Dsquared2 Wallpaper, intervista con Dean e Dan Caten

Dean Dan Caten Dsquared2
Dean e Dan Caten di Dsquared2

Manintown torna sulla collezione Dsquared2 Wallpaper, in partnership con LONDONART, che sancisce l’ingresso del marchio canadese nell’home décor, segmento che i creative director Dean & Dan Caten considerano una naturale estensione dell’universo griffato D2. Nella conversazione che segue, i gemelli canadesi si soffermano su ispirazioni, sinergie, sfide e obiettivi della collaborazione con il brand specializzato in carte da parati, tornano su alcuni elementi che hanno segnato, e continuano a farlo, il loro percorso di stile (dalla musica al rapporto con le celebrity) e si spingono a fare qualche ipotesi sul Metaverso…

La vostra storia è la dimostrazione che i sogni possono diventare realtà, in 27 anni avete creato un vero impero, qual è il segreto del vostro successo?

Dean & Dan: Credere in noi stessi e in quello che facciamo; con l’esperienza abbiamo compreso che bisogna fare sempre quello che sentiamo e che è giusto per noi. Amiamo profondamente il nostro lavoro, non ci pesa perché è una passione.

Un mix perfetto tra moda canadese e tradizione italiana, con un occhio di riguardo ai dettagli. Come definireste il vostro stile in tre parole?

D&D: Il nostro stile è easy, cool, informale.

Il brand ha un forte legame con il mondo della musica che sembra fa parte del vostro background, da dove arriva?

D&D: La musica è molto importante anche nel nostro modo di lavorare. Questo legame esiste da sempre, siamo cresciuti ascoltando Frank Sinatra con nostro padre. La nostra cultura musicale comprende tutti i generi, ogni canzone ha il potere di emozionarci e darci la carica.

Il periodo storico che stiamo vivendo ci ha fatto comprendere ed apprezzare un nuovo senso del tempo, è stato così per voi?

D&D: Non ci siamo rilassati in realtà, abbiamo lavorato anche più di prima ma con tempi diversi. Nonostante alcuni alti e bassi, abbiamo imparato a fare le cose diversamente e ci siamo resi conto dell’importanza di ciò che forse prima davamo per scontato. In questo momento stiamo provando a tornare alla normalità perché la moda, che è energia pura e sinergia, ha risentito molto di questa mancanza di presenza fisica.

Che messaggio si cela nelle vostre creazioni? Credete molto nelle collaborazioni e sinergie tra brand diversi, lo considerate uno spunto per arricchirsi?

D&D: È davvero stimolante lavorare con altri creativi e marchi. Crediamo sia importante perché attraverso la loro esperienza, contribuiscono alla nostra storia, e viceversa, noi alla loro. È un arricchirsi a vicenda, lo troviamo estremamente interessante.

Avete vestito moltissime popstar, a chi siete particolarmente legati e perché?

D&D: Siamo molto fortunati ad aver collaborato con diversi artisti; sono stati loro a cercarci e questo fa la differenza, perché dimostra che a loro piace ciò che facciamo. È stato fantastico trovarsi da subito sulla stessa lunghezza d’onda. Lavorare con persone che apprezzi ed avere il privilegio di vestirle interpretando il loro gusto è una cosa meravigliosa!
Madonna è stata la prima a rivolgere l’attenzione al brand e ha un posto speciale nel nostro cuore; ma anche Beyoncé, per la quale abbiamo disegnato alcuni abiti del suo The Formation World Tour e Ibrahimović, con cui abbiamo avviato una collaborazione.

Dsquared Beyonce
Beyoncé sul palco durante il The Formation World Tour con un look custom made Dsquared2 (ph. Kevin Mazur/WireImage)
Dsquared 25 sfilata
Dean e Dan Caten con le Sister Sledge al termine del défilé per il 25esimo anniversario del marchio (ph. AFP/Miguel Medina)

Com’è nata la collaborazione con LONDONART?

D&D: È la prima volta che ci avviciniamo al mondo del design ed eravamo molto curiosi. La collaborazione è nata grazie ad una sinergia immediata tra noi e LONDONART, siamo davvero felici del risultato.

Il design vi appassiona? Cosa vi piace di questo mondo?

D&D: Il design parla con altri materiali; con la moda abbiamo a che fare perlopiù con tessuti, nel design invece i supporti sono tanti, c’è un approccio completamente diverso ed intrigante, che ci permette di esplorare altri mondi.

A cosa si ispira la collezione?

D&D: Questa collezione di wallpaper per LONDONART integra e amplia il nostro progetto di lifestyle. Dsquared2 non è solo moda ma anche un’esperienza e, in questo caso, abbiamo avvicinato il nostro mondo a quello degli interni con alcune stampe rappresentative per noi e il nostro brand.

Come sarà il futuro della moda? Nel Metaverso?

D&D: Probabilmente.

Dsquared2 Wallpaper
Dsquared2 Wallpaper Cement Horizon (ph. courtesy Dsquared2)
Dsquared2 Wallpaper
Dsquared2 Wallpaper Monogram (ph. courtesy Dsquared2)

Vi state preparando?

D&D: Può sembrare una follia, ma forse esisterà un nuovo mondo parallelo, nonostante siamo convinti che resterà tutto anche in questo universo. È decisamente interessante e ci piace pensare che esisterà un luogo virtuale dove potersi trasformare in qualcosa di diverso.

Intervista courtesy of LONDONART Magazine
www.londonart.it

ItalianCreationGroup protagonista alla Milano Design Week con FontanaArte, Driade e Valcucine

La Milano Design Week torna ad animare il capoluogo lombardo e lo fa in grande stile, provando a lasciarsi alle spalle un biennio tormentato. Non è da meno ItalianCreationGroup, presente al Salone del Mobile (nonché all’appendice imprescindibile del Fuorisalone) con tre dei suoi quattro brand d’eccellenza, FontanaArte, Driade, Valcucine. Il primo, d’altronde, celebra quest’anno il 90° anniversario ed entra a far parte del registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale, istituito dal Mise.

Fontanaarte light art
Una vista della mostra FontanaArte, 90 Years of Light and Art, fino al 12 giugno nello spazio di via San Marco 26
Fontanaarte mostre
L’allestimento della mostra (sulla destra, lampade FRENESI, disegnate da Studiolucaguadagnino)

FontanaArte in mostra, tra pezzi d’archivio e un’exhibition fotografica

Nata a Milano nel 1932 da un’idea di Gio Ponti, FontanaArte è divenuta nel tempo un’autentica istituzione dell’illuminazione decorativa italiana, potendo vantare oggetti assurti al rango di icone del miglior design tricolore. Per l’occasione, si regala FontanaArte, 90 Years of Light and Art, realizzata dal direttore artistico Francesco Librizzi col contributo di Pupilla Grafik, esposta nello spazio di via San Marco 26, che consta di diversi progetti speciali. In primis, l’exhibition fotografica di Roselena Ramistella che, in tandem con Zero, dà la propria interpretazione del concetto di luce, cuore pulsante dell’azienda, che non è questione solo di lumen, bensì di capacità e appeal; da qui i ritratti di personalità di spicco, capaci di far brillare concetti e storie (Stefano Boeri, Nina Yashar, Edoardo Tresoldi, Venerus per citarne alcune). Ci si ricollega così idealmente alla storia aziendale, intrecciata da sempre con quella di figure del calibro di Gae Aulenti, Max Ingrand, lo stesso Ponti.

FontanaArte, 90 Years of Light and Art svela inoltre un’anticipazione dell’archivio storico del marchio, rimasto finora “sommerso”; un corpus eccezionale di immagini, progetti, miniature, registri e documenti, riportati alle luce grazie a un certosino lavoro di recupero, catalogazione e valorizzazione dei materiali. Si tratta di un primo nucleo di 580 oggetti, un compendio dell’attività dei maestri del design che hanno reso la maison l’icona che è oggi. L’archivio, in formato digitale, è supportato dalla presenza di alcune storiche proposte FontanaArte fornite dalla Casa d’Aste Cambi, “meravigliosi pezzi originali degli anni ‘30 e ‘50” – li definisce Librizzi – posti in continuità con le novità presentate alla MDW.

Le nuove proposte di FontanaArte

Fontanaarte lampada novità
FRENESI, design by Studiolucaguadagnino (ph. Giulio Ghilardi)

Il quadro si completa, infatti, con quattro new entry: la lampada da parete FRENESI, disegnata da Studiolucaguadagnino (fondato dal regista già candidato all’Oscar nel 2017), rivisitazione in chiave contemporanea degli stilemi art déco, caratterizzata da morbide increspature in vetro, che emanano una luce morbida all’interno della struttura angolare; OORT di Jacopo Roda, linee luminose posizionate in cilindri, combinabili a piacimento in un sistema pressoché infinito di forme e posizioni; THEA (design by Gabriele e Oscar Buratti), famiglia di lampade con doppia calotta, trasversale alle tipologie di applicazione; TUTTI, chandelier-installazione di Matilde Cassani Studio, un trionfo degli opposti risultante dalla serie di sagome appese dell’opera, a simboleggiare un mondo di contraddizioni e contrapposizioni.

Fontanaarte nuove lampade
TUTTI, design by Matilde Cassani Studio

Le collaborazioni “pop” di Driade

Alla Triennale va invece in scena o meglio, On Stage (come da titolo dell’ultima collezione) Driade, con un’operazione che mescola progettazione, intrattenimento e arte, in linea col carattere di laboratorio estetico votato al bello della griffe, che trascende i confini canonici di architettura e design e persegue il dialogo, la contaminazione tra differenti linguaggi creativi, accomunati dalla ricerca continua dei più alti valori estetici.

Il brand volge dunque lo sguardo ai fenomeni pop emergenti, chiamando a collaborare quattro nomi provenienti da ambiti eterogenei, ossia Marcelo Burlon, Sfera Ebbasta, Omar Hassan e il gamer e content creator Pow3r, autori di altrettanti progetti inediti, sotto la guida dell’art director della label Fabio Novembre. Nello specifico, lo stilista firma Edaird, specchio d’ispirazione tribale, un anello di congiunzione fra terra e cielo dell’Argentina, patria di Burlon. Il rapper da milioni di ascolti, invece, personalizza la chaise longue Cocky, seduta decisamente sopra le righe, che rispecchia appieno lo stile del personaggio. Hassan realizza l’arazzo PiùDiUno, sintesi perfetta di ricerca e azione che omaggia l’arte contemporanea, mentre Giorgio Calandrelli (meglio conosciuto come Pow3r, pro player in forza al team di e-sports Fnatic) condensa nel pouf Arcad3 la sua passione per il gaming, concepito come un’evoluzione nell’ambiente domestico delle sale giochi di un tempo. Novembre parla a riguardo di “collaborazione di quattro amici che […] danno forma ai loro pensieri”, certificando come “la creatività nasca dall’interazione tra discipline diverse”.

Sfera Ebbasta design
Cocky di Sfera Ebbasta (ph. Iacopo Barattieri)
Driade milano design week 2022
PiùDiUno, Omar Hassan (ph. Iacopo Barattieri)

Le novità di Valcucine, all’insegna della sostenibilità

La partecipazione di Valcucine, infine, è all’insegna della sostenibilità con Sustainability beyond Space and Time, che ribadisce l’impegno della casa verso una produzione green. Si spiega così anzitutto il Percorso Fuorisalone: LEED Buildings in Milan_ che tocca (pregevoli) edifici LEED progettati da GBPA Architects, Tectoo, One Works e altri. Quindi la mostra LE3DERS nel rinnovato showroom Valcucine a Brera, con modelli architettonici di noti studi internazionali in versione 3D, visualizzati attraverso un’esperienza AR. Nella stessa sede viene presentato anche il nuovo percorso espositivo e le novità di prodotto coi relativi crediti LEED v4.1.

Valcucine Artematica
Artematica Soft Outfline

Innovative soluzioni estetiche e funzionali sono poi state applicate ai modelli di punta del marchio. Fanno il loro debutto Artematica Soft Outline, un blocco unico che coniuga linee soft e volumi puri, mantenuti elegantemente in equilibrio; e Riciclantica Outline, sintesi estrema di dematerializzazione che tiene insieme armonia formale e cura dei particolari; una cucina simbolo dell’evoluzione tecnica dell’azienda, progettata per avere il minimo impatto ambientale.

Valcucine cucine 2022
Riciclantica Outline

Tutte le immagini courtesy of ItalianCreationGroup

Nell’immagine in apertura, uno scatto della mostra FontanaArte, 90 Years of Light and Art 

Dsquared2 & LONDONART: nasce la collezione Wallpaper

Torna il Salone del Mobile con un programma ricco di eventi dopo lo stop degli ultimi due anni legati alla pandemia; il risultato è un calendario ricchissimo di iniziative e nuovi progetti, segnale di un mercato in forte crescita. Sempre più spesso, poi, i brand moda sviluppano linee di complementi per la casa, non fa eccezione quest’edizione che segna, in particolare, il debutto della collezione di carta da parati firmata da Dsquared2 in collaborazione con LONDONART, azienda nota a livello internazionale nel segmento wallpaper.

