Diversità inclusiva: Alan Crocetti

Indossati da Dua Lipa, Miley Cyrus, Lady Gaga, Christina Aguilera e in ultimo da Hell Raton, i gioielli del designer Alan Crocetti, di origini e studi brasiliani, fanno capire il valore intrinseco della bellezza e della complessità nel processo di creazione di un gioiello, elevandolo non solo come mero accessorio ma portandolo al centro della scena artistica e sensuale.

Alan trova energia e passione nell’avvicinarsi al mondo del gioiello durante la sua formazione alla Central Saint Matins di Londra, che abbandona all’ultimo anno, e crea una nuova visione ad un progetto che porta il suo nome, catturando un pubblico attento e ricettivo al suo messaggio.



Alan Crocetti affronta il tema della diversità come valore assoluto di espressione individuale, contro ogni tipo di normativa prestabilita. Nelle sue collezioni, mondi diversi si mescolano fra loro, o addirittura si scontrano, dando ispirazione ad un disequilibrio delle cose, mostrando così la varietà degli esseri umani, che insieme possono decostruire ciò che era considerato normale, e creare un mondo più inclusivo e diverso.


Cattura fin dagli esordi l’attenzione dei buyer internazionali di Dover Street Market, Londra, New York e Tokyo e collabora con designer come GmbH, Helmut Lang sotto la direzione creativa di Mark Thomas and Thomas Cawson. Ha la possibilità di lavorare con fotografi internazionali come Luke Gilford, Pierre Debusschere e Ferry van Der Nat, intrecciandosi con il talento artistico di Isamaya French, dando vita alle campagne pubblicitarie delle sue collezioni ANARCHY, EROTICA, CORPORATION e DISOBEDIENCE, dall’impatto sempre artistico ed introspettivo.



Grazie al suo design elegante, minimalista e massimalista, che ha cercato di ridefinire il ruolo dei gioielli nella moda contemporanea, Alan è presente nello spazio Big House di La Cienega per la prima mostra di Dries Van Noten a Los Angeles, un progetto che mette in sinergia artisti locali e internazionali e dove la potente combinazione di gioielli creata dal designer londinese è montata sull’incredibile lavoro ligneo dell’artista ceco Richard Stipl.

In questi giorni Alan presenterà un nuovo progetto “The Merch Line”, dove il suo logo, uno scorpione con una rosa, rappresenterà una sensibilità che farà da tessitrice di quell’incarnazione del messaggio dell’amore e di accettazione per sè stessi, vulnerabilità e forza che Alan sempre rappresenta nelle sue collezioni di gioielli.

Le sculture luminose di Paolo Gonzato

“La baracca è luogo fisico e al contempo metafora di un processo relazionale e creativo in bilico tra anarchia e controllo, poesia e razionalità”. Così il curatore Damiano Gulli introduce l’omonimo titolo – BARACCHE – della mostra personale dell’artista milanese Paolo Gonzato presso la galleria CAMP, il cui programma è interamente dedicato dalla direttrice Beatrice Bianco alla ricerca nel mondo in divenire del collectible contemporary design. Abbiamo incontrato l’artista in occasione del finissage della mostra per parlare di unicità, di pieni vs vuoti e di come il vetro abbia memoria.


Photo Credits: Ivan Muselli

È la tua seconda mostra da CAMP Gallery? Cosa ti attrae di quello che oggi molti oggi descrivono come functional art ?

Mi piace il fatto che sia un terreno ambiguo, indefinito che tiene il piede in due scarpe senza protendere per nessuna direzione. Mi piace che sia un ambito aperto che si sta scrivendo ora differenziandosi dal classico design di produzione, un’ “arte espansa” citando Mario Perniola.



Chi sono stati i tuoi riferimenti nel design industriale passato ?

