Grand Hotel Victoria Menaggio, il lusso tra storia e design sul Lago di Como

Il Grand Hotel Victoria Menaggio Concept & Spa, Lago di Como

Con vista incantevole fronte lago, proprio sul punto di incontro tra i due rami, il Grand Hotel Victoria Menaggio Concept & Spa, hotel a 5 stelle, con una L in più che esplicita chiaramente il concetto di lusso, domina il lungolago di Menaggio. Elegante borgo dalle origini antiche, Menaggio si trova sulla sponda occidentale del Lago di Como, all’inizio di una valle che lo collega al Lago di Lugano. Grazie alla sua posizione privilegiata tra lago e montagna – da qui è possibile ammirare il massiccio delle Grigne – il clima mite, il suggestivo borgo antico da visitare e il lido accogliente e ben curato con piscina e spiaggia, il paese si afferma come rinomata località di villeggiatura da oltre un secolo.

E infatti, già durante la Belle Époque, il Grand Hotel Victoria Menaggio ospitava nobili e abbienti famiglie inglesi, tedesche e russe che scendevano dall’Engadina, con un carico di bagagli a seguito, per godersi un soggiorno in un luogo affascinante e dalle tante sfaccettature.

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Grand Hotel Victoria Menaggio, gli esterni visti dall’alto (ph. Giacomo Albo)

Grand Hotel Victoria Menaggio: una storia centenaria

Nonostante sia stato oggetto di un’importante opera di ristrutturazione voluta dalla famiglia Rocchi, proprietaria del gruppo alberghiero R Collection, di cui il Grand Hotel Victoria Menaggio fa parte, l’albergo ha saputo mantenere l’allure legata alla sua storia centenaria. Lo splendore dello stile Liberty continua a trionfare attraverso le sontuose scalinate, i grandi lampadari e gli stucchi e i fregi dorati che ornano le sale. Ma la maestosità e i materiali dell’epoca sono stati accostati, e in parte mitigati oggi, da un design attuale, caratterizzato da linee e forme essenziali e da arredi attuali e funzionali.

Il risultato è una struttura classica dal fascino moderno, in cui la luce naturale illumina gli ambienti penetrando dalle ampie vetrate. In un continuum tra passato e presente, il Victoria si compone di un edificio storico, la Villa, e di una struttura recentissima, il Palazzo, collegati tra loro da un tunnel in vetro lungo circa 30 metri, che simboleggia così l’unione tra tradizione e contemporaneità. Le due strutture, in un contesto architettonico armonioso, racchiudono un’area piscina con open bar – il Bar Griso – immersa nel verde, e i dehors dei ristoranti e dei lounge bar, delineando una sorta di oasi silenziosa e tranquilla.

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Il grande camino classico del bar

La Villa e il Palazzo, in un continuum tra passato e presente

Ottantuno tra camere e suite di design, dotate di ogni comfort e nelle quali nulla è lasciato al caso, si distribuiscono tra la Villa e il Palazzo. Tutto qui è domotizzato, per garantire un impatto ambientale orientato alla massima sostenibilità. L’edificio originale, la Villa, ristrutturata recentemente, affaccia sul lungolago e dispone di un pontile privato con servizio di limousine sull’acqua. La reception, situata all’ingresso, è inondata dalla luce naturale. Le tinte dominanti sono il bianco, il crema, il verde ottanio – nuance che ricorre in tutta la struttura – e l’oro. Qui, sono stati preservati i lampadari e gli antichi camini, oggi funzionanti a vapore. E poi, gli stucchi d’epoca, messi in risalto dal grigio dei soffitti, e la scalinata storica, che affiancati a complementi d’arredo di design definisco un layout classico, sobrio e raffinato.

Il Palazzo, la parte nuova del Grand Hotel Victoria Menaggio, sorge sull’impianto architettonico di un antico convento. Al piano terra spicca la zona piscina, uno scrigno di pace e relax, confinante con la modernissima palestra, sempre aperta. I colori usati nella Villa si rincorrono qui creando una gradevole coerenza stilistica.

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Suite con vista lago
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Una suite del Grand Hotel Victoria Menaggio
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Gli esterni dell’hotel con la piscina

Il Ristorante Lago e il Ristorante 1827: attenzione per le materie prime e altissima qualità

Il Ristorante Lago si trova al piano terra della Villa e offre uno scorcio suggestivo del Lago di Como, con vista su Bellagio. Un all-day-dining restaurant con una piacevole veranda, aperto tutto il giorno a partire dalla sontuosa colazione e fino al dopo cena, propone una cantina a vista con una variegata selezione di etichette. Il Ristorante 1827, vero e proprio gourmet restaurant, ha sede invece nel Palazzo. I tavoli sono divisi tra loro da cortine di catenelle in metallo, che creano delle isole private sapientemente illuminate. La cantina è completamente climatizzata e offre la scelta fra più di quattrocento etichette. Ogni bottiglia è qui codificata e un gioco di luci va ad illuminare di volta in volta quella prescelta dal cliente.

Prima di accedere al Ristorante 1827, il passaggio è d’obbligo attraverso la Erre Boutique che propone magnifici prodotti made in Italy, delle vere e proprie gemme rare, tra le quali una selezione di gioielli, capi di abbigliamento e accessori per la casa.
A guida delle cucine del Grand Hotel Victoria Menaggio, il giovane chef Gabriele Natali vanta una carriera consolidata tra i fuochi di rinomati ristoranti stellati, tra i quali il ristorante di Enrico Bartolini al Mudec, a Milano, e il locale guidato da Paolo Griffa a Courmayeur. Attentissimo all’utilizzo delle materie prime locali di qualità, seguendone la stagionalità, e con uno sguardo rivolto verso il biologico, Natali interpreta le ricette tradizionali dando vita a percorsi gastronomici mirabilmente abbinati alle ricchissime potenzialità dei vini presenti. Con una visione della cucina come convivialità e condivisione, per il ristorante gourmet, lo chef mette in scena un menù dedicato all’arte, al mondo della letteratura e della poesia.

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Grand Hotel Victoria Menaggio, il ristorante

I Promessi Sposi rivivono al Grand Hotel Victoria Menaggio

Il progetto di ristrutturazione dell’albergo ha voluto evidenziare ulteriormente il forte legame tra la struttura e il territorio. Il Bar Manzoni, l’american bar dell’hotel, è stato così nominato in onore all’autore dei Promessi Sposi, ambientato proprio su queste sponde. Il Bar Manager Antonio Notarnicola mette a punto la carta del beverage e aggiunge un tocco personale di creatività e gusto estetico, esaltando ogni drink – tra cui cocktail classici e innovativi, distillati ma anche analcolici – e trasformando ogni sorso in una suggestiva experience.

Sulla scia manzoniana poi, anche il ristorante gourmet deve il suo nome alla data di uscita della prima edizione dell’opera di Renzo e Lucia.
Il fil rouge del lago torna, invece, nelle stampe fotografiche antracite che ricoprono le pareti delle aree comuni e che descrivono, con taglio grafico, paesaggi e scorci del lago di Como.

Infine, Il Tunnel dei Promessi Sposi – illustrato da episodi del romanzo realizzati a mano da un artista che lavora per Wall&Deco – permette di accedere direttamente all’area Spa dalle camere della Villa Storica.

Benessere e design in un viaggio tra corpo e mente alla Erre Spa

La Erre Spa si sviluppa su 1200 metri ed è il luogo ideale per ritrovare un perfetto equilibrio di corpo e mente. Bagni a vapore mediterraneo e turco, percorsi aroma e cromo terapici delle water paradise e docce emozionali. E ancora, saune soft e finlandese, percorso Kneipp, stanza del ghiaccio con la crioterapia, vasca privata illuminata dal cielo starlight ed una piscina di venti metri con postazioni relax jacuzzi, incorniciano il percorso benessere.
Respiro, Equilibrio, Energia ed Armonia sono le cabine dal design moderno e curato, adibite ai trattamenti viso e corpo che, assieme alla cromoterapia delle luci soffuse, delle spotlights e delle candele aromatiche, personalizzano il rituale rigenerante psicofisico. I quattro elementi – il legno, l’acqua, l’aria, il fuoco – convivono alla Erre Spa per un’esperienza immersiva multisensoriale.

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La Erre Spa del Grand Hotel Victoria Menaggio

Weekend in città: 3 indirizzi gourmet a Milano

Milano non è solo la capitale della moda, ma anche quella del food: cucine di ogni parte d’Italia e del mondo qui si mescolano e sperimentano nuovi sapori e ricette innovative. Il panorama gastronomico della città è in continuo fermento; soprattutto se parliamo di realtà giovani che uniscono tradizione a sperimentazioni moderne che non possono passare inosservate. Abbiamo conosciuto da vicino tre indirizzi food che consigliamo assolutamente di visitare per un weekend in città tutto da vivere.


DRY AGED

Dry Aged, è il nuovo progetto di Matteo Ferrario e Stefano Carenzi. Sono due giovani, chef e maitre, che dopo diverse esperienze gourmet hanno deciso di puntare su loro stessi. L’accoglienza la fa la scritta al neon “LIFE IS BEAUTIFUL” che racconta il mood di questi due giovani intraprendenti. 

La nuova destinazione, in pieno centro Milano si trova tra Sant’Ambrogio e Corso Genova. Stile urban ed eleganza informale accolgono gli ospiti in tre ambienti: dal New York bar con tavolo social, alla sala con panoramica sulla cantina, da prenotare anche come privée, una delle poche sale disponibili per almeno 14 persone a Milano, e la sala con cucina a vista attraverso un oblò, quasi un occhio magico a spiare lo chef al lavoro. 

Tra i piatti signature spiccano sicuramente i Mondeghili della tradizione, lo Spaghetto ai 3 pomodori mantecato con olio EVO e basilico; l’Entraña alle braci con cipolla caramellata. Le carni sono certamente un grande focus, con un’attenta ricerca della concentrazione del gusto, nella sperimentazione delle frollature e infine delle macerazioni. Anche la carta dei vini è frutto di grande ricerca con una selezione di tanti produttori di nicchia, sia esteri che italiani per allestire la spettacolare cantina a vista che abbraccia la sala privée. 

Non solo food ma anche arte e design, due componenti fondamentali che caratterizzano il dna del locale.  Dalla scultura lampadario dal design futuristico che con i suoi giochi di luce illumina il pavimento originale anni Venti alla selezione di opere uniche in cui troviamo un “Joker” originale di No Curves, lo pseudonimo dietro il quale si nasconde uno dei più famosi artisti della tapeart di tutto il mondo.

PARTICOLARE

Uno chef, Andrea Cutillo e il maître e sommelier Luca Beretta hanno creato la loro “tana”: Particolare. Il locale vuole essere un punto di accoglienza per tutti coloro che vogliono uscire e sentirsi a casa; che desidererebbero un cocktail ma forse anche una cena; che arrivano per un aperitivo post lavoro e si trovano in un giardino di oltre 100 mq nascosto a Porta Romana, in via Tiraboschi 5

La cucina è creativa e mediterranea, un’attenta selezione di piccoli produttori e una forte attenzione a privilegiare l’allevamento italiano ed etico; una filiera pulita di approvvigionamento degli ingredienti della cucina. Poi abbiamo anche una carta dei vini selezionata privilegiando piccoli produttori come grandi realtà legate al territorio nazionale.

Anche il design non viene meno al nome del locale. Gli architetti Rodolfo Sormani, Alessandro Tonassi e Matteo Ranghetti si sono ispirati all’eleganza degli anni Cinquanta e Sessanta. Tutto è progettato e disegnato nei minimi dettagli, osservando le prospettive specchiate, le textures a rombi, gli accostamenti cromatici, le linee degli arredi, le lampade dorate.