Dsquared2 Wallpaper: Dean e Dan Caten lanciano la carta da parati del brand in tandem con LONDONART

Dsquared2 home
Un wallpaper della linea Vandalized Granny’s Flowers

Dsquared2 per LONDONART è infatti un progetto di co-design che ha coinvolto due realtà leader dei rispettivi settori in un’unione armonica. Il punto di partenza è un dialogo libero tra moda e design, con grande attenzione al Dna del marchio; ne risulta un viaggio attraverso motivi iconici e best-seller, selezionati tra i più significativi nella storia ultraventennale della label di Dean e Dan Caten, con un approccio all’home decor che privilegia il classicismo senza tempo, sviluppato su concetti quali simmetria e pulizia delle forme. Da questa visione nasce una collezione in cui ogni pattern è pensato come identificativo di un aspetto caratterizzante del brand: dalla suggestiva foresta canadese, che insieme al legno e alle illustrazioni caratterizza sin dagli esordi Dsquared2, come pure l’iconico D2 Jack (ovvero il motivo a quadri check rosso e nero), fino al denim camouflage, altro trademark dei gemelli.
Dalla moda al design insomma, con elementi grafici e pop che tornano protagonisti anche nella stampa Vandalized Granny’s Flowers, dove la base floreale è sporcata da scritte e messaggi, mentre Ceresio 7 ci riporta agli ambienti raffinati di Milano e Mykonos griffati D2. In definitiva, un caleidoscopio di decori, print, intrecci, sensazioni e visioni, che incontrano stili, gusti ed esigenze diverse, al punto che ogni pattern convive egregiamente con gli altri pur nella riconoscibilità di ciascuno.

dsquared2 Ceresio 7
Collezione Ceresio 7
Dsquared2 icon
Collezione Icon

Un mix & march di decori che integra e amplia il progetto lifestyle del marchio

Il risultato finale comprende rivestimenti che sanno essere casual ed eleganti in ugual misura, col loro mix & match di decori tra il check, il monogram, l’animalier, i graffiti, i riferimenti al Canada e al quartier generale del marchio Ceresio 7, in una fusione di passato e presente.

Concludono a riguardo Dean e Dan Caten: “La collezione di wallpaper per LONDONART integra ed amplia il nostro progetto di lifestyle. Dsquared2 non è solo moda, ma anche un’esperienza e in questo caso abbiamo avvicinato il nostro mondo a quello degli interni con alcune stampe rappresentative. Oggi più che mai abbiamo capito l’importanza della casa e il desiderio di costruirla in modo originale e accogliente, aprendola a nuove scenografie e orizzonti. Questa prima collezione di wallpaper racconta il nostro mondo e le nostre passioni, sviluppando ulteriormente la nostra visione lifestyle iniziata con il progetto Ceresio 7”.

Dsquared home decor
Collezione Cement Horizon
Dsquared design
Collezione Pop Art
Dsquared design
Collezione Monogram

Nell’immagine in apertura, una proposta della linea Canadian Forest di Dsquared2

Seletti 4 Ceramica Bardelli, la capsule collection in cui tutto diventa possibile

Da una parte eccellenza artigianale, tradizione e altissima qualità, dall’altra estro artistico, design innovativo e vocazione provocatoria: da qui nasce l’iconica collezione Seletti 4 Ceramica Bardelli.
Un incontro inedito, ma probabilmente predestinato, quello tra il leader internazionale nel settore delle piastrelle in ceramica e il brand creativo – e a tratti irriverente – di oggettistica e arredo. Un’unione tanto inaspettata quanto inevitabile tra arte e materia, che ha dato vita alla capsule collection Tiles (R)evolution: una gamma di superfici per pavimenti e rivestimenti dall’impatto estetico sorprendente e realizzate con materiali di altissima qualità.

Seletti Ceramica Bardelli
Seletti 4 Ceramica Bardelli: la linea Distortion

Tiles (R)evolution Seletti 4 Ceramica Bardelli:  l’arte incontra la materia

“L’incontro con Stefano Seletti rappresenta la concretizzazione di un sogno, ovvero la realizzazione di una collezione capsule 2D con l’estetica e il design tipicamente 3D per parlare al mondo dell’architettura con un linguaggio originale. L’obiettivo comune? Stravolgere le logiche della decorazione e della composizione moderna ed andare oltre gli schemi! Ed è così che insieme apriamo le porte alla (R)ivoluzione nel design nel mondo della ceramica!”. Così Gianmaria Bardelli, amministratore delegato del gruppo di cui fanno parte, oltre a Ceramica Bardelli, anche Ceramica Vogue e Appiani, racconta del sodalizio con Seletti, azienda che dal 1964 rivoluziona il modo di vedere, interpretare e utilizzare gli oggetti di uso quotidiano.

Non a caso “(R)evolution is the only solution” è lo slogan del marchio guidato da Stefano Seletti. E con Seletti 4 Ceramica Bardelli, la rivoluzione si sposa con il know-how indiscusso del prodotto ceramico scatenando una vera rivoluzione nel mondo delle superfici decorative e dando vita a Tiles (R)evolution, la gamma di piastrelle pensate per ogni ambiente, dalla casa all’hotel e fino al contract.

Ceramica Bardelli Seletti catalogo
Seletti 4 Ceramica Bardelli: Black&White

Le cinque linee sorprendenti della capsule di superfici Tiles (R)evolution

Cinque linee dirompenti – Distorsion, Diamond, Black&White, Elements 1 – Nuvole e Elements 2 – Acqua – con cui ricreare ambienti immersivi e onirici, vanno a comporre la capsule collection Seletti 4 Ceramica Bardelli, contemporanea e fuori dagli schemi, realizzata a quattro mani dalle due eccellenze italiane.

Distortion è una piastrella in gres porcellanato, che nei motivi e nelle geometrie reinterpreta l’iconico pattern bianco e nero di Seletti traendo ispirazione dall’immaginario di Maurits Cornelis Escher e dalle prospettive paradossali, i pattern ipnotici, i cortocircuiti percettivi caratteristici delle sue opere.
Diamond invece, piastrella tridimensionale disponibile con finitura lucida nei colori bianco, nero, arancione, senape e rosso, raggiunge il suo massimo splendore nella versione Mirror.

Ceramica Bardelli collezioni Seletti
Seletti 4 Ceramica Bardelli: Distortion

Black&White è un mosaico in cui si esprime appieno l’expertise dell’azienda nell’immaginare soluzioni che superino i tradizionali confini della decorazione, unita all’approccio visionario di Seletti. La linea  si contraddistingue per un gioco di bianchi e neri dalle infinite combinazioni di creatività.

Elements infine, nelle sue due varianti Nuvole e Acqua, è una serie che vede protagonista la natura e i suoi elementi, con la quale realizzare ambientazioni incantate, portando nell’interior la magia del mondo esterno e rendendo possibile l’impensabile: camminare sulle nuvole o tra azzurre acque cristalline; la percezione si ribalta trasformando radicalmente gli spazi interni.

Seletti Bardelli sito ufficiale
Seletti 4 Ceramica Bardelli: Nuvole

“In Seletti una cosa che sicuramente non manca è l’entusiasmo nello sperimentare; infatti, quando Gianmaria Bardelli mi ha proposto di immaginare un progetto insieme ho subito detto di sì”, spiega Stefano Seletti a proposito della collab. E prosegue: “Ho scoperto che il mondo del rivestimento ha qualcosa di magico, delle potenzialità in parte vicine a quelle dell’arte”.

Seletti Bardelli catalogo
Seletti 4 Ceramica Bardelli: Acqua

When art is a fashion affair

Il mondo dell’arte influenza in maniera sempre più incalzante quello della moda, ispirando creazioni dalla forte identità, non solo dal punto di vista creativo, ma per il valore di esclusività che ne deriva, visto il numero limitato di esemplari prodotti.
L’occasione è ghiotta per i brand più attirati dal settore che hanno approfittato del miart – l’evento che la città di Milano dedica alle gallerie e agli artisti più quotati dai primi del 900 alle avanguardie di settore – per dedicare speciali capsule ai nuovi interpreti delle arti visive e dei linguaggi del nostro tempo, con l’obiettivo di arricchire le collezioni di una nuova allure.
La manifestazione, che intende dare il via ad una nuova fase, il primo movimento di una forma musicale in più parti, e di una concreta accelerazione per il settore, ha visto consegnare i premi  LCA per Emergent, Premio Herno e Premio Acquisizione Covivio.

Premio LCA per ‘Emergent’: galleria Sans Titre

Il Premio LCA per Emergent, del valore di 4.000 euro, è stato assegnato alla galleria Sans titre (2016), Parigi. È stata invece Corvi-Mora, Londra la galleria vincitrice della settima edizione del Premio Herno, con opere di opere di Sam Bakewell, Dee Ferris, e Jem Perucchini all’interno della sezione Established.
Il riconoscimento, del valore di 10.000 euro, è stato assegnato allo stand con il miglior progetto espositivo dalla giuria internazionale composta da Diana Baldon (Direttore, Kunsthal Aarhus, Copenaghen) Stella Bottai (Curator-at-Large, Aspen Art Museum, Aspen) e Ines Grosso (Capo Curatore, Serralves, Porto).

Una delle opere della galleria Corvi-Mora, vincitrice del Premio Herno

Per la prima edizione del Premio Acquisizione Covivio, dedicato alla sezione Emergent, è stata selezionata l’artista Pamela Diamante  portata a miart dalla Galleria Gilda Lavia, Roma – a cui verrà commissionata un’opera site-specific con un investimento fino a 20.000 euro. L’opera prodotta, in linea con la filosofia di Covivio di promozione di artisti talentuosi ed emergenti, verrà installata in un immobile del business district Symbiosis di Milano progettato dallo studio ACPV ARCHITECTS Antonio Citterio Patricia Viel.

MODA E ARTE FUORI SALONE

Up To You Anthology, brand fondato da Nicolò Gavazzi, giovane imprenditore con una consolidata esperienza nel management di aziende quali Boffi e De Padova, porta avanti una missione che invita l’arte a sposare la moda attraverso un linguaggio libero e indipendente dalle dinamiche commerciali del fashion system. Il suo obiettivo, infatti, è quello di raccontare il mondo della borsa attraverso la visione estetica dei maggiori esponenti del design industriale, sfidandoli a cimentarsi in un campo diverso dal loro e invitandoli a interpretare la propria idea di questo accessorio con una chiave di lettura autentica e personale.

Borsa di Regine Schumann
Borsa di Regine Schumann

Guest star quali Nendo, Giulio Cappellini, Naoto Fukasawa, Vincent Van Duysen, David Chipperfield e Zaha Hadid Design Studio hanno accettato questa sfida, realizzando ciascuno un modello di borsa inedito e mai uguale a se stesso, dando vita a un vero e proprio oggetto da collezione che ogni stagione si arricchisce del contributo di nuovi talenti straordinari. Tra gli ultimi esemplari della tedesca Regine Schumann, protagonista al MIART con la sua Light Art sempre attraverso Dep Art Gallery in un’esposizione di luce che arriva al fruitore attraverso la percezione del colore, concetto che ritroviamo anche nelle sue borse che vivono attraverso le vibrazioni cromatiche scaturite dal rapporto unico e speciale tra la materia e la luce.

Antony Morato X Marco Lodola alla galleria Brera Site

Tra gli eventi collaterali, la galleria Brera Site ha ospitato Marco Lodola e Antony Morato per esporre la bellezza e la forza della contaminazione, in un’atmosfera immersiva che utilizza i codici pop delle luci al neon e dei led per rappresentare sagome di una società sintetizzata nelle icone anni 50 della bell’Italia che per l’occasione prendono vita, in un’edizione limitata, su t-shirt e felpe della collezione Antony Morato.
Una collaborazione, quella con Antony Morato, nata in modo naturale sulla base di passioni comuni, riferimenti e linguaggi. La cultura pop non può che abbracciare la moda quando questa le consente di esprimere al meglio il suo linguaggio inclusivo e universale” dichiara Marco Lodola.
Sempre più frequenti le occasioni in cui arte e moda scelgono la via del linguaggio semplice e immediato, con lo scopo comune di allargare il mondo dell’arte ad un pubblico ampio e sempre più aperto a sperimentazioni.

Nell’immagine in apertura, un’opera al neon di Regine Schumann

Milano Graphic Festival

Il 25 Marzo si apriranno le porte del primo festival dedicato al graphic design, all’illustrazione e alle culture visive. Con sede Milano, il festival durerà tre giorni fino al 27 marzo e conterà 80 appuntamenti tra cui mostre, workshop, talk e tanto altro.

I principali hub saranno BASE MILANO e Certosa Graphic Village, ma gli eventi si svolgeranno in tutta la città coinvolgendo strutture quali ADI Design Museum, MUDEC, Castello Sforzesco.

La particolarità del festival è l’essere aperto a tutti per far conoscere il mondo del graphic design a chiunque ne fosse interessato, ha infatti riscosso grande attenzione e interesse da parte del comune di Milano e dei principali interlocutori del mondo culturale.

“[…] Un progetto cresciuto giorno dopo giorno grazie al contributo e alla generosità di tutti coloro che, gia in occasione di questa prima edizione, hanno deciso di sostenerlo e di partecipare attivamente alla sua costruzione. Un’iniziativa condivisa che ha come missione quella di portare il pubblico ad acquistare sempre più consapevolezza del valore e dell’efficacia del linguaggio visivo che, attraverso il progetto grafico e l’immagine, parla al cuore delle persone in maniera immediata e si fa strumento di riflessione […]” Francesco Fontina – curatore del Milano Graphic Festival.

Foto Silvia Galliani

L’aspetto visivo è da sempre, ma ora ancora di più, uno dei pilastri che fondano l’efficacia e le potenzialità della comunicazione. È importante essere consapevoli di cio che fa parte delle nostre vite in maniera cosi attiva e che ci influenza profondamente; infatti l’obiettivo di Milano Graphic Festival è portare all’attenzione del grande pubblico il mondo delle comunicazioni visive optando per un approccio inclusivo.

Tra le mostre principali che il pubblico avrà la possibilità di visitare c’è SIGNS. Grafica Italiana Contemporanea a cura di Francesco Dondina – che intende offrire uno spaccato sullo stato della grafica e del design della comunicazione italiana. Al Certosa Graphic Village sarà invece possibile visitare, tra le tante, la mostra Generazione YZ con tema la grafica urbana.

Alcuni degli argomenti di cui tratterrà il festival sono: il rapporto tra design e social media, il city branding, la rigenerazione urbana, la sostenibilità, l’identità di genere nell’ambito del visual design, le discriminazioni e i privilegi all’interno del graphic design e il femminismo, con la mostra Volti, Voci, Mani e il talk Uncover.

