Birkenstock e Jil Sander: la collezione per il tempo libero e per la vita all’aria aperta

La collezione ideata dai Direttori Creativi Lucie e Luke Meier, è stata pensata per la vita all’aria aperta, le scarpe e i sandali unisex per Jil Sander+ fondono i concetti di lusso, comfort e design di Jil Sander con l’autentica silhouette Birkenstock. 


La linea presenta quattro differenti modelli: 

 tre reinterpretazioni radicali di classici modelli Birkenstock e un modello completamente nuovo. Bilanciando la creatività con il DNA e il know-how di Birkenstock, i Meier hanno trovato una sintesi, un punto in comune, tra funzione e design, infondendo uno spirito diverso a sandali che sono divenuti icone contemporanee. “Abbiamo scelto di collaborare con Jil Sander, credendo nella nuova interpretazione di Lucie e Luke Meier. Crediamo che abbiano offerto al brand rilevanza e autenticità. Insieme abbiamo ottenuto ciò a cui puntiamo sempre – vere novità e innovazione prodotto”. – Oliver Reichert, CEO di BIRKENSTOCK.



 Arizona , Milano e Berlin, questi i nomi dei tre modelli proposti presentano una silhouette esagerata con un profilo arrotondato più largo e alto e suole più grandi, per un look deciso e solido. La palette è chiara, grafica e naturale: crema, oliva e nero.

Tocco più delicato e grezzo grazie a cinturini, in puro suede o pelle di vitello tagliata a vivo, che vengono ora allargati e allungati . Nickel satinato per le fibbie . Tra le novità anche Il nuovo modello Velan , una nuova reinvenzione del sandalo a punta chiusa Berlin, con un morbido cinturino in nappa per avvolgere le caviglie. Indossiamo le Birkenstock da sempre. Sono confortevoli e allo stesso tempo ti fanno stare bene. Ci hanno accompagnato in luoghi speciali, in accampamenti nella natura selvaggia canadese come davanti a un caminetto nelle alpi svizzere. Tuttavia la qualità e integrità di Birkenstock ci hanno convinto a lavorare con loro”. – Lucie e Luke Meier, Direttori Creativi di Jil Sander.



La collezione sarà disponibile in esclusiva per una settimana su jilsander.com1774.com e mytheresa.com a partire dall’1 luglio e a seguire presso retailer internazionali e store Jil Sander selezionati dall’8 luglio. 

Dai club alle discoteche, passando per la tv e la radio, il nuovo singolo di Ema Stokholma

La stampa la definisce “esplosiva” per la sua forte personalità artistica che spazia dalla musica in console nei club, a quella in tv e radio : Ema Stokholma, pseudonimo di Morwenn Moguerou, debutta nelle vesti di cantante con un inedito in uscita per Polydor il 18 giugno. 

Una personalità camaleontica , affascinante quella dell’artista francese che debutta con un brano dal titolo “Ménage à trois” ; il testo si presenta come una lista di tutte le parole francesi usate nella lingua di tutti i giorni , anche in italiano: nomi di marchi, modi di dire, luoghi iconici, personaggi celebri. Il tutto condito da un ritmo super dance incalzante e ipnotico.



 La canzone è stata prodotta  da Nicola Pigini e Leonardo Carioti (produttore e ideatore di vari progetti e collettivi come Stylus Funk e Feng Shui, nonché regista di vari programmi di Rai Radio2, dove è nata la collaborazione con Ema). 



Ema é un’artista poliedrica , Dj, cantante, pittrice e scrittrice (nel 2020 ha pubblicato per Harper Collins Per il mio bene, un libro autobiografico in cui racconta la sua infanzia travagliata e la voglia di non perdere mai la speranza). Dopo aver fatto capolino nelle maggiori capitali europee come Londra , Berlino e Parigi , Ema Stokholma si trasferisce a Roma, inizia parallelamente a farsi notare ai microfoni di Rai Radio2, con i programmi Back 2 Back (nelle ultime stagioni al fianco di Gino Castaldo), Let’s Play ed Esordi, e commentando i grandi eventi musicali per la Rai: il Festival di Sanremo, i BRIT Awards, l’Eurovision, il Tomorrowland. Inoltre, presenta su Rai 4 Stranger Tape in Town, un programma tv che fotografa i nuovi artisti del panorama musicale italiano. 