Alcuni hanno dato forma ai miei riferimenti generali di artista, che ha il design come stimolo concettuale. Principalmente le forme di Ponti, Mendini, Sottsass, Munari.  Tuttavia non smetto di aggiornare le ispirazioni scoprendo percorsi minori o soltanto ancora da scoprire; per la ceramica Antonia Campi e Carlo Zauli, per i vetri Tony Zuccheri, del quale ho avuto la straordinaria occasione privata di vederne lo studio “congelato” al momento della sua morte.



Sempre di più l’individualismo è un valore determinante nella nostra società fondata sui social media. Individualismo e unicità sono valori sovrapponibili ?

L’unicità è una qualità che non può essere prodotta, è un concetto complesso legato al talento e non necessariamente all’idea di novità. L’unicità non è un luogo comune, non ha corrispondenze col pensiero mainstream né col falso mito della libertà. Ha più a che fare con le identità eccezionali e con le idee.

Oggi più che mai siamo consapevoli della mutevolezza e della precarietà dei nostri sistemi di riferimenti. Tre oggetti della tua vita quotidiana da cui non ti potresti mai separare ?

Mi guardo attorno e la stanza è talmente piena che farei a meno di tutto. Agirei per sottrazione fino ad arrivare al minimo indispensabile. Anzi se qualcuno volesse comprarsi tutto, casa compresa , ricomincerei da zero.



Tre libri che vorresti sempre avere nella tua borsa favorita ?

Nella mia borsa Simone Rainer mi porto a spasso Glamorama di Bret Easton Ellis, la copia originale della fine degli anni ’90.  Poi uno dei libri che Isabella Santacroce ha firmato e dedicato per una mia installazione/display fatta al museo di Rimini, una memorabilia da teen-fan che mischiava oggetti personali, disegni fatti da Isabella stessa col rossetto per me e opere preesistenti. La borsa deve essere capiente perché ci metto anche un grande e pesante libro di stampe del ’800, che separate dallo stesso sono diventate la base su cui intervenire per la mia serie di lavori OUT OF STOCK (Ex Libris), con le quali lo scorso anno ho presentato una personale all’interno della casa di un collezionista milanese di arte moderna.

Che rapporto hai con il vetro, perché lo senti affino al tuo carattere ?

Le vetrofusioni registrano e congelano per sempre ogni segno, ogni difetto, ogni errore, anche la grana della polvere.

La cosa migliore di essere un artista che vive e lavora a Milano ?

Milano è una città eccezionale, che ha plasmato il mio immaginario fatto di architetture di cemento armato grigie e austere. Non so se molti la considerano una qualità ma io esteticamente trovo questo aspetto molto apprezzabile. Cosi come il vestire di nero da testa a piedi, distaccati ma intensi, forse anche un po’ stronzi. Dagli anni ’90 vivo a Milano, l’ho presa come base da cui sono andato e venuto nelle altre capitali europee. I club, l’Accademia, le gallerie d’arte, il Design, un gran concentrato in un piccolo spazio vivibile e vivace.

Cosa invece trovi che manchi ?

Mancano le strade vuote, le automobili mi fanno schifo, sono un oggetto obsoleto. C’è una foto attuale di Chernobyl abbandonata, invasa dalla natura che corrisponde alla mia proiezione utopica degli spazi. Vorrei spazi entropici. Non ho la patente e mi muovo solo coi mezzi pubblici.

Il tuo prossimo progetto ?

Uno solo? Ne ho sempre tanti… Prendere un altro french bulldog, una compagna per il mio frenchie Artù; una serie di arazzi di lana di grande dimensione che presento alla galleria APALAZZO di Brescia; completare il mio nuovo studio nella zona di NOLO a Milano…


Gli artisti under 35 da tenere d’occhio

La curiosità spinge l’essere umano a percorrere nuovi sentieri: ciò, ovviamente, è valido anche per gli artisti. Quando decidono di esprimersi esplorando diversi media, vivono davvero in modo creativo. Perché anche nella vita quotidiana quando decidiamo di sperimentare, ad esempio, nuovi comportamenti per migliorare la qualità della nostra esistenza o comunichiamo in modo efficiente, pensiamo davvero. Ecco, il pensiero è anche la matrice dell’arte. Dal logos interiore incessante di alcune brillanti menti, noi di Man in Town vi presentiamo la new generation di artisti italiani che dovete assolutamente conoscere.