Milano, dopo la lunga pausa per il Covid sta lentamente riacquistando la frenesia e l’amore per la cultura a cui ha dovuto rinunciare per molto tempo. Il festival, come primo evento pubblico di grande portata, sarà sicuramente simbolo della ripartenza per la città e rappresenta la speranza che si possa ritornare presto a vivere presto di arte e cultura, lasciando questo periodo come lontano ricordo.

L’iscrizione al festival e il programma completo sono disponibili sul sito www.milanographicfestival.com.

Rosana Auqué, i dipinti che diventano tappeti di lusso

I dipinti della pittrice di origini italo-colombiana, Rosana Auqué, presto diventeranno tappeti dal design moderno. Definita artista neo-impressionista, Rosana concentra la sua ispirazione nella natura, tanto da definirsi grata ad essa. Ad affascinarla è la musicalità delle onde che si infrangono sulla battigia e il calore sprigionato dalla sabbia. Il legame con le città di Santa Marta (Colombia) e di Napoli, è forte: tutto diventa un piacevole contraddittorio artistico che si trasforma in poetica visiva.

Ritratto di Rosana Auqué

Nelle sue collezioni, inoltre, è evidente anche il legame con il cielo: “In ogni dipinto creo un mondo unico che deve essere esplorato, compreso ed espresso. L’arte è il mio linguaggio, il mio modo di comunicare. Sono affascinata dal cielo, penso che sia inaspettato e in costante cambiamento“.

Il Giardino del Carmine, 2022 – Acrylic and Gold on canvas, 150×100 cm
La gracia de la Luz, 2022 – Gold and Acrylic on canvas – Diámetro 70cm

Le sue collezioni private sono state esposte sia in Italia sia in Colombia, a confermare quanto la sua creatività abbia conquistato i critici di tutto il mondo.

Rosana esplora l’arte da quando era poco più che un’adolescente e da allora non ha smesso mai di esplorare nuove tecniche e, dunque, reinventarsi. L’influenza di più correnti, però, si plasma armoniosamente, coabitando naturalmente. La sua dote artistica risente delle influenze rinascimentali e dell’arte contemporanea con gli artisti Claude Monet (impressionismo) e Gustave Klimt (Art Nouveau).

Un altro dettaglio non trascurato dall’artista è l’equilibrio tra colore e forma, perché la libertà cromatica è caratteristica del folklore colombiano

Todo está escrito en el Cielo – 2022 – Gold and Acrylic on canvas – 170x70cm

Trasferire i suoi cieli su una collezione di tappeti non è un esercizio fuori dalla sua portata. La Auqué, infatti, ha conseguito un Master all’Istituto Marangoni focalizzato sulla moda (milanese di adozione, il suo studio si trova nella centralissima Brera). Il design, dunque, sarà un terreno tutto da esplorare, in attesa di un’importante mostra che si terrà prossimamente a Milano.

Rosana mentre dipinge

Qui l’intervista completa all’artista

Segui Rosana Auqué su:

Instagram

rosanaauque.com

‘Fuori!!!’, cinquant’anni di orgoglio, storia e amore

Una dichiarazione d’amore, un piccolo monumento alla cultura LGBTQ+.

Una bomba.

Così viene descritta l’inedita antologia dei primi 13 numeri di Fuori per celebrare il 50° anniversario della storica rivista di liberazione sessuale e orgoglio omosessuale Italiano.
Giovedì 20 gennaio Carlo Antonelli e Francesco U. Ragazzi hanno presentato Fuori!!! 1971-1974 , grazie all’ospitalità di Fondazione Feltrinelli e con l’aiuto dei collaboratori e sostenitori Levi’s e Fondazione Sandro Penna.

Acronimo di Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, FUORI nasce nel 1970 a Torino come gruppo omosessuale clandestino, uscendo allo scoperto nel 1971 come la prima associazione gay italiana. Espande i propri orizzonti entrando nelle edicole come rivista di liberazione sessuale nel 1972. Partendo da Torino, raggiunge un contesto nazionale, fino a creare anche un network internazionale attivo.



L’antologia si presenta con una grafica di grande impatto per ricordare l’importanza e il ruolo della storia omosessuale sia nella storia italiana che in quella internazionale.
Lo sfondo arancione acceso e l’icona della bomba ricordano il fuoco e le fiamme come metafore del “caos” e del rumore che le marce per i diritti civili hanno iniziato negli anni 70, con un’eredità che raggiunge i giorni nostri. Il colore arancione – ricordato come “il colore dei matti” – potrebbe essere una “frecciatina” alla psicoanalisi del tempo. Infatti gli studi para-scientifici, fino agli anni 70, consideravano l’omosessualità come “disturbo mentale”; è stata cancellata dal DSM (manuale diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), solo il 17 maggio 1974, data che nel 2004 viene istituzionalizzata come giornata contro l’omobilesbotransfobia.


L’intera stesura del libro rappresenta il risultato di un processo semiotico volutamente ricco di riferimenti e metafore sottintese. Anche la sua dimensione ha un significato preciso; lungo 500 pagine e stampato in un formato di 38X29, il volume è costruito per essere un oggetto ingombrante e “fastidioso”, aggiunge Carlo Antonelli. È costruito come elemento tattile e percepibile delle lotte e dei sacrifici di persone che “hanno dato fastidio” per raggiungere i propri scopi.



Pensata come “coffee table book”, l’antologia vuole essere un elemento di arredo – e non di riempimento – nelle case di chi l’acquista. Un monumento, una statua, un “punto focale”, che porta con sé la consapevolezza di una storia lunga e sudata e uno sguardo speranzoso verso il futuro.
La raccolta è anche una bomba, come lo è stato Stonewall nel 1969 e come lo è stata FUORI nel 1970. Una bomba i cui “danni” hanno provocato cambiamenti impensabili nel sistema.



Fuori è nata e si è evoluta come una vera e propria storia d’amore che ha legato vari soggetti ed enti culturali con un valore comune: il rispetto.
Perché è di rispetto che si tratta e di rispetto si è sempre trattato. Il rispetto per la storia, il rispetto per gli altri, il rispetto per i sacrifici e il rispetto per se stessi e la propria identità.

Ed è il rispetto che ha richiamato anche i collaboratori di questo progetto. Levi’s, Feltrinelli, Fondazione Sandro Penna e Nero Edizioni sono stati soggetti attivi nel sostegno di  FUORI e in generale nella lotta per i diritti civili omosessuali.
Fin dal 1853 Levi Strauss & Co – ora conosciuto come Levi’s – sostiene ideali di inclusione, diversità e progresso, diffusi attraverso i suoi capi e alcune collezioni quali Pride e Unlabeled; con l’obiettivo di ispirare i propri clienti verso la libertà di espressione.


Ph. Courtesy Levi’s
Ph. Courtesy Levi’s

Nero è da sempre una casa editrice attratta da progetti provocatori e non convenzionali della cultura e letteratura contemporanea, mentre Fondazione Sandro Penna ha reso disponibili i propri archivi per la ricerca e – per la prima volta – la scannerizzazione e digitalizzazione delle pagine originali della rivista; infine Feltrinelli è stata l’ospite accogliente dell’evento.

La serata ha permesso di costruire un luogo socio-culturale aperto e basato su ideali comuni a tutti i presenti. Insieme alla presentazione di “Fuori!!!”, infatti, è stato possibile ascoltare anche l’intervento di Giorgio Bozzo rispetto al progetto del podcast Le Radici dell’orgoglio sui 50 anni della storia della comunità LGBTQ+ in Italia, creato appositamente per l’occasione.

L’evento è stato una celebrazione dell’amore e di un risultato importante che, si spera, sia solo l’inizio della legittimazione culturale della storia LGBTQ+ italiana.



Ugly but cool: Mariano Franzetti

Sulla contaminazione arte-moda si potrebbe scrivere un intero libro, partendo da grandi maestri come la Felt Suit di Joseph Beuys alle opere di Flavio Lucchini; gli esempi potrebbero essere tantissimi, fino ad arrivare a tempi più recenti in cui, soprattutto la moda, ha guardato all’arte. In un momento storico in cui è radicalmente evoluto il concetto di bellezza e di identità.



Il lavoro di Mariano Franzetti, artista e creativo eclettico di origini argentine, ha ripensato all’estetica dell’ugly (il brutto) in chiave ironica, per trasformarla in qualcosa di contemporaneo e cool. Dopo gli iniziali studi di architettura, Mariano si trasferisce a Buenos Aires per dedicarsi completamente alla sua passione, la pittura, che coltiva fin da piccolo, studiando i pittori rinascimentali e l’arte in generale.



Si trasferisce poi in Italia nelle Marche, iniziando subito a lavorare come artista in collaborazione con un laboratorio di architettura e interior design. Dopo essersi trasferito a Milano, sviluppa ulteriormente la sua carriera di artista e direttore creativo. Sin dagli esordi, le sue opere si caratterizzano per la ricerca cromatica, i toni brillanti e audaci, le immagini e i motivi grotteschi. Un universo costituito da fantasie apparentemente giocose, narrative stravaganti, atmosfere inusuali, che lasciano un segno sui fruitori, suscitando emozioni e stati d’animo differenti. Incuriosito dall’essere umano, dalle sue vicende e della sue svariate sfaccettature, all’interno delle sue opere si trovano spesso personaggi eccentrici, “diversi”, deformati, non solo per l’abbigliamento modaiolo e le sembianze, ma anche per lo stile di vita e la personalità.



Scoolture, dipinti e arazzi: la mostra a Bologna “PUTTY TOYS TRICKY, LORO”

Mariano Franzetti ha presentato a Bologna i giorni scorsi per la prima volta il suo nuovo lavoro artistico, che sviluppa il tema dell’Ugly but Cool tramite media diversi, dalle scoolture (come le definisce lui), gli arazzi, fino ai dipinti. Il tutto all’interno della cornice rococò di Palazzo Hercolani di Bologna, all’interno degli spazi di Zefyro e Silaw Tax & Legal, merchant holding indipendente fondata da Alessandro Tempera, che ha supportato il progetto. Questa mostra segna un importante sviluppo nel suo percorso creativo, che senza rinunciare alla dimensione pittorica e neofigurativa, si declina ora verso una tridimensionalità materica ricca di contrasti. Protagonisti assoluti di questa nuova mostra sono una strana e grottesca community di personaggi che indossano abiti iconici di importanti maison della moda, come Saint Laurent, Celine, Prada, Bottega Veneta, tanto per citarne solo alcune.



Inizialmente, queste piccole sculture in stucco erano state pensate per sostituire i modelli nell’impossibilità di realizzare servizi fotografici per la moda durante il lockdown del 2020 e hanno colmato le giornate dell’artista. Si sono nel tempo moltiplicate, trasformandosi in personaggi grotteschi, dai volti deformi con pochi capelli colorati e arruffati, ma dai look super cool. In modo spontaneo è nata un’intera generazione di questi personaggi che esplorano il dualismo costante tra realtà e voglia di apparire. Quella di Mariano è la ricerca di una bellezza non canonica come quella imposta dalla moda; da questa idea nascono questi Beautiful Loser, che riflettono bene le contraddizioni della realtà che ci circonda. Così spiega lo stesso Franzetti: “I personaggi di Putty Toys Tricky riflettono bene i contrasti del nostro tempo. Sono brutti ma cool o forse troppo cool ma brutti? Una strana e deforme comunità di individui che, pur indossando abiti delle più prestigiose griffe di moda, si atteggiano in posizioni anomale, parlano un linguaggio incomprensibile, muovendosi in modo strano e bizzarro. Ma è proprio nella loro diversità e nella loro distanza che questi personaggi vivono e comunicano.” Queste “scoolture” di improbabili fashion victims, vanno poi a comporre dei veri e propri tableaux vivant, scene che rimandano a note iconografie sacre o alla cantiche della Divina Commedia. Un’attrazione verso l’arte sacra che l’artista ha tratto dal suo retaggio e formazione in Italia, durante i quali ha visitato in modo capillare le chiese e abbazie tra le Marche, l’Umbria e l’Emilia Romagna.


I

Unveiling the new home Solea6B: l’arte trova un nuovo spazio privato a Milano

In cover: Artwork Elisabetta Trombello

Roberto Riccio, da CEO di successo a mecenate dell’arte dopo aver guidato per oltre un decennio Istituto Marangoni e poi il gruppo Galileo Global Education Italia, che raccoglie scuole “creative” di grande prestigio sparse in tutto il mondo, decide oggi di dedicare la sua vita al mecenatismo.

In seguito ad un mirato restyling della sua abitazione privata sita in Porta Nuova presso Torre Solea, Milano, ne apre le porte a artisti selezionati che vogliano esporre le proprie opere.

La casa evoca la passione per la cultura orientale di Roberto Riccio, e più specificatamente il Giappone, che ha connotato il minimalismo e l’austerità delle scelte estetiche.

Come lui stesso commenta Spero di scoprire nuovi talenti ma non ho l’obiettivo di fare il talent scout, solo per il piacere di essere contornato dalla bellezza”.


Artwork Elisabetta Trombello


Con cadenza bimestrale e vernissage ad hoc, verranno ospitati artisti nazionali e internazionali in residenza, dando la possibilità a chiunque volesse visitare la mostra di accedervi tramite invito e a seguire, su appuntamento, incontrare l’artista per eventuali futuri sviluppi.

L’opening del 24 ottobre ha ospitato l’artista Elisabetta Trombello, nata nel 1969 a Como, città dove vive e lavora. “Dal figurativo sono passata all’astratto: loro devi vederli con gli occhi del cuore, con l’emozione che ti dà una materia, un tessuto”

La sua produzione artistica é in continuo movimento, un materico informale fatto di accostamenti cromatici in continua evoluzione.
La personale LUNE celebra la contemplazione della Luna su quello che accade nel nostro pianeta, con distacco, a volte con partecipazione, spesso con un riflesso nell’anima.