Non dimenticate, quindi, di ascoltare “Ménage à trois” , chissà se si qualificherà il titolo di hit dell’estate , grazie al suo ritmo  “surreale “. 

Senti20, il podcast che esplora la Generazione Z

Un podcast che esplora il mondo della generazione Z con un occhio spontaneo, vero e , se vogliamo, moderno attraverso una delle piattaforme più utilizzate dai giovani , Spotify :Senti20 é il nuovo progetto che racconta i giovani e il loro mondo. 

Cosa significa oggi far parte della Generazione Z? Quali sono le sfide che un ventenne oggi affronta ? Questi e molti altri temi al centro di Senti20, progetto condotto dal team del canale editoriale digitale VENTI, composto da Sofia Viscardi, scrittrice e fondatrice del canale , con Irene Graziosi volto femminile del podcast e Lorenzo Luporini, volto maschile del canale e esperto in comunicazione.

Il progetto è stato ideato e prodotto da Show Reel Agency (parte di Show Reel Media Group) e si snoda attraverso 50 puntate , on stream ogni domenica , proprio su SPOTIFY che ha accolto il progetto confermandosi come una delle piattaforme più conosciute dai giovani e non solo . Dai rapporti sentimentali, ai social media, dalla vita universitaria al sesso, passando per la sensibilità , il femminismo è molto altro, questi gli argomenti principali al centro dei vari dibattiti sviluppati nel podcast. 

Lo show fa parte del progetto editoriale Venti, un luogo di traduzione culturale nato dall’esigenza di Sofia Viscardi di declinare l’informazione in forme e linguaggi più a familiari ai nativi digitali , creando un luogo di incontro tra generazioni che ambisce all’inclusività. Abbiamo intervistato uno dei volti di Sentì20 , Lorenzo Luporini che ci ha raccontato aneddoti e particolari del progetto.

Come nasce il progetto Senti20? 

Il nostro obiettivo é quello di raccontare un mondo , attraverso la ricerca di strade nuove , legate ai contenuti e ci è sembrato naturale esplorare questo ambito. Il nostro intento è proprio quello di cercare strade nuove, siamo legati ai contenuti che creiamo . Siamo fruitori di podcast per cui abbiamo valutato di seguire proprio questa strada insieme a Sofia Viscardi e Irene Graziosi . 

Perché proprio la Generazione Z al centro del progetto? 

In verità Molto di questo , ha radici nel lavoro condotto già da Sofia Viscardi : un giorno ha avuto un’intuizione cercando di capire quale fosse il medium che creasse una continuità per chi lo segue, in questo caso dai giovani. C’è stata quindi la necessità di creare un ponte tra quelli che erano i contenuti dei media tradizionali e quello che è il sentimento è la sensibilità di una generazione più giovane. C’è anche un discorso anagrafico: siamo tutti under30 per cui ci è sembrato naturale di dover parlare di cose che conosciamo in modo empirico, face to face. L’esperienza personale ci ha dato modo di esprimere anche un certo grado di verità , in modo che gli altri possano riconoscersi  nei racconti . 

Perché la scelta di SPOTIFY? 

É stata molto semplice la scelta di SPOTIFY: il podcast è stato creato dalla agenzia Show Reel Agency. Ci è sembrata normale la scelta di un mezzo che utilizzano in tanti, accessibile da tutti. 

É più facile dimenticare un microfono mentre ci si racconta perché ci permette di entrare in contatto facilmente , senza dover star davanti a una telecamera. Tutto molto spontaneo insomma. Io e le altre mie compagne di avventura siamo cintura nera di chiacchiere, quale mezzo se non il podcast ci permette di chiacchierare in modo naturale, spontaneo. Penso che i ragazzi e anche i più adulti , seguiamo contenuti piuttosto che la piattaforma e , con una punta d’orgoglio già dalla prima puntata ci ritroviamo al primo posto dei podcast , il che ci ha stupito particolarmente, siamo molto grati. Siamo intimi, leggeri e giocosi rispetto ad altre dinamiche.

