Dankan DJ: da appassionato di musica elettronica a promessa della scena musicale milanese

Da un piccolo paesino a nord della Puglia all’Amsterdam Dance Event. Abbiamo intervistato Francesco Lopez, che ci racconta i suoi viaggi, la sua passione per la musica elettronica e di come un giradischi può influenzare per sempre la tua vita, al suono di Radiohead, Daft punk e Giorgio Moroder.

Quando hai iniziato a fare il DJ, quali erano le tue prime passioni, che aspettative avevi?

Ricordo bene l’episodio in cui è scoccato il colpo di fulmine per la console: ero molto piccolo, non ricordo l’età. Un giorno, io e mio padre siamo entrati in un negozio di dischi e, mentre lui chiedeva informazioni a un commesso, io iniziai a giocare con un giradischi e col vinile che era in negozio. Da allora, anche dopo vent’anni, non ho più smesso di pensare alla musica e a quel giradischi.

Le prime aspettative erano di convincere i miei genitori che quello non fosse solo un capriccio, ma una vera e propria passione.

Che tipo di musica ascoltavi?

Avevo come figura di riferimento “il deejay” ed ero attratto dalla musica da club, ovviamente. Seguivo la corrente dance degli anni 90 che spopolava in Italia, caratterizzata dai beat aggressivi ed energici. Contestualmente, iniziai anche a scoprire artisti e produttori di musica elettronica, come i Kraftwerk, Radiohead, Daft punk, Giorgio Moroder, Chemical Brothers e house come Frankie Knuckles, Bob Sinclair, Antonie Clamaran, Erick Morillo, Roger Sanchez, Arman Van Helden.

Guardando indietro, c’è una canzone che riassume l’atmosfera di quel tempo?

Ci sarebbero tanti brani, ma uno in particolare, che ho scoperto proprio durante i miei inizi, è One more time dei Daft Punk. È un disco che ho apprezzato sempre più col tempo e mi è entrato nel cuore.



Quali momenti considereresti come “la svolta” nella tua carriera fino ad ora?

I momenti che fino ad ora hanno segnato la mia carriera sono: la collaborazione come sound designer della Bookin Agency, con cui ho iniziato a collaborare nel 2016. Ho iniziato a suonare ai party, sfilate, eventi legati alla moda e al design, per poi partecipare all’ADE nel 2019.

Prima DJ, e poi producer, come sei entrato nel mondo della produzione musicale?

É stato un passaggio automatico, spinto dalle necessità espressive e dalle richieste lavorative. Ho affinato un po’ le mie competenze tecniche, frequentando un corso di sound design e da lì ho continuato a sperimentare con le mie passioni, mettendole al sevizio della comunicazione, producendo musica per eventi, spettacoli, show e sfilate.

Negli ultimi due anni, quali luoghi, città o culture ti hanno lasciato un’impressione particolarmente positiva?

Per me Ibiza rimane “la Mecca” per chi vuole cercare vibe giusti e ispirazioni. Sull’isola si concentrano stili e culture e, soprattutto in estate, puoi venire in contatto con nuovi trend, conoscere persone nuove, ampliare i tuoi orizzonti. É un’isola che ti fa crescere.



L’anno scorso hai partecipato all’Amsterdam Dance Event (ADE), raccontaci di questa esperienza.

È stata un’esperienza bellissima, che mi ha fatto sentire parte di un’industria che, nonostante i periodi difficili, è sempre attiva. All’ADE si ha modo di conoscere artisti, deejay, producer, discografici, manager, promoter, agenzie di booking, ed è un’ottima occasione per chi è appassionato o lavora nel settore della musica elettronica per capire le dinamiche di settore.

Io sono grato alla Delights Entertainement per avermi dato l’opportunità di suonare al loro party con artisti del calibro internazionale come CECE ROGER e ALEX GAUDINO.

Cosa ne pensi della correlazione tra moda e musica? Come s’influenzano l’un l’altra?

Una delle ragioni per cui ho iniziato a lavorare sulla produzione musicale è perché ho capito che la musica può essere uno strumento importante per comunicare. Quest’assioma si manifesta in maniera decisa soprattutto in ambito moda, dove il concetto e lo stile del designer, grazie alla musica, può arrivare in maniera diretta a chi guarda una sfilata o un video campagna.

Ci sono molti designer che, quando iniziano a disegnare una collezione, ascoltano musica che suscita loro ricordi o sensazioni. Può essere infatti molto d’aiuto nell’inventare cose nuove.

Quale diresti essere una delle abilità più importanti che qualcuno deve possedere per essere un buon DJ?

A mio avviso la figura del deejay è diventata sempre più importante e ricercata e la vera chiave del successo è essere sé stessi, senza essere scontati o banali. Avere uno stile proprio, meglio se unico ed identificabile.


Dove ti vedi nel prossimo futuro? Quali sono i tuoi progetti?

Mi piacerebbe entrare nel vasto ed infinito mondo della musica, imparando sempre più.

Al momento continuo a sviluppare progetti di musica elettronica, che spero per il prossimo anno di poter pubblicare. Inoltre, porto avanti tante collaborazioni con agenzie di produzione che mi coinvolgono come consulente per i loro eventi.

Songs of summer 2020

Il mondo si contende una pandemia e la gente scende in piazza per protestare contro l’ingiustizia razziale. Non era esattamente l’estate che ci aspettavamo, ma questa fase dell’anno non smetterà di essere la più magica, in cui l’uomo ha un contatto più forte e intenso con se stesso e con la natura – tutto questo va celebrato.

Noi di MANINTOWN vogliamo farti un regalo e insieme a Dankan dj, abbiamo selezionato una serie di brani per accompagnare le tue vacanze e farti sentire di nuovo estate.

Ascolta l’intera playlist Songs of Summer 2020 sul nostro Spotify.

Foto di Daniele Filippone.

Gabriele Stillitani: un bartender globetrotter

Italiano d’origine ma con una storia da globetrotter. Ha vissuto tra Miami, Formentera e Lugano e grazie al suo profilo Instagram @Mint_Drink, è sempre in contatto con migliaia di persone, che ogni giorno lo seguono da tutto il mondo. Il suo locale a Lugano, punta ad entrare nel World’s 50 Best Bar. Gabriele Stillitani, in questa intervista ci racconta dei suoi viaggi, di dove ha bevuto meglio e di dove peggio.

Un elogio alle materie prime, alle tendenze asiatiche, ma soprattutto all’empatia di chi sa stare dietro al bancone.



Come hai iniziato a fare il bartender?

Per caso. Frequentavo l’Università ma ero alla ricerca di indipendenza. Grazie a un amico ho iniziato con una stagione. Il mio primo lavoro è stato a San Teodoro in Sardegna, all’Ambra Day che è un locale immenso con diversi punti bar, tutto all’aperto, e 60 dipendenti. Sono sempre stato un tipo curioso e ho iniziato a preparare lì i miei primi cocktail.



In quale bar hai lavorato?

La Sardegna è una delle esperienze professionali che ricordo con più piacere. Dall’Ambra Day sono passato al Country Club di Porto Rotondo, di cui sono diventato il bar manager. Nel 2012 mi sono trasferito negli States e, al contempo, seguivo la gestione di tre locali romani con la supervisione del Country Club. Un periodo di interminabili call e viaggi in aereo. Di ritorno dagli Usa, ho aperto a Formentera nel 2013, “That’s Amore” insieme a quattro amici. Un locale dal sapore nuovo. Facevamo “Colazioni & drink” e avevamo file interminabili a ogni ora del giorno e della notte. Nel 2014 ho lasciato Formentera e sono diventato bar manager del Tom (The Ordinary Market) di Milano. Per andare a lavorare a Lugano alla fine del 2015. Nel 2017 ho aperto La Dispensa con il mio socio con cui adesso sto puntando a entrare nella classifica dei prossimi World’s 50 Best Bar. 



Quali sono le caratteristiche di un buon bartender?

Un grande professionista deve avere l’ospitalità nel sangue. Tra i suoi punti di forza non deve mancare il saper sempre soddisfare il cliente, creando un ambiente piacevole in cui traspare divertimento e passione, anche quando la pressione al banco aumenta tra tante richieste e alte aspettative. Il cliente è una risorsa importante e, allo stesso tempo, un investimento che richiede da parte di tutto lo staff del locale un impegno costante. Ai miei ragazzi domando sempre quale sia il segreto per far sì che un cliente preferisca ad altri locali il nostro. Ecco, la risposta è una soltanto: saper padroneggiare l’arte dell’accoglienza. 