Milano, Arte e Motori: le contaminazioni creative di Paolo Troilo

Un passato come art director e un presente-futuro da artista indipendente: questo in estrema sintesi il percorso di Paolo Troilo, che ha recentemente inaugurato la mostra “Troilo-Milano solo andata”, curata da Luca Beatrice a Palazzo Serbelloni. Come ben osserva lo stesso Beatrice: “Troppo spesso siamo abituati a chiedere, pretendere, preoccupandoci poco di dare in cambio di restituire. Paolo da Milano ha avuto e ha dato tanto, mi ha ricordato l’unicità di questo posto dove sei in mezzo alla vita e poi ti chiudi in studio senza vedere nessuno per giorni. Mi ha raccontato che i quadri esposti a Palazzo Serbelloni è come fossero cresciuti insieme a chi ha poi scelto di acquistarli. Ripresentandoli al pubblico, Paolo ci sta dicendo qualcosa come “grazie a questa città che sono diventato grande, questo è il risultato del mio lavoro, ve lo affido”.



Così, in modo del tutto imprevisto, le opere monocromatiche dell’artista– spesso di formati monumentali – entrano in dialogo con gli spazi iper decorati di Palazzo Serbelloni, creando un cortocircuito creativo. Differenti soggetti che hanno in comune la rappresentazione del corpo umano maschile in continua evoluzione tra sacro e profano, oltre alla speciale tecnica di fingerpainting, o “iperrealismo con le dita”, tecnica che ha reso Paolo un artista ben riconoscibile, unitamente alla scelta dei soggetti. Fil rouge tra le opere e protagonista della mostra è proprio Milano, città che ha accolto Troilo nel 1997 e lo ha reso un pubblicitario noto a livello internazionale, fino a renderlo un artista. Oltre alle opere è stata anche esposta nel cortile di Palazzo Serbelloni uno speciale modello Lamborghini Huracán EVO interpretata dall’artista. Si chiama  “Minotauro” e riprende il mito del corpo di uomo e toro raccontanti in un dipinto e trasposti sulla carrozzeria di una Lamborghini Huracán Evo. Attraverso le sembianze di un corpo maschile riprodotto per mano di Troilo con l’uso dei polpastrelli, l’opera è l’espressione della dinamicità, della potenza e delle emozioni che l’artista ha provato alla guida della Huracán Evo, la super sportiva di Sant’Agata Bolognese. Il tributo dell’artista alla Huracán Evo celebra la fusione tra l’uomo raccontato dalla sua pittura, il toro simbolo di Lamborghini e il concetto di mito espresso nello slancio soprannaturale, quasi animalesco, che la figura maschile dipinta sulle fiancate è in grado di sprigionare. Il cuore dell’opera è incentrata sulla fantasia del conflitto tra uomo e toro, il segno zodiacale del suo fondatore.



Conclude Christian Mastro, Direttore Marketing di Automobili Lamborghini: “Per me è stato ispirante incontrare Paolo Troilo e la sua espressività pittorica. In Azienda siamo abituati all’arte e al modo in cui questa da sempre permea le nostre automobili. Tuttavia, quando il nostro prodotto e le emozioni che questo sa dare incontrano la sensibilità di un artista come Troilo, nasce qualcosa di diverso ed eccezionalmente unico come l’opera Minotauro, di cui siamo orgogliosi”.



Il tempo. Io sono innamorato della lentezza, e l’ho sempre difesa considerandola un ingranaggio cardine del piacere, della cultura, della bellezza, del successo. Ma capita che ci siano degli incontri che ti cambiano.” ha affermato Paolo Troilo, creatore dell’opera. “Incontrare la Lamborghini Huracán EVO e provarla mi ha suggerito che esistono anche cose capaci di sprigionare le stesse energie con l’accelerazione, con la velocità, con lo scatto.  Così ho sentito il rumore del vento che aumenta mentre lo spazio si accorcia e il tempo si deforma: ho sentito un vento liquido e l’ho usato per dipingere sulla musa stessa, ispiratrice di queste emozioni – la Huracán –  il mio Minotauro”.

Mos Design: il connubio tra moda e design secondo la direttrice creativa Sara Chiarugi

Direttrice artistica e co-founder, insieme a Michele Morandi, di Mos Design, Sara Chiarugi considera inscindibile il connubio tra moda e design, alla stregua di un continuum creativo in cui fondamenti e metodi dell’una sfumano con naturalezza nell’altra, e viceversa, alla continua ricerca di un equilibrio ideale tra le due discipline; l’unico assioma è l’artigianalità, subilimata in ogni prodotto, immancabilmente ideato, modellato e dipinto a mano nel laboratorio romano dello studio.
Abituata fin dagli esordi a tenere in equilibrio ambiti differenti, Sara si è fatta apprezzare in egual misura nel mondo fashion e del teatro, collaborando con mostri sacri della moda (Romeo Gigli, Gucci, Fendi, Saint Laurent) e costumisti quali Yanni Kokkos o il premio Oscar Gabriella Pescucci.
Nella sua pratica è centrale il dialogo tra scultura e arte tessile orientale (nello specifico lo shibori, millenaria tecnica giapponese che, attraverso la manipolazione dei tessuti, ottiene cromatismi unici, nel senso letterale del termine), avvicinate fino a fondersi in una crasi che trova la propria concretizzazione in tavoli, pannelli decorativi, quadri e altri elementi d’arredo, realizzati in collaborazione con vari studi di design e progettazione d’interni. È la stessa Sara, nell’intervista che segue, a precisare i contorni della sua prolifica visione, difficile da incasellare in categorie specifiche.



Quali sono i codici, i valori che definiscono l’identità di Mos Design?

«I codici dell’identita di Mos Design vanno individuati nella passione per ciò che ha segnato la nostra storia, una ricerca a ritroso verso il nostro passato nell’ottica di riproporne le caratteristiche principali in chiave moderna, ponendo attenzione a valori imprescindibili come la sostenibilità, che manteniamo laddove è possibile in tutta la filiera, imballaggi compresi».

Può parlarci del processo creativo che segue nel suo lavoro? Fonti di ispirazione, reference, step…

«Uno degli elementi fondamentali per me è lo sguardo al passato, l’esigenza di replicare un’entità che abbia una storia, come un muro di Roma vissuto, consunto e scrostato, che diventa una base da cui partire per poi mixarla all’idea del tessuto.
Mi appassiona da sempre tutto ciò che è “vecchio”, che presenta un’immagine degradata dal tempo; è per questo che ho voluto imparare lo shibori, un’antichissima tecnica giapponese che dona alla stoffa un aspetto vissuto, perché la tintura, muovendola, fa sì che ciascuna sia completamente diversa dall’altra, concretizzando il concetto di unicità.
In definitiva, riservo una profonda attenzione e rispetto al passato, riproposto per leggere i codici del presente».

Il segno distintivo dello studio è rappresentato dall’artigianato, ogni oggetto viene ideato, modellato e rifinito a mano nel suo laboratorio. Quali materiali predilige e come vengono lavorati?

«Sono sempre gli stessi, semplici: legno, vernici ad acqua, Mdf (una pasta di legno) sostenibile, stucchi composti di una parte in marmo ecc. Lavoriamo con tutti i materiali cercando di trasmettere fedelmente l’idea che ci ispira. Il metallo di Mos Design, ad esempio, è invecchiato, tanto da sembrare quasi ottone. L’artigianalità è insita nella realizzazione manuale dei pezzi, diversi gli uni dagli altri, le cui basi presentano un riferimento che ricorda i tessuti, come tartan, coccodrillo o texture effetto squame».

Parla, riferendosi a Mos Design, di “binomio moda e design”, di un’unione tra “mondi dalle comuni radici culturali” che possono condividere “strumenti e fondamenti”; le chiederei, dunque, quali crede siano i punti di contatto tra i due ambiti, e cosa ne apprezza di più singolarmente.

«Che sia per la moda o il design, lavoro sempre per ispirazioni, seguendo un mood, inoltre mi sono formata negli anni ‘80 e per me quel tipo di background è una sorta di Dna, lo ripercorro in ogni processo creativo. Ero parte integrante delle tendenze stilistiche di un periodo storico che mi ha segnata in profondità, oggi la passione per il mio mondo di appartenenza è rimasta intatta, sono ancora fedele a quella sensibilità tra il dark e il nordico.
Il punto fondamentale è che tutto ciò che produco parla stilisticamente lo stesso linguaggio, deriva dal mio gusto estetico».



Qual è il pezzo o progetto cui è legata maggiormente tra quelli realizzati finora?

«L’inizio è stato entusiasmante, sono davvero legata alle prime proposte di set di tavoli in tutte le misure e texture che siamo riusciti a realizzare; abbiamo avuto infatti riscontri positivi da subito, non riuscivamo a stare dietro agli ordini, tante erano le richieste».

Ci sono designer o marchi che le piacciono in modo particolare?

«Rick Owens e sua moglie Michèle Lamy, trovo siano sempre assolutamente coerenti, in tutto, fanno sempre ciò che dicono, anche a costo di risultare controversi e provocatori. Forse non vengono sempre apprezzati dal pubblico, ma restano fedeli al proprio credo».

Proviene dal mondo della moda, dove ha lavorato con maison del livello di Gigli, Gucci, Saint Laurent e altre ancora. Quali sono state le esperienze più significative?

«Il lavoro svolto da Saint Laurent, quando era disegnata da Tom Ford, è stata la soddisfazione maggiore: proprio perché fu l’ultima sfilata sotto la sua direzione, finì su tutti i giornali, ero felicissima di vedere le mie maglie dipinte ovunque. Al tempo facevo riferimento a Stefano Pilati, il suo assistente di allora, mi chiamarono chiedendomi delle proposte, nella collezione finì senza modifiche tutto ciò che avevo ideato, passando tre mesi a dipingere giorno e notte. Penso sia stata la gratificazione più bella, in assoluto, oltretutto vendette benissimo.
Ho lavorato spesso anche per la lirica, il teatro, i principali costumisti, sempre con grande soddisfazione per il contributo dato al successo delle opere».

Quali sono i progetti dello studio per il 2021?

«Quest’anno abbiamo deciso di non partecipare né al Salone del Mobile né a Maison & Object, ma abbiamo una grande novità per settembre: una libreria modulare, da interpretare in base agli spazi a disposizione, vedremo più in là se organizzare qualcosa».

L’edizione 2021 del MM Award – International creative award premia i nuovi talenti del design

Sono stati svelati i vincitori dell’edizione 2021 del MM Award – International creative award, progetto lanciato nel 2017 dall’agenzia di consulenza creativa MM Company (che vanta tra i propri clienti brand del tenore di Prada Group, Micam e cc-tapis) per promuovere
e, appunto, premiare i nomi più promettenti del design italiano e non solo, nello specifico di tre ambiti che corrispondono alle categorie dell’award, ossia Fashion, Product e Interior Design.

Il contest si propone di creare e rafforzare una comunità di talenti provenienti da ogni parte del mondo, così da facilitarne la connessione con media, aziende e altri operatori del settore; è aperto a tre tipologie di partecipanti: studenti e new talent fino ai 25 anni;
professionisti e creativi di età compresa tra 26 e 35 anni; società, studi e collettivi fondati da massimo dieci anni.


Limitandoci al fashion design, la giuria (presieduta dal co-fondatore e creative director di MM Company Marco Magalini e formata da esperti, stilisti e altri addetti ai lavori come Federica Biasi, Luca Larenza, Studio DiDeA e Leonardo Talarico) ha deciso di premiare, tra i
giovani under 25, Tamara Fontana, che precede Sonia Ciamprone e Pawel Lyskawinski. Se la vincitrice, attraverso il progetto I Think Therefore I Am (Somewhere Else), esplora i paracosmi, realtà immaginarie popolate da figure che indossano outfit dall’allure avant
garde ed escapista, la Cloudy Imperfection della seconda classificata (che prende spunto dagli offuscamenti della depressione), considera i capi degli strumenti con cui esternare la propria interiorità, caratterizzati da lavorazioni studiatamente “imperfette” quali tagli in
sbieco rifiniti da cordoncini e plissettature manuali; Lyskawinski, invece, riversa negli abiti poliedrici di Nomadic Serendipity la sua concezione della moda come un viaggio in continuo divenire.



Passando ai professionisti, il terzetto dei vincitori è composto nell’ordine da Annarita Bianco, Giulia Soldà e Chiara Maltinti: la prima con il progetto 3020 – Artifacts from next millennium riflette sulle conseguenze dell’antropocene – l’era odierna nella quale l’azione
dell’uomo condiziona la vita sul pianeta a tutti i livelli, immaginando un futuro segnato da processi geologici influenzati da rifiuti elettronici e detriti, esemplificato qui da rocce sintetiche che includono scarti di cavi usb; la seconda nella sua Maatroom Collection n.0
firma un guardaroba definito da linee pulite e costruzioni dal gusto architettonico, riflesso dell’idea di femminilità sussurata ed equilibrata a lei cara; la terza grazie a Fit in home diluisce i confini tra abbigliamento e living, trasformando tre complementi d’arredo Ikea in
altrettanti capi dalla superfici fortemente materiche.


Per quanto riguarda aziende e studi professionali, il marchio brasiliano Room si è aggiudicato la vittoria con Pillow, un sandalo a fasce bombate frutto di uno studio meticoloso delle proporzioni; a seguire le mise girlish di Laju Slow Apparel, confezionate in modo da sprecare la minor quantità possibile di tessuto, e il borsone multiuso di Solferini Milano.
Il modello produttivo Zero Waste, che prevede di non produrre indumenti in più rispetto alle effettive richieste, la filiera corta, italiana al 100%, e il ricorso a filati certificati Gots e fibre di derivazione biologica sono poi valsi a Laju Slow Apparel la menzione speciale ‘Made in Italy is’.




