Honey Fucking Dijon x Scholl: la capsule collection

Un incontro inedito, tanto sorprendente, quanto predestinato, quello da cui nasce la capsule collection di shoes in edizione limitata Honey Fucking Dijon x Scholl. Da un lato, la creativa internazionale, innovativa, anticonformista, dirompente: un’artista poliedrica in moto perpetuo. Dall’altro, il brand storico di calzature ortopediche, noto per qualità, eccellenza e savoir-faire, autore dell’originale zoccolo in legno, immancabile nella scarpiera delle nostre madri e nonne dagli Anni 60 in poi (e forse fin da prima). Comodità e glamour, comfort e coolness, due caratteristiche che, quando si tratta di scarpe, difficilmente sembrano coesistere. Eppure, la partnership tra Honey Dijon – dj, musicista e produttrice di linee di abbigliamento, scarpe, gioielli e accessori – e Scholl, marchio statunitense di chaussures che non necessita di ulteriori presentazioni, ha reso possibile l’impossibile, creando un connubio – quello sopracitato – indissolubile.

Sperimentazione e know-how per la collezione in edizione limitata Honey Fucking Dijon x Scholl

Per quanto possano sembrare due mondi molto distinti, qualcosa in comune ce l’hanno fin da subito. Sia l’icona della musica elettronica contemporanea (che qualche anno fa ha lanciato il suo brand in collaborazione con Comme des Garçons, Honey Fucking Dijon), che Scholl, sono nati a Chicago, la “città del vento”, metropoli in grande fermento culturale, culla del blues. E come se non bastasse, i due condividono un amore per il linguaggio del design degli Anni 70. Proprio da qui ha origine la limited edition Honey Fucking Dijon x Scholl. La creativa, qui in veste di designer, presenta al Dover Street Market di Londra (che è solo un punto di partenza per un progetto pronto a riscuotere un successo internazionale) la sua interpretazione dello zoccolo in legno più celebre dell’azienda, il
Pescura
. Ogni modello della linea si impone sprigionando un’energia propria e scrivendo un dialogo inaspettato tra materiali di alta qualità e dettagli audaci in metallo lucente come borchie e fibbie che si affermano su strutture dalle linee ardite. Prendendo sempre avvio dal classico sandalo in legno Scholl, i primi tre modelli della collezione, tutti rigorosamente total black e ognuno portatore di una visione unica, risultato della genialità esplosiva della stilista, riflettono il desiderio di Honey di sfidare lo status quo.

Honey Dijon in un’immagine della campagna per la capsule collection HFD X SCHOLL


In maniera quasi naturale, il ritmo della capsule collection Honey Fucking Dijon x Scholl è stato concepito per seguire l’evoluzione immaginaria di un DJ Set: “Sono entusiasta di collaborare con il leggendario brand Scholl e soprattutto sul loro iconico sandalo Pescura. Per creare questi modelli mi sono ispirata ai giorni spensierati degli anni ’70, un’epoca sensuale e divertente, quando, indossando lo zoccolo Pescura, si poteva andare direttamente dalla spiaggia al club per poter liberare le proprie inibizioni”, racconta Honey Dijon.

Quelle presentate e Londra a ottobre 2022, sono solo per prime tre creazioni della linea, disponibili in un range di taglie completamente inclusivo: dal 35 fino al 46 EU.

Honey Dijon in un’immagine della campagna per la capsule collection HFD X SCHOLL


“Non c’è quasi nessuno più stimolante e rappresentativo di Honey Dijon nel suo campo in questo momento. Per il nostro prodotto iconico questo è un abbinamento perfetto. Sono grato che abbia scelto di collaborare con noi ed entusiasta di poter offrire ad un talento così unico una piattaforma per l’esplorazione creativa. Continuiamo a spingere i confini per Scholl, un marchio con un patrimonio immenso che miro ad esaltare come uno dei brand più eccitanti nel mondo del lifestyle” racconta, Tobias Klaiber, CEO di Scholl.

Uno dei modelli della capsule collection HFD X SCHOLL


La campagna della capsule collection in edizione limitata Honey Fucking Dijon x Scholl è stata realizzata a Berlino dal fotografo Davit Giorgadze con lo styling di Christian Stemmler.

Lorenzo Richelmy, un attore senza confini

Nato a La Spezia e cresciuto a Roma, Lorenzo Richelmy è un attore eclettico, orgogliosamente italiano – seppur molto atipico («Tra una pizza, un piatto di pasta e una bistecca sceglierò sempre la bistecca» ci dice) – con una carriera internazionale. Da Marco Polo, serie televisiva statunitense di Netflix del 2014, fino a Hotel Portofino, period drama britannico del 2022, e tante cose in mezzo, Richelmy ha consolidato le sue consapevolezze di attore cosmopolita: «Sono contento di dire che la mia generazione di attori in Italia è al livello di quella americana e internazionale».

Lorenzo Richelmy attore
Total look and sunglasses Dolce&Gabbana, rings Bernard Delettrez

32 anni a marzo sotto il segno dell’ariete, cresciuto a pane e teatro – i suoi genitori sono entrambi attori teatrali – avverso ai social network, ma con un passato da nerd e una grande passione per il viaggio, «zaino in spalla, verso una destinazione semisconosciuta e a piedi», lo spezzino racconta e si racconta.

E con un balzo da acrobata, l’attore de Il Talento del Calabrone (film del 2020 con Sergio Castellitto, ndr), passa dal cinema al fashion, posando con disinvoltura davanti all’obiettivo di Davide Musto per la fashion issue di MANINTOWN, Youth Babilonia. Un «esperimento», come lo definisce lui, in cui la recitazione incontra la moda, dando vita a scatti dinamici nei quali Lorenzo Richelmy interpreta il ruolo di un supereroe contemporaneo.

Lorenzo Richelmy intervista
Total look and sunglasses Dolce&Gabbana, rings Bernard Delettrez

Lorenzo Richelmy per Youth Babilonia

In uno scenario urbano post industriale, a tratti decadente, l’attore, sguardo glaciale e tagliente, travalica i confini di sé stesso, attingendo all’arte del trasformismo. Nei panni di un Matrix moderno, con soprabito see through, combat boots e occhiali scuri, si aggira per la città, cambiando pelle e rivelando pattern pitonati che si celano sotto trame principe di Galles. Dall’anima irrequieta, il protagonista della cover story di MANINTOWN sfoggia con disinvoltura giacche in pelliccia dai colori jungle, che alterna a completi sartoriali reinterpretati in chiave quasi futurista. 

Lorenzo Richelmy porta in scena il suo spirito ribelle e camaleontico, muovendosi con agilità nei meandri del prêt-à-porter, così come farebbe sulle diagonali di un palcoscenico teatrale: «Sono ancora un turista della moda, magari nei prossimi anni cercherò di entrare a gamba tesa in questo campo, tentando di portare una mia idea, non come modello ma come attore». 

Cinema, teatro, moda, viaggi, videogame e social network: a tu per tu con Lorenzo Richelmy

Sei reduce dal successo di Hotel Portofino, nel quale interpreti il figlio di Daniele Pecci, un conte tra gli avventori dell’hotel al centro della storia. Cosa ti è rimasto di questa esperienza e in che modo hai costruito il tuo personaggio di giovane aristocratico italiano?

Mi sono divertito molto a girare Hotel Portofino. Desideravo lavorare in un progetto che mi mettesse in panni diversi e sicuramente questo ruolo mi mancava, quello del ricco posh borghese dell’Italia di inizio ‘900. Quello di Roberto Albani è un personaggio molto estetico e piuttosto statico. Io sono un attore fisico e cerco di dare dinamicità ai personaggi che interpreto solitamente, anche quando sono un po’ statici. Potremmo dire che la serie in generale è statica, improntata su costumi e società, gli abiti e le ambientazioni fanno tanto. Il mio personaggio nel corso degli episodi è molto presente ma parla poco, mai inglese. Potremmo definirlo come lo stereotipo del dandy all’italiana, mi sono divertito a cercare di metterne in scena uno che non fosse troppo aderente ai canoni del passato.

Hai già preso parte in passato ad altri progetti internazionali, tra i quali Marco Polo. Come è stato far parte di un cast internazionale bilingue e, tra la prima esperienza e l’ultima, cosa è cambiato per te?

Quello di Marco Polo è stato il primo set americano sul quale ho lavorato. Chiaramente è stato difficile: il primo anno è stata pura sopravvivenza. Andavo sul set con la paura di non riuscire ad essere all’altezza dei colleghi oltreoceano. Perchè poi, noi italiani abbiamo un po’ la “sindrome del fratello scemo” e quando andiamo all’estero pensiamo sempre di essere i più “sfigati”, invece non è così. Marco Polo mi ha insegnato questo. Il primo anno è stato quindi molto difficile, poi dalla seconda stagione ho iniziato a rilassarmi. Da lì in poi, in tutte le altre produzioni internazionali per le quali ho lavorato, mi sono sentito assolutamente integrato come attore internazionale. Tolta la capacità produttiva americana, che è sicuramente superiore alla nostra, sono contento e orgoglioso di poter dire che la mia generazione di attori in Italia è al livello di quella americana e internazionale.

Lorenzo Richelmy Marco Polo
Faux fur N°21, pendant necklace Bernard Delettrez

Sei nato a La Spezia e cresciuto a Roma. Oggi vivi tra l’Italia e gli Stati Uniti. Qual’è il tuo rapporto con la tua patria e come, attraverso la tua carriera internazionale, riesci a mantenere e a esportare la tua italianità?

L’Italia per me è la mamma. Sono un italiano atipico per alcune cose, perchè non mi piacciono la pasta e la pizza, però ode all’Italia, alla bellezza e al saper vivere all’italiana. Quando giravo Marco Polo a Los Angeles, ho capito di voler invecchiare qui. Ho fatto quindi una grande scelta all’epoca, tornando in Italia. L’America dal punto di vista professionale è magnetica. Gli americani hanno una dimensione del successo e dell’industria del cinema che è più interessante e moderna della nostra, ma il tipo di vita non mi piace, la gente non comunica. Però sono nato nel ‘90 e comunque la cultura americana, cinematografica e non, mi ha cresciuto. Per me Italia e America rappresentano due modi di fare e vivere diversi, ma complementari. Per come sono fatto io, giostrare la mia vita tra queste due nazioni è l’ideale. Non potrei mai vivere solo negli Usa, potrei vivere solo in Italia, ad ogni modo in questo momento mi godo la complementarietà dei due stati e delle loro differenze. 

Quando hai capito che volevi fare l’attore e che quella del cinema sarebbe stata la tua strada?

