Future visioni: Pitti Immagine volge lo sguardo alla nuova generazione di creativi mettendo in relazione formazione e creatività

A pochi giorni dalla sua conclusione, Pitti Immagine si riconferma una vetrina di visibilità per gli studenti e un canale diretto per entrare in contatto con le realtà del sistema moda. 

La passione di chi aspira a fare della creatività il proprio mestiere ha avuto modo di emergere grazie alle innovative installazioni e alle iniziative in formula ibrida che hanno costellato la manifestazione.

La ripresa della moda passa da Pitti ed è così che il Polimoda apre le danze con un incontro, tenutosi presso la sede di Manifattura Tabacchi, dove PwC Italia e Fondazione Edison hanno analizzato le prospettive della ripresa economica italiana post-pandemia, focalizzandosi sul settore abbigliamento – moda e sulla forza della manifattura e dell’export dell’Italia.



Simultaneamente gli studenti dei corsi di Undergraduate in Fashion Art Direction, Undergraduate in Fashion Styling e Master in Fashion Trend Forecasting, sono stati i fautori presso la Fortezza da Basso, sede principale dell’evento, della visual experience realizzata per il designer, ex alunno, Domenico Orefice. Il neo laureato ha portato in scena gli elementi dell’abbigliamento tecnico ispirato agli sport in dialogo con l’eccellenza dell’alta sartoria campana, terra dove affonda le sue radici. 

I talenti di Polimoda

I Polimoda talents non smettono mai di stupire ed è sempre in calendario che abbiamo visto emergere l’estro di un’altra neo diplomata: Ilaria Bellomo. La Bellomo ha collaborato con l’artista siciliano Sasha Vinci installando i propri capi all’interno dell’opera INNER JARDIN NOIR, un giardino nero immerso in tempi e luoghi indefiniti dove gli abiti hanno preso vita e si sono raccontati. Sostenibili, perché alcuni di essi sono realizzati in tessuti naturali, e upcycled, grazie all’intersecarsi della materia con elementi di recupero vintage come abiti e ricami vittoriani. Un insieme di piccoli capolavori artigianali realizzati in Italia da sarti esperti con tecniche produttive che rispettano il tessuto e il nostro pianeta. 



Tutti i racconti esperienziali sono stati vissuti anche digitalmente grazie ai canali ufficiali social dell’Istituto (Instagram e TikTok) .

Istituto Modartech e il Collection Project

Sempre virtualmente ritroviamo la partecipazione di altri poli della formazione toscana. È  il caso dell’ Istituto Modartech, scuola di alta formazione di Pontedera che, grazie al progetto Collection Project, ha lanciato un e-shop sulla piattaforma dell’accademia per presentare la capsule collection ideata e prodotta  dai laureandi. 



Giovani che supportano i giovani, infatti il ricavato delle vendite alimenterà nuove borse di studio per accedere ai corsi di laurea triennale in Fashion Design e Communication Design.

Tutta digitale la preview del concept e di quella che sarà l’experience online, presentati in anteprima e realizzati a livello corale nel primo semestre del 2022, con focus sulla reinterpretazione del logo e dello spirito dell’Accademia. Pezzi unici, caratterizzati da alta artigianalità, qualità dei materiali, lavorazioni distintive e filiere a km zero tracciabili, che contraddistingueranno la produzione del distretto toscano del Made in Italy. 

Istituto Marangoni a Pitti Immagine

E per chiudere la presenza delle scuole al Pitti Immagine non poteva mancare l’Istituto Marangoni Firenze che ha dato vita, presso la Fortezza da Basso, ad un talk focalizzatosi sul tema della manifestazione: Reflections. Partendo dall’utilizzo dell’oggetto-specchio nel mondo della creatività, il dibattito ha indagato la relazione tra l’occhio e lo sguardo, tra il vedere e il comprendere, tra l’esteriorità e l’interiorità, ego e vanità, affrontando anche le tematiche del digital alter ego e del metaverso. 