The Cool Couple, artisti multimediali


La tua formazione? 

Ci siamo incontrati a Milano, al master in fotografia e visual design di NABA. Niccolò arrivava da una laurea in filosofia, mentre Simone aveva studiato arte contemporanea. Per qualche anno abbiamo lavorato come studio manager tra Parigi e Milano e dal 2012 lavoriamo insieme come The Cool Couple. 

Progetti in cantiere?

Stiamo scrivendo un video, intitolato The Cute and The Useful sui metodi di conservazione degli animali selvatici in Sudafrica. Negli ultimi anni ci preme riuscire a parlare della crisi ambientale aggirando la tipica retorica del disastro per metterne in luce le contraddizioni, gli stereotipi e le questioni che emergeranno nel prossimo futuro. Nel caso di TCATU ad esempio i cute e gli useful sono gli animali che sopravvivranno all’estinzione di massa in atto: quelli carini e quelli che possiamo sfruttare economicamente, in termini di materie prime o forza lavoro. 

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Uno di noi Hip Hop, l’altro Minimal Techno e Metal. 

Regista, attore e attrice preferiti?

Christopher Nolan, Jim Jarmusch, Bill Murray, Cameron Diaz, Jack Nicholson, Kate Blanchett

Pittore, scultore, architetto preferito?

Damien Hirst, Arcangelo Sassolino, Gio Ponti, Tadao Ando.

Descrivi i diversi media che esplori, la loro evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Siamo partiti dalla fotografia, ma negli anni ci siamo mossi in diverse direzioni, toccando scultura, performance, video, pittura, videogiochi… Ci interessa come le immagini si muovono, come interagiscono con noi, come ridisegnano la nostra percezione del mondo.  

Perché sei un artista?

Puoi fare arte perché ti fa stare bene. Fare l’artista è uno step ulteriore, dove decidi di entrare in un sistema, con determinate regole e potenzialità, ma soprattutto è il momento in cui fai entrare la condivisione del tuo pensiero nella tua vita. Per noi fare gli artisti è una condizione senza pari, hai una libertà espressiva quasi illimitata, ma anche una responsabilità nei confronti dei tuoi interlocutori. Cerchiamo sempre di costruire dei progetti in grado di comunicare con un pubblico ampio, ci piace creare interazione con i fruitori delle opere.


Ekate Pace, tatuatrice e performer



La tua formazione?

Ho frequentato il liceo artistico Felice Casorati di Novara e poi ho iniziato l’accademia Albertina di Torino, abbandonandola infervorata dagli orari ristretti e l’apatia generale che regnava.

Progetti in cantiere?

I progetti in cantiere sono: una performance con il tatuaggio e il corpo, la pubblicazione di una raccolta di poesie e pensieri su femminile, viaggio e sesso, e prendere una cascina da trasformare in un luogo di residenze artistiche, laboratori ma anche relazione con la natura, con il vuoto e con l’abbondanza.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Sono cresciuta con Renato Zero, Mina e i Queen, appassionata ai Led Zeppelin – Deep Purple e Doors fino agli Spiral Tribe, Sonic Youth e Joy Divison. Oggi ascolto Dadi Etro, Inca Misha, Khtek, A-wa, Acid Arab, Om, Devendra Banhart. Mi piace ascoltare tutto ciò che mi proietta in mondi magici e pazzi.

Regista, attore e attrice preferiti?