Non c’è stato un momento preciso, l’idea di voler fare l’attore è sempre stata in me. Mio padre e mia madre sono entrambi attori di teatro e quando ero piccolo andavo in giro con loro. Sono stato affascinato fin da piccolissimo dal mondo dello spettacolo. Sia dal teatro, grazie ai miei genitori, sia dalla televisione, attraverso i cartoni animati, le serie televisive e persino la pubblicità. Da bambino, se mi avessi chiesto cosa volevo fare da grande, la risposta sarebbe stata: l’attore.

Lorenzo Richelmy Netflix
Shirt Alexander McQueen

Quindi, tra il teatro, il cinema e la televisione, cosa sceglieresti?

Il teatro è degli attori, il cinema è dei registi, la televisione sta in mezzo. Ricollegandoci al discorso di prima, è come se l’Italia fosse il teatro e l’America il cinema. Sono molto contento di fare sia teatro, che cinema, non potrei vivere di solo cinema ma potrei vivere di solo teatro, anche se ne ho fatto poco e questo mi dispiace, essendo cresciuto in un ambiente familiare in cui il palcoscenico era di casa. 

Recentemente sono stato impegnato in uno spettacolo teatrale in Calabria, La Follia di Shakespeare – Macbeth vs Romeo e Giulietta, di Max Mazzotta. Stella Egitto ed io eravamo protagonisti, entrambi con doppi ruoli: Stella interpretava Giulietta e Lady Macbeth, mentre io Mercuzio e Macbeth. Mazzotta è un artista che stimo tantissimo, allievo di Strehler che ha fatto un po’ di cinema e poi si è ritirato in Calabria a insegnare teatro all’università, perché questo è ciò che vuole fare nella vita. Gestisce inoltre una compagnia teatrale di giovani e noi siamo andati per un mese a immergerci in questo mondo parallelo di Mazzotta e dei suoi ragazzi. Questa è un’esperienza che il cinema non ti permetterà mai di vivere. Teatro e cinema sono dunque complementari tra loro, ma per un attore, il teatro è imprescindibile. Mette davvero alla prova e un interprete che ha passione per il proprio lavoro, non può negarselo.

Hai posato davanti all’obiettivo di Davide Musto per la Fashion Issue di MANINTOWN, Youth Babilonia. Qual è il tuo rapporto con la moda e come è stata questa esperienza per te?

Il mondo della moda di prima acchito mi repelle per tutto quello che c’è intorno, eventi, mondanità ecc, mentre la moda in sé mi interessa tantissimo. Con Davide Musto ci siamo ritrovati a fare un esperimento: facevo l’attore e penso che dalle foto emerga questa mia intenzione. Con la moda mi cimento sempre assai poco ma per fare delle cose molto specifiche e particolari, come questo servizio. Per me infatti è come il teatro, una grande passione, dunque proprio perché mi piace non riesco a vedere cose non fatte bene. Sono ancora un turista della moda, magari nei prossimi anni cercherò di entrare a gamba tesa in questo campo, tentando di portare una mia idea, non come modello ma come attore.

Lorenzo Richelmy Instagram
Total look Gucci

Oltre al cinema e al teatro, quali sono le tue passioni?

Il viaggio è la mia passione più grande. Zaino in spalla, verso una destinazione semisconosciuta e a piedi: questa è la dimensione in cui mi trovo più comodo e mi sono trovato più comodo negli ultimi anni. Ho viaggiato tanto quando ero bambino grazie al marito di mia madre, professore all’università di biologia, grande amante del viaggio, con cui ho girato tutto il sudest asiatico. Ce ne andavamo per un mese, un mese e mezzo verso luoghi meno battuti, con l’obiettivo di scoprire. Ci teneva a sottolineare la differenza che c’è tra il turista e il viaggiatore. Questa filosofia, del viaggiatore che abita un po’ ovunque, me la sono portata dietro.

Un’altra mia grande passione è quella dei videogiochi. Sono un nerd. Giocavo in chat con persone da tutto il mondo: giochi di ruolo, giochi di strategia… Non è un caso che da alcuni anni l’industria dei videogiochi abbia superato il comparto cinematografico e i più grandi sceneggiatori e registi siano stati comprati dalle case di videogame.

Che rapporto hai con i social network?

Pessimo. Penso che siano poco utili e contribuiscano ad aumentare le nostre insicurezze. Poi chiaramente ogni strumento ha la sua utilità. Fui obbligato ad aprire un account Instagram quando giravo Marco Polo. Mi feci convincere solo a patto di non dover pubblicare selfie, ma solo foto di cose che mi piacevano. Avevo quindi iniziato a scattare e condividere foto di street art, altra mia grande passione, ma non avevo follower. Non voglio fare promozione o pubblicità, il mio mestiere è fare l’attore, andare in scena. Finalmente l’anno scorso me ne sono liberato. Non ho una visione positiva dei social network. La relazione umana è una delle cose più preziose che abbiamo e penso che i social la stiano minando.

Che progetti hai in cantiere?

Sto per iniziare a girare una serie britannica di Amazon. Si tratta di una serie contemporanea sul mondo del tennis, ambientata a Londra e Wimbledon e che mi vedrà impegnato da luglio a ottobre. Interpreterò il ruolo di un tennista un po’ folle, un Andre Agassi moderno, che veste in maniera strana, un tipo ribelle, una sorta di George Best del tennis. Originariamente il personaggio sarebbe dovuto essere greco, poi però, dopo avermi preso, hanno deciso che sarà italiano. Questo un po’ mi dispiace, in quanto il mio mestiere implica il non avere confini. Sono molto contento comunque e lotterò, come ho sempre fatto, per dare un’’immagine dell’italiano meno stereotipata.

Ho fatto il provino per la serie mentre stavo girando un film, L’Uomo sulla Strada. Opera prima di Gianluca Mangiasciutti, è un thriller prodotto dalla Eagle Pictures, con cui avevo già lavorato per Il Talento del Calabrone

Qual’è il tuo sogno professionale più grande? 

Il mio sogno sarebbe quello di interpretare il protagonista di un videogioco. Coronerebbe tutti i desideri più reconditi e inconsci che avevo fin da bambino. 

Lorenzo Richelmy series
Total look Zegna

Lorenzo Richelmy actor
Total look N°21

Credits

Talent Lorenzo Richelmy

Photographer Davide Musto

Stylist Stefania Sciortino

Stylist assistant Federica Mele

Make-up Marco Roscino

Nell’immagine in apertura, Lorenzo Richelmy indossa total look e occhiali Dolce&Gabbana, anelli Bernard Delettrez

Rimini oltre la movida, tra cinema, street art e sperimentazione

Lunghe distese di spiagge disegnate da file infinite di ombrelloni e sdraio colorati: Rimini è solitamente associata nell’immaginario collettivo all’idea di villeggiatura estiva. Meta della vacanza all’italiana per eccellenza, proprio qui, a metà dell’Ottocento, fu inaugurato il primo lido attrezzato d’Italia, Il Grandioso stabilimento balneare. Simbolo della Dolce Vita della riviera romagnola, il nome stesso rimanda inoltre, irrimediabilmente, al concetto di movida, tra locali e discoteche storiche diventate oggi dei luoghi cult. Ma non solo mare e vita notturna, Rimini, al di qua del bagnasciuga, nasconde sorprendentemente un lato artistico e culturale di grande rilievo. Monumenti, cinema e teatri storici, street art, musei interattivi e strutture ricettive innovative e sperimentali: la capitale della “piada” merita di essere osservata con attenzione da un punto di vista inedito, alla scoperta di angoli inaspettati.

Rimini spiagge 2022
Vista aerea di una spiaggia riminese

La città di Amarcord : il Fellini Museum e il Cinema Fulgor a Rimini

Federico Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio 1920, un mese dopo che la sua famiglia vi si trasferisce. “Rimini è una dimensione della memoria“, così il regista parla della sua città natale, un luogo per lui a metà tra sogno e realtà. Con il suo Grand Hotel, elegante edificio in stile liberty inaugurato nel 1908, reso celebre dal grande maestro nel film Amarcord del 1973, la città di Rimini ricorda tutt’oggi l’artista, dedicandogli numerose vie, strade e luoghi iconici. E per celebrare il grande lascito del genio del cinema, nel 1921 è stato inaugurato il Fellini Museum.

Fellini set Amarcord
Fellini sul set di Amarcord

Museo Fellini 2022
Il Fellini Museum (ph. ©Riccardo Gallini/GRPhoto)

Tappa obbligata se ci si trova a Rimini, il museo si sviluppa tra tre spazi: Castel Sismondo, Palazzo del Fulgor e Piazza Malatesta. Vero e proprio polo creativo che non intende interpretare il cinema del regista riminese come opera in sé conclusa, ma tende piuttosto a esaltare l’eredità culturale di uno dei più illustri film-maker della storia. Questo hub culturale, riunendo in un unicum concettuale e spaziale più luoghi del cuore cittadino, dà vita a un percorso di narrazioni che rendono il visitatore protagonista di una esperienza immersiva. Partendo da Castel Sismondo, la rocca malatestiana del Quattrocento al cui progetto contribuì Filippo Brunelleschi, si passa per il Palazzo del Fulgor, edificio di origine settecentesca.

Cnema Fulgor Fellini
Il Cinema Fulgor, autentica istituzione riminese

Al piano terra del Palazzo ha sede il Cinema Fulgor, divenuto leggendario grazie alla pellicola Amarcord – e dove un Fellini bambino guarda il suo primo film, Maciste all’Inferno. Il Fellini Museum si esaurisce in piazza Malatesta, una vasta area urbana pedonale. Con aree verdi, arene per spettacoli, installazioni artistiche, un immenso specchio d’acqua, a rievocare l’antico fossato del castello, e una grande panca circolare, la piazza rappresenta un inno alla vita, alla solidarietà e alla voglia di stare assieme.

Il Teatro Amintore Galli, il tempio della musica di Rimini

Come un grande luogo dei sogni, piazza Malatesta abbraccia in un anello il polo culturale che ha al suo centro il Fellini Museum, ma che comprende anche il Teatro Galli e il PART – Palazzo dell’Arte Rimini, centro d’arte contemporanea che trova spazio all’interno di due palazzi del Trecento.

Il Teatro Amintore Galli è il teatro comunale di Rimini, un gioiello architettonico inaugurato il 16 agosto 1857 con l’Aroldo di Giuseppe Verdi. Il progetto originario porta la firma di Luigi Poletti, architetto e ingegnere dello Stato Pontificio, legato alla scuola neoclassica purista romana. Poletti concepisce il Galli come tempio della musica ispirandosi alla solennità e alla sontuosità dei templi romani. Inizialmente chiamato Teatro Nuovo, poi dal 1859 Teatro Vittorio Emanuele II e solo nel 1947 intitolato al compositore Amintore Galli, si impone subito come uno dei teatri più grandi d’Italia: la sala con i palchi e i loggioni contiene oltre mille posti a sedere. La sua ultima stagione risale alla primavera del 1943, poiché l’edificio è in gran parte distrutto durante la seconda guerra mondiale, nel corso di un bombardamento aereo. Nel dopoguerra poi il teatro è occupato dai militari e successivamente, dai riminesi stessi, saccheggiato di arredamenti, mobili e lampadari al fine di utilizzare i materiali per ricostruire le abitazioni distrutte dalla guerra.