Al tavolo tre protagonisti del panorama artistico internazionale che hanno scelto Istituto Marangoni Firenze per intraprendere un esclusivo percorso di Mentorship a fianco degli studenti per l’anno accademico 2021/2022: Paul Andrew, che ha fatto il suo ritorno a Firenze dopo essere stato alle redini di Salvatore Ferragamo come Creative Director; Sarah Coleman, artista newyorkese la cui chiave del lavoro è l’upcycling di accessori di lusso e Andy Picci, l’artista dietro la visual art più onirica di Instagram. 

In copertina l’installazione di Ilaria Bellomo, studentessa di Polimoda.

Highlights Pitti Uomo 97

L’appuntamento a Firenze dal 7 al 10 gennaio 2020 con Pitti Immagine Uomo riunisce gli attori più importanti dell’abbigliamento maschile e dello stile di vita contemporaneo. L’edizione invernale della fiera comprenderà progetti speciali dei brand di moda che si distinguono per la loro creatività e rispetto per la tradizione, sempre però con uno sguardo verso il futuro.

 

Tra gli eventi speciali di questa edizione troviamo: JIL SANDER, che è l’ospite designer di Pitti Uomo 97, con in mostra la nuova collezione uomo. STEFANO PILATI invece, con la sua etichetta indipendente “Identità casuali” ha oltre trent’anni di esperienza nel mondo della moda internazionale ed è considerato uno dei designer più influenti della sua generazione. TELFAR è il Progetto speciale con un evento dedicato in cui estetica, aspetto, identità e funzionalità si fondono insieme in un progetto unico. Ultimo ma non meno importante, i 75 anni di BRIONI, una delle case di lusso maschili più rinomate che verrà celebrato con un evento speciale.

BRIONI

Brioni è il primo marchio di moda maschile (e l’unico fino al 1965) a calcare la pedana della leggendaria Sala Bianca di Palazzo Pitti. E quella stessa Sala Bianca oggi celebra il passato e il presente di un pilastro della moda italiana assurto grazie alla sartoria industrializzata a marchio globale, con un’installazione-retrospettiva curata dal curatore francese Olivier Saillard. 

PAOLONI

P Paoloni Tecno Urban sono 6 stili in grado di mescolare tradizione e innovazione. Abbigliamento tecnico per uso quotidiano, con tessuti tecnici, ma anche casual e formali. Suite, capispalla e pantaloni pensati per un totale comfort ed eleganza senza limiti di occasione. Un mood minimal con un’estetica potenziata per prestazioni high-tech.

LUMBERJACK

Il fascino dell’eredità si fonde con quello dell’esperienza Thermore, azienda leader nello sviluppo di imbottiti sostenibili, per dare vita a due calzature ad alte prestazioni, flessibili e leggere per ogni passo. Tutto viene realizzato con stile e morbidezza, grazie al tocco del Lumberjack nabuk, in questi due bicolori per cavalcare l’ onda delle tendenze.

FALKE

Il marchio tedesco noto per la sua alta qualità nel legwear, calze e abbigliamento, celebrerà il suo 125 ° anniversario con una speciale presentazione a Pitti Uomo 97, onorando il suo patrimonio mentre guarda al futuro.

BGBL

Prodotto in Italia con una prospettiva economica circolare, BGBL conferma la sua vocazione urbana così come
torna a Pitti Uomo con una collaborazione speciale che utilizza gli scarti recuperati dai palloni delle squadre di basket per le sue creazioni. Partner del progetto è Da Move, la squadra italiana di freestyle nota per il suo spettacolare basket freestyle, spettacoli di calcio, bici e monociclo. Ora sono coinvolti in oltre mille spettacoli in più di quindici paesi in tutta Europa.

