodotti e coinvolgendo i visitatori in un viaggio alla scoperta dei tanti giacimenti gastronomici che caratterizzano la nostra penisola.
Il tema principale di questa edizione è la materia prima e la sua valorizzazione, in cucina quanto nelle piccole scelte quotidiane.
Accanto a focus sulla qualità di ingredienti fondamentali come il cacao, il latte, il luppolo, il miele e la farina, troveranno spazio argomenti per i quali cresce sempre più l’interesse del pubblico: gluten free, agricoltura sinergica e foraging saranno oggetto di approfondimento durante la tre giorni grazie alla partecipazione di chef ed esperti del settore.
Oltre a laboratori, incontri e conferenze ci sarà tempo anche per le ricette – sempre all’insegna dell’equilibrio tra consapevolezza e piacere del cibo – e per interessanti degustazioni di vino.
Gli appassionati potranno infatti partecipare a sette importanti master class, organizzate in collaborazione con WineMi, cui si aggiunge l’atteso confronto sui metodi alternativi di vinificazione e affinamento dal titolo Pietra, vetro, porcellana: nuove vie per il vino?, in programma lunedì 17 ottobre alle ore 11.
Da segnalare nel fitto calendario di appuntamenti il Premio Kia alle Botteghe Golose d’Eccellenza, domenica 16 alle ore 14:00, il contest Panino, passione italiana e il premio alla migliore pizzeria d’Italia, attribuito dagli utenti del Gastronauta.it a Sp.accio di San Patrignano (Rimini), le cui premiazioni si terranno lunedì 17 ottobre presso il Palazzo del Ghiaccio.
Il prezzo del biglietto per Milano Golosa è di 10 euro a persona, 5 euro per bambini dai 6 ai 12 anni e gratuito per i bambini di età inferiore a 6 anni.
Info e programma della manifestazione: www.milanogolosa.it

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La Vendemmia di Sutor Mantellassi

È tempo di vendemmia anche in via Monte Napoleone. La regina del Quadrilatero della moda milanese si tinge dei colori caldi dell’autunno e dei sapori dei frutti viticoli per regalare un’esperienza sensoriale unica, che vede affiancate le grandi maison del lusso alle migliori cantine internazionali. Due mondi che si uniscono in un gioco alchemico di eccellenze, dove la moda celebra il vino. È questa La Vendemmia, promossa dall’Associazione MonteNapoleone e giunta alla settima edizione. Importante la partecipazione delle boutique all’evento, così come l’affluenza in termini di pubblico, che ha affollato le vie della moda meneghina all’inaugurazione. Tra i protagonisti assoluti la boutique Sutor Mantellassi, in via Monte Napoleone 3 che, grazie alla collaborazione con Cusumano, storica cantina siciliana, ha offerto agli oltre quattrocento ospiti di giovedì sera il 700 Brut, con Pinot Nero in purezza e il Blend Noà (Nero d’Avola 40%, Merlot 30%, Cabernet Sauvignon 30%) fiori all’occhiello dell’azienda vinicola. Non solo le papille gustative, è anche la vista a trovare appagamento nella boutique dello storico brand fiorentino, dove passato e presente si mescolano. “La collezione Sutor Mantellassi autunno-inverno 2016/17, prende ispirazione dalle architetture alpine che Edoardo Gellner progettò a Cortina D’Ampezzo e nel Cadore negli anni della Dolce Vita – spiega il direttore Stefano Bergamini – con atmosfere essenziali, geometrie minime e allo stesso tempo maestose, quasi un omaggio alla natura e alle montagne che le ospitano”.

Photo Credit: Fabrizio Di Paolo

www.sutormantellassi.com

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