CLASSICO TRATTORIA & COCKTAIL

Classico trattoria &cocktail è il nuovo progetto imprenditoriale della famiglia Murray, con un ampio giardino interno in pieno stile liberty, tra tavoli e sedie d’epoca che coniugano dettagli decò a tessuti di tendenza come il velluto, che raccontano di un elegante salotto in un contesto di Vecchia Milano. La sinergia tra cucina e cocktail bar, le due anime di Classico, è il tratto distintivo del ristorante, da gustare al civico 6 di via Marcona

I drink lover troveranno qui una cocktail list in cui ogni miscela è legata al titolo, al testo, o all’autore di una canzone. La cucina dello chef Emanuele Menna valorizza invece le ricette della cucina regionale con sapori netti, senza filtri e genuini, che rimandano alla tradizione gastronomica mediterranea con un piglio fresco che non stravolge, bensì esalta i gusti dei singoli ingredienti.

In cover: Dry Aged

Dalla Gioconda apre un pop up restaurant a Cortina da Franz Kraler

Allegra Tirotti RomanoffStefano Bizzarri, lo chef Davide Di Fabio, grazie alla famiglia Kraler hanno voluto portare un po’ di loro e del loro mondo a Cortina, creando un pop up restaurant dall’immagine fresca e contemporanea, una vetrina sul mare nella stupenda località di montagna.

Avrà luogo tutte le sere dal 21.02.22 al 27.02.22, nella boutique di Franz Kraler in corso Italia 119. Sarà un lampo o meglio uno scorcio sui primi raggi di sole della riviera, una cena riservata, pochi intimi, un menu unico, un buon sound e la voglia di accogliere gli ospiti come a casa, tra gli splendidi vestiti della boutique, i libri, i fiori e il buon vino.

Dalla Gioconda nasce negli anni 50 come dancing pizzeria a Gabicce Monte, provincia di Pesaro Urbino, chiamata un tempo “la Capri dell’Adriatico”.

Patria della musica e del divertimento di quel mood il ristorante Dalla Gioconda mantiene ancora oggi la leggerezza impressa in quel nome e nel suo juke box, conservato anche dopo la profonda ristrutturazione, guidata da Stefano Bizzarri e Allegra Tirotti Romanoff.

I principi di sostenibilità e tutela della terra sono valorizzati sotto tutti gli aspetti: è il primo ristorante certificato plastic free in Italia, la struttura è certificata leed gold e vanta materiali scelti al minor impatto possibile ed è riscaldata attraverso la geotermia. Lo spreco è ridotto al minimo grazie al recupero delle acque piovane. Le pareti di librerie, una in ogni spazio, danno la sensazione di entrare a casa.

La cucina è nelle mani dello chef Davide Di Fabio (16 anni in Osteria Francescana) che nella sua vita ha viaggiato in alcuni dei paesi più interessanti del mondo. Amante dei sapori veri e diretti, appassionato di arte pop e colori, è patito di musica e qui gioca anche a fare il dj.
Il suo menù prevede ingredienti della zona che seguono rigorosamente la stagionalità dei prodotti.
Adiacente al ristorante è stato creato un bellissimo orto naturale. Nella cantina oltre 500 diverse etichette e più di 2000 diverse bottiglie. Il ristorante è novità dell’anno 2022 per Gambero Rosso ed è nella 50 Top Italy.

I piatti dello Chef stellato Paolo Griffa sono la dedica di Ruinart al mondo dell’arte

Una cena stellata ad alta quota firmata dallo Chef Paolo Griffa che ha celebrato uno champagne con una lunga tradizione e allo stesso tempo estremamente innovativo nella suggestiva cornice alpina del ristorante Petit Royal all’interno del Grand Hotel Royal e Golf di Courmayeur.

Un menù ispirato alle opere dell’artista David Shrigley – ultimo di una lunga serie di artisti a cui la Maison si accosta nel rispetto di una tradizione legata al binomio champagne – cultura, al quale viene data carta bianca per creare delle opere d’arte che sappiano interpretare lo spirito di Ruinart: un percorso di contaminazione ambizioso che non a caso prende il nome di Carte Blanche.
Una storia d’amore tra Maison Ruinart e il mondo dell’arte che ha inizio durante il regno di Luigi XIV, quando Dom Thierry Ruinart, lo zio del fondatore diventa “Master of Art” nel 1674. Da allora, la storia di questo champagne è andata di pari passo con la missione di supportare le nuove generazioni dei talenti creativi che si sono succedute nel tempo.



David Shrigley, visual artist dotato di una vivace ironia, è riuscito a tradurre la filosofia del brand attraverso una serie di opere riunite sotto il nome di “Unconventional Bubbles” che attraverso la matericità della scultura e la potenza visiva delle arti visive ha interpretato il processo di vinificazione di Ruinart, presentato al pubblico in occasione del Miart a a Milano.

Paolo Griffa, stella Michelin dal 2019, da quest’anno all’interno del circuito Ruinart Assemblage 1729, il network della più antica Maison de Champagne che include selezionati ristoranti italiani, ha disegnato un percorso di gusto caratterizzato da una visione estetica di grande impatto visivo, ispirato alle opere di Shrigley che ben interpretano le bottiglie e il processo di vinificazione della Maison e dal concept disruptive come l’universo poliedrico di Ruinart.
Dal mosaico di verdure ispirato all’opera d’arte “Thousands of bottles of champagne! In a giant hole in the ground” ai bottoni ripieni di patate, erbe e funghi, che evocano l’immagine, vista dall’alto, delle bottiglie che riposano nelle cave in attesa di raggiungere il livello di perfezione richiesto dalla qualità della Maison Ruinart e della diversa personalità che ogni bottiglia è in grado di custodire nel suo processo di vinificazione che anche di David Shrigley ha rappresentato nel suo “Each bottle is the same and Each Bottle is different”. Fino alla sua “Break Second Skin”, che nasconde una faraona cotta con foglie di fico e spinaci, servita insieme a un martello per vivere insieme una vera esperienza “di rottura” e di stupore, nel sapore e nell’estetica. La Second Skin di Ruinart, unicamente in carta riciclabile va a sostituire i vecchi coiffeur in versione gioiello senza impattare l’ambiente, da un mese disponibile nel suo formato magnum.
E infine, “upside-down” un dessert coperto da una cloche che quando viene alzata il piatto rimane apparentemente vuoto, in quanto il dolce rimane nella cloche. Si tratta di una cheescake alla vaniglia, pan di spagna al miele d’acacia e tè al matcha. Per completare il dolce fragoline di bosco, fragole, lamponi, mirtilli e un gel di yuzu che dono al piatto una nota acida e agrumata.



Ogni piatto pensato a regola d’arte dallo chef stellato Paolo Griffa sono le tappe di un percorso gastronomico che, come un sottofondo musicale, sono stati accompagnati da Ruinart Blanc de Blancs, Ruinart Vintage 2011,  Ruinart Rosé, Ruinart Rosé, sapientemente raccontati da Silvia Rossetto, senior Marketing Manager della Maison Ruinart.


MAISON RUINART 1729: UN’ESPERIENZA IMMERSIVA PER LA PRIMA VOLTA A MILANO NEGLI SPAZI DI IDENTITÀ GOLOSE

Identità Golose Milano, il primo Hub Internazionale della Gastronomia nato nel 2018, è lo scrigno di Maison Ruinart 1729, un’esperienza immersiva e multisensoriale che la più antica Maison de Champagne ha fatto vivere ad appassionati del bon vivre, per tre giorni di assoluta eccellenza.
Dal 19 al 21 Novembre, Ruinart ha svelato la sua storia centenaria di savoir-faire attraverso tre cene esclusive che in Maison Ruinart 1729 si sono trasformate in un vero e proprio viaggio onirico animato dalla virtual reality Petit R: ogni cena è diventata infatti un’esperienza immersiva realizzata attraverso un videomapping in 3D e il concetto dell’anamorfosi, dove i disegni dell’artista giapponese Kanako Kuno hanno preso vita sulla tavola della sala, mettendo in scena la storia e il ricchissimo patrimonio di Maison Ruinart.



Un viaggio arricchito dall’arte culinaria della Chef di Maison Ruinart, Valérie Radou che, per la prima volta, ha lasciato la sede di Reims in Champagne per trasferire all’Hub Identità Golose Milano tutta la sua creatività e maestria. Resident chef dal 2018, Valérie ha saputo conquistare il pubblico con un menu esclusivo, dove ogni piatto è stato ideato per essere perfettamente abbinato alla sua cuvée: la freschezza di Ruinart Blanc de Blancs esaltata dall’ostrica, come entrée, seguita dal Rombo di Bertrand Mure (omaggio ad uno dei Fondatori di Maison Ruinart), con crema di cavolfiore, nelle sue varianti verde, arancio e bianco, a sottolineare la rotondità dello Chardonnay. Il piatto forte si fonda sui contrasti: faraona con zucca, finferli e succo di liquirizia abbinato a Ruinart Vintage 2011, la cuvée tanto attesa che da quest’anno è distribuita anche sul mercato italiano. Un Vintage che accompagna perfettamente anche il Chaource, tipico formaggio della regione della Champagne, con uva e granola. Per concludere, pera infusa con ibisco, pompelmo e rosa, aromi che ritroviamo nel Ruinart Rosé, la cuvée che accompagna appunto il dessert. Ingredienti ricercati, prodotti di stagione, creatività che, insieme ai suggerimenti dello Chef de Caves, hanno consentito a Valérie di regalare un’esperienza indimenticabile ai suoi ospiti.

Oltre alle tre esclusive cene immersive Petit R, che si sono tenute per soli 12 ospiti nella sala ovale dell’Hub, Ruinart è stata protagonista assoluta di Identità Golose Milano grazie anche alle cene a 4 mani con Valérie Radou e gli Chef del Ruinart Assemblage 1729, il raffinato circuito di ristoranti italiani selezionati da Ruinart, dove la filosofia della più antica Maison de Champagne si fonde con il ricercato senso artistico, il servizio, le proposte culinarie e culturali dei locali. In particolare, venerdì 19/11 la cena è stata firmata da Denis Pedron, Corporate Executive Chef del gruppo Langosteria che ha partecipato rappresentando Langosteria Bistrot Milano, sabato 20/11 e domenica 21/11 dallo Chef due stelle Michelin Giuseppe Mancino de Il Piccolo Principe di Viareggio. Ciascuno chef, insieme a Valérie Radou, ha realizzato un menu speciale che avrà come antipasto Branzino con sedano e olio di levistico, piatto signature di Valérie per questo autunno, accompagnato da Ruinart Blanc de Blancs.
Esperienza viti–vinicola, tradizioni familiari, savoir-faire e art de vivre consapevole: la Maison Ruinart ha scritto il suo destino per quasi tre secoli con questi valori, diventando un riferimento di eccellenza, eleganza e innovazione nel mondo dello Champagne. Oggi, la Maison Ruinart, fiore all’occhiello del gruppo LVMH, è una realtà di riferimento per una clientela internazionale di intenditori, appassionati d’arte ed esteti informati e consapevoli

Nel cuore della Milano finanziaria, la cucina creativa di Desco

Desco inaugura a Milano, in via Bassano Porrone 8, e si aggiunge alla mappa dei ristoranti da non perdere del capoluogo lombardo. Merito di un concept moderno, che si traduce in uno spazio conviviale ed elegante, caratterizzato da una proposta gastronomica che reinterpreta la tradizione, donandole un twist contemporaneo. La cucina creativa del nuovo brand si distingue per i giochi di contrasti e la forte contaminazione esotica, con l’obiettivo di far vivere agli ospiti un’esperienza unica e coinvolgente.

Il giovane chef Roberto Godi, a capo di una altrettanto giovane brigata, esprime la Milano di oggi a tavola attraverso un approccio all’avanguardia, con piatti divertenti e gustosi dove l’alta qualità delle materie prime si fonde con la profonda conoscenza della cucina italiana e gustose incursioni nella cucina asiatica. 

“Vogliamo stupire la clientela garantendo un’esperienza gastronomica di alto livello, ricercata e aperta alle contaminazioni, ma che mantenga tutto lo stile e il gusto italiani”, raccontano il marketing manager Emanuele Sala e il designer Pasquale Di Meglio, fondatori del nuovo brand. 