Teatro Galli Rimini
Il Teatro Galli a Rimini

Nel 2010, dopo un lungo dibattito culturale, è finalmente approvato il progetto di ricostruzione di uno dei luoghi simbolo di Rimini. Il 28 ottobre 2018 dunque, il Teatro Amintore Galli torna a splendere grazie ai lavori voluti dalla Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali dell’Emilia Romagna, che restituisce alla città di Rimini uno dei suoi pilastri della cultura. Ricostruito nel solco del teatro neoclassico, rispettando i disegni originali sia degli spazi che dell’apparato decorativo, il Galli nasconde un cuore modernissimo, in grado di coniugare alla bellezza e all’eleganza del teatro storico all’italiana, l’efficienza che le più recenti strumentazioni tecnologiche possono offrire.

Il progetto di wayfinding di Apir: funzionalità ed estetica

Il restauro di questo tesoro per tanti anni nascosto e oggi finalmente visitabile a Rimini, è stato possibile anche grazie al contributo di Apir. Azienda artigiana con sede nella vicina Repubblica di San Marino, Apir disegna e realizza segnaletica da interno e da esterno. E ancora: complementi d’arredo, accessori ed interruttori elettrici per hotel, appartamenti, ville ed uffici di lusso in Italia e in tutta Europa. Per il Teatro Amintore Galli, l’azienda sammarinese, in occasione del suo centenario, è stata sponsor ufficiale. Apir ha realizzato gratuitamente un’opera di wayfinding, fortemente voluta dal proprietario Pietro Angelini, attraverso la quale ha prodotto e installato la segnaletica per la valorizzazione dei percorsi del nuovo teatro. Appositamente studiata nei materiali e nei caratteri, la segnaletica – fondamentale per indirizzare il pubblico ai vari piani e orientarlo per individuare aree, palchi, posti, servizi e percorsi di sicurezza –, ha anche un un importante valore estetico, integrandosi e armonizzandosi perfettamente nell’ambito dell’intero design.

Teatro Galli Rimini storia
La segnaletica del teatro, prodotta e installata da Apir

Rimini e la street art: il Borgo San Giuliano e il Ponte di Tiberio

Borgo San Giuliano arte
Un murales a Borgo San Giuliano

Piccole vie lastricate di pietra che si intrecciano tra loro, case colorate e piazzette nascoste dentro il centro storico di Rimini: il Borgo San Giuliano è uno dei luoghi più caratteristici della città romagnola. Un tempo borgo di pescatori e oggi chiuso al traffico cittadino, questo angolo urbano è diventato, a partire dal 1980, l’area della street art riminese. È possibile ammirare qui infatti i variopinti murales eseguiti da pittori riminesi e non solo, che parlano del borgo stesso e dei suoi abitanti, oltre a celebrare i film e la vita del maestro Fellini. I disegni rappresentano personaggi che hanno fatto la storia dei vicoli, antichi mestieri e paesaggi di mare. Non solo artisti locali, ma anche i più celebri street artist rinomati a livello internazionale hanno scelto i muri di Borgo San Giuliano come tele per le loro opere, dislocate un po’ ovunque qui. Tra questi: Ericailcane, Bastardilla e il riminese Eron. Quest’ultimo, uno dei writers riminesi maggiormente riconosciuto nel mondo, ha regalato a Rimini una delle sue opere più suggestive, Soul of the wall, posta sulla facciata della casa in via Marecchia 1, affianco al Ponte di Tiberio.

Ponte Tiberio Rimini 2022
Il Ponte di Tiberio

Costruito circa duemila anni fa, il ponte romano collega il centro storico della città all’antico borgo di pescatori. A monte di questo attraversamento è stata costruita la Piazza sull’Acqua, un’opera di legno e acciaio. Polmone verde di Rimini, offre uno scorcio incantevole sul ponte, sulle acque – sempre illuminate la notte  –, e sulla città. Dall’altra parte del Ponte di Tiberio, sono state poste due passerelle galleggianti che permettono rispettivamente di camminare sull’acqua e di passeggiare lungo un fianco del canale.

Ponte Tiberio Rimini
Un’altra veduta del Ponte di Tiberio (ph. Alessandro Moresco on Unsplash)

Dove alloggiare a Rimini: il DEMO Hotel, tra design e sperimentazione

Tra le tante pensioni tipiche romagnole e il Grand Hotel si fa spazio il DEMO Design Emotion, più che un hotel, un’idea visionaria trapiantata nel contesto del litorale romagnolo. Partendo dal recupero di una pensione locale in disuso, il progetto ha previsto il coinvolgimento di quattordici studi di architettura chiamati a ripensare gli spazi per dare vita a un hub di sperimentazione dell’hospitality. Diventato oggi un punto di riferimento nel settore dell’hotellerie, DEMO nasce da un’intuizione di Mauro Santinato. Il Presidente di Teamwork Hospitality ha affidato la progettazione e la realizzazione delle camere ognuna a un differente architetto che ha dato voce alla sua personale idea di ospitalità. L’hotel si compone di nove suite dal carattere onirico, fantasioso e surreale, e poi una lobby, un’area co-working, una lavanderia e servizi al piano terra. Ogni spazio ha una propria identità e permette di vivere un’esperienza immersiva, unica e creativa.

Demo Hotel Rimini 2022
L’area Cerco l’estate tutto l’anno del DEMO Hotel, progettata dallo studio CaberlonCaroppi (ph. Flavio Ricci)

Il concept di questo laboratorio artistico però non si esaurisce nel design innovativo e provocatorio. Concepita come una struttura smart, è completamente non gestita, affidandosi a tecnologie che coniugano massimi livelli di funzionalità alla semplicità d’uso.

E anche in questa occasione Apir ha dato il suo contributo per definire e dare vita alla segnaletica che ricopre all’interno di questo hub un ruolo essenziale, puntando sulla luce, spesso a neon, e sui colori accesi. Toni vividi e scritte lucenti sono quindi i tratti distintivi in questo contenitore di idee, diventando un vero linguaggio che sottolinea e definisce l’identità all’avanguardia del DEMO Design Emotion.

Demo hotel suite
La suite Tropicana Club, ideata da Rizoma Architettura (ph. Francesca Pagliai)

Demo Hotel Design Emotion
Tropicana Club (ph. Francesca Pagliai)

Nell’immagine in apertura, file di ombrelloni sulla spiaggia riminese nel 1997, in uno scatto d’autore di Massimo Vitali

Youth Babilonia: Giuseppe De Domenico

Voce calma, carattere introspettivo, fascino misterioso. Giuseppe De Domenico, classe 1993, originario di Ganzirri, una piccola frazione di Messina, mentre parla con noi si trova a Lipari, nelle isole Eolie, che tanto ama. Ma c’è stato un momento in cui ha rinnegato la sua sicilianità, per accorgersi presto che invece era ciò che lo differenziava. Con la passione da bambino per Kobe Bryant e un grande sogno nel cassetto, l’attore di Bang Bang Baby e ZeroZeroZero ci parla del suo ultimo personaggio, della sua carriera tra teatro, cinema e tv, e dei suoi progetti, senza tralasciare l’incontro con l’obiettivo di Davide Musto per la Fashion Issue Youth Babilonia, che gli ha permesso di «riscoprire una parte espressiva di sé che non trova altrove la possibilità di esprimersi». 

Hai interpretato il ruolo di Rocco Cosentino in Bang Bang Baby, serie di successo di Prime Video del 2022 ambientata negli anni ‘80. Puoi raccontarci di questa esperienza e del tuo personaggio? 

Sono stato molto contento di interpretare questo ruolo che mi ha dato l’opportunità di divertirmi all’interno di un progetto ambizioso. Venendo da ZeroZeroZero (miniserie televisiva del 2020 creata da Stefano Sollima e tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano, in cui De Domenico interpreta il nipote di un boss della ’ndrangheta, ndr), avevo bisogno di fare un’esperienza nuova, che toccasse delle corde diverse, più leggera, più istintiva e meno razionale. Rocco è una persona istintiva: tanto corpo e poca testa, se dovessimo riassumerlo.

Nel cast di Bang Bang Baby troviamo attori affermati, tra i quali Adriano Giannini, Antonio Gerardi, Lucia Mascino, Dora Romano e Carmelo Giordano, accanto a talenti emergenti, come Arianna Becheroni, la protagonista della serie. Come è stato recitare all’interno di questo gruppo?

Con quelli della mia generazione, come Arianna e Pietro (Arianna Becheroni interpreta il personaggio della protagonista, Alice Barone, mentre Pietro Paschini ricopre il ruolo di Jimbo, migliore amico della prima, ndr), si è creato un legame forte, come all’interno di una compagnia di amici: ci supportavamo a vicenda. Mentre con i grandi, è stato stupendo vedere la loro umiltà e la loro disponibilità a raccontare e supportarci attraverso la loro esperienza. Il gruppo che si è creato era magico, caratterizzato da un grandissimo senso di unione trasversale tra le varie generazioni. 

Rocco Cosentino è un ragazzo bello e affascinante, picciotto di fiducia della famiglia Barone la cui personalità nel corso degli episodi evolve, rivelando aspetti inediti. Cosa ci hai messo di tuo nel personaggio che hai interpretato e come lo hai costruito?

Da una parte, era importante per me che venisse meno l’immagine di un personaggio stereotipato. Avevo voglia di trovare all’interno di quel ragazzotto di bell’aspetto, che fa tutto quello che gli viene detto e che si diverte a fare il cattivo, un accenno di dolcezza. Secondo me, questo bilanciamento lo rende molto umano. Ho cercato di essere credibile sia quando Rocco fa il belloccio con la pistola in mano, sia quando si denuda e si mostra ad Alice in tutta la sua delicatezza e rivela il suo dispiacere nel perdere quella possibilità. Infatti, lui cambia in virtù dell’amore che sente nei confronti della protagonista. L’immagine che volevo emergesse era quella di una persona che è nata ed è sempre rimasta bloccata all’interno di meccanismi sbagliati, quelli della mafia, ma che riesce, attraverso l’amore, a trovare un minimo di redenzione personale.

Dall’altra, sia in fase di provino che di costruzione del personaggio, mi sono ricordato di un compagno di liceo, dal quale ho preso spunto per costruire il modo di parlare e di muoversi di Rocco. Dopo aver visto gli episodi, tra i miei compagni storici del liceo sono emersi paragoni tra me e Gianluca, il mio amico a cui mi sono fortemente ispirato per tirare fuori un Rocco Cosentino che mi appartenesse.

Come ti sei avvicinato al mondo del cinema e quando hai capito che quella era la tua strada?