La moda, a ben vedere, si è ritagliata spazi di tutto rispetto anche nella categoria Interior Design, tra il Concept store per Golden Goose di Sofia Teresa Bonvicini, esempio riuscito di combinazione della brand identity di una boutique con il genius loci della città che la ospita
(nel caso in questione, la metropoli cinese Shenzhen), l’analogo di Keti Diakonidze per Yves Saint Laurent, che indaga il rapporto simbiotico tra la maison e il mondo dell’arte, e lo Store Concept dello studio Stile Bottega Architettura, che mette da parte i trend du moment in favore di soluzioni capaci di trasmettere l’identità del marchio.
Tutti i vincitori, oltre agli attestati di merito e ai trofei griffati Cimento (riservati ai primi classificati), riceveranno un supporto comunicativo che può contare su un network di giornalisti, un database profilato e i contatti legati al concorso e all’agenzia MM Company.

Se sei un giornalista e vuoi sapere come scrivere per i motori di ricerca, allora dai uno sguardo al corso SEO su Seogiornalisti.it



Il Design artistico secondo Francesco Maria Messina

Un percorso internazionale quello di Francesco Maria Messina che dall’originaria Pisa, cresce a Parigi e si forma professionalmente tra Francia, Stati Uniti, Africa e Mauritius. Per lui il punto d’inizio è sempre rappresentato da una storia, un tema o anche un reportage, da declinare non in modo astratto, bensì concretamente in oggetti, installazioni e complementi d’arredo che riescono a raccontare una storia. Nelle sue creazioni convoglia spunti relativi alla società, all’attualità, all’evolversi di usi e costumi del mondo contemporaneo, filtrandole attraverso un approccio sui generis al design, frutto di numerose esperienze internazionali e di una formazione umanistica.Nel suo corpus lavorativo si stagliano le opere realizzate durante il soggiorno mauriziano, cinque collezioni per un totale di venticinque pezzi sviluppati nell’arco di soli sei mesi, che restituiscono le suggestioni della natura dell’isola africana. Per quanto riguarda invece i suoi lavori in progress, Messina intende evidenziare, con la sua pratica al confine tra design e scultura, argomenti di grande rilievo quali lo scioglimento dei ghiacciai, il riscaldamento globale, l’erosione delle coste e il riciclo della plastica finita nelle spiagge. Le creazioni di Francesco, sorprendenti e mai convenzionali, si presentano come esempi eclettici di functional art, realizzati in edizioni rigorosamente limitate e imitando la natura, da cui il creativo trae costantemente ispirazione.



Sebbene sia un architetto-urbanista, influenzato durante il percorso di studi in Francia dall’esempio dei suoi maestri (ossia l’archistar Odile Decq e Matteo Cainer), Messina porta avanti fin dall’inizio un modus operandi che vede nell’idea forte, nel concept un elemento centrale e ineludibile, da sviluppare poi in corso d’opera, che si tratti di progetti d’architettura (per esempio musei o edifici) oppure di design. Riallacciandosi alla propria formazione classica e usando quasi esclusivamente materie prime naturali, crea oggetti scultorei che stupiscono per l’originalità delle forme e i forti contrasti materici, contraddistinti dall’impiego di insoliti materiali d’eccellenza, unici e quasi mai riproducibili.
Lui stesso sottolinea come la ricerca, in questo senso, sia funzionale a mantenere la coerenza dell’idea iniziale: così, ad esempio, “nel caso dell’ultima collezione ispirata allo scioglimento dei ghiacci polari ho impiegato mesi per trovare il marmo/cristallo giusto che meglio rispondesse alle mie necessità, trovando nell’alabastro il compromesso perfetto”.

Dopo tredici anni all’estero, è tornato in Italia dove, nel giugno 2020, ha fondato FMM Design Studio in Toscana, suo luogo d’origine e fonte d’ispirazione impareggiabile, nonché meta ideale per scovare i migliori artigiani e materiali unici al mondo, tra cui il marmo di Carrara e l’alabastro di Volterra. Oggi le sue creazioni trovano posto nella prestigiosa Galleria Rossana Orlandi (a Milano e Porto Cervo) e nelle sedi di Parigi e Cannes della Galerie des Lyons.

È proprio Francesco Maria Messina a illustrare nel dettaglio le sue esperienze e progetti passati e presenti e tanto altro ancora.


“Ile Maurice ” low table
basalt stone and bespoke glass
110x155x60
ph by Stefano Pasqualetti
by Cypraea

Iniziamo dalla tua formazione, vuoi parlarcene?

«Ho studiato a Parigi, mi sono trasferito quando avevo sedici anni per seguire mia madre, quindi ho finito lì il liceo per iniziare poi l’università, studiando con Odile Decq all’École spéciale d’architecture, storica istituzione parigina. Rispetto al classico percorso di studi in architettura italiano, quello francese presenta una vena artistica e creativa piuttosto che scientifica o strutturale, e ho avuto la fortuna di relazionarmi con professori provenienti da paesi come Stati Uniti, Spagna e tanti altri, che hanno sempre cercato di trasmettere l’importanza di avere un concept, di partire da un’idea forte che non fosse un semplice esercizio formale, di concentrarsi su una riflessione, un’analisi, una ricerca e cercare di rispettarla in corso d’opera. Dunque mi sono formato come architetto e, dopo la laurea triennale a Parigi, ho fatto un’esperienza di sei mesi in America, a New Orleans, con un progetto di social housing nato dopo il disastro dell’uragano Katrina, quindi sono tornato in Francia e la direttrice Decq ha proposto a me ed altri sei studenti di partecipare alla realizzazione della sua nuova scuola di Lione; così sono partito per la città, dove sono rimasto oltre due anni, preparando allo stesso tempo la tesi del master.
Tutto questo per dire che la mia formazione è quella canonica dell’architetto, finché nel 2017 sono partito per il Camerun, lavorando come project manager assistant per uno studio italiano che supervisionava i lavori di uno stadio per la Coppa d’Africa. Mi mancava la possibilità di esprimermi creativamente, poi quasi per caso sono stato contattato da un’azienda mauriziana che cercava un architetto-designer per lanciare una linea di design di lusso da esportare all’estero; perciò mi sono trasferito a Mauritius, trovandomi decisamente bene (tanto da rimanerci due anni e mezzo) e cominciando un percorso nel settore per me inedito del design. Mi è stato chiesto per la prima volta di occuparmi di mobili, mi sono confrontato con questo mondo ed è nato un amore, privo degli ostacoli legati all’architettura odierna (tempistiche lunghe, modifiche ecc.), che mi dava la possibilità di mantenere la stessa creatività ed approccio concettuale esprimendoli, però, nell’arco di poche settimane, perché dallo sketch iniziale al modello finale volendo possono bastare tre giorni; l’ideale per me che sono molto attivo, voglio tutto e subito, avere la possibilità di accedere all’atelier di turno e chiedere un prototipo per la fine della giornata è stato fantastico, ho liberato tutta l’energia creativa e in nove mesi ho realizzato venticinque pezzi, prendendo spunto ovviamente da Mauritius per collezioni ispirate ai vari aspetti dell’isola, dalle spiagge e la barriera corallina alle parti meno conosciute del luogo (foreste, roccia, legno ecc.)».


Ile aux Fouquets free standing mirror-light
basalt stone and bespoke mirror
ph by Stefano Pasqualetti
by Cypraea
 

Parli della linea Cypraea giusto? Nel tuo lavoro ricorre l’elemento naturale…

«Sì assolutamente, la natura è stata – e rimane – la mia prima fonte d’ispirazione, ma con Cypraea volevo raccontare qualcosa che non fosse solo una celebrazione del mare per cui è famosa Mauritius; ci sono certamente dei pezzi che lo fanno, come la libreria ispirata ai coralli con la sua struttura organica in sabbia, però ho impostato un percorso diverso, puntando al mercato internazionale dei vari brand. Ci siamo resi conto, tuttavia, di aver realizzato prodotti di nicchia, dal design esclusivo sia in termini di forme che di materiali, e così siamo finiti nel mondo delle gallerie d’arte, tanto che dal voler partecipare al Salone del Mobile (l’obiettivo primario dell’azienda) siamo approdati al Fuorisalone, alla galleria Rossana Orlandi, a Parigi, Londra ecc., occupando una nicchia assai esclusiva ma anche più “alta” a livello di clientela e immagine.

Rossana Orlandi ci ha scoperto praticamente per caso: a Milano facevamo quasi un porta a porta per cercare showrooom ed esporre al Salone, è stato cruciale l’incontro con Andrea Galimberti della galleria milanese Il Piccolo, che trovando incredibili le nostre proposte e non potendo esporci di persona, ha chiamato davanti a noi la Orlandi; l’abbiamo incontrata il giorno seguente, ha voluto l’intera collezione e così è partito tutto.

Credo che il mio lavoro, alla fine, consista in una sorta di functional art, sono pezzi di design che, al tempo stesso, mostrano un côté scultoreo, opere con una funzione insomma. Il cabinet, ad esempio, è funzionale in quanto contenitore, però ha una forma, un tipo di materiale che somiglia a una scultura, lo stesso vale per il tavolino o la libreria.

Aggiungo, da ultimo, che parteciperò alla prossima Venice Design Biennial, purtroppo a causa della pandemia non ci saranno molti eventi, ma rimane una vetrina per il design parallela a quella di architettura, con nomi d’eccezione. Mi presenterò alla manifestazione con due pezzi inediti: un coffee table chiamato Iceberg, realizzato interamente in alabastro e vetro, e uno specchio nei medesimi materiali; sono ispirati entrambi allo scioglimento dei ghiacci, quindi due creazioni di denuncia se vogliamo, ed è proprio ciò sui cui volevo puntare l’attenzione, lo specchio è da terra, con la base in alabastro, e ha la forma di un iceberg alla deriva che proprio recentemente si è sciolto, frantumandosi in mille pezzi».


“Aqua” shelf 
Sand and acrylic ( 3 modules , tot dims :2100 x 3600 )
ph by Eric Lee  
by Cypraea


Questo dei ghiacciai è un tema decisamente attuale, Ludovico Einaudi tempo fa ha eseguito una performance al pianoforte al Polo Nord. Pensi che l’arte debba avere anche una funzione di denuncia e di impegno sociale?

«Lo credo anch’io, con Cypraea infatti avevamo deciso di riservare una percentuale dei profitti alla Mauritian Wildlife Foundation e a un altro ente ambientale, in questo senso non ho ancora preso accordi a titolo personale, però mi piacerebbe prendere parte a delle iniziative che abbiano un risvolto pratico».


“Rochester” cabinet.
solid wengè, solid brass, premium leather
53x155x95
ph by Stefano Pasqualetti
by Cypraea

Quali i progetti per il futuro e il prossimo Salone del Mobile?

«Il Fuorisalone in qualche modo verrà probabilmente organizzato e dunque sì, mi piacerebbe provare a fare qualcosa, magari con Rossana Orlandi. Ad ora di confermato ci sarebbe, a settembre, un evento della Paris Design Week curato da François Epin, uno dei principali curatori francesi di design e arte contemporanea, in una bella cornice qual è la Cornette de Saint Cyr, hôtel particulier nel XVII arrondissement, e che avrà una bella curatela di artisti, se tutto procede come previsto dovrei partecipare con un pezzo dedicato, ancora una volta, alla questione dei ghiacciai. A giugno, inoltre, dovrebbe arrivare un altro evento in Sicilia, a Noto, non so ancora precisamente su quali temi (con ogni probabilità sarà incentrato sui quattro elementi naturali), una collettiva di 3-4 artisti in cui sarò anche io. Si tratta di una bella iniziativa perché la location è quella di Palazzo Nicolaci, un edificio patrimonio Unesco con saloni gattopardeschi, semplicemente meraviglioso».



Milano Design City: Spinzi

Anche quest’anno, in occasione della Milano Design City (12 – 23 aprile) l’atelier creativo Spinzi (@_spinzi_) con base a Milano ci presenta le sue novità presso lo spazio di via Regaldi 6 a Milano. Traendo ispirazione dalla ricca eredità culturale ed industriale della città, lo studio crea collezioni di arredo e interni progettati ad hoc con uno stile industriale fortemente riconoscibile, caratterizzato dal “foro”, cifra stilistica di spinzi, e dalle finiture estremamente materiche. Ogni progetto è unico e concepito su misura per il cliente, che ci impegniamo a rappresentare in ogni dettaglio, nell’obiettivo di ricrearne il lifestyle attraverso un design di qualità. Questo processo include arte, stile, arredamento, styling, abbinamento dei colori e design a 360°. Il fondatore dello studio, Tommaso Spinzi, è un designer creativo e consulente specializzato nella decorazione di interni e nella progettazione di arredo.


Anime Mirror

In Anime ci si riflette e si riflette su una superficie che è profondità. I toni caldi, avvolgenti consolano dalla sensazione di perdersi in un infinito indefinito creato da cerchi concentrici di luce. Ci si cerca e ci si trova in un gioco di luminosità che trasforma le grandezze fisiche in metafore esistenziali. Uno specchio che restituisce spaccati di quotidianità senza cadere nell’ovvio.

Credits: Pietra Studio

Fóra

Il designer italiano Tommaso Spinzi e il marchio illuminotecnico tedesco Vanory hanno unito le loro forze per creare una collezione di lampade interattive e sorprendenti che cambiano la percezione dell’illuminazione: Fóra. La collaborazione esplora il futuro dell’artigianalità e dimostra come sia possibile reimmaginare il design dell’illuminazione con pezzi sensuali per un ambiente rilassato.
Ispirate dalle forme morbide del periodo space-age, ma anche dall’aspetto grezzo e materico dei macchinari meccanici, le luci combinano la sensualità degli anni ’70 con un carattere quasi industriale, omaggio alla città di Milano.

Credits: Pietra Studio

M.E.C. Bookboard

il M.E.C. Bookboard è un piccolo ma fondamentale compagno, caratterizzato dai fori, cifra stilistica di Spinzi. Grazie alle sue ruote nascoste permette di spostare pile di libri da una parte all’altra della casa senza alcuna fatica, mentre aggiunge un tocco giocoso e maschile allo spazio.