Amo i film di David Linch, David Cronenberg , John Carpenter, Alejandro Jodorowsky, Richard Linklater, Lana & Lilly Wachowski, Liliana Cavani, Paolo Virzì, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Pedro Almodovar, Quentin Tarantino, Studio Ghibli. Il mio attore preferito è Johnny Depp, mentre le attrici che preferisco sono Nicoletta Braschi e Penelope Cruz.

Pittore, scultore, architetto preferito?

Pittore preferito sicuramente Piero della Francesca e Salvador Dalì, ma anche Hans Hartung, Otto Dix, Frida Kahlo, Mauritania Cornelis Escher,  Paul Gauguin e molti altri. Scultori preferiti Antonio Canova e Henry Moore , ma anche Joan Miró nelle sue installazioni scultoree. Gli architeti che preferisco invece sono Friedensreich Hundertwasser e Antoni Gaudì.

Descrivi i diversi media che esplori, la sua evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Mi piace provare tutto ciò che mi permette di giocare e sperimentare rimanendo fedele al rito creativo. Con la pittura amo osservare come i diversi materiali  (ink, acrilico, smalto, polveri, acqua, vinavil) interagiscono tra loro e comunicano. Adoro il collage per la sua fruibilità di messaggio,  ma anche la videocamera mi appaga per il suo ruolo comunicativo. Il tatuaggio mi stimola nella sua varietà di uso e stile, e la penna bic è la mia migliore amica nei viaggi e prima di addormentarmi. Ho appena comprato una tavoletta grafica per ricominciare la fase di apprendimento con un nuovo mezzo e ora sono come una bimba con il gioco nuovo! Con questo mezzo potrò unire gioco e amore, passato e presente abolendo i limiti di tempo e spazio. A livello performativo, sto affrontando il rito della cultura  ‘Zulu’  di Costellazione Familiare con Giuliana Strauss, con l’obbiettivo di sciogliere i miei nodi, ma anche di integrare nella ‘A cena con i casi umani’ .

Perché sei un artista?

Non potevo fare diversamente, percepisco l’invisibile e ascolto il tutto. Per questo l’arte è la mia malattia e la mia cura. Mi ha portato in molti luoghi e mi ha permesso di illuminare le oscurità del mio passato. Mi sento molto fortunata a vedere la vita con gli occhi dell’artista, anche se questo include farsi molte domande, pretendere da sé stessi sempre di più e non annichilire l’empatia .


Paride Cevolani, illustratore e tatuatore


La tua formazione?

Piuttosto travagliata, ho frequentato l’Istituto d’arte (indirizzo scultura), diplomandomi in seguito al Liceo Artistico Arcangeli di Bologna. Ho conseguito poi un secondo diploma alla scuola internazionale di fumetto ed illustrazione Comics di Reggio Emilia.

Progetti in cantiere?

Perfezionarmi nel tatuaggio, elaborando uno stile riconoscibile e dedicarmi in veste di illustratore ai progetti editoriali in corso d’opera.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Sono crescito ascoltando Mtv e VideoMusic alla televisone dove ho scoperto la passione per l’hard rock e il punk prima e il goth e la minimal wave poi. Ora i miei gusti sono più eterogenei rimanendo tuttavia sempre fedele alle “origini”.

Regista, attore e attrice preferiti?

Lars Von Trier, Bela Lugosi, Bette Davis

Descrivi i diversi media che esplori, la sua evoluzione artistica e verso dove stai andando?

Prediligo tecniche miste e collage, utilizzando carte vintage. Sto riscoprendo il pennino a china e il rapidograph, utili per illustrazioni più grafiche e i flashtattoo. Non so in che direzione sto andando, seguo il flusso in modo naturale.

Perchè sei un artista?

Perchè è cio che so fare meglio.