Invece, quali sono gli errori più comuni che noti in chi fa il tuo stesso lavoro?

Temo che l’errore più comune sia la noia e l’arroganza che, a volte, sostituiscono una genuina ospitalità. Alcuni bartender non mancano di esperienza ma di empatia. Per fare bene questo mestiere bisogna aver fame di gente ed essere innamorati degli altri, anche se hanno dei grandi difetti.



Come descriveresti la scena europea della mixology?

L’Europa arranca un po’ a star dietro alla mixology asiatica che, in questo momento, si attesta tra le migliori. Il livello è altissimo e alle competition più importanti l’Asia batte tutti perché investe sui prodotti, sulle idee e sui macchinari. Inoltre, gli asiatici sono facilitati a sperimentare perché hanno una clientela esigente e competente. Non a caso quest’anno 8 su 10 finalisti delle gare più importanti provenivano tra Singapore e Hong Kong. Nonostante tutto però noi barteder italiani non sfiguriamo, anzi, ci facciamo notare a livello internazionale.



Si parla di slow drinking, ma cosa ordina la gente quando esce? 

Slow Drinking vuol dire “bere particolare”, di qualità, ricercato, prestando attenzione alla giusta temperatura di servizio, al bicchiere utilizzato, e mantenendo la base alcolica corretta. Slow Drinking significa anche saper scegliere un locale di livello dall’ambiente e dalle giuste vibrazioni che emana. Quindi, la scelta cade sui cocktail che seguono queste regole, che non stordiscono di alcol e che non miscelano prodotti di linea. Per me un Margherita è buono se si è scelto un tequila top. Un Americano è perfetto se si miscela un vermouth ricercato.



Io ad esempio ordino il Negroni cocktail, sono da considerare démodé?

La tendenza di un cocktail è dettata dal suo gusto. I grandi classici restano intramontabili proprio perché hanno fatto la storia della mixology. E il futuro guarda al passato per prenderne ispirazione. Se si parla di mode, penso che i drink troppo zuccherini siano oggi fuori tendenza. Ma il Negroni è il re dei cocktail e non sarà mai démodé. Non a caso molti bartender sono diventati famosi anche per i loro twist on classic sul Negroni. A La Dispensa ne servo uno particolarissimo che ha come base un porto invecchiato sei mesi in botti di rovere in cui faccio anche macerare delle botaniche stagionali per rendere l’esperienza Negroni sempre nuova e tailor made.



Tu cosa bevi?

In questo momento bevo liscio perché in purezza si scelgono meglio i distillati che si andranno poi a miscelare. I single malt al momento sono tra i miei preferiti. Se devo invece scegliere un drink, mi piacciono quelli a base bourbon e tequila. Un Old Fashioned e un Tommy’s Margarita fatti bene non si rifiutano mai.



Tra le tue passioni, c’è anche quella per i viaggi, qual è l’ultimo posto in cui sei stato?

Vorrei tornare alle Maldive, una vacanza in totale relax fisico e mentale. Non c’è niente di meglio della tranquillità assoluta per resettare e ripartire con nuove ispirazioni.



C’è un drink che ti ricorda un viaggio in particolare? 

Del periodo di Miami ho un ricordo negativo. Tra i tanti locali, su Ocean Road ce n’erano alcuni che proponevano ai turisti un Margherita frozen da un litro. Servito in una coppa a forma di sombrero, a cui era stata aggiunta a una bottiglia di birra capovolta, il drink veniva bevuto con la cannuccia al costo di 100 dollari. Una porcheria. Parlando invece di drink seri e memorabili, non scorderò mai A Moveable Feast #1964 di Augung Prabowo, un Bloody Mary chiarificato a dir poco stupefacente, che avrebbe convinto anche Ernest Hemingway. Infatti, The Old Man a Hong Kong, oltre a essere tra i primi 10 nella classifica dei World’s 50 Best Bar, è un locale interamente dedicato al grande scrittore americano.



Se ti dicessi che domani potremmo tornare a viaggiare senza confini dove vorresti andare?

Andrei volentieri in Danimarca. Vorrei provare i piatti del Noma e bere un drink al Rømer. Considerato a Copenaghen, il miglior cocktail bar sul canale.



Che cosa metteresti in valigia?

La mia valigia è composta soltanto da infradito e costume. Ovviamente se vado al mare. In viaggio di solito porto l’essenziale adattandolo all’itinerario.



Cosa porteresti al tuo ritorno?

Adoro portarmi a casa piccole memorie di viaggio, dalle foto ai sottobicchieri. Tanti ricordi che possono farmi ritornare in quel luogo al solo sguardo.

Marco Bozzato, dal palcoscenico alle passerelle

Ballerino, modello e cittadino del mondo. Si è formato a La Scala di Milano e all’English National Ballet School di Londra. Marco Bozzato ha tutte le carte in regola per un futuro di successo e in questa intervista ci racconta quanto il vivere nuove esperienze sia indispensabile per capire bene chi si è veramente, cosa si può fare e fino a che punto ci si può spingere.

@marcbozz


Credits: Foto di Dmitry Maximov

Quando hai capito che il balletto era la tua passione? 

Non c’è stato un momento in cui è scattato qualcosa e ho capito che la danza era la mia passione, è sempre stata parte della mia vita da quando ho iniziato a quattro anni ed è stata una cosa graduale e inconscia. Quando ho iniziato a maturare mi sono reso conto di quanto realmente mi piacesse quello che già stavo facendo e così è andata.


Credits: Foto di Dmitry Maximov

Qual è il tuo più grande ricordo del balletto?

Uno dei miei più bei ricordi è sicuramente quello del mio primo spettacolo a San Pietroburgo. 

Dopo vari problemi burocratici legati al visto, ero finalmente libero di poter andare in scena e così ho fatto il mio primo spettacolo e ho avuto il mio primo ruolo da solista con il Teatro Mariinsky.

Un altro ricordo speciale è sicuramente quando ho avuto l’onore di ballare un pezzo di passo a due con una delle mia ballerine preferite, Alina Somova.


Credits: Foto di Ksenia Kirsanova

Ti sei mai sentito come se volessi rinunciare? Cosa ti ha aiutato a superarlo?

Capita spesso di scherzarci ma non ho mai pensato di lasciare la danza seriamente, perché anche nei momenti più brutti è il modo in cui io riesco a sfogarmi, liberarmi e sentirmi leggero, prova a chiederlo a qualsiasi ballerino, ballare è peggio di una droga.  

La sensazione che provo quando ballo – intendo quando ballo veramente con tutto me stesso – è qualcosa di troppo grande, potente e bello per poterci rinunciare.



Sei anche un modello, come hai iniziato questa carriera? 

Ho iniziato fare il modello subito dopo un infortunio che mi ha tenuto distante dalla sala di danza per quasi un anno. 

Dopo il diploma, mi ero rotto il legamento crociato – atterrando da un salto – poco dopo l’inizio del mio primo contratto di lavoro come professionista e sono dovuto tornare in Italia per operarmi. Sapendo che la riabilitazione sarebbe stata dura e molto lunga, la moda è una cosa che mi ha sempre affascinato e visto che mi sono guardato tutte le stagioni di America’s Next Top Model almeno quinci volte ho pensato di provare a realizzare anche questo mio sogno. 

Quindi appena ho ripreso a camminare dopo l’intervento mi sono messo in contatto con delle agenzie e così che D’Management ha deciso di rappresentarmi e affiancarmi un questo percorso.


Credits: Foto di Antonino Cafiero

La tua formazione da ballerino ti aiuta sul set fotografico?

Di sicuro la mia formazione mi permette di avere una consapevolezza e un controllo del mio corpo che chi non ha studiato danza classica per tanti anni non ha.

La difficoltà sta però nel prendere tutta la disciplina e il controllo insegnatami e trasformarli in scioltezza e naturalezza quando sono sul set.


Credits: Foto di Anastasia Senikova

Ci sono delle esperienze che ricordi con particolare piacere?