Cosa significa avere vent’anni oggi ? Cosa è cambiato rispetto alle generazioni passate? 

Nella mia famiglia , di generazione in generazione , si è provato a trasmettere le competenze da madre a figlio, da padre a figlio ecc penso che oggi il divario che si è creato tra ciò che erano i giovani prima in relazione ai genitori e quello che sono oggi é davvero grande. 

Siamo una generazione che ha una cognizione della realtà totalmente diversa rispetto a quella dei nostri genitori: soprattutto a causa dei social e internet, presenti oggi in modo prepotente nelle nostre vite per esempio. É difficilissimo spiegare a un genitore, per esempio, cosa sia un content creator che si serve di YouTube per comunicare . Ma il divario e anche a livello sociale: siamo la prima generazione che non sa cosa significa lavorare in vista di una pensione , con la paura di tutele economiche . Il mondo è accelerato a tal punto che le generazioni oggi sono molto distanti tra loro. Ci piace pensare quindi che un podcast, per esempio, possa essere un ponte , che può essere ascoltato veramente da tutti, anche dai meno esperti delle tecnologie moderne . 

Tante le questioni e le storie che avete discusso nei vostri podcast . Amore, sesso, relazioni, quale aspetto vi ha dato la possibilità di trarre degli spunti interessanti? 

È difficile rispondere a questa domanda , Quello che posso dire è che sicuramente ciò che salta all’orecchio é il dibattito, cioè il parlare di certe questioni confrontandoci e raccontando ognuno il proprio pensiero al riguardo , grazie anche al podcast che ci ha permesso di raccontare e dibattere senza filtri e cesoie. Tante sono le puntate in cui discutiamo di vari aspetti raccontando ognuno il proprio punto di vista ed è stato molto divertente perché ci siamo sentiti più liberi, grazie alla sua aleatorietà . Ci ha permesso anche di appropriarci dei nostri spigoli, dei nostri errori. 

Oggi un giovane si trova in preda a una molteplicità di questioni a cui dover far fronte  , come pensate che questo podcast possa aiutare i giovani all’ascolto ? Quale è il beneficio che si può trarre?

Penso che quello più immediato sia la compagnia , in contrasto a tanta solitudine . Il podcast non è , tra l’altro, rivolto solo ai ragazzi anzi: penso che vada bene anche per persone più grandi. Mentre su YouTube , per esempio, dobbiamo adottare dei filtri, attraverso questo canale invece possiamo essere più liberi e di conseguenza scatenare una reazione positiva a chi ci ascolta . È difficile oggi far qualcosa per i giovani con le parole se non esserci . Sarebbe bello oggi non pensare ai giovani solo come uno strumento di marketing . Persone , non un target. 

Avete analizzato anche il rapporto con i social? Cosa avete riscontrato?

Su internet il rischio di prendersi sul serio è altissimo : poter ridere di noi stessi ci fa molto piacere. É un tema molto caldo questo : più che dei social, ci piace discutere della loro logica performativa, che causa un utilizzo quasi tossico se vogliamo dei social stessi. C’è proprio una puntata in cui parliamo proprio di questo principio del “self branding” che poi è la caratteristica definente il nostro tempo,; la cosa assurda é che mentre un brand può avere una linea editoriale / aziendale da seguire , un essere umano no, sarebbe mostruoso se così fosse. Puntiamo, invece, proprio su quella leggerezza che invece pensiamo che debba contraddistinguerci  , siamo persone . A tal punto mi piace citare un articolo di Irene Graziosi “Siamo mine” che parla di attivismo performativo, raccontando proprio il fatto che stiamo diventando succubi della nostra reputazione. 

Pensate ad una evoluzione del progetto?

Pensiamo sempre a un evoluzione , siamo pieni di idee che vorremmo sviluppare: un giorno ci piacerebbe, per esempio, portare questi contenuti nei luoghi come le scuole, le università  al fine di creare degli incontri veri e propri, sarebbe bello poterci toccare e guardarci dal vivo, raccontarci anche in presenza . Ci piacerebbe instaurare delle vere e proprie conversazioni e non “parlare alla platea” . 