Dal lunedì al sabato Desco propone un menù vario che abbraccia anche la cucina vegana. La proposta per il pranzo è gustosa e bilanciata: con Hummus, tahina e arachidi con bacon di cocco si viaggia lontano, per poi tornare ai profumi di casa con Desco n° 5, il delizioso spaghettone trafilato al bronzo ai cinque pomodori. Tra i secondi, la Skirt di manzo alla brace servita con purè di patate e burro fermentato si fa apprezzare per la ricercatezza degli abbinamenti. 



Il menù serale “à la carte” è affiancato dalla proposta, ancora più sperimentale, Desco Lab: una selezione di piatti ad alto tasso di creatività, come il Risotto alla milanese rana e piccione e l’Anatra, alghe e katsuobushi di manzo. La proposta beverage si distingue per la continua ricerca delle migliori etichette vinicole italiane e francesi, a cui si aggiunge un’ampia offerta di cocktail, dagli iconici ai signature.



Lo spazio, che ospita fino a 60 coperti, è perfetto per concedersi una pausa tra gusto e relax, dal pranzo alla cena, passando per l’aperitivo. “Desideriamo che Desco diventi un punto di riferimento in città, uno spazio in cui rifugiarsi per staccare dalla frenesia della vita metropolitana, gustando la migliore cucina in un ambiente sofisticato e giovane”, continuano Sala e Di Meglio.

Il concept brand degli interni porta la firma dell’architetto e designer Paolo Albano ed è impreziosito dalle illustrazioni di Simone Massoni e Maria Chiara Fantini.

Sito: https://descomilano.it

IG: @descomilano

Romeow Cat Bistrot, un angolo intimo e riservato di pura accoglienza nel segno delle fusa

Valentina ha mollato tutto per inseguire il suo sogno, spinta dall’amore per la natura e tutto ciò che ne fa parte, dando vita a Romeow Cat Bistrot, un luogo insolito nel cuore di Roma in cui godersi del buon cibo in compagnia di gatti, vivendo un’esperienza unica e ritagliandosi una piccola parentesi di felicità insieme alle persone che si amano.



Romeow Cat Bistrot nasce da un sentimento semplice e pulito, elevando il concetto di Cat Cafè per accompagnare gli ospiti in un sofisticato viaggio intorno al mondo alla scoperta dei sapori e dei gusti più raffinati e ricercati.

Dietro la nascita di Romeow c’è una missione, che è quella di condividere uno stile di vita ricercato, attento e consapevole. Romeow non è un ristorante, ma una filosofia.

Il bistrot è la casa di sei dolcissimi gatti (provenienti dalla onlus “Luna di Formaggio“) che non vedono l’ora di accogliere gli osp  iti per rendere più dolce la tua permanenza. Dal momento che sono loro i veri padroni di casa, è importante rispettare i loro spazi, i loro tempi e, soprattutto, i loro pisolini.



Da Romeow tutto è frutto di una scelta consapevole. A partire dai prodotti biologici che non implicano alcuna forma di sfruttamento, né umano né animale, passando all’utilizzo di ingredienti ricercati e costosi, per arrivare alle materie prime rispettose dell’ambiente e della salute delle persone. 

Presso il ristorante è possibile trovare un menù nuovo a ogni stagione. Nuove proposte gourmet, nuove combinazioni e nuovi abbinamenti per regalare agli ospiti un’esperienza culinaria originale, di alto livello e sempre ricca di nuovi stimoli. 



Nonostante le tante richieste, tutti i lunedì il bistrot rimane chiuso, così da permettere ai gatti di riposare e di riappropriarsi dei propri spazi. La struttura è aperta dal martedì alla domenica, tra coccole e fusa in pieno stile Romeow Cat Bistrot.

Sito: https://www.romeowcatbistrot.com

IG: @romeowcatbistrot

Le novità gourmet per la stagione fredda dell’Aleph Rome Hotel

L’arrivo della stagione fredda è sempre accompagnato, in cucina, da ingredienti e sapori che ben si conciliano con il calare delle temperature; l’Aleph Rome Hotel, elegante 5 stelle incastonato nel cuore della città eterna, tra piazza Barberini e via Veneto, rivede pertanto la propria offerta gourmet, trasferendola dalla terrazza protesa sul panorama mozzafiato della capitale all’interno dello Sky Blu Restaurant, per cui l’executive chef Carmine Buonanno ha messo a punto un programma gastronomico d’eccezione, che spazia tra proposte ad hoc per i primi freddi e una serie di appuntamenti tematici che faranno la felicità dei foodie più esigenti.

Formatosi alla corte di Alfonso Iaccarino nel prestigioso Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui due Golfi (doppia stella Michelin) e già alla guida del ristorante romano Gran Melià Villa Agrippina, Buonanno presiede oggi l’offerta F&B dell’hotel Aleph, tenendo fede a una filosofia basata sulla commistione di tradizione e innovazione, in cui la prima (legata alle origini dello chef, alla sua impronta mediterranea) si fonde armonicamente con la seconda, in un percorso di costante ricerca e sperimentazione culinaria.



Ne risultano sapori intensi, abbinamenti moderni che però tengono sempre in grande considerazione il territorio, come dimostrano le novità del menù invernale, aperto da portate quali la “variazione di coniglio con castagne e melograno” e il “carpione di ricciola, pistacchio e gelée di sedano e cardamomo”; tra i primi, invece, “tortelli di genovese di manzo con salsa mozzarella e riduzione di aglianico” e “pacchero di Gragnano con stracciatella e polvere di dragoncello”, seguono i secondi (“filetto di manzo come un saltimbocca alla romana” e il “baccalà cavolfiori e lattuga di mare”); chiudono il percorso a prova di connoisseur, in equilibrio tra sapori stagionali, ricette classiche e abbinamenti sorprendenti, i dessert, ossia il “limone yuzu e tè matcha” o la “rivisitazione della ricotta e visciola”.

Un’alternanza di menù speciali, a disposizione della clientela per un periodo limitato, scandirà inoltre i prossimi mesi, omaggiando gli ingredienti tipicamente invernali; primo protagonista sarà il tartufo, “in scena” dal 16 al 21 novembre. Gli ospiti dello Sky Blu Restaurant potranno inoltre comporre in libertà la propria cena ideale, attingendo al menù permanente come a quello tematico per ottenere la combinazione di piatti a loro più congeniale.

Chi, infine, volesse ritagliarsi una pausa deluxe per gustare un tè nei rigidi pomeriggi che ci attendono, potrà rivolgersi all’Onyx Bar della struttura, il cui tea time prevede delizie gourmet dolci o salate, per una stagione da vivere all’insegna del connubio perfetto tra bellezza e bontà, affidato alle sapienti mani di Carmine Buonanno.

Testo: Marco Marini

Alimentazione e Prevenzione

La dieta Mediterranea, è una fonte preziosa di nutrienti e sostanze, alimenti antitumorali, antiossidanti, vitamina C che possono aiutare anche nella lotta e nella prevenzione dei tumori.

Si tratta di uno stile alimentare che prevede il consumo di 5 porzioni al giorno di frutta e verdura di stagione: quindi una dieta varia, sana ed equilibrata.

In occasione del mese della prevenzione del cancro al seno, abbiamo scelto alcuni cibi che possono essere considerati, per le loro proprietà, alimenti antitumorali.

1 – Alimenti antitumorali: i broccoli

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I broccoli sono tra i vegetali più utili per prevenire i tumori secondo molte ricerche. Contengono vitamina A, vitamina C e flavonoidi (beta-carotene, luteina, ziaxantina, cripto xantina), ma l’azione più importante nella prevenzione tumorale viene svolta dai composti solforati e in particolare dal sulforafano.

Nell’insieme compongono un mix di antiossidanti che proteggono in particolare dai tumori al seno, alla prostata, al colon e ai polmoni.

Nei broccoli si trovano in buone quantità il ferro e il potassio. Abbinato sempre alla vitamina C che ne facilita l’assorbimento, il ferro dei broccoli è di aiuto come anti-anemico e per compensare la carenza di ferro. Invece, il potassio contribuisce alla corretta funzione cardiaca, muscolare e nervosa e regolarizza la pressione.

Attenzione però a non mangiare i broccoli troppo spesso quando si assumono farmaci anti-coagulanti. Infatti, La vitamina K che contengono, infatti, interferisce con il meccanismo di azione e con il metabolismo di tali farmaci.

2 – Alimenti antitumorali: Kiwi

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Il kiwi ha un contenuto in vitamina C elevato, 85 mg in un etto, molto più di limone e arancia che ne possiedono 50.

Consumarne uno al giorno significa rifornirne l’organismo del fabbisogno quotidiano, rinforzando il sistema immunitario. La vitamina C è un ottimo antiossidante quindi il kiwi è un ottimo alleato nella prevenzione dei tumori.

Inoltre, la sua presenza nel menu dà una mano a ridurre il colesterolo cattivo nel sangue, prevenendo rischi cardiocircolatori. Tutela poi la salute di gengive e denti con le sue proprietà antinfettive e, grazie anche alla presenza di vitamina E, è un potente antiossidante che si oppone ai radicali liberi.

3 – Mirtilli

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I mirtilli sono tra i frutti più ricchi di antiossidanti, soprattutto di flavonoidi come gli antociani, che prevengono i tumori e in generale l’invecchiamento.

Inoltre, rinforzano il sistema immunitario, aiutandolo a difendersi meglio dai virus e da malattie metaboliche e cardiovascolari. Con i mirtilli rossi, consumati sia freschi che come succo, si curano le infezioni alle vie urinarie e le cistiti. Nello specifico, i mirtilli si comportano come antinfiammatori e anti-infettivi grazie soprattutto ai flavonoidi, che impediscono ai batteri di attaccarsi alle pareti della vescica e di proliferare.

Secondo molte ricerche i mirtilli fanno bene anche al cervello, soprattutto alla memoria e alla capacità di concentrazione. Al consumo regolare di mirtilli corrisponderebbe un aumento dell’attività cerebrale che va a migliorare le funzioni cognitive con un rallentamento del decadimento cerebrale nelle donne anziane, come osservato in uno studio pubblicato su Annals of Neurology nel 2012.

4 – Pomodori

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Il pomodoro ha dei pregi nutrizionali che sono rappresentati da nutrienti chiamati carotenoidi, in particolare uno – il licopene.

Si tratta di un antiossidante che protegge le cellule dall’azione dei radicali liberi (che venendo a contatto con le cellule possono danneggiarle), per questo svolge un’azione anti-tumorale. Il licopene, fortunatamente, non si perde durante la cottura del pomodoro, quindi è presente non solo nel pomodoro crudo ma anche nella salsa.

Il licopene ritarda l’invecchiamento cellulare, preserva l’elasticità di pelle e tessuti, mantiene in salute la vista, protegge da alcune forme di tumore, come quello alle ovaie. Tra le sue azioni anche quella di spazzare via il colesterolo che si deposita nelle arterie.

5 – Soia

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La soia è particolarmente utile in menopausa grazie alla presenza degli isoflavoni, fitoestrogeni che vanno a compensare il naturale calo degli estrogeni tipico di questa fase della vita della donna e che, per questo, contribuiscono ad attenuare i disturbi, come le vampate di calore, associate ai cambiamenti ormonali.

I fitoestrogeni della soia sono anche alleati importanti nella prevenzione di alcuni tipi di tumore: quello alla mammella per le donne e alla prostata per gli uomini. Non è un caso se il numero di tumori è largamente inferiore nelle popolazioni asiatiche che normalmente introducono questo legume nel loro regime alimentare.

Questo legume offre al nostro organismo minerali fondamentali come calcio, potassio, magnesio, ferro e fosforo e vitamine A, B2, D ed E. Grazie a questo mix di nutrienti, la soia aiuta la mineralizzazione delle ossa rivelandosi utile anche per la prevenzione dell’osteoporosi.

Ma i benefici che offrono i semi di questa pianta asiatica non finiscono qui. Infatti, è un’importante alleata della regolarità intestinale grazie al suo contenuto di fibre. La presenza di fibre, insieme ad un contenuto di grassi per lo più polinsaturi, la rende anche un prezioso aiuto per tenere sotto controllo i valori di glicemia.