5 fotografi neo diplomati che dovresti assolutamente seguire

Parliamo dei talenti del Photography Master della Raffles Milano, una scuola che racchiude un metodo ed uno spirito nuovi trasmessi da i più grandi maestri del settore. Interpreti attivi, efficaci e consapevoli della contemporaneità in grado di rompere gli schemi grazie al percorso formativo di alto profilo guidato da Alessandra Mauro, direttore artistico della Fondazione Forma per la Fotografia di Milano e direttore editoriale della Casa editrice Contrasto di Roma, seguito con grande impegno e sacrificio durante i periodi di lockdown. Tutti concorrono per diventare lo studente dell’anno, prestigioso titolo conferito allo studente che, per carriera accademica e portfolio, si sia distinto nella valutazione sia di una commissione di docenti interni sia di quella di una commissione di professionisti esterni.

E voi quale preferite?

Luigi Zannato @luigi.zannato

Luigi Zannato, classe ‘99, nasce e cresce in un paese in Provincia di Avellino, Calitri. Il contatto costante con la natura e la sua curiosità lo spingono ad esplorare la fotografia che studia da autodidatta. Conclusi gli studi liceali decide di trasferirsi a Milano e frequentare il Master in Fotografia dove cresce costantemente e sviluppa un senso della composizione e della luce facendolo tendere verso il settore commerciale e still-life della fotografia, ma continua a portare avanti progetti spesso legati alla proprie radici come “Aratura”, “Diario di un fuorisede” ed un progetto in corso riguardo il terremoto del 1980 cha ha devastato l’Alta Irpinia.



Paulina Flores Toscano @toscanopau

Paulina F. Toscano (Guadalajara, Messico, 1988) è una scrittrice, concept development, fotografa ed esperta in arti visive. La sua produzione creativa è cominciata da scrittrice ed è presto diventata una forma di esplorazione della vita attraverso il linguaggio visivo. Paulina prende spunto da momenti di vita quotidiana che hanno in comune semplici elementi come geometrie e luci ed è ispirata da una ricerca antropologica e sociologica guidata dalla curiosità di comprendere la condizione umana e l’interazione con il mondo che ci circonda.



Mariam Merkviladze @maroarvar

Mariam Merkviladze (Maro), nata a Tblisi nel 1994, è una giovane artista-creatrice georgiana. Il suo particolare interesse per l’immagine e la semiotica incrocia la sua passione per le arti visive e le pratiche artistiche indipendenti, spingendola ad entrare nel mondo della fotografia. Le fotografie di Maro nascono sul confine tra il regno del sogno e della realtà. La sua ricerca giocosa esiste come un processo auto-esplorativo ed una riflessione sull’incontro del suo lato intimo con l’ambiente che la circonda.  



Paula Plodzien @paulaplodzien

Nata a Città del Messico nel 1993 in una famiglia di artisti; con un padre violinista e una madre pianista e pittrice. Durante la sua adolescenza, ha vissuto tra il Messico e la Polonia, paese di origine della madre, dove ha scoperto la sua passione per le arti visive, concentrandosi poi sulla fotografia. Ha fatto i suoi primi studi professionali a Barrie, in Canada, dove ha studiato fotografia al Georgian College. Dopo la laurea, ha lavorato nella post produzione di fotografie di moda e editoriali a Toronto. È tornata nel suo paese dopo tre anni dove ha continuato ad esplorare la fotografia come professione e come esplorazione artistica. Attualmente vive in Italia dove studia e lavora nella post produzione fotografica.


Kavya Aggarwal @_kavyaaa

Kavya Aggarwal, nata nel 1996 in India del Nord, è una fotografa e visual artist. Si laurea in Interior Design presso Lasalle College of the Arts di Singapore (Goldsmiths, University of London) studiando Interior e Spatial design come strumento per concettualizzare ed esprimere le sue idee creativamente. Si avvale del mezzo fotografico per capire ed esplorare sé stessa in relazione a ciò che la circonda. Il suo lavoro è ispirato dalle sue esperienze personali e dalle conoscenze acquisite durante il proprio percorso artistico.