Credits: Pietra Studio

M.E.C. Mirror

Perdersi in galassie lontane potrebbe essere più semplice di quanto si pensa, grazie all’ipnotico M.E.C. Mirror. Le sue forme geometriche sono l’esito di numerose suggestioni che arrivano dal mondo dell’auto, la fonte d’ispirazione preferita di Spinzi. Persino le macchie sul vetro dorato imitano le macchie di grasso che trasformano i vecchi motori in pezzi d’arte unici.

Credits: Pietra Studio

Moscova Vintage Market, apre per pochi giorni il caveau del vintage

Spazio dedicato alle private sale della moda, del design e del beauty , Moscova District Market apre le porte per un evento dedicato ad una grande selezione vintage dagli anni ‘60 ai 2000, in sinergia con partner leader come A.N.GE.L.O. e MyClosetMilano (shop specializzato nella vendita di accessori d’epoca). 



L’ambiente di 1000 mq è diviso in diversi nuclei, da un’area dedicata al lusso con le prime linee della moda italiana e francese come Hermès, Chanel, Dior, Louis Vuitton, Gucci e Prada, ad una più sportiva che offre Brand quali Nike e Adidas. Giacche in pelle, montoni, trench e denim completano l’offerta dell’abbigliamento.  



Non manca l’aspetto ludico, “Mani Nel Sacco”: si potrà accedere ad una specifica zona delimitata scegliendo e acquistando una shopper media da  25€ o grande da 50€, avendo a disposizione 10 minuti per riempire il sacchetto con i vari prodotti. Per creare un’esperienza immersiva e coinvolgente, è stato allestito un vero set con attori.

L’ingresso all’evento è possibile esclusivamente su prenotazione, in modo da garantire un accesso in totale sicurezza e in linea con la normativa di contingentamento (www.moscovavintage.it).



“Lobby alive”: il nuovo concept presso l’Nh Milano Touring

Il soggiorno visto come il viaggio, esperienziale e non di passaggio. Inclusivo e conviviale. Questo è il mindset dell’Nh Milano Touring, che nasce a pochi passi da alcuni luoghi chiave come il Quadrilatero della Moda e la Stazione Centrale, e che apre le sue porte alla città meneghina, in un modo del tutto informale e convivale.

Nh Milano Touring svela il concept Lobby Alive, nato dalla volontà di NH Hotel Group di ripensare gli spazi comuni e trasformarli da luogo di transito o passaggio a punto di incontro tra le persone: una lobby dove trovare zone di co-working, scambiare quattro chiacchiere, leggere un libro o sorseggiare un drink. 



La nuova lobby di NH Milano Touring presenta inoltre una nuovissima area Food&Beverage, che prende invece ispirazione dalla “Milano da bere” per ricreare un ambiente friendly e divertente. All’interno di questa zona si trova il Camelia’s Yard – Milano Social Bistrot che comprende il Cocktail Bar e il Ristorante che si ispira a uno storytelling legato all’antico giardino milanese e propone un’offerta gastronomica unica, sia a pranzo che a cena. 

In questa zona, l’atmosfera che si respira è fresca e gioiosa: un piccolo giardino riprodotto attraverso una parete di piante verdi, una carta da parati Tropical style, comode poltroncine colorate COCO di Calligaris Contract e un grande biliardo invitano al relax e allo svago, proprio a ricordare lo spirito conviviale dei giardini condominiali milanesi degli anni ’20 e ’50, molto curati e con ampi spazi verdi, spesso nascosti e per questo molto più intimi. 



Le 282 camere dell’ NH Milano Touring permettono, inoltre, di scegliere tra un design classico o contemporaneo.

Tutte spaziose e confortevoli sono dotate di Wi-Fi gratuito. 
Alcune di esse si affacciano sul Duomo, Piazza della Repubblica e lo skyline del quartiere finanziario.

Sito

Instagram 

La tua suite di lusso nel centro di Milano: Allegroitalia San Pietro all’Orto

Allegroitalia San Pietro all’Orto 6 è un luxury condotel situato nel centro di Milano, capitale italiana della moda, del design e del business a due passi da Via Montenapoleone, quartiere artistico con locali e negozi di tendenza.  Una formula di ospitalità completamente nuova che unisce l’eleganza di un appartamento di lusso con la comodità dei servizi esclusivi di un hotel 5 stelle.

La struttura si compone di 10 Suite di lusso uniche, da 40 a 140 mq, arredate col design e lo stile italiano inconfondibile di ARMANI/CASA. Tre di esse hanno veranda privata e work space per i propri momenti in smart. Infatti, tutte sono dotate di docking station con connessioni USB e HDMI, domotica Touch-Screen, aria condizionata, luci e oscuranti, angolo cottura attrezzato e filodiffusione.


Manintown sceglie le Suite Fashion arredate su scale di colori cromatici dal testa di moro al grigio perla e dotate di pavimento in rovere scuro. Le stesse dispongono di un’ampia cabina armadio e sala da bagno rivestita in pregiati marmi. 

Il servizio di conciergerie di Allegroitalia San Pietro all’Orto 6  offre assistenza alle prenotazioni di musei, visite guidate, shopping tour, walking tour, servizi transfer oppure al servizio di colazione, pranzo e cena direttamente nella propria suite.

Sito

Instagram

Una location ricca di fascino e personalità. Manintown sceglie il Leonardo Milan City Center

Leonardo Milan City Center è immerso nella caratteristica atmosfera dell’area pedonale Via Paolo Sarpi, nel pieno della Chinatown milanese, meta di tutti i trend setter. 
A breve distanza da tutti i luoghi d’interesse, la posizione strategica dell’hotel sorge nel trittico delle vie della tipica “movida” milanese permettendo di raggiungere con una piacevole passeggiata i migliori locali di tendenza, ristoranti raffinati e boutiques alla moda. 
L’hotel è scelto, oltre che da business travelers, anche da fotografi, stylist e registi attratti dall’esclusività degli interni e dagli spot ricchi di fascino e personalità. La struttura è dotata di una sala fitness, un centro congressi articolato in 4 sale attrezzate con dispositivi e tecnologie di ultima generazione e un ampio patio all’aperto. Non manca la parte ristorativa con un’ampia proposta internazionale.


L’hotel rientra nel gruppo Leonardo Hotels Central Europe, parte del Fattal Hotel Group, fondato nel 1998 da David Fattal. È una delle catene alberghiere in più rapida crescita in Europa e Israele e gestisce più di 200 hotels con più di 40,000 camere in più di 100 destinazioni e 18 paesi.

Sito 

Instagram 

Uno sguardo sulla Città Eterna: NH Collection Roma Palazzo Cinquecento

Situato davanti ad un elegante giardino che vanta delle proprie rovine romane, l’esclusivo e lussuoso hotel è in una posizione ideale, nel cuore della Città Eterna ma con un’atmosfera affascinante e rilassata. Nelle sue vicinanze si trovano celebri attrazioni, come la Basilica di Santa Maria Maggiore, il Teatro dell’Opera, il Colosseo, il Circo Massimo e il Palazzo del Quirinale. Le 177 camere, appena rinnovate, hanno un aspetto caldo e moderno con classiche decorazioni italiane e pavimenti in parquet.

La sorpresa è presente in giardino dove si trova un’esclusiva reliquia dell’antica storia di Roma: un tratto delle Mura serviane risalenti al VI secolo a.C. 

L’edificio, invece, risale ai primi del ‘900. Con la sua posizione strategica prossima all’ingresso della Stazione Termini, fu costruito per ospitare gli uffici delle Ferrovie dello Stato. In origine aveva un ingresso diretto alla stazione e ai binari dal piano terreno. Un tempo, dall’attuale ingresso una linea tranviaria andava da un lato all’altro dell’edificio, collegando Piazza dei Cinquecento con via Marsala.


Una location ideale anche per meeting ed eventi. 

Le riunioni si svolgono in una delle 4 sale principali mentre la terrazza con giardino è lo spazio ideale per un drink pre-incontro o per socializzare prima di recarsi al ristorante dell’hotel, il Grand Tour. Questo spazio elegante è inondato di luce naturale e sovrasta il giardino: il luogo perfetto per gustare un pasto speciale. E per finire la serata, niente di meglio di un cocktail o un bicchiere di vino nell’accogliente bar dell’hotel.

NH Collection Milano President: feel unique

Capitale italiana della moda e del design, Milano è una metropoli cosmopolita che attira visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Città dalle mille opportunità e dalle mille attrazioni, affascina e sorprende con le sue opere moderne e i suoi tesori nascosti. Per sentirsi vicino all’anima della città in un’atmosfera elegante e suggestiva nulla di meglio che vivere l’experience dell’NH Collection Milano President.

La struttura sorge nel centro della metropoli, a pochi passi dalla fermata della metro di Piazza San Babila e dalle centralissime e affascinanti arterie come Corso Vittorio Emanuele, piazza Duomo, via Mercanti e via Dante, nonché dalle celebri vie dello shopping, via Montenapoleone e via della Spiga,

Charme, eleganza e design contemporaneo sono inseriti armoniosamente all’interno dell’edificio novecentesco caratterizzato negli esterni dall’inconfondibile stile architettonico milanese. 



Gli arredi interni in stile minimal non rinunciano all’esclusività e al comfort: i colori tenui contribuiscono a creare un’atmosfera rilassante e raffinata, che si anima con selezionati complementi di design di colore rosso. 

Per chi desidera allenarsi anche in viaggio, l’area fitness dell’NH Collection Milano President è il luogo ideale per rigenerarsi. Grazie all’attrezzatura d’avanguardia firmata Technogym è possibile tenere in forma corpo e mente in un ambiente rilassante e confortevole. Non mancano le sale meeting per dedicarsi al proprio business. Tutte sono dotate di tecnologie all’avanguardia per supportare ogni tipo di evento.

Gli alti standard qualitativi vengono coronati dalla food experience presso il ristorante “Il Verziere” che offre piatti tipici della tradizione milanese e un’eccellente selezione di specialità italiane e internazionali a cui vengono accompagnati i migliori vini della cantina. In alternativa, il Bar “Panhini” rappresenta un’interpretazione sfiziosa e leggera per una pausa di gusto o un pranzo di lavoro veloce ma ricercato. 

Vintage home: consigli e suggerimenti per dare un tocco retrò alla propria casa

Ho sempre pensato che indipendentemente dallo stile di arredamento predominante in una casa, uno o più pezzi vintage diano un tocco di personalità che fa sempre risaltare l’insieme. C’è chi ama circondarsi di oggetti e mobili con una storia alle spalle, c’è chi invece preferisce il nuovo ma non rinuncia a qualche pezzo di famiglia con un posto speciale nel cuore.



Adesso, i pezzi vintage, sono di gran moda e troverete copie anche nel nuovo, ma trovo che uno specchio che appartiene al passato abbia spesso quel dettaglio in più che nella copia non troverete, fosse anche solo per la soddisfazione di averlo scovato voi in quel giorno e in quel posto.

Dove acquistare?

Negozi d’antiquariato, mercatini, ma non solo. Vintage fa rima con recupero, allora perché non riscoprire i vecchi mobili della nonna dimenticati in soffitta? Credenze anni ’50, madie, tavoli in formica del ’70, basta una spennellata di colore e un pizzico di fantasia per dare nuova vita a questi oggetti.



Non dimenticate che inoltre oggi molti brand d’arredamento, come Maison du Monde o Westwing, hanno creato delle linee vintage, con mobili e complementi che seguono il design d’un tempo.

Attenzione a dove e cosa compri. La prima regola è non lasciarsi trasportare troppo dall’entusiasmo. Rifletti bene sullo stato di conservazione dell’oggetto che ti piace, pensa anche bene allo spazio a disposizione e a dove posizionarlo, il rischio è di ritrovarti con un oggetto in più che non saprai dove mettere.




Attenzione all’effetto patchwork. Uno dei rischi più comuni quando si gioca con il vintage è quello di mischiare troppi stili diversi, gli abbinamenti fantasiosi possono creare piacevoli effetti, ma mischiare oggetti appartenenti a epoche e stili troppo diversi rischia di creare solo confusione e un effetto tutt’altro che piacevole. Meglio avere le idee chiare su quale stile e linea si intende seguire.




Dettagli d’arredo. Attenzione a non trascurare la questione dei dettagli, un mobile o un tavolino in stile retrò abbinati a delle tende o a un tappeto sbagliato possono compromettere l’intero effetto dell’arredo. Da non sottovalutare anche la tinteggiatura delle pareti, per lo stile anni ’50 meglio adottare tinte pastello, mentre se gli arredi hanno i toni fluo degli anni ’70 meglio smorzare l’effetto con delle pareti bianche.




Spazio dunque al fascino del design vintage, tu quale epoca scegli?

In conclusione, prima di pensare di arredare la propria casa in stile vintage, conviene però sapere che non basta lasciarsi andare alle proprie passioni.

Infatti, il gusto va guidato, per evitare di ritrovarsi la casa piena di oggetti acchiappapolvere e di nessun valore e per scongiurare accostamenti sbagliati.


Perché lo stile vintage ha senso se si ha la consapevolezza di vivere nel proprio tempo e non in una favola. Infatti, il passato deve essere un valore e un’opportunità, non una gabbia.

Sacrificium: la mostra fotografica sul vulcano dell’isola di Stromboli

Un’eruzione vulcanica. Incontenibile, come l’ispirazione artistica. Il vulcano è quello dell’isola di Stromboli, quindi è circondato dall’acqua, l’elemento naturale che determina la vita. Una fertilità che è rappresentata dai fiori, al tempo stesso offerta propiziatoria e speranza di rigenerazione. Sono questi i simboli che ricorrono nella mostra fotografica SACRIFICIUM, progetto a quattro mani dell’artista interdisciplinare Giuseppe La Spada e della floral artist Svetlana Shikhova. Visitabile previo appuntamento al numero 02.82870740 allo Spaziobigsantamarta, in via Santa Marta 10 a Milano, fino al 31 gennaio 2021.