Beatrice Olearo, Nutrizionista

Dove mangiare in un weekend autunnale

Dove mangiamo nel week end? È una delle domande più comuni da quando ci siamo lasciati alle spalle molte limitazioni dovute al lockdown. Durante il fine settimana, soprattutto chi resta in città o vuole spostarsi il minimo indispensabile è sempre alla ricerca di pranzi, aperitivi o cene (anche meglio se con vista panoramica). Per iniziare bene l’autunno ecco qualche spunto per vivere delle vere esperienze gastronomiche, tra nuove insegne e indirizzi classici della tradizione.

Il pranzo sul lago da Momi 

A Blevio, suggestivo borgo sito sulla sponda orientale del Lago di Como, si trova la terrazza panoramica del ristorante Momi, location perfetta per un’esperienza gastronomica locale di grande emozione. Lo storico ristorante è guidato da Andrea Dotti, da tutti conosciuto come “Momi”, uno chef eclettico e solare che da anni abbina la sua passione per il lago con le origini toscane. La filosofia in cucina è all’insegna della semplicità, direttamente all’orto alla tavola. Troverete sapori semplici e salutari che valorizzano il territorio e le eccellenze del Lago di Como. La proposta gastronomica infine esalta i piatti della cucina classica italiana in una fresca contaminazione con i prodotti del lago e della provincia.

L’ora dell’aperitivo al Tàscaro

Il Tàscaro è il primo Bacaro veneziano a Milano che riapre le sue porte nella nuova sede in via Thaon di Revel uno dei quartieri culturalmente più attivi del capoluogo: Isola. Sembrerebbe di essere a Venezia, in uno dei localini storici quasi invisibili tra le calli dove i veneziani si fermano a fare “quatro ciacole” in compagnia, uno di quei posti che i turisti non si filano a dispetto dell’autenticità e del dialetto che aleggia tra uno spritz e un “dame un’ombra de bianco”. Ed è proprio così che funziona: una moltitudine colorata di cichéti con baccalà, saor e tramezzini che qui si chiamano proprio Tàscari, vino bianco o rosso e tutti i tipi di Spritz possibili da quello al Select, l’originalissimo veneziano, ai più celebri con Aperol o Campari.

Una cena creativa da El Ganassin

Una terrazza da vivere in ogni stagione nel cuore di Milano, in zona Washington-Solari. Nasce dalla volontà di creare una cucina creativa contemporanea, come ci racconta Feng Ye, proprietario e imprenditore nel mondo della ristorazione milanese da oltre venti anni.

La cucina è guidata da un giovane Chef di Milano, intende proporre piatti della tradizione lombarda con contaminazioni orientali come ad esempio i Dimsum, vale a dire i casoncelli tradizionali, chiusi come tipici ravioli cinesi, impiattati con alga wakame e salvia essiccata, e irrorati con delicato brodo dashi; la cuboletta alla milanese con verza saltata, cipollotti brasati e salsa tonkatsu o dessert come Tea-ramisù.

Un dopo cinema da Miro Osteria

Situato all’interno di uno dei primi cinema d’Italia, Miro- Osteria del Cinema è un’osteria ricavata su due livelli nello spazio che negli anni ’30 era destinato al palco, ai camerini degli artisti e alle luci del Cinema d’Annunzio. Una grande quinta illuminata accoglie chi entra, vero e proprio sipario di un cinema. Divertente e frutto di ricerca è il menu (inserito nel contenitore di un dvd) che prende spunto dai film più famosi e si intreccia dagli antipasti al dolce con i nomi tipici del linguaggio cinematografico, dal prologo per gli antipasti, passando per primo e secondo tempo, all’epilogo per i dolci. Da scoprire adesso per tornare poi durante la bella stagione, è il Giardino Segreto, un cortile interno nascosto che fa parte del complesso dell’antico convento benedettino del 1496.

Un drink sul Naviglio da GRAMM Café

Perdersi nella meravigliosa ed intramontabile cornice dei Navigli di Milano, per ritrovarsi seduti a sorseggiare un drink in un luogo dove il tempo lascia spazio alle emozioni, un inaspettato preludio di un’esperienza sensoriale e antropologica dalle mille sfaccettare. Nato nel luglio del 2018 dalla tenacia di Niccolò E Giacomo Mazzucchelli assieme a Eda Akman e il loro team, il GRAMM café è un cocktail bar con un tocco in più; ambienti scaldati da luci soffuse e arredi ricercati e dal sapore vintage che strizzano l’occhio alle botteghe di una volta, ma anche una forte componente musicale, cosi In un angolo a voler dominare la scena, ma con discrezione, si può scorgere un antico grammofono, un simbolo di rivoluzione sociale ed energia, la stessa che qui si vive ogni giorno e che ha ispirato il suo nome.


Bowls and More, mangiare con gusto senza rimorsi

Per chi ancora non lo sapesse, nel cuore della città meneghina è possibile gustare in un ambiente moderno e accogliente delle sane e deliziose bowls diverse dal solito, e molto altro.

Bowls and More nasce nel 2018 come un nuovo format di ristorazione milanese per proporre un‘offerta gastronomica ampia ed eclettica in grado di rispondere alle tendenze del momento in un’atmosfera dal design informale e contemporaneo.




Il nuovo format è pensato per essere replicato e declinabile, ma anche unico in ogni singolo punto vendita partendo da Milano. Con i suoi sei punti vendita, Bowls and More riesce a coprire gran parte della città, in modo da essere facilmente raggiungibile in tutta Milano.

Lo stile dei locali gioca su un mix di elementi che spaziano dall’industrial al minimal, con decorazioni ispirate al mondo green con l’utilizzo di materiali come il rame accostato ad una palette di colori attuali, contemporanei ma mai banali.



Aperto tutto il giorno, Bowls and More ha un’offerta gastronomica per tutti i momenti della giornata. A colazione vi aiuteranno a iniziare la giornata con il piede giusto, mentre a pranzo potrete soddisfarvi senza rimorsi mangiando una delle originali, coloratissime, sane e gustosissime bowls. Dopo una stancante giornata lavorativa vi aspetteranno per un rilassante aperitivo insieme a una vasta selezione di cocktails, e infine potrete concludere la giornata con una deliziosa cena. Per chi avesse voglia di mangiare a casa guardando un bel film, è sempre disponibile il servizio delivery e take away.

IG: @bowlsandmoremilano

Sito: https://bowlsandmore.it

Da Londra a Verona: Elk Bakery

Nel cuore di Verona, dall’idea di offrire una cucina internazionale con i prodotti locali, nasce Elk Bakery.

L’ispirazione è arrivata a Londra, quando i fondatori hanno scoperto il take away: una vera rivoluzione nella cultura del cibo. Al tempo non c’erano ancora i food blogger, Instagram e i tour gastronomici. Sono bastati una carrot cake e un caffè americano gustati passeggiando ad aprirli a questa nuova realtà di cui si sono innamorati.



La loro filosofia si riassume in un’unica parola: easy. Mangiare può essere facile e veloce. Non servono tante portate, basta un piatto completo e gustoso e, se sei pieno, lo puoi portare via e finire dopo. Vogliono che tutti i loro ospiti si sentano a proprio agio, sia da soli, sia in compagnia. 

I viaggi culinari sono il loro leitmotiv: non c’è cosa più affascinante che scoprire nuovi sapori e nuovi stili dalle cucine e dalle piazze di tutto il mondo. I loro piatti sono preparati con ingredienti freschi e selezionati con grande cura. 



Da Elk non ci sono preclusioni: carnivori, vegetariani, vegani, golosissimi o super fit, loro cercano di di soddisfare i gusti di tutti!

Entrando da Elk Bakery, ci si immerge in un mondo meraviglioso di profumi e sapori, mescolati in un ambiente contemporaneo ed essenziale che ti trasporta in un mondo senza luogo. Un po’ New York, Stoccolma, Copenhagen o Parigi. 



Il caffè è trattato con cura meticolosa ed è preparato con “la Ferrari” delle macchine espresso: La Marzocco. Tostato da un piccolo torrefattore indipendente, è servito espresso secondo la tradizione italiana d’eccellenza o americana.

Il brunch è il loro appuntamento fisso del Sabato e della Domenica. Quando ci si alza con calma, da Elk Bakery potrai rilassarti e gustare il giusto mix tra dolce e salato.

@elk.bakery

https://www.elkbakery.com

Molino Pasini e Bar Basso si incontrano con un cocktail a base di farina

Cocktail a base di farina? Ebbene si, al Bar Basso Gianluca Pasini, mugnaio e collezionista, ha iniziato a collaborare con Maurizio Stocchetto, celeberrimo bartender e proprietario dello storico bar milanese, per ideare dei cocktail con la farina; la Primitiva integrale, prodotto iconico di Molino Pasini, è al centro del pensiero e dell’identità del Marchio, è una farina che adora fare esperienze, scoprire mondi nuovi.



Con la Primitiva Integrale 3, Maurizio ha creato nuovi signature cocktail: il primo è un Misuari (“annacquato” in giapponese), un long drink dissetante, poi un Margarita rivisitato e per finire un cocktail after dinner, parente dell’Alexander. Dal 15 ottobre, i signature cocktail entreranno a far parte della carta del bar e potranno essere provati dai milanesi affezionati al locale storico e dalla crowd internazionale di giornalisti, designer, fashionistas, per cui il Basso è un po’ “home outside home”.



Alla Primitiva sono dedicate anche le vetrine del Bar Basso, con una scenografia suggestiva, creata da Vandersande Studio. Spighe e grano fanno da quinta all’ingresso del locale, evocando un’opera d’arte primitiva o di land art, che narra della terra e dei suoi frutti.



La storia del Bar Basso parte da Mirko Stocchetto, barman del Posta di Cortina, che lo acquista da Giuseppe Basso nel ’67. Mirko porta a Milano la cultura del bere, fino ad allora sconosciuta, iniziando i milanesi al variopinto mondo dei cocktail. Nel 1972, Mirko inventa il Negroni Sbagliato, sostituendo al Gin il Prosecco da miscelare con il Vermouth Rosso e il Bitter Campari: nasce così un cocktail iconico, bevuto oggi in tutto il mondo. Il bar diventa così negli anni un punto di riferimento per i milanesi e non solo. A partire dagli anni ’80, con il grande successo di Memphis e l’accresciuto interesse per il design, molti giovani designer internazionali, come Marc Newson, Jasper Morrison, Thomas Sandell, iniziano a frequentare il bar e ne diventano amici.



Nel ’99 un “Comitato” di designer, che comprende anche Stefano Giovannoni e lo stesso Maurizio Stocchetto, decide di organizzare un party al Bar durante il Salone del Mobile invitando un centinaio di amici, ma la voce corre, i telefonini squillano, i taxi viaggiano e alla fine arrivano più di mille persone. Da allora il Bar, oggi guidato da Maurizio Stocchetto è un punto di passaggio obbligato per i designer e stilisti.



Per l’occasione verrà presentato il nuovo numero de ‘Il Mugnaio’ dedicato al pane, un vero e proprio lifestyle magazine completamente rinnovato nella grafica e nell’impostazione editoriale.

Alle pendici dell’Etna, tutti i luoghi da visitare

Dai ricchi giardini fioriti del Radicepura Garden Festival alla visita delle cantine ai piedi del Vulcano Etna, Donnafugata. Dall’esperienza stellata della cucina di Giuseppe Raciti al Zash restaurant fino al relax firmato lusso alla Villa Don Venerando. La terra del vulcano più attivo d’Europa vi accoglie con un’infinità di luoghi magici da visitare.

ZASH RISTORANTE

Nel Palmento, luogo in cui avveniva la pigiatura dell’uva per produrre il mosto riposto poi in grandi vasche, oggi nasce il ristorante stellato Zash, capitanato dallo chef Giuseppe Raciti.
La dura pietra, le arcate a volta, il torchio, i sentori del legno, qui si rivive la tradizione e l’esperienza culinaria premiata della stella Michelin nel 2019. 
Tutti i colori della Sicilia, la tecnica e la passione dello chef Raciti in piatti che si lasciano ricordare: il gambero rosso crudo di Mazara del Vallo servito su zuppetta di pomodoro e fragole e mousse di robiola di capra; spaghetti di grano duro con salsa alle vongole e limone dell’Etna IGP; il tonno scottato roseo su crema di pane all’aceto, cipolla rossa candita e olio al basilico; brioche con tuoppo servito con gelato e accompagnati dall’illustrissimo Ben Ryé.