Re-HasH

Il marchio “Made in Italy” riconosciuto come uno dei principali attori in jeanswear, presenta la prima capsule
dedicata all’eco-sostenibilità e al denim per l’autunno-inverno 2020-21. Otto capi sono offerti in tre
diversi modelli – il RUBEN e HOPPER; cinque tasche in slim e vestibilità regolare e MUCHA; la versione chino ritagliata. Ognuna è la realizzazione di un attento studio progettuale che combina design esclusivi con la
migliore ricerca di materiali.

TAGLIATORE

Il marchio italiano affermato per la sua ricerca e materiali preziosi, modelli esclusivi e vestibilità perfette, presenterà la sua collezione a Pitti Immagine Uomo 97. Quest’anno Tagliatore si ispira agli anni ’80 e ’90: una collezione che si evolve ed esprime stesso attraverso una celebrazione di tessuti, forme e dettagli in pieno equilibrio tra tradizione e innovazione.

BLAUER

FGF Industry celebra il suo ventennale in collaborazione con Pitti Immagine Uomo, presentando una mostra immersiva del marchio Blauer presso la Dogana di Firenze. Un viaggio on the road negli Stati Uniti realizzato per Blauer dal fotografo britannico James Mollison: una narrazione visiva di paesaggi e personaggi autentici, attraverso un reale spaccato americano dei nostri tempi. La mostra sarà inaugurata martedì 7 gennaio e sarà aperta al pubblico da mercoledì 8 gennaio fino a venerdì 10 gennaio.

WOOLRICH

In occasione del 190 esimo anniversario del brand, Woolrich torna a Pitti Uomo 97 con “The Ultimate Woolrich Experience”, presso La Dogana di Firenze. Un’installazione su tre ambienti, un’esperienza unica e immersiva sull’universo multisfaccettato di Woolrich, nella quale verrà presentata per la prima volta la Woolrich Arctic Capsule, un tributo all’evoluzione dell’iconico Arctic Parka.

LUBELLO FIRENZE

Luca Lubello presenta il lancio della sua collezione di scarpe da uomo il marchio Lubello Firenze nel 2018. Dopo aver speso di più di 10 anni di attività, collaborando con alcuni di i nomi più rilevanti del settore calzaturiero, Lubello sentito il bisogno di creare il proprio marchio prendendo ispirazione dall’arte e dall’architettura, le sue passioni principali insieme a design. Voleva portare nella sua collezione lo stesso potere illuminante delle prime opere d’arte rinascimentali, introducendo design innovativi e ricchi accessori lavorare fianco a fianco con talentuosi artigiani toscani.

KWAY

In occasione di Pitti Uomo, mercoledì 8 gennaio, un evento dedicato a K-Way® e all’antipioggia per eccellenza entrato nei dizionari. Un viaggio nella storia del brand attraverso i suoi prodotti iconici, come chiave di lettura del presente e di accesso al futuro.

Foto di copertina: Oliver Spencer

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Pitti Highlights


Tagliatore, un mondo extralight
Tagliatore introduce per la stagione Spring Summer 2020 il suo concetto di extralight. Le giacche e il doppiopetto cambiano volto, non solo sfoderati e destrutturati ma anche versatili. Tocco fashion per un concept sartoriale, anche il gessato sceglie i track pants con coulisse.


L’Impermeabile punta sui suoi cavalli di battaglia

I trench militari Tony, Milton, Vasco; declinati nelle maniche a giro o nel britannico raglan, asciutti e genuini nei tessuti gabardina solaro, ma riscoperti nella nuova versione del watro: tela di cotone leggerissima, dall’inconfondibile trama in trasparenza dalla impermeabilizzazione cartacea e croccante. 


Cerruti veste gli esploratori eleganti
Attraverso sei esploratori del mondo contemporaneo, internazionali per il loro profilo, il Lanificio racconta cosa significa essere natural born elegant oggi. Il fil rouge del progetto sarà il tessuto iTravel che vestirà gli esploratori della modernità attraverso lo stile della sartoria Cad & The Dandy di Londra.