Una delle mie esperienze preferite – come modello – è di sicuro quella che ho fatto per Vogue e l’hotel St Regis a Roma l’anno scorso, aggiungerei anche la campagna che ho scattato e girato sui tetti di Parigi per Alphatauri. 

Oppure un’altra esperienza memorabile è stato il mio primo fashion show a San Pietroburgo per DLT. Sono state cose totalmente diverse tra loro ma tutte divertenti, appaganti e ragioni di crescita.


Credits: Foto di Daniel Estrada Gutierrez

Anche se siamo sicuri che non ci siano mai due giorni uguali, come è la tua “giornata tipica”?

In effetti è raro che io abbia giornate uguali nella mia vita ma in linea di massima la mia giornata tipica al momento inizia con la lezione di danza la mattina poi finita la lezione e fatto un po’ di stretching prendo il mio book e giro per Milano tra casting e shooting.


Credits: Foto di Diana Materukhina

Hai un account Instagram straordinario e un ottimo seguito, quali consigli potresti darci per distinguerci sui social?

Per quanto riguarda Instagram e i social media in generale io penso che il segreto sia quello di essere se stessi, di non copiare quello che fa il mondo ma di essere più possibile fedeli a quello che si è davvero, alla propria estetica e stile, ai propri gusti e ai propri pensieri. Oggigiorno la gente quando deve capire chi è una persona la prima cosa che fa è cercarla su Instagram, ai casting molto spesso ti chiedono il tuo nickname per vedere cosa, quanto e come pubblichi. Sinceramente anch’io sono il primo che appena mi arriva un lavoro vado a cercarmi ogni membro del team su Instagram così da farmi un’idea delle persone con cui lavorerò. Quindi quello a cui dobbiamo fare attenzione è proprio che l’impressione che il mondo ha di noi dai nostri profili social rappresenti al meglio quello che siamo davvero.


Credits: Foto di Diana Materukhina

Dove ti vedi nei prossimi cinque o dieci anni? 

Questa è una domanda molto difficile per me.

Io vivo tutto molto alla giornata e programmare il futuro non mi piace, anche se sinceramente tra cinque o dieci anni non mi immagino una vita molto diversa da quella che ho ora, a me piace la mia vita. Me la immagino migliorata, le mie carriere cresciute e io di sicuro più maturo, con occhi che vedono le cose diversamente, alla fine non si smette mai di imparare. Quindi per rispondere a questa domanda ti dico che mi immagino vivendo un update, un miglioramento, della mia vita attuale se così si può dire! 


Credits: Foto di Daniel Julia Orisha

Special thanks:

Marco Di Ciuccio – D’Management

Credits: Foto in evidenza di Emilio Tini

Sinestesia tra i sensi: slow drinking, food pairing e fragrance bar

La sinestesia è un fenomeno che prevede la contaminazione dei sensi e le esperienze sinestetiche dimostrano tre caratteristiche principali: sono provocate da uno stimolo, sono percezioni coscienti e sono automatiche. Abbiamo chiesto a tre esperti del settore beverage, food e fragrance di raccontarci i loro esperimenti e di come la stimolazione di un senso innesca una risposta predicibile e riproducibile in un altro senso.

Radici ben salde nella tradizione, da cui partono per innovare, ma con uno sguardo rivolto alla sostenibilità e alle tendenze del momento, che talvolta possono rivelarsi nuove vie su cui soffermarsi e fare ricerca.

La nostra intervista a BE Barman Eventi, Mimosa Milano e Campomarzio70

@be.barman.eventi

@mimosa_milano

@campomarzio70

Che cosa fa un bartender oggi e come nasce la tua passione per la mixology? 

Alessandro – BE Barman Eventi: Quella che fino allora avevo creduto fosse semplice curiosità, si è palesata quale passione che non avrei più abbandonato, in occasione del primo corso di mixology che mi regalarono al termine del mio percorso di Laurea in Economia e Commercio. Il mio fu un vero riconoscimento.

Fare della mia passione la mia professione, è senz’altro un privilegio. E ancor più aver potuto interpretare e vivere in “prima linea” l’ultimo decennio, in cui è avvenuta la divulgazione della mixology in Italia, e la ricerca è divenuta trainante. Oggi il bartender ruba letteralmente dalla cucina dei grandi chef tecniche d’avanguardia, ricette, ingredienti e attrezzature e riedita i grandi classici nella versione “twist on classic”, ricercando, scoprendo e interpretando ingredienti particolari e un po’ sorprendenti, per elaborare sciroppi, acque aromatizzate, estratti, infusi, olii essenziali e shrub.

Un abbinamento nuovo può esaltare e svelare caratteristiche e potenzialità nascoste di un ingrediente, fino allora destinato a un uso ormai consolidato e che invece è ancora tutto da scoprire e da esaltare, e da cui veder nascere nuovi sapori in cocktail innovativi, sorprendenti e di qualità. 

Parlateci di trend e di stile. Negli ultimi anni il mondo del beverage sta cambiando, in che direzione stiamo andando? 

Alessandro e Giovanna – BE Barman Eventi: Il mondo dei cocktail è variegato e complesso e nel corso del tempo ha assistito a un cambio di gusti, di materie prime e di tecniche utilizzate. In continua evoluzione, proprio per la contaminazione con altre arti ma anche per fenomeni che ne hanno accelerato la divulgazione. 

Da una parte il boom che ha visto come protagonista il Gin, la cui versatilità gustativa dovuta alle diverse combinazioni di botaniche al suo interno, ha consacrato il Gin&Tonic tra i drink più popolari, aumentando la consapevolezza del consumatore. Dall’altra, l’utilizzo e la sperimentazione legata a ingredienti inediti quali ad esempio il Sakè, i Mezcal o provenienti dal foraging, e non ultimi i fermentati, o ancora il thè e il caffè, con cui mi piace creare sciroppi, infusi alcolici e analcolici, polveri da utilizzare per decorare.

Oltre al tema imprescindibile legato alla sostenibilità, la grande tendenza è volta all’esperienza creativa, emotiva e sensoriale, che si esprime nella qualità attraverso la selezione della materia prima.

La Mixology oggi è tesa a mettere al centro e amplificare l’esperienza sensoriale, e lo fa mettendo il focus sul drink pairing, il cui protagonista indiscusso è l’abbinamento fra food e drink, lo scambio reciproco di sapori che esalta il viaggio gustativo, con lo scopo di riuscire a creare delle emozioni, delle alchimie in bocca e sul palato; e lo slow drinking, inteso come lo stile di vita volto a trasformare una semplice consumazione in arte della degustazione. 

Quali messaggi si possono trasmettere attraverso il beverage? 

Giovanna – BE Barman Eventi: penso che la convivialità sia uno dei messaggi più forti che si possa trasmettere. L’atmosfera e l’intimità che si creano nella degustazione vissuta come esperienza condivisa, sono uniche e sempre diverse. Accomunano e creano vicinanza.

Movimenti eleganti, misurazione attenta degli ingredienti e una spiegazione raffinata, affascinante ed esaustiva di quello che si sta andando a degustare rimarrebbero fini a e stessi se non si facessero tramite di qualità e bellezza. Il mantra oggi è scoprire per conoscersi meglio, per evolversi e migliorarsi. 

Le nostre drink list sono sempre pensate ad hoc, proprio perché con la personalizzazione delle ricette, dell’estetica e dei sapori, e attraverso la degustazione anche visiva, vogliamo andare incontro alle aspettative del cliente, rendendo fruibili i messaggi da veicolare.

Cultura, passione, bellezza nel senso più ampio del termine e pertanto fare e stare bene, ogni volta un po’ di più.

Come nasce il tuo concetto di catering Mimosa Milano e secondo te esiste una sinestesia tra cocktail e food? 

Mimosa – Mimosa Milano: nasce nel gennaio 2018, quando dopo aver lavorato in svariate realtà stellate e avendo osservato con attenzione l’ambiente che mi circondava, decisi di concentrare tutte le mie forze e la mia passione in un progetto che mi rispecchiasse appieno, così ho aperto. Il concetto alla base del mio lavoro è di offrire un servizio quanto più attento ai dettagli, alla qualità dei prodotti e alla bellezza in senso ampio. Il rispetto delle materie prime è alla base di tutto. Anche per questo mi sono trovata subito in sinergia con il lavoro di Giovanna e Alessandro, abbiamo una visione molto simile e questo ci fa avere tanta affinità professionale.