Il ristorante stellato Zash, un luogo da visitare per incontrare la tradizione e l’innovazione della cucina nella zona dell’Etna
Il ristorante stellato Zash, un luogo in cui si incontrano tradizione e innovazione culinaria
La sala del ristorante Zash è costruita all’interno di un palmento, il luogo in cui avveniva la pigiatura dell’uva

Zash.it

DONNAFUGATA

E a proposito di Ben Ryé, siete sulla terra di Donnafugata, l’azienda vinicola esempio di passione e dedizione per il vino siciliano. 
La famiglia Rallo, oltre 160 anni di esperienza nel vino di qualità, fonda Donnafugata nell’83 e si fa portavoce di un patrimonio che è anche culturale, storico e artistico, perchè creatori di reti e connessioni che portano l’etichetta siciliana in giro per il mondo. 
Da Giacomo Rallo (Co-fondatore dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi) e la moglie Gabriella, pioniera della viticoltura in Sicilia, lo scettro passa ai figli José Antonio; lei un portento di donna con una formazione economica, una forte passione per il marketing e la comunicazione aziendale, inventa un nuovo modo di raccontare il vino nella veste di cantante del Donnafugata Music&Wine. Riceve il Premio Bellisario 2002 per il suo contributo alla valorizzazione dell’imprenditoria femminile. E’ AD Donnafugata insieme a fratello Antonio Rallo, agronomo e winemaker attento e dotato di una visione strategica. Oggi è alla guida del Consorzio di Tutela della DOC Sicilia, strumento di promozione e di coesione territoriale che conta oltre 8.300 viticoltori. 

Con un team fucina di idee, non potrebbero nascere che vini originali e per palati esigenti; un giro tra le cantine Donnafugata è la tappa giusta per unire l’utile al dilettevole, siete nell’area della Sicilia orientale, sul versante Nord dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, la cantina con barriccaia si trova esattamente a Randazzo, 21 ettari di vigneto e 2 di uliveto. 

Le cantine Donnafugata: il luogo da visitare per assaporare i migliori vini dell’Etna, come il cerasuolo Floramundi


Ma Donnafugata è anche “sartorial”, dall’azienda spiccano i Vini Icona: Mille e una Notte, prestigioso rosso della tenuta di Contessa Entellina, Ben Ryé Passito di Pantelleria, e i “cru” dell’Etna Fragore di Contrada Montelaguardia e l’Etna Rosso DOC Contrada Marchesa

Indimenticabili e certamente artistiche anche le etichette d’autore realizzate da Stefano Vitale, ispirate dal nome della maison che rimandano al romanzo Il Gattopardo e alla storia della regina in fuga, che trovò rifugio là dove oggi si trovano i vigneti aziendali. Sono donne dai capelli rosso fuoco, come la lava del vulcano; sono dee della natura, che ringraziano la terra; hanno i colori accesi della Sicilia e ispirano esotici racconti, un po’ come Le Mille e una Notte. 

Una bottiglia di Floramundi, vino cerasuolo di Donnafugata
Floramundi

Donnafugata.it

FUTURO ANTERIORE

La sfida della viticoltura eroica di Pantelleria al Radicepura Garden Festival 

Un tuffo nei ricchi giardini del Radicepura Garden Festival per conoscere la straordinaria storia della Biennale del giardino Mediterraneo, visitabile fino al 19 dicembre 2021.
Tema sono i Giardini del Futuro e protagonisti assoluti sono le culture eroiche di Pantelleria il cui vigneto ha preso forma e sostanza alle pendici dell’Etna, all’interno del Parco botanico di Radicepura, diventando simbolo di forza e vita di una storia millenaria che celebra la convivenza armonica dell’uomo con la natura. Il nome del giardino è Futuro Anteriore, nell’isola dove l’uomo nel corso dei secoli è riuscito a coltivare la vite in un ambiente estremo: ventoso, poco piovoso, con terreni in forte pendenza e senza sorgenti di acqua. La vigna è su terrazze sorrette da muretti a secco in pietra lavica, costruiti dalle sapienti mani dei viticoltori; i terrazzamenti contribuiscono a prevenire l’erosione del suolo e rendono unico il paesaggio dell’isola.

Mario Faro, il fondatore di Radicepura Garden Festival con Josè e Antonio Rallo, vincitori dei Giardini del Futuro per la loro vigna a Pantelleria
ai lati Josè e Antonio Rallo, al centro Mario Faro, fondatore di Radicepura

DOVE ALLOGGIARE 

SHALAI

Alle pendici dell’Etna, esattamente a Linguaglossa, sorge Shalai Resort, una dimora dell’800 che fu residenza signorile e che oggi ospita 13 camere dove si mescolano tradizione e comfort. 

Shalai in dialetto siciliano significa “gioia piena, momento di genuino benessere”, che rappresenta quanto l’hotel desidera far vivere ai suoi ospiti: un benessere completo, personalizzato, che coinvolga tutti cinque i sensi, grazie anche al ristorante Gourmet e al Centro Benessere con bagno turco, sauna finlandese, vasca idromasaggio e trattamenti personalizzabili. 

Tra i luoghi da visitare ai piedi dell’Etna c’è sicuramente Shalai: un resort dedicato al relax e alla cucina gourmet
La facciata del Resort Shalai di Linguaglossa
Una delle camere matrimoniali del Resort Shalai
La spa del Resort Shalai, in provincia di Catania

Shalai.it

VILLA DON VENERANDO 

Se davvero volete concedervi un lusso senza tempo, la vostra destinazione è Villa Don Venerando, posizione privilegiata sul Mar Ionio e vista dell’Etna, questa casa di famiglia accoglie al suo interno fotografie, oggetti del passato, antichi dipinti, preziose argenterie, servizi di porcella ed eleganti chandelier.

Totale l’immersione nei colori verdi della natura e blu cobalto del mare, Villa Don Venerando ha terrazze panoramiche, prati, una piscina riscaldabile, ambi divanetti esterni riparati dal sole e camere vista mare con accesso alle terrazze. 

Esterni ed interni rispondono ad un arredamento curato nel minimo dettaglio; è certo il luogo che suggerisce molte riflessioni sulla bellezza di “casa nostra”, un’Italia commovente che ci regala le meraviglie del mare e le delizie sulla tavola. Tra le palme e su una marmorea tavolata, è possibile pranzare all’ombra, sperimentare il dolce far niente ed esercitare il nostro spirito d’osservazione. 
Non vorrete più andar via, questo è certo, ma tornerete dal viaggio con qualche ruga in meno. 

Villa Don Venerando: il punto di partenza ideale per visitare i luoghi più belli del territorio dell’Etna
La piscina di Villa Don Venerando, un luogo magico ai piedi dell’Etna
Villa Don Venerando: camera matrimoniale con letto a baldacchino
Gli interni di Villa Don Venerando a Carrubba


Villa Don Venerando

MORGANA 

A soli 30 minuti d’auto da Linguaglossa, il locale più cool di Taormina, il Morgana! 
Clientela internazionale ed esigente, il Morgana vanta l’esperienza dei più grandi artisti della mixology, luogo dove il dettaglio non è mai a caso, si veste spesso di abiti nuovi, rinnova gli arredi, i colori, e soprattutto il menu, che oggi è dedicato alla Sicilia e ai suoi succosi frutti.
 
Bar Manager oggi Paolo Viola, Brand Ambassador di Belvedere Vodka e una formazione al Ritz di Londra, Paolo vi accompagnerà nella scelta dei cocktail con gentilezza inglese e con la passione della sua terra. 
Per iniziare il gioco consigliamo una Bulle Glacée Veuve Cliquot Brut “Cuvée Saint- Pétersburg” e granita alla fragola; per gli amanti del whisky che non vi rinunciano nemmeno in estate, un “Flame” servito in coppa fatto di pera cotta in Ardbeg 10yo Whisky dolcemente pestata con Belvedere Heritage 176, uniti a miele, lime, un granello di sale e Cherry Hering. E per onorare l’opera dei Pupi a Palermo, proclamata Patrimonio Immateriale dell’Umanita’ da Unesco, un’OPIRA. Frutto della passione e fava tonca legati in un mix di Bulleit rye Whiskey, Casamigos Mezcal, Amaro Montenegro e Cherry Hering servito in Tumbler Basso. 

Il Morgana è la gioia di un drink che non delude mai.

Il luogo imperdibile da visitare nel territorio dell’Etna per gli amanti dei cocktail? Il Morgana di Taormina
La sala con divanetti di Morgana per bere ottimi cocktail in completo relax

Morgana Taormina

SHAKE CAFÈ : un nuovo modo di concepire il plant based

Clean, healthy and nourishing food to fuel and soothe the intense lifestyle of today.

Shake Café è il modo alternativo di mangiare e bere a Firenze. Aperto 8 anni fa Shake è nato con l’idea di portare qualcosa di nuovo in una città molto tradizionale – con particolare attenzione ad una dieta sana con opzioni plant based, freschezza, semplicità dei prodotti e la rapidità del servizio. “Siamo orgogliosi di offrire ai fiorentini un fast food sano, “green” e fresco, in un ambiente tranquillo e informale nelle quattro locations distribuite nel cuore di Firenze.” affermano i proprietari. 



Shake Cafè è un’azienda familiare con una grande attenzione nella selezione della frutta e della verdura ( il core business del locale), che più volte alla settimana va al mercato per selezionare i prodotti migliori, seguendo la stagionalità e preferendo i produttori locali.

Tutto quello che si consuma allo Shake Cafè viene fatto in casa – dal pane ai dolci ( tante opzioni vegani ), bagels, granola, burro di mandorla, succhi, smoothies ecc….) 



E le opzioni sul menu sono tante: Vegan Bowl, classic Caesar salad, wrap integrali, acai bowls o perché no creare la tua bowl dal salad bar pieno di ingredienti freschi, nutrienti, fermentati in casa ecc



Fin dall’inizio l’ ecosostenibilità è stato una grande parte della sua filosofia, il packaging è 100% compostabile, riducendo quanto più possibile l’impatto sull’ ambiente. All’interno dei locali non si serve plastica, ma solo bottiglie di vetro o bicchieri to go in bambù fiber cups che si possono riportare ottenendo in cambio sconti per incentivare la clientela a vivere in maniera più sostenibile.

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Armonico, quattro giovani millenial rivisitano la sushi culture

Armonico è il primo progetto che può essere realmente definito “Fine-Delivery”. 

Quattro giovani under 30, Daniel Fompowou, Francesco Riganelli, Gian Marco Virgini e Teo Re Fraschini, ad inizio 2020 hanno iniziato a pensare ad un progetto corale che vedeva la fusione di un ristorante giapponese con un cocktail bar. Le problematiche pandemiche hanno rivoluzionato il format rendendolo unico nel suo genere.

Il nome Armonico si ispira alla filosofia giapponese Ikigai, termine che non ha una vera e propria traduzione italiana ma il suo significato è “ragione di vita, di esistere”, ovvero tutto ciò che rende la vita bella da vivere, la felicità intesa come scopo di vita. L’Ikigai è il centro di quattro che si intersecano tra loro, allo stesso modo il concept di Armonico ha al proprio centro il Fine Delivery. 



Quest’ ultimo è vivere un’esperienza fine dining tra le mura della propria casa o dell’ufficio dove ogni dettaglio è stato pensato con l’approccio di un ristorante gourmet, partendo da grande qualità e ricerca nelle materie prime, che vengono poi lavorate con autenticità e rigore nelle preparazioni e nella presentazione. Le proposte sono esclusivamente di pesce crudo, frutta e verdura, ideali per mantenere un alto livello qualitativo con il servizio delivery. La gestione interna del servizio di consegna con propri rider e propri mezzi elettrici garantisce competenza e un totale controllo di tutte le fasi del processo, oltre al rilevante particolare che la copertura di consegna è ad ampio raggio; infatti, sono serviti i cap di tutta l’area di Milano ed in qualche caso, su richiesta, anche del vicino hinterland. 