Pence 1979 e il connubio con la musica
Una capsule collection che nasce dalla passione per la musica dei Planet Funk da parte del direttore creativo Dora Zecchin. La collezione sarà presentata durante la 96esima edizione di Pitti Immagine Uomo e coincide anche con due anniversari importanti. Nel 2019 si celebrano infatti i 40 anni del brand Pence 1979 nonché il ventennale del gruppo Planet Funk. 

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ROMANZO BREVE: trent’anni di moda uomo a Pitti

Dall’11 al 14 giugno 2019 la Fondazione Pitti Immagine Discovery in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi mette in scena una mostra che racconta i trent’anni di moda uomo, dal 1989 a oggi, visti attraverso la lente di Pitti Uomo. L’esposizione, che sarà poi visitabile fino al 29 settembre, racconta la storia e l’evoluzione del menswear incrociando il ‘Made in Italy’ con i guest designer, i talenti della moda della scena contemporanea internazionale con le esperienze della grande imprenditoria dell’abbigliamento. Saranno in mostra i capi degli stilisti che hanno dato vita agli eventi speciali di Pitti dal 1989 al 2019, con un look della collezione presentata a Firenze, e quelli di una trentina di aziende che hanno rappresentato i punti di svolta del salone nello stesso periodo, per circa 150 brand.


La storia e l’evoluzione dell’abbigliamento maschile viene al contempo narrata da Olivier Saillard in un libro dal formato fuori scala, delicato e gigantesco, che si dispiegherà con poesia in tutte le sale del museo.  
Il testo sarà pubblicato e distribuito in tutto il mondo da Marsilio Editori e disegnato dallo Studio Lenthal, conterrà testi di Angelo Flaccavento, Antonio Mancinelli, Frédéric Martin-Bernard, Suzy Menkes, Serena Tibaldi, Olivier Saillard. Presenti inoltre le note critiche di Giorgia Cantarini e fotografie di Astra Marina Cabras.
Come riporta lo stesso Saillard: “Tanti degli uomini, ma anche delle donne, che hanno fatto della moda maschile un soggetto creativo sono passati da Firenze“. “In scenografie sempre diverse, classiche o audaci, mano nella mano con la città di Firenze e i suoi luoghi prestigiosi, i creatori hanno potuto immaginare le sfilate più folli al servizio delle loro collezioni“.
Un capitolo importante di questo Romanzo Breve è infine la costituzione di una vera e propria collezione di moda maschile: la Collezione di Moda Maschile della Fondazione Discovery, che sarà donata al Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti. 

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Sneakermania a Pitti: il debutto di P448

Pitti Uomo 96 è la piattaforma ideale per cogliere le tendenze delle prossime stagioni, un osservatorio privilegiato per il lifestyle maschile. In questo panorama non potevano mancare le sneaker, che da simbolo dello street style hanno conquistato tutti per la loro versatilità. Tra gli importanti debutti a Pitti Uomo della stagione è P448, brand italiano di sneakers – uomo, donna e bambino – che unisce tutte le sfumature dello streetwear nei suoi modelli, dall’hip-hop alle nuove espressioni metropolitane, con un twist inedito e attuale. I colori sono innovativi mentre i materiali sono selezionati e di qualità superiore. Questa caratteristica è il fiore all’occhiello del marchio, attento a combinare il made in Italy con un design decisamente moderno.

Una storia tutta italiana che nasce nel 2014 dall’eclettica sensibilità di Marco Samorè e Andrea Curti che produconola prima collezione il brand che da subito si inserisce nei punti vendita di riferimento del mercato italiano. L’anno successivo è invece dedicato alla conquista dell’Europa, con l’ingresso in nuovi mercati come Germania, Francia, Olanda, Belgio e Spagna per poi aprirsi anche a un’audience sempre più internazionale. Certamente originalità, qualità e riconoscibilità identificano il marchio caratterizzato dall’utilizzo di materiali e pellami ricercati.