Ho iniziato per amore del teatro. Quando a 19 anni sono andato via di casa per fare l’attore di teatro, non avevo una pianificazione a lungo termine. Fu la mia insegnante storica di Genova a suggerirmi di provare a fare televisione. Lì per lì mi sembrò quasi un fallimento, perché il mondo del teatro è sempre molto affascinante, mentre la televisione la si considera quasi come un passo indietro, come dire: “non sono abbastanza bravo per fare teatro”. Invece, lei aveva scorto in me una volontà di ricerca di una verità costante che attraverso la telecamera riusciva ad emergere meglio, rispetto a quanto accade sul palcoscenico. Con il tempo e l’esperienza, ho capito quindi che la necessità di fare l’attore derivava non solo da una mia esigenza di essere visto e riconosciuto, ovvero di un’affermazione personale mossa dall’ambizione, ma da una necessità di sentire e legittimare i miei sentimenti. 

Sei nato a Messina dove sei rimasto fino a 19 anni. Puoi raccontarci qualcosa della tua infanzia in Sicilia e del tuo rapporto con la tua terra d’origine?

Da bambino mi dicevano che ero discolo, dispettoso. Amavo giocare a basket e pensavo che quella potesse diventare la mia professione in futuro. Il mio idolo era Kobe Bryant, avevo i suoi poster attaccati per tutta la stanza. 

Fino a 19 anni sono cresciuto in Sicilia, in un piccolo paese, dove regna quel legame popolare e di rispetto fra tutti, dove incontri una persona per strada e la saluti anche se non la conosci. Queste sono piccole cose che mantengo tutt’ora. 

Ciò che ti rimane addosso della Sicilia è un grandissimo senso di ospitalità e di cortesia. Anche oggi invito spesso a casa i miei colleghi che vengono a Roma, cucino e riservo loro attenzioni e cortesie da vero oste siciliano. Ci fu un periodo in cui volevo rinnegare tutto questo, per stupidità, per sentirmi più continentale, più internazionale. Mi comportavo come pensavo fosse giusto nell’ambiente dello show business, della moda, ma poi mi sono accorto che stavo sbagliando. Perché la cosa che mi avrebbe differenziato da tutti gli altri era proprio il fatto di mantenere le mie origini e non di rinnegarle per inseguire un modello generico e standard. 

Dal cinema alla moda. Hai posato davanti all’obiettivo di Davide Musto per la Fashion Issue di MANINTOWN, Youth Babilonia. Cosa ha rappresentato per te questa avventura in campo moda e cosa ne pensi delle immagini del servizio di cui sei protagonista?

Per quanto senta il mondo della moda lontano dal mio background, mi sono accorto con Davide, durante lo shooting, che quello che facevo spontaneamente lui lo riconosceva esattamente come ciò che voleva vedere. Per me è stata quindi, un’esperienza stupenda perché è come se avessi, grazie a voi, riscoperto una parte espressiva di me che non trova altrove la possibilità di esprimersi. È stata anche una conferma di quanto mi affascini e mi diverta esplorare questa estetica. Spero che si sia trattato solo del primo di tanti servizi, perché in queste foto sono venuti fuori tantissimi personaggi. Davide è riuscito in poco tempo a tirare fuori tanti estremi.

Progetti per il futuro?

Due in sospeso. Uno spero di poterlo comunicare al più presto. E poi siamo in attesa che ci confermino la seconda stagione di Bang Bang Baby.

Un tuo sogno professionale?

Mi piacerebbe riuscire a produrre una serie tv ambientata totalmente in Sicilia. La vorrei realizzare da produttore e non necessariamente da attore. In questo momento infatti, sono circondato da persone con talento straordinario: scrittori, fotografi, video maker ecc…, ai quali manca però un collante e io, sempre per quella mio indole siciliana di creare ambienti ed essere disponibile, mi sono accorto nel tempo, che riesco a mettere insieme gruppi di persone e a far fare loro delle cose. Il mio sogno più grande sarebbe quello di vederli soddisfatti di aver creato qualcosa tutti insieme. Per il nostro futuro c’è bisogno di collettività, siamo troppi individui con troppi egocentrismi.

Total look Trussardi

“Tutto è già stato di qualcun altro” è la frase in bio del tuo account Instagram. Cosa significa per te e in che modo ti rappresenta?

È un reminder che mi sono fatto recentemente dopo alcune riflessioni legate al materialismo. Nella nostra società occidentale siamo spinti all’accumulo, al successo, alla proprietà, a un qualcosa che, se ci pensi, già qualcun altro ha avuto, già qualcun altro ha posseduto. E anche se diventassimo padroni del mondo, nel momento in cui moriremo quelle cose saranno di qualcun altro. È un effetto domino. Qualsiasi cosa che è tridimensionale è già stata di qualcun altro e sarà ancora di qualcun altro. Si tratta quindi di un reminder di distacco da desideri prettamente materialistici per ricordarsi di quanto la scienza stessa ci dice, ovvero che la realtà è composta da più di tre dimensioni, con l’obiettivo magari di aspirare a concepire delle nuove dimensioni. Questa sarebbe la cosa più saggia da fare, piuttosto che continuare a pretendere, possedere.

Giuseppe De Domenico passa senza colpo ferire dai set alle collezioni più avant-garde della nuova stagione. Nell’editoriale per l’ultimo numero di MANINTOWN, Youth Babilonia issue, l’attore sfoggia infatti total look griffati Marni, Fendi e McQueen, oltre alle creazioni edgy del duo creativo alla guida di Trussardi, Serhat Isik e Benjamin A. Huseby.

Credits

Talent Giuseppe De Domenico

Photographer Davide Musto

Stylist Other Agency

Photographer assistant Valentina Ciampaglia

Make-up Flavio Santillo @Makingbeautymanagement

Pitti Immagine Uomo, la moda maschile torna in scena a Firenze

Un’isola che non si isola”, al via a Firenze il Pitti Immagine Uomo, il salone dedicato alla moda maschile che per l’edizione estiva numero 102 allarga i suoi confini temporali e fisici: “Un’isola che si rapporta con la terra ferma in uno scambio continuo, in un colloquio costante di spirito e di percorso”. Dal 14 e fino al 17 giugno la Fortezza da Basso fa da scenario alla kermesse fashion che quest’anno propone nuovi contenuti, collaborazioni inedite e anteprime assolute. Una quattro giorni ricca di eventi e lanci internazionali, collaborazioni straordinarie e progetti speciali: “Un’isola come uno spazio concentrato, laboratorio che sperimenta, amplifica, diversifica.

L’Isola immaginaria di Pitti Immagine Uomo 102

Pitti Island è il tema guida dell’estate 2022 di Pitti Immagine Uomo, un concept ideato dal creative director Angelo Figus e dai Narente, Lucio Aru e Franco Erre, a cui è stata affidata la parte visual. L’isola diventa il fil rouge di tutta la comunicazione adv, video e social. “Una terra dalla botanica selezionata, socievole e aperta, a volte divertente, riflessiva e coinvolgente, sensibile alle idee, per incontrarsi, per stare insieme prima di riprendere, ciascuno, il proprio viaggio”, racconta Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine. Il tema dell’isola, un’isola immaginaria, ricorre e si rincorre con forza anche negli allestimenti della Fortezza da Basso, disegnati dall’architetto Alessandro Moradei, dove le immagini della campagna pubblicitaria fuoriescono dagli spazi bidimensionali trasformandosi in suggestive installazioni con le quali interagire: “Le foto usciranno dai limiti della loro cornice acquistando profondità e prospettiva, moltiplicandosi nei piani e nelle trasparenze” spiega Figus.

Un percorso espositivo tra passato e futuro, artigianalità e sperimentazione a Pitti Immagine Uomo

Le nuove collezioni menswear vanno in scena a Pitti Immagine Uomo 102 lungo un percorso espositivo più ampio e dinamico che si snoda tra cinque sezioni: Fantastic ClassicFuturo Maschile, Dynamic AttitudeSuperstyling, con il progetto S|Style sustainable style di Fondazione Pitti Discovery, dedicato alla moda uomo responsabile. 640 brand, di cui il 38% circa proveniente dall’estero, prendono parte alla manifestazione fashion. 

Fantastic Classic è la macrosezione dedicata all’eleganza maschile, dal British tailoring al savoir-faire italiano. Qui espongono, tra le altre, le aziende che hanno esportato e reso celebre il Made in Italy nel mondo. Partendo dall’artigianalità di altissima qualità, il formale è l’elemento che guida attraverso contaminazioni contemporanee: tradizione e sperimentazione si fondono, i codici classici sono reinterpretati secondo declinazioni personali, dando vita a capi e accessori senza tempo ma dal twist contemporaneo.

Il Piano Attico del Padiglione Centrale è consacrato poi a Futuro Maschile, un vero e proprio viaggio tra le evoluzioni del menswear contemporaneo che si traduce in un‘eleganza decontratta, con uno sguardo rivolto oltre il formale. 

Lo stile urban e outdoor è protagonista dell’area Dynamic Attitude, dove gli stili metropolitani mixano outfit sportivi con occhio attento sulle performace dei materiali. Libertà e comfort sono le parole chiave che si esplicano in design innovativi su capi multitasking e tecnologici. 

Nell’area Superstyling poi, tradizione e sperimentazione si incontrano offrendo una una visione fuori dagli schemi, agender e no-season, in continua trasformazione, che intercetta nuove urgenze espressive, puntando sui valori di ecosostenibilità e contaminazione culturale.

S|Style sustainable style infine, al Piano Inferiore del Padiglione Centrale, è il progetto espositivo di Fondazione Pitti Discovery, supportato da UniCredit e curato dalla fashion journalist Giorgia Cantarini, che ad ogni nuova edizione presenta un accurato lavoro di scouting tra le realtà giovani e i designer più cool che creano e producono rispettando criteri di eco-responsabilità. 

Designer d’eccezione, progetti speciali e collaborazioni esclusive 

Wales Bonner, fashion designer di origini anglo-giamaicane, è la Guest Designer di Pitti Uomo 102. In una sfilata evento, la stilista classe ‘92 ha presentato in anteprima il 14 giugno nel capoluogo toscano la nuova collezione Spring-Summer 2023 del suo brand Wales Bonner. Con il marchio omonimo, animato da un’ampia ricerca culturale abbracciando una molteplicità di prospettive, la Bonner propone una visione unica di lusso culturale che fonde heritage europeo e spirito afro- atlantico.