Più che una sinestesia, che li pone quasi su piani differenti, penso che tra cocktail e food ci sia un forte legame di sensi, si può giocare con la vista, l’olfatto e il gusto per creare un pairing che susciti emozioni e sensazioni differenti.

Nei nostri esercizi di stile, Alessandro ed io ci divertiamo a decidere cosa far assaggiare prima e cosa dopo e come determinare un prolungamento del sapore quanto un rimando olfattivo. 

Quali sono gli abbinamenti meglio riusciti e come nascono?

Mimosa – Mimosa Milano: quando si abbina il food al beverage esistono delle combinazioni “storiche”, date anche dalla conoscenza degli abbinamenti vino-pietanze, che ci suggeriscono i sapori e gli odori che si sposano meglio tra loro. Sto pensando per esempio a un sapore tendente all’affumicato, al morbido, o strutturato come può essere una carne, che ben si abbina a un alcolico con sentori di legno come un Wiskey, caldo, accogliente, aromatico; o ancora un cibo dal sapore leggero, acido, allegro, come un pesce crudo o una verdura fresca marinata, che immaginerei accompagnati a un drink altrettanto acido, fresco e perché no, con una punta di bollicine. 

Penso che la buona riuscita di un pairing avvenga quando si crea equilibrio, il beverage non deve sovrastare il sapore del cibo e viceversa, ma trovare forza e identità l’uno nell’altro.

Ancora più divertente è quando si riesce a combinare sapori che si completano e si prolungano durante la degustazione alternata. Con Alessandro abbiamo lavorato molto bene a un pairing per un evento autunnale che prevedeva due proposte, la prima un bignè craquelin allo zafferano ripieno di spuma di cicerchie e liquirizia in abbinamento a un drink composto da gin aromatizzato al mandarino, sciroppo di camomilla, infuso di zenzero e liquirizia, una punta di sale al mandarino, in questa proposta avevamo scelto di dare risalto all’aroma balsamico della liquirizia proponendolo come richiamo, lo zafferano ne allungava il sapore, mentre il mandarino, lo zenzero e la camomilla alleggerivano il tutto e coloravano di freschezza e allegria l’esperienza. Per la seconda proposta abbiamo scelto di abbinare un uovo di quaglia leggermente affumicato, marinato nella soia con l’aggiunta di miele di castagno, zenzero, te nero a un drink a base di Mezcal, infuso al tè nero al gelsomino, frutti rossi, marmellata di pere e miele di castagno, devo dire che qui la sensazione era totalmente diversa: l’affumicato dell’uovo e il Mezcal, il salato della soia e la marmellata di pere, creavano un sorprendente equilibrio di contrasti, dando la sensazione che food e beverage fossero un tutt’uno, concepiti come un unico sapore. Davvero sorprendente.

Quali sono le nuove tendenze in ambito food

Mimosa – Mimosa Milano: Come per il beverage anche l’ambito food è in continua evoluzione. Purtroppo le mode che negli anni si sono avvicendate, parlo di mode di prodotti, non hanno tenuto conto di tanti aspetti che oggi sono imprescindibili. La cucina negli ultimi anni si sta facendo portavoce di quelle che devono essere scelte etiche e di sostenibilità in materia di prodotti e di stili di cucina, inutile dire che un avocado che viene dal Brasile o un salmone allevato a mangimi e antibiotici non hanno un valore qualitativo né etico, se paragonati alla quantità di prodotti unici ed eccezionali che può vantare la nostra penisola. A tal proposito sono davvero felice che il mondo del food stia tornando a una cucina più semplice, meno fronzoli e più sostanza, che avvicina le persone, una cucina comprensibile che stupisce per la genuinità delle materie prime e per la conoscenza dei cuochi che le trasformano. La nuova “moda” sono le storie che ci sono dietro, trovo di una ricchezza assoluta poter assaporare un pomodorino del piennolo e conoscere la storia dell’agricoltore che l’ha coltivato, riuscire a percepire l’acidità e la dolcezza che solo la terra, il sole e il vento gli hanno dato. Sostenibilità è di tendenza, ed era ora! Ormai non può esistere una cucina che non faccia attenzione a proporre piatti sostenibili e in linea con le problematiche attuali, chi ancora non l’ha capito è vecchio, resta indietro, ecco, in questo caso la parola “moda” abbinata al cibo mi piace! Per terminare cucina italiana e prodotti italiani, questa è la tendenza.

Continuando con le sinestesie, se volessimo coinvolgere altri sensi? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: di certo anche l’olfatto è protagonista di quest’esperienza, inscindibile dal gusto.  

È in conformità a quest’intuizione che abbiamo sviluppato e consolidato la nostra collaborazione con BE Barman Eventi sul Fragrance Bar e il pairing olfattivo. 

Campomarzio70 coltiva da quattro generazioni la cultura olfattiva, prima ancora di occuparsi di distribuzione e vendita di fragranze di ricerca. Durante il lockdown abbiamo organizzato numerose dirette Instagram con i nostri nasi (i creatori di fragranze, ndr), postando al termine di ciascuna la ricetta di un cocktail ispirato al profumo best-seller proprio di quel naso, ideata da BE Barman Eventi. Soprattutto in questo contesto, in cui si sta riscoprendo il valore della lentezza, concedersi il tempo per immergersi, a più livelli, in un momento in grado di coinvolgere più sensi, riconoscendo l’effetto su ciascuno e l’armonia dell’insieme, crediamo possa regalare un approccio nuovo alla fruizione di una fragranza, così come di un piatto o di un cocktail. 

Quando la percezione di una fragranza diventa immediata e ti emoziona? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: è una reazione istantanea quando nel profumo che stiamo annusando, riconosciamo un elemento familiare che la nostra memoria olfattiva ha incamerato, ad esempio. È un processo fortemente inconscio. Nel tempo abbiamo osservato nei nostri clienti le reazioni più diverse, dal sorriso alla sorpresa o ancora alla commozione. Il potere evocativo dell’olfatto è straordinario e al tempo stesso siamo forse poco abituati a riconoscerne l’impatto. 

C’è un criterio per scegliere il profumo perfetto o ci s’innamora e basta di quell’odore? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: un profumo è perfetto nella misura in cui emana quello che noi vogliamo comunicare di noi stessi, che tra l’altro può cambiare da un giorno all’altro. Possiamo aver voglia di sentirci più autorevoli, oppure cerchiamo una carica di energia, oppure qualcosa di più intimo e personale. L’abilità sta nel saper leggere, da parte di chi propone una fragranza, questi desideri. E interpretarli, poi, nella maniera più corretta.

Quali sono i sapori, gusti e profumi che preferite? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: di certo quelli che invitano a un’interpretazione creativa. Trasferire su cibo e bevande le note gourmand di una fragranza è più scontato. Farlo, come nel caso di Citizen X di Ex Nihilo, che al pepe bianco combina note di legni di mastice e iris, oltre a un’innata brillantezza, è di certo una sfida molto più intrigante.

Avete pensato a una sinestesia da dedicare a ManInTown?

Pariamo di un uomo cittadino del mondo, che ama viaggiare ed esplorare ma non rinuncia allo stile.

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: Citizen X, in questo senso, è molto calzante. Anche Wake Me Up di Familia Familia, con la sua freschezza agrumata, o Cedarise, legnoso aromatico della nuova linea di profumi molecolari Hermetica, completamente priva di alcol e molto persistente, darebbe il giusto allure a questo “man in town”.

Illustrazione di Irene Ghillani

Alessandro – BE Barman Eventi & Mimosa – Mimosa Milano: Partendo dalla piramide olfattiva di Citizen X, abbiamo estrapolato le note della fragranza per creare un pairing tra drink e food. Alessandro – BE Barman Eventi: Il cocktail che abbiamo pensato è a base di Gin aromatizzato all’olio essenziale di iris, uno sciroppo al pepe bianco che rimanda alla nota pungente tipica della fragranza e infine abbiamo bilanciato l’acidità con del succo di bergamotto. In degustazione la prima sensazione è di spiccata freschezza alla quale seguono note floreali e pungenti di iris e pepe bianco, lasciando 

sul finale le note balsamiche e amaricanti del bergamotto. Il drink è presentato in un bicchiere le cui forme prendono ispirazione dal flacone di Citizen X, linee nette, maschili che rimandano anche alla forma del cubo singolo di ghiaccio presente nel bicchiere.