Questo contatto tramite chat è un elemento sicuramente innovativo per il mondo della ristorante, il “concierge” Ambrogio (non vi ricorda quello di una famosa pubblicità di cioccolatini?) è sempre al servizio del cliente che può così porre domande riguardo a problematiche, particolari esigenze dell’ordine.

Accanto al concept iniziale, è stato aggiunto il pay-off “Sushi Culture”, una testimonianza dell’intento di totale trasparenza nei confronti del cliente, attraverso elementi e contenuti che verranno pubblicati nel blog che mostrano e raccontano il lavoro di selezione e ricerca che viene fatto sulle materie prime tra pescato e allevamenti certificati Friend of The Sea e in questo modo gli permettano di percepire la qualità del prodotto. La sala fisica del ristorante verrà invece completata e aperta ai clienti in un secondo momento in via Pastrengo, nella sempre più vivace zona Isola, oggi è il centro di produzione e distribuzione. 



La cucina è guidata da Josè De Souza, chef brasiliano di San Paolo, incontrato da Teo, uno dei tre fondatori, nel 2016 in un piccolo ristorante giapponese a Lisbona portato in Italia 30 ore dopo per seguire il nuovo progetto. 

L’offerta è molto ampia, sono circa un centinaio le proposte nel menù, tra uramaki, gunkan, hosomaki, nigiri e sashimi, incluse una decina di box degustazione, e tende ad assecondare la stagionalità, in particolare per ciò che riguarda la parte vegana, molto più ricca ed interessante rispetto alle abitudini. 



Armonico 

via Pastrengo, 15 – 20159 Milano
armonico.it
Instagram & Facebook @armonico.sushi.milano 

Aroma’s – Tasty experience

Il marchio Aroma’s ( instagram @aromas_tasty) ha il suo core business incentrato su prodotti come spezie ed erbe aromatiche, farine, tè e tisane, risi delle migliori produzioni.Tutto rigorosamente prodotto e confezionato in Italia. Comprende anche una linea aperitivi/snack monouso: arachidi, pistacchi, mais tostati e salati,tarallini. Le tanto attese golden hours estive dopo i mesi di lockdown ci aspettano! Aroma’s è uno dei brand emergenti di food & snacks che noi di Man in Town vi segnaliamo. Abbiamo intervistato il suo CEO, Samuele Galbiati.


Come nasce Aroma’s?

Il brand aroma’s nasce dalla volontà di Sipec srl, azienda leader nel confezionare alimenti in barattoli in banda stagnata, di creare una gamma di prodotti di alta qualità confezionati in packaging plastic free, ossia in barattoli in banda stagnata.



Descrivereste la vostra gamma di prodotti?

I prodotti aroma’s sono suddivisi in delle macro categorie: spezie ed erbe aromatiche, tisane e te’, risi, farine e linea aperitivi ( arachidi, pistacchi, mais e tarallini) La linea aperitivi è nata subordinata dal momento di pandemia seguendo la normativa di igiene alimentare prevista,
in quanto tutti gli alimenti sono sigillati e somministrati in sicurezza. C’è da dire che siamo sempre in constante evoluzione nel ricercare nuovi prodotti da inserire in gamma.



La Lombardia é la madre dell’aperitivo. Consigliate ai nostri lettori 3 posti ideali dove farlo ? E quale é il drink
dell’estate 2021 e perché?

Sicuramente la nostra città, Brescia, è perfetta per gustare un aperitivo di tutto rispetto. The Lab, Enotema e Areadocks sono posti che sicuramente non vi deluderanno. Il drink dell’estate? Gin tonic profumato con bacche di ginepro e mirtillo.

Parlateci del packaging. Cosa vi ha ispirato?

Il restyling dei prodotti Aroma’s, dal packaging alla comunicazione, alle collaborazioni esterne è stato un processo sicuramente naturale e frutto di un’evoluzione, ma è anche un segno di rottura, un concetto di slow food anche nella fruizione dell’oggetto in sé. I rimandi artistici sono sicuramente tangibili ed evolveranno con il tempo. L’apertura del barattolo deve essere un’esperienza di gusto e di vista. Il barattolo, il contenitore rigorosamente plastic free, è un oggetto d’arte, da conservare, collezionare e riutilizzare.



Guardiamo sempre avanti … Un traguardo per il 2022 cui aspirate? Puntiamo sempre ai migliori locali, l’obbiettivo è quello di portare Aroma’s al di fuori dei confini nazionali.



E da intenditori di aperitivo, cui solitamente segue la cena, quali sono i vostri ristoranti preferiti di Milano? perché
li consigliereste?

Senza ombra di dubbio Turbo Milano, Botanical Club, Lùbar. Sono locali con atmosfere completamente diverse tra loro ma in ognuno di questi posti ci sentiamo a casa e respiriamo Milano allo stesso tempo.

Qual è l’aroma del 2021?

L’intramontabile culto del pistacchio, da gustare dolce o salato a qualsiasi ora.

La Forchetta Verde: la natura nel piatto

Un angolo gourmet, nel cuore di Milano dove gustare, a pranzo e a cena, piatti vegetariani e vegani preparati seguendo la stagionalità delle materie prime. La Forchetta Verde è una gastronomia da asporto che ha tagliato il nastro nel febbraio 2015 realizzando un sogno ben più antico. 

La realtà offre un menù alternativo applicando nelle preparazioni i principi della macrobiotica, che il fondatore Stefano Capasso segue da anni. 



«La mia clientela – conferma Capasso– è composta da persone che vogliono prendersi cura di sé e non manca chi viene a trovarmi quotidianamente in gastronomia perché consuma i miei piatti come se fosse una vera e propria dieta». E i risultati – in termini di benessere e di prestazioni fisiche – non tardano a farsi vedere, spiega ancora Capasso che, proprio per venire incontro alle esigenze della sua clientela abituale, rinnova integralmente il menù – quasi completamente vegano – ogni tre o quattro mesi a seconda della stagione proponendo quotidianamente nuovi piatti del giorno che sono perlopiù vegetariani.

Oltre al take away e alla consegna a domicilio, La Forchetta Verde propone un servizio di catering e buffet a base di preparazioni vegetariane e vegane. Il settore è in netta crescita e, anche in occasione di eventi privati e di cerimonie, aumentano le persone che desiderano poter fare affidamento su un menu completo che, a partire da ingredienti selezionati con cura meticolosa, proponga preparazioni gustose ma sane. 



Obiettivi per il futuro?

I progetti sono tanti e, tra questi, c’è il sogno di aprire un secondo negozio. Mentre la Forchetta Verde rinnoverà i suoi spazi e continuerà a proporre ogni giorno piatti preparati con cura per soddisfare anche i palati più esigenti garantendo un benessere a tutto tondo.

La Forchetta Verde

Via Montebello 7, 20121 — Milano

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Berton Al Lago: gusto asiatico, vegetali e contaminazione per una cucina sana tra benessere e arte dell’accoglienza

Il Sereno Hotel sul Lago di Como è ormai un must dell’ospitalità del lago di Como. Progettato da Patricia Urquiola, designer dell’anno 2015 della rivista Wallpaper* ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo, inclusi ambiti spot nella lista “Gold List” 2018 di Condé NastTraveler e nella lista “World’s Greatest Places” di TIME Magazine 2018. Ognuna delle 30 spaziose suite sul lungolago vanta finestre dal pavimento al soffitto e ampie terrazze arredate.

Noi siamo stati al ristorante stellato Berton Al Lago gestito dall’executive chef Raffaele Lenzi con l’F&B Manager Stefano Gaiofatto per scoprire un’esperienza di gusto davvero sorprendente. Si tratta del Menu – Radici Tuberi e Vegetali ideato dallo chef Lenzi insieme ad altri due percorsi di degustazione che raccontano una filosofia di cucina che lui stesso ama definire “intraprendente, appassionata e delicata”.
Parliamo infatti di vegetali, elementi in grado di rendere un piatto completo e da qui la volontà di farli diventare dei protagonisti. E’ un percorso che vuole omaggiare alla stagionalità per quanto possibile e alla materia prima nella sua essenza più pura e vera.

L’arte del Ricevere al Berton al Lago consiste in un concetto di sala che pone “al cuore” il cliente e i suoi bisogni in un servizio di lusso raffinato ma allo stesso tempo informale. La ”grande” sala di Stefano Gaiofatto è un racconto vero e raffinato di un’arte del ricevere di bellezza dove vi è cura elegante per ogni dettaglio e particolare.
La cucina di Raffaele è poi sublimata da un’attenta proposta di vini italiani, di territorio che esaltano i piatti con armoniosità e rispetto della materia prima.  Noi siamo riusciti a provare anche un’interessante progetto di mixology che nasce al lounge bar del resort dove preparati barman studiano ad hoc miscelati e mocktail di grande qualità. Si ispirano al giardino verticale di erbe botaniche realizzato dal botanico Patrick Blanc e sono basati sulla natura e sui concetti di sostenibilità e stagionalità.

Questi drink ci raccontano storie di lago e ispirazioni internazionali accompagnandoci in un’esperienza che consigliamo davvero di provare.


Il nuovo stile di MEDÏTERRANEO al MAXXI

Il progetto estivo 2021 dello spazio di tendenza ospitato a Roma nella piazza del Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha aperto al pubblico giovedì 27 maggio, ripartendo dal successo della passata stagione e torna come un giardino urbano incantato pronto a sorprendere i clienti e a conquistarli attraverso delle experience all’insegna dell’enogastronomia di qualità e della buona musica, immersi un’isola di luci, colori e piante che caratterizzano il nuovo stile di MEDÏTERRANEO. Ristorante e Giardino del MAXXI.

Lo spazio, infatti, curato dallo studio di architettura Project On, si accende di atmosfera con un reticolato di luminarie pronto a ricreare un magico cielo stellato, mentre delle corde naturali, dei filari di edera e dei lampadari sospesi conferiscono alla location un tocco tropical. Tra complementi d’arredo in marmo, acciaio e legno di recupero, il locale ospitato nell’area esterna del Maxxi sfoggia poi la grande protagonista della stagione estiva: la consolle, regina dei live set dal martedì alla domenica, ingabbiata nell’iconica homi di bambù lanciata un anno fa come allestimento ecochic imprescindibile del ristorante open air. Stavolta, la proposta enogastronomica, continuando a puntare sulle materie prime di qualità e di territorio, e sulle ricette tradizionali rivisitate, sposa invece una formula più conviviale, con momenti dedicati al cibo all’insegna di piatti ripensati per la cena come portate da condividere, con main course nel weekend pure a pranzo, ma anche una grande varietà di assaggi in formato mini sfizi, dessert classici come il tiramisù e la cheesecake, o i sorbetti.

Racconta Alessandro Cantagallo, titolare e imprenditore romano: “L’esperienza dell’anno scorso ci ha consentito di capire alcune dinamiche e via via abbiamo apportato le modifiche necessarie a far funzionare uno spazio così grande. Noi siamo un ristorante atipico. Vieni per stare all’aperto, per stare bene e scopri che si mangia anche bene per essere un posto che fa così tanti numeri. Questa volta puntiamo sulla materia prima e sulla qualità, ma con una proposta nuova, quella dei mini piatti, dai piccoli hamburger al polpo in tre varianti, per far vivere ai clienti un momento di leggerezza che non rinuncia al gusto”, conclude Cantagallo. Ancora: non mancheranno invece dal martedì al venerdì per il pranzo le colorate bowl di poké, anche da comporre, del pop up Palmerie ai Parioli, altro ristorante di proprietà del gruppo, che sarà accolto proprio negli spazi di MEDÏTERRANEO. Spiega lo chef Emanuele Pompili: “Cerchiamo di spaziare chiaramente come sempre, con un piccole portate e pasti modulari, ma soprattutto un gusto che possa accontentare tutti, dal pesce sia cotto che crudo alla carne, tra carpacci, marinati e tartare. Cercheremo di accontentare anche vegetariani e vegani. In carta restano i primi dello scorso anno, che hanno funzionato e che riproponiamo come la Nerano, i 4 pomodori, e l’Aglio, olio, gambero rosso e lime”. Nello spazio che vanta circa 250 posti a sedere, infine, sarà dato spazio al brunch, che prevede due piatti principali sia di primo che di secondo da scegliere in base ai gusti. Altra protagonista della stagione sarà la selezione musicale, con la direzione artistica di Manfredi Alemanno: “In programma ci sono live session con anche ospiti internazionali, da band ad acclamati dj, per far ascoltare diversi correnti musicali, dal tribale alla house, fino agli show in duo voce e piano con pezzi anche pop per la domenica al tramonto”. Il barman Glauco, che arriva da Palmerie, nel frattempo, conquisterà i clienti a suon di cocktail della sua drink list ispirata ai profumi dei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo.