E poi penso che se  vai nei luoghi dei ragazzi , loro si ricorderebbero anche dopo tempo . 

buon ascolto ! 

Ghettolimpo: il nuovo album di Mahmood ci trasporta nel suo “Olimpo” urban pop

Un nuovo scenario musicale che Mahmood ci aveva già annunciato con l’uscita dell’ultimo singolo Inuyasha , che ha conquistato subito il disco d’oro : è così che il cantante ci proietta subito nel suo “Olimpo” urban pop . Come un personaggio dei videogiochi, attraverso ogni singola traccia compie un percorso , che spazia tra simbologie e storie della sua stessa vita. 



Un mondo popolato da dèi dell’Olimpo insieme a svariati personaggi, dove il richiamo  alla mitologia greca si unisce alle esperienze di eroi moderni che combattono gli ostacoli della vita . Nel Ghettolimpo di Mahmood non troviamo figure onnipotenti appartenenti a un luogo irraggiungibile, ma la descrizione di semplici persone straordinarie che cercano di dare un senso alla propria vita. 

È uscito già dal 21 aprile “Zero”, brano scritto da Mahmood , D. Petrella, D. Faini e prodotto da Dardust, il brano che fa parte della colonna sonora e porta il nome della nuova serie originale disponibile su Netflix dal 21.4, nata da un’idea di Antonio Dikele Distefano, dove Mahmood ha inoltre curato un episodio come music supervisor.



Cantante poliedrico ed eclettico, si conferma come uno degli esponenti di maggior successo della scena urban pop attuale , classificandosi come uno dei giovani talenti che ha fatto della musica uno stile di vita. Tanti i suoi successi, come Gioventù Bruciata” (disco di platino) e il successo planetario di “Soldi” (quadruplo disco di platino) con cui ha vinto la 69ma edizione del Festival di Sanremo, Mahmood ha dominato le Top 10 anche nel 2020 con “Rapide” e “Dorado” che saranno inseriti in Ghettolimpo, collezionando un totale di 15 dischi di platino, 6 dischi d’oro e oltre 400 milioni di streaming.

Siamo curiosi di scoprire tutte le tracce del nuovo album Ghettolimpo che ci catapulteranno nel suo”Olimpo urban pop” dalle sonorità accattivanti e dai testi originali , in uscita l’11 giugno e già disponibile in preorder. 

Omogeneizzato, il nuovo progetto musicale del cantautore attore e doppiatore Gabriele Lopez

CREDITS:

Autori, CO: Gabriele Lopez (Acquari)

Produzione artistica: Francesco Arpino

SOCIAL:

IG: @acquari_insta

SPOTIFY: @Acquari

“Fresco e orecchiabile” l’ha definito Gabriele Lopez , cantautore del singolo “Omogeneizzato” in uscita il 23 aprile su tutte le principali piattaforme digitali . Gabriele Lopez, talentuoso cantautore nonché attore e una delle voci più celebri e rappresentative del doppiaggio italiano. Il brano in uscita per Maionese Project by Matilde Dischi su distribuzione Artist First segue alla pubblicazione dei precedenti brani Plastica, Tu non ci sei, Song 1 e 4.00 di Mattina.

Nato dall’unione artistica di Gabriele Lopez e del produttore Francesco Arpino, entrambi nati sotto il segno dell’ acquario , il progetto vuole dare alla musica un linguaggio comprensibile per tutti con un messaggio sociale di fondo. 



Il mondo si sta sgretolando rapidamente sotto i nostri occhi – dice Gabriele Lopez – , l’unica soluzione sembrerebbe quella di scappare via il più velocemente possibile, ma dobbiamo invece cercare una rinascita esclusivamente dentro di noi ed è necessario farlo subito, per salvarci e per salvaguardare il pianeta in cui viviamo. Sarà sempre più indispensabile rendersi parte di una collettività nel senso più ampio del termine, continuare ad agire e pensare ognuno per sè stesso non ci aiuterà” . 