Una foglia d’argento completa il drink con un ulteriore rimando al design del profumo.

Mimosa – Mimosa Milano: Il finger proposto è un cubo di melone bianco non ancora maturo, messo in osmosi in un estratto di sedano, timo limone, finocchietto selvatico, sale e aceto, in questo modo le sensazioni verdi del sedano e aromatiche delle erbe penetrano all’interno del melone coprendone il sapore ma conservandone la consistenza cruda/croccante. Una goccia di emulsione alle mandorle e pepe bianco completa il finger. Alla degustazione si avvertono subito sensazioni fresche e acide, accompagnate da note balsamiche e infine la nota di pepe bianco avvolge la bocca. Come per il drink anche il finger riprende il design del flacone, è presentato su un disco metallico che rimanda al tappo della fragranza.

Per la degustazione vi consigliamo di iniziare con un assaggio di drink per preparare la bocca al finger.

Come vi siete reinventati in questo periodo e quali sono i vostri prossimi progetti?

Alessandro e Giovanna – BE Barman Eventi: il lockdown ha imposto a noi tutti dei rallentamenti, se non addirittura uno stop, che però ha permesso di risintonizzarci con quel concetto slow di cui parlavamo in apertura, con il concedersi del tempo per apprezzare fino in fondo il sapore del momento, il poter fare un’esperienza multisensoriale e, in definitiva, il vivere meglio. Abbiamo così colto l’opportunità data dal periodo per coniugare tutto ciò con la ritrovata esigenza di rimanere un po’ più a casa, scegliendo di trascorrere il proprio tempo con le persone a noi più vicine, e in primo luogo con noi stessi. Naturalmente portando a casa un’esperienza! Sono nate così le nostre Drink Experience Box, collegate ai corsi digitali one-to-one con Alessandro e contenenti tutto il necessario, dalle attrezzature alle materie prime, per cimentarsi (o regalare) un’esperienza immersiva nel mondo della Mixology, a propria scelta. 

A breve vedrà inoltre la luce, un progetto in gestazione da più di un anno, cui teniamo molto: “Eleven”, la gamma di cocktail ready-to-serve da noi ideata sia nelle ricette uniche che nel packaging completamente sostenibile, unitamente al nostro Gin, Vermouth e Bitter.

Mimosa – Mimosa Milano: Devo dire che questi mesi sebbene difficili per tanti motivi, sono stati per altrettanti, un rinnovarsi. In questa chiusura ho potuto riflettere davvero su quelle che sono le tematiche importanti, la natura, i rapporti tra le persone, il tempo a disposizione e ho voluto tradurre questi pensieri nella mia attività. È nato da marzo un bellissimo progetto di beneficenza che si chiama SOSTENIAMOCI, per cui ho voluto sostenere sia i piccoli produttori che lavoravano abitualmente con me proponendo i loro prodotti sotto forma di ricette della tradizione italiana in bag acquistabili dal mio sito, sia le persone a casa regalando loro un momento speciale e di condivisione, il tutto in un’ottica più grande, perché l’intero ricavato del progetto, sotto forma di generi alimentari freschi, è devoluto settimanalmente alla onlus CAF che si prende cura di minori allontanati da famiglie difficili.

Di certo non possiamo ancora pensare agli eventi con l’idea che avevamo prima, ma ho pensato a tanti nuovi modi per poter far vivere l’esperienza Mimosa Milano, come con le box aperitivo che sto sviluppando con BE Barman Eventi, prossimamente acquistabili online, o con gli eventi digitalbrand experience per cui oltre al food & beverage offro un servizio di event planning o ancora con le lezioni di cucina online. Sto sviluppando un servizio di chef a domicilio, avvalendomi anche del mio team di collaboratori specializzati, considerando che la propria casa sarà ancora per un po’ il luogo dove ci sentiremo più a nostro agio.

Entrambi siamo d’accordo nel dire che questo periodo ci ha portato a riflettere sulla bellezza dell’essere slow, sull’importanza di concedersi del tempo per apprezzare quello che ci circonda, ha rafforzato le nostre idee sull’agire nella semplicità, puntando all’essenza del prodotto, ha infine avvalorato l’idea della condivisione, e della ricchezza che ne deriva.

Opera Illustration

Opera è un’agenzia che rappresenta solo ed esclusivamente illustratori, pittori e artisti multimediali. 

Una realtà italiana ma con un roster che include anche artisti internazionali con un portfolio clienti worldwide.

Nata verso la fine del 2019 e operativa da gennaio 2020, Opera nasce dall’esigenza di aprire un’agenzia al servizio unicamente d’illustratori per colmare la mancanza di realtà in grado di fornire agenti per questo tipo di talents.

In Italia, infatti, sono ancora molto poche le agenzie che si occupano totalmente d’illustratori.

Abbiamo intervistato Erika Grupillo e Federica Ciuci Priori – che dopo il successo di SoapOpera Fanzine – hanno fondato Opera Illustration.

www.operaillustration.com

@opera_illustration

Copertina by: Andrea Mongia @operaillustration


Credits: Evgeniya Manko @operaillustration

Erika e Federica, che ruolo avete all’interno della vostra agenzia? 

Siamo entrambe co-fondatrici ed agenti e ci occupiamo di ogni cosa in egual modo!

Veniamo entrambe da una formazione nel campo editoriale e abbiamo sviluppato successivamente le nostre carriere in ambiti differenti ma paralleli.

Erika è una producer e agente di fotografi e videomaker, Federica è una casting director.

Nonostante i nostri lavori full-time, abbiamo fondato SoapOpera Fanzine nel 2014 (magazine di arte e fotografia) e abbiamo quindi avuto modo negli ultimi 6 anni di scoprire e conoscere tantissimi talenti che, molto spesso, non avevano la possibilità di essere rappresentati da un agente.

Il numero di agenzie che rappresentano fotografi, stylist e altri professionisti del settore è, infatti, impressionante ma sono davvero poche quelle nate solo per illustratori.

Ed è così che abbiamo deciso di lanciarci in questa nuova avventura spinte dalla grandissima passione per l’arte e dalla voglia di mettere le nostre competenze al servizio di tanti artisti che avevano collaborato con noi in passato. 

Credits: Marialaura Fedi @operaillustration

Con quale criterio selezionate i vostri artisti? C’è qualcosa che accomuna e rende unica la vostra selezione?

Il nostro roster è formato da artisti con competenze, tecniche e tratti differenti tra di loro.

Dal digitale alla pittura, dall’animazione 4d al gouache, l’obiettivo è di avere una squadra di talenti che possano coprire richieste di mercato differenti e che possano essere adatti per tante tipologie di lavori e clienti diversi.

Il fil rouge che li accomuna tutti è ovviamente il nostro gusto personale ma anche il loro avere una marcia in più: freschezza, positività, delicatezza ma anche sperimentazione e soprattutto una fortissima creatività. 

Siamo delle estete e le illustrazioni devono portare anche tanta bellezza.

Le illustrazioni devono essere un mezzo valido al pari della fotografia, una finestra per raccontare… i nostri talents devono essere degli entusiasti narratori.

Oltre a questo seguiamo e analizziamo anche le varie tendenze e richieste del momento.

Ad esempio se un settore richiede particolarmente l’animazione, ci muoviamo con lo scouting in quella direzione e così via.

Credits: Shut Up Claudia @operaillustration

Illustrazione e moda spesso camminano in parallelo. In che direzione stiamo andando? 

Con la diffusione del Covid non possiamo negare che l’illustrazione abbia avuto una piccola impennata nel settore moda. Non essendoci la possibilità di scattare con la stessa frequenza di prima, piuttosto che per mancanza di grossi budget in grado di mettere in piedi produzioni di un certo livello, tante aziende hanno preferito la realizzazione di contenuti illustrati piuttosto che di scatti fotografici.