E nell’ottica di questa espansione globale P448 presenta le novità per la stagione SS20 all’Urban Panorama (Costruzioni Lorenesi Spazi Esterni) a Pitti Uomo. I due modelli, Soho e John mantengono standard elevati in termini di estetica e piacevolezza al tatto. Soho, in pelle bianca o nera, si distingue per l’esclusiva suola personalizzata in gomma marmorizzata a contrasto verde e blu navy.

John invece, contemporanea e dinamica, presenta due nuove varianti. La prima conquista con la sua trama ipnotica realizzata in 100% pelle e caratterizzata dall’esclusivo pattern ispirato al mantello del boa nei toni del grigio. Si aggiunge ora la versione in pelle craccata nera su fondo a contrasto, punta in suede ton-sur-ton e dettagli neon. Le sorprese non finiscono qui. P448 progetta infine l’apertura di due monomarca, il primo a New York, entro il 2019, e il secondo a Milano, nel 2020, entrambi nei principali shopping district di riferimento, rispettivamente a Soho e nel Quadrilatero della Moda.

https://www.p448.com/

 

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Taste porta in tavola bacche, erbe e fiori

Week end dedicato al food italiano d’eccellenza quello che sta per cominciare a Firenze. Sabato, infatti, alla stazione Leopolda aprirà le porte la 13esima edizione di “Taste – In viaggio con le diversità del gusto”. Quest’anno il tema della manifestazione, che vede la partecipazione di 400 aziende, sarà il “foraging” ovvero la nuova tendenza culinaria che porta in cucina le piante selvatiche. Alghe, erbe, arbusti, licheni, semi, resine, radici, saranno i protagonisti di Ring, incontri con esperti del settore, moderati dal Gastronauta Davide Paolini, che si tengono all’interno del teatro dell’Opera, e di una serie di eventi curati da Pitti Immagine in collaborazione con Wood*ing, Wild Food Lab, il laboratorio di ricerca animato da Valeria Mosca. Il cibo selvatico è un’importante risorsa alimentare e culturale a impatto quasi nullo sul pianeta.
Tra gli eventi dedicati al tema il talk, condotto dalla forager & chef Valeria Mosca, con lo chef Roberto Flore del laboratorio di ricerca Nordic Food Lab di Copenhagen, “La Geografia del Foraging -Dalle Alpi alle coste italiane fino agli habitat del nord Europa. Perché raccogliere oggi? Secondo quali dinamiche è giusto farlo?”. Sabato 10 marzo, dalle 15 alle 17, le Serre Torrigiani ospiteranno invece Miniforaging: uno speciale workshop con merenda dedicato ai bambini dai 5 ai 10 anni, a cura di Wood*ing. Per tutta la durata della manifestazione, che si chiuderà lunedì 12 marzo, nel piazzale tra la Stazione Leopolda e il Teatro dell’Opera, si terrà “Storie di bosco”, la mostra-installazione di Dispensa  magazine.
Alla fine del tour di degustazioni è possibile acquistare i prodotti al Taste Shop in Piazzale Gae Aulenti. La scorsa edizione il negozio ha presentato 2.180 prodotti, 43.000 pezzi in catalogo, e sono stati oltre 20.200 i pezzi venduti.

Gli orari di apertura:
sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.30 e lunedì dalle 9.30 alle 16.30

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Il Bisonte guarda lontano, ma è fedele al suo territorio

Cover_Sofia Ciucchi_ad Il Bisonte 

Con Sofia Ciucchi un excursus nel mondo de, Il Bisonte. Dalla riattivazione stilistica alle aperture worldwide, dall’ideazione del km 30 all’Australia – passando per la ricchezza dell’heritage e per l’anti convenzionalità delle creazioni – l’AD dello storico brand toscano di pelletteria racconta il nuovo corso del marchio, ideato nel 1970 da Wanny Di Filippo (attuale presidente del consiglio di amministrazione), che, oggi come allora, parte dai dintorni di Pontassieve, per raggiungere l’altro capo del mondo.