Omogeneizzato rappresenta fedelmente la realtà attuale che con se, a volte , ci porta un senso d’angoscia che viene riprodotto attraverso un personaggio in fuga da un mondo distopico all’interno di un videogioco. Una corsa contro il tempo che ha ispirato anche il videoclip ufficiale del brano, una specialissima clip d’animazione realizzata appositamente da Anonimadisegni che prosegue il trend lanciato dai precedenti brani del progetto. Il brano dal sapore indie- pop ma che presenta dei forti richiami alla musica rock degli anni ‘90. Correte ad ascoltarlo!

Street art: 5 artisti per Moaconcept

Tra tutti gli  scenari metropolitani che catturano la nostra attenzione c’è sicuramente quello delle opere d’arte da strada , streetart per chiamarla con il suo nome . Proprio così, Moaconcept e Comune di Montevarchi attraverso il progetto Moaconcept tribute mirano a riqualificare le aree urbane della città. Lo stesso brand di street apparel e di sneakers che ha da sempre manifestato il suo supporto per artisti talentuosi, oggi punta alla rivalutazione delle strade con l’arte stessa, la creatività , ma é anche promotrice di socialità e cultura con un target internazionale. 

La Moaconcept Foundation nasce appositamente con questo fine, sostenuta dall’omonimo brand. 



Tra le attività più interessanti quella di mettere a disposizione una sezione del proprio sito per gli artisti, le associazioni , le fondazioni e gli istituti privati e pubblici, che desiderano diventare partner del progetto . 



Da qui la collaborazione con il Comune di Montevarchi: promuovere alcuni spazi della città con opere dei realizzate dai più grandi streetartist italiani , così da valorizzare aree pubbliche attraverso l’arte. Il tema delle opere sarà quello dell’inclusione e del rispetto delle donne, e in generale delle minoranze. Tra gli artisti coinvolti : Gio Pistone, Marco Oggian, Andrea Crespi , Vanni Vaps e Manu Invisible. 



“L’iniziativa ”Moaconcept Tribute” di Montevarchi, prende origine dalla visione del brand, la promozione e sostegno dell’arte, la cultura ed il talento a favore dell’emancipazione sociale e la rivitalizzazione ambientale – spiega Mauro Tugliani, founder di Moaconcept. Attraverso il contributo economico annuale derivante dalle vendite dei nostri prodotti, il nostro obiettivo è quello di riqualificare, sostenendo artisti indipendenti ed emergenti, i luoghi depressi o abbandonati delle nostre città. 



L’arte ci aiuta a comprendere gli altri, è inclusiva e rappresenta un incredibile fattore di aggregazione e sviluppo sociale, ponendo cenrtrali individuo e talento, a vantaggio della collettività. Art Brings Us Together”. ha concluso Matteo Tugliani”. Ma il progetto mira a essere anche un modo per creare community , come ha spiegato il sindaco di Montevarchi , Silvia Chiassai Martini: luoghi frequentati da bambini e dai ragazzi, che sono particolarmente attratti dalla street art, dal linguaggio e dall’espressività di questi giovani talenti, attraverso i quali sarà possibile comunicare messaggi sociali da promuovere soprattutto tra le nuove generazioni”. 

Montevarchi é solo la prima tappa in cui è approdato il progetto, presto nuovi luoghi si aggiungeranno, così da coinvolgere più comuni alla riconversione degli spazi urbani .



Brand alert: Barrow

In un’era di grandi cambiamenti e nuove sfide nel mondo dei brand del Fashion system, c’è chi canalizza l’attenzione sulle nuove generazioni e in particolare le generazioni Y e Z. É il brand streetwear Made in Italy Barrow che, per la Primavera/ estate 2021, lancia una collezione super giovanile, dai colori accesi e dal carattere prettamente urban. 



La condivisione, idea base dell’identità firmata Barrow, si pone come prerogativa per uno stile identitaria che affonda le radici nella community, spazio vitale per lo sviluppo dello stile.



La linea presenta  tagli contemporanei e un forte imprinting streetwear: i colori sono accesi, là palette acida comprende una sfumatura di nuance che va dal fucsia al tiffany, con stampe psichedeliche e optical, ipnotiche. Per non parlare delle grafiche, gli slogan e le applicazioni reflective che caratterizzano in modo totale il carattere stilistico di Barrow: a essere protagonisti immagini di cartoon, gaming, e film cult degli anni ‘90. Felpe, shorts, mini dress, dettagli in tulle e mesh stampati per le collezioni donna: tra gli accessori borse con applicazioni gioiello, i cappelli hanno un forte richiamo allo stile rap e trap. Tra i capi della collezione uomo, invece, giubbotti in Denim con stampe streetwear, felpe, bomber hacker, shorts e t-shirt tutte con un forte richiamo allo stile giovanile moderno. 



Tra le collaborazioni di Barrow, anche quella con la stylist, dj e designer Sita Abellán che ha curato art direction del lookbook della collezione. Ma non solo: il brand è uscito lo scorso 5 Marzo con una collaborazione con il rapper Sfera Ebbasta, idolo dei nuovi nativi digitali. 



Il brand è cresciuto molto dal lancio della sua prima collezione lo scorso inverno, arrivando a contare la sua presenza in 180 retail store internazionali, e siglando un’ importante partnership con Farfetch. 

BRAND ALERT: SLAM JAM X CONVERSE

Nuova collaborazione nel mondo dello streetwear con Converse e Slam Jam : attraverso la loro unione fanno vita a capi dal tocco underground con una forte identità visiva  e un approccio al paesaggio oggi rivalutato e sotto una nuova luce.

Da tempo Slam Jam è nata come un hub underground che univa le sottoculture di tutto il mondo , mirando alla creazione di capi dal design intelligente per una cultura giovanile globale , in questo caso a essere al centro dell’attenzione gli stili di vita avventurosi tradotti in capi dalla forte identità. 

La collezione dei capi Converse x Slam Jam trae ispirazione dall’arena tecnica traducendone gli elementi per poi collocarli nella sfera del daily use. Un forte richiamo all’attrezzatura tecnica outdoor: il pack comprende la scarpa Bosey Mc e alcuni capi d’abbigliamento .

 Tra i capi creati una maglia a maniche lunghe , un pantalone ripstop nylon, una felpa con cappuccio in pile pesante , una giacca Sherpa reversibile , con un lato in ripstop nylon e sherpa fleece dall’altro , e una tracolla marsupio con dettagli da attrezzatura tecnica. 

Tra le particolarità dei pezzi creati, la Bosey MC e stata realizzata con un sistema di allacciatura veloce che consente un’indossabilità facilitata e un blocco speciale dei lacci per una chiusura sicura , in Lurex ripstop lucido. Presentate le versioni in nero, la Bosey Mc Hi e in bianco con la Bosey Mc Ox quest’ultima realizzata in lurex scintillante. 

A curare la campagna l’art director Chris Glickman che ha spiegato : 

la genesi di questo progetto è stata esplorare l’idea di come interagiamo e siamo influenzati dalle forme permanenti nel corso della storia. In un periodo di incertezza universale, il conforto può essere trovato in un apprezzamento della bellezza che è rimasta invariata per millenni e parla agli aspetti profondamente umani di come i nostri paesaggi visivi ci influenzano ad un livello fondamentale”. 

La collezione Converse x Slam Jam sarà disponibile a partire dal 20 Marzo in anteprima esclusiva su slamjam.con e negli store Slam Jam, e dal 25 Marzo e poi globalmente anche sul sito Ufficiale di Converse e negli store selezionati.  

Clubhouse: il nuovo social di cui parlano tutti

Nasce un nuovo social che comincia a spopolare tra gli utenti che amano inviare messaggi vocali. Non messaggi in forma scritta, quindi, bensì note audio di qualsiasi durata. Ed è già boom di commenti. 

Si chiama Clubhouse la nuova app di messaggistica fatta solo da messaggi vocali. L’app, ideata da Paul Davison e Rohan Seth, conta già quasi 2 milioni di iscritti, come dichiara il team di Clubhouse. Costata 12 milioni di dollari grazie a un finanziamento da parte di una holding di venture capital, Clubhouse è disponibile solo sui dispositivi iOS al momento in versione beta e l’accesso è consentito solo tramite invito, il che fa intuire che si presenta come una community dove il “passaparola” mira a creare un’aura di esclusività, proprio come è stato rilevato dagli utenti del web. Questo ne ha permesso il successo, soprattutto tra gli addetti dello stesso settore, come i lavoratori dell’hi-tech della Silicon Valley che hanno cominciato a utilizzarla con successo. 


Clubhouse, cos'è e come funziona il nuovo social di cui tutti parlano

Un’idea che mira allo scambio di audio attraverso cui si comunicano idee, pensieri e storie con il solo ausilio dei vocali, oggi diffusi anche tramite app come WhatsApp. 

Una volta dentro l’app, l’utente potrà accedere a diverse “room” attraverso una selezione bioritmica che Clubhouse stesso crea, servendosi dell’abbinamento di interessi espressi dagli utenti. Delle stanze che permetteranno di ascoltare gli audio degli altri collegati, senza però potersi servire del download o della condivisione. Chi accede a una stanza pubblica è inizialmente in muto, può solo ascoltare. Per sbloccare il microfono e intervenire deve effettuare una richiesta alzando la mano. Sarà il moderatore a concendergli il diritto di parola. Lo stesso moderatore potrà inoltre invitare altri utenti a parlare e impostare il numero massimo di oratori.

Un social molto amato anche già da alcune celebrità, come Oprah Winfrey, solo per citarne una. Ma sono tanti i personaggi celebri che hanno cominciato a navigare su Clubhouse, creando delle vere e proprie community di “ascolto”.  I membri del team fanno sapere che presto Clubhouse potrebbe diventare alla portata di tutti, specificando di non mirare all’esclusività bensì all’inclusività, al fine di creare un’unica community che scambia messaggi attraverso delle note audio. 

“Stiamo costruendo Clubhouse per tutti e stiamo lavorando per renderlo disponibile al mondo il più rapidamente possibile. Non intendeva essere esclusivo” dichiara il team. 


Clubhouse: come funziona il social di cui tutti parlano - IlGiornale.it

Le ragioni per cui al momento è un app su invito, spiegano, sono 2: il voler creare una community lentamente e il voler preparare al meglio funzionalità che aiutino a gestire un numero maggiore di persone.

E la privacy? Che peso ha sulla nuova app? Beh, uno degli aspetti contestato dagli utenti specialmente su Twitter è che navigando su Clubhouse vi è la mancanza totale di controllo sui contenuti. Ma i creatori fanno sapere che stanno lavorando a questo aspetto, oggi però forse sottovalutato, vista la bufera sul controllo dei contenuti e sulle censure che interessano i social network oggi. 

Si aspetta quindi di vedere in azione gli utenti alle prese con i messaggi vocali e chissà se Clubhouse si trasformerà in uno dei social più utilizzati al mondo.

L’innegabile forza di Griffin Matthews

Griffin Matthews è uno scrittore, regista, attivista e attore. L’attore di “Dear White People” è emerso come uno dei talenti più eclettici e ricercati sulla scena cinematografica attuale. Nel 2019, a seguito dell’uscita delle sue performance in “Dear White People” su Netflix e in “Ballers” su HBO, ha dimostrato di essere un’innegabile forza, capace di catturare l’attenzione del suo pubblico.

Quest’anno Griffin reciterà nell’attesissima serie “The Flight Attendant” (L’assistente di volo), con Kaley Cuoco. La serie racconta la storia di Cassie (Cuoco), un’assistente di volo che si sveglia nell’albergo sbagliato, nel letto sbagliato, affianco ad un uomo morto, senza avere idea di cosa sia successo. Griffin interpreta il ruolo di Shane Evans, collega di lavoro di Cassie, che conosce molti dei suoi segreti. La loro amicizia è messa alla prova nel momento in cui la vita di Cassie inizia a sbrogliarsi e le verità di tutti i personaggi iniziano a venire a galla.



Ecco a voi alcune domande che abbiamo posto a Griffin Matthews riguardo la sua carriera, per conoscere meglio il suo talento.

Come hai scoperto di avere una passione per la scrittura, la regia e la recitazione?

Mi esibisco da quando ero bambino. Nel mio soggiorno. Per i miei genitori. Per i miei fratelli. Non ho mai smesso di esibirmi. Fa parte del mio DNA. Recitare è la passione che ho inseguito quando ho dovuto decidere cosa volessi studiare al college. Sono entrato nella prestigiosa School of Drama presso la Carnegie Mellon University per studiare teatro musicale. È stato proprio qui che mi sono davvero appassionato allo storytelling, non solo come attore, ma anche come cantante, ballerino, scrittore e regista. Ho capito che avrei potuto fare molto più di quanto avessi mai sognato!



In che modo la tua carriera ti ha cambiato la vita?

Lavorare in questo ambito significa che la tua vita sarà in continua trasformazione. Lavoriamo ad orari strani. Viaggiamo in posti nuovi, sempre preoccupati per la stabilità e il denaro. Combattiamo per mantenere intatte le nostre relazioni. Questa carriera richiede grandi sacrifici, ma mi permette di crescere, imparare e migliorare costantemente, sia come artista che come persona.

Qual è stato il traguardo più impegnativo della tua carriera?

Penso che il traguardo più impegnativo sia stato rimanere paziente e fiducioso. Ho 38 anni. Mi ci è voluto tanto tempo per emergere in questo settore. Sono davvero orgoglioso di non aver mollato. Di aver aspettato pazientemente. Di essere andato a tutti i casting. Di essere sopravvissuto a tutti i no ricevuti. Ovviamente, ho ancora molti traguardi da raggiungere, ma sono davvero orgoglioso di “The Flight Attendant”. Mi sento così fortunato ad aver preso parte a questo show!



In quanto omosessuale e di colore, hai avuto difficoltà nell’ottenimento dei ruoli che hai interpretato?

La mia battaglia principale è stata dimostrare al mondo e a questo setttore che posso essere qualcosa di più dello “sciocco migliore amico gay”. A volte i ruoli sono così ricchi di cliché e pregiudizi. Mancano di specificità. Mancano di umanità. Mancano di profondità. Quindi ogni volta che ho la possibilità di interpretare un ruolo, faccio tutto ciò che è in mio potere per dargli autenticità. Questo implica essere vulnerabili, intelligenti e ricchi di sfumature. Il mio obiettivo è che gli spettatori vedano qualcosa di nuovo, cosicchè possano cambiare il loro pensiero nei nostri confronti.

Com’è stato lavorare come collega di Kaley Cuoco in “The Flight Attendant?”

Ho adorato ogni minuto di lavoro con Kaley. Abbiamo stretto un’amicizia genuina durante le riprese. Dal momento in cui ci siamo incontrati, al mio provino finale e fino alle riprese, abbiamo avuto una chimica immediata. È molto divertente e simpatica, anche nella vita reale. Non si prende troppo sul serio. Abbiamo passato la maggior parte del nostro tempo a ridere a crepapelle e penso che questo si manifesti davvero nelle nostre esibizioni in “The Flight Attendant”.

Com’è stato girare parte della serie a Roma?

Ho amato Roma più di quanto si possa esprimere a parole. È una città magica e romantica. La sua cultura, il cibo, l’ospitalità italiana, la moda, i luoghi storici. Sono rimasto sbalordito! Nei miei giorni liberi, passavo ore da solo a passeggiare per le strade, fermandomi nei negozi e nei bar a parlare con estranei. Mi sono sentito come fossi a casa. Ho ufficialmente eletto l’Italia come la mia seconda casa.

Quanto è stato importante per te, a livello personale, interpretare un uomo omosessuale di colore in “Dear White People” e perché?

Interpretare D’Unte nella terza stagione di “Dear White People” ha cambiato la mia vita e la mia carriera. Quel personaggio mi ha permesso di essere “grande”. Ho dovuto correre dei rischi, dire cose controverse ed indossare abiti audaci. D’Unte non si è mai scusato per essere rumoroso, gay e fantastico. Mi ha insegnato ad essere rumoroso, gay e fantastico, sia sullo schermo che nella vita reale.

Qual è stata la lezione più importante che hai imparato nella tua carriera?

Sicuramente quella di fidarmi del mio istinto. Quando ho imparato a fidarmi del mio intuito, ho scoperto di saper accettare quelle che sono le conseguenze, buone o cattive che siano. Quando non ascolto il mio istinto, invece, finisco per avere rimpianti. Sto cercando di avere molti meno rimpianti nella mia vita.