Leandro Cano lancia la linea uomo

Eclettico e promettente , il giovane fashion designer Leandro Cano, madrileno d’origine , lancia la sua visione artistica della moda creando per la prima volta una collezione Uomo . 

Con “Siempre a tu vera” (Sempre dalla tua parte ) Leandro Cano debutta nel mondo del menswear scollegando ogni cliché e proponendo una “visione artistica” , é così che la chiama, attraverso la creazione dei suoi capi. Una collezione che ha in se quindi  un monito di speranza , già dal suo nome, per il periodo difficile che tutti noi stiamo attraversando a causa della pandemia da Covid -19. 

Una vera espressione artistica quella del designer andaluso che si traduce in capi innovativi, creati con materiali di prima qualità , dallo stile ricercato e visionario. 

Con Siempre A Tu Vera , Leandro Cano si appella alle grandi donne che si sono distinte nella societa come ispirazioni e modelli da seguire per il progresso . Così, l’uomo protagonista oggi nelle sue creazioni , mascolino e senza pregiudizi di ruolo, sicuro di se è pronto a lasciarsi travolgere dalla forza di queste donne.  

L’uomo Leandro Cano si presenta spavaldo, determinato, super moderno, proprio come i dettagli che indossa. 

I pezzi chiave della nuova linea menswear è composta da dei veri e propri pezzi artistici come le tute elastiche con stampe concettuali, la maxi camicia dalla lunghezza esagerata che presenta stampe astratte  , bomber oversize in neoprene   declinata in verde bottiglia e abbinata a leggings con applicazioni a forma di stella , giacche “cropped in rafia color crema abbinata a pantaloni a vita alta con stampe. I materiali di qualità impiegati per la creazione dei capi sono: organza , pelle, neoprene , tessuti tecnici , jacquard e rafia . 

Non mancano proposte eccentriche come le scarpe platform by Musseo, (create dietro la direzione creativa di Leandro Cano) , collane placata in oro con maxi lettere e intimo “imbottito”, totalmente rosa, che incorona l’uomo Leandro Cano come simbolo dei tempi moderni in cui l’io si scompone per assumere nuovi connotati grazie ai capi che indossa . Non una questione di generi , ma di natura creativa e stilistica che scompone la figura dell’uomo per dare vita, invece , a una nuova immagine , specchio della molteplicità di sfaccettatura che l’uomo contemporaneo presenta. 

Woc: l’artista made in Turin che ha stregato Virgil Abloh

Special content direction, production, styling & interview Alessia Caliendo

Photographer Matteo Galvanone

Manintown incontra IN ESCLUSIVA Woc, pseudonimo di Flavio Rossi, artista e designer under 30 che indaga gli infiniti valori simbolici ed estetici che l’immagine ha acquisito nell’era contemporanea. Con la sua tecnica a spray, l’artista mette in scena una rassegna mediatica delle immagini apparse nel web e maggiormente discusse dal pubblico, rendendo eterna un’iconografia altrimenti destinata ad essere fagocitata dalla rapidità della comunicazione Internet. Dal 2018, grazie ad un fortuito incontro virtuale, collabora con Virgil Abloh per il brand Off White nella realizzazione di edizioni limitate.

Woc un ibrido tra la generazione Z e i Millenial e l’indagine sulle immagini iconografiche che diventano iconoclaste tratte dai baluardi della generazione anche antecedente. Come si svolge la tua ricerca ispirazionale e come entri nel loop creativo?

Tutto ciò che dalle mie mani può diventare un prodotto artistico è tratto dalle immagini che mi circondano. La ricerca parte dallo scroll sui social, dal web, dalla TV e dall’attualità, con il focus su tutto ciò che può essere viralmente pop. Sicuramente in essa c’è una forte componente tratta dai ricordi dell’infanzia.