Ann Demeulemeester invece, celebre stilista belga, è la Guest of Honour di Pitti Immagine Uomo. La designer stessa ha curato il progetto speciale dedicato a lei e al brand che porta il suo nome, con il grand opening di mercoledì 15 giugno in Stazione Leopolda. “Finalmente Firenze e Pitti Immagine sono pronti a celebrare lo straordinario lavoro di Ann Demeulemeester, una storia iniziata quarant’anni fa ad Anversa e oggi rafforzata dal nuovo corso avviato in seguito all’acquisizione del brand da parte di Claudio Antonioli: un approccio che, tra recupero e autonomia, mette in risalto i caratteri distintivi e persistenti della moda Ann Demeulemeester, soprattutto una sensibilità verso il proprio tempo sviluppata senza ansie di omologazione e la capacità di rinnovarsi lasciando inconfondibili le intuizioni e le forme iniziali.” racconta Lapo Cianchi, direttore comunicazione &  eventi di Pitti Immagine.

Tra i progetti speciali a Pitti poi, quello di Soulland, brand basato a Copenaghen dedicato a un futuro socialmente giusto e responsabile, con una visione della moda uomo senza tempo ma al tempo stesso impegnata. Il marchio guidato da Silas Oda Adler presenta la sua collezione SS2023 con una sfilata-evento Pitti Uomo. Inoltre, il designer Giulio Sapio svela la collezione SS23 del brand omonimo all’interno dello Spazio Discovery, contenitore-galleria nella sede di Pitti Immagine, a pochi metri dalla Fortezza da Basso.

Infine, anche collaborazioni internazionali animano la kermesse, come Scandinivian Manifesto che ritorna nella cornice del Pitti e porta in Italia l’innovazione proveniente dalla scena fashion nordica. Brand di riferimento e fashion designer emergenti provenienti da Danimarca, Svezia e Norvegia propongono le loro collezioni. Tra i marchi presenti: Soulland, Les Deux, Palmes, Adnym Atelier, BLK DNM, Wood Wood, Berner Khul, Rue de Tokyo, By death. 

Secondo i diktat attualissimi dell’inclusività, del dialogo, dell’accoglienza, della solidarietà, valori oggi imprescindibili, a Pitti approda anche il progetto speciale che coinvolge una selezione di fashion designer e brand ucraini. Tra questi: T. Mosca, Katerina Kvit, The Coat, Poustovit, Ksenia Schneider, Bobkova e Litkovska, e le creazioni “arts & crafts” di Olk Manufacture e Gunia Project.

Seletti 4 Ceramica Bardelli, la capsule collection in cui tutto diventa possibile

Da una parte eccellenza artigianale, tradizione e altissima qualità, dall’altra estro artistico, design innovativo e vocazione provocatoria: da qui nasce l’iconica collezione Seletti 4 Ceramica Bardelli.
Un incontro inedito, ma probabilmente predestinato, quello tra il leader internazionale nel settore delle piastrelle in ceramica e il brand creativo – e a tratti irriverente – di oggettistica e arredo. Un’unione tanto inaspettata quanto inevitabile tra arte e materia, che ha dato vita alla capsule collection Tiles (R)evolution: una gamma di superfici per pavimenti e rivestimenti dall’impatto estetico sorprendente e realizzate con materiali di altissima qualità.

Seletti Ceramica Bardelli
Seletti 4 Ceramica Bardelli: la linea Distortion

Tiles (R)evolution Seletti 4 Ceramica Bardelli:  l’arte incontra la materia

“L’incontro con Stefano Seletti rappresenta la concretizzazione di un sogno, ovvero la realizzazione di una collezione capsule 2D con l’estetica e il design tipicamente 3D per parlare al mondo dell’architettura con un linguaggio originale. L’obiettivo comune? Stravolgere le logiche della decorazione e della composizione moderna ed andare oltre gli schemi! Ed è così che insieme apriamo le porte alla (R)ivoluzione nel design nel mondo della ceramica!”. Così Gianmaria Bardelli, amministratore delegato del gruppo di cui fanno parte, oltre a Ceramica Bardelli, anche Ceramica Vogue e Appiani, racconta del sodalizio con Seletti, azienda che dal 1964 rivoluziona il modo di vedere, interpretare e utilizzare gli oggetti di uso quotidiano.

Non a caso “(R)evolution is the only solution” è lo slogan del marchio guidato da Stefano Seletti. E con Seletti 4 Ceramica Bardelli, la rivoluzione si sposa con il know-how indiscusso del prodotto ceramico scatenando una vera rivoluzione nel mondo delle superfici decorative e dando vita a Tiles (R)evolution, la gamma di piastrelle pensate per ogni ambiente, dalla casa all’hotel e fino al contract.

Ceramica Bardelli Seletti catalogo
Seletti 4 Ceramica Bardelli: Black&White

Le cinque linee sorprendenti della capsule di superfici Tiles (R)evolution

Cinque linee dirompenti – Distorsion, Diamond, Black&White, Elements 1 – Nuvole e Elements 2 – Acqua – con cui ricreare ambienti immersivi e onirici, vanno a comporre la capsule collection Seletti 4 Ceramica Bardelli, contemporanea e fuori dagli schemi, realizzata a quattro mani dalle due eccellenze italiane.

Distortion è una piastrella in gres porcellanato, che nei motivi e nelle geometrie reinterpreta l’iconico pattern bianco e nero di Seletti traendo ispirazione dall’immaginario di Maurits Cornelis Escher e dalle prospettive paradossali, i pattern ipnotici, i cortocircuiti percettivi caratteristici delle sue opere.
Diamond invece, piastrella tridimensionale disponibile con finitura lucida nei colori bianco, nero, arancione, senape e rosso, raggiunge il suo massimo splendore nella versione Mirror.

Ceramica Bardelli collezioni Seletti
Seletti 4 Ceramica Bardelli: Distortion

Black&White è un mosaico in cui si esprime appieno l’expertise dell’azienda nell’immaginare soluzioni che superino i tradizionali confini della decorazione, unita all’approccio visionario di Seletti. La linea  si contraddistingue per un gioco di bianchi e neri dalle infinite combinazioni di creatività.

Elements infine, nelle sue due varianti Nuvole e Acqua, è una serie che vede protagonista la natura e i suoi elementi, con la quale realizzare ambientazioni incantate, portando nell’interior la magia del mondo esterno e rendendo possibile l’impensabile: camminare sulle nuvole o tra azzurre acque cristalline; la percezione si ribalta trasformando radicalmente gli spazi interni.

Seletti Bardelli sito ufficiale
Seletti 4 Ceramica Bardelli: Nuvole

“In Seletti una cosa che sicuramente non manca è l’entusiasmo nello sperimentare; infatti, quando Gianmaria Bardelli mi ha proposto di immaginare un progetto insieme ho subito detto di sì”, spiega Stefano Seletti a proposito della collab. E prosegue: “Ho scoperto che il mondo del rivestimento ha qualcosa di magico, delle potenzialità in parte vicine a quelle dell’arte”.

Seletti Bardelli catalogo
Seletti 4 Ceramica Bardelli: Acqua

Milano Beauty Week 2022: Milano Verticale e Dr. Hauschka celebrano la bellezza

Dal 3 all’8 maggio, la Milano Beauty Week 2022 promuove la cultura della bellezza e del benessere

Dal 3 all’8 maggio va in scena nel capoluogo meneghino la prima edizione della Milano Beauty Week 2022, una settimana tutta all’insegna della bellezza e del benessere che si pone come obiettivo la promozione del valore sociale, scientifico ed economico del settore cosmetico.

Si tratta di un progetto firmato da Cosmoprof in collaborazione con Esxence che, come la Design Week o la Fashion Week, ambisce ad affermarsi come un appuntamento fisso annuale tra i più attesi. Pronta ad attirare centinaia di migliaia di persone tra gli operatori del settore – che nel 2021 ha generato fatturati per ben 11,7 miliardi di euro – e i tantissimi appassionati del mondo beauty, la Milano Beauty Week 2022 avrà il suo headquarter nel prestigioso Palazzo Giureconsulti, in pieno centro, che si trasformerà in un vero e proprio Beauty Village.

Milano Verticale | UNA Esperienze e Dr. Hauschka protagonisti della Milano Beauty Week 2022

Ma oltre al cuore pulsante, in piazza dei Mercanti, dove avranno luogo mostre, laboratori ed iniziative di vario tipo, la Milano Beauty Week 2022 prevede appuntamenti imperdibili in altre aree strategiche della città. Tappa obbligata di questa sei giorni è Milano Verticale | UNA Esperienze, che ospita al suo interno la Spa milanese di ultima generazione firmata Dr. Hauschka e che per questa sei giorni di beauty si trasforma nella base e punto di riferimento del brand pioniere nel campo della cosmesi naturale dal 1967.

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La facciata dell’hotel Milano Verticale | UNA Esperienze

Urban hotel dal carattere internazionale, destinazione esclusiva per cene gourmet e indirizzo da segnare per un drink in città, il flagship hotel di Gruppo UNA è un luogo di business, un hub innovativo per eventi mondani in linea col contesto urbano, vivace e in pieno fermento; simbolizza appieno l’essenza dell’evoluzione della zona Porta Nuova – Garibaldi, in cui sorge. E fino all’8 maggio, nella piazzetta antistante la struttura sarà presente l’esclusivo Pop-up all’interno di un Trailer Airstream vintage – iconica roulotte in alluminio ideata da Wally Byam – logato Dr. Hauschka.

Le iniziative beauty firmate Dr. Hauschka a Milano Verticale | UNA Esperienze

All’interno del veicolo, trasformato per l’occasione esclusiva in una sorta di agorà del benessere, gli esperti del marchio faranno conoscere i loro cosmetici di alta qualità e la loro linea di make-up nutriente. Ma soprattutto, i visitatori potranno ricevere gratuitamente consulenze, con la possibilità di provare i trattamenti naturali all’avanguardia finalizzati alla rigenerazione fisica e mentale, eseguiti da tutte le estetiste specializzate Dr. Hauschka.

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L’area garden dell’hotel

Inoltre, in occasione della Notte Bianca a Milano, venerdì 6 maggio – organizzata in collaborazione con Confcommercio – il giardino urbano di Milano Verticale | UNA Esperienze, oasi di mille metri quadri che raccoglie l’eredità dei giardini nascosti milanesi reinterpretandoli in chiave contemporanea, sarà la cornice esclusiva di un aperitivo con Dj Set.

Durante tutta la Milano Beauty Week 2022 poi, l’hotel accoglierà conferenze, masterclass e sessioni di yoga del viso come quella in programma sabato alle 11 e alle 15 nel garden. I trattamenti 100% naturali della linea sono disponibili tutto l’anno nella Private SPA dell’hotel, dotata di ampia vasca idromassaggio con cromoterapia, sauna, bagno turco, area relax e, secondo disponibilità, in una camera del settimo piano adibita a cabina, con vista unica sulla città.