Per non parlare del bisogno di ricollocare tanti eventi fisici in forma telematica – almeno per i prossimi mesi – di conseguenza rappresentazioni grafiche alternative piuttosto che umanoidi in 4d fanno gola a tanti brands, ma in linea di massima c’è una riscoperta dell’illustrazione da parte della moda già da qualche tempo, basti pensare al recente numero di Vogue Italia dedicato all’arte come forma di comunicazione moda…d’altra parte l’illustrazione è l’anima e la storia dell’editoria di moda!

Credits: Yuliya Yg @operaillustration

C’è un lavoro che vi ha reso particolarmente orgogliose tra quelli che avete elaborato?

La collaborazione più stimolante e recente è stata sicuramente quella di Sasha Katz x Burberry che consisteva nello sviluppo di immagini in 4d per il brand. Il lavoro ruotava intorno al tema dello stare insieme usando come leitmotiv il foulard storico della maison.

Un’altra bellissima collaborazione di cui andiamo fiere – e che si sta rivelando continuativa – è quella di Andrea Mongia per Architectural Digest.

La più poetica? Spoiler Alert: sul numero di Marieclaire di giugno troverete una bellissima storia illustrata da Yuliya G. 

Credits: Sasha Katz @operaillustration

Che cosa state imparando da questa esperienza?

Arrivando da un campo più circonciso come quello della moda, stiamo imparando che il mondo dell’illustrazioni non ha confini ne in termini di tipologia di clientela ne in termini di creatività. Un Illustratore può realizzare una tavola per ogni campo, dall’enogastronomia all’interior, dal settore automobilistico a quello dell’editoria. È un percorso stimolante che sta allargando i nostri orizzonti e ci permette di circondarci non solo di deadlines ma anche di progetti bellissimi.

Credits: Benedikte Klüver @operaillustration

In che modo guidate i vostri artisti durante il percorso creativo?

La nostra figura affianca i talents dalla A alla Z. 

Prendiamo contatti con i clienti che pensiamo possano essere giusti per il loro profilo, ragioniamo con il cliente riguardo a tempistiche, budget, fattibilità, aiutiamo l’illustratore nella comunicazione con gli art directors, li consigliamo se necessario in fase di stesura creativa e li accompagniamo verso le deadline fino ovviamente ad arrivare alla gestione di tutta la parte burocratica che li riguarda.

Credits: Chronopoulos @operaillustration

Per gli artisti che non hanno seriamente preso in considerazione la ricerca di un agente o di un’agenzia che li rappresenti, che consiglio gli dareste?

Crediamo davvero che trovarsi in sintonia con il proprio agente sia il modo migliore per iniziare una collaborazione di questo tipo. L’agenzia dovrebbe funzionare come una famiglia e si dovrebbe avere la sensazione di trovarsi a proprio agio nel roster di appartenenza sia a livello creativo che personale. È un rapporto basato sulla fiducia. Essere rappresentati da un’agenzia è un plus non indifferente. Si ha l’opportunità di entrare a far parte di una rete ampia, di moltiplicare le possibilità lavorative, di potenziare il proprio profilo e lanciarsi anche, perché no, in sfide nuove e stimolanti sapendo di poter essere aiutati da qualcuno. Un qualcuno che possa ricoprire competenze che l’artista non è tenuto ad avere. Per questo è molto importante scegliere l’agenzia giusta.

Prima di salutarvi, vorremmo sapere quali sono le new entry nel vostro network? 

Sasha Katz, un’artista che realizza opere in 4d, davvero molto interessante, e Didier Falzone, un illustratore specializzato nel menswear capace di spaziare tra tecniche differenti, dal collage all’animazione. Davvero poliedrico!

Credits: Didier Falzone @operaillustration

Prodotti eco-friendly e dove acquistarli

Il mondo sta cambiando e le nostre abitudini non possono restare le stesse. Mentre la società riconosce le sfide ambientali che affrontiamo, i consumatori stanno diventando più consapevoli del loro comportamento d’acquisto.

Negli ultimi anni stanno prendendo piede nuove realtà che sposano questa ideologia e hanno deciso di puntare tutto sulla promozione e distribuzione di prodotti eco-sostenibili, pensati con l’obiettivo di accompagnare ogni persona, verso uno stile di vita waste-free – plastic-free – pakaging-free, partendo dai più semplici gesti nella routine quotidiana. Ecco una selezione di e-commerce da visitare per fare shopping in maniera eco-sostenibile.


Friendly Shop

@friendlyshopitalia

Il primo negozio d’Italia specializzato in prodotti eco-sostenibili e zero waste, non alimentari. Punto di partenza innovativo per chiunque voglia rispettare il pianeta in cui viviamo, riducendo sprechi e impatto ambientale, questo negozio apre le porte a una filosofia di vita, basata sul concreto impegno quotidiano.

Dai prodotti per la casa, abbigliamento, cancelleria, a quelli per la cura della persona. Qui si trova tutto ciò che normalmente non si trova!

Gea Shop

@shopforgea

Piattaforma dedicata alla cosmetica sostenibile, che raccoglie le migliori produzioni italiane ed europee.

Nata da un’idea di Gaia e Pasquale, alla fine dell’estate 2019, con l’obiettivo di cambiare la propria vita e seguire il loro sogno: fare qualcosa di concreto per il pianeta.

Qui potrai trovare una vasta gamma di prodotti: detergenti per il viso, scrub, saponi, shampoo, deodoranti, creme e tanto altro per la vostra beauty routine sostenibile ed efficace.

Make You Greener

@makeyougreener

Sonia e Valeria, due amiche innamorate del Pianeta Terra e grate per aver avuto la fortuna di poterlo scoprire e ammirare.

Da quest’ammirazione è nata la volontà di voler condividere le meraviglie che lo caratterizzano grazie a Make You Greener.

Un facilitatore per la transizione ecologica che si attiva mediante tre canali: consulenza e fornitura all’ingrosso di materiali sostitutivi alla plastica, commercio al dettaglio tramite e-commerce; e comunicazione tramite web.

L’aspirazione finale è quella di rendere l’ambiente e l’ecologia degli argomenti più diffusi e alla portata di tutti, di cui si discute frequentemente anche durante le #chiacchieredabar.

Serendipity 

@serendipityshopitalia

Serendipity indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra.

Proprio per questo, qui troverete le alternative che stavate cercando: il bambù, l’acciaio inox, il cotone e tanti altri materiali che vi accompagneranno nella vostra nuova vita plastic free.

Tanti prodotti che spaziano dalle borracce, contenitori, articoli per l’igiene quotidiana e una particolare attenzione all’infanzia.

5 fotografi da seguire su Instagram

La fine del lockdown ha suscitato una grande voglia di novità e cambiamento. Come per un “nuovo inizio”, vogliamo circondarci di visioni, racconti e immagini che grazie all’abilità dei loro autori riescono a catturare in attimo qualcosa da incidere nello spirito.

Questi sono i 5 fotografi provenienti da tutto il mondo, selezionati durante il mese di Maggio e che vi consigliamo di seguire subito su Instagram.

Tom Johnson 

@tomjohnsonstudio

Fotografo londinese che unisce moda, documentario e ritrattistica creando immagini sorprendenti in ambientazioni autentiche. 

Oltra a una versione diversa e personale della Scozia, le sue storie raccontano di donne bodybuilder, nasi rotti, circensi e monaci tibetani che giocano a basket ai piedi dell’Himalaya.

© 2020 all rights reserved by Tom Johnson

Cedric Roux

@cedricroux

Nato a Parigi, ha scoperto di amare la fotografia a New York, città che gli ha suggerito lo stile e il gusto che vediamo oggi nelle sue foto.

Colore, sensazioni e momenti della vita di tutti i giorni, Cedric Roux mescola sociale ed estetica.

I dettagli delle sue foto riescono a rivelare l’improbabile e il paradossale delle situazioni che viviamo tutti i giorni.

© 2020 all rights reserved by Cedric Roux

Stefanie Moshammer

@stefanie_moshammer

Stefanie Moshammer è un’artista austriaca, nata a Vienna nel 1988 e che ha vinto il C / O Berlin Talent Award nel 2017.

Lo stile fotografico di Stefanie si colloca tra documentario e fotografia concettuale con un approccio spettacolare e visionario che le permette di raccontare la bellezza e la crudeltà, la verità e la menzogna, il bene e il male, in completa libertà.