Altro che grandi praterie nordamericane, Il Bisonte si muove circoscritto in un raggio di 30km, nei dintorni di Pontassieve. E non oltre. Infatti, per la storica label toscana di borse e di pelletteria è fondamentale mantenere intatto il know-how artigianale e ben salde le radici territoriali, pur guardando lontano: ai Paesi oltreoceano e anche al sud-est asiatico, ancora da esplorare con i suoi prodotti. Questa sostanziale filiera corta è stata protagonista di una video installazione, curata dallo story teller digitale Felice Limosani, nella nuova showroom di Palazzo Corsini, a Firenze, durante la recente edizione di Pitti Immagine Uomo. A raccontarla e a illustrare il futuro del marchio interprete della vacchetta conciata al vegetale, l’ad Sofia Ciucchi, che ha preso le redini de Il Bisonte dopo Wanny Di Filippo, cuore e anima del brand nato nel 1970.

Com’è nata questa idea del km 30?
È un po’ il racconto della marca attraverso la sua struttura e la filiera. Siamo partiti come in un gioco perché quando sono arrivata in azienda, vedendo i vari fornitori e cercando di capire la provenienza di ogni componente, ho scoperto, ogni volta, un piccolo paese nelle vicinanze di Pontassieve e quindi ridendo, ho detto che non stiamo lavorando a chilometro zero, ma a km30, ed è la verità. Anche con l’installazione nella nostra showroom, che abbiamo sviluppato assieme a Felice Limosani, dove abbiamo rappresentato una mappa – così come si fa con Google Maps – ci siamo divertiti a indicare i paesi da cui provengono i componenti principali delle borse e della piccola pelletteria. Effettivamente tutto si svolge nell’ambito di un territorio ben definito, della Val di Sieve, del Mugello, a Est di Firenze in cui, da sempre, la marca opera e produce. Solo il pellame d’elezione, che è la vacchetta conciata vegetale, viene da più lontano, da Santa Croce sull’Arno a 50km, ma è tutto prodotto in Toscana. Ci sembrava un racconto di particolare interesse oggi, non per celebrare l’immagine del prodotto toscano e della fiorentinità, ma per ribadire la sostanza vera di territorio, di valori, del saper fare e anche di un certo tipo di gusto e di stile. Questa specificità abbiamo voluto raccontarla, senza avere complessi, pensando che una realtà territoriale forte e con radici salde, anche in un distretto di provincia, non impedisce di arrivare all’altro capo del mondo con i suoi modelli, come fa Il Bisonte da quasi 50anni.

Qual è il Paese più lontano che raggiungete?
L’Australia, però quello più importante è il Giappone che, ormai da decenni, rappresenta la maggior parte del nostro fatturato. Lì abbiamo 38 negozi monomarca, gestiti da un distributore. Il Giappone apprezza questo tipo di prodotto, la sua storia, il fatto che invecchia bene, per la pelle con cui è fatto, sviluppando un rapporto molto personale con chi lo indossa. L’invecchiamento è diverso a seconda dell’uso che se ne fa, quindi anche la patina che viene sopra e anche l’abbronzatura dipende da quanta esposizione alla luce del sole e da quanto contatto con la pelle c’è stato.

Se dovesse dare un peso specifico all’heritage del marchio?
Trovo che avere una storia, un heritage e anche un fondatore che ancora vive nella marca – è il presidente del nostro consiglio d’amministrazione – coinvolto nelle attività d’immagine e di comunicazione, sia una ricchezza eccezionale. È quello che alla fine distingue il marchio, che esprime un punto di vista sullo stile e sulla vita. Stiamo lavorando per recuperare al massimo ed evolvere questo heritage.