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La Spa dell’hotel Milano Verticale | UNA Esperienze

Nell’immagine in apertura, il Pop-up Dr. Hauschka nella piazza davanti l’hotel Milano Verticale | UNA Esperienze

Grand Hotel Victoria Menaggio, il lusso tra storia e design sul Lago di Como

Il Grand Hotel Victoria Menaggio Concept & Spa, Lago di Como

Con vista incantevole fronte lago, proprio sul punto di incontro tra i due rami, il Grand Hotel Victoria Menaggio Concept & Spa, hotel a 5 stelle, con una L in più che esplicita chiaramente il concetto di lusso, domina il lungolago di Menaggio. Elegante borgo dalle origini antiche, Menaggio si trova sulla sponda occidentale del Lago di Como, all’inizio di una valle che lo collega al Lago di Lugano. Grazie alla sua posizione privilegiata tra lago e montagna – da qui è possibile ammirare il massiccio delle Grigne – il clima mite, il suggestivo borgo antico da visitare e il lido accogliente e ben curato con piscina e spiaggia, il paese si afferma come rinomata località di villeggiatura da oltre un secolo.

E infatti, già durante la Belle Époque, il Grand Hotel Victoria Menaggio ospitava nobili e abbienti famiglie inglesi, tedesche e russe che scendevano dall’Engadina, con un carico di bagagli a seguito, per godersi un soggiorno in un luogo affascinante e dalle tante sfaccettature.

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Grand Hotel Victoria Menaggio, gli esterni visti dall’alto (ph. Giacomo Albo)

Grand Hotel Victoria Menaggio: una storia centenaria

Nonostante sia stato oggetto di un’importante opera di ristrutturazione voluta dalla famiglia Rocchi, proprietaria del gruppo alberghiero R Collection, di cui il Grand Hotel Victoria Menaggio fa parte, l’albergo ha saputo mantenere l’allure legata alla sua storia centenaria. Lo splendore dello stile Liberty continua a trionfare attraverso le sontuose scalinate, i grandi lampadari e gli stucchi e i fregi dorati che ornano le sale. Ma la maestosità e i materiali dell’epoca sono stati accostati, e in parte mitigati oggi, da un design attuale, caratterizzato da linee e forme essenziali e da arredi attuali e funzionali.

Il risultato è una struttura classica dal fascino moderno, in cui la luce naturale illumina gli ambienti penetrando dalle ampie vetrate. In un continuum tra passato e presente, il Victoria si compone di un edificio storico, la Villa, e di una struttura recentissima, il Palazzo, collegati tra loro da un tunnel in vetro lungo circa 30 metri, che simboleggia così l’unione tra tradizione e contemporaneità. Le due strutture, in un contesto architettonico armonioso, racchiudono un’area piscina con open bar – il Bar Griso – immersa nel verde, e i dehors dei ristoranti e dei lounge bar, delineando una sorta di oasi silenziosa e tranquilla.

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Il grande camino classico del bar

La Villa e il Palazzo, in un continuum tra passato e presente

Ottantuno tra camere e suite di design, dotate di ogni comfort e nelle quali nulla è lasciato al caso, si distribuiscono tra la Villa e il Palazzo. Tutto qui è domotizzato, per garantire un impatto ambientale orientato alla massima sostenibilità. L’edificio originale, la Villa, ristrutturata recentemente, affaccia sul lungolago e dispone di un pontile privato con servizio di limousine sull’acqua. La reception, situata all’ingresso, è inondata dalla luce naturale. Le tinte dominanti sono il bianco, il crema, il verde ottanio – nuance che ricorre in tutta la struttura – e l’oro. Qui, sono stati preservati i lampadari e gli antichi camini, oggi funzionanti a vapore. E poi, gli stucchi d’epoca, messi in risalto dal grigio dei soffitti, e la scalinata storica, che affiancati a complementi d’arredo di design definisco un layout classico, sobrio e raffinato.

Il Palazzo, la parte nuova del Grand Hotel Victoria Menaggio, sorge sull’impianto architettonico di un antico convento. Al piano terra spicca la zona piscina, uno scrigno di pace e relax, confinante con la modernissima palestra, sempre aperta. I colori usati nella Villa si rincorrono qui creando una gradevole coerenza stilistica.

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Suite con vista lago
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Una suite del Grand Hotel Victoria Menaggio
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Gli esterni dell’hotel con la piscina

Il Ristorante Lago e il Ristorante 1827: attenzione per le materie prime e altissima qualità

Il Ristorante Lago si trova al piano terra della Villa e offre uno scorcio suggestivo del Lago di Como, con vista su Bellagio. Un all-day-dining restaurant con una piacevole veranda, aperto tutto il giorno a partire dalla sontuosa colazione e fino al dopo cena, propone una cantina a vista con una variegata selezione di etichette. Il Ristorante 1827, vero e proprio gourmet restaurant, ha sede invece nel Palazzo. I tavoli sono divisi tra loro da cortine di catenelle in metallo, che creano delle isole private sapientemente illuminate. La cantina è completamente climatizzata e offre la scelta fra più di quattrocento etichette. Ogni bottiglia è qui codificata e un gioco di luci va ad illuminare di volta in volta quella prescelta dal cliente.

Prima di accedere al Ristorante 1827, il passaggio è d’obbligo attraverso la Erre Boutique che propone magnifici prodotti made in Italy, delle vere e proprie gemme rare, tra le quali una selezione di gioielli, capi di abbigliamento e accessori per la casa.
A guida delle cucine del Grand Hotel Victoria Menaggio, il giovane chef Gabriele Natali vanta una carriera consolidata tra i fuochi di rinomati ristoranti stellati, tra i quali il ristorante di Enrico Bartolini al Mudec, a Milano, e il locale guidato da Paolo Griffa a Courmayeur. Attentissimo all’utilizzo delle materie prime locali di qualità, seguendone la stagionalità, e con uno sguardo rivolto verso il biologico, Natali interpreta le ricette tradizionali dando vita a percorsi gastronomici mirabilmente abbinati alle ricchissime potenzialità dei vini presenti. Con una visione della cucina come convivialità e condivisione, per il ristorante gourmet, lo chef mette in scena un menù dedicato all’arte, al mondo della letteratura e della poesia.

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Grand Hotel Victoria Menaggio, il ristorante

I Promessi Sposi rivivono al Grand Hotel Victoria Menaggio

Il progetto di ristrutturazione dell’albergo ha voluto evidenziare ulteriormente il forte legame tra la struttura e il territorio. Il Bar Manzoni, l’american bar dell’hotel, è stato così nominato in onore all’autore dei Promessi Sposi, ambientato proprio su queste sponde. Il Bar Manager Antonio Notarnicola mette a punto la carta del beverage e aggiunge un tocco personale di creatività e gusto estetico, esaltando ogni drink – tra cui cocktail classici e innovativi, distillati ma anche analcolici – e trasformando ogni sorso in una suggestiva experience.

Sulla scia manzoniana poi, anche il ristorante gourmet deve il suo nome alla data di uscita della prima edizione dell’opera di Renzo e Lucia.
Il fil rouge del lago torna, invece, nelle stampe fotografiche antracite che ricoprono le pareti delle aree comuni e che descrivono, con taglio grafico, paesaggi e scorci del lago di Como.

Infine, Il Tunnel dei Promessi Sposi – illustrato da episodi del romanzo realizzati a mano da un artista che lavora per Wall&Deco – permette di accedere direttamente all’area Spa dalle camere della Villa Storica.

Benessere e design in un viaggio tra corpo e mente alla Erre Spa

La Erre Spa si sviluppa su 1200 metri ed è il luogo ideale per ritrovare un perfetto equilibrio di corpo e mente. Bagni a vapore mediterraneo e turco, percorsi aroma e cromo terapici delle water paradise e docce emozionali. E ancora, saune soft e finlandese, percorso Kneipp, stanza del ghiaccio con la crioterapia, vasca privata illuminata dal cielo starlight ed una piscina di venti metri con postazioni relax jacuzzi, incorniciano il percorso benessere.
Respiro, Equilibrio, Energia ed Armonia sono le cabine dal design moderno e curato, adibite ai trattamenti viso e corpo che, assieme alla cromoterapia delle luci soffuse, delle spotlights e delle candele aromatiche, personalizzano il rituale rigenerante psicofisico. I quattro elementi – il legno, l’acqua, l’aria, il fuoco – convivono alla Erre Spa per un’esperienza immersiva multisensoriale.

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La Erre Spa del Grand Hotel Victoria Menaggio

Torna a Milano MIA Fair 2022, la prestigiosa fiera internazionale d’arte dedicata alla fotografia in Italia

MIA Fair 2022, Milano

Dopo le date autunnali del 2021, torna quest’anno a Milano l’atteso appuntamento primaverile dedicato al mondo della fotografia. Dal 28 aprile e fino al 1° maggio il Superstudio Maxi, con i suoi ampi spazi in via Moncucco, ospita MIA Fair 2022 – Milan Image Art Fair, che ritrova così la sua finestra temporale usuale. Fabio Castelli Ideatore e Direttore di MIA Fair e Lorenza Castelli, Direttore Organizzativo della manifestazione artistica, raccontano: “Ci tenevamo molto che MIA Fair rientrasse nel suo consueto ambito temporale primaverile. E, pur avendo a disposizione solo pochi mesi per lavorare, siamo riusciti a organizzare una nuova edizione della fiera che proporrà, come sempre è avvenuto negli anni precedenti, tante e interessanti novità”.

Fabian Albertini, Black Sea #2, 2020, Fotografia stampata su tela, sovradipinta con colore acrilico, cornice in ferro 150 x 120 x 4 cm, Pezzo unico, Courtesy Fabian Albertini/Galerie Palü
Théo Gosselin, Lost and Found, 2019, Inkjet on archival paper, 60x40cm, edizione: 1/7, Courtesy Fisheye Gallery

L’XI edizione della più prestigiosa fiera italiana in questo settore si pone l’obiettivo di esplorare ulteriormente i campi disciplinari legati all’immagine fotografica e di mettere a fuoco la trasversalità dei linguaggi artistici contemporanei. Portavoce di questa mission sono 97 espositori provenienti dall’Italia e dall’estero che propongono ai visitatori le molteplici sfaccettature e le migliori interpretazioni dell’espressione fotografica: “In questi anni, abbiamo imparato a conoscere MIA Fair non solo come una fiera, quanto come un hub culturale dove professionisti e appassionati possono approfondire la trasversalità dei linguaggi artistici contemporanei e monitorare lo stato della fotografia attuale a livello globale”, spiegano Fabio e Lorenza Castelli.

Larissa Ambachtsheer firma l’immagine di MIA Fair 2022

Larissa Ambachtsheer, Red Lemon, 2017, Fine Art Print on dibond framed, 94 x 134 cm, edizione di 5, Courtesy Project 2.0 / Gallery

A firmare l’immagine coordinata di MIA Fair 2022, raccogliendo il testimone da Rankin (che ha dato il volto all’edizione 2021 con le sue immagini dal progetto Saved by the Bell, 2018), è l’artista olandese Larissa Ambachtsheer, con alcune opere tratte dalla sua serie You Choose, I seduce, del 2017, attraverso le quali indaga il comportamento umano. In questo lavoro, La Ambachtsheer crea set e messe in scena, per realizzare nature morte, e si interroga sul ruolo del colore nel cibo e su come lo si possa utilizzare come strumento di manipolazione. A partire da questa edizione, Mia Fair poi, entra nel gruppo Fiere di Parma: “Consideriamo quella che stiamo per inaugurare – dicono Fabio Castelli e Lorenza Castelli – l’edizione zero di una nuova avventura che ci vede unire le forze con Fiere di Parma con l’obiettivo di dare ulteriore impulso al mercato della fotografia, e di attrarre gli investimenti non solo dei collezionisti e dei buyer internazionali, ma anche per stimolare l’interesse del pubblico appassionato d’arte e, in particolare, di fotografia”.

Il percorso espositivo e i progetti speciali di MIA Fair 2022

Gabriele Basilico, Hardelot Plage, 1985, stampa ai sali d’argento, cm 50×60, edizione di 15, Courtesy Gabriele Basilico / Photo&Contemporary
Manon Hertog, Blossom, 2022, Fine Art Print on dibond framed, 106 x 140 cm, edizione di 5, Courtesy Project 2.0 / Gallery

Tra le varie sezioni e iniziative messe in campo nell’edizione 2022 di Mia Fair, la Main Section, cuore della manifestazione, accoglie un panel di espositori selezionato da Fabio Castelli, direttore, Gigliola Foschi ed Enrica Viganò, advisor della manifestazione. Beyond Photography – Dialogue, curata da Domenico de Chirico, che ha scelto con le gallerie invitate artisti consolidati ed emergenti, ricrea un dialogo tra opere di fotografia intesa come linguaggio d’arte contemporanea e altri medium quali  scultura, pittura e installazione. Anche Eberhard & Co., da 10 anni partner della fiera, propone un progetto per la divulgazione di una parte dell’archivio di Adriano Scoffone, contenente circa 40.000 lastre e pellicole realizzate dal fotografo piemontese. La mostra Quei temerari delle strade bianche. Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo – Colle della Maddalena, a cura di Giosuè Boetto Cohen, racconta attraverso 20 immagini – che vedono protagonista Tazio Nuvolari, uno dei più grandi nomi dell’automobilismo mondiale –, la sfida automobilistica Cuneo-Colle della Maddalena, tra il 1925 e il 1930, considerata per difficoltà e lunghezza come una delle corse più pericolose dell’epoca.

©Roberto Polillo, Marocco Rabat, 2008

Anche una serie di progetti speciali animano e definiscono l’evento culturale. tra questi, BDC – Bonanni Del Rio Catalog, polo culturale di Parma, promuove la prima edizione di La Nuova Scelta Italiana, che mira a valorizzare il lavoro di tre artisti individuati come eredi dei grandi maestri della fotografia italiana. Roberto Polillo, uno dei più conosciuti fotografi italiani a livello internazionale, porta a MIA Fair 2022 il suo progetto Invisibile. Curato da Denis Curti, racconta la ricerca dell’artista milanese. Animica è il titolo del progetto speciale di Barbara Pigazzi, curato da Angela Madesani, in cui la protagonista è la laguna veneta fra le provincie di Padova e Venezia, patrimonio dell’UNESCO. La Galleria Project 2.0 de L’Aia, Paesi Bassi, con il progetto Dutch Talent Pavillion, presenta 5 tra i fotografi più originali della nuova scena olandese contemporanea tra i quali proprio Larissa Ambachtsheer, che ha firmato l’immagine dell’evento. Anche in questa edizione, MIA Fair rinsalda la collaborazione con Photo Independent, la fiera di fotografia di Los Angeles che sonda le nuove generazioni di fotografi indipendenti e che, per l’occasione, presenterà una mostra immersiva e una selezione dei più interessanti autori, scelti tra i molti che hanno esposto nella rassegna californiana.

Matteo Procaccioli Della Valle, Serie Time Suspended, San Francisco, 2019, Polaroid, mvlm, tiratura mvlemsòv, Courtesy Raffaella De Chirico Arte Contemporanea
Annamaria Belloni, Supernatura #33, 2017, fine art inkjet-print, cm 50×75, edizione: 3/6 + 1AP, fiVe Gallery

La partnership con ManInTown Magazine: Nuovo Cinema Paradiso by Davide Musto

Grande novità dell’XI edizione della manifestazione culturale è la partnership con ManInTown, che sarà presente a MIA Fair 2022 con una mostra dedicata al cinema – Nuovo Cinema Paradiso – a cura di Davide Musto. La mostra esplora la nuova generazione del cinema italiano, un panorama di nuovi talenti che negli ultimi anni sta riscuotendo un successo internazionale grazie alle nuove piattaforme. Davide Musto, fotografo di origine palermitane di base a Roma, segue da anni questo panorama magmatico di giovani e talentuosi artisti; il suo occhio attento allo scouting gli ha permesso di catturare molto in anticipo sui tempi molti volti che oggi sono diventati popolari, come Rocco Fasano, Lorenzo Zurzolo, Edoardo Purgatori, Matilde Gioli, Eduardo Scarpetta, tanto per citarne solo alcuni, che saranno presenti nella mostra. La ricerca di Musto è un mix di sensualità ed estetica attenta alla moda, una visione ricca di contrasti proprio come la sua terra d’origine, la Sicilia.

Inoltre, ManInTown sarà presente a MIA Fair 2022 con il nuovo numero di aprile, un’edizione con sei diverse cover che vuole offrire uno spaccato del cinema e della musica italiana più cool del momento.

Matilde Gioli, ph. by Davide Musto
Lorenzo Zurzolo, ph. by Davide Musto

I premi di MIA Fair 2022

Fin dalla sua prima edizione, MIA Fair si è contraddistinta per la qualità e la varietà delle proposte e dei premi, frutto di collaborazioni con diverse istituzioni e partner culturali. Tra questi, il Premio New Post Photography, curato da Gigliola Foschi, promuove le tendenze più creative e innovative nel mondo della fotografia contemporanea e si pone come una vetrina in grado di registrare e mettere in luce i cambiamenti in atto. MIA Fair 2022 accoglie anche la prima edizione del Premio Irinox Save The Food, a cura di Claudio Composti, aperto a progetti di artisti che abbiano una relazione con il tema del cibo in ogni sua forma.

Silvia Papa, Sintomalia #05 (Prometeo), 2019, FINE ART PRINT, 100X52X5  CM, edizione 1 di 5 +ap, Courtesy Shazar Gallery
Thomas Jorion, Voyage #11, 2019, Digital print on Canson paper and framed, 64 × 80 cm, edizione di 5, Curtesy Podbielski Contemporary

Infine, accanto al percorso espositivo, MIA Fair 2022 propone un interessante programma culturale che, nei giorni di apertura della manifestazione, prevede incontri, conferenze, talk su alcuni dei temi più attuali nel campo dell’arte e della fotografia.

Luca Campigotto, Hong Kong, 2016, Stampa ai pigmenti montata su dibond, cm 150×200,  edizione: 1/15, Courtesy Luca Campigotto
Carlo Orsi, Milano, anni 60 @ Archivio Carlo Orsi

MIA Fair 2022 | Milan Image Art Fair

28 aprile – 1° maggio 2022

Superstudio Maxi

Milano, via Moncucco, 35

In apertura: Larissa Ambachtsheer, Red Lemon, 2017, Fine Art Print on dibond framed, 94 x 134 cm, edizione di 5, Courtesy Project 2.0 / Gallery

Tradizione, piacere e benessere sulla Riviera di Levante al Grand Hotel Bristol Resort & Spa

La Dolce Vita rivive a Rapallo al Grand Hotel Bristol Resort & Spa

Una raffinata dimora storica risalente al 1908 in stile Liberty, il Grand Hotel Bristol Resort & Spa si affaccia sul suggestivo Golfo del Tigullio. In un susseguirsi di piacevoli insenature, invitanti spiagge attrezzate e porticcioli in cui attraccano barche di pescatori e yacht, questo tratto della Riviera Ligure, meta negli anni Cinquanta e Sessanta del jet-set internazionale, è divenuto luogo simbolo della Dolce Vita italiana. Tra paesaggi incantevoli, clima mite e piccole località eleganti, l’area è tutt’oggi un luogo ambito per una vacanza rilassante ed esclusiva.
Il Grand Hotel Bristol Resort & Spa, gioiello della tradizione della grande hotellerie ligure, immerso nella macchia mediterranea, sorge a Rapallo, località accogliente della riviera di levante. Con il suo centro storico pittoresco e colorato, il lungomare Vittorio Veneto all’ombra delle palme, gli stabilimenti balneari e due piccoli porti, il borgo è il luogo ideale anche per esplorare le bellezze dei dintorni. Il Santuario di Montallegro, facilmente raggiungibile con una funivia di inizio secolo, svela uno splendido panorama sul golfo, mentre Portofino, con le sue case colorate e la celebre piazzetta, dista solo pochi chilometri, così come l’elegante borgo di Santa Margherita Ligure e le magnifiche e scenografiche Cinque Terre.

Il Grand Hotel Bristol Resort & Spa, con 83 camere e suites, circondato da un rigoglioso giardino di vegetazione mediterranea, si distingue per la sua facciata in pieno stile Liberty che si armonizza perfettamente con il linguaggio moderno degli interni e dei decori. Un’oasi verde che si fonde con lo spazio circostante a rappresentarne quasi un continuum, la struttura si apre su un’ampia terrazza panoramica, che si affaccia a sua volta su una grande piscina a sfioro, con una posizione privilegiata a strapiombo sul mare. Il Pool Bar, informale e accogliente, offre la possibilità di consumare un light lunch o magari, di sorseggiare un drink al tramonto a bordo piscina, nella quale immergersi con uno sguardo proiettato verso l’orizzonte.

Alla scoperta della tradizione enogastronomica ligure al Grand Hotel Bristol

Punto di forza del Bristol è il Ristorante Le Cupole, sul rooftop dell’hotel, con vista mozzafiato sul promontorio di Portofino e su tutto il Golfo del Tigullio. Qui, lo chef Graziano Duca alterna sapientemente tradizione, creatività e innovazione grazie ad una cucina ligure vera e genuina, sublimata dall’utilizzo di ingredienti del territorio di alta qualità. I prodotti utilizzati per esaltare i piatti provengono da coltivatori e artigiani della zona così come i vini liguri, attentamente selezionati.
Duca racconta così la sua idea di cucina che punta sulla riscoperta dei sapori autentici reinterpretati in chiave contemporanea: “La tradizione è rimasta una componente fondamentale nelle mie proposte. Mi piace riscoprire piatti evergreen come la cima alla genovese o il classico vitello tonnato che, rivisitati e reinterpretati con tecniche moderne diventano dei piatti prelibati, un connubio perfetto tra tradizione e contemporaneità. Il mio stile di cucina è autentico e genuino, ma dai sapori nitidi, pochi ingredienti ma con tanto gusto e sapore”.

Il ristorante Le Cupole
Il bar

A completare l’offerta gastronomica dell’hotel, il Bristol Bistrot, con ampie vetrate che illuminano lo spazio interno, è il luogo per consumare una ricca colazione o cenare scegliendo tra piatti e vini tipici locali. E dopo cena, il bar La Via della Seta, che si distingue per la sua selezione di cocktail attenta e ricercata, permette di vivere un’esperienza sofisticata in un’atmosfera lounge.

Una pausa di benessere per corpo e mente sulla Riviera di Levante

Un vero e proprio rifugio rigenerante al Grand Hotel, la Erre Spa Bristol si sviluppa su due mila metri quadri e apre le porte verso una dimensione orientata al benessere psico-fisico: trattamenti viso e corpo, programmi diversificati e personalizzati ed esperienze multisensoriali. Sauna, bagno turco, bagno mediterraneo, piscina coperta, zone idromassaggio, idrogetti, docce emozionali, cascata di ghiaccio, percorso Kneipp, zone relax a tema e una tisaneria offrono una pausa rinvigorente in una cornice suggestiva.

La Spa
La Spa

Struttura di prestigio parte del Gruppo R Collection Hotels – che attraverso la sua visione mette al centro il territorio, la sua storia e la sua identità – il Grand Hotel Bristol Resort & Spa, con il lussureggiante giardino, la grande piscina, il ristorante gourmet Le Cupole, il bar all’avanguardia La Via della Seta e la Spa, angolo avvolgente ed energizzante, è quindi il luogo perfetto per vivere una vacanza all’insegna del piacere e del comfort in uno scenario naturale mozzafiato.

Sheraton Milan San Siro, un rifugio verde dove condividere esperienze

In via Caldera, nel cuore di Quarto Cagnino, quartiere residenziale milanese a ovest della città, poco distante dallo storico Stadio Meazza, sorge lo Sheraton Milan San Siro, hotel dal design elegante e contemporaneo, progettato come un luogo in cui connettersi e condividere esperienze. Situato in un ex borgo agricolo medievale, oggi circondato da alcuni tra i maggiori polmoni verdi della città – il parco di Trenno, il Boscoincittà e il parco delle Cave – lo Sheraton rappresenta un rifugio tranquillo, lontano dalla frenesia urbana, seppur sapientemente collegato agli aeroporti e ai maggiori punti nevralgici della città meneghina. Proprio grazie alla sua posizione strategica, la struttura è stata progettata pensando sia a coloro che si trovano nel capoluogo lombardo per motivi di affari, che agli ospiti in viaggio di piacere, che soggiornano qui per esplorare Milano e i suoi dintorni.

Courtesy of Sheraton Milan San Siro

Nato a seguito del restyling del preesistente Grand Hotel Brun, un imponente edificio degli anni Ottanta, il nuovo Sheraton Milan San Siro è un progetto ideato, elaborato e disegnato dallo Studio CaberlonCaroppi Italian Touch Architects, che ha preservato l’architettura delle origini – con l’iconica forma curva e modernista del corpo principale dell’edificio dalla peculiare pianta a Y. Le zone comuni sono state realizzate sinergicamente da Concreta, azienda valtellinese basata a Postalesio che, con un approccio sartoriale, cuce i progetti intorno ai desideri dei clienti. Il pool di architetti si è ispirato per questo concept alla città che lo ospita: Milano. I colori, le linee, gli interiors ne esprimono la dinamicità. Concreta ha sviluppato su misura tutti gli arredi e i complementi delle ampie aree condivise in linea con l’idea e lo stile dell’hotel.

Courtesy of Sheraton Milan San Siro

Un’architettura modernista e curvilinea domina la struttura, riflettendosi tanto sugli spazi interni comuni, quanto nelle aree private: 310 tra camere e suite distribuite su sei piani, sobrie e lineari, caratterizzate da una palette di colori neutri, in cui spiccano elementi blu e viola e nelle quali la contemporaneità e l’eleganza si fondono con la funzionalità. Il risultato è un hotel dal design pulito, definito da una combinazione di stili, finiture, materiali di pregio, preziosi elementi tessili, arredi su misura dalle linee essenziali, motivi geometrici e tinte naturali che contribuiscono a ricreare un’allure tipicamente anni Sessanta.

Courtesy of Sheraton Milan San Siro

Una pausa di fitness e benessere allo Sheraton Milan San Siro

Tutte le stanze, tra le quali la suite Presidential di 90 metri quadri, offrono inoltre la possibilità di provare le esperienze offerte dall’hotel, come lo Sheraton Club, luogo ideato per una sessione di lavoro o per un momento di pausa. All’ultimo piano dello Sheraton Milan San Siro, con vista sulle Alpi, la SPA Elite Spa & Wellness, in un ambiente caratterizzato da colori tenui e luci soffuse, è un’oasi di quiete dove prendersi cura del proprio equilibrio corpo-mente, grazie ai servizi di benessere e ai trattamenti estetici mirati. Il centro Sheraton Fitness, l’area palestra, è aperto tutti i giorni senza limiti di orario e offre agli ospiti la possibilità di mantenere la propria routine di allenamento anche in viaggio.

Suite Presidential (ph. courtesy of Sheraton Milan San Siro)
La SPA Elite Spa & Wellness (ph. courtesy of Sheraton Milan San Siro)

Gli esterni, così come l’interior design dell’hotel, sono stati progettati come un continuum della zona verde circostante, creando equilibrio tra la struttura e i suoi dintorni, che si fonde così armonicamente nell’ambiente: giardini fioriti, terrazze, un’area giochi per bambini e una grande piscina con solarium, tavolini esterni e un bar – il Pool Oasis Bar  – circondata da una rigogliosa vegetazione. Gli spazi interni e quelli all’aperto sono stati pensati per agevolare l’interazione sociale e per infondere un forte senso di comunità. Luogo cosmopolita quindi, destinato sia agli ospiti dell’hotel ma anche ai milanesi stessi, Lo Sheraton Milan San Siro si pone come un catalizzatore culturale che rafforza l’incontro tra la comunità locale e quella internazionale a Milano.

Courtesy of Sheraton Milan San Siro

La proposta gastronomica ricercata e raffinata: dall’Italia all’Argentina

Al piano terra, nella zona esterna, si trova anche il El Patio del Gaucho, Javier Zanetti, rinomata steakhouse argentina che propone piatti di carne e pietanze d’ispirazione moderna a base di pesce e verdure. Totalmente progettato dallo studio CaberlonCaroppi, l’idea prende origine dalla volontà di raccontare il legame tra l’hotel e il vicino stadio Meazza, legandosi indissolubilmente con una leggenda del calcio giocato, l’ex capitano dell’Inter Zanetti. Già il Grand Hotel Brun era infatti noto per aver spesso ospitato le squadre di Serie A e la nazionale italiana di calcio. Qui, tradizione culinaria argentina e innovazione si mescolano dando vita a un menu che offre un viaggio alla scoperta di sapori tipici e inediti del paese sudamericano. Fedele alla cultura argentina, l’asador de El Patio del Gaucho regna sul ristorante dalla sua postazione davanti alla parrilla, la grande griglia su cui cuoce i tagli più pregiati delle migliori carni, nel rispetto delle usanze locali. Il luogo si ispira al tema del menu: ardesia, legno e cuoio si fondono negli interni in una sinfonia di consistenze e trame. I bauli posti all’entrata ricordano il legame tra i due paesi, l’Italia e l’Argentina, e la storia della nostra immigrazione verso questa terra. Gli spazi sono pensati per richiamare le vecchie case di famiglia, piene di oggetti legati alla memoria, con una disposizione un po’ caotica degli arredi. Al centro della sala, una grande tavolata è un luogo di condivisione che si riaggancia senza soluzione di continuità ad uno dei concetti che ha ispirato la progettazione dell’hotel: la connessione e interconnessione tipica della società contemporanea.

El Patio del Gaucho, Javier Zanetti (ph. courtesy of Sheraton Milan San Siro)

Il luminoso Silene Bar & Restaurant interno completa l’offerta gastronomica dello Sheraton Milan San Siro. Il ristorante propone diverse opzioni lungo tutto l’arco della giornata con una selezione artigianale di piatti e prodotti del nord Italia e si pone come punto d’incontro conviviale, per un caffè, un pranzo di lavoro, un aperitivo tra colleghi, una cena in famiglia o ancora un drink tra amici. Qui, lo Chef Pasquale D’Ambrosio mette in scena uno spettacolo di colori, profumi e sapori in piatti che raccontano le eccellenze del nostro territorio, tramandando ricordi attraverso la cucina italiana autentica, fatta di creatività, tradizione e semplicità. Legato alla Campania, sua terra d’origine, D’Ambrosio porta in tavola sinergie inattese di sapori, esaltate da un’estetica curata, prestando attenzione anche al benessere e alle proprietà salutistiche dei piatti e alla sostenibilità, che si traduce nell’utilizzo di materie prime stagionali, frutto del lavoro di piccoli produttori locali. L’ambiente è caratterizzato da un gioco di luci e design che, in un alternarsi di consistenze e colori, dà vita ad un luogo calmo e armonioso immerso nella luce naturale. La palette di colori riflette la natura rigogliosa che abbraccia l’hotel e che si scorge oltre le ampie finestre. Interamente arredato su misura da Concreta, un grande tavolo comune spicca nel locale incoraggiando in modo spontaneo la condivisione e la flessibilità.

Silene Bar & Restaurant (ph. courtesy of Sheraton Milan San Siro)

Sheraton Milan San Siro: il luogo ideale per un’esperienza meeting

Una collezione di sale per conferenze, che ospitano eventi privati o aziendale, copre una superficie totale di 2.500 metri quadrati, e sottolinea  l’inclinazione dell’hotel e l’expertise nel mondo degli eventi su larga scala, riconducibile già alla storia del precedente albergo. Lo Sheraton Milan San Siro offre un’esperienza meeting rispondendo alle molteplici esigenze congressuali della zona, dove si trovano il Centro Congressi MiCo, il Business Park Caldera, Fiera Milano Rho e Fiera Milano City. Con un ingresso indipendente, la struttura conta ventuno stanze riunioni, di cui diciannove illuminate dalla luce naturale, con arredi dalle linee sobrie e colori neutri. L’area congressi comprende inoltre due sale da ballo.

Courtesy of Sheraton Milan San Siro

Più che un hotel, Sheraton Milan San Siro quindi, è un vero e proprio hub, un convogliatore sociale, un luogo di incontri e connessioni e di relax.

Sheraton Milan San Siro

Via Caldera, 3 | 20153 | Milano

+39 02-915221

sheratonmilansansiro.com