© 2020 all rights reserved by Stefanie Moshammer

Myles Loftin

@mylesloftin

A soli 22 anni Myles Loftin riconosce il potere delle immagini e cerca di utilizzare quel potere per creare un cambiamento positivo.

Con una pratica che fonde ritrattistica, arte e fotografia di moda, le sue foto trasudano un senso di vitalità, libertà e giovinezza, keywords simbolo della New York in cui vive.

Loftin affronta temi di oscurità, identità, ritraendo individui emarginati, spesso membri della comunità LGBTQ.

© 2020 all rights reserved by Myles Loftin

Elias Boetticher

@eliasboetticher

Fotografo e cineasta con sede a Berlino e Basilea.

Nelle sue foto appaiono ombre solitarie, paesaggi metropolitani e architetture provenienti da tutto il mondo.

Dallo stile puro e minimalista, Elias preferisce inserire pochi elementi nei suoi scatti, tutto è studiato alla perfezione per catturare l’essenza e la complessità di un momento, uno stato d’animo o un luogo.

© 2020 all rights reserved by Elias Bötticher

#TalkingToTheUniverse – Sophie Usunier e Flos.

“Il codice Morse è una forma ante litteram di comunicazione digitale.
Un linguaggio fatto di punti, linee e pause.
E se trasformassimo le nostre parole in luce?”.

Così Sophie Usunier con #TalkingToTheUniverse ci invita a trasformare le nostre parole in luce e le case in cui viviamo in teatri che si affacciano sulla strada. Non ci vuole molto: una lampada e il codice Morse.

In questo modo, la luce si spoglia della sua funzione – per vedere – diventando bagliore che diffondere magia e creatività.

Sophie Usunier con #TalkingToTheUniverse ci invita a prendere parte a questo progetto artistico, in collaborazione con Flos, un brand che con la luce ha costruito la sua storia, e che aderisce ad un’iniziativa volta a supportare creatività, cultura e vicinanza sociale.

Il codice Morse è un sistema che trasmette lettere, segni di punteggiatura e numeri per mezzo di codici a intermittenza. Tuttavia, a differenza dei moderni codici binari che usano solo due stati (comunemente rappresentati con 0 e 1), il Morse ne usa cinque: punto (•), linea (—), intervallo breve (tra punti e linee che formano una stessa lettera), intervallo medio (tra lettere) e intervallo lungo (tra parole).” 

Una linea è uguale a tre punti (lasciare accesa la luce contando 3 punti a mente).

Lo spazio in una stessa lettera è di un punto.

Lo spazio tra ogni lettera è di 3 punti.Lo spazio tra due parole è di 7 punti.

#TalkingToTheUniverse ci porta a riflettere su questo momento storico che vuole limitare la nostra socialità.

Ci invita a dichiarare le nostre emozioni, a comunicare quello che pensiamo, senza timore delle restrizioni sociali, ricordandoci che nei momenti difficili possono nascere idee geniali.

Credits:

Creative Production Company: C41Artist: Sophie Usunier
Executive Producer: Barbara Guieu
Creative Producer: Alessandro De Agostini
Creative Director: Leone Balduzzi
C41 Magazine Editorial and Creative Director: Luca A. Caizzi
C41 Magazine Head of Content: Riccardo Fantoni Montana
Art Project Coordinator: Rossana Ciocca #artcitylab
Music: Gianluca Di Ienno “Pianologues” ©️ MU74 – 2020

Delivery d’autore, a Milano il Food & Beverage si reinventa

Anche se la fase due ha dato un sospiro di sollievo, ancora non possiamo godere a pieno della socialità a cui siamo abituati, e si sa, Milano vive di aperitivi e cene fuori. Ci sono delle realtà, diverse tra di loro per stile, gusto e proposta, ma che in comune hanno la voglia di raccontare nuove storie e tracciare nuovi orizzonti. Sono degli storyteller, imprenditori appassionati, ricercatori sopraffini, ma anche delle brillanti brigate.

Raccontano storie fatte di cibo buono e sostenibile, influenze messicane che stanno dettando le nuove tendenze in ambito F&B, di street food e cocktail d’autore.

Un occhio di riguardo al take away e al delivery, rigorosamente creativo e sostenibile, capace di portare nelle nostre case una ventata di energia positiva. Di seguito i posti più cool che abbiamo intervistato e vogliamo raccontarvi:

Soulgreen 
Piazzale Principessa Clotilde – Milano
@soulgreenitalia

Stefano Percassi – Founder

Come nasce Soulgreen?

Soulgreen nasce da un’idea, o forse meglio dire da un sogno, di Stefano Percassi. L’intento era ed è quello di soddisfare precise esigenze in un mondo in continua trasformazione. Lo stile di vita odierno è faticoso e stressante, vogliamo offrire un servizio teso a rispondere a un modo di nutrirsi sano. La nostra cucina può aiutare non solo noi stessi ma anche la natura. Crediamo che ogni singola decisione possa avere un impatto positivo sul nostro pianeta. Per questa ragione scegliamo fornitori e produttori che condividono i nostri valori. Uno dei più importanti per noi è la sostenibilità. Il nostro approccio è Plastic-Free, scegliamo di utilizzare packaging compostabili e biodegradabili. Scegliamo di offrire acqua gratuitamente, perché l’acqua è un bene di tutti.  Vogliamo restituire concretamente un po’ della nostra fortuna, “Proud To Give Back” è il nostro programma di charity, che garantisce acqua e cibo ai bambini in difficoltà nel mondo.

Cosa si ordina da voi?

La nostra cucina è plant-based, quindi principalmente composta da prodotti di origine vegetali, e i nostri piatti sono studiati per essere bilanciati a livello nutrizionale. Quasi tutto il menu è gluten free. Abbiamo un menù volutamente variegato con influenze provenienti da tutto il mondo, i nostri piatti spaziano dalle bowl, ai ramen, passando ai burger e wrap, ai bites e appetizers e infine i dessert. Ovviamente non possono mancare le eccellenze del nostro paese – come i nostri noodles o gli spaghetti con sugo alla norma.

Tutto è rivisitato in chiave Soulgreen.

Avete riaperto dopo un periodo di blocco, com’è stato tornare a lavoro?

Siamo rimasti chiusi per pochi giorni dopo che è stato dichiarato il lockdown in Italia. Non riuscivamo a stare con le mani in mano! Ci siamo presi qualche giorno per capire come far lavorare i nostri dipendenti in sicurezza, ma non solo, abbiamo “riammesso” a lavoro solo coloro che non dovevano utilizzare i mezzi di trasporto pubblici per non metterli ulteriormente a rischio. I ragazzi del nostro staff erano impazienti di avere novità sulla riapertura e avevano voglia di tornare a lavorare. Oltre a Deliveroo con cui lavoriamo da tanto, la novità di questi giorni è la consegna a domicilio che facciamo direttamente noi, ci siamo quindi organizzati per consegnare e garantire il nostro standard di servizio per “tutta la filiera” anche per il take away. 

Delivery, avete studiato un concept ad hoc? 

Fortunatamente il nostro format e il nostro menu hanno sempre avuto un’ottima resa anche per il Take Away. Come offerta in menu abbiamo semplicemente ridotto la scelta, che solitamente è composta da più di 100 piatti, per ridurre al minimo gli sprechi alimentari – cosa a cui teniamo molto. Abbiamo dato più spazio ai nostri best seller e agli ingredienti stagionali. In parallelo stiamo lavorando a diversi progetti, come dei kit per preparare le nostre ricette a casa, dei box con tutto il necessario per un aperitivo con cocktail o vini biodinamici, cesti di frutta e verdura di primissima scelta, la stessa che utilizziamo nel nostro ristorante

Qual è il vostro best seller?

Le nostre BOWL, Italian Bowl, Lebanese Bowl, Thai Bowl e Asian Bowl.

Chihuahua Tacos
Piazza Ventiquattro Maggio – Milano 
@chihuahuatacos_

Alessandro Longhin – Founder

Come nasce Chihuahua Tacos?

Sono Trevigiano di origine e terzo figlio di una famiglia di globe trotter, dopo qualche anno vissuto tra Messico e Africa Orientale mi sono traferito a Milano per laurearmi in Comunicazione e pubblicità. Sono stato co-founder di The Botanical Club e di Champagne Socialist. A Marzo del 2019 ho deciso di uscire – in parte – dal gruppo da me co-fondato per dedicarmi all’apertura di “Chihuahua Tacos”, un tacos/mexican bar focalizzato sul far divertire e intrattenere i propri clienti con una proposta autentica di street food messicano e di cocktail a base di mezcal e tequila. 