VIVO: il vero sapore del mare dall’Argentario a Milano

A metà strada tra Brera e Moscova, una zona in cui tradizione e modernità si incontrano oggi più che mai, apre VIVO, il secondo ristorante dei fratelli Manno a Milano.

Una famiglia di pescatori alle spalle, che dal 1904 ha trasmesso di generazione in generazione l’amore per il mare, per l’arte della pesca e per la materia prima del pesce stesso, fino ad arrivare a oggi. Dalla tradizione di famiglia è nata l’esigenza di far conoscere agli amanti della buona cucina, i piatti tipici dei pescatori dell’Argentario; un progetto che ha lo scopo di onorare il mestiere del pescatore e allo stesso tempo comunicare, attraverso la cucina, l’importanza della filiera corta, che attribuisce una qualità superiore al prodotto ittico. 

L’intera filiera è formata da pescherecci di proprietà e attenzione all’ambiente. I piatti hanno sempre una storia da raccontare regalando il sapore del vero pesce, pescato poche ore prima e portato in tavola. La nuova straordinaria sfida del gruppo Manno, che proprio in questo momento di pandemia ha investito in un nuovo ristorante, perseguendo l’obiettivo quasi decennale di valorizzazione del pesce, per raccontare ai clienti la storia del piatto, oltre al gusto.

Il ristorante di Via Statuto 16 accoglie i suoi ospiti in un bellissimo dehor ampio in cui delle vele bianche fanno da cornice, coprendo i tavoli e il bancone, un gozzo del 1965 ristrutturato a mano da Mileo, l’ultimo maestro d’ascia dell’Argentario. Il locale profuma di mare e ci racconta la sua storia tramite le sue mura e con la cucina degli Chef Benedetto e Alessandro.

Un locale vivo per davvero, come Milano, che si prepara a riaprire dopo questo periodo buio di chiusure, pronto ad accogliere gli amanti del buon cibo e del buon bere in questo angolo di Rinascimento della città.

Eclettismo culinario e tradizione: Duanima

L’incontro con Duanima avviene nel segno della carnalità e dell’autenticità tipiche del territorio sardo.

Luca Floris, con il nomadismo di ogni chef che si rispetti nelle vene, parla delle sue origini, delle parche mense matriarcali e della voglia di far conoscere al di fuori del nuorese i piatti tipici della tradizione contaminati con il suo know how internazionale.



Parigi, Londra, Barcellona sono la capitali che hanno ospitato la sua formazione per poi rientrare in Sardegna. La sua terra l’ha riaccolto grazie ad un’esperienza in prima linea presso il resort più green d’Europa, il Valle dell’Erica, dove ha unito la sua di anima a quella dello chef Mario Piroto. 

Il destino di Floris negli ultimi anni lo conduce nel centro di Cagliari dove, insieme al suo stesso DNA, lancia Duanima che sin da subito si afferma come uno dei ristoranti più amati de capoluogo.



Oculata la scelta di ogni singolo dettaglio, dal design interno alla mise en place, Duanima rimarca la sua dualità e la voglia di contaminarsi ed essere contaminato da differenti forme d’arte. 

Uno sguardo proiettato al futuro dove il buon cibo è il fil rouge che connette le visioni dell’esigente clientela pronta a sperimentarne la culinarie ambizioni.

Duanima

Via Sebastiano Satta Poeta, 28, Cagliari

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Maido porta in Italia l’Okonomiyaki : il più popolare piatto street food di Osaka

Poco conosciuto in Occidente, l’Okonomiyaki è, però, molto familiare ai nostalgici fan millennial di Ranma 1/2 e di Kiss me Licia. Il padre di Licia, Marrabbio, aveva infatti un piccolo ristorante di Okonomiyaki di cui il Gatto Giuliano andava ghiotto.



Okonomiyaki significa “come piace a te”. Si tratta di una frittata a base di farina, verza e uova, preparata su un’apposita piastra (teppan) a cui vengono aggiunti diversi ingredienti come carne, formaggio e gamberetti. Il piatto viene poi rifinito con una speciale salsa okonomi, maionese giapponese, fiocchi di alghe verdi e scaglie di bonito.



Da Maido, attraverso la grande vetrata si può osservare e ammirare la preparazione del piatto in tutte le sue fasi. Oltre all’Okonomiyaki da Maido! si possono assaggiare altre specialità tipiche, come zuppa di miso, onighiri, edamame, yakisoba, spaghetti di grano cucinati sulla piastra e il rice burger, pollo in salsa teriyaki o manzo saltato tra due dischi di riso pressato.



Il food concept fa parte del progetto Seguilabocca che mette al centro una concezione di ristorazione focalizzata sulla qualità degli ingredienti e sul cibo come “divertimento” senza dimenticare la ricercatezza, l’attenzione al dettaglio e la cura.

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Indirizzi: Via Savona 15, Milano

Via Jacopo dal Verme 16, Roma

Via Urbana 122, Roma

Alla scoperta del Messico più autentico: Madre!

Non ha nemmeno un anno il progetto nato di cuore, pancia, testa, olfatto e gusto che ambisce a conquistare Milano grazie all’estro di Costanza Zanolini, head dell’ambizioso concept “Seguilabocca”.

Congiunto di Amuse Bouche e Maido! – piccole botteghe del buon cibo tra le vie strette di via Savona e la movida del quartiere Isola – Madre! Nunca Mas Sin TI promette, a chi vorrà, un’esperienza unica nella sua sede adiacente.

I sapori autentici del Messico, approdano direttamente a casa per un momento multisensoriale pronta a rapirvi grazie al menù studiato con la collaborazione di chef autoctoni. 



Dal burrito a base di Carne al Pastor, o la Cochinita Pibil, maiale marinato con semi di annatto e arancia; il pollo a la tinga, piatto messicano originario di Puebla, sfilacciato e condito con una salsa a base di pomodori, peperoncini chipotle in adobo e cipolle affettate; senza dimenticare il più classico Chili, abbinato a guacamole e cheddar, dal sapore piccante. 



Madre! che buone anche le proposte veggie, con tofu alla carnitas e riso nero, salsa guacamole al limone, cipolla rossa marinata e pico de gallo. Infine il pesce, con un burrito a base di salmone accompagnato alla guacamole con mango e salsa tamarindo, per i palati più esigenti. Tutto servito all’interno di una morbida tortilla di grano o di mais – perfetto anche per gli intolleranti al glutine – da accompagnare a un contorno di nachos, frijoles refritos o guacamole al lime e con l’immancabile margarita-to- go, per un’autentica serata messicana da vivere con allegria tra le mura domestiche.



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Indirizzi:

AMUSE BOUCHE Laboratorio Via Savona 17, Milano
MADREVia Savona 13a, Milano

Exclusive venue: il best of dei ristoranti a Porto Ercole in costa d’Argento

Porto Ercole è uno stato d’animo. Qua tutto è possibile: mente sorseggi un cappuccino alle undici di mattina presso un bar del porto, capita di osservare il regista Paolo Sorrentino tutto trafelato con il figlio andare al molo, pronto per salire su un’imbarcazione. Oppure l’imprenditrice digitale più famosa al mondo, Chiara Ferragni, viene proprio qua a mangiare con le amate sorelle in uno dei fine dining gourmet restaurant più quotati a livello nazionale, che non mancheremo di menzionare in questo articolo dedicato ai migliori ristoranti del borgo marittimo del Monte Argentario in Toscana. Insomma, anche se non siamo ai fasti degli anni Sessanta, il jet set ama ancora questo posto esclusivo. A onor del vero, la situazione pandemica ha fatto registrare nell’estate 2020 presenze da record in costa d’Argento. Venire per credere. E soprattutto per godere di panorami mozzafiato e pranzi a base di pesce fresco da leccarsi i baffi.

Il Pellicano

La ricchezza della natura e il talento dell’uomo. Una profonda passione per la cucina mediterranea, questo il segreto di Michelino Gioia, che rende uniche le ricette tradizionali italiane trasformandole in creazioni contemporanee mediante l’impiego di  tecniche innovative. Dunque non solo un tripudio di sapori, ma la sua specialità sta anche negli abbinamenti cromatici della presentazione dei piatti.



Sono due i punti fondamentali per l’ideazione e la realizzazione di ogni sua ricetta: dare il giusto valore alla naturalità dei prodotti e rafforzare il legame con il territorio. L’abbondanza di materie prime toscane di terra e mare, prende forma in piatti divini, da gustare al chiaro di luna. Al Ristorante Il Pellicano (dell’hotel omonimo, uno dei più famosi al mondo gestito da Marie Louise Sciò) lo chef Michelino Gioia offre una cucina italiana tradizionale che a tratti si fonde sapientemente con sapori internazionali. Tutte le materie prime preferite dello Chef, come il piccione, le ostriche, le triglie, l’aragosta e gli scampi, sono parte del menu, creato con passione e amore. Alla fine di ogni cena, un carrello con golosi cioccolati artigianali è offerto a tutti gli ospiti. Tra le specialità di questa stagione alle porte lo chef ci segnala: Astice, pappa al pomodoro, ricotta e levistico, Anguilla di Orbetello (il paese lagunare vicino Porto Ercole celebre per questo pesce), finocchio e misticanza, Fagotto d’anatra, parmigiano e gobetti, Pezzogna, parmigiana e acqua pazza.

Alicina hosteria

Un posto speciale dove gustare il mare a km 0.

Ivan Silvestri è il patron-chef di Alicina Hosteria, piccola veranda nel pieno centro del borgo toscano, a due passi dal porto. Persino Chiara e le sorelle Ferragni hanno scelto di mangiare nel suo piccolo ma assai accogliente ristorante. La tenacia e la dedizione di Silvestri gli hanno permesso di essere menzionato nelle guide del Gambero Rosso, L’Espresso ed infine quella Michelin in ordine cronologico. La cantina di Alicina Hosteria vanta più di 300 etichette, “perché il cliente va messo al primo posto “ –  dichiara il proprietario a Man in Town – tra cui Bellavista e Corion Charlemagne, per menzionarne due. Il menù del gourmet restaurant varia tutto l’anno seguendo la filosofia del mare a km 0. Tutte le materie prime della cucina vengono infatti acquistate presso le pescherie del lungomare di Porto Ercole. Di conseguenza a seconda del pescato l’invitante menù cambia più volte a seconda della stagionalità.



Proseguendo la sua filosofia, Silvestri sta lavorando sulla stagionalità dei prodotti e una carta dei dessert tutta nuova. Tra i suoi must-have cita la palla di neve farcita con una spuma di sgroppino alla vodka oppure il dolce cocco, mango e lime. Tra i primi piatti i fusilli cacio pepe e bottarga che vengono cotti nel te lapsang, un piatto che ha presentato a Festa a Vico al Pranzo delle giovani che si svolge a Vico Equense organizzata dallo chef Gennarino Esposito e che  fu molto apprezzato dalla critica gastronomica nazionale. Tra le novità di quest’estate 2021 del suo branding Silvestri menziona il delivery, ovvero la filosofia di Alicina si sposta a Spinnaker, delivery and takeaway, la cui fase embrionale aveva visto gli albori la scorsa estate ma a cui quest’anno ha deciso di dedicare un proprio spot nella centralissima piazza Roma.