Grazie ai social il tuo getto a spray, più dissacrante delle viralità ASMR, è stato notato da Virgil Abloh che ti ha reso uno dei suoi pupilli per la realizzazione delle grafiche per Off White diventando anche un tuo collezionista. Parlaci del vostro connubio artistico.

Nel 2017 mi stavo approcciando al mondo delle sneakers ed enfatizzavo la mia passione disegnando una serie di sketch dedicati ai modelli must have. Ho iniziato a disegnare svariate Nike finchè, grazie alle Air Max, taggando Virgil, ho ricevuto un suo direct. Sin da subito ha apprezzato i miei lavori dandomi una commissione per Off White. Ad ora posso confermare che molte grafiche del brand sono mie e lo stesso è diventato un collezionista del Woc artista.

Non solo Off White ma anche Nike e Slam Jam per il recente lancio delle Slam Jam x Nike Travis Scott’s “Cactus Trails” e ancora la direzione creativa del brand Italia90, quanto sono importanti le collab per un artista poliedrico come Woc?

Ci tengo particolarmente a questo discorso. Secondo la mia visione un artista non è obbligato ad avere una multidisciplinarietà creativa però, al giorno d’oggi, è un bene essere aperti a vari supporti espressivi. I tempi che corrono ci consentono di essere poliedrici portando l’arte in prodotti più “commerciali” che a loro volta ci consentono di dar voce al lato meramente artistico.

Italia90, un brand, un collettivo torinese, nato con l’obiettivo di rendere il connubio arte e moda più contemporaneo di ciò che già viene definito tale. Alla soglia del lancio di PRIMO TEMPO, la sua collezione d’esordio, raccontaci le peculiarità che la rendono unica nel mondo dell’upcycle.

Siamo un gruppo di creativi local dove la figura del leader non esiste. Siamo contaminati da influenze e sinergie nate sin dai tempi del liceo Cottini e diamo frutto alle nostre idee nella maniera più spontanea possibile. Ogni capo porta con sé una piccola storia prestando particolare attenzione all’upcycling. Ricontestualizziamo, ricreaiamo e riplasmiamo senza sosta.

Nonostante abbia un quarto di secolo, WOC ha già all’attivo molte exhibition presso le art gallery più visionarie del nostro Paese. Quali saranno i suoi prossimi step?

Sicuramente proseguirà la collaborazione con NOIR Gallery, la mia galleria di rappresentanza a livello globale. Non ho ancora progetti ben definiti, ma sono ambizioso nel dire che spero in collaborazioni commerciali sempre più importanti.

Il ricordo di Germano Celant: cinque opere per scoprire l’importanza che l’arte povera ha ancora oggi

Viene a mancare all’età di 80 anni il critico e curatore genovese Germano Celant, dopo due mesi in terapia intensiva al San Raffaele per complicazioni dovute al COVID – 19.

Identificato come il fondatore dell’arte povera, movimento della seconda metà degli anni sessanta che pone il rapporto Uomo – Natura alle sue fondamenta, Celant fu tra i primi a privilegiare il “gesto artistico” mettendosi in forte contrapposizione con le tendenze consumistiche che in quei tempi stavano sempre più prendendo piede nel mercato dell’arte. 

Il mondo dell’arte italiano perde così una delle sue figure più importanti, autore di più di cinquanta pubblicazioni Celant è stato curatore del Guggenheim di New York, direttore della prima Biennale di Firenze Arte e Moda e della Biennale di Venezia nel 1997.

Nel 2015 la sua carriera raggiunge l’apice grazie alla nomina come direttore artistico di Fondazione Prada. 