Di che cosa Il Bisonte non può fare a meno?
Sicuramente della vacchetta; poi non può fare a meno del livello speciale di artigianalità che solo un made in Italy può dare. E di uno spirito anti convenzionale che fa la differenza tra noi e i competitor di pelletteria toscana.

Cinque cose che Il Bisonte garantisce?
Personalità, unicità del prodotto, grande qualità, valore. Nel rapporto con il prezzo credo che diamo una qualità abbastanza unica. E poi il calore. Sono un prodotto e un marchio molto personali.

Cosa state preparando per il futuro?
Stiamo lavorando sia sul prodotto e sia sulla marca. C’è una riattivazione da un punto di vista stilistico e anche di marketing e comunicazione, inoltre stiamo operando attivamente sulla parte distributiva. Il prossimo step importante è il ritorno a Parigi. Per noi il mercato francese è sempre stato una piazza d’elezione. Abbiamo due piccole boutique che stiamo ristrutturando e, alla fine di gennaio, apriremo un pop up che rimarrà on stage fino a giugno, in zona Rue du Faubourg Saint-Honoré, dove l’idea è di rappresentare la marca con il suo heritage, ma anche con il suo spirito un po’ scanzonato.

Quanti negozi monomarca ci sono nel mondo?
Quelli gestiti direttamente sono gli europei. Ad oggi sono sette, ma sono destinati a diventare otto con quello di Parigi e stiamo lavorando su altri progetti di rafforzamento su Londra e un’altra piazza europea. Sono due a Roma, due a Parigi, uno a Londra, quello storico di Firenze e uno di recente apertura a Milano in via Santo Spirito, che rappresenta il nuovo concept de Il Bisonte, con un mix di elementi vintage e iconici e con un’interpretazione un po’ più nuova. In termini di monomarca indiretti ne abbiamo altri 50, 38 in Giappone e altri 12 nel resto dell’Asia, tra Hong Kong, Indonesia, Taiwan e Corea.

E il mercato americano?
È stato estremamente importante fino a qualche decennio fa e ritengo che sia abbastanza in linea con il nostro gusto. Ci crediamo molto e stiamo cercando di farlo ripartire con slancio. Per ora siamo presenti soltanto con una distribuzione multimarca; abbiamo iniziato a luglio una collaborazione con una showroom a New York e stiamo ipotizzando l’apertura di un paio di punti vendita diretti.

Dove?
Costa Est e Costa Ovest. Tra l’altro il marchio è particolarmente amato in California quindi, al di là di New York, l’idea è di avere un punto vendita proprio lì.

Come si è chiuso il fatturato del 2017?
Un po’ sopra i 27 milioni, con una crescita di quasi il 30% e stiamo affrontando il 2018 con obiettivi analoghi. Vogliamo mantenerci su questo tipo di sviluppo, sfruttando anche un’espansione di perimetro che per il marchio è ancora possibile fare. Abbiamo molte opportunità nel sud-est asiatico ancora da esplorare e non siamo presenti in Cina. Inoltre, l’America è sicuramente il mercato nel quale provare a crescere.

Chi è il vostro cliente tipo?
È difficile da definire in termini di fascia d’età e di reddito. Direi che si caratterizza più per un certo stile. Abbiamo dei Paesi come il Giappone dove il nostro cliente è giovanissimo, dai 20 ai 35 anni, invece nei mercati europeo e statunitense è più maturo. Quello che collega tutti è l’occhio un po’ sportivo, però che sa apprezzare il prodotto bello e ben fatto. Sono persone che non gradiscono le metallerie troppo evidenti e a cui piace distinguersi dal gusto di massa.

C’è una frase per identificare il marchio?
Ne cito due che sono di Wanny (Di Filippo, il fondatore, ndr.) e che sono strepitose. Il motto della sua partenza è stato: “Se lo posso disegnare, lo posso anche realizzare”. L’altro è, “libertà, amici, salute”, alla fine sono i valori forti e veri di un marchio vicino alla vita delle persone.