Il nostro motto è “ridiamo un sacco ma non scherziamo per niente”.

Cosa si ordina da voi?

Da Chihuahua Tacos i protagonisti sono senza dubbio loro, i tacos, fatti rigorosamente con tortillas artigianali di mais italiano – come vuole la tradizione  e proposti in tante irresistibili varianti tutte gluten free e con salse e topping artigianali: dalla carnita mexicana al pastor come ad Oaxaca, dalla variante più californiana con il pescado a quella leggera e fresca vegetariana. Tostadas, quesadillas ed elotes completano il menu assieme ad una selezione di cocktail in puro stile messicano a base tequila e mezcal, come il Paloma o il Margarita, e vini naturali freschi e divertenti: tutto il necessario per farsi trascinare dal ritmo tropicale e sfuggire alla frenesia della città.

Avete riaperto dopo un periodo di blocco, com’è stato tornare a lavoro?

Siamo ripartiti con più energie di prima e con nuovi progetti nella nostra route map. Innanzitutto il delivery ci sta dando grandi soddisfazioni e stiamo ricevendo moltissimi feedback positivi. Abbiamo studiato il nostro packagin perché fosse il più funzionale possibile per mantenere i nostri tacos caldi e belli – e stilisticamente riprendessero lo stile mexican cool di Chihuahua Tacos. Ovviamente tutti i nostri packaging sono plastic free ed ecologici. Abbiamo inserito nuove proposte come la Fiesta Mexicana per riportare a casa l’esperienza di una festa messicana con tortillas, toppings, salse e condimenti tutti preparati da noi. Diamo così la possibilità ai nostri clienti di organizzare cene e aperitivi a casa con gli amici divertendosi a costruire con pochi semplici passi i propri tacos a piacimento.

Stiamo studiando nuovi piatti e nuove proposte ideate ad hoc per il delivery e per il take away, ad esempio pensiamo ad un set mexican per i pic nic con tacos, le nostre cervezas artigianali Chihuahua, la shopping bag in canvas e tutto il necessario per un mexican pic nic all’aria aperta.

Quale è il vostro best seller?

Sicuramente i tacos, il più amato da grandi e bambini è il Suadero Brisket morbidissimo e succoso di manzo cotto a lungo e a bassa temperatura con gli aromi messicani e poi servito in tortillas con una salsa nera affumicata e un crumble di patate fritte. 

Attenzione, provoca dipendenza!

Il Nemico 
Via Piacenza, 20 – Milano 
@il_nemico_milano

Andrea MarroniMaddalena MontiRobi Tardelli – Co-founders

Come nasce il Nemico?

C’era un bar di fronte al Dabass, il nostro primo locale, che puntavamo da qualche tempo, appena si è liberato ne abbiamo approfittato e ci siamo fiondati in questa nuova avventura. L’idea era di avere più spazio dedicato a chi volesse fare un aperitivo e stuzzicare qualcosa senza bisogno di prenotazione, al Dabass quando cala il sole, iniziano le cene e gli aperitivi cedono il posto a chi ha prenotato per magiare. Volevamo creare uno spazio ancora più informale, che rispecchiasse il nostro animo rilassato ma sempre vigile, con qualche serata di spettacolo dal vivo e cibo semplice che facesse d’accompagnamento ai nostri cocktail.

Cosa si ordina da voi?

Da noi puoi ordinare da bere: drink, vino e birra.

Dalle vetrine, come in un vero bacaro veneziano, puoi scovare e ordinare tramezzini e paninetti, mentre dalla cucina serviamo piccoli piatti caldi: come il baccalà mantecato, il vitello tonnato e le braciole alla messinese.

Avete riaperto dopo un periodo di blocco, com’è stato tornare a lavoro?

Durissima! Abbiamo riaperto con il delivery che possiamo dire: è un altro mestiere e stiamo imparando a farlo ora. Il nostro forte è sempre stato il rapporto diretto con il cliente, l’atmosfera che si riesce a creare. Ci siamo sempre divertiti ad accontentare le richieste del cliente, a riconoscere e a soddisfare i suoi desideri sul momento. Vogliamo ripartire, riaprire le nostre porte, incontrare i nostri clienti e amici e farli accomodare nei nostri salottini anni 70.

Delivery, avete studiato un concept ad hoc? 

Non siamo tipi da concept, né da format. Quindi proponiamo quello che sappiamo fare, facendo sentire la nostra vicinanza al cliente, mettendo nel sacchetto un pensiero in più, un messaggio – qualcosa che possa accompagnare i nostri piatti e i nostri drink, regalando un momento di piacere a chi ci manca e a cui manchiamo noi. Vogliamo, per quanto possibile, continuare a curare i rapporti con i nostri clienti, anche semplicemente rispondendogli al telefono per salutarli ed esaudire le loro richieste. Proprio per questo, al momento non usiamo piattaforme dedicate al delivery, ma comunichiamo con i nostri canali diretti.

Quale è il vostro best seller?

Il Tardelli: un sour con estratto di zenzero fresco – questo è il drink che in questi anni abbiamo venduto di più, sia al Dabass che al Nemico. Tra i panini? quello con il pastrami home-made è davvero buonissimo.

Il piatto caldo? Direi le braciole alla messinese…a prova di siciliano.

Agua Sancta
Corso Garibaldi, 110 – Milano 
@aguasancta

Fabio Morelli – Co-Founder

Come nasce Agua Sancta?

Agua Sancta nasce dall’amicizia tra Fabio Morelli e il cuoco messicano Juan Alessi.

Grazie all’aiuto dei due fratelli imprenditori HU proprietari del locale Chinesebox e all’inserimento nella squadra del bartender Christian Gazzoni, abbiamo voluto creare un luogo che punta sulla proposta drink& food latina.

Cosa si ordina da voi?

Noi siamo un cocktail bar con una selezione di taco e platillos messicani dall’influenza mediterranea. 
Il nostro locale è situato in Corso Garibaldi, crocevia di turisti e di abituè della movida milanese, che da noi possono rilassarsi bevendo un buon cocktail e gustare ricette autentiche messicane, proposte in sinergie a ingredienti nostrani che vanno a rendere internazionale un’esperienza locale.

Avete riaperto dopo un periodo di blocco, com’è stato tornare a lavoro?

La pausa imposta si è fatta sentire e anche se fisicamente siamo stati fermi per un mese, mentalmente ci siamo messi subito all’opera. Abbiamo sviluppato un app per il delivery, studiato e messo in atto una campagna di comunicazione e marketing puntando sui passaparola dei social, che ha fatto incrementare la nostra popolarità, in un momento in cui tutto il nostro settore, specialmente quello dei cocktail bar si stava fermando.
Abbiamo pianificato e realizzato un nuovo layout per il dehor esterno in modo da massimizzare i coperti per quando potremo riaprire. Stiamo rivedendo i turni dei dipendenti, in modo da garantire la loro sicurezza per lavorare insieme, allegramente, come piace a noi.

Appena potremo aprire, saremo operativi dalle 8:00 del mattino alle 5 del mattino dopo, dalla colazione fino all’alba.

Delivery, avete studiato un concept ad hoc? 

Per il delivery abbiamo da subito puntato sul concetto di aperitivo messicano e ora che è già passato più di un mese dall’inizio, proporremo una formula accattivante che comprende una porzione di guacamole e nachos accompagnati da 4 margarita al prezzo davvero conveniente. Inoltre con la pianificazione di un delivery notturno, stiamo preparando delle soluzioni che copriranno tutte le fasce orarie, anche quelle più impegnative.

 Quale è il vostro best seller?

Abbiamo ideato Aqua Sancta: un signature drink servito in un bicchiere a forma di teschio che prende il nome del locale, consiste in un margarita a base di tequila infusa agli agrumi, lime, triple sec e sciroppo d’agave, da accompagnare ai nostri tacos, in particolare il più venduto è il taco di tinga de pollo, che dopo l’assenza nel menu di quest’inverno ritornerà in quello estivo.