Corolle e lapilli. Un sordo boato e il dolce sciabordio delle onde. Colpisce lo stridente contrasto fra la serena armonia floreale dei soggetti ritratti e la precarietà, il senso di urgente pericolo evocato dal vulcano in attività che si staglia sullo sfondo. Una concezione quasi immanente del divino, che pervade una natura pronta a prendere il sopravvento. Straordinariamente attuale, in un periodo segnato da una pandemia globale che con prepotenza ci costringe a interrogarci riguardo al nostro rapporto con l’ambiente. Ecco allora che le foto nate dal sodalizio La Spada/Shikhova mettono in scena una mitologia contemporanea, assurgendo ad exemplum dei rischi connessi ai cambiamenti climatici e allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali.



Il tema della sostenibilità è da quindici anni al centro della produzione artistica di Giuseppe La Spada. Membro dell’International Academy of Digital Arts and Sciences di New York, La Spada ha al suo attivo oltre 40 mostre nazionali e internazionali, oltre a opere pioneristiche e collaborazioni di prestigio (Sakamoto e Battiato, fra gli altri). Nel 2018 a Treviso ha esposto nella collettiva Re-Use insieme a nomi del calibro di Man Ray, Duchamp, Christo e Damien Hirst, mentre è del 2019 la sua personale Traiettorie Liquide a Monaco, dove nel 2017 aveva presentato la sua installazione interattiva Shizen no Koe alla presenza di Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto II. È stato interessante fargli qualche domanda.



Con le tue opere hai attirato l’attenzione collettiva sulla necessità di salvaguardare l’ecosistema marino, ancor prima che diventasse un argomento d’attualità. Pensi che finalmente se ne comprenda l’importanza?

Credo che lo sviluppo dei social network abbia amplificato l’accesso all’informazione ambientale e scientifica. Vedo nei giovani molta più consapevolezza, unita al timore per il loro futuro, ma ho paura che non si stia affrontando davvero il problema. In questo momento, in cui per ovvi motivi la questione passa in secondo piano, stiamo perdendo anni importanti per agire, quindi paradossalmente il problema sta aumentando.



Quale significato ha l’arte nella tua vita? E quale ruolo dovrebbe avere oggi a tuo avviso?

L’arte per me è la ricerca più profonda, è il confrontarsi con i temi della vita, è il tentativo di rendere visibile l’invisibile, il sentire con la esse maiuscola. Per me, l’arte oggi più che mai dovrebbe essere funzionale e svilupparsi in una “architettura sociale”. È un atteggiamento che tutti dovremmo avere, quello di fare le cose accedendo al cuore, alla parte più pura, rinunciando a un po’ di ego, in modo da contribuire davvero all’evoluzione collettiva. Per questo trovo molta soddisfazione in progetti partecipativi rivolti alle giovani generazioni, volti a favorire una nuova consapevolezza ecologica. Per me il vero inquinamento è culturale.  



Quali progetti hai per il nuovo anno?

Molte idee sono focalizzate sul digitale. Del resto, la natura stessa insegna che bisogna adattarsi velocemente ai cambiamenti. Spero si possa riparlare presto di progetti così come li consideravamo in precedenza. Sto lavorando a una grande mostra sulla Natura, alla nostra relazione con essa, non solo come artista ma anche come curatore, una mostra che possa coinvolgere più persone possibili. Mi piacerebbe anche realizzare un libro catalogo che raccolga tutti i miei lavori degli ultimi anni, insieme a delle riflessioni. Mentre La Spada parla, il pensiero torna ai suoi scatti, in cui la fotocamera va al di sotto della superficie – non solo quella del mare, ma fuor di metafora anche l’apparenza delle cose – e ci invita a fonderci con la natura per riscoprire la nostra identità più autentica.

Classico contemporaneo: una moda o evergreen?

Tra tutti gli stili, quello classico contemporaneo sta riscuotendo un grande successo e un vasto consenso nelle case eleganti e senza tempo.




Questo stile è un mix sapiente e curato tra l’arredamento minimal chic contemporaneo e il look neoclassico. Può sembrare una contraddizione perché si tratta di due stili diametralmente opposti, ma in realtà non lo è, se realizzato con sapienza e controllo del risultato. L’architettura gioca un grandissimo ruolo in questo tipo di arredamento, perché finestre grandi, camini antichi, boiserie e modanature sono la base da cui partire.



Scegliere questo stile non è scontato e risulta molto elegante. Non è facile creare un mood di questo tipo: basta poco, un ingrediente sbagliato o troppi ingredienti per fallire. La nostra tendenza, infatti, è di accumulare arredo cercando di riempire tutti gli spazi vuoti. In realtà non sempre serve. Se l’architettura di partenza è storica o di grandi dimensioni, l’arredo va ben dosato.

Va anche detto che un arredo di questo tipo si può realizzare persino in appartamenti moderni, non necessariamente antichi e dalle forme classiche.

I colori dell’arredamento classico contemporaneo sono per lo più caldi. Mix&match di bianchi, beige, greige, caramello, cammello, azzurro polvere, rosa antico, avorio sono le palette più diffuse. Unite ai legni color noce o molto scuri (mai tendenti al giallo o al rosso), riescono a far spiccare quel senso di fiaba con una nota avvolgente.


In alcuni casi è possibile osare anche con i grigi scuri e i neri. In generale le linee sono sempre slanciate e c’è sufficiente spazio per inserire living grandi e spaziosi e cucine fluide.

Le eleganti citazioni classiche, che richiamano forme e figure dal fascino senza tempo, si contestualizzano in un ambiente geometrico e lineare, che ne esalta la bellezza. Il tutto senza appesantire la stanza, ma rendendola iconica e al tempo stesso pratica e vivibile. Se si è in possesso di mobili antichi o se si dispone di arredi in stile classico eleganti, ma un po’ ingombranti, portarli a nuova vita e inserirli in un contesto inaspettato potrebbe essere davvero la soluzione ideale per ottenere un risultato prezioso e particolare.




L’aspetto più complesso, nel momento in cui si decide di realizzare un progetto di questo tipo, è quello di bilanciare con attenzione e cura ogni dettaglio che andrà a caratterizzare l’ambiente, soprattutto se gli arredi sono caratterizzati da dimensioni o strutture importanti.



La parola chiave da tenere sempre presente quando si parla di arredamento classico contemporaneo è equilibrio. L’essenziale è che la combinazione di questi elementi non risulti mai pesante. Tutto deve essere adeguatamente dosato e ben sistemato. Sicuramente non stiamo parlando di uno stile minimalista, ma in ogni caso non bisogna commettere l’errore di sovraccaricare le stanze, che devono mantenersi ben fruibili nel quotidiano.



Nell’arte, il termine “classico” porta in sé l’idea di armonia ed equilibrio, di proporzioni auree che rappresentano il modello cui puntare nella ricerca verso la perfezione. E ciò comporta spesso uno sguardo al passato, a chi certe forme è riuscito a comporle in una sintesi di bellezza sempre attuale, e a un codice che sa declinarsi per essere vivo e vitale nel tempo. Arredare con questo spirito è possibile e non significa copiare un modello superato, ma applicare dei principi perché una casa sia, oltre che bella, appropriata a uno stile di vita contemporaneo.

La tavola di Natale: i consigli dell’architetto

Sarà un Natale “strano”, atipico, che da molti sarà vissuto senza gli abituali punti di riferimento, senza le consuete tavolate di amici e parenti, ma nell’intimità del proprio nucleo familiare. E per questa ragione, forse, sarà ancora più giusto onorare la tavola e cercare di rendere comunque speciale una festa altamente simbolica come il Natale. In questo 2020 che volge al termine, dove abbiamo vissuto di più la casa, e da architetto vi posso confermare di quanta attenzione negli ultimi mesi è stata data alla casa da tutti noi!

Durante le imminenti festività possiamo comunque cimentarci nella realizzazione di mise en place suggestive. Quali sono le tendenze della tavola di Natale 2020? Ho raccolto delle immagini suggestive e mi sono cimentato ad allestire una mise en place anche nel mio studio, sul mio adorato TADIO, il tavolo che ho disegnato per GruppoTre Architetti.



Il Natale 2020 sarà confortevole e confortante, alla ricerca di un’atmosfera calda e suggestiva tipica del nido invernale, con particolare attenzione alla sensazione di protezione, al sogno, alla magia e alla speranza per il futuro, lo dicono in molti ed effettivamente ce lo auguriamo tutti. Ecco allora che la tradizione torna sulla tavola del Natale, tra luci suggestive e profumi evocativi.



Per la tavola, i colori più desiderati saranno il blu scuro, profondo e rigenerante, il verde, fiducioso e ottimista, e una nuance di rosa antico, denso e salottiero: tonalità rincuoranti e accoglienti ma non scontate, da combinare con accenti metallici e dettagli personali per un’interpretazione ogni volta diversa

Quali tessuti usare? È il momento giusto per riesumare tovaglie, drappi, scampoli di stoffa dimenticati, per utilizzarli secondo l’antica modalità della sovrapposizione, valorizzando colori e manifattura in maniera creativa e personale, giocando con pattern e armonie, per una composizione unica che esprima memorie passate e attuali novità.


Tra i suggerimenti, quello di recuperare i “vetri di famiglia”, ripensati e attualizzati con armonia nelle mise en place moderne. Per rendere calda l’atmosfera, inoltre, sarà fondamentale giocare con la luce. L’ideale sarebbe la luce e il calore di un camino. Ma come fare per chi non ha un camino in casa? Per ricreare la magia del camino, si può ricostruire un piccolo angolo di luce con catenarie di lucine dai toni caldi, piccole e discrete come lucciole, o candele di varie forme e dimensioni, sui toni del bianco e del panna che sprigionano fragranze accoglienti e armoniose. 


Credits: Pinterest

Dobbiamo portare un po’ di natura a casa, con i suoi profumi e i suoi colori. Ecco allora ghirlande realizzate con rami, abete, bacche profumate, cannella, fette d’arancia sul calorifero, che rimandano subito alla magia del bosco d’inverno e ai paesaggi innevati. Non dimentichiamo piccoli oggetti portafortuna, scaramantici, protettivi e propiziatori, di cui abbiamo tutti un po’ bisogno Sì dunque a folletti, (senza esagerare!) campanelli e quadrifogli, senza dimenticare l’immancabile ramo di vischio. Perché, visto come è andato il 2020, non si sa mai!

Tendenze 2021: come cambia la camera da letto

Anno nuovo, nuove tendenze. La regola è sempre la stessa non cambia. Soprattutto nel campo della moda, sempre così sfavillante di idee e creatività. Per questo, ogni anno, bisogna sempre rinnovare qualcosa in casa, per riuscire ad abbracciare i nuovi stili e anche le nuove novità, spesso davvero affascinanti. Oggi vedremo come cambierà la nostra camera da letto nel 2021, quali novità la moda porterà tenendo conto in particolare dei colori e dell’arredo.

Cominciamo nel dire che il letto matrimoniale viaggia alla stessa velocità di piacimento con il letto da una piazza mezza, che imprime più un senso di calore e di vicinanza verso la persona amata. Anche la biancheria da letto cambia, dando più spazio ai colori e soprattutto allo stile floreale. Per questo i copriletti matrimoniali e i copriletti una piazza e mezza saranno una tipologia di biancheria d’arredo che ritorna con maggiore prepotenza nelle top ten delle preferenze stilistiche e di arredo, dato che il mercato dispone di modelli diversi e originali con stampe davvero alternative e innovative, capaci di dare quel giusto tocco di colore che il 2021 pretende dalle nostre camere da letto. Il tema floreale non si esterna solo nell’arredo ma si esprimerà anche come vicinanza reale al mondo della natura, per questo la camera tornerà ad essere impreziosita di piante e di fiori colorati e profumati.

Ritorna uno stile rustico che sarà dato dai mobili in legno, a dimostrazione di quanto il tradizionale e il classico possano ripresentarsi anche in chiave più moderna, incontrandosi e intrecciandosi con lo stile industriale, che anche nel 2021 riesce a convincere. Quindi largo campo d’azione per tutti coloro che hanno sempre amato unire diversi stili nella propria casa, cercando sempre di mantenere una lineare armonia, che rapisca senza esagerazioni. Sarà l’anno per gli amanti dei tappeti, che tornano a decorare il pavimento o a coprirlo totalmente a seconda dei gusti personali.

Per quanto riguarda il colore delle pareti, se nel 2020 abbiamo visto un orientamento verso il sobrio, minimal dato da colori tenui, nel 2021 avremo un ventaglio di scelta più vasto. Ritornano i colori anche sgargianti come il giallo sorbetto, il rosa antico, il celeste e il verde nelle sue sfumature più variegate, dalle tonalità più calde a quelle più fredde. Tutti colori che restituiranno calore e accoglienza alla tua camera da letto.

La tecnologia, che ha condizionato e ci ha reso schiavi, verrà eliminata completamente dalla camera da letto. Quindi nel 2021 la televisione scomparirà dalla camera da letto e con essa anche tutto ciò che può essere un tramite, una porta di accesso al mondo virtuale. Nel 2021 in camera da letto si leggerà un libro senza fastidi o distrazioni oppure si racconterà della propria giornata al partner, lasciandosi teneramente coccolare. Tutto ciò che comincia con “smart” deve essere lasciato fuori dalla camera.

Il 2021 sarà l’anno per ritrovare la profondità naturale e pura della propria anima, ristabilire il giusto contatto empatico con la parte più vera e serena di stessi e trasformare la camera da letto in una vera e propria oasi di pace.

L’albero di Natale 2020, i consigli dell’architetto

La magia del Natale entra in casa con gli addobbi, le decorazioni, le luci, il presepe, ma soprattutto con lui, l’albero di Natale. Grande, piccolo, stilizzato o vero, legato ai mobili per salvarlo dalle grinfie del gatto o che svetta nel salone. In ogni caso irrinunciabile. L’albero di Natale è come una ricetta della tradizione, tutti pensano di avere l’ingrediente segreto! Per fare un albero che sia natalizio ma allo stesso tempo elegante, e in stile con la vostra casa, ecco alcuni consigli.