Il Ristorantino

Melting pot di culture e amore per il territorio

Il ristorantino di Porto Ercole, in pieno centro davanti alla Chiesa di San Paolo della Croce, perla della costa d’Argento in Maremma, è uno spin-off dell’osteria dei Nobili Santi. I proprietari infatti, Paola Sclano e Bilel Mabrouk, hanno affinato la loro expertise culinaria seguendo le orme del compianto Moreno Santi, chef tra i più amati della zona argentarina. Nel 2019 i due allievi di Santi decidono di aprire il Ristorantino, un eclettico ed elegante ristorante gourmet.



Paola Sclano è portercolese, Bilel Mabrouk è di origine tunisina ma italiano d’adozione. Da questo metissage culturale culinario, rimanendo sempre fedeli alla tradizione maremmana, emerge un menù variegato e sfizioso. Tradizione dunque si, ma anche tanta rivisitazione e originalità: la sperimentazione al Ristorantino è il diktat. Il sapore è certamente quello inconfondibile del mare dell’Argentario, la cucina è basata soprattutto sul pesce fresco del promontorio. Semplice, ma al contempo ricercata. E non solo pesce. Un’ ottima scelta di piatti di carne soddisfa ogni palato, dall’antipasto, passando per i primi piatti fino ai secondi. Fiore all’occhiello del Ristorantino sono i dessert: Dalla cornucopia ripiena di delizioso mascarpone con la sua cialda croccante e profumata rifinita con frutti di bosco o delizioso cioccolato fuso. Oppure il croccantino , un semifreddo a base di croccante alle nocciole rifinito con cioccolato fuso. Come cavallo di battaglia Paola Sclano suggerisce di assaggiare il suo tagliolino  allevongole, gamberi e zucchine. Realizzato con pasta all’uovo fresca, a parte si prepara una base di aglio, olio e prezzemolo con vongole e si fa mantecare. Aperte le vongole si aggiunge la zucchina tagliata a rondelline molto sottili. Dopodichè si aggiungono i gamberi sbucciati e per finire lo scampo da mettere come decorazione sul piatto finito. Infine si fa saltare la pasta in padella per due minuti. Si serve e si decora con uno scampo in bella vista.

The Brisket: la cultura del bbq texano a Milano

Nato dall’idea dello chef italo-argentino Lucas Duretti , The Brisket è una delle prime Smokehouse italiane, che ha diffuso a Milano la cultura del BBQ Texano. Nella sua vita Lucas ha vissuto un lungo periodo in Texas proprio per studiare e scoprire i segreti della tradizionale cottura della carne ‘Low&SLow’ e il risultato di questa esperienza lo troviamo proprio nel suo ristorante, che prende il nome dal piatto simbolo del BBQ Texano, il ‘Brisket’: la punta di petto di manzo che, avvolta da un mix di spezie (‘il rub’), viene cotta a bassa temperatura per 12 ore in uno smoker americano.



Ma questo non è l’unico piatto di punta del locale, possiamo infatti gustare altre specialità come il pulled pork, il maiale sfilacciato, e le costolette in salsa BBQ fatta in casa, possibilmente accompagnate da patate fritte, che qui come negli States sono a fette grosse e dal gusto deciso grazie dalla paprika. Non mancano ovviamente i dolci come la tradizionale ( e golosissima) cheesecake al burro d’arachidi.

The Brisket Milano si trova in Ripa di Porta Ticinese 65.

Evocativa, autentica e deliziosa: la Polpetteria e la gastronomia di quartiere

Nata nel 2014 come formula itinerante per i vari Eataly d’Italia, la Polpetteria vive grazie all’estro della campana Roberta Lamberti che nella vita ha sempre voluto “fare le polpette”.


Sin dai suoi esordi il successo ha decretato la formula vincente di un progetto nato intuitivamente homemade ed esploso in tutta Italia grazie ai food truck.

Un exploit che ha condotto Roberta in ogni angolo della Penisola tanto da pensare di concretizzarlo in un temporary.

Dopo un anno di ricerche la Polpetteria ha piantato le basi in quel del quartiere Isola di Milano con il suo inconfondibile stile campano contaminato dalla buona cucina regionale.


La pandemia non ha fermato la sua evoluzione ed è stata in grado di reinventarsi grazie all’ampliamento della proposta gastronomica virandolo ai must della cucina italiana in chiave gourmet.

Roberta spinge l’accelleratore verso idee sempre nuove come il Brunch di quartiere di cui è promotrice coinvolgendo varie attività local come:

Fiuri Milano per la caffetteria, Artico per i gelati, l’Ile Douce per la pasticceria e Cru come l’enoteca naturale.

Ordinando il brunch collettivo su www.lapolpetteria.it la consegna avviene direttamente a casa grazie allo scooter o alla Panda ibrida gialla di Tatta la Polpetteria.

E per Pasque e Pasquetta in da house?

Tatta ha studiato un menù ad hoc ordinabile entro Venerdì 02 Aprile e disponibile per la consegna anche nell’hinterland milanese.

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Social lunch: a pranzo con Berberè

Indirizzo tra i più cool di Milano, Berberè è un’ insegna di pizzerie fra le migliori in Italia e nasce dall’idea di due giovani imprenditori con una sola grande passione: quella per una pizza buona, artigianale, realizzata da lievito madre vivo e con prodotti biologici selezionati, servita rapidamente a prezzi accessibili. L’insegna di pizzerie creata nel 2010 a Bologna da Matteo e Salvatore Aloe in 10 anni è divenuta una realtà di successo riconosciuta dal pubblico e dalla critica enogastronomica. Oggi proprio attraverso la pizza propone una vera rivoluzione della cultura gastronomica fondata sull’artigianalità.

Se il 2020 sarà anche ricordato come l’anno del Food Delivery, anche l’inizio del 2021 conferma l’ascesa di questo trend. Il confinamento in casa, e la seguente chiusura al pubblico dei ristoranti, hanno favorito la diffusione delle principali piattaforme d’asporto e una crescente passione per il delivery. 

La ricetta per fare impresa passa anche dalla capacità di adeguarsi alle situazioni, senza mai arrendersi e per essere più vicini alla propria clientela, Berberè ha ideato l’iniziativa Divano Pizza Film a.k.a la Tripletta perfetta. Se la Margherita fosse un film quale pellicola sarebbe? Si è partiti proprio da questo gioco per abbinare ogni pizza ad una selezione di film, fra nuove uscite e grandi classici. Per creare questi accoppiamenti è stato coinvolto Marco Lombardi, autore, giornalista e conduttore di Come ti cucino un film, in onda su Gambero Rosso HD ed esperto di Cinegustologia®. Lombardi si è divertito a creare una selezione di pellicole da godersi insieme alla pizza su alcune delle piattaforme on-demand più famose (Netflix, Prime Video, Rakuten, Sky, ecc).

Le pizze Berberè che dovete provare assolutamente? La Margherita si aggiudica il podio, a seguire la Diavola con salamino piccante e un classico del menù del locale, la pizza con Prosciutto crudo di Norcia, burrata, rucola, fiordilatte, olio all’arancia. Quando? tutti i giorni a pranzo o a cena!

PIZZIUM O’SHOP: l’alimentari di quartiere per fare la spesa con prodotti regionali IGP e DOP

Nato nel 2017 a Milano da un’idea di Stefano Saturnino, Giovanni Arbellini e Ilaria Puddu, Pizzium propone la pizza napoletana classica utilizzando il meglio della materia prima italiana. Il suo stile è inconfondibile ma ogni locale è unico perché trae ispirazione dalla terra che lo ospita, senza rinunciare al meglio di Napoli e della Campania. Grazie al suo approccio creativo e contemporaneo si sta affermando in Italia ed è arrivato a quota 20 con 6 locali a Milano, Serravalle, Gallarate, Como, Seregno, Varese, Busto Arsizio, Brescia, 2 a Torino, Roma e Bologna, Parma, Piacenza e Cesano Maderno.



Non solo pizza però, perchè dopo il successo di vendita dei 5 kit regionali, Pizzium arricchisce il proprio shop con un più vasto assortimento di prodotti IGP e DOP simbolo delle regioni italiane. L’O’SHOP è la bottega alimentare di quartiere dove è possibile acquistare gli ingredienti di alta qualità delle sue amate pizze regionali, per dare vita a ricette tradizionali o sperimentare nuovi piatti dando libero sfogo alla creatività.

Presso il proprio punto vendita preferito oppure online, i PIZZIUM lovers possono ora fare una spesa veloce e immediata acquistando salumi, formaggi e verdure, ma anche pane e focaccia sfornati freschi tutti i giorni e prodotti da dispensa come paste artigianali e conserve.


I prodotti di O’SHOP sono acquistabili in delivery su UberEats, in asporto in tutti punti vendita fatta eccezione per i locali di Roma, Bologna e Serravalle – oppure sono ordinabili nella sezione O’SHOP dell’online shop ordina.pizzium.com per poi passare a ritirarli nel punto vendita più vicino.

Infine, per dare sempre nuovi spunti ai propri clienti il brand ha anche avviato una collaborazione con Chef in Camicia www.chefincamicia.com realtà che vive e racconta il mondo del Food a 360 gradi attraverso ricette e contenuti video originali. Chef in Camicia ha preparato per PIZZIUM 3 video ricette con i kit regionali che vanno ad aggiungersi a una raccolta di ricette disponibili all’interno del menù di O’SHOP.


VgO Lab e la vegan experience nel cuore della Laguna

VgO è un’azienda nata a Venezia Mestre nel 2015, operativa in diversi settori, che spaziano dal comparto gastronomico a quello tessile, da quello dell’arredamento a quello della cura del corpo. Il filo conduttore tra i vari ambiti è il concetto di sostenibilità ambientale, promosso attraverso uno stile di vita possibilmente vegan.

VgO è anche VgOLab e VgOloso nel segno dell’ italian life style 100% cruelty free.

Un modello da diffondere nel mercato estero attraverso ristoranti e nei negozi specializzati che vogliono offrire al consumatore pasti leggeri e una gamma di specialità vegetariane ad ottimi prezzi nel rispetto per il pianeta e per il mondo animale.

Nel VgO Lab l’azienda sperimenta nuove ricette prendendo spunto da quelle tipiche della cucina italiana. Un catalogo ricco e ampio che spazia dalle paste fresche e secche (ideali anche per celiaci), alle salse e ai patè, dalle confetture alle tisane e alle birre. Si tratta di un laboratorio di idee che si basano sul concetto di esistenza in armonia con la natura. VgO Lab è anche abbigliamento e laboratorio didattico, in cui, grazie ad esperti naturopati, si impara a vivere seguendo il fluire delle stagioni, e ad alimentarsi per stare bene.

VgOloso, invece, è il primo format di cucina per asporto sana etica e vegana, aperto a Mestre ma con la voglia di colonizzare il mercato italiano e statunitense. 



Ma cosa si mangia da VgOloso? Non aspettatevi seitan e tofu , qui si mangiano piatti gustosi, che partono dalla tradizione italiana: ovvero zuppe di legumi e cereali, ravioli con ripieno di verdura e sugo di pomodoro, polpette di cereali e nocciole servite con purè di patate, burger di legumi freschi, muffin e frolle con marmellate biologiche. 

E cosa, invece, si beve da VgOloso? Il prosecco vegano innanzi tutto, con l’assenza di albumina, una proteina presente nel latte e nelle uova che alcuni produttori usano come sbiancante per il vino. Poi la birra artigianale, prodotta in un micro-birrificio della zona per conto del locale e tante centrifughe fresche.

L’azienda, oltre ad offrire una selezione gourmet di prodotti, si occupa di organizzare eventi per la promozione del proprio brand. Attraverso appuntamenti fissi quali seminari, giornate di approfondimento e degustazioni guidate all’interno del laboratorio aziendale, gli appassionati di cucina hanno la possibilità di toccare con mano le materie prime impiegate per realizzare i prodotti VgO e di assaggiarli in prima persona. Un aperitivo o uno showcooking all’interno di questo concept innovativo diventano così l’occasione perfetta per conoscere da vicino il mondo della cucina vegetale e dei prodotti bio, scelti accuratamente a seconda della stagionalità.

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