Anche il direttore artistico del Museo Novecento ha voluto ricordare Germano Celant: “E’ un giorno triste per il sistema dell’arte del nostro paese. La pandemia ha strappato, all’affetto dei suoi cari e degli amici artisti, Germano Celant, straordinario protagonista della critica e della curatela in arte. Imprescindibile punto di riferimento per  il suo magistero teorico e il suo approccio nella organizzazione delle mostre, da quelle collettive alle personali, sempre impostate in condivisione con gli artisti, dei quali Celant non era solo interprete teorico, ma compagno di avventura fin dalla fine degli anni Sessanta. Ebbe allora la felice intuizione di scavalcare le storie personali di molti di loro per raggrupparli sotto il termine di Arte Povera, un’attitudine poetica e immaginativa che ha segnato l’evoluzione dei linguaggi contemporanei. Ricordo con emozione la sua ultima grande prova, la mostra antologica di Jannis Kounellis a Venezia lo scorso anno. L’omaggio di un grande critico a un gigante dell’arte contemporanea scomparso nel 2017”.

L’importanza dell’arte povera: Gli anni sessanta sono caratterizzati da un periodo di enorme cambiamento favorito dalle rivolte studentesche e le manifestazioni di dissenso contro la guerra del Vietnam e contro le repressioni nei paesi latini americani.

Sono anni particolari che avranno una forte ripercussione anche nell’arte, in particolare grazie a quella Povera che riflette una necessità di cambiamento nei contenuti ma anche nella sua natura vitale, un approccio non più statico ma mutevole. 

Gli esponenti dell’arte povera utilizzano così materiali alternativi come terra, legno, ferro e scarti industriali attraverso i quali ci comunicano i loro messaggi di stampo intellettuale. 

Cinque opere per ricordare l’importanza comunicativa dell’arte povera: 

Senza titolo – 12 cavalli 1967 – Kounellis


Igloo con Albero 1968 – 1969 – Mario Merz 


Quadro di fili elettrici 1957 – tenda di lampadine – Mario Pistoletto 


Famigliole 2010 – Piero Gilardi 


Mare  1967 – Pino Pascali

Cosa farai dopo il lockdown: Alessandro Simonini

Il lockdown dovuto all’emergenza Covid-19 potrebbe durare ancora qualche settimana ma questo non ha impedito ai milanesi di meditare su un futuro positivo e un ritorno alla normalità. Abbiamo selezionato 5 creativi che hanno fatto di Milano la loro casa e a cui abbiamo domandato: Che cosa farai appena potrai uscire? Quali sono le abitudini che più ti mancano?

Un paesaggista, un interior designer, una stylist, un visual artist e un fotografo ci hanno raccontato le loro esperienze in questo delicato momento e la loro voglia di revenge. Cominciamo con il primo:

Alessandro Simonini – Visual artist 

@alexandrosimonini

L’emergenza, senza mezzi termini, ci ha costretto a comprendere quello che etimologicamente è: l’emergere in superficie di ciò che è sommerso. 

Una volta fuori, sarà proprio la staticità di questo momento, non senza difficoltà, a far ri-emergere la Milano che ho scelto otto anni fa e che amo.

Lo studio, in Porta Romana, sarà la mia prima meta dopo la quarantena. 

Insieme agli artisti con i quali lo condivido, ripenseremo allo spazio e alle modalità di fruizione in vista dell’apertura, durante la seconda edizione di Walk-In Studio festival

Perché l’arte in mostra è negli atelier, disseminati per la città, e da lì trae le sue origini e si sviluppa.

Sempre in zona raggiungerei a piedi, passando per il Duomo, la storica Libreria Esoterica in Galleria Unione, lì si che faccio girare l’economia.

Poi senza dubbio cena da Alhambra in Porta Venezia, dove lasagna e spezzatino di seitan farebbero ricredere anche Hannibal Lecter.

Dulcis in fundo, il mio augurio per la rinascita, sarà riprendere le passeggiate al Monumentale, luogo magico di Milano, nel rispetto di una morte troppo strumentalizzata ma latrice di cambiamento che forse, al servizio dell’eternità e più rivoluzionaria che mai, reclama la sua personale revenge.