Credits Filippo Chiesa Ricotti

In tutto il mondo il Natale si identifica nella palette cromatica rosso-verde-oro. Ognuno di questi colori ha un significato ben preciso, il rosso è un colore caldo e accogliente, che comunica passione e intensità di sentimenti; il verde è il colore della speranza, dell’abete e del vischio sotto cui gli innamorati si scambiano baci e promesse; l’oro che simboleggia la ricchezza, il colore della regalità e della preziosità. Vedremo ora come nuove palette e nuovi colori possano essere adatti per alberi alla moda, eleganti ma allo stesso tempo molto natalizi.


Albero di Natale elegante

Perfetto per le case in stile classico, per gli ambienti raffinati e ricercati, ma anche per i soggiorni moderni, l’Albero di Natale elegante sfoggia un aspetto chic che impreziosirà la vostra casa per tutte le Feste. Questo stile di albero di Natale rientra tra le tendenze Alberi di Natale 2020. Tra i materiali delle decorazioni sono da preferire il vetro, la iuta grezza ed il cristallo. L’albero di Natale elegante è generalmente monocromatico, tutto bianco, glaciale, che riporta a quelli che sono i temi tipici natalizi: la neve, il ghiaccio.

Anche se si opta per più colori, attenzione devono essere al massimo due, le decorazioni saranno soprattutto bianche o trasparenti: palle di vetro con disegni bianchi e qualche tocco di oro. Le palle di vetro, decorate all’interno o all’esterno, riflettono il bagliore delle luci dell’albero. Le palline, oltre alla classica forma rotonda, possono avere la forma allungata che conferisce movimento a tutti gli addobbi dell’albero.

Oltre alle palline di Natale, si possono aggiungere altri elementi: candele bianche o fiocchi oro. Per quel che concerne le luci devono essere calde, il contrasto tra il bianco caldo abbinati al vetro conferiscono quel tocco in perfetto stile natalizio. L’albero di Natale in stile elegante generalmente è di grandi dimensioni, è imponente e domina l’ambiente, ma sempre rispettando le proporzioni.



Credits Pinterest

Rosa e rose gold

Uno dei colori alla moda del 2020 è stato senza dubbio il rosa. Finalmente si è capito che questa tonalità chiara e delicata è adatta non solo alle bambine, ma a tutti gli ambienti raffinati e romantici. Per il Natale moderno color rosa antico, anche io ho scelto in abbinamento l’oro rosa per dare un tocco originale ed elegante. Nel salotto del mio studio ho realizzato un albero dalle tonalità del rosa antico, oro bianco e verde petrolio. Per non esagerare, segui sempre la regola del tre ovvero non accostare tra di loro più di tre colori diversi.

Green Ritual

Quest’anno c’è un forte ritorno ai colori della terra, dal verde bottiglia al color ruggine. Anche le decorazioni richiamano la natura: fiori, foglie d’acero, rami di pino, ghiande, pigne e qualche bastoncino di cannella. Quelle artificiali sono per lo più in legno, con un chiaro richiamo allo stile nordico. Per completare l’ambiente cozy, aggiungi candele profumate e ghirlande luminose. Solitamente, chi predilige questo stile è anche un sostenitore del Natale plastic free: sulla tua tavola natalizia bandisci i prodotti usa e getta e impacchetta i regali con carta riciclata o vecchi fogli di giornale.

Non vi resta che decorare le vostre case ed inviarmi le foto degli alberi!

I piedi dell’architetto: il balcone perfetto anche in inverno

Inverno in città? No problem, se riusciamo a creare un’atmosfera calda e accogliente anche sul nostro balcone di casa! Anche al freddo dell’inverno milanese, possiamo goderci qualche momento di relax sui nostri balconi, ma dobbiamo sistemarli e arredarli per bene.



Durante la stagione fredda, anche se gli spazi esterni vengono utilizzati molto meno rispetto alla stagione estiva, è importante renderli accoglienti e ordinati, scegliendo le giuste decorazioni e i giusti arredi. In un balcone invernale non mancheranno lanterne e candele a rendere l’atmosfera confortevole e suggestiva. Sulle sedute saranno invece posizionate coperte e morbidi cuscini, per riscaldarsi durante le ore più fredde.


Per ricreare l’atmosfera rilassata e accogliente di una baita di montagna in poche e semplici mosse sono interessanti questi dettagli firmati Westwing! Candele, cuscini, coperte calde e morbidose, proprio quello che ci vuole per rilassarsi mentre si legge un libro e si sorseggia una cioccolata calda!


A chi non piace l’idea di una serata davanti al camino acceso con un buon libro in mano e la mente rilassata? Questo fantastico scenario, vero e proprio elisir detox per il corpo e lo spirito, può essere vissuto anche… in terrazzo. Per riuscirci servono però un comodissimo divano per esterni, coperte e cuscini, e magari un caminetto. In quest’ultimo caso ci si può divertire trovando degli abbinamenti con la cromia degli altri elementi d’arredo o con il colore principale della casa.



Se disponi di uno spazio riparato posiziona in un angolo del terrazzo un tavolino con due sedie: per tutto l’inverno sarà il punto in cui prendere una boccata d’aria, leggere e pensare. Usa un vaso colorato per coltivare il cavolo ornamentale, che resiste anche alle basse temperature e necessita di poche cure: grazie alle sfumature intense dal bianco al viola darà un tocco di poesia. Crea una decorazione romantica con rami sempreverdi, ginepro e bacche: puoi intrecciare i rami e posizionare al centro una candela colorata. Biancospino, dalle tenere bacche bianche sfumate di porpora e agrifoglio, utilizzato fin dall’antichità durante le celebrazioni del solstizio d’inverno, porteranno colore e allegria. Sul tavolo o negli angoli del balcone aggiungi due lanterne, per avere una calda luce accogliente nelle buie sere invernali.

Non ti sembra di essere già più rilassato, solo a vedere queste immagini?

Un percorso di benessere e cultura ai piedi della Madonnina – L’arabesque

Esiste, nel cuore di Milano, un tempio per rinascere e prendersi cura di sé, in cui l’arte della bellezza è un percorso che parte dal cuore, viaggia intorno al mondo alla ricerca di elementi unici e introvabili, per tornare in questo luogo di cultura, dedicato alla cura del corpo e dello spirito, nel rispetto della nostra unicità.

L’idea è di Chichi Meroni visionaria con il pallino della condivisione, che, con il suo cult store L’Arabesque, racconta il lusso con il rispetto e la cura necessarie per design e materiali, seguendo un flusso creativo che risponde alla sua idea di estetica sofisticata e affamata di creatività. 

Le sue collezioni, hanno un’eleganza senza tempo, ispirate da pezzi di design degli Anni ’50 e ’60, un importante archivio di abiti e accessori vintage, sfavillanti bijoux d’epoca, libri “introvabili” di design, moda e arte, fragranze Haute Parfumerie e servizi di couture esclusivi. Il tutto accompagnato dal meglio delle ricette tipiche della cucina di una Milano dimenticata.

Una fucina in cui bellezza e ricerca estetica si fondono con il culto della cura dei sensi. E oggi più che mai, prendersi cura di sé è una necessità, non un lusso. In un’epoca di pandemia precedente alla nostra, Joseph Pilates ebbe modo di notare che nessuno di coloro che si erano sottoposti al suo training fisico, era incorso nel contagio. È, per l’appunto, una delle pratiche a cui ci si può dedicare al Nautilus, sotto la guida di istruttori esperti che creano un programma mirato per ogni individuo e in totale sicurezza, in base a condizioni fisiche, età o eventuali traumi pregressi. Questo luogo deve il suo nome a una romantica idea di un sottomarino, un luogo di rifugio e benessere sotto le acque del naviglio milanese, composto da sale divise da eleganti porte, anch’esse frutto di accurata ricerca.

Il personale specializzato segue con dedizione piccoli gruppi o singoli individui in discipline basate sull’allenamento funzionale a corpo libero, o con attrezzature di altissimo livello, disposte nelle eleganti sale arredate con pezzi vintage da set cinematografico, per vivere quest’esperienza in un ambiente fuori dall’ordinario.
“Stabilire un rapporto di fiducia col cliente è di primaria importanza” ci racconta
Francesco Ludicelli, osteopata e chinesiologo, che come un vate ci mostra i segreti di quelle mura di benessere, fino all’area relax dove ogni cliente prima di cominciare il suo percorso personalizzato, viene sottoposto a una seduta di osteopatia per stabilire l’attività più adeguata al proprio stato fisico, tra un massaggio shatzu e una lezione personale di yoga. “Chi varca questa soglia, segue il suo percorso con costanza, non perde l’interesse, come avviene nella stragrande maggioranza dei centri sportivi, in cui la metà degli iscritti mollano dopo pochi giorni”, “il nostro obiettivo è far innamorare il cliente attraverso l’accompagnamento costante e lo stimolo a superare sempre i propri limiti”.

Al termine dell’attività, lo spogliatoio offre l‘accesso al bagno turco, dove rilassarsi, prima di una visita alla Librairie con salotto. Lì troviamo una vera libraia in vecchio stile, in grado di procurare edizioni speciali su richiesta, oltre alle già presenti pubblicazioni selezionate, riviste internazionali e rari contenuti di case editrici indipendenti che ruotano attorno al modo della moda, il design e l’arredamento, la fotografia, la grafica, i gioielli, i tessuti, l’arte. Un vero rifugio dove raggiungere uno stato di grazia, attraverso la cultura.

Libreria L’Arabesque

Le collezioni di Chichi Meroni rappresentano un punto d’incontro tra culture differenti e il buon gusto mai scontato di una personalità esigente come la sua. I suoi accessori hanno il sapore di una ricerca approfondita in ogni parte del mondo, mischiati sapientemente con i filati pregiati del nostro Made In Italy e una cura sartoriale d’altri tempi, perchè il 90 per cento della sua produzione è su misura. Anche nei suoi ricercati gemelli riscontriamo i motivi tipici della tradizione estetica orientale, come il bamboo, a cui lei è particolarmente legata per il suo significato simbolico: una pianta forte e resistente alle intemperie, che si piega ma non si spezza. Un concetto di flessibilità e resilienza che dovrebbe essere coltivato tutti i giorni da ognuno di noi.

Le collezioni maschili di questa stagione sono, infatti, caratterizzate da tweed, velluti consistenti e maglieria con motivi originali, interamente creati dalla designer. Capi di alta manifattura che durano una vita, proprio come quelli che hanno fatto la storia della moda. Completano i look una scelta di preziose cravatte vintage scelte con diligenza e passione, insieme alle iconiche Heschung che s’ispirano alla ghetta, delle irresistibili sneakers direttamente da Kioto che richiamano il dettaglio dell’infradito tradizionale, l’handmade l’inglese di Northampton Crockett & Jones e nomi che danno lustro alla calzoleria del Made In Italy come Rivolta.




I piedi dell’architetto: la casa per l’uomo milanese

Non esiste una tipologia unica di case dallo stile maschile; anzi, ne esistono tante quante le persone che abitano questi appartamenti. In generale, infatti si pensa che la tipologia di uomo che vive da solo sia unicamente il trentenne che è poco interessato all’arredo e la prima cosa che compra per la casa è un megaschermo.

E’ anche vero che non tutte le case così come i loro proprietari sono uguali… vediamo diverse anime, diversi stili, diverse finezze, ma con alcuni fili rossi che accomunano i loro proprietari.



Materiali e finiture. Il bello del maschio trentenne è che certe scelte le fa di pancia senza pensare a tutti i pro e i contro… Spesso nelle ristrutturazioni ci si frena su alcune finiture o su alcuni materiali per la loro difficoltà nella manutenzione o nella pulizia. Si punta verso i grandi formati che siano legni o lastre in grès e si nota come il decorativo lascia spazio al materico e ai prodotti naturali come parquet e marmo. Anche i materiali di finitura naturali devono avere delle prestazioni high tech.

Colori. Dimenticatevi delle case total white e prive di animo. L’uomo milanese cerca di dare carattere alla propria casa, e la vuole anche quel pizzico modaiola, quindi vediamo in questo periodo il nero deciso, il petrolio, il balena come colori che la fanno da padrone. La carta da parati, da sempre appannaggio delle nonne e delle mamme da pochi anni è tornata in modo preponderante e anche il maschio alfa non disdegna il wall decor.

Dalla casa dei nonni. Noto una moda e un amore per il vintage che sta spopolando. Dalle graniglie a pavimento, alle cornici e decori in gesso liberty, all’oggetto e al mobiletto del mercatino vintage fino al servizio di piatti o di cristallo della nonna, bistrattati dalla generazione precedente, ritornano a gran voce nella casa di tanti uomini milanesi del 2020. Un mix and match tra pezzi contemporanei e vintage per un senso di casa caldo e rassicurante.

Un altro filone sono i maschi “investitori”. Per non sbagliare si muovono tra gli evergreen del design. Pezzi iconici mixati tra di loro come reale investimento nel design. Case belle, quasi musei dell’arte e del design italiano. Attenti a non cadere nell’effetto showroom.

La cucina. Ho visto case di uomini (anche single) con cucine da far invidia ad un ristorante! La cucina domina tutto e deve stupire e abbagliare! L’isola diventa, se lo spazio lo permette, fulcro del progetto della cucina. Anche qui l’innovazione incontra il design, dal frigorifero iconico alla cappa a scomparsa, alla cantinetta dei vini… per non farci cogliere impreparati!

Tecnologia. Abbiamo visto tante anime diverse degli uomini milanesi di oggi. Una cosa li accomuna tutti, la tecnologia. La casa dell’uomo milanese è una centrale nucleare! Ha un concentrato di impiantistica, domotica, controlli remoti, wifi e prese di ogni tipo in ogni punto per poter usare tutti i “giocattolini” tecnologici più all’avanguardia. Hey Google, vero che ho una bella casa?!

x

x