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Nuova vita per il Palazzo Gucci di Firenze

Con la proiezione di un gigantesco occhio sulla facciata dello storico Palazzo della Mercanzia si è inaugurato a Firenze Gucci Garden. Progettato dal direttore creativo della maison, Alessandro Michele, nelle sale del Gucci Garden si può ripercorrere la storia della griffe dalle sue origini nel 1921 fino a oggi. «Il giardino è reale – spiega Alessandro Michele – ma appartiene soprattutto alla sfera dell’immaginario, popolato com’è di piante e animali; come il serpente, che si insinua dappertutto e che, in un certo senso, simbolizza un perpetuo inizio e un perpetuo ritorno».

Su due piani sarà raccontata la storia della maison tramite abbigliamento, accessori, installazioni video, elaborazioni grafiche, documenti e manufatti organizzati per aree tematiche. Oggetti contemporanei sono accostati ad articoli vintage mentre amici della Maison, quali gli artisti Jayde Fish, Trevor Andrew (noto anche con lo pseudonimo GucciGhost) e Coco Capitán sono stati chiamati a decorare le pareti, e i loro lavori figurano fianco a fianco con le carte da parati Gucci in tessuto stampato e un gigantesco ritratto a olio del XIX secolo, Fantino con bambina, di Domenico Induno.

Al piano terra del Palazzo ci sarà l’Osteria Gucci, realizzata insieme a Massimo Bottura, tristellato chef dell’Osteria Francescana di Modena oltre che ai primi posti delle classifiche San Pellegrino ed Espresso. Partendo dalla tradizione gastronomica italiana, lo chef ha elaborato un menù che, come un taccuino di viaggio, riporta i sapori che Bottura ha raccolto in giro per il mondo. Nei piatti dell’Osteria Gucci la palamita (pesce azzurro del Mediterraneo) è arricchita con tostadas messicane (sfoglie di mais), l’hot dog racchiude la Chianina e le melanzane fritte si tuffano nella salsa thai piccante.

Di fianco all’Osteria c’è uno spazio di vendita diviso in due grandi stanze dove sarà possibile trovare articoli disegnati esclusivamente per il Gucci Garden. Gli articoli includono calzature e borse in materiali speciali, gonne e cappotti in broccato, e numerose creazioni uniche, come il bomber in seta con scritte nei caratteri gotici del Gucci Garden. La seconda sala è dedicata agli accessori, alle pubblicazioni, ed è arricchita da numerosi oggetti da esposizione appositamente creati, quali teste di manichino in legno dipinto, riproduzioni di busti femminili in stile modernista, mani e piedi decorati in legno, appendiabiti in ottone decorativo e scatole a scomparti rivestite nei classici tessuti stampati Gucci. Qui si trovano anche articoli da regalo, cancelleria, cartoline, fiammiferi, borse di tela, carillon, piantine di Firenze e scatole rivestite in stampati decorativi.

Al primo piano ci sono le sale intitolate De Rerum Natura dove si possono vedere la passione di Gucci per la flora e la fauna espressa attraverso capi d’abbigliamento vintage e contemporanei, statuette di animali in argento prodotte dalla maison negli anni ’50, e materiale grafico originale di Vittorio Accornero, al quale era stato affidato il compito di creare lo stampato Gucci Flora nel 1966. Sempre al primo piano trovano posto Ephemera (percorso attraverso le tappe storiche del brand con documenti, video, memorabilia), Guccification (rassegna dei numerosi modi in cui il classico logo è stato trasformato da vari artisti), Paraphernalia (dedicata alle famose icone del marchio), Cosmorama (spazio dedicato a borse, valigie e articoli da viaggio) e un piccolo cinema auditorium per trenta persone nel quale gli spettatori possono assistere a film sperimentali.

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