GenovaJeans inaugura l’evento dedicato al Jeans, la sua storia e l’innovazione per il futuro

Volge al termine GenovaJeans, evento annuale del Comune di Genova in partnership con Diesel, Candiani e ArteJeans, con il supporto di Eco Age, che ha dato via alla prima edizione con 5 giornate che uniranno la storia e il futuro del jeans, nato nel capoluogo ligure e amato in tutto il mondo, all’insegna della sostenibilità.

In queste giornate molti hanno preso parte all’iniziativa tra influencer e giornalisti nazionali e internazionali, accompagnati in un percorso guidato per visitare le principali mostre dell’evento. Il percorso è iniziato negli spazi della Biblioteca Universitaria, dopo la Conferenza, con la visita alla mostra “Jeans. Dalle origini al mito” che ospita il racconto delle origini genovesi del jeans e la loro evoluzione nei secoli attraverso reperti storici, installazioni multimediali, video inediti, documentari e approfondimenti didattici. 

La seconda tappa del tour è stata la mostra “Behind the Seams. Quanto credi di sapere del tuo jeans?” realizzata in collaborazione con Candiani Denim. Un’esibizione interattiva, allestita nel Mercato Comunale in Piazza dello Statuto, che racconta l’impatto che la produzione del jeans ha sull’ambiente e le nuove soluzioni sostenibili. 

Successivamente si arriva alla mostra “DIESEL’s denim heritage. A walk in its archive” allestita presso il Sottoporticato del Palazzo Ducale e dedicata ai pezzi leggendari ed iconici dell’archivio privato del marchio, che hanno varcato per la prima volta i cancelli dell’azienda. Accompagnati da Renzo Rosso lungo la Via del Jeans, gli ospiti hanno potuto visitare “Diesel for responsible living | A Journey towards a sustainable future”, dedicata al jeans sostenibile del futuro, “Diesel for successful living | The history of advertising” un’esposizione per far riflettere su come i jeans siano stati utilizzati per trasformare il mondo dell’advertising e “Diesel’s replica of the first jeans ever” dove hanno avuto l’opportunità di ammirare una riproduzione del primo jeans mai documentato nella storia, una replica del capo di una statuetta di presepe ricreata utilizzando tessuti e lavorazioni fatte a mano e totalmente Made in Italy.

Lungo il percorso della Via del Jeans, che tocca botteghe storiche e showroom di vari operatori locali che hanno deciso di partecipare al grande evento, i visitatori hanno apprezzato le famose Pigotte in jeans di Unicef, le postazioni di upcycling per la raccolta di capi jeans usati organizzate in collaborazione con Green Chic e l’omaggio del CIV di Luccoli alla Via del Jeans, un allestimento con due manichini interamente vestiti di piante per rappresentare la sostenibilità dell’evento. 

In occasione di GenovaJeans, la Lanterna – monumento simbolo della città – si illuminerà al tramonto in blu per sottolineare il valore sociale e identitario del patrimonio culturale di Genova.

Negli spazi del Museo del Risorgimento dove, accanto alle Camicie Rosse e ai Jeans dei Garibaldini, è esposta l’opera donata dal famoso artista inglese del jeans Ian Berry, “Ritratto di Giuseppe Garibaldi” che rende omaggio all’eroe dei due mondi.  

A concludere il tour, la mostra “ArteJeans, un mito nelle trame dell’Arte contemporanea”, un’esclusiva raccolta di 35 opere realizzate appositamente da artisti contemporanei con il jeans fornito dall’azienda Candiani Denim e donati alla Città di Genova su invito dell’Associazione ArteJeans, fondata da Ursula Casamonti e Francesca Centurione Scotto. L’esibizione, realizzata nel cantiere di quella che sarà la sezione Arte Contemporanea del futuro Museo del Jeans all’edificio Metelino, vuole sottolineare l’appartenenza di questo straordinario, versatile tessuto alla Città marinara, dalla quale nei secoli si è diffuso in tutto il mondo, eccellenza del Made in Italy e laboratorio di creatività e ingegno. 

Il tour ha toccato anche l’interno del Museo Diocesano, dove si può ammirare la straordinaria collezione chiamata Blu di Genova costituita da teli considerati a pieno titolo gli antenati del jeans, i Teli della Passione. Si tratta infatti di quattordici teli di lino, tinti con indaco e dipinti a biacca che raccontano le varie tappe della Passione di Cristo realizzati tra il 1538 e la fine del XVII secolo da Teramo Piaggio e suoi collaboratori e ispirati dalle incisioni di Dürer e da Raffaello.

VINTED, il più easy dei marketplace che da nuova vita agli accessori pre-loved

Cosa fare se durante le feste si è alle prese con il lockdown e non si è soddisfatti del proprio armadio?

Ce lo spiega il CEO di Vinted, Thomas Plantenga che, agli albori dell’approdo in Italia, ha come mission quella di contribuire a diffondere la moda circolare in tutta Europa (facendo spazio nel proprio guardaroba).

L’app, infatti, consente la registrazione gratuita e a riconosce ai suoi utenti il 100% del venduto nel segno della sostenibilità.
Infatti, Vinted è la più grande piattaforma online C2C europea dedicata alla moda second hand con una community in espansione di 34 milioni di membri che condividono la stessa passione per stili unici e attenti al consumo responsabile. Fondata in Lituania nel 2008 e già disponibile in Francia, Germania, Belgio, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Lituania, Lussemburgo, Regno Unito e Stati Uniti, Vinted arriva in Italia per tener fede alla mission dell’azienda: contribuire a diffondere la moda circolare in tutta Europa.



Da New York a Vilnius per condividere le competenze da Ingegnere Biomedico con il team di Vinted. Come un background scientifico può approcciarsi ad una piattaforma dedicata alla moda second hand?

Ci sono alcuni step prima di tutto ciò. Una volta ultimato il percorso formativo scientifico, insieme ad alcuni amici abbiamo dato vita ad un business dedicato alla programmazione, forti del nostro mindset ingegneristico.
Abbiamo iniziato a collaborare con una grande piattaforma dedicata al second hand in fase di espansione. E’ stato quello il momento in cui sono entrato in contatto con gli investors di Vinted che volevano confrontarsi con il mio know how.

Ho detto why not? e mi sono recato a Vilnius. All’inizio dovevano essere cinque settimane poi la realtà mi è piaciuta talmente tanto che ho deciso di restare.



Quale è la differenza tra Vinted e le altre piattaforme dedicate agli articoli pre- loved/second hand?

Uno dei nostri focus è rendere tutto estremamente semplice. La spedizione è integrata, il pagamento è integrato, il sistema di sicurezza è integrato e effettuiamo consegne a costi veramente ridotti. Prima di questo su qualsiasi altra piattaforma tutto era molto più complicato, basti pensare quanto era scomodo gestire l’iter di spedizione per ogni singolo utente.



Gli italiani sono amanti del vintage, cresciuti a pane e capi sartoriali, con un particolare occhio per lo stile ed il buongusto. Qual è il vostro approccio al nostro Paese?

Dalle ricerche nazionali effettuate l’abbiamo assolutamente notato. Gli italiani hanno un mindset focalizzato sulla ricerca della qualità simile a quello francese. Siamo un marketplace manistream e in Italia ci stiamo muovendo come negli altri paesi partendo da una campagna massiva di comunicazione attraverso i vari media. Abbiamo ingaggiato risorse che hanno molta familiarità con il vostro Paese e che ne conoscono non solo la lingua ma anche la cultura.

Vinted è un’ottima opportunità per guadagnare vendendo ciò che non piace nel proprio armadio oppure, per i fashion addicted e gli stakeholder del settore, un modo per proporre la propria personale selezione. Raccontaci le storie di successo che ti hanno particolarmente colpito.

Le storie di successo sono tante come quelle dei giovani studenti che sentono l’esigenza di cambiare costantemente il proprio guardaroba rivendendolo. Ci sono tanti casi di micro business o di madri che si sono aiutate a vicenda rivendendo i capi e gli accessori dei propri figli. I bambini, si sa, crescono alla velocità della luce. Su Vinted sono nate amicizie e anche amori! Siamo molto di più di un marketplace, siamo una vera e propria social community.

Parlaci del future immediate di Vinted durante l’era pandemica

In questo periodo le nostre energie sono focalizzate sul garantire la massima sicurezza per i nostri utenti. Nel primo lockdown abbiamo seguito alla lettera tutte le regolamentazioni e le limitazioni governative stoppando per alcune settimane le spedizioni. Adesso siamo collaudati al meglio con i nostri partner e siamo tornati in modalità ultra safe. Abbiamo anche rafforzato la nostra logistica e le nostre infrastrutture nonché effettuato donazioni per la ricerca Covid19. Nel pieno della seconda ondata, siamo perfettamente in grado di fronteggiare le dinamiche che ne derivano con l’obiettivo di consentire ai nostri membri di operare in sicurezza.

“XMAS DINNER” by Flowe e Kidsofbrokenfuture: il video-progetto natalizio che sensibilizza le nuove generazioni sul futuro sostenibile

Si avvicinano le feste e il Natale è uno dei momenti più a rischio di over-consumption, ovvero di consumismo a 360°. Ecco perché Flowe, conto che aiuta a sviluppare il proprio potenziale prendendosi cura del pianeta, e KIDSOFBROKENFUTURE, brand produttore di abbigliamento contemporary streetwear in modo responsabile, lanciano un monito importante: non mettiamo a rischio il pianeta e il nostro futuro.



Il fulcro del percorso narrativo e della regia, affidata a Caterina Viganò, si ritrova nella famiglia, uno dei cardini più importanti nella società italiana che, nel video, viene volutamente descritta in maniera grottesca. Il video è la rappresentazione di comportamenti inadeguati di chi ignora le regole del rispetto tra le persone, gli animali e l’ambiente. I vizi di questa famiglia, composta da un padre, una nonna, due figli adolescenti e un cagnolino, sono interpretati da attori e artisti: il padre da Rodrigo Morganti, la nonna da Fausta Bonfiglio, il figlio dal musicista rap-punk Blanco, la figlia da Anna C e il fidanzato della figlia dall’artista di graffiti RED, con la partecipazione del cane Rocky.



Tutti i personaggi vivono in totale noncuranza degli altri, eccetto RED, che osserva con disprezzo i siparietti dei membri di questa famiglia. RED è “l’eroe” positivo, che sceglie di comprare un regalo di Natale dai risvolti etici, decide di effettuare un acquisto consapevole, ossia un capo KIDSOFBROKENFUTURE utilizzando la carta di debito Flowe, compensando la Co2 emessa piantando alberi.

Alla fine del video compare un claim, il cui messaggio è non fare nulla per compromettere il nostro pianeta, il tutto accompagnato da un disclaimer, che evidenzia come la produzione, gestita da Novembre e fondata da Marta Gasparini e Regina Del Toro, sia stata fatta nel rispetto di scelte sostenibili.


Credits video:

Director Caterina Viganò
Concept & Creative Direction KIDSOFBROKENFUTURE
Produced and supported by Flowe
Project curator Giorgia Cantarini

Production NOVEMBRE
Music & sound effects Smider
Photographer Tommy Biagetti
Set design Michela Natella
Food Stylist Emanuela Tediosi
Stylist Tiny Idols

Thanks to Flowe team & KOBF team

Münn, l’innovativo processo produttivo nel settore della moda

Il designer coreano Hyun-min Han, dopo aver conseguito una laurea al Samsung Art and Design Institute, fonda nel 2013 Münn, l’esempio di un nuovo processo produttivo nel settore moda. 



Inizialmente rivolto ad un pubblico maschile e successivamente anche a quello femminile, il brand ha l’obiettivo di combinare l’abbigliamento formale al workwear, creando così silhouette moderne e strutturate. La realizzazione dei capi segue una linea precisa, opposta al canonico processo di confezione.



La costante necessità di esplorare lavorazioni e materiali rende l’azienda un esempio di innovazione, così come l’attenzione per il pianeta, che ha portato Münn ad utilizzare tessuti ecologici riconosciuti dal marchio “Join Life” e a bandire pellami e pellicce. Lo stilista è stato vincitore del premio internazionale Woolmark Asia, il quale ha riconosciuto la sua abilità eccezionale nell’utilizzo della lana Merino proveniente da tutto il mondo, facendosi conoscere nel settore dell’abbigliamento.



Avendo studiato visual design e fotografia, il suo approccio alla moda è unico. In qualità di designer fondatore del marchio sudcoreano di abbigliamento Münn, riprende la visione olistica di ogni collezione, infondendone però il suo spirito giovanile. “Quando disegno i vestiti riesco ad immaginare nella mia testa come trasformerò i pezzi in un lookbook, come saranno le immagini, come sarà la sfilata” spiega lo stilista, sottolineando il fatto che la moda nel 20esimo secolo non possa fermarsi alla mera creazione di vestiti. “E’ necessario prendere in considerazione tutti i diversi aspetti.”

Sociale & Sostenibile: il progetto SHARE

Un progetto in cui la sostenibilità fa da protagonista, insieme alla solidarietà. Una moda sostenibile che trasforma gli abiti usati in progetti solidali. 



Si chiama Second Hand REuse il progetto che dal 2014 permette di fruire di capi moda usati, a un prezzo davvero accessibile a favore di progetti solidali. Con ben tre mega store a Milano e altri dislocati in altre parti di Italia, SHARE è oggi una realtà che permette al settore della moda Second hand di essere presente e di risultare come un aiuto a coloro che non possono permettersi il lusso dei capi firmati ma non solo. 



Un’iniziativa solidale in cui capi arrivano dalle capitali europee più importanti come Parigi, Berlino, Amsterdam per poi venderli con uno scopo totalmente solidale. Oggi SHARE conta una realtà tutta italiana, con ben sei punti vendita sparsi sul territorio (l’ultimo aperto in via Paravia agli inizi di Novembre), che ha come obiettivo quello di sviluppare un’attività commerciale sostenibile e no profit legata alla moda che possa sostenere progetti sociali nel territorio. Visti i risvolti sembra essere di più anche una vera e propria tendenza che oggi trova sfogo nei vintage store, ma qui naturalmente si parla  di “moda solidale”, totalmente no profit. I vestiti, presentati in modo pulito, ordinato, non superano mai la soglia dei 10/15 euro. Una tendenza che da diversi anni già all’estero è diventata un vero e proprio stile di vita, con tantissimi clienti e un riscontro molto positivo sulle vendite e gli acquisti di capi usati.



Ma non solo: SHARE, con l’assunzione di personale per i propri store, ha così contribuito alla creazione di occupazione di giovani e donne in difficoltà . Infine vi è anche un fine più ambientale grazie al recupero e alla riutilizzazione dei capi che altrimenti sarebbero finiti nelle discariche. I negozi di Milano e Varese sono gestiti da Vesti Solidale, quelli di Lecco e Napoli invece da altre due cooperative sociali senza fine di lucro.

Lo stesso concept retail di SHARE, sviluppato da FASEMODUS ARCHITETTURA, punta sulla creazione di spazi dall’aspetto smart e moderno, ma impiegando materiali naturali e riciclati. Racconta Stefano Cellerino, founder di FASEMODUS, studio di architettura la cui attività di progettazione si basa sulla interpretazione dei molteplici modi d’uso dello spazio contemporaneo per immaginarne nuove evoluzioni: “I negozi SHARE sono ambienti curati, luminosi e con un design unico dove far sentire a proprio agio la clientela che sceglie una moda sostenibile. Negozi intesi come divulgatori di valori, dove vivere un’esperienza speciale dove si percepisce il valore di SHARE basato su temi sempre più importanti per tutti: ambiente e sostenibilità, riciclo e riuso, progetti sociali a sostegno delle fasce di popolazione più deboli”.

Secondo il Presidente  Ing. Matteo Lovatti “SHARE è una proposta di economia circolare e rappresenta un modello di moda sostenibile di alta qualità attento all’ambiente e in grado di creare nuove opportunità di lavoro e di sostegno a progetti sociali del territorio. Attraverso il lavoro diamo la possibilità, anche a persone ritenute ai margini della società, di riscattarsi e di mostrare che hanno ancora un valore per la realizzazione del bene comune.”

Scopri il mondo di SHARE e i punti vendita più vicini

Matteo Ward lancia il suo nuovo progetto per il sociale: School of WRAD

“Sostenibilità: se ne parla tantissimo ma c’è sempre più confusione. Oggi più che mai la verità attorno al tema “moda e sostenibilità” è artificiosamente controllata da realtà il cui unico interesse continua ad essere il profitto, ai danni di milioni di persone e dell’ambiente. Anche l’educazione attorno ad un tema così importante per la vita sul pianeta è diventata puramente un business invece che un servizio inclusivo ed accessibile per tutti” afferma Matteo Ward, CEO e co-founder di WRÅD.



Da questa consapevolezza nasce l’esigenza del brand di lanciare SOW – SCHOOL OF WRÅD, la prima piattaforma indipendente e digitale dedicata interamente alla cultura della sostenibilità. Una community con un obiettivo ambizioso e urgente, vista la criticità della situazione contemporanea: catalizzare l’ascesa di una nuova forma di attivismo sostenibile nelle nuove generazioni attraverso la diffusione della verità attorno al tema moda e sostenibilità in modo chiaro e semplice.

Prima di iniziare con l’annuncio, Matteo ci ha raccontato del suo percorso, iniziato nel 2015, quando, dopo anni di carriera nel mondo tessile, ha compreso l’impatto ambientale dello stesso e, partendo da questa verità, spesso celata agli occhi di tutti, ha deciso di uscire dalla sua zona di comfort e di diventare parte attiva di un cambiamento. Come? Innanzitutto comunicando la sostenibilità, partendo da workshop nelle scuole. Dal suo piccolo liceo di Vicenza di 65 studenti, è arrivato oggi a comunicare con 11 mila studenti delle scuole superiori e università italiane.



L’ispirazione per il secondo step gli è proprio arrivata da loro, gli studenti; infatti, una volta compreso il reale impatto ambientale della moda, la prima domanda che gli veniva posta era “E quindi? Cosa possiamo fare per cambiare tutto questo?”. Per rispondere al quesito Matteo Ward, con l’aiuto di Susanna Marcucci fonda WRAD Innovation, da cui cominciano gli investimenti in ricerca e sviluppo. WRAD e i suoi 27 partner lavorano a diversi progetti; il loro primo brevetto è la tintura con grafite riciclata, grazie alla quale hanno vinto diversi premi in tema sostenibilità. Anche in ambito medico non si sono lasciati sfuggire l’opportunità di lasciare il segno: a Vicenza è da poco diventata obbligatoria una loro creazione: un tessuto in grado di prevenire la proliferazione batterica. Ma non si sono fermati qui, anche in campo informatico si sono fatti conoscere, tramite una blockchain capace di calcolare e comunicare l’impatto ambientale.


Nel 2017 decidono di iniziare a dare in licenza ad altri brand queste tecnologie innovative. Ward inizia a viaggiare il mondo alla ricerca di partner, ma ben presto si rende conto che è troppo prematuro, i potenziali clienti non sono ancora interessati alla sostenibilità. Decidono dunque di fondare un brand, WRAD Design, con lo scopo di coniugare in un capo sia il prodotto che il servizio, nel modo più responsabile e funzionale. Il primo a credere in loro è YOOX, per cui cominciano ad avere anche un ruolo di consulenza e a creare insieme campagne sul tema sostenibilità. Questo pattern si ripete poi coi futuri collaboratori. Successivamente collaborano anche con brand al di fuori del mondo tessile, come Starbucks e Acqua Di Parma. Questa scelta, spiega Matteo Ward, è stata fatta in quanto, quando si parla di sostenibilità, ciò che conta è la missione finale: rispondere alle esigenze dell’umanità.


Nel frattempo Ward si accorge che col passare degli anni, sì, ‘sostenibilità’ è diventata una parola sempre più in uso, ma al contempo è spesso abusata e manipolata dai player del mercato: la moda sostenibile non esiste, al massimo può essere realizzata con più responsabilità. L’educazione in tema poi spesso rimane un discorso elitario, esclusivo, accessibile a pochi, anche per problemi di barriere linguistiche; ma non si può più aspettare, dice Ward, e per questo fonda oggi School Of WRAD: una piattaforma dedicata alla cultura della sostenibilità, organizzata in pacchetti ultra funzionali, economici e disponibili in moltissime lingue. Lo scopo è quello di rendere i lavoratori attivi sul fronte della sostenibilità, mettendo a disposizione dei tools. Il servizio educativo sarà pro bono per coloro che vivono in paesi in difficoltà, ma rilevanti per il mondo tessile (ad esempio il Bangladesh). Ogni partecipante pagante aiuterà la partecipazione gratuita di altri studenti.

Il 24 Novembre verrà aperta una crowdfunding campaign nella piattaforma Indiegogo, dando la possibilità al pubblico di partecipare alla costruzione del progetto e diventare fondatori della scuola. La campagna di raccolta fondi alla quale tutti sono chiamati a partecipare e che scadrà a fine anno è necessaria per supportare WRÅD nella produzione finale della piattaforma digitale e nella traduzione dei contenuti in più lingue locali come Hindi e Farsi, step necessario per rendere ancora più inclusivo il progetto abbattendo le barriere linguistiche.

I 4 vincitori dell’Italian Sustainability Photo Award

Durante dell’evento “L’Economia del Futuro”, curato dal Corriere della Sera e dedicato alla sostenibilità, sono stati annunciati i vincitori della prima edizione dell’Italian Sustainability Photo Award – ISPA. Il premio è stato ideato da Parallelozero, agenzia fotogiornalistica internazionale, con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sostenibilità.

Nella categoria Miglior Foto la giuria ha deciso di premiare l’immagine scattata da Vittoria Lorenzetti, che ritrae la funivia Skyway, sul Monte Bianco, assegnandole un premio di 1500 euro. Quest’opera è un esempio di sostenibilità nello spettacolare scenario delle Alpi, in quanto realizzata utilizzando le migliori tecnologie che permettono di risparmiare energia e acqua, preservando l’ambiente circostante.


Nella categoria Storia Fotografica, i vincitori sono stati Enrico Genovesi, con il lavoro sulla comunità alternativa di Nomadelfia in Toscana, dove il rispetto dell’ambiente regola la convivenza di circa 300 persone, le quali condividono ogni cosa, rifiutando individualismi e sprechi, e Gianmarco Maraviglia, con il lavoro su Fico, tempio dell’enogastromia alle porte di Bologna, nonché il più grande parco a tema alimentare del mondo, i quali si divideranno il premio di 3500 euro.


I diecimila euro del Grant, invece, sono stati vinti da Nicolò Panzeri, che il suo progetto “Feed us” dedicato al rapporto fra industria agro-alimentare, innovazione e sostenibilità, nel quale si racconta il cammino delle aziende italiane più avanzate nel settore agroalimentare.

Secondo la giornalista Tiziana Ferrario, presidente di giuria della prima edizione di ISPA, “l’Italia appare come un paese all’avanguardia, dove la creatività si realizza attraverso l’uso della tecnologia con attenzione alla salvaguardia del territorio e delle sue ricchezze naturali. Non è stato semplice per la giuria scegliere i vincitori e non a caso per la sezione Storia Fotografica sono stati decisi due premi pari merito”.

Il concorso è stato realizzato in collaborazione con PIMCO, una delle principali società di gestione di investimenti al mondo, che ha rivestito il ruolo di main sponsor e con il patrocinio di Compact NetworkItalia, Fondazione Cariplo, Fondazione Cariverona.

White Milano: cinque brand made in Italy

L’edizione fisica di White, il salone milanese con focus sulla sostenibilità, i nuovi talenti e la moda contemporanea, ha chiuso il sipario domenica 27 settembre. Circa 200 sono stati i marchi che hanno presentato al pubblico e agli addetti al settore le collezioni dedicate alla primavera estate 2021. Noi ne abbiamo selezionati cinque, a valorizzare l’artigianalità italiana.

EDITHMARCEL

Brand veneto dall’allure avanguardista e a-gender. Fondato nel 2015 da Gianluca Ferracin e Andrea Masato, Edithmarcel esce dai confini di genere, annienta le distanze tra maschile e femminile, sperimentando un concetto di moda lontano da ogni stereotipo. Linee geometriche e forme pulite si alternano a look audaci, con forti richiami al mondo dello sport e a quello dell’abbigliamento formale. Il denim eco fa il suo ingresso nel guardaroba Edithmarcel, con una palette delicata ma decisa che va dal color lavanda al rosa, bianco e nero.

Sito: edithmarcel.com

IG: @edithmarcel_official


THE BESPOKE DUDES EYEWEAR

Raffinati ed eleganti, prodotti interamente in Italia dalle mani esperte dei migliori artigiani. Gli occhiali da sole e da vista firmati TBD eyewear nascono dall’idea e dalla passione per il fatto a mano di Fabio Attanasio e Andrea Viganò. In occasione di White, il marchio ha presentato la collezione eco-friendly chiamata Earth Bio, una linea di occhiali da sole biodegradabili e riciclabili al 100% grazie a montature eco in bio-acetato, materiale derivante da fonti naturali, nel pieno rispetto di una filosofia sostenibile e nella salvaguardia dell’ambiente.

Sito: https://www.thebespokedudeseyewear.com/it

IG: @tbdeyewear


DELIRIOUS EYEWEAR

Delirious Eyewear nasce a Milano dal talento e dalla passione per gli occhiali di Marco Lanero. Design minimale e linee semplici, ogni occhiale viene creato con manifattura artigianale italiana e sulla filosofia del no brand: senza logo, può essere personalizzato con iniziali, nomi e date.

Sito: deliriouseyewear.com

IG: @deliriouseyewear_com


BLUE OF A KIND

Know how made in Italy e in chiave green. Fondato nel 2015 da Fabrizio Consoli, Blue of a Kind è una rivoluzione nell’universo del denim: produce jeans esclusivamente da capi riciclati e lavorati con tecniche artigianali italiane. Il risultato sono pezzi unici e innovativi, arricchiti sempre da dettagli di alta qualità. Per un’etica basata sulla sostenibilità e l’economia circolare.

Sito: blueofakind.com

IG: @blueofakind


VADERETRO

L’unione creativa dei designer emergenti Antonio D’Andrea e Hanna Boyer dà vita al giovanissimo brand Vaderetro, finalista di Who Is On Next 2020, il progetto di talent scouting promosso da Altaroma e Vogue Italia. Vaderetro è un inno al passato, un ritorno ai capi iconici di un tempo reinterpretati in chiave originale e attraverso una visione estetica attuale che prende le distanze dalla moda mainstream. Le loro creazioni abbracciano un’etica sostenibile, privilegiano la qualità alla quantità e la maggior parte dei capi di abbigliamento Vaderetro sono realizzati da artigiani locali con tessuti riciclati o inutilizzati, per valorizzare le risorse del territorio partenopeo e la sartoria napoletana. Tutti rigorosamente made in Italy.

Sito: vaderetrolab.com

IG: @vaderetro.mag

Il binomio (vincente) moda e sostenibilità nel report 2020 di Lyst

Concetti come riciclo, ecologia, impatto ambientale, biodegradabilità e affini, entrati ormai stabilmente nel discorso pubblico, hanno un’incidenza sempre maggiore anche quando si tratta di abiti o accessori; sembra essere questo il dato saliente del Sustainability Fashion Report 2020 di Lyst, studio ad hoc pubblicato annualmente dal motore di ricerca di moda che aggrega migliaia tra retailer internazionali e brand.

I dati utilizzati dalla piattaforma, forte dei suoi 104 milioni di utenti e oltre 20 milioni di articoli caricati soltanto nell’ultimo anno, fanno riferimento alle ricerche effettuate su Lyst e Google, ai tassi di conversione e vendita, alle visualizzazioni delle pagine, tenendo presenti anche i social network e la copertura mediatica globale. L’analisi si avvale inoltre del sistema di valutazione dell’associazione Good on You, imperniato su tre principi, ossia persone, pianeta e animali.

Per quanto riguarda il menswear, il documento offre interessanti spunti di riflessione, che si tratti di griffe o specifiche categorie di prodotto. Tra le prime, una posizione di assoluto rilievo è occupata dalla francese Veja: le sue sneakers, rigorosamente eco, sono le calzature sostenibili di maggior successo su Lyst, con un aumento delle ricerche, rispetto al 2019, del 115%. In particolare le Veja Campo, bestseller del marchio, spiccano come accessorio non in pelle più gettonato dagli utenti, apprezzato in ugual misura dal pubblico maschile e femminile.

Va poi menzionato Nudie Jeans, brand svedese votato al green fin dalle origini che, tra le altre cose, garantisce alla clientela la riparazione gratuita a vita. Il modello di punta, in questo caso, è il Grim Tim Dry, un cinque tasche in denim grezzo dalla gamba affusolata.

Altra categoria decisamente popolare su Lyst è quella dei capispalla, e il nome di riferimento è senz’altro Patagonia: nell’ultimo anno si sono registrate oltre 100.000 ricerche di giacche dell’azienda di outdoor californiana, pioniera in fatto di etica e sostenibilità. Tra gli uomini è molto apprezzato il Lone Mountain Parka, un giubbotto con zip dal design basilare, proposto nelle “rassicuranti” tonalità del kaki e del verde oliva. Restando in tema outerwear, Lyst cita il designer Greg Lauren, che, lavorando su capi vintage d’ispirazione street o militare, scompone e ricompone, in modo ogni volta diverso, materiali e texture.


In termini generali, dall’inizio del 2020 l’aumento di ricerche relative alla sostenibilità è stato del 37%: soprattutto nel caso di sneakers, borse e orologi, gli utenti tendono a utilizzare termini quali “upcycled” (+42% nello scorso trimestre), “seconda mano” e “usato” (+45%). È significativa la cifra della social impression associata, nell’arco dei dodici mesi, all’espressione “slow fashion” (oltre 90 milioni), un approccio che contrappone alla bulimia produttiva dei vari Zara, H&M e simili la qualità di capi timeless, realizzati nel rispetto dell’ambiente e delle condizioni dei lavoratori.

Concentrando l’attenzione sul nostro paese, negli ultimi tre mesi la ricerca di moda riciclata ha visto un incremento del 64% e, su base regionale, i consumatori lombardi sono quelli maggiormente sensibili all’argomento. I numeri mostrano, infine, come le donne siano più ferrate in materia rispetto agli uomini: la ricerca di marchi di abbigliamento femminile sostenibile è stata superiore del 45% rispetto a quella delle controparti maschili.

L’attenzione che genera il cambiamento: Nicola Lamberti

Ambientalista, influencer e futuro ingegnere – abbiamo intervistato Nicola Lamberti.

Su instagram parla di sostenibilità, di consapevolezza, d’impegno civico e di come possiamo contribuire positivamente e regolarmente ad aiutare il nostro pianeta.

Ci racconta com’è nato il suo amore e il rispetto per la natura, di come la moda può essere eticamente sostenibile e di come il green-washing è un’arma imperdonabile.

Le sue foto e i suoi messaggi ricordano che ogni giorno facciamo delle scelte e queste possono mettere in pericolo o salvare il nostro futuro. 

Ig: @lambert.nic

Parlaci di te, come nasce la tua attenzione alla sostenibilità?

Fin da piccolo ho amato la natura incondizionatamente; leggevo riviste e libri che parlavano di ambiente, scienza e attualità – m’informavo – poi quando ne avevo la possibilità, spingevo i miei familiari a fare gite fuori porta ed escursioni. 

Mi piace stare all’aperto, ammirare la natura, la bellezza che ci circonda e la terra, il contatto con qualcosa che devi salvaguardare, mi fa stare bene.

In questi anni ho imparato diverse discipline legate alla natura come: il surf, lo snowboard, l’arrampicata e ognuna di queste ha suscitato in me una sempre maggiore sensibilità sul tema della sostenibilità ambientale. 

Che cosa fai tutti i giorni per dare il tuo contributo?

Sono un amante della conoscenza, credo che da questa possa nascere il cambiamento di cui ognuno di noi ha bisogno, per cui ogni giorno m’informo e cerco di migliorarmi. 

Dalla scelta di usare un semplice spazzolino in bamboo, alla partecipazione a un evento che sensibilizza lo spreco alimentare. 

Tutto quello che faccio poi, in questo momento in cui i social hanno un notevole impatto sulla comunità, lo condivido con i miei cari e sui miei canali. 

Secondo te ci stiamo impegnando abbastanza da salvare la terra?

A mio parere sembra stiamo percorrendo la strada giusta, anche se siamo ancora ben lontani dal nostro obiettivo. 

Noi giovani abbiamo ben compreso la problematica ambientale ma la questione potrebbe non essere del tutto chiara per tutti.

Nel 2015 abbiamo partecipato al summit di Parigi, condividendo e accettando l’accordo di restare sotto i 2°C. Secondo le analisi dell’associazione ambientalista sarebbero 14,3 i miliardi di euro l’anno che potrebbero essere eliminati o rimodulati, in modo da incentivare l’innovazione e ridurre le emissioni e invece, vengono disposti come sussidio alle fonti fossili.

Pensi che e qualcuno non prenda troppo sul serio questa situazione?

Negli ultimi periodi è semplice trovarci di fronte a delle campagne pubblicitarie ingannevoli. 

La problematica ambientale fa scalpore negli animi umani e questo implica che ogni azienda cerca in qualche modo di essere sostenibile, ma sappiamo che il green-washing è uno dei fenomeni più diffusi in questo periodo.

Come possono i consumatori essere più attenti?

Ogni giorno noi consumatori abbiamo la possibilità di scegliere se essere attenti o no. 

Al supermercato abbiamo la possibilità di comprare prodotti a km zero, abbiamo la possibilità di evitare di comprare prodotti confezionati con la plastica, abbiamo la possibilità di scegliere di muoverci con mezzi di trasporto pubblici o comunque meno inquinanti, abbiamo la possibilità di comprare capi sostenibili. 

Poi avremmo tanti doveri quotidiani, più che possibilità, come fare la raccolta differenziata, evitare di buttare le sigarette a terra e tante altre cattive abitudini che andrebbero superate.

Parliamo di moda sostenibile, in che direzione stiamo andando?

L’industria del fashion è il secondo settore più inquinante al mondo ed io credo che, essendo l’italia, la capitale della moda, la direzione che stiamo prendendo è ottima. 

CNMI sta sostenendo l’industria tessile sostenibile, e le numerose startup che puntano in quella direzione. 

Molti grandi marchi italiani hanno presentato capsule collection sostenibili e io mi auguro che nei prossimi mesi rendano anche tracciabile la produzione in filiera, in modo da essere sempre di più trasparenti. 

Ci sono dei brand che apprezzi per la loro visione ecologica ed etica?

Negli ultimi mesi ho conosciuto moltissime start-up sostenibili italiane. 

Ho collaborato con “Acbc” che produce scarpe completamente scomponibili e sostenibili.

Al WSM di Gennaio ho conosciuto i ragazzi di “Staiy” una piattaforma e-commerce completamente dedicata allo shopping sostenibile. 

Sono entrato in contatto con “WeAreWuuls” che oltre a produrre in modo sostenibile  compensano il loro impatto ambientale donando il 5% del loro ricavato all’associazione per la conservazione dell’orso marsicano tipico dell’Abruzzo.

Che consigli ci daresti per rispettare di più il pianeta? 

Per l’Earth Day ho chiesto alla mia community di instagram a cosa non sarebbero disposti a rinunciare della terra; ognuno di loro mi ha risposto con una foto oppure un pensiero. 

Ho scritto una lettera e li ho taggati tutti. 

Il giorno dopo ho chiesto ad ognuno di loro, cosa da quel giorno, avrebbero promesso di fare per non perdere quello che più gli piace della terra. 

A volte credo che ci manchi la consapevolezza dei nostri piccoli gesti quotidiani, e proprio qui io mi sento di dare il mio consiglio, sono questi gesti a fare la differenza. 

Diventare consapevoli e conoscere cosa accade nella “nostra” via, nel “nostro” quartiere, nella “nostra” città, è fondamentale perché la conoscenza genera attenzione e l’attenzione